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Presentazione di alcuni strumenti musicali

(A=aerofoni, C=cordofoni, M=membranofoni, I=idiofoni, E=elettrofoni)


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Arpa C L'arpa è uno strumento musicale cordofono a pizzico.


Esistono vari tipi di arpe. Per quello che riguarda la musica popolare e tradizionale,
molte culture e geografie hanno tra i propri strumenti qualche variante di arpa: si ha
così l'arpa celtica, le varie arpe africane, indiane, ed altre ancora. In ambito
occidentale, il termine arpa non altrimenti specificato si riferisce quasi sempre all' arpa
da concerto a pedali, della quale esistono varianti acustiche ed elettriche. L'arpa da
concerto a pedali è dotata di 47 corde tese tra la cassa di risonanza e una mensola
detta "modiglione", con un'estensione di 6 ottave e mezza e intonato in do bemolle
maggiore. I suoni estranei a questa tonalità si possono ottenere agendo su 7 pedali a
doppia tacca; ogni corda è in grado di produrre tre note diverse ed è possibile costruire
una scala cromatica

Balalaika C La balalaika (è uno strumento musicale di origini russe; esso possiede tre corde,
è un liuto ed ha varie dimensioni; i tipi di balalaika sono 5, a seconda di come
sono accordate le relative corde.

Bandone- A Simile alla fisarmonica (diffuso in Argentina)


on

Banjo C Il banjo (pronuncia: bengio) è un cordofono di origini africane, già popolare tra i neri
americani durante la Guerra di Secessione nella sua versione a cinque corde e da
allora largamente usato nella musica tradizionale nordamericana. L'origine del nome
banjo potrebbe essere una corruzione di bandore o pandura, uno strumento musicale
del tipo della chitarra, oppure deriva da bania (o banjar), il nome di uno strumento
primitivo similare del Senegambia.
La sua caratteristica preminente è data dalla cassa di risonanza la cui tavola ar-
monica non è di legno come quella della maggior parte degli strumenti a pizzico ma è
costituita da una pelle tesa su una cassa circolare.

Basso elet- E
trico

Basso tu- A La tuba è uno strumento musicale a fiato che appartiene alla famiglia dei flicorni
ba (ottoni). La prima tuba, progettata da Friedrich Wilhelm Wieprecht, fu costruita in
Germania dalla Moritz. Ha il tubo conico avvolto in volute ellittiche, il bocchino
emisferico a tazza, quattro (talvolta cinque) pistoni e un ampio padiglione.
La più utilizzata in orchestra è la tuba bassa, meglio nota come basso tuba.
Bendir M Tipo di tamburo arabo. Il Bendir (abendair / abendaïr ; plurale bnader) è un
tamburo a cornice originario del Nordafrica. Largamente diffuso dal
Maghreb al medio oriente, il suo uso è legato alle tradizioni rurali e alle
cerimonie dhikr.

Berimbau C Il berimbao è composto da un arco di legno che tende


una corda metallica e fissato a una zucca cava (detta
cabaca) che funge da cassa di risonanza. La corda
(detta arame) viene percossa con una bacchetta di le-
gno (vareta), tenuta con una mano (di solito la mano
destra), mentre la mano sinistra regge lo strumento in
posizione verticale (con l'arco rivolto verso il corpo del
suonatore); allontanando e avvicinando la zucca al
corpo, il suonatore può amplificare o attutire il suono.
Una moneta (o una pietra levigata) tenuta fra l'indice e il
pollice della mano sinistra viene accostata alla corda
per variarne l'ampiezza di vibrazione.

Bombo M

Bongos M Il bongo è uno strumento musicale, a percussione, di pelle di origine a-


fricana ad una sola membrana posta nella parte alta dello strumento, un
risuonatore di legno a corpo doppio e con due suoni di diversa altezza:
medio e acuto. Si suonano con una o più dita a seconda dell'intensità
desiderata. È usato nella musica Latin.
In Africa il bongo si usa in occasione di danze, feste e riti. In genere
questo tamburo viene fabbricato a mano usando una pelle di vero ani-
male, solitamente di capra.
Il termine "bongo" è un termine vulgaris che fa riferimento a un po' tutti i
tamburi definiti "etnici" . In realtà esiste il termine "bongòs" al quale si
riferisce quel tamburo di origine Cubana e diffusasi poi in tutta l'America
Latina , e poi in ormai tutto il mondo, costituito da due "tamburi" fatti a
forma di tronco di cono con montate una pelle ciascuno, uno un po' più
piccolo dell'altro, in modo da ottenere due suoni ben distinti: il più grande ha una tonalità più grave ed è
chiamata "hembra" (in italiano: femmina) mentre il più piccolo ha una tonalità più acuta ed è chiamato "ma-
cho" (in italiano: maschio) , e sono uniti da un parallelepipedo di legno fissato tra un tamburo e l'altro. Ini-
zialmente era usato come unico strumento percussivo nei gruppi che suonavano il "cha-cha", "bolero" e
"danzon" ; successivamente, con l'entrata nei gruppi, di altre percussioni quali "congas" ( o tumbadoras) e
"timbales" (o paila) , diventano strumento per creare abbellimenti e fraseggi per enfatizzare il canto e/o un
particolare momento del brano; quando entra il "mambo", cioè la parte del brano con i fiati, il "bongocero"
(chi suona il bongòs) lascia il bongòs per suonare la campana a mano.

Bougara- M
bou
Campane I Sono uno strumento musicale idiofono a percussione.
tubolari Si tratta di una serie di "campane", lunghe barre metalliche cave (solitamente
tubi di ottone a altro appesi verticalmente a circa due metri di altezza), che si
accordano modificando la lunghezza. Sono normalmente suonate colpendole
con un martello speciale, a testa di cuoio grezzo o di plastica, nella parte alta
del tubo, il che può rendere necessaria una piattaforma per il percussionista.
Nelle orchestre sinfoniche simulano il suono delle campane da chiesa. Sono
utilizzate in composizioni sinfoniche, come la Sinfonia fantastica di Berlioz,
l'Ouverture 1812 di Čajkovskij o la Nona sinfonia di Mahler, ma sono
impiegate anche nella musica popolare.
Tubular Bells (Campane tubolari) è il titolo dell'album di Mike Oldfield
pubblicato nel 1973 e che faceva da colonna sonora al film L'Esorcista.

Castagnet- Altrimenti chiamate nacchere sono degli strumenti a percussione di tipo idiofono con
te (nacche- intonazione non ben definita.
re) Sono costituite da due pezzi di legno a forma di conchiglia che vengono uniti da un
cordino. Dopo esser state fissate al pollice, vengono fatte battere l'una contro l'altra
tramite un movimento di apertura e chiusura della mano.
Vengono usate largamente nelle danza folkloristiche spagnole e nell'Italia meri-
dionale, hanno trovato un'impiego anche nell'orchestra.

Celesta I La celesta (nota anche come celeste o celestino) è uno strumento mu-
sicale idiofono, ossia che produce il suono mediante il materiale stes-
so di cui è composto senza l'ausilio di parti poste in tensione: nel caso
specifico si tratta di uno strumento idiofono a percussione.
Costruita e brevettata nel 1886 dal francese Auguste Mustel, la celesta
fece il suo primo ingresso nel mondo musicale con il balletto Lo
Schiaccianoci del 1892, di Piotr Ilič Čaikovskij.
In quanto varianti dello xilofono, con lamelle di metallo al posto di quel-
le di legno, la celesta (come il glockenspiel) è classificata tra i metallo-
foni.
Il suono viene prodotto da alcune lamelle di metallo sospese tramite
un sistema di martelletti e comandate da una tastiera (lo stesso siste-
ma che viene applicato al pianoforte) e da una pedaliera.

Charango C Piccola chitarra dei paesi andini. Strumento musicale


sudamericano a corde, che discende dalla vihuela de
mano introdotta dagli spagnoli nelle zone conquistate.
Gli indios lo realizzarono, a somiglianza della vihuela,
utilizzando quale cassa armonica la corazza del
quirquincho (armadillo). Sembra abbia avuto origine a
Potosì, in Bolivia. Può essere definito quale strumento
musicale frutto del mestizaje, cioè dell'unione tra la
cultura europea e quella degli indios.
Chitarra C La chitarra è uno strumento musicale cordofono, che viene
suonato con i polpastrelli, con le unghie o con un plettro. Il
suono è generato dalla vibrazione delle corde, che sono te-
se al di sopra del piano armonico che, a sua volta, poggia
sulla cassa armonica che amplifica il suono. Le corde sono
tese tra il tiracorde, fissato sul ponticello, ed il capotasto,
essendo fissate tra il ponticello e le meccaniche poste sulla
paletta. Sul manico, la tastiera consente di accorciare la
lunghezza della parte di corda vibrante, così da suonare le
note desiderate.
La chitarra discende dall'antico liuto arabo. La chitarra di ti-
po spagnolo o andaluso ha sei corde, ma spesso esistono
delle variazioni, ad esempio in Brasile è in uso un tipo di chi-
tarra a 7 corde. Un'altra variazione comune è la chitarra a
dodici corde, che però porta la medesima accordatura repli-
cata in ottava da corde accoppiate più sottili. L'accordatura
più comune, nota come accordatura spagnola, è Mi-Si-Sol-
Re-La-Mi dalla corda più acuta alla più grave. Questa ac-
cordatura, in cui l'intervallo tra due corde adiacenti è di una
quarta giusta (tranne che tra seconda e terza corda, che di-
stano di una terza maggiore), si è imposta per ragioni stori-
che e per la sua praticità nel formare accordi mediante posi-
zioni della mano sinistra non complicatissime. Esistono an-
che accordature alternative, ad esempio l'accordatura sarda,
in cui le note a vuoto suonano un Do maggiore, e le accor-
dature aperte. Queste accordature vengono usate in alcuni
particolari generi musicali. Inoltre molti compositori prescri-
vono particolari accordature per l'esecuzione di singoli brani.
Di solito la mano sinistra preme le corde sul manico, mentre la destra pizzica le corde facendole vibrare. I
chitarristi mancini possono usare una chitarra normale, o adattarla invertendo la direzione e l'ordine delle
corde. Alcuni chitarristi destri decidono di usare una chitarra come se fossero mancini per avere a disposi-
zione maggiore forza sulla mano che esegue gli accordi.

Chitarra E La chitarra elettrica è un tipo di chitarra in cui la vibrazione delle corde viene rilevata
elettrica da uno o più pick-up. Il suono viene quindi prelevato all'uscita dello strumento e con-
vogliato in un apposito amplificatore affinché il volume dello strumento sia reso udibile.
Clarinetto A Il clarinetto è uno strumento musicale traspositore* a fiato ad ancia semplice appartenente alla
famiglia dei legni. Il timbro del clarinetto è limpido e grintoso. Nella sua estensione si divide in
diversi registri, ognuno con le proprie particolarità: il registro grave, detto registro di Chalumeu e
il registro acuto. Il clarinetto è costituito da una cameratura cilindrica alla cui estremità superiore
c'è il bocchino e a quella inferiore una svasatura a campana. Quando soffiamo nell'imboccatura
del clarinetto, l'aria che noi immettiamo nello strumento fa vibrare la piccola lamina di legno detta
ancia. Il legno utilizzato per costruire il clarinetto è in prevalenza l'ebano, che gli conferisce il
caratteristico colore nero. Esistono clarinetti costruiti in metallo, cristallo e materiali plastici. Sul
clarinetto sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti. Sette fori, di cui sei circondati da
anelli, vengono chiusi dalle dita, gli altri vengono chiusi dai cuscinetti azionati dalle diciotto chiavi
o dagli anelli. Il clarinetto è diviso in cinque parti svolgenti funzioni diverse unite ad incastro con
guarnizioni in sughero.

*Uno strumento traspositore è uno strumento che produce delle note "reali" diverse da quelle
scritte sulla sua parte.

Clavicem- C Con il termine clavicembalo si indica una famiglia di strumenti musicali a


balo corde di origine italiana, dotati di tastiera, tra questi il più noto e il grande
strumento attualmente chiamato clavicembalo, ma anche i più piccoli
virginali e la spinetta. Questi strumenti generano il suono pizzicando una
corda e non colpendola, come avviene nel pianoforte o nel clavicordo.
La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una
tastiera è stata adattata su di un salterio, fornendo così un mezzo per
pizzicare le corde. Il termine stesso deriva dal latino clavis, chiave intesa
come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il
leverismo retrostante, e cymbalum, antico strumento musicale che
veniva suonato arpeggiando o pizzicando le corde.

Clavicordo C Mentre nel clavicembalo le corde sono "pizzicate", nel clavicordo sono colpite da un
piccolo dispositivo metallico in ottone chiamato " tangente", secondo un meccanismo
molto più rudimentale di quello del piano. Quando la tangente colpisce la corda, se
lo strumentista la mantiene contro quest'ultima, può agire sul suono prodotto, dal
momento che si verifica la creazione di un nodo sulla corda che vibra. I clavicordi
detti "legati" utilizzano questa proprietà per fare produrre parecchi suoni per una
corda unica. È necessaria in questo caso una tecnica di esecuzione più specifica
rispetto ai clavicordi non legati dove c'è una corda per ciascun suono: in questo caso
la tecnica è praticamente analoga a quella del clavicembalo.

Congas M
Contrab- C Strumento musicale della famiglia dei cordofoni ad arco (in
basso parole più semplici è uno strumento che si suona
strofinando l'archetto su una delle quattro corde, anche se
nel jazz viene suonato ormai quasi esclusivamente
pizzicandole). Della famiglia degli archi (di cui fanno parte
anche il violino, la viola e il violoncello) è lo strumento più
grande: è alto poco più di 2 metri e si suona in piedi
tenendolo appoggiato per terra. Oltre ad essere il più
grande, è anche lo strumento con il suono più basso di tutti
gli archi.

Controfa- A Strumento musicale ad ancia doppia che rappresenta


gotto la tessitura contrabbassa dell'intera famiglia. Deriva dal
fagotto, di cui è, in un certo senso, un ampliamento e
ne condivide l'intero sistema di chiavi e di posizioni,
tanto che a suonare questo strumento sono
solitamente i fagottisti.
Lo strumento è traspositore d'ottava verso il basso,
vale a dire che le note scritte suonano d'effetto un'ottava sotto. Dalla fine del XIX secolo in poi il suo posto in
orchestra è stabile ed indispensabile per coprire il registro 32' della famiglia dei legni.
Anche se già Beethoven lo usò mirabilmente nel finale della Nona sinfonia, per ottenere l'effetto denominato
alla turca, il controfagotto si distingue in orchestra, anche in assolo, a partire dalla fine del XIX secolo, come
nel celebre Apprendista stregone di Paul Dukas dove il suo timbro pigro e cavernoso lo rende inconfondibile.

Cornamu- A La cornamusa è uno strumento musicale aerofono a serbatoio (o aerofoni a


sa sacco).
Il suonatore riempie d'aria una sacca di pelle dalla quale partono canne di
bordone e una canna diteggiabile (chanter) cui è affidata la melodia. Le tre
a intonazione fissa usufruiscono di ance semplici simili a quelle delle
launeddas (strumento etnico sardo); quella diteggiabile, invece, usa
un'ancia doppia, come quella tipica della famiglia degli oboi.
Nell'estesa famiglia delle cornamuse, da non confondersi con le zampogne,
che sono strumenti prevalentemente dedicate all'accompagnamento, si
contano diverse versioni sviluppatesi nei secoli in varie aree culturali
europee. Ancorché antichissima, la tradizione delle cornamuse
contemporanee inizia, nella forma che conosciamo attorno al XVII secolo.
Le cornamuse dell'Europa Occidentale si distinguono in due tipi
fondamentali: quelle ad aria calda (blown pipes) e quelle ad aria fredda
(bellow pipes). Nelle prime l'otre viene alimentato per insufflaggio dell'aria
attraverso un boccaglio (o blowing stick) direttamente da parte del
suonatore, mentre nelle seconde il gonfiaggio avviene mediante un mantice
assicurato mediante cinghie sotto il gomito destro del suonatore, azionato
dal movimento del braccio.

Cornetta A L a cornetta è un ottone simile alla tromba. Non deve essere


confuso con il medioevale cornetto. Strumento standard nella
banda, derivante dalla famiglia della chiarina. In questo ruolo
è comunque sempre più sostituita dalla tromba, preferita an-
che in orchestra o dai solisti.
Corno A Il corno (anche chiamato corno francese) è uno strumento musicale a fiato facente
parte degli aerofoni e della sottofamiglia degli ottoni con canneggio conico. Il corno
moderno ha tre cilindri, un canneggio circolare che inizia da un lato con con un
bocchino a imbuto e termina con un ampio padiglione a campana. Il suono viene
prodotto grazie alla vibrazione delle labbra contro l'imboccatura, così come avviene
nella tromba. Il timbro è soffice e profondo. Rispetto agli altri ottoni presenti
nell'orchestra, l'estensione del corno può raggiungere quasi le 4 ottave e mezza.

Corno in- A Strumento musicale a fiato ad ancia doppia e


glese canna conica, molto probabilmente deve il suo
nome dall'espressione francese corne d'angle o
"cor anglé", quindi "angolato", per l'angolo che
presentava al centro della canna, e successivamente tradotta erroneamente "inglese" ("anglais", dalla pro-
nuncia analoga ad "anglé"). In realtà si tratta di un oboe contralto, la cui estensione è una quinta giusta sotto
quella dell'oboe. Si diffuse nella prima metà del '700 come modificazione dell'oboe da caccia (quello utilizza-
to da Johann Sebastian Bach.

Darbouka M Tipo di tamburo arabo

Fagotto A

Fisarmoni- A La fisarmonica è uno strumento musicale aerofono a mantice; è stata


ca per lunghi anni uno strumento folcloristico legato alla tradizione della
danza popolare.
Il primo brevetto di un accordion, termine oggi usato in molte lingue (pur
con varianti grafiche) per indicare la fisarmonica, fu depositato il 6
maggio del 1829 a Vienna dal costruttore di organi e pianoforti Cyrill De-
mian e dai suoi figli Carl e Guido.
Lo strumento di Demian aveva dieci bottoni per eseguire le linee
melodiche e due bottoni per i bassi. Le evoluzioni tecniche e costruttive
dello strumento hanno sempre più perfezionato il suo timbro e la sua
intonazione, favorendo la presenza dello strumento anche in ambiti
musicali più colti.
La fisarmonica ha due bottoniere: una corrispondente alla mano sinistra, l'accompagnamento che fa suonare
i bassi e gli accordi maggiori, minori, settima e diminuita, l'altra corrispondente alla mano destra serve al can-
to ed è definita "bottoniera cantabile". Esistono anche fisarmoniche dove la mano destra suona su una tastie-
ra simile a quella del pianoforte. Queste tastiere raggiunsero il boom negli anni 20 quando sulle navi da cro-
ciera il pianista dovette adattarsi a suonare anche questo strumento, indispensabile per certi brani. Venne
denominata "fisarmonica a piano" mentre la vera fisarmonica è "a bottoni" detta anche "cromatica". Esistono
una variante della fisarmonica a bottoni: la fisarmonica "diatonica", identica nell'aspetto a quella cromatica,
ma che differisce per il funzionamento; nella cromatica un bottone produce la stessa nota indipendentemente
dal verso del mantice (in gergo, il verso indica il movimento che si esegue, ossia apertura o chiusura), men-
tre nella diatonica lo stesso bottone produce due note diverse a seconda del verso del mantice.

Fisarmoni- E
ca elettro-
nica
Flauto di A Flauto costituito da una serie di canne di lunghezza diversa, chiuse
Pan (sirin- a un’estremità.
ga) Il flauto di Pan, appartenente alla famiglia dei flauti, è costituito da
canne di bambù tagliate secondo lunghezze differenti, soffiando
nelle quali si ottengono le note della scala musicale. Il nome dello
strumento è tratto da un antico mito greco secondo cui la ninfa
Siringa si trasformò in un cespuglio di canne nel tentativo di
sfuggire al dio Pan che, per consolarsi, tagliò alcune canne e
cominciò a suonarle.

Flauto dol- A Il flauto dolce (o flauto a becco) è uno strumento musicale della famiglia
ce degli aerofoni, di legno. In inglese è chiamato recorder, in francese flûte à
bec, in tedesco Blockflöte. Come l'ocarina e il tin whistle è uno strumento
"a fischietto", in cui l'emissione del suono è provocata dall'incanalamento
dell'aria in un condotto, ricavato nell'imboccatura dello strumento, che la
dirige contro un bordo accuminato (detto labium): l'oscillazione della
colonna d'aria sui due lati del labium mette in vibrazione l'aria contenuta
nello strumento.

Flauto tra- A
verso

è
uno strumento musicale della famiglia dei legni e quindi è un aerofono. L'attribuzione del flauto - oggi quasi
sempre costruito in metallo - alla famiglia dei legni deriva dal fatto che, fino al XIX secolo, la quasi totalità dei
flauti erano in legno. Il suo nome (anticamente: traversiere) deriva dal fatto che viene suonato in posizione
trasversale asimmetrica, con il corpo dello strumento alla destra dell'esecutore ("di traverso"). Nella sua for-
ma moderna, il flauto traverso (anche noto come flauto traverso da concerto occidentale) è uno strumento
(cilindrico nel corpo centrale e nel trombino, leggermente conica la testata) che lo strumentista (detto flauti-
sta) suona soffiando nel foro d'imboccatura e azionando un numero variabile di chiavi (aperte o chiuse), che
aprono e chiudono dei fori praticati nel corpo dello strumento, modulando così la lunghezza della colonna
d'aria contenuta nello strumento stesso e quindi variando l'altezza del suono prodotto.
L'emissione del suono è dovuta all'oscillazione della colonna d'aria che, indirizzata dal suonatore sull'orlo del
foro d'imboccatura, forma vortici che ne provocano l'oscillazione dentro e fuori dal foro e mette in vibrazione
l'intera colonna d'aria.
La forma moderna del flauto (cilindrico, a dodici o più chiavi) è dovuta alle modifiche applicate ai flauti baroc-
chi (a loro volta derivanti da più antichi flauti a sei fori) dal tedesco Theobald Boehm (1794-1881) e ai suc-
cessivi perfezionamenti ideati dai fabbricanti di scuola francese

Flicorno A Il flicorno è uno strumento aerofono della famiglia degli ottoni a


timbro scuro, con bocchino a tazza e tubo di forma conica. A da-
re una precisa forma allo strumento ed a realizzare una famiglia
omogenea per timbro e tecnica fu Adolphe Sax, per cui il flicorno
in Francia prende il nome di "saxhorn". Nelle estensioni basse il
flicorno si collega alla famiglia delle tube. Solo raramente utiliz-
zato nell'orchestra classica, ebbe grande fortuna nelle bande,
dove forma una famiglia omogenea dall'acuto al grave, permette
(soprattutto nelle taglie più piccole) buon virtuosismo tecnico uni-
to ad una grande potenza di suono e ad una relativa facilità di emissione del suono. Inoltre tutti i flicorni si
suonano con la stessa diteggiatura e la stessa tecnica di base della tromba e quindi sono ugualmente facili
da imparare (e da insegnare). Sono strumenti traspositori, quindi si leggono tutti alla stessa maniera (in chia-
ve di violino) e ad una posizione delle dita corrisponde sempre la stessa nota scritta, indipendentemente dal-
l'effetto reale. Per gli strumenti più gravi (baritono ed oltre) si usa anche la notazione in chiave di basso a
suoni reali.Dei flicorni esiste un'intera famiglia. I membri più piccoli hanno la stessa forma della tromba, men-
tre quelli più ingombranti hanno l'assetto verticale della tuba. Tutti hanno in comune un timbro scuro e dolce,
la meccanica a tre pistoni che permette un'estensione di più di due ottave ed il bocchino a tazza. Nella loro
tradizione esecutiva non esiste la sordina. Dal più piccolo al più grande troviamo:

- Flicorno sopranino in Mi b (in Italia detto spesso Flicornino), molto acuto, cui spesso venivano affidati i soli
del soprano lirico nelle trascrizioni d'opera per banda ispirate alla scuola di Alessandro Vessella. Oggi è
sempre più in disuso per la sua difficoltà e per la tendenza ad essere "invadente" nonostante il timbro scuro.
Altri fattori lo rendono sempre meno indispensabile: il cambio di repertorio delle bande, il miglioramento tec-
nico ed acustico dei flauti e degli altri legni acuti, la sempre maggior estensione verso l'acuto delle trombe
(dovuta al virtuosismo degli esecutori ed all'evoluzione della scuola e della tecnica dello strumento).
- Flicorno soprano in Si b, di estensione e tecnica analoghe a quella della tromba ma con un suono molto più
morbido. È lo strumento cantabile per eccellenza della famiglia, molto spesso usato dai trombettisti di jazz
per creare atmosfere intime. Nelle fanfare propriamente dette, sostituisce in blocco i clarinetti soprani. Anche
nelle trascrizioni per banda (dove i clarinetti sono ben rappresentati), al flicorno soprano vengono affidate
spesso parti melodiche paragonabili a quelle dei clarinetti.
- Flicorno contralto in Mi b (in Italia detto spesso genis), di estensione e timbro in qualche misura simili a
quella del corno. Di uso prettamente bandistico, oggi disusato, costituiva l'ossatura ritmica della banda tradi-
zionale col tipico accompagnamento in levare delle marce. Era costruito sia in assetto orizzontale (da trom-
ba) sia verticale (da tuba).
- Flicorno tenore, baritono e basso in Si b. Si tratta di strumenti col canneggio di lunghezza identica, ma pro-
gressivamente più conici. Vengono costruiti sia in forma verticale (più squadrata, con la campana rivolta ver-
so l'alto) sia in forma "ovale" (più tondeggiante, con la campana rivolta di lato). Il flicorno tenore (il più sottile)
sale facilmente verso il registro acuto ed ha un suono più chiaro e squillante, simile al trombone tenore: per
questo suonava spesso le melodie del tenore lirico nelle trascrizioni di arie d'opera. Oggi è disusato a favore
del flicorno baritono. Questo ha molte caratteristiche in comune con l'eufonio ed è noto in Italia come bom-
bardino. È uno strumento dal timbro scuro e dolce, ideale per linee cantabili nel registro medio-grave ma an-
che come strumento armonico e di accompagnamento. Il flicorno basso, infine, grazie al grosso canneggio
scende molto facilmente verso il grave e gli si confanno parti da basso vocale comico oppure di accompa-
gnamento.
- Flicorno basso grave in Fa o Mi b e flicorno contrabbasso in Sib. Fondamentali per sostenere la linea del
basso, sono strumenti prettamente d'accompagnamento, i più gravi della famiglia. Sono in tutto simili alle tu-
be basse e contrabbasse, anche se generalmente si definisce tuba uno strumento più conico (dal suono
quindi più voluminoso) e con quattro o cinque pistoni (che aiutano molto l'intonazione oltre ad aumentare l'e-
stensione verso il grave). In Italia erano noti anche come "Helicon" o "Pelittoni" (dal nome del fabbricante
Giuseppe Pelitti di Milano). Venivano costruiti in forma verticale come la tuba o anche circolare per essere
"indossati" in marcia come il sousafono.

Fortepiano C Il fortepiano, nome con il quale si usa convenzionalmente


chiamare il pianoforte nei suoi primi anni di vita, fu ideato e
costruito proprio a Firenze attorno al 1700 da Bartolomeo
Cristofori, geniale artigiano padovano al servizio del Principe
Ferdinando de’ Medici, e fu lo strumento prediletto da Haydn,
Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann... per non nominare
che i più famosi fra i grandi compositori della fine del sette-
cento e l’inizio dell’ottocento.
Costruito interamente in legno, senza rinforzi metallici nella
struttura, con martelletti ricoperti di pelle anziché di feltro, il
fortepiano ha caratteristiche timbriche e sonore assai diverse
dai moderni pianoforti. Le varie zone della tastiera hanno una
individualità sonora molto pronunciata, che differisce in ma-
niera spiccata dalla omogeneità caratteristica dei pianoforti
dei nostri giorni; la dinamica ridotta per quanto riguarda il vo-
lume è però assai varia per tutte le sfumature di piano, pianissimo, mezzoforte e forte; inoltre specie negli
strumenti costruiti nei primi trent’anni del 1800, è possibile mutare il timbro delle corde, attraverso una serie
di meccanismi comandati attraverso pedali o ginocchiere, con effetti sonori particolarissimi e impossibili da
trasferire su strumenti moderni. Ci riferiamo principalmente al pedale cosiddetto “moderatore” che agisce in-
serendo una striscia sottile di feltro tra i martelli e le corde, creando un effetto sonoro vaporoso e misterioso
(adattissimo alla musica di Schubert, per esempio). Un altro bizzarro pedale comanda il cosiddetto “fagotto”;
in questo caso è una striscia di pergamena che venendo a contatto con le corde vibranti produce un suono
molto nasale e in qualche modo simile a quello del fagotto.
Una vera curiosità è costituita poi dal pedale cosiddetto delle “turcherie”, il quale comanda una serie di mar-
chingegni atti a simulare un suono di grancassa, campanelli e piatti, suono tipico appunto della musica coeva
turca.
Tutti questi pedali per effetti speciali nel corso dei decenni passarono di moda e vennero progressivamente
eliminati nei pianoforti di nuova costruzione che pian piano sostituirono il fortepiano. Infatti le mutate esigen-
ze sia musicali che concertistiche, provocarono dei radicali cambiamenti nella costruzione e nella struttura
degli strumenti: la maggiore richiesta di volume sonoro giustificata dal diffondersi del rito del concerto pubbli-
co in ambienti sempre più vasti, impose l’uso di corde non più di ottone, rame o ferro, bensì di acciaio con
calibri maggiori e quindi con maggiori tensioni a loro volta necessariamente sostenute non più da un fragile
telaio in legno, ma da un robusto sostegno di ghisa. I martelli non più ricoperti di pelle ma di feltro, e di di-
mensioni maggiori, erano chiamati a produrre sonorità più adatte a un pubblico sempre più numeroso. Così
insensibilmente nel periodo che va dal 1830 circa al 1850 ed oltre, il fortepiano diviene ciò che noi oggi sia-
mo abituati a riconoscere come il pianoforte.
Ma il fortepiano non può essere considerato come uno strumento primitivo successivamente perfezionato si-
no ad arrivare appunto al pianoforte, in quanto il fortepiano fu perfettamente funzionale ai musicisti e alle esi-
genze dell’epoca del suo maggiore splendore. E’ in questa ottica che negli ultimi cinquanta anni il rinnovato
interesse per una lettura filologica della produzione musicale del periodo classico e romantico ha portato alla
riscoperta, alla rivalutazione e al recupero del fortepiano non più e non soltanto come reperto museale, ma
come arnese della musica.

Glocken- I Il termine Glockenspiel è una parola tedesca che significa letteralmente


spiel gioco ("Spiel") delle campane ("Glocken"). Il Glockenspiel esiste in
diverse forme. La forma più diffusa consiste in due file di lamelle metal-
liche ordinate orizzontalmente come una tastiera di pianoforte che si
estende da un'ottava fino a tre ottave. Ci sono anche forme con una
disposizione verticale per l'uso nelle bande militare ed altre ancora.
Lo strumento è suonato mediante due o raramente più bacchette di
consistenza dura che battendo le lamelle metalliche producono un
suono molto chiaro simile a delle campanelle. Il suono è molto acuto e
generalmente nel pentagramma è segnato due ottave più in basso rispetto al suono prodotto.

Gong I Il gong (detto anche tam-tam) è uno strumento musicale a


percussione principalmente costruito in metallo e a suono in-
determinato, formato da un grande piatto di metallo, in genere
di forma circolare. Questo piatto può essere fatto anche di
rame. Il gong nasce nell'antica Cina, veniva usato general-
mente come accompagnamento a orchestre etniche ma an-
che in feste, danze, canti, ballate, nelle antiche gare cinesi,
nella danza del leone e in occasione di un ottimo raccolto. I
gong si suddividono in due grandi gruppi:
Il gong sospeso che viene suonato dai battitori, in genere
questo tipo di gong è molto grande con un diametro di circa 1
metro. Per suonare questi grandi piatti il battitore deve battere
con una mazza apposita, nel centro del piatto e a seconda
della forza imposta il suono può essere più o meno forte e di
maggiore o minore durata. Oggi possiamo trovare gong so-
spesi anche di piccole dimensioni che si suonano con bac-
chette normali.
Il gong a ciottola si suona allo stesso modo del gong sospeso
con la differenza che, in questi gong, il piatto ha anche diverse sonorità, quindi, si può battere anche in altre
parti del piatto. Viene molto usato nei templi Buddista. Oggi il gong è usato nelle orchestre già dal 1700 come
accompagnamento. Viene usato anche dai batteristi di famosi gruppi rock e metal, come i Queen, i Dream
Theater e altri.

Grancassa M La grancassa, in inglese bass drum, è il tamburo di dimensioni


maggiori di un'orchestra sinfonica, di una banda musicale o di
una batteria.In quest'ultimo caso viene generalmente chiamata
soltanto cassa.
È composta da una struttura generalmente in legno di forma ci-
lindrica e cava. Alle sue estremità sono poste e tese grazie ai ti-
ranti, due membrane sintetiche. Il fusto è realizzato da 4 o più
strati di legno con venature incrociate oppure a doghe verticali.
Come per tutti i tamburi, i legni utilizzati sono molti, e il suono
prodotto è influenzato direttamente dalle caratteristiche musicali
del legno impiegato. Si usa l´acero per via del volume alto, o la
betulla per l´ottimo bilanciamento delle frequenze del suo timbro
o altri tipi. Da qualche anno le grancasse vengono costruite evi-
tando alcuni tradizionali fori per l'inserimento delle meccaniche.
Oltre al foro per il fissaggio del reggi-tom, che appesantiva lo
strumento con il peso dei tom-tom e smorzava le vibrazioni dello
stesso, qualche costruttore ha realizzato anche un fissaggio per i
puntali (che vincolano la cassa) che non grava sul fusto, ma sulle meccaniche per la trazione dei tiranti. Con
opportuni inserti in gomma, questo sistema libera ulteriormente la grancassa massimizzando la risonanza.
Si usa smorzarne il suono con l´ausilio di feltri, appositi cuscini di spugna o gommapiuma che attenuano la
vibrazione della pelle e contrastano la consistente propagazione del suono all´interno della cassa. La realiz-
zazione di un foro sulla pelle risonante permette al microfono di essere posizionato all'interno dello strumen-
to, ma diminuisce la risonanza delle pelli accorciandone la durata.
Guiro I Strumento idiofono a raschiamento di origine africana, ma molto usa-
to nelle musiche latino-americane.
È costituito da una zucca cava, di forma ovale allungata, con tacche
parallele su tutta la superficie. Si suona raschiandola con una bac-
chetta.

Harmo- A
nium

Koto C Grande salterio giapponese

Legnetti I

Liuto C Con il termine liuto si intende sia lo strumento musicale sia, secondo la classificazione organologica, la parti-
colare famiglia di strumenti cordofoni composti da un manico sul quale l'esecutore preme con le dita le corde
nelle posizioni opportune, e da una cassa armonica.
A seconda del modo utilizzato per produrre il suono dalle corde, si distinguono i liuti ad arco, nei quali le cor-
de sono sfregate da un archetto (violino, viola...) dai liuti a plettro, nei quali le corde sono pizzicate dal plettro
o dalle unghie dell'esecutore (chitarra, mandolino...).
I liuti, siano essi ad arco o a plettro, si possono anche classificare, in base al manico, in corti e lunghi. La
conseguenza è che nei liuti lunghi si ha a disposizione su una sola corda, una sequenza di note maggiore
che non sui liuti corti; pertanto sui liuti lunghi si possono eseguire contemporaneamente sia la melodia, suo-
nata su una corda, che l'accompagnamento, suonato sulle altre corde, cosa che invece è fortemente limitata,
se non impossibile, sui liuti corti.

Mandolino C

Maracas I

Marimba I

Metallofo- I
no

Moog (sin- E
tetizzatore)

Nacchere I
(castagnet-
te)

Nay A Flauto di canna della musica araba, persiana e turca

Oboe A

Organo A

Organo e- E
lettronico

Organo E
Hammond

Ottavino A

P’i’pa C Tipo di liuto cinese


Pianoforte C

Piatti I

Piatto so- I
speso

Qanum C

Quena A Tipo di flauto andino


Rebab C
Salterio C

Sassofono A

Shakuha- A Flauto in bambù giapponese


chi

Shamisen C Tipo di liuto giapponese

Siringa A Flauto costituito da una serie di canne di lunghezza diversa, chiuse a un’estremità
(flauto di
Pan)

Sitar C Tipo di liuto indiano

Spinetta C

Tabla M Tipo di tamburo indiano

Taiko M Tamburo cilindrico giapponese

Tamburel- M
lo

Tamburo M

Tampura C

Timpano M

Triangolo I

Tromba A

Trombone A

Vibrafono I

Viola C

Viola da C
gamba

Violino C

Violoncello C

Virginale C

Xilofono I

Zampogna A

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