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" APR 09, 2020 # 1741 VIEWS

ARTE ATENEO
Seconda parte dell’approfondimento con BIOTECNOLOGIE
Domenico De Leo, docente di Medicina legale e CINEMA

presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia, CONVEGNO


e Mirko Faccioli, docente di Diritto privato del
dipartimento di Scienze giuridiche
CORONAVIRUS
CUG

CULTURE E
Ogni giorno medici e personale sanitario vengono CIVILTÀ
giustamente celebrati per il loro operato e i loro DIRITTO DONNE

sacrifici nella lotta all’emergenza Covid-19, ma DOTTORATO


contemporaneamente, e per certi versi
ECONOMIA
paradossalmente, si vedono sottoposti alla
ECONOMIA
“minaccia” di essere chiamati a risponderne in AZIENDALE
tribunale. EUROPA
FESTIVAL
In questa seconda parte dell’approfondimento gli
FILOSOFIA
interventi di Domenico De Leo, docente di Medicina
legale e presidente della Scuola di Medicina e IMPRESA

Chirurgia dell’ateneo, e di Mirko Faccioli, docente di INFORMATICA


Diritto privato del dipartimento di Scienze giuridiche, INNOVAZIONE
che trattano la questione dalla prospettiva medico-
KIDSUNIVERSITY
legale e civilistica. Qui la prima parte dell’intervista.
LAVORO LIBRO

Secondo la disciplina vigente, i medici e il personale LINGUE E


LETTERATURE
sanitario possono essere chiamati a risarcire i danni STRANIERE
conseguenti ad eventi avversi ricollegati al Covid-19?
MEDICINA
L’emergenza epidemica può influire
MOSTRA MUSICA
sull’accertamento della loro responsabilità?
NEUROSCIENZE
(risponde M. Faccioli)
ORIENTAMENTO
L’art. 2236 codice civile prevede che tutti i PREMIO
professionisti intellettuali, e quindi anche i medici,
RETTORE
rispondono solo per dolo o colpa grave per i danni
cagionati nell’esecuzione di prestazioni «di speciale RICERCA
SALUTE
di!coltà»; e pure in ambito civile vale la regola,
SCIENZE ECONOMICHE
contenuta nella legge n. 24/2017, che obbliga i medici
ad attenersi, salvo le specificità del caso concreto,
alle «raccomandazioni previste dalle linee guida» SCIENZE
pubblicate ai sensi della legge stessa e, in loro GIURIDICHE
mancanza, alle «buone pratiche clinico- SCIENZE MOTORIE

assistenziali». Anche il giudice impegnato a valutare SCIENZE UMANE


la responsabilità civile degli operatori sanitari è, SOSTENIBILITÀ
quindi, obbligato a tenere nella giusta considerazione SPECIALE
le peculiarità del Covid-19 e le criticità COVID-19
dell’emergenza epidemica che sono già state SPORT
evidenziate nella prima parte di questa intervista STORIA
trattando della responsabilità penale del medico.
STUDENTI
TECNOLOGIA
Non bisogna però dimenticare che i due regimi di
responsabilità viaggiano su binari di"erenti e che UNIVERSITÀ
all’assoluzione in sede penale può comunque UNIVR
accompagnarsi la condanna al risarcimento del danno VERONA
in sede civile, perché quest’ultima non è subordinata,
come prevede l’art. 533 cod. proc. pen., al fatto che
l’accusato appaia colpevole «al di là di ogni
ragionevole dubbio»: in sede civile la valutazione
della responsabilità del medico può quindi essere più
rigorosa, soprattutto nelle ipotesi in cui sia incerto il
quadro probatorio relativo al nesso causale tra la
condotta del sanitario e l’evento avverso di cui è
rimasto vittima il paziente.

Un altro aspetto critico è, poi, quello assicurativo. A


causa dell’emergenza epidemiologica, infettivologi e
rianimatori-intensivisti impegnati nella cura dei
pazienti a"etti da Covid-19 vengono spesso a!ancati
da medici appartenenti ad altre specializzazioni, i
quali pertanto si trovano ad operare in un ambito che
fuoriesce non soltanto dalle proprie competenze, ma
pure dalla copertura prevista nella loro polizza.

E per quanto riguarda le strutture sanitarie?


(risponde M. Faccioli)
Qui il discorso si fa più complesso perché le strutture
sanitarie sono chiamate non solo a risarcire i danni
riconducibili alla malpractice del personale medico,
ma anche a rispondere, in via diretta e autonoma,
delle inadeguatezze e delle disfunzioni organizzative
a"erenti al proprio apparato di strumenti, mezzi,
uomini e risorse; e tale responsabilità può essere
pronunciata anche in presenza di danni c.d. anonimi,
ovverosia non riconducibili con precisione alla
negligenza individuale di uno o più singoli operatori.

Certo, nessuno potrebbe mai pensare di condannare


una struttura sanitaria per il fatto di non essersi
attrezzata per tempo ad accogliere pazienti a"etti dal
virus giunti nelle quantità, nei tempi e nelle
condizioni che tutti ben conosciamo. Maggiori spazi
per un’a"ermazione di responsabilità potrebbero
però aprirsi qualora si discuta, più che della cura dei
malati di Covid-19, della mancata o scorretta
adozione, a livello organizzativo e strutturale, delle
misure preventive atte a scongiurare il rischio della
di"usione del virus all’interno dell’ospedale, quali
l’isolamento dei malati, la sanificazione ambientale,
la disinfezione degli strumenti medici riutilizzabili, e
così via: in altri termini, qualora venga accertato che
il nosocomio non ha provveduto, ovviamente nei
limiti in cui l’emergenza epidemica lo consentiva, a
pianificare e implementare in maniera adeguata
l’impiego di tali accorgimenti in modo da evitare che i
malati di Covid-19 contagiassero altre persone.

Cosa pensa della proposta di esonerare il personale


medico e le strutture sanitarie da responsabilità
civile durante il periodo dell’emergenza epidemica?
(risponde M. Faccioli)
Mi sembra che l’odierna disciplina della
responsabilità civile sanitaria contempli già la
possibilità di tenere conto delle enormi di!coltà che
la lotta al Covid-19 solleva: se si è d’accordo con
questa premessa, potrebbe allora non apparire
necessario introdurre apposite norme in materia,
anche perché, com’è già stato sottolineato nella
prima parte di questa intervista, vi è sempre in gioco
la salute e la vita dei cittadini, che vanno preservate
da ogni possibile fenomeno di
deresponsabilizzazione, tanto dei singoli quanto delle
strutture nosocomiali. Forse si potrebbe pensare, più
che ad una esclusione di responsabilità, ad una
disciplina che accentui il peso giocato nelle aule
giudiziarie dall’eccezionalità della situazione: mi
sembra che vadano in questa direzione alcune delle
proposte di intervento normativo che ho avuto modo
di consultare in questi giorni, nelle quali la
responsabilità di cui parliamo viene limitata ai casi di
dolo e colpa grave e quest’ultima viene valutata alla
luce di fattori quali la situazione organizzativa della
struttura, il numero di pazienti presi in carico e la
gravità delle loro condizioni, la disponibilità di
attrezzature e personale, il livello di esperienza e
specializzazione del singolo operatore.

Quali sono le implicazioni medico legali


dell’epidemia da Covid-19? (risponde D. De Leo)

Il Servizio sanitario nazionale, a partire dall’ultima


decade di febbraio 2020, è stato investito dalla
drammatica esplosione dell’epidemia da SARS-Cov2,
caratterizzata dall’estrema capacità infettante
intrinseca del patogeno unitamente ad un’alta
percentuale di pazienti necessitanti di cure e
assistenza ospedaliera. Da questo punto di vista, i
professionisti sanitari tutti si sono da subito ritrovati
a far fronte ad un incremento repentino di accessi
ospedalieri unito al concreto rischio di contrarre il
patogeno in corso di assistenza ai pazienti, talora non
disponendo, specie nella prima fase e nelle strutture
sanitarie periferiche, di adeguati sistemi di
protezione.

In tale contesto le implicazioni medico legali relative


alla tutela previdenziale degli esercenti la professione
sanitaria coinvolti, unitamente a possibili sviluppi
giudiziari in ambito di responsabilità sanitaria, si
rivelano temi di estrema attualità. L’impegno che la
Medicina legale ha sempre dimostrato nell’interesse
dei cittadini e della collettività richiama in tale
circostanza i professionisti della disciplina ad
a"rontare le tematiche medico legali con estremo
senso di responsabilità e di credibilità scientifica a
fronte del proporsi, già oggi in un momento di crisi
sanitaria conclamata del paese, di o"erte di
patrocinio legale (e medico legale) nella prospettiva
di una facile dimostrabilità futura di carenze
organizzative assistenziali del sistema e dei singoli
professionisti, presupposto di risarcimenti anche
cospicui.

Nella storia delle recenti epidemie, il personale


sanitario ha sempre pagato tali eventi a caro un
prezzo in termini di morbilità e mortalità. In Italia,
dall’esplosione dell’epidemia di SARS-Cov2 si stima
che circa il 10% degli individui infettati sia costituito
da personale sanitario, con oltre 70 medici deceduti
ad oggi ed oltre 10000 medici ed infermieri contagiati
e malati.

La grande di"usione del virus e le oggettive


possibilità di contagio anche in sede extra-
ospedaliera o extra-ambulatoriale non potranno
ostacolare, anche senza ricorrere ad una legislazione
dedicata, il riconoscimento dell’attività clinico-
assistenziale quale rischio specifico o almeno
generico aggravato ai fini della tutela INAIL. In tal
senso, l’inquadramento come “infortunio sul lavoro”
della patologia infettiva Covid-19 può essere
ipotizzata di default senza particolari
approfondimenti epidemiologici sulla possibile
catena causale. In merito alle eventuali conseguenze
di “danno biologico” di carattere permanente,
indennizzabili una tantum o con rendita, allo stato
attuale poco o nulla si conosce circa i postumi di
Covid-19 per cui ogni tipo di valutazione e di
identificazione causale andrebbe posticipata alla luce
della letteratura scientifica in divenire.

Dalla prospettiva medico legale, quali sono gli spazi


per un’a!ermazione di responsabilità di medici e
strutture sanitarie per eventi avversi legati
all’epidemia? (risponde D. De Leo)

Discutere oggi delle possibili future azioni di


responsabilità sanitaria collegate alla epidemia, una
volta superata, personalmente costituisce motivo di
grande disagio e financo risentimento: tuttavia, tutte
le crisi economiche del passato, ed una prossima crisi
di questa natura è praticamente certa a breve termine,
hanno stimolato in parte della popolazione la ricerca
di supporti economici attraverso letture giudiziarie
delle vicende umane (la cosiddetta “giurificazione”
del vivere civile), con la strenua ricerca di
responsabili sui quali far gravare il proprio
impoverimento.
In relazione alla responsabilità civile della struttura
sanitaria (e collateralmente degli esercenti le
professioni sanitarie) parrebbero teoricamente
ascrivibili alla struttura sanitaria responsabilità per
contagio intra-ospedaliero di paziente certamente
negativo all’ingresso, per ritardo diagnostico
dell’infezione, per carenza dell’attività terapeutica, in
particolare nel passaggio da una fase clinica di
sostegno modesto (ossigenazione) alla funzione
respiratoria al supporto totale con intubazione in
sedazione e connessione a respiratore artificiale.

In merito al contagio intra-ospedaliero alla luce degli


oneri probatori gravanti in una prospettiva
contrattuale sulla struttura, proprio per le
caratteristiche del patogeno (tempo di incubazione
estremamente variabile) e per gli elementi
epidemiologici che individuano un elevato tasso di
contagio tra i sanitari, risulterebbe estremamente
problematico il riconoscimento causale alternativo
all’ambiente nosocomiale dell’infezione contratta dal
paziente (negativo all’ingresso), dovendo comunque
dimostrare la struttura di avere messo in atto misure
“ragionevolmente” attese in un contesto di
eccezionalità.

In merito ad ipotetici profili di responsabilità


riconducibili a ritardo diagnostico, la quaestio del
riconoscimento del momento causale di infezione
determinata da variabili tempi di incubazione del
virus, rende allo stato attuale la valutazione medico
legale critica sotto il profilo causale ed ancor più
impegnativa nella proposta di ragionamenti
controfattuali, necessari per l’inquadramento
colposo dei comportamenti professionali, di fatto non
concretamente ipotizzabili sulla base di linee guida o
buona pratica clinica condivisa (si pensi alle più
diverse sperimentazioni in atto nel totale vuoto di
approcci terapeutici validati alla luce di una solida
evidence based medicine).

Infatti, in ambito terapeutico per l’infezione da


SARS-Cov2 allo stato attuale non vi sono ancora
farmaci testati di certa e!cacia contro il virus, né
linee guida terapeutiche condivise e accettate dalla
comunità scientifica (la maggior parte della
letteratura non è ancora stata sottoposta a peer
review ma è disponibile in forma di “pre-print”), né
buone pratiche clinico-assistenziali (se non quelle
relative alla terapia di supporto come ad esempio
l’assistenza intensivistica nei casi più gravi) che,
quindi, non potrebbero essere rilette criticamente alla
luce delle specificità del caso concreto (come la legge
n. 24/2017 impone). In ambito di Covid-19 dunque, in
assenza di parametri clinico-assistenziali codificati a
cui far riferimento, sembrerebbe assai arduo il
riconoscimento medico legale di criticità attribuibili a
responsabilità per condotte imperite non essendo
presenti parametri concreti sulla base dei quali
sancire se una condotta sia stata adottata con
imperizia o meno.

In assenza di una svolta legislativa sostanzialmente


legata alla situazione di emergenza (i.e. “moratoria”)
che potrebbe apparire opportuna se non necessaria e
che è sollecitata da molte parti, pare tuttavia potersi
prevedere un periodo post epidemia gravato da un
elevato tasso di sinistrosità sanitaria nella quale, se la
memoria dei cittadini non sarà corta, saranno
coinvolte più le strutture sanitarie che i singoli
professionisti (oggi eroi…).
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