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Corso di

Riabilitazione Strutturale
POTENZA, a.a. 2018 – 2019

VALUTAZIONE DI EDIFICI
ESISTENTI IN C.A. – I PARTE
ANALISI E STRATEGIE DI INTERVENTO

PhD Marco VONA


Scuola di Ingegneria - Università di Basilicata
marco.vona@unibas.it
http://oldwww.unibas.it/utenti/vona/
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

CAMPAGNA DI INDAGINI
Geometria, Dettagli costruttivi e Resistenza dei materiali

METODI DI ANALISI STRUTTURALE


Livello di conoscenza, tipologia di struttura

MODELLAZIONE E ANALISI
Definizione del comportamento degli elementi strutturali

VERIFICHE DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI


In termini di resistenza e/o deformazione

STRATEGIA DI INTERVENTO
Globale e/o Locale
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

I METODI DI ANALISI STRUTTURALE


Sono ammessi quattro metodi di analisi caratterizzati da
complessità e precisione crescenti

1. ANALISI STATICA LINEARE


2. ANALISI DINAMICA MODALE
3. ANALISI STATICA NON LINEARE
4. ANALISI DINAMICA NON LINEARE

La scelta dipende dalle caratteristiche (regolarità, periodi propri


caratteristici) e dall’importanza della struttura che si sta studiando.
METODOLOGIA DI ANALISI

1. ANALISI STATICA LINEARE


2. ANALISI DINAMICA MODALE
3. ANALISI STATICA NON LINEARE
4. ANALISI DINAMICA NON LINEARE

Le norme individuano come metodo normale,, per la definizione


delle sollecitazioni di progetto, l’analisi modale associata allo
spettro di risposta di progetto e applicata ad un modello
tridimensionale dell’edificio

Considerazioni sulla regolarità in pianta ed in altezza della


struttura permettono di considerare al posto di un modello
tridimensionale due modelli piani separati e al posto dell’analisi
modale una semplice analisi statica lineare
METODOLOGIA DI ANALISI

Accuratezza Difficoltà
risultati
- operative
-
ANALISI STATICA LINEARE

ANALISI DINAMICA MODALE

ANALISI STATICA NON LINEARE

+ ANALISI DINAMICA NON LINEARE +


METODOLOGIA DI ANALISI

ANALISI APPLICABILITÀ MODELLO ELEMENTI 1D


STATICA LINEARE Scarsa Lineare Lineare
DINAMICA MODALE Buona Lineare Lineare

STATICA NL concentrata
Dubbia Non Lineare
NON LINEARE NL diffusa

DINAMICA NL concentrata
Sempre Non Lineare
NON LINEARE NL diffusa
METODOLOGIA DI ANALISI STRUTTURALE

STRUTTURA REALE
Schematizzazione

MODELLO FISICO
Modellazione

MODELLO MATEMATICO

Alla struttura reale si associa un modello fisico – matematico


ricavando così le sollecitazioni
METODOLOGIA DI ANALISI STRUTTURALE

METODI DEGLI ELEMENTI FINITI

Grazie al metodo degli “Elementi Finiti” è possibile analizzare


strutture estremamente complesse in modo semplice ricorrendo ad
una opportuna discretizzazione

Le strutture sono quindi suddivise in tanti elementi più piccoli

Per casi semplici (la trave continua, telaio) la discretizzazione è


molto semplice poiché, in genere, coincide con gli elementi stessi

Tali strutture sono costituite da elementi detti monodimensionali


in quanto una dimensione prevale sulle altre
METODOLOGIA DI ANALISI STRUTTURALE

MODELLAZIONE AGLI ELEMENTI FINITI


La struttura composta di elementi monodimensionali è scomposta
in elementi collegati in modo puntuale tramite dei nodi e le
incognite del problema sono gli spostamenti dei nodi
Noti i carichi esterni è possibile risolvere le equazioni di equilibrio
Nel caso semplice di travi continue e telai semplici ogni elemento
finito è caratterizzato da due nodi
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

MODELLO DI CALCOLO

− Definizione dei nodi che definiscono la geometria e la posizione


nello spazio degli elementi che definiscono la struttura
− Scelta dell’elemento che meglio schematizza il comportamento
degli elementi che definiscono la struttura (ad es. Frames)
− Caratteristiche meccaniche dei materiali (E, G, masse, etc.)
− Caratteristiche degli elementi che definiscono la struttura (es.
caratteristiche geometriche delle sezioni, A, Ix, Iy, etc.)
− Vincoli da applicare ai nodi per rendere modellare la realtà fisica
− Carichi applicati alla struttura (concentrati o ripartiti, statici o
dinamici) concentrati ai nodi o lungo gli elementi
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

MODELLO DI CALCOLO
− Definizione dei nodi
− Scelta dell’elemento
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

MODELLO DI CALCOLO
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

MODELLO DI CALCOLO
MODELLAZIONE

MODELLO DI CALCOLO
CARATTERIZZAZIONE TIPOLOGICA: TAMPONATURE

Il comportamento globale di un
telaio tamponato può essere
modellato con puntoni equivalenti
inseriti nella maglia strutturale
CARATTERIZZAZIONE TIPOLOGICA: TAMPONATURE

Il comportamento globale di un
telaio tamponato può essere
modellato con puntoni equivalenti
inseriti nella maglia strutturale
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

IMPOSTAZIONE DEL MODELLO DI CALCOLO

− Introdurre le dimensioni correttamente individuate

− Rispettare gli assi geometrici della struttura esistente

− Discretizzare correttamente la struttura e le sotto parti

− Modellare correttamente gli elementi esistenti in base ai


modelli disponibili (elem. monodimensionali per pilastri e
travi, elem. bidimensionali per pareti) ed alle sollecitazioni che
si vogliono analizzare

− Riportare correttamente tutti i carichi presenti (statici e


dinamici) sulla struttura a partire dal peso proprio
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

IMPOSTAZIONE DEL MODELLO DI CALCOLO

− Considerare attentamente i vincoli esistenti e modellarli


correttamente con riferimento al grado di vincolo effettivo
esistente

− Modellare correttamente le proprietà geometriche e meccaniche


degli elementi componenti la struttura

− Controllare accuratamente l’input al fine di evitare errori di


modellazione
ANALISI DI EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

ANALISI DINAMICA MODALE

− Determinazione dei modi di vibrare della costruzione (analisi


modale)
− Calcolo degli effetti dell’azione sismica (dallo spettro di
risposta di progetto) per ciascuno dei modi di vibrare
individuati
− Combinazione degli effetti (CQC)

Devono essere considerati tutti i modi con massa partecipante


significativa ovvero con massa partecipante superiore al 5%

Il numero dei da considerare deve essere tale che la massa


partecipante totale sia superiore all’85%
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

Nell'analisi dinamica lineare con spettro di risposta di progetto, le


capacità di dissipazione di energia non lineare vengono
considerate indirettamente, utilizzando uno spettro di risposta (in
accelerazione) di progetto ottenuto dal suo equivalente elastico
lineare, riducendo le ordinate attraverso il fattore di
comportamento (o di Struttura)

0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
a/g

0.4
0.3
0.2
0.1
0.0
0 0.5 1 1.5 2
T [sec]
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

Il fattore di Struttura consente la valutazione delle forze sismiche


reali che agiscono su un sistema non lineare, tenendo conto che
una parte dell'input sismico si sta trasformando in spostamento
non in forze

0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
a/g

0.4
0.3
0.2
0.1
0.0
0 0.5 1 1.5 2
T [sec]
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

ANALISI LINEARE CON FATTORE DI STRUTTURA

Tale metodo è applicabile ai soli stati limite di DS e DL


Lo spettro di progetto in termini di accelerazioni si ottiene dallo
spettro elastico riducendo le ordinate con il fattore di struttura q
q scelto nell’intervallo [1.5, 3.0]
0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
a/g

0.4
0.3
0.2
0.1
0.0
0 0.5 1 1.5 2
T [sec]
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA


La valutazione del fattore di struttura va effettuata tenendo in
conto le diverse caratteristiche (progettuali, di materiali, di
dettagli strutturali, ecc) che caratterizzano gli edifici esistenti
rispetto a quelli di nuova progettazione

q = qo KR
dove:
qo è legato alla tipologia strutturale
KR è un fattore che dipende dalle caratteristiche di regolarità
dell’edificio
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA


Gli edifici esistenti sono caratterizzati da criteri di progettazione
non finalizzati a soddisfare i principi base di una moderna
progettazione sismica

La valutazione del fattore qo è subordinata al rapporto di


sovraresistenza e alla capacità di spostamento in campo plastico
dell’edificio

Concettualmente la determinazione del rapporto di sovraresistenza


( αu / α1 ) può effettuarsi solo mediante l’esecuzione di una analisi
statica non lineare
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

A rigore, una valutazione a priori del rapporto (αu/α1) non risulta


proponibile senza uno strumento di analisi non lineare

La capacità di spostamento in campo plastico (duttilità) degli


edifici esistenti risulta senza dubbio limitata, rispetto agli edifici
di nuova progettazione

Non esiste una gerarchia delle resistenze e generalmente vi è una


carenza dei dettagli di armatura presenti nelle zone
potenzialmente interessate da una plasticizzazione
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA


La determinazione della capacità globale di spostamento è
subordinata alla capacità di rotazione del singolo elemento
strutturale:
− qualità dei dettagli strutturali (modalità di chiusura delle staffe,
lunghezze di sovrapposizione, percentuali di armatura, ecc.);
− entità dello sforzo assiale normalizzato di compressione nelle
colonne
− grado di confinamento delle colonne (passo delle staffe, ecc.);
− caratteristiche meccaniche degli acciai (incrudenti o non);
− presenza di pareti
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA


Edifici con:
−caratteristiche di irregolarità in pianta/elevazione
−dettagli strutturali carenti
−elevati
elevati sforzi assiali normalizzati (ν>0.25)
(ν>0 25) nelle colonne

è ipotizzabile un fattore di struttura basso

Limite inferiore: q=1.50


EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Edifici con:
−assenza di caratteristiche di irregolarità
−presenta buoni dettagli strutturali
−bassi
bassi sforzi assiali nelle colonne (normalizzati, ν<0.25)
0 25)

è utilizzabile un fattore di struttura più grande

Limite superiore: q=3.00


EDIFICI IN C.A. ESISTENTI

LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

In ogni caso gli elementi strutturali fragili devono soddisfare la


condizione che la sollecitazione indotta dall'azione sismica ridotta
per q = 1.5 sia inferiore o uguale alla corrispondente resistenza

0.9
0.8
0.7
0.6
0.5
a/g

0.4
0.3
0.2
0.1
0.0
0 0.5 1 1.5 2
T [sec]
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

Generalmente, la definizione più diffusa del fattore di struttura si


basa su tre diversi coefficienti di riduzione
Rμ, RΩ e RS
dipendenti rispettivamente dalla duttilità, sovraresistenza e fattore
di ridondanza
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

Il fattore di duttilità Rμ consente la riduzione della massima forza


elastica sismica Ve alla massima forza di snervamento Vy
Per MDOF il valore Rμ ottenuto dipende principalmente dal target
di duttilità, dalla rigidità elastica e dalle caratteristiche di azione
sismica
Rμ aumenta con l'aumento del target di duttilità e viceversa
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

Il fattore di ridondanza RS consente un'ulteriore riduzione della


forza che tiene conto della ridistribuzione delle cerniere plastiche
e del processo di attivazione
Dal SDOF equivalente, RS potrebbe essere espresso come Vy / V1y
dove Vy massima forza di snervamento globale, V1y prima forza di
snervamento (convenzionalmente attivazione della prima cerniera)
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

Procedura di valutazione della massima forza sismica Vy di


diversi MDOF. Parametri elastici, tipo e andamento del
comportamento del ciclo sono noti per diversi target di duttilità
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

Un fattore di struttura scorretto potrebbe portare a una valutazione


errata del livello di sicurezza sismica, condizionando la
conseguente procedura di progettazione retrofit
Procedura di valutazione della sicurezza sismica basata sulla forza
globale di un edificio esistente
EDIFICI IN C.A. ESISTENTI: FATTORE DI STRUTTURA

La procedura di valutazione si basa su un confronto tra domanda


Vm e capacità Vy
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

R = Ve / Vd R = Ω × Rμ × RR

Ve

Vu
RR µ = ∆u / ∆u
Vy Vy
Ω
Vd

∆d ∆y ∆u ∆y ∆u

R = Ve / Vd = Ω × Rμ
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Periodo fondamentale piccolo


Rμ = ( 2 μ – 1 ) (1/2)
(sistemi elastici e non lineari sono
caratterizzati dalla stessa energia
associata alla forza corrispondente
allo spostamento massimo)
Rμ = μ Periodo fondamentale elevato
(sistemi elastici e duttili sono
caratterizzati dallo stesso
spostamento associato alla forza
massima
Rμ = 1 + (μ – 1 ) T / 0,7
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Ve

Vu
RR
Vy Vy
Ω
Vd

∆d ∆y ∆u ∆y ∆u

Ω = Vu / Vd Rμ = ( 2 μ – 1 ) (1/2)
Rμ = μ
Rμ = 1 + (μ – 1 ) T / 0,7
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Bare Frame
0.20

0.15
Aeff / g

0.10

0.05

0.00
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0
Drfit/h (%)
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Infilled Frame
0.20

0.15
Aeff / g

0.10

0.05

0.00
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0
Drfit/h (%)
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA

Pilotis Frame
0.20

0.15
Aeff / g

0.10

0.05

0.00
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5 4.0
Drfit/h (%)
LA SCELTA DEL FATTORE DI STRUTTURA
COMPORTAMENTO NON LINEARE

NON LINEARITÀ GEOMETRICA

NON LINEARITÀ DEL MATERIALE

NON LINEARITÀ DI ELEMENTO


MATERIALE
SEZIONE

NON LINEARITÀ DI STRUTTURA


NON LINEARITÀ GEOMETRICA

− Grandi rotazioni/spostamenti
− effetti del secondo ordine
− effetto trave colonna

Livelli di spostamento molto elevati variabili in modo non


proporzionale ai carichi

Non più valida l’ipotesi della teoria dell’elasticità lineare


secondo la quale è possibile confondere configurazione iniziale e
finale
NON LINEARITÀ GEOMETRICA

Materiale elastico Effetti del secondo ordine


− La configurazione indeformata e
δ H deformata non coincidano. Il carico V non
è parallelo all’asse
V − L’elemento cambia configurazione rispetto
a quella iniziale
− Inflettendosi il carico V contribuisce anche
h al taglio e al momento nell’elemento

M=V×δ+H×h
NON LINEARITÀ GEOMETRICA

Ipotesi: materiale elastico LINEARE


y
NON LINEARE

Reazione
x
RF

y’ Spostamento

x’

Comportamento lineare Comportamento non lineare


configurazione iniziale e finale Il carico cresce e l’elemento
coincidono cambia configurazione
Taglio cresce linearmente con La componente del carico
lo spostamento verticale ortogonale all’asse non cresce
dell’estremo libero più linearmente con lo
spostamento
EFFETTO TRAVE-COLONNA

Materiale elastico Effetto trave-colonna


‒Configurazione indeformata e
deformata coincidono
Le due azioni (M, N) sono
completamente disaccoppiate

‒Se a causa dell’inflessione


indotta dal momento, l’elemento
cambia configurazione rispetto a
quella iniziale, risulterà una
interazione fra deformazione
trasversale indotta dal momento
Azione assiale flettente ed azione assiale
Momento flettente
EFFETTO TRAVE-COLONNA

Materiale elastico Effetto trave-colonna


Un’azione assiale di compressione
riduce la rigidezza flessionale,
mentre un’azione di trazione ha
l’effetto opposto

Questo si traduce in termini di


modellazione, nell’avere una
matrice di rigidezza dell’elemento
in cui i diversi contributi, assiale,
flessionale e tagliante sono fra
loro accoppiati
Azione assiale e momento
sono accoppiati
EFFETTO TRAVE-COLONNA
[kN,m]

100
-1500.00

-100.00
0

-1500.00

-100.00
0

-1500.00 -100.00
0

-1500.00 -100.00
0

Lineare
6

0.027
-1500.00 -100.00
0

-1500.00 -100.00
0

1500
-1500.00

-100.00
0
0.004

-1500.00
100
-100.00
0
T
N

100

-1499.56 33.75

-125.31
1

-1499.75 25.39

-144.35
5

-1499.90 15.76

-156.17
7
Non lineare

-1499.99 5.34

-160.18
8
0.04

-1499.99 -5.34

-156.17
7

-1499.90 -15.76

-144.35
5

-1499.75 -25.39
1500
0.005

-125.31
1

-1499.56 -33.75
100
NON LINEARITÀ DEL MATERIALE

− Deformazione irreversibili
− Comportamento ciclico
− Degrado della rigidezza e resistenza
I materiali superano i limiti di
comportamento elastico
NON LINEARITÀ DEL MATERIALE

σs

Acciaio

εs

σ = Eε σc
Calcestruzzo

confinato con spirali


non confinato

σ = f (ε , ε ,α )
i confinato con staffe

εc
NON LINEARITÀ DEL MATERIALE: CALCESTRUZZO

•Comportamento ciclico con dissipazione


•FORTE dipendenza da storia di carico precedente
•Fessurazione con accumulo di danno
NON LINEARITÀ DEL MATERIALE: ACCIAIO

•Comportamento ciclico con FORTE dissipazione


•Dipendenza da storia di carico precedente
•Grande stabilità ciclica
NON LINEARITÀ DI ELEMENTO

Mx Crisi del calcestruzzo


Φe =
Ec J

Zona con Diffusione Snervamento al piede

Taglio
plasticità per taglio

Fessurazione
Yield penetration Spostamento

250
S250
200
150
Forza [kN]
− Irreversibilità 100
50
− Dissipazione 0
-50
-100
− Degrado -150
-200
-250
-30 -20 -10 0 10 20 30
Spostamento [mm]
MECCANISMI DI ROTTURA DUTTILI E FRAGILI

Gli elementi ed i meccanismi resistenti sono classificati in:


• DUTTILI: travi, pilastri e pareti inflesse con e senza sforzo
normale
• FRAGILI: meccanismi di taglio in travi, pilastri, pareti e nodi
In presenza di pilastri con sforzo normale particolarmente elevato
va presa in considerazione la possibilità di comportamento fragile
La verifica degli elementi duttili è eseguita confrontando i limiti
di capacità con gli effetti indotti dalle azioni sismiche in termini di
deformazioni
La verifica degli elementi fragili è eseguita confrontando le
capacità (resistenze) con gli effetti indotti dalle azioni sismiche in
termini di forze
NON LINEARITÀ DELLA STRUTTURA

− Legami costitutivi calcestruzzo armato e acciaio


− Sfilamento barre
− Fessurazione (effetto spinotto, attrito, interlock,..)
− Interazione non-lineare suolo-struttura
− Grandi spostamenti/rotazioni (deformazioni)
− Effetti secondo ordine
− Fenomeni di instabilità dell’equilibrio
V Inizio espulsione
copriferro ∆ ∆

Fine espulsione
copriferro

Cerniere plastiche
Prima cerniera plastica
Instabilità barre/
Fessurazione crisi calcestruzzo
∆y ∆m ∆u ∆
t=3s t=4s
MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO ANELASTICO

Modellazione plasticità concentrata (modello cerniera plastica)


‒ analisi veloci
‒ difficile da calibrare

Modellazione plasticità distribuita (modello di fibre)


‒ modellazione più semplificata
‒ analisi prolungate
‒ difficile da calibrare
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

Nelle strutture intelaiate soggette ad azioni orizzontali le


sollecitazioni flettenti massime si verificano in corrispondenza
delle estremità di travi e colonne in cui, superata la soglia
elastica, si concentrano le deformazioni anelastiche

Alcuni modelli di trave


considerano la plasticità tutta
concentrata in cerniere
plastiche puntuali disposte alle
estremità degli elementi

Tali modelli vengono


denominati modelli a
PLASTICITÀ CONCENTRATA
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

Trascurando gli effetti dei carichi verticali, la distribuzione


dei momenti risulta lineare e quindi l’elemento può essere
riguardato come una trave a mensola, di luce Lv e caricata da
una forza concentrata all’estremo libero
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

La corretta valutazione del punto di flesso della deformata (punto


di nullo del diagramma dei momenti), ossia della luce di taglio Lv
è un problema di non facile risoluzione
Una semplice analisi lineare consente di valutare in maniera esatta
la posizione del punto di flesso durante il comportamento lineare
della struttura

λ1 F λ2 F
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

D’altro canto, le prime formazioni di regioni plastiche


comportano una ridistribuzione delle sollecitazioni flettenti con
conseguente traslazione del punto di flesso.

3*My(positivo) = My(negativo)

λ1 F λ2 F
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

La caratterizzazione meccanica della cerniera plastica è


direttamente influenzata dalla posizione del punto di flesso per cui
la sua variazione comporterebbe una diversa caratterizzazione
della stessa (problemi di convergenza del calcolo non lineare)
Pertanto in genere la posizione del punto di flesso, Lv è assunta
costante durante il processo di carico (di analisi)

λ1 F λ2 F
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

Determinazione luce di taglio

(a) la luce di taglio è valutata come metà della luce


dell’elemento (Lv=0.5L)

(b) la luce di taglio è desunta dal diagramma dei momenti


flettenti presente lungo l’elemento valutato mediante una
analisi elastico lineare (statica o modale)

(c) la luce di taglio è desunta dal diagramma dei momenti


flettenti presente lungo l’elemento, valutato mediante una
analisi non lineare (es. analisi limite), corrispondente ad una
configurazione deformata caratterizzata da uno spostamento
del punto di controllo pari allo spostamento sismico richiesto
MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO ANELASTICO

Modellazione plasticità concentrata (modello cerniera plastica)


‒ analisi veloci
‒ difficile da calibrare

Modellazione plasticità distribuita (modello di fibre)


‒ modellazione più semplificata
‒ analisi prolungate
‒ difficile da calibrare
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

In definitiva si effettuano due assunzioni fondamentali:

1. Lo stato della zona plastica è determinato da quello della


sezione di interfaccia trave-colonna. Questa assunzione può
introdurre delle discrepanze tra il comportamento reale e
quello colto dalla modellazione, legate soprattutto allo
spostamento del punto di flesso durante l’analisi strutturale

2. La rigidezza è considerata costante nella regione plastica e


pari ad un valore che dipende dalla rigidezza della sezione di
interfaccia trave-colonna

Sovrapposizioni di armatura (ad. es. piede delle colonne)


Presenza di ferri sagomati (ad.es estremità delle travi)
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

Nelle zone di estremità si concentrano e si dispongono elementi


non lineari (cerniere plastiche) mentre il resto dell’elemento è
lineare

Per definire gli elementi cerniera bisogna:


1. Decidere la loro localizzazione e il corrispondente tipo di
rottura
CARATTERIZZAZIONE DEGLI ELEMENTI CERNIERA

2. Stimare nella sezione critica il diagramma momento-


curvatura in presenza di azione assiale e degrado nel
tempo per scegliere fra i vari modelli proposti

Modello interazione M-N Modello momento-curvatura isteretico


MODELLI DI COMPORTAMENTO ISTERETICO

3. Scegliere il modello isteretico più opportuno (analisi


Dinamica non lineare)
MODELLI DI COMPORTAMENTO ISTERETICO

4. Tener conto della variabilità comportamento non lineare


ciclico

5. Lunghezza di cerniera plastica equivalente tale per cui il


prodotto di questa per la curvatura, derivante dal modello
scelto, definisca una rotazione prossima a quella reale
MODELLAZIONE A PLASTICITÀ CONCENTRATA

Vantaggi:
• Utilizza principalmente elementi elastici, in pochi punti non
linearità del materiale  minor onere computazionale
• permette, con opportuna scelta del legame costitutivo della
cerniera, di descrivere diversi fenomeni, oltre al comportamento
flessionale: deformabilità a taglio, scorrimento dell’armatura,
flessibilità del nodo trave-colonna, interazione fra telaio e
tamponamenti…  versatilità, adeguata modellazione
comportamento di strutture esistenti

Limiti:
richiede esperienza dell’operatore per stabilire dove distribuire gli
elementi non lineari, per scegliere lunghezze e curve
caratteristiche  accuratezza dell’intera analisi può essere
facilmente compromessa