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Capitolo 2: Procedimenti decisionali dell’Unione:

l’ordinamento dell’Unione non ha mai conosciuto una procedura decisionale tipica, paragonabile
alla procedurale legislativa dei moderni ordinamenti statali per la formazione delle norme
primarie. Infatti nell’ordinamento dell’unione vige l’opposto principio in forza del quale le singole
norme dei trattati che attribuiscono una competenza all’unione, determinano anche la procedura
per il suo esercizio. Questo in effetti è un riflesso della natura strumentale dell’ue. L’unione non
costituisce un ente libero nel fine, ma esercita competenze trasferite dagli stati membri per la
realizzazione dei fini stabiliti dai trattati, dunque ogni atto dell’unione deve trovare fondamento in
una competenza trasferita da parte degli stati membri. Assegnando le competenze all’unione, i
trattati istitutivi determinano anche la tipologia di atti e la procedura per la loro adozione. La
conseguenza più rilevante di ciò è quella della proliferazione delle procedure decisionali, il quale è
un problema storico dell’ordinamento dlel’unione. Il Trattato di Lisbona ha cercato di ordinare le
procedure decisionali secondo schemi più consueti. Esso ha stabilito una procedura tipica , la
procedura legislativa ordinaria, cui si accompagna una procedura legislativa speciale e una ampia
serie di procedure non tipizzate.
La procedura legislativa ordinaria:
essa consiste come disposto dall’art 289 , paragrafo 1, TFUE, nell’adozione di un atto
congiuntamente da parte del consiglio e del Parlamento europeo su proposta della commissione.
Tale procedura sembra ispirata ad un modello bicamerale perfetto in cui l’adozione di un atto
richiede il consenso ad idem delle due camere, quella rappresentativa della volontà popolare e
quella rappresentativa della volontà degli stati. Tale procedura viene descritta nei suoi aspetti
procedurali dall’art 294 TFUE. La procedura ha inizio con una proposta presentata dalla
commissione al Parlamento europeo e al Consiglio. ( la commissione non ha un potere
completamente discrezionale, la proposta per avere possibilità di successo deve inquadrarsi
nell’ambito degli orientamenti generali del consiglio europeo. A volta è richiesta dal parlamento o
dal consiglio. Comunque è oggetto di ingenti lavori preparatori da parte della commissione, che
deve costruire intorno ad essa un largo consenso sociale). Il significato giuridico della proposta è
quello di consentire alle due istituzioni rappresentative di adottare un atto. Senza la proposta della
commissione il procedimento di adozione di atti legislativi non può avere inizio, questa circostanza
conferisce quindi alla commissione un notevole potere negoziale nella fase preparatoria. ( però in
alcuni settori politicamente delicati i trattati prevedono che il potere di proposta spetti anche agli
stati membri. Art 76 TFUE: per gli atti adottati nel campo della cooperazione giudiziaria in materia
penale e nel campo della cooperazione di polizia, il potere di proposta spetta alla commissione ma
anche ad un quarto degli stati membri. Invece la commissione non ha poteri di proposta nel
campo della politica estera e di sicurezza comune, la posseggono invece ogni stato membro, l’alto
rappresentante per la politica estera dell’unione per gli affari esteri e la politica di scurezza o l’alto
rappresentante con l’appoggio della commissione art 30 TUE).
Art 293 , par 1, TFUE prescrive che al fine di emendare la proposta della commissione, il consiglio
debba deliberare all’unanimità , tranne quando esso deliberi in terza lettura nell’ambito della
procedura legislativa speciale. In secondo luogo , ai sensi dell’art 293, par 2, TFUE , fin tanto che il
consiglio non abbia deliberato, la commissione può sempre emendare la propria proposta. Queste
due disposizioni rafforzano ulteriormente il potere negoziale della commissione, perché in
presenza di un dissenso in seno al Consiglio, la commissione può irrigidire la propria posizione,
impedendo ogni possibilità di emendamento oppure può renderla più flessibile , modificando la
proposta per consentire al consiglio di deliberare a maggioranza. Dunque in primo luogo la
propsota della commissione viene esaminata in prima lettura dal parlamento, il quale adotta la sua
posizione ( nella 1 lettura, a maggioranza semplice). Qualora il consiglio approvi a maggioranza
qualificata la posizione del parlamento , l’atto viene adottato. Quindi se c’è convergenza di vedute
delle tre istituzioni, l’art 294 tfue tende ad agevolare l’adozione dell’atto in 1 lettura evitando di
imporre maggioranze particolari. Infatti per adottare un atto in conformità alla proposta della
commissione, sarà sufficiente la maggioranza semplice del parlamento e la maggioranza qualificata
del consiglio. Se invece c’è dissenso fra la posizione del consiglio e quella del parlamento, il
consiglio potrà adottare la propria posizione in 1 lettura, trasmettendola al parlamento e aprendo
quindi la fase della 2 lettura. Se la posizione del consiglio è difforme dalla proposta della
commissione, dovrà essere adottata all’unanimità. La commissione quindi già in questa fase potrà
o facilitare la formazione di una posizione da parte del consiglio modificando la proposta sulla base
degli orientamenti di questo oppure potrà renderla più difficoltosa , modificandola in conformità
agli orientamenti del parlamento.
In 2 lettura il parlamento potrà approvare la posizione del consiglio, respingerla o proporre
emendamenti.
Le fonti:
i trattati istitutivi e gli atti equiparati
l’ordinamento dell’unione si fonda sui trattai istitutivi. I trattati oggi in vigore sono 2: il trattato
sull’unione europea e il trattato sul funzionamento dell’unione. Idealmente dovrebbe esservi una
differenza di contenuto tra i due trattati. Il TUE dovrebbe contenere i principi di fondo del sistema,
invece al TFUE sarebbe affidato il compito di formulare le regole che svolgono tali principi e ne
determinano le modalità operative. Questa distinzione però a livello pratico è solo in parte
rispettata. L’assenza di un criterio certo di distribuzione comporta difficoltà pratiche, ma non
dovrebbe comportare invece difficoltà giuridiche, dato che ai sensi dell’art 1, 3° comma TUE i due
trattati hanno uguale valore giuridico. I trattati riconoscono valore primario ad una serie di altre
fonti, l’art 6 par 1 TUE assegna tale valore alla carta dei diritti fondamentali. Eguale valore primario
spetta altresì ai protocolli e alle dichiarazioni allegate. Sono inoltre equiparati ai trattati istitutivi i
trattati di adesione, uno dei quali, quello con la Croazia , è stato concluso dopo l’entrata in vigore
del T. di Lisbona. È ancora in vigore e ha valore primario il trattato istitutivo dell’Euratom.
Il trattato- costituzione