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1.

Rima, assonanza, consonanza

Rima

La più importante figura di relazione fra segmenti sonori nella metrica romanza.
Mette in relazione fra loro due o più versi, di norma la parte finale di essi.
Si fonda sull’identità dei suoni nella parte finale di due parole, a partire dall’ultima vocale accentata.
Rima = terminazione dal suono uguale

 Da’ fortunati campi, ove immortáli


godonsi a l’ombra de’ frondosi mírti
i graditi dal ciel felici spírti,
mòstromi in questa notte a voi mortáli.
Ottavio Rinuccini, La Dafne

Spero, promitto e iúro


reggono tutti l’infinito futúro.

Bacco, tabacco e Vénere


riducono l’uomo in cénere.

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,


le cortesie, l’audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l’ire, e i giovenil furori
d’Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.
Ludovico Ariosto
Orlando furioso, I, 1

Rima evitata

DEMO
Sei troppo, troppo, troppo frettoloso,
e se farai del mio parlar strapázzo,
la mia forte bravura
saprà spezzarti il cá-
ORESTE
Oibò.
DEMO
Il cá-po in queste mura.
Giacinto Andrea Cicognini, Giasone

GUGLIELMO Fermati.
FERRANDO No, mi lascia.
GUGLIELMO Sei tu pázzo?
Vuoi tu precipitarti
per una donna che non val (due soldi)
Lorenzo da Ponte, Così fan tutte
Rima al mezzo

Nei versi divisibili in emistichi (semiversi) la cosiddetta “rima al mezzo” mette in relazione:
il primo emistichio con la fine dello stesso verso
il primo emistichio con la fine di un altro verso
due emistichi di due versi distinti

Allegri!... beviámo. - Nel vino cerchiámo


almeno un piacer!
Che resta al bandíto - da tutti sfuggíto,
se manca il bicchier?
Francesco Maria Piave, Ernani

Pace t’imploro - salma adoráta:


Isi placáta - ti schiuda il ciel!
Antonio Ghislanzoni, Aida

Rima interna
Si presenta in una divisione diversa dall’emistichio
A sinistra una disposizione dei versi che sottolinea la regolarità ritmica; a destra una disposizione che
evidenzia le rime interne

Se il mio paterno amóre


sdegna il tuo cuóre altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.
E l’empia fellonia
che forse volgi in ménte,
prima che adulta sia
nascénte opprimerò.
Pietro Metastasio
Siroe, re di Persia

Rime interne in due endecasillabi a minore

Questo Mar Rósso mi ammollisce e assidera


come se addósso mi piovesse in stille.
Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, La bohème

Assonanza
L’identità fonica riguarda solo le vocali a partire dall’ultima sillaba accentata
L’assonanza può anche essere limitata alla sola vocale tonica

Non è di maggio questa impura ária


che il buio giardino straniéro
fa ancora più buio, o l’abbáglia
con cieche schiarite… questo ciélo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio…
Pierpaolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci
Consonanza

Identità fonica che riguarda principalmente le consonanti


Cantano i fanti: quante contumelie!

Rima ricca
L’identità fonica si amplia ’all’indietro’, e comprende anche una o più consonanti che precedono la
sillaba accentata
Cantáre
Saltáre

Rima equivoca
Consiste nell’identità fonica tra parole diverse (sotto il profilo lessicale e sintattico)
Il caso estremo è la rima identica: una parola rima con sé stessa

La parola ‘parte’ sta per lato (v. 1), pezzo (v. 4), divide (v. 5), avvia (v. 8). La parola ‘luce’ è verbo al v. 2
(splende), sostantivo al v. 3 (fiamma), 6 (vita), 7 (vista).

Quand’io son tutto vòlto in quella párte


ove ’l bel viso di madonna lúce,
et m’è rimasa nel pensier la lúce
che m’arde et strugge dentro a parte a párte,
i’ che temo del cor che mi si párte,
et veggio presso il fin della mia lúce,
vommene in guisa d’orbo, senza lúce,
che non sa ove si vada et pur si párte.
Francesco Petrarca

Funzioni della rima

Demarcativa
La rima è collocata al termine dell’unità metrica, ossia del verso (o di una sua parte)
Ne rinforza la percezione

Strutturante
La disposizione delle rime in versi vicini è un fattore primario dell’organizzazione in strofe (ossia
raggruppamenti regolari e simmetrici di versi)

2. Forme metriche
e schemi di rime correlati

Forme metriche
Si definiscono:
In base alla misura (o alle misure) dei versi
In base al principio che regola l’eventuale alternanza di misure diverse
In base al principio che regola l’eventuale alternanza di uscite diverse (piane, tronche,
sdrucciole)
In base allo schema delle rime
Rima baciata
Detta anche accoppiata o a coppie, si basa sulla sequenza AA BB CC …
La forma strofica elementare di questo tipo il distico (strofa di due versi)

Nella Torre il silenzio era già álto.


Sussurravano i pioppi del Rio Sálto.
Giovanni Pascoli, La cavallina storna

Rima continuata

La rima di tipo AA può essere continuata lungo tutta una strofa, che in tal caso si dice monorima. Il tipo
più importante è la quartina di alessandrini (settenari doppi)

DANDINI
Or dunque seguitando quel discorso
che non ho cominciáto;
dai miei lunghi viaggi ritornáto
e il mio papà trováto,
che fra i quondam è capitomboláto,
e spirando ha ordináto
che a vista qual cambiale io sia sposáto,
o son diseredáto,
fatto ho un invito a tutto il vicináto.
E trovato un boccone delicáto,
per me l’ho destináto.
Ho detto, ho detto, e adesso prendo fiáto.
DON MAGNIFICO (sorpreso)
(Che eloquenza norcina!)
[…]
Jacopo Ferretti, La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo

Rima alternata

Detta anche alterna, ha lo schema ABAB CDCD …


La forma più semplice caratterizza la quartina

I cipressi che a Bólgheri alti e schiétti


van da San Guido in duplice filár,
quasi in corsa giganti giovinétti
mi balzarono incontro e mi guardár.
Giosue Carducci, Davanti a San Guido

La rima alternata continuata per 4 distici (ABABABAB) dà origine alla cosiddetta ottava siciliana
Una serie simile, divisa in due quartine (ABAB ABAB), può costituire la prima parte di un sonetto

Se la fortuna non mi muta córso,


sarò contento e morirò beáto;
e ben ch’io tenga in bocca un duro mórso,
in breve tempo l’averò spacciáto.
Delibero di far come fa l’órso,
quando da’ cani vien perseguitáto :
volendo non aver altro soccórso,
si volge intorno e fere d’ogni láto. Anonimo del secolo XIII
Rima incrociata

Detta anche chiusa, ha la forma ABBA.


La serie ABBA ABBA può formare la prima parte di un sonetto
Nell’opera del Seicento la quartina ABBA spetta spesso ai prologhi, alle divinità, ai personaggi mitologici

Io la Musica son, ch’ai dolci accenti


so far tranquillo ogni turbato core,
ed or di nobil ira ed or d’amore
posso infiammar le più gelate menti.
Alessandro Striggio, La favola d’Orfeo

Rima incatenata

Schema caratteristico della terza rima o terzina dantesca(ABA BCB CDC …)

Nel mezzo del cammin di nostra víta


mi ritrovai per una selva oscúra,
ché la diritta via era smarríta.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dúra
esta selva selvaggia e aspra e fórte
che nel pensier rinova la paúra!
Tant’ è amara che poco è più mórte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovái,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scórte.
Dante Alighieri, Divina commedia: Inferno

Rima replicata e rima invertita


Formula del tipo ABC ABC (usata, per esempio, nelle terzine del sonetto) oppure ABC CBA

[…]
Et poi che ’l fren per forza a sé raccóglie,
i’ mi rimango in signoria di lúi,
che mal mio grado a morte mi traspórta:

sol per venir al lauro onde si cóglie


acerbo frutto, che le piaghe altrúi
gustando affligge più che non confórta.
Francesco Petrarca
Sonetto
Componimento composto da 14 endecasillabi
Diviso in due parti:
la prima di 8 versi (ottava o ottetto)
la seconda di 6 versi (sestina o sestetto)
Fin dal Duecento (dal dolce stil novo), si afferma lo schema ABBA ABBA per la prima parte, che
suggerisce una articolazione in due quartine
Da qui, la possibilità di considerare il sonetto come formato da:
2 quartine + 2 terzine

Or che ’l ciel et la terra e ’l vento tace


et le fere e gli augelli il sonno affrena,
Notte il carro stellato in giro mena
et nel suo letto il mar senz’onda giace,
vegghio, penso, ardo, piango; et chi mi sface
sempre m’è inanzi per mia dolce pena:
guerra è il mio stato, d’ira et di duol piena,
et sol di lei pensando ho qualche pace.
Così sol d’una chiara fonte viva
move ’l dolce et l’amaro ond’io mi pasco;
una man sola mi risana et punge;
e perché ’l mio martir non giunga a riva,
mille volte il dì moro et mille nasco,
tanto da la salute mia son lunge.
Francesco Petrarca

Canzone
Componimento formato da un numero variabile di stanze o strofe (per lo più tra 4 e 6) composte di
versi endecasillabi e settenari.

La stanza è articolata in due parti principali:


la prima parte consta di due serie di versi dello stesso tipo nello stesso ordine; tali serie sono
denominate piedi
la seconda parte, indivisibile, è detta sirma (cioè ’coda’)

Sestina
È un componimento formato da 6 stanze indivisibili (ciascuna composta di 6 versi endecasillabi) e da un
congedo di tre versi.
Nessun verso rima all’interno della stanza, ma tutti trovano corrispondenza di rima nelle altre
stanze.
Le rime sono tutte parole-rima: tutti i versi che rimano fra loro terminano con la stessa parola.
La posizione delle parole-rima è ruotata di strofa in strofa, secondo il meccanismo della
cosiddetta retrogradazione incrociata: i versi di ogni stanza corrispondono a quelli della
precedente secondo l’ordine 6°-1°-5°-2°-4°-3°
Nel congedo di 3 versi ricompaiono tutte e sei le parole-rima: tre in fine di verso e tre
all’interno dei versi.

Ballata
Componimento in strofe o stanze di endecasillabi e settenari, la cui struttura ricorda molto quella della
canzone.
Caratteristica essenziale è la presenza di una ripresa, cioè di un ritornello che precede il testo.
Nell’esecuzione musicale il ritornello viene intonato fra una stanza e l’altra (se le stanze sono
più d’una) e alla fine
L’ultima rima della stanza riprende la rima finale (raramente un’altra rima della ripresa).
Di conseguenza tutte le stanze della ballata terminano con la stessa rima.

Che cosa è questa, Amor, che ’l ciel produce.


per far più manifesta la suo luce?
Ell’è tanto vezosa, onesta e vaga,
legiadra e graziosa, adorna e bella,
ch’a chi la guarda subito ’l cor piaga
con gli ochi be’, che lucon più che stella.
E a cui lice star fiso a vedella,
tutta gioia e virtù in sé conduce.
Ancor l’alme beate, che in ciel sono,
guardan questa perfetta e gentil cosa,
dicendo: ‹‹Quando fia che ’n questo trono
segga costei, dov’ogni ben si posa?››
E qual nel sommo Idio ficcar gli ochi osa,
vede come Esso ogni virtù in lei induce.
Francesco Landini

Madrigale trecentesco
Consiste mediamente di 8 endecasillabi, raggruppati in due terzine concluse da un distico (talvolta da
un verso isolato o da una coppia di distici)
Lo schema delle rime prevalente è ABA BCB CC
Non al suo amante più Diana piacque,
quando per tal ventura tutta ignuda
la vide in mezzo de le gelide acque,
ch’a me la pastorella alpestra e cruda
posta a bagnar un leggiadretto velo,
ch’a l’aura il vago e biondo capel chiuda;
tal che mi fece, or quand’egli arde ’l cielo,
tutto tremar d’un amoroso gielo.
Francesco Petrarca

Madrigale cinquecentesco
Forma libera di endecasillabi e settenari (mediamente da 6 a 12)
Rime a schema libero. Non tutti i versi hanno l’obbligo della rima. Tuttavia è frequente la rima baciata
nei versi conclusivi.
Un esempio dallo schema ABbCcDcdEE
(le maiuscole indicano gli endecasillabi, le minuscole i settenari)

«T’amo, mia vita», la mia cara vita


dolcemente mi dice; e ’n questa sola
sì soave parola
par che trasformi lietamente il core,
per farmene signore.
voce di dolcezza e di diletto!
Prendila tosto, Amore,
stampala nel mio petto,
spiri solo per te l’anima mia.
«T’amo mia vita» la mia vita sia. (Guarini)
Ode-canzonetta e Aria
Componimento strofico, con strofe eguali per:
formula sillabica (stesse misure di versi nello stesso ordine)
schema di rime

L’aria d’opera, soprattutto tra il 1670 e il 1770 circa, ha la forma metrica dell’ode canzonetta,
generalmente di due sole strofe
Di regola, le strofe hanno in comune almeno la rima dell’ultimo verso (perlopiù tronco)

Se il mio paterno amore


sdegna il tuo cuore altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.
E l’empia fellonia
che forse volgi in mente,
prima che adulta sia
nascente opprimerò.
Pietro Metastasio
Siroe, re di Persia

 Indicazioni bibliografiche
 P. G. BELTRAMI, La metrica italiana, Bologna,
Il Mulino 1991
 F. LIPPMANN, Versificazione italiana e ritmo musicale, Napoli, Liguori 1986
 A. MENICHETTI, Metrica italiana. Fondamenti metrici, prosodia, rima, Padova, Antenore 1993
 M. RAMOUS, La metrica, Milano, Garzanti 1984
 L. BIANCONI, Sillaba, quantità, accento, tono,
«Il Saggiatore musicale», XII, 2005, pp. 183-218
<http://www.saggiatoremusicale.it/rivista/XII_2005_1.php>

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