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Intervista alla maestra Alessia B.

1. G: Io intanto ti ringrazio, già in anticipo, per la partecipazione a questa intervista e ti


chiedo, prima di tutto: che materia insegni?
2. A: Allora io insegno in una scuola primaria, attualmente in una quinta, e mi occupo di
italiano, storia, geografia, arte e immagine, musica e tecnologia
3. G: Però! Quindi parecchie ore!
4. A: Sì ho la totalità delle ore, sono una delle poche fortunate insegnanti del tempo pieno
che hanno le 22 ore su classe
5. G: Benissimo. Senti un po’, ma mmh tu come ti sei formata, qual è stato il tuo percorso di
studi?
6. A: Allora mmh questo era il lavoro che io avrei voluto fare da sempre, e quindi è stato un
po’ un sogno che ho rincorso prima con una formazione di scuola superiore e quindi
l’istituto magistrale, poi non sono voluta andare all’università subito, mi sono messa a
lavorare ehm e però ho avuto modo di fare delle supplenze, e quindi di confermare questa
passione e poi mi sono preparata per i concorsi che ancora c’erano soltanto con il titolo di
accesso di scuola superiore finché poi ho superato questi 3 concorsi - primaria, infanzia e
personale educativo - però contemporaneamente ho iniziato anche il percorso
universitario di Scienze della formazione primaria e sono stata poi chiamata in ruolo
tramite il concorso, non tramite la laurea paradossalmente però insomma questo è stato il
mio percorso di base insomma
7. G: Quindi sono.. tanti anni che insegni
8. A: Sì, le supplenze le ho iniziate dal 96-97 anno scolastico, poi di fatto il ruolo è arrivato..
questo è il mio quindicesimo anno di ruolo
9. G: Però! E da quant’è che stai in questa scuola dove lavori adesso?
10. A: Da sempre!! Ho avuto la fortuna di sceglierla quando appunto sono entrata in ruolo e
l’ho scelta per una comodità logistica di abitazione e poi anche se con gli anni mi sono
spostata, sono anche piuttosto lontana adesso dal luogo di lavoro però sono rimasta qui
per una serie di fattori che reputo importanti
11. G: Eee rispetto a quando hai iniziato (a lavorare), è cambiata un po’ la tua idea di
insegnamento?
12. A: Eee la mia idea di insegnamento beh si è maggiormente evoluta no? Perché ero una
ragazzina, quindi ho iniziato con poca form con una formazione teorica e poco pratica, eee
nel corso degli anni corsi di aggiornamento, ma poi è proprio lo sperimentare sul.. sul
luogo, e sul.. cioè sul, insomma direttamente con i bambini che ti forma maggiormente
quindi la mia idea, di base, è sempre quella di cercare di creare un.. un clima positivo prima
di intraprendere qualsiasi percorso poi didattico vero e proprio, quella c’è ancora, c’è
sempre, cambiano un po’ le modalità, camb è cambiata in questi anni tanto la società, so
cambiati tanto i bambini e, purtroppo tanto i genitori
13. G: Ah però.. A proposito di questo! Visto che, adesso come adesso, gli insegnanti sempre
più spesso si trovano a lavorare con bambini più fragili e più, diciamo, complicati, no? in
base diciamo alla tua esperienza, che cosa mi puoi dire al riguardo?
14. A: Eeeh al riguardo cioè le fragilità aum sono aumentate vorticosamente. Eee mh cioè
adesso sono proprio bambini che hanno mmh.. quasi direi un paura un po’ di di di questo
mondo esterno, di di dell’affrontare le situazioni più difficili, quindi mmh c’è da parte dei
genitori un volere sempre fare mettersi al posto dei figli per tutelarli, sicuramente in modo
benevolo? eee però questo distrugge insomma quella che poi è la personalità che si sta
creando, e quindi è una personalità sempre con un’autostima più bassa, con tante paure
appunto e che noi.. cerchiamo di scardinare, cerchiamo di fortificare, ma molte volte non
basta, e va accompagnato un percorso parallelo con uno specialista
15. G: Ehm, diciamo, puoi farmi qualche esempio di questi episodi?
16. A: Eee sì, intanto c’è una difficoltà.. io trovo anche di gestire anche le emozioni, e quindi ho
avuto casi di bambini che, per banalità, hanno episodi di rabbia molto forti eee quasi a non
gestire e quindi a diventare violenti nel lancio il banco, lancio la sedia, solo perché “quello
ha considerato il mio lavoro meno bello del suo”… ce l’ho avute queste situazioni. Certo,
cerchi di lavorare in classe su un aspetto emotivo, rinforzando, cercando di far capire che
siamo tutti diversi, ognuno ha il suo modo di lavorare, e quindi non c‘è chi è più bravo chi è
meno bravo, però c’è questa sempre questo confronto che loro vivono, questo sentirsi
sempre messi sotto mmh sotto un riflettore, e quindi anche.. adesso da un discorso vado a
un altro ma perché rientra, no, anche fare un’attività che non che prescinda dal poter
mettere un voto eee loro è la prima cosa che ti chiedono, “ma quanto mi hai messo?”
perché questo voto, che per me, fosse per me, cioè sarebbe da abolire e da ritornare al
vecchio giudizio che c’era tanti anni fa, questo voto crea poi l’aspettativa, nel bambino ma
ancor più nel genitore che indirettamente o, nei casi peggiori direttamente, eee proprio
vuole che arrivi un voto che sia sempre pari a 10 o 9 o se è 8 fanno una gran fatica ad
accettarlo.
17. G: Però.. proprio a proposito dei genitori insomma come... che rapporto avete?
18. A: Allora, io cerco sin dalla prima elementare, che poi è il primo approccio che hai con i
genitori, no? Di di far sì che loro si sentano a loro agio rispetto alle paure che la scuola
primaria poi suscita nel passaggio da scuola dell’infanzia a scuola primaria quindi farli
sentire tranquilli, cercare di calmare poi quelle che sono le loro ansie rispetto
all’aspettativa dei quando inizierà a leggere? Quando inizierà a scrivere? Eee e quindi mmh
comunicare loro che se l’ambiente è positivo, se i bambini stanno bene tra loro, poi
arriverà tutto, naturalmente, e arriverà bene, quindi questo è quello che io cerco di fare
proprio in fase iniziale. Dopodiché una volta che c’è questo patto educativo di cui
insomma, in cui loro credono e rivestono fiducia in noi insegnanti allora a quel punto puoi..
puoi chiedere di tutto ai genitori, perché insomma poi veramente si affidano e c’è il
desiderio di collaborare, c’è ancora eee nonostante il tempo e la frenesia. Però se coinvolti
nel modo giusto, i genitori hanno voglia di collaborare anche perché questa è proprio la
scuola in cui possono possono seguire un po’ più da vicino il figlio, dopo il passaggio alla
scuola media è più.. sarà, cioè, il ragazzo man mano si staccherà sempre di più dalla
famiglia e quindi insomma devono approfittare di questi 5 anni per poter fare passo passo
vicino a loro, e questo è quello che cerco anche di fargli capire
19. G: Li incontrate spesso i genitori durante l’anno?
20. A: Sì, sono previsti sia dei colloqui individuali, eee ne abbiamo almeno 2 fissi durante
l’anno, uno nel periodo di novembre e uno nel periodo di aprile, poi abbiamo degli incontri
plenari, e e poi comunque noi ci rendiamo sempre disponibili sia su richiesta del genitore,
sia se noi abbiamo particolari segnalazioni da fare, anche un giorno a settimana quindi
insomma calendarizziamo eventualmente altri incontri
21. G: Quindi vi è capitato di dover richiedere degli incontri..
22. A: Assolutamente sì. Assolutamente sì..
23. G: Sì?
24. A: Sì sì sì
25. G: Mmm.. per..
26. A: Beh anche per segnalare problematiche che emergono poi nel corso di situazioni.. mm
normali dell’anno, quindi se vediamo che.. c’è una grande attenzione in questo senso da
parte della scuola.. sia nel, nella parte affettiva, nella sfera emozionale insomma, se questi
bambini, queste fragilità di cui parlavamo sono particolarmente evidenti ee c’è il desiderio
di aiutare, di collaborare scuola-famiglia, e sia poi se c’è una ricaduta sulla didattica eee
ancora di più insomma cioè queste convocazioni sono frequenti
27. G: E voi da questi incontri riuscite a farvi anche un’idea del rapporto che c’è tra i genitori e i
figli?
28. A: Assolutamente sì! I bambini trascorrono.. non è una frase fatta, però trascorrono più
tempo a scuola che poi in famiglia, perché molto spesso vengono portati al pre-scuola, alle
sette e mezza, e ripresi al post-scuola, alle sei e mezza, quindi queste.. 12 ore quasi della
giornata, se consideriamo una giornata da 24 ore e un bambino che ha bisogno di dormire,
le restanti ore sono veramente poche. Se poi pensiamo che, per la frenesia, la corsa, devo
preparare la cena piuttosto che devo fare un lavoro per domani e vengono lasciati a
giocare davanti a uno schermo, allora sì, i bambini ci riportano tante situazioni.. e quindi
quando poi abbiamo davanti il genitore a volte facciamo anche fatica a non sorridere..
perché comunque il bambino ti racconta proprio tutta la sua realtà, te la racconta sia
proprio verbalmente ma sia mmm nel.. nei testi, nel.. nella gestualità che riporta, quindi
quando noi abbiamo davanti il genitore facciamo subito un 2+2
29. G: Quindi voi.. mm insomma questo influenza anche un po’ la vostra visione diciamo della
famiglia, del genitore..?
30. A: Sì, uno cer cer in teoria dovrebbe cercare di ehm.. schermarsi in questo senso, però è
inevitabile perché il bambino te la descrive in un modo, e quando poi tu davanti ti trovi il
genitore che nega anche delle cose, a volte noi siamo ehm.. è è proprio un dovere, morale
anche, e professionale dover dire com’è, come stanno realmente le cose quindi un po’
cerchi di indorare la pillola ma ci sono situazioni in cui devi dire quello che ti si riporta e
quindi cercare di capire insieme quale può essere il punto per ripartire e per aiutare
soprattutto il figlio quindi quando noi ci troviamo anche la famiglia un po’ più ostile, e
quella che non si apre, o che non ha voglia di raccontarsi troppo eee noi diciamo sempre
che è per il bene dei figli e per il bene dei figli poi tante situazioni cambiano
31. G: Quindi questo influenza anche un po’ il rapporto che avete con il bambino?
32. A:..In che senso?
33. G: Il.. diciamo l’idea che vi fate insomma del rapporto genitore-figlio, influenza anche un
po’ il rapporto che avete con gli alunni?
34. A: L’influenza però penso in maniera sempre a favore del bambino
35. G: [Sì sì]
36. A: Cioè mmm so che i tuoi genitori non ti dedicano il giusto tempo, cerco di farti capire
(ipotizzo eh) ehm il motivo, ti spiego, ti.. ti do quell’attenzione in più io, quindi
assolutamente influenza nella misura in cui però posso sempre aiutare il bambino a uscire
fuori da certe situazioni
37. G: Quindi insomma vi è capitato anche di dovervi prendere.. insomma cura, di instaurare
dei rapporti particolari
38. A: [sì]
39. G: con dei casi specifici..?
40. A: sì
41. G: sì? Puoi farmi qualche esempio?
42. A: Sì emh.. ad esempio.. una bambina, questo mi è successo ultimamente, sempre a livello
di autostima personale, no, allora, avevo fatto un complimento ad a un disegno di un
bambino, senza fare paragoni con nessuno, e questa bambina ad alta voce prima ha
espresso un giudizio dicendo ehm “tu però a me non li fai mai i complimenti sul disegno”
allora io le ho detto “mah questa cosa non è..” l’ho sentita, dopodiché la sua voce si è
rotta, e si è messa a piangere no, quindi io ho detto “non è così come tu dici, magari ho
fatto un complimento a questo bambino oggi in un modo un po’ più particolare perché il
disegno è particolare, ognuno di voi ha un’eccellenza..” “io non ho nessuna eccellenza”
diceva questa bambina, e la fortuna, il caso ha voluto che insomma una ba un’altra
bambina della classe rispondesse “Non è vero!! Tu ce l’hai l’eccellenza, ce l’hai nella poesia,
perché quando reciti le poesie tu la maestra mette a te sempre bei voti e e ti fa sempre
tanti complimenti” e lì la bambina invece ha risposto “No! Non sono io che sono
l’eccellenza in poesia, ma è mia madre perché è lei che mi insegna a fare le poesie in
questo modo” quindi lì ho smontato un po’ la figura della mamma, che poi, nei colloqui,
c’era stato un precedente l’anno preceden l’anno prima, e che quindi eeh ti dimostra poi
quanto questa bambina abbia sofferto di eeh questa mamma molto presente, molto dura
per certi versi, donna in carriera, che quindi recita le poesie benissimo ee al punto tale che
fa sparire comunque la figlia, e quindi ecco.. psicologia spicciola, però poi alla fine il suo
risentimento era corretto, perché evidentemente non aveva lo spazio giusto anche in casa,
e allora, ritornando al nostro discorso, in che modo? E nel modo che farò più attenzione
nel.. nel valorizzarla, nel.. nell’aiutarla a uscire di più, fuori, a sentirsi più adatta alla
situazione
43. G: Però! E.. a proposito dei genitori, no, è capitato qualche volta che qualche genitore
mostrasse aggressività nei confronti degli insegnanti ?
44. A: Eh sì, purtroppo anche quello! [sorride] allora, ehm una in realtà è la mamma in
questione
45. G: [ah!]
46. A: Allora c’è stata una collega che ha ritenuto opportuno per una reazione troppo sulle
righe della bambina di mettere una nota sul registro elettronico. Ora, noi usiamo il registro
elettronico. Generalmente quelle che sono le note non.. non vengono comunicate sul
registro elettronico, si prende un quadernino degli avvisi si fa una comunicazione, o si
chiede un incontro al genitore per raccontargli l’evento. La collega aveva ritenuto
comunque opportuno metterla sul registro ed ha commesso un errore di forma, cioè
quando salviamo, insomma sono questi software che ancora dovevamo un po’ studiare, e è
apparsa una nota pubblica, quindi è stata vista da tutto il resto della classe. Questo ha
scatenato da parte della mamma una reazione abbastanza dura, tant’è prima ha avuto il
chiarimento con noi, che abbiamo cercato di motivare, spiegare, tranquillizzare ma anche
la collega si sentiva nel giusto, e.. ed era convinta dell’azione che aveva fatto, che quindi
aveva messo questa nota. Ehm.. insomma alla fine la mamma, dopo il chiarimento con noi,
è arrivata anche alla dirigente. Le ha scritto, la dirigente ha richiamato la collega, e ha
chiesto di ehm comunicare nuovamente alla mamma l’errore di averla messa pubblica.
Quindi si è cercato di tamponare la situazione in questo modo anche se poi insomma,
ripeto, la collega era convinta dell’azione che aveva fatto. E quindi.. diciamo che un po’ a
volte, è brutto dire abbiamo le mani legate, però a volte [sorride] la sensazione un po’
frustrante è questa, che bisogna sempre cercare di sistemare le cose in modo tale che i
genitori poi non si urtino nelle loro suscettibilità
47. G: E invece a proposito sempre di famiglie diciamo in situazioni difficili, vi è capitato ad
esempio vi capita di avere figli di famiglie straniere…?
48. A: [Sì sì assolutamente sì]
49. G: Avete insomma.. vi capita insomma di avere difficoltà..?
50. A: Sì, ci.. le difficoltà per esempio nel mio caso specifico ho due bambine di origine
straniera che vivono in una situazione socio-economica difficile, in.. palazzi occupati, quindi
diciamo che l’impegno della famiglia è minimo, sia nell’aiuto didattico quotidiano e sia
diciamo nella presenza proprio dei colloqui, piuttosto che nella collaborazione. Lì è proprio
alla sensibilità del singolo insegnante, cioè noi abbiamo oltre ad attuare tutte quelle che
sono le tutte le possibili strategie, mi viene d penare a.. alle situazioni BES che si possono
fare con dei piani personalizzati, per un periodo, si cerca di dargli un tempo definito però
molto spesso questa situazione BES eh rimane, persiste, noi ce l’abbiamo dalla quarta, la
quinta, sicuramente l’accompagnerà anche alle scuole medie, per tutelarle un po’ di più.
Poi c’è un discorso che quando una di loro due mi porta la poesia imparata a memoria
piuttosto che riesce a ripetere con un filo conduttore una pagina di storia, per me è
veramente quel 10 che a cui ambiscono gli altri perché so che l’hanno fatto veramente da
sole, che è veramente farina del loro sacco e che hanno fatto un grande sforzo, sono
bambine che vivono realtà che non immaginiamo. E quindi insomma.. bisogna in quel caso
usare due pesi e due misure. sempre agli occhi io ho notato questa cosa nel corso
dell’esperienza che ho maturato. Bisogna dire tutto ai bambini, spiegare tutto, sia quando
c’è in classe il bambino con handicap, e quindi le misure che si utilizzano, sia con i DSA,
perché i bambini si accusano subito l’uno con l’altro allora quindi c’è “lui però perché c’ha il
foglio diverso dal mio e c’ha il carattere più grande?” allora per evitare di arrivare ogni
volta a questo che poi genera, nell’altro, ovviamente, un abbassamento [sorride] di
autostima incredibile, eee bisogna sempre spiegare e quindi “ora faremo questo lavoro,
questi bambini useranno la tabella, perché è giust cioè sanno, già a monte, il perché la
usano, quindi adesso non lo chiedono più, però c’è stato un grande lavoro inziale proprio
perché tendono, sono bambini, si guardano subito l’uno con l’altro e subito si accusano
51. G: Quindi anche in questi casi diciamo di situazioni particolari tendete a prevenire le gli
eventuali conflitti che si potrebbero potrebbero creare in classe
52. A: Eee sì, sì sì, poi la mia classe è una classe formata prevalentemente da maschi eee e
quindi lì c’è una spetto materiale proprio più.. alla fisicità è molto più.. come dire,
frequente, no, rispetto alla femmina che invece è più pettegola, più.. di di parola diciamo
ferisce, no, o di situazioni che crea. Ee nel caso della del di questa insomma questo gruppo
classe che ho ora c’è stato l’inserimento in terza elementare di un bambino con delle
difficoltà, bambino che veniva da una precedente storia quasi di bullismo nell’altra scuola
quindi prevenuto al mille e per mille, qualsiasi cosa gli dicevano in lui c’era proprio..
l’apoteosi, ehm non solo verbalmente con delle parolacce ma proprio fisicamente. Quindi
c’è stata da parte del gruppo classe, per quanto cerchi di ehm cercare di do inserirlo
serenamente c’è stata proprio una barriera eee e quindi non veniva accettato. La famiglia si
è affidata molto, abbiamo fatto un lavoro parallelo, noi la famiglia e la psicologa che segue
il bambino, ee l’anno scorso ancora è stato un anno difficoltoso, quest’anno è un altro
bambino. È arrivato un bambino che ti guarda in faccia, un bambino che vuole giocare, che
accetta i consigli degli altri, che accetta anche la frustrazione dell’insegn dell’
dell’insegnante che magari può sgridarlo, o del compagno che gli dice “oggi non c’ho voglia
di giocare a scacchi con te ci gioco domani” mentre prima anche questo anche questa
negazione era.. quindi la prevenzione del conflitto nasce intanto da una grande
osservazione che devi fare sulla classe, sulle dinamiche che si creano, e mm quegli elementi
che tu individui come… non mi piace il termine “bullo” però i “leader”, chiamiamoli così
53. G: [mhmh]
54. A: Quei leader che sono positivi ma rasentano anche la negatività nel senso che ci potrebbe
e potrebbero essere seguiti, indipendentemente da quello che dicono o che fanno, sia nel
bene che n, da tutta un’altra parte della classe quindi distruggere quella situazione e.. e e
lo puoi fare non solo a parole, a volte ehm mettendo tante situazioni “in piazza”, io dico
così. Ti posso raccontare un episodio che è successo proprio poco tempo fa. Ho trovato un
bigliettino, con un disegno poco carino per la loro età, ee c’era disegnato un sedere con un
perizoma, quindi, ho trovato questo biglietto, sapevo che erano stati loro, però li ho fatti
sentire in difficoltà facendo vedere non non facendo vedere inizialmente il biglietto e
dicendo “ho trovato questo biglietto e l’ho trovato gravissimo perché bambini che
disegnano alla vostra età queste cose, sicuramente sono i bambini dell’altra classe perché
ovi queste cose non le fareste mai” quindi sono partita da questa situazione ed è scoppiato
il primo bambino a piangere perché si è sentito proprio in difficoltà .. il caso ha voluto che
questo bambino non era il il..
55. G: Il disegnatore
56. A: Il disegnatore, perché un altro dice “ma che ti piangi che il tuo disegno ce l’ho io
nell’astuccio!” quindi ne abbiamo scoperto un altro. Dopodiché ehm vicino c’era ancora un
altro un’altra cosa che poteva suscitare, comunq comunque una cosa volgare, fatta da una
femmina. Al che inizialmente questa femmina m’ha detto “no ma io l’avevo fatta dopo,
non sapevo” e io ho detto “bene se l’hai fatta dopo ha un senso perché se tu non sapevi
che vicino ci sarebbe stato il sedere con il perizoma, va bene, ma che tu l’abbia fatta
guardando, vuol dire che tu non stai pensando con la tua testa” quindi questa cosa i ha
scossi molto, eee però allo stesso tempo dic quindi dicevamo per la prevenzione, anche
portarli a riflettere ehm perché spesso fanno delle cose senza pensarne senza pensare alle
conseguenze, e quindi portarli anche a riflettere che devono pensare con la propria testa,
non seguire la massa, perché oggi questo poi è il male che c’è, soprattutto crescendo, no?
quello che seguono, quello più forte o quello che.. senza riuscire a separarsi e dire “ok io la
penso così però questo non significa che non possiamo essere amici e stare insieme” quindi
il mio messaggio è questo proprio per la prevenzione dei conflitti ma anche proprio per la
strutturaz per strutturarsi una personalità un po’ più forte. Mh! Speriamo che.. un
briciolino ci possa riuscire in qualche modo!
57. G: Eeehm quando ci sono situazioni difficili, vi.. come vi regolate con gli altri colleghi,
magari vi.. vi rapportate tra di voi, oppure consultate un esterno o ve le risolvete da soli?
58. A: Allora, una cosa di cui mi lamento oggi nel nella scuola per per l’organizzazione che ha la
scuola di oggi è la mancanza di confronto quotidiano con le colleghe, cioè noi abbiamo una
strutturazione oraria pari a quella della scuola media, chi entra e chi esce, per questo prima
ti dicevo che l’avere 22 ore ti permette di avere un quadro generale ed essere un punto di
riferimento importante per i tuoi bambini. Un tempo lo eran erano 2 insegnanti, tutte e 2
a 22 ore, e c’erano anche delle ore in cui si poteva essere in compresenza per fare dei
lavori specifici, di rinforzo, di potenziamento, oggi queste ore di compresenza sono
azzerate, non esistono praticamente più, sono pochissime credo le scuole che ancora oggi
le possano fare, le insegnanti nel caso appunto migliore è quando hanno le 22 ore
altrimenti entrano ed escono dalle classi per fare le loro materie, quindi entra quella che fa
scienze e che fa educazione fisica per 4 ore a settimana, entra quella che fa inglese per 3
ore a settimana, quindi c’è questo continuo andririvieni e che non ti permette poi di poterti
confrontare e trovare delle linee comuni, no, a fatica ti rica ritagli del tempo per
confrontarti durante la programmazione, che abbiamo per 2 ore a settimana. Molto spesso
durante queste programmazioni c’è ben altro da fare, vedi anche incontri di formazione
piuttosto che organizzazione di eventi.. è un po’ una scuola progettuale oggi, e quindi
spesso il timore è quello che si possa perdere di vista la didattica e il bambino. Allora cerchi
di di parlare con la tua collega, se fosse anche attraverso un messaggio, o comunque su
un’agenda, e intanto ti scrivi quello che è accaduto e e.. e poi nelle situazioni più difficili è
ovvio che ci serve un momento fuori dagli orari scolastici per parlare, molto spesso ci
troviamo al telefono per parlare di situazioni di scuola quindi quando poi a casa i mariti “eh
ma vi portate sempre il lavoro dietro!” e sì, perché.. no c’è tempo!
59. G: Anche questo ti volevo chiedere, se magari con qualche collega avete anche dei rapporti
all’esterno, rispetto al lavoro, oppure no, se magari vi frequentavate solamente..
60. A: Allora, con una in particolare è diventata la mia migliore amica ma non è una collega di
team. Eee però sì possono assolutamente nascere delle belle amicizie e dei bei confronti.
Nel mio caso specifico ho buoni rapporti con tutte le colleghe del team però non ho
frequentazioni esterne, forse con una un pochino di più qualche volta però non è una cosa
frequente. Mentre nella classe parallela alla mia, l’altra quinta, l’altra collega che fa le mie
stesse discipline, è nato tutto cercando di lavorare insieme a classi aperte per tante attività
e da lì poi ci siamo conosciute meglio insomma è nata una bella bella amicizia
61. G: Quindi c’è anche un confronto con le insegnanti della stessa materia di altre classi
62. A: Se vuoi sì [ride] sì sì sì
63. G: Sì? [Ok..]
64. A: [Nel mio caso] assolutamente sì
65. G: Nel tuo caso c’è però è una quest.. è diciamo una.. è venuta da voi insomma
66. A: È venuta da noi, cioè il lavorare a classi aperte sicuramente è arricchente, noi lao
facciamo dalla prima elementare, abbiamo fatto tantissime attività insieme, anche
mescolando gruppi di bambini, eee però devi trovare la persona che la pensa come te, che
è disponibile a mettersi in gioco, a scoprire quelle che sono le sue… visioni, il suo modo di
di insegnare.. molto spesso mmm un po’ il tempo è il primo ostacolo grande, però a volte
qualcuno non ha proprio desiderio di confrontarsi, e rimane ancorato a quelle che erano..
la vecchia scuola di tanti anni fa
67. G: E sempre a proposito diciamo di colleghi e rapporti con il personale, con il Dirigente
scolastico in che rapporti siete?
68. A: Allora noi abbiamo da poco, da 4 anni, 3? forse il quarto anno è questo, una nuova
Dirigente una donna giovane, eee che al di là del seguire tutte le varie indicazioni
normative, burocratiche e progettuali della scuola di oggi, cerca ovviamente di ritagliarsi
del dei momenti anche di confronto con i docenti ehm io ho modo di vederla, anche un po’
di più perché ricopro anche il ruolo di funzione strumentale per la continuità didattica…
69. G: Scusami, ti interrompo, cosa sarebbe?
70. A: Allora la continuità è noi siamo un istituto comprensivo, quindi abbiamo infanzia,
primaria e secondaria, e la continuità, oltre al a mantenere un rapporto con il territorio, le
strutture educative territoriali, mira soprattutto a accompagnare questi bambini che
entrano a 3 anni e escono a 14
71. G: [ok]
72. A: Quindi attiv sì 14, 12-13, attività anche di ehm per esempio gli ult i bambini che fanno
l’ultimo anno di scuola primaria dii scuola dell’infanzia, partiamo da quel passaggio lì, fanno
faranno adesso, ora per dirne una, il coro di Natale insieme ai bambini della prima, eee
quindi le maestre magari che prenderanno le future prime spesso attività insieme di lettura
ee ci sono dei momenti che ci ritagliamo pe farci conoscere da quelli che saranno i nostri
futuri alunni, o per responsabilizzare di più i grandi, i miei di quinta quest’anno faranno i
tutor a chi verrà a visitare la scuola che l’anno prossimo vorrà iscriversi, stessa cosa
abbiamo per esempio dei progetti di continuità anche con la scuola secondaria, viene una
professoressa a fare lezioni di musica già dalla quinta, e quindi i bambini si abituano anche
al rapporto con un professore eee.. tante attività facciamo in questo senso. Ehm.. però ti
stavo dicendo tutto questo
73. G: [del Dirigente scolastico]
74. A: Del Dirigente scolastico, sì. C’è una cosa per esempio che la nostra dirigente fa che a me
piace tantissimo e.. e in qualche modo ehm mi fa sentire anche tutelata come docente, ed
è il confronto che noi facciamo in sede di scrutinio, quando appunto dobbiamo poi mettere
i voti per la scheda di primo e secondo quadrimestre, lei ci riunisce, team per team, quindi
dedica noi siamo una scuola con 10 plessi quindi, figurati, siamo proprio tanti tanti siamo 3
scuole dell’infanzia, 4 scuole primaria e 3 scuole secondaria, e quindi lei dedica questo
momento proprio al confronto di quello che noi viviamo in classe e quindi in quella sede è
il momento giusto per parlarle di problematiche eventuali e in questo senso lei ci rassicura
e ci dice “Ok, c’è quella situazione x. Sta frequentando il bambino?” “No” “allora facciamo
una segnalazione – per dire eh - ai servizi sociali” quindi in quel momento tu senti che la
dirigente ti supporta in scelte anche molto grandi, no, e a volte difficili
75. G: Quindi c’è, insomma, un buon supporto
76. A: Sì sì per quanto ti ripeto essendo la scuola di oggi molto richiestiva ed essendo lei poi
una molto sul pezzo e molto a lavoro stakanovista dalla mattina alla sera, eee ci sono dei
momenti in cuiii oppure se tu hai bisogno proprio chiedere un appuntamento lei riceve
comunque tutti, questo sì
77. G: Eee invece a riguardo.. diciamo per quanto riguarda i rapporti con il territorio ci sono
avete rapporti la vostra scuola con qualche ente esterno?
78. A: Sìsìsì assolutamente, ee per dirti la nostra scuola è ubicata in un territorio ehm vicino
abbiamo una piscina e quindi le ore di nuoto sì le ore di educazione fisica e prima lo
facevamo anche in quinta elementare eee li portiamo in piscina abbiamo il percorso
interno alla scuola, possono andare lì, questo per il plesso dove sono io; eee oppure mi
viene da pensare alla Protezione civile che ha sede in alcuni locali della della scuola e
quindi fanno degli interventi all’interno della scuola sulla legali sulla sì la legalità, non la
legalità, perdonami, proprio sulla prevenzione di incendi, terremoti, come come
comportarsi quindi fanno questi oppure sul ehm situazioni di.. quando il bambino può
strozzarsi quindi fanno corsi di formazione, oppure noi siamo una scuola molto attenta ai
DSA e.. e cerchiamo di fare anche formazione al personale o ai genitori stessi, attraverso
degli una serie di incontri, e ci sono associazioni del.. del quartiere che si propongono
anche a volte a livello a titolo gratuito per fare queste formazioni, o seminari, o
chiamiamoli incontri ehm.. almeno l’anno scorso abbiamo fatto un percorso di 5 incontri
con le famiglie, nonché una formazione per i docenti. Poi ci può essere il cineforum, e
quindi magari viene qualcuno, sempre del territorio che si prop.. diciamo che il territorio si
propone, e s laddove non ci fosse, siamo noi che chiediamo, quindi una collaborazione c’è,
la scuola in questo è molto aperta, così come abbiamo corsi pomeridiani, extrascolastici,
quindi a pagamento delle famiglie ma a tariffe molto agevolate con.. grandi scuole di
inglese, piuttosto che con l’associazione di scacchi, piuttosto che attività sportive.
79. G: Mh, interessante!
80. A: Eh sì..
81. G: Ee per la tua materia, è capitato che gli alunni potessero fare delle attività pratiche?
82. A: Beh sì [ride] diciamo che un po’ io.. un po’ tutto il mio insegnamento cerca di passare
attraverso un’attività laboratoriale. Quindi per esempio.. mi viene da pensare storia, eee in
terza abbiamo fatto abbiamo ricostruito un villaggio neolitico, un villaggio paleolitico, eee
ma proprio a misura naturale, quindi ognuno di loro avevano costruito la capanna eee
ognuno di loro era vestito in un certo modo, ee hanno fatto le pietre, le amigdale, con il
sapone, l’hanno.. quindi sì, hanno fatto il telaio, hanno fatto.. e qui ho avuto anche la
collaborazione dei genitori, per alcune cose grandi da esporre sono stati veramente
partecipativi. Adesso quest’anno facciamo un progetto di arte e loro faranno i quadri
viventi di Leonardo Da Vinci, quindi .. oggi proprio gli ho assegnato i vari quadri, eee e poi e
ed an esempio non so che cosa uscirà fuori ma l’Ultima cena saranno il 13 a [ride] speriamo
non facciano danni in quella giornata, lo faremo in occasione del carnevale, eee e chiederò
la collaborazione die genitori per la costruzione di piccole invenzioni, la catapulta piccola,
piuttosto che il ponte eee di Leonardo insomma e qui mi farò aiutare dai genitori, loro poi
faranno la parte grafica quindi tutto passa, cioè, tutto, il più possibile cerchiamo di farlo
passare attraverso attività pratiche. Fanno per esempio la corrispondenza epistolare con
una classe di Milano, dalla terza elementare, aspettano queste letterine dei loro amici di
penna ogni mese, eee inizialmente è stato un lavoro difficile, lo facevamo in classe, le
correggevo tutte, adesso diventa un’attività che hanno desiderio di fare, se la fanno per
conto loro poi io le raccolgo e le spediamo eee ora per esempio per geografia abbiamo lo
studio delle regioni. Per non renderlo noioso, e legato soltanto al testo o alla cartina
geografica o che, ho creato un gruppo e – e devo dire che qui i social ci sono fi grande
supporto – un gruppo su Facebook che ho chiamato “L’Italia in cartolina”, e ho cercato una
maestra per ogni regione, quindi che faremo, ci manderemo le cartoline, ogni bambino
spedirà una cartolina ad una regione italiana, riceveremo, quindi, le nostre 19 cartoline,
ricostruiremo un’Italia con le immagini che ci arriveranno e ci scambieremo.. poesie,
piuttosto che canti regionali, piuttosto che.. insomma, ricette.. cerchiamo di renderlo
diverso dal libro perché ormai.. la difficoltà poi dei di questi bambini è rimanere seduti a
leggere un libro
83. G: A proposito di questo allora ti chiedo quindi tu mmm com’è una tua giornata tipo in
classe?
84. A: Oddio non è mai una giornata tipo
85. G: [“tipo”]
86. A: Perché è sempre… a seconda di quello che arriva quella mattina perché poi loto ti
portano tante situazioni e prendi spunto, no? Eee un giorno si erano lamentati sempre
perché “quello ha fatto quello, quello ha fatto quell’altro, questo così, quello..” e sempre il
famoso leader buono, perché poi è un leader buono, ee aveva accusato un compagno di
aver fatto un gesto che in realtà non era poi quel gesto. Quindi lui si discolpava e diceva
“ma no non l’ho fatto” l’altro diceva “sì l’hai fatto” appresso a lui altri 3 che non avevano
visto niente e che però, proprio perché l’aveva detto lui, l’aveva fatto. Quindi da lì, era la sit
l’abbiamo iniziato la mattinata così alle 8 e mezza, io mi ero preparata tutta la la dovevo fa
la lezione di storia, piuttosto che italiano ora non mi ricordo, però era tutt’altro! E quindi,
data la situazione, TA! Lampo di genio, perché poi a volte m’aiuta la fortuna, a volte
[ridacchia] la memoria che.. e quindi gli dico “No adesso vi dico una poesia di Trilussa” e la
poesia è in romanesco, “Nummeri”, che poi termina dicendo fa un paragone tra l’1 e lo 0
che si battibeccano, 1 dice “io valgo di più tu non vali niente” allora quell’altro dice “se me
metto a capo de tanti zeri come te lo sai quanto divento? Centomila!” eee e e
praticamente dice sì, alla fine il succo era “puoi anche diventare un numero grande e
seguire qualcuno, ma devi sempre pensare con la tua testa” e quindi.. la lezione poi prende
la piega, diciamo, a seconda un po’ di quello che.. che poi la classe ti richiede. Per fare
questo è una grande fatica, cioè non avviene tutto molto semplicemente, ehm è una
grande fatica di comunicazione, di utilizzare anche le parole giuste, arrivare al loro
linguaggio, di comunicargli anche con il corpo, con il tono della voce, perché se usassi
sempre lo stesso tono si addormenterebbero penso dopo 5 minuti quindi anche quando
leggo la storia, mmm cambiare, creare quel suspence, passeggiare tra i banchi e magari
all’improvviso fargli “Oh!” e quelli ti saltano perché sono talmente presi da quello che gli
stai dicendo che si immedesimano, no, e e quindi sì, diciamo che è faticoso però.. è quello
che io voglio fare, lo faccio così, cerco di farlo al meglio delle mie possibilità, sicuramente
sbaglierò eee delle cose, sono aperta anche alla critica dei dei colleghi o lo dico anche ai
genitori stessi, “se c’è qualcosa, ditemi”,ee però insomma devo dire che la parte
relazionale affettiva ne guadagna tanto, quindi chiunque poi in classe mia magari non ti fa
l’appunto sulla didattica che possono essere geniali, eh, non mi interessa, però tutti mi
dicono sempre è una classe molto affettuosa, molto.. accogliente, e questo, insomma, mi
sembra anche un buon feedback per la mia didattica.
87. G: Beh penso proprio.. di sì. Prima mi parlavi di laboratori, mi dicevi che cerchi sempre di
fare.. attività
88. A: [attività] pratiche
89. G: Comeee diciamo come li gestisci i laboratori, che tipo cosa fai che tipo di attività fai in
classe
90. A: Allora non è che abbiamo poi dei materiali o delle aule apposite quindi te la devi un po’
inventare, e quindi… se un cioè, se la didattica passa, come dicevamo prima, attraverso
qualcosa di operativo pratico manuale, io sono convinta che resti di più quindi organizzo i
banchi ad esempio o in lavoro di coppia o, se riesco, anche in lavoro a 4-5, quindi metto i
banchi in maniera frontale, ho anche sperimentato un anno il cooperative learning ma non
erano pronti.. loro e quindi ci abbiamo provato per qualche mese ma non non riuscivamo
ad ottenere un buon risultato perché questo continuo chiacchierare, confrontarsi,
accusare, non giovava poi al lavoro di gruppo. e quindi per loro il lavorare in gruppo
diventa poi il premio se, insomma, meritano di poter lavorare in gruppo, che è la loro
massima aspirazione, loro vorrebbero fare tutto in gruppo, no? E quindi, ecco, un lavoro
insieme in questo senso può essere.. per esempio ora ho ordinato del delle lastrine di.. di
rame, per poter fare lo sbalzo della maschera greca, e quindi storia passa attraverso un
lavoro di arte, che sicuramente sarà divertente per loro, e sicuramente si ricorderanno che
i Greci avevano le maschere di quel tipo perché l’hanno fatta, poi se la portano a casa,
l’anno scorso abbiamo fatto tutto un percorso sulla scrittura, sempre storia, e quindi la
scrittura cuneiforme fatta su tavoletta di argilla, il papiro fatto sulla carta fatta da loro col
telaio, certo ti porta via, ti ripeto, tanto tempo, ma secondo me non è un tempo proprio
perso
91. G: Beh non è proprio.. così comune, credo, adesso come adesso..
92. A: Mmm no. [ride]
93. G: non non funzionano troppo bene?
94. A: Allora, non ha funzionato quel tip quella tipologia di metodo quella metodologia così
pura com’era, quindi noi avevamo dato il ruolo nel cooperative ad ogni bambino aveva il
ruolo: il ruolo del moderatore, il ruolo del abbiamo creato dei ehm come dire dei pass,
insomma ognuno c’aveva la sua mollettina con.. il suo ruolo. Eee diciamo che abbiamo un
po’ è un lavoro che va fatto costantemente, va fatto sempre, va fatto con tutti, quindi
laddove poi per una disciplina specifica c’era la difficoltà di guardare la lavagna, o do
seguire la lezione, e.. e i banchi venivano rispostati, questo poi crea comunque la difficoltà
che se si fa con uno, con un altro no, con uno sì, con quello che poi sgrida.. eee allora non
ci siamo riusciti, è stato un po’ un fallimento però non dico che non possiamo riprovarci!
95. G: Invece più volte mi hai nominato il libro: lo usi, come lo usi..?
96. A: Sì lo dev lo uso per forza perché c’è [ridacchia] non lo posso eliminare, e perché
comunque ritengo che sia un supporto valido. Ee Certo è che noi abbiamo per esempio la
fortuna di avere le LIM tutti quanti in classe, quindi io utilizzo molto il supporto didattico
della LIM, attraverso sia filmati che posso trovare e recuperare già precedentemente, e sia
anche i libri stessi che hanno, adesso so fatti bene sotto questo punto di vista, quasi tutti
hanno mmm appunto il CD o il collegamento che ti perme che ti per ogni argomento ti fa
vedere o il video o ti spiega maggiormente, una mappa, eee e quindi usando questo
supporto io noto che, soprattutto chi ha la difficoltà di mantenere l’attenzione, con un
video riesce assolutamente a superare questo questa cosa, e quindi sì, il libro sì,
sicuramente serve, poiii tante situazioni si perfezionano, quindi.. sì per chi ha bisogno
maggiormente di una mappa, usa la mappa, eee chii sicuramente non voglio che ripetano
le cose a memoria, ma che ci sia quel metodo di studio tale che gli per gli consente di fare
un discorso…
97. G: Loro
98. A: Loro insomma, di fare propria proprio la materia
99. G: Di gruppo, non di gruppo.. cioè i lavori di gruppo come li valuti e i lavori singoli,
insomma, come li valuti
100. A: Nonono i lavori di gruppo, in gruppo, e le verifiche prettamente.. italiano, per
esempio, quelle ovviamente sono individuali, e noi abbiamo un riferimento, per le verifiche
quelle istituzionali che abbiamo 3 volte l’anno, in fase iniziale, in fase intermedia e in fase
finale, abbiamo tutti i plessi lo stesso tipo di valutazione, quindi sono verifiche che abbiamo
scelto noi in interclasse, noi abbiamo scelto la.. la scala di attribuzione poi della
valutazione, e del voto, a seconda del numero degli errori, insomma, mmm c’è un lavoro
dietro molto grande che abbiamo fatto a monte eee e poi praticamente e quindi quelle noi
abbiamo già, dopo che fai la correzione, già il quadro della situazione; quelle che invece
facciamo, non dico quotidianamente ma insomma mensilmente, comunque le abbiamo
modo di fare, ehm insomma si cerca un po’ di tener conto di alcuni criteri che s che si
rifanno a quello che è il currriculo proprio della scuola
101. G: E invece per i compiti a casa?
102. A: Compiti a casa nota dolentee allora pur essendo un tempo pieno, diciamo che poi
alla fine si trovano tutti i giorni qualcosa, perché: le materie orali, e sono le principali sono
3, perché c’è storia geografia e scienze, quindi le distribuisci nel coro della settimana ma
una volta a settimana le devi assegnare per poter risentire perché è vero che non si riesce a
fare un’interrogazione per bene ogni settimana, però non dargli anche quel feedback di
sentirli, e di dire “ma sì l’hai studiata”, “bravo l’hai letta” anche solo per alzata di mano,
significa poi spegnere in loro la motivazione nel fare, no? E quindi mi diceva l’altro giorno
ad un colloquio proprio una mamma di un bambino con un PEI, quindi sicuramente ha una
serie di ehm.. difficoltà, mi diceva “se però non sa che..” e noi quindi gli facciamo
un’interrogazione programmata, gli diciamo “eee ti sentiamo questo giorno!”, e la mamma
diceva “se però lui non sa che il giorno è quello non studia”, cioè se lui sa che
l’interrogazione ce l’ha quell’altro giorno, gli altri le altre volte non si prepara, quindi devi
sempre in qualche modo coinvolgerli, no? Altrimenti non fanno un lavoro costante, e per
quanto riguarda il sabato e la domenica, personalmente cerco di dare poco, proprio perché
so che poi c’è tutta la parte del dell’orale, però una cosa di grammatica, di italiano scritto
no non glielo do, ma un esercizio di grammatica di un argomento magari spiegato durante
la settimana lo do sempre
103. G: Quindi insomma pensi siano.. importanti anche i compiti a casa
104. A: Sì, noi è un tempo pieno quindi, ripeto, ehm.. a differenza del tempo.. modulare
che quindi all’una e mezza esce e ha sempre i compiti a casa, noi non li assegniamo, però è
inevitabile che poi, divisi su 7 giorni, i bambini comunque anche dopo le quattro e mezza
abbiano qualcosa. Io dico sempre che è un ripasso, o può essere solo una chiacchierata tra
mamma e figlio, o papà e figlio, o chi lo aiuta, perché sono tutti argomenti che se sono stati
attenti in classe so stati fatti, quindi non è l’assegno che può essere.. la pagina che non
t’abbiamo spiegato. Quindi, la maggior parte, poi, ti riporta e ti dice “no ma tanto lo sapeva
già, mio figlio lo sapeva perché in classe aveva ascoltato” quindi insomma diciamo che è un
lavoro eee minore, se a fronte di un impegno costante
105. G: Prima mi hai nominato, tu, le interrogazioni programmate
106. A: Mh
107. G: Le usate, non le usate..?
108. A: [le usiamo nelle..]
109. G: Sai se anche qualche collega tu le usa..?
110. A: Le usiamo su bambini diagnosticati in cui ci si richiede proprio questo, quindi
laddove ci sono tutte lee situazioni dii compensazione, o di riduzione dello studio, e dove
c’è una segnalazione nella diagnosi anche di interrogazioni programmate, sì; la verifica è
programmata per tutti, oggi sapevano che avevan avrebbero avuto la verifica di
grammatica quindi tutti lo sanno, noi sul registro elettronico lo scrivi, quindi comunque ee
anche il genitore è informato perché adesso pure il genitore [ride] viv non vive senza il
registro elettronico eee invece le interrogazioni programmate quelle orali delle discipline,
soltanto con chi poi ha la reale necessità di sapere per, anche per un discorso di stare più
tranquillo, ci sono tutti quei bambini emotivamente più fragili che hanno necessità di
sapere che verranno interrogati e quindi poi si mettono l’anima in pace
111. G: Ok quindi diciamo che risultano vantaggiose
112. A: [si]
113. G: nei casi di bambini..
114. A: [di] di una particolare emotività chee mm comprom comprometterebbe poi il
risultato di un’interrogazione così a sorpresa
115. G: Eee quindi diciamo rispetto a quando hai iniziato, è cambiata la scuola..
116. A: Sì assolutamente! Nel nei bambini prima di tutto, nel nelle famiglie,
nell’organizzazione, e anche, alla fine, come n come anche come formazione poi personale,
no? Mmm se mi devi se mi chiedi se è cambiata [ride] in male o in meglio eee a metà
insomma! Mi metto.. non ti do una rispostaaa netta, perché sicuramente ci sono dei
cambiamenti che portanoo insomma, che mm sono positivi, dall’altra ti ri come insomma ti
ho già detto molte cose ne risentonoo e se no e diventa sempre più difficile poi non
perdere di vista proprio l’individualità del dell’alunno, no?
117. G: Secondo te, quali sono le cose diciamo che funzionano di più e funzionano di
meno nel tuo lavoro?
118. A: Funzionano di più e funzionano di meno..
119. G: Secondo te!
120. A: Allora, la comunicazione funziona di meno. La comunicazione.. scusami eh, mi
correggo, tra team docente
121. G: Mh, ok
122. A: Eee la comunicazione con i bambini, e con la famiglia, te la giochi un po’ tu.
Quindi se sei un insegnante comunicativo con i bambinii funziona, funziona più che bene;
se ha la fiducia da parte dei genitori, funziona anche quello; con i docenti resta difficile per
i tempi, eee proprio pe questa è una cosa che io lamento e sento proprio venir meno,
sempre di più, perchéé non c’è proprio più questo confronto che ti aiuterebbe a portare
avanti una didattica un pochino più comune eee andiamo tutti nei nostri binari, è questo
che sento proprio la mancanza di questo, tantissimo. Eeee e quindi una cosa che non
funziona, oltre alla comunicazione, che è solo un.. un risvolto di qualcosa che non funziona
a monte, secondo me non funziona proprio la programmazione vista così che, in teoria,
dovrebbe andare per competenze e quindi abbracciare un po’ tutti perché noi non
abbiamo più il programma rigido che c’era una volta ministeriale che dovevi fare qus, sta a
noi, starebbe a noi, cercare di ampliarlo e integrarlo con le altre discipline: non ci si riesce
di fatto, quindi vaa scardinata un po’ questa cosa
123. G: Invece qualcosa che secondo te funziona?
124. A: [ride] eee cosa funziona? Nella scuola di oggi?
125. G: No, nel tuo proprio
126. A: Nel mio.. eee sì, ti ripeto, funziona molto l’aspetto relazionale, sicuramente lì io
mi sento..
127. G: Forte
128. A: Forte. Eee l’aspetto didattico lo metto sempre dopo, a differenza diii insomma di
quello che può pensare, no? La maggior parte delle persone, dici “beh prima la scuo la
didattica”. io prima creo un ambiente. Dopodichè penso al resto, che non vuol dire che non
ci sia, anzi c’è, però la prima cosa importante per me è che ci sia la la serenità
nell’ambiente e che si possano costruire delle relazioni positive, poi tutto il resto viene e
viene bene
129. G: Se un giovane.. è l’ultima domanda. Se un qualsiasi giovane ti chiedesse.. non lo
so, informazioni, insomma ti chiedesse riguardo.. il tuo lavoro. Tu glielo consiglieresti?
130. A: Sì, capirai! Io l’ho l’ è è avevo 10 anni e mettevo tutte le cuginette in fila [ride]
sedute a fare.. e facevo la maestra, quindi sì, glielo consiglio, è un lavoro.. è un lavoro-non
lavoro, io non lo vivo come un lavoro, per me.. cioè io vado sempre contenta di andare, mi
cerco ehm continuamente, da sola, quello che può essere più da stimolo, perché per me è
proprio stimolante farlo quindi.. io non n ancora ho la fortuna, poi magari tra un po’ mi
troverete ricoverata [ride] in qualche casa di cura per pazienti psichiatrici, però ancora ho
la fortuna di farlo con.. con l’energia e con il desiderio di.. di dar loro qualcosa, di di di
seminare quel piccolo che che domani può può crescere e rendere veramente un cittadino
migliore. E quindi.. sì glielo consiglierei, assolutamente sì
131. G: Ok, adesso io controllo di averti chiesto tutto quello che dovevo chiederti..
vediamo vediamo.. ah! Ecco cosa non ti ho chiesto. Uscite didattiche:
132. A: [sì]
133. G: [le fate, non le fate,]
134. A: [Sì le facciamo]
135. G: [come è organizzato..]
136. A: Credo fermamente nel nelle uscite didattiche. Ee ehm quelle ovviamente è il
singolo docente che poi decide quanto impegno vuole prendere in questo senso perché
ehm se si pensa alle ore che devi fare in più, all’organizzazione, al all’impegno proprio della
responsabilità.. non le non le vuole fare più nessuno, no? Perché non c’è un incentivo in più
- molte persone quella è la prima cosa che vedono - non c’è un recupero di ore in più
qualora tu eccedessi il tuo orario di servizio, e in più c’è il grande peso di avere la
responsabilità di controllarli ulteriormente più di quanto tu faccia in classe, no? Peroò
servono, sono importanti. Ioo ora ho il dubbio del camposcuola… mi sto facendo forza
proprio perché con le altre colleghe, sia le colleghe del team, sia la collega della classe
parallela, insomma, abbiamo deciso di avventurarci in questa esperienza quindi sarà il
primo camposcuola che farò, non l’ho mai fatto in tutti questi anni proprio per il timore di,
e ehm però ritengo sia fondamentale sia nella socializzazione che nel nel poter dar loro la
possibilità di vedere cose che magari, in questa realtà territoriale dove per esempio
insegno, con le famiglie avrebbero meno possibilità cioè, per dire, noi abbiamo Roma, un
Teatro Sistina magari lo vedono con me e poi non lo vedono più, perché non avranno modo
di poterci tornare; la gita a Firenze, la visita al museo degli Uffizi eh chissà se poi dopo ce li
possono riportare? Perché comunque molto fa anche il territorio in cui è ubicata la scuola.
Noi siamo in una periferia di Roma, siamo in una zona dove non tutte le famiglie hanno
possibilità economiche tali, e quindi vado a cercare anche quelle uscite didattiche a costo
zero, per esempio ne faremo una alla centrale operativa della Polizia di Stato, dove ci
verranno a prendere coi loro pullman e ci offriranno la visita, l’abbiamo già fatta una
sempre per il.. la prevenzione del bullismo, sempre con la Polizia, quindi ehm cerchiamo
attività che sianoo che vadano di pari passo con le esigenze del territorio e un po’ con le
possibilità economiche delle famiglie
137. G: Quindi anche in questo, diciamo, il il ruolo del Dirigente scolastico, insomma, è
importante
138. A: [sì sì]
139. G: anche nell’organizzare..
140. A: Assolutamente. Lei in questo senso fa anche una rotazione di associazioni che
possono offrire o meno il il loro.. lavoro, diciamo, a costi anche più bassi. Noi abbiamo già
una rosa di selezioni di uscite didattiche che ci pervengono, già selezionate dalla Dirigente
o chi per lei, proprio sotto questa indicazione
141. G: Ioo ho finito..
142. A: Bene!
143. G:..Ti ringrazioo veramente tantissimo per la collaborazione ee ti farò sapere!
144. A: E in bocca al lupo!
145. G: Crepi!
146. A: Ciao!
147. G: Grazie!!
148. A: Niente