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Conoscere Terra di Lavoro

Il progetto di restauro della cappella


di San Giovanni Battista a Letino
Gennaro Leva e Gianluca Vitagliano

© 2009
Tutti i diritti riservati
Stampato presso: Arti Grafiche Grillo srl
ISBN 9788863770032
Sommario

1 Premessa ............................................................................................................ 4
2 I criteri ispiratori dell'intervento di restauro ................................................ 6
3 L'inquadramento urbano e territoriale .......................................................... 6
4 Descrizione della chiesa nello stato attuale .................................................. 8
4.1 L'analisi materica e il degrado delle murature ................................................................. 9

5 La storia della chiesa ...................................................................................... 15


5.1 1858-1913 ........................................................................................................................... 15
5.2 1914-2009 ........................................................................................................................... 21

6 Il progetto di restauro ................................................................................... 24


6.1 I fase .................................................................................................................................... 24
6.2 II fase .................................................................................................................................. 25
6.3 I materiali utilizzati ............................................................................................................ 26
Il recupero e il restauro del patrimonio storico e artistico, di un piccolo co-
mune di montagna come Letino, è un obiettivo che va perseguito con ogni mezzo e
strategia al fine di tramandare ai posteri testimonianze tangibili di un passato ricco di
storia e di eventi che hanno caratterizzato la vita di intere generazioni.

In quest'ottica è inserito il piano di restauro della Cappella di San Giovanni


Battista, programmato dalla Parrocchia di San Giovanni Batista, la cui progettazione
è stata affidata agli architetti Gennaro Leva e Gianluca Vitagliano.

La Cappella di San Giovanni Battista, già ex cappella di San Rocco, merita a


pieno titolo di far parte di quei gioielli architettonici che contribuiscono ad arricchire
il patrimonio di un territorio montano. La sua ubicazione è strategica in quanto è
situata in una posizione centrale rispetto all'attuale abitato di Letino. Nella sua origi-
ne, questo luogo di culto, si trovava ubicato fuori dal centro abitato ma a ridosso di
una strada 'principale che tutti percorrevano in quanto conduceva verso i campi e al
fiume Lete. Nei letinesi sono ancora vivi i ricordi delle persone più anziane che rac-
contavano di come i nostri antenati avessero contribuito, con sacrifici immani,
all'ampliamento e alla manutenzione di detta cappella dal momento in cui divenne
sede della Congrega di San Giovanni Battista. Nel corso degli anni per incuria e per la
scioglimento della suddetta congrega, la cappella ha subito un declino che l'ha portata
allo stato attuale. Nonostante ciò, nell'animo dei letinesi, non si è mai spenta la spe-
ranza di riportare agli antichi splendore la vecchia cappella di San Giovanni Battista.
Oggi possiamo asserire che, grazie alla sollecitudine e alla sensibilità del nostro parro-
co Don Domenico !annotta, dei letinesi e dell'Amministrazione Comunale tutto ciò
si sta concretizzando; siamo riconoscenti a tutti coloro che hanno accolto con posi-
tività il realizzarsi di un desiderio che perdura da anni e, per tanto, li ringraziamo per
la disponibilità e la loro generosità che caratterizza, come sempre, le genti di monta-
gna.

Fausto Perrone
Vicesindaco di Letino

3
1 Premessa
Non capita spesso di trovare - nelle aree marginali rispetto ai principali flussi
di traffico economico e culturale di quello che fu il Regno di Napoli - delle testimo-
nianze materiali di particolare rilievo per la comprensione delle dinamiche che sot-
tendono l’esigenza della conservazione di un bene culturale in quanto elemento di
identità di una comunità. Il caso della cappella di San Giovanni Battista a Letino ap-
pare in tal senso emblematico.
Posto a quasi mille metri sul livello del mare, sul versante della catena del Ma-
tese che volge verso il mare Tirreno, il piccolo centro di Letino rappresenterebbe, ad
una visione superficiale, il bucolico agglomerato abitato da una comunità fino a qual-
che decennio fa caratterizzata da un’economia secolare basata sulla pastorizia, limita-
tamente sull’agricoltura per le specifiche condizioni orografiche. Se in parte tale valu-
tazione si avvicina alla realtà, è pur vero che questo piccolo nucleo dell’Appennino
meridionale manifesta in più occasioni - artistiche e sociali - di recepire le più aggior-
nate correnti culturali che caratterizzano i grandi centri della valle, in contatto diretto
con la capitale del Regno di Napoli. Ne resta testimonianza nell’impianto planimetri-
co e negli affreschi cinquecenteschi della chiesa madre di San Giovanni nonché negli
avvenimenti di fine ottocento relativi al movimento anarchico di Cafiero e Malatesta.
E ne resta testimonianza anche nelle vicende storiche che caratterizzano la
cappella di San Giovanni Battista nell’omonima piazza, realizzata a partire dall’ultimo
quarto dell’ottocento; qui, gli interventi che vengono condotti all’inizio del novecen-
to, per fare un esempio, sottolineano un’apertura alle più aggiornate istanze della
scienza delle costruzioni, grazie all’impegno di un ingegnere operante a Letino, Mario
Pitocco - formatosi a quella Reale Scuola Superiore di Ingegneria di Napoli, già Scuo-
la di Applicazione di Ponti e Strade voluta da Gioacchino Murat nel 1811, sul model-
lo dell'École d'Application des Ponts et Chaussées di Parigi - che rappresenta
l’inedito iniziatore, nel periodo tra le due guerre, dell’infrastrutturazione di questo
versante del Matese.
L’interesse per la cappella, peraltro, scaturisce dall’esigenza della comunità di
Letino di procedere al restauro del manufatto al fine di destinarlo nuovamente a fun-
zioni religiose, dopo un cinquantennio di inattività per una serie di vicende che ver-
ranno chiarite nel seguito.
Lo scritto, dunque, illustra il progetto di restauro della cappella finalizzato a
restituirne la funzione assembleare. Tale progetto è stato redatto attraverso la preli-
minare fase di conoscenza del manufatto: l’inquadramento urbano e territoriale; la
ricostruzione delle vicende storiche che hanno determinato, nella seconda metà
dell’ottocento, la costruzione della cappella di San Giovanni Battista e gli interventi
sulla fabbrica che sono seguiti nel corso del secolo successivo; il rilievo diretto foto-
grafico, metrico, materico; sono tutte “parti” di un’analisi che consente un approccio
al progetto di restauro che fa della “cautela” uno dei punti essenziali.
Conoscere per conservare; conservare per conoscere. Un architetto restauratore della se-
conda metà del novecento giustamente sottolineava la necessità di una stretta relazio-
ne tra conoscenza e conservazione di un bene architettonico. Il progetto che si illu-
stra, allora, muovendo dai principi ormai acquisiti dalla cultura del restauro, si propo-
ne di massimizzare la conservazione dell’integrità materiale della cappella di San Gio-
vanni Battista a Letino, pur operando scelte criticamente fondate in merito alla elimi-
nazione di stratificazioni recenti al fine di attenuare o evitare l’innesco di irrecupera-
bili processi di degrado che comprometterebbero il manufatto nel suo complesso.
Infine, nell’ambito del progetto particolare rilievo hanno assunto le scelte re-
lative agli esiti formali dell’intervento, soprattutto laddove l’aggiunta ha presupposto il
ricorso al linguaggio del nostro tempo. Perché il progetto di restauro è, prima di tut-
to, progetto di architettura.

Il progetto di restauro che si illustra - e da cui sono tratti tutti i disegni e le


immagini - è stato redatto nella seconda metà del 2007 dagli architetti Maria Carmela
Lombardo, specializzata in restauro dei monumenti, Arianna Spinosa e Gianluca
Vitagliano, dottori di ricerca in conservazione dei beni architettonici, e da Antonio
Capriata; è stato approvato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Pae-
saggio, per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le Province di
Caserta e Benevento nel gennaio 2008.
I lavori si prevedono articolati in due lotti: il primo interesserà il restauro del-
le facciate esterne, il secondo si occuperà dello spazio interno e della copertura.
A questa pubblicazione, che illustra il progetto di restauro definitivo, seguirà
un’ulteriore volume con lo scopo di illustrare gli esiti dell’intervento e la rispondenza
ai propositi progettuali.

Ringraziamenti
La redazione di questo volume è stata possibile grazie alla disponibilità di don
Domenico Iannotta, parroco di Letino, che ha messo a disposizione il materiale do-
cumentario per la ricostruzione delle vicende storiche della cappella; si ringraziano,
altresì, i signori Fausto Perrone, per avere gentilmente fornito la documentazione
relativa al restauro della cappella condotto negli anni venti del novecento
dall’ingegnere Mario Pitocco, e Luigi Paolella, presidente della Pro Loco Letino, per
avere preso a cuore le sorti dell’edificio. Infine, si ringrazia Antonio Orsi, sindaco di
Letino, per la sensibilità con la quale ha accolto l’invito a patrocinare questa iniziativa
editoriale.

Gennaro Leva e Gianluca Vitagliano


2 I criteri ispiratori dell’intervento di restauro
La cappella di San Giovanni Battista costituisce una emergenza architettonica
del centro matesino, storicamente consolidata, nonostante le alterne vicende che
hanno caratterizzato il manufatto. Gli obiettivi che si intendono perseguire
nell’intervento di restauro mirano alla conservazione di quanto resta della struttura
nei suoi valori storici e architettonici e nella sua consistenza materica.
A tal fine, notevole importanza ha rivestito la fase di conoscenza della fabbri-
ca e del suo intorno mediante l’analisi delle vicende storiche e delle trasformazioni
che hanno caratterizzato il manufatto. Essa è stata condotta attraverso lo studio di
fonti archivistiche e bibliografiche verificate con indagini in situ volte alla compren-
sione delle caratteristiche materiche, strutturali, spaziali e formali della cappella. Parti-
colare rilievo assume anche lo studio e l’inquadramento territoriale, attraverso la
comprensione delle relazioni tra l’edificio religioso, il borgo e il territorio più in gene-
rale.
Le informazioni acquisite nella fase conoscitiva hanno costituito il presuppo-
sto per l’elaborazione del progetto di restauro a livello di definitivo che si informa ad
alcuni criteri fondamentali:
 la conservazione della fabbrica nella sua consistenza materica necessita di
interventi di consolidamento e protezione il cui controllo in fase progettuale
ed esecutiva risulta fondamentale in quanto influente in modo rilevante sugli
esiti formali;
 il restauro dovrà seguire i principi enunciati nei documenti di indirizzo di
settore più recenti e rispettare i valori paesaggistici e ambientali del contesto;
 le tecniche di intervento sia innovative che tradizionali dovranno risultare
poco invasive e, comunque, garantire la compatibilità con la struttura esi-
stente;
 gli interventi di consolidamento dovranno mirare al miglioramento sismico
in modo da limitare l’invasività delle scelte progettuali in campo strutturale.
Il progetto elaborato, pertanto, in linea con gli attuali orientamenti metodolo-
gici e normativi nell’ambito del restauro, pone attenzione alla conservazione della
fabbrica nella sua consistenza materica (e dunque nei suoi valori di documento di sto-
ria e d’arte), ma non rinuncia alla sua restituzione ad una funzione compatibile con la
struttura e con le esigenze della comunità locale.

3 L’inquadramento urbano e territoriale


La cappella di San Giovanni Battista è situata sull’omonima piazza all’ingresso
del nucleo antico di Letino. La sua localizzazione è esterna al perimetro del centro
storico propriamente detto, derivando, tale scelta, dall’epoca di costruzione di un
preesistente edificio religioso dedicato a San Rocco, presumibilmente a seguito
dell’epidemia di peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656.
L’accesso alla chiesa avviene direttamente dalla piazza San Giovanni.
Dal punto di vista territoriale, l’immobile è collocato altimetricamente a circa
950 metri s.l.m. in posizione intermedia tra il nucleo antico di Letino con la sopra-
stante chiesa di Santa Maria a Castello e la valle nella quale scorre il fiume Lete. Tale
posizione consente l’osservazione diretta della catena montuosa del Matese.

Figura 1 Planimetria catastale di Letino (1972)

Figura 2 Fotografia aerea del centro di Letino


4 Descrizione della chiesa nello stato attuale
La fabbrica, come ora si presenta, è il frutto di stratificazioni occorse
nell’ultimo secolo. Essa è caratterizzata da un’aula unica terminante con un’abside
semicircolare. Ad una quota di +4.30 ml. è stato inserito, nel corso degli anni cin-
quanta del XX secolo, un solaio in cemento armato con due pilastri centrali, sicché
oggi la chiesa appare divisa in due livelli. Al secondo livello si accede mediante
un’apertura nel solaio.
La copertura, originariamente a volte di mattoni in foglio con soprastante
struttura in legno e manto di laterizi, attualmente presenta solo gli archi trasversali di
collegamento in mattoni. L’originaria copertura è stata sostituita, a seguito di crolli, da
una struttura provvisoria in profilati di acciaio e manto in lamiera grecata.
L’edifico, inoltre, è privo degli infissi nei vani che danno luce all’aula, ad ec-
cezione dei battenti di ingresso, in alluminio, e di una finestra al livello basso sulla
parete destra.
Sotto il profilo costruttivo, si riscontrano differenti tipologie di apparecchia-
ture murarie che saranno illustrate nel seguito; si anticipa, comunque, che in massima
parte si rileva l’utilizzo di una struttura portante con nucleo interno e paramento
esterno in blocchi di pietra calcarea apparecchiati in maniera pseudo-regolare e rego-
lare - in funzione della localizzazione - con malta di calce, sabbia e pozzolana.
All’interno, nella parte sommitale delle murature perimetrali che conservano
l’andamento delle antiche falde inclinate del tetto, risultano evidenti le tracce delle
imposte delle volte, in parte a botte e in parte a vela o a crociera, oltre al catino absi-
dale, ormai andate completamente perdute. Si rileva, altresì, la presenza, al secondo
livello, di tracce dell’originario intonaco e delle tinteggiature.
Il pavimento dell’aula è costituito da un battuto di cemento; solo in corri-
spondenza dell’altare - non più esistente - un gradino in basoli di pietra calcarea defi-
nisce l’area presbiteriale sopraelevata.
Infine, l’apparato decorativo è costituito, all’interno, da resti di cornici e capi-
telli in stucco, sul prospetto principale dalle lesene modanate e dal cornicione in
blocchi di pietra calcarea squadrata.

4.1 L’analisi materica e il degrado delle murature


Relativamente ai materiali utilizzati nelle murature della cappella di San Gio-
vanni Battista di Letino, si riscontra l’utilizzo di quattro differenti tipologie di appa-
recchiature:
M1: Paramento murario in blocchi di pietra calcarea a filari orizzontali con
giunti di malta di 0.5 cm circa costituito da conci squadrati di medie
dimensioni (20-45cm) disposti alternativamente secondo la giacitura
orizzontale e verticale. La malta è di ottima qualità e ricca di inerti.
Tale paramento si riscontra sulla facciata principale, in corrisponden-
za dell’apparato decorativo.
M2: Paramento murario costituito da bozze di pietra calcarea variamente
sagomate annegate in spessi letti di malta, con inerti di varie dimen-
sioni. La muratura poggia direttamente sulla roccia affiorante. Si tratta
dell’apparecchiatura che caratterizza in massima parte le strutture di
elevazione dell’edificio, principalmente i prospetti laterali.
M3: Paramento murario in mattoni di laterizio con sottili giunti di malta.
Tale paramento si riscontra nelle zone sommitali dei prospetti esterni
e sulla sommità delle pareti interne in corrispondenza delle arcate tra-
sversali.
M4: Paramento murario in blocchi di pietra calcarea a filari orizzontali con
giunti con spessore variabile (1-3 cm), costituito da conci di dimen-
sioni medio piccole (10-30 cm). Si riscontra nel prospetto principale -
nella parte ricoperta da intonaco - e in alcune zone dei prospetti late-
rali, in particolare nelle zone basamentali.
Si riscontra, inoltre, la presenza di cemento armato nell’impalcato interno e di
intonaco - che originariamente ricopriva tutte le pareti, ad eccezioni dell’apparato
decorativo - in zone estese della superficie muraria, benché in evidenti condizioni di
degrado.
L’analisi dello stato di fatto è stata condotta mediante il rilievo dei materiali e
la rappresentazione del degrado delle superfici mediante l’utilizzo del Lessico Normal
1/88.
MI

0,30

0,58

Figura 3 Rilievo materico del prospetto con rappresentazione del degrado.


In rosso i riferimenti per la mappatura delle apparecchiature murarie
Figura 4 Rilievo materico della pianta con rappresentazione
del degrado e delle tipologie di apparecchiature murarie.
Figura 5 Rilievo materico del prospetto sud con rappresentazione del degrado

Figura 6 Rilievo materico della sezione longitudinale con rappresentazione


del degrado e delle tipologie di apparecchiature murarie.
Figura 7 Rilievo dei materiali e dei fenomeni di degrado ex lessico
Normal 1/88 del prospetto principale (Legenda nella pagina seguente).
5 La storia della chiesa
5.1 1858-1913
Le vicende storiche della cappella sono state indagate in relazione all’operato
della Venerabile Congrega di San Giovanni Battista, che alla costruzione e alla manu-
tenzione del manufatto concorre fino al suo commissariamento nella prima metà del
novecento.
L’indagine condotta si è avvalsa della lettura diretta della fabbrica e della con-
sultazione di una fonte indiretta inedita costituita dal libro dei verbali della congrega,
ai quali si farà spesso riferimento, custodito presso l’archivio della parrocchia di San
Giovanni a Letino1.
Come si diceva, le vicende della cappella non possono essere disgiunte da
quelle della congrega, che viene istituita il 7 gennaio 1858 con l’approvazione dello
statuto e di una banca per l’accumulo e la gestione dei fondi2. Poiché non dispone di
una sede propria, la congrega - il cui priore risulta Domenico Stocchetti - si riunisce
nella cappella di Santa Maria delle Grazie3, andata poi distrutta all’inizio del secolo
successivo a seguito dell’ampliamento della strada di collegamento di Gallo Matese
con la fascia pedemontana sulla quale prospettava.
La congrega deve avere a cuore le sorti del suo luogo di riunione se il 21 apri-
le 1861 delibera di restaurare la cappella di Santa Maria delle Grazie, evidenziando
che mentre ad essa spettano le spese per il “solo magistero e le assistenze ai maestri”,
i fratelli si fanno carico di concorrere gratuitamente alle spese per i materiali e

1
Il documento al quale si farà riferimento nel seguito della trattazione è il manoscritto Libro
delle conclusioni che si fanno dai fratelli della V.le Congrega di S. Gio. Battista dall’anno della nostra redenzione
1858, in Archivio della Parrocchia di San Giovanni, Letino. Il libro è costituito da due pagine non
numerate, da venti pagine numerate costituenti lo statuto e da pagine numerate con inizio nuovamen-
te da 1 per le deliberazioni. Nel seguito, si farà riferimento, se non diversamente specificato, alla
numerazione di queste ultime. E’ da sottolineare che i verbali delle delibere non presentano interru-
zioni fino al 1893, dopodiché i successivi atti sono datati 24 gennaio e 7 febbraio 1904. Da
quest’ultima data, a pagina 261 del libro, si riporta esclusivamente l’elenco dei fratelli e sorelle in regola
con l’iscrizione alla congrega a partire dall’anno 1939, quando l’istituzione viene commissariata dal
parroco Antonio Gallinaro. Sul registro vengono riportati i conti fino al 24 maggio 1944. Benché esuli
dalle intenzioni di questo scritto, per la ricostruzione delle vicende storiche della fabbrica precedente
all’istituzione della congrega, andrebbe valutata la possibilità di consultare eventuali fonti documenta-
rie presso l’Archivio della diocesi Alife-Caiazzo.
2
Cfr. Libro delle conclusioni cit., pagine iniziali relative allo statuto.
3
Op. cit., p. 1.
quant’altro necessario4. Ed ancora, il 7 aprile 1862 si delibera “il ristauro della porta e
finestra con vetrata e rezze completate per non essere offese a rompersi”5.
Ma la Congrega assume sempre più peso nella vita del piccolo comune
dell’Alto Casertano tanto da consentire al priore di proporre in una riunione del 2
febbraio 1863 il trasferimento della sede e “lo ristauro della Cappella di S. Rocco […]
che il restauro deve essere tutto adempiuto colle braccia dei Fratelli”. La discussione
in seno al consesso è sicuramente animata in quanto alla fine su 76 membri votanti,
65 si dichiarano favorevoli e 11 contrari. Sul trasferimento influiscono sicuramente
due fattori: la necessità di avere una sede autonoma rispetto alla cappella di Santa
Maria delle Grazie e la migliore accessibilità del nuovo manufatto rispetto al centro
del paese “perché la Chiesa di San Rocco rende comodo per ogni ceto di persona
che tutti possono andare all’oratorio perché è breve il viaggio di strada” 6.
Sull’allora esistente cappella di San Rocco, insistente sull’area di sedime
dell’attuale chiesa di San Giovanni, dai verbali non si evince nulla; considerando la
dedicazione e la localizzazione si può supporre che essa fosse situata all’esterno del
nucleo medievale, immediatamente a ridosso della strada principale di accesso e che
fosse intitolata a San Rocco a seguito dell’epidemia di peste del 16567, quando, ap-
punto, molti oratori e chiese vengono dedicate al santo ritenuto salvatore della popo-
lazione dalla malattia.
Benché si parli di “ristauro” della cappella di San Rocco, è da supporre che
quest’ultima venga demolita e il materiale di risulta riutilizzato nella nuova cappella
della Congrega se nel verbale si riporta che “il ristauro deve essere tutto adempiuto
colle braccia dei Fratelli, e non che le Sorelle, che sarebbe, per i materiali tutto lo
raccoglimento deve essere fatto dai Fratelli, solo deve essere pagato il Maestro Fab-
bricatore, e gli altri manipoli, assistenti ai muratori, per restringere calce, legna per la
Calcara, maestri adattati ad essa, e tutti gli altri oggetti tanto per qualsivoglia legname
e pietra calce, canali, per demolire il fabbricato vecchio tutto deve eseguirsi dai Fratel-
li”8. Peraltro, ad un’analisi diretta delle murature, al di sopra dell’innesto delle volte
crollate, nell’attuale configurazione, non si riscontrano differenze sostanziali di appa-

4
Op. cit., p. 26.
5
Op. cit., p. 33.
6
Op. cit., p. 41. Il verbale consente anche di sapere che la Congrega ha nelle sue disponibilità
un fondaco per la conservazione del grano perché “per lo ristauro della Chiesa di San Rocco, per lo
raccoglimento de’ Materiali di qualsivoglia specie tutto a carico dei Fratelli, ma considerando per il
compenso ai Muratori è necessario di vendere il grano esistente in Fondaco”, ivi, p. 43.
7
Cfr. I. Fusco, Peste, demografia e fiscalità nel regno di Napoli del XVII secolo, Milano 2007.
8
Cfr. Libro delle conclusioni cit., p. 41.
recchiature murarie per dimensioni dei giunti e pezzature di elementi lapidei, né parti
nelle quali risultino evidenti ammorsature tra strutture edificate in epoche differenti.
L’intervento per la realizzazione della nuova chiesa risulta già in corso
nell’estate dello stesso anno ed ha già superato le previsioni di spesa della citata deli-
bera; il 5 luglio 1863, infatti, la precedente delibera viene emendata nella parte in cui
“diceva che si deve pagare il solo muratore e tutt’altra servitù occorrente di qualun-
que specie tutto gratis. Considerando al travaglio che si sta costruendo non è suffi-
ciente il premio al solo Maestro, ma bensì a tutti gli altri oggetti che non vengono
adempiti [sic] dai Fratelli, è necessario che si pagano”9.
I lavori per la nuova sede continuano nel corso degli anni successivi con
l’obiettivo di essere conclusi per il 186610, ma richiedono un maggiore impegno eco-
nomico per la congrega al quale non si può far fronte con le sole entrate ordinarie;
pertanto, il 16 settembre 1866 si delibera di richiedere un prestito “considerando che
i Maestri di qualunque spesa cercano di essere pagati” e “considerando di essere
nell’impossibilità per poterli soddisfare”11.
Dalla documentazione degli anni successivi non si evince l’andamento dei la-
vori della nuova sede della Congrega, se non per alcuni fatti particolari: dalla delibe-
razione del primo giugno 1868, ad esempio, emerge che nella “Chiesa gronda acqua
sopra ai laterali del pavimento di essa”12; a tale problema, riconducibile ad infiltrazio-
ni di acque attraverso il terreno posto su un lato della fabbrica, si delibera di porre
rimedio attraverso la realizzazione di un “ingavo [sic] alla parte di dietro pel prezzo di
ducati 4,50, onte togliere l’inconveniente dell’umido che porta gran pregiudizio alla
Chiesa”13. Mentre nel giugno del 1871 si delibera di “comprare la campana dei Signo-
ri Stocchetti bisognevole per la nuova Chiesa della congrega medesima” 14.

9
Op. cit., p. 45. Il priore è Domenico Orsi. Nella successiva riunione del 27 settembre 1863 si
delibera di vendere il grano dell’anno precedente per far fronte alle spese della nuova chiesa, cfr. op.
cit., p. 47.
10
L’8 maggio 1866, su proposta del priore Emanuele Tartaglia, si delibera di vendere il grano
dell’anno precedente “per dare un’altra spinta alla nuova Chiesa dedicata al nostro Santo”, in op. cit., p.
61. Medesimo intento è nella deliberazione del 15 agosto dello stesso anno, cfr. op. cit., p. 62. La vo-
lontà di terminare i lavori nel 1866 è in un’altra deliberazione con la stessa data della precedente, cfr.
op. cit., p. 63.
11
Op. cit., p. 67. Il prestito ha un tasso di interesse del 15%, benché la congrega avesse auspi-
cato di trovarne uno con tasso al 10%.
12
Op. cit., p. 75. Il fatto che si parli di chiesa e non di cappella consente di precisare che si
tratta del costruendo edificio.
13
Ibidem.
14
Op. cit., p. 92.
La cappella prima del 1873 La cappella al 1872

La cappella al 1877 La cappella al 1913

La cappella al 1928 La cappella al 1955

La cappella al 1985 La cappella al 2009

Figura 8 Ricostruzione grafica delle fasi evolutive della chiesa


Solo nel 1875 si può supporre la conclusione di gran parte dei lavori iniziati
dodici anni primi perché risulta la prima deliberazione nella quale si scrive che i
membri della congrega si sono riuniti “nel solito oratorio, ed propriamente nella
capella [sic] della medesima”15. Il 29 aprile 1877 ancora si delibera di impegnare
somme di denaro per “fare accomodi occorrenti per la Chiesa” 16 e più avanti, il 13
maggio dello stesso anno, di “fare il Cancello di ferro avanti alla porta della Chiesa
per quindi farla vindolale [sic] nelle propizie giornate”, oltre che per “esser una cosa
necessaria per togliere l’umido alla chiesa medesima”17. Peraltro, dall’analisi diretta
della fabbrica emerge la presenza della data del 1877 scolpita sul basamento in bloc-
chi di pietra calcarea squadrata della lesena destra della facciata, sicché si può suppor-
re che il paramento esterno della chiesa risalga a quella data, considerando, comun-
que, come sopra evidenziato, la praticabilità dell’edificio di culto per le funzioni reli-
giose.
Alla fine dei lavori la congrega di San Giovanni Battista è riuscita a dotarsi di
una cappella ad aula unica con tre campate scandite da lesene ed archi che sostengo-
no volte leggere in mattoni in foglio ed un’abside semicircolare inglobata in una ter-
minazione rettangolare all’esterno; la copertura dovrebbe essere lignea, di soli punto-
ni e arcarecci, con manto in coppi e canali; l’apparato decorativo è ridotto
all’essenziale, con capitelli e cornici in strucco all’interno, blocchi di pietra squadrata
all’esterno sulla facciata principale, con un piccolo risvolto su quelle laterali. L’aula
interna, inoltre, prende luce ed aria da un mezzo arco in facciata, da un oculo nella
parete di fondo e da quattro finestre sulle pareti laterali, due per lato.
Completato il manufatto, l’attenzione della congrega si sposta al contesto cir-
costante, al fine di renderlo più adeguato alla nuova chiesa. Si decide, pertanto, nel
1878, di eseguire lo spianamento dello spazio antistante la chiesa, l’attuale piazza San

15
Op. cit., p. 115. Nella deliberazione del 2 gennaio 1876 si specifica che la chiesa è in con-
trada San Rocco, cfr. op. cit., p. 118.
16
Op. cit., p. 124.
17
Op. cit., p. 125. Il 25 marzo 1885 si delibera anche di mettere “in accordo del suono” un
organo donato dalla congrega della Carità che si trova nella chiesa di “Santa Maria del Castello”, cfr.
op. cit., p. 175. Poiché l’organo deve essere particolarmente degradato, il 19 settembre 1886 si delibera
l’”accomodo” da parte del maestro organista per 200 lire, cfr. op. cit., p. 201. L’anno successivo, il 23
gennaio, si delibera anche di “voler fare la Custodia con la sola Pisite nella Cappella della Congrega,
prima per dare più comodo ai fratelli e sorelle, di potersi esercitare meglio negli esercizi spirituali, 2°
per potere esercitare altre varie funzioni”, cfr. op. cit., p. 208.
Giovanni, a proprie spese18. Nello stesso anno la congrega riceve in donazione un
terreno accanto alla cappella vincolato alla realizzazione di un deposito del grano che
annualmente viene accumulato e poi venduto 19, anche se emergono con prepotenza
le condizioni di povertà nelle quali vivono i fratelli, oltre cinquanta, specchio
dell’economia del piccolo centro matesino: “Viduto la maggior parte dei fratelli nello
stato miserabile di povertà [il priore] propone” di posticipare il pagamento delle an-
nualità20.
La cappella, a poco più di dieci anni dalla sua conclusione, si avvia ad essere
oggetto di opere di manutenzione straordinaria, testimonianza dell’uso e, in alcuni
casi, della scadente qualità di alcune opere ivi realizzate dovute più ad imperizia che a
caratteristiche dei materiali utilizzati. Nel 1885 viene rinnovato il campanile, “essendo
in nostra Congrega il Campanile catente”, comprendendo nell’importo complessivo
dei lavori stimati in 56 lire “un poco di muro avanti alla Cappella” 21. L’anno successi-
vo vengono sostituiti i vetri “degradati” della cappella in “numero di 4 al valore di
una lira luno [sic]”22. Anche l’organizzazione interna all’edificio è oggetto di modifi-
che, risentendo di una carenza “congenita” dovuta all’esposizione a nord della parete
sinistra e di parte dell’abside: il 13 novembre 1887, infatti, il priore Giacomo Vaccaro
propone - e l’assemblea all’unanimità approva – che, “veduto che gli arredi Sacri della
Congrega venivano male costoditi per causa che il guardarobba esistente nella parete

18
Cfr. op. cit., p. 131. L’8 febbraio 1885 si delibera, in accordo con il sindaco del comune, “di
fare togliere le pietre, ossia il più necessario del materiale, avanti alla Piazzetta del nostro Santo”, cfr.
op. cit., p. 173. Il 14 marzo 1886 si delibera, altresì, di liquidare le spese occorse per “lo sterro dietro la
alla Cappella della Congrega”, cfr. op. cit., p. 192.
19
Cfr. op. cit., p. 133. La delibera è del 2 giugno 1878. In essa si specifica che il donante è don
Giuseppe Mancini. Il priore Nicola Vaccaro sottolinea che i lavori, a carico della congrega, non po-
tranno essere affrontati nell’arco dell’anno, ma distribuiti negli anni successivi per far fronte alle spese,
a meno che l’appaltatore “volesse artificiare tutto assieme”, anticipando le somme necessarie. Alla
delibera non seguono i lavori se ancora nell’aprile 1880 Raffaele Fortini mette a disposizione i suoi
locali per la conservazione del grano, cfr. op. cit., p. 150. Ma il 17 gennaio 1886, priore Giovan Battista
Doria, si delibera di vendere la casa utilizzata per la conservazione del grano in quanto “assolutamente
inservibile a questo uso, per causa dell’umidità”, acquistandone un’altra con il ricavato dell’operazione,
cfr. op. cit., p. 191.
20
Cfr. op. cit., p. 114, delibera del 6 gennaio 1880. E nel 1881, per la “rintoccatura” della sta-
tua di San Giovanni Battista, i fondi raccolti nel paese non sono sufficienti ad eseguire l’opera, cfr. op.
cit., p. 156; come anche per “l’impegno di fare l’immagine del quatro [sic] di S. Giovanni Battista alla
cappella medesima”, delibera del 10 dicembre 1882, cfr. op. cit., p. 163.
21
Cfr. op. cit., p. 178.
22
Cfr. op. cit., p. 195.
sinistra dell’Altare in tempo d’inverno e umido” si realizzi “un altro alla parte destra
che pare che sia il luogo più asciutto, e la robba venisse meglio custodita” 23.
Opere più consistenti si hanno a partire dal 1888, quando emerge l’esigenza
di “accomodare le lampie e tetto della stessa Cappella”24, contestualmente ad una
maggiore disponibilità economica della congrega, se è possibile acquistare da Raffale
Fortini fu Leucio un quadro rappresentante la Madonna del Carmine che la cedeva
per 15 lire benché l’avesse pagata - a suo dire - 50 lire25 e sei scanni per 2.60 lire
l’uno26, oltre che sistemare una statua di “Gesù Morto” sotto l’altare per 40 lire27.
Dal 1893 il libro della Congrega non consente di conoscere altre determina-
zioni in merito a riparazioni, restauri o interventi di vario genere sulla fabbrica. Sicu-
ramente la cappella continua ad essere officiata e l’analisi diretta della fabbrica per-
mette di supporre un intervento sul portale, probabilmente con la realizzazione della
cornice superiore, databile all’anno 1913, come ancora si evince chiaramente dalla
data in facciata; meno evidente è l’iscrizione sull’architrave di ingresso, dove ad
un’analisi più accurata emergono tracce di una scritta a vernice che riporta la dedica-
zione dell’edificio e la data del 2 settembre di quell’anno.
5.2 1914-2009
Bisogna attendere il 1928 per intervenire in maniera organica sulla chiesa, con
una “riparazione” progettata dall’ingegnere Mario Pitocchi di Letino, formatosi alla
Reale Scuola di Ingegneria di Napoli. I motivi che hanno condotto la congrega a tali
lavori sono espressi nel verbale della riunione del primo aprile di quell’anno, nella
quale il priore Domenico Vaccaro “espone doversi riparare la Cappella della Confra-
ternita, perché il muro a mezzogiorno essendo strapiombo ha causato le lesioni negli
archi della navata, con distacco della volta dal muro stesso. Non provvedendosi subi-
to si correrà il rischio del crollo della detta volta e cagionerà danni maggiori a tutto il
fabbricato”28. Per la definizione dei lavori previsti nel progetto può farsi riferimento
alla bozza di capitolato speciale d’appalto facente parte della documentazione dello

23
Cfr. op. cit., p. 219.
24
Cfr. op. cit., p. 223.
25
Delibera del 2 dicembre 1888, cfr. op. cit., p. 226.
26
Delibera del 4 maggio 1890, cfr. op. cit., p. 238.
27
Delibera del 20 marzo 1891, cfr. op. cit., p. 249. Ma il 7 febbraio 1892 viene anche delibera-
ta l’elemosina per un Pasquale Orsi infermo e privo di mezzi di sostentamento, cfr. op. cit., p. 252.
28
In Archivio della Parrocchia di Letino, Confraternita di S. Giovanni Battista. Registro delle delibe-
razioni dal 1928, a. VI, f.1 v. Tale documento manoscritto è contenuto nel libro dei verbali, ma costi-
tuisce un fascio autonomo.
studio tecnico dell’ingegnere, nella quale sono riportate le lavorazioni e i materiali
occorrenti per la riparazione della cappella29. In particolare, al capo II del capitolato
si riporta che “le opere da eseguirsi e che sono comprese nell’appalto sono:
Installazione di n. 3 catene di ferro a manicotto, complete di capochiavi in
corrispondenza della linea d’imposta degli archi. […]
Intonacatura della facciata esterna. La calce da utilizzarsi per la formazione
della malta per intonaco dovrà essere stata spenta due mesi prima dell’uso. […] La
facciata principale va rivestita completamente mentre [per] le altre facciate può usarsi
l’intonaco a faccia vista, procurando di far prima aderire il secondo al primo intonaco
lavorando quello col pialletto.
Stuccatura delle pareti interne […] nei punti ove l’attuale intonaco si presenta
assai deteriorato.
Intonacatura con malta cementizia […] per le spallette e davanzali delle fine-
stre procurando di ben proteggere, con esso intonaco gl’infissi dalle intemperie.
Installazione di grondaie e doccioni in lamiera di ferro zincato […].
Pitturazione con latte di calce e colore, da scegliersi dalla Direzione, delle fac-
ciate esterne; e con olio di lino e colore degli infissi.
Riparazione della tettoia, col sostituire nella sottocoperta le tavole marcite e
col rimpiazzare nella sopracoperta le tegole rotte e lesionate”.
Il confronto di questo documento con la fabbrica consente di affermare che
nel corso dei lavori devono essere state eseguite varianti in cantiere; particolare rilie-
vo assume lo spostamento delle catene che non sono collocate all’imposta degli ar-
chi, ma immediatamente all’estradosso della chiave, determinando, sulle pareti latera-
li, l’interruzione e la conseguente rottura della cornice con doppio filare di coppi
aggettanti per l’inserimento dei capochiave. Le motivazioni di tale scelta potrebbero
essere individuate nella meno onerosa posa in opera in quel punto delle catene in
quanto contestuale ad altri interventi al livello del tetto; e nella scelta estetica, dettata
dal direttore dei lavori, di non interferire nella leggibilità dello spazio dell’aula me-
diante l’inserimento dei tondini in ferro e dei manicotti. Inoltre, dalla lettura del capi-
tolato va rilevata l’assenza, con ragionevole probabilità, di una struttura di copertura a
capriata che avrebbe, in parte, reso superfluo l’inserimento delle catene essendo ri-
dotta la spinta alla sola componente orizzontale dei tre archi che scaricavano parte
del peso delle leggere volte in mattoni in foglio. Peraltro, va anche rilevato che la

29
Archivio privato, Confraternita di S. Giovanni Battista. Riparazioni della Cappella di S. Giovanni
Battista. Capitolato speciale d’appalto, s.d. Il documento è stato gentilmente messo a disposizione dal
signor Fausto Perrone.
presenza di eventuali capriate non avrebbe dato direttamente luogo ai dissesti alla
base dell’intervento di riparazione della cappella, contenendo le spinte dei puntoni di
sostegno del tetto attraverso la catena lignea. Sicché appare plausibile che la struttura
principale di copertura fosse costituita da coppie di puntoni spingenti sulle murature
laterali.
Dopo questo intervento la chiesa è oggetto di attenzioni solo dopo la fine
della seconda guerra mondiale. A seguito dello scioglimento della congrega avvenuto
dopo il commissariamento intorno al 194430, l’edificio viene gestito direttamente dal
parroco di Letino che, nella situazione emergenziale postbellica, individua la possibi-
lità di realizzare al suo interno una serie di ambienti da destinare ad attività scolastica,
usufruendo anche di fondi provenienti dalla Cassa per il Mezzogiorno. Vengono,
pertanto, avviati i lavori per l’adeguamento alla nuova destinazione d’uso ma essi non
giungeranno mai a conclusione; nell’edificio viene realizzato e lasciato allo stato rusti-
co un solaio in cemento armato che divide in altezza l’aula in due parti; due pilastri in
mezzeria, inoltre, contribuiscono a cancellare il carattere di luogo di culto che aveva
connotato l’edificio fino ad allora.
L’assenza di una destinazione d’uso, la mancanza di manutenzione, le opera-
zioni relative all’apertura di una strada lungo la parete settentrionale sono cause che
contribuiscono a determinare un rapido deterioramento dell’edificio. Il conseguente
crollo delle strutture di copertura nella meta degli anni ottanta del novecento deter-
mina la perdita delle volte in mattoni in foglio. Solo la rapida realizzazione di una
copertura provvisoria in lamiera per volontà dell’attuale parroco ha evitato ulteriori
danni all’edificio che allo stato attuale, per le sue qualità di bene culturale in quanto
testimonianza materiale avente valore di civiltà, necessita di lavori di restauro mirati a
restituirne la funzione religiosa fortemente voluta dalla popolazione.

30
Cfr. nota 1.
6 Il progetto di restauro
Obiettivo dell’intervento è il restauro della cappella al fine di garantirne la
fruibilità da parte della comunità locale per consentire lo svolgimento di attività litur-
giche. Dal progetto restano in questa fase esclusi gli elementi di arredo sacro, even-
tualmente approfonditi in sede di redazione del progetto esecutivo.
Le scelte progettuali scaturiscono dalla necessità della massimizzazione della
conservazione dell’integrità materiale del manufatto ai fini di una sua trasmissione alle
future generazioni, in linea con i più attuali orientamenti disciplinari. Poiché i lavori
interessano un manufatto sottoposto a tutela per interesse storico-artistico, gli inter-
venti di consolidamento e messa in sicurezza si configurano come un miglioramento
teso ad aumentare il grado di sicurezza in relazione, in particolare, alle azioni sismi-
che.
A tal fine, dunque, si prevede un intervento di consolidamento delle strutture
esistenti e la realizzazione di una nuova struttura di copertura mediante capriate li-
gnee con sottostante cordolo di cerchiatura in calcestruzzo o muratura armati o in
legno lamellare.
Si prevede, inoltre, e in maniera preliminare, la demolizione controllata del li-
vello intermedio in cemento armato al fine di restituire una configurazione interna
adatta al funzione religiosa a cui l’immobile sarà destinato. Tale scelta è dettata anche
dalla necessità di bloccare il progressivo degrado della struttura in cemento armato
che rischia di compromettere la stabilità delle altre strutture murarie. Il progetto si
articola, pertanto, in due fasi31.
6.1 I fase
La prima fase del progetto prevede una preliminare pulizia dell’area di cantie-
re con la cernita e l’eventuale accantonamento del materiale di crollo delle volte da
riutilizzare. Il successivo allestimento del ponteggio interno ed esterno risulta neces-
sario per effettuare le operazioni di demolizione del solaio intermedio e per il diserbo
della vegetazione infestante. Si prevede, quindi, l’eliminazione di porzioni di compa-
gine muraria incoerente o distaccata.

31
In maniera autonoma rispetto alle fasi di progetto individuate, i lotti funzionali tengono
conto delle esigenze della committenza di procedere ai lavori di sistemazione della parte esterna
dell’edificio. Pertanto, come si anticipava in premessa, il primo lotto interesserà il restauro dei pro-
spetti, quello successivo le opere interne e in copertura.
Il successivo consolidamento si interessa specificamente delle murature stori-
che e prevede:
 analisi delle caratteristiche delle sezioni murarie e prelievo di campioni per
indagini calcimetriche al fine di individuare la composizione delle malte
storiche;
 rigenerazione delle malte delle murature soggette a polverizzazione, me-
diante iniezioni a bassa pressione di miscele a ritiro compensato ed a
compatibilità fisico-chimica con la tipologia muraria oggetto d’intervento,
previo lavaggio con acqua e sarcitura delle lesioni.
6.2 II fase
La seconda fase prevede la realizzazione di una copertura con l’obiettivo di
ridefinire la spazialità interna secondo la preesistente configurazione, fermi restando i
criteri della distinguibilità delle aggiunte, della loro compatibilità e, limitatamente,
reversibilità. Si prevedono, pertanto, le seguenti lavorazioni:
 completamento delle pareti esistenti fino alla linea di gronda di progetto
con muratura in blocchi di pietra calcarea trattata in sottosquadro rispetto
a quella esistente;
 realizzazione di cordoli in calcestruzzo o muratura armati o legno lamella-
re – da valutare in sede esecutiva - per l’alloggiamento della struttura di
copertura;
 riconfigurazione delle volte originarie mediante fasciame in legno a vista
con struttura ancorata alle capriate; per l’intradosso delle volte saranno uti-
lizzate colorazioni tenui ad acqua che riprenderanno quelle esistenti sulle
murature decorate.
 posa in opera di struttura di copertura con capriate lignee;
 posa in opera di struttura di copertura leggera composta da tavolato di le-
gno, pannelli termoisolanti, manto laterizio in coppi e canali;
 opere di lattoneria;
 consolidamento degli archi esistenti mediante placcaggio all’estradosso;
Gli interventi descritti tendono a definire un invaso che riprende per spaziali-
tà ed impostazione planimetrica quello esistente, risultando comunque evidenziato
quanto riveste carattere di novità.
Le lavorazioni di finitura all’interno prevedono il rifacimento degli apparati
decorativi secondo sezioni esistenti o di nuova configurazione e all’esterno una puli-
tura del paramento lapideo e dei giunti di malta. Gli intonaci e le tinteggiature interni
saranno conservati e consolidati, per quanto possibile. All’esterno, le precarie condi-
zioni degli intonaci determinano il rifacimento delle parti distaccate o incoerenti con
materiale che presenta le medesime caratteristiche di quello esistente. In sede di alle-
stimento del cantiere andrà comunque verificata la possibilità di procedere alla con-
servazione dei tratti di intonaco ancora in situ.
Si prevede, infine, di valutare, in sede esecutiva, lo stato di conservazione del-
la pavimentazione interna in battuto di cemento e la sua eventuale integrazione nelle
parti degradate o mancanti.
Dal punto di vista impiantistico, si procederà alla realizzazione di un nuovo
impianto elettrico e di riscaldamento, con soluzioni progettuali da approfondire in
sede di redazione del progetto esecutivo.
6.3 I materiali utilizzati
L’intervento prevede l’utilizzo di materiale recuperato dalle limitate demoli-
zioni nelle parti sommitali e dai crolli sul solaio intermedio per il ripristino della
compagine muraria, laddove necessario.
Gli intonaci e le tinteggiature saranno a base di componenti naturali abase di
calci idrauliche esenti da cementi.
I legnami utilizzati per la struttura principale di copertura saranno del tipo
lamellare, al fine anche di garantire un utilizzo compatibile delle risorse ambientali.
Per le coperture si prevede l’utilizzo di coppi e canali in laterizio e di lattone-
ria in rame.
Oltre quelli descritti, è poi previsto l’utilizzo limitato di calcestruzzo, acciaio e
materiali compositi per le operazioni di presidio passivo, cerchiatura e alloggiamento
delle strutture di copertura, opportunamente trattati nei casi di esposizione agli agenti
atmosferici, al fine di garantire la loro durabilità e manutenzione.
S. sostituzione
ianabanda in o
nuovo altare

~ 0,38
4. rimo:t.Ìonc b:lSC in
calcestruzzo c scavo di
indagine
~ O, 1 8

3. rimozione solcttll, tI'llve


e pilastro in cemento
armato

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A A'

J 6. sostituzi ne infisso in
1M

2 . rimozione ringrosS3tura 2. rimozione ringrossatura


In cememo armato in cemento armato

3. rimozione soletta, ttave


------------------------r------------- e pilastro in cemento
armato

I . $Ostruzione murana con


pielra dello steSso tipo

_'1';0,10

6. sostituzione infisso in
legnO

o 2 3 4 5 metri

Figura 9 Pianta di progetto del piano terra con indicazione degli interventi.
7. rimozione pilastri di
ferro

7. rimozione pilastri di
ferro

I I. sistemazione
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7. rimozione: pilastri di
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Figura 10 Pianta di progetto delle volte di copertura con indicazione degli interventi.
Figura 11 Prospetto principale di progetto con indicazione degli interventi.
Figura 12 Sezione trasversale di progetto con indicazione degli interventi.

Figura 13 Sezione longitudinale di progetto con indicazione degli interventi.


Estratti dalle tavole di progetto con indicazione di dettaglio degli interventi