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SCELTE METODOLOGICHE DEL SERVIZIO SOCIALE

Coordinate per una riflessione sul metodo in servizio sociale


Il metodo non può che essere pensato come la core mission del servizio sociale. Le principali prospettive utilizzate sono
quella della tridimensionalità del lavoro sociale e l’approccio unitario e la dimensione epistemologica, ovvero la visione
della conoscenza.
Tridimensionalità della prospettiva in servizio sociale
Essa si connette con la scelta dell’approccio unitario. Si presenta in Italia come il superamento della tradizionale
ripartizione dei metodi di servizio sociale. In Italia questo processo è passato attraverso una fase di rifiuto del sapere delle
metodologie del servizio sociale. La critica principale alle metodologie americane di servizio sociale è stata quella di
psicologizzare i problemi sociali. La scelta italiana va nella direzione di un pieno riconoscimento della complessità del
lavoro sociale ed dei problemi che il servizio sociale affronta affermando così un approccio unitario: esso riconosce come,
qualsiasi sia il punto di partenza dell’intervento, le dimensioni personali, sociali e istituzionali sono comunque centrali;
guarda i problemi da più prospettive. La contemporaneità delle prospettive è essenziale per evitare letture semplificanti.
Evidence-Based Practice
Una dimensione molto importante è quella di ricerca. Negli anni ‘80 si sviluppa un movimento che si concentra sulla
ricerca sistematica, l’Evidence-Based Practice. Il tema centrale affrontato riguarda l’applicazione di un metodo scientifico e
l’utilizzo della conoscenza scientifica nella pratica. Secondo questo approccio un assistente sociale ogni volta che dà un
consiglio sarebbe tenuto a proporre comunque una selezione di interventi sulla base della loro efficacia, dimostrata
attraverso una rigorosa ricerca sperimentale. Il termine evidenza è centrale e si riferisce esclusivamente all’evidenza
costruita attraverso la ricerca scientifica.
Practice Research
È un altro approccio che pone al centro le pratiche e la ricerca sulle pratiche. Approccio che pone al centro della ricerca l’idea
di studiare le esperienze dei soggetti coinvolti e di costruire conoscenza a partire dalla cosiddetta saggezza pratica degli
operatori. Propone uno sviluppo delle pratiche attraverso la valorizzazione critica e la sistematizzazione dei saperi maturati
sul campo degli assistenti sociali, e attraverso una ricerca scientifica che si sviluppi a partire dagli interrogativi che emergono
dalle pratiche.
Evidence-Informed Practice
Coniuga i due approcci e apre sia una valorizzazione dei saperi nelle pratiche, sia un utilizzo del sapere scientifico.
Dimensione di riflessività
Un altro tema importante riguarda la ricerca di una definizione di professionalità che rispetti l’identità specifica della
professione sociale. Uno degli autori più importanti su questo tema è Donald Schon per la sua elaborazione di un’alternativa
ai modelli tradizionali di professionalità. L’idea è che molte professionalità non si trovano ad affrontare situazioni già ben
definite. In questo caso il compito del professionista sarebbe quello di classificare il problemi e di identificare i migliori
percorsi risolutivi. Ferrario identifica 4 tipi di relazione tra metodologia e pratica, tipi che si costruiscono dall’incrocio di due
dimensioni. La prima è il rispetto del metodo, la seconda dimensione consiste nell’importanza attribuita a ciascuna
situazione o viceversa agli aspetti generali. Il primo metodo è quello burocratico: il rapporto tra pratica e metodologia è
negativo. Vi è una bassa attenzione alle regole di metodo, ma una tendenza a categorizzare le situazioni secondo procedure
burocratiche; il secondo metodo è quello elastico: ovvero adattarsi a vari tipi di situazioni. Gli assistenti sociali sembrano non
avere un metodo, un approccio, con cui confrontarsi, al contrario sono estremamente sensibili alle circostanze delle persone
con cui operano. Una modalità sempre a rischio di rottura; il terzo metodo è quello rigoroso: tende a categorizza le
situazioni e a coglierne gli aspetti generalizzabili. Si avvicina al modello EBP. Il modello definito Single System Design impone
agli operatori di intervenire secondo una rigida e precisa sequenza, che comporta una definizione di obiettivi generali e degli
strumenti di misura per verificarne il raggiungimento; l’ultimo metodo è quello flessibile/riflessivo: comporta che sia
coscienza dei percorsi che si intraprendono e che si lavori nella direzione di dare loro una forma. Si traduce nel prefigurare
una metodologia che metta a fuoco gli interrogativi irrinunciabili. L’essere disponibili a interrogare le proprie pratiche e visioni
sulle situazioni rappresenta la base per apprendere a esplicitare e tradurre in parole la propria esperienza.
Dimensione etica
È considerata centrale e prioritaria. Permette di evidenziare i tratti distintivi della pratica del servizio sociale. In questo senso
il codice deontologico rappresenta una sorta di garanzia che la professione offre ai propri utenti riguardo al fatto che tale
potere verrà utilizzato in modo corretto a vantaggio delle persone. Il primo punto fondamentale è relativo alla dignità della
persona, che compare nel Titolo II del c. deo. L’intervento dell’assistente sociale è strettamente intrecciato al tema del
rispetto della dignità umana. Questo valore si evidenzia su 3 livelli: relazione con le persone; livello sociale più ampio;
promozione dell’equità sociale e rispetto dei diritti altrui. Strettamente connessi con il valore della persona ci sono i principi
di accettazione e del non giudizio. L’accettazione onora l’autonomia della persona, ascoltare la persona è uno degli aspetti
principali dell’intervento. È strettamente collegata al principio del non giudizio, che comporta un lavoro su sé stessi per
relativizzare il proprio punto di vista e per esprimere una valutazione professionale sui bisogni, rischi e risorse in una certa
situazione, astenendosi da una valutazione morale delle persone.
Avvio dell’intervento
Il primo contatto è uno dei momenti più importanti dell’intervento. È lì che si definiscono sia quale tipo di relazione si
stabilisce con le persone, sia quali significati per i soggetti assume.
Accesso ai servizi
L’accesso ai servizi è regolato da specifiche leggi e regolamenti che definiscono i diritti delle persone, le competenze e i limiti
degli specifici servizi, e segue gli indirizzi di politica sociale. Clarke identifica tre modelli di accesso ai servizi in relazione ai
modelli di welfare identificati da Andersen:
1. sistemi neoliberisti → propugnano una massima limitazione degli interventi dello Stato a supporto degli individui. Sono
chiamati solamente in situazioni di grave rischio;
2. sistemi attivo-paternalistici → è tipico dei sistemi di welfare tradizionali. Promuovono l’incontro con le persone in
difficoltà secondo una propria definizione dei bisogni;
3. sistemi attivo-trasformativi → è connesso ai sistemi di welfare universalistici. Comporta un attivo movimento per
promuovere i diritti delle persone e per offrire una risposta ai loro bisogni, riconosce la facoltà dei singoli di partecipare alle
scelte, e propone un sistema di servizi flessibile e duttile. Prefigura una relazione di partnership e di rispetto per le
prospettive differenti.
Legislazione e gestione dell’accesso
Ciascun ambito è regolato da una legislazione di riferimento che viene rilevata a partire dall’accesso. Essa specifica il mandato
istituzionale del professionista e definisce qual è il ruolo che gli si chiede di ricoprire nelle relazioni. È dovere etico informare
le persone rispetto ai diritti che la legge riconosce loro. La base per informare in modo corretto gli utenti e dare risposte
efficaci ai loro bisogni sta nella conoscenza approfondita della legislazione e delle sue regole.
Ruolo Advocacy
A partire dall’accesso l’operatore è chiamato ad assumere un ruolo attivo al livello della costruzione di linee di politica sociale.
l’idea è quella di limitare o rendere temporaneo l’accesso delle persone ai sussidi economici. L’operatore è chiamato a
verificare se la persona effettivamente utilizza il sussidio come ultima risorsa e, in caso contrario, gli aiuti verranno decurtati
o tolti del tutto. Un altro aspetto importante è la dimensione organizzativa: è fondamentale che l’operatore sia consapevole
del contesto organizzativo in cui opera.
Preparare l’accesso
Per favorire l’accesso occorre far conoscere le possibilità che il servizio offre. La non conoscenza del servizio è uno
svantaggio come anche l’errato conoscimento delle informazioni può indurre a un immagine non positiva del servizio. La
questione dell’immagine è quindi centrale all’accesso e può essere gestita attraverso un lavoro di costruzione dell’idea che il
servizio ha di sé.
Incontro tra cittadini e servizi
Considerando i primi contatti possiamo considerare due livelli: le porte (accesso ai servizi) e le modalità di accesso. In Italia
è possibile individuare due modalità prevalenti:
1. distribuita e frammentata → il cittadino si trova a entrare in contatto con un servizio specifico ed eventualmente verrà
orientato ad altre strutture se gli operatori lo ritengono necessario. Il rischio sta nel fatto che gli operatori non hanno una
conoscenza accurata delle risorse;
2. unitaria-sportello unico → questa modalità dovrebbe garantire una maggiore trasparenza e un’omogeneità nelle modalità
di accesso.
Modalità di accesso
Il processo per giungere a chiedere aiuto è molto complesso e gli operatori che si fanno carico di questi casi ne devono
essere consapevole. Mayer e Timms mostrano che raramente le persone si recano al servizio spontaneamente, in genere
prima cercano di cavarsela da soli e solo quando non ci riescono si presentano al servizio. Entrambi hanno inoltre indagato
come le persone vengono a conoscenza del servizio. Un ruolo parziale è svolto dalle istituzioni formali e da altri servizi che in
genere mediano i primi contatti. Ferrario individua 4 modalità di accesso ai servizi:
1. accesso spontaneo → caratterizzato da un massimo di scelta;
2. accesso volontario → sono le persone stesse che si avvicinano al servizio su consiglio o pressione di soggetti che hanno
un certo potere su di essi. Tuttavia può capitare che i soggetti non siano convinti del passo intrapreso;
3. accesso tramite intermediari → qualcun altro si rivolge al servizio segnalando una situazione di disagio di un altro
soggetto. L’operatore deve cercare di trovare un modo di avvicinare la persona, che sia rispettoso della sua scelta e del suo
diritto di decidere se entrare o meno in contatto con l’assistente sociale. Se quest’ultima non accetta, l’operatore si trova a
dover valutare se sussiste un reale rischio per la persona o per altri, oppure no;
4. accesso coatto → le persone non hanno la possibilità di decidere o meno di entrare in contatto con il servizio.
Motivazione misure di protezione
Per entrare in una relazione collaborativa con le persone bisogna comprendere e accettare il loro punto di partenza.
Frequentemente l’incontro tra persona e assistente sociale è conflittuale. Gli operatori quindi devono essere preparati al fatto
che la situazione possa essere percepita dagli utenti in qualche modo pericolosa e in questo contesto tendono a proteggersi.
Ponticelli identifica tre meccanismi di protezione della persona:
1. evitamento → consiste nel trovare un modo di sfuggire alla comunicazione attraverso risposte chiuse, rispondendo a
monosillabi o dichiarando che va tutto bene;
2. seduzione → consiste nel tentare di ingraziarsi l’interlocutore, di dire ciò che si aspetta e che può fargli piacere;
3. attacco → si esplicita la situazione di conflitto e si dichiara apertamente che l’interlocutore è un potenziale nemico.
Per evitare questi meccanismi è necessario e d’obbligo esplicitare in maniera chiara il proprio ruolo.
Situazione
Al momento dell’avvio si costruiscono le basi per un rapporto di comprensione o un divario di prospettive. La prima sfida è
quella di comprendere la prospettiva delle persone e di rapportarsi con questa. Un altro elemento riguarda il fatto che l’arrivo
ai servizi spesso avviene in un momento di urgenza e grave disorientamento.
Orientamento/Informazione o presa in carica
Dopo i primi contatti possano avviarsi molti percorsi tra cui la presa in carica oppure il segretariato sociale. Il segretariato
consiste in un lavoro di informazione e orientamento rivolto a tutti i cittadini che ne abbiano bisogno e alla comunità e al suo
complesso. Assume importanza etica poiché riconosce il diritto dell persone ad avere uguali opportunità nell’accesso alle
strutture. Il punto di partenza è la presa d’atto che le informazioni rispetto alle opportunità che i servizi offrono non sono
ugualmente distribuite e perché non sono consapevoli degli aiuti economici o dei servizi di cui avrebbero diritto. È un servizio
di bassa soglia, semplice e diretto. Vengono identificate due componenti del segretariato:
1. lavoro preliminare che è la base dell’offerta del servizio → back office
2. incontro con le persone.
È importante che l’operatore segua e accompagni il contatto delle persone con altri servizi.
Colloquio e colloquio motivazionale
Il colloquio motivazionale è uno strumento sviluppatosi introno agli anni 80. Nasce nel contesto degli interventi con persone
con problemi di alcolismo, dipendenza da droga, ma i sostenitori di questo modello ritengono che sia dimostrata la sua utilità
in altri campi del servizio sociale. Risulta utile nelle prime fasi e l’elemento centrale è la fiducia. I punti di partenza del
colloquio motivazionale sono due:
1. non è vero che le persone vogliono mantenere comportamenti dannosi;
2. le persone sono sempre in parte orientate al proprio benessere.
La tecnica del colloquio consiste in:
- esprimere empatia: far capire alla persona che si comprendono i suoi punti di vista;
- sviluppo di una discrepanza: mostrare alla persona gli elementi della sua ambivalenza in termini positivi;
- accettare e lavorare con la resistenza: non contrapporsi alla persona;
- valorizzazione dell’autoefficacia: si ottiene infondendo speranza e fiducia nelle persone e nella loro forza.
Processo di valutazione iniziale
La valutazione è un elemento costante nell’intervento del servizio sociale. Secondo la prospettiva costruttivista, il processo di
valutazione è già una parte integrante dell’intervento. Il modo in cui le persone danno significato alla propria condizione e ai
propri problemi ha un impatto sulle situazioni stesse e sulle possibilità di trovare una soluzione alle difficoltà.
Definizione di Dean e Poorvu → può essere definita come un processo continuo che porta a delle comprensioni e a delle
ipotesi che a loro volta contribuiscono a uno sviluppo della relazione tra assistente sociale e utente. Viene definita assesment
ed è stata affrontata in modi diversi:
- diagnosi → l’assistente sociale viene visto come colui che ha le conoscenze specialistiche necessarie per comprendere la
situazione. Approcci utilizzati sono quelli psicodinamico e sistemico;
- procedurale → si basa sull’utilizzo di schede e moduli connessi all’organizzazione del servizio e della burocrazia. Tale
soluzione dovrebbe avere il vantaggio di omogeneizzare il processo di accesso e quindi l’utilizzo delle risorse;
- assesment → organizzato in modo standardizzato e proceduralizzato secondo le esigenze della pubblica amministrazione e
si concretizza nella compilazione di moduli;
- modello della reciprocità → si fonda sull’idea che non sia possibile stabilire una gerarchia assoluta di forme di conoscenza.
La valutazione viene concordata con l’utente e viene fatta insieme con la persona.
Costruttivismo
È un approccio epistemologico. Esso sostiene che il modo che noi abbiamo di dare significato ai fenomeni sociali è
socialmente costruito e non ci sono parametri assoluti per sostenere che una modalità di organizzare la conoscenza sia
migliore di un’altra. L’ottica costruttivista segnala che chi già in partenza si trova in posizione di potere ha la prerogativa di
poter dire come stanno le coese e distinguere ciò che è vero dal falso. Non sempre i progetti delle persone ci possono
sembrare realistici o ragionevoli, ma dobbiamo essere consapevoli che anche le nostre percezioni possono essere distorti e
fondati su pregiudizi.
Approccio anti-oppressivo
Capire il contesto ci consente di muoverci in più direzioni, di guardare agli stati personali senza assumere una logica
individualistica. Nel momento in cui si fa una valutazione è necessario pensare alle persone nel loro contesto, solo questo
consente di cogliere il senso delle loro situazioni e delle loro relazioni e apre la strada verso cambiamento della situazione.
La prospettiva di rete
La rete sociale è formata da individui immersi in un tessuto relazionale. Ha la funzione non solo di definire e riprodurre i
problemi ma anche di trovare una loro soluzione. Dal punto di vista metodologico si possono richiamare due approcci:
1. rete adottata come teoria di riferimento nelle indicazioni operative e tecniche specifiche;
2. Ferrario ha proposto un'assunzione del concetto come a un modo di guardare alla realtà delle persone.
La network analysis individua quattro dimensioni della rete sociale:
1. la struttura → rete a stella (soggetto centrale a cui tutti si riferiscono), la clique (ogni elemento è in relazione con tutti),
policefala (gruppi differenti in relazione e soggetti singoli che fanno da collegamento) e dispersa (costruita da elementi
isolati con poca connessione);
2. i confini/limiti → sono più o meno permeabili, l’entrata o l’uscita sono più o meno agevoli. Le caratteristiche dei confini
esprimono la facilità con cui la rete è in grado di ricavare supporto nel contesto ambientale in cui si forma o consente ai suoi
membri di allontanarsi e prendere strade differenti;
3. scambi/processi/forme di comunicazione;
4. contenuti e funzioni.
La prospettiva della persona come punto di partenza della valutazione
L’ascolto è considerato una competenza centrale nel processo di valutazione. Nei contesti di intervento dell’assistente sociale
spesso ci si confronta con il fatto che i soggetti hanno visioni differenti e spesso contrapposte. In questo senso il processo di
valutazione può costruire un primo spazio in cui comprendere le diverse posizioni e sviluppare insieme la comprensione delle
situazioni.
Partire dai bisogni
Secondo il dizionario di sociologia di Gallino il termine denota una mancanza di determinate risorse sia materiali sia non
materiali. È rilevante che tali risorse siano necessarie per raggiungere uno stato di maggior benessere o efficienza o
funzionalità. Bradshaw individua una classificazione in base ai soggetti che producono la definizione dei bisogni:
- l’esperto → bisogni normativi
- soggetto stesso → bisogni percepiti
Dai bisogni alle risorse
Il secondo concetto centrale nella valutazione è quello di risorse. Viene utilizzato per indicare il valore di potenzialità, mezzo,
strumento, capacità di far risorgere una persona. Indica le possibili leve su cui farsi forza per trovare le vie di uscita. Si
ricollega al concetto di eudaimonia → la naturale tendenza umana all’autorealizzazione in modi eticamente validi. A volte i
problemi vengono trasformati in risorse.
Dalle risorse alle capacità risolutive delle persone
La resilience è la capacità di un soggetto o un sistema di mantenere l’equilibrio e gestire le sfide della vita quotidiana. È
connesso con la presenza di “fattori protettivi”, viene quindi collegato alle capacità di adattamento di una persona o di un
sistema. L’ottica di resilience e di risorsa sono un modo per concretizzare l’autodeterminazione.
La questione del rischio
L’idea del rischio ha assunto nel tempo una connotazione molto negativa. Nel campo del servizio sociale Parton nel 1998
sosteneva che il rischio non è qualcosa che esiste in realtà, ma un modo di pensare la realtà. L’ideologia del rischio ha portato
all’introduzione di strumenti standardizzati, basati su statistiche, che dovrebbero servire a valutarlo e a gestirlo. Ha
contribuito a far percepire l’assistente sociale come un nemico alla ricerca di elementi negativi e problemi e a trasformare la
relazione tra assistente sociale e utente in una relazione avversaria.
Risorse e territorio
Un approfondita conoscenza delle risorse in cui si opera e delle risorse rappresenta la base per favorire e sviluppare
connessioni possibili.
Strumenti
Gli strumenti che vengono utilizzati dagli assistenti sociali a supporto della valutazione sono:
- il genogramma → serve a raffigurare graficamente una famiglia e costruire al relazione tra generazioni;
- l’ecomappa → consiste nel disegnare al centro del foglio un cerchio al cui interno si dispone del genogramma della famiglia,
all’esterno del cerchio se ne collocano altri che sono le diverse sfere di relazione;
il diario → se rivisto assieme all’assistente sociale è la base per una valutazione per costruire un piano di intervento.
Progetto d’intervento
Rappresenta il passaggio dalla valutazione all’operatività. È dinamico e si modifica molte volte in corso d’opera. A partire da
una negoziazione con i soggetti coinvolti, vengono fatti piccoli progetti e piccoli passi, ma il punto di arrivo è permettere al
soggetto di riacquistare padronanza della propria situazione. La valutazione è un aspetto importante e deve essere
considerata solo come un’ipotesi.
Piano di lavoro e modalità di intervento
Costruire un piano di lavoro insieme alle persone rappresenta un processo complesso e dinamico. L’assistente sociale ha a
disposizione una serie di opzioni di intervento per supportare le persone. Prendendo il lavoro di Ferrario si possono
analizzare varie modalità di intervento:
1. sostegno alle reti delle persone: supporto che viene dalle reti naturali. Queste consentono alle persone di rimanere nel
loro tessuto relazione e nel contesto di vita. Tuttavia anch’esse hanno bisogno a loro volta di consigli, aiuto e supporto
emotivo. Es. interventi di sollievo → azioni e risorse messe a disposizione della rete per alleviare fatiche e consentire ai
soggetti di avere spazi e tempo a propria disposizione; formazione: per persone che assistono un anziano o bambini con
sindrome di attività.
2. auto-mutuo-aiuto: supporto tra pari, si fonda sull’utilizzo delle capacità che le persone sviluppano fronteggiando le
difficoltà. Sono associazioni volontarie di persone che si riuniscono sulla base del fatto che condividono un certo problema e
che si impegnano a supportarsi vicendevolmente in modi diversi per fronteggiare la situazione problematica. Elementi
fondamentali sono il confronto e la possibilità i conoscere e discutere esperienze simili. Il ruolo dei professionisti dovrebbe
essere in questo caso molto limitato;
3. intervento advocacy: valorizzare la promozione di giustizia sociale e agli approcci anti-oppressivi. È quel processo che
apre uno spazio perché le persone possano far sentire la propria voce. L’operatore è colui che media, che apre canali di
comunicazione, ma lascia il ruolo di protagonista alle persone;
4. policy practice: utilizzo delle competenze di servizio sociale per cambiare le politiche nella direzione di una maggiore
giustizia sociale ed equità economica. Si collega all’impegno di valorizzare la prospettiva delle persone che hanno meno
potere e si trovano ai margini della società. Il professionista deve avere una profonda conoscenza delle politiche e delle
culture in relazione ai temi di cui si occupa.
Contratto tra operatore e utenti
Quando si formalizza un piano di azione il concetto per indicare la partecipazione è quello di contratto. Oggi spesso si
preferisce parlare di accordi tra operatore e utente. Il contratto definisce gli obiettivi, le interazioni e i processi attraverso cui
questi obiettivi verranno raggiunti. Alcune caratteristiche principali del contratto sono: la mutualità, l’esplicitazione, la
realisticità, la dinamicità, l’introduzione di un fuoco. Le funzioni invece sono:
- garantire il rispetto dell’autodeterminazione degli utenti;
- rendere gli interventi più strutturati e mirati agli obiettivi e percorsi;
- trasformare il ruolo degli utenti da passivo ad attivo e protagonista; ecc.
Alcune volte l’utilizzo del contratto risulta problematico in quattro tipi di contesto: i clienti non hanno chiesto direttamente
l'aiuto; gli interessi del cliente sono in contrasto con diritti di soggetti terzi; interventi con persone che non hanno autonomia
di decisione; quando il “cliente” sono più persone in conflitto.
Sostituzione supporto garanzia
La relazione operatore utente può andare in tre direzioni:
1. sostituzione → l’a. sociale prende decisioni ed opera al posto della persona. Non produce né crescite né autonomia;
2. supporto → affiancare le persone nell’attuazione del programma;
3. garanzia → rappresentare un punto di riferimento e una presenza disponibile in caso di difficoltà.
Dimensione dell’incertezza
La gestione si fonda sulla consapevolezza che il progetto d’intervento di costruisca camminfacendo attraverso un percorso
per prove ed errori.
Conclusione del percorso
Ferrario afferma che la conclusione non segna la risoluzione del caso ma il compimento di un progetto, è prevista nel
programma, pensata e preparata dall’assistente sociale. Essa va elaborata su due temi:
1. la revisione di tutto ciò che è stato fatti e di come sono stati fronteggiati i problemi;
2. un analisi di come andare avanti, se l’intervento si fonda su una relazione tra a.s. e utente, va considerato il p. di v. emotivo.
Coinvolgimento emotivo
La crescita dell’expertise implica una capacità di comprensione intuitiva e di coinvolgimento professionale. L’intuito
professionale si connette con una capacità di visione di insieme e si sviluppa con l’esperienza. Le elaborazione delle emozioni
rappresentano un elemento importante per poter mantenere un livello alto di empatia.
Progettazione condivisa
Spesso gli operatori collaborano con altri servizi e altri professioni. Questo significa muoversi in un contesto in cui sono
molteplici prospettive diverse, e a volte anche conflittuali. Una buona parte del lavoro, infatti, consiste nel cercare mediazioni
all’interno delle reti. È necessario decostruire i nostri stessi attaccamenti per poter trovar un modo per confrontarsi con
pensieri differenti. Esistono delle tecniche di negoziazione elaborate da Fisher, Ury e Patton in cui la visione del conflitto è
connessa alla teoria dei giochi:
1. dura → contesto di contrapposizione, si prefigura un’unica soluzione al problema, ci si avvale di tecniche di intimidazione
che si fonda sula sfiducia tra partecipanti. win-lose → a somma zero uno perderà;
2. morbida → creazione di un ambiente amichevole, ricerca di compromessi;
3. creativa/su principi → propone una ridefinizione della situazione per cercare un’alleanza tra soggetti. L’obiettivo è quello di
raggiungere una soluzione che possa soddisfare tutti. win-win o lose-lose → vincono o perdono tutti.
Caratteristiche dei servizi
Il prodotto è materiale, la qualità risiede nel processo attraverso cui il servizio stesso viene erogato e dipende da come gli
assistenti sociali agiscono. Ha un peso rilevante anche la presenza delle risorse e delle opportunità adeguate.
Criteri di giudizio
La valutazione non può prescindere da riflessioni di natura etica. Non si può limitare a chiedersi solamente se l’intervento è
stato efficace e se ha portato risultati positivi. Ci si deve chiedere quanto le azioni e i processi messi in atto siano congruenti
con i valori del servizio sociale e con i principi del c. deo.
La valutazione
Nasce con l’intento di costruire una pratica professionale, efficace e legittimata. Le prime ricerche valutative vengono
effettuate negli Stati Uniti tra gli anni ‘40 e ‘60 del Novecento. Quella più consistente è quella riguardo alle metodologie
ispiratosi alla psicoanalisi e risultò che come approccio fu uno di quelli che dava scarsi o nulli risultati. Tuttavia le ricerche
stesse presentavano punti di debolezza. Sono state mosse varie critiche per quanto riguarda la v. quantitativa e sperimentale,
poiché i risultati delle v. portavano ad accettare o rifiutare in blocco un approccio o una metodologia senza avere giudizi
modulari.
Valutazione qualitativa
È una v. che permette letture più specifiche dell’intervento sociale e dell’efficacia delle pratiche. Essa consente di cogliere i
diversi punti di vista e percezioni in relazione agli interventi di servizi sociale; ha portato a ragionare sull'importanza di
sviluppare capacità di coinvolgimento professionale; ha prodotto un’attenzione a non applicare in modo diretto o automatico
modelli teorici estranei al s.s. Gli elementi caratterizzanti, invece sono: comporta un’immersione nei contesti su cui si effettua
la ricerca; corrisponde a un approccio olistico; si focalizza sui processi e sul rapporto tra processi e risultati in termini di
significati attribuiti agli attori; ecc. Gli strumenti che vengono utilizzati sono aperti e non standardizzati (intervista, focus
group), colloquio non direttivo e intervista narrativa. È fondamentale riflettere anche sulla scelta dei soggetti da interpellare.
La selezione infatti può mirare a coinvolgere l’intero universo oppure può essere basata sulla varietà. L’anonimato in questo
tipo di valutazione è meno protetto. Per verificare l’attendibilità degli strumenti si può procedere per: triangolazione →
mettere a confronto i dati raccolti con differenti strumenti; i dati inoltre devono essere raccolti in modo da poter rimanere a
disposizione ed essere consultati ex post triangolazione.
Valutazione partecipata
Dall’esterno o dall’interno, si possono sviluppare ricerche valutative sull’intervento dell’assistente. I questi nuovi sviluppi si
ritrovano due principi distinti: quello di avviare percorsi di valutazione partecipata e quello di una pratica che sia orientata non
solo da elaborazioni contingenti, ma da un confronto con la ricerca, con la valutazione e un’autovalutazione sistematica.
L’idea di questo tipo di valutazione parte dalla considerazione che la valutazione non è un’operazione neutra. Valutare
coinvolgendo utenti e operatori permette di diventare una sorta di “ricerca-azione”, in cui già nella fase di ricerca si attivano
riflessioni e cambiamenti. Uno degli strumenti più utilizzati è la supervisione → un’attività che coniuga la v. ricerca e supporto.
Elementi essenziali del metodo: viene allestito uno spazio di confronto e riflessività intraprofessionale riconoscibile e
legittimato. Tra gli strumenti ci sono: questionari, auto-osservazione, autoetnogafia; l’analisi viene fatta attraverso la revisione
di dati.
A.S. ricercatore: la pratica e il luogo sono per eccellenza oggetti dove si può produrre conoscenza utile per crescere le pot.