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LABORATORIO DI PROGETTAZIONE PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE 

​COOPERAZIONE​ → operare insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune. 


 
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE​ → insieme di relazioni che un paese intraprende con un’altro paese (​in via di 
sviluppo​). 
 
La cooperazione internazionale si sviluppa a partire dal secondo dopoguerra, con la nascita del sistema onusiano. 
Le relazioni di cooperazione allo sviluppo si sono realizzate prevalentemente attraverso la definizione, il finanziamento e 
la realizzazione di programmi e soprattutto di progetti di sviluppo. 
Programmi e progetti sono due cose differenti: 
❏ i ​programmi​ definiscono le linee di orientamento in settori e/o aree geografiche ampie e poco definite; indicano 
degli obiettivi di massima da raggiungere. Un programma spesso viene interrotto per obsolescenza, ma raramente 
si conclude; 
❏ i ​progetti​ mettono a fuoco dei bisogni particolari espressi da una comunità definita e tentando di rispondere a 
quelli. È caratterizzato per una serie di elementi di concretezza e di limitatezza (​modestia progettuale​). 
Sono due elementi complementari → il programma diventa concreto solo con la definizione di specifici progetti 
coordinati fra loro; viceversa, il progetto ottiene la pienezza dei suoi obiettivi solo se coordinato con altri progetti inseriti 
in un programma. 
Quando un progetto si inserisce in un programma, la conclusione del primo diventa la base per la definizione e 
l’aggiustamento del successivo. 
Oggi, significa fare propri gli obiettivi fissati dalla dichiarazione del ​Millennio delle Nazioni Unite​ (2000) condivisa da 
191 paesi. L’azione di cooperazione a livello internazionale si ispira al raggiungimento di 8 obiettivi: 
1. sradicare la povertà estrema e la fame; 
2. rendere universale l’istruzione primaria; 
3. eliminare la disparità tra i sessi; 
4. ridurre la mortalità infantile; 
5. migliorare la salute materna; 
6. combattere l’HIV/AIDS e le altre malattie infettive; 
7. proteggere l’ambiente; 
8. creare un partenariato mondiale per lo sviluppo.  
Tre sono le dimensioni dello sviluppo sostenibile: 
1. sociale → garantire condizioni dì benessere umano ; 
2. economica → generare reddito e lavoro dignitoso; 
3. ambientale → garantire la tutela e il rinnovamento delle risorse naturali e del patrimonio. 
Con il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’agenda 2030 si aggiunge un’ulteriore dimensione, 
ossia quella istituzionale: l’obiettivo è promuovere istituzioni forti, diritti, giustizia e democrazia. 
 
SVILUPPO​ → un paese è sviluppato quando la popolazione ha un livello almeno sufficiente di benessere e può 
soddisfare i bisogni primari (nutrirsi, vestirsi, avere una casa). A ciò si aggiungono altri bisogni, non meno importanti, che 
consentono la piena realizzazione di una persona (curarsi, istruirsi, ecc.). 
 
CAUSE DEL SOTTOSVILUPPO 
CAUSE STORICHE: 
❏ colonialismo​ → sfruttamento delle risorse delle colonie e impedimento dello sviluppo locale; 
❏ conquista dell’indipendenza​ → i confini dei nuovi stati vennero delineati senza tener conto del principio 
dell’autodeterminazione dei popoli; 
❏ neocolonialismo​ → le ex colonie continuarono a fornire materie prime a basso costo in cambio di prodotti finiti e 
l’economia continua a rimanere gestita dalle compagnie occidentale. 
CAUSE RECENTI: 
❏ multinazionali​ → sono grandi e famosi marchi che guidano l’attività del Sud del mondo avvantaggiandosi dei 
guadagni in modo esclusivo e ostacolando lo sviluppo locale; 
❏ debito estero​ → per avviare lo sviluppo sono stati sottoscritti prestiti internazionali, ma lo sviluppo non è stato 
rapido e per estinguerli vengono impiegate le poche risorse disponibili; 
❏ malnutrizione e analfabetismo​ → sono causa e conseguenza del sottosviluppo perché impediscono alla 
popolazione di avviare lo sviluppo economico; 
❏ instabilità politica e conflitti​ → sono cause di improvvisi cambi di governo o di guerre sanguinose. 
 
CARATTERISTICHE DEI PAESI MENO SVILUPPATI: 
❏ la vita media è bassa; 
❏ la mortalità infantile è elevata; 
❏ non c’è adeguata assistenza sanitaria; 
❏ le condizioni igieniche sono precarie; 
❏ la disponibilità di cibo è limitata e di scarsa qualità; 
❏ è elevato il tasso di analfabetismo; 
❏ la maggior parte della popolazione si dedica all’agricoltura di sussistenza; 
❏ è elevato l’indice di disoccupazione; 
❏ la popolazione non gode dei diritti; 
❏ spesso ci sono guerre e un’elevata instabilità politica. 
Per classificare i paesi in relazione allo sviluppo umano, l’O.N.U utilizza l’​ISU​ (Indice di sviluppo umano): è un indice 
calcolato sulla base di 3 dati: 
1. speranza di vita; 
2. livello d’istruzione; 
3. reddito pro capite. 
Se l’indice è più vicino al numero 1, il paese è sviluppato; se è più vicino allo zero, il paese è meno sviluppato. 
I paesi vengono divisi in paesi sviluppati, in via di sviluppo e sottosviluppati e vengono confrontati nel tempo per vedere 
se una certa politica economica riesce a migliorare la qualità della vita. 
Gli stati sono ordinati in base al loro ISU e divisi in quattro grutti in base al quartile di appartenenza: molto alto, alto, 
medio e basso. 
 
INEGUAGLIANZA E POVERTÀ  
Nonostante la crescita economica di cui molti paesi sono stati protagonisti rimangono tuttavia enormi differenze in tutto il 
mondo nel benessere delle persone. La diseguaglianza può essere misurata attraverso il coefficiente di ​Gini. ​Altre 
caratteristiche di tale coefficiente sono: 
❏ può essere utilizzato per confrontare le distribuzioni della ricchezza in diversi settori della popolazione o in 
diversi stati; 
❏ è sufficientemente semplice da poter esser confrontato tra diversi stati e facilmente interpretato; 
❏ può essere utilizzato per indicare come la distribuzione del reddito sia cambiata nel tempo in un dato Paese 
rendendo meno possibile osservare se la diseguaglianza stia crescendo o diminuendo. 
L’ineguaglianza può derivare da una distribuzione iniqua delle risorse naturale o da strutture sociali rigide che vietano a 
talune categorie l’accesso a talune professioni o istruzione. Ma anche attraverso la diffusione della tecnologia e la 
domanda di lavoratori sempre più qualificati rappresenta un altro fattore di generazione di ineguaglianza. 
Le diseguaglianze nei redditi all’interno di una determinata area, rappresentata graficamente, assume la forma di “U” 
capovolta. Al crescere del reddito pro capite, la diseguaglianza prima aumenta per poi tendere a ridursi. 
L’ineguaglianza rallenta la crescita e può essere distinta in: 
❏ ineguaglianza strutturale​ → dovuta a eventi come la colonizzazione o la schiavitù; 
❏ ineguaglianza di mercato​ → data da squilibri settoriali, regionali o individuali. 
La banca mondiale ha fissato un criterio per misurare la povertà basato sulla fissazione di una ​linea di povertà 
internazionale​ che misura la percentuale della popolazione che vive con meno di 1$ al giorno o con meno di 2$ al giorno 
ai prezzi internazionali. 
È possibile che alcune economie non siano cresciute perché troppo povere per intraprendere, ad esempio, un processo 
economico e, quindi la povertà è un ostacolo alla crescita economica. 
Per poter ovviare al problema è necessario effettuare investimenti iniziali elevati per consentire di intraprendere un 
sentiero di crescita: una soluzione condivisa sarebbe quella di aumentare il capitale pro capite attraverso il trasferimento 
di risorse finanziarie all’estero, tuttavia l’efficacia di questi aiuti dipende dalle istituzioni ed alle politiche economiche 
adottate dai paesi riceventi. 
 
LA CRESCITA ECONOMICA DURANTE LA STORIA 
PIL ​(​prodotto interno lordo​) → valore economico totale di beni e servizi prodotti in una determinata area in un dato 
periodo. È pari alla somma del valore aggiunto lordo delle varie branche di attività economica di una zona, aumentata di 
tutte le imposte, al netto dei sussidi. Nelle analisi comparative il PIL è generalmente espresso in %. 
La speranza di vita ed il livello del reddito sembrano essere strettamente correlati. 
I paesi Poveri o in via di sviluppo crescono a tassi maggiori rispetto ai paesi ricchi, ciò è dovuto alla differenza nel 
rendimento dei fattori produttivi.  
Piccole differenze nei tassi di crescita di lungo periodo possono risultare in grandi differenze nell’arco di pochi decenni. 
 
NORD E SUD DEL MONDO 
Per distinguere i paesi in base al loro livello di sviluppo si usa fare riferimento alla distinzione tra Nord e Sud del mondo, 
poiché si è osservato che i paesi con un basso ISU si concentrano nella parte meridionale del globo (eccezione Australia). 
Esiste una forte caratterizzazione geografica nello sviluppo. I paesi più vicini all’equatore sembrano crescere di meno. 
 
POSSIBILI RIMEDI AL SOTTOSVILUPPO 
Cooperazione internazionale → ONU e ONG: 
❏ promozione dello sviluppo (es. diffondere l’istruzione o microcredito); 
❏ riduzione/annullamento del debito estero; 
❏ interventi per stabilizzare politicamente le zone in conflitto; 
❏ aiuti immediati in situazione di emergenza e a favore della salute; 
Tutti noi: 
❏ commercio equo e solidale; 
❏ consumo critico; 
❏ sostegno economico e volontariato a favore delle associazioni che promuovono lo sviluppo. 
Gli elementi che caratterizzano un progetto 
❏ Un Obiettivo specifico definito e raggiungibile in larghissima misura, 
❏ dei beneficiari quantitativamente e territorialmente definiti, 
❏ una serie di requisiti da raggiungere attraverso delle attività definite, 
❏ una durata stabilita, 
❏ un budget. 
❏ uno o più finanziatori che sin dall’inizio si impegnano a mettere a disposizione le risorse necessarie, 
❏ un monitoraggio e una valutazione dei risultati ottenuti. 
Anche se viene definito “ciclo”, la struttura di un progetto è solitamente a spirale, in quanto il progetto concluso viene 
utilizzato per poter proseguire al meglio con nuovi e successivi progetti. 
L’elemento decisivo del ciclo è la ​valutazione​ che permette di far tesoro dei successi e degli errori di un progetto e 
consente di aumentare la qualità e l’efficacia degli interventi. 
Ci sono diversi modelli di cicli di progetto, sia in forma lineare che in forma circolare. Per quanto riguarda la forma 
circolare, in particolare, due di questi sono: 
1. quello tipico dei finanziatori; 
2. quello tipico delle ONG. 
Il numero di fasi da inserire nel cerchio possono essere diverse secondo il livello di dettaglio che vogliamo sviluppare. 
1. Per i finanziatori gli elementi/fasi del progetto sono: 
a. analisi del problema o programmazione; 
b. messa a punto del progetto; 
c. realizzazione; 
d. valutazione e quindi nuova analisi del problema​. 
2. Per le ONG gli elementi/fasi sono: 
a. analisi del problema; 
b. studio di fattibilità e finanziabilità; 
c. messa a punto del progetto; 
d. approvazione da parte dei finanziatori; 
e. realizzazione; 
f. valutazione e nuova analisi del problema. 
Le differenze che intercorrono fra i due cicli sono nella certezza o meno dei finanziamenti: il finanziatore ha i soldi e deve 
trovare il miglior progetto; le ONG devono adattare i loro progetti perché risultino finanziabili dal finanziatore. 
Il finanziatore è qualsiasi organismo che disponga di fondi per la cooperazione (es. Chiese, fondazioni bancarie, privati 
cittadini, ecc.). 
Analisi del problema​ → una chiara definizione del problema è già un buon avvio. Esistono varie tecniche di analisi 
partecipativa legate alla “progettazione con il Quadro Logico”.  
Una buona analisi del problema ci condurrà facilmente ad individuare gli obiettivi che si vogliono raggiungere. 
Spesso vengono proposte delle azioni da compiere, scambiandole per un progetto, dando per sottinteso il processo che ha 
determinato quella proposta e i veri obiettivi che si perseguono. 
Chi propone queste azioni in genere è molto vicino ai soggetti beneficiari e ha svolto una propria analisi ​implicita ed 
empirica​ dei problemi e delle soluzioni, ma questo sistema, non consente di rendere pubblico il processo. Tuttavia, è un 
sistema molto usato. 
Fasi del ciclo di un progetto (ONG) 
1. ​Studio di fattibilità e finanziabilità​: 
❏ è necessario esaminare se in concreto ci sono le possibilità di realizzare ciò che ci si propone di fare: i limiti 
possono venire dalle condizioni esterne di ogni genere o anche da problematiche interne (es. questioni di ordine 
finanziario); 
❏ la fattibilità lavora per superare gli impedimenti trovando le soluzioni e proponendo quei compromessi che 
consentano di raggiungere almeno gli elementi essenziali degli obiettivi previsti. 
2. ​Messa a punto di un progetto​: 
❏ è la fase di ricapitolazione di tutte le informazioni assunte e le relazioni stabilite nei periodi precedenti; 
❏ le dimensioni di un progetto possono variare da 20 a 200 pagine secondo la quantità di allegati inseriti; 
❏ durante questa fase, considerati i limiti posti dal finanziatore, spesso è necessario aggiustare profondamente il 
progetto e rifare qualche passo indietro alla fase della fattibilità; 
❏ chi ha il compito di scrivere dovrà effettuare ogni modifica attraverso la verifica dell’accordo di tutte le parti in 
causa; 
❏ questa fase finisce con la presentazione al finanziatore del “testo di progetto”, che coincide con la “domanda di 
finanziamento”: i tempi di questa fase sono condizionati dalle norme poste dal finanziatore. I finanziamenti 
possono essere a ​bando​ (con una data limite per la presentazione, di solito 60 giorni, o senza limiti). 
3. ​Approvazione da parte dei finanziatori: 
❏ si chiama attività di ​lobbying​ ​e consiste nel seguire costantemente l’iter di approvazione del progetto; 
❏ in questo lavoro si può contare con le organizzazioni di II livello (associazioni delle ONG o federazioni o 
coordinamenti locali) che periodicamente possono chiedere agli enti finanziatori lo stato di avanzamento 
nell’approvazione dei singoli progetti. 
4. ​Realizzazione​: 
❏ accade che se anche il progetto viene approvato, l’iter burocratico di molti finanziatori non è concluso e di norma 
conviene aspettare che siano stati erogati i finanziamenti prima di iniziare il progetto; 
❏ nel frattempo si avvisano i partner e i beneficiari e si avvia la selezione del personale da inviare sul progetto; 
❏ dopo l’effettivo avvio il progetto viene monitorato dall’operatore durante tutta la durata del progetto. 
5. ​Valutazione e nuova analisi del problema​: 
❏ la valutazione è prevista in tutte le fasi del progetto → si parla di valutazione: 
a. ex ante​ → considera la coerenza e la potenziale efficacia delle attività proposte e delle risorse impiegate; 
b. in itinere​ → è una valutazione effettuata al fine di correggere elementi risultati non idonei; 
c. ex post​ → è una valutazione effettuata a fine progetto per considerare il grado di successo dell’iniziativa, 
mettere a fuoco gli errori commessi sia in sede di progettazione, sia in sede di realizzazione. Da una 
buona valutazione si mettono le premesse per buoni nuovi progetti; 
❏ le attività di monitoraggio e valutazione sono diverse: 
a. il monitoraggio è un confronto di quanto e come è stato realizzato un progetto rispetto a previsto nel testo 
(valuta l’efficienza del progetto); 
b. la valutazione è un’azione più vasta, che include il monitoraggio, ma che valuta anche l’efficacia del 
progetto; 
❏ la valutazione è necessaria è può portare a modifiche anche radicali del progetto o delle attività. 
 
2. Le fasi dell'analisi e della fattibilità 
L’idea di un progetto può venire a chiunque ma è necessario che questa idea giunga ad un “​progettista”​ , ossia una persona 
o un ente capace di seguire tutto l’iter. Il progettista raccoglie l’idea e come prima “valutazione” considera se ci sono le 
basi per poterci costruire un progetto.  
Durante la creazione del progetto è necessario mettere in discussione la correlazione fra l’idea e il bisogno: egli dovrà 
guidare il processo partecipativo che porterà i beneficiari a considerare positiva, emendabile o negativa l’idea del 
progetto. Per poterlo fare il progettista dovrà conoscere il paese o la località dove si svolgerebbe il progetto e potersi 
confrontare con i beneficiari.  
Questa fase viene solitamente saltata nei progetti umanitari o di emergenza perché c’è la presunzione di conoscere bene il 
bisogno e la soluzione. 
Per fare le analisi di bisogno esistono vere e proprie tecniche di lavoro di gruppo elaborate per facilitare la partecipazione 
di tutti. Le tecniche di lavoro funzionano quando i gruppi sono di 20-30 persone al massimo. 
Si possono fare ​attività campionarie ​(cioè per gruppi campione più o meno rappresentativo) o avvalersi di studi esistenti e 
di notizie statistiche e antropologiche. 
Un primo strumento che può essere utilizzato in questo senso è quello dell’​analisi SWOT: 
1. Strengths​ → individua i punti di forza; 
2. Weaknesses ​→ individua le debolezze; 
3. Opportunities​ → individua le opportunità; 
4. Threats​ → individual le minacce. 
Applicando il procedimento ai diversi livelli rilevanti per l’attività progettuale 
 

SWOT  ANALISI INTERNA 

ANALYSIS  Forze  Debolezze 

A       
N    Strategie S-O:  Strategie W-O: 
A    Sviluppare nuove  Eliminare le debolezze 
L  Opportunità  metodologie in grado di  per attivare nuove 
I  sfruttare i punti di forza  opportunità 
S  dell’azienda 

 
E      Strategie W-T: 
S    Strategie S-T:  Individuare piani di 
T    Sfruttare i punti di forza  difesa per evitare che le 
E  Minacce  per difendersi dalle  minacce esterne 
R  minacce  acuiscono i punti di 
N  debolezza 

 
Livello dell'analisi​: 
❏ territorio sul quale il progetto desidera intervenire; 
❏ settore o all’ambito tematico del progetto; 
❏ gruppi di beneficiari cui il progetto si rivolge; 
❏ idea progettuale stessa; 
❏ organizzazione proponente. 
Il partenariato 
Partenariato​ → parità di ruoli, di non subordinazione dell’uno e dell’altro, di collaborazione nella quale ognuno porta del 
suo.  
Il partenariato locale è l’elemento imprescindibile di ogni progetto, ma esso si estende anche a ONG europee, altri 
soggetti della cooperazione, ecc. 
Non è possibile elaborare/realizzare un progetto di cooperazione senza un partner locale. 
Il partenariato è uno dei patrimoni di una ONG. I partner sono come gli amici: le relazioni nascono per più svariati motivi. 
Ma il problema non è conoscere dei partner, ma valutare l’attendibilità, la professionalità e il radicamento sociale.  
Il partner locale è l’elemento mediatore che consente prima di mettere a punto il progetto coinvolgendo i beneficiari e poi 
di guidarci nella gestione del progetto. 
Altri partner 
La presenza di altri partner, oltre quello locale, è considerato come elemento di qualità. 
Il coordinamento degli aiuti avviene attraverso​ processi di programmazione​ dello sviluppo a livello di aree omogenee e di 
dimensioni molto inferiori a quelli di uno Stato.  
I processi di programmazione appaiono per la prima volta negli anni ‘80 dal programma PRODERE in America Centrale, 
promosso dall UNOPS (Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ed i progetti), sostenuto dal governo italiano e realizzato 
da italiani e prevede la costituzione di ​Agenzie locali di sviluppo​ formate da tutti gli attori dell’economia e della società 
locale insieme alle agenzie internazionali dello sviluppo. 
Questo approccio territoriale è la base di quella che in Italia viene considerata la “Cooperazione decentrata”. 
Da questi esempi è nata la tendenza a promuovere programmi locali di sviluppo diretti dagli organi locali di 
rappresentanza della popolazione e quindi la necessità che ogni progetto si inserisca in questo contesto. 
Per quanto riguarda il partenariato la forma più stretta è il ​consorzio​ fra soggetti della cooperazione nella definizione e nel 
sostegno ad un progetto. Il principale elemento che giustifica un consorzio è la necessità di unire le forze per raggiungere 
dimensioni o caratteristiche che il singolo soggetto non è in grado di mobilitare. Perciò è indispensabile che ogni soggetto 
che partecipa al consorzio abbia una sua connotazione e un proprio ruolo e nessuno copra tutti i ruoli. 
Una forma di collaborazione stretta si ha quando la collaborazione si ha con EELL o altri soggetti non ONG. 
 
Cooperazione decentrata (partenariati fra territori) 
L’idea di cooperazione decentrata è nata da una critica alla cooperazione centralizzata. Nacque in Europa l’idea di dare 
finanziamenti diretti a Enti, ONG locali e alle istituzioni più vicine alle popolazioni, saltando i governi centrali. 
Cooperazione decentrata vuol dire partecipazione della popolazione e creazione di un legame duraturo fra due territori che 
possono collaborare per favorire la crescita economica dell'uno e quella culturale e umana di entrambi.  
La cooperazione diretta allo sviluppo può costituire un importante strumento per mettere a punto soluzioni innovative che 
devono accompagnare i processi di sviluppo. 
Il limite da superare è il difetto di partecipazione effettiva della maggior parte della gente ai processi di sviluppo. 
I principali modi in cui si manifesta il difetto di partecipazione sono: 
❏ centralismo​ → tutte le decisioni importanti vengono prese in pochissime sedi centrali senza il coinvolgimento dei 
soggetti locali; 
❏ assistenzialismo​ → promozione di interventi che alimentano la dipendenza e la passività dei beneficiari. 
 
Modello del macro-intervento​ → realizzazione di grandi infrastrutture con il conseguente impiego di massiccio di capitali, 
tecnologie e professionisti occidentali non funziona; aggrava le condizioni di dipendenza del paese beneficiario. 
 
I ​modelli del micro-intervento​ presentati dalle ONG presentano maggiori garanzie di ​sostenibilità​ (capacità di sostenersi 
nel tempo) poiché si fondano sul coinvolgimento dei beneficiari e sulla logica del ​bottom-up​ (dal basso verso l’alto), ossia 
l’identificazione di un’intervento a partire dalle esigenze locali. 
 
I due modelli hanno convissuto nel corso degli anni ‘80. Negli anni ‘90, la visione dello sviluppo è radicalmente mutata: 
esso viene recepito come processo ​multidimensionale​ in cui economia, politica e cultura si intrecciano in modo 
complesso. 
Cooperazione decentrata​ → si intende un'azione di cooperazione allo sviluppo svolta attraverso il concorso delle risorse 
della società civile organizzata presente sul territorio di relativa competenza amministrativa. 
Questa azione di cooperazione deve realizzarsi attraverso una sorta di partenariato con un ente omologo del Sud del 
mondo.  
Gli obiettivi perseguiti dalla cooperazione decentrata sono: 
❏ mobilitare le popolazioni e tener conto maggiormente dei loro bisogni e delle loro priorità; 
❏ rafforzare il ruolo e la posizione della società civile nei processi di sviluppo; 
❏ favorire lo sviluppo economico e sociale, duraturo ed equo attraverso la partecipazione. 
La cooperazione decentrata riconosce l’esistenza di una molteplicità di soggetti dello sviluppo; è pensata partire dalle 
esigenze locali e progettata attraverso un’integrazione delle competenze locali e delle competenze dell’ente del paese 
industrializzato che promuove l’intervento.  
Elemento qualificante della coop. decentrata → riconoscimento delle entità locali e la cooperazione con le stesse. 
I ​programmi decentrati​ sono più controllabili 
La coop. decentrata si realizza attraverso un concorso economico, sociale e culturale, con l'incoraggiamento dei contatti a 
livello di “autorità regionali” e di “collettività locali”. 
Questo nuovo approccio alla coop. intern. si è affermato nel corso degli ultimi anni e si è concretizzato nella creazione, in 
sede europea, di una linea finanziaria specifica destinata alla promozione della coop. decentrata attraverso il 
finanziamento di ​azioni-pilota.​  
I finanziamenti o co-finanziamenti della Commissione Europea hanno lo scopo di sostenere e promuovere le seguenti 
tipologie di azioni: 
❏ valorizzazione delle risorse umane e tecniche; 
❏ sviluppo locale, rurale o urbano nei settori sociale ed economico dei Paesi in via di sviluppo; 
❏ informare e mobilitare degli operatori della cooperazione decentrata; 
❏ sostegno e ​follow up​ metodologico delle azioni. 
I progetti eleggibili devono prevedere un partenariato Nord-Sud. 
 
I settori di cooperazione 
❏ sostenere l’attuazione di politiche miranti a eliminare la povertà e raggiungere gli Obiettivi del Millennio; 
❏ rispondere alle esigenze essenziali della popolazione, con attenzione prioritaria all’istruzione primaria e alla 
salute; 
❏ promuovere la coesione sociale e l’occupazione; 
❏ promuovere il buon governo, la democrazia e i diritti umani e sostenere le riforme istituzionali; 
❏ assistere i paesi e le regioni partner nel campo degli scambi commerciali e dell’integrazione regionale; 
❏ promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso la protezione dell’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse 
naturali; 
❏ promuovere la gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche e un maggiore uso delle tecnologie sostenibili 
per la produzione di energia; 
❏ fornire assistenza nelle situazioni di post-crisi e negli Stati fragili. 
 
I ​programmi geografici​ s​ ono rivolti ad un territorio specifico, e incentrati sullo sviluppo a livello di aree omogenee di 
dimensioni molto inferiori a quelli di uno Stato, quindi più facilmente gestibili e di più agevole controllo; 
I ​programmi tematici​ completano quelli geografici e conferiscono loro un valore aggiunto, delle attività di cooperazione 
rivolte a diverse regioni o gruppi di paesi partner o un’azione internazionale senza una specifica base geografica (es. 
sostegno agli investimenti nelle risorse umane, ambiente, ecc.). 
Dal punto di vista geografico, l’aiuto italiano degli ultimi anni è stato ripartito come segue: 
❏ Africa sub-sahariana (40% dei fondi); 
❏ Medio Oriente e Nord Africa (24%); 
❏ Asia (13%); 
❏ America (12%); 
❏ Europa Balcanica (11%). 
Attualmente la politica che ispira la Cooperazione allo sviluppo dell’Italia viene dettata dalla legge che la disciplina e 
dagli obiettivi di ordine generale fissati in ambito Nazione Unite e UE. Il riferimento essenziale è la Dichiarazione del 
Millennio approvata nel 2000 dall’ONU, che detta gli obiettivi da perseguire: 
❏ sradicamento della povertà; 
❏ sviluppo economico e sociale; 
❏ sviluppo sociale; 
❏ unitamente a quelli relativi alla salute 
Attraverso: 
❏ il trasferimento di risorse finanziarie verso i PVS; 
❏ incentivando gli investimenti diretti esteri e gli altri flussi privati; 
❏ promuovendo il commercio internazionale; 
❏ attraverso la riduzione del debito. 
L'Italia partecipa all'implementazione degli Obiettivi del Millennio attraverso l’erogazione di contributi volontari alle 
Organizzazioni Internazionali, impegnate in prima linea con i loro programmi per rendere possibile l’assolvimento. 
L'azione di cooperazione a livello internazionale si ispira al raggiungimento di 8 obiettivi: 
1. sradicare la povertà estrema e la fame​ → l’Italia collabora con la FAO (Org. delle Nazioni Unite per 
l’Alimentazione) e prende parte ad alcune sue iniziative specifiche come la NEPAD (Nuovo Partenariato per lo 
Sviluppo dell’Africa) e il Programma Speciale per la Sicurezza Alimentare; 
2. rendere universale l’istruzione primaria​ → l’Italia finanzia i progetti UNESCO nell’ambito del programma 
EFA (​education for all)​ ; 
3. eliminare le disparità tra i sessi​ → promosso attraverso l’erogazione di contributi ai programmi di UNIFEM 
(Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne) finalizzati non solo ad evitare la discriminazione contro le 
donne, ma soprattutto ad assicurare al genere femminile le stesse prospettive di istruzione e di lavoro degli 
uomini; 
4. ridurre la mortalità infantile​ → promossi attraverso i contributi all’UNICEF e all’OMS (Organizzazione 
mondiale della sanità)​; 
5. migliorare la salute materna ​→ promossi attraverso i contributi all’UNICEF e all’OMS; 
6. combattere l’HIV/AIDS e le altre malattie infettive​ → promossi attraverso i contributi all’UNICEF e all’OMS; 
7. proteggere l’ambiente; 
8. creare un partenariato mondiale per lo sviluppo. 
 
Agenda per lo sviluppo sostenibile 
La nuova Agenda si focalizza sull’integrazione dei pilastri economico, sociale, ambientale e di governance dello sviluppo, 
e invita tutti i Paesi ad attivarsi in un percorso di sviluppo comune senza lasciare indietro nessuno.  
Cinque “Persone​, pianeta, prosperità, pace e partnership: rappresentano i principi sui quali poggia l’Agenda. 
 
Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile 
1. povertà zero 
2. fame zero 
3. salute e benessere 
4. istruzione di qualità 
5. uguaglianza di genere 
6. acqua pulita e igiene 
7. energia pulita e accessibile 
8. lavoro dignitoso e crescita economica 
9. industria, innovazione e infrastrutture 
10. ridurre le disuguaglianze 
11. città e comunità sostenibili 
12. consumo e produzioni responsabili 
13. agire per il clima 
14. la vita sott’acqua 
15. la vita sulla terra 
16. pace, giustizia e istituzioni forti 
17. partnership per gli obiettivi 
 
Le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile 
Lo sviluppo sostenibile è definito come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere le capacità 
delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. 
Per raggiungere uno sviluppo sostenibile è importante armonizzare tre elementi fondamentali: 
1. crescita economica 
2. inclusione sociale 
3. tutela dell’ambiente 
 
Gli obiettivi 
La legge 125/2014 definisce i principi e le finalità della Cooperazione allo sviluppo, che è parte integrante e qualificante 
della politica estera italiana: 
❏ sradicare la povertà e ridurre le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e promuovere 
uno sviluppo sostenibile; 
❏ tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell’individuo, l’uguaglianza di genere, le pari opportunità e pi 
principi di democrazia e dello Stato di diritto; 
❏ prevenire conflitti, sosteniere processi di pacificiazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post-conflitto, di 
consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche. 
 
3. Fattibilità e finanziabilità 
Esaminare un’idea di progetto vuol dire: 
❏ valutare l’esistenza e la validità dei partner; 
❏ prevedere le fonti di finanziamento e tempi e probabilità di approvazione → è uno dei bagagli principali della 
cooperazione, che va tenuto sempre aggiornato con contatti assidui con i finanziatori; 
❏ considerare la tipologia dell’intervento rispetto alle caratteristiche della ONG; 
❏ considerare la tipologia di intervento rispetto a questioni trasversali fondamentali; 
❏ valutare la sostenibilità nel tempo dell’intervento 
Chi sono i principali finanziatori? 
❏ Ministero degli Esteri → la Direzione Generale allo Sviluppo (DgCS) mette a disposizione dei fondi riservati ai 
progetti promossi dalle ONG; 
❏ altri ministeri italiani → progetti di emergenza o post emergenza sono finanziabili dalla Protezione Civile in caso 
di grandi catastrofi. Altri Ministeri (Università e Pubblica istruzione, Ambiente, Sanità, Interno, Commercio 
Estero) svolgono relazioni internazionali di cooperazione e possono sostenere dei partenariati e sviluppare dei 
progetti ai quali possono partecipare anche le ONG; 
❏ Unione Europea; 
❏ le Regioni; 
❏ Gli enti locali (EE LL) → la legge consente loro di mettere a disposizione fino allo 0,4% dei capitali principali 
dell oro bilancio; 
❏ le chiese con l’​otto per mille​ → la chiesa cattolica destina una parte del contributo proveniente dall’otto per mille 
alla cooperazione, la chiesa evangelica l’intera somma ad attività sociali un 40% di essa ed attività di 
Cooperazione Internazionale; 
❏ la Banca Mondiale; 
❏ le fondazioni bancarie; 
❏ le fondazioni internazionali private; 
❏ contributi privati. 
Il problema del finanziamento di un progetto si complica quando si tratta di co-finanziamenti.  
La struttura più comune prevede tre o quattro finanziatori: quello principale, il richiedente, il beneficiario ed 
eventualmente altri finanziatori. 
Il finanziatore principale fissa i parametri e gli altri devono adattarsi. Per lui il massimo (50%-80%) e minimo per i 
richiedenti (10%-15%). 
Alcuni ammettono che il progetto possa essere realizzato anche con apporti non monetari (volontariato, regali, beni in 
uso) altri invece non lo ammettono per le difficoltà che ne deriva per la contabilizzazione. 
Dunque, l’azione dell’operatore della cooperazione consiste non sono nell’individuare il finanziatore principale ma anche 
le fonti di finanziamento mancanti.  
Raramente chi propone l’idea o la ONG dispongono delle risorse per contribuire ad un progetto di grandi dimensioni e 
quindi sarà necessario ricevere altre fonti integrative. A questo scopo spesso si usa far convergere due progetti di due 
finanziatori diversi in modo che si finanzino reciprocamente ed esplicitamente. Altre volte, saranno i Comuni che si 
faranno carico del cofinanziamento.  
Nella maggior parte dei casi si avrà un mix di varie fonti che convergono a coprire la quota a carico del presentatore.  
 
3. Considerare la tipologia di intervento rispetto alle caratteristiche della ONG 
❏ progetti umanitari​ → sono quelli che intervengono su questioni legate ad emergenze di origine naturale o sociale 
o su questioni non contingenti, ma rivolte ad evitare catastrofi (es. aiuti alimentari, sanitari, post-terremoti, ecc.). 
Si tratta di una sorta di protezione civile internazionale che nell’immaginario collettivo viene assimilata alla 
cooperazione: 
❏ progetti di sviluppo​ → tendono ad avviare dei processi di autopromozione di cambiamento di una situazione 
considerata da tutti inaccettabile. 
Fare emergenza o fare sviluppo non è la stessa cosa. 
Sta alla sensibilità della ONG e del suo progettisti sta seguirne l’una o l’altra strada.  
Oltre questo primo bivio ci sono decine di tipologie di progetti diversi suddivisibili per: 
❏ settore; 
❏ località di intervento; 
❏ categorie; 
❏ approccio. 
Ogni progetto appartiene a categorie in un mix complessivo difficilmente definibile. 
 
4. Esaminare la coerenza dell’intervento rispetto a questioni trasversali fondamentali 
(ambiente, diritti umani, discriminazioni sociali o religiose, la promozione dei diritti e delle pari opportunità per le donne) 
L’operatore della cooperazione deve essere culturalmente attrezzato per fare delle prime valutazioni e se necessario 
avvalersi di chi nella propria ONG o fuori di essa possa dare un contributo. 
5. Valutare la sostenibilità nel tempo dell’intervento 
Uno dei segni di successo di un progetto è la sua capacità di durare nel tempo: perché ciò avvenga bisogna che il progetto 
fin dalla sua messa a punto sia concepito con questo obiettivo. 
Per raggiungere questo obiettivo ci sono tante condizioni da far combaciare: la precondizione è la partecipazione attiva e 
convinta dei partner e dei beneficiari, ma oltre questo occorre che durante il progetto: 
❏ i beneficiari si approprino di tutto il ​know-how​ necessario per proseguire; 
❏ i beneficiari gestiscono direttamente prima possibile le attività che devono proseguire; 
❏ ci sia il consenso della gente e delle autorità per proseguire le attività avviate; 
❏ si individuano le fonti di sostegno economiche che serviranno per proseguire. 
Analizzate e superate positivamente tutte queste fasi si può scrivere il progetto. 
 
6. L’Editing 
Si tratta di prendere i formulari predisposti dai finanziatori e compilarli in tutte le sue parti Per poterlo fare bisogna 
attingere notizie da molte parti, come la preparazione di una piccola tesi.  
 
INDICE  COMMENTO 

Presentazione della ONG promotrice  Caratteristiche ed esperienze dell’ONG 

Presentazione dell’iniziativa  Riassunto dell’intero progetto ad uso di chi non può 


leggersi tutto il documento 

2.1 Dati di sintesi  Breve riassunto delle origini del progetto e dell’intervento. 
Durata, tipologia, partner, ecc. 

2.2 Oggetto  Riassunto dell’oggetto dell’intervento 


2.3 Schema logico  Vero riassunto del progetto 

2.4 Prospetto dei costi  Indica dove si intende spendere le risorse e quante ne sono 
necessarie e soprattutto quanto è richiesto al MAE 

Contesto   

3.1 Origini dell’iniziativa  L’idea o i precedenti progetti 

3.2 Contesto nazioanle e regionale   

3.3 Quadro settoriale e territoriale   

3.4 Problemi da affrontare/risolvere  Questi elementi sono alla base del quadro logico 

3.5 Beneficiari, controparte e altri attori  Questo paragrafo consente di mettere in evidenza il grado 
di complessità della rete di cooperazione costruita. I 
beneficiari invece sono il proseguimento del punto 
precedente 

3.6 Documentazione: metodologie di analisi e base  Si richiede le fonti delle notizie e dell’analisi 
conoscitiva 

Strategie di intervento  Questi sono i dati essenziali del Quadro logico 

4.1 Obiettivi generali   

4.2 Obiettivi specifici   

4.3 Risultati attesi   

4.4 Attività   

Fattori esterni   

5.1 Condizioni esterne   

5.2 Rischi ed adattabilità   

Realizzazione dell’intervento  Qui si chiedono aspetti operativi: metodi, organizzazione, 


risorse da impiegare 

6.1 Metodologie specifiche di intervento   

6.2 Organizzazione e modalità di esecuzione   

6.3. Risorse umane, fisiche e finanziarie   

6.4 Cronogramma  Programmazione temporale 

6.5 Impegni del Governo beneficiario   

Fattori che assicurano la sostenibilità   

7.1 Misure politiche di sostegno   

7.2 Sostenibilità economico e finanziaria   

Monitoraggio e valutazione   

8.1 Definizione degli indicatori  Si riprendono dal quadro logico 


8.2 Modalità di esecuzione   

Stima dei costi e piano finanziario   

9.1 Piano finanziario e allegati   

Allegati   

10.1 Lettera di gradimento autorità locali (con traduzione)   

10.2 Lettera adesione consorzio  Nei casi di progetti consortili 

10.3 Convenzione (con traduzione)  Con il partner 

10.4 Carta geografica  Del luogo dell’intervento 

10.5 Copia contratti cooperanti  Modelli standard emessi dal ministero 


 
IDEA PROGETTUALE 
La definizione di una buona idea progettuale è di fondamentale importanza per lo sviluppo successivo del progetto. 
Essa richiede a sua volta una serie di importanti attività preliminari: 
a. raccolta di informazioni relative al contesto; 
b. formulazione delle motivazioni dell’azione che si intende perseguire; 
c. analisi del proprio grado di capacità nel presentare e gestire il progetto; 
d. la raccolta di informazioni e l’analisi di quanto già realizzato nello stesso ambito; 
e. la riflessione sulla possibilità di produrre un impatto significativo sui beneficiari in linea con quanto richiesto dai 
finanziatori; 
f. la ricognizione delle fonti di finanziamento e la strutturazione di un progetto sostenibile. 
 
Gli allegati 
Una parte di essi serve a documentare la ammissibilità del richiedente alla gara o alla richiesta di contributo. Riguardano 
di volta in volta, lo stato giuridico, lo statuto, le cariche sociali, la solvibilità e consistenza patrimoniale, ecc.  
Qualche problema viene quando questi stessi dati devono essere forniti per i partner locali o per altre ONG in consorzio. 
A volte la loro raccolta richiede più tempo di quanto non si pensi. 
Un’altra parte serve a documentare l’effettivo coinvolgimento dei partner nel progetto e il loro ruolo (es. lettere di 
adesione al progetto, convenzioni o accordi sottoscritti da tutte le parti). 
Fra la presentazione di un progetto e il suo effettivo inizio passa in genere almeno un anno,ì.  
Lettera di adesione delle autorità locali​ → testimonia la conoscenza e il gradimento del progetto da parte del governo 
locale. 
7. La definizione del progetto 
Non si deve confondere con la scrittura finale o l’editing. Prima di questa stesura finale devono essere chiari tutti gli 
elementi del nostro progetto.  
Gli elementi fondamentali che definiscono un progetto sono: 
❏ cosa fare (definito dal testo e dal QL); 
❏ con quali risorse (definito dal budget); 
❏ con quale tempistica (definito dal cronogramma). 
 
8. La costruzione del budget rispetto al quadro logico 
Il budget è necessario per stimare il costo di un progetto, e redigere i documenti di previsione di spesa necessari per: 
❏ ottenere i finanziamenti​ → è necessario compilare in modo corretto le domande di finanziamento e mettersi nelle 
condizioni di farle accogliere dai selezionatori; 
❏ controllare la gestione​ → occorre predisporre gli strumenti di controllo e seguire l’andamento delle spese per 
aggiustare le attività corrente e rispettare i tempi e i costi previsti, oppure richiedere tempestivamente le 
opportune varianti; 
❏ eseguire il rendiconto​ → significa riassumere e documentare le spese sostenute confrontandole con le previsioni, 
secondo i formulari e le normative emanate dai finanziatori. 
La definizione del budget di un progetto 
Le fasi sono: 
❏ stimare i costi in base alle attività amministrative descritte; 
❏ aggiungere i costi di supporto e quelli generali; 
❏ ripartirli per tipologia di costi per adeguarsi al formulario del finanziatore; 
❏ suddividerli per gli apporti di ciascun finanziatore; 
❏ ripartirli per periodi temporali. 
Stimare i costi 
È necessario avere esperienza e sapersi avvalere delle esperienze e conoscenza altrui per farlo. 
Nell’elaborazione del budget dei progetti di sviluppo la ricerca dei costi prende avvio dal Quadro Logico. 
 
  LOGICA  INDICATORI  FONTI E MEZZI  IPOTESI 
DELL’INTERVENTO  VERIFICABILI  DI VERIFICA 
OGGETTIVAMENT

OBIETTIVO         
GENERALE 

OBIETTIVO         
SPECIFICO 

RISULTATI         
ATTESI 

ATTIVITÀ    MEZZI  COSTI   

ATTIVITÀ 1    Risorse Umane  Personale   


Altre risorse  Viaggi 
Attrezzature 
Etc. 

        PRECONDIZIONI 
 
 
Logica  Identificatori  Fonti di verifica  Condizioni 
dell’intervento  verificabili 

Obiettivo generale  Identificatori relativi  fonti di verifica dei  n.d. 


all’obiettivo generale  relativi indicatori 

Obiettivo specifico  Identificatori relativi  fonti di verifica dei  condizioni per 


all’obiettivo specifico  relativi indicatori  raggiungere l’obiettivo 
generale 

Risultati attesi  Identificatori relativi  fonti di verifica dei  condizioni per 


ai risultati attesi  relativi indicatori  raggiungere l’obiettivo 
specifico 

Attività  Risorse  Costi  condizioni per 


raggiungere i risultati 
attesi 
condizioni per  
raggiungere l’obiettivo  
specifico   
Quindi, i costi previsti e le conseguenti disponibilità finanziarie ottenute, consentono di poter disporre di risorse 
necessarie per realizzare le attività previste dal progetto, dunque ottenere i risultati attesi e con ssi raggiungere l’obiettivo 
specifico del progetto. 
Ciò che richiede una spesa è solo lo svolgimento di attività. Perciò il primo elemento che deve essere ben descritto per 
poter definire un preventivo di spesa è l’elenco dettagliato delle attività. 
Le attività devono essere descritte in modo analitico con le quantità definite.  
Il primo passo consiste nell'esaminare le attività previste nel progetto “immaginare” e definire quali risorse saranno 
necessarie per realizzarle.  
Il quadro logico comprende una serie di altri elementi che contribuiscono a fornire concretezza e precisione alla 
descrizione del progetto, aiutando a valutare gli impatti attesi e la fattibilità: 
❏ indicatori​: 
a. indicatori di impatto​ → relativi all’obiettivo generale (es. riduzione della disoccupazione); 
b. indicatori di esito​ → relativi all’obiettivo specifico (es. aumento dell’occupazione giovanile); 
c. indicatori di output​ → relativi ai risultati attesi (es. nuovi programmi di formazione specifici posti in 
essere dal progetto); 
❏ fonti di verifica​; 
❏ mezzi​; 
❏ costi; 
❏ condizioni ​(ipotesi e rischi). 
 
LOGICA PCM 
La struttura del quadro logico si basa su un approccio più generale noto come ​Project Cycle Management​ (gestione del 
ciclo del progetto) che definisce come segue le fasi-chiave di un progetto: 
❏ ogni fase è legata alla precedente e pone le basi per la fase successiva; 
❏ per gli enti finanziatori i progetti si inseriscono in un quadro più generale di “programmi” e di valutazione dei 
relativi impatti; 
❏ per i soggetti proponenti l’analisi del contesto e il processo di valutazione sono fondamentali al pari della fase di 
formulazione, finanziamento e realizzazione. 
 
Analisi delle risorse 
Per svolgere delle attività occorre qualcuno che le realizzi e disponga del necessario per realizzarle.  
Risorse materiali, beni o attrezzature 
Oltre a queste, nei progetti si individuano altre due categorie complesse: 
❏ i servizi e le prestazioni professionali (forniture di risorse umane e materiali insieme); 
❏ le risorse finanziarie (disponibili differite) per attivare successivamente risorse. 
 
Strategie di intervento 
Costituisce la focalizzazione del progetto su una delle aree dell’albero dei problemi identificato. Tale scelta è necessaria 
per questioni di: 
❏ fattibilità; 
❏ rilevanza; 
❏ impatto; 
❏ efficienza. 
A partire dalla scelta della strategia d’intervento è possibile predisporre il quadro logico. 
 
 
 

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