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Scheda operativa per il consolidamento: Empirismo

Hume: per una scienza dell’uomo

SCHEDARIO
DI FILOSOFIA

Hume: per una scienza


dell’uomo
1 I concetti

associazionismo, impressioni, idee, abitudine, credenza, scetticismo-probabilismo

a. Concetto centrale: associazionismo


Definizione: secondo Locke le sensazioni producono rappresentazioni mentali (idee) semplici, che vengo-
no poi combinate dall’intelletto per formare le idee complesse. Hume obietta però che se la conoscenza si
basa sull’esperienza non possiamo ipotizzare fin dall’inizio l’esistenza di un intelletto, per di più provvi-
sto di una serie di facoltà che ne spieghino le azioni sulle idee semplici. Egli spiega quindi il passaggio dalle
idee semplici a quelle complesse mediante leggi associative, che determinano l’unione di più idee senza
interventi di entità esterne, come l’intelletto. Le idee tendono a unirsi secondo una forza paragonabile a
quella di gravitazione, sulla base di leggi che possono essere ricondotte alle seguenti: somiglianza, con-
tiguità nel tempo e nello spazio, causalità. Tendono quindi ad associarsi, fondendosi in un’idea unica, le
idee simili, quelle che si presentano regolarmente contigue nello spazio e nel tempo, e infine quelle che
si presentano legate da un vincolo di causalità. A proposito della causalità, Hume sottolinea che si tratta
di una legge associativa e non di un rapporto reale tra i fatti, e di conseguenza non possiamo farne un
principio regolativo della natura. Egli sottopone così a critica radicale il principio di causa-effetto se
considerato come il fondamento delle leggi naturali, cioè come un rapporto reale tra i fatti.

b. Concetti correlati:
impressioni: sono le rappresentazioni prodotte in noi dalle sensazioni, corrispondenti alle idee sem-
plici di Locke. Le idee semplici, per Hume, sono il ricordo, meno vivido, delle impressioni.

idee: le impressioni restano nella memoria come idee e si associano producendo idee complesse.
L’associazione non avviene mediante operazioni dell’intelletto, ma sulla base di leggi associative, che
spingono le idee a unirsi spontaneamente tra di sé, mediante una «dolce forza» paragonabile a quella
di gravità. Tali leggi sono la somiglianza, la contiguità nel tempo e nello spazio e la causalità.

abitudine: Hume critica il principio di causalità, considerandolo una delle leggi associative. Non esiste
nessun nesso necessario tra i fatti, per cui ciò che è avvenuto in passato debba accadere anche in futuro.
Siamo noi a stabilire tale nesso tra le idee di due eventi. In teoria quindi non possiamo ricavare dalla
successione di due fatti in passato la previsione che essa si ripeterà in futuro. In pratica, però, crediamo
in questa regolarità. Non possiamo, ad esempio, dimostrare che il sole domani sorgerà o che una palla
da biliardo, colpita da un’altra, si muoverà in un certo modo, ma agiamo come se il sole dovesse sorgere
e giochiamo a biliardo colpendo le palle per produrre certi movimenti. Questa fiducia nella regolarità
della natura non è una proprietà della natura stessa ma deriva soltanto dall’abitudine e dunque è una
nostra disposizione psicologica e non una proprietà oggettiva del reale. L’abitudine costituisce dun-
que la base della conoscenza, da intendere in senso pratico e non teoretico.
E. Ruffaldi, P. Carelli, U. Nicola, G.P. Terravecchia, A. Sani, La formazione filosofica © 2015, Loescher Editore - Torino 1
Scheda operativa per il consolidamento: Empirismo Hume: per una scienza dell’uomo

credenza: se, come abbiamo visto nella definizione di «abitudine», la regolarità della natura dipende
da noi, dalle nostre attese psicologiche, e non da una necessità insita nella natura stessa, allora non
possiamo dimostrare nessuna legge, né la necessità del nesso causale. Ciò che conosciamo non è
la verità oggettiva, ma l’unione di idee sulla base delle leggi associative. Allora la nostra conoscenza
deve essere considerata come credenza, non come verità. Non possiamo dimostrare l’esistenza del
nesso causale e neppure quella del mondo o di noi stessi, ma viviamo convinti che le cose stiano in un
determinato modo e questa convinzione ci consente di agire. Noi non possiamo dimostrare, esemplifi-
ca Hume, che domani il sole sorgerà, ma ne siamo comunque convinti e viviamo, senza nessun dubbio,
sicuri che sorgerà.

scetticismo-probabilismo: se la conoscenza non rispecchia una verità oggettiva ma riguarda uni-


camente le nostre idee, prodotte da sensazioni soggettive e dall’associazione delle idee, allora non
possiamo concludere che con lo scetticismo, che significa impossibilità di conoscere il vero. Nes-
suna conoscenza, infatti, è indubitabile e necessaria. Ma la conoscenza è funzionale soprattutto alle
scelte pratiche e in questo senso alcune credenze sono più affidabili di altre. Possiamo quindi parlare
non di necessità o di verità dimostrabili, ma soltanto di probabilità maggiore o minore che certi even-
ti si verifichino e regolare le nostre scelte su questa base.

2 Lavoriamo sui concetti

Leggi attentamente il brano, poi indica quali delle seguenti affermazioni sono vere (V) e quali false (F).

La «dolce forza» che congiunge le idee semplici


Dato che tutte le idee semplici posson esser separate dall’immaginazione, e di nuovo unite nel-
la forma che più le piace, le operazioni di questa facoltà sarebbero del tutto inesplicabili se non
fosse guidata da princìpi universali che la rendano in certa misura uniforme in tutti i tempi e
luoghi. Se le idee fossero interamente slegate e sconnesse, soltanto il caso potrebbe congiun-
5 gerle; ma è impossibile che le stesse idee semplici si raccolgano regolarmente in idee comples-
se (come di solito accade) senza un legame che le unisca tra loro, senza una proprietà associa-
tiva, sì che un’idea ne introduca un’altra naturalmente. Questo principio d’unione fra le idee
non deve esser considerato come una connessione indissolubile: infatti, questa già l’abbiamo
esclusa dalla immaginazione; né, quindi, dobbiamo concludere che senza questo principio la
10 mente non possa congiungere due idee: non c’è infatti niente di più libero di quella facoltà. Noi
dobbiamo invece considerarlo semplicemente come una dolce forza che comunemente s’impo-
ne, ed è la causa, fra l’altro, per cui le lingue hanno tanta corrispondenza tra loro: la natura
sembra indicare a ognuno le idee semplici più adatte ad esser riunite in idee complesse.
(D. Hume, Trattato sulla natura umana, i , i, 4, in Opere filosofiche,
Laterza, Roma-Bari 1987, vol. I, p. 22)

1. Le idee semplici si uniscono casualmente. V F


2. Le idee semplici si uniscono in modo diverso da individuo a individuo, dando luogo a idee
complesse del tutto diverse. V F
3. Le idee si uniscono in base a princìpi comuni, che agiscono in modo simile nei diversi individui. V F
4. È l’intelletto che sceglie quali idee semplici unire per formare le diverse idee complesse.
5. La forza che congiunge le idee semplici non agisce in modo necessario, ma come la dinamica
più comune nel produrre le idee complesse. V F

2 E. Ruffaldi, P. Carelli, U. Nicola, G.P. Terravecchia, A. Sani, La formazione filosofica © 2015, Loescher Editore - Torino
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3 Ricostruiamo le argomentazioni

Nelle questioni di fatto, la credenza deriva dall’abitudine e non dalla ragione, cioè non è possibile
dare una dimostrazione del nesso causale. Ciò non toglie, però, che lo applichiamo, e non possia-
mo decidere di non farlo, perché è un istinto naturale, un’operazione spontanea non controllata
dall’intelletto.
Leggi attentamente il brano, poi riordina le frasi seguenti in modo da ricostruirne l’argomentazio-
ne.

La credenza
Qual è, dunque, la conclusione di tutta la questione? È una conclusione semplice, per quanto,
bisogna ammetterlo, del tutto remota dalle comuni teorie filosofiche. Ogni credenza in que-
stioni di fatto o in reali esistenze è derivata soltanto da qualche oggetto, presente alla memoria
o ai sensi, e da una congiunzione derivante da consuetudine fra quello e qualche altro oggetto.
5 In altre parole: avendo trovato, in molti casi, che alcune coppie di oggetti, – fiamma e calore,
neve e freddo – sono sempre state congiunte insieme; se una fiamma o della neve si presentano
di nuovo ai sensi, la mente è portata dalla consuetudine ad aspettarsi caldo o freddo, ed a cre-
dere che tale qualità esiste e che si manifesterà a un ulteriore avvicinamento. Questa credenza
è il risultato necessario del fatto che la mente si trova in tali circostanze. È un’operazione
10 dell’anima che, quando noi ci troviamo in queste condizioni, è inevitabile come il sentire la
passione dell’amore, quando riceviamo dei benefici, o la passione dell’odio quando veniamo
ingiuriati. Tutte queste operazioni sono specie di istinti naturali, che nessun ragionamento o
processo di pensiero e di intelletto sono in grado di produrre, né di impedire.
(D. Hume, Ricerca sull’intelletto umano, V, 1, in Opere filosofiche, cit., vol. II, pp. 52-53)

1. allora se si presenta il primo, ci aspettiamo il secondo


2. come avviene quando proviamo amore per ciò che è benefico e odio per ciò che è nocivo
3. infatti abbiamo sperimentato la congiunzione tra alcuni fatti, come la neve e il freddo
4. ma si tratta di un’aspettativa della mente e non di una necessità nei fatti
5. Ogni credenza in ciò che conosciamo dipende dalla congiunzione tra i diversi oggetti dell’esperienza
6. quindi non si tratta di un nesso di causa ed effetto necessario, ma di una aspettativa che si produce in noi in
seguito all’abitudine
7. tale congiunzione deriva dalle esperienze passate e quindi dall’abitudine

, , , , , ,
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E. Ruffaldi, P. Carelli, U. Nicola, G.P. Terravecchia, A. Sani, La formazione filosofica © 2015, Loescher Editore - Torino 3

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