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N.2 –Agosto 2012

INTERVISTE: Salto Nel buio – Ufficio Sinistri - SunBurst


RECENSIONI: Even Flow – Coffee & Tv – 5Rand – Antiquus Infestus – Circus
Dementiae – Dentiridenti –Last Cold Crash – Dunkelrot – Talisman Stone – Pecora
– Skullmnkeys – Prehate – Mad Chickens – Vetro – Elfen Wald – Recycle –
Maieutica – Hank – Allan Glass – Supernova - Taken From The Nest
COMPILATION FREE DOWNLOAD: Metal
LIVE REPORT: The Di Maggio Connection
ANNUNCI Cerco band/compro/vendo
LIVE
INIZIATIVE: L’Angolo della follia Compilation
La Musica è………… una sinfonia che ti
accompagna durante la vita, è una sensazione che
ti avvolge, ti fa sentire libera, ti consola, ti da
adrenalina, ti fa stare bene, ti rende felice…..la
usiamo in tutti i modi in tutte le
occasioni….posso stare qui ore e ore a elencare
cos’è la musica,………ma ognuno di noi la
interpreta come vuole ………..ma senza musica
non possiamo vivere.
Buona Lettura Martina Tosi

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compilation in
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LINK PER IL DOWNLOAD
http://www.mediafire.com/?9c88hl6dw30y3gg

5RAND ANTHOLOGI BURN DISEMBODI EXTRAGLOSS


ES Betray INSIDE MENT Still
The true -
death show me Victims of Colossus
the black
empire

FLACCID INFECTION JACKSTRAW M.O.R. My PURRULENT


CLITORIS CODE Fragments own VAGINA
Umbilical Collapse of of Hyesteria reflection Mongoloid
rage red side fornication

REBIRTH OF REPLOSION RISE OF THE TRUE THISAGE0


ENORA The Turn the THRAGEDY ENDLESS Stay Fetus
machine page To avenge The mission
man the world (The
Tragedy)
INTERVISTE
Cari lettori di Undergroundzine oggi diamo il benvenuto ai SALTO NEL BUIO
artefici della Compilation “Salto nell’Emilia”.

Ciao e benvenuti su UndergroundZine, parlateci un po di voi……..


M: Ciao ragazzi e grazie per averci ospitato sulla vostra franzine. Noi siamo un gruppo a
distanza (Genova, Trento e Reggio Emilia) nato nell’aprile del 2012 composto da Donatella
Canepa (chitarra), Martina Tosi (basso) e Barbo (voce).

Come mai avete scelto questo nome Salto nel Buio?


M: è nato per caso, ci piaceva un nome un po’ particolare e abbiamo scelto questo.

Come vi siete conosciuti?


M: tramite internet e tramite una compilation dell’Angolo della Follia
B: per quanto riguarda me sono stato reclutato da Martina, siamo, per cosi' dire, ex parenti
alla lunga.... hehehe... mi ha sentito cantare e le sono piaciuto... e da li è tutto iniziato

Quali sono le vostre influenze principali? E a quali gruppi?


D: Io ascolto un po’ di tutto, sono abbastanza esterofila e principalmente mi piace il rock
“di un certo tipo” (Rolling Stones, The Who, Bruce Springsteen, Led Zeppelin, Neil Young,
Bob Dylan), ma apprezzo anche il punk, il grunge, alcuni sottogeneri del metal, il folk
irlandese, insomma più che una questione di genere è una questione di affinità.
Guardando agli italiani, cancellando il panorama di rock e sottogeneri, che benchè ne si dica
è praticamente inesistente, abbiamo molti cantautori validi, in primis Francesco Guccini.
M: io ascolto un po’ di tutto dal metal a l rock.
B: i miei gruppi di riferimento sono da sempre Rancid e Guns n' Roses... ma la mia musica e i
miei testi sono influenzati anche dalla musica skinhead, dal folk metal, dal dark.... diciamo
che nell'adolescenza le ho passate un po tutte... e adesso ho unito il mio bagaglio musicale e
culturale e prendo cio' che più mi aggrada a seconda dei momenti.

Qual è il messaggio che volete dare all’ascoltatore? I testi di cosa trattano?


D: Penso sia difficile fare una sintesi di quello che scriviamo, mentre la musica nasce
solitamente da me o da Martina, poi io ci lavoro e le do forma, i testi vengono scritti da
tutti e tre in sedi separate, quindi risultano tutti molto diversi.
B: si, effettivamente ha ragione Donatella. Ognuno parla di ciò che lo aggrada. La musica e i
testi devono trasmettere sentimenti, e ognuno di noi vive una storia diversa, emozioni
diverse e sentimenti diversi.... e tutti meritano di essere scritti e cantati.

Siete artefici della compilation benefica “Salto nell’Emilia” di cosa si tratta???


D: È una compilation a favore dell’Emilia colpita dal sisma. Abbiamo pensato che il modo
migliore per dare il nostro contributo fosse quello di coinvolgere altre band.
Ci siamo dati molto da fare e siamo riusciti ad ottenere l’appoggio di alcuni artisti
conosciuti, come i Rezophonic, i Redska, i Matrioska.
Stefano Malvasio, il batterista dei Maghi di (Carr)OZ (un’altra band presente fra gli ospiti)
si è occupato del mastering.
Siamo molto soddisfatti del prodotto finale e speriamo possa piacere anche agli
ascoltatori.
All’interno, come brano di chiusura, c’è il nostro primo singolo “La Paura Non Trionferà”,
scritto da Barbo per la sua Bassa.

Progetti futuri?
D: Dovrebbe arrivare qualcosa di interessante per il mese di settembre, ma lascio la parola
agli altri, io non dico niente per scaramanzia!
B: Stiamo lavorando ad un disco, un cd interamente nostro composto da 8 o 9 canzoni.
Speriamo vivamente che piaccia anche se tutti sappiamo che la strada per essere scoperti
ascoltati e apprezzati da un pubblico vasto è ancora lunga.

Ringrazio molto i “Salto nel buio” e come sempre l’ultima parola va alle band per le
conclusioni. A risentirci e buona fortuna per i prossimi lavori!
M: Grazie a voi ragazzi e speriamo di risentirci presto buon lavoro. Seguiteci e scaricate la
nostra compilation Salto nell’Emilia
www.facebook.com/saltonelbuioband
B: Scaricate la compilation ragazzi, ascoltate tanto buon rock n' roll, e soprattutto
ricordatevi che la gente dell'Emilia ha bisogno di noi, di tutti noi, anche del più piccolo
contributo.
Diamo il benvenuto ai UFFICIO SINISTRI
Gruppo rapcore dalla Provincia di Milano.
Mio Ospite Biko cantante del gruppo.

Ciao e benvenuti su UndergroundZine, parlateci un po’ di voi..…..


Ciao, chi vi risponde è BIKO, il cantante.
Siamo una band composta da 5 elementi che si dividono tra la provincia di Milano e di Varese.
Ci siamo uniti nel 2006 e all’attivo abbiamo due album, La teoria di Kasparov, edito da Warner Bros e
Veleno, album interamente auto prodotto.

Come mai avete scelto questo nome Ufficio Sinistri?


Il nome trae spunto dall’Ufficio Sinistri di Fantozzi, emblema della frustrazione sociale.
Ci rivediamo molto nella sua visione della società e nonostante sia stata concepita in tempi assai
lontani, risulta tragicamente attuale.

Quali sono le vostre influenze principali? E a quali gruppi?


Avete avuto altre esperienze musicali prima di formare i Ufficio Sinistri?
Proveniamo tutti da realtà musicali differenti tra loro, io prima della nascita degli Ufficio Sinistri
facevo parte di una Crew Rap, La Click Quimmoda, realizzando due album e diverse collaborazioni,
Malox tutt’ora è il chitarrista dei Merdonald’s, band Punk, anche loro presenti nella scena con diversi
lavori e collaborazioni, Fester, bassista e fonico, è con noi dalla nascita della band e le sue influenze
affondano le radici nella musica dei Beatles. Ha suonato in diverse band e tutt’ora partecipa
assiduamente alle attività live di tutta la provincia di Varese e non solo.
Francesco Colombo, chitarrista di talento, ispirato dal Jazz e le melodie di Stevie Wonder, è con noi
dal 2009 e presente nella scena di Varese e Milano con il suo trio, The Moles e si esibisce in session
acustiche accompagnato da diversi artisti, proponendo musiche e reinterpretazioni di sano Jazz.
Per ultimo ma non per l’importanza, Francesco “EFFE” Farinelli, batterista, motore ritmico della band
dal 2009, tutt’ora è membro di Rock Band di Varese e dintorni come la Terza Pietra dal Sole e Black
Night. Musicista poli funzionale, suona dalle cover dei Deep Purple, passando dal Jazz e dal Funk, fino
al rock vero e puro.
Come puoi notare le influenze sono svariate e cerchiamo di trasformarle e canalizzarle tutte dentro
la nostra musica. All’interno del nostro ultimo album, Veleno, troverete citazioni musicali dei Beatles,
di Marcus Miller e non solo. Brani come Vino Veritas rasentano il Jazz, mentre Scimmie o
Guerrafondati sono più crude e istintive, per non dimenticare C’era una volta la musica, brano Country
Punk con una citazione finale di Soli di Adriano Celentano, grande classico della musica Italiana.

Qual è stata la reazione della critica di fronte al vostro cd, i riscontri da parte delle redazioni
sono stati buoni?
A differenza del primo album, Veleno è interamente auto prodotto, di conseguenza la visibilità è
minore rispetto a La Teoria di Kasparov. Stiamo partecipando ad ogni contest, ad iniziative
radiofoniche e non solo, cerchiamo di far conoscere il nostro lavoro a più realtà possibili e ti dirò,
stiamo avendo riscontri positivi, sia nella critica che nelle vendite durante i Live e tramite internet.
Soprattutto chi ci seguiva all’inizio ci scrive felicissima del nostro secondo album, sono cose che
fanno piacere e danno la grinta e la voglia di continuare.

Qual è il messaggio che volete dare all’ascoltatore? I testi di cosa trattano?


Non c’è un messaggio singolo nelle nostre canzoni, ogni brano è un mondo.
Partiamo con Veleno, dicendo che tutto il marcio accumulato fino ad ora, nella politica, nella società,
nei rapporti con il “diverso” , si è trasformato in Veleno per l’anima e se non esiste un antidoto
occorre escogitare un modo per sputarlo fuori. Ora et labora tratta del male principale della nostra
generazione, la disoccupazione e la precarietà. Abbiamo brani che gravitano nella sfera
autobiografica e introspettiva, fino alla pazzia di Scimmie e a pezzi altamente sociali come
Guerrafondati e Vampiro, trattiamo dei problemi dei musicisti e liberi artisti in C’era una volta la
Musica, chiudendo con “Nella pancia del gigante” ,brano in memoria di ogni vittima del razzismo e
dell’ignoranza delle ideologie.

Parlateci un po’ della scena Underground della vostra zona, è difficile poter suonare nei locali?
La scena Underground è sempre viva e scalpitante, finché esisteranno personaggi con la passione di
suonare l’Underground non morirà mai, però si fa di tutto per tenerlo Under. Mi spiego. Non è
difficile suonare, è difficile essere pagato per suonare, ci sono moltissime realtà che faticano ad
esprimersi come vorrebbero e come meriterebbero, perché i locali il più delle volte affibbiano alla
band il compito di riempire il locale, di fare pubblicità ecc ecc. Questo è un problema esteso dalla
punta nord a quella sud dell’Italia, perché ritengo sia un problema culturale, i musicisti e tutti i liberi
artisti non hanno tutele, sia nel campo giuridico, fiscale, previdenziale, o sotto il punto di vista di
sicurezza sul posto di lavoro, perché pure l’arte è un servizio e come tale va tutelato. Chi svolge
attività artistiche dedica la sua intera vita a quello che espone, studia, prova continuamente, si sposta
per Km, il più delle volte per un pugno di mosche, rendendo la passione amara e difficile da mantenere
al massimo. Il riconoscimento dei diritti dell’artista è anche un gesto per dare finalmente dignità a
tutti gli appassionati che vedete nelle piazze, sui piccoli e grandi palchi delle vostre città, per chi fa
cappello per mangiare un panino o per chi investe del suo per ricavarne niente. Ribadisco che è un
problema culturale, perché nel corso del tempo e con l’avvicendarsi di crisi su crisi, la prima a farne le
spese è stata l’arte Italiana, per un semplicissimo e veniale problema di soldi e per l’incapacità delle
istituzioni di comprendere che l’arte da frutti vigorosi e di qualità con il tempo e con i mezzi
economici e culturali che un grande paese come il nostro dovrebbe avere. Probabilmente mi sono
dilungato troppo, solo che non si può parlare della realtà underground e non solo, senza mettere sul
tavolo uno dei problemi principali della nostra attività.

Avete in programma dei Live?


Ovviamente, potrete trovare il nostro calendario su www.ufficiosx.com e si spera che continuino ad
aumentare, perché è il nostro ossigeno.

Progetti futuri?
Per il momento stiamo dedicando tutte le nostre forze alla promozione e divulgazione dell’ultimo
album, Veleno. A breve usciremo con il video di C’era una volta la musica più un sacco di sorprese, fino
a rinchiuderci ancora in studio a scrivere il terzo album.

Ringrazio molto i Ufficio Sinistri e come sempre l’ultima parola va alle band per le conclusioni. A
risentirci e buona fortuna per i prossimi lavori!
Vi ringraziamo vivamente per lo spazio che ci avete concesso e ribadisco i nostri contatti:
www.ufficiosx.com oppure www.facebook.com/ufficiosinistri. Non dimenticate di cercare il nostro
album su tutti i migliori web store o di ascoltare la nostra palylist su couture e speriamo di vedervi a
qualche nostro live. Grazie infinite
Martina Tosi
CARI AMICI DI UNDERGROUNDZINE OGGI SONO CON
NOI
GLI AMICI SUNBURST DA SAVONA. BENVENUTI
RAGAZZI! PRESENTATEVI AI NOSTRI LETTORI!
DAVIDE: Ciao a tutti, siamo i Sunburst da Savona, ci siamo
formati a gennaio di quest’anno e il nostro sound è un ibrido tra
l’alternative metal e l’hard rock di matrice post-grunge. In
questo progetto canto e gli altri componenti del gruppo sono Luca alla chitarra, Carlo al basso e
Stefano alla batteria.

DA POCO AVETE DATO ALLE STAMPE IL VOSTRO PRIMO DEMO, RECENSITO ANCHE
NELLO SCORSO MAGAZINE DI UNDERGROUNDZINE, COME STA ANDANDO?
LUCA: Diciamo che tra qualche critica costruttiva e qualche complimento possiamo ritenerci
abbastanza soddisfatti come inizio, il demo di per sé vuole essere un'onesta trasposizione del lavoro
fatto in saletta nei primi mesi insieme ma con l’obiettivo di lasciar trasparire le sfumature che
caratterizzano il nostro sound, una sorta di presentazione della band al pubblico insomma.

RACCONTATECI QUALCOSA RIGUARDO LA REALIZZAZIONE DI "NEW DAWN RISING" : IL


VOSTRO DEMO, PER L'APPUNTO.
STEFANO: “New Dawn Rising” ha richiesto un lavoro molto intenso. L’arrangiamento in saletta è stato
molto puntiglioso e abbiamo sempre cercato di dare il massimo per ottenere la resa migliore possibile.
Come diceva Luca abbiamo anche fatto delle scelte, escludendo alcune canzoni per concentrarci sulle
tre che ci sono sembrate più rappresentative per essere inserite in un demo.

LA VOSTRA MUSICA COME NASCE? C'E' UN SONGWRITER ALL'INTERNO DELLA BAND O


NASCE MAGARI DA IMPROVVISAZIONI, JAM O QUANT'ALTRO?
STEFANO: La nostra musica nasce alla base da Davide e Luca che si occupano di scrivere una linea
guida di voce e chitarra. Poi quando portano una song nuova in saletta io e Carlo diamo il nostro
contributo a livello ritmico e spesso a livello di arrangiamento complessivo, discutiamo sulle soluzioni,
sulle strutture…alla fine ognuno ha il suo ruolo ma è il collettivo poi che fa la differenza per noi.

PROVATE AD INSERIRE IL VOSTRO DEMO NEL VOSTRO STESSO LETTORE CD. COME LO
DEFINIRESTE?
LUCA: Io definirei “suonato” e molto sincero per ciò che abbiamo cercato di esprimere nelle
registrazioni.
CARLO: Non sempre è facile definire un tipo di musica, ancor meno un demo. Quando ho inserito il
demo nel mio lettore CD ho pensato a un suono potente, carico di energia e variegato, infatti il demo
stesso è composto da 3 pezzi con intenzioni diverse fra loro.

PARLIAMO ORA DEI TESTI. CHI NE E' L'AUTORE E CHE TEMATICHE VI VIENE PIU'
NATURALE AFFRONTARE?
DAVIDE: Al momento mi occupo io dei testi. Personalmente non credo che ci sia tanto una tematica
quanto uno stato d’animo che al momento permea i nostri testi e in questo momento direi che é la
disillusione verso il mondo, la società, le persone...contemporaneamente però credo che le cose
possano cambiare e cerco di dare comunque un taglio ottimista alle canzoni.

PERSONALMENTE, QUANDO HO ASCOLTATO IL VOSTRO LAVORO, MI SONO VENUTI IN


MENTE DEI QUADRI SIMBOLISTI. A CHE OPERA D'ARTE PARAGONERESTE "NEW DAWN
RISING"?
DAVIDE: Domanda difficile questa…personalmente lo paragonerei alle “cattedrali di Rouen” di Monet,
perché la nostra musica è composta da tante influenze ma, a seconda dell’ascoltatore (come la luce
per l’artista francese) ne vengono evidenziate alcune piuttosto che altre.
STEFANO: Più che quadri ci vedo dei colori, per ogni singola canzone. Ad ogni modo direi “La città
che sale” di Boccioni per riassumere la demo.

OK APRIAMO ORA IL CAPITOLO DEI LIVE. COME SIETE MESSI?


AVETE DATE? NE TROVATE FACILMENTE O AVETE DIFFICOLTA'?
DAVIDE: Per ora sta andando abbastanza bene, stiamo suonando principalmente nella nostra zona ma
ci piacerebbe iniziare ad uscire dalla liguria al più presto. Sicuramente la situazione per i gruppi
underground non è delle migliori perché si fa fatica a suonare con continuità, anzi, colgo l’occasione
per invitare altre band ad ascoltarci e a contattarci per degli scambi di date.

IL VOSTRO RAPPORTO COL PUBBLICO, COM'E'?


CARLO: Il nostro rapporto con il pubblico, seppur ridotto in questo momento iniziale, è un bel
rapporto. Cerchiamo di eseguire la nostra musica il meglio possibile, così che il pubblico capisca le
nostre intenzioni e la nostra voglia di suonare e girare. Diciamo che stiamo consolidando il rapporto
sia nei social network, sia in sede live.

DOMANDA CLASSICA: SOGNI NEL CASSETTO?


LUCA: Poter vivere sempre più intensamente la musica soprattutto in sede live...
DAVIDE: Concordo con Luca e aggiungo che mi piacerebbe portare in giro la nostra musica sempre più
lontano e magari dividere un giorno il palco con qualche artista che mi ha ispirato.

BENE! VI AUGURO DUNQUE DI POTERLI REALIZZARE IN PIENO. RAGAZZI SIAMO


GIUNTI AL TERMINE DELLO SPAZIO A DISPOSIZIONE. IO E TUTTA LA REDAZIONE DI
UNDERGROUNDZINE VI SALUTIAMO E VI RINGRAZIAMO. SE VOLETE AGGIUNGERE
QUALCOSA FATE PURE, NE AVETE PIENA LIBERTA'. IN BOCCA AL FALCO PESCATORE!
LUCA: Grazie ancora a te per lo spazio dedicatoci e grazie a tutta la redazione. Che dire, venite a
trovare a un nostro live e sui nostri social network, sosteneteci e sostenete la scena underground!!!
http://www.facebook.com/sunburstrocks
BR1
RECENSIONI
Artista: Even Flow
Titolo Album: Ancient Memories
Sito: http://www.myspace.com/bandevenflow
Voto:90/100
Genere: Heavy Metal

Ora facciamo un salto in Sardegna per parlare di una band attiva dal 2000. L’anno scorso gli Even flow
hanno rilasciato il loro secondo full-length autoprodotto ed autofinanziato. Parliamo quindi di
“Ancient Memories”; la loro scelta è molto coraggiosa, ovvero: infatti, nonostante le elevate richiesta
avute sia in America che questo nostro “vecchio” continente, loro hanno preferito l’autoproduzione
per questo album. Questi ragazzi sassaresi propongono un Progressive Rock/Metal molto contaminato
dalle più svariate influenze, quindi abbiamo già una prima indicazione di massima per quello che
riguarda il perimetro in cui si muovono gli Even Flow.
Il primo pezzo, dal titolo “A.S. of M.” si apre con un giro di synth abbastanza destabilizzate, dato che
si potrebbe pensare che si stia ascoltando una band di disco pop anni 80-90 o di Synthpop dark, ma
subito dopo si annette alle sonorità una chitarra che da sottofondo cresce via via fino ad arrivare al
climax dell’intro con un riff aggressivo, in un pezzo molto accattivante, soprattutto per la capacità di
questa band di fare ciò che il loro nome indica: il continuo mutamento.
Ovviamente parlando di prog abbiamo cambi di tempo e bridge che smontano e rimontano ciò che si è
sentito pochi istanti prima, senza minimamente annoiare o snaturare il progetto complessivo della
canzone. La title track, “Ancient Memories”, ha un’interessantissima collaborazione da parte di di
Fabrizio di Sarno ( Kalma, ex Angra per chi non sapesse chi è Di Sarno ), ma ci permette di capire
meglio quali sono i “numeri” della band e quali sono le capacità messe in campo dai ragazzi. Ci troviamo
di fronte ad un ennesimo cambio di rotta dall“appesantimento” delle sonorità, dato che si è passati
dal Prog rock della opener al Prog Metal di “Writting in a memory”, a questa che è una canzone
acustica dalle sonorità caraibiche e PFM addicted, meccanismo compositivo che si riprenderà con
l’ultima traccia del cd “Rhythm of the sun”, tutto questo senza la minima alterazione e senza la
minima problematica. Altri punti alti di “Ancient memories” direi “Oblivion”, “Blind me” e “Shantal
(Dreamland part.1).
A livello tecnico non ho riscontrato alcuna pecca, direi che come prodotto autonomo e senza alcuna
influenza di terzi e quarti soggetti il risultato è più che eccellente. Gli Even Flow sono in grado di
mischiare sonorità che arrivano da tutto il mondo, la capacità di saper entusiasmare e non annoiare. Il
grandioso e lungo lavoro di certosina costanza per far rientrare ogni tipologia di influenza e di
creatività non è certamente materiale comune ed il gruppo rende questa capacità udibile con questo
album.
Un ottimo lavoro per questa band che nonostante l'evidente distanza geografica che divide i membri
della band (infatti il cantante vive in Inghilterra, mentre il resto della band in Sardegna, nel
sassarese per la precisione), assolutamente promossi e ci metto la lode.
Alessandro Schumperlin
Artista: Coffee & Tv
Titolo Album: Poptimisti
Label: Autoproduzione 2012
Sito:
http://www.facebook.com/profile.php?id=100001916174670

Poptimisti è un ep di sei tracce, molto diverse fa loro.


Si passa dal pop al brit-rock, senza farsi mancare venature di cantautorato italiano…ma andiamo per
ordine.
I Coffee & Tv hanno un immagine giovane (anche per l’età, ma anche per una naturale espressività),
pulita, sincera e direi anche romantica. Provengono da Napoli, come Le Strisce a cui in un primo
ascolto possono sembrare ispirarsi liberamente, ma non hanno nulla della tradizione partenopea che
negli ultimi anni sta sfornando diverse realtà brit e di canzoni d’autore. Prima dicevamo che il loro Ep
sembra un intreccio di generi musicali, ed è proprio questa forse la chiave di lettura: giovane età +
ascolti di idoli del territorio + anima propria = enorme potenziale ancora in definizione.
La band sta decidendo che strada percorrere, nel frattempo passeggia fra diversi campi in attesa di
capire quale sia il loro percorso naturale.
Mi vengono in mente i Velvet di “ Boy band” ( ascoltare la traccia “La mai ragazza”) che sembravano
avere nelle loro corde maggiore irriverenza (per la verità poi non ben dimostrata nei lavori successivi)
o i Tiromancino, il cui leader Zampaglione partendo da un pop puro poi dirotta verso tracce più
intimistiche come “L’Essenziale” o “Per me è importante” (ascoltare “Lo stesso istante”) o i LunaPop
(ascoltare “Lo stesso istante”) di un giovane Cremonini che poi percorre una strada da solista che lo
rende una luce del made in Italy. Non ultimo l’evergreen Neffa, che partendo dal rap/hip-hop arriva
da vincitore nella musica leggera italiana (ascoltare “Il meglio che puoi fare”).
Sembra una compilation adatta per tutti gli usi, di pezzi di successo ed hit che fa sempre piacere
ascoltare e riascoltare.
E come poteva mancare il tocco di brit attraverso “Persone”, con chitarre vivaci e riff accattivanti o
il rock puro di “Bella gente”.
La mia capacità critica è messa in grossa difficoltà nell’ascoltare questo lavoro, poiché “il miscuglio”
m’è capitato più volta di ascoltarlo in questi anni, ma il risultato non era mai stato molto
soddisfacente, anzi. In questo caso invece, questi ragazzi suonano bene e sono credibili e convincenti
i in tutti i loro brani ed i loro sound, anche l’intonazione della voce cambia come un camaleonte che si
adatta all’ambiente circostante (il sound) con una naturalezza imbarazzante.
In questo caso che si fa?
Mi sento di dare solo un consiglio: “S’è capito, siete bravi. Ora fermatevi a riflettere e lasciatevi alle
spalle i vostri ascolti pregressi, siete pronti per un vostro genere che credo possa diventare linfa
vitale per il futuro della nostra scena musicale. Cominciate a suonare a mente libera e sono convinto
che il vostro vero essere, quello definitivo, uscirà fuori”.
Poptimisti: un ep da cercare ed ascoltare a tutti i costi…è un’esperienza mistica per tutti gli amanti
delle sette note.
Luigi Gargiulo
Gruppo: 5rand
Titolo Album: Fucksimile
Genere: Thrash Metal
Voto: 75/100
Sito: http://www.facebook.com/pages/5Rand/129132561336

Un ibrido che ha destato il mio interesse, questo demo di 4 pezzi


del terzetto romano.
Prendete il trash, quello classico, e usatelo come tappeto su cui
stendere contaminazioni
elettroniche di synth e aggiungete su tutto contrapposizioni vocali che vanno da melodie
new wawe a veri e propri ruggiti.
Otterrete con questi ingredienti "fucksimile".
E'un lavoro che innanzi tutto è stato fatto bene: suona alla grande, pompa sui sub in modo
ottimo e soddisfacente. La batteria è un gran bel sentire, e così come pure chitarra e basso.
Un pò più di risalto a mio avviso avrebbero dovuto avere i synth, magari
al posto di qualche assolo di chitarra. Per quanto riguarda le parti
vocali un pò meglio la voce in growl rispetto a quella pulita.
Sì, devo proprio dire che mi è piaciuto ascoltare questo demo.
L'alchimia che i ragazzi di Nettuno sono riusciti ad ottenere, è un'unione di due
cose che se prese singolarmente risulterebbero già sentite, ma che al contrario
se sovrapposte e mischiate danno origine a qualcosa di piacevolmente nuovo.
Sarei curioso di poter assitere ad un loro live!
Peccato che i pezzi siano solo quattro!!!!
Buon lavoro ragazzi!
BR1

Gruppo: Antiquus Infestus


Titolo Album: The Cult Of Ra
Genere: Black metal
Voto: 70/100
Sito: http://www.facebook.com/AntiquusInfestus

Gli “Antiquus Infestus” band proveniente da Cesena, affrontano


con questo The cult of Ra un viaggio, viaggio ovviamente in senso
lato dato che quello che propongono è un platter di 4 pezzi che
formani un concept demo (ma preferirei dire EP per la capacità e
la professionalità che il trio ci mette, questo viaggi, dicevo, ha un
solo obiettivo: il Divino e l’immortalità.
Quindi un cammino iniziatico verso la presa di cosicenza verso la divinità e questa che in “premio”
rende il protagonista parte dello stesso Dio e quindi immortale.
I rimandi alla terra d’Egitto non devono portare in fallo il potenziale ascoltatore, nel senso che non è
ne un album fotocopia dei Nile e neppure vi sono banalità o luoghi comuni di sorta.
Lo dico a scanso di equivoci, dato che sia l’Egitto che la tematica presentata dal gruppo è stata già
utilizzata, ma i Antiquus Infestus riescono a entrare in un “meccanismo” già utilizzato, senza
minimamente risultar scontati o ripetitivi.
Le quattro tracce del demo trasudano di black-death con rimandi aperti a Behemoth e ad alcune
risoluzioni agli Immortal. Interessante, parlando di parte tecnica, la gestione e strutturazione del
blastbeat ad opera di Malphas che troviamo come factotum della band, dato che non si limita alla
batteria, ma anche come chitarrista e programming e cori; con lui troviamo il bassista Asmodeus , i
due quindi creano le basi su cui si fonda la “casa” vocale del cantante Sverkel.
Cantante che offre un growl con un’ottima impostazione, pulito e senza strafare come fanno invece
tanti altri, manca solo un pizzico di rabbia in più per quello che riguarda lo scream che a tratti sembra
meno agressivo e meno “convinto” del growl. Tutto sommato, come ho già scritto prima, la
professionalità e la passione, non solo quella di voler far musica ma di farla con coerenza e con
capacità, si nota dalla prima all’ultima nota; unica pecca se posso permettermi, oltre a quella sullo
scream, è il suono della batteria che risulta troppo sintetica e troppo artefatto, mi sarei aspettato
un altro tipo di suono più pieno e corposo (anche a fronte dell’utilizzo della drum machine).
In conclusione posso dire che è un buon disco, diverso dagli schemi italiani (e non solo quelli Italici)
quando si parla di black metal; i presupposti per una fulgida e interessante carriera ci sono.
Attendiamo il futuro che ci attende cosa i Antiquus Infestus sapranno proporci
Alessandro Schumperlin

Gruppo: Circus Dementiae


titolo album: About Humans, Animals and no frills
genere: punk 77/hardcore old school
voto:75/100
Sito: www.facebook.com/pages/CIRCUS-
DEMENTIAE/140037425286

CIRCUS DEMENTIAE è UN QUINTETTO SARDO PROVENIENTE DA OLBIA, AUTORE DI UN


ALBUM COMPOSTO DA 9 PEZZI INITOLATO -ABOUT HUMANS, ANIMALS AND NO FRILLS-. LE
INFLUENZE SONO PUNK 77, HARDCORE PRIMA ONDATA E LE TEMATICHE DELLA BAND
TRATTANO IN PARTE DIRITTI ANIMALI E/O ANIMALISTI IN QUANTO 2 COMPONENTI
DELLA BAND SONO VEGANI, I PRIMI 2 PEZZI -500 PER DAY- E -IT'S JUST YOU- SONO
MOLTO PUNK ACCOSTABILI
A GRUPPI OSCURI (PERCHè SCONOSCIUTI O PERSI NEL MARASMA DEI RICORDI) DEGLI
ANNI 70 E 80. -JUST A NAME- è MOLTO PUNK ROCK DI MATRICE
INGLESE, -I HATE YOU- GIà DAL TITOLO FA CAPIRE CHE QUESTO PEZZO è PURA
ADRENALINA E MOLTO RIOT GIRL STYLE, -WALK ON THE SIDE- INIZIA CON
UN RIFF PRATICAMENTE UGUALE USATO DAI RANCID E SI RESPIRA MOLTO LO SPIRITO
DISTILLERS, -CURRE CURRE- CONTINUA SULLA FALSARIGA DEGLI
ALTRI PEZZI, - VII CERCHIO- è UN PEZZO CANTATO IN ITALIANO E LO AVREI PREFERITO
CON UN TESTO IN INGLESE PERCHè LA MUSICA è OTTIMA MENTRE IL TESTO (CONTRO LA
CACCIA) è UN Pò DEBOLE, -CHATTING KID- è MOLTO HARDCORE OLD SCHOOL PERò NON
LANCIATO A VELOCITà FOLLI, - MURDERED-, L'ULTIMO PEZZO CONTINUA QUANTO
TRACCIATO DA -CHATTING KID-. TIRANDO LE SOMME SULL'ALBUM POSSO DIRE CHE è
GODIBILE, LA VOCE FEMMINILE CI STA TUTTA, NON è UN CAPOLAVORO MA è MOLTO
ONESTO, FORSE LA LORO PROVENIENZA LI PUò UN Pò PENALIZZARE PER L'ATTIVITà LIVE.
BUONA FORTUNA.
LIDEL
Gruppo: Dentiridenti
Titolo Album: Occhio per occhi
Genere: ska punk
Voto: 70/100
Sito: http://www.facebook.com/dentiridenti

I DENTIRIDENTI SONO UNA BAND SKA/PUNK DI MODENA FORMATASI NEL 2003 CHE HA
AVUTO UNA STORIA PIU' O MENO TRAVAGLIATA, SEGNATA DA DIVERSI CAMBI NELLA
FORMAZIONE, SCIOGLIMENTI, MOMENTI DI PAUSA. HO QUI 3 PEZZI CANTATI IN
ITALIANO -CHIAVE DI VOLTA, -STRADE-, -VIVI- CHE IN PRATICA SI ASSOMIGLIANO,
TEMPO IN LEVARE, CHITARRE DISTORTE E PARTI DI TROMBA/TROMBONE E SAX. SE
CONOSCETE BAND COME MEGANOIDI, SHANDON, MIGHTY MIGHTY BOSSTONES QUESTE
SONO LE COORDINATE DELLA BAND. CONSIGLIO AGLI AMANTI DI TALE SONORITà DI
SEGUIRE I DENTIRIDENTI DAL VIVO PERCHè SEMBRANO AVERE PARECCHIA ENERGIA ED
ESPERIENZA, A TUTTI GLI ALTRI ALTRI.. GUARDATE VOI.
Lidel

Gruppo: Last Cold Crash


Titolo Album: Elefanti e Girondini Origini della forma
Genere: Jazzcore, Screamo, postcore, crossover
Voto:90/100
Sito: http://www.facebook.com/pages/LAST-COLD-
CRASH/55088951772

LAST COLD CRASH -ELEFANTI E GIRONDINI ORIGINI DELLA


FORMA- LAST COLD CRASH è UNA BAND SCREAMO JAZZCORE DOTATA DI UNA NOTEVOLE
TECNICA. BAND COME RIFERIMENTO AMBULANCE VS AMBULANCE, QUALCOSA DEI PRIMI
DILLINGER ESCAPE PLANE, EPHEL DUATH. I TESTI SONO IN ITALIANO E SE NON LI
AVESSI LETTI NON CI SAREI MAI ARRIVATO. IL PRIMO PEZZO -SOLE DI MEZZANOTTE-
RACCHIUDE LE INFLUENZE DESCRITTE PRIMA, IL SECONDO PEZZO -AUTOCENSURA DI UN
CALABRO- è PIU' DIRETTO PER LA COSTRUZIONE: UNO SCREAMO CROSSOVER MALATO CHE
MI RICORDA UN Pò LA SCENA SCANDINAVA CON UN BEL BREAK CENTRALE DI JAZZ
DISTORTO, -DER PLANET DER KLEINEN AFFEN- HA UN SUONO DEVIATO ANNI 70
MISCHIATO A POST PUNK CORE DI DERIVAZIONE APOCALITTICA, UNA SORTA DI VIAGGIO
NELLA MENTE DI UNO PSICOPATICO DEL NUOVO MILLENNIO. GRUPPO INTERESSANTE A
SUO MODO
LIDEL
Gruppo: Dunkelrot
Titolo Album: Mistress fear
Genere: Alternative Metal
Voto:75/100
Sito:
http://www.facebook.com/pages/Dunkelrot/138946626153542

Quanta rabbia per questo quintetto femminile lombardo!!


A parte l'immediato accostamento con le più blasonate Kittie, c'è molto molto altro.
Trattasi di un ep di quattro pezzi saldati a filo continuo dalle ruggenti e sibilanti
vocalizzazioni della singer. Su tutti i brani spicca l'apripista choke, a causa
della vena particolarmente rabbiosa e decisa.
C'è per l'appunto molta decisione in questo disco. Più che altro mi riferisco
alla direzione che queste ragazze stanno prendendo...
si sente che hanno una idea ben chiara di cosa vogliono, di cosa sanno fare, e di come
usare le loro abilità nello scrivere e arrangiare i pezzi.
A tratti si sente un pò di abuso di questa abilità, nel senso che in alcune parti
le canzoni tendono a ingarbugliarsi un pò troppo. Insomma preferisco (e molto) la linea
diretta con il divin metallo della prima track piuttosto che la ritmica un pò troppo
sincopata della terza canzone"wake up".
Prima di giungere alla conclusione di questo mio intervento, devo anche aggiungere
che se il livello dei suoni della registrazione fosse pari al livello compositivo
delle ragazze potremmo prendere questo disco, aggiungerci 4-5 canzoni e iniziare a vendere
negli states.
La strada comunque è quella giusta, alcuni accorgimenti per il futuro, e potremo sentire
parlare delle dunkelrot.
In bocca al lupus!!!
BR1

Gruppo: Talisman Stone


Titolo album: Lovecraftopolis
Voto: 95/100
Genere: stoner
Sito: http://www.talismanstone.it/

Intrigante come un bicchiere di vino rosso che si fa fatica a


riconoscere, ma a cui
non si può dire di no.
Uno stoner piuttosto oscuro quello proposto dai Talisman
stone, fluido nelle sue
ritmiche lente e cadenzate, denso nei suoni e levigato da una femminea voce che come un
fantasma impazzito veleggia in luoghi sfuocati.
La bellezza e la ricchezza di questo demo di quattro brani è tutta nella capacità
evocativa che gli autori sono riusciti a dare nella composizione dei pezzi.
Suscita immagini, sensazioni. Talvolta fa intuire paesaggi mediorientali desertici,
talvolta dei fumosi locali da the nei quali si discute obnubilati da sostanze non meglio
precisate, altre ancora fa sentire quell'odore di stanze chiuse, di claustrofobici
momenti di solitudine.
Un mix di originalità semplicità e coraggio, fa di questo demo uno dei migliori che
abbia recensito almeno nel corso di quest'anno solare.
Tutto inoltre è suonato e prodotto con molto gusto e stile, e soprattutto personalità.
E' ovvio che a uno deve piacere questo genere, altrimenti potrebbe trovare Lovecraftopolis
difficilissimo da ascoltare, ma per i palati in grado di apprezzare ci si aspetti
piena soddisfazione.
Sono curioso di conoscere meglio questa band.
Rasenta la perfezione, pur parlando di una perfezione lontana dai soliti chilchè.
Complimenti!
BR1

Gruppo: Pecora
Titolo Album: Black Albume
Genere: rock /demenziale /electro
Voto:55/100
Sito: http://pecora.bandcamp.com/album/black-albume

I PECORA MERITANO IL MIO RISPETTO SOLO DALL'AVER


SCELTO IL NOME DELLA BAND E PER L'ALBUM. -BLACK ALBUME- è COMPOSTO DA 9
DELIRANTI PEZZI FIGLI DEGLI SKIANTOS, SQUALLOR E DI UN BUGO CHE DOPO ESSERSI
ABBUFFATO DI RISOTTO CON FUNGHI ALLUCINOGENI, HA PARTORITO QUESTI
PECORA. U.T.O. è MOLTO LO-FI E POTREI QUASI DIRE CHE NON HA UN BASE VERA E
PROPRIA, -BULBO- CONTINUA CON UN ARRANGIAMENTO GENIALMENTE INSULSO. -
PURTROPPO, L'ISOLA CHE C'è- HA UNA BASE CHE SEMBRA PRESA DA UNO DEI GIOCHINI DEL
COMMODORE 64 O DEL GLORIOSO SEGA MASTER SYSTEM, -IL CALCIO CON LE PERE- HA
INFLUENZE PUNK COME FACEVANO GLI SKIANTOS NEL PERIODO D'ORO, TUTTI GLI ALTRI
RESTANTI 9 PEZZI CONTINUANO. ORA PASSIAMO AL VOTO: COME POTETE VEDERE è
INSUFFICENTE, COME MAI SE NE HO PARLATO COSì BENE? SEMPLICE: UN PAIO
DI PEZZI FATTI SU QUESTO STILE PUò ANDARE BENE, FARE TUTTO UN ALBUM SENZA FARE
QUALCHE CAMBIAMENTO STUFA (A ME HA DATO QUESTA SENSAZIONE). I PECORA SONO
UNA BAND DA PRENDERE A PICCOLE DOSI: IN QUESTO MODO POTETE APPREZZARLI AL
MEGLIO, ASCOLTARE TUTTO L'ALBUM HA MESSO DAVVERO A DURA PROVA LA (MIA)
PAZIENZA. UNA BAND IN CHIAROSCURO: GENIALE INDUBBIAMENTE, SARCASTICA MA UN
Po’ NOIOSA, FORSE PRIGIONIERA NEL SUO VOLER ESSER DEMENZIALE (CON
INTELLIGENZA) A TUTTI COSTI ( CHE UN Pò LI ROVINA).
LIDEL
Gruppo: Skullmonkeys
Titolo Album: Slugs
Genere: Rock
Voto: 65/100
Sito: hhttp://www.facebook.com/skullmonkeysband

Per avere addosso i limiti dell'autoproduzione, questo ep suona davvero bene.


Gli skullmonkeys dopo alcuni assestamenti nella lineup, sfonarno questo "slugs" che
arriva ai timpani dell'ascoltatore ancora bello fumante.
Un rock personale, che alterna parti più decise ad altre più delicate è in sostanza
il contenuto di "slugs". Molta melodia, sullo stile nickelback. Ma a tratti andando
a scavare molto in profondità, si può anche pescare qualcosa dal vecchio grunge
(soundgarden, mudhoney, bush). Sono un ascolto molto piacevole, i brani rimangono parecchio
in testa, li si canticchia facilmente.
MI permetto di dare particolare rilievo alla qualità che i ragazzi sono riusciti ad ottenere
nonostante l'autoproduzione. Si sentono lavori con alle spalle produzioni
megalitiche, suonare peggio di Slugs.
Evviva dunque l'impegno che sicuramente gli skullmonkeys hanno profuso per questi loro
6 brani.
E' un disco che supera ampiamente la soglia della sufficienza ma che non ha ancora
quello stacco necessario per essere considerato di un livello superiore.
Si attesta su un livello medio, che non vuole affatto dire mediocre.
Diciamo che è un disco che galleggia senza fatica nel mare di band che popolano
le nostre attenzioni, ma che ancora non emerge.
Forse nemmeno per i demeriti compositivi della band, anzi sotto quel punto di vista
c'è poco o nulla da eccepire...diamo tempo al tempo...ci sono le capacità
per potercela fare. Forza skullmonkeys!!!
BR1

Gruppo: Prehate
Titolo Album: We don’t march alone
Genere: Metal
Voto: 90/100
Sito: http://www.facebook.com/prehate

Che bellissimo macello!!


I prehate sfornano un disco senza pietà, e praticamente privo di
punti deboli.
Il quartetto preme fin da subito sull'acceleratore per non smettere praticamente mai.
10 brani di una fattura pesante, pesantissima, eseguiti e riusciti benissimo.
Era da un bel pò che non avevo una soddisfazione così nell'ascoltare una demo
di un gruppo. Davvero una bella scoperta.
We don't march alone si infila a fatica nei pressi del death core e punge, punge continuamente
l'ascoltatore, con riff, voce e ritmiche spezzabraccia, non curandosi a che genere
può appartenere, ma solo e soltanto di colpire.
I ragazzi hanno fatto centro, senza dubbio. Si dimostrano un gruppo oltretutto maturo
per un salto in avanti, quello della consacrazione.
L'enorme potenza sprigionata dai suoni in studio, è senz'altro difficoltosa da riproporre
in live, ma se anche li fossero in grado di farlo... cari lettori e lettrici, stiamo
ascoltando un lavoro di una band che farà parlare di se.
Mentre sto scrivendo ho ancora in cuffia violent words (seconda traccia del cd),
il mio pezzo preferito.
Questo è uno di quei cd che va a finire nella mia playlist.
In effetti, si potrebbe anche arrivare a dire che forse qualcosa di già sentito c'è,
che a livello di originalità non è da 10 e lode, e va bene... però tutto questo viene
spazzato via da una potenza d'urto spregiudicata e dal fatto che tutto il disco
non annoia mai.
Complimenti ai Prehate... sconsigliato l'ascolto ai deboli di cuore!
BR1

Gruppo: Mad Chickens


Titolo Album: Kill, Hermit
Genere: rock/grunge
Voto: 55/100
Sito: hhttp://www.facebook.com/MadChickens
Label: LadyMusicrecords

La band femminile di Avezzano è arrivata con questo Kill, hermit


al suo secondo cd.
Esistenti dal 2004, dopo vari cambi di line up, giungono dunque a fare con questo lavoro
la quadratura di un cerchio aperto molto tempo fa, e conseguentemente con alle spalle
un bel cesto carico di esperienze.
Ispirate sicuramente dal movimento grunge degli anni 90, (nirvana, mudhoney, sonic youth,hole)
danno dunque alla luce questo long playing di ben 12 pezzi.
Il prodotto è molto ben fatto, e potrebbe in effetti essere già immesso nel mercato
così com'è. La produzione ha fatto il suo lavoro, e lo ha fatto bene.
Qui di certo se c'è qualcosa da migliorare non riguarda la fase di produzione, ma piuttosto
la fase precedente, ossia la vera e propria composizione delle canzoni.
Infatti, a lasciare un attimo l'amaro in bocca sono i brani in se stessi.
Si tenta di dare un'originalità, ma si sente lo sforzo fatto per questo motivo, e
non si tiene conto che l'originalità non deve essere qualcosa di coercitivo, specialmente
in un ambiente come il grunge, o il punk rock.
Un disco claustrofobico addirittura, che in certi momenti pare più ricordare
interstellar overdrive dei pink floyd, piuttosto che aneurysm dei nirvana.
Ma non ci sarebbe nulla di sbagliato in tutto ciò, è solo che la cosa non è fatta bene.
C'è un'accozzaglia disomogenea, che va indubbiamente a privare di identità
un qualcosa che a questo punto non si capisce nemmeno se ce l'abbia.
Il tutto in un vestito di suoni e produzione splendido.
BR1
Gruppo:Vetro
Titolo Album: Punito perché ho detto il vero!
Genere: Rock scandinavo/hardcore anni 80
Voto: 85/100
Sito: http://www.facebook.com/pages/Hells-
Locks/121755274513075

I VETRO SONO FIGLI DEL ROCK SCANDINAVO E


HARDCORE, UNA SORTA DI BAND ADOTTATA E SVEZZATA A JACK DANIELS DA
TURBONEGRO, GLUECIFER, HELLACOPTERS, REFUSED. L'ALBUM è COMPOSTO DA 10 PEZZI
CANTATI IN ITALIANO E SI CHIAMA -PUNITO PERCHè HO DETTO IL VERO!-. IL PRIMO
PEZZO-ONORE AL CANE- è GLAM PUNK ROCK, -UN MILLINO NON BASTA- PRENDE LA
VIOLENZA DEL PUNK LANCIATO A ROTTA DI COLLO ANDANDO AD INVADERE TERRITORI
QUASI HARDCORE, -BET- è UN ROCK SGUIATISSIMO IGNORANTE, -NO MAS- è HARDCORE 80
SENZA SE E SENZA MA, -CENTOCELLE- è TURBONEGRO IN OGNI SUA CELLULA, -EL
CAPITANO- è PUNK 77 , -MANI IN FACCIA- è UN'ALTRA BORDATA HARDCORE CHE NON
LASCIA SCAMPO, -SURF POLIZIA- è ALL'INIZIO OPPRIMENTE PER POI ESPLODERE IN
HARDCORE, -WOODY STRODE- SEGUE QUANTO FATTO NEL PEZZO PRECEDENTE SENZA
LASCIARE IL TEMPO DI RESPIRARE, -PROVOLONE- FA UN Pò RIPOSARE PER I PRIMI 30
SECONDI L'ASCOLTATORE CON UN BEL PEZZO PUNK ROCK ORIENTED E POI SI VIRA
NELL'HARDCORE. L'ALBUM è DA ASCOLTARE TUTTO D'UN FIATO, TENDE UN Pò A MOSTRARE
UN Pò LA CORDA IN QUESTO USARE CON BUONA CONTINUITà L'HARDCORE MA CREDO DAL
VIVO POSSANO FARE IL PANICO. CONVINCENTI
LIDEL

Gruppo: Elfen Wald


Titolo Album: Garden of the night
Genere: Dark
Voto: 90/100
Sito: https://www.facebook.com/ElfenWaldOfficialPage

Gli Elfen Wald con questo album dimostrano che non c’è bisogno
di andare oltralpe per trovare sonorità oscure e cimiteriali. Ma
andiamo per gradi, il duo apre la propria carriera 2 anni fa e dal
2010 hanno sfornato prima un demo dal titolo “Ancient Oaks”, poi hanno avuto visibilità con “Part I”
che non è altro che la ristampa del demo con 3 inediti in più e quindi partecipano ad un contest “ The
gothic room” indetto da Darkitalia ein collaborazione con Moonlight, quindi la Nomadism li contata e
con loro registrano questo album.

Se dovessi sintetizzare il loro album “Garden of the night” con una metafora direi una cosa simile:”
Qando i Lacrimosa incontrano contemporaneamente Sopor Aeternus e Emily Autumn e decidono di
fare musica insieme”.
Abbiamo le atmosfere tipiche di Sopor Aeternus che aleggiano malignamente per tutta la durata del
platter, mentre la voce cristallina e a tratti lirica di Prinzessin Simhild ci ricorda moltissimo le
canzoni dei Lacrimosa di “Stille” e di “Elodia” in primis, mentre sento il tocco alla Emily Autumn per
alcuni arrangiamenti e certe sonorità.
L’album è oggettivamente ben strutturato, ben composto e ottimamente interpretato. Incredibili
passaggi di synth da parte di Eric der Rote; interessante anche la scelta di intrecciare più di un
idioma nello stesso album senza appesantirlo, abbiamo quindi testi in: italiano, inglese e tedesco. La
cura che è stata utilizzata per tutti e nove i pezzi è non solo ammirevole, ma è anche un biglietto da
visita non da sottovalutare. I ragazzi dimostrano quindi passione e perizia nel loro cd ed hanno tutte
le carte in regola per passare da quello che è l’underground dark al mainstream senza difficoltà
particolari.

Unica pecca che ho trovato è all’interno di una sola traccia: ho notato un piccolo “sbaffo” su
“Todwunsch”, nella quale la batteria elettronica è “troppo” elettronica e mi crea una distonia tra le
melodie di archi, piano e voce con la batteria stessa. Ma direi che è una svista assolutamente
perdonabile per quello che fanno in tutto il loro cd.
Picchi importanti del cd sono difficili da trovare, perché è un lavoro complesso ed empaticamente
completo, ma volendo comunque trovare i primissimi della classe di primi della classe direi:
“Broken Dreams”, “Gelida Notte”,”Alone”, “Garden of the nigth” e “Lilith”.

Consiglio vivamente questo album, non solo agli appassionati del genere, ma anche a chi ha piacere
nella buona musica, indipendentemente dal genere, e che ha voglia di un prodotto professionale ed
emozionale.
Alessandro Schumperlin

Gruppo: Recycle
Titolo Album: Only one choice
Genere: rock
Voto: 65/100
Sito: http://www.facebook.com/Recycle.Italy

Sette brani per il combo livornese …che dopo anni di gavetta


sfornano questo buon lavoro che musicalmente interagisce tra
metal e rock underground un connubio che apre le porte fra i due
generi ,non che tutto sia privo di alti e bassi anche se nel complesso le songs arrivano ad un risultato
tecnico veramente apprezzabile . Only One Choice si compone come detto di sette tracce
,personalmente butterfly è uno dei miei preferiti con una chitarra che ricorda i Korn ma che in
assoluto trovo in perfetta sintonia con il songwriting che pervade tutto il lavoro ,e anche in forever
troviamo lo stesso filo conduttore del brano di apertura,con le parti di chitarra forse un livello meno
invasive nella stragrande estensione del pezzo.granpa nulla toglie e nulla aggiunge a quanto scritto
prima come del del resto sot che fanno apparire forse un po’ ripetitivo il l’album .p.p. ha un approccio
venato di trash core per poi evolversi su linee dure e cupe come del resto selfish che ha però una
marcia in più e che insieme al brano di apertura vale l’’intero album e sublima perfettamente l’incontro
tra rock alternativo e metal. wake up completa il trittico dei brani più interessanti e rilevanti a mio
parere dell’intera sequenza ,la strada d’ora in avanti può portare ,ci si augura ,ulteriori miglioramenti
nell’evoluzione artistica dei Recycle compresa la voce solista che ha un’ impronta emo-pop forse
troppo presente ,seppure la voce si dimostri molto duttile ma che non si abbina sempre con
l’impostazione musicale .
Max doctor rock Ugolini
Gruppo: Maieutica
Titolo Album: Logos
Genere: Hard Rock
Voto: 85/100
Sito: www.maieutica.info
Etichetta: Heart of steel records

Il lavoro dei Maieutica, band di Padova, è un connubio molto


interessante tra rock, dark wave anni 80 e rimandi heavy
metal; mi è difficile poterli categorizzare in modo definito, mi
limiterò al classico Hard rock, o al loro “Rock pesante” come
amano presentarsi, ma sappiate che è molto di più.
Quello che il gruppo propone è una loro versione di cosa sarebbe successo ai Timoria se non avessero
preso la via post “etabeta”. Non me ne voglia nessuno, io sono molto affezionato ai Timoria di allora
ed i Maieutica mi riportano a quelle armonie, a quei testi importanti, profondi e poetici di album
quali”storie per vivere”, “colori che esplodono” o addirittura “2020”. IMPORTANTISSIMO, quello
che fanno i ragazzi di Padova non è un ripresentare un “già visto o un già fatto”, ma semplicemente
che il rock impegnato, poetico, sognante e cantato in italiano (scelta molto coraggiosa del gruppo a
mio avviso) non per forza debba passare dal alternative, che in questo periodo viene considerato, e
non ne comprendo la ragione fino in fondo, come unico sottogenere del rock che può essere
“impegnato”.
In ambito puramente tecnico direi che hanno dato largo sfogo alle loro capacità compositive e di
questo si sente molto bene nelle dieci tracce che compongono “Logos”, interessanti gli arrangiamenti
globali effettuati sulle canzoni e più che buono il discorso delle registrazioni e post produzioni. Se c’è
da dover cercare per forza “il pelo nell’uovo”, non capisco solo se alcune risoluzioni sonore sono
cercate oppure dipendenti da valutazioni proprie. Mi riferisco al poco spazio dato ai piatti della
batteria (Mirco Zillio), li sento parecchio smorzati e lievemente sotto tono in alcuni punti. Cosa simile
per ciò che riguarda gli effetti per le chitarre (Matteo Brigo e Roberto Guarino) durante i riff
portanti, dove avrei apprezzato delle chitarre leggermente più piene di quanto non siano sul cd. Ma
direi che questi siano più valutazioni legate ad un gusto personale.
Poco incisivo risulta il basso (Luca Serasin) che molto spesso si perde tra le chitarre e la batteria
come suono, meglio per il prossimo futuro ragionare sui livelli del basso.
Interessantissima la voce per capacità interpretativa e per nitidezza. Unica nota simpatica che in
alcuni punti, e su alcune parole in particolare, il cantante (Thomas Sturaro) fa intrasentire la cadenza
veneta, nulla di trascendentale.
I punti più alti del cd dire che possono essere: “Sinestetica apparenza”, “La scelta-Tre”(intro e
canzone), “l’oracolo” e “Natale di s’odio”.
Direi che il loro cd è promosso a pieni voti, sia per chi ha voglia di “un tuffo nel passato”, tanto quanto
per chi vuole un prodotto intenso e non una serie di canzonette da “tormentone estivo”.
Alessandro Schumperlin

Artista: HANK
Titolo Singolo: Nella città dei poveri (primo singolo estratto da
“L’aria è tesa”)
Genere: Indie/Rock
Label: Autoprodotto 2012
Sito: https://www.facebook.com/3hank

Un disco sofferto, fatto di cuore, polvere e che schiuma rabbia


che sgorga da tutti i pori: è il primo long play ufficiale degli Hank,
trio proveniente dal salernitano.
Edoardo Hank Frigenti (voce e chitarra), Tommaso Siniscalchi (basso), Mario Carillo (batteria),
debuttano dopo un ep “Polvere” che già faceva intuire la voglia di parlare del gruppo, destinato a non
restare inosservato. Afterhours, Marlene Kuntz, Soundgarden, Audioslave, riferimenti dati ad
impulso, giusto per far capire di che stiamo parlando.
Le nove tracce de “L’Aria è tesa” sono intense, scorrono senza dare un attimo di tregua al fiato.
“Nella città dei folli”, “Questo cielo mi disturba”, “Un’altra faccia”, “tutto sa di umido”: sembra una
quartina di Ungaretti, sono invece le prime quattro tracce del disco. Vita grama, dignità da non
svendere, voglia di riprendersi ciò che hanno tolto ingiustamente ad una intera generazione.
I tre Hank non si esimono da una critica alla società attuale, che dà sempre meno spazi ai trentenni
come loro, e ai quali si rivolge il disco. Maturità e voglia di riscatto, amalgamata in un sound
(volutamente?) low-fi, senza fronzoli e post produzioni. Si vive in presa diretta, si suona live, come nei
dischi che fecero grandi i primi anni ‘90 nelle zone di Seattle e dintorni.
Gli Hank ci sono, e voi?
Antonio Pucino

Tracklist

1 – Nella città dei folli


2 – Questo cielo mi disturba
3 – Un’altra faccia
4 – Tutto sa di umido
5 – Naufragi in ombra
6 – L’aria è tesa
7 – Canzone di Febbraio
8 – Lame
9 – L’immagine perfetta

Gruppo: Allan Glass


Titolo Album:Guzznag
Genere: Rock
Voto: 76/100
Link: www.myspace.com/allanglassrock
Tracklist: Satellite Tra Le Dune / Il Sergente / 5 Giorni Bugiardi /
Marty’s Swallow / A Cena Con Woland

A volte la psichedelia e il rock sperimentale possono incontrarsi col


gusto del minimale e dell’ermetismo, risultando in un’ amalgama che ha del fiabesco ma anche
dell’inquietante. Guzznag è il secondo EP del duo Allan Glass, un titolo che ben riassume le atmosfere
di questo lavoro: i guzznag sono infatti dei folletti malefici che si ritrovano in alcune favole; la
proposta musicale si farà dunque a tratti tetra, poco rassicurante, potrà essere una ninna nanna
stralunata e melanconica, melodiosa ma inquietante. Per apprezzare il lavoro al meglio è consigliabile
l’ascolto nell’ordine della tracklist, in quanto non vi sono pause tra un pezzo e l’altro e il tutto segue
un flusso continuo. L’apertura è dominata da synth maligni che disegnano un’atmosfera sperduta, come
appunto in un deserto dove si perdono i segnali con la civiltà e dove qualcosa si è perso. La breve intro
si sviluppa immediatamente in un rock essenziale e rumoroso, Il Sergente, brano che lascia ancora
molto spazio alla musica e ai suoi giochi piuttosto che al testo e ai suoi significati. La sua brevità e il
suo interrompersi quasi immediato ci trascinano subito nella traccia di più ampio respiro del lavoro
(più di 12 minuti), 5 Giorni Bugiardi, che disegna uno sfondo decisamente malinconico su cui si
intessono parole che paiono provenire da lontani ricordi, ricordi che fanno male ma che parlano solo a
tratti e come messaggi mal trasmessi. Dominano ancora i noise chitarristici e il tappeto ritmico, le
soluzioni sono molteplici in un pezzo così lungo ma si connotano tutte per la loro asciuttezza e
semplicità che tradiscono però un moltiplicarsi di sensazioni tra loro contrastanti. Da un lato il
liberarsi, l’abbandonarsi al mare dei ricordi, dall’altro il peso di questi ultimi, il loro gravare e
comprimere il soggetto. Sono più di dodici minuti ipnotici e malati che si attenuano nei toni più
sommessi e intimi della successiva Marty’s Swallow, un altro brano breve dove gli echi vocali di un
testo breve ed ermetico diventano come quel mare d’immensità in cui Leopardi definiva dolce il
naufragare. Un’immensità racchiusa e sintetizzata però in poche semplici frasi e in una musica
essenziale che è come un veicolo verso un’altra dimensione, mentre tutto resta alle spalle. Troncata a
sua volta, i pochi minuti finali restano per un outro che rassomiglia all’opener per i suoi soni distorti,
per la sua trasmissione disturbata ed inquietante. Come se il satellite, che all’inizio di Guzznag aveva
tentato di trasmetterci quei messaggi difficili da captare e da cogliere, avesse terminato la sua
missione avviandosi a un estinguersi lento e solitario.
Seconda prova molto interessante per gli Allan Glass e per le loro storie fiabesche perse nell’etere.
La maturazione è ancora lontana, ma questo EP ci restituisce un duo a cui non mancano certo le idee e
le capacità di esprimersi. Attendendo che il frutto maturi, questo germoglio è già pregevole.
doc. NEMO

Gruppo: Taken From The Nest


Titolo Album: Taken From The Nest
Genere:Deathcore
Voto: 50/100
Sito: https://www.facebook.com/takenfromthenest

I Taken From The Nest sono una band perugina fresca, nata nel Giugno
2011 per idea di Paolo Lombardi (Five Hundred Murder) e di Riccardo
Mencarelli, rispettivamente Basso e Batteria. Claudio Cilione si aggrega
ai due, ma il gruppo essendo in cerca di chitarristi viene fatto
presentare Daniele Boccali (amico di Cilione), il quale entra subito in formazione. Edoardo Del
Principe chiude la formazione nel Settembre dello stesso anno. Loro si presentano come band del
filone del Black/Death/Crust, ma dal mio punto di vista è chiaro e lampante che siamo in presenza di
un tre tracce di Death metal, con influenze brutal con grandi capacità tecniche e compositive. Di
black o di death/crust o di crust non ci trovo molto. Il promo, che è composto da tre canzoni, è a mio
avviso puro Death Metal ma, risottolineo che, le componenti Black e Crust per me sono assenti o
quasi. Diciamo che se vogliamo proprio andare a cercarle ci sono nella canzone dal titolo
“Transhumaninst” (che chiude il promo). I pezzi sono tutti e tre strutturati bene e più o meno della
stessa durata, noto che sono pezzi molto studiati a tavolino, in modo da creare un equilibrio tra le
aspirazioni della band, il gusto dell’ascoltatore.

Nota positiva è che i pezzi sono stati registrati in due giorni , meno positiva è il fatto che il mixiaggio
e postproduzione non siano dei migliori. Questo si nota dal fatto che in alcuni punti le chitarre
vengono oscurate dalla voce. Altro dubbio viene a guardar l’artwork complessivo, la copertina è
piuttosto vaga e lascia ad intendere tutto e niente. Non è da considerare un “se vogliamo dei rimandi
visivi” ma serve per portare l’attenzione al fruitore ultimo del cd. Quindi se non c’è un quid sulla
copertina mi ritroverò comunque con un buon cd ma non calcolato minimamente e anche questo è parte
integrante di un cd. Cosa non da considerare di secondaria importanza, ripeto, per il semplice fatto
che essendo questo un modo di presentarsi al pubblico(che sia un metallaro medio, che sia
un’etichetta discografica), diciamo che è una presentazione zoppa.

Consiglio per il prossimo futuro ragionare un filino in più sulla post produzione ed i livelli degli
strumenti oltreché ad una cura anche sull’ambito visivo del cd. Purtroppo mi tocca dare un voto
bassino, ma resta inteso che essendo il primo lavoro e registrato con così poco tempo direi che è un
buon trampolino di lancio per il prossimo lavoro. Ripeto le potenzialità e le aspettative ci sono,
l’originalità dell’idea anche, però l’identità musicale deve essere più curata.
Alessandro Schumperlin

Gruppo: Supernova
Titolo Album: Supernova
Genere:rock
Voto: 60/100
Sito: http://www.facebook.com/SUPERNOVA2004

Il quintetto di Livorno sta iniziando a far girare il disco che sto


ascoltando in anteprima,prima dell'uscita ufficiale che sarà
nell'autunno del corrente anno.
Un curriculum senza dubbio alcuno impressionante, precede e
accompagna la band toscana.
Un curriculum fatto sia di esperienze, ma soprattutto di collaborazioni illustri, più che altro a livello
di tecnici, produttori, case discografiche e di promozione.
In effetti queste collaborazioni si sentono, eccome!Il disco omonimo dei Supernova si snoda in 11
brani tra cui una cover reinterpretata all'uopo dai ragazzi: ordinary world dei duran duran.
Venendo subito al dunque e saltando la parte dei preamboli si può dire che il brano dei duran duran è
(ovviamente) il più bello di tutto il disco.
Le fattezze di tutto il resto sono eccelse. Ma non potrebbe essere altrimenti, visto il bagaglio ecnico
e di tecnici che i Supernova si portano dietro.
E' già un disco pronto per il mercato italiano, in tutto e per tutto: suoni, tipologia e struttura dei
brani, testi, agganci e trampolini. Il problema è che sto parlando non del sano mercato underground
italiano, ma del mercato italiano, punto e basta, cioè lo stesso che fa vendere centinaia di migliaia di
copie a Gigi d'Alessio e tiziano ferro.Beh che dire, non è più un territorio dove mi piaccia camminare,
ma questo disco a quel territorio si adatta benissimo, vista l'alta qualità del prodotto e la scarsa
qualità delle canzoni. Il solito vestito stupendo, niente di più.
Probabilmente sentiremo i supernova in heavy rotation sulle radio, o su mtv. Ma questo non vuol dire
che chi voli su quei livelli faccia dei prodotti di qualità.
Mi spiace, ma la sufficienza devo darla, ma solo per la qualità della produzione,
cioè quella che i ragazzini si sognano dentro i loro garage sottoterra...underground.
BR1
LIVE REPORT
The Di Maggio Connection, live at OFF Bar (Firenze, 06/07/2012)
«Carneade, chi era costui?» Quando Marco
Di Maggio fa un’apparizione in quel di
Firenze, l’evento resta generalmente di
profilo basso. C’è da chiedersi come mai,
data la figura di spicco nella scena
rock’n’roll internazionale ricoperta dal
chitarrista (per un curriculum vitae
dettagliato, si veda il suo sito
www.marcodimaggio.com). Sarà che la scena
rock’n’roll, rockabilly, surf, psyco e così via sia relegata nella nicchia e in particolar modo in
una città musicalmente provinciale come Firenze, ma sta di fatto che un musicista che
tutto il globo ci invidia arriva a suonare in patria entro eventi tiepidi, o comunque sia
passando per una cortina di quasi silenzio. Stimato e conosciuto da chi frequenta la scena,
Di Maggio risulta per essere ignorato o poco considerato dai più. Un mister Carneade del
XXI secolo che però tanto Carneade in realtà non è. I casi della vita.
La piazza antistante alla Fortezza da Basso, cuore pulsante della Firenze estiva, è gremita
dai soliti noti: tutta la gioventù locale fa tappa qui per la serata e la piazza è infatti sempre
piena. Domandando in giro quanti siano sul posto per il concerto dei Di Maggio Connection,
molteplici sono le facce interrogative. «E chi è Di Maggio? Cosa suona? Rockabilly dici? Ah,
carino sarà allora!» Inutile provare a spiegare che si ha di fronte qualcosa di più di un
artista carino, ma di una figura di stampo internazionale. Così sì, l’OFF balla al ritmo della
musica dei Di Maggio Connection, ma così come si ballerebbe con un sottofondo qualunque
di rock’n’roll senza apprezzare più di tanto la perizia esecutiva del trio capitanato da uno
dei chitarristi di punta della scena. I pochi che conoscono il valore di ciò che accade sul
palco si riuniscono per apprezzare. Il risultato finale è sicuramente un successo, ma è un
successo in realtà tiepido, senza alcun botto, senza ovazioni di sorta. In tutto questo ci si
mette anche un tecnico del suono che, forse per sua colpa o forse per colpa delle regole del
palco dell’OFF, fa suonare i Di Maggio Connection a volumi indecorosi senza che si possa
apprezzarne appieno la carica dirompente. Nonostante questo l’esecuzione è apprezzabile,
come sempre. Una scaletta fatta di brani originali del trio che riassumono una carriera
segnata dall’incontro delle varie derivazioni del rock’n’roll, rimesse a nuovo ma sempre con
ricambi autentici…un po’ come un’auto d’epoca che appare nuova di pacca pur essendo stata
messa insieme con i pezzi originali. Nel mezzo le varie cover del caso, tra cui la mitica
versione di Every Breath You Take e un medley in cui spiccano Summertime Blues, C’mon
Everybody e I Fought The Law. Ballano tutti ma come se non ci fosse che un disco
registrato, perché si sa che col rock’n’roll prende sempre bene. Col profilo basso, dopo una
prova davvero pregevole, i nostri fanno le valigie e salutano. La serata prosegue, la piazza è
sempre piena, ma il pezzo da 90 ha lasciato il palco senza che nessuno abbia potuto
coglierne il reale valore.
doc. NEMO
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