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Adriano Amore

Clarinetti e Clarinettisti in Italia


Articoli e recensioni dall’Ottocento ad oggi

2017

1
DELLO STESSO AUTORE:

La Scuola Clarinettistica Italiana: Virtuosi e Didatti


Frasso Telesino, a cura dell’autore, 2006

Il Clarinetto in Italia nell’Ottocento


Perugia, Accademia Italiana del Clarinetto, 2009

Ernesto Cavallini: Il Paganini del Clarinetto


Perugia, Accademia Italiana del Clarinetto, 2011

La Letteratura Italiana per Clarinetto


Frasso Telesino, a cura dell’autore, 2011

Il Clarinetto in Italia nel primo Novecento (1900-1950)


Frasso Telesino, a cura dell’autore, 2012

© ADRIANO AMORE
FRASSO TELESINO, 2017
WWW.ADRIANOAMORE.IT

2
INDICE

1) Premessa

2) Nuovi Clarinetti

3) Nuove pubblicazioni didattiche e da concerto

4) Prime esecuzioni

5) Giudizi negativi su alcune composizioni

6) Concertisti

7) Orchestrali

8) Clarinettisti-Direttori

9) Clarinettisti stranieri in Italia

10) Concorsi, nomine e riconoscimenti

11) Necrologi

12) Varie

3
4
PREMESSA

In questo lavoro sono raccolti oltre 600 articoli e recensioni,


estratti da giornali, riviste e periodici pubblicati dagli inizi
dell’Ottocento ad oggi.
Si tratta, pertanto, di materiale di assoluto interesse storico e
musicale, che abbraccia tutti gli aspetti relativi alla storia del
clarinetto e dei clarinettisti italiani: dalle innovazioni apportate alla
meccanica dello strumento, alle nuove pubblicazioni didattiche e da
concerto, dai giudizi espressi su alcuni concertisti e orchestrali, a
quelli sulle principali composizioni solistiche, dai vincitori di
concorsi, ai necrologi.
In tutti gli articoli qui riportati, per renderne più chiara la
comprensione, eventuali tagli o mie aggiunte sono sempre preceduti
e seguiti da parentesi quadre.

5
6
NUOVI CLARINETTI

Innovazioni, brevetti, accessori, esposizioni

Roma, 1810 - I Clarinetti al Concorso di Roma - «Angelo Ricchi


Romano […] per attestato di Professori in quest’arte, dobbiam noi
portare del Clarino, essendo anch’esso esattissimo, proporzionato
nella sua forma, ben condotto nelle sue chiavi, ed esatto nella sua
cavata […]. Domenico Biglioni Romano […] ha pressocchè
superato se stesso nel lavoro del Clarino in ebano, non tanto per la
di lui bella costruzione, quanto per gli ostacoli, che gli ha dovuti
presentare la stessa qualità del legno, che difficilmente si presta
all’opera del torno. Il nome, che si è acquistato il Sig. Biglioni in
Italia in questo genere di costruzioni, ci risparmia di tesserne l’elogio
[…]. Giuseppe Smeraldi di Viterbo, un Clarino in forma di Bastone.
Questo bastone ha tutte le sue tastature, e rende un suono giusto al
pari degl’istrumenti di questa specie costruiti in regolare figura. La
novità dell’idea, e la di lei felice esecuzione merita, che l’intelligente
Autore, il quale lavora per suo divertimento, sia collocato nel novero
delle persone industriose».1

Lucca, 1823 - Il Clarinetto Perfetti - «[…] il meccanico sig.


Giovanni Perfetti, lucchese, fabbricante di strumenti da fiato, si è
molto distinto, avendo esposto un clarinetto di sua invenzione, col
quale ogni conoscitore di tale strumento, per mezzo di un semplice
meccanismo, può eseguire in tutti i tuoni musicali qualunque pezzo
di musica, senza cambiare alcun pezzo, senza togliersi lo strumento
dalla bocca, e senza bisogno di alterare il metodo comune a tali
strumenti. Questi essendo stato riconosciuto per unico di tal genere
da tutti i professori, tanta per la novità, quanto per la perfezione del
lavoro e dolcezza della voce, ha riportato il premio d’invenzione con
medaglia d’oro».2

1
Roma, Processo verbale del Concorso ai premj…, 1810, pp. 51, 56.
2
Genova, Gazzetta di Genova, 17 settembre 1823, p. 301.

7
Venezia, 1833 - Il Glicibarifono di Catterino Catterini -
«Guardando alle forme, alla disposizione delle chiavi, alle
dimensioni delle pive, il fagotto si rassomiglia in tutto all’oboè; la
stessa piva è in ambedue, conica è in essi la corda aerea, disposti
ugualmente i fori, le chiavi. Studiando nella cui somiglianza,
l’espertissimo Catterini si propose la costruzione d’un nuovo
stromento che tenesse col clarinetto quelle relazioni che l’oboè serba
col fagotto. Si compone cotale stromento di tre pezzi d’acero, d’una
canna d’ottone ricurva alla parte superiore verso l’imboccatura, e
d’una tuba pur metallica che s’innesta all’altra estremità, alla cui
canna si giugne il così detto bocchino del clarinetto. La lunghezza
della corda aerea è d’un metro e sei decimetri, ma l’artefice avendola
maestrevolmente ripiegata come nel fagotto, l’intera lunghezza non è
che di settecento novantasette millimetri. La metà della corda aerea,
partendo dal bocchino, è cilindrica; conica l’altra metà; e le mezze
voci e le intere risultano dal maneggio di quindici chiavi e cinque
buchi che si chiudono dalle dita del sonatore. Lo stromento (che
definito a qualche modo da’ suoi effetti potrebbe dirsi con greco
composto glicibarifono) appartiene sostanzialmente a quelli del
genere de’ bassi e de’ tenori; e cominciando dal cesolfautte basso, si
estende, ascendendo per tre ottave, più una quinta, al gesolreutte: con
voce sempre uguale, sonora, umanissima e capace di tutte le
gradazioni e coloriti di forza. Attissimo agli usi di orchestra e di
bande militari, supplisce non solo la viola e il violoncello nelle
partite di quattro, ma riesce mirabilmente alla prova nei pezzi
obbligati suoi proprj; giacche per la sua estensione e qualità di voce
si unisce con bel l’effetto al canto del basso, del tenore e del
contralto. Lo stromento è in tutto nuovo; in tutta la sua estensione
unisce la forza e la dolcezza, conservando la stessa indole e carattere
di voce; preferibile al fagotto per l’omogenea rotondità de’ suoni,
passa il clarinetto per 1’ estensione e forza maggiore degli acuti».3

3
Milano, Collezione degli Atti delle solenni distribuzioni de’ premj d’industria
fatte in Milano ed in Venezia dall’anno 1833 al 1839, vol. VI, pp. 15-17.

8
Venezia, 1833 - Il Polifono di Catterino Catterini di Monselice - «Il
Polifono4 nuovo strumento da fiato di Catterino Catterini, il primo
presentasi premiato con aurea medaglia. Nè certo più bello e
decoroso principio aver poteva il nostro esame. Componesi questo di
due tubi paralelli [sic.!] uniti abbasso in guisa da formar una specie
di sifone rovescio, e le cime superiori terminano l’una con un
cannello ricurvo d’ottone su cui si adatta una piva simile a quella del
fagotto, l’altra con un piccolo imbuto simile a quel de’ corni e delle
trombe. La altezza totale dello strumento è di circa 8 decimetri. La
colonna aerea però in esso contenuta atteso il raddoppiamento del
tubo sovra se stesso è lunga un metro e sei decimetri. La prima metà
di essa che dall’imboccatura va in giù è cilindrica, l’altra metà che
sale all’imbuto riesce conica andando sempre allargandosi verso di
esso. Nove chiavi e due fori sul dinanzi, 5 chiavi, ed un foro sul di
dietro, disposti in modo da potersi dominar colle dita, dividono in
varj punti la colonna aerea. Abbraccia questo strumento in tal guisa
voci proprie del clarinetto e del fagotto, facendo così in parte le veci
di tutti e due questi stromenti, ed avendo di più il vantaggio di
passare dalle note dell’uno e quelle dell’altro o a balzi o con
insensibile gradazione, effetto che, maneggiato con arte, difficile è il
dire quanto gradevole e dolce riesca, come ne posson far fede molti
di questa città che in private radunanze ebbero la fortuna di udirne
l’esperimento, e rimasero sorpresi della forza, nettezza e rotondità
delle voci, e principalmente di quelle di basso e tenore veramente
umane, e dolcissime. Speriamo che l’uso di tale stromento non tardi
a farsi comune, e ciò tanto più che provato da un espertissimo nostro
suonatore di clarinetto non pare di somma difficoltà l’apprenderne
l’uso e il maneggio delle chiavi e dei fori. Sia quindi lode al Catterini,
e viemmaggiore in quanto che seppimo da lui stesso, come egli lungi
dal riposare sui colti allori si stia preparando a nuovi trionfi, con
altro strumento da fiato il quale per quanto potemmo comprendere
da una succinta descrizione che ei ce ne fece, pare conforme alle sane
leggi dell’acustica ed è ingegnosissimo concepimento. Il Catterini ha
tutto ciò che abbisogna per distinguersi e migliorare un arte:
conoscenza profonda delle teoriche dell’acustica; nozioni pratiche
4
Altro nome dato dal Catterini al suo Glicibarifono. Cfr., Adriano Amore, Il
Clarinetto in Italia nell’Ottocento, Perugia, AiC, 2009, p. 28.

9
della esatta esecuzione degli stromenti, e pur anche dell’uso di essi
essendo abilissimo suonatore di clarinetto e del suo nuovo
stromento; finalmente fantasia ferace inventrice, diretta e moderata
da retto senso e giudizio. Se un tale artefice non meriti stima ed
onore lasciamo ad altri il decidere».5

Modena, 1833 - Il primo Clarinetto in ottone - «[…]


dall’abilissimo artefice di musici strumenti d’ottone, sig. Antonio
Apparuti di Modena. […] forbitissimo suo lavoro d’un Clarinetto
così detto alla Müller con 14 chiavi, e d’un Oboè con 12, tutti di
solo ottone».6

Napoli, 1834 - I Clarinetti di Gennaro Bosa - «Il clarino ed i flauti


del Sig. Gennaro Bosa riconosciuti sono da giudici competenti di sì
compita fattura, di sì preciso ed elegante lavoro, che il volersene
provvedere a Vienna, a Londra, o a Parigi sarebbe per un Napolitano
oggimai capriccio, laddove prima era bisogno […]. Le sue chiavi da
sei furono portate a quattordici, e il giuoco e la forma loro assai
migliorati dagli abili artefici Jansen e Guerre. Or tutti questi
miglioramenti, e più altri ancora, si notano appunto nel clarinetto in
befà del sig. Bosa. Di ebano sono i suoi pezzi, gli orli e il becco
d’avorio; i fori cerchiati in madreperla; le giunture d’argento nella
parte concava, di sughero nella convessa, perchè i pezzi
ermeticamente si serrino; le chiavette d’argento lavorate in forma di
conchiglia là dove chiudono e munite di cuscinetti perchè sia
perfettissima la chiusura. Esso in vero è tale strumento che Müller
medesimo sen compiacerebbe, abbenchè minor d’una sola sia il
cennato numero di chiavi, avendo il Bosa una doppia chiave
soppressa come superflua, a giudizio del sig. Sebastiani, ch’è
quell’esimio sonatore di clarinetto che tutti sanno, ed il quale non
altro per se adopera che uno di quelli di quelli di questo artefice,
secondo la forma descritta, e da lui chiamato un vero capolavoro».7

5
Venezia, Giornale di Tecnologia, 1833, pp. 292-293.
6
Milano, Il Censore Universale dei teatri, 1833, n° 37, p. 105.
7
Napoli, Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti, 1834, vol. VII, p.
211.

10
Cefalù, 1836 - Il clarinetto Guercio - «In Cefalù Stefano Guercio,
inteso a riconoscere colle spinte del suo ingegno le imperfezioni del
Clarino, seppe costruirne uno con aggiunte e miglioramenti degni di
grandissima lode. Onde venuto in Palermo fu il suo strumento
esaminato dai signori Domenico Ballo professore di clarino, e
Giuseppe Lumia Maestro di Cappella, i quali conosciuta l’estenzione
de’ suoni, che per quello si ottengono, e l’intonazione di ognuno,
giudicarono che il Clarino del Guercio sorpassa quello ordinario in
estensione per una ottava e due tuoni, cioè da si basso a si acuto,
cosicché riesce con tali aggiunte più armoniosa e perfetta l’esecuzione
dei pezzi di musica».8

Venezia, 1838 - Il Clarin-basso di Pietro Fornari - «L’acutezza degli


stromenti da soprano e la profondità di quelli da basso formano due
estremi che nelle orchestre non vengono mai abbastanza ravvicinati
dalle viole e da’ violoncelli. Il glicibarifono di Catterini sembrava
destinato a riempire questa lacuna, ma per effetto della risvolta
nell’unione delle due parti in cui si divide la canna dell’istromento, la
corda aerea soffre una strozzatura a scapito della perfetta
intonazione. Il Fornari, che già da qualche anno si occupava nella
costruzione del suo clarin-basso, seppe incurvare la canna entro la
botticella per modo che la corda aerea si ripiega uniformemente e
seguita ad espandersi senza riflessioni e strozzature, ed ha perciò
conseguito la perfetta intonazione. Inoltre il clarin-basso è l’istro-
mento da fiato di maggiore estensione che si conosca; percorre tutti i
gradi cromatici dal si bemolle profondo al re acuto, comprende cioè
quattro ottave ed una terza. Eseguisce la parte del violoncello con
pieno successo, dando con ciò la prova di legar bene anche cogli
stromenti da corda. I suoni medj sono pieni e melodiosi, egualmente
dolci e rotondi i gravi, soavi e penetranti gli acuti, conservando
sempre l’eguaglianza del carattere per tutti i gradi cromatici della
scala. - Come un utile accrescimento ai mezzi industriali di
esecuzione dell’arte soavissima della musica, l’I. R. Istituto premiò il
nuovo istromento colla medaglia d’argento».9
8
Palermo, Effemeridi Scientifiche e Letterarie per la Sicilia, 1837, n° 45, p. 56.
9
Milano, Collezione degli Atti delle solenni distribuzioni de’ premj d’industria
fatte in Milano ed in Venezia dall’anno 1833 al 1839, vol. VI, pp. 322-323.

11
Parma, 1842 - I bocchini d’alabastro - «Il Signor Alessandro
Bianchi, Verificatore della Dogana principale di Parma, ingegnoso
meccanico, dilettante di clarinetto, e che assai bene lavora a tornio,
dopo varj tentetivi indovinate un po’ che cosa ha stillato?..... Di
costruire i bocchini d’alabastro: e si fatto esperimento ebbe risultati
felici, poiché ho per prova mia propria, e per fede altrui, ch’essi
rimangono al tutto inalterati all’azione del calore e dell’umidità, e
rendono suoni agevoli, limpidi, gagliardi e di molta dolcezza in tutta
l’estensione dell’istrumento, e oltre a ciò, sono una vaghezza a vedersi
[…]. Abbiamo pur osservato che i nuovi bocchini del Bianchi,
sebbene abbiano le medesime dimensioni di quelli che ci vengono
dalla Francia, pure alzano alcun poco il tono del clarinetto, sicché
ragguaglia benissimo il corista che usiamo qui, anzi arditello che
no».10

Varese, 1843 - Macchinetta Videmari - «I bocchini di clarinetto si


costruiscono sin ora a mano, il che esigeva tempo, e non dava
sicurezza di buon esito. Ora Giovanni Videmari vi adopera una
macchinetta, in modo che viene assicurato l’effetto, e il suonatore
con minor fatica di petto ottiene voci più dilicate. Oltrecciò è da
valutarsi un risparmio di spesa, la quale sarà d’ora innanzi assai
tenue; mentre per lo passato non avea un limite determinato. Questi
notabilissimi pregi fecero assegnare all’invenzione del Videmari il
secondo premio».11

Atessa, 1853 - I bocchini di Pietro Carrabba - «[…] in mostra dal


sig. Carrabba di Atessa nell’Abruzzo Citeriore […] un bocchino da
Clarinetto, di argentone esternamente e di granatiglia nell’interno, il
quale veniva con pari approvazione accolto».12

Firenze, 1856 - Il Clarinetto-alto di Esuperanzio Belletti - «Belletti,


professore di Clarinetto al teatro della Regina a Londra, ha inventato
un Clarinetto-alto, nel quale sono tolte tutte quelle imperfezioni, che
10
Parma, Gazzetta di Parma, 12 marzo 1842, p. 84.
11
Milano, Annali Universali di Statistica, 1843, vol. 75, p. 313.
12
Napoli, Annali Civili del Regno delle due Sicilie, 1854, vol. L, p. 50.

12
s’incontrano nel comune corno-bassetto».13

Firenze, 1861 - Nuovi Clarinetti all’Esposizione di Firenze - «[…]


Prampolini Pietro, di Reggio, nell’’Emilia, espose un clarinetto di
bossolo in si b., del prezzo di lire 65. In questo strumento si nota un
nuovo meccanismo per facilitare la digitazione nell’eseguire il trillo
del si della seconda ottava, e per legare con facilità nei movimenti
celeri questo suono insieme al contiguo do diesis. A tal uopo il
Prampolini ha costruito la seconda delle chiavi lunghe in modo, che
se ne possa far uso col movimento ascendente ell’ultima falange del
minimo della mano sinistra. Ciò non ostante, resta in facoltà del
suonatore di far uso di quella chiave anche nel modo usato fin qui.
Quale accoglimento saranno per fare i suonatori a questa invenzione,
quanto possa riuscire utile nella pratica, quanto sia per apparire più
comoda dei rulletti. della piastrella di Simiot, e di altri ingegni
immaginati ed usati di già. Per raggiungere più o meno lo stesso
scopo, la Sezione non potrebbe dirlo fin d’ora; può dire per altro che
la invenzione si presenta come assennata, ed ha il pregio, e 18 mentre
arricchisce da un lato di nuovi mezzi lo strumento, non sobbarca i
suonatori alla fatica di abbandonare contratte abitudini, lasciandoli
padroni di attenersi, se vogliano, anche al I’ antica digitazione […].
Finalmente Ugolini Giovanni, di Firenze, espose un bocchino da
clarinetto, lavorato in pietra dura, del prezzo di lire 40. Finora, per
quanto sappiamo, si è usato pei bocchini a clarinetto il legno duro; si
è fatto uso pur anco dell’avorio e di altre sostanze congeneri, che
tutte però hanno dal più al meno il difetto di risentir troppo
l’influenza del caldo e dell’umido. Sembra per ciò che la sostanza
impiegata dall’Ugolini, quantunque un po’ pesante e difficile a
lavorarsi, possa riuscire di buon uso ed appropriata all’uopo. Per le
che la Sezione crede dover rammentare l’Ugolini onorevolmente,
tanto più che il suo bocchino è lavorato a perfezione». 14

Milano, 1865 - Il Clarinetto sistema Forni - «La sua forma in


quanto all’esterno è complessivamente eguale agli altri di già in uso,
13
Firenze, L’Armonia, 1856, n° 2, p. 8.
14
Firenze, Esposizione Italiana tenuta in Firenze nel 1861, Relazione dei Giurati,
1864, vol. II, p. 404.

13
ma vi esiste una differenza grande nel suo interno, essendo il
clarinetto vecchio modello, in parte cilindrico ed in parte conico,
mentre in questo di mia invenzione è tutto cilindrico fino alla
campana. Il bocchino (fig. 4) del mio clarino è costruito in modo
che l’oscillazione dell’ancia (fig. 3) batte perfettamente al centro
della colonna sonora, invece che nell’antico sistema trovasi alla
periferia. Il primo A di questo clarino (fig. 2) ha i fori tanto delle
chiavi che delle dita situati tutt’affatto diversamente da quelli
praticati nel vecchio sistema ed ivi aggiunsi il trillo di sol diesis col si
bemolle (fig. 2) da muoversi coll’indice destro, il qual trillo non
esisteva negli altri, e tralasciai nel 2° pezzo la chiave di fa diesis,
(reputandola superflua) che trovasi in tutti i clarini d’antico modello;
vi applicai poi il trillo di si naturale col fa diesis (fig. 1). Finalmente
la campana C (fig. 1) di questo nuovo sistema fu fatta parabolica per
modulare il suono […]. La lunghezza del mio clarino è minore di 2
centimetri di quella usata negli altri: esso per forma e pel
meccanismo delle chiavi è semplicissimo […]».15

Milano, 1866 - Il Clarone Maldura - «Il maneggio di detto


strumento musicale così detto Clarone è uguale ad un Clarino
qualunque. L’imboccatura è la medesima che si adopera nel Clarino
si bemolle […]. Il suono di detto Clarone è di vera voce umana
diviso in quattro differenti registri. 1° Presenta una voce
caratteristica di violoncello nei bassi nella seguente estensione cioè
dal mi al mi. 2° Dal fa al si ci dà vera voce a somiglianza del fagotto.
3° Dal do al do presenta la vera voce umana tra violoncello e corno
inglese. 4° Finalmente dal re al la ci dà la voce flautata del Clarino
La».16

Milano, 1866 - Il primo utilizzo del Clarone a Milano - «Il clarone


fu usato da Meyerbeer nell’atto quarto del Profeta in quel magnifico
recitativo declamato - Tu amasti il figlio tuo - che a Milano venne
sempre accompagnato dal fagotto, fu usato dal medesimo autore
15
Siena, Bollettino Industriale del Regno d’Italia, 1865, Volume II (Testo), pp.
550-551.
16
Siena, Bollettino Industriale del Regno d’Italia, 1866, Volume III (Testo), p.
24.

14
negli Ugonotti, e persino da Rossini nel Guglielmo Tell. Fra noi la
prima prova di questo istrumento ebbe luogo nella stagione scorsa al
teatro alla Scala, per le rappresentazioni dell’Africana [di Giacomo
Meyerbeer]. Il suono del clarone si accosta a quello del fagotto nelle
note gravi, ma ha su questo il vantaggio di fornire delle note acute di
bellissimo effetto. Si presta ai canti spianati meglio che alle agilità ed
ai rabeschi, e riesce, più che ad altro, alla traduzione dei sentimenti
patetici e religiosi».17

Torino, 1868 - Nuovi Clarinetti all’Esposizione di Torino -


«Maldura Alessandro di Milano. Per l’accurato lavoro de’ suoi
stromenti di legno forniti di voce dolcissima, di chiavi eleganti; e pel
massimo buon prezzo […]. Forni Egidio di Milano. Per la finitezza
del lavoro de’ suoii stromenti di legno […] e singolarmente per le
modificazioni introdotte nei Clarini, per le quali resta facilitata
i’esecuzione di certi passaggi, che per l’addietro era, più che difficile,
impossibile […]. Vinatieri Camillo di Torino. Per accuratezza di
lavoro, e sonorità di voce del suo Clarone».18

Bologna, 1875 - Contestazioni all’Esposizione di Faenza - «Giorni


sono io inserivo nel Monitore un comunicato intorno al poco conto
che il Giurì dell’Esposizione di Faenza aveva fatto di un clarone di
mia fattura, pel quale e per altri strumenti mi era stato solo conferita
la medaglia di bronzo. Siccome io non ho ricevuto alcuna risposta in
proposito, credo per me conveniente il ripetere che i miei strumenti
meritavano un premio maggiore, avendo specialmente tenuto conto
del clarone in cui furono da me introdotte modificazioni utilissime e
non prima mai fatte. O il Giurì ha giudicato a mio credere con
parzialità, oppure ha poca conoscenza della mia professione; perché
altrimenti diverso sarebbe stato il suo giudicato. Ho la coscienza di
poter dire che i miei istrumenti possono stare al paragone di
qualunque altri di fabbriche nazionali e straniere, e tali sono stati
giudicati da valentissimi professori che hanno fatto acquisti alla mia
fabbrica. Quindi se il Giurì voleva essere imparziale, doveva almeno
far sapere quali sono i perfezionamenti da aggiungere per guadagnare
17
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1866, p. 34.
18
Torino, Rivista Contemporanea Nazionale Italiana, 1868, vol. LIV, pp. 94-95.

15
il premio agognato dal lavoratore. I miei istrumenti, eccetto il
clarone già veduto, sono ancora a Faenza e si possono ancora al
presente giudicare. Ciò io credo lecito dichiarare nell’interesse del
mio buon nome d’artista così disconosciuto dal Giurì di Faenza. G.
[aetano] Soverini».19

Pisa, 1877 - Il Clarinetto sistema Parra - «Il signor Antonio di Lupo


Parra da Pisa, uomo di lettere e coltissimo musicista, ha inventato un
nuovo clarinetto, ripiegato e tagliato cioè in due sezioni poste a
fianco l’una dell’altra e congiunte nella parte inferiore da una
ciambella di metallo. Questo clarinetto riunisce i seguenti vantaggi:
l’indipendenza e libertà della mano destra, la estensione del clarinetto
accresciuta nei bassi, tutto il meccanismo raccolto in uno spazio di
una spanna e ordinato in guisa da poter essere percorso come un
tratto di tastiera del pianoforte, la possibilità e facilità di suonare in
tutti i toni e di eseguire tutti i passi e tutti i trilli - e perciò resi
inutili i clarinetti di ricambio».20

Firenze, 1877 - Le ance Banci all’Esposizione di Firenze - «Medaglia


di bronzo al sig. Giuseppe Banci per le sue ance da Clarinetto […]
giudicate superiori a quelle che ci vengono dall’estero e delle quali si
fa un continuo smercio».21

Venezia, 1878 - Il Clarino-oboe di Antonio De Azzi - «A Venezia


si è fatto l’esperimento del nuovo strumento musicale clarino-oboe,
fabbricato da A. Azzi e figlio. Il clarino-oboe, fu suonato
egregiamente dal rinomato professore [Carlo] Mirco e si conobbe
che, con qualche leggero perfezionamento, è destinato ad ottenere un
meritato successo».22

Venezia, 1878 - Il Clari-oboe di Antonio De Azzi - «Dal Regio


Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, vennero premiati i signori
De Azzi Antonio e Giovanni, padre e figlio, per la loro invenzione di
19
Bologna, La Patria, 1875, n° 228, p. 3.
20
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1877, p. 185.
21
Firenze, Boccherini, 1877, n° 6 e 7, p. 28.
22
Napoli, La Musica, 1878, n° 14, p. 4.

16
un nuovo istrumento chiamato: clari-oboe».23

Milano, 1880 - Il Clarinetto sistema Giulio Briccialdi - «E’


incontestabilmente il migliore di quanti se ne sono ideati sin qui,
perché conserva inalterato il carattere peculiare della sua voce, perché
è intonato su tutta l’estensione, perché non ha note né cupe, né
stridule, né incerte, e perché, soprattutto, rende interamente inutili i
clarinetti di ricambio, potendosi sonare con esso, e con nessuna
difficoltà, in tutti i toni».24

Milano, 1881- Il Clarinetto a doppia tonalità di Romeo Orsi - «1°


questo clarinetto, che passa dalla tonalità di Si bemolle a quella di
La, è perfettamante intonato nella scala cromatica delle due tonalità;
2° nel sopra citato clarinetto il suonatore non riscontra alcuna
differenza, allorquando deve cambiare dal Si bem. al La per ciò che
riguarda le distanze fra un foro e l’altro; 3° il nuovo clarinetto,
essendo sempre adoperato nelle differenti tonalità di Do, Si bem. e
La, non subisce alterazione alcuna nell’intonazione pel
raffreddamento dell’istrumento; 4° toglie quasi completamente
l’inconveniente al maestro compositore di far tacere per molte
battute il clarinetto onde lasciare il tempo all’esecutore di cambiare
l’istrumento; 5° tale invenzione può applicarsi anco ai clarinetti in
Mi bem. delle bande, con manifesto vantaggio dei compositori, i
quali potrebbero scrivere i passi di bravura in tutti i toni, senza
riscontrare, come negli attuali clarinetti, la difficile esecuzione,
l’imperfetta intonazione, non che la poca omogeneità dei suoni; 6°si
è constatato essere nell’unico clarinetto del prof. Orsi riunite le
particolari qualità dei due istrumenti separati: la voce brillante, cioè,
del clarinetto in Si bem. e quella dolcissima del clarinetto in La; 7° e
finalmente che, malgrado l’abilità dei singoli professori di clarinetto
col solo clarinetto in Si bem., non è possibile ottenere, come nel
nuovo istrumento a) la perfetta esecuzione delle difficoltà nei toni di
diesis; b) l’esatta intonazione; c) più il Do diesis reso dal nuovo
clarinetto senza alcuna aggiunta di chiave, né di nuova digitazione».25
23
Firenze, Boccherini, 1879, n° 9, p. 36.
24
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1880, pp. 25-26.
25
Milano, Ars et Labor, 1906, n° 11, pp. 997-998.

17
Milano, 1881 - Nuovi Clarinetti all’Esposizione di Milano - «[…]
l’Azzi di Venezia che espone clarini ed oboi ed un clari-oboè col
quale un clarinettista può imitare l’oboè e surrogare il corno inglese
nella tessitura grave (sempre a detta dell’inventore); i fratelli Dal
Secco, pure di Venezia, che hanno una specialità di clarino in si
bemolle, colla quale si rimedia a certi inconvenienti prodotti dalla
salivazione; Il Maino di Milano, costruttore del Clarinetto Orsi, del
quale ho più volte parlato come di una delle più belle e pratiche
invenzioni recenti […]. Non va dimenticata la collezione del
Maldura, i cui strumenti sono svelti di forme e solidi: i suoi clarini
bassi ed i claroni sono usati nelle orchestre; il clarone in mi bemolle
basso è una invenzione del Maldura adottata anche in qualche banda,
della quale completa bene la sonorità […]».26

Milano, 1881 - I Clarinetti in Metallo di Agostino Rampone -


«Questa innovazione è per me così ardita e strana, che non arrivo a
capirne lo scopo, come mi sfugge l’utilità che si possa trarre nel
campo orchestrale, da tali strumenti di metallo, i quali non potranno
mai usarsi che nelle fanfare, e anche qui con poca utilità».27

Trieste, 1884 - Il Clarinetto a doppia tonalità di Evaristo Toss -


«[All’Esposizione Permanente] trovasi esposto anche il clarinetto a
doppia tonalità, a 13 chiavi, inventato e costruito da Evaristo
Toss».28

Sanremo, 1885 - I Bocchini di Cesare Gatti - «Alcuni strumentisti


della banda comunale di S. Remo c’inviano la seguente notizia, che
pubblichiamo come cosa utile ai professori di clarino. Eccola: […].
“Rendiamo edotti i signori professori di clarino, dopo avere fatta noi
stessi la esperienza, che chi desidera di avere bocchini poco faticosi
coi quali passare con facilità e senza scomporre le labbra dai toni
bassi agli acuti e viceversa, facili all’intonazione e che apportano
vantaggio alla voce dello istrumento, si rivolga allo specialista signor
Gatti Cesare di Finale-Emilia, provincia di Modena. Il quale può
26
Torino, Gazzetta Piemontese, 1881, n° 241, p. 1.
27
Cagliari, L’Avvenire di Sardegna, 20 agosto 1881, p. 2.
28
Trieste, L’Indipendente, 1884, n° 2577, p. 2.

18
assicurare, come assicura, di appianare egualmente tutti i predetti
bocchini di fronte al compenso di L. 1.50 per cadauno di legno e di
L. 2 per ognuno di cristallo o di metallo”».29

Milano, 1882 - Il Clarinetto a doppia tonalità di Romeo Orsi -


«[…] dopo aver ottenuto il brevetto e lasciato esposto il suo clarino
per sei mesi all’Esposizione, passati due anni sono venuti fuori alcuni
clarinettisti a dire che l’idea del clarino con trasposizione di tonalità
si deve ad altri, e precisamente in Ferrara, nel laboratorio Riva, è
stata veduta anni sono cominciata la costruzione. L’Orsi non s’è
preso la briga […] di dar querela, ma ha scritto subito al laboratorio
Riva in Ferrara, e gliene è venuta la seguente risposta dei signori Riva
e Gherardi: “Noi non abbiamo mai fabbricato clarini a doppia
tonalità, per cui il suo non può essere stato copiato da quello che
non è stato fatto”. E lascia i suoi avversari con un palmo di naso».30

Milano, 1885 - […] Clarinetti dal marchio falsificato -


«Pubblichiamo l’ultima parola dei fabbricanti rappresentati dal
signor Roth. Essi ci fanno sapere dunque, che possono citar nomi di
negozianti milanesi che hanno fornito alla casa Maino ed Orsi
parecchie centinaia di clarinetti… francesi ed anche gli accessori per
terminare quelli che fabbrica essa. Ci fanno sapere che è inutile
nascondere come la fabbricazione degli istrumenti di legno non
abbia raggiunto ancora fra noi la perfezione degli strumenti d’ottone.
E se la casa Maino e Orsi ha trovato tanti strumenti di legno esteri,
forniti da fabbricanti italiani, non è men vero che si vendono
migliaia di strumenti d’ottone con marche estere fabbricati in
Italia».31

Bologna, 1888 - Nuovi Clarinetti all’Esposizione Internazionale di


Bologna - «Diploma d’onore per la musica moderna […] Giorgi e
Schaffner di Firenze; Evette e Schauffer di Parigi, per strumenti di
fiato […]. Medaglia d’oro […] Ditta Marna [sic.!] e Orsi, di
Milano, per l’invenzione del clarinetto a doppia tonalità e per
29
Milano, La Musica Popolare, 1885, n° 4, p. 64.
30
Milano, Corriere della Sera, Giovedì 24 agosto 1882, p. 3.
31
Milano, Corriera della Sera, Martedì 17 novembre 1885, p. 3.

19
l’importanza delle loro produzioni di strumenti a fiato […]».32

Trieste, 1892 - Il Clarinetto a doppia tonalità di Salvatore Sanna -


«[dal Fanfulla] Chi non è del mestiere ignora certamente che per i
bisogni di un’orchestra o di una banda occorrono due specie di
clarinetti, uno in si bemolle, e un altro in la. Ora succede che il
sonatore dovendo lasciare il clarinetto di una tonalità per prenderne
un altro, difficilmente ottiene una perfetta intonazione. Ecco ora il
signor Salvatore Sanna, un meccanico italiano e professore di
clarinetto domiciliato a Buenos-Ayres, che risolve ogni difficoltà.
Egli è riuscito, dopo lunghi anni di studii e di tentativi, a costruire
un clarinetto nel quale le due tonalità si riuniscono. Rapidamente e
con un movimento solo il sonatore ottiene il cambiamento della
tonalità, mentre prima avrebbe dovuto posare l’istrumento per
prenderne un altro. E la tonalità cambia in una maniera
semplicissima: abbassando o sollevando una leva, mediante la quale
scivolano in su e in giù due placche a guisa di pompe».33

Trieste, 1892 - Il Clarinetto a doppia tonalità di Evaristo Toss -


«Rivoluzione musicale. Con questo titolo riportammo giorni or
sono dal Fanfulla un cenno dell’invenzione fatta da certo Sanna a
Buenos Ayres: un clarinetto a doppia tonalità. Oggi rileviamo che
non abbiamo bisogno di andar a cercare le rivoluzioni musicali in sì
lontani lidi. Il signor Evaristo Toss, di Rovereto, da lunghi anni
dimorante a Trieste, ove fu per molto tempo maestro sostituto della
banda musicale dell’Unione Ginnastica, inventava già otto anni or
sono un sistema semplicissimo ed economico, mediante il quale il
clarinetto, in un batter d’occhio, si può far passare dall’una all’altra
delle due solite tonalità. E già in quell’epoca egregi musicisti, quali
Regazzoli, Cremaschi e Gianfrè riconoscevano il merito e la praticità
dell’invenzione del sig. Evaristo Toss. Infine è probabile che il sig.
Sanna, di cui parlava il Fanfulla, abbia veduto il sistema del sig.
Toss, il quale tempo addietro regalava uno de’ suoi nuovi clarinetti a
un suo conoscente che partiva per l’America a bordo del
32
Milano, Corriere della Sera, 31 ottobre - 1° novembre 1888, p. 2.
33
Trieste, Il Piccolo, 1892, n° 3824, p. 2.

20
Patagonia».34

Milano, 1894 - Nuovi Clarinetti all’Esposizione Teatrale di Milano


- «Specialità della Casa Maino e Orsi è la fabbricazione degli
strumenti a fiato di legno […]. Fra le cose notevoli citiamo un
clarinetto in si bem. che discende fino al do diesis grave, come il
clarinetto il la, per il quale nessun trillo, nessuna legatura è difficile
[…]. Vediamo esposto un clarone in si bem. tutto sistema boehm,
un altro cosidetto a mezzo boehm ed un terzo di altro sistema che
discente fino al do diesis grave, e con i quali si può adesso eseguire il
trillofa diesis sol diesis, fino ad ora impossibile, e ciò grazie alla
chiave del sol diesis articolata […]. Noi riproduciamo ancora […]
un clarinetto, sistema [Ferdinando] Lenzi di Firenze, le cui
innovazioni e i vantaggi saranno ammirati dai professionisti in
generale […]. Anche il [Pietro] Donnini presenta oggi una
innovazione […]. Trattasi di un nuovo clarino, del quale diamo il
disegno, nel quale sono recate importantissime varianti in quanto
riguarda i buchi, le chiavi, gli anelli, ed in ispecie per aver dato molta
maggiore importanza al pezzo superiore, facilitando all’esecutore
un’infinità di passi che spesso rimanevano ineseguiti, in ispecie trilli,
tremoli, con diesis, con bemolli, e cento altre cosette […] per cui il
Donnini ha già ottenuto il brevetto dell’invenzione […]. Il Donnini
parlandone, non tace il nome del suo coadiuvatore in questo lavoro,
il prof. Cav. Camillo Vinatieri […]».35

Firenze, 1895 - Il Clarinetto Sistema Ferdinando Lenzi -


«Applicazione del Re diesis aperto, apertura del foro di Sol diesis
col mignolo della mano destra, ed apertura del trillo, La, Si, con
chiave di Fa, nel clarinetto ed altri strumenti».36

Molfetta, 1896 - Il Clarinetto sistema Rossi - «[…[ la rinomata


Ditta Gelitti [Pelitti] di Milano ha eseguito per conto del maestro
[G. Rossi] un clarino, che permette di eseguire note in tonalità più
alte, cosa che non si può ottenere col clarino comune e va sotto il
34
Trieste, Il Piccolo, 1892, n° 3831, p. 1.
35
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1894, pp. 436-439, 513.
36
Milano, Annuario Scientifico ed Industriale, 1895, p. 436.

21
nome di clarino perfezionato, sistema Rossi».37

Torino, 1898 - I Clarinetti all’Esposizione di Torino - «[…]. il


signor Rampone Agostino di Milano, fabbricante rinomato […]
espone fuori concorso una ricchissima vetrina nella quale fanno bella
mostra gli istrumenti di sua fabbricazione in ebano, in granitillo, in
argento ed in metallo bianco. I clarini ed i flauti a doppio tubo
cilindrico in metallo (alpacca o pakfond) furono brevettati, e
formano la specialità della fabbrica […]. Ne è a dimenticarsi il
[Pupo] Pupeschi di Firenze, che presenta una innovazione utilissima
nelle chiavi del clarino e dell’oboe, mediante la quale vengono
facilitati certi passi, che col sistema comune erano ritenuti di difficile
e quasi impossibile esecuzione».38

Torino, 1898 - Le ance per Clarinetti all’Esposizione di Torino - «E


qui dobbiamo menzionare il maestro Leonesi Giuseppe (già distinto
professore di clarino), il quale aprì qui in Torino una fabbrica
meccanica di ancie per clarino, delle quali fino ad oggi eravamo
tributari alla Francia. Ed il signor Leonesi riuscì in questa confezione
così perfettamente, che all’occasione del Concorso internazionale
delle musiche tenutosi nello scorso luglio, si acquistò la clientela di
numerose Società (Harmonies) Svizzere e Francesi […]. Di questo
necessario accessorio del clarino espone un lodevole saggio anche il
Malagnino Cosimo di Taranto […]».39

1901 - Il Clarinetto traspositore di Leonesi - «Una clarinetto


traspositore per orchestra, che è stato inventato dal sig. Leoni
[Giuseppe Leonesi] è stato perfezionato da A. Rampone, di Milano.
il nuovo strumento non subisce alcun allungamento per passare da
una tonalità all’altra. Dotato di un doppio meccanico, basta un
piccolo strumento perché il clarinetto in si bemolle si trasforma
immediatamente in clarinetto in la senza il movimento della mano
dell’artista. D’altra parte, non si differenzia in nulla rispetto ai
comuni clarinetti, per quanto riguarda le posizioni, mentre ha il
37
Bari, Corriere delle Puglie, 23 settembre 1896, p. 2.
38
Torino, L’Esposizione Nazionale del 1898, n° 37-38, p. 293.
39
Torino, L’Esposizione Nazionale del 1898, n° 37-38, p. 293.

22
vantaggio di una perfetta intonazione».40

Milano, 1906 - I Clarinetti della Fabbrica Romeo Orsi - «[…] i


titoli maggiori alla di lui rinomanza più luminosa restano e
resteranno gl’istrumenti da lui inventati. Primo fra essi è il Clarinetto
a doppia tonalità (Si bem. e La) […]. Ne è questa la sola invenzione
del prof. Orsi. Uscirono dalla sua Fabbrica (oramai mondialmente
conosciuta perché fornitrice degli strumenti per le principali
orchestre d’Europa), altri ingegnosi e riusciti istrumenti, detti
“istrumenti speciali o di genere”. Cito per primo il Clarone (o
meglio Clarinetto basso in La) che è usato nella frase che si disnoda,
torvamente serpentina, sottolineante il giuramento di Otello e Jago,
nel finale secondo dell’Otello Verdiano […]. È davvero d’una
suggestività di timbro insieme incisiva ed avvincente la voce di
questo speciale Clarone del prof. Orsi […] voce piena nel suo colore
chiuso, nero, eppur morbido, quasi si direbbe ondulato […]».41

1930 - Congegni automatici - «Alamiro Giampieri, insegnante al


Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, ha da tempo inventato
due importanti congegni automatici che perfezionano il clarinetto
senza alterare il sistema di digitazione. Il primo congegno è
applicabile al clarinetto sistema Boehm e permette l’emissione di Mi-
Si bem. A forchetta, mediante l’apertura automatica della chiave di
Do diesis - Sol diesis, eliminando il plateau, la piccola chiavetta
laterale ed ogni sorta di bilanciere. Elimina pure il foro per la doppia
chiave di Do diesis - Sol diesis, il cui suono si ottiene mediante altra
apertura automatica. Riduce così la circolazione e la possibile perdita
d’aria e dà perfetta intonazione, prontezza e chiarezza al Si bemolle a
forchetta e relativo Mi bemolle fondamentale, pur esso a forchetta. Il
secondo congegno è applicabile ad ogni clarinetto e serve a rendere
indipendente il foro del Si bemolle in terza linea, da quello del
portavoce. Questo importante congegno ha lo scopo di migliorare il
suono di Si bem. In terza linea, di solito afono, debole, stonato,
variabile di timbro. Il prof. Giampieri ha ceduto ad una ditta di
Milano [Ditta Rampone] la proprietà del brevetto e la privativa per
40
Parigi, Le Ménestrel, 1901, n° 28, p. 223.
41
Milano, Ars et Labor, 1906, n° 11, pp. 997-998.

23
la fabbricazione dei due importanti congegni».42

Roma, 1933 - Una nuova fabbrica di ance - «È sorta in Italia una


piccola industria che fabbrica Ance per clarinetti e saxofoni. Tale
produzione prettamente italiana, oltre a costare di meno di quella
importata, ha dimostrato alla prova dei fatti di non essere inferiore a
quella straniera. Il Dopolavoro Provinciale nel segnalare la suddetta
produzione esorta le Bande iscritte all’O.N.D. [Opera Nazionale del
Dopolavoro] a preferirla a quella estera. Per informazioni,
chiarimenti ed ordinazioni, rivolgersi al signor Martino Lorè, via
Tommaso Campanella num. 15, Roma».43

Montalbano Elicona, 1973 - I bocchini di Giuseppe Sciacca - «In


possesso del brevetto americano per bocchino di clarinetto sono
pronto a dimostrazione a maestro o solista. Nessuna alterazione al
clarino bensì un grande vantaggio come voce ed una vibrazione più
valida».44

Castelnuovo Scrivia, 1986 - Il Laboratorio dei fratelli Patricola -


«Oggi il prodotto artigianale più. ricercato è quello di chi realizza i
clarini. I fratelli Patricola sono una bottega d’arte musicale
conosciuta in tutto il mondo, tuttavia non vanno dimenticate le
botteghe dei Trovamala, Bondone e Ratteghi. Dal laboratorio dei
fratelli Patricola escono i clarini in sol, a 15 chiavi, utilizzati
esclusivamente dagli zingari della Turchia […]».45

Quarma, 1988 - Le fabbriche di Clarinetti di Quarna - «L’arte di


costruire strumenti musicali ha reso celebre il paese Contadini e
pastori di Quarna divennero in poco tempo abilissimi nella
tecnologia del suono […] per iniziativa di due fratelli, Primo e
Secondo Forni, che agli inizi dell’800 iniziò a Quarna di Sotto la
storia che ne avrebbe fatto la capitale italiana degli strumenti a fiato.
I due, di ritorno da Milano, dove avevano appreso l’arte della
42
Torino, Rivista Musicale Italiana, 1931, p. 703.
43
Cremona, Il Regime Fascista, 1° marzo 1933, p. 7.
44
Catania, La Sicilia, 6 settembre 1973, p. 2.
45
Torino, La Stampa, 1986, n° 196, p. 16.

24
flauteria, continuarono con altri la produzione, estendendola anche
ai clarini. Dapprima si usava solo il legno di pero, bosso e melo,
diffuso nella zona. Poi si passò anche ai legni esotici e alle leghe
metalliche, come imponevano le nuove tecnologie. Comunque fin da
allora i pezzi quarnesi dovettero rivelarsi di gran pregio, perché in
breve tutto il paese si era messo a costruirli, dovunque la presenza di
acqua corrente consentisse di allestire i tomi idraulici necessari per
lavorare le canne dei fiati. Nel ‘47 venne fondata la prima vera
azienda, la Prealpina, che poi, col nome di Agostino Rampone,
trasferì a Milano gli uffici commerciali e parte della produzione. Da
qui uscirono, nel 1880, il primo clarino e il primo fagotto di
metallo. Alla fine del secolo la Rampone era rinomata in tutto il
mondo e aveva l’esclusiva per la “fornitura alle musiche del Regio
Esercito”. Una succursale della fabbrica, diventata intanto per una
complicata storia dì fusioni dinastiche e patrimoniali “Rampone e
Cazzani”, era sempre a Quarna di Sopra, un’altra sede di
rappresentanza fu aperta a Napoli. Nel periodo d’oro dello
strumento quarnese, ai primi del nostro secolo, molte altre piccole
aziende spuntarono qui e in Piemonte, ma ebbero vita effimera.
L’unica che invece raggiunse presto una fama internazionale per i
suoi sassofoni fu la Alfonso Rampone, che ha chiuso solo pochi anni
fa. L’altra Rampone, la Cazzani & C, subiva intanto un periodo di
declino di fronte alla concorrenza industrializzata, da cui si è adesso
ripresa. Oggi dà lavoro a una ventina di operai e altrettanti ne
impiega la Grassi, nata una ventina d’anni fa. Dietro a questa
produzione, però, alla Quarna di Sotto c’è uno stuolo dì artigiani che
lavorano in proprio, anche per le aziende, magari specializzati In un
singolo strumento, come il celebre Agostino Debernardi».46

Milano, 1993 - Il Clarinetto “Modello Molter” - «Storia nuova di


un clarinetto antico […]. Valente compositore e maestro di cappella
[Johann Melchior] Molter passa alla storia soprattutto come creatore
dei primi concerti per clarinetto e orchestra. A quei tempi, il
clarinetto era uno strumento […] ancora privo delle “chiavi” del
sistema Böhm per chiudere i fori. Molter utilizzava un clarinetto “in
re”, antenato poi caduto in disuso […]. Quasi tre secoli dopo, a
46
Torino, Stampa Sera, 1988, n° 210, p. 10.

25
Milano, Luciano Tessari, virtuoso di clarinetto e docente al
Conservatorio “Verdi”, ha pensato ora di riportare in vita l’antico
strumento in re. Ha ricostruito il modello settecentesco ma vi ha poi
applicato le chiavi Böhm, in modo da renderlo perfettamente
utilizzabile (quanto ad agilità e intonazione) anche con un’orchestra
moderna. E lo ha fatto costruire alla Casa Orsi, vanto milanese,
fondata nel 1836 [sic.!] da quel Romeo Orsi che, ammiratissimo da
Verdi, alla Scala fu solista, poi impresario e presidente dell’orchestra.
Luciano Tessari porta al debutto milanese il nuovo strumento
“modello Molter” mercoledì 30. Ad accompagnarlo, in quattro
Concerti dello stesso Molter, sarà l’Orchestra “Swarowsky” diretta
da Maurizio Tambara».47

Quarna Sotto, 1998 - Chiude la Fabbrica Ida Maria Grassi - «Dopo


mezzo secolo di attività chiude i battenti la “Ida Maria Grassi”, la
più importante fabbrica di strumenti musicali a fiato del Cusio […].
Inequivocabile la motivazione: cessazione dell’attività […]. Quarna è
il paese della musica, è la capitale degli strumenti musicali a fiato:
dalla Ida Maria Grassi sono usciti sax, clarinetti, flauti ed altro
ancora che in mano ai più famosi musicisti hanno girato il mondo
[…]. La Ida Maria Grassi è caduta, come altre aziende prima di lei,
sotto i colpi della concorrenza dei paesi dell’Est, del Giappone in
modo particolare».48

Francoforte (Germania), 2002 - I Clarinetti italiani alla Musikmesse


di Francoforte - «Qui l’Italia conta su una folta rappresentanza [...].
Soddisfatto anche Francesco Patricola, 57 anni, titolare
dell’omonima azienda di Castelnuovo Scrivia: “Siamo contenti,
costruiamo 200 strumenti l’anno e non riusciamo a tenere il passo
con le richieste. Abbiamo pochi clienti in Italia, ma tanti in Europa,
Stati Uniti e Giappone. A Francoforte presentiamo il [Clarinetto]
sistema S6”. Molte novità anche allo stand Ripamonti di Paderno
Dugnano, Milano, ce le presenta il titolare Luigi Andrea Ripamonti,
70 anni: “Abbiamo il clarinetto in Sol nel sistema Böhm, unico al
47
Milano, Corriere della Sera, Martedì 30 giugno 1993, p. 12.
48
Torino, La Stampa, 7 giugno 1998, p. 39.

26
mondo: lo suona l’israelo-americano Giora Feidman […]”».49

Cernusco Lombardone, 2002 - I bocchini in cristallo della ditta


Pomarico - «L’idea giusta l’aveva avuta, oltre cinquant’anni fa,
Cosimo Pomarico. Che aveva creato un minuscolo laboratorio
artigiano specializzato nella produzione di bocchini per clarinetti e
saxofoni. Unica e geniale è la loro caratteristica: quella di essere
costruiti in cristallo, diversamente dai più comuni e meno affidabili
in plastica (ebanite). Oggi la ditta Pomarico di Cernusco
Lombardone, estrema propaggine brianzola della provincia di Lecco,
produce non più di 2500 pezzi in cristallo, cesellati e modellati a
mano. Questo piccolo laboratorio è il crocevia di alcuni dei più
grandi clarinettisti e saxofonisti del mondo, musicisti del calibro di
Giora Feidman, esecutore del tema musicale del film “Schindler’s
list” e Karl Leister, primo clarinetto dei Berliner Filarmoniker.
Titolare è Giorgio Clerici, 62 anni, genero dell’ideatore che, con il
figlio Riccardo, plasma questi delicatissimi accessori musicali: “Ci
servono pochi strumenti - spiega il papà - delle mole in diamante, un
comparatore elettronico per il controllo delle aperture e una grande
manualità. Il cristallo ci viene fornito con la forma del bocchino
grazie ai nostri stampi, ma ancora allo stato grezzo. Quando ci arriva
non è in grado di emettere dei suoni, ed è qui che subentra la nostra
preparazione. Lavorandoci sopra, trasformiamo il bocchino grezzo e
gli diamo quella forma finale, in grado di suonare. Non abbiamo
concorrenti: a livello mondiale siamo gli unici che lavorano il
cristallo e il risultato è un bocchino che non si usura e non dà
problemi tecnici».50

Tortona, 2004 - Medaglia d’oro ai fratelli Patricola - «L’ennesimo,


prestigioso riconoscimento, per “l’impegno imprenditoriale ed il
progresso economico”, per il lavoro svolto in quarant’anni di attività
e per aver fatto conoscere anche all’estero - grazie all’eccellenza
artigiana del proprio marchio - la qualità non solo della Provincia di
Alessandria ma dell’intero Piemonte: stiamo parlando dei fratelli
Patricola Snc, produttori castelnovesi di fama internazionale di oboe
49
Milano, Suonare News, Maggio 2002, n° 73.
50
Milano, Corriere della Sera (Corriere Lavoro), 12 luglio 2002, p. 10.

27
e di clarinetti. Gli esperti artigiani sono stati tra i premiati nei giorni
scorsi a Tortona, dalla Camera di Commercio e dalla Provincia di
Alessandria, nell’ambito dei tradizionali riconoscimenti assegnati a
diverse categorie, fiore all’occhiello del territorio alessandrino. Ed
hanno conseguito la medaglia d’oro […]. Un lavoro lungo e
minuzioso, quello di questi raffinati artigiani, che richiede passione e
pazienza, creatività e precisione: i preziosi strumenti musicali dei
Patricola sono richiesti dagli Stati Uniti, dal Giappone, dalla Cina,
dall’Europa - soprattutto Germania, Austria, Svizzera, Svezia,
Norvegia, Olanda - dall’Australia, dalla Nuova Zelanda».51

2015 - I Clarinetti Ripamonti - «Dal 1975 a Paderno Dugnano, a


due passi da Milano, Luigi Andrea Ripamonti costruisce strumenti a
fiato […]. Specializzato nella produzione di clarinetti […]. “Da un
anno abbiamo rivoluzionato il nostro brand ” ci racconta Flavio
Ripamonti, monzese, 55 anni, che porta avanti l’attività del padre
insieme al figlio Edoardo, 19. “Accanto alla produzione tradizionale
- spiega - abbiamo creato una nuova linea di strumenti molto
sofisticati e di altissima qualità. Si chiama Ripa e ha avuto un ottimo
riscontro all’ultimo Musikmesse di Shanghai. I nostri strumenti -
prosegue - sono molto richiesti dai professionisti, uno su tutti, Paolo
Beltramini, primo clarinetto dell’Orchestra della Svizzera Italiana,
che è diventato nostro testimonial».52

51
Alessandria, Il Piccolo, 10 dicembre 2004, p. 39.
52
Milano, Suonare News, Dicembre 2015, p. 16.

28
NUOVE PUBBLICAZIONI

Didattiche e da Concerto

ANTOLINI, Francesco
La retta maniere di scrivere per il clarinetto ed altri istrumenti da
fiato (Milano, Buccinelli, 1813).

«Non potranno a meno di non conoscere alcuni compositori di


musica, che, fra tutti i musicali stromenti, de’ quali voglion far
pompa nelle loro composizioni, il clarinetto sia quello che più d’ogni
altro loro arrechi perplessità ed imbarazzo, considerandolo quasi
come istrumento straordinario o misterioso, ne potranno a meno
similmente di non concedere gli esercenti il clarinetto, che sovente
ritrovinsi imbarazzati e perplessi nell’esecuzione della musica
erroneamente scritta pel detto istrumento. A tenere dunque di
facilitare ai primi la composizione, e l’esecuzione ai secondi, è
destinata l’operetta che qui si annunzia (forse unica nel suo genere)
nella quale, per renderla più interessante ai compositori di musica,
oltre al contenersi in essa quanto esser puote necessario, onde
scrivere regolarmente per il clarinetto, rinverranno eziandio una
breve ma sufficiente nozione per iscrivere regolarmente per il corno-
bassetto e clarone […] oltre quattro tavole d’esempj dimostrativi,
spettanti ai suindicati istrumenti, ve ne rinverranno due contenenti le
due scale del clarinetto, diatonica e cromatica, più chiare e complete
delle comuni».53

AUTORI VARI
Album per Clarinetto e Pianoforte (Milano, Ricordi, 1904).

«È un Album che raccoglie svariatissimi componimenti ridotti per


clarinetto con accompagnamento di pianoforte. Tutti i generi, tutti
gli stili, tutte le scuole in quest’Album sono rappresentati con una
graduazione nella loro difficoltà d’esecuzione molto ingegnosa e con
53
Milano, Giornale Italiano, 1813, p. 880.

29
crescendo d’effetti che finisce con l’innamorare l’esecutore non meno
che l’ascoltatore. Dopo una caratteristica Canzone napoletana [di
Gaetano Averino], v’ha un dolce Notturno [di Luigi Bassi], l’idillio è
abbozzato nella Rêverie pastorale [di Ferdinando Busoni], l’elegia
nella Lagrima sulla tomba di Rossini [di Ernesto Cavallini],
interessanti le Variazioni di Paganini abilissimamente ridotte [di
Domenico Mirco], come le due peregrine Romanze di Schubert [di
Domenico Liverani] ed il brillante pezzo per campane dell’Unia».54

BELLAFRONTE, Raffaele
Frammenti d’ombre e luci per clarinetto solo (Milano, Curci, 2006).

«È un brano che sfrutta appieno le potenzialità espressive e poetiche


del clarinetto. Misteriosa ed evocativa la scrittura si muove tra
pianissimi appena udibili sino a toccare fortissimi ai limiti della
distorsione. Le grandi campate melodiche conducono a pensieri
lontanissimi e magici fatti di grande libertà esecutiva ma al tempo
stesso sfociano in momenti di evidente pulsione ritmica in un gioco
di chiaroscuri che rimanda alle molteplici e contraddittorie
sfaccettature del mondo dei sensi che ci appartiene».55

BONNARD, Giulio
Notturno / Rondò / Valzer da concerto per Clarinetto e
Pianoforte (Milano, Ricordi, 1937).

«Giulio Bonnard ha scritto questi vari lavori con perfetta conoscenza


delle risorse tecniche del clarinetto […] cercando di valorizzare i
diversi registri e di offrire le più ardue difficoltà da superare: e ciò
senza sacrificare la nobiltà dello svolgimento tematico e la eleganza
della armonizzazione pianistica. Per il clarinetto segnalo
specialmente il Notturno, che è pagina di distinta ispirazione».56

54
Milano, Musica e Musicisti, 1904, p. 136 (36.II).
55
Milano, Rassegna Musicale Curci, 2011, n° 2, p. 64.
56
Roma, Musica d’Oggi, 1939, p. 290.

30
BUSONI, Ferruccio
Concertino op. 48 per Clarinetto e Piccola Orchestra (Lipsia,
Breitkopf & Härtel, 1918).

«Ferruccio Busoni è pochissimo noto agli italiani […]. Ora


Breitkopf und Härtel ha stampato un concertino di Busoni per
piccola orchestra e clarinetto, dedicato ad un virtuoso di questo
strumento. […] interessante composizione del grande pianista: il
quale non afferma una personalità creatrice. Il gusto di Busoni è
ormai acquisito al multi stilismo attuale della musica tedesca,
procedente da Strauss; e di Strauss e di altri vi sono risonanze ed
echi anche nella composizione di cui parliamo, talvolta fusi ed
amalgamati, talvolta evidenti: v’è anche del virtuosismo concertistico.
Ma in tutto ciò v’è forza, energia, nobiltà, segni d’uno spirito
superiore».57

CAVALLINI, Ernesto
* Transcription du Bananier de Gottschalk per Clarinetto e
Pianoforte (Milano, Ricordi, 1856).

«Le popolari melodie di Gottschalk, che son pur belle, si fanno


ancor più leggiadre sul clarinetto del Cavallini. Voi conoscete il
modo affascinante con cui egli sa tradurre i pensieri altrui sul suo
istrumento, l’eleganza ed il brio delle sue agilità, voi conoscete il
segreto, che forse egli solo possiede, di vagamente sorprendere,
scuotere ed entusiasmare il pubblico con mille giuochi, con mille
vezzi che v’innamorano del suo clarinetto: ebbene immaginatevi tutti
questi pregi riuniti nel nuovo pezzo di Cavallini, e potrete farvene
un’idea quasi perfetta».58

* 30 Capricci per Clarinetto (Milano, Ricordi, 1904).

«I 30 Capricci del Cavallini sono scritti da chi conosce


profondamente le più recondite virtualità del clarinetto, da chi ne ha
strappato il segreto e con questi trenta Capricci intende appunto
57
Torino, La Stampa, 5 dicembre 1921, p. 2.
58
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 291.

31
questo segreto trasmettere a chi voglia davvero impadronirsene,
rendendosi un clarinettista completo, sicuro, franco, sereno come chi
è possessore della chiave d’ogni difficoltà. I Capricci del Cavallini
questa chiave la mettono a disposizione di tutti gli studiosi».59

CAVALLINI, Ernesto / BONA, Pasquale


“La Semaine Musicale” 7 Duos per Clarinetto e Pianoforte (Milano,
Ricordi, 1850).

«I due valenti artisti, associando i loro ingegni, con squisito gusto


combinarono delle conversazioni musicali derivate dai più conosciuti
spartiti e compositori moderni […]. Un duetto colle melodie attinte
ai Lombardi porta il nome di lunedì, il primo numero della
Settimana musicale […]. Il secondo duetto è appassionato,
immaginoso, terso, quale convenivasi allo stile della Lucrezia Borgia
dell’illustre Donizetti […]. Le dotte armonie e le magistrali
concertazioni degli Orazj e Curiazj del direttore del Conservatorio di
Napoli servirono di contesto all’altro pezzo […]. Le magiche
cantilene del siculo cigno più specialmente inspirano i due
cooperatori, e senza qui approfondirci in una pesante analisi di tutti i
tesori melodici della Beatrice di Tenda, dalla voce umana e
dall’orchestra trasposti per clarinetto e pianoforte […]. Per Rossini
venne fatta una convenevole eccezione; la raccolta s’abbella di due
pezzi, ricchi degli inesauribili canti dell’Ariosto della musica. Il
venerdì consta di un riassunto degli accenti geniali, religiosi e mistici,
degli accordi mirabili a piena mano profusi nello Stabat Mater […].
Nel capriccio (N. 6) sul Roberto il Diavolo fin dall’introduzione si
può presentire quali temi andranno a servir di base al drammatico
pezzo […]. La grande epopea musicale di Rossini, il [Guglielmo]
Tell, porse, porge e porgerà ancora per lungo tempo materia a
fantasie, pot-pourrì e riduzioni […]. In tutti i sette numeri i due
strumenti, sebbene improntati di un diverso carattere, dialogano fra
loro col miglior accordo: i passi i più acconci sono ad ambedue
affidati e l’uno concorre a sostenere od a far risaltare l’altro. Una
robusta temperanza, un’efficace previdenza, e qua e là una certa qual
sommessione son mantenute nel pianoforte: il clarinetto invece
59
Milano, Musica e Musicisti, 1904, p. 134.

32
spicca per brio, per passione, per entusiasmo, per prepotenza».60

CAVALLINI, Ernesto / FERRARIS, Francesco


“La Neguita”, Tango Americano per Clarinetto e Pianoforte
(Milano, Ricordi, 1853).

«Scegliendo un tema molto caratteristico non era facile il dare la


stessa impronta d’originalità all’intiero pezzo, e nel medesimo tempo
mantenere un genere popolare e di brillante effetto. I signori
Cavallini e Ferraris hanno raggiunto intieramente il loro scopo, e,
senza trascendere in astruse difficoltà, hanno saputo rinvenire dei
non comuni ed eleganti passi di ottimo risultato».61

CAVALLONE, Franco
Trilogia per Clarinetto e Chitarra (Ancona, Bèrben, 1992).

«Segnalo la pubblicazione di questa composizione che rappresenta


una curiosità sulla via di un repertorio tutto da costruire. Nove
minuti di musica tradizionale, per non dire tonale, che a cavallo dei
tre movimenti Sindrome, Ostinato e Finale, si snoda con semplicità
senza ostentare soluzioni ai grandi interrogativi della musica del
nostro tempo. Così attraverso pentagrammi dalle indicazioni
agogiche e dinamiche assai misurate, i due strumenti si cimentano in
un dialogo dalla densità fin troppo regolare. Non posso fare a meno
di sottolineare che la scrittura raggiunge punte di facilità
sorprendenti per un Autore è risultato vincitore di un concorso
internazionale di composizione per chitarra; in compenso proprio
per questo la composizione offre il vantaggio di poter essere montata
rapidamente da un duo occasionale, come la chitarra e il clarinetto
rischiano appunto di essere».62

60
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1850, pp. 58-59.
61
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1853, p. 67.
62
Milano, Seicorde, 1992, n° 36, p. 34.

33
CIULLO, Vincenza
Attese per Clarinetto solo (Ancona, Bèrben, 2003).

«La composizione di Vincenza Ciullo per clarinetto solo in Si


bemolle si snoda per un arco di circa ottanta battute e offre una
panoramica dei possibili “caratteri” dello strumento: dalla cantabilità

dell’inizio ai successivi passaggi di agilità e bravura, dai trilli ai


frullati, dalle ribattute alle volatine di acciaccature. Il repertorio
messo in circolo è piuttosto vasto, ma la forma generale viene
controllata con sicurezza dall’autrice, che giostra il materiale con
economia e giudizio. I diversi episodi sembrano infatti scaturire
interamente da pochi intervalli iniziali, giocati soprattutto sul
semitono e sulla terza minore. E proprio a questi (in particolare al
primo) si torna spesso, con un effetto totale di unitarietà e coerenza.
Difficile ma non impossibile, il brano è particolarmente impegnativo
sul piano espressivo».63

CHIARI, Giovanni Grisostomo


Metodo facilissimo per Clarinetto (Firenze, Chiari, 1814).

«Gio. Grisostomo Chiari calcografo […] si è risoluto di dare alla


stampa anche i Principi di Clarinetto compendiati dai migliori
Professori e Maestri di tale strumento. Questi contengono n. 18
plance dimostrative, e vi è l’incisione dello strumento, che indica il
contegno delle mani, con una facilissima comunicativa. Il prezzo è di
soli paoli 3».64

DAELLI, Giovanni
Fantasia per Corno inglese o Clarinetto e Pianoforte (Milano,
Ricordi, 1854).

«I dilettanti di corno-inglese dovranno esser grati al professore


Daelli per aver somministrato loro questo dilettevole pezzo. Anche il
clarinetto può figurarvi salvo modificazioni indispensabili, e salvo
63
Milano, Suonare News, Marzo 2004.
64
Firenze, Gazzetta di Firenze, 5 marzo 1814, p. 4.

34
l’impiego di altra apposita parte, al che difatti fu provveduto […].
Questo pezzo consta quasi per intero dei pensieri di Verdi,
coordinati però con un certo ingegno».65

D’ELIA, Giuseppe
Concerto “Turbine” per Clarinetto e Pianoforte (Monteux, Musica
Rara, 1990).

«Questo lavoro è stato composto nel 1944 ed è in due versioni, una


per clarinetto e pianoforte e una per clarinetto e banda, la seconda
perché d’Elia ha diretto diverse bande in Italia per parecchi anni. Il
primo movimento è difficile, con diverse sezioni più piccole
interagenti […] e una difficile cadenza solistica. Il secondo
movimento è un Lento in stile lirico; l’ultimo movimento raffigura il
titolo dell’opera, costituito da veloci passaggi di semicrome di
notevole difficoltà».66

DE LORENZO, Leonardo
Saltarello / Rondinella per Flauto (o Clarinetto) e Pianoforte
(Lipsia, Zimmermann, 1931).

«Composizioni che rilevano una buona musicalità e tecnica sicura:


scritti, più per altro per mettere in rilievo le qualità brillanti dello
strumento e… dell’esecutore».67

DI DONATO, Vincenzo
Pastorale per Oboe o Clarinetto e Pianoforte (Roma, De Santis,
1927).

«Indovinato molto questo pezzo di colore e carattere veramente


agresti. Delicato ed originale nella suggestiva melodia degnamente
incorniciata da un sobrio ed appropriato accompagnamento, efficace
a rendere un ambiente di poesia, di pace crepuscolare».68
65
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1854, p. 373.
66
Wilmington, Clarinet and Saxophone, 1991, vol. 16, p. 47.
67
Roma, Musica d’Oggi, 1931, p. 471.
68
Torino, Rivista Musicale Italiana, 1932, p. 625.

35
DI LUPO PARRA, Antonio
* Souvenir d’un Rossignol per Clarinetto e Pianoforte (Milano,
Ricordi, 1856).

«Souvenir d’un Rossignol è il titolo che porta in fronte il lavoro del


sig. Parra, e scommettiamo che il nostro autore la creava sotto
l’impressione di una di quelle scene campestri che non si ponno
pienamente descrivere, ma che ti commovono fino alle lagrime.
Diciamo così, perché abbiam trovato che il pensiero vi è espresso
con colori abbastanza vivi da non aver bisogno del titolo per essere
compreso. Passando alla parte tecnica della composizione, diremo
che la melodia è soave, condotta con garbo ed arricchita da un
accompagnamento accurato, e che tutto il pezzo è trattato con buon
gusto e con stile purgatissimo. Ciò ad dimostra come il signor Parra
s’applicasse seriamente alla difficile arte della composizione».69

* Réminiscences de Lucia de Lammermoor, Morceau de Salon op. 5


per Clarinetto e Pianoforte (Milano, Ricordi, 1856).

«Chi mai fra i concertisti dei diversi strumenti non ha scritto una
qualche fantasia sulla Lucia di Lammermoor? Questo spartito
racchiude tali tesori da invogliare anche i più modesti accozza tori di
note a far prova del loro ingegno intorno a quelle dolcissime
melodie. Anche questo pezzo, a guisa di tanti altri, ha il suo effetto
principale nella bellezza dei motivi e poi anche nel modo con cui
sono variati. Qualche maggior accuratezza nella parte armonica lo
avrebbero reso meglio interessante».70

DI MARINO, Roberto
Bach & Blues per Quartetto di Clarinetti (Adliswil, Pizzicato Verlag
Helvetia, 1996).

«Un brano molto divertente ed estremamente ben congegnato. È una


fuga che, come dice il titolo (Bach & Blues), sposa la canonicità della
forma contrappuntistica con il sapore e il colore della musica negro-
69
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 291.
70
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 36.

36
americana».71

FRAIOLI, Antonio
Varie composizioni per Clarinetto (2009-2014).

«Fraioli, con la sua profonda conoscenza del clarinetto, utilizza per


le sue composizioni gli stili più diversi, dall’ottocento fino al jazz r
costruisce particolari linguaggi che non sono assolutamente formali.
[…]. My Funny Paola, composto da Fraioli nel 2009 per clarinetto
solo e coro di clarinetti [Pisogne, Edizioni Eufonia, 2009].
Piacevolissimo sin dall’introduzione al clarinetto solo […] è seguito
da uno spettacolare attacco del tutti dove ci introduce in un mondo
musicale stile anni ‘50 […]. Con Quattro pezzi per clarinetto solo
[Louisville, Potenza Music Publishing, 2014] Fraioli […] amplifica
le ricerche compositive con estreme capacità tecniche ed espressive.
Qui abbiamo spunti da Satie a Stravinski, senza mai scordare quella
vena Fraioliana (si può dire?) tendente al jazz colto. Con Suggestioni
per clarinetto solo e quartetto d’archi [Louisville, Potenza Music
Publishing, 2014] il compositore cambia tavolozza […] cura ogni
fraseggio, mèta obbligatoria per una formazione da camera come
questa […]. Anche in questa pagina abbiamo tracce di jazz, ma
anche spunti di Schönberg […]. In Rhythm Changes for Clarinet
per clarinetto solo [Parma, L’Oca del Cairo, 2001] ci offre una
specie di perpetuum mobile in stile jazz anni ‘70 […]. Playing
together […] composto nel 2011 per quartetto di clarinetti
[Pisogne, Edizioni Eufonia, 2011] è il modo in cui Fraioli ha
assunto la musica clarinettistica e l’ha fatta propria suddividendola in
quattro movimenti: il primo si ispira ai Capricci di Ernesto Cavallini
scritti nell’Ottocento, il secondo a una ballata rétro, il terzo alla
musica del Novecento francese e il quarto evoca, forse in modo un
po’ esotico, un viaggio musicale andata e ritorno di un italiano negli
Stati Uniti».72

71
Roma, I Fiati, Agosto-Settembre 1996, n° 15.
72
Milano, Musica, Aprile 2016, n° 275, p. 79.

37
FRUGATTA, Giuseppe
Suite op. 44 per Clarinetto e Pianoforte (Milano, Ricordi, 1901).

«La Casa Ricordi ha testè pubblicato una Suite per pianoforte e


clarinetto del maestro Giuseppe Frugatta, composta in sei numeri:
Préambule, Romance, Caprice, Scherzino, Menuet et Tarantelle. È
lavoro fine, elegante, di non difficile esecuzione e in cui i due
strumenti si fondono mirabilmente».73

GABUCCI, Agostino
* Aria e Scherzo per Clarinetto e Pianoforte (Firenze, Mignani,
1935).

«Lavoro onesto, di tono dignitoso, composto secondo le buone


regole».74

* 60 Divertimenti per Clarinetto (Milano, Ricordi, 1957).

«Questa raccolta di brevi studi è stata composta, secondo quanto


riportato in prima pagina, “per la lettura a prima vista e il trasporto”.
La collezione è mirabilmente adatta a questo scopo, e rappresenta un
eccellente complemento ai soliti studi di livello intermedio-
avanzato».75

* Concerto in Mib per Clarinetto e Pianoforte (Firenze, Agostino


Gabucci, 196?).

«Un mix di vecchie e nuove tecniche. Uno spettacolare pezzo di


dubbia qualità musicale».76

73
Milano, Corriere della Sera, 13-14 giugno 1901, p. 3.
74
Milano, Musica d’Oggi, 1937, p. 31.
75
New York, Woodwind World, 1971, p. 10.
76
New York, Journal of Research in Music Education, 1962, n° 1, p. 51.

38
GAMBARO, Vincenzo / BOIELDIEU, Francois-Adrien
Sonata per Clarinetto e Pianoforte (Berlino, Schlesinger, 1818).

«Un Allegro moderato seguito da cinque variazioni; gradevole e


scorrevole, a volte molto brillante per il clarinetto, ma non
particolarmente difficile […]».77

GARBARINO, Giuseppe
Metodo per Clarinetto (Milano, Suvini Zerboni, 1979).

«Dopo una breve introduzione vi sono un gran numero di


diteggiature e numerosi esercizi che coinvolgono le nuove tecniche
[…] trilli tra di loro, microtoni, tremoli e glissando […]. Il consiglio
di Garbarino sulla imboccatura è sempre utile […]. La produzione
attuale di molte di queste molteplici sonorità è quasi sempre una
questione di fortuna come qualsiasi altra cosa […]. In breve, un
volume fondamentale per il clarinettista che vuole tentare seriamente
e regolarmente le nuove tecniche […]».78

GIAMPIERI, Alamiro
6 Capricci per Clarinetto (Milano, Ricordi, 1937).

«Anche se Giampieri non possiede il dono dell’invenzione melodica


di Ernesto Cavallini, questi studi convenzionali e moderatamente
difficili potrebbero benissimo essere utilizzati al posto dei più noti
30 Capricci di Cavallini, in quanto sono simili nel contenuto e nella
tecnica .79

GOLINELLI, Stefano
Deux Morceaux de Salon op. 124 per Clarinetto e Pianoforte
(Milano, Ricordi, 1857).

«[…] direbbesi quasi due notturni d’una eleganza ammirabile».80


77
Lipsia, Allgemeine Musikalische Zeitung, 1818, n° 25, p. 460.
78
London, The Musical Times, 1980, n° 1648, pp. 380-381.
79
New York, Woodwind World, 1971, p. 10.
80
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1857, p. 338.

39
GOLINELLI, Stefano / LIVERANI, Domenico
Mazurka per Clarinetto e Pianoforte (Milano, Ricordi, 1857).

«Quel soavissimo ingegno del Golinelli ed il chiaro clarinettista


Liverani […] sembra mirassero insomma colla loro gentilissima
Mazurka - di quella Mazurka ch’è più presto un letto di rose anziché
una rosa colle spine, come parvero volerla battezzare gli autori -
sembra, dicevo, mirassero ad ottenere più ristretto, più intimo, di
quelli che si piacciono nelle solite fantasie, variazioni, capricci,
ecc.».81

GRAGNANI, Filippo
Quartetto op. 8 per Violino, Clarinetto e 2 Chitarre (Milano, Suvini
Zerboni, 1982).

«Preceduto da una breve introduzione, il primo tema dell’ Allegro


iniziale viene esposto nella tonalità principale dal clarinetto […]. Il
tema dell’Adagio con variazioni in re maggiore si attiene alla forma
della canzone binaria […]. La prima variazione, protagoniste le
chitarre, è ritmicamente interessante per l’alternanza di terzine e
quartine; nella seconda variazione, quasi tutta in agili biscrome,
predomina il clarinetto; la terza è una sorta di Scherzo che impegna
il violino e il clarinetto in un serrato dialogo dove, una dopo l’altra,
le quartine di biscrome, punteggiate da accordi delle chitarre,
rimbalzano da uno strumento all’altro; anche la quarta (Più adagio)
ma in re minore, privilegia i ruoli del violino e del clarinetto ed ha
invece un carattere malinconico; nella variazione finale, che riassume
le precedenti, si ritorna alla tonalità e al movimento d’impianto, ma
le ultime tre battute, invece di concludere in re maggiore, restano
sospese sull’accordo di settima di dominante costruito sul quinto
grado di la maggiore. Il Minuetto, nella tonalità principale è di taglio
classico, è in forma ternaria […]. I1 Rondò, Allegretto, in la
maggiore, è articolato in cinque sezioni […]».82

81
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1857, p. 338.
82
Milano, Il Fronimo, 1983, n° 42, pp. 46-47.

40
HUGUES, Luigi
Quartetto op. 72 per Flauto, Oboe, Clarinetto e Fagotto (Milano,
Lucca, 1879).

«La musica che ho qui davanti agli occhi è del signor Luigi Hugues,
il quale è un compositore di vaglia, che dimostra di aver studiato i
classici. Il sig. Hugues ha scritto un Quartetto […] diviso in quattro
tempi: Allegro moderato, Scherzo, Andante pastorale, Finale
allegretto. L’autore si palesa forte contrappuntista; lo stile ad
imitazione o fugato gli è famigliare, e di tutti questi artifizi egli si
giova con grande sicurezza e senza pedanteria. Al tempo stesso le
idee principali sono nobili, lontane da qualunque volgarità. Spesso
originali. È superfluo il dire che gli strumenti sono trattati con intera
padronanza. Il signor Hugues, pertanto, rende un notevole servizio
all’arte, diffondendo il gusto della buona musica anche in una
categoria d’istrumentisti che finora erano condannati ad eseguire
riduzioni o fantasie tratte quasi esclusivamente dalle opere teatrali».83

INGLESE, Angelo
Scherzo Fantastico per Clarinetto e Pianoforte (Pisogne, Eufonia,
2012).

«La scrittura è piuttosto tradizionale, spesso con figurazioni


cromatiche e molte indicazioni per definire il carattere di ogni
singola parte per creare diversi stati d’animo ed emozioni. L’inizio ha
una breve introduzione ad libitum. La musica continua, aggiungendo
a poco a poco brillantezza in varie forme, in alternanza con parti
tranquille. Si tratta di un buon pezzo da concerto contemporaneo
di un intelligente compositore italiano».84

LABANCHI, Gaetano
Metodo per Clarinetto (New York, Fischer, 1914).

«Una magnifica nuova edizione in italiano e inglese di questo


famoso Metodo per Clarinetto italiano. Al momento, il Metodo del
83
Casale Monferrato, Il Monferrato, 14 novembre 1879, p. 3.
84
Lyons,, The Clarinet, Marzo 2013, n° 2, p. 98.

41
Labanchi è utilizzato nei principali Conservatori italiani e nella
preparazione di questa nuova edizione abbiamo accuratamente
eliminato i molti errori esistenti nella edizione originale».85

LANGELLA, Crescenzo
Percorsi d’autore per Clarinetto solo (Milano, Rugginenti, 2000).

«Degli otto brani che costituiscono questa stuzzicante antologia,


firmata da Cristiano Langella, due sono a loro volta articolati in tre
sezioni. Il totale forma un corpus di notevole spessore tecnico,
suggerendo a esecutori e compositori sonorità innovative soprattutto
nel campo dei multifonici. Ogni multisuono è accompagnato da una
diteggiatura dettagliata, minuziosa, mentre alcuni intervalli vengono
mutati “con la pressione delle labbra”. Forse qualche concetto (come
quello di “suono ombra”) meriterebbe una descrizione e una
spiegazione più accurata; a questo proposito, comunque, sarà di non
poco aiuto l’allegato cd che raccoglie l’esecuzione dei brani da parte
dell’autore. Riteniamo che una legenda con la spiegazione di simboli
pur comuni (quarto di tono superiore o inferiore) non sarebbe
sprecata. Il linguaggio delle composizioni è improntato a un vago
neoclassicismo modale, lieve e gradevole».86

LEFEVRE, Jean-Xavier
Metodo per Clarinetto, revisione di Luigi Bassi (Milano, Ricordi,
1859).

«Uno dei migliori Metodi per Clarinetto è certamente quello di


Lefevre, composto per il Conservatorio di Parigi, e adottato dal
Conservatorio di Milano. Di questo Metodo è ora uscita una
seconda edizione, nitida e corretta, colle parti d’accompagnamento
trasportate in chiave di Sol, e con aggiunta di un corso regolare di
Scale, Salti e nuovi Esercizi di Luigi Bassi, primo Clarinetto
dell’Opera al teatro alla Scala. La parte prima contiene i Principi
elementari, Scale, Salti ed Esercizi; la seconda, 12 Sonate e 2 Duetti;
85
New York, The Metronome, 1915, p. 41.
86
Milano, Suonare News, Luglio 2001.

42
la terza, Esercizi in diversi toni».87

LONGO, Achille
Scenetta Pastorale per Flauto, Oboe, Clarinetto e Pianoforte
(Napoli, Fratelli Curci, 1926).

«Apparteneva questa Scenetta pastorale ad una più vasta Suite per


istrumenti a fiato e pianoforte: l’autore, che è un severo critico di sé
stesso, preferì radiare gli altri tempi, ritenendo questo solo degno di
pubblicazione; e, presa così a sé, divelta dall’ambiente, da cui era
destinata, questa Scenetta mi appare un po’ timida, un po’ depaysée;
scritta ad ogni modo con accorta grazia, i legni vi si rincorrono
argutamente e si scambiano i temi in amabile gioco, e quasi si
tuffano nella sonorità più diffusa e cristallina del pianoforte come in
un limpido rivo».88

MADDONNI, Antonino
Introduzione e variazioni sulla “Follia” per Flauto, Clarinetto e
Chitarra (Bari, Edizioni Arianova, 1988).

«Brano leggero e di facile ascolto, con strizzate d’occhio a ritmi


afrocubani e ad armonie blues […]».89

MARASCO, Giuseppe
Dieci Studi di perfezionamento per Clarinetto (Milano, Ricordi,
1902).

«Il signor Marasco presenta Dieci Studi di perfezionamento per la


Scuola del Clarinetto che costituiscono un’opera d’un alto valore
didattico, fatto con piena conoscenza dell’istrumento e illuminati da
un’esperienza a tutta prova. Attraverso i dieci Studi ogni difficoltà
pel concertista è appianata e vinta; la piena padronanza
dell’istrumento è conquistata, quasi senza fatica, quasi senza che lo
studioso se ne sia accorto. Cosicché non si sa se essere più ammirati
87
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1859, p. 48.
88
Torino, Il Pianoforte, 1926, pp. 252-253.
89
Milano, Il Fronimo, 1991, n° 76, p. 59.

43
o più riconoscenti verso gli Studi del signor Marasco».90

MIRCO, Domenico
Fantasia sopra motivi dell’opera Mosè per Clarinetto e Pianoforte
(Pisogne, Eufonia, 2010).

«Mirco ha scritto un buon numero di fantasie operistiche per


clarinetto, studi e anche pezzi su temi veneziani, pubblicati a Milano
dagli editori Ricordi, Lucca e Canti. Questa Fantasia sopra motivi
dell’opera Mosè di Rossini è stata pubblicata nel 1861 dal Lucca e
comprende diverse melodie tratte dal primo atto (La dolce aurora),
terzo atto (Mi manca la voce) e quarto atto (Dal tuo stellato soglio).
L’ultima sezione di questo Fantasia è una interessante Coda
virtuosistica aggiunta e composta dal Mirco».91

MORRICONE, Ennio
Trio per Clarinetto, Corno e Violoncello (Milano, Curci, 1997).

«Composto nel 1956 a 2 anni dal diploma di Composizione, il Trio


per clarinetto, corno e violoncello riflette gli esiti metabolizzati di un
intenso e rigoroso apprendistato compositivo iniziato undici anni
prima. Si tratta di un lavoro permeato dunque da sottili e agilissime
acquisizioni artigianali che, se da un lato confermano la straordinaria
duttilità e capacità inventiva di un Morricone che ha raggiunto una
inequivocabile maturità tecnica, dall’altro rimbalzano alcuni dei
principali portati dal magistero petrassiano di quegli anni. L’esplicita
serie dodecafonica da cui muove il suggestivo incipit del corno - e
con esso l’intero brano. la cui agogica alterna dialetticamente
l’”Adagio” del principio a due sezioni in tempo “Allegro”, mentre la
dinamica copre l’intera gamma disponibile a partire dal “piano con
sordina” della prima misura alle successive flutuazioni tra pianissimo
e fortissimo - rimanda sì a stilemi che in parte sono noti, ma che
anche appaiono profondamente reinventati e tradotti con cifra
personale attraverso una nuova trasparenza di timbri e di precise
90
Milano, Musica e Musicisti, 1902, p. 177.
91
Lyons, The Clarinet, Settembre 2010, p. 79.

44
“economie” formali».92

PASQUERO, Luciano
Clarinettando, Metodo elementare per Clarinetto (Milano, BMG
Ricordi, 1998).

«Se volete clarinettare, accogliete l’invito intelligente e discreto di


Luciano Pasquero. Nel volume pubblicato da Ricordi si avverte la
contaminazione delle moderne metodologie didattiche: molti disegni
e fotografie, molta pratica musicale facile e piacevole, molta
gradualità nell’introdurre novità in campo teorico e ritmico. Per
individuare immediatamente le finalità di un passo, Pasquero utilizza
piccoli simboli (il mantice per gli esercizi di respirazione, gli
ingranaggi per la tecnica) che fanno un po’ assomigliare il tutto a una
versione musicale di Windows. Molto gradevole e varia la scelta del
repertorio, con una netta predisposizione per le trascrizioni dal
Rinascimento inglese. Very good, mister Pasquero».93

PÄSSLER, Carlo
Divertimento per Clarinetto e Pianoforte (Zurigo, Kunzelmann,
2008).

«Questo Divertimento è basato sulla cavatina “Cimentando i venti e


l’onde” e sull’aria “Se amor tu n’ami” dall’Opera L’Italiana in Algeri
di Gioachino Rossini. Carlo Pässler, l’autore, era un oboista attivo
nel primo Ottocento nei teatri veneti […]. Questa edizione del
Divertimento è scritta in SI bemolle, adattata dall’originale in Mi
maggiore […]. La partitura con pianoforte di questa edizione
contiene le parti originali e riviste del clarinetto».94

PAVIA, Marcela
Solentiname per Clarinetto e Chitarra (Bologna, Agenda, 2000).

«Un sottile e continuo lavoro di composizione su poche note che un


92
Milano, Rassegna Musicale Curci, Settembre 2016, p. 56.
93
Milano, Suonare News, 1998, n° 11.
94
Lyons, The Clarinet, Marzo 2012, p. 94.

45
pò alla volta coprono il silenzio e lo riempiono per poi ritornare alla
quiete della fine, sempre con i due strumenti che si incastrano in un
difficile discorso timbrico-polifonico […]. Il brano prevede l’uso da
parte del chitarrista di due strumenti: uno di cordatura normale e il
secondo “scordato” […]. Un ottimo lavoro che arricchisce l’esigua
letteratura esistente per questa formazione cameristica».95

PIACENTINI, Riccardo
A.B.E.G.G. op. A4 n° 2 per Clarinetto basso (Milano, Curci, 1992).

«Il brano è impostato sulle note iniziali che costituiscono


l’impalcatura del celebre lavoro schumaniano. È tutto quanto ricorre
di reminiscenza schumaniana; per il resto Piacentini ricorre a un fine
senso timbrico e a una dimensione a volte ironica».96

PONZA, Luigi
6 Studi op. 1 per Clarinetto (Torino, Cattaneo, 1837).

«Ci è grato annunziare che abbiamo veduto circolare (in Firenze) i


detti Studj presso i primarj Professori di Clarinetto coi quali
volentieri ci uniamo per far eco ai meritati encomi tributati al sig.
Cav. Ponza, nei pubblici Fogli di Lombardia. Difatti si può asserire
che questo lavoro presenta nella sua difficoltà dei mezzi onde farsi
strada alla perfezione, interessando non tanto il più ricercato
meccanismo dello Strumento, quanto l’accento che serve ad animare
la Musica».97

PUCCI, Salvatore
Raccolta di passi difficili di Opere Sinfoniche per Clarinetto in SIb
(Portici, Casa Musicale Pucci, 1950).

«L’aver raccolto in un volume i brani difficili (trascritti per


clarinetto) di ouvertures e sinfonie che per lo più costituiscono il
repertorio bandistico, è da elogiare per la possibilità data ai
95
Milano, Seicorde, 2003, n° 77, p. 27.
96
Milano, Rassegna Musicale Curci, 2002, n° 3, p. 57.
97
Firenze, Gazzetta di Firenze, 15 febbraio 1838, p. 4.

46
clarinettisti, di potersi preparare ad affrontare le difficoltà in essi
contenute».98

SCARPONI, Ciro
10 Studi per Clarinetto (Milano, Ricordi, 1998).

«Sta nella storia stessa dell’educazione musicale la periodica


comparsa di esercizi ideati dai migliori solisti di ogni strumento.
Tocca stavolta al clarinetto, e al virtuoso prediletto dai compositori
dell’avanguardia nostrana, da Sciarrino a Nono a Donatoni. Ciro
Scarponi dimostra in questi 10 studi di difficoltà trascendentale una
musicalità autentica e intima, una totale mancanza di dipendenza da
linguaggi o convenzioni. Gli studi sono preceduti da una bella
prefazione di Stefano Ragni, che di ogni brano mette in luce le
ricche e varie ascendenze stilistiche e il carattere espressivo. L’autore
stesso fornisce poi un esauriente elenco di note per l’esecuzione, con
suggerimenti tecnici per la realizzazione di bicordi, sovracuti,
tremoli, armonici e tutte le altre tecniche non convenzionali
utilizzate; elenco che da solo varrebbe l’acquisto del volume».99

SEBASTIANI, Ferdinando
Metodo per Clarinetto (Napoli, Stabilimento Musicale Partenopeo,
1855).

«Con vero compiacimento annunziamo la pubblicazione del


METODO PER CLARINETTO di Ferdinando Sebastiani […].
Noi lo abbiamo percorso da capo a fondo, e siamo rimasti ammirati
della chiarezza, onde sono esposti i più minuti particolari e
dell’ordine progressivo con cui si succedono gli esercizi e gli studi. Il
metodo è diviso in cinque parti: nella prima si presenta la meccanica
costruzione del Clarinetto […]. Nella seconda parte, l’alunno […]
impara progressivamente ad attuare col Clarinetto qualunque suono,
qualunque combinazione musicale con esso eseguibile e qualunque
abbellimento di melodia […] ed oltre i tanti esercizi e lezioni vi
sono anche delle brevi spiegazioni sulle varie specie di Clarinetto, da
98
Perugia, L’Amico dei Musicisti, 1951, n° 1, p. 8.
99
Milano, Suonare News, Gennaio 2000.

47
cui non poco profitto ne ritrae chi vuol imparare la maniera di
adoprare nelle orchestre il detto istrumento […]. Le parti terza,
quarta e quinta si compongono di ottantaquattro studi con
accompagnamento d’un secondo Clarinetto. I primi sessanta di
questi studi sono quelli di Kreutzer e Fiorillo per Violino
accomodati per Clarinetto dall’autore del metodo; questo prendere a
prestanza e ridurre a piacimento i componimenti altrui quando se ne
possono scrivere di propri, è la sola pecca che noi scorgiamo nel
metodo in parola […]».100

SETACCIOLI, Giacomo
Sonata in Mib maggiore op. 31 per Clarinetto e Pianoforte (Milano,
Ricordi, 1921).

* «Una Sonata di buon effetto in cui i mezzi del clarinetto sono


sapientemente adoperati; tre tempi - Meriggio, Notturno, Alba -
condotti con perizia se non con originalità, ne’ i quali non manca un
certo impeto melodico e - qua e là - momenti di sincera
ispirazione».101

* «La certo non ricca letteratura del clarinetto si arricchisce col


lavoro del Setaccioli, di una Sonata degna di attenzione. Lo
strumentista troverà, pregio non piccolo, che veramente l’A. ha
pensato la sua musica per clarinetto ed ha saputo abilmente sfruttare
le risorse d’uno strumento ancor un po’ troppo trascurato nella
musica da camera. Gli esempi pur tanto pregevoli di un Brahms e di
un Reger sono quasi isolati. Il Setaccioli, che ha una predilezione per
gli strumenti a fiato, tale da indurlo a ridurre per essi soli alcune
pagine scarlattiane, offre ora ai clarinettisti una composizione di
solida fattura e di sicuro effetto. Nel primo tempo il contrasto tra il
carattere e… le affinità dei due temi sembra eccessivo: un po’ troppo
brahmsiano il primo e sensibilmente francese il secondo; ma il tempo
è condotto con vigoria e sicurezza. Meno interessante il notturno;
100
Napoli, La Musica, 1855, n° 26, pp. 195-196.
101
Torino, Rivista Musicale Italiana, 1921, p. 788.

48
brillante e piacevole il finale».102

SPADEA, Vincenzo
Metodo per Clarinetto (New York, Spadea, 1921).

«Il prof. Vincenzo Spadea, che da un ventennio circa si fa


apprezzare nel campo musicale newyorkese, ha pubblicato testè un
nuovissimo metodo per clarinetto, nella compilazione del quale egli
ha utilizzato le sue non comuni cognizioni di maestro e di autore.
Lo Spadea ha al suo attivo un notevole numero di composizioni per
canto, piano, orchestra, banda, che gli valsero encomi della Regina
Margherita, eccellente intenditrice, di Caruso, di Marconi».103

SPAGGIARI, Gabrielangela
Il piccolo Clarinettista (Bologna, Ut Orpheus Edizioni, 2006).

«Il piccolo clarinettista suggerisce alcuni accorgimenti tecnici e


propone un repertorio vario impostato secondo una giusta
gradualità, per permettere al bimbo di fare musica da subito.
Innanzitutto solo Musica, quindi, come gioco, come esperienza di
vita: l’approccio alle tecniche di respirazione, alla postura,
l’attenzione al suono bello e intonato devono essere graduali, più che
mai adattati all’età dell’allievo e, soprattutto, rispettosi del piacere di
suonare. E ogni gioco diventa più bello se giocato in due, in tre, in
tanti. Il metodo si compone di 14 capitoli, dall’impostazione di base
sino alle prime note “col portavoce”. La grande esperienza nel
campo della didattica musicale di Gabrielangela Spaggiari guida tutte
le proposte: moltissimi brani sono realizzati con l’accompagnamento
del pianoforte o per piccoli ensemble ritmico-strumentali, in modo
corretto, naturale e piacevole. Gli esercizi specifìci e gli accorgimenti
tecnici sono spiegati in modo chiaro e tutti di facile realizzazione.
Simpatici fumetti accompagnano bimbi e maestri nella scoperta del
più bel gioco che l’uomo abbia mai inventato».104

102
Torino, Il Pianoforte, 1922, p. 31.
103
New York, Il Carroccio, 1921, n° 1, pp.125-126.
104
Torino, Il Giornale della Musica, Aprile 2007, n° 236.

49
50
PRIME ESECUZIONI

Assolute o in Italia

ALBISI, Abelardo - Divertimento per Flauto, Oboe, Clarinetto e


Fagotto.
Milano, 19 maggio 1916 - «Il vivissimo successo ottenuto ieri sera
dall’opera dell’Albisi dimostra quanto inopportuno ed ingiustificato
siano anche nel campo della produzione artistica l’ossequio assoluto
per la moda del giorno. L’opera dell’Albisi, composta su uno schema
arieggiante la vecchia suite ma non scevra di modernità
nell’ispirazione, nella composizione, nella strumentazione, riscosse
vivissimi applausi; anzi dell’ultimo pezzo, saltarello, il pubblico
chiese ed ottenne il bis».105

ALGIER, Giulio - Concerto per Clarinetto e Orchestra.


Milano, 16 luglio 1883 - «Il Concerto è un pezzo notevolissimo per
un certo slancio geniale, per novità di frasi e per accuratezza che non
risente nulla delle pedanterie scolastiche».106

AMBROSI, Alearco - Spleen per Clarinetto e Orchestra.


Milano, ? marzo 1976 - «[…] ha affidato nel suo Spleen, al
clarinetto una parte completa e suggestiva, offrendo allo
straordinario [Giuseppe] Garbarino una “vetrina” eccellente. Sul
discorso melodico-armonico del solista si distende una orchestra
questa volta meno ricca del solito ma assai raffinata. Ambrosi tiene
presente Bartok e il puntillismo: ne viene un brano musicale
sfaccettato e chiaro. Il pubblico lo ha applaudito con vivacità».107

BAUR, Antonio - Rimembranze dell’Opera I Vespri siciliani di


Verdi per Oboe, Clarinetto, Fagotto e Orchestra.
Milano, 7 giugno 1856 - «Questo pezzo, comechè lunghetto, è
ordinato con arte, varietà ed effetto; e quindi ebbe esito brillante, a
105
Milano, Corriere della Sera, 20 maggio 1916, p. 3.
106
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1883, p. 266.
107
Milano, Corriere della Sera, 26 marzo 1975, p. 14.

51
tale chè si ripetè anche la sera dopo».108

BERIO, Luciano - Sequenza IX per Clarinetto solo.


Siena, 29 agosto 1980 - «La «Sequenza IX», con cui Berio ha
aggiunto una perla delicata alla sua corona di lavori per strumento
solo, è invece di quest’anno e rispecchia a meraviglia il mutato clima
della creazione musicale. Strumento solista è il clarinetto, suonato
benissimo da Michel Arrignon, e determina col suo timbro opaco e
meditativo l’atmosfera malinconica e nebbiosa di questa lunga,
fluente melodia, dove sette note fanno figura di protagoniste, con
tendenza ad apparire sempre nello stesso registro, mentre le altre
cinque, dice Berio, “le incorniciano, le commentano, le penetrano, ne
modificano la funzione e le distruggono”. Una melodia in piena
regola, insomma, “e come tutte le melodie implica ridondanze,
simmetrie, gerarchie e ritorni”: una melodia che non teme di apparire
poetica».109

BUSSOTTI, Sylvano - Tramonto per Flauto, Clarinetto e Corno.


L’Aquila, 4 marzo 1979 - «Una pagina dotta, ma anche gonfia di
palpiti, tanto più sensibili, quanto più i tre strumenti si liberano dal
groviglio collettivo, per volgersi a mesti soliloqui. Una musica cui
Bussotti dà l’anima, come si avverte pure dalle indicazioni di lettura:
c’è un Moderatello c’è, alla fine, il decrescere del suono “sino al
morir del fiato”».110

CACCAVAJO, Luigi - “La Disfida” Fantasia su motivi dei due


Foscari per Clarinetto, Fagotto e Orchestra.
Napoli, 15 settembre 1871 - «Il pubblico andò in entusiasmo
all’udire un pezzo di musica che vorreste non finisse mai, tanta è la
copia delle bellezze trasfusevi dal compositore. Egli è un duetto per
Fagotto e Clarinetto, tratto dalle più belle melodie di una delle più
belle opere del Verdi I due Foscari. Codesto duetto s’intitola La
Sfida […]. Il Fagotto, strumento rude ed ingrato per sua natura, si fa
emulo del clarinetto […] e poi, quando si unisce al re degli
108
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 180.
109
Torino, La Stampa, 31 agosto 1980, p. 3.
110
Roma, L’Unità, 6 marzo 1979, p. 9.

52
strumenti a fiato in legno, si amalgama così, si fa si gentile, che
entrambi non sai se sieno pur dessi o due belle voci muliebri […]. A
compagno del compositore-esecutore era giusto che un altro, degno
di lui, gli stesse d’accanto, e questi fu il Pontillo, l’erede della corda
del Sebastiani […]. E noi udimmo la sfida di codesti due campioni
dell’arte esecutiva, che rivaleggiano sempre nelle bellezze e nelle
difficoltà del pezzo, si fecero acclamare ad ogni nota, ad ogni frase,
ad ogni canto, ad ogni variazione, a tutto; e dovettero uscire per ben
tre volte alla ribalta a ringraziare il plaudente pubblico».111

CALASCIONE, Arturo - Fantasia per Clarinetto e Pianoforte.


Venezia, ? giugno 1893 - «Fu un successo, un successone vero e
clamoroso tanto per il compositore che per gli esecutori. In questa
composizione vi è originalità di pensiero e di forma, vi è eleganza,
quadratura mirabile e, a detta dello stesso professore [ Giuseppe]
Marasco, una cognizione dello strumento straordinaria».112

CARABELLA, Ezio - Suite per Quintetto a fiati.


Roma, 1° aprile 1935 - «La Suite, costituita di sei pezzi, è di bella
significazione melodica, materiata di idee chiare e originali e di abile
struttura».113

CASTIGLIONI, Niccolò - Filastrocca per Quintetto di fiati.


Genova, ? gennaio 1990 - «Opera brevissima, non aggiunge molto
alla vivace parabola artistica del musicista. Articolata in tre momenti,
richiama negli atteggiamenti evocatori gli interessi romantici del
primo Castiglioni, che qui insiste sulla frammentarietà dell’idea
musicale, sul rapido rimbalzare dei suoni da uno strumento all’altro
o, nel tempo centrale, sulla concentrazione dei suoni in accordi
iterati con un ordine rigoroso. C’è quasi il timore di abbandonarsi a
un gioco lirico più intenso e manca l’invenzione coloristica che
vitalizzi lo sperimentalismo superato».114

111
Napoli, Napoli Musicale, 1871, n° 18 e 19, p. 6.
112
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1893, p. 440.
113
Roma, Rassegna Dorica, 1935, n° 5, p. 197.
114
Torino, La Stampa, 4 febbraio 1990, p. 8.

53
CAVALLINI, Ernesto - “Fiori rossiniani” Capriccio per Clarinetto
e Orchestra.
Milano, 9 giugno 1846 - «In questo capriccio, fantasia, o pot-pourrì
che sia, trovansi innestate alcune pochissime battute che non sono di
Rossini; notissime però. Questo innesto, o non ha significato, ed è
cosa fuor di luogo: o lo ha (e i maliziosi dicon di sì), ed allora noi
diremo al Cavallini che l’omaggio che ha voluto fare al Rossini
contrapponendovi la musica di altro celebre autore acciocchè vi
risaltasse quella del Pesarese, è indelicato: né è tampoco coscienzioso,
in quanto che al confronto si scelgono due misure sole, che così
isolate è forza perdano ogni significazione, e diventino poco men che
ridicole. E poi, e poi, la gloria di Rossini non ha bisogno di venir a
confronti, e Rossini stesso disdegnerebbe, se lo venisse a sapere, una
foggia di omaggio sì meschino e basso. Se il Cavallini pensa fare di
pubblica ragione questa sua Fantasia Rossiniana, sarà il ben
consigliato se adopererà la forbice a levar le due misure, di cui è
parola».115

COSMO, Nicola - Bizzarria per Clarinetto e Pianoforte.


Bari, 29 aprile 1977 - «Il brano di Cosmo - personalità notevole nel
panorama musicale non soltanto pugliese - merita un cenno
particolare per l’immediatezza del discorso musicale, pur moderno
nella forma […] a simboleggiare una “lotta fra due tarantole”
(sottotitolo del brano); la melodia è stata ispirata da un frammento
dell’antica musica greca».116

DONATONI, Franco - Clair per Clarinetto solo.


Siena, 26 agosto 1980 - «[…] Clair, per clarinetto (Giuseppe
Garbarino) […] Donatoni unisce un garbo persino popolaresco e
zingaresco al suo gioco fonico, arioso, elegante, prezioso».117

FERRARI, Giorgio - Improvvisazioni Concertanti per Clarinetto e


Orchestra d’Archi.
Barga (Lucca), 9 agosto 1972 - «Il pezzo si presenta senza soluzione
115
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1846, p. 189.
116
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 aprile 1977, p. 10.
117
Roma, L’Unità, 28 agosto 1980, p. 8.

54
di continuità, essendo percorso dall’inizio alla fine dallo spirito
concertante denunciato nel titolo. Basato su quella che Massimo
Mila definisce la “tonalità allargata”, non ha momenti di cedimento
o di stanchezza in alcun punto della sorvegliata struttura. Nulla poi
vi è d’improvvisato, nemmeno nella breve “cadenza” (o assolo che
dir si voglia) del clarinetto, nella quale; era tecnica addirittura
sconfinante nel virtuosismo, Raffaele Annunziata ha reso le note
doppie con suono dolcissimo».118

FUMAGALLI, Polibio - Gran Terzetto op. 40 per Flauto, Oboe e


Clarinetto con Orchestra.
Agradello (Cremona), 7 luglio 1850 - «La tua composizione è degna
di grande encomio […]. Tu incominci il tuo Terzetto con frasi
piacevolissime, mantieni sempre vivo il soggetto anche in mezzo agli
accompagnamenti concertati, progredisci a tre parti così bene
combinate, che ne riesce un effetto meraviglioso: tu hai scritto un
pezzo musicale che lascia desiderio di udirne dei somiglianti».119

GASLINI, Giorgio - Concerto per Clarinetto e Orchestra.


Verona, 25 gennaio 2015 - «Una prima assoluta del suo Concerto
per clarinetto e orchestra (2014), scritto espressamente per
l’orchestra veronese e per il solista Angelo Teora, pure lui alle prese
per la prima volta con il pezzo. Il lavoro di Gaslini, composto nelle
ultime settimane di vita - probabilmente il suo ultimo - si commenta
con le sue stesse parole: “Ho immediatamente escluso di ricorrere al
solito protagonismo virtuosistico del solista, privilegiando invece le
peculiari qualità del suono di questo nobile strumento sul quale, ai
tempi del mio diploma di composizione, mi esercitavo affascinato”.
Insolito il movimento finale che è imperniato, dal principio alla fine,
sulla figura ritmica di 3/4 - 3/8 e sulle due scale esafoniche. Anche
il clarinetto la scandisce e l’arricchisce coinvolgendo il tutti
orchestrale sino alla fine, con un suono attivo, giocoso e nobile».120

118
Torino, La Stampa, 10 agosto 1972, p. 7.
119
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1850, p. 122.
120
Verona, L’Arena, 24 gennaio 2015.

55
GAVAZZENI, Gianandrea - Aria per Clarinetto e Piccola
Orchestra.
Milano, 24 aprile 1946 - «Un Gavazzeni sempre accurato nella
costruzione, sempre affabile e insinuante nel pensiero melodico che
si vorrebbe appena un poco più rivolto alle zone liete dello
spirito».121

GEDDA, Giulio - Trio per Oboe, Clarinetto e Fagotto.


Roma, ? aprile, 1935 - «Il complesso degli strumenti non è
eccessivamente simpatico, ma l’autore l’ha saputo utilizzare con un
certo buon risultato. Non troppo eleganti risultano i tre tempi. Il
Dolcemente calmo (secondo tempo) si vale di temi gregoriani ben
valorizzati e sviluppati. Il Gedda è musicista di valore, ma le sue idee
non appaiono, qui, troppo abbondanti».122

GHEDINI, Giorgio Federico - Concerto a cinque per Flauto, Oboe,


Clarinetto, Fagotto e Pianoforte.
Torino, 29 novembre 1932 - «[…] composizione assai notevole
nella produzione del compositore torinese, sia per la vivace varietà
degli elementi costruttivi, sia per una certa tendenza al
“novecentismo”, del che il Ghedini non aveva ancora dato saggio, ci
sembra. Il concerto consta di cinque tempi: un allegro sostenuto,
disposto a modo di rondino, con idee ben marcate, briosamente
riprese e variate dai varii istrumenti; un andante calmo in polifonia
tettonica, spartita fra la tastiera, il flauto e il clarinetto; un breve
allegretto; un andante poco mosso, nel quale il pianoforte emerge
fantasiando, e l’oboe e il clarinetto contrappuntano; un energico
allegro finale. L’uso e l’impasto dei legni è felicemente riuscito a una
garbata conversazione, nel gusto schietto dei timbri, senza alcuna
analogia al quartetto d’archi e senza neppure riferimento a certe
abusate stilizzazioni del flauto debussysta o del fagotto straussiano:
conversazione agile e interessante, ora spensierata, ora accorata,
talvolta esaltata, drammatica, nella ritmica e nella dinamica nervosa e
calma […]. Ne conseguiva, fra l’arcaicità contrappuntistica, quale
può amarla, per esempio un Migot, e la modernità d’una
121
Milano, Corriere della Sera, 25 aprile 1946, p. 2.
122
Roma, Rassegna Dorica, 1935, n° 6, p. 147.

56
spensieratezza quasi casellina, un che di bizzarro e vivace, non
incoerente o ibrido, ma piacevole e gustoso».123

HUGUES, Luigi - Ballata per Clarinetto e Banda.


Casale Monferrato, 6 luglio 1876 - «Giovedì il nostro bravo corpo
di musica fra le altre novità eseguiva una Ballata composta
dall’Hugues ed obbligata a clarino. A ragione questo elegantissimo
pezzo di musica venne accolto da fragorosi applausi, vuoi per la
squisitezza della fattura, vuoi per la inappuntabile esecuzione per
parte del valentissimo solista prof. F. Marcandalli e del corpo di
musica».124

LANZI, Alessandro - Ele Affar per Clarinetto piccolo solo.


Torino, 27 aprile 1969 - «Ele Affar di Lanzi non è il nome arabo di
una stella ma l’anagramma del clarinettista Raffaele Annunziata che
l’altra sera ha dato in modo magistrale la prima esecuzione pubblica
del lavoro. Sono 12 variazioni per clarinetto piccolo, vivaci,
stimolanti e piene di idee […]».125

LOVREGLIO, Donato - Gran Duetto di Concerto op. 40


sull’Opera Simon Boccanegra di G. Verdi per Flauto e Clarinetto
con Pianoforte.
Napoli, 4 novembre 1862 - «Il gran duetto, composizione del
flautista esecutore, ci parve assai ben condotto, e ben concertato tra i
due strumenti, di che facciamo all’autore un particolare plauso».126

MABELLINI, Teodulo - Sinfonia per Flauto, 2 Oboi, 2 Clarinetti,


2 Fagotti e Controfagotto.
Firenze, ? novembre 1866 - «Questo lavoro del Mabellini è un
tentativo che credo nuovo nel suo genere. Adattare a soli strumenti a
fiato le forme classiche della sinfonia in quattro tempi non è impresa
facile. L’egregio autore ha superato felicemente le difficoltà, ha
saputo conciliare gli artifizi scientifici, colla spontaneità e
123
Torino, La Stampa, 30 novembre 1932, p. 5.
124
Casale Monferrato, Il Monferrato, 9 luglio 1876, p. 219.
125
Torino, La Stampa, 29 aprile 1969, p. 8.
126
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1862, pp. 186-187.

57
l’ispirazione della melodia. Lo scherzo e l’adagio di questa sinfonia
sono le migliori parti di essa, ma anche nelle altre il Mabellini è stato
pari al bel nome di cui gode nell’arte».127

MALIPIERO, Riccardo - Giber folia per Clarinetto e Pianoforte.


Milano, 30 aprile 1974 - «Nel programma della Piccola Scala c’era
una prima assoluta, Giber folia per clarinetto e pianoforte, un brano
di lucida dosatura, nato da sottili alchimie eppure allo stesso tempo
nutrito di vitali abbandoni».128

MARGOLA, Franco - Sonata a Tre per Oboe, Clarinetto e Fagotto.


1950 - «Ormai ferratissimo in fatto di musica per piccoli complessi,
il Margola con questo Trio dà la prova migliore della sua capacità,
riuscendo a creare con mezzi limitatissimi un’atmosfera sonora fra le
più variate, dai ritmi suggestivi».129

MARGOLA, Franco - Tre Studi da Concerto per Clarinetto e


Pianoforte.
Brescia, 5 febbraio 1972 - «Anche in questa sua creazione Margola
tiene fede a quel credo estetico, che gli ha sempre consentito di
realizzare opere di più o meno largo respiro nella chiarezza del
linguaggio, che niente consente alle balordaggini di certi
sperimentalismi contemporanei, e nella ricerca costante di profonde
ragioni espressive».130

MERCADANTE, Saverio - Concertone per Flauto, Oboe, 2


Clarinetti e Orchestra.
Napoli, 26 novembre 1821 - «Si fece inoltre esperimento di quattro
alunni apprendisti di corno, di flauto e di clarini, e riuscì ad essi di
eseguire estemporaneamente con fecilità, e con piena armonia il
concerto del sig. Mercadante […].131

127
Firenze, L’Opinione, 3 dicembre 1866, p. 2.
128
Milano, Corriere della Sera, 3 maggio 1974, p. 13.
129
Milano, Rivista Musicale Italiana, Ottobre-Dicembre 1950, p. 361.
130
Brescia, Giornale di Brescia, 7 febbraio 1972.
131
Palermo, Giornale di Palermo, 5 dicembre 1821, p. 2.

58
MORNASI, Carlo - Concerto-Sinfonia per Flauto, Clarinetto e
Orchestra.
Ferrara, 8 dicembre 1845 - «[Questo] duetto destava ammirazione
negl’intelligenti, piacere in tutti. Ed era giusto: poiché la maestria
grande, che traspare nella più complicata armonia, unita alla
spontaneità e bellezza delle melodie veramente italiane, lo fanno
degno dei più grandi maestri».132

PETRASSI, Goffredo - Tre per Sette per Flauto, Oboe e Clarinetto.


Siena, 2 settembre 1967 - «Tre per Sette (1966) di Petrassi è una
singolare composizione per sette strumenti suonati da tre esecutori:
Severino Gazzelloni (flauto, ottavino e flauto in sol): Bruno
Incagnoli (oboe e corno inglese): Alberto Fusco (clarinetto e
clarinetto piccolo). Una pagina di straordinario fascino. I suoni
fluiscono dolci e sferzanti insieme, inseguendo aeree volatine di note
o ricercando il canto tra ansiose melopee. Gli strumenti si
avvicendano e si intrecciano nel rendere carezzevole la violenza del
suono, morbida una spigolosità spesso aggressiva. Cresce a mano a
mano un senso di ebbrezza e proprio di stordimento fonico, finché il
flauto in sol (un flauto dal suono basso) viene a proporre il
momento della quiete e quasi d’una discesa all’interno del suono. Si
crea un alone fonico, vivido e intenso, e come dolce è lo stridore dei
suoni e calda la loro asprezza, cosi il preziosismo più raffinato si
svolge in un discorso di schietta immediatezza».133

PETRASSI, Goffredo - Grand Septuor con Clarinetto concertante.


Roma, 14 marzo 1980 - «Fresca d’inchiostro (1978) su
commissione della Radio Francese e dedicata a Donatoni,
quest’elaborata opera strumentale ha sollecitato il più vivo interesse
del pubblico per la sua scrittura mobilissima e variamente
differenziata in brevi spazi temporali, nonché per la peculiare
invenzione timbrica della partitura, in cui ognuno dei sette
strumentisti rinviene nella sua parte una sorprendente varietà di
colori e di tecniche esecutive da realizzare. E per il clarinetto che
svolge una funzione concertante, Petrassi ha predisposto una libera
132
Bologna, Teatri, Arti e Letteratura, 1845, n° 1142, p. 136.
133
Roma, L’Unità, 5 settembre 1967, p. 9.

59
fantasia linguistica in libere strutture e [Giuseppe] Garbarino vi si è
tuffato con ardimentoso estro, meritandosi i consensi più calorosi
del pubblico che ha festeggiato assai anche l’autore».134

POCHETTINI, Elio - Quartetto per Flauto, Clarinetto, Violino e


Violoncello.
Valenza, 25 aprile 1979 - «La composizione del maestro Pochettini
concilia il carattere facile e popolare, d’immediata presa
sull’ascoltatore, con una scrittura molto densa e rigorosa. Tutto il
quartetto è pervaso da una vena di profonda tristezza, più evidente
nei primi due tempi, ma che affaccia qua e là, seppur in forma
allusiva, anche nel vivace ed allegro terzo tempo. Lo stile della
composizione è molto classica, ma allo stesso tempo moderna, con
un sapiente uso delle qualità timbriche dei vari strumenti a fiato e ad
arco e un controllato ricorso a delicate dissonanze. Nel complesso,
per quanto i paragoni sono sempre poco legittimi in questo campo,
lo stile della composizione, anche per il carattere slavo del primo
tema e il frequente ricorso a temi e modi popolari, fa correre la
mente alle composizioni cameristiche di Dvorak e Bartok».135

PONCHIELLI, Amilcare - Quartetto op. 110 per Flauto, Oboe,


Clarinetto piccolo in Mib e Clarinetto in Sib con accompagnamento
d’Orchestra.
Cremona, 16 settembre 1857 - «Venne eseguito dai bravi Professori
dell’Orchestra Alessandro Peri, Tronconi Giuseppe, Massimiliano
Sacchi e Valdemi Antonio un quartetto per clarino, clarone, oboe e
flauto, bellissima composizione del nostro valente Maestro Amilcare
Ponchielli, la quale venne accolta con applausi replicati e
fragorosissimi».136

ROMANIELLO, Luigi - Sonata in Mib maggiore per Clarinetto e


Pianoforte.
Napoli, ? aprile 1903 - «[…] una Sonata per clarinetto e pianoforte,
di ottima composizione, nella quale gli fu eccellente compagno il
134
Milano, Corriere della Sera,17 marzo 1980, p. 14.
135
Alessandria, Il Piccolo, 2 maggio 1979, p. 6.
136
Cremona, Gazzetta di Cremona, 1857, n° 38, p. 157.

60
professore A. Picone. E la bella musica di Luigi Romaniello parve
anche più bella e più espressiva perché erano le sapiente mani di lui,
le mani nervose e infallibili, che la eseguivano, con accenti, scatti e
sfumature che pochi pianisti potranno eseguire, cosi...».137

ROTA, Nino - Sonata in Re per Clarinetto e Pianoforte.


Bari, 24 maggio 1950 - «Nella sua “Sonata in Re” il maestro Rota
ha rivelato una architettura semplice, linda, accessibile; senza pretese,
senza neppure la voglia di pensare a qualche ricerca sensazionale: con
tutto ciò la sua grazia, nei due ultimi tempi, si è conclusa in ritmi
chiari e melodiosi in una cifra tradizionali».138

ROTA, Nino - Elegia per Clarinetto e Pianoforte.


Bari, 26 febbraio 1960 - «Relativamente recente è poi la Elegia per
clarinetto e pianoforte di Nino Rota (1956), dalle linee semplici e
nitide, tutta soffusa di crepuscolare malinconia».139

SANGIORGI, Alfredo - Duo-Sonata per Clarinetto e Fagotto.


Roma, 1935 - «Il complesso scelto dall’autore andrebbe bene per
una esercitazione scolastica: non ci piace per una Sonata. E poi i tre
tempi sono troppo lunghi: un duo di clarinetto e fagotto, svolto a
lungo, dà ai nervi anche se scritto con perizia».140

SASSO, Silvestro - Sonata per Clarinetto e Pianoforte.


Bari, 24 maggio 1950 - «Sasso ha manifestato tendenze ad una
scrittura moderna elegante in qualche momento anche raffinata:
vivace di estro e di movimenti; ricca d’impeti e di slanci; slanci e
impeti tuttavia rarefatti e tarpati da una istintiva melodia
malinconica e “pensosa” che è nel fondo del suo temperamento».141

137
Napoli, La Settimana, 3 maggio 1903, pp. 57-58.
138
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 maggio 1950, p. 4.
139
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 febbraio 1960, p. 5.
140
Roma, Rassegna Dorica, 1935, n° 6, pp. 14-1487.
141
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 maggio 1950, p. 4.

61
SCIARRINO, Salvatore - Let Me Die Before I Wake per Clarinetto
solo.
Venezia, 30 settembre 1982 - «BIENNALE MUSICA: Concerto
“da camera” alla Fenice […]. Ancora di Sciarrino, Let Me Die
Before I Wake (Lasciami morire prima che io mi svegli) per
clarinetto, in prima esecuzione assoluta. Anche qui l’estetica
dell’impalpabile orienta una tecnica sofisticata, nei fremiti dei frullati
e dei vari effetti strumentali, dove il suono lascia spazio al soffio:
mentre su questa fluidità permanente, come un moto di ombre, il
clarinetto si sdoppia in una polifonia timbrica di suoni più chiari,
fosforescenze nel buio».142

TARENGHI, Mario - Tempo di Concerto per Clarinetto e


Orchestra.
Milano, 9 luglio 1891 - «Il bel talento è posseduto dal giovane
compositore signor Tarenghi (pure scuola Catalani), ricco di idee,
un po’ sbrigliato, ma sempre significante, quadrato».143

TESTI, Flavio - Jubilus per Clarinetto solo e con 9 strumenti.


Milano, 13 dicembre 1975 - «Jubilus di Flavio Testi è stato eseguito
in due versioni (per clarinetto solo, solista Giuseppe Garbarino) e
per clarinetto e nove strumenti. È questo uno di quei momenti nei
quali Testi sgrassa la propria materia e si fa più convincente perché
abbandona certe tensioni più marcate di effetti. L’organico
cameristico, in prima esecuzione, giova almeno sul piano formale e
strumentale al comporre del musicista fiorentino».144

TORREGIANI, Pietro - Duo concertato per Clarinetto e Fagotto


con Orchestra.
Parma, 30 marzo 1841 - «Bellissimo lavoro apparve questo
generalmente, e di tutta soddisfazione. Lo studio e la fantasia si
divisero il campo, e le grazie vaghe e diverse il percorso».145

142
Torino, La Stampa, 6 ottobre 1982, p. 16.
143
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1891, p. 450.
144
Milano, Corriere della Sera, 15 dicembre 1975, p. 10.
145
Parma, Gazzetta di Parma, 30 marzo 1841, p. 120.

62
TOSATTI, Vieri - Concerto iperciclico per Clarinetto e Orchestra.
Spoleto, 1° luglio 1970 - «[…] un Tosatti più che mai tonale,
ostinatamente composto e qui tutto rapito dal volo piccolo delle
immagini “ipercicliche” e dal loro proliferare in dialoghi puliti,
sensati, regolamentari, con pochi ardimenti di sapore wagneriano o
brahmsiano o debussiano. Vero che Delogu [direttore] e il solista
Giuseppe Garbarino, applauditissimi, ci si son battuti a dovere».146

TURCHI, Guido - Trio per Flauto, Clarinetto e Viola.


Venezia, 21 settembre 1946 - «[…] nella sua costruzione serrata,
non pesante, e nel suo delicato contrappunto di rapidi intrecci
strumentali, e obbediente a un giusto senso delle risorse tecniche e
delle possibilità fonetiche, rivela una mano facile e uno spirito
avventuroso, anzi spericolato».147

TUTINO, Marco - Piano americano, Concerto per Clarinetto e


Orchestra.
Milano, 3 ottobre 1994 - «Nel caso del Concerto per clarinetto e
orchestra “Piano americano” di Marco Tutino […] abbiamo invece
assistito a un vero successo […]. A questo proposito, non si potrà
tacere che la fibrillazione ritmica, costruita su segmenti di melodia
ossessivamente iterati; o il virtuosismo spettacolare e, ci pare,
nevrotico; o ancora quella sorta di ghiaccio musicale stillante una
traccia melodica, tutte caratteristiche del “Concerto” di Tutino,
appaiono esiti di un musicista maturo, perfettamente consapevole
della sua scelta stilistica e capace di trarne le conseguenze espressive
volute».148

VERETTI, Antonio - Fantasia per Clarinetto e Orchestra.


Venezia, 11 settembre 1959 - «Nel concerto sinfonico
d’inaugurazione, diretto da [Nino] Sanzogno a capo dell’Orchestra
del Teatro La Fenice, figurarono una novità assoluta e tre prime
esecuzioni italiane. Assolutamente nuova la Fantasia per clarinetto e
orchestra di Antonio Veretti [solista Giacomo Gandini], “composta
146
Milano, Corriere della Sera, 2 luglio 1970, p. 15.
147
Milano, Corriere della Sera, 22 settembre 1946, p. 2.
148
Milano, Corriere della Sera, 5 ottobre 1994, p. 51.

63
- a detta dell’autore - su di una serie dodecafonica, ma tenendo
presente alcuni aspetti della tonalità”, riconfermo le doti dl
concretezza e il carattere costruttivo della concezione musicale di
Veretti, presso il quale la tecnica dodecafonica, lungi dal condurre ad
una rottura d’ogni schema formale e ad un’esasperazione linguistica
ed espressiva, si concilia perfettamente con le strutture musicali
classiche; 1’ultima delle variazioni che costituiscono la Fantasia è
appunto una Fughetta.»149

VIOZZI, Giulio - Triplo Concerto per Clarinetto, Violoncello,


Pianoforte e Orchestra.
Milano, ? febbraio 1969 - «[…] il trio di violoncello, clarinetto e
pianoforte intitolato “Ars nova” e fondato, ci dicono, nel 1956, che
ascoltavamo per la prima volta occasionalmente impegnato in altro
recentissimo lavoro, un Concerto per i tre nominati e orchestra del
moderno Giulio Viozzi […]. Più elaborato e complesso, anche più
ricco di imprevisti sul piano delle figurazioni, delle immagini, del
loro disporsi nel contesto dialogico dei tre tempi rispettosi della
forma classica tradizionale, il triplo Concerto del Viozzi, sempre
fedele al linguaggio tonale dei padri».150

ZAFRED, Mario - Quintetto a fiati.


Roma, 8 gennaio 1953 - «Nel salone delle conferenze del British
Council a Palazzo Drago, il Quintetto a fiati della RAI ha tenuto nel
pomeriggio di ieri un interessante concerto. Il programma
comprendeva […] la assoluta di un Quintetto (1952) di Zafred
[…]. Anche questo Quintetto, appena fresco di inchiostro, ha
attenuto ieri un caldo successo di pubblico. Molto applauditi altresì i
componenti il quintetto: Severino Gazzelloni (flauto), Pietro
Accoroni (oboe), Giacomo Gandini (clarinetto), Carlo Tentoni
(fagotto), Domenico Ceccarossi (corno)».151

149
Roma, L’Approdo Musicale, 1959, n.7-8, p. 211.
150
Milano, Corriere della Sera, 25 febbraio 1969, p. 12.
151
Roma, L’Unità, 9 gennaio 1953, p. 5.

64
GIUDIZI NEGATIVI
SU ALCUNE COMPOSIZIONI ITALIANE ED ESTERE

Milano, 1846 - Fiori Rossiniani per Clarinetto e Orchestra di


Ernesto Cavallini - «In questo capriccio, fantasia, o pot-pourrì che
sia, trovansi innestate alcune pochissime battute che non sono di
Rossini; notissime però. Questo innesto, o non ha significato, ed è
cosa fuor di luogo: o lo ha (e i maliziosi dicon di sì), ed allora noi
diremo al Cavallini che l’omaggio che ha voluto fare al Rossini
contrapponendovi la musica di altro celebre autore acciocchè vi
risaltasse quella del Pesarese, è indelicato: né è tampoco coscienzioso,
in quanto che al confronto si scelgono due misure sole, che così
isolate è forza perdano ogni significazione, e diventino poco men che
ridicole. E poi, e poi, la gloria di Rossini non ha bisogno di venir a
confronti, e Rossini stesso disdegnerebbe, se lo venisse a sapere, una
foggia di omaggio sì meschino e basso. Se il Cavallini pensa fare di
pubblica ragione questa sua Fantasia Rossiniana, sarà il ben
consigliato se adopererà la forbice a levar le due misure, di cui è
parola».152

Parigi (Francia), 1897 - 2 Duetti per 2 Clarinetti di Aurelio


Magnani - «[…] Adagio e Scherzo di Magnani, di una scrittura un
po’ fredda e senza inspirazione originale […]».153

Londra (Inghilterra), 1855 - Duetto per Clarinetto e Contrabbasso


con Pianoforte di Giovanni Bottesini - «Dobbiamo far menzione
d’un Duetto concertante fra contrabasso e clarinetto eseguito
stupendamente da Bottesini e [Esuperanzio] Belletti. È però poco
lodevole composizione; mancando di unità di pensiero e di
originalità: contiene peraltro certi effetti speciali d’istrumento
bellissimi, ed è ciò, crediamo, che i due distinti artisti volevano
ottenere».154

152
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1846, p. 189.
153
Parigi, Le Courrier Musicale, 1897, p. 322.
154
Milano, Gazzetta di Milano, 1855, p. 174.

65
Napoli, 1864 - Fiori Rossiniani per Clarinetto e Pianoforte di
Ernesto Cavallini - «Il concerto per Clarinetto del Cavallini lo
trovammo debole in quanto a composizione. Ci parve piuttosto un
duetto per Clarinetto e Pianoforte».155

Torino, 1929 - Composizioni per Clarinetto di Lorenzo Perosi -


«Inoltre l’insigne musicista ha scritto un concerto per clarinetto e
molteplici brani per piano e clarinetto di carattere ingenuo ed
infantile».156

Milano, 1907 - Sestetto op. 6 per fiati e Pianoforte di Ludwig


Thuille - «Il sestetto di Thaille [sic.!], per piano, flauto, oboe,
clarinetto, corno, fagotto, con cui si aprì il concerto, incomincia
bene, ma cade più tardi nella banalità, così per ciò che riguarda
l’invenzione melodica come per ciò che riguarda la strumentazione:
rilevabile solo, con molta lode, la musette della Gavotta».157

Milano, 1868 - Quintetto op. 34 per Clarinetto e archi di C. M. von


Weber - «Questo pezzo non è dei meglio ispirati del Weber,
quantunque a tratti esca la zampa del leone: ma in complesso è
diffuso, pesante e monotono».158

Genova, 1889 - Piccolo Quartetto per fiati con Pianoforte di


Filippo Sangiorgi - «La signorina Colomba Perdomi […]
accompagnò abbastanza bene al pianoforte un piccolo quartetto
(Flauto, Oboè, Clarino, Fagotto) di Filippo Sangiorgi, una meschina
composizione […]».159

Genova, 1889 - Sestetto per fiati di Andrea Guarneri - «I signori Lo


Faro (flauto), F. Rocci (oboe), S. Cifatte, Gari, Trabucco e Rocheri
eseguirono un sestetto per flauto, oboe, clarino, cornetta, trombone,
bombardino del M° Guarneri; l’esecuzione ci parve molto squilibrata
155
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 17 aprile 1864, p. 63.
156
Torino, La Stampa, 24 gennaio 1929, p. 3.
157
Milano, Corriere della Sera, 27 febbraio 1907, p. 3.
158
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1868, p. 27.
159
Genova, Paganini, 1889, p. 66.

66
e difettosa, come scialba e banale la musica, due aggettivi che non
vorremmo usare a riguardo di un maestro che pure ha scritto della
buona musica».160

Trieste, 1900 - Sonata op. 120 n° 2 di Johannes Brahms - «Questa


composizione, che veniva eseguita per la prima volta nelle nostre sale
di concerto, va riguardata come una bizzarria del grande
compositore. Il lavoro, prescindendo dal fatto che i due strumenti
non si amalgamano perfettamente fra loro, non offre molto interesse,
per l’aridità e l’impronta scolastica dei singoli tempi».161

Trieste, 1906 - Trio op. 274 per Clarinetto, Corno e Pianoforte di


Carl Reinecke - «Il Trio, dedicato dall’autore a questo Liceo, non
parve gran cosa; poiché troppo spesso riusciva palese la trascurata
condotta delle parti, e parve il più delle volte che ad una sonata per
piano e clarinetto si fosse inopportunamente intruso un corno per
creare così un trio».162

Torino, 1936 - Quintetto op. 146 per Clarinetto e Archi di Max


Reger - «[…] opera disuguale, fra l’accademico e il romantico, il
tortuoso e lo spianato, l’oscuro e il facile […]».163

Milano, 1938 - Tre Pezzi per Clarinetto solo di Igor Stravinsky -


«[…] i Due pezzi per clarinetto solo, di Strawinki [il terzo non fu
eseguito]: due schizzi alla brava, due piroette di poco più che
cinquanta battute, uno sbadiglio e uno starnuto, il primo
volutamente melenso e tristaneggiante, almeno così ci è parso; il
secondo precipitoso e frullino o, come dicevano i nostri nonni,
ridicoloso. Insomma il vero Strawinski alla Picasso, vogliam dire tal
quale il pittore lo tratteggiò in una “parlante” caricatura».164

160
Genova, Paganini, 1889, p. 67.
161
Trieste, Il Piccolo, 29 marzo 1900,p. 4.
162
Trieste, L’Indipendente, 10 dicembre 1906, p. 2.
163
Torino, La Stampa, 10 aprile 1936, p. 6.
164
Milano, Corriere della Sera, 29 gennaio 1938, p. 4.

67
Roma, 1953 - Concerto per Clarinetto e Orchestra di Aaron
Copland - «Nel repertorio di Copland c’è di meglio di queste
musiche d’occasione, scritte per giubilare il famoso jazzista Benny
Goodman. Stanca è apparsa, infatti, l’inventiva melodica, alla quale il
lavoro tende; di una stucchevole avverbialità il formulario ritmico e
sincopato, oramai desueto ad un sentito linguaggio musicale
moderno. E poi le proporzioni sono sbagliate, con quel procedere
per frammenti, che non risolve mai né un periodo, né una idea,
quindi un discorso».165

Venezia, 1960 - Ottetto di Paul Hindemith - «Paul Hindemith,


senza tuttavia tradire se stesso, ha invece alquanto deluso in un
Ottetto per clarinetto, fagotto, corno, violino, due viole, violoncello
e contrabbasso di recente fattura. È qui un contrappuntiamo di
giocoliere sfaccendato, che lo esercita a domicilio per gli amici e gli
allievi, e lo esercita, sembra, con l’esclusivo scopo di sbalordire
attraverso la somma facilità d’una scrittura che non conosce
difficoltà, d’una costruzione che neppure più sospetta la possibilità
d’un errore di calcolo. Purtroppo vi è quasi del tutto assente,
nonostante il virtuosismo della elaborazione, la vitale potenza
inventiva che delle pure hindemithiane Kammermusiken aveva fatto
un monumento della più insigne letteratura strumentale moderna».166

Torino, 1969 - Contrasts per Violino, Clarinetto e Pianoforte di


Béla Bartók - «I Contrasti di Bartók non hanno mai raggiunto la
fortuna d’altri suoi lavori, probabilmente per un vizio d’origine
consistente nell’ordinazione del lavoro da parte del celebre
clarinettista di jazz Benny Goodman. E Bartók aveva scarsa
vocazione per gli strumenti a fiato: tutta la sua intrepida
esplorazione alle frontiere del rumore egli amava condurla attraverso
la tastiera del pianoforte e gli strumenti classici del quartetto d’archi.
Il titolo del lavoro allude appunto alla non amalgamabilità degli
strumenti impiegati, che sono per così dire sbattuti l’uno contro
l’altro, in un partito preso di estraneità».167
165
Roma, Il Messaggero, 3 dicembre 1953.
166
Milano, Corriere della Sera, 23 settembre 1960, p. 6.
167
Torino, La Stampa, 20 febbraio 1969, p. 7.

68
Napoli, 1970 - Concerto n° 2 op. 5 per Clarinetto e Orchestra di
B. H. Crusell - «Il compositore B. H. Crusell sarà stato invece un
grande clarinettista, ma, a giudicare dal “Concerto” in FA min op. 5,
era un compositore assai modesto, il quale viveva di prestiti.
Interessante tecnicamente ed amabilmente ingenua ma priva di
spunti geniali la parte solistica; e il tessuto orchestrale piatto e scarso
di risorse […]».168

Torino, 1972 - Quintetto per fiati e pianoforte di Amilcare


Ponchielli - «Oltre ad altre musiche del tutto dimenticate, egli
compose il “Quintetto” in si bem. magg. per flauto, oboe, clarinetto
piccolo, clarinetto e pianoforte, che è una successione non molto
organica, né stilisticamente omogenea (a guisa quasi di
“divertimento”) di sei parti».169

Novara, 1972 - Concerto per Clarinetto solo di Valentino Bucchi -


«Ben più fredda, anche se non gelida, l’accoglienza tributata al
povero Bucchi che apriva la seconda parte del programma con il
recente Concerto per clarinetto solo (1969), solista Giuseppe
Garbarino. Qui i suoni che potevano dare fastidio ad orecchie
delicate non mancavano, soffi, dissonanze, asprità, rese con mimica
efficacia dal clarinettista (era proprio necessario?)».170

Roma, 1978 - Harlekin per Clarinetto solo di Karlheinz


Stockhausen - «Non si tratta di una grande piece, né per qualità né
per qualità coreutica, né per la musica in sé, svolazzante ad libitum
tra alcune note fisse, ma la cosa può tuttavia segnare una svolta nella
parabola di Stockhausen, un ritorno all’antico se fosse alla
giovinezza, desiderato dal musicista giunto sulla soglia dei
cinquant’anni».171

168
Napoli, Il Mattino, 18 ottobre 1970, p. 10.
169
Torino, Stampa Sera, 6 novembre 1972, p. 8.
170
Novara, L’Azione, 2 dicembre 1972, p. 5.
171
Roma, L’unità, 14 febbraio 1978, p. 8.

69
Torino, 1993 - Duetto-Concertino per Clarinetto, Fagotto e
Orchestra di Richard Strauss - «[…] su di un discreto sfondo
orchestrale il clarinetto e il fagotto si annodano l’un l’altro in trecce
sempre più strette e in movimenti un po’ vacui, sin quasi a soffocare
la pazienza degli ascoltatori. Siamo lontani, insomma, dalle sublimi
astrazioni che caratterizzano l’ultimo Strauss […].172

Venezia, 2014 - Gnarly Buttons per Clarinetto e Piccola Orchestra


di John Adams - «Il suo concertino per clarinetto e ensemble, Gnarly
Buttons (1996), è un manifesto della mediocrità, non della
semplicità, non della comunicazione. Una melopea di chiara
derivazione popolare e poi esercizi di armonia scolastica e tentativi
non riusciti di creare atmosfere struggenti».173

172
Torino, La Stampa, 15 novembre 1993, p. 16.
173
Roma, Il Manifesto, 23 settembre 2014.

70
CONCERTISTI

ABATE, Alessandro
Venezia, 1823 - «il sig. Abbati [sic.!] si distingue fra gl’altri virtuosi
di quel istrumento in ciò, che col solo pezzo di Befà suona in tutti i
tuoni maggiori e minori. Ma questo non è tutto. Si dovrebbe credere
che per ciò fare lo strumento del sig. fosse ricchissimo di chiavi, e
molto complicato. Tutto al contrario, il clarinetto del sig. Abbati è
un semplice clarinetto di antica costruzione con sole cinque chiavi.
Chi ha un idea di questo strumento può immaginare di leggeri
quante difficoltà abbia il nostro virtuoso dovuto superare per
giungere a suonare con un solo strumento quello, per cui fino ad ora
tre se ne sono sempre adoperati».174

ALBERANI, Alberto
Palermo, 1937 - «[…] nitida esecuzione del “Trio in La min.” di
Brahms per pianoforte, clarinetto e violoncello. Ammirato è stato il
clarinettista Alberto Alberani che con suono pastoso e tecnica sicura
ottimamente si fuse con gli altri due esecutori».175

AMODIO, Luigi
* Torino, 1936 - «L’Amodio si rivelò un ottimo concertista, nella
tecnica sicura ed elegante, nella cantabilità varia d’effetti, espressiva e
delicata».176
* Milano, 1939 - «Interprete impeccabile del poco usato strumento
solistico è stato Luigi Amodio che ai miracoli di una meccanica da
gran virtuoso ha aggiunto quelli di una ricerca espressiva di stile
classico».177
* 1942 - «Luigi Amodio è davvero il clarinetto fatto bella voce, bella
voce italiana, in modo esemplare. Del suo instrumento non è
soltanto il suono, ma anche l’anima, questa si connatura in quello:
canta, cioè, e fraseggia nello spirito della voce tipicamente
174
Venezia, Gazzetta privilegiata di Venezia, 18 luglio 1823, p. 4.
175
Roma, Rassegna Dorica, 1937, n° 6, p. 138.
176
Torino, La Stampa, 19 novembre 1936, p. 4.
177
Milano, Corriere della Sera, 22 gennaio 1939, p. 6.

71
clarinettistica».178
.
ANNUNZIATA, Raffaele
* Torino, 1973 - «La bravura ben nota del clarinettista Raffaele
Annunziata, impegnato qui, tra l’altro, nella produzione di quei
bicordi o suoni simultanei che una nuova, recente tecnica permette di
estrarre anche da strumenti eminentemente univoci come quelli a
fiato».179
* Torino, 1981 - «Annunziata ha alle spalle una lunga attività
concertistica é di docente, testimoniata da una eccezionale capacità
interpretativa che gli consente di affrontare con disinvoltura sia gli
autori classici che i contemporanei .[…] suona il clarinetto con una
morbidezza, una musicalità ed un’eleganza veramente straordinarie
[…]».180

ARBONELLI, Guido
* Roma, 1999 - «Guido Arbonelli, splendido clarinettista, ha
interpretato con estro e maestria tecnica due lavori di Piazzolla
[…]».181
* Roma, 1999 - «Infine l’intensità e l’entusiasmo di Guido Arbonelli
al clarinetto rivaleggia con la voce umana».182

AVERINO, Gaetano
* Catanzaro, 1866 - «L’armonia che in veste di voce umana, il sig.
Averino trae mirabilmente dal suo clarinetto […]».183
* Parma, 1874 - «[…] la Fantasia per Clarino che il signor Averino
suonò in modo unico, anzi eccezionale. È impossibile farsi un’idea
della potenza di cavata dell’Averino».184
* Torino, 1874 - «Il Carnevale di Venezia battuto e ribattuto in
tutte le maniere, si presenta col clarinetto del sig. Averino ed è
accettato come una cosa freschissima, perché l’egregio concertista ve
178
Milano, Rivista Illustrata del Popolo d’Italia, Febbraio 1942.
179
Torino, La Stampa, 30 novembre 1973, p. 7.
180
Torino, Stampa Sera, 2 marzo, 1981, p. 31.
181
Roma, La Repubblica, 28 gennaio 1999, p. 42.
182
Milano, Corriere della Sera, 18 luglio 1999, p. 48.
183
Catanzaro, Giornale di Catanzaro, 9 febbraio 1866.
184
Parma, Il Convittore, 1874, n° 13, p. 2.

72
lo fa assaggiare in tutte le variazioni ed in tutti i toni i più bizzarri
con un’agilità di dita e di fiato prodigiosi».185

BALBI, Giuseppe
Lanciano (Chieti), 1977 - «Un successo per il direttore [Fabio
Maestri] che ha poi, movimentato straordinariamente l’orchestra
nell’accompagnare il clarinettista (ancora un giovane di tecnica
eccellente, ma soprattutto dotato di accesa musicalità) Giuseppe
Balbi, salutato da un successo grandioso, interprete del Concerto per
clarinetto e orchestra di Weber».186

BANDIERI, Davide
* 2015 - «Bandieri è un musicista onesto, di intense emozioni che,
con Busoni, ha saputo combinare il suo spirito italiano con la musica
europea».187
* 2016 - «La sua esecuzione è eccezionale. I passaggi virtuosistici
vengono eseguiti con facilità; L’intonazione e l’insieme con il
pianista Duncan Gifford sono eccellenti».188

BARISONE, Secondo
Napoli, 1864 - «Egli ha robusta cavata, specialmente nella voce
media, e possiede non comune agilità, come diede bel saggio nel
suddetto pezzo del Cavallini [Fiori Rossiniani]».189

BARONI, Enrico Maria


Torino, 2003 - «Freddo e fantasioso, capriccioso ed elegantissimo è,
ad esempio, il clarinetto solista nella “Prima Rapsodia” della
seconda parte della serata: Enrico Maria Baroni ha conferito alla
breve partitura il suo profilo snello e arditamente frastagliato».190

185
Torino, La Stampa, 15 luglio1874, p. 2.
186
Roma, L’Unità, 23 agosto 1977, p. 7.
187
Madrid, Ritmo, Giugno 2015, n° 886.
188
Lyons, The Clarinet, Marzo 2016, p. 73.
189
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 17 aprile 1864, p. 63.
190
Torino, La Stampa , 11 novembre 2003, p. 59.

73
BASSI, Luigi
* Milano, 1853 - «[…] egli fu molto festeggiato e applaudito, e
meritatamente, giacchè il suo istrumento non solo canta con molta
soavità, ma fa gustare anche quelle astrusità d’esecuzione che
sorprendono alcune volte, ma che in complesso non lasciano
durevole impressione negli uditori».191
* Milano, 1866 - «Il signor Bassi ha cantato sul clarone con accento
di irresistibile melanconia […] ne fu rimeritato da calorosi
applausi».192

BELLETTI, Esuperanzio
* Bologna, 1841 - «[…] spiegò tutta la grazia e maestria che si
possono esigere nel maneggio di un istrumento così difficile a
trattare. Questo giovine artista possiede tutte le qualità che fanno
distinguere i sommi; intonazione perfettissima, smorzati incantevoli,
e gusto squisito nel canto, non che nei passi di agilità. Egli conduce
meravigliosamente il suono del suo istrumento dalle voci le più gravi
alle più acute colla maggior dolcezza e nitidezza di esecuzione:
insomma egli può annoverarsi fra i più distinti Professori di
Clarinetto».193
* Palermo, 1847 - «Il giovane professore fu premiato con
ripetutissimi applausi, veramente meritati, per la soavità della sua
cavata, per l’espressione del suo modo di canto, per quegli smorzzati
e rinforzati ch’egli sa impiegare nei passi che veramente li
richieggono, mentre è dotato del vero accento musicale, ed insomma
pel finito della sua esecuzione».194

BELLI, Francesco
2012 - «Il programma è affrontato in modo eccellente dal
clarinettista Francesco Belli, il quale sembra dispiegare le stesse
risorse che un cantante d’opera tiene in serbo: pare persino emettere i
suoni con l’ausilio della maschera facciale. Il solista macina bene le
note, ma la parte virtuosistica di questo programma è quello che
191
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1853, p. 87.
192
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1866, p. 34.
193
Bologna, Teatri, Arti e Letteratura, 1841, n° 929, p. 124.
194
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1847, p. 207.

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meno colpisce. Sono invece le finezze del fraseggio, il legato, gli
appoggi e il vibrato (anche se l’impiego di quest’ultimo è motivo di
animate discussioni tra i clarinettisti) a conquistare l’ascoltatore».195

BENDAZZI, Ettore
Torino, 1901 - «[…] notevole per l’ottima cavata di clarino e per
equilibrio nei maggiori sbalzi di registro».196

BENETTI, Giovanni
Ferrara, 1845 - «La bellezza della voce, che trae da un istrumento
per se stridulo e ingrato, la facilità di rendere moltissime note, e
sovra ogni ultra cosa il sentimento, che domina tutta la sua
esecuzione lo fanno un artista dei pochi. Interpretò sì bene le note
del Verdi nel rondò del primo atto dei Lombardi da far credere che
la Frezzolini le cantasse».197

BERNARD, Pier Luigi


Torino, 2003 - «Il suo clarinetto canta come una persona viva, in
quel misto di malinconia e brillantezza che fonda la personalità di
questo straordinario strumento».198

BERTI, Sauro
2015 - «Le opere selezionate dimostrano la capacità di Sauro Berti
di eseguire vari e differenti stili. Egli fonde facilmente la musica sud-
americana e le influenze jazz con sensibilità classica».199

BIANCHI, Francesco
* Bergamo, 1830 - «[…] ricco di tutti gli altri pregi che distinguono
il valente suonatore di clarinetto, ei possiede il più difficile, quello
cioè di cavare suoni dolcissimi da uno stromento per natura anzi
aspro che no, e su cui gli ordinarii professori non sogliono far
pompa che di forza e di rapidità».200
195
Milano, Musica, Marzo 2012, p. 56.
196
Torino, La Stampa, 27 maggio 1901, p. 2.
197
Bologna, Teatri, Arti e Letteratura, 1845, n° 1142, p. 136.
198
Torino, La Stampa, 17 maggio 2003, p. 51.
199
Lyons, The Clarinet, Dicembre 2015, p. 71.
200
Milano, I Teatri, 1830, Parte I, p. 192.

75
* Bergamo, 1838 - «Il Bianchi, il nostro Bianchi, quell’incomparabil
suonator di clarino, scosse quasi scintilla elettrica, gli spiriti degli
astanti con un concerto di sua composizione, in cui erano e bellezze
da sorprendere e difficoltà da sbalordire. Quasi rapido torrente, ora
egli scorrea franco e securo sovra una lunga fila di intrecciatissime
note, e t’improntava l’animo a fervida energia: ora quasi lene ruscello
con la sua stupenda cavata ti ricercava le più recondite fibrille del
cuore».201

BIMBONI, Giovanni
* Pistoia, 1855 - «Il Bimboni suonò sul clarino Il Carnevale di
Venezia, e fece stordire chi lo senti. Dovè ripetere le variazioni».202
* Firenze, 1873 - «Poi si tornò ad applaudire (e quanto e come!) il
nostro Giovanni Bimboni nel Carnevale di Venezia del Bassi.
Mirabile in questo egregio suonatore la mezza voce; mirabile
l’espressione; mirabile la sicurezza del pari che la finitezza de’
passaggi di difficoltà».203
* Venezia, 1875 - «Nelle ultime variazioni, nuove affatto e di gusto
eletto, il Bimboni sorprendeva anche per la prodigiosa portata del
suo fiato. Durante e dopo il concerto, il valentissimo concertista
veniva acclamato entusiasticamente».204

BONICOLI, Vinceslao
* Firenze, 1853 - «Il Bonicoli è Suonatore di gran difficoltà e nel
tempo stesso di molta dolcezza. Egli tratta il Quartino, ingratissimo
strumento, a modo di Flauto. Egli rammenta il Ciardi: in ciò si
comprende tutto il suo elogio; giacchè vuol dire che egli è soave,
esatto, animato, bizzarro e sicuro. I suoi Folletti e i suoi Fiori
Belliniani furono i pezzi che più incontrarono il gusto del
Pubblico».205
* Livorno, 1856 - «Il clarinetto del prof. Venceslao Bonicoli è uno
strumento enciclopedico che suscita tutti i suoni, dallo squillo della
201
Milano, Il Pirata, 1838, p. 252.
202
Milano, La Moda, 1855, p. 270.
203
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1873, p. 108.
204
Firenze, Gazzetta d’Italia, 2 agosto 1875, p. 3.
205
Firenze, Gazzetta Musicale di Firenze, 1853, n° 28, p. 112.

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tromba, fino al soffio gentile del sospiro, un’eco che si moltiplica
ripetendosi fino a farci parere effetto di due o più istrumenti il
concerto di uno solo. Bonicoli non ha bisogno di altre lodi, pure se
le nostre valgono qualche cosa, noi confessiamo, che rimanemmo
incantati, e ripensammo al canto delle Sirene e alla lira d’Orfeo e
d’Anfione».206

BORALI, Primo
Milano, 1963 - «Il piacevole e moderno strumento ha avuto nel
Borali un maestro di prim’ordine».207

BOSI, Sergio
* Jesi (Ancona), 1989 - «E’ bastata comunque l’esecuzione da solista
nella composizione weberiana a fare di Bosi la vedette della serata e
con piena motivazione, per la verità. Egli ha suonato con sicurezza
ed esattezza tecnica, ma in più ha saputo imprimere al suono un
carattere personale, da vero interprete, senza comunque lasciarsi mai
tentare dall’arbitrio e neppure da troppo facili soluzioni ad effetto:
una esecuzione virtuosistica, vivace ed insieme pulita, talché non ci
pare davvero eccessivo definire Sergio Bosi un vero talento».208
* 1997 - «L’interpretazione di Sergio Bosi assolve a pieno alle
esigenze che questo tipo di repertorio vorrebbe. La sua duttilità
tecnica unita a un grande senso tipicamente italiano del fraseggio
ampio e spiegato, rende avvincente la sua esecuzione».209

BOTTESINI, Pietro
* Crema, 1832 - «[…] ebbe grande incontro colle variazioni per
clarinetto da esso composte ed eseguite; e sommo nel maneggio di
questo stromento, e nel suono de’ pezzi cantabili sorprese gli astanti,
cavando ogni voce per eccellenza, e facendo segnatamente spiccare
quella così detta a martello».210
* Crema, 1838 - «Tornerebbe inutile parlare della maestrìa del
206
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 310.
207
Milano, Corriere d’informazione, 4-5 aprile 1963, p. 13.
208
Bologna, Il Resto del Carlino, 7 febbraio 1989.
209
Roma, I Fiati, Giugno-Luglio 1997, n° 18.
210
Milano, Gazzetta Privilegiata di Milano, 25 aprile 1832, p. 466.

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valente cremasco professore di clarinetto, signor Bottesini: ogni qual
volta si ascolti, eccita sempre la più grande ammirazione. In
quest’occasione egli superò sé stesso, e nell’esecuzione d’una polacca,
variata di sua idea, mostrò conoscere perfettamente l’arte di suonare,
come la scienza di comporre».211

BUDINI, Paolo
Milano, 1956 - «[…] il Quintetto il la maggiore K. 581 […]
desterà sempre l’ammirazione del pubblico tutte le volte che si
troverà uno strumentista capace di modulare a dovere le non facili
volute sonore. Ieri il maestro Budini vi si è distinto».212

BULFONE, Nicola
* Trieste, 1999 - «Sugli scudi il clarinetto dell’udinese Nicola
Bulfone, più volte apprezzato per la leggerezza dell’emissione, per la
capacità di non gonfiare mai il suono, per l’agilità nei passi veloci
unita ad un’espressività intima e convincente».213
* Rijeka (Croazia), 2006 - «La serata ha toccato il suo “diapason”
col Concerto per Clarinetto di bassetto in La maggiore KV622 di
W.A.Mozart, nell’interpretazione di Nicola Bulfone, vero “asso” del
suo strumento, capace di ogni sfumatura, pronto all’impeto quanto
al sommesso “recitativo”, quanto alla rapita cantabilità melodica ed
alla fantasiosa improvvisazione».214

BUSONI, Ferdinando
* Conegliano (Treviso), 1872 - «A tutta ragione possiamo chiamare
incantevole il suo clarino, se appena uditolo, il pubblico si pronunciò
al massimo grado sorpreso, e trasportato. Così doveva succedere
possedendo il signor Ferdinando tutti i pregi che formano
l’eccellente esecutore. La giusta intonazione, l’anima, l’esattezza
dell’accento, l’inarrivabile espressione, il suono soave e dolcissimo
che ricava dal suo istrumento, cosa difficilissima con questo da
ottenersi, trassero gli animi all’entusiasmo. Gli applausi, le ovazioni,
211
Milano, Glissons n’appuyons pas, 1838, p. 216.
212
Milano, Corriere della Sera, 6-7 giugno 1956, p.10.
213
Trieste, Il Piccolo, 31 Gennaio 1999.
214
Fiume, La voce del popolo, 14 Luglio 2006.

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le chiamate furono frequentissime, e continue, e un tanto artista
lasciò nel pubblico Coneglianese una impressione che non potrà si
presto cancellarsi».215
* Treviso, 1872 - «Ma chi merita davvero una parola di elogio è il
distintissimo signor Busoni, che ieri a sera ci fece sentire col suo
clarinetto ciò che davvero non avevamo mai udito. Esso eseguì due
pezzi prodigiosamente; poiché è prodigio cavare da uno stromento
così aspro, così ingrato come è il clarino, tanta dolcezza, e tanta e
così simpatica pastosità e morbidezza di voce!»216

BRANCALE, Francesco
* Taranto, 1887 - «La fama e la valentia del Brancale, coadiuvato da
altri egregi musici, ci fece supporre che l’aula del Consiglio fosse
gremita di spettatori: tutto al contrario; appena un numero
limitatissimo di gente seria e dabbene si era recata al Palazzo di Città
per sentire le melodiose note musicali egregiamente eseguite dal
Brancale – il quale, nella esecuzione dello Scherzo per clarinetto sui
motivi napoletani, da lui medesimo composto, della Linda di
Chamonix e della Lucrezia Borgia, non venne meno della fama di
esimio professore di clarinetto. In tutte le esecuzioni dunque si rilevò
per un perfetto artista nel vero senso della parola, e riscosse
continuamente frenetici e prolungati applausi».217
* Lecce, 1887 - «Francesco Brancale, innanzi tutto, è un professore
celebre di clarinetto; noto in tutte le accademie musicali italiane ed
estere; forma parte dell’orchestra di San Carlo di Napoli ed è primo
clarino della banda diretta dal Caccavaio [….]. Egli suona come
pochi sanno suonare, ricama, colorisce, rileva con arte veramente
magistrale. Egli col concerto di iersera, ci ha lasciato il più lieto
ricordo».218

CAPANNELLI, Francesco
Milano, 1857 - «Ben noto per gloriosi successi fuor d’Italia, ove
stette a lungo, e vi si appalesò suonatore di gran vaglia e tale da
215
Trieste, Il Cittadino, 1872, n° 33, p. 2.
216
Trieste, Il Cittadino, 1872, n° 16, p. 2.
217
Taranto, La Voce del Popolo, 1887, n° 29, p. 3.
218
Lecce-Bari, Gazzetta delle Puglie, 1887, n° 42, p. 3.

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rapire il primato a moltissimi. Doti di lui notevolissime parvero
massimamente l’eccellente cavata ed un’agilità da recar meraviglia in
tutti coloro che sanno quanto sia ardue siffatta qualità in istrumenti
da fiato».219

CAPICCHIONI, Italo
Bari, 1962 - «Artista di vibrante temperamento e di robusta
impostazione, ha reso con ricchezza espressiva e nitore di suono,
ancor più che i contemporanei Bozza e Cattolica, la stupenda
bellezza architettonica del Concertino di Busoni e il gustoso e
pittoresco trittico di Milhaud».220

CARBONARE, Alessandro
* Napoli, 2009 - «UN TRIONFO, il concerto mozartiano di
Abbado al San Carlo di Napoli. L’Orchestra Mozart è buonissima, i
solisti straordinari: bisogna sentire Alessandro Carbonare nel lunare
Adagio del Concerto per clarinetto per trovare un suono corposo
anche nel pianissimo più rarefatto».221
* 2009 - «Fin dal primo ascolto non si può non rimanere colpiti
dalla padronanza stilistica con cui Carbonare si accosta a
Clarinettologia di Gaspare Tirincanti, una vivace pagina ispirata allo
stile di Charlie Parker che viene eseguita con eleganza e senza i
continui ammiccamenti che alcuni interpreti classici hanno
l’abitudine di sfoggiare ogni volta che si avventurano nel jazz
[…]».222
* 2016 - «È un clarinetto vibrante, espressivo, originalissimo nel
taglio di repertorio quello di Alessandro Carbonare».223

CARULLI, Michele
* Torino, 1987 - «Il Concerto per clarinetto K. 622 […]. L’ha
eseguito benissimo il solista Michele Carulli, un interprete molto
sensibile, dotato di tecnica e stile impeccabili, un gioiello posseduto
219
Milano, La Moda, 1857, p. 376.
220
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 3 febbraio 1962, p. 6.
221
Roma, La Repubblica, 30 marzo 2009, p. 42.
222
Torino, Il Giornale della Musica, Settembre 2009.
223
Roma, La Repubblica, 29 giugno 2016.

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dall’orchestra torinese della Rai in cui ricopre il posto di primo
clarinetto. Applaudito, giustamente, dal pubblico, ha concesso un
fuori programma, due pagine di Stravinski per clarinetto solo».224
* Torino, 1993 - «Al centro il Concerto n. 2 per clarinetto e
orchestra ancora di Weber, cui il solista Michele Carulli ha regalato
una fisionomia straordinaria per vivacità discorsiva e incisività di
tratti. Nel clarinetto vivono quasi tre strumenti (come ben sapeva
Mozart che li indagò a fondo), un soprano lirico, un tenore burlesco
e talvolta lubrico e un baritono di scure e misteriose risonanze:
Weber gioca sui tre registri e Carulli lo asseconda con audacia e
fantasia di intenzioni umoristiche, diventate serissime nella
cantabilità velata e trasognata della «romanza» centrale; acclamato
dal pubblico, ha ancora suonato fuori programma un pezzo di
bravura che su quei contrasti di registro, aggrediti con iperbolici
salti, allestisce uno spettacolo clownesco e pirotecnico di presa
immediata».225
* Torino, 1994 - «[…] ha fatto scaturire tutta la gamma di
espedienti sonori utilizzati da Mozart come compendio della sua
maturità. Carulli, che affianca anche la direzione d’orchestra
all’attività concertistica, seguiva da vicino con evidente
partecipazione il fluire del discorso che l’orchestra intrecciava
intorno a lui facendo nascere poi la voce del clarinetto come per
gemmazione spontanea».226

CATTERINI, Catterino
* Milano, 1837 - «Il sig. Catterini ha suonato motivi delicati, e ha
dato saggio di suonare d’agilità; ma in quest’ultima prova egli ha
talvolta vacillato nell’intonazione e nell’esattezza».227
* Vienna (Austria), 1847 - «Il sig. Catterino Catterini si fece sentire
nel Teatro d’opera dell’I. R. Corte sul da lui inventato Glicibarifono
[…]. Non è molto acconcio per istrumento da concerto, e non è
neppure molto vantaggioso per l’orchestra. Però il sig. Catterini
tratta questo strumento con una certa maestria, e ne riscosse
224
Torino, La Stampa, 1987, n° 32, p. 21.
225
Torino, La Stampa, 1993, n° 127, p. 17.
226
Torino, La Stampa, 1994, n° 297, p. 23.
227
Milano, Glissons n’Appuyons Pas, 1837, p. 232.

81
applausi. Ma l’elegia di sua composizione, ch’egli eseguì, fu trovata
di poco pregio».228

CAVALLINI, Ernesto
* Venezia, 1827 - «Possiede egli cavata limpida, facile, robusta e
dilicata nello stesso tempo. Conosce e domina l’effetto del
chiaroscuro […]. Egli sa conoscere e calcolare l’effetto sempre sicuro
del genere largo e spianato. E’ assai lodabile l’artifizio con cui egli
colorisce, sostiene e lega le voci».229
* Napoli, 1847 - «Morbidezza, vivacità, dolcezza, grazia, facilità,
eleganza, nettezza e franchezza di articolazione dispiegasi nel sonare
del Cavallini […]. Vi ha chi dice non essere nel nostro bravo
suonatore una grande cavata […]. È vero, la messa di voce del
Cavallini non è robustissima: ma per me reputo che l’avere egli
conformata tutta la sua maniera alla natura della propria cavata
forma il più grande de’ suoi elogi, e lui rende artista di si raro merito.
Oltre a che ei manda un suono argentino, chiaro, puro, penetrante, il
quale scorre con pienezza e senza il minimo sforzo in tutta la scala
dalla più bassa alla più acuta voce. Alle note basse massimamente
nessuno potrebbe negare una quieta sonorità; ed esse son fatte
talvolta servire con bello artifizio come basso fondamentale alla
melodia per più acuti suoni svolta, per modo che quasi si crederia
essere posto un clarino a cantare ed un altro ad accompagnare. Lo
stile del Cavallini poco ammette le note così dette picchettate; ma
intendo dire non se ne ode tutta la scala, poiché esse sono del tutto
escluse dal suo suonare, ed in qualche luogo si mescolano colle note
legate e molli […]».230
* Parigi, 1853 - «L’esimio clarinettista elesse ad arena la sala degli
Italiani, e la sera de’ 2 andante fece di sé lieti i frammezzi della
Sonnambula: il successo fu unanime, colossale, strepitoso. Né vi dirò
gli evviva, gli applausi, le lodi e le chiamate, nè vi narrerò
l’entusiasmo quasi frenetico dieci o dodici volte scoppiato in urlo
[…]. Gli esperti han biasimata la imperfezione dello strumento, e
228
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1847, p. 383.
229
Bologna, I Teatri. Giornale Drammatico Musicale e Coreografico, 1827, pp.
136, 212.
230
Napoli, Museo di Scienza e Letteratura,, 1847, pp. 387-392.

82
questa invero sembra non solo evidente, ma poco perdonabile dopo i
tanto ammirati immegliamenti qui indotti nella contestura da Boehm
e da altri. Ma che cavata! Che portamento! Che flebile maestria! Che
arditezza precisa di stile! Che inimitabile italianità di canto!»231

CERRUTI, Giuseppe
Andorno (Biella), 1885 - «[ …] da varii anni stabilito a Genova è
uno dei professori di clarino al teatro Carlo Felice […]. Il clarino pel
Cerruti non ha più alcun segreto, le difficoltà più ardue, i passi più
scabrosi furono dal valente clarinettista superati con una sicurezza
ammirabile e con un precisione unica».232

CIOFFI, Gino
Boston (U.S.A.), 1957 - «Il sig. Cioffi ha un suono morbido e
rotondo, dolce ma non piatto, dalla bellezza del registro dello
chalumeau a salire verso l’alto […] è il clarinetto, nelle mani di un
maestro, che canta in maniera naturale. La padronanza del legato del
sig. Cioffi è prodigiosa […] alla fine, il sig. Cioffi ricevette, a
ragione, una calda ovazione non solo da parte del pubblico ma anche
dai suoi colleghi d’orchestra».233

CIRIGLIANO, Josè Daniel


2015 - «Cirigliano utilizza frullati, diplofonie, parlato, ricerca di
ulteriori risonanze e quant’altro si possa produrre da un tubo con
ancia battente. La padronanza della tecnica è eccellente e non esita
mai durante l’esecuzione. […] Ultimo ma non ultimo, con questa
incisione Josè Daniel Cirigliano si è meritato senza dubbi un posto
tra i migliori clarinettisti contemporanei».234

CODA, Andrea
Baltimora (U.S.A.), 1890 - «Il signor Andrea Coda di Biella (Italia)
primo clarinetto solista destò un vero entusiasmo quando suonò quel
dolcissimo e difficilissimo pezzo Home, sweet home. Fu chiamato
231
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1853, n° 5, p. 38.
232
Biella, Gazzetta Biellese, 7 giugno 1885, p. 2.
233
Worthington, Daily Globe, 17 febbraio 1957.
234
Milano, Musica, Maggio 2015, p. 84.

83
ripetutamente all’onore della ribalta dal pubblico che con insistenza
chiamava il bis. A quest’ovazione il Coda rispose con un altro pezzo
non meno difficile e classico: The Souvance River. A questo punto il
pubblico era elettrizzato e prodigò al Coda onori riservati agli artisti
di primo ordine».235

CORRADO, Luigi
Milano, 1860 - «Il sig. Corrado è un bravo suonatore di clarinetto,
provetto nell’eseguire le più ardue difficoltà el meccanismo, ma
freddo e compassato come sono tutti gli inappuntabili esecutori: la
sua fantasia sulla Norma bene strumentata è uno dei soliti lavori di
maniera non inferiore a tanti altri fabbricati sullo stampo usuale».236

CREMONINI, Elia
Enna, 1973 - «Calda e pastosa anche negli acuti, la cavata del
clarinettista Cremonini […]».237

CROCILLA, Riccardo
Genova, 1987 - «[…] ha messo in mostra belle qualità tecniche e
interpretative […]. Nel Concerto [di Valentino Bucchi] il
clarinettista è chiamato, nell’arco di quattro movimenti compatti, alla
soluzione di problemi tecnici non indifferenti. Crocilla ha offerto
un’ottima prova delle sue possibilità, ottenendo un caloroso
applauso da parte del nutrito pubblico».238

DECIMO, Antonio
* Santa Rosa (U.S.A.), 1903 - «Il signor Antonio Decimo, che non è
altro che un fenomeno sul clarinetto, per il suono e l’esecuzione
eccitò la meraviglia e l’ammirazione di tutti coloro che lo sentirono
suonare».239
* Los Angeles (U.S.A.), 1905 - «Decimo è un clarinettista nato e per
lui non esistono problemi. Suona con facilità cose impossibili con la
235
Biella, L’Eco dell’Industria, 30 marzo 1890, p. 2.
236
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1860, p. 254.
237
Catania, La Sicilia, Cronaca di Enna, 6 dicembre 1973, p. 6.
238
Torino, La Stampa, 1987, n° 28, p. 23.
239
Santa Rosa, The Press Democrat, 29 ottobre 1903, p. 3.

84
stessa facilità con cui l’acqua corre giù dalla collina. Oltre a questa
meravigliosa tecnica, possiede un bellissimo suono, in modo che le
sue esibizioni non lasciano assolutamente nulla a desiderare».240

DECUPPIS, Pompilio
Roma, 1841 - «Il sig. Prof. cav. Decuppis, il quale per la sua
indisposizione di salute avrebbe dovuto ascoltare il consiglio de’ suoi
amici e desistere dal suonare il suo Clarinetto, volle nondimeno,
anche a detrimento di sua salute, dar saggio di se. Egli suona,
secondo lo stile de’ moderni Concertisti, senza carta, con bellissima
positura della persona e in modo veramente inspiralo: bellissima
voce, stile ottimo, e molta ricchezza di attrezzi artistici, sono le
qualità che lo distinguono: esso fu perciò graditissimo, e molto più
lo fu perchè ognuno s’avvide che ad onta del suo mal stare di salute
volle ad ogni costo attendere generosamente al suo dovere.»241

DE FALCO, Giovanni
2000 - «Squillante e sicuro nel registro acuto, dotato di una
cantabilità vibrante e di una ‘messa di voce’ facile oltre che
dinamicamente raffinatissima, il solista ha modo di dispiegare tutta
la sua bravura nel noto Concerto weberiano, e con scelta coraggiosa
che piacerà soprattutto ai colleghi d’ancia, anche nel disuguale ma
ispidamente affascinante Concerto di Milhaud».242

DEL BRAVO, Angiolo


* Trieste, 1904 - «[…] fa strabiliare nel gran duetto di Weber – op.
48 -. Per la indiavolata facilità con la quale supera ogni più
difficoltosa arditezza di taluni famosi passi, per la rapidità degli
staccati e per la dolcezza della cavata, può dirsi senz’altro “un
Kubelik del clarinetto”».243
* Trieste, 1905 - «Nel difficilissimo Concerto per clarino di Weber,
il Del Bravo suscita un’autentica frenesia. La ridda pazzesca di notine
che dal registro più basso della scala s’inseguono cromaticamente
240
Los Angeles, Los Angeles Herald, 2 aprile 1905, p. 6.
241
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1841, n° 889, p. 140.
242
Milano, Suonare News, Febbraio 2000.
243
Trieste, L’Indipendente, 20 febbraio 1904.

85
sino a raggiungere le più ardite altezze; i picchettati nitidi e parlati; il
sentimento appassionato dei cantabili, son tutte qualità che fanno di
lui un clarinettista di primissimo ordine».244
* Trieste, 1909 - «Il prof. Del Bravo con la sua ben nota maestria
entusiasmò l’uditorio con un concerto di Beer, del quale dovette
replicare il “Rondò”, fraseggiando e cantando molto
delicatamente».245

DELL’OREFICE, Nicola
Napoli, 1868 - «Il dell’Orefice è uno dei migliori clarinettisti fra i
nostri professori, e domenica non ismentì la fama di cui gode».246

DEL PISTOIA, Paolo


Milano, 1931 - «[…] meno noto riusciva il clarinettista che si
conquistò subito, con la impeccabile e nitida morbidezza della sua
esecuzione, il più caldo e meritato consenso».247

DEL TORO, Ettore


Taranto, 1937 - «“I Lombardi”, sempre cari ai buongustai, sono
serviti per presentarci un autentico artista nel giovanissimo
clarinettista prof. Del Toro, che è dotato di ottima voce, preciso
maneggio e stacco di sicurezza assoluta e perfetta uguaglianza in tutti
i registri».248

DEMARCHI, Enrico
Cuneo, 1906 - «[…] fu applauditissimo nei Due Foscari il bravo
clarinettista Enrico Drmarchi che confermò la sua fama di solista
eccellente, dalla simpatica e morbida cavata».249

DI GIROLAMO, Bruno
* Caserta, 1998 - «[…] si è subito imposto all’uditorio per […] una
scelta di sonorità calibrate ed una ricercatezza di particolari e di
244
Trieste, Il Piccolo, 10 marzo 1905.
245
Trieste, L’Indipendente, 1909, n° 121, p. 2.
246
Napoli, Napoli Musicale, 1868, n° 12, p. 6
247
Milano, Corriere della Sera, 5 dicembre 1931, p. 5.
248
Taranto, La voce del Popolo, 1937, n° 13, p. 3.
249
Cuneo, Il Saviglianese, 28 settembre 1906, p. 3.

86
sfumature frutto di uno studio e di una lettura approfondita nonché
di una padronanza tecnica dello strumento e di grande
professionalità».250
* Ferentino (Frosinone), 2006 - «[…] riesce a trasmettere insieme al
quartetto, con agilità, qualità e limpidezza, quella poesia che aveva
dentro di sé il grande Mozart».251
* Schliersee (Germania), 2015 - «Il Maestro al clarinetto […]. È
difficile valutare l’arte di Di Girolamo. Posso solo dire che mi sono
emozionato fino alle lacrime. Non pensavo che si potesse suonare in
questo modo questo strumento, fino a quando non ho ascoltato Di
Girolamo».252

ERBA, Costantino
Buenos Aires (Argentina), 1857 - «Il Clarinetto, che sembra essere
un istrumento così ingrato, incanta suonato da questo professore,
che lo modula con una purezza ammirabile».253

FASANO, Tommaso
* Milano, 1840 - «Tommaso Fasano, professore di clarinetto di
Napoli, venne anni sono, per consiglio di Rossini chiamato a Parigi
a dirigere le bande, ma avendo quindi deplorabilmente perduta la
vista rimase privo d’ogni impiego […]. Questo distinto suonatore di
clarinetto, eseguì assai bene e con molto effetto tre aggradevoli pezzi
con accompagnamento d’orchestra, il primo e l’ultimo de’ quali
erano di sua composizione. L’imboccatura del Fasano può chiamarsi
felice, e la cavata sembrò forte: in qualche momento egli poi diede
una tale modificazione ed ammorzatura all’emissione de’ suoni da
renderci meravigliati e da suscitare applausi ad ogni frase».254
* Bologna, 1843 – «[…] quanto di più difficile, ed insieme
ammirabile Egli eseguisce col Clarino dal quale giunge perfino a
trarre tre voci ad una volta».255
* Venezia, 1853 - «Quel sonatore perito, che trae dal suo clarinetto
250
Caserta, Corriere di Caserta, 16 settembre 1998, p. 12.
251
Ferentino, Frintinu me, Giugno 2006, n° 2 p. 3.
252
Monaco, Münchner Merkur, 19 ottobre 2015, p. 1.
253
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1857, p. 302.
254
Milano, La Moda, 1840, n° 6, p. 21.
255
Bologna, Il Felsineo, 1843, n° 44, p. 350.

87
suoni così mirabili per la potenza del maneggio, e quando per la gran
lena, quando per la soavità della cavata, per quella voce, che sì
delicatamente fila […] s’ammirò in ispecie certi arditi contrasti di
note basse ed acute, non so qual gioco di doppie voci, certe sottili
smorzature; suoni, come a dire, in fiato, note miracolosamente tenute
e trillate, che gradevolmente sorpresero […]».256

FERRANTI, Franco
* Roma, 1983 - «Tutt’altra cosa dal jazz che anima il Concerto per
clarinetto e orchestra di Aaron Copland. Più schietto, certamente,
ma più scontato (la sorpresa, semmai, è venuta dal clarinettista
Franco Ferranti, formidabile per virtuosismo e sensibilità)».257
* Roma, 1987 - «Anche nella parte centrale [del Capriccio per
Clarinetto e Orchestra di Sergio Rendine], manifestamente
concertante, grazie alla bravura strepitosa di Franco Ferranti, il
clarinetto solista non ha perso occasione di balzare in primo piano,
divertito ed arguto».258
* Roma, 1988 - «[…] il clarinettista Franco Ferranti ha aggiunto la
sua bellissima tecnica e la straordinaria bellezza del suono».259

FICCARELLI, Stanislao
Padova, 1867 - «Tre furono i pezzi con cui strappò veramente la
scintilla d’artista; ma dove abbiamo ammirato più efficaciamente la
forza, l’agilità, l’eleganza, lo sfolgorio per così dire di note, è nella
introduzione e quartettino dei Puritani, che a nostro credere può
dirsi la pietra di paragone colla quale si giudica l’oro [sic!]. Bella
puranco l’esecuzione della romanza senza parole, ma
quell’estentazione del suo compositore di scimmiottare le astruserie
della scuola tedesca non ci garba gran fatto, e noi preferiremmo che
il sig. Ficcarelli interpretasse sempre le cose nostre, sicuro che il
cuore di chi l’ode non resterebbe un muscolo inerte come nei diavolii
tutto affatto meccanici di Liszt. Il concerto del bravo clarino fu
tanto più sorprendente quanto meno atteso. Nella fantasia originale
256
Milano, L’Italia Musicale, 1853, n° 45, p. 181.
257
Roma, L’Unità, 1° febbraio 1983, p. 15.
258
Milano, Corriere della Sera, Edizione di Roma, 11 marzo 1987, p. 32.
259
Roma, La Repubblica, 15 ottobre 1988, p. 36.

88
ebbe molti applausi per l’agilità e la bravura; in quella poi sul Ballo
in Maschera, a piccolo clarino ei diede spicco di soavità, colorito
degli adagi ed ebbe un compiuto trionfo. Nella polka di concerto
coll’altro clarino ci mancano le parole per dipingere l’effetto sugli
ascoltatori».260

FILIPPINI, Leonardo
Venezia, 1828 - «Il signor Filippini sonò due concerti sul clarinetto,
il primo, io credo, del signor [Pietro] Tonassi, l’altro tratto da un bel
motivo della Caritea [di S. Mercadante], e, si nell’uno che nell’altro,
il giovane professore diede un bel saggio di perizia, padroneggiando
il suo istrumento in mezzo ai salti più arditi e a difficoltà poco usate
[…] lodarono i professori la cavata, che buona e dilicata trovarono
nel signor Filippini».261

FORTINA, Fortunato
Milano, 1845 - «La cavata di questo nuovo allievo di [Benedetto]
Carulli è pura, forte, morbida, rotonda, flessibile, piena;
l’intonazione sicura; l’imboccatura felice: dai più acuti suoni passa ai
più bassi con una rara facilità e scioltezza, ora li ammorza ed ora li fa
prorompere, in bravura ed in accento emulando i più grandi
suonatori».262

FUCITO, Alfonso
Napoli, 1866 - «Il Fucito è un giovane clarinettista che fa onore al
nostro Collegio di Musica. Egli già allievo del Sebastiani, compiva i
suoi studi con l’attuale professore Pontillo, ed è tale suonatore che
ogni orchestra si dovrebbe tenere ben paga di averlo fra le sue fila,
affidandogli senza il menomo scrupolo anche il compito di solista
[…]».263

GABUCCI, Agostino
* Roma, 1958 - «[…] esecutore di bella rinomanza ed autore di
260
Padova, Giornale di Padova, 1867, n° 114, p. 4.
261
Milano, I Teatri, 1828, Tomo II, Parte I, p. 334.
262
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1845, p. 44.
263
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1866, nn° 34 e 35, p. 3.

89
moltissime pregevoli opere didattiche».264
* «Di Gabucci si esaltava la qualità timbrica del suono, la sua
uguaglianza nei vari registri, il virtuosismo e la “grande
musicalità”».265

GAMBACURTA, Fernando
* Roma, 1948 - «Alla esecuzione ha preso parte il clarinettista
Fernando Gambacurta, strumentista dotato di eccezionali doti nel
suono e di sicura tecnica e musicalità».266
* Roma, 1953 - «[…] nel Concerto per clarinetto e orchestra di
Copland si è fatto apprezzare e applaudire per la sua bella “voce” ed
una tecnica perfetta: una esecuzione, quella del Gambacurta, che è
riuscita a nobilitare la palese povertà musicale della
composizione».267

GANDINI, Giacomo
Venezia, 1959 - «Il clarinetto è trattato a dovere, e bisogna
convenire che il clarinettista Giacomo Gandini […] ha suonato in
modo superiore ad ogni elogio».268

GARBARINO, Giuseppe
* Torino, 1973 - «Il clarinettista Garbarino s’inserisce felicemente,
dando a divedere d’essere non solo un virtuoso dello strumento, ma
un artista colto e sensibile […]».269
* Torino, 1977 - «Poi un Jubilus I di Flavio Testi per il clarinetto
solo, dove Garbarino si scapriccia in tutte le acrobazie e voIute
capricciose consentite dal volubile strumento, non escluse le note
doppie».270
* Torino, 1978 - «All’esecuzione del Quintetto mozartiano il
Garbarino ha dato opera come strumentista, ed essa è riuscita, si può
264
Roma, Risveglio Bandistico, 1958, p. 16.
265
Milano, Suonare News, 1998, n° 6.
266
Roma, Giornale d’Italia, 16 Marzo 1948.
267
Roma, Momento Sera, 3 dicembre 1953.
268
Milano, Corriere della Sera, 12 settembre 1959, p. 6.
269
Torino, La Stampa, 23 marzo 1973, p. 7.
270
Torino, La Stampa, 23 febbraio 1977, p. 7.

90
dire, perfetta per equilibrio fonico e proprietà d’interpretazione».271

GIUFFREDI, Corrado
* Roma, 1985 - «[…] vivace, agilissimo, pieno di contrasti, perfetto
per lo Studio di Donizetti ma anche per la Rapsodia debussiana con
i suoi continui mutamenti di colore».272
* Trento, 2016 - «[…] il clarinetto di Giuffredi dal suono
straordinariamente ricco, brillante, levigato, gestito con tecnica da
vero virtuoso».273
* 2016 - «Giuffredi ha un bel suono delicato, pieno e rotondo,
molto attento agli attacchi delicati. Tuttavia nel Duett-Concertino la
tecnica non basta, e infatti egli ripaga il nostro ascolto con il giusto
pathos, senza mai far cadere la tensione […]».274

GORI, Raffaele
Napoli, 1855 - «[…] in quella prontezza di accento, in quell’incanto
di voce, in quella chiarezza e disinvoltura di agilità, che nel
giovanetto Gori fanno apparire il provetto suonatore, non si può
non di ricordare la scuola dell’esimio [Ferdinando] Sebastiani».275

GUZZONI, Lorenzo
2003 - «[…] il virtuosismo di Lorenzo Guzzoni […] palesa doti
strumentali di tecnica e arguzia ineccepibili per il pirotecnico
lavoro».276

INCENZO, Michele
* Roma, 1973 - «[…] dal suono chiaro e brillante pur nei passaggi
più diabolicamente virtuosistici, eccellente soprattutto in una
Rapsodia di Debussy e nell’Introduzione, tema e variazioni di
Weber».277
* Roma, 1976 - «L’orchestra era più in forma del solito, stimolata
271
Torino, La Stampa, 15 gennaio 1978, p. 9.
272
Roma, La Repubblica, 23 novembre 1985, p. 24.
273
Trento, L’Adige, 4 febbraio 2016.
274
Milano, Musica, Dicembre 2015 / Gennaio 2016, n° 272, p. 57.
275
Napoli, La Musica, 1855, p. 180.
276
Milano, Suonare News, Febbraio 2003.
277
Roma, L’Unità, 29 aprile 1973, p. 9.

91
anche dal desiderio di fare onore a un collega, Michele Incenzo, da
parecchi anni splendido clarinettista di Santa Cecilia. L’Incenzo ha
interpretato con suono, fraseggio, musicalità e virtuosismo di primo
ordine il Concerto op. 74, per clarinetto e orchestra, di Weber.
Applauditissimo, il clarinettista ha eseguito, fuori programma, una
serie di spericolate variazioni».278

JACOMONI, Francesco
Livorno, 1845 - «La somma maestria, colla quale egli tratta il suo
stromento, la straordinaria agilità con la quale sa percorrere tutti i
suoni, la dolcezza della voce, ed il modo con cui unisce il gusto alla
difficoltà, pongono questo artista nel numero di quelli, che ergendosi
sull’ali del proprio genio, formano da per se soli un’epoca all’arte che
professano».279

JUCCI, Lucio
1933 - «È certo ora uno dei migliori che v’abbiamo in Italia, non
soltanto per la sua meccanica, pronta a piegarsi a tutte le esigenze (e
non son poche) di cui sono piene le moderne partiture; ma anche per
il suono intimo profondo e nel medesimo tempo robusto ed eguale
che egli sa trarre dallo strumento. E se la tecnica del Nostro è
particolarmente sensibile nel giuoco dello “staccato” e del
“picchettato” (qui egli raggiunge effetti di sorprendente efficacia
nella sgranatura eguale e precisa delle note), il suo canto, legato e
continuo, è di una limpidezza genuina veramente rara».280

LABANCHI, Gaetano
* Napoli, 1862 - «[…] il valoroso clarinettista sig. La Banchi [sic.!],
applaudito al novellamente presentarsi al pubblico, sfoggiò in
bellezze e difficoltà insieme col suo clarinetto. Le incantevoli
melodie della Borgia del non mai abbastanza compianto
DONIZETTI infusero nell’uditorio tutti gli affetti di cui sono
rivelatrici. Eseguite dal professore La Banchi, che le suonò prima
originalmente, e poscia con arte e gusto variate, desse strapparono
278
Roma, L’Unità, 6 gennaio 1976, p. 7.
279
Firenze, Gazzetta di Firenze, 24 luglio 1845, p. 4.
280
Roma, Rassegna Dorica, 1933, n° 7, p. 172.

92
dall’accalcato uditorio i più vivi e sinceri battimani».281
* Napoli, 1866 - «Il Clarinettista Labanchi eseguì una sua fantasia
sul Ballo in Maschera. Fu ammirevole solo per agilità e cavata, ma
lasciò desiderio di maggiore accento, tanto più che la natura della sua
composizione, sopraccarica di note, lo esigeva innanzi tutto».282

LEONESI, Giuseppe
Sant’Arcangelo, 1856 - «Leonesi col suo clarino seppe vincere le più
astruse difficoltà, e produsse effetti di un fascino indescrivibile».283

LIVERANI, Domenico
* Parigi, 1839 - «Il sig. Liverani ha talmente animato il suo magico
clarinetto che ci ha fatto pensare a’ que’ tempi favolosi che i geni ed i
silfi si nascondevano in un pezzo di canna. Liverani suona come
Rubini canta».284
* Roma, 1846 - «Chi ode il Liverani, l’ingegno del quale è sì delicato
e sì energico che sa essere a sua volta grazioso e malinconico, che
parla al cuore con una espressione sì forte, sì intima, non può a meno
di chiedere se il clarino da lui trattato sia lo stesso stromento trattato
dalla maggior parte degli odierni suonatori che trasformano l’arte del
cuore in un oggetto di meccanica curiosità. Il Liverani sorprese
l’uditorio per la dolcezza e finitezza dell’ esecuzione. Egli percorre
una scala indefluita di note senza alterarne mai una: sembrano esse
tanti fiori leggiadri affasciati in un elegantissimo serto. L’esimio
clarinista conosce poi mirabilmente l’artificio de’ contrasti; e a un
forte straordinario fa succedere un piano leggerissimo; nell’adagio è
tutta dolcezza e fa battere il cuore con carezzevole diletto; nell’
allegro è di una gaiezza di un impeto d’estro che attrae».285

LUNA, Vittorio
* Palermo, 1965 - «[…] al cui sbalorditivo virtuosismo il pubblico
deve la scoperta di un aspetto del clarinetto che sembrava essere
281
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1862, n° 47, p. 3.
282
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1866, nn° 8 e 9, p. 3.
283
Milano, L’Italia Musicale, 1856, p. 319.
284
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1839, n° 784, p. 7.
285
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1846, n° 1150, p. 198.

93
sfuggito ai nuovi compositori».286
* 1989 - «[Il] Maestro Vittorio Luna (1° Clarinetto dell’Orchestra
Sinfonica Siciliana) il non plus ultra dei clarinettisti siciliani».287

MAGISTRELLI, Luigi
* 1998 - «Luigi Magistrelli è un bravo esecutore con una forte
personalità artistica, caratterizzata da passione, delicatezza e
naturalezza. Il suo approccio è “con amore” da Alpha a Omega.
Sempre consapevole delle qualità liriche dello strumento Magistrelli
riesce a far emergere una varietà di sfumature che fanno da
complemento al suo fraseggio elegante».288
* 1998 - «Egli suona con tale abilità che la sua musicalità sembra
emergere naturalmente senza nessuno sforzo, nonostante le numerose
difficoltà tecniche che abbondano in questa composizione, come del
resto nelle altre composizioni di Spohr per clarinetto. Un’altra
qualità ammirabile è l’omogeneità del suo suono, che è puro,
rotondo e risonante in tutti i registri, una qualità che è possibile
ammirare in molti clarinettisti professionisti, ma che raramente arriva
a un simile grado di eccellenza».289

MAGNANI, Aurelio
Roma, 1902 - «Il prof. Magnani, lo diciamo volentieri, è ormai una
gloria dell’arte sublime della musica, poiché non solo egli è il dolce,
l’insuperabile solista di clarino, non solo è lo stimato e colto maestro
della nostra Accademia, ma è anche autore di splendidi spartiti […].
Maestro coscienzioso e provetto nella didattica, ha già creato
numerosi e bravi allievi, molti dei quali furono giudicati all’estero in
grandissima fama».290

MARASCO, Giuseppe
* Venezia, 1893 - «[…] il professore Marasco di questo Liceo
Benedetto Marcello, suonatore invero meraviglioso sotto ogni punto
286
Milano, Musica d’oggi, 1965, p. 255.
287
Sambuca di Sicilia, La Voce di Sambuca, 1989, n° 281, p. 3.
288
Cincinnati, American Record Guide, Luglio/Agosto 1998, p. 221
289
Lyons, The Clarinet, Dicembre 1998, p. 93.
290
Roma, Gazzetta di Roma, 18 luglio 1902.

94
di vista».291
* Venezia, 1923 - «[Il] Quartetto Veneziano […] ha deliziato con
un’esecuzione superba del quintetto op. 115 con clarinetto di
Brahms grazie alla collaborazione di quell’illustre clarinettista che è
pur sempre il prof. Giuseppe Marasco».292

MARCANDALLI, Francesco
Alessandria, 1879 - «Il concerto per clarinetto sullo Stabat di
Rossini venne suonato dal prof. Mercandalli con quella valentia che
lo distingue in modo raro; crediamo inutile fargli lode poiché la sua
maniera di esecuzione è superiore ad ogni elogio».293

MARELLI, Michele
2016 - «[…] per la serietà e la creatività con cui lavora dentro e
fuori il proprio strumento, merita elogi e ammirazione. Sapere che
esistono strumentisti di tale livello può essere fin tranquillizzante per
un compositore di oggi, che, in altre parole, sa di poter contare su
musicisti di tale qualità, capaci di produrre forza espansiva
all’interno della propria poetica».294

MARIANI, Peppino
Torino, 1977 - «[Nel] Concerto in do minore di Felice Radicati per
clarinetto obbligato e orchestra […] applaudito con calore […]».295

MARIOZZI, Vincenzo
* Roma, 1986 - «[…] ha interpretato, sotto la guida di Sinopoli, il
Concerto n. 2 in mi bemolle maggiore di Carl Maria von Weber.
Sinopoli e Mariozzi ne hanno dato un’ immagine notturna, come di
fantasmi sonori che s’aggirano nel ricordo. E gli applausi sono
esplosi, giustamente, entusiastici».296
* Verona, 2009 - «Il sublime Concerto per clarinetto K. 622,
composti due mesi prima della morte, nell’autunno 1791, ha visto
291
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1893, p. 440.
292
Torino, Il Pianoforte, 1923, p. 133.
293
Casale Monferrato, Il Monferrato, 4 maggio 1879, p. 2.
294
Milano, Amadeus, Novembre 2016, p. 108.
295
Torino, La Stampa, 14 giugno 1977, p. 9.
296
Roma, La Repubblica, 29 ottobre 1986, p. 34.

95
rifulgere tecnica e pensiero di Vincenzo Mariozzi, splendido per la
naturale adesione stilistica e per la capacità di concretizzarla in
eleganza, precisione, seduzione poetica del timbro, così spesso spinto
dall’autore verso misteriose velature di senso e di colore».297

MARTINA, Cornelio
Alessandria, 1976 - «Il programma è stato interamente bene
eseguito, nonostante la varietà e la difficoltà dei brani da Cornelio
Martina […] il bel suono e sicura tecnica del clarinettista […]».298

MASTELLI, Bruto
Saluzzo (Cuneo), 1913 - «Fu ammirato assai e applaudito a lungo il
Prof. Bruto Mastelli nelle “Variazioni per clarinetto”. Certo sarebbe
potuto apprezzarsi ancor più la sua virtuosità e la delicatezza della
sua cavata, come pure il finissimo ricamo di note del [Luigi] Bassi, se
fosse regnato maggior silenzio».299

MAZZOLENI, Pietro
Cadice (Spagna), 1834 - «[…] commendevolissimo si rese il sig.
Pietro Mazzoleni eseguendo magnificamente col clarinetto un bel
concerto, e distinguendosi specialmente per una cavata di voce assai
insinuante, e per una maniera di esprimersi assai toccante».300

MELONI, Fabrizio
* Varese, 2002 - «Fabrizio è un artista poliedrico ed eclettico […].
Alle venature patetiche Meloni preferisce la libertà di un suono che
possa anche sconcertare ma, nello stesso tempo, appropriarsi di
nuovi significati».301
* Genova, 2006 - «Il Concerto K 622 è un capolavoro assoluto
[…]. Una grande pagina che Fabrizio Meloni ha restituito con
bravura: suono pieno, bello, intonazione perfetta, una notevole
gamma di sfumature e di dinamiche in uno stile esecutivo rigoroso e
297
Verona, L’Arena, 6 aprile 2009.
298
Alessandria, Il Piccolo, 21 aprile 1976, p. 3.
299
Saluzzo, Corriere di Saluzzo, 7 giugno 1913, p. 3.
300
Milano, Il Censore Universale di Teatri, 1834, p. 321.
301
Milano, Corriere della Sera, 6 luglio 2002, p. 56.

96
sostenuto con equilibrio. L’ accoglienza della platea è stata talmente
entusiastica da spingere l’ artista a concedere come bis proprio il
citato Adagio».302

MILUCCIO, Giacomo
* Napoli, 1968 - «Il nitore della tecnica che disinvoltamente e con
assoluta sicurezza sormonta gli ostacoli anche nei passaggi più ardui
e dove più s’infittiscono le note, il Miluccio ha integrato con una
finissima sensibilità, proprio e soprattutto dove la composizione
esigeva purezza e diafana delicatezza di suono, grazie ad un
sorvegliatissimo dominio dell’emissione. Le medesime doti del
solista sono emerse, e sempre con fluidità tecnica, attenta
graduazione di coloriti fino agli appena percettibili pianissimi, e
sensibilità espressiva, nel molto gradevole «Concerto» in MIb magg
op. 36, per clarinetto e orchestra, di Frantisek Kramar […]».303
* Napoli, 1972 - «Il Miluccio, primo clarinetto dell’orchestra
sancarliana, sebbene non faccia professione assidua di concertista, ha
qualità strumentali e musicali spiccatissime. Ne abbiamo riammirato
ieri sera, la densità e insieme l’omogeneità e purezza del suono,
l’articolatissimo e insieme puntualissimo giuoco tecnico, la curva
docile e morbida del canto, la vaghezza e l’efficacia espressiva dei
coloriti, che, nella dinamica attenta e misuratissima del fraseggio,
raggiungono pianissimi di impalpabile, preziosa levità».304
* Napoli, 1973 - «[…] una deliziosa interpretazione del Concerto
n°2 in Mib maggiore op.74 [di C. M. von Weber] per clarinetto e
orchestra: un’interpretazione riuscita, in una nobile gara, tra
l’orchestra guidata dal Chmura e il clarinettista Giacomo Miluccio,
un capolavoro di misura e di intimità espressiva. Il Miluccio ha ieri
sera superato le migliori esecuzione che di lui ricordiamo già con
tanta ammirazione […]. L’emissione dominatissima gli ha
consentito di creare con i pianissimi stupendi, veli di suono
dolcissimi, e con le morbidissime curve melodiche, un’atmosfera di
notturno incanto, di serenissima pace, pur avvivata da una tenera
commozione, nel delicatissimo andante. Molto brillante, ma pur esso
302
Roma, La Repubblica, sez. Genova, 26 marzo 2006, p. 10.
303
Napoli, Il Mattino, 11 novembre 1968, p. 18.
304
Napoli, Il Mattino, 30 ottobre 1972, p. 6.

97
nobilmente velato di malinconia, è riuscito al Miluccio anche il terzo
movimento Alla Polacca».305

MIRCO, Domenico
* Milano, 1850 - «Il pregio principale del giovane concertista
consiste a parer nostro nell’espressione con la quale canta più che
suona l’adagio. Ha una certe messe di voce che bastano sole a
strappare un applauso, colorito felicissimo, effetto straordinario nel
rinforzare e smorzare le note».306
* Milano, 1850 - «Dal suo clarinetto esce una voce umana che ti
ricerca le fibre più intime del cuore, con una sola nota ti fa
prorompere all’applauso, chè in quella nota è trasfusa tutta la
passione di un’anima che sente».307
* Milano, 1860 - «Il Mirco è un egregio suonatore di clarinetto,
specialmente per la dolcezza della cavata e pel sentimento con cui
modula le appassionate melodie del repertorio italiano: nelle
difficoltà certo non raggiunge quel miracolo del Cavallini, e anzi
talora incespica, ma quando si mantiene nei limiti del canto e del
meccanismo adatto alle sue forze è un artista che dà piacere sebbene
suoni quell’ingrato istrumento».308

MIRCO, Giuseppe
Trieste, 1855 - «L’egregio professore fe’ cose sorprendenti col suo
istrumento, dal quale ei sa trarre suoni or forti, or dilicati, piegandoli
quando a soave melodia, quando a bizzarri trilla menti, quando a
dolci ammorzature, che riescon per tale guisa piacevoli da produrre
negli ascoltatori ben viva sensazione».309

MIRETTI, Pierino
Torino, 1972 - «Con ottimo fraseggio il clarinettista Pierino Miretti
ha poi esposto il Concerto n. 3 del boemo Karl Stamitz […]».310

305
Napoli, Il Mattino, 21 novembre 1973, p. 10.
306
Milano, L’Italia Musicale, 1850, p. 273.
307
Milano, L’Italia Musicale, 1850, p. 286.
308
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1860, p. 230.
309
Milano, La Fama, 1855, p. 147.
310
Torino, La Stampa, 13 dicembre 1972, p. 9.

98
NERONI, Luigi
Matera, 1967 - «Il clarinettista Luigi Neroni, ha fatto risplendere
appieno il suo notevole virtuosismo strumentale accompagnato da
una profonda musicalità e di una ricchezza di doti interpretative,
quali solo raramente è possibile riscontrare in solisti di strumenti a
fiato».311

NORRITO, Giuseppe
San Francisco (U.S.A.), 1911 - «Il suo suono era continuo, puro e
simpatico […]. La sua tecnica delle dita era notevole e la sua
esibizione ha meritato la richiesta di un bis».312

PALERMO, Calogero
* Roma, 2002 - «[…] ha trionfato il suono terso del clarinetto di
Calogero Palermo, solista nel Concerto mozartiano in la maggiore.
Ah, la musicalità, il fraseggio poetico!»313
* Rutigliano (Bari), 2005 - «Calogero ha messo in luce un suono
morbido, pieno ed espressivo, con una tecnica ferrata che gli
permette omogeneità timbrica in tutti i registri dello strumento ed
una gran facilità nel passaggio dal virtuosismo alla cantabilità».314

PAONE, Ulderico
Napoli, 1945 - «Purissimo per intonazione, esperto d’ogni
accorgimento tecnico, vago nella qualità del suono che sa ottenere,
quando occorra, vivacemente brillante e dolcemente opaco».315

PARISI, Rocco
* Torino, 1992 - «Il clarinettista Rocco Parisi ha dimostrato la sua
abilità nell’alternare il parlato ai suoni dello strumento; altrettanto
efficace è parsa la sua esecuzione di Soft, pagina solistica in cui
Donatoni scivola con gradualità dalla salmodia soffice e vellutata al
311
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, Cronache della Basilicata, 19 maggio 1967,
p. 15.
312
San Francisco, The San Francisco Call, 5 ottobre 1911, p.5.
313
Milano, Corriere della Sera, Edizione di Roma, 9 giugno 2002, p. 55.
314
Bari, Contrappunti, Ottobre 2005, p. 12.
315
Napoli, Il Paese, 6 dicembre 1945.

99
divertimento clownesco».316
* Assisi (Perugia), 2013 - «ll clarinettista basso italiano Rocco Parisi
emana carisma - il suo sorriso si accende a ogni fase e quando suona,
la sua personalità va dritto attraverso il suo clarinetto basso al
pubblico».317

PELLEGRINI, Donato
* Firenze, 1825 - «Lo stacco di lingua, la perfetta intuonazione, la
facilità sorprendente con la quale egli percorre le scale del suo
istrumento, la purità e l’uguaglianza dei suoni, ch’egli sa cavarne;
assicurano al Sig. Pellegrini un posto distinto, al quale altri potranno
arrivarlo, ma difficilmente oltrepassarlo; Pellegrini è il Paganini del
Clarinetto - Egli seppe creare uno stile che s’allontana da tutte le
Scuole, e lo qualifica Esecutore senza confini».318
* Milano, 1827 - «Domina in parte il proprio istrumento con molta
sicurezza, e con meccanica precisione non comune. Possiede una
cavata robusta e vibrata, ma di questa è ben poco padrone, sicchè
non può forse filare e portare le voci con quella dolcezza di
espressione che sono la vera anima della musica».319

PERI, Alessandro
* Cremona, 1839 - «Il professore signor Alessandro Peri suonò
grandi variazioni per clarinetto del professor Cavallini così
maestrevolmente che diede a conoscere non vi avere difficoltà di sua
perizia».320
* Cremona, 1851 - «[…] valente suonatore di clarinetto, il quale alla
soavità dei suoni unisce la maggiore maestria nel superare le più
ardue difficoltà del suo istrumento».321

PERUZZI, Elio
* Vicenza, 1949 - «Nell’esecuzione del Concerto n° 2 op. 74 di
Weber, riuscì con morbida e pastosa voce a superare impervie
316
Torino, StampaSera, 1992, n° 81, p. 23.
317
Fron, Clarinet & Saxophone, 2013, n° 3, p. 10.
318
Firenze, Gazzetta di Firenze, 1825, n° 145, p. 4.
319
Milano, I Teatri, 1827, Tomo I, Parte I, p. 263.
320
Cremona, Gazzetta Privilegiata di Cremona, 1839, n° 22, p. 1.
321
Milano, L’Italia Musicale, 1851, p. 35.

100
difficoltà tecniche ponendo in risalto, con accenti patetici, la
romantica atmosfera dell’opera stessa».322
* Vicenza, 1961 - «Elio Peruzzi nel Quartetto [sic!] in la magg. K.
581 di Mozart, ha brillantemente illustrato le sue notevoli doti
artistiche, imprimendo al clarinetto una voce decisa, sicura, ora tenue
e soffusa di malinconia, ora più forte ed imperiosa, ma sempre
nitida, calda, equilibrata».323

PEZZANA, Lodovico
* Venezia, 1815 - «Nell’istrumentale s’è singolarmente in sommo
grado distinto il su mentovato egregio socio sig. Pezzena in un
concerto di clarinetto del sig. Pranzer. Il toccante suono di quel
strumento nuovi pregi acquistando dalla maestria del valentissimo
Filarmonico, attrasse innumerevoli plausi che tratto tratto ne
interrompevano il corso, formando il più energico elogio di lui».324
* Venezia, 1817 - «Nella parte istrumentale furono ammirate le
variazioni per clarinetto composte dal sig. maestro [Nicola] Vaccai
per il sig. Lodovico Pezzana, aggionto alla Presidenza che le eseguì
con quella precisione e dolcezza, per cui brilla e rapisce lo strumento
sul labbro suo».325
* Bologna, 1827 - «Oggetto poi d’universale sorpresa si rese il
veneto signor Pezzana celebre professore di Clarino nei diversi pezzi
da lui eseguiti, quali diede ben chiaro a divedere non avere, fra noi,
altri, che valga a superarlo nella sua maestria, ed eccellenza».326

PEZZULLO, Franco
* Milano, 1966 - «Lo stupendo K. 622 è stato suonato dal
clarinettista Franco Pezzullo con agilità di espressioni
affettuosamente dialoganti».327
* Siena, 1968 - «[…] disinvolto ed acrobaticamente sicuro di sé al
punto di trascurare talvolta l’assoluta esattezza dell’intonazione».328
322
Vicenza, Il Giornale di Vicenza, 13 dicembre 1949.
323
Bologna, L’Avvenire d’Italia, 25 Gennaio 1961.
324
Venezia, Giornale di Venezia, 18 marzo 1815.
325
Venezia, Giornale di Venezia, 6 novembre1817.
326
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1827, n° 150, p. 28.
327
Milano, Corriere della Sera, 22 novembre 1966, p. 12.
328
Firenze, Nuova Antologia, 1968, p. 283.

101
PIANA, Giuseppe
Milano, 1845 - «Anche il professor Piana, nella bella suonata di
Weber, ha mostrato di essere perfetto ed elegante suonatore di
clarinetto».329

PIZZI, Carlo
Castel San Giovanni (Piacenza), 1841 - «[…] eseguì sul clarinetto
con vera precisione e colorito un concerto a lui dedicato dal celebre
signor Cavallini,330 e richiamò unanimi applausi per la sicurezza nel
vincere le difficoltà, e pel modo con cui sapeva ricercare le vie del
cuore».331

POMARICO, Cosimo
Buenos Aires (Argentina), 1974 - «Il distinto clarinettista animo con
grande personalità il Concerto n° 1 op. 73, di Weber, interpretando
la parte solista con caratteri di bella musicalità. I toni vellutati del
registro grave, così come le vibrazioni che ottiene nel registro acuto,
bilanciarono una colorazione timbrica di grande valore
nell’interpretare l’opera di Weber».332

PONTILLO, Francesco
Napoli, 1871 - «[…] il Pontillo, l’erede della corda del
[Ferdinando] Sebastiani, dalla cavata espansiva che ti riempie una
vasta sala da teatro, dall’accento corretto e dall’espressione
toccante».333

POZZI, Carlo
Milano, 1883 - «[…] da molto tempo non si ode una voce di
clarino così pastosa, così dolce, e non si trova tanto sentimento
nell’interpretazione degli adagi e tanta bravura d’agilità».334
329
Milano, Il Pirata, 1845, p. 382.
330
Ernesto Cavallini dedicò al Pozzi le sue Variazioni sopra un tema del Maes.°
Bellini nell’Opera La Straniera per clarinetto e orchestra (o pianoforte), pubblicate
a Milano dall’editore Ricordi proprio nel 1841.
331
Parma, Gazzetta di Parma, Supplemento al n° 48, 16 giugno 1841, p. 2.
332
Buenos Aires, La Prensa, 21 Settembre 1974.
333
Napoli, Napoli Musicale, 1871, nn° 18 e 19, p. 6.
334
Milano, Corriere della Sera, 8 luglio 1883, p. 3.

102
RISI, Generoso
Napoli, 1863 - «[…] un particolare plauso al clarinettista Generoso
Risi, che mostra di appartenere a’ pochi buoni suonatori di quel
difficile suo strumento».335

ROCCHI, Guido
Cuneo, 1885 - «Guido Rocchi ci fece udire un concerto per
clarinetto, di autore classico. Bisogna udire quella franchezza di
cavata, quel diluvio di note tutte granite e di perfetta intonazione per
capire ciò che può farsi su quello strumento: basti dire che in sala
pur anco lo si sente volentieri come il più dolce fra gli strumenti
musicali».336

RUSSO, Gaetano
* Sermoneta (Latina), 1984 - «Nel prosieguo della serata si è
ascoltato il clarinettista Gaetano Russo nell’interpretazione di
Domaine (1969) di Pierre Boulez con un impiego dello strumento
senza precedenti, specie nei doppi suoni, in una forma aperta ma
rigorosamente scritta su fogli disposti su dodici leggii che il
clarinettista ha letto successivamente, generando una sorta di
itinerario austero ed incantato, segnato da suoni “frappes”, puntuali,
lucentissimi e da misteriosi silenzi».337
* Napoli, 2010 - «Protagonista indiscusso Gaetano Russo, esibitosi
con il suo clarinetto secondo la sua felicissima ispirazione di rigore
fondante un canto tenerissimo, soprattutto in Mozart, come
sappiamo ed abbiamo gustato ancora. […] c’erano i pezzi solistici di
Strawinky difficilissimi, l’”a solo” dal “Quartetto per la fine dei
tempi” di Messiaen: momenti di maestria e virtuosismo realizzati da
Gaetano Russo in modo altamente espressivo, conquistando i
presenti nonostante l’aspra, moderna scrittura».338

335
Napoli, Gazzetta Musicale di Napoli, 1863, p. 123.
336
Cuneo, Il Saviglianese, 17 aprile 1885, p. 2.
337
Milano, Corriere della Sera, 15 giugno 1984, p. 21.
338
Napoli, Il Roma, 2010, n° 73.

103
SALIERI, Girolamo
* Trieste, 1837 - «[…] e qui si potè ammirare l’immenso studio da
lui fatto nel maneggio del Clarinetto, superando con rara maestria
ogni arduo passaggio dalle acutissime alle profonde basse, traendone
in pari tempo una voce omogenea e toccante».339
* Bologna, 1841 - «Per vero, è lungo tempo che a modo sì
completamente perfetto non avevo udito suonare codesto marziale
strumento, poiché - cavata soavissima e in una robusta – agilità senza
oppressione - stile di canto soavissimo italiano, leale, effettivo,
senz’artifici, tutto vero insomma: nel quale poi in ispecie è da
valutarsi la dolcezza di alcune legature scrisciate senza sforzo sopra
note di grado che ti imitano l’istrumento da arco e la voce umana
(sovrano prototipo d’ogni strumento concertante)
sorprendentemente! Se a ciò aggiugni il vero buon gusto nella
scioltezza de’ pezzi, e la sapienza relativa nelli pezzi da lui stesso
composti, ecco come dovetti convenire che il SALIERI è perfetto
artista italiano!»340

SAVINA, Leonardo
* Torino, 1927 - «[…] la Rapsodia per clarinetto e orchestra di
Debussy, nella quale emerse il valentissimo solista Leonardo Savina,
insegnante nel nostro Liceo Musicale».341
* Torino, 1931 - «[…] la Sonata per clarinetto e pianoforte, che
riunì il Matthey [pianista] a quel valoroso istrumentista, preciso e
melodioso, che è il prof. Savina».342

SCARPONI, Ciro
* Roma, 1984 - «Ciro Scarponi è un grande solista di clarinetto; il
virtuoso emerso in questi anni, fanalino di punta e destinatario della
miglior musica contemporanea. I suoi concerti meritano un posto al
sole presso le istituzioni di maggior prestigio; le sue interpretazioni
sono degne d’ogni attenzione essendo, sempre, illuminanti».343
339
Trieste, La Favilla, 1837, n° 46, p. 4.
340
Bologna, Il Caffè di Petronio, 1841, n° 11, p. 44.
341
Torino, La Stampa, 14 febbraio 1927, p. 5.
342
Torino, La Stampa, 13 giugno 1931, p. 4.
343
Milano, Corriere della Sera, Edizione Roma, 3 dicembre 1984, p. 23.

104
* Roma, 1984 - «Ciro Scarponi, virtuoso d’assalto, sta conquistando
uno spazio inconfondibile con le proprie “scarpinate”. Nessuno
suona come lui - e, dinanzi alla scoperta del “nuovo” clarinetto, il
clarinetto Scarponi, appunto – vien fatto di chiedersi chi è nato
prima. È come la storia della gallina e dell’uovo. Sono stati i
compositori a capovolgere la tecnica del clarinetto, o è stato
Scarponi a indicare le soluzioni-shock? Le note ribattute con la gola
sul pianissimo; quelle “frullate” riprese qui ad incredibili altezze; i
grappoli di suoni, la cosiddetta “respirazione circolare” con il fiato
da sub; gli acuti fuori estensione; ma via, se non fosse Scarponi a
suggerirli, questo programma firmato da otto diversi autori, non
sarebbe mica così omogeneo».344

SCAVO, Giuseppe
Bari, 1964 - «[…] ha efficacemente interpretato una interessante
Sonata di [Paul] Hindemith e il virtuosistico Canto della montagna
di Salvatore Allegra, riconfermandosi esperto strumentista, dotato di
salda tecnica e di ottime qualità musicali e interpretative».345

SCOMA, Enrico (G.)


* Taranto, 1891 - «Lo Scoma conosce bene il suo strumento e ne sa
trarre buoni effetti: sebbene si possa affermare che egli non ha molto
sentimento e dunque talvolta l’esecuzione, se è precisa, non è però
finissima; sebbene si debba riconoscere che egli ricorre un po’
facilmente alle eccessive sonorità, privando così, talvolta, l’esecuzione
di quelle sfumature, di quelle dolcezze che rilevano l’artista meglio
che il suonatore, tuttavia meritò caldi applausi».346
* Londra (Inghilterra), 1898 - «La cavata robusta e modulata,
l’agilità nitida e sicura, l’esecuzione perfetta e corretta, sono doti che
rendono lo Scoma ammirato ed acclamato. L’esecuzione del
Quintetto di Weber fu eccellente; lo Scoma superò tutte le astruse
difficoltà alla perfezione e l’uditorio applaudì l’esimio professore. Lo
Scoma è allievo del [Gaetano] Labanchi di Napoli ed onora il suo
344
Milano, Corriere della Sera, Edizione Roma, 25 maggio 1985, p. 29.
345
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 29 febbraio 1964, p. 6.
346
Lecce, Gazzetta delle Puglie, 1891, n° 43, p. 2.

105
maestro».347

SCORRANO, Luigi
Tricase (Lecce), 1893 - «L’egregio Maestro Luigi Scorrano, il quale
ci fe’ pure gustare il suo magico clarino nel Ballo in maschera; quel
clarino che egli suona con verve, con maestria e con mirabile
intonazione».348

SCOTESE, Torquato Attilio


Bari, 1944 - «[…] l’ottimo clarinettista Attilio Scotese, docente al
Liceo Piccinni, si è rivelato artista virtuoso ed elegante dalla fluida
musicalità sia nella tecnica che nello stile: la pastosità e cantabilità
del suo suono hanno guadagnato l’ammirazione degli ascoltatori».349

SEBASTIANI, Ferdinando
* Firenze, 1828 - «Può dirsi senza adulazione; non è secondo ad
alcuni di quelli che finora udimmo questo giovine professore di
clarinetto. Somma è la precisione, la nettezza, l’agilità con cui egli
eseguisce qualunque sonata; ora egli trae gran corpo di voce dal suo
stromento, ora la attenua in un filo sottilissimo; l’uno e l’altro con
tutta bravura opportunamente. Non posson farsi con più precisione i
trilli; egli fa scale ascendenti e discendenti con tale colpo di lingua
che paragonar si posson alle note picchettate più felicemente sul
violino. Egli vince qualunque difficoltà con tal facilità che, ai meno
periti parvero facili diversi pezzi che egli eseguì, benché difficilissimi.
E quel che compie il suo elogio, egli fa parlar lo stromento con
tant’anima, che quasi nelle sue mani esso divien emulo della voce
umana».350
* Napoli, 1839 - «Sarebbe superfluo il voler fare degli elogi a questo
valentissimo artista che gode già una riputazione europea. Chi non sa
che egli eseguisce sul clarino quanto può solo immaginarsi dalla
mente non quanto è dato ad un uomo di poter fare? Egli all’arte e
alla maestria nel saper superare e vincere le più grandi difficoltà
347
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1898, p. 397.
348
Lecce, Gazzetta delle Puglie, 1893, n° 44, p. 2.
349
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 9 aprile 1944, p. 4.
350
Bologna, I Teatri, 1828, Tomo III, Parte I, pp. 60-61.

106
aggiunge una dolcezza di corda, una delicatezza ed espressione che
taluna fiata sembra il suo clarinetto quasi animarsi ed anzi che uno
strumento ti par d’udire una voce umana la più cara ed
insinuante».351
* Milano, 1843 - «Primo, senza dubbio, tra tutt’i nostri professori e
suonatori di clarinetto, non sappiamo chi potrebbe mettergli accanto
in Europa; ma sappiamo che basta udirlo con orecchio sano e cuor
gentile, per non aver altro a bramare. Se il vigore temperato dalla
dolcezza, la dolcezza congiunta alla grazia, e tutti e tre obbedienti
senza la minima fatica alle più rigorose leggi del tempo; se la soavità
che blandisce, l’energia che scuote, la maestria che sorprende, la
leggiadria che incatena, il patetico che trionfa si deggiono porre tra i
pregi eminenti dell’artista, artista fornito a dovizia di tali pregi è il
Sebastiani. Pieno, robusto, florido, dilicato, disinvolto, vario,
armonioso, e sempre toccante, il suono del suo clarinetto […]».352

SERVODIDIO, Domenico
Monselice (Padova), 1889 - «Diamo un bravo al professor di
clarino signor Servodidio miracolo di agilità e di forza».353

SISILLO, Giovanni
Napoli, 1968 - «[…] ha offerto una realizzazione limpidissima del
Primo Concerto di Weber».354

SOAVE, Giacomo
* Alessandria, 1966 - «La voce del clarinetto, nel magnifico concerto
mozartiano, che il Soave ci fece ascoltare nella seconda parte del
programma, è stata suadente e dolce, la tecnica raggiunta dal giovine
clarinettista è sicuramente buona».355
* Alessandria, 1967 - «Molto ammirata la levata di suono, calda ed
uguale su tutti i registri dello strumento, sfoggiata dal Soave […]».356

351
Napoli, La Toletta, 1839, n° 15, p. 120.
352
Milano, Strenna Teatrale Europea, 1843, p. 38.
353
Padova, L’Euganeo, 1889, n° 328, p. 3.
354
Torino, Nuova Rivista Musicale Italiana, 1968, p. 1041.
355
Alessandria, Il Piccolo, 4 giugno 1966, p. 3.
356
Alessandria, Il Piccolo, 29 aprile 1967, p. 7.

107
SOBRINO, Giampiero
* Torino, 1998 - «[…] con il “Concerto per clarinetto e orchestra”
di Copland […] Sobrino non avrebbe potuto far meglio nella
distensione di delicate luminescenze come nelle acute impennate,
trascolorando senza discontinuità tra i diversi spunti che pescano
anche nel jazz».357
* Torino, 2001 - «Di Heinrich Joseph Baermann […] Sobrino ha
tirato fuori un “Adagio in re bemolle maggiore” che gli ha dato la
possibilità di sfoggiare la cantabilità melodica e la dolcezza timbrica;
poi con sconosciute variazioni di Rossini sul “Mosè in Egitto” e
sulla “Donna del lago” ha saputo lanciarsi senza paura in un
virtuosismo acrobatico mozzafiato».358

SPADINA, Antonio
* Como, 1833 - «Un altro fanciullo di anni 11, Antonio Spadina, di
Como, ha mirabilmente eseguito sul clarinetto un tema con difficili
variazioni. Anche questo fu un portento musicale; laonde il piccolo
concertista venne chiamato e richiamato sul proscenio».359
* Como, 1845 - «[…] il pubblico si espandeva in applausi segnalati
allorchè lo Spadina faceva diluviare le note dal suo istrumento nelle
variazioni, avremmo più presto amato che maggiori ne avesse
impartiti all’adagio suonato con ammirevole precisione ed
intelligenza».360

TEORA, Angelo
Verona, 2015 - «Anche il clarinetto l’arricchisce con un suono
attivo, giocoso e nobile, nella diligente conduzione del concertista
Angelo Teora. Un solista (è direttore del Ricordi MusicSchool
Masterclasses) che vi ha preso parte attiva e che ha concesso uno
stupendo bis: Oblivion di Piazzolla, risultato molto gradito al
pubblico».361

357
Torino, La Stampa, 19 marco 1998, p. 45.
358
Torino, La Stampa, 14 giugno 2001, p. 51.
359
Milano, Il Censore Universale dei Teatri, 1833, p. 167.
360
Milano, Il Pirata, 1845, n° 89, p. 361.
361
Verona, L’Arena, 28 gennaio 2015.

108
TINELLI, Antonio
* Bari, 1996 - «Fluendo da uno stile compositivo ed esecutivo ad un
altro, Antonio Tinelli crea un suono morbido e legatissimo con una
perfetta tenuta di fiato, sostenendo la linea del canto e accarezzando
i “piani e i pianissimi” improvvisi o preparati […]».362
* Bitonto (Bari), 1997 - «Momenti di intenso lirismo ed estatiche
atmosfere sono stati raggiunti nell’esecuzione del concerto il La
maggiore KV 622 per clarinetto e orchestra di Wolfgang Amadeus
Mozart […] dove Antonio Tinelli […] ha toccato vertici di
stupefacente espressività […]. Magiche e sognanti le volute
melodiche evocate da Tinelli, dotate di un’intensa carica espressiva.
Suoni morbidi, caldi ed avvolgenti del clarinetto […] hanno
cesellato il magico adagio centrale. Grazia soave ed andamenti e
movenze danzanti hanno caratterizzato l’esecuzione di Tinelli nel
rondò finale […]».363

TRAVAGLINI, Alessandro
Milano, 2003 - «Un clarinetto di solido aplomb tecnico che conosce
umorismo, abbandono lirico e coerenza interpretativa. Da non
perdere di vista».364

TRENTO, Giuseppe
Lecce, 1895 - «Molto, ma molto bene il Maestro Trento, nel
difficilissimo concerto per clarino sul Rigoletto. In quest’altra
esecuzione il Trento ha confermata ancora una volta la fama che
meritatamente gode di vero concertista dalla bella cavata e
dall’ottima scuola».365

VARISCO, Francesco
Biella, 1868 - «[…] eseguì con molto sentimento e vera cognizione
dell’arte alcune variazioni per clarinetto sopra motivi rossiniani. Il
signor Varisco non è ancora vecchio e diverrà, gliel’auguriamo,
continuando nella via in cui si è posto, uno dei migliori
362
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 1° giugno 1996, p. 16.
363
Napoli, Roma, 8 maggio 1997, p. 17.
364
Milano, Il Giornale, 31 ottobre 2003.
365
Lecce, Il Propugnatore, 1895, n° 56, p. 4.

109
suonatori».366

VELA, Francesco
Firenze, 1830 - «Il sig. Vela suonò pure assai bene varii pezzi, sul
suo stromento, il Clarinetto, né altrimenti poteva un tal Professore.
Ma un caso sinistro gli negò di potersi mostrare quanto egli è, e
quanto lui essere ognun sa. Gli si guastò alcuna parte del Clarinetto;
e ne successe, per dir così, una lotta fra bravura del suonatore e
l’infedeltà dello strumento, che all’Artista crebbe fatica, a noi forse
meraviglia ma non diletto. Tanto l’Arte del primo non potè, che
qualche men perfetta nota, non escisse dal secondo. Fu ciò meno
sensibile nel Duetto che egli suonò coll’altro egregio suonatore sig.
Ces. Poggiali, talchè riscossero entrambi un vivo plauso; ma
scoprendosi il difetto più chiaro nelle variazioni che il sig. Vela
passò quindi ad eseguire a solo, fu in lui saviezza il troncare, prima
di terminarle. Egli si ritirò ad un tratto, con sorpresa di quelli che
non ne intesero la causa, ma non senza rinnovati plausi
dell’udienza».367

VINCENTI, Piero
Roma, 1984 - «L’Associazione Amici di Castel Sant’Angelo […] ha
avuto la felice idea di presentare, l’una dopo l’altra, le due versioni
dell’Op. 120, n. 2 [di J. Brahms]. Alla prima, per clarinetto, ha
provveduto Piero Vincenti (Forlì 1962), con suono nitido e
nostalgico di mille affetti […]».368

VINGOLI, Arcangelo
Biella, 1867 - «Il sig. Arcangelo Vingoli di Milano seppe col suo
clarino meritare l’intera approvazione del pubblico. Suonò una
fantasia con variazioni sui motivi conosciuti, con grande sveltezza e
correzione».369

366
Biella, Gazzetta Biellese, 27 agosto 1868, p. 2.
367
Firenze, Gazzetta di Firenze, 1830, n° 154, p. 2.
368
Roma, L’Unità, 12 aprile 1984, p. 12.
369
Biella, Gazzetta Biellese, 1° agosto 1867, p. 3.

110
ZAVALDI, Giovanni Battista
Milano, 1887 - «Ha suonato, con accompagnamento dell’orchestra,
il Secondo Concerto per clarinetto, di Weber, e fu un successo.
Forse un po’ debole il polmone, ma ha una cavata di una dolcezza
squisita; il giovane virtuoso fu veramente ammirato».370

370
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1887, p. 222.

111
112
ORCHESTRALI

ANGELI, Luigi
Lucca, 1873 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi - «Nel III
atto abbiamo un bell’a solo, che il professore Angeli eseguisce
inappuntabilmente».371

BASSI, Luigi
* Lodi, 1854 - Messa Solenne di Angelo Panzini - «Il Laudamus,
pezzo a tenore solo, ha per ritornello un elegante a solo per
clarinetto, che il sig. luigi Bassi eseguì con quella maestria che gli è
propria».372
* Milano, 1869 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi - «L’atto
terzo comincia con un preludio strumentale nel quale campeggia il
suono del clarinetto, benissimo trattato dal bravo professore Bassi,
che fu meritatamente applaudito».373

BELLETTI, Esuperanzio
Odessa (Ucraina), 1844 - Saffo di Giovanni Pacini - «Eseguì a
perfezione, come lo scrisse il maestro Pacini per l’impareggiabile
[Ferdinando] Sebastiani, il grande a solo per Clarinetto, cui, dopo di
quel sommo, da pochi professori, o da niuno fu tentato di sonarlo
intero, per somme difficoltà che ne costituiscono la rara bellezza. Il
giovane Belletti le seppe tutte superare con meravigliosa e facilità per
cui ne trasse tanti applausi, quanti potè dargliene un pubblico
trasportato dallo stupore e dal diletto».374

BIANCHI, Francesco
Bergamo, 1838 - Mosé di Gioachino Rossini - «Una laude speciale
all’egregio signor Bianchi, che nel clarino ha pochi pari in
Lombardia, pel bellissimo a solo che eseguì ottimamente nella scena
371
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1873, p. 287.
372
Lodi, Gazzetta di Lodi e Crema, 1854, n° 5, p. 33.
373
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1869, p. 70.
374
Napoli, Le Cicerone des Deux-Siciles, 1844, n° 29, p. 116.

113
I atto IV che è obbligata al suo stromento».375

BIANCHI, Pietro
Milano, 1911 - Cavaliere della Rosa di Richard Strauss - «Tullio
Serafin scriveva la seguente lettera alla direzione del Teatro alla
Scala: “Sono dolente di dover nuovamente comunicarle che il Prof.
Bianchi non è in grado di eseguire la parte del clarino Mib e Re nel
Cavaliere della Rosa. Cedendo alle sue istanze l’ho ancora fatto
provare - purtroppo il risultato fu negativo. La prego perciò a
provvedere il più presto possibile. Cordialmente suo Tullio
Serafin”».376

BIMBONI, Giovanni
* Firenze, 1837 - Marin Faliero di Gaetano Donizetti -
«Dell’orchestra altro non diremo se non che non lascia nulla a
desiderare […]. Tra i professori che più vi si distinguono è
certamente il signor Bimboni (clarinetto) il quale riscuote nel suo a
solo applausi ed acclamazioni sincere».377
* Firenze, 1838 - Caterina di Cleves di Luigi Savi - «Il Solo di
clarinetto eseguito da Bimboni, pieno di mesto sentimento, e che
precede la preghiera della Duchessa, ottenne sommi applausi».378
* Firenze, 1845 - Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi - «Il signor
Giovanni Bimboni, il quale accompagna sul suo clarinetto con molta
perizia e sentimento l’aria finale della Giovanna, merita una distinta
menzione».379

BOTTESINI, Pietro
Crema, 1832 - Il Castello di Montenero di Leopoldo Zamboni -
«[…] i signori Pietro Stramezzi primo violino e Pietro Bottesini
primo clarinetto ch’eseguirono con vera maestria due obbligazioni ad
essi affidate finirono a dividere gli applausi col loro autore».380

375
Milano, Glissons n’appuyons pas, 1838, p. 27.
376
Milano, Corriere Orchestrale, 1911, n° 14, p. 140.
377
Milano, La Moda, 1837, n° 23, p. 96.
378
Firenze, Gazzetta di Firenze,3 febbraio 1838, p. 4.
379
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1845, p. 166.
380
Milano, Gazzetta Privilegiata di Milano, 3 marzo 1832, p. 254.

114
CANCELLIERI, Luigi
Milano, 1920 - Sinfonia n° 39 di Wolfgang Amadeus Mozart -
«[…] nel Trio del terzo tempo, risuonò, attraverso la dolcissima
cavata del clarinettista Cancellieri, con la soavità poetica di un
idillo».381

CARULLI, Benedetto
Milano, 1829 - Caritea di Saverio Mercadante - «Meritò pure
applausi suoi proprii il sig. Carulli, Professore di clarinetto, nell’a
solo che precede l’aria di Caritea nel second’atto».382

CATTERINI, Catterino
Venezia, 1834 - Emma di Antiochia di Saverio Mercadante - «Con
la nuova musica fu udito un nuovo strumento il Glicibaritono [sic.!]
che tien nella voce del clarinetto e insieme del fagotto vale a dire che
ha le note dell’uno e dell’altro. N’è inventore e sonatore il sig.
Caterini Caterino che n’ebbe molti applausi così per l’invenzione
come pel magistero con cui adoperolla».383

CAVALLINI, Ernesto
* Venezia, 1828 - I Saraceni in Sicilia di Francesco Morlacchi -
«Nel duetto fra Selene ed Enfemio è di squisito sapore il tempo di
mezzo nel quale il clarinetto di Cavallini primeggia
deliziosamente».384
* Milano, 1837 - Ettore Fieramosca, Ballo di Giovanni Galzerani -
«Un assolo dell’esimio nostro professore di clarino Cavallini, fece
prorompere l’udienza in un diluvio di applausi».385
* Milano, 1843 - I Lombardi di Giuseppe Verdi - «[…] anche
Ernesto Cavallini suonò per eccellenza un assolo, e tutti sanno che il
Cavallini, col suo clarinetto, è maestro di coloro che sanno. Peccato
ch’egli debba languire in un’Orchestra!»386
* Pietroburgo (Russia), 1862 - La Forza del Destino di Giuseppe
381
Milano, Corriere della Sera, 30 ottobre 1920, p. 3.
382
Milano, I Teatri, 1829, Tomo III, Parte I, p. 302.
383
Venezia, Gazzetta privilegiata di Venezia, n. 58, 11 marzo 1834.
384
Bologna, Teatri, Arti e Letteratura, 1828, n° 202, p. 26.
385
Milano, Il Censore Universale dei Teatri, 1837, p. 326.
386
Milano, Strenna Teatrale Europea, 1844, p. 155.

115
Verdi - «L’atto terzo incomincia con un assolo di clarinetto eseguito
con una maestria incontestabile da Cavallini».387

CELLI, Andrea
* Ancona, 1842 - Emma di Antiochia di Saverio Mercadante - «[…]
un pezzo obbligato nel secondo atto eseguito, sebbene difficilissimo,
con tanta squisitezza e dolcezza dal trilustre giovane sig. Andrea
Celli primo Clarino, cui ognuno ben a ragione presagisce una
avventurosa carriera».388
* Corfù (Grecia), 1843 - Saffo di Giovanni Pacini - «Che se
concorrono all’ottimo andamento dell’orchestra altri professori
italiani, tra cui il soavissimo clarinetto del signor Andrea Celli che
con tanto valore spiegò il suo assolo nel terzo atto della Saffo
[…]».389

FORNARI, Dante
Parma, 1885 - Jone di Enrico Petrella - «Merita un cenno speciale
l’a solo per clarino eseguito stupendamente dal giovane prof. Dante
Fornari con agilità sorprendente ed una intonazione perfetta; fu
sempre applauditissimo».390

GONIZZI, Ferruccio
Parma, 1964 - Un Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi - «[…]
all’inizio del secondo atto, quando, dopo alcuni mormorii di diniego
da parte dei loggionisti, che sottolineavano la stonatura di un
clarinetto, uno spettatore gridava forte “L’orchestra va male!”. Uno
dei professori, Gonizzi, clarinettista di vasta fama, ritenutosi offeso,
abbandonava il complesso […]. Nell’intervallo successivo gli
orchestrali minacciavano di non tornare più in teatro per la
prosecuzione dello spettacolo, dichiarando di voler manifestare in tal
modo la propria solidarietà al collega beccato dal pubblico, secondo
loro, a torto».391
387
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1862, p. 188..
388
Bologna, Teatri, Arti e Letteratura, 1842, n° 933.
389
Milano, Il Pirata, 1843, p. 200.
390
Parma, Fra Diavolo, 1885, n° 10, pp. 1-2.
391
Roma, L’Unità, 29 dicembre 1966, p. 7.

116
LARUCCIA, Giuseppe
Genova, 1989 - Francesca da Rimini, Fantasia Sinfonica op. 32 di P.
I. Ciaikovski - «[…] per lo strumentale in Francesca da Rimini di
cui si può sottolineare il bell’intervento del primo clarinetto
Giuseppe Laruccia».392

LIVERANI, Domenico
Bologna, 1853 - Elena da Feltre di Saverio Mercadante - «I
professori Liverani e Parisini si distinsero; il primo eseguendo col
clarinetto il bel preludio dell’aria del baritono, in modo da volersene
la replica […]».393

MAGNANI, Aurelio
Roma, 1899 - Scènes Alsaciennes di Jules Massenet - «In
quest’ultimo pezzo è stato anche notato il nostro clarinettista
Magnani, sappiamo tutti la portata della sua voce e la squisita
espressione».394

MARASCO, Giuseppe
* Venezia, 1887 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi - «Fu
vivamente e meritatamente applaudito il bravo prof. di clarino sig.
Marasco nell’a solo che precede la romanza del tenore».395
* Venezia, 1902 - Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini -
«L’orchestra zoppicò alquanto; una eccezione, e ben doverosa,
bisogna fare per il professore di clarino Marasco, il quale eseguì l’a
solo meravigliosamente».396

MARIOZZI, Vincenzo
Roma, 1996 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi - «[…]
all’incanto notturno dell’introduzione a La vita è inferno all’infelice,
ove una prova memorabile per lancinante “vibrato” ed etereo
“pianissimo” è stata compiuta da un vero artista, il primo clarinetto
392
Torino, La Stampa, 25 giugno 1989, p. 25.
393
Milano, L’Italia Musicale, 1853, p. 381.
394
Parigi, Le Ménestrel, 1899, p. 102.
395
Venezia, Gazzetta di Venezia, 12 giugno 1887, p. 2.
396
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1902, p. 216.

117
Mariozzi».397

MARZOLI, Vincenzo
Cento (Ferrara), 1843 - Messa di Isidoro Milanti - «[…] non
poteva essere altrimenti, se a un Donzelli si univa il pezzo concertato
a clarinetto, eseguito dal celebre professore Marzola [sic.!], artista di
cui il merito è tale, che potrebbe primeggiare in una capitale».398

MIRCO, Carlo
* Venezia, 1870 - Jone di Enrico Petrella - «Una parola speciale
merita il Mirco pel suo a solo sul clarino che egli eseguisce da quel
valentissimo artista che è realmente».399
* Montagnana (Padova), 1874 - Jone di Enrico Petrella - «Il
professore di clarinetto (sig. Mirco) col suo a solo nel terzo atto
solleva un vero entusiasmo, e miete così potenti applausi da essere
gentilmente costretto a ripetere il pezzo stesso, ricambiando
l’insistenza del pubblico col variare le cadenze e i trilli, quasi direi
rendendo nuovo di zecca, ciò che non sarebbe per altri che una
ripetizione».400

MIRCO, Domenico
* Venezia, 1846 - Giovanna di Cortuso di Andrea Gatti - «Vuole
essere anche ricordato un bell’a solo di clarinetto, soavemente
eseguito dal valoroso Mirco Domenico, il quale viene ogni sera
applaudito».401
* Venezia, 1850 - I Lombardi di Giuseppe Verdi - «Il nostro
Domenico Mirco, che noi volentieri chiamiamo decoro e gemma di
questa orchestra, suonò l’a solo, che precede il duetto, con tanta
soave e passionato accento, da levar l’uditorio a rumore. E poiché ne
si offre il campo di rimediare ad una involontaria omissione,
godiamo di ricordare come eguale effetto ogni sera ottenesse in altro
suo a solo, che il Ricci aveva per lui espressamente introdotto
397
Milano, Corriere della Sera, 9 ottobre1996, p. 31.
398
Milano, Il Pirata, 1843, p. 93.
399
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1870, p. 393.
400
Padova, Giornale di Padova, 1° ottobre 1874, p. 2.
401
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1846, p. 244.

118
nell’Estella».402
* Venezia, 1853 - Marco Visconti di Antonio Pedrocco - «Gli
applausi cominciarono dalla sinfonia ad un adagio ben eseguito colla
nota valentia del professor Mirco».403
* Venezia, 1857 - Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini - «Ma
chi ebbe veramente il vanto della rappresentazione, è fu il Mirco,
giovane, il quale sonò sul suo clarinetto con tanta soavità e maestria
l’ a solo, che precede la scena e il gran duetto della parte terza, che,
caso unico! ne fu domandata ed ottenuta la replica».404

MIRCO, Giuseppe
* Venezia, 1837 - Iginia d’Asti di Samuele Levi - «Nel second’atto
l’aria del tenore della più rara bellezza è preceduta da un ritornello a
clarinetto obbligato, con tanta perizia suonato dal professore Mirco,
che coperto venne di applausi, e applausi che lo interrompevano ad
ogni frase, di maniera che alla prima rappresentazione l’eccellente
ritornello non ha potuto essere interamente gustato».405
* Venezia, 1846 - Luigi Rolla di Federico Ricci - «Il Mirco, fratello
dell’altro più noto, e non meno di lui valente nel clarinetto, suonò il
bell’assolo che precede l’ultima grand’aria del tenore con la più perita
maestria, ed ebbe vivi e ripetuti applausi».406
* Venezia, 1847 – I Lombardi di Giuseppe Verdi – «Il valoroso
Giuseppe Mirco riscuote ogni sera pienissimi applausi per la finita
esecuzione d’un a-solo di clarino, che precede il terzetto, il quale ora
generalmente si usa sostituire a quello altra volta eseguito dai primi
violini».407
* Trieste, 1850 - Orazi e Curiazi di Saverio Mercadante - «[…]
raccomanderemo del pari al primo Clarino Sig. Mirco di non dar
motivo ad ulteriori repliche sul conto dell’intuonazione e sulla cavata
soverchiamente spinta».408

402
Milano, L’Italia Musicale, 1850, n° 21, p. 94.
403
Milano, L’Italia Musicale, 1853, n° 32, p. 128.
404
Venezia, Gazzetta di Venezia, 15 dicembre 1857.
405
Milano, Il Censore Universale dei teatri, 1837, n° 47, p. 186.
406
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1846, p. 390.
407
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1847, p. 343.
408
Trieste, La Guardia Nazionale, 1850, n° 42, p. 4.

119
MORI, Giacomo
* Parma, 1843 - Buondelmonte, Ballo di Giovanni Galzerani - «Il
prof. di Clarino Sig. Giacomo Mori nell’accompagnamento del
ballabile venne applaudito e chiamato col coreografo all’onor del
proscenio per tre volte».409
* Parma, 1843 - Roberto il Diavolo di Giacomo Meyerbeer - «Il
Signor Giacomo Mori fu applauditissimo in un a solo ch’ebbe
maestrevolmente a suonar col clarino».410

NOBILIONI, Antonio
Cagliari, 1851 - Maria di Rohan di Gaetano Donizetti - «Anche al
Nobilioni, che eseguisce stupendamente un a-solo col Basso-Clarino
nella Maria dobbiamo sincero encomio».411

ORSI, Romeo
* Milano, 1878 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi - «Il vero
successo è stato per l’importantissimo a solo di clarinetto nel terzo
atto, a solo che il valente prof. Romeo Orsi eseguì alla perfezione.
Oh se gli artisti avessero cantato come ha suonato il prof. Orsi!»412
* Milano, 1880 - Saul di Antonio Bazzini - «La parte affidata al
clarinetto è notevole, espressiva quanto mai, e il clarino potente del
prof. Orsi si udiva in mezzo alle voci di quegli strumenti diretti da
una bacchetta di mago: da quella del Faccio».413

PACI, Vincenzo
Venezia, 2014 - La Clemenza di Tito di W. A. Mozart - «Non
dimenticheremo la clavicembalista Roberta Ferrari per i Recitativi e
il clarinettista Vincenzo Paci per le due Arie: bravissimi».414

PERI, Alessandro
* Cremona, 1845 - Saffo di Giovanni Pacini - «Specialissima
menzione poi devesi fare del nostro bravissimo professore di
409
Parma, Diario del Teatro Ducale di Parma nell’Anno 1843, p. 16.
410
Parma, Diario del Teatro Ducale di Parma nell’Anno 1844, p. 11.
411
Torino, Gazzetta Popolare, 21 ottobre 1851, p. 2.
412
Milano, Corriere della Sera, Giovedì 21 febbraio 1878, p. 3.
413
Milano, Corriere della Sera, 26 aprile 1880, p. 3.
414
Milano, Corriere della Sera, 29 gennaio 2014, p. 29.

120
clarinetto A. Peri, il quale con singolare dolcezza e precisione
eseguisce il grande a-solo del terzo atto, accolto ogni sera con le più
vive dimostrazioni di applausi».415
* Cremona, 1851 - Il Diluvio Universale, Oratorio di Cesare
Castelbarco - «[…] non poteva eseguir meglio il suo a solo,
cavandone un suono così intonato e dolce da riscuotere moltissimi
applausi».416

PICATTO, Luigi
Torino, 1993 - Danze Rumene di Béla Bartok - «Clima popolare
nelle Danze rumene di Béla Bartok in cui, piacevolissimi, emergevano
gli “a solo” di clarinetto (Luigi Picatto) […]».417

UGOLINI, Giovanni
Firenze, 1853 - Messa di Archimede Picchi - «[…] il solo di
clarinetto fu suonato dall’Ugolini con molta bravura».418

PICONE, Arcangelo
Lecce, 1896 - La Forza del Destino di Giuseppe Verdi -
«Ottimamente l’orchestra, di cui fan parte ottimi professori; tra i
quali il Sig. Arcangelo Picone (clarino), il Sig. Napoletano (violino),
ecc., che riscossero anche loro applausi infiniti negli a solo».419

POZZI, Carlo
Milano, 1884 - Jone di Enrico Petrella - «È stato molto applaudito
il Pozzi, allievo dell’Orsi, nell’a solo di Clarinetto nell’atto terzo, del
quale il pubblico ha voluto la replica».420

415
Milano, Il Bazar di novità artistiche, letterarie e teatrali, 1845, n° 4, p. 15.
416
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1851, p. 38.
417
Torino, La Stampa, 24 dicembre 1993, p. 22.
418
Firenze, Gazzetta Musicale di Firenze, 1853, n° 2, p. 6.
419
Lecce, Il Propugnatore, 1896, n° 17, p. 3.
420
Milano, Corriere della Sera, 1-2 maggio 1884, p. 3.

121
REGAZZOLI, Gaspare
Trieste, 1882 - Jone di Enrico Petrella - «Il professore Regazzoli
venne applaudito all’assolo di clarino suonato da lui in modo
inappuntabile».421

RUPP, Michele
* Napoli, 1828 - Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini - «[…] è
impossibile tacere del signor Rapp [sic.!], il quale nel solo di
clarinetto, che precede la romanza, destò un entusiasmo indicibile e
comprovato da fervidi applausi».422
* Napoli, 1829 - Saul di Nicola Vaccaj - «Prima della comparsa di
lui fu degno di ammirazione e di applausi un a-solo di clarinetto,
eseguito dal rinomato Rup [sic.!]».423

SALIERI, Girolamo
Venezia, 1830 - I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini - «Il
Salieri in un bellissimo a solo del suo clarinetto riscuote ogni sera
vivissimi applausi […].424

SANNA, Pasquale
Piedimonte Matese (Caserta), 1869 - Quid sum miser per Coro e
Orchestra di Giovambattista Mancuso - «Il solo di Clarino che
precedeva il canto fu stupendamente eseguito dal sig. Sanna […]».425

SARTORI, Luca
Napoli, 2009 – La Clemenza di Tito di W. A. Mozart - «Teresa
Romano fa mirabilia nella più bella aria dell’opera, accompagnata da
un vero virtuoso ch’è il nostro primo clarinetto, Luca Sartori».426

421
Trieste, L’Indipendente, 13 settembre 1882, p. 2.
422
Milano, I Teatri, 1828, Tomo II, Parte I, p. 299.
423
Milano, Gazzetta di Milano, 1829, p. 358
424
Venezia, Gazzetta privilegiata di Venezia, 17 marzo 1830, p. 4.
425
Napoli, Napoli Musicale, 1869, n° 2, p. 3.
426
Milano, Corriere della Sera, 29 gennaio 2010, p. 43.

122
SEBASTIANI, Ferdinando
* Napoli, 1839 - Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini -
«L’inarrivabile suonatore di clarinetto signor Ferdinando Sebastiani
in ogni sera al preludio al secondo atto rapisce tutto il pubblico che
alla fine del suo solo è obbligato a prorompere in bravo ed evviva
clamorosi, ed in plausi giustamente tributati al suo merito».427
* Napoli, 1840 - Saffo di Giovanni Pacini - «L’ultim’aria del tenore
[…] vien dopo un a solo di clarino, che sembra essere stato
composto dal Pacini per mostrar quel che possa l’indicato strumento
in mano del solertissimo Sebastiani. Diffuso è quel pezzo di grazie e
di difficoltà non comuni: e mentre gran vanto sarebbe superar solo le
seconde, il Sebastiani, celando la vittoria di queste, fa brillar solo il
trionfo delle prime».428
* Napoli, 1844 - Il Bravo di Saverio Mercadante - «[…] vogliamo
fare un elogio all’impareggiabile nostro artista Ferdinando
Sebastiani, il quale facendo da quinto col suo clarinetto in quel
pezzo d’insieme [Quartetto della benedizione], rammenta sempre più
a’ suoi concittadini quello che Rossini a lui tante volte ha detto, cioè
che nessuno potrà contrastargli il nome e la gloria che tanto
bellamente esso si è acquistato nell’arte».429

SERANGELI, Valeria
* Salerno, 2008 - Sonnambula di Vincenzo Bellini - «Superlativo il
nuovo primo clarinetto, una “voce” fascinosa che ha messo in riga
l’intera classe dei legni, che da sempre è il fiore all’occhiello della
formazione cittadina».430
* Salerno, 2011 - Bolero di Maurice Ravel - «[…] una nota di lode
va, su tutti allo splendido suono del clarinetto e alla perfetta
intonazione del piccolo in Mi Bemolle, strumentino tra i più
“disgraziati”, per usare un termine bandistico, della prima parte del
Carlo Felice di Genova, Valeria Serangeli […]».431

427
Napoli, La Toletta, 1839, n° 15, p. 120.
428
Napoli, Il Lucifero, 1840, n° 44, p. 355.
429
Napoli, Le Cicerone des Deux-Siciles, 1844, n° 37, p. 148.
430
Salerno, Cronache di Salerno, 16 maggio 2008, p. 21.
431
Napoli, Roma, Cronache di Salerno, 13 dicembre 2011, p. 8.

123
SORANZO, Angelo
Padova, 1870 - Saffo di Giovanni Pacini - «L’a solo del clarinetto fu
eseguito stupendamente dal sig. Soranzo: il pubblico proruppe in
una vera acclamazione».432

TAVEGGIA, Alessandro
Brescia, 1851 - Il cuoco di Parigi di Gaetano Dalla Baratta - «[…]
v’ha un assolo di clarinetto, che suonato dal professore Taveggia in
modo assai lodevole, riscosse vivi e generali applausi».433

VALLEMANI, Ruggero
Perugia, 1843 - Saffo di Giovanni Pacini - «L’ a solo del clarinetto
Conte Ruggero Vallemani fu applauditissimo, e di fatto così dolci fa
uscire i suoni del suo clarinetto che vi costringe al plauso».434

ZAVALDI, Giovanni Battista


Milano, 1894 - Sotto i tigli, Bozzetto di Jules Massenet - «[…]
venne anzi bissato il bozzetto di Massenet “Sotto i tigli” ch’è una
squisita pagina di musica e diede agio ai signori Magrini, violoncello,
e Zavaldi, clarinetto, di mostrare le loro singolari doti di solisti».435

432
Padova, Giornale di Padova, 1870, n° 211, p. 3.
433
Milano, L’Italia Musicale, 1851, p. 241.
434
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1843, n° 1018, p. 196.
435
Milano, Corriere della Sera, 28-29 aprile 1894, p. 3.

124
CLARINETTISTI - DIRETTORI

AVIGNONE, Enrico
Milano, 1840 - «Si è qui istituita un’orchestra composta di
quattordici e più parti, tutte ad istrumenti da fiato, a foggia di
banda. Vi si eseguisce la miglior musica colla maggiore precisione e
diligenza; e il professor di clarinetto signor Enrico Avignone, nostro
concittadino, n’è il direttore ed il duce».436

BELLI, Francesco
Norma, 2010 - «Clarinettista e direttore d’orchestra, Belli ha
iniziato giovanissimo gli studi musicali con il nonno paterno,
completandoli in conservatorio sotto la guida di Daniele Paris e
Luigi Neroni. Dopo il diploma, ottenuto con il massimo dei voti e la
lode, si è perfezionato con Karl Leister e con Franco Ferrara e
Nicola Samale. Fondamentale per la sua carriera è stato l’incontro
con il Maestro Sergiu Celibidache».437

BIGNAMINI, Jader
2012 - «Il M° Bignamini ha iniziato la carriera musicale a 9 anni
con lo studio del clarinetto piccolo […]. Ha proseguito gli studi al
Conservatorio “Nicolini” di Piacenza sotto la guida del M° Davide
Felici […]. Nel 1997 vince il concorso ed entra nell’Orch. Sinf.
Verdi di Milano come clarinetto piccolo continuando nella passione
della lettura delle partiture fino a quando ha cominciato a dirigere i
primi concerti. Riconosciute le sue doti […] nel 2009 la direzione
dell’Orchestra Amatoriale LVPT. L’esperienza si integra anche con
l’Orchestra Filarmonica Italiana, l’Orchestra del Teatro Rendano di
Cosenza, del Teatro Olimpico di Vicenza, de I Pomeriggi Musicali
di Milano, del San Carlo di Napoli e dell’Arena di Verona».438

BONICOLI, Venceslao
Londra, 1865 - «Il Signor Bonicoli, Direttore di Banda, crediamo, in
436
Milano, Il Pirata, 1840, p. 405.
437
Sezze, MondoRe@le, 2010, n° 61, p. 16.
438
Roma, Risveglio Musicale, 2012, n° 1, p. 10.

125
uno dei reggimenti di linea, italiano di nascita, ha suonato un a solo
al clarinetto con grande spirito e ha mostrato un eccellente suono e
una raffinata esecuzione».439

BORRELLI, Giacomo Gennaro


Pittsburgh (U.S.A.), 1942 - «Giacomo Gennaro Borrelli. Questo
popolare musicista è nato a Napoli, Italia. […] ha studiato al
Conservatorio di Musica di Napoli dove si è diplomato in clarinetto
e composizione […]. Come clarinettista ha suonato nelle orchestre
di vari teatri e attualmente è membro della Nixon Theater Orchestra
[…]. E ‘stato direttore d’orchestra della WCAE (1932) […] e della
Pittsburgh Opera (1933)».440

CARBONARE, Alessandro
Benevento, 2016 - «Presso il teatro Massimo di Benevento, il
concerto sinfonico Principio e Contrario vedrà sul palco, come
solista e direttore, il clarinettista di fama mondiale Alessandro
Carbonare».441

CARULLI, Michele
Roma, 1990 - «Sul podio Michele Carulli, nominato da appena un
mese direttore collaboratore del Teatro dell’ Opera. “è stato il
maestro Sinopoli a portarmi qua “a forza” - racconta Carulli - ci
conosciamo da molto tempo, perché per quattordici anni sono stato
il primo clarinetto nell’Orchestra Sinfonica della Rai”. Prima di
arrivare alla direzione d’ orchestra, infatti, Carulli è stato un brillante
clarinettista, e ha tenuto concerti sia come solista che con le
orchestre della Comunità europea e del Teatro alla Scala. Anche la
carriera di direttore d’ orchestra, che ha intrapreso da alcuni anni, gli
ha già dato delle soddisfazioni: in particolare si è distinto al
concorso di Berlino e a quello della “Boston Symphony
Orchestra”».442

439
Londra, The Musical World, 1° luglio 1865, p. 401.
440
Pittsburgh, The Pittsburg Press, 19 aprile, 1942, p. 9.
441
Benevento, Ottopagine, 15 maggio 2016.
442
Roma, La, Repubblica, 9 gennaio 1990, p. 8.

126
CASANI, Giammarco
Sutri (Viterbo), 2015 - «Professore d’orchestra, si è esibito per
dodici anni in qualità di primo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica di
Roma […]. Ha collaborato come Primo Clarinetto con l’Orchestra
del Teatro Lirico di Cagliari, l’Orchestra da Camera di Mantova,
l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, Roma Sinfonietta, l’Orchestra
Sinfonica della Rai di Roma, l’Orchestra Mozart, l’Orchestra
Nazionale dell’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestre National du
Capitole de Toulose e la Mahler Chamber Orchestra […].
Sollecitato ad intraprendere lo studio della direzione d’orchestra da
Yuri Ahronovitch […] ha diretto diverse formazioni sinfoniche e
cameristiche, compresa l’Orchestra Giovanile dell’Artsacademy e
l’Orchestra Sinfonica di Roma […]».443

CAVALLINI, Ernesto
* Milano, 1830 - «Ernesto Cavallini, direttor dell’orchestra,
Rabboni, Ivon, Cantù, Cavallini Pompeo […] erano i principali
esecutori della parte strumentale […]».444
* Bruxelles (Belgio), 1845 - «Cavallini ha efficacemente contribuito
al successo della compagnia italiana dirigendo le prove di tre opere
nello spazio di otto giorni: abbisognava tutta la sua attività ed
intelligenza per ottenere simili risultati».445

CAVALLINI, Pompeo
Dublino (Irlanda), 1834 - «L’orchestra è stata rafforzata con
l’aggiunta del signor Cavallini, celebre suonatore di clarinetto, che è
Direttore della banda del 18° Royal Irish, di stanza a Dublino».446

COPPOLA, Lorenzo
Murisengo (Alessandria), 2006 - «[…] il concerto de “I sonatori de
la gioiosa” diretti […] dalla bacchetta di Lorenzo Coppola,
diplomato in clarinetto moderno, membro dell’Orchestra da camera
443
Sutri, Il nuovo Lavatoio, 2015, n° 36, p. 3.
444
Milano, I Teatri, 1830, p. 46.
445
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1845, p. 160.
446
Dublin, Annals of the Theatre Royal, 1880, p. 81.

127
di Roma».447

DELMASTRO, Sergio
Milano, 2016 - «[…] il maestro e clarinettista Sergio Delmastro,
che guida la [orchestra] Under 13 da un anno».448

FASANO, Tommaso
Milano, 1840 - «Tommaso Fasano, professore di clarinetto di
Napoli, venne anni sono, per consiglio di Rossini chiamato a Parigi
a dirigere le bande, ma avendo quindi deplorabilmente perduta la
vista rimase privo d’ogni impiego e nella necessità di provvedere
colla sua abilità al proprio sostentamento ed a quello della moglie e
di cinque piccoli figlj, diede venerdì scorso nel Ridotto dell’I. R.
Teatro alla Scala un’Accademia vocale ed in strumentale […]».449

GAMBARO, Vincenzo
Parigi (Francia), 1823 - «L’undici novembre 1823, a Parigi, dopo
l’esecuzione del Barbiere di Siviglia al Teatro Italiano, “la banda di
una legione della guardia nazionale si recò sotto le finestre del
Maestro […] e gli fece una serenata. L’egregio clarinettista italiano
Gambaro, uno dei più caldi rossiniani, non aveva voluto lasciare ad
alcun altro il piacere e l’onore di dirigerla”».450

GARBARINO, Giuseppe
Torino, 1982 - «Giuseppe Garbarino è un grande clarinettista con
una rara predisposizione al repertorio contemporaneo che da qualche
anno all’attività dell’esecutore ha aggiunto quella del direttore.
L’esperienza preziosa del far musica col suo clarinetto, gli consente
di convocare di volta in volta il fior fiore dei solisti e di dirigerli con
passione pari alla bravura. Il concerto di ieri sera offriva un ottimo
saggio delle qualità del direttore e dei suoi strumentisti».451

447
Alessandria, Il Piccolo, 27 ottobre 2006, p. 25.
448
Milano, Corriere della Sera, 7 marzo 2016 , p. 7.
449
Milano, La Moda, 20 gennaio 1840, p. 21.
450
Bologna, Quadrivium, 1993, vol. IV, p. 146.
451
Torino, Stampa Sera, 23 febbraio 1982, p. 31.

128
IOSCO, Lorenzo Antonio
Monte San Savino (Arezzo), 2016 - «Noto strumentista dell’aretino
da anni interprete d’eccellenza [al Clarinetto basso] della London
Symphony e della Hong Kong Philharmonic […] per l’occasione,
Lorenzo Antonio Iosco dirigerà l’orchestra Ensemble Ubertini,
formata da elementi della Hong Kong Philharmonic, dell’Orchestra
Sinfonica Castelbuono Classica, da musicisti professionisti toscani e
da giovani talentuosi provenienti dal Liceo Classico Musicale di
Arezzo».452

LIVERANI, Domenico
* Bologna, 1853 - «Anche in questa città nella sala privata del
Palazzo Hercolani, venne eseguito lo Stabat Mater di Rossini: la
direzione ne venne affidata al professore Domenico Liverani».453
* Bologna, 1856 - «Il professore Liverani diresse con moltissima
intelligenza questi capolavori; ed una intelligenza non meno lodevole
egli aveva mostrato nell’operare la scelta».454

MAGGIONI, Silvio
Pian Camuno (Brescia), 2012 - «Ad oggi, Pian Camuno importa
nuovi residenti ed esporta artisti di fama nazionale […] Silvio
Maggioni, precursore del Complesso Filarmonico Lombardo,
direttore artistico dei corsi internazionali di perfezionamento
musicale, dell’Orchestra da Camera «Vivaldi» di Valle Camonica e
docente di clarinetto al conservatorio di Brescia».455

MANGANI, Michele
Urbino, 2005 - «Michele Mangani, nato a Urbino, si è diplomato al
Conservatorio “Gioachino Rossini” di Pesaro (dove attualmente
insegna) in clarinetto nel 1984, strumentazione per banda nel 1987,
composizione nel 1990, direzione d’orchestra nel 1992 […]
direttore dell’Orchestra di strumenti a fiato della Cappella Musicale
di Urbino e del Corpo Bandistico di Candelara. Nel 1996 ha anche
452
Arezzo, Arezzo Notizie, 18 luglio 2016.
453
Milano, L’Italia Musicale, 1853, p. 113.
454
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1856, p. 38.
455
Brescia, Giornale di Brescia, 18 dicembre 2012.

129
vinto il Concorso nazionale per maestro direttore della Banda
nazionale dell’Esercito Italiano».456

MARIOZZI, Vincenzo
Roma, 2000 - «Al podio, attrazione fatale di ogni strumentista, non
ha resistito neppure Vincenzo Mariozzi, ottimo primo clarinetto
dell’ orchestra ceciliana. Non è la prima volta che dirige ma non ci
era capitato di ascoltarlo in questa veste fino a venerdì scorso
quando in S. Maria degli Angeli, la basilica di piazza Esedra, ha
diretto per il Festival curato da Enrico Castiglione “Le ultime sette
parole del Salvatore sulla croce” di Haydn dimostrando di poter
essere anche un buon direttore».457

MARZI, Marco
2015 - «Nato a Melegnano (MI) il 2 agosto 1957, segue studi
musicali regolari presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di
Milano dove si diploma in Clarinetto nel 1979 sotto la guida dei
Maestri Ariosto Prisco e Vincenzo Canonico […] Ha svolto
un’intensa attività concertistica con la “Civica Orchestra a Fiati” del
Comune di Milano, l’orchestra “I Pomerriggi Musicali” di Milano e
come solista […]. È stato fondatore e direttore artistico
dell’orchestra stabile “Città di Lelegnano” […] ed è Direttore
artistico e musicale del Complesso Strumentale “Hortus
Harmonicu” e dell’orchestra da camera “Nuove Armonie”».458

MELONI, Fabrizio
Nervi (Genova), 2016 - «[…] con Fabrizio Meloni, primo
clarinetto del Teatro alla Scala di Milano, in veste di solista e
direttore sul podio dell’ Orchestra Sinfonica Abruzzese, una delle
orchestre stabili italiane (ICO), costituita a L’Aquila nel lontano
1970».459

456
Bologna, Il Resto del Carlino, 23 agosto 2005, p. 11.
457
Roma, La Repubblica, 25 aprile 2000, p. 8.
458
Roma, Risveglio Musicale, 2015, n° 4, p. 12.
459
Milano, La Voce d’Italia, 27 luglio 2016.

130
ORSOMANDO, Giovanni
1922 - «Giovanni Orsomando (1885-1992) […]. Studiò clarinetto
al conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli sotto la guida del
M° Arcangelo Picone, e contemporaneamente iniziò lo studio della
composizione e strumentazione per banda con Francesco Cilea,
Camillo de Nardis e Raffaele Caravaglios, […]nel 1914 il concorso
come I clarinetto della banda di Caserta, e durante la I guerra
mondiale, chiamato alle armi nel 1915 entrò come clarinettista nel
77° reggimento fanteria. Dal 1922, anno del suo diploma, inizia un
lungo pellegrinare per l’Italia, fu direttore dei seguenti complessi
bandistici: Lavallo (Pz) nel 1925, Mazzarino (Cl) 1928,
Torremaggiore (Fg) 1930 e Conversano (Ba) 1933 […]».460

PACE, Temistocle
Firenze, 1939 - «Temistocle Pace. Nato a Pratola Peligna (Aquila)
1898. Ha studiato al Liceo Mus. “B. Marcello” di Venezia: il
clarinetto col prof. G. Marasco, diplomandosi nel 1920 […]. Nel
1922, il Pace vinse le prove pratiche al Concorso a Cattedra di
insegnante di clarinetto al R. Conservatorio di “S. Cecilia” di Roma
e risultò primo al Concorso per la stessa Cattedra al R.
Conservatorio di Firenze, ove insegna dal 1923 […]. Dal 1929 è 1°
Clarinetto solista dell’orchestra Stabile Fiorentina […]. Ha fondato
l’orchestra sinfonica del Dopolavoro di Firenze, che dirige tuttora e
con la quale ha svolto il Primo Concerto di Fabbrica in Italia».461

PERRONE, Vincenzo
Laterza (Taranto), 2012 - «Vincenzo Perrone è l’enfant di Laterza,
musicista nato, direttore d’orchestra e compositore, vincitore di
cattedre di clarinetto in prestigiosi Conservatori, di quelle cioè, che
stanno nei luoghi del successo, ha preferito, confessò al “Corriere”
anni fa, restare nella sua terra, insegnare nella vicina Matera, il cui
Conservatorio Duni è sì prestigioso per la sua antichità, ma è
periferico, per “partecipare all’elevazione culturale della sua gente,
dando ciò che ha avuto da madre natura: la musica, l’arte, la bellezza
460
Acireale, Febasi Magazine, Marzo 2011, p. 5.
461
Torino, Musicisti e Artisti contemporanei della Toscana, 1939, p. 151.

131
che rende buoni».462

PIERI, Remo
Alessandria, 2003 - «[…] concerto dell’Orchestra di fiati del
Conservatorio di Alessandria diretta da Remo Pieri […].Dal 1977
Pieri è primo clarinetto dell’orchestra “Città Lirica” della Toscana.
Come solista di formazioni istituzioni concertistiche quali il Festival
internazionale di Bolzano, la Biennale di Venezia, “La musica
dell’Imperatore” al Teatro Goldoni di Venezia».463

ROCERETO, Mario Salvatore


Pittsburgh (U.S.A.), 1942 - «Mario Salvatore Rocereto, decano dei
musicisti, clarinettista, insegnante, compositore, direttore di banda,
questa personalità geniale è nata nel 1863 nei pressi di Napoli [...].
Poi è stato assegnato come organizzatore e direttore dell’orchestra e
della banda della University of Pittsburh (1917) [...]».464

RUSSO, Gaetano
Lentiscosa (Salerno), 2011 - «Il programma, che spazia da Bach a
Mozart e da Bizet a Strauss, vedrà alla testa dell’orchestra, nella
duplice veste di clarinetto solista e direttore, Gaetano Russo».465

SEVESO, Ferdinando
Milano, 1906 - «Ferdinando Seveso è nato a Como nel 1869 e
studiò alla scuola del chiarissimo prof. cav. Romeo Orsi. Suonò nelle
primarie orchestre, al Carlo Felice di Genova, in Egitto, al San Carlo
di Lisbona, a Rio de Janeiro, per tre stagioni alla Scala, a Berlino,
Amburgo e Vienna, sempre conteso per la sua valentia d’artista e per
la sua serietà d’uomo. Debutto come direttore d’orchestra in
Germania […] fu scritturato per un giro di concerti a Copenaghen,
Cristiania e Bergen; ove è degna di essere ricordata la sua
presentazione all’illustre Grieg, che ebbe per lui parole di vera
felicitazione. Di là passo a Stoccolma […]. Fu anche impresario al
462
Taranto, Corriere del Giorno, 5 giugno 2012, p. 13.
463
Alessandria, Il Piccolo, 28 aprile 2003, p. 6.
464
Pittsburgh, The Pittsburg Press, 1° febbraio 1942, p. 8.
465
Napoli, Corriere del Mezzogorno, 29 agosto 2011.

132
teatro Comunale di Modena e vi dette eccellenti spettacoli, facendo
eseguire per la prima volta Germania, l’Iris e il Tannhäuser. Ora è
direttore di buonissimi concerti orchestrali [a Milano]».466

SPADINA, Angelo
San Francisco (U.S.A.), 1887 - «Angelo Spadina di Como, fratello
del compianto Antonio e cugino dell’Orsi, inventore del clarinetto a
doppia tonalità, ha qui dimora da più di venti anni ed è amato da
tutti. Egli è primo clarinetto nell’orchestra di uno dei principali
teatri, organista alla chiesa italiana dei SS. Pietro e Paolo e dà lezioni
di pianoforte. In varie occasioni fu chiamato a dirigere l’opera
italiana e anche come direttore si mostrò molto capace».467

TEORA, Angelo
Villadossola, 1992 - «Sabato 30 maggio sarà la volta del Gruppo
d’Archi di Milano, diretto da Angelo Teora […]».468

TINELLI, Antonio
Bari, 2014 - «Si è svolto venerdì 7 febbraio, nell’Auditorium della
Guardia di Finanza di Bari, il concerto inaugurale della Banda
Musicale dell’XI Centro di Mobilitazione del Corpo Militare della
Croce Rossa Italiana […] grazie alla direzione affidata al noto
[clarinettista] M° Antonio Tinelli […]».469

VANNINI, Augusto
Boston (U.S.A.), 1932 - «A Boston è morto Augusto Vannini di
Firenze, che insegnò [clarinetto] al Conservatorio della New
England. Appartenne alla Boston Symphony Orchestra [come
clarinettista e poi come direttore]».470

VESSELLA, Oreste
New York (U.S.A.), 1917 - «Nato nel 1877 ad Alife […].
466
Milano, Ars et Labor, 1906, p. 715.
467
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1887, p. 291.
468
Torino, La Stampa, 7 maggio 1992, p. 45.
469
Bari, Fax, Edizione Noci, 2014, n° 7, p. 15.
470
New York, Il Carroccio, 1932, p. 225.

133
Dapprima si dette al clarinetto nel quale ebbe a maestri Pontillo e
Gaetano Labanchi […]. Venuto in America nel 1901, ebbe, agli
esordi, amarissime delusioni. Da maestro direttore la sorte lo fece
un’altra volta clarinettista. Suonava allo Steel Pier di Atlantic City.
Dopo un anno, in un periodo di assenza del direttore musicale, si
volle provare il Vessella come sostituto. Bastò l’esecuzione del primo
numero. Fu una rivelazione. Una rivelazione e una rivoluzione.
Vessella fu nominato direttore effettivo “sul colpo”, come si
dice».471

VINCENTI, Piero
Cesena, 2016 - «[…] il concerto dell’Italian Clarinet Consort,
orchestra composta di soli clarinetti, unica in Italia. A dirigerla sarà
Piero Vincenti, uno dei più grandi clarinettisti al mondo».472

Ferdinando Seveso, Clarinettista e Direttore d’Orchestra.

471
New York, Il Carroccio, July 1917, p. 253.
472
Cesena, Il Resto del Carlino, 11 gennaio 2015, p. 18.

134
CLARINETTISTI STRANIERI IN ITALIA

ARRIGNON, Michel (Francia)


Siena, 1980 - «Strumento solista è il clarinetto, suonato benissimo
da Michel Arrignon, e determina col suo timbro opaco e meditativo
l’atmosfera malinconica e nebbiosa di questa lunga, fluente melodia
[…]».473

ASHKENAZY, Dimitri (Svizzera)


Bardonecchia (Torino), 1991 - «Dimitri un clarinettista molto
giovane, dotato di uno slancio e di una fantasia che percorrono il
pezzo con tensione costante».474

BAERMANN, Heinrich Joseph (Germania)


Venezia, 1816 - «Il talento del Sig. Baermann è conosciuto
abbastanza per fama […] ch’egli nell’esercizio della sua professione è
pervenuto a quell’ultimo apice di perfezione, dal quale volendosi
allontanare, tanto per retrocedere quanto per avanzare, non si può
fare che passo falso: diremo dunque ch’egli è arrivato al vero ed
unico non plus ultra dell’arte sua».475

BOSKOVSKY, Alfred (Austria)


Torino, 1970 - «[…] alla sublime meditazione del Quintetto op.
115 di Brahms; qui nemmeno uno spigolo, ma solo curve con quel
clarinetto che s’avviluppa con gli archi come una buona coscienza,
che li attraversa continuamente brillando all’acuto, scomparendo
nelle note medie per riaffiorare improvvisamente al basso dove la sua
voce si fa inconfondibile. Il solista Alfred Boskovsky ha penetrato
molto bene l’autunnale melanconia dell’opera, mostrandosi tuttavia,
a volte, un tantino compassato; ma a ritrovare il tono giusto pensava
allora il primo violino Anton Fietz che lo sollecitava con
473
Torino, La Stampa, 31 agosto 1980, p. 3.
474
Torino, La Stampa, 20 agosto 1991, p. 26.
475
Venezia, Gazzetta privilegiata di Venezia, 29 gennaio 1816, p. 4.

135
impercettibili portamenti».476

CAHUZAC, Louis (Francia)


* Roma, 1925 - «La sua interpretazione della Rhapsodie di Claude
Debussy è stata magnifica».477
* Roma, 1934 - «Cahuzac è un artista eccezionale […] il Concerto
di Mozart è stato eseguito brillantemente oggi, grazie a questo
ineguagliabile virtuoso».478

CANONGIA, José Avelino (Portogallo)


Milano, 1818 - «L’accademia che il sig. Canongia professore di
clarinetto al servizio di S. M. Fedelissima, diede venerdì a sera nella
sala del ridotto dell’I. R. Teatro della Scala, riuscì soddisfacente, per
ogni conto, nella parte istromentale […]. Il sig. Canongia, vero eroe
della festa, sorprese […] avendo maneggiato il clarinetto con
maniera superiore ad ogni elogio. La varietà e la gradazione de’ suoni
or dilicati, or forti e sempre purissimi, ch’ei trasse da un istrumento
che parea ancora si limitato; la prontezza nell’eseguire i passi più
difficili, e soprattutto il bello stile con ch’egli animò e colorì la
musica, gli procacciarono applausi altrettanto unanimi che
meritati».479

COLLINS, Michael (Inghilterra)


Genova, 2008 - «Tecnica solida, un controllo del suono assoluto
anche su dinamiche quasi impalpabili, Collins ha regalato una
pregevole lettura del Concerto K 622 per clarinetto e orchestra di
Mozart. Pagina celestiale restituita con eleganza e mirabile dolcezza
di fraseggio: basta pensare all’ Adagio bissato e risolto con
disarmante semplicità espositiva».480

DE BAVIER, Antoine (Svizzera)


Roma, 1955 - «Nel “Quintetto” di Mozart […] il clarinettista
476
Torino, La Stampa, 10 aprile 1970, p. 7.
477
Roma, Il Mondo, 1° giugno 1925.
478
Roma, Il Mondo, 1° giugno 1934.
479
Milano, Gazzetta di Milano, 1818, p. 287.
480
Roma, La Repubblica, Edizione di Genova, 17 ottobre 2008, p. 15.

136
Antoine Pierre De Bavier ha eccelso per le sue straordinarie qualità
musicali e tecniche. Da citare particolarmente il “Larghetto” per la
straordinaria poesia ottenuta mediante sonorità estremamente
equilibrate e lievi nelle quali la voce del clarinetto sembra toccare il
limite delle possibilità espressive».481

DE BAVIER, Antoine e Magda (Svizzera)


Milano, 1946 - «I giovani coniugi De Bavier, suonatori di clarinetto,
ma innanzitutto musicisti colti e di aristocratico gusto […].
Applausi per tutti, in particolare per la brava signora Magda De
Bavier, un angelo clarinettista».482

DE PEYER, Gervaise (Inghilterra)


Torino, 1974 - «Ma il meglio doveva ancora venire, ed è stato
quando all’Amadeus, per il Quintetto di Mozart, si è unito quel
padreterno del clarinetto che è Gervaise de Peyer. Il colloquio fra
questo strumento (misterioso e sensibile, capace di impastarsi con gli
altri come un’anima invisibile o di illuminarli dall’alto) e gli archi si è
sviluppato con una continuità di emozione di cui gli esecutori erano
i primi a gioire; ineffabili poi i commenti che nel Larghetto il primo
violino, con un calore di «vibrato» spinto ai limiti del
sentimentalismo, tesseva attorno all’incorruttibile e purissima voce
del clarinetto».483

DRUCKER, Stanley (Stati Uniti d’America)


Roma, 1986 - «La gioia di un equilibrio timbrico di rara perfezione,
con il sontuoso clarinetto di Stanley Drucker svettante».484

ETTLINGER, Yona (Israele)


Roma, 1973 - «Lo strumento di Ettlinger, ricco di vibrazioni, ha un
suono prepotente e fragoroso, ma è stato ben fronteggiato, nel
bellissimo Larghetto [del Quintetto K. 581 di W. A. Mozart]».485
481
Roma, L’Unità, 29 marzo 1955, p. 5.
482
Milano, Corriere della Sera, 1° novembre 1946, p. 2.
483
Torino, La Stampa, 24 febbraio 1974, p. 7.
484
Milano, Corriere della Sera, Edizione di Roma, 20 novembre 1986, p. 34.
485
Roma, L’Unità, 26 gennaio 1973, p. 7.

137
FRIEDLI, Thomas (Svizzera)
Biella, 2001 - «Il ciclo di lezioni annuali vede ad esempio in cattedra
Thomas Friedli, maestro eccellente che pone le sue basi su una fertile
carriera di solista […]».486

FRÖST, Martin (Svezia)


Milano, 2011 - «Quando si è esibito all’Auditorium di Milano con
l’Orchestra Verdi, lo scorso giugno, in “quel” Concerto di Aaron
Copland che fu eseguito per la prima volta da Benny Goodman nel
1950, ha lasciato a bocca aperta non soltanto le groupies del
Conservatorio di Ancona venute apposta per lui […]. Nella danza
Klezmer del bis, riarrangiata dal fratello minore Göran, ha trasmesso
la felicità promessa dal titolo, Let’s be happy, in un crescendo
stupefacente prodotto dal suo indiscusso talento. Tutt’altro che
fragile».487

GERSTNER, Oskar (Svizzera)


Milano, 1937 - «[…] si è udito per la prima volta il clarinettista
Gerstner, primo clarino dell’orchestra sinfonica e teatrale di Basilea.
[…] si è dimostrato preciso, quadrato, sicuro ed ha colorito
convenientemente la sua parte, meritandosi le acclamazioni che
hanno premiato la fatica del quintetto [op. 115 di J. Brahms]».488

HACKER, Alan (Inghilterra)


Milano, 1976 - «L’inglese Hacker è un virtuoso in senso assoluto.
Lo ha mostrato nella lucida aggressività del fraseggio nel lavoro di
Boulez [Domaines] e nella cordiale cantabilità di un concerto
mozartiano; energico e preciso».489

LANCELOT, Jacques (Francia)


Torino, 1971 - «Col solista Jacques Lancelot, interprete tutto
discrezione e delicatezza, l’orchestra ha poi eseguito uno dei
486
Torino, La Stampa, 31 marzo 2001, p. 40.
487
Milano, Corriere della Sera, 28 agosto 2011, p. 40.
488
Milano, Corriere della Sera, 23 febbraio 1937, p. 5.
489
Milano, Corriere della Sera, 10 maggio 1976, p. 14.

138
capolavori assoluti dell’arte mozartiana, che purtroppo viene
raramente ricordato: il Concerto per clarinetto in la maggiore
K.622».490

LEISTER, Karl (Germania)


Milano, 2008 - «[…] del clarinettista Karl Leister che per tre
decenni ha suonato con Karajan alla Filarmonica di Berlino,
diventando membro onorario della Royal Academy di Londra.
Squisito camerista e virtuoso, Leister interpreta un capisaldo
mozartiano come lo struggente Concerto K 622».491

LETHIEC, Michel (Francia)


Torino, 1985 - «Tre capolavori che furono tutti pensati per uno
specifico esecutore. Val la pena ricordarne i nomi, Anton Stadler,
Heinrich Baermann e Mühlfeld, associandovi quello di Michel
Lethiec, prestigioso virtuoso dello strumento, assai applaudito l’altra
sera insieme con gli archi d’un nuovo Quartetto di Budapest».492

MEYER, Sabine (Germania)


Torino, 2003 - «Chi non ha mai ascoltato Sabine Meyer non sa
come possa essere ancor più seducente il clarinetto e il repertorio
classico ad esso dedicato. In tournée italiana col pianista Oleg
Maisenberg al pianoforte e ospite a Torino dell’Unione Musicale al
Conservatorio, la celebre strumentista ha scelto di aprire il
programma con Saint-Saéns e di chiuderlo con Brahms […]. È
grazie a questo genere di melodie stupendamente cantabili che la
voce umana del clarinetto della Meyer, di rara omogeneità in
qualsiasi passaggio di registro e suadente come un mezzosoprano,
emana un fascino di una bellezza che sì vorrebbe catturare, mentre in
un’interpretazione musicale il bello è l’attimo fuggente».493

MÜLLER, Iwan (Estonia / Germania)


Torino, 1831 - «Il Clarinetto del Professore Müller esce dalla sfera
490
Torino, La Stampa, 3 dicembre 1971, p. 7.
491
Roma, Repubblica, Cronaca di Milano, 4 marzo 2008, p. 20.
492
Torino, La Stampa, 24 gennaio 1985, p. 19.
493
Torino, La Stampa, 15 novembre 2003, p. 49.

139
degli usuali, avendovi egli aggiunto alcune chiavi, mercè delle quali
eseguisce colla massima facilità e precisione molti musicali concetti,
la cui espressione, ancorchè l’ordinario stromento sia trattato da un
abilissimo, non è sempre sicura. Al merito di questa invenzione il
Müller un altro ne accoppia che collo studio non si acquista, ed è
quello di un’anima temprata così da essere vivamente commossa dal
più soave e patetico, come dal più forte e generoso sentire, e di una
mente che comprende, ed afferra la filosofica ragione delle melodiose
armonie; fluidi, pastosi e corretti numeri, ingannatrice imitazione del
flautino, un franco e robusto crescendo, e soprattutto un non ancora
inteso dolcissimo smorzando, fino al punto di pareggiare l’intonato
spirito di un’aura tranquilla, sono i rari pregi che, col favore di uno
spontaneo silenzio, una scelta Udienza ammirò in questo valente
artista».494

PAY, Anthony (Inghilterra)


Genova, 1986 - «La seconda parte della serata si è aperta con il
Concerto in la maggiore per clarinetto e orchestra K 622 di Mozart.
Il solista Anthony Pay ha utilizzato uno strumento del 1850, della
famiglia del corno di bassetto, dal timbro scuro, molto bello e caldo.
Pay ha riletto la partitura ricercando una particolare aderenza al testo
mozartiano risolto con brillante virtuosismo e buon gusto. Da citare
il secondo tempo dl suggestiva poesia. Irreprensibile l’esecuzione
globale, anche se Oren e Pay hanno dato l’impressione dl vedere il
concerto in modo diverso sotto il profilo stilistico».495

POPA, Aurelian Octav (Ucraina)


Bari, 1981 - «Raramente un clarinettista ha sfoggiato un così
perfetto dominio dello strumento ed una gamma tanto ricca e
suggestiva di sonorità, modulate alle così varie esigenze espressive del
repertorio».496

PORTAL, Michel (Francia)


Genova, 1988 - «Michel Portai è indubbiamente artista di classe,
494
Torino, Gazzetta Piemontese, 19 luglio 1831, p. 576.
495
Torino, La Stampa, 21 dicembre 1986, p. 24.
496
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 febbraio 1981, p. 16.

140
aperto ad esperienze molto differenti, dal jazz al classico. Al
Margherita, ha alternato esecuzioni piacevoli e accurate ad altre
meno approfondite sul piano stilistico e contrassegnate da un suono
alquanto esile. Non hanno entusiasmato i “Phantasiestucke” di
Schumann, restituiti con buone scelte espressive, ma senza quella
corposità e quel vigore necessari in un romantico. Poco approfondita
sul piano stilistico è parsa pure la Sonata di Poulenc dedicata a
Benny Goodman, scritta nel 1962».497

PRINZ, Alfred (Austria)


Torino, 1953 - «Col Quintetto op. 115 [ di J. Brahms] il Wiener
Konzerthausquartett prese congedo dai soci della Pro cultura
femminile, i quali giustamente volsero la loro ammirata gratitudine
anche al valoroso Alfred Prinz».498

SCHALK, Franz (Germania)


Milano, 1824 - «Il professore Schalk trasse dal corno-bassetto soavi
suoni; e tanto nel grave, che nel mosso e nel variato mostrò com’ei
padroneggiasse il suo stromento, il cui effetto partecipa di quello del
flauto e del clarinetto. Anch’egli fu applauditissimo».499

SCHMIDL, Peter (Austria)


Genova, 1995 - «Di particolare interesse “Introduzione, tema e
variazioni” per clarinetto e quartetto d’archi attribuito (con molti
dubbi) a Weber. Una pagina deliziosa che esalta il suono caldo,
vibrante del clarinetto, capace di passare da un lirismo denso e
appassionato a scatti di acceso virtuosismo. Calorosi applausi ha
ottenuto il clarinettista Peter Schmidl che ha messo in mostra una
tecnica ineccepibile unita ad un eccellente senso espressivo».500

SIMON, Erich (Austria)


Torino, 1936 - «Nel Quintetto op. 146 di Reger […] il clarinettista
Erich Simon potè rivelarsi eccellente nella varietà di una tecnica
497
Torino, La Stampa, 18 maggio 1988, p. 19.
498
Torino, La Stampa, 11 dicembre 1953, p. 4.
499
Milano, Gazzetta di Milano, 1824, p. 369.
500
Torino, La Stampa, 12 aprile 1995, p. 43.

141
robusta e delicata, squisita, sobria, e tale da contribuire efficacemente
al sinfonismo, onde quell’opera stessa è pervasa».501

SMITH, William O. (Stati Uniti d’America)


Venezia, 1966 - «[…] clarinetto (l’americano William O. Smith,
ritenuto il maggior solista vivente di questo strumento)[…]».502

SPARNAAY, Harry (Olanda)


Torino, 1982 - «[…] Il bravo Sparnaay […] dà modo di sfoggiare
tutte le proprietà dello strumento dalla voce vellutata e fredda come
di saxofono, e tutta la bravura dell’esecutore, chiamalo ad ogni sorta
di prodezze, compresi i multisuoni, e giustamente applaudito,
insieme col suo collaboratore pianistico».503

STEPHENS, Suzanne (Germania)


Roma, 1978 - «La suonatrice-ballerina ha fiato e grazia da vendere
per cui le si perdona la trovata di strombettare con il clarinetto tra le
gambe, voltando i glutei al pubblico, pertanto, è stata certo sconcia,
abbandonando la sala pestando rumorosamente i piedi o disturbando
con colpi di tosse o con finti applausi e schiamazzi, o con la falsa
indignazione di chi vede profanato il sacro tempio dell’arte. Alle
manifestazioni di intolleranza e di pessima educazione (il dissenso
dovrebbe essere espresso alla fine del brano) ha però risposto con
consensi la maggioranza del pubblico, attenta, interessata o anche
divertita».504

STOLZMAN, Richard (Stati Uniti d’America)


Napoli, 1980 - «Con una prolungata ovazione il pubblico ha
salutato […] la spettacolare conclusione del “Tema e variazioni” per
clarinetto e orchestra di Gioacchino Rossini. La composizione
rigurgitante di vitalità ritmica, alla maniera tipicamente rossiniana è
magistralmente condotta per esaltale le possibilità dello strumento.
Occorre, però, un clarinettista della forza di Stolzman per fare in
501
Torino, La Stampa, 10 aprile 1936, p. 6.
502
Torino, Stampa Sera, 7 settembre 1966, p. 8.
503
Torino, La Stampa, 24 settembre 1982, p. 17.
504
Roma, L’Unità, 14 febbraio 1978, p. 8.

142
modo che le occasioni fornite a iosa dalla composizione al suo
esecutore, diano luogo ad un formidabile exploit di quest’ultimo,
come infatti è avvenuto. La fitta trama di note nella quale lo
strumentista si è avventurato con spavalda sicurezza ha avuto il suo
suggello. Una prova, dunque, di bravura, da parte di Stolzman, di
autentico virtuosismo. Il clarinettista, però, aveva dato in precedenza
una prova della sua consistenza d’interprete, della sua finissima
sensibilità musicale, facendo “ cantare” il suo strumento con
purissima voce nello stupendo “Adagio” dal concerto in La magg.
662 di Mozart, rivelandosi artista di primissimo rango».505

UDWARNOFSKY, ? (Ungheria)
Bergamo, 1835 - «Il sig. Udwarnofsky, primo clarinetto del
reggimento Bakony, gli è un suonatore di felice cavata, di molta
forza, e di agilità straordinaria».506

WAGNER, Wilhelm (Germania)


Bologna, 1833 - «Fu l’abbastanza noto e riputato professore di
clarinetto sig. Guglielmo Wagner di Monaco che, reduce da Napoli
e Roma, ove gran prova diede del suo talento […]. Il professore
concertista si fece conoscere sommamente esperto in quanto mai può
valere il suo strumento, eseguendo un concerto formale, poi un
adagio e rondò, e finalmente un capriccio sopra varj temi, suonando
così il difficile, il delicato, l’energico e l’espressivo in tutti i caratteri
della musica».507

505
Roma, L’Unità, Cronaca di Napoli, 17 febbraio 1980, p. 15.
506
Milano, Il Pirata, 13 ottobre 1835, p. 124.
507
Milano, Il Censore Universale dei Teatri, 29 giugno 1833, pp. 207-208.

143
Iwan Müller

144
CONCORSI, NOMINE e RICONOSCIMENTI

Firenze, 1876 - Concorso per la composizione di un


Concertino per Clarinetto - «Accademia del R. Istituto
Musicale di Firenze. Nell’adunanza del dì 28 luglio, il
corpo Accademico giudicando i due concorsi di
composizione aperti in quest’anno 1876 […]; nell’alto del
Concertino per clarinetto con accompagnamento di
orchestra, aperto a spese del Comm. Presidente L.
Casamorata, riuscì premiato il sig. Domenico Nocentini di
Laterina in provincia di Arezzo, [clarinettista e] alunno di
composizione del R. Istituto Musicale di Firenze».508
1883 - Il clarinettista Bonicoli nominato Cavaliere - « S.M. si
compiacque di nominare nell’Ordine della Corona d’Italia: Sulla
proposta del Ministero della Pubblica Istruzione, con decreto del 15
marzo 1883 a cavaliere Bonicoli Vinceslao, direttore musicale
nell’armata di S.M. la regina d’Inghilterra».509

Montecarlo, 1885 - Il Fortina nominato Cavaliere - «Siamo lieti


d’informare i numerosi amici del sig. Antonio Fortina, che in questo
momento fa parte dell’importante orchestra di Montecarlo, che S. A.
la Principessa di Lusignan volle riconoscere il suo talento di solista
di clarinetto nominandolo cavaliere del suo ordine reale di Mélusine.
Onore e complimenti sinceri al signor Fortina pel suo non comune
ingegno».510

Barcellona (Spagna), 1892 - Concorso di Clarinetto di Barcellona -


«Nel Real teatro dell’Eldorado seguì un concorso musicale, a cui
presero parte parecchi professori di Barcellona e d’altre città.
508
Firenze, Boccherini, 1876, n° 7, p. 26.
509
Roma, Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, 7 agosto 1883, p. 1.
510
Biella, L’Eco dell’Industria, 27 settembre 1885, p. 2.

145
Vincitore del primo premio (un diploma e 400 lire) riuscì l’italiano
Emilio Porrini, professore di clarinetto del Conservatorio Isabella II.
Fu applauditissimo in Gnomenklänge, fantasia di Baermann, e
nell’esecuzione a prima vista di una Melodia di concerto, di Mozart.
I giornali lodarono senza riserve il professor Porrini, il quale, collo
studio indefesso, è riuscito a procacciarsi una bella posizione fra i
solisti barcellonesi».511

Pesaro, 1896 - Diploma di alto onore - «La casa editrice Ruggieri di


Pesaro bandì nel passato settembre un concorso per un lavoro
musicale […]. Sopra un numero straordinario di concorrenti il
nostro Giuseppe Trento ha ottenuto il diploma di alto onore. Tutti
conosciamo il merito del nostro giovane e simpatico professore di
clarino […]. Da parte nostra ci congratuliamo sinceramente e
speriamo che questa brillante vittoria voglia essere per lui sprone a
nuovi lavori e alla pubblicazione di quelli già fatti e del suo metodo
di clarinetto del quale si dice molto bene».512

Londra (Regno Unito), 1898 - Il Quintetto di Giuseppe Frugatta -


«Fra le composizioni presentate al Concorso bandito dal Collegio
Internazionale di musica di Londra, in data 11 agosto 1898 e chiuso
il 19 gennaio 1899, per un Quintetto per violino, clarinetto,
violoncello, corno e pianoforte, fu giudicata degna del premio quella
portante l’epigrafe Sclf-help, di cui, aperta la scheda, risultò autore il
maeatro Giuseppe Frugatta».513

Roma, 1902 - Onoreficenza al Magnani - «Allorchè apprendemmo


che il cav. Aurelio Magnani, professore di clarino nella nostra
Accademia di S. Cecilia, era stato nominato Ufficiale dell’Accademia
di Francia, un senso di vivo compiacimento ci invase, sia perché ci
erano note le mirabili dote [sic.!] dell’egregio professore, sia perché
l’onoreficenza da lui riportata, segna un’altra vittoria italiana, rinnova
quella supremazia che meritatamente conserva all’estero, la buona
511
Torino, Gazzetta Piemontese, 22-23 ottobre 1892, p. 3.
512
Lecce, La Provincia di Lecce, 1896, n° 18, p. 13.
513
Torino, Rivista Musicale Italiana, 1899, p. 465.

146
arte italiana».514

Milano, 1937 - Concorso al Conservatorio di Milano - «Il prof.


Alamiro Giampieri, già da parecchi anni docente al Liceo pareggiato
di Genova, ha vinto il Concorso per titoli ed esami al posto di
insegnante di clarinetto nel R. Conservatorio di Milano».515

Ginevra (Svizzera), 1950 - Concorso Internazionale di Ginevra -


«Clarinetto: 1° premio all’unanimità: sig. Paul-Jacques Lambert - 2°
premio all’unanimità: sig. Gilbert Volsin - Medaglie: sig. Ed.
Boulanger (all’unanimità); R. Barras; Ulderico Paone».516

Bari, 1962 - Il clarinettista Scavo al Concorso di Monaco -


«Giuseppe Scavo, il giovane clarinettista barese già affermato
concertista, parteciperà all’XI concorso internazionale di musica,
bandito dagli enti radiofonici della Repubblica federale di Germania.
Alla manifestazione, che si svolgerà nei prossimi giorni a Monaco di
Baviera, Giuseppe Scavo è stato invitato in considerazione delle sue
note capacità musicali. Il significato del riconoscimento toccato al
nostro artista è evidente. Al concorso di Monaco si giunge non senza
aver superato una severa selezione: il regolamento prevede infatti che
vengano ammessi “coloro che si sentono maturi di presentarsi al
pubblico”. I candidati sono inoltre tenuti a presentare programmi
severissimi, con un repertorio di almeno 18 composizioni. A
Giuseppe Scavo, il quale fra l’altro presenterà alla giuria una
composizione inedita del musicista barese Silvestro Sasso, gli auguri
per una brillante affermazione».517

Ginevra (Svizzera), 1963 - Concorso Internazionale di Ginevra -


«Al Concorso Internazionale di esecuzione musicale di Ginevra […]
Giuseppe Garbarino, che ha riportato il secondo premio nel
concorso di clarinetto, ex aequo con il francese Michel Portal».518
514
Roma, Gazzetta di Roma, 18 luglio 1902.
515
Milano, Musica d’Oggi, 1937, p. 388.
516
Ginevra, Journal de Geneve, 3 ottobre 1950, p. 4.
517
Bari, La Gazzetta del Mezzogiorno, 5 settembre 1962, p. 6.
518
Milano, Corriere della Sera, 8 ottobre 1963, p. 9.

147
Ginevra (Svizzera), 1967 - Concorso Internazionale di Ginevra -
«Clarinetto: nessun primo premio. 2° premio di 1000 franchi - Sig.
Aurelian-Octav Popa, (Romania, Bucarest). Due 3° premio di 500
franchi ciascuno; MM. Antony Morf (Svizzera, Ginevra), primo
nominato, e Vincenzo Mariozzi (Italia, Roma)».519

Roma, 1978 - Un concorso per clarinettisti in onore di Valentino


Bucchi - «Con buona partecipazione di pubblico […],
l’Associazione “Valentino Bucchi”, di recente costituzione, ha
annunciato ieri presso il Conservatorio di Santa Cecilia, della cui
collaborazione si avvale, il Premio Valentino Bucchi, connesso a un
Concorso internazionale per clarinetto, coinvolgente gli esecutori e i
compositori. […] si svolgerà a Roma, presso il Conservatorio […]
tra il 22 e 29 novembre prossimi, ed è riservato a giovani esecutori e
compositori, italiani e stranieri, che non abbiano rispettivamente
superato i 32 e i 38 anni. I partecipanti alle esecuzioni dovranno
affrontare tre prove. Quella eliminatoria è imperniata su brani per
clarinetto solo, di Donizetti e di Bucchi, mentre la semifinale prevede
l’esecuzione di pezzi scelti tra una nutrita schiera di compositori
moderni e contemporanei (Brahms, Saint-Saens, Schumann, Weber,
Berg, Debussy, Hindemith, Poulenc, Stravinski, Ambrosi, Bartolozzi,
Castelnuovo Tedesco, Riccardo Malipiero, Renosto, Testi e Vlad).
La prova finale punta sulla Sonata Op. 120 n. 1, di Brahms, sul
Concerto per clarinetto solo di Bucchi e sul Gran Quintetto Op. 34
di Weber […]. Sono in palio, oltre che premi in denaro (800, 600 e
500 mila lire), anche clarinetti offerti da ditte italiane e straniere,
nonché concerti presso istituzioni e associazioni musicali […].520
«[…] pur constatando l’alto livello di preparazione dei giovani (che
presentavano sin dalla prova eliminatoria tra l’altro il difficilissimo
Concerto per clarinetto solo di Bucchi) non ha ritenuto di assegnare
il primo premio. La commissione ha invece assegnato il secondo
premio al ventenne Michele Carulli, pugliese, ed il terzo premio al
bulgaro Rossen Ovciarov».521
519
Losanna, Gazette de Lausanne, 9 ottobre 1967, p. 5
520
Roma, L’Unità, 16 marzo 1978, p. 9
521
Torino, Nuova Rivista Musicale Italiana, 1979, p. 519.

148
Cossato (Biella), 1979 - Concorso Internazionale di Ancona -
«Sandro Tognatti, 16 anni, abitante alla frazione Lorazzo, si è
classificato al secondo posto nella sezione “clarinetto” del “2°
Concorso internazionale di esecuzione per strumenti a fiato 1979”,
svoltosi ad Ancona […]. Il ragazzo frequenta la scuola di clarinetto
del professor Raffaele Annunziata, dello stesso conservatorio
[Torino]. In precedenza, il promettente musicista si era aggiudicato
il primo premio al concorso internazionale di musica per giovani
“Città di Stresa”. “Vorrei intraprendere l’attività di musicista - dice
Sandro Tognatti -: farò pertanto del mio meglio per far sì che questa
mia aspirazione divenga realtà ”».522

Vercelli, 1980 - Il Viotti d’oro a Giuseppe Garbarino - «Apertura


d’obbligo di questa presentazione per Giuseppe Garbarino,
clarinettista noto in tutto il mondo, al quale sarà consegnato il
premio “Viotti d’oro” 1980. Il premio viene assegnato ogni anno a
musicisti, cantanti, ballerini e compositori di fama internazionale
[…]. Tanto per fare qualche nome di “Viotti d’oro”: Igor
Strawinsky, Carla Fracci, Salvatore Accardo, Piero Cappuccilli.
Giuseppe Garbarino lo riceverà stasera, alla Sala Dugentesca,
nell’intervallo del concerto di cui sarà protagonista […]. Garbarino,
che si è diplomato in clarinetto al Conservatorio “Paganini” di
Genova, ha incominciato la carriera suonando in varie orchestre
italiane, fra le quali quelle della Rai di Roma e della Scala. Ha
contribuito alla divulgazione della musica contemporanea e molti
compositori (Testi, Bettinelli, Petrassi, etc.) gli hanno dedicato
nuove opere».523

Alessandria, 1983 - I clarinetti del Vivaldi vincono anche a Stresa -


«Ancora un successo dei giovani allievi del conservatorio “Vivaldi”
al concorso internazionale di musica “Città di Stresa”, uno dei più
prestigiosi organizzati in Italia. Il quartetto di clarinetti “Paul Arma”
si è classificato primo nella sua categoria. E’ composto da Pierpaolo
e Giampiero Sobrino, Sergio Violino e Roberto Bocchio, tutti e
522
Torino, La Stampa, 1979, n° 228, p. 1.
523
Torino, La Stampa, Cronaca di Vercelli, 1980, n° 251, p. 1.

149
quattro allievi del prof. Giacomo Soave, docente di clarinetto
appunto al conservatorio alessandrino. Al Concorso internazionale
di Stresa, svoltosi al Teatro del Palazzo dei Congressi, hanno
partecipato oltre 2 mila giovani, molti dei quali provenienti
dall’estero».524

Terni, 1986 - 1° Concorso Nazionale di Clarinetto di Terni -


«Ventuno i partecipanti di ogni parte d’Italia […]. Il primo premio,
ex equo, è andato a Hofer Sigmund, di Merano e a Romolo Tisano,
di Reggio Calabria. Il secondo premio è stato assegnato al
ventiduenne Marco Edoardo Piazzoli di Como […]».525

Ginevra (Svizzera), 1990 - Concorso Internazionale di Ginevra -


«Finale di Clarinetto. - 1° premio Fabio Di Casola (Svizzera); 2°
premio Evgeny Petrov (URSS); 3° premio Alessandro Carbonare
(Italia)».526

Praga (Repubblica Ceca), 1996 - Concorso Internazionale “


Primavera di Praga” - «Clarinetto: 1° premio Paolo Beltramini (nato
nel 1966, Italia); 2° premio non assegnato; 3° premio Jean-Phillipe
Vivier (nato nel 1966, Francia)».527

Firenze, 2004 - Il “Pentagramma d’oro” a Riccardo Crocilla - «Il


giovane clarinettista Riccardo Crocilla, primo clarinetto del Maggio
musicale fiorentino, ha ritirato il Pentagramma d’oro».528

Putignano (Bari), 2005 - La prima edizione del Concorso


Internazionale per Clarinetto “Saverio Mercadante” - «[…] 8 le
nazionalità rappresentate dai concorrenti iscritti al concorso: Italia,
Grecia, Francia, Repubblica Ceca, Giappone, Belgio, Romania e
Lituania […]. Il concorso, in seguito ad una rigida selezione
esecutiva, ha assegnato un montepremi pari a euro 7.500 ai vincitori
524
Torino, La Stampa, 1983, n° 111, p. 20.
525
Milano, Corriere della Sera, 11 dicembre 1986, p. 35.
526
Ginevra, Journal de Geneve, 16 settembre 1990, p. 30.
527
Praga, Czech Music, 1995.
528
Milano, Panorama, 2004, p. 26.

150
delle sezioni previste avvalendosi di una commissione di altissimo
livello composta da Dan Avramovici - Romania (1° clarinetto solista
dell’orchestra Filarmoniva “G. Enescu” di Bucarest), Enrico Maria
Baroni - Italia (1° clarinetto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale
della RAI di Torino), Vincenzo Di Pede - Italia (Concertista e
docente al Conservatorio di Musica di Matera), Anna Guerriero -
Italia (Concertista e docente di musica da Camera al Conservatorio
di Musica di Bari), Pjeter Guralumi - Albania (Concertista e docente
all’Accademia delle Arti di Tirana), Kosmas Papadopoulos - Grecia
(Concertista e docente al Conservatorio di Musica di Salonicco),
Antonio Tinelli - Italia (Concertista e docente al Conservatorio di
Musica di Matera). Sono risultati vincitori […] sezione Solisti
senior: 1° premio Ciprian Dancu (Romania), 2° premio Ferdinando
Redavid (Italia), 3° premio ex-equo Lukas Broda (Repubblica Ceca)
e Grazia Francesca Mari (Italia), 4° premio Kaori Tanaka
(Giappone) […]».529

Potenza Picena (Macerata), 2009 - Creativamente a Vincenzo


Correnti - «Sabato 28 marzo, al Teatro Mugellini di Potenza
Picena, il M” Vincenzo Correnti ha ricevuto il premio
“Creativamente”. Con tale iniziativa la Provincia di Macerata ha
voluto assegnare un riconoscimento alle persone che si sono distinte
per il meritevole impegno profuso nell’interesse del bene comune,
per creatività e talento in campo civile, culturale, artistico e
scientifico. In particolare il M° Correnti è stato premiato nella
categoria “la vita per l’arte e lo spettacolo”, per aver dedicato la
propria vita all’arte utilizzando, oltre al proprio talento, una grande
fantasia ed una grande creatività arricchendo così l’identità
dell’insieme del territorio provinciale».530

Parigi (Francia), 2010 - Concorso Internazionale di Clarinetto “C.


Debussy” - «Il 1° Premio è stato assegnato a Dmitrij Rasul-Kareyev,
Russia [...]. Giovanni Punzi dall’ Italia ha vinto il 2° Premio. Allievo
di Calogero Palermo e poi di Alessandro Carbonare, questo giovane
musicista (20 anni!) ha un fraseggio molto sensibile. Julien
529
Noci, Noci Gazzettino, 2005, n° 11, p. 9.
530
Camerino, Nuovo Chienti e Potenza, 8 aprile 2009, p. 10.

151
Desgranges dalla Francia ha vinto il 3° Premio».531

Venezia, 2014 - “Una Vita nella Musica” A Michele Marelli -


«[…] il ricaldonese Michele Marelli ha vinto la sezione giovani di
quello che in campo musicale equivale ad una sorta di “Premio
Nobel”. Si tratta del premio “Una Vita nella Musica” […]. Un
premio che, per il secondo anno, ha istituito una sezione speciale
“giovani”. Ancor più interessante, se vogliamo, della precedente, in
quanto segnala i futuri “grandissimi”. Con il compositore Federico
Gardella e il musicologo Emanuele D’Angelo, il comitato scientifico,
presieduto da Mario Messinis (con lui, tra gli altri, anche il critico
torinese Giorgio Pestelli) ha riconosciuto l’eccellenza assoluta del
Mº. Michele Marelli. Che negli ultimi mesi ha suonato a Berlino, alla
Staatsoper e nella fantastica Berliner Philharmonie, all’Opera di Lille,
ha insegnato per una master class al Conservatorio Tschaikovsky di
Mosca ed è stato ospite per un recital solistico nella sala
Rachmaninov, sempre in quella città. Poi i concerti alla Biennale di
Venezia (da solista, con l’Orchestra di Padova e del Veneto) e a
Milano Musica (da solista, con l’Orchestra Sinfonica “Giuseppe
Verdi”). E proprio queste performance hanno contribuito a
rafforzarne il prestigio sulla ribalta nazionale, dopo tanti meritati
successi all’Estero. Non solo. Due suoi CD, distribuiti in tutto il
mondo con le etichette Wergo (Schott publishing) e Stradivarius, gli
hanno fatto vincere la Nomination agli ICMA 2014 (International
Classical Music Awards come miglior cd di musica contemporanea
dell’anno), le “Cinque stelle” di Musica e i “Cinque Diapason” in
Francia».532

531
Lyons, The Clarinet, Settembre 2010, pp. 72-73.
532
Acqui Terme, L’Ancora, 2014, n° 40, p, 3.

152
NECROLOGI

1842
«San Jago di Cuba (America), 8 febb. 1842 […]. Anche giorni sono
un vostro bolognese, bravissimo suonatore di Fagotto e Clarino
([Ferdinando] Maccagnani), ho inteso sia morto».533

1850
«Gio. Battista Gambaro professore di clarinetto fra i più distinti che
vantasse l’Italia, e che ebbe pur bella fama nelle primarie città
d’europa nelle quali diede saggio di grande perizia su quel difficile
strumento, facendosi ammirare specialmente per la purezza e
dolcezza del suono, cessò di vivere il giorno 2 corrente [2 febbraio
1850], in mezzo al compianto di quanti lo conobbero, in età
settuagenaria. Egli occupava da 40 e più anni il posto di primo
clarinetto nella nostra orchestra, e questo gli venne tolto
ultimamente senza usargli quei riguardi che esigeva la sua età
avanzata ed il suo merito. Egli ne rimase profondamente addolorato,
e vuolsi che il sofferto malore fosse provocato dal forte dispiacere
che ebbe nel vedersi ricompensato in tal modo de’ suoi servigi,
nell’adempimento de’ quali si mostrò sempre esatto e zelantissimo.
Fu pure compositore, e scrisse alcuni pezzi per clarino di merito non
comune». 534

1857
«Chiudo la presente rivista coll’annunziare la perdita che l’arte fece
[…] il sig. [Giovanni Battista] Boiero, [a Torino] era primo
clarinetto alla Cappella Regia, al Regio Teatro e nel corpo di musica
della guardia nazionale».535

1860
«Napoli. Ferdinando Sebastiani, rinomato clarinettista, maestro al R.
Collegio di musica, e professore del teatro S. Carlo, cessò di vivere il
533
Bologna, Teatri, Arte e Letteratura, 1842, n° 954, p. 93.
534
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1850, p. 23.
535
Torino, L’Opinione, 7 dicembre 1857, p. 2.

153
7 marzo corrente dopo pochi giorni di crudele malore».536

1864
«È sempre dolorosa la perdila degli uomini, che alle doti
dell’ingegno accoppiano le più belle qualità del cuore. Amarissima
pertanto riuscì all’ Istituto filarmonico-drammatico, ed a tutta la
città di Padova l’estrema dipartita di Girolamo Salieri, celeberrimo
sonatore di clarino, ammirato come tale non solo in Italia, ma
eziandio altr’Alpi. Nato in Legnago nell’anno 1794, egli ci fu rapito
ai 3 di questo mese, da breve morbo. Ebbe a precettori nell’arte
musicale suo fratello, professore di clarinetto, e suo zio, maestro alla
Corte imperiale di Vienna. Poco più che ventenne, stabilitosi a
Trieste, vi esercitò per ben 9 anni con applauso le funzioni di primo
professore di clarinetto del teatro; sicchè i due maestri di Cappella,
Giuseppe Farinelli e Giovanni Panizza nel 1825 attestavano la sua
esperimentata capacità e come esecutore, e come maestro direttore, si
di orchestra che di banda, e come compositore di pezzi musicali ad
uso di bande militari. Varie città italiane e straniere ebbero in seguito
ad apprezzare la sua maestria nel trattare con grazia e con soavissima
espressione quel non facile istromento, da cui le sue labbra sapevano
trarre dolcissimo canto: e provano la fama da lui acquisita nell’arte
musicale alcune lettere delle Società del Casino di Bologna a di
Ferrara, ed i diplomi di socio onorario della Società degli Apollinei
di Venezia, e delle Società filarmoniche di Firenze, di Lubiana e
della Stiria. Venuto a Padova nel 1841, egli vi si diede al privalo
insegnamento, e sostenne le parti di primo clarinetto nelle orchestre
dei teatri e dell’insigne Cappella di S. Antonio. Allorchè poi la
rediviva Società filarmonica di S. Cecilia, che trasmutossi in seguito
in Istituto filarmonico-drammiatico, instituiva tra le altre scuole
quella del clarino, vi chiamò a maestro il Salieri, il quale conosceva la
vera arte d’istruire, che consiste principalmente nel saper inspirare
nell’animo degli scolari, colla semplicità dei precetti, colla facilità
dell’esposizione, e coll’affabilità de’ modi, l’amore per l’arte. Egli si
rese così benemerito di questa benefica cittadina istituzione, la quale
mira ad allevare nell’arte musicale e nella drammatica giovani di
536
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1860, p. 95.

154
scarse fortune, ed a soccorrere i filarmonici resi impotenti, che, in
segno della piena sodisfazione per le sue utili e zelanti prestazioni, il
Consiglio di questa Società, nell’anno 1857, lo annoverò tra i socii
onorarii dell’Istituto. Tra le virtù, che lo rendevano caro a tutti,
risplendeva in lui la modestia, dote propria degli uomini di vero
merito; sicchè non solo egli non destò l’ invidia de’suoi emuli, ma se
gli affezionò. Anima benedetta! la tua memoria vivrà sempre cara ed
onorata, finchè rimarranno in pregio l’ingegno e la virtù».537

1866
* «Leggendo la Gazzetta del giorno 13 Febbrajo 1867, venni a
conoscere con mio dolore, che il valentissimo suonatore di clarinetto,
il Signor Mirco Domenico, nell’ anno passato 1866 fu da morte
rapito, in ancor etade discreta, e che morì il poveretto nell’ ospitale
dei Pazzi. - Occupate le menti ne’ grandi avvenimenti guerreschi,
nulla si disse di questo celebre suonatore, e neppur con fiore si ornò
il di lui sepolcro. Credo mio dovere il porre questo cenno. Egli ci
inebbriò col suo stromento sì nelle chiese, sì nella musica militare, sì
ne’ teatri: noi sempre lo abbiamo applaudito. Ora che è morto, altro
non possiamo ripetere. Povero Mirco!... Noi dolentissimi che non
più lo udremo! – Diciamogli Requiem».538
* «Moriva […] a Como il maestro Antonio Spadina, precipitandosi
da un balcone del secondo piano della sua abitazione, soccombendo
poche ore dopo. Aveva 47 anni. Era pregevole compositore ed
esperto suonatore di piano e di Clarinetto».539

1867
«Il passato martedì portavasi all’ultima dimora Pietro Tassistro, il
più antico dei professori dell’orchestra della Scala che appartenne
nella sua giovinezza alle Bande Musicali del Primo Impero francese,
e fece alcune campagne colle truppe italiane qual capitano-capo
banda dei Veliti. Pel corso di molti e molti anni venne meritamente
537
Venezia, Gazzetta di Venezia, 17 marzo 1864.
538
Venezia, Menzioni Onorifiche dei Defonti ossia raccolta di lapidi, necrologie,
poesie, annunzii ad alcuni defonti di Venezia nell’Anno 1866 per cura di G. B.
Contarini, 1866, p. 29.
539
Napoli, Napoli Musicale, 1869, nn° 15 e 16, p. 8.

155
in bella riputazione, fu primo clarinetto alla Scala e professore di
quello strumento: da ultimo trattò la viola. Espertissimo nell’arte sua,
di modi gentili e persuasivi, ammaestrò gratuitamente i giovani
dell’Istituto dei Ciechi, ed ebbe il vanto di farvi allievi di vaglia
[…]».540

1869
«[…] fu l’accademico onorario Francesco Jacomoni cui la morte
divelse dall’ albo del nostro collegio non appena il suo nome vi fu
registrato. Nato esso in Livorno nel 1820 mostrò di buon’ora
speciale attitudine nel suono del clarinetto, avendo a precettore il
maestro Leonardi capo-banda d’uno dei reggimenti toscani di
fanteria. I rapidi progressi in questo ramo dello scibile musicale
collocarono presto l’ Jacomoni al posto di concertista nella banda del
1° reggimento. Di ciò esso lodevolmente non fu pago, dacchè nel
1840 intraprese sotto il compianto maestro I. Colson un corso
regolare di armonia, e meritò vincendo un concorso aperto dal
Ministro della guerra in Toscana di essere nominato nel 1848 capo-
musica della 2a brigata di fanteria. Nel 1859 passò a dirigere la
fanfara dei RR. carabinieri in Firenze, ufficio che conservò fino alla
sua morte, avvenuta in questa città il 12 del caduto dicembre 1868.
L’ Jacomoni lasciando una numerosa famiglia lasciò pure grata
ricordanza di sé per le doti domestiche, e per la non comune abilità
non solo come suonatore di clarinetto, ma eziandio e più come capo-
musica, mentre tutti abbiamo uditi i belli effetti di colorito e di
accento che egli seppe trarre da un numero ristretto di musicisti,
sebbene abili, quali conta la fanfara dei RR. carabinieri in
Firenze».541

1871
* «Luigi Bassi, professore di clarinetto, compositore e concertista
valente, già allievo del nostro Conservatorio. Colpito da sincope la
sera del 31 dicembre, durante la rappresentazione della Norma,
sopravvisse cinque giorni e morì il 4 corrente [gennaio 1871] in età
540
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1867, p. 310.
541
Firenze, Atti dell’Accademia del R. Istituto Musicale di Firenze, 1869, p. 8.

156
di 35 anni. La sua morte lascia nella schiera degli artisti un vuoto che
difficilmente sarà colmato».542
* «Necrologia artistico-musicale del 1871 […] Emilio Frangini
(clarinetto) […] Luigi del Besio (clarinetto) […]».543

1872
«A Trieste, [è morto] l’11 aprile, a l’età di 47 anni [74 anni ?], il M°
Catterino Catterini, artista musicista».544

1873
* [Muore al] «Cairo. Antonio Sogni, professore di clarino».545
* [Muore a] «Milano. Francesco Varisco, prof. di clarino».546

1874
* «Avevamo smentito con piacere l’annuncio della morte del
concertista di clarinetto [Ernesto] Cavallini; ora il valente artista è
morto davvero il 7 corrente [gennaio] alle 2 pom. Ai funerali, che
ebbero luogo venerdì 9, intervennero moltissimi amici e maestri di
musica».547
* «Ernesto Cavallini. Questa illustrazione artistica italiana, il celebre
clarinettista, moriva in Milano il dì 7 gennaio corrente. L’arte
giustamente veste la gramaglia!»548
* «Ernesto Cavallini, il celebre concertista e maestro di clarinetto,
nostro concittadino, per lunghi anni addetto alla Scala, quindi
all’Imperiale teatro di Pietroburgo, quale solista e maestro, è morto il
passato giovedì nel mattino, in conseguenza di colpi apoplettici, che
ne minacciarono la vita parecchi giorni addietro. Nella sua lunga e
gloriosa carriera, amareggiata da ultimo dall’essergli stato
ingiustamente preferito a maestro del proprio strumento al patrio
Conservatorio un giovane allievo, seppe acquistarsi titolo di rara
eccellenza nell’arte e di compositore di vaglia. Ebbe amici moltissimi,
542
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1871, p. 19.
543
Napoli, Napoli Musicale, 1872, n° 5, p. 4.
544
Bruxelles, Le Guide Musical, 1871, n° 17.
545
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1873, p. 100.
546
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1873, p. 24.
547
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1874, p. 16.
548
Napoli, Napoli Musicale, 1874, n° 2, p. 4.

157
che lo onorarono vivo e lo piangono defunto. Alle esequie,
celebrategli il venerdì, accorsero in gran numero cultori dell’arte
musicale, ammiratori ed amici, gli alunni e i professori del
Conservatorio».549

1875
«Nacque Giovacchino Gordini da Lorenzo, e da Geltrude Lapi
coniugi Gordini, nel Borgo San Lorenzo in Mugello (Toscana) il dì
12 Luglio 1818. Ivi apprese egli la musica, dedicandosi specialmente
al suono del clarinetto, facendo parte, e più tardi prendendo la
direzione di una banda musicale. A diciotto anni il Gordini recossi
in Firenze, col proposito di intraprendere studi maggiormente
regolari ed estesi, e li intraprese di fatto, studiando il clarinetto col
Prof. Giovanni Bimboni Mº di detto strumento in questo R. Istituto
Musicale, l’armonia col M° Luigi Picchianti, ed il pianoforte e
l’organo col proprio zio Giovanni, in quel tempo lodato organista
della Chiesa della SS. Annunziata. Che Giovacchino Gordini
divenisse un artista di svariate cognizioni ne abbiamo la prova nel
sapere che dal 1843 al 1849 ei fece costantemente parte della
orchestra del nostro maggior teatro della Pergola, prima in qualità di
secondo clarinetto al sopra ricordato suo maestro, surrogandolo in
ogni evenienza, poscia come secondo oboè al rinomato Egisto
Mosell; e che nel Gennaio 1842 ei venne eletto a succedere al suo
zio Giovanni Gordini, quale organista della summentovata Chiesa
della SS. Annunziata […]. Il Gordini fu uomo di modi forse talora
un po’ bruschi, ma nel fondo, onestissimo: la morte ce lo rapì nelle
ore antimeridiane del dì 1 Aprile 1874, per male di petto e miliare
[…]».550

1877
«Troppo tardi per pubblicarlo ieri stesso ci giunse ieri la triste
notizia della morte del maestro Benedetto Carulli, avvenuta sabato
sera. Il povero Carulli, aveva ottant’anni. Era celebrato come esimio
clarinettista e col flautista [Giuseppe] Rabboni, l’oboista [Carlo]

Milano, La Fama, 13 gennaio 1874, p. 8.


549

Firenze, Atti dell’Accademia del R. Istituto Musicale di Firenze, 1875, pp. 12-
550

13.

158
Ivon e il fagottista [Antonio] Cantù, componeva il celebre quartetto
che ebbe famose rappresentazioni delle opere di Rossini, Bellini e
Donizetti. Fu professore al nostro Conservatorio per ben 56 anni, ed
ebbe molti allievi valenti. Scrisse di molta musica specialmente per
clarinetto e nella storia dell’arte lascia un bel nome». 551

1877
«Tavola necrologica artistica-musicale […] Domenico Liverani, di
Bologna, rinomato concertista e prof. di clarinetto […]».552

1878
«Necrologia degli artisti musicali deceduti nell’anno 1878 […]
Domenico Berretta, ex professore di clarino […] Giuseppe Binda, di
Milano, professore di clarino […] Carlo Barbi, compositore,
violinista, clarinettista, ed ex-capo musica […]».553

1879
«Dott. Antonio Di Lupo Parra, il quale nacque a S. Prospero, presso
Navacchio in provincia di Pisa, il 17 Novembre 1814. Furono suoi
genitori il nobile uomo sig. Giuseppe Di Lupo Parra, e la nobile
signora Laura Cipriani; la prima educazione la ricevette nel Collegio
Arcivescovile di S. Caterina in Pisa, dove diegli le prime lezioni di
clarinetto il M° Giuseppe Pasquini. Uscito dal Collegio per entrare
alla Università ove addottorossi in Legge senza mai esercitare la
professione, il Parra ebbe a maestro d’armonia il M° Gustavo
Romani di Pisa […]. Il Parra scrisse e pubblicò varie composizioni
per Clarinetto con accompagnamento di Piano-Forte, specialmente
sopra opere teatrali; sebbene talune altre originali, in specie il
Souvenir d’un Rossignol, riportassero le migliori lodi per espressione
e carattere. Compose pure il Parra alcune romanze per canto, oltre
varie altre composizioni per clarinetto, rimaste inedite. Argomento
poi della sua abilità come clarinettista è la stima che ne ebbe il
celebre [Ernesto] Cavallini, ad esso legato da vincoli di antica
amicizia […]. Le sofferenze fisiche alle quali per molti anni andò
551
Milano, Corriere della Sera, 9 aprile 1877, p. 3.
552
Napoli, Napoli Musicale, 1878, n° 7 e 8, p. 5.
553
Napoli, Napoli Musicale, 1879, n° 1 e 2, p. 6.

159
soggetto il Parra lo condussero alla tomba il dì 22 Febbraio 1879 in
S. Prospero […]».554

1879
«Necrologia artistico-musicale dell’anno 1879 […] Giulio Macchi,
prof. di clarinetto […] Antonio di Lupo di Firenze, compositore
clarinettista […]».555

1880
«Tavola necrologica italiana dell’anno 1889 […] Niccola del
Sindaco, di Napoli, prof. di clarino […]».556

1886
«Per decesso avvenuto il 4 luglio 1886 del prof. Virgilio Ferrari, è
rimasto vacante il posto di maestro di clarinetto».557

1888
«[A Napoli] è morto a 62 anni, Pietro Marter, clarinettista; fu per
molti anni scritturato al S. Carlo, come secondo clarinetto,
nell’orchestra del ballo. Era stato alunno del nostro Conservatorio e
di Ferdinando Sebastiani».558

1890
«Il [Francesco] Pontillo, vigorosissimo ancora, è morto [a Napoli] a
sessantaquattro anni. Ha penato due giorni, e quando, persuaso di
dover subire un’operazione chirurgica, si era fatto trasportare
all’Ospedale, appena che vi giunse spirò. Il Pontillo era nato a
Messina, ma fu qui educato all’arte; giovanissimo dette prova di
grande valentia, e il suo maestro Sebastiani lo ebbe in gran pregio. Il
grido pubblico e un concorso, nel quale dette mirabili prove di
esecuzione, gli fecero avere il posto del suo maestro nel
Conservatorio, e lo tenne con onore dal 1859 al 1880».559
554
Firenze, Atti dell’Accademia del R. Istituto Musicale di Firenze, 1879, pp. 7-9.
555
Napoli, Napoli Musicale,1880, n° 1 e 2, p. 6.
556
Napoli, Napoli Musicale, 1881, n° 4 , p. 3.
557
Milano, Annuario Teatrale Italiano, 1887, P. 253.
558
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1888, p. 34.
559
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1890, p. 765.

160
1893
«Un eco funebre fu sciolto il dì 6 corrente [Aprile] per la morte di
Giovanni Bimboni, celebratissimo clarinettista, maestro di questo
strumento nel nostro Istituto musicale, fratello di Giovacchino, non
meno celebre di lui nel magistero del trombone, padre di Oreste,
egregio e noto direttore d’orchestra […]».560

1894
«Ieri, all’una pomeridiana, cessava di vivere [a Trieste] il signor
Gaspare Regazzoli, che per 35 anni occupò con distinzione il posto
di I clarinetto nell’orchestra del nostro Comunale. Il Regazzoli era
uno dei vecchi professori dell’orchestra del nostro Massimo e godeva
meritatamente la stima del pubblico e dei colleghi».561

1895
«Soprafatto da violento morbo, soccombeva quasi repentinamente a
Berlino Gustavo Mazzanti, da quattro anni primo clarinetto della
nostra orchestra. Figlio della musicalissima Bologna, il Mazzanti vi
aveva assolto il Liceo musicale, quale allievo del prof. Biancagni
[Biancani] e n’era uscito artista che qui ed in Germania teneva alto il
nome de’ legni italiani. Chi non ricorda, fra l’altro, l’esecuzione della
cadenza in una rapsodia del Liszt, nei concerti orchestrali di due
anni or sono? Quantunque potesse considerarsi uno de’ più perfetti
primi clarinetti, Gustavo Mazzanti era giovanotto modestissimo e
simpatico a quanti lo avvicinavano. Aveva soli 36 anni ed era giunto
a Berlino col maestro Gialdini venerdì santo».562

1900
«E’ morto in questa città [Barcellona, Spagna] l’affermato concertista
[italiano] di clarinetto don Emilio Porrini che suonò per molto
tempo nell’orchestra del Teatro Lirico e occupò la cattedra di
clarinetto presso il Conservatorio di Musica».563

560
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1893, p. 271.
561
Trieste, Il Piccolo, 1894, n° 4413, p. 2.
562
Trieste, L’Indipendente, 1895, n° 6408, p. 2.
563
Barcellona, La Dinastia, 1900, n° 8.016, p. 4.

161
1902
«[È morto] Namelli [Nardelli] Pietro, insegnante di clarino e
congeneri all’Istituto musicale di novara e vicedirettore del corpo
musicale cittadino. Novara, 30 ottobre».564

1908
«[È morto] Labanchi Gaetano n. Palermo 1829, prof. di clarinetto,
gloria della scuola napoletana. Napoli, 1° agosto». 565

1909
«Ieri sera dopo lunga malattia è morto [a Trieste] il Signor
Ferdinando Busoni, padre dello illustre concertista. Il defunto era
ottimo musicista e virtuoso di clarino. Alla vedova, la distinta
pianista Weiss-Busoni, e all’amico carissimo Ferruccio porgiamo le
nostre profonde condoglianze».566

1915
«Salvatore Nirella, 37 anni, noto come musicista, è morto ieri a St.
Francis Hospital, dopo una malattia […]. Il sig. Nirella è nato
vicino a Napoli, Italia […] ha suonato in diverse orchestre, in
aggiunta alla vecchia Pittsburg Orchestra, tra le quali la New York
Symphony e la Minneapolis Orchestra […]. Tornato a Pittsburg,
morì al St. Francis hospital lo scorso 25 agosto».567

1916
«Antonio Bellucci, per più di trenta anni primo clarinetto del
Metropolitan Opera House Orchestra, è morto martedì sera nella
sua casa [a New York, U.S.A.], dopo una malattia durata un anno
[…]. Il sig. Bellucci era nativo di Pisa, Italia, ed è venuto in questo
paese nel 1883. Aveva 59 anni. Ha suonato la notte dell’apertura del
Teatro dell’Opera quando la signora [Adelina] Patti era la star […].
I funerali si svolgeranno domani alle 10:30 A. M. presso la Chiesa di
564
Firenze, Almanacco Italiano, 1904, p. 652.
565
Firenze, Almanacco Italiano, 1909, p. 677.
566
Trieste, L’Indipendente, 1909, n° 110, p. 2.
567
Pittsburgh, The Pittsburgh Press, 20 giugno 1915, p. 20.

162
San Innocenzo, Trentasettesima strada, vicino a Broadway».568

1918
«Si è spento ieri il prof. Romeo Orsi che, nato a Como, entrò
giovanissimo nel Conservatorio di Milano e, diplomato a vent’anni,
iniziò la sua carriera alla Scala di Milano, come concertista e
percorse quindi le principali capitali d’Europa. A Parigi partecipò ai
famosi concerti che il Rossini vi soleva dare. Nel 1873 fu nominato
professore al R. Conservatorio. Fu l’organizzatore dell’Orchestra
della Scala di cui fu presidente, l’inventore di un clarinetto a doppia
tonalità e il promotore di una importante industria di strumenti a
fiato in legno e in ottone. Si ricordano particolarmente i vivi successi
che ottenne come solista col clarinetto nei concerti che diede
all’Opéra di Parigi e nei teatri imperiali di Pietrogrado, Berlino e
Vienna».569

1921
* «Il 27 s.m. si è spento in Roma la bella esistenza di Aurelio
Magnani, artista eletto e modesto, docente emerito di clarinetto del
R. Liceo di S. Cecilia, maestro di una numerosa scuola che conta fra
i suoi migliori il Blonksteiner prof. Al Conservatorio «Verdi» di
Milano; il Luberti, primo clarinetto al «Costanzi»; il Micozzi, primo
clarinetto all’Augusteo. Del Magnani restano ineseguite ed inedite
due opere teatrali, La morte di Fausto e Odette e molte
composizioni da camera ed orchestrali, due delle quali, assai
pregevoli ed eleganti, sino state eseguite all’Augusteo con pieno
successo sotto la direzione di Leopoldo Mugnone».570
* «Dopo lunga e penosa malattia è deceduto a Bologna il 28 luglio u.
s. il consocio Prof. Augusto Franceschini valente professionista di
clarinetto, conosciutissimo nel mondo teatrale per aver fatto parte
delle migliori orchestre italiane e straniere. Fu pure per qualche
tempo insegnante nel Liceo Musicale Frescobaldi di Ferrara e tenne
tale posto con onore lasciando caro ricordo fra quei colleghi. Tenne
pure per diversi anni il posto di primo clarino solista nella Banda
568
New York, The New York Times, 25 maggio 1916.
569
Milano, Corriere della Sera, 12 giugno 1918, p. 4.
570
Roma, Rivista Nazionale di Musica, 1921, nn° 16-17, p. 103.

163
Municipale di Bologna e tutti i compagni ricordano le sue eccellenti
doti di esecutore».571

1930
«A breve distanza dalla perdita dolorosissima della mamma adorata,
un nuovo grave lutto domestico ha colpito l’egregio nostro
conterraneo prof. Eriberto Scarlino, ottimo insegnante di pianoforte
nel R. Liceo Musicale di Parma e concertista di non comune valore,
con la morte immatura del fratello Amleto [Scarlino], tenuto in
conto di uno dei migliori clarinettisti usciti dalla scuola del
Marasco».572

1932
«Boston, 29 Aprile. Augusto Vannini, un ex membro della Boston
Symphony Orchestra e da pochi anni direttore di un gruppo di
musicisti, e anche un membro del New England Conservatory of
Music, è morto questa mattina. Il signor Vannini è nato vicino a
Firenze, Italia. All’età di 6 ha iniziato gli studi musicali. E’ stato
inviato al Liceo Musicale Benedetto Marcello di Venezia, dove ha
continuato a studiare il clarinetto con [Giuseppe] Marasco. All’età di
20 si è diplomato con il massimo dei voti. Egli è venuto in questo
paese nel 1896, e inizialmente suonò nell’Orchestra del Hollis Street
Theatre in questa città, e divenne anche un membro della Boston
Festival Orchestra. Nel 1900 è stato invitato a diventare membro
della Boston Symphony Orchestra».573

1933
«A Milano, il 7 agosto, [è morto] il maestro Mario Marchesi, nato a
Parma nel 1862. Insegnante di clarino dapprima, fu poi suggeritore
alla Scala e al Metropolitan. Lascia anche diverse composizioni, tra
le quali una Mazurka che ebbe larga notorietà».574

571
Milano, L’Italia Orchestrale, 1921, n° 7, p. 3.
572
Lecce, L’Ordine, 1930, n° 3, p. 2.
573
New York, The New York Time, 30 aprile 1932.
574
Milano, Musica d’oggi, 1933, p. 334.

164
1934
«Nella canuta schiera degli ospiti della Casa di riposo per musicisti
[a Milano], donata da Giuseppe Verdi per offrire asilo nei loro
ultimi anni ai vecchi artisti della musica […]. È ventuta a mancare la
caratteristica figura di uno dei più anziani, vissuto fino agli 88 anni
sempre sano ed arzillo, piccolo di statura e un poco claudicante,
vivacissimo di mente e pronto di memoria: Priamo Dall’Argine […]
che ebbe un momento di particolare notorietà quando, molti anni or
sono, presentò ad un’esposizione di Bologna un tipo di clarinetto
diatonico da lui inventato ed intorno al quale, sino agli ultimi giorni,
ha lavorato cercando continui perfezionamenti».575

1935
«[…] il cremonese maestro Gaetano Alessio. Si spense in Cremona,
minato da imperdonabile morbo, il 23 maggio 1935 […]. Primo
clarino per un trentennio nella banda di Cremona, direttore di
parecchi Corpi musicali cittadini e foranei […]. Ultima sua gloria fu
quella d’insegnare al circolo cattolico “Alberioni” per circa un
decennio».576

1938
«Alla bella età di 80 anni, è morto ieri il maestro Vincenzo Agati
che, ai sui ultimi tempi, fu una figura delle più note della Cremona
musicale. Ottimo suonatore di clarino, egli fece parte della banda
cittadina e delle orchestre per le stagioni d’opera al Teatro
Ponchielli. La sua abilità nel difficile strumento, lo rendeva
ricercatissimo».577

1942
* «Pure lo scorso agosto si è spento a Milano, in ancor giovane età, il
Prof. Luigi Amodio, primo clarinettista della Scala e concertista di
buona rinomanza».578
* «È morto ieri in ancor giovane età il prof. Luigi Amodio primo
575
Milano, Corriere della Sera, 29 dicembre 1934, p. 9.
576
Cremona, Il Regime Fascista, 15 luglio 1936, p. 5.
577
Cremona, Il Regime Fascista, 21 giugno 1938, p. 7.
578
Roma, Musica d’Oggi, 1942, p. 198.

165
clarinettista del teatro alla Scala. Era un elemento orchestrale di
primissimo ordine, noto non solo nell’ambiente italiano, ma pure
all’estero. Con lui scompare un clarinettista di grandissimo valore;
egli non soltanto sapeva ricavare dallo strumento un suono
singolarissimo per dolcezza ed espressività, ma riusciva pure a dare
un rilievo stupendo al fraseggio musicale. Aveva partecipato ai più
importanti concerti da camera in Italia e all’estero. Ora era appena
tornato da un giro artistico in Germania compiuto insieme al
pianista Gieseking».579

1944
«Il piccolo Alessandro Pace, unico superstite della sua famiglia,
distrutta nella barbara incursione nemica del 18 gennaio su Firenze,
partecipa la morte del Babbo Maestro Prof. Temistocle Pace […]. I
funerali avranno luogo in Lamporecchio (Pistoia), il 22 Gennaio alle
ore 15. Non fiori, ma opere di bene».580

1949
«Con la morte di Enrico De Marchi avvenuta sabato, dopo lunga e
penosissima malattia, la grande famiglia dei musicisti saviglianesi
viene privata di uno degli elementi tecnici più perfetti […]. Carattere
vivace ed estroso, facile allo scherzo, pungente nei giudizi, autoritario
nel suo genere di esecuzioni, fu stimato “clarinettista” di orchestra e
di banda […]».581

1950
«Domenico Caputo, la cui carriera ha rappresentato la storia della
musica di Pittsburgh, è morto martedì all’ Allegneny General
Hospital dopo cinque mesi di malattia. Italiano di origine, avrebbe
compiuto 66 anni mercoledì prossimo […]. Il signor Caputo è stato
un apprezzato socio della vecchia Pittsburgh Festival Orchestra e
clarinettista nel Woodwind Ensemble organizzato e diretto da
Victor Saudek. Nel 1916, è stato nominato alla facoltà di musica di
Carnegie Tech come istruttore di clarinetto. Più tardi è stato
579
Milano, Corriere della Sera, 18-19 agosto, 1942, p. 2.
580
Firenze, La Nazione, Cronaca di Firenze, 22 gennaio 1944.
581
Cuneo, Il Saviglianese, 13 gennaio 1949, p. 2.

166
nominato direttore del Tech Woodwinds, incarico che ha ricoperto
con onore fino alla sua morte. Nel frattempo, il signor Caputo ha
suonato con la Pittsburgh Orchestra, esibendosi spesso come solista
[…]. Come compositore, scrisse molte opere per strumenti a fiato,
per varie combinazioni da camera e per clarinetto e voce».582

1952
«Milano, 20 luglio. Attive indagini ha iniziato la polizia milanese in
collaborazione con quella di Genova per fare luce sulla morte dell’ex
clarinettista Giancarlo Bracco, di 46 anni, il cadavere del quale è
stato trovato ieri sul tetto del locomotore del convoglio Roma-
Torino durante la fermata alla stazione di Brignole. Tali indagini
tendono ad accertare se trattasi veramente di un suicidio come si
crede o se il Bracco è stato vittima di una aggressione […] la sua vita
metodica, ordinata, il suo temperamento schivo e tranquillo
assolutamente alieno da impulsi, rendono ancora più sconcertante la
drammatica fine che gli è stata riservata in maniera così inopinabile.
Il solo elemento che può indurre in sospetto viene fatto risalire al
periodo in cui circa sette anni fa durante una tournée al teatro
dell’Opera di Zagabria conobbe una cantante che faceva parte dello
stesso complesso artistico. Anche la vedova del Bracco che vive a
Parabiago si è recata oggi a Genova insieme alla suocera; essa pure si
è dichiarata incapace di accreditare l’ipotesi del suicidio di suo
marito. Si apprende però da Genova che la polizia ferroviaria ha già
presentato il suo rapporto all’autorità giudiziaria; la morte del Bracco
sarebbe dovuta a suicidio. A suffragare l’ipotesi starebbe il fatto che
il morto era senza scarpe e che sono state trovate sul cavalcavia dal
quale il musicista si è gettato».583

1953
«Il 26 luglio, in New York, raggiunse l’adorata sua Rina, il Prof.
Ettore Bendazzi. Lo piangono i figli, la sorella e parenti tutti».584

582
Pittsburgh, The Pittsburgh Press, 6 aprile, 1950, p. 27.
583
Torino, La Stampa, 21 luglio 1953, p. 6.
584
Torino, La Nuova Stampa, 6 Agosto 1953, p. 7.

167
1956
«Appena prima di partire per l’ufficio, questa mattina ho sentito
della morte di Giuseppe Moretti [...] è stato probabilmente una delle
più grandi autorità per gli strumenti a fiato del paese [Canada] e,
certamente a Montreal [...]. Si dice, da queste parti, che non c’è un
clarinettista in città che non ha studiato con il signor Moretti. [...]. È
stato membro della facoltà di musica della McGill University e del
Conservatorio dal 1931 fino al suo pensionamento [...]. Come
italiano di nascita, ha ereditato la lunga tradizione didattica e
clarinettistica di Napoli e altre città italiane». 585

1963
«L’8 ottobre u. s. è deceduto a Genova il M° Alamiro Giampieri, da
oltre 30 anni insegnante di clarinetto e strumentazione per banda nel
Conservatorio di Milano. Lascia vari pezzi per clarinetto e per banda
oltre a numerosi metodi e trascrizioni».586

1974
«Serenamente si è spento all’età di 83 anni il prof. Leonardo Savina
musicista ed insegnante. Uniti nel dolore ne danno l’annuncio la
moglie Maria, i figli Rosa, Carlo, Leonardo, Federico, le nuore e i
nipoti. Funerali mercoledì primo gennaio nella cappella della Chiesa
Madre di Santa Giulia alle ore 10.15. - Torino, 30 dicembre
1974».587

1984
«Alberto Luconi, professore associato emerito di clarinetto, è morto
il 13 settembre 1984, in Italia, dove era ritorna dopo il suo ritiro nel
1962. Aveva 91 anni. Prima di entrare all’University of Michigan nel
1941, il signor Luconi aveva suonato come primo clarinetto nelle
orchestre La Scala, diretta da Arturo Toscanini (1920-1922), Santa
Cecilia (1919-1920), Teatro dell’Opera (1917-1919) e Detroit
Symphony Orchestra (1923-1926). Dal 1927 al 1940 ha viaggiato
in tutti gli Stati Uniti e in Europa, dando concerti come solista e
585
Montreal, The Gazette, 30 giugno 1956, p. 34.
586
Milano, Musica d’oggi, 1963, p. 228.
587
Torino, Stampa Sera, 31 dicembre 1974, p. 5.

168
orchestrale. Luconi aveva studiato [con Aurelio Magnani]
all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, dove si era
diplomato nel 1919».588

1987
«[a Bari] È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari l’esistenza forte
e gentile del Cavaliere di Vittorio Veneto N. H. Attilio Scotese,
docente del Conservatorio N. Piccinni […]. Le esequie avranno
luogo oggi 15 dicembre […]».589

1991
«Il 24 ottobre 1991 all’età di 76 anni è deceduto ad Otranto (LE) il
nostro concittadino [di Noci, Bari] Buttiglione F.sco Paolo. Mar.llo
Magg. dell’Esercito ha fatto parte della banda musicale Presidiaria di
Napoli, poi di Trieste e infine di Roma».590

1993
«È morto martedì in Venezuela il musicista e compositore canellese
Giuseppe Gai, di 71 anni. Gai nato a Canelli in regione Dota, dopo
essersi diplomato al Conservatorio di Torino, era emigrato in sud
America una trentina di anni fa. Molto noto come clarinettista ed
arrangiatore, ha avuto una brillante carriera, suonando con le
principali orchestre americane. Da circa un anno era direttore
artistico del centro Italo-Venezuelano di Caracas dove si occupava
della organizzazione di mostre, concerti di musica classica ed opere
liriche. A Canelli vive la moglie, Lina Vanni ed a Nizza abita il figlio
Roberto, dipendente della Publikompass di Alessandria. Roberto
Gai da alcuni giorni era accanto al padre, ricoverato in una clinica di
Caracas dopo essere stato colpito da ictus».591

2001
«Gloversville - Tommaso A. Derrico, 96 anni […] è morto sabato al
Nathan Littauer Hospital Nursing Home dopo una breve malattia.
588
Ann Arbor, Music at Michigan, 1985, n° 2, p. 35.
589
Bari, La Gazzetta del Mezzoggiorno, 15 dicembre 1987, p. 4.
590
Noci, Noci gazzettino, 1991, n° 12, p. 2.
591
Torino, La Stampa, 6 agosto 1993, p. 35.

169
Il signor Derrico era nato a Grumo Nevano, provincia di Napoli,
Italia [...]. Ha suonato il clarinetto e il sassofono in molte orchestre
locali ed è stato membro della Banda cittadina di Johnstown».592

2003
«È morto ieri mattina a Torino il maestro Raffaele Annunziata, già
primo clarinetto dell’orchestra nazionale della Rai e vicedirettore del
Conservatorio di Torino. Aveva 83 anni. Musicista di fama
internazionale. Annunziata aveva vinto il premio Viotti d’oro.
Attualmente era anche il coordinatore dei corsi di formazione
musicale del Comune di Torino. Orchestrale alla Scala di Milano,
nel ‘54 era approdato all’Orchestra della Rai, dove è rimasto fino al
‘90. Come clarinettista e sassofonista classico era considerato fra i
migliori a livello internazionale. A Torino fu fra i fondatori del
Circolo Toscanini, che diffuse nel nostro paese la musica
contemporanea classica. I funerali di Annunziata si svolgeranno
domani, a Torino».593

2004
«Grosseto 28/06/04: Ieri sera, dall’Ospedale di Siena dove era
ricoverato, ci ha lasciato, dopo una terribile malattia, il maestro
Palmiero Giannetti. E oggi dalla chiesa di San Francesco si sono
mossi i funerali verso il cimitero della Misericordia dove in molti
hanno voluto dimostrare l’affetto ed il riconoscimento verso questo
giovane maestro. Nato a Montalcino il 12 aprile del 1963,
clarinettista, direttore d’orchestra e operatore musicale, aveva
studiato presso il Conservatorio di Firenze, l’Accademia Chigiana di
Siena e la Scuola di Musica di Fiesole. Nel corso degli anni aveva
partecipato a numerosi corsi della International Society of
Contemporary Music, ottenendo sempre i più prestigiosi
riconoscimenti. Già assistente di Giuseppe Garbarino ai corsi di
perfezionamento in clarinetto dell’Accademia Chigiana di Siena e in
musica da camera presso la scuola di Fiesole, dal 1984 è stato
docente al Conservatorio di Musica di Campobasso. Dal 1991 al
1998 è stato direttore della scuola comunale di musica di Grosseto,
592
Schenectady, The Sunday Gazette, 9 dicembre 2001, p. 9.
593
Torino, La Stampa, 9 ottobre 2003, p. 47.

170
assumendo poi, nel 1999, la Presidenza dell’Istituto Musicale
Comunale. Per quattro anni è stato docente di esercitazioni
orchestrali all’Accademia “Muzio Clementi” di Vinci e ha tenuto
corsi di interpretazione in numerosi centri italiani. Nell’arco della
sua carriera ha collaborato, in veste di direttore e di solista, con
formazioni cameristiche e orchestrali di rilievo internazionale, come
le Orchestre sinfoniche di Lemberg, Odessa e Kiev, con molte
orchestre da camera italiane, con gruppi quali il Nuovo Quartetto
Italiano con Piero Farulli, il Trio di Fiesole e con musicisti come
Pier Narciso Masi, Massimiliano Damerini, Franco Maggio
Ormezovsky ed altri celebri interpreti e direttori. Era componente
del consiglio di amministrazione del Conservatorio di Campobasso,
presidente della sezione Agimus di Grosseto, membro della Società
Italiana di Musica Contemporanea e del Comitato promotore del
Premio Internazionale Valentino Bucchi di Roma. Ha tenuto
concerti in tutte le principali città italiane, in Francia, Svizzera e
Germania, curando anche numerose prime esecuzioni di partiture
contemporanee. Dal 2002 al 2003 è stato presidente del Lions Club
Grosseto. Da diversi anni abitava con la famiglia a Grosseto. Oggi
dalla chiesa di san Francesco si sono mossi i funerali verso il cimitero
della Misericordia. Tantissima la gente che ha voluto dimostrare
l’affetto ed il riconoscimento verso questo giovane maestro».594

2005
«Concordia - Si è spento l’1 agosto scorso il professor Rino (Erio)
Viani, affermato clarinettista e valente insegnante di clarinetto
all’istituto musicale “Tonelli” di Carpi. Era nato a Concordia nel
1931 e aveva cominciato a studiare musica frequentando, nel 1945,
la “Scuola libera di musica” di Concordia, fondata e diretta da Marte
Morselli, poi continuata da Vinicio Messori e dal carpigiano
Arialdo Neri. Della trentina di allievi, la metà, dopo aver suonato
nella Banda di Concordia, continuò l’attività musicale in complessi
da ballo. Quattro di essi, invece, completarono gli studi in
Conservatorio, conseguendo il relativo diploma e raggiungendo i
massimi livelli professionali: Primo Borali, con il clarinetto, Prospero
Grisendi, con la tromba, Sergio Possidoni con l’oboe e naturalmente
594
Grosseto, Maremma News, 28 giugno 2004.

171
Rino (Erio) Viani con il clarinetto. Questi si affermò ben presto
come primo strumento nell’orchestra dell’Angelicum, nell’Orchestra
sinfonica della Rai di Milano e in altre, distinguendosi per l’alta
qualità del suono e le doti interpretative, tanto che il maestro Sergiu
Celibidache lo richiedeva espressamente come primo clarinetto
ovunque si recasse a dirigere. E tutti gli altri maestri per i quali ha
suonato, fra i quali Capuana e Abbado, gli hanno rilasciato
lusinghieri attestati. Interrotta l’attività concertistica per motivi
familiari, dopo il matrimonio con la professoressa Irma Malavasi, a
Carpi, dove si era trasferito da Concordia, si dedicò all’insegnamento
presso il locale istituto musicale, diventando titolare della cattedra di
clarinetto in cui profuse il meglio di sé, conseguendo brillanti
risultati e diplomando numerosi allievi con il massimo dei voti.
Noto per il suo rigore e senso della giustizia, venne chiamato a
presiedere Commissioni d’esame in diversi Conservatori italiani:
Venezia, Bologna, Palermo e altri. Nel 1996 si trasferì di nuovo a
Vallalta di Concordia, dove si è spento. Nel corso della Messa
funebre, alla quale hanno partecipato quanti hanno avuto occasione
di conoscerlo e apprezzarlo, brani musicali sono stati eseguiti da
alcuni dei suoi migliori allievi».595

2007
* «Il 7 maggio scorso è venuto a mancare il professor Giacomo
Soave, già docente di clarinetto presso il Conservatorio “Vivaldi”
della nostra città [Alessandria]. Musicista raffinato e dotato di una
padronanza tecnica formidabile, aveva studiato con il Maestro
Romani sotto la guida del quale si era diplomato a pieni voti presso
il pareggiato Liceo musicale cittadino, subito iniziando,
giovanissimo, una carriera ricca di successi e di importanti
riconoscimenti artistici. Si dedicò ben presto all’insegnamento
formando eccellenti musicisti, molti dei quali ricoprono tuttora ruoli
di prestigio in importanti orchestre e conservatori di musica.
Nell’arco della sua carriera aveva fondato con alcuni colleghi
(Romanini, Lori, Rota e Menghini, tutte prime parti dell’Orchestra
Rai di Torino e docenti del Conservatorio) il quintetto a fiati “I
Solisti del Vivaldi”, che lo portò a svolgere un’intensa attività
595
Carpi, Voce di Carpi, 1° settembre 2005.

172
concertistica che accrebbe la già vasta fama goduta dalle scuole di
strumento a fiato dell’Istituto musicale alessandrino».596
* «A soli 42 anni Claudio Carrara se n’è andato. È morto nella notte
tra sabato e domenica uno dei più brillanti clarinettisti bergamaschi.
Carrara era titolare della cattedra di clarinetto al conservatorio
“Marenzio” di Brescia e primo clarinetto dal lontano 1986
dell’Orchestra Stabile Gaetano Donizetti di Bergamo. Fino a due
mesi fa era in piena attività concertistica, didattica e anche
organizzativa. A Cornale di Pradalunga, dove risiedeva con la moglie
e i quattro figli era riuscito proprio lo scorso anno a realizzare con
vivo successo il 1° concorso internazionale di clarinetto “Giuseppe
Tassis”, in onore del celebre maestro del civico istituto musicale
Donizetti, nonché suo insegnante, con cui si era diplomato con lode
nel 1984. Nulla faceva pensare a quello che di lì a poco sarebbe
successo: la diagnosi di un male incurabile, come un fulmine a ciel
sereno, e poco più di due mesi di vita. La sua attività lo ha visto
prima brillante esecutore, con fior di perfezionamenti accumulati in
pochi anni, l’esperienza nelle orchestre dei teatri italiani,
nell’Orchestra Giovanile Italiana. Poi il suo impegno didattico, sulla
falsariga del suo primo maestro Tassis, per promuovere tra giovani e
giovanissimi la musica classica».597

2008
«Domenico Fera, forse, il clarinettista che ha inciso di più nel
mondo, è scomparso nel mese di novembre, all’età di 81 vicino nella
sua casa di Westlake Village, California. Nato a Valle Longa
[L’Aquila], Italia, nel 1927 la sua famiglia si trasferisce negli Stati
Uniti [...]. Ha suonato in più di 1.500 colonne sonore e in
innumerevoli spettacoli televisivi durante la sua carriera ed è stato il
clarinettista preferito per compositori famosi come John Williams,
Jerry Goldsmith, Elmer Bernstein [...] ha suonato anche come primo
clarinetto per 15 anni con la Pasadina Symphony Orchestra e con
altre diverse orchestre».598

596
Alessandria, Il Piccolo, 23 luglio 2007, p. 11.
597
Bergamo, L’Eco di Bergamo, 23 gennaio 2007, p. 31.
598
Lyons, The Clarinet, Marzo 2009, p. 62.

173
2009
«Mario Muselli concluse il suo percorso di studi al Conservatorio
[di Napoli] nel 1969 con un brillante diploma di clarinetto […]
aggiunto presso l’orchestra del “Regio Teatro San Carlo” di Napoli
[…] e dal 1981 fu il primo clarinetto dell’ “Orchestra Provincia di
Napoli”[…]. Mario Muselli partecipò al concorso per titoli per
l’insegnamento di clarinetto presso il Conservatorio “Lorenzo
Perosi” di Campobasso: uscì vincitore e dal primo dicembre del
1975 lasciò l’insegnamento di Educazione Musicale per la docenza
di Clarinetto in quel Conservatorio, dove rimase fino al 30 settembre
1978, quando andò ad insegnare clarinetto nel Conservatorio di
Musica “Domenico Cimarosa” di Avellino, dove dispensò i suoi
saperi a diverse generazioni di allievi fino al 31 ottobre 2005,
quando fu congedato dal lavoro […]. Mario Muselli, dopo una
appassionata, bella e lunga lezione di Musica, e soprattutto di vita
[…] ci lasciò per il suo dies natalis l’11 gennaio 2009».599

2010
«TRIESTE. È scomparso in questi giorni Giorgio Brezigar, uno dei
più insigni musicisti triestini, clarinettista di altissima levatura. Era
nato nella nostra città nel 1929, aveva compiuto gli studi musicali
diplomandosi al Conservatorio “Boito” di Parma e la sua prima
affermazione in campo nazionale risaliva al ‘56 allorchè vinse il
primo premio assoluto al Concorso nazionale di Napoli. Più tardi
ottenne anche la cattedra di musica d’assieme per strumenti a fiato
presso il Conservatorio “Tartini”, ma da subito entrò a far parte
dell’Orchestra del Teatro Verdi quale primo clarinetto, incarico che
mantenne per oltre un trentennio. In tale veste si fece apprezzare dai
maggiori direttori che si alternarono sul podio: dai Celibidache e von
Matacic, ai Schippers e Maag. Fu indicato esplicitamente come il
miglior clarinettista italiano da Claudio Abbado che lo volle con sé
più volte alla Scala senza però mai ottenerne il definivo
trasferimento. In veste solistica si fece applaudire in varie sale da
concerto, tra l’altro al “Verdi” nei Concerti di Weber, Mozart e
Merkù. Nel campo della cameristica, compì una lunga tournée
europea in Duo con il pianista Joerg Demus e una ultradecennale
599
Positano, Positano News, 14 novembre 2012.

174
attività quale punta di diamante di un Trio, assieme al violoncellista
Guerrino Bisiani ed al pianista Bruno Bidussi. La formazione si
chiamava “Trio Ars Nova”, ma veniva familiarmente chiamata dei
“Tre B” e, quasi a tenere fede all’assunto, una costante del repertorio,
assieme a varie pagine contemporanee espressamente dedicate, era
rappresentata dal Trio op. 114 di Brahms».600

2012
«BUENOS AIRES. A causa di un infarto è deceduto domenica
scorsa all`età di 78 anni, il compositore e clarinettista Salvatore
Ranieri, originario di Arena (Catanzaro) dove, nel 2001, venne
dichiarato cittadino illustre per la diffusione internazionale di molte
delle sue oltre 180 opere, per lo più di musica sinfonica e da camera.
Lo rende noto oggi il quotidiano Clarin. Salvatore Ranieri, nato il
19 ottobre del 1930 in una famiglia di contadini di Arena, fin da
piccolo cominciò a studiare musica, esibendosi già a 10 anni nella
banda musicale locale. Emigrato in Argentina nel 1947, cominciò
come pianista, pur se il suo strumento principale fu il clarinetto.
Inizialmente si esibì come solista e poi fece parte di grandi orchestre
sinfoniche argentine. Nel 1969, dopo aver ottenuto una borsa di
studio dal governo italiano, si recò a Roma dove, per oltre un
decennio, studiò, sotto la guida del maestro Goffredo Petrassi,
nell`Accademia di Santa Cecilia di Roma, dedicandosi tra l`altro alla
musica elettronica. Ranieri ottenne numerosi premi argentini e
internazionali e tra le sue tante opere, da rilevare in particolare “È
tuo il mio sangue Signore”, composta in occasione del 25°0
anniversario della morte di Salvatore Quasimodo e “Un grido anche
di gioia”, dedicata a Pier Paolo Pasolini».601

2013
«MILANO. [È morto] l’8 aprile 2013 Pietrottavio Sormani,
clarinettista del teatro [alla Scala] dal 1963 al 1982».602

600
Trieste, Il Piccolo, 27 giugno 2010.
601
Lamezia Terme, Corriere della Calabria, 15 maggio 2012.
602
Milano, Corriere della Sera, 7 novembre 2015, p. 4.

175
2014
«Reggio Emilia. Il suo pezzo forte era il concerto K622 di Mozart.
Quelle note hanno accompagnato ieri il suo ultimo viaggio a
Riccione, dove era nato 63 anni fa. Gaspare Tirincanti, titolare della
cattedra di clarinetto all’istituto Peri dagli anni Settanta al 2009, ha
ricevuto così il commosso saluto anche dagli ex-colleghi ed allievi
reggiani, che hanno testimoniato la riconoscenza della nostra città
verso il maestro morto giovedì nella località romagnola, dove
risiedeva con la famiglia. Tirincanti si era diplomato al conservatorio
Rossini di Pesaro. Aveva suonato come percussionista nell’orchestra
Santa Cecilia di Roma. Aveva poi vinto concorsi come clarinettista a
Genova e alla Scala di Milano. Si era guadagnato una fama come
interprete di musica contemporanea in numerose manifestazioni
internazionali. Si era dedicato con successo anche al jazz sulla scia di
Henghel Gualdi, ispirandosi a Benny Goodman. Aveva partecipato
più volte, a Reggio, agli spettacoli di Musica Realtà. Un suo ex-
allievo, Roberto Lugli, ne ricorda l’impegno, l’entusiasmo e la carica
innovativa di giovane docente negli anni Settanta: “Era amico di
tanti. Era davvero unico, come di una inequivocabile unicità fu la
ventata rivoluzionaria che portò al Peri, assecondato dal direttore
Armando Gentilucci. Gaspare ricercava e pretendeva la perfezione.
Tuttavia aveva grande rispetto per i modesti suonatori che
mantengono la famiglia con la musica. Non disdegnava i valzer
romagnoli”».603

2015
«Questa mattina, intorno alle ore 10,20, a Terni […] è morto in un
incidente stradale […] Ermete Quondampaolo, noto musicista
ternano di 65 anni. Si era diplomato in clarinetto al Conservatorio
“S. Cecilia” di Roma, aveva insegnato al Conservatorio di Frosinone
e collaborato con varie orchestre: Rai di Roma, Accademia di S.
Cecilia, Rai di Napoli, Sinfonica Abruzzese, A.M.It (Associazione
Musicale Italiana). Aveva collaborato alla realizzazione di colonne
sonore con maestri della musica del calibro di Nino Rota, Jerry
Goldsmith, Luis Bacalov, Nicola Piovani, Riz Ortolani, Ennio
Morricone e Pino Daniele. Oltre ad aver contribuito a scrivere
603
Reggio Emilia, Gazzetta di Reggio, 9 agosto 2014.

176
alcune delle principali pagine della storia della colonna
sonora, faceva parte del Solitaire Ensemble Quintetto Italiano di
Clarinetti e pochi giorni fa si era esibito al Briccialdi di Terni».604

604
Terni, Terni Oggi, 4 giugno 2015.

177
178
VARIE

Aneddoti, Annunci, Curiosità

Il magazzino di Giovanni Battista Gambaro.


Genova, 1829 - «G. B. Gambaro, professore di musica, 1° Clarinetto
al teatro Carlo Felice, previene il pubblico, che ha stabilito sulla
piazza della Lepre, n° 499, 1° piano, un magazzino di musica sì
vocale che strumentale, provvisto dei spartiti delle migliori opere
moderne, di una raccolta delle più brillanti sinfonie ed armonie ecc.
Vi si trova un assortimento di corde armoniche di Napoli e delle
ancie [sic.!] per strumenti da fiato. Egli riceve commissioni, avendo
perciò aperto corrispondenza con i più rinomati fabbricanti e
principali negozianti, onde far venire direttamente ed a maggior
vantaggio de’ committenti, qualsiasi strumento ed altri oggetti
riguardanti il suo magazzino».605

La passione di Rossini per il Clarinetto.


1841 - «Egli ha una passione particolare per il clarinetto, ed il suo
più gran piacere fu per lungo tempo di udir suonare quell’istrumento
da suo padre, il di cui talento non era dei più ammirabili. La sua
passione per il clarinetto fu quella che fece nascere l’amicizia che ha
sempre esistito fra lui ed il sig. De-la-Pelouzr, lo spiritoso gerente
del Courrier francais […]».606

A Solo lungo e inopportuno.


Milano, 1843 - «Vogliamo volgere una preghiera al signor Ernesto
Cavallini, ed è che la prima sera che si riproduce la Vallombra, gli
piaccia omettere l’a solo di clarinetto che precede la scena ultima
nelle tombe… Oltrecchè quell’a solo è troppo lungo né abbastanza
bello da interessare […]. Gli a soli strumentali nelle Opere per
musica dovrebbero appena tollerarsi premessi alle arie di parata del
primo atto, ove gli affetti drammatici non sono ancora abbastanza
impegnati, e lo spirito dello spettatore è ancora libero e
605
Genova, Gazzetta di Genova, 21 ottobre 1829, p. 4.
606
Milano, La Moda, 1841, p. 322.

179
sufficientemente disposto ad udire qualche elegante obbligazione
[…] se eseguita con maestria. Ma al momento che la tragedia sta per
sciogliersi con qualche inaspettato e terribile colpo, venir fuori con
una prolissa chiacchierata stromentale che finisce per dir nulla, è un
vero controsenso. Tutta questa critica non si riferisce al Cavallini, il
quale non fa che eseguire appuntino quel che trova scritto sulla
parte, ma va dritta al compositore, che coll’avergli dato quel lungo
solo in un momento inopportuno, commise un musico pleonasmo
senza verun pro, anzi con detrimento dell’effetto principale».607

Clarino o Clarinetto?
Firenze, 1854 - «Ora avviene che molti dei nostri, o per la
poltroneria che gli spinge a risparmiare una sillaba nel pronunziare
questo nome, o per un certo mal vezzo di singolarizzarsi, invece di
dire CLARINETTO, dicono CLARINO. E così dicendo, dicono
malissimo per la seguente ragione: vale a dire perché clarino, clarina,
chiarina, sono i nomi della tromba dritta, corta, o a squillo, come
una volta dicevasi per distinguerla dalla tromba duttile o a tiro: in
una parola CLARINO vuol dire TROMBA senza macchina; e
CLARINI infatti si trova scritto in molte parti della tromba […].
Oltre di che, questo alterare continuamente i nomi dà luogo talora
ad incomodi equivoci: mi rammento in questo proposito di essermi
trovato io stesso presente in un certo luogo dove, volendosi eseguire
una classica composizione musicale, si pretendeva far suonare ai
clarinetti le parti delle trombe, appunto perché sopra vi era scritto
clarini».608

Le disavventure di Carl Baermann a Venezia.


Venezia, 1861 - «Il conte Erizzo, ricchissimo signore che tutti
gl’inverni dà un concerto ogni settimana, fece invitare Baermann da
una terza persona a prendervi parte. Questi aveva anch’egli
annunziato una serata, e non accettando l’invito, promise però che
dopo il suo concerto si sarebbe messo a disposizione del conte. Ma il
giorno stesso del concerto di Baermann, il conte diede in sua casa
una seduta ove si eseguì la Creazione di Haydn per la prima volta, se
607
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1843, p. 8.
608
Firenze, Gazzetta Musicale di Firenze, 1854, n° 47, p. 187.

180
non m’inganno. Baermann ebbe si pochi uditori che dovette
aggiungere 40 franchi di sua saccoccia all’introito per coprire le
spese. Nondimeno, otto giorni dopo, il conte Erizzo rinnovò il suo
invito; questa volta Baermann domandò 12 luigi, che, dopo qualche
colloquio, gli furono accordati; ma nello stesso tempo fu avvertito
che una gherminella gli era riservata. Il conte Erizzo l’accolse
benissimo, e la musica cominciò. A capo di un’ora, essendo già stati
eseguiti sei pezzi, Baermann fu curioso di sapere quando verrebbe la
sua volta. Dimandò un programma al suo vicino, e in fine della lista
di tutti i pezzi musicali la cui esecuzione avrebbe richiesto almeno
due ore ancora, trovò queste parole: Se il tempo lo permette, il
signor Baermann suonerà un concerto (sul clarinetto). Immaginatevi
la sua rabbia! Senza dubbio il conte Erizzo si proponeva di dirgli ad
alta voce alla fine della serata: È troppo tardi per oggi: sarà per
un’altra volta forse! E in questa maniera gli avrebbe di soprappiù
scroccato il suo onorario. Per colmo di sventura, Baermann, che non
pensava che a ritirarsi al più presto, sbagliò l’uscita e corse
difilatamente a gettarsi nel canale. I gondolieri che stavano da questo
lato vennero in suo soccorso. Mezzo morto dal freddo e dalla collera
ritornò a casa. L’indomani, per istanza del conte Erizzo, ei fu
chiamato presso il direttore di polizia, il quale, dietro spiegazioni
date dall’artista, diè torto al conte. In queste congetture Baermann
giudicò prudente di allontanarsi, chè qualche audace dalla cera
sospetta si era informato dell’ora delle sue sortite notturne».609

Società per l’esecuzione della musica classica per istrumenti a fiato.


Firenze, 1864 - «La mattina del 5 gennaio corrente, ebbe luogo nella
sala gentilmente concessa dal signor conte cav. Gio. Tomaso
Passerini, l’inaugurazione della Società per l’esecuzione della musica
classica per istrumenti a fiato. Gli amatori della musica classica,
fondarono da qualche tempo, la Società del Quartetto; la quale
istituzione, a nostro credere, è la più conveniente a migliorare
l’esecuzione delle masse d’istrumenti ad arco, ed a portare nelle
nostre orchestre quella finezza, quel colorito e quella giustezza
d’accento che costituiscono la parte estetica dell’arte. È infatti, se ne
esperimentano già sensibilissimi vantaggi. Ma questa istituzione
609
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1861, p. 60.

181
lasciava in oblio gli stromenti a fiato, i quali, sentono anchessi il
bisogno d’una accurata educazione al buon genere. Ed ecco che il
distinto oboista signor Giuseppe Cappelli, promosse da solo,
l’utilissimo esercizio d’istromenti a fiato e, chiamati intorno a sé
parecchi valentissimi professori, che hanno a cuore, come lui, il
progresso e l’incremento dell’arte, si costituirono in società, ponendo
alla loro testa una delle più distinte notabilità musicali: il Maestro
cavalier Teodulo Mabellini […]».610

Una sfida tra clarinettisti.


Piedimonte Matese (Caserta), 1868 - «[…] il 1. Clarino di
Piedimonte signor [Pasquale] Sanna sfidava il Capobanda
[Benedetto] Spina anche suonatore di Clarino a suonare all’impronto
un Largo, una cavatina, ed una variazione qualunque loro data dai
Maestri. Una tale sfida non venne accettata dal Capobanda di
Boiano, anzi la chiamò cosa ragazzesca. Si passò ciò a conoscenza
della intera professione musicale, e massimamente di tutt’i Capi
Musici delle Bande Nazionali della colta Provincia di Molise, per le
debite appreziazioni tanto sull’operato del corpo Musicale di
Piedimonte d’Alife, quanto sul modo di procedere del Capobanda
Spina, non avendo voluto accettare una sfida, la quale onora
altamente coloro che la proposero».611

La bottiglia.
1870 - «Carlo Nodier amava molto la musica, ma aveva le sue
antipatie particolari. Certi strumenti lo facevano andare in bestia, e il
clarinetto sopra tutti, il cui suono, soleva dire, gli faceva l’effetto
d’una bottiglia che si riempie. Un giorno che, per farlo mutar
d’avviso, gli si magnificava un clarinettista celebre, egli interruppe
bruscamente: - Ammetto che questo signore riempie la sua bottiglia
con vino di Bordeaux; ecco tutta la concessione che posso farvi».612

Cadenza a piacere!
Napoli, 1870 ca. - «L’anima dei musicisti è, spesso, un’anima
610
Firenze, La Nazione, 19 gennaio 1864, p. 3.
611
Napoli, Napoli Musicale, 1868, n° 2, p. 4.
612
Milano, Gazzetta Musicale di Milano, 1870, p. 177.

182
singolare e ingenua […]. Il clarinettista [Francesco] Pontillo, che fu
professore nel Conservatorio di Napoli e solista nella Banda civica,
era un distratto e un eccentrico. Un giorno, eseguendo un concerto
per clarinetto, e giunto verso la fine, là dove era scritto cadenza a
piacere, il Pontillo attribuì alle tre parole, il significato più comodo
e, messo l’istrumento nella custodia, si allontano senz’altro».613

Un Monumento funebre per Ernesto Cavallini.


Milano, 1874 - «Il 15 [5?] corrente [ottobre] venne scoperto nel
Cimitero Maggiore il monumento del compianto Ernesto Cavallini,
il celebre concertista di clarinetto. È opera dell’egregio Antonio
Tantardini, e consiste in un elegante ed artistico basamento su cui è
collocato il busto del Cavallini. Il Tantardini ha saputo rendere in
esso i tratti del defunto, in modo da destare la generale
meraviglia».614

Fiati stonati.
Brescia, 1878 - «Sarebbe desiderabile un miglior accordo negli
istrumenti dell’orchestra e in quelli di legno a fiato specialmente, i
quali in alcuni punti dell’Opera stuonano addirittura orribilmente.
[…]. Se il flauto, l’oboè, il clarinetto, od il fagotto fossero raffreddi,
sarà bene tenerli al caldo e somministrare loro dell’acqua di
camomilla; se fosse poi difetto fisico, allora, pena capitale: al rogo!
Siamo in inverno e potrebbero presentare ancora qualche utilità».615

La sordità dei clarinettisti.


1894 - «Un suonatore di clarinetto è congestionato, la figura
violetta per lo sforzo prolungato, fortunatamente le sue ghiandole
sudorifere come altrettante valvole di sicurezza si aprono e la
tensione diminuisce. Anche per l’orecchia eccitata, sconvolta, dopo
un’azione così violenta verrà il momento della reazione: ed è in
questo secondo momento che essa è sensibile alla minima causa
perturbatrice. Per intender bene si ha bisogno, il fatto è ormai
riconosciuto, di un eccitamento; donde l’abitudine dei musicisti di
613
Torino, La Stampa, 8 dicembre 1914, p. 3.
614
Firenze, Gazzetta d’Italia, 8 ottobre 1874, p. 3.
615
Brescia, L’Originale, 1878, n° 3, p. 3.

183
cominciar sempre con un preambolo un’introduzione, un preludio.
Ma quel che non si sa, è che per intender bene, per quanto sana le sia
l’orecchia, è necessario un fremito sonoro. È una legge fisica stabilita
perfettamente dai lavori recenti d’Helmotz e di altri scienziati».616

Dubbie capacità artistiche.


Gorizia, 1894 - «Ieri terzo processo davanti ai giurati. Era accusato
un giovanotto, certo Germon di Gradisca, sonatore di clarinetto, che
denigrato in pubblico da un altro giovanotto di nome Zellis che
metteva in dubbio le sue capacità artistiche, se ne risenti e gli chiese
ragione dell’insulto. Ne nacque un diverbio e poi una colluttazione
durante la quale l’accusato, per respingere un attacco dell’altro, gli
menò un pugno che gli fece uscire un occhio dall’orbita […] la
Corte, considerando le mitiganti fatte valere dalla difesa, condannò il
feritore a tre settimane di carcere».617

Musica e calvizie.
Trieste, 1896 - «Un inglese ha raccolto del materiale statistico atto a
dimostrare l’influenza della musica sui capelli dell’uomo. […] fra gli
strumentisti l’influenza della musica si fa sentire sulla pella del capo
in un grado affatto particolare e in sfumature ben distinte. In questo
riguardo gli effetti degli strumenti a corda e a fiato sono molto
diversi. Tra i primi il piano sembra esercitare sui capelli un’influenza
conservatrice se non direttamente accrescitrice. Gli altri istrumenti a
corda: violino, violoncello, contrabasso [sic.!] e arpa hanno sui
capelli un influsso benigno come il piano. Ma già gli istrumenti a
fiato di legno: oboe, clarinetto e flauto, hanno una forza conservativa
molto misera e non possono garantire oltre i 50 anni di vita uno
stato soddisfacente dei capelli. Ed ora gli ottoni! Il loro uso ha
conseguenze delle più perniciose. E la cornetta? È un istrumento
letale per eccellenza; in cinque anni inevitabilmente essa spela un
cranio. I motivi perché il piano conserva i capelli e la trombetta li
distrugge la statistica non ce li dice. Peccato!»618

616
Torino, Rivista Musicale Italiana, 1894, p. 525.
617
Trieste, L’Indipendente, 3 dicembre 1894, p. 1.
618
Trieste, L’Indipendente, 22 aprile 1896, p. 2.

184
La riforma della notazione per gli strumenti traspositori di Umberto
Giordano.
Trieste, 1906 - «Per giungere a poter fissare una sfumatura di tono
l’uomo ha escogitato i congegni più astrusi e si è escogitato i
congegni più astrusi e si è poi sempre assoggettato ad essi […]. E di
queste fatiche e di queste difficoltà che travagliano il musicista,
allorchè si tratta di convertire in segni grafici l’impeto della sua
ispirazione […]. Non per alcuna necessità effettiva, ma soltanto per
uniformare la scrittura musicale alle abitudini meccaniche degli
strumentisti si è venuta formando una astrusa finzione grafica la
quale costringe il maestro compositore a seguire il suo pensiero
musicale diversamente da quello che è, perché poi all’esecuzione
risulti proprio qual è. In altre parole, relativamente a certi strumenti
detti traspositori la frase musicale deve essere indicata con una figura
che non è la sua, con la figura di un’altra idea, con un errore diremo
così di scrittura, perché lo strumentista, capendo appunto in
quell’errore, suoni giusto […]. È il Giordano propone appunto di
modificare le sette chiavi, il setticlavio ora in uso per gli strumenti
traspositori, come il clarinetto, il corno inglese, la tromba, ecc
riducendo la notazione di tutti gli strumenti alle due chiavi di
violino. Cito un solo esempio. Se il maestro con la notazione finora
usata vuole che il clarino in si-bemolle eseguisca appunto il si-
bemolle non traccia sulle righe il segno corrispondente alla nota
voluta, ma il segno di un’altra nota, del do, poiché egli sa che
l’esecutore nel vedere questo segno farà quei dati movimenti per cui
dal suo strumento si otterrà il si-bemolle […]. Ora se si pensa che si
hanno sette serie di trasposizioni corrispondenti alle sette chiavi, si
capisce qual sorta di fantastico calcolo debba compiere il maestro
prima di seguire una nota sulla partitura. L’autore di Siberia vuole
insomma che alle note convenzionali si sostituiscano le note reali,
vuole che si scriva la nota che in realtà viene suonata […]».619

La musica per fiati, parodia della voce umana.


Milano, 1907 - «[…] in Italia poi, dove per l’istinto stesso della
razza l’emozione del canto è venuta a costituire come perno delle
ispirazioni musicali, tanto minore probabilità di fortuna avevano gli
619
Trieste, L’indipendente, 29 gennaio 1906, pp. 1-2.

185
strumenti della famiglia dei legni, il cui suono rappresenta quasi -
absit iniuria verbo - la parodia della voce umana. Per queste ragioni
si comprende come il concerto di ieri [della”Società di istrumenti a
fiato” di Parigi] non abbia costituito pel pubblico della Società del
Quartetto un’occasione di gioie artistiche supreme, ma sia stato
accettato soprattutto a titolo di curiosità o, se vogliamo, di
erudizione».620

Nuovi strumenti musicali per la “Parisina” di Pietro Mascagni.


Milano, 1913 - «L’orchestra è vastissima: centodieci professori. Dice
per gli strumenti? C’è un contrabbasso clarone che è di un’ottava più
bassa del clarone: una novità per l’Italia. L’ha usato una volta in
Francia il Saint-Saëns […]».621

Mezzo milione in beneficenza.


Venezia, 1914 - «Il signor Filippo Fanton, di Vicenza, che da molti
anni dimorava fra noi, testè defunto, largiva in beneficenza circa
mezzo milione, e precisamente 469.500 lire, di cui 70.000
all’Ospedale di Venezia, 100.00 a quello di Vicenza, 130.00 per
diversi legati a povere famiglie veneziane e vicentine, e il resto a vari
istituti delle due città. Il Fanton era un distinto suonatore di
Clarinetto. Aveva viaggiato in Russia e in altri paesi dell’estero ed era
ritornato in patria con una discreta fortuna, che poi aveva accresciuto
con intelligente alacrità».622

Concorsi solo per gli iscritti al Partito Nazionale Fascista.


Roma, 1941 - «La sovrintendenza del Teatro Reale dell’Opera
rende noto che, per la stagione verdiana autunnale e quella invernale
1941-1942, è indetto un concorso ai posti di “primo clarinetto a
vicenda” e “prima tromba” d’orchestra. Detto concorso è per titoli e
per esame. Questi ultimi avranno luogo presso il Teatro Reale nei
giorni 1 e 2 ottobre p. v. I Concorrenti, per i quali è necessario
comprovare l’iscrizione al sindacato di categoria, dovranno far
pervenire […] certificato di cittadinanza italiana; certificato di
620
Milano, Corriere della Sera, 26 febbraio 1907, p. 3.
621
Milano, Corriere della Sera, 13 novembre 1913, p. 3.
622
Milano, Corriere della Sera, 6 gennaio 1914, p. 4.

186
iscrizione al P. N. F. [Partito Nazionale Fascista]; certificato penale;
titoli di studio; titoli professionali».623

Una serenata dissonate all’Accademia Chigiana.


Siena, 1959 - «Nel cortile dell’Accademia spesso, in serate di luglio
o agosto, si organizzavano le classi per fare una serenata al conte.
[…]. A queste serenate c’era un sacco di gente e, da una finestrella
aperta, il conte stava a sentire. Una volta toccò a un grande maestro
di musica da camera svizzero, Antoine du Bavier. Era clarinettista e
favoriva la musica nella quale si trovano i fiati. Sicché tirò fuori un
ottetto di un compositore del Novecento, duro, dissonante:
spaventoso. Ora, si sapeva che il conte era un esteta e che la musica
moderna non gli piaceva: oltre Boccherini già cominciava a storcere il
naso! Quindi gli arrivò questa zaffata, che non finiva mai tra l’altro, e
lui – paziente – stette fino in fondo. Ma alla fine nessuno applaudì.
Du Bavier si tolse il clarinetto di bocca e disse: “Non avate capito
nulla, perché un pezzo per essere veramente apprezzato va ascoltato
almeno due volte. Rifacciamolo!” Si sentì sbattere la finestrella del
conte, la luce si spense e lui se ne andò a dormire».624

Nuovi suoni per i legni.


Empoli, 1974 - «Il fiorentino Bruno Bartolozzi ha illustrato, con
esempi del clarinettista Giuseppe Garbarino e dell’oboista Lothar
Faber, le ricerche da lui compiute intorno ai moderni esperimenti
strumentali miranti a produrre l’emissione di due suoni
contemporanei da parte di strumenti tradizionalmente monodici
come i legni: ricerche compendiate in un libro di cui esce in questi
giorni l’edizione italiana, dopo quella inglese e la tedesca».625

La paga di un clarinettista.
Torino, 1982 - «Il maestro Emo Marani, professore di clarinetto:
trent’anni nell’orchestra Rai di Torino. Dice: “Suonare ore e ore uno
strumento a fiato richiede anche un grande sforzo fisico, che il
fattore economico non compensa. Io ho un buon stipendio perché
623
Milano, Corriere della Sera, 18-19 settembre 1941, p. 5.
624
Roma, Chitarre, Marzo 1994, p. 48.
625
Torino, La Stampa, 31 agosto 1974, p. 7.

187
ho molti scatti di anzianità, ma il nostro primo fagottista prende
meno di 800 mila lire al mese. Le paghe sono state buone dagli Anni
Cinquanta sino a metà dei Sessanta. In rapporto, beninteso, ai
compensi dell’industria”. Non è mai stato tentato di cambiare
mestiere? “Quando si è giovani si vive d’entusiasmo, non si pensa al
denaro. Certo che, dopo una vita, si è tentati di concludere che forse
non ne valeva la pena. Ma, sa, la musica entra nel sangue, suonare è
molto di più di un lavoro. Per cui si va avanti seguendo la propria
strada”. Lei insegnava in Conservatorio. Perché è venuto via? “Negli
Anni Trenta, quando studiavo io, il mio professore aveva 2 allievi,
non di più. Oggi, con lo stesso orario settimanale di allora, si fa
lezione a 10 studenti. Io, l’ultimo anno, ne ho avuti 14. Ma ho
deciso anche in base a un problema concreto: lavoravo già alla Rai e,
non potendo riscuotere due volte la contingenza, come insegnante
avrei guadagnato 300 mila lire al mese».626

Il lancio della monetina.


Napoli, 1996 - «Fu riservata a Sisto Lino D’Onofrio, di Baia e
Latina, per l’ultima volta al San Carlo di Napoli, la tradizione di
buttare una monetina. Era il 1996 con la Tosca di Giacomo Puccini,
tenore Luciano Pavarotti. Nell’ultima scena si canta “E lucean le
stelle” e il clarinetto con un “a solo” anticipa il canto del tenore con
note cupe che accompagnano la morte del protagonista. È un canto
struggente. Dopo l’esecuzione di D’Onofrio, primo clarinetto, il
maestro Pavarotti si affacciò dal palco verso la “buca” e, rivolgendosi
al clarinettista gli fece un applauso e poi i complimenti sotto lo
sguardo attonito degli orchestrali e direttore, oltre che di tutti i
presenti nella gremitissima sala. In quell’occasione uno dei professori
d’orchestra rinnovò una tradizione antichissima: il lancio della
monetina che risale ai primi tempi in cui si sono composte le
orchestre, i cui musicisti, erano mal pagati. Per cui, quando un
orchestrale eseguiva particolarmente bene un brano, un suo collega
buttava a terra una monetina a significare “meritavi di più”, “fatti
pagare di più”».627

626
Torino, Stampa Sera, 22 giugno 1982, p. 8.
627
Napoli, Il Mattino, 12 gennaio 2010.

188
Sciopero al Teatro dell’Opera di Roma.
Roma, 1999 - «Il Primo Clarinetto, un cinquantenne in giacca blu e
capelli bianchi, passeggia nello spiazzo davanti alla facciata, a
braccetto di un giovane Trombone. “Il nostro unico patto
integrativo” dice Orazio Rega “lo abbiamo fatto nell’ ‘87 e è scaduto
nel ‘90, quasi dieci anni fa. Ma vi rendete conto? La nostra è l’
orchestra meno pagata d’ Italia. Voi che pensate? Che noi ci
svegliamo la mattina con la pazzia di far saltare gli spettacoli? Bugie.
Alla Scala e a Santa Cecilia uno come me guadagna 6 milioni e
mezzo al mese, in media due milioni in più. E sa quanto ci vogliono
dare con l’ integrativo? Duecento mila lire al mese di aumento, lorde.
Cose da pazzi”. Interviene il giovane Trombone: “E gli strumenti?
Ne vogliamo parlare? Lo sapete che dobbiamo comprarli e
mantenerli da soli?”. Primo Clarinetto: “Il mio costa 12 milioni e
solo di ance, le canne che vibrano, da cambiare, spendo centinaia di
mila lire, una può durare due giorni o mezz’ ora».628

Clarinettista protestato!
Roma, 1999 - «Dopo una lunghissima riunione con i rappresentanti
sindacali e dell’ orchestra, il maestro Giuseppe Sinopoli “ha ritenuto
opportuno incontrare i professori Orazio Rega [clarinetto] e Nello
Salza [tromba] - come spiega un comunicato inviato in serata dal
Teatro - ai quali ha chiarito di non averli mai “protestati”. È invece
accaduto, spiega sempre il comunicato, che in seguito “alla malattia
dell’ altra prima tromba, professor Mauro Maur, e dell’ altro primo
clarinetto, professor Calogero Palermo, intervenuta nell’ ultima fase
delle prove”, il maestro Sinopoli abbia ritenuto opportuno non far
suonare i professori Rega e Salza, ma “invitare due parti esterne di
grande esperienza wagneriana, visto che le prove a disposizione non
avrebbero permesso ai musicisti in causa di suonare tutta l’ opera
prima della prova generale”. Così domani e nelle due repliche della
“Valchiria” le due prime parti saranno sostenute dal primo clarinetto
della Scala e dalla prima tromba della Staaskapelle di Dresda. Le
affermazioni di Sinopoli hanno pacificato gli animi e consentito le
riprese delle prove dell’ opera, chiudendo un conflitto che si era
aperto domenica, dopo l’ invio a tutti i giornali di un comunicato del
628
Roma, La Repubblica, 20 maggio 1999, p. 13.

189
Teatro nel quale il maestro annunciava di aver sostituito i due
musicisti “non adatti a garantire la qualità richiesta”, dopo averli
“protestati per iscritto presso il sovrintendente”. Una formula
ritenuta offensiva. Che il maestro ha smentito».629

La sedia del clarinettista.


Imperia, 2002 - «Stava per chiudersi la prima parte del concerto,
con le ultime note del quinto atto del “balletto” dal “Faust” di
Gounod, quando una sedia ha ceduto di schianto e, con un fragoroso
tonfo, Gianni Gilli, secondo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica di
Sanremo, è ruzzolato sul palcoscenico, ferendosi al labbro. Il
musicista è stato subito soccorso e medicato, il concerto (il secondo
della stagione sinfonica del Cavour) interrotto. Per alcuni giorni, il
maestro Gilli non potrà suonare. E nell’intervallo, con grande
disappunto del pubblico, presente in misura più consistente del
solito (la platea era quasi al completo), un portavoce degli orchestrali
ha reso noto che, dopo una breve assemblea, era stato deciso di non
proseguire l’esecuzione “in segno di solidarietà con il collega, vittima
dell’incidente”[…]. “Come si può mettere a disposizione, dei
professori d’orchestra antiquate e traballanti sedie in legno? E’
indecoroso, indegno di una città capoluogo di provincia e del suo bel
teatro […]. E qualcuno sottolinea che quella degli orchestrali di
Sanremo “non è una bizza, ma una presa di posizione più che
legittima, anche, perche, in questi ultimi tempi, altri tre musicisti, in
luoghi e situazioni diverse, sono caduti da sedie, evidentemente non
più idonee e diventate trappole a rischio”».630

Furto di Clarinetti.
Torino, 2008 - «Quando nel 1987 a Saluzzo rubarono il violino al
francese Pierre Amoyal fu un caso internazionale. Era uno Stradivari,
il Kochanski del 1717. Lo ritrovarono solo nel 1991 e lui ci scrisse
pure un libro. Un clarinetto invece è come un’ auto. Più è usato e
meno vale: ma quante storie racconta. È il partner che il musicista
incontra dopo anni di tentativi, che plasma su di sé fino a farselo
somigliare, che diventa il compagno fidato d’ una vita. è successo
629
Roma, La Repubblica, 10 marzo 1999, p. 8.
630
Torino, La Stampa, 13 gennaio 2002, p. 33.

190
mercoledì a Luigi Picatto, primo clarinetto del Regio. Otto di sera.
Ha appena finito la pomeridiana della Salome con lo strumento in
La che si fa tutti gli assoli. Va a recuperare l’ auto in Lungodora
Firenze. Gomma bucata. Succede. Sposta la vettura di qualche metro.
Posa lo zainetto sul sedile posteriore e via di cric. Il tempo di
ripartire e si accorge che il giubbotto con due cellulari c’ è ancora ma
lo zaino è sparito. Panico. Ritorno in teatro. Ricerca forsennata.
Nulla. “Forse pensavano che dentro ci fosse un computer”. Invece c’
erano due clarinetti. Due Yamaha incrostati e vecchi di dieci anni,
uno pure con una lunga crepa rattoppata con l’ attack. E un beauty
di ricambi e coltellini che non ti danno nulla neanche al Balon. “Per
gli strumenti pazienza. Al momento uso “muletti” di riserva, e poi
ne proverò di nuovi finché troverò quello che mi soddisfa”. Ma c’
era un pezzo che vale più di tutto il resto. Il bocchino Vandoren di
ebanite. “Nuovo costa 70 euro. Ma è un pezzo unico che ho
modificato su misura per me. C’ è chi se lo fa fare apposta e chi
interviene sul grezzo con frese al diamante, lime a coda di topo e
carte abrasive finissime. Un lavoro manuale certosino. Non so se ne
avrò più uno uguale”. E lancia un appello al ladro. “Se non sei un
clarinettista non te ne fai assolutamente nulla. Quell’ imboccatura mi
ha fatto vincere il concorso al Regio. Dà da mangiare alla mia
famiglia. Con quel pezzo se n’ è andato il mio cavallo, la mia
sicurezza psicologica. Era la mia coperta di Linus. Ti manca ed entri
in crisi”».631

L’Università del Clarinetto.


Camerino (Macerata), 2015 - «L’Italian Clarinet University è un
progetto ambizioso, unico nel panorama internazionale del
clarinetto, ideato, promosso e realizzato da Piero Vincenti. Frutto
dell’esperienza maturata dall’Accademia Italiana del Clarinetto in 15
anni di attività, e grazie alla collaborazione di molti grandi
clarinettisti italiani e stranieri che hanno creduto a questa scommessa
lanciata proprio dal Maestro Vincenti, l’Italian Clarinet University
vuole imporsi nel mondo clarinettistico internazionale come una
“eccellenza formativa”. In altre parole, una realtà capace di tra-
smettere a studenti provenienti da ogni parte del mondo la grande
631
Roma, La Repubblica, Edizione di Torino, 29 febbraio 2008, p. 1.

191
tradizione clarinettistica italiana, ma capace anche di aprirsi alle
scuole clarinettistiche internazionali, proponendo ai giovani una mo-
derna offerta formativa che consenta loro di raggiungere un livello
professionale elevatissimo, tale da renderli altamente competitivi nel
mondo musicale internazionale. Il raggiungimento di questo
obiettivo passa attraverso una serie di percorsi di eccellenza e di
incontri formativi di alto livello: il coinvolgimento di 50 tra i più
grandi docenti al mondo provenienti da Università e Conservatori
d’Europa, Americhe e Asia […]. A novembre 2015 partirà il primo
Anno Accademico regolare con corsi semestrali e annuali».632

Troppi divieti agli orchestrali.


Milano, 2015 - [Intervista al clarinettista Fabrizio Meloni] -
«Quando incontri il pubblico in terra straniera, come il Giappone e
gli Stati Uniti, e sei il “Principal clarinet” del Teatro alla Scala,
comprendi profondamente chi sei e chi rappresenti. Al contrario, in
Italia, ti considerano quello che deve suonare in Teatro, il professore
d’orchestra, e null’altro. In aggiunta, se lavori in Scala diventa
complicato, difficile, quasi impossibile insegnare, perché se vieni
invitato a tenere delle masterclass in conservatori di musica, viste le
leggi in vigore - penso anche alla famosa Legge 100 [del 2010], che
impediva ai professori d’orchestra di effettuare concerti -, tutto ciò
viene considerato come un secondo lavoro. Come fa un musicista,
che ha condiviso concerti con i più grandi direttori, a rendere
compiuta la sua vita artistica senza poter insegnare?».633

632
Varedo, Dismamusica Magazine, Ottobre 2015, n° 83, p. 5.
633
Roma, Risveglio Musicale, 2015, n° 2, p. 17.

192