Sei sulla pagina 1di 1

14 parte I - capitolo I

Oltre a ciò, da Didachè 9, 1. 5 risulta anche che « eucaristia » da denomina­


zione della « preghiera di ringraziamento » è passata a denominazione di tutto
il rito: « eucaristia » è ormai la stessa « cena del Signore ».
La cosa si fa evidente quando leggiamo che « nessuno mangi o beva della vostra
eucaristia, se non i battezzati nel nome del Signore » (Didachè 9, 5). A identica
conclusione si arriva se si considera la formula d’introduzione di Didachè 9, 1,
che, confrontata a quella che introduce Didachè 7, 1, si rivela come formula
rubricalmente stereotipa. Come infatti leggiamo in Didachè 7, 1: «Riguardo al
battesimo, battezzate così » ("ruspi» 5è toO ParrTicrpiaToc; outw Poctututocte),
ugualmente leggiamo in Didachè 9, 1: «Riguardo all’eucaristia, eucaristizzate
così » (ruspi. 8è T'qq só/apurTiaq outoo EÓ^apurTifcraTE).
È chiaro che come in Didachè 7, 1 si descrive una celebrazione rituale del
« battesimo », analogamente in Didachè 9, 1 si descrive una celebrazione chiama­
ta «eucaristia». Questa osservazione, in se stessa ovvia, ha tuttavia un suo
particolare significato. Mentre il « battesimo » è rito che prende il nome dal­
l’azione gestuale che lo caratterizza e che è « battezzare », cioè « affondare nel­
l’acqua», il rito già conosciuto anch’esso dal momento gestuale completo
come « cena del Signore », o parziale come « spezzare del pane », appare ora
con un nuovo nome, che però è desunto non più dal gesto, ma dalla « preghie­
ra », che ne forma la caratteristica.
Era insomma avvenuto che mentre le prime denominazioni di « cena del
Signore » e di « spezzamento del pane » ponevano la celebrazione pasquale
cristiana più direttamente sul piano « gestuale », desunto da quello che Gesù
aveva fatto (Mt 26, 26: « Mentre mangiavano, Gesù prese il pane... lo spezzò
e lo diede ai discepoli »), la Didachè dando al rito il nome di « eucaristia », os­
sia di « preghiera di ringraziamento », si rifa piuttosto al momento « orale »,
ossia di preghiera che Cristo aveva detto nel consegnare pane e vino ai disce­
poli (Mt 26, 26-27: « Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione,.. Poi pre­
se il calice e dopo aver reso grazie »; lett.: « dopo aver detto l'eucaristia »).
Abbiamo così sott’occhio il passaggio da una « celebrazione della cena del
Signore » a una « celebrazione dell’eucaristia ». Ci si può chiedere se siamo di
fronte a un fatto occasionale, oppure se esso sta ad indicare che la riflessione
cristiana va approfondendo il significato della « cena del Signore », nel senso
che tende ad evitare che questa si riduca a un rito solo esteriormente comme­
morativo della cena pasquale di Cristo e ne vuole invece affermare più chiara­
mente il valore di celebrazione destinata a « ringraziare-lodare » Dio per la
sua meravigliosa opera salvifica operata da Cristo. La risposta ci sarà data dal
seguito del nostro studio.
Per ora ci basti solo richiamare Didachè 14-15, dove la celebrazione dell’eu­
caristia è già indicata come « liturgia » fatta dal vescovo e dal suo diacono:
« 14. Nel giorno del Signore 5, radunati insieme, rompete il pane e fate l’eucaristia, dopo
aver confessato i vostri peccati, affinché sia puro il vostro sacrifìcio. Ma se qualcuno è in

5 È la lezione seguita da Audet, o. c., p. 240; p. 460 sulla base della versione georgiana e delle Constitu-
tiones Apostolorum, al posto — come egli dice - dell’impossibile lezione: « Nella domenica del Signore ».