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Riflessioni contro la

democrazia
23 marzo 2012

Prima di intraprendere il discorso è necessario chiarire il titolo. Perché scrivere delle riflessioni contro la
democrazia? Per due principali motivi: se la consideriamo come un dogma, ovvero un valore assoluto dal
quale non si può trascendere, e dunque un regime di governo perfetto da difendere al costo di tacitare e,
se necessario, eliminare chi non la pensa come noi -cioè l'antidemocratico-, allora l'uomo non saprà mai
cogliere le imperfezioni di tale regime, condannandolo al ristagnamento. È certo infatti che
l'antidemocratico perseguitato ed escluso non diventerà mai un liberaldemocratico. Può dunque valer la
pena di mettere a repentaglio la democrazia facendo beneficiare di essa anche il suo nemico, se l'unica
possibile alternativa è di restringerla sino a rischiare di soffocarla. Meglio una democrazia sempre sotto
esame ma espansiva, che una democrazia protetta ma incapace di svilupparsi.
Il secondo motivo è che la democrazia attuale, in estrema sintesi, non è mai stata tale. Per meglio chiarire
bisognerebbe guardare la faccenda da una visuale più ampia: come scriveva Rousseau nel "Contratto
sociale" possiamo sostenere che l'uomo, per quanto ci provi, non raggiungerà mai una democrazia pura:
essendo infatti il governo del pubblico sul pubblico richiederebbe l'attenzione dei cittadini 24 ore su 24.
Scrive Rousseau: "non si può immaginare che il popolo resti continuamente adunato per attendere agli
affari pubblici". Una democrazia perfetta richiede poi una piccola comunità: più è grande uno Stato
maggiore sarà la difficoltà nel controllarlo.
Che fare dunque? La necessità sarà cercare di avvicinarsi maggiormente ad un certo tipo di democrazia
che possa soddisfare il classico concetto del governo del pubblico sul pubblico, sempreché l’intenzione
della società sia quella di vivere in democrazia.
Ora, individuato il fine resta da chiedersi: la democrazia attuale soddisfa tale necessità? Il potere politico,
qualsiasi esso sia, destra o sinistra, ingannando il cittadino, risponderà di sì. E con quale tesi?
Semplicemente sfogliando la Costituzione e rispondendo: "la sovranità appartiene al popolo, che la
esercita attraverso l'elezione dei suoi rappresentanti: una testa uguale un voto". Sono grandi parole che
non dicono nulla. Noi, in sostanza, non decidiamo le questioni, ma decidiamo chi decide le
questioni. Ma non è tanto questo il guaio, pur essendo comunque una delega della sovranità, cioè un gap
democratico: vivendo oggi in Nazioni che contano milioni di abitanti è infatti impossibile che un'intera
società possa adunarsi per decidere le questioni, diventa quindi necessario scegliere un pugno di
rappresentanti, chiamati a soddisfare le richieste dal basso, che si adunino in luoghi istituzionali e
riconosciuti dal popolo, i parlamenti. Il vero guaio della democrazia contemporanea non è tanto chi decide,
ma come si decide.
Diamo infatti per scontato, e assolutamente legittimo, che le decisioni sul nostro futuro provengano da
luoghi al di fuori da quelli istituzionali. Oggigiorno il destino di uno Stato non è più deciso dalle sue forze
politiche ma da tutt’altri poteri, i quali dettano legge nonostante non siano legittimati dal voto dei cittadini.
Scrive Massimo Salvadori: “Uno dei primi atti che legittima o meno la formazione di un governo è la sua
quotazione in borsa, vale a dire il gradimento o non gradimento da parte della finanza nazionale e
internazionale”. Il potere oligarchico nella democrazia rappresentativa, in sintesi, è espressione delle
multinazionali, i cosiddetti poteri forti, sottratte non solo al controllo dei cittadini, ma anche al controllo dei
governi e dei parlamenti stessi. Viviamo, insomma, in una democrazia senza democrazia, o in una
democrazia di subordinati, dove il nostro unico potere, quando in realtà in noi risiderebbe la sovranità
assoluta e indivisibile, è il voto elettorale. L'unica facoltà che si lascia al cittadino è la scelta di chi lo
comanda: in dittatura il tiranno s'impone con la forza, in democrazia, che se vogliamo è un tipo di
dispotismo armonico e dolce, gli oligarchi sono scelti dal popolo. Qualcuno sosterrà che questa è una tesi
fin troppo qualunquista, asserendo con forza che i partiti politici non sono tutti uguali, perché c'è chi pensa
al bene comune e chi ai propri interessi. Bene, fermo restando che ogni partito tende a salvaguardare la
volontà dei propri elettori, facendo del loro interesse quello generale, in realtà con questa tesi non si vuole
sostenere che i partiti sono tutti uguali, altresì che è il sistema politico ad essere sbagliato.
Se è la democrazia che cerchiamo, allora è tempo di cambiarla, perché quella rappresentativa ha
completamente esaurito il suo potere democratico. Paradossalmente c’era più democrazia nel primo
sistema liberale, sorto con la “Gloriosa Rivoluzione”, di quanto ce ne sia oggi. Dico paradossalmente
perché allora, nel ‘600, chi aveva il diritto di voto era soltanto il proprietario terriero, ovvero poco meno
del 2% della popolazione, mentre il “Terzo Stato” non vantava alcun diritto politico. Ma quel 2%, a
differenza di oggi, esercitava in maniera efficace la propria sovranità, anche perché allora non si parlava di
“economie globali”, ma di “economie nazionali”, e dunque nessuna forza sovranazionale si permetteva di
mettere il cappello sulle decisioni altrui, che erano affare del proprio governo.
Soluzioni? La democrazia dei nostri successori, per una legge dell'evoluzione che non si arresta mai, non
sarà mai uguale a quella dei nostri predecessori: è necessario estendere la rappresentanza, cioè
democraticizzare i grandi padroni dell'economia che oggi decidono, senza alcuna legittimità, le sorti del
futuro mondiale (vedi la Bce). Ma ovviamente non basta, la necessità maggiore è insita nel nostro lontano
passato: maggior partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Ne sanno qualcosa i vecchi ateniesi.

Marcello Frigeri
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fosco2007@alice.it
lucianofuschini (Registered) 23-03-2012 18:03

Il punto debole di questo articolo, per il resto inappuntabile, è la conclusione col suo riferimento
alla democrazia ateniese. Sia quel modello sia quello dei Comuni medievali sono oggi
improponibili perché erano esclusi dal diritto di voto le donne e i servi, la grande maggioranza della
popolazione. Nella democrazia odierna c'è anche un problema di qualità del voto: solo la
demagogia imperante può accettare l'idea che il voto di un analfabeta che non si interessa
minimamente di politica e nulla sa di storia e di economia abbia lo stesso valore di quello di un
docente di economia politica. Gli unici interventi possibili per migliorare le cose sono un paio di
emendamenti alla Costituzione: 1)stabilire che il voto è un diritto ma non un dovere. I media
dovrebbero poi insistere sul fatto che chi non ha maturato un preciso orientamento o non si
interessa di politica ha il dovere civico di non votare. Aggiungendo l'accortezza di obbligare i
cittadini a ritirare il certificato elettorale negli appositi uffici anziché spedirlo a casa di tutti, si
otterrebbe l'ottimo risultato di ridurre drasticamente il numero degli elettori; 2)introdurre il
referendum propositivo. Il sistema svizzero utilizza sistematicamente e frequentemente questo
strumento. La cosa è fattibile ed è l'unica via concreta per una qualche forma di democrazia diretta.
lamberti (Registered) 15-04-2012 19:25

A Fosco.

Non sono d'accordo con te proprio sul punto della democrazia ateniese. Sono sicuro che chi ha
scritto l'articolo non intendeva affatto di escludere donne o chi altri dal diritto di voto. Invece penso
che faccia riferimento ad altre forme di "democrazia" che erano usate all'epoca.

In ogni caso vorrei far notare questa forma molto usata nella scelta degli organi di potere ad Atene
che è la DEMARCHIA. A livello internazionale è più conosciuto come SORTEGGIO.
Il punto è questo: non è modificando gli ingranaggi del sistema che è possibile migliorarlo, esiste la
possibilità che sia proprio il sistema a non funzionare.

Io sono convinto di questo, il voto non è sinonimo di democrazia, occorre esplorare altre forme di
organizzazione. Personalmente ritengo che la Demarchia abbia grandi potenzialità per questo vi
invito a consultare il sito:
http://blog.demarchia.info/
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