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Convalida"

È così chiamato quell'atto con cui il soggetto che potrebbe chiedere l'annullamento di un negozio,
esprime l'intenzione di farne propri gli effetti, sanando così l'invalidità. La convalida, negozio
unilaterale, può essere fatta mediante un atto che contenga la menzione del negozio, il motivo della
sua annullabilità e la dichiarazione che si intende convalidarlo (art. 1444 del c.c.).
Può esservi anche convalida tacita, quando il contraente al quale sarebbe spettata l'azione di
annullamento esegue volontariamente il negozio.

"Impugnazione"
È il termine genericamente utilizzato per indicare quel rimedio per contestare i provvedimenti
dell'autorità giurisdizionale, offerto alle parti dal nostro ordinamento.
Con l'impugnazione, il soggetto eccepisce un vizio o un difetto del provvedimento nella legittimità
o nel merito. Lo scopo dell'impugnante è di ottenere la rinnovazione totale o parziale dell'atto,
oppure la sua totale eliminazione.
Il legislatore, quindi ha dato alle parti la possibilità di ottenere un controllo - ad opera di un altro
giudice- sulla sentenza emessa da un organo giudicante.
L'esperibilità dell'impugnazione non è illimitata nel tempo: sono previsti termini perentori per
presentare l'impugnativa, scaduti i quali il provvedimento assume valore di giudicato che vincola le
parti, i loro eredi e i loro aventi causa.
Attualmente, sono previsti due gradi di giudizio che valutano il merito della controversia, e un
grado di giudizio che investe il solo profilo di legittimità.

Rilievo d'ufficio"
Si tratta di una capacità che spetta al giudice in corso di causa e consiste nel potere di effettuare
delle scelte sia sul piano processuale che su quello sostanziale (ad es. rispettivamente il difetto di
giurisdizione e la nullità del contratto) anche senza che sia stata sollevata alcuna eccezione [1297
c.c.].

SENTENZA COSTITUTIVA
La sentenza è “costitutiva” in quanto determina una modificazione giuridica in attuazione
dell'accertato diritto; risale, quindi, ad una azione volta a costituire, modificare o estinguere rapporti
giuridici con effetto tra le parti, i loro eredi od aventi causa (art. 2908 c.c.).
Sentenza
È il provvedimento di natura decisoria con cui l'autorità giudiziaria si pronuncia, definendo o meno
il giudizio, sulle domande ed eccezioni proposte dalle parti, o su qualsiasi altra questione, di rito o
di merito, sorta nel corso del processo.
E' possibile operare una serie di distinzioni tra i diversi tipi di sentenze, in base al loro contenuto ed
effetti.
- Sentenza di merito e di rito: le prima accolgono o respingono, interamente o parzialmente, le
domande proposte dalle parti; le seconde evidenziano la carenza di un presupposto processuale o di
una condizione dell'azione, che impedisce al giudice di pronunciarsi sul merito della causa.
- Sentenza di accoglimento e di rigetto, a seconda che il giudice ritenga o meno fondata la
domanda
- Sentenza definitiva, che chiude il giudizio, in quanto con essa il giudice decide interamente nel
merito (o rileva il difetto di presupposti processuali o di condizioni delle azioni), e non definitiva,
che decide il merito solo parzialmente, o si limita a risolvere una questione pregiudiziale o
preliminare consentendo la prosecuzione del processo.
L'art. 132 del c.p.c. elenca gli elementi costitutivi della sentenza, tra i quali quello di fondamentale
importanza è la motivazione (prevista anche dall'art. 111 Cost.): essa consiste nella succinta
esposizione dei fatti rilevanti della causa e delle ragioni giuridiche della decisione, anche con
riferimento a precedenti conformi (art. 132 disp. att.).

ECCEPIRE
Fare eccezione, muovere obiezioni, addurre in contrario

"Affidamento del terzo"


In questo caso, è una persona estranea sia al rapporto obbligatorio intercorrente tra creditore
procedente e debitore esecutato che a quello tra quest'ultimo e il terzo pignorato ed alla quale il
giudice affida la conservazione materiale della cosa data in pegno.

DEBITORE ESECUTATO
ossia in colui nei cui confronti si sta svolgendo un'esecuzione forzata come ad esempio il
pignoramento dei beni
Contratto aleatorio
È il contratto in cui non è noto né certo il rapporto tra l'entità del vantaggio e quella del rischio. Ciò
in quanto l'esistenza delle prestazioni o la loro entità dipende da un evento del tutto indipendente
dalla volontà delle parti.
Il contratto può essere aleatorio:
- per natura: ad esempio, l'assicurazione, il giuoco, la scommessa;
- per volontà delle parti: ad esempio, la vendita di cosa sperata (art. 1472 del c.c.).

CONTRATTO DI DIVISIONE
Procedimento attraverso il quale si realizza lo scioglimento della comunione, con l'attribuzione a
ciascuno dei condividenti di una porzione dei beni comuni. Tale porzione è intesa in senso concreto,
come un insieme di beni il cui valore è pari alla quota ideale di cui era titolare il comunista.
ciascun partecipante alla comunione ha diritto di chiederne lo scioglimento: la divisione può, poi,
avvenire sulla base dell'accordo delle parti, quindi con un contratto (divisione amichevole), oppure
come esito di un procedimento giudiziale (divisione giudiziale).