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L'OTTOCENTO

NAZIONALISMO, RAZZISMO, IMPERIALISMO

Quando il modello liberale si è ormai imposto nella maggior parte degli Stati europei, l'idea di
nazione, che aveva animato i processi di unificazione e liberazione dei popoli, e il principio di
nazionalità degenerano nel nazionalismo.

Parliamo di nazionalismo quando una nazione prova sentimenti di superiorità nei confronti di altri
popoli e altre etnie. La nazione afferma la propria superiorità in modo violento, attraverso la
guerra, utilizzata come strumento per aggredire gli altri popoli e allargare i propri confini.
I nazionalisti sostenevano pertanto la necessità di un esercito forte e di armamenti efficaci.
In politica interna i nazionalisti erano accesi antidemocratici, cioè contrari all'allargamento del
diritto di voto a tutto il popolo e consideravano il parlamento un freno per l'autorità dei sovrani
e dei capi militari.
Il nazionalismo alimentò i contrasti tra le potenze europee, che condussero alla Prima Guerra
Mondiale (1914-18).

Al nazionalismo si lega il razzismo, un atteggiamento discriminatorio nei confronti di etnie


considerate inferiori per ragioni sia culturali sia biologiche.
I “bianchi” erano considerati superiori alle altre razze per intelligenza, capacità e moralità.
La scienza si affianca alla politica in questa discriminazione: si fa riferimento alla teoria
evoluzionistica di Ch. Darwin.
Le cosiddette “razze inferiori” erano infatti condannate a soccombere nella lotta per la
sopravvivenza.
L'inferiorità di queste etnie era sostenuta anche da motivazioni di ordine estetico: gli Europei, si
diceva, erano gli individui più vicini al tipo umano raffigurato nelle statue greche, che la cultura
occidentale considerava il bello ideale.

Nazionalismo e razzismo rappresentarono la base culturale dell'imperialismo, cioè l'espansione


coloniale europea nei paesi extraeuropei.
Il periodo compreso tra il 1871 e il 1914 è stato definito Età dell'imperialismo, poiché tutte le
principali potenze europee si mossero alla conquista di un impero, cioè territori sui quali esercitare
una forma di dominio.
In Africa, solo l'Etiopia evitò il dominio europeo; in Asia solo il Giappone.
L'espansione fu motivata sicuramente da ragioni di ordine economico (in primis reperimento di
materie prime per l'industria europea), ma soprattutto da una volontà di potenza degli Stati europei,
che volevano mostrare la propria forza e le proprie capacità belliche.
Molto spesso la conquista comportò violenze, sopraffazione, sfruttamento nei confronti dei popoli
conquistati.
Numerosi storici sostengono che l'espansione coloniale preparò la strada ad alcuni brutali
meccanismi tipici dei regimi totalitari del Novecento. In Namibia, negli anni 1904-1908 fu
compiuto il primo genocidio dell'epoca contemporanea, quello degli Herrero, da parte della
Germania. In un secondo tempo le truppe tedesche fecero ricorso ai campi di concentramento. Nella
Namibia tedesca fece dunque la sua prima comparsa il legame tra Lager e lavoro forzato che
avrebbe caratterizzato il sistema dei campi sovietici e nazisti.
La Germania, nella persona del suo cancelliere Otto Von Bismarck, cercò di orientare ed ordinare
l'espansionismo dei paesi europei (ad esempio, sotto la sua guida fu “spartita” l'Africa), al fine di
esportare la conflittualità e i contrasti fuori dall'Europa, e di mantenere in un contesto di “pace
europea” il suo primato continentale costruito con la vittoria sulla Francia nel 1870.