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Scheda sintetica sul diritto allo studio (150 ore)

Il diritto allo studio è per la prima volta affermato dall’art. 10 della l. 300/1970,
(Statuto dei lavoratori).
Esso è stato meglio precisato dall’art. 3 del D.P.R. 395/1988, che prevede per i
permessi una misura massima annua pari a 150 ore, e che limita inoltre al 3% delle
unità di personale in servizio all’inizio di ogni anno il numero dei beneficiari.
I CCNL dei vari comparti hanno mantenuto in vita l’art. 3 citato. Per la scuola, in
particolare, si tratta dell’art. 142, c. 1, lett. g), numero 1, del CCNL 24/07/2003.
La relativa definizione delle modalità di fruizione è stata demandata ai Contratti
Integrativi Regionali (CIR).
Il CCNL del 29/11/2007, all’art. 4, c. 4, conferma tale previsione.
Si tratta poi di andare ad esaminare i vari contratti regionali. Per quanto riguarda il
Lazio, è istruttivo leggere i criteri di concessione:

ART. 6 CONCESSIONE DEI PERMESSI


I Dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali., ricevute le domande, redigono le
graduatorie dei richiedenti distinte secondo i criteri di cui all’art. 3, sulla base dei
seguenti parametri, indicati in ordine di priorità :
1) frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di un titolo di studio proprio
della qualifica di appartenenza;
2) frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di un titolo di studio di
istruzione secondaria di I e II grado o di un diploma di laurea (o titolo
equipollente), triennale o specialistica;
3) frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio di qualifica
professionale, di attestati professionali riconosciuti dall’ordinamento
pubblico, ivi compresi i corsi di specializzazione per l’insegnamento su posti
di sostegno e i corsi di riconversione professionale;
4) frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titolo di studio in corsi
postuniversitari, purché previsti dagli Statuti delle Università statali o
legalmente riconosciute o quelli indicati dagli artt. 4, 6, 8 della legge 341/90;
5) frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di altro titolo di studio di pari
grado a quello già posseduto ( ad es. seconda laurea), sempre coerenti
con la funzione svolta e per i docenti coerenti con l’ambito disciplinare
insegnato;
6) anzianità di ruolo per il personale con contratto a tempo indeterminato e
anni di servizio (almeno 180 gg. per ciascun anno scolastico oppure servizio
ininterrotto dal 1 febbraio fino al termine delle lezioni e partecipazione agli
scrutini) per il personale con contratto a tempo determinato;
7) a parità di ogni altra condizione la priorità è determinata dalla maggiore
anzianità di servizio e in caso di ulteriore parità dalla minore età;
8) proseguendo, a parità di condizione, verranno ammessi al beneficio i
soggetti che non hanno mai usufruito dei permessi.
Nella valutazione sarà motivo di esclusione per i richiedenti il non aver superato
almeno un esame nell’anno accademico precedente la data della domanda.
Nell’ambito degli aspiranti iscritti a corsi di cui al precedente punto 2), quelli in
corso precedono quelli fuori corso. Gli aspiranti iscritti fuori corso ovvero quelli
iscritti ad altri corsi di studio potranno beneficiare di permessi oltre il numero di anni
previsto dalla durata legale del corso di laurea o di studio. Tali permessi sono
rinnovabili per un periodo analogo a quello previsto dall’ordinamento universitario
o a quello previsto dall’ordinamento del singolo corso di studio e verranno
concessi solo dopo aver soddisfatto le richieste relative a tutte le altre tipologie di
corso previste dall’art. 3 del D.P.R. 395/1988.
Con gli stessi criteri ed in subordine al personale in servizio con contratto di lavoro
a tempo indeterminato saranno graduati il personale docente, educativo ed
A.T.A. con contratto di lavoro a tempo determinato.
I permessi sono concessi fino alla concorrenza del contingente determinato. Ai fini
della determinazione del numero dei beneficiari dei permessi, i posti part-time e le
frazioni orario danno luogo ad un aumento di pari entità dei permessi concedibili,
sempre entro i limiti del 3% della dotazione organica di cui all’art. 3.
Le graduatorie vengono pubblicate, all’albo degli Uffici Scolastici Provinciali, entro
il 15 dicembre di ogni anno, con contestuale comunicazione alle istituzioni
scolastiche.
I docenti di ruolo che hanno acquisito il diritto ai permessi retribuiti per un ordine
scolastico, e che ottengano nel corso dell’anno il passaggio o l’utilizzazione in
altro ruolo o, per quanto riguarda il personale ATA di ruolo, che accettino incarichi
a tempo determinato nelle qualifiche superiori o in altro ruolo, conservano il diritto
ai permessi.
All.1

Quadro normativo sulle 150 ore

Legge 20.05.1970, n. 300: Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori,
della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul
collocamento
Art. 10 - Lavoratori studenti
I lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di
istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate
o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali,
hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione
agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i
riposi settimanali.
I lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di
esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti.
Il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni necessarie
all’esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma.

D.P.R. 23.08.1988, n. 395: Norme risultanti dalla disciplina prevista dall’accordo


intercompartimentale, di cui all’art. 12 della legge- quadro sul pubblico impiego
29 marzo 1983, n. 93, relativo al triennio 1988-90.
Art. 3 - Diritto allo studio.
1. Al fine di garantire il diritto allo studio sono concessi permessi straordinari
retribuiti, nella misura massima di centocinquanta ore annue individuali.
2. I permessi di cui al comma 1 sono concessi per la frequenza di corsi finalizzati al
conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, post-universitari, di scuole di
istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate
o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o
attestati professionali riconosciuti dall’ordinamento pubblico.
3. Nella concessione dei permessi di cui ai commi 1 e 2 vanno osservate,
garantendo in ogni caso le pari opportunità, le seguenti modalità:
a) i dipendenti che contemporaneamente potranno usufruire, nell’anno solare,
della riduzione dell’orario di lavoro, nei limiti di cui al comma 1, non dovranno
superare il tre per cento del totale delle unità in servizio all’inizio di ogni anno, con
arrotondamento all’unità superiore;
b) a parità di condizioni sono ammessi a frequentare le attività didattiche i
dipendenti che non abbiano mai usufruito dei permessi relativi al diritto allo studio
per lo stesso corso;
c) il permesso per il conseguimento dei titoli di studio o di attestati professionali di
cui al comma 2 può essere concesso anche in aggiunta a quello necessario per le
attività formative programmate dall’amministrazione.
4. Il personale interessato ai corsi di cui ai commi 1, 2 e 3 ha diritto, salvo
eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, a turni di lavoro che agevolino la
frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non è obbligato a prestazioni di
lavoro straordinario o durante i giorni festivi e di riposo settimanale.
5. Il conseguimento di un significativo accrescimento della professionalità del
singolo dipendente, documentato dal titolo di studio o da attestati professionali
conseguiti, costituirà titolo di servizio da valutare secondo le norme degli
ordinamenti delle amministrazioni di appartenenza.
6. Il personale interessato alle attività didattiche di cui al comma 2 è tenuto a
presentare alla propria amministrazione idonea certificazione in ordine alla
iscrizione ed alla frequenza alle scuole ed ai corsi, nonché agli esami finali
sostenuti. In mancanza delle predette certificazioni, i permessi già utilizzati
vengono considerati come aspettativa per motivi personali.
7. In sede di contrattazione di comparto e decentrata potranno essere definite,
ove necessario, ulteriori modalità applicative e/o particolari per la partecipazione
e la frequenza ai corsi di cui al presente articolo ed ulteriori discipline per
rispondere alle esigenze specifiche dei singoli comparti.

Legge 08.03.2000, n. 53: Disposizioni per il sostegno della maternità e della


paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi
delle città.
Art. 5 - Congedi per la formazione
1. Ferme restando le vigenti disposizioni relative al diritto allo studio di cui
all’articolo 10 della legge 20 maggio 1970, n. 300, i dipendenti di datori di lavoro
pubblici o privati, che abbiano almeno cinque anni di anzianità di servizio presso
la stessa azienda o amministrazione, possono richiedere una sospensione del
rapporto di lavoro per congedi per la formazione per un periodo non superiore ad
undici mesi, continuativo o frazionato, nell’arco dell’intera vita lavorativa.(N.d.R.)
2. Per "congedo per la formazione" si intende quello finalizzato al completamento
della scuola dell’obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado,
del diploma universitario o di laurea, alla partecipazione ad attività formative
diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro.
3. Durante il periodo di congedo per la formazione il dipendente conserva il posto
di lavoro e non ha diritto alla retribuzione. Tale periodo non è computabile
nell’anzianità di servizio e non è cumulabile con le ferie, con la malattia e con altri
congedi. Una grave e documentata infermità, individuata sulla base dei criteri
stabiliti dal medesimo decreto di cui all’articolo 4, comma 4, intervenuta durante il
periodo di congedo, di cui sia data comunicazione scritta al datore di lavoro, dà
luogo ad interruzione del congedo medesimo.
4. Il datore di lavoro può non accogliere la richiesta di congedo per la formazione
ovvero può differirne l’accoglimento nel caso di comprovate esigenze
organizzative. I contratti collettivi prevedono le modalità di fruizione del congedo
stesso, individuano le percentuali massime dei lavoratori che possono avvalersene,
disciplinano le ipotesi di differimento o di diniego all’esercizio di tale facoltà e
fissano i termini del preavviso, che comunque non può essere inferiore a trenta
giorni.
5. Il lavoratore può procedere al riscatto del periodo di cui al presente articolo,
ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della
prosecuzione volontaria.

Art. 6 - Congedi per la formazione continua


1. I lavoratori, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di
formazione per tutto l’arco della vita, per accrescere conoscenze e competenze
professionali. Lo Stato, le regioni e gli enti locali assicurano un’offerta formativa
articolata sul territorio e, ove necessario, integrata, accreditata secondo le
disposizioni dell’articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive
modificazioni, e del relativo regolamento di attuazione. L’offerta formativa deve
consentire percorsi personalizzati, certificati e riconosciuti come crediti formativi in
ambito nazionale ed europeo. La formazione può corrispondere ad autonoma
scelta del lavoratore ovvero essere predisposta dall’azienda, attraverso i piani
formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali in coerenza con
quanto previsto dal citato articolo 17 della legge n. 196 del 1997, e successive
modificazioni.
2. La contrattazione collettiva di categoria, nazionale e decentrata, definisce il
monte ore da destinare ai congedi di cui al presente articolo, i criteri per
l’individuazione dei lavoratori e le modalità di orario e retribuzione connesse alla
partecipazione ai percorsi di formazione.
3. Gli interventi formativi che rientrano nei piani aziendali o territoriali di cui al
comma 1 possono essere finanziati attraverso il fondo interprofessionale per la
formazione continua, di cui al regolamento di attuazione del citato articolo 17
della legge n. 196 del 1997.
4. Le regioni possono finanziare progetti di formazione dei lavoratori che, sulla
base di accordi contrattuali, prevedano quote di riduzione dell’orario di lavoro,
nonché progetti di formazione presentati direttamente dai lavoratori. Per le finalità
del presente comma è riservata una quota, pari a lire 30 miliardi annue, del Fondo
per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio
1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Il
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica, provvede annualmente, con
proprio decreto, a ripartire fra le regioni la predetta quota, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano.

CCNL 24.07.2003: Contratto collettivo nazionale lavoro sottoscritto il 24.07.2003 del


comparto scuola quadriennio giuridico 2002-05 e 1° biennio economico 2002-03.
Art. 142 - Normativa vigente e disapplicazioni.
1) In applicazione dell’art. 69, comma 1, del decreto legislativo n. 165/2001 (cfr.
nota n. 2), tutte le norme generali e speciali del pubblico impiego vigenti alla data
del 13 gennaio 1994 e non abrogate divengono non applicabili con la firma
definitiva del presente C.C.N.L., con l’eccezione delle seguenti norme e di quelle
richiamate nel testo del presente C.C.N.L. che, invece, continuano a trovare
applicazione nel comparto scuola:
a) … (omissis…)

g) la seguente normativa:
1) art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 395/1988 (in tema di diritto
allo studio);
(omissis…)
CCNL 29.11.2007: Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del
comparto scuola quadriennio giuridico 2006-09 e primo biennio economico 2006-
2007
Art. 4 - Contrattazione collettiva integrativa
(omissis…)
4. Presso ciascuna direzione scolastica regionale la contrattazione integrativa si
svolge con cadenza quadriennale sulle seguenti materie:
a) criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio;
b) criteri e modalità per lo svolgimento delle assemblee territoriali e l’esercizio dei
diritti e dei permessi sindacali;
c) istituzione di procedure di raffreddamento dell’eventuale conflittualità
contrattuale generatasi a livello di singola istituzione scolastica;
d) modalità per la costituzione di una commissione bilaterale incaricata
dell’assistenza, supporto e monitoraggio delle relazioni sindacali sul territorio
regionale.
(omissis…)

Ci sono poi i vari CIR (Contratti Integrativi Regionali)