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Sullo scrittoio del Codice Leicester

Carlo Vecce

Un libro aperto

«Il Codice Hammer, come la prima edizione della Bibbia, segna l’inizio di una nuova era, in
cui incarna l’aspirazione più alta della mente umana: la libertà di pensiero»1. Così, nel 1987,
Carlo Pedretti apriva la sua edizione del Codice Leicester (in quegli anni ribattezzato Ham-
mer), la prima a presentare i fogli sciolti così come si trovavano sullo scrittoio di Leonardo.

Tutto, in Leonardo, è libertà di pensiero, e di ricerca. Anche la testualità, concepita


come qualcosa di mobile, in continua trasformazione, senza inizio e soprattutto senza
fine. A Leonardo non piace finire. Terminare un’opera significa separarsi da essa come
da un figlio, consegnarla a una fissità immutabile troppo simile alla morte, rinunciare
alla parte più bella del lavoro artistico: il sogno della creazione2. Per questo Leonardo
si crea una forma unica di testualità aperta, che passa dai fogli sciolti del primo periodo
fiorentino ai primi quaderni milanesi degli anni Ottanta (il Ms. B e il Codice Trivulzia-
no). Sperimenta diversi formati e diverse tipologie testuali, seguendo il mutare degli
orizzonti e delle condizioni di lavoro: ma continua a preferire, al quaderno regolarmen-
te organizzato in fascicoli, il formato del foglio o del bifoglio sciolto, lasciato aperto sul
suo tavolo di lavoro, liberamente riutilizzabile per aggiunte, correzioni, nuove compi-
lazioni3.
Tornato a Firenze nel 1500, Leonardo dedica una parte importante del suo tempo e
delle sue energie allo studio e alla scrittura, nel tentativo di riportare un po’ d’ordine
nel labirinto caotico che erano diventate le sue carte. La maggior parte dei fogli e bifogli
del Codice Arundel sono databili al primo decennio del Cinquecento, e testimoniano
un’intensa attività di composizione e soprattutto di riscrittura4. È un titanico tentativo
di tirare le fila di tutte le sue ricerche: l’ottica e la prospettiva, la geometria, la scienza
dei pesi, gli “elementi macchinali”, il volo degli uccelli, le scienze della Terra, la dottrina
degli elementi e lo studio dell’acqua. Leonardo riprende in mano i suoi stessi testi e li
trascrive, non una ma molte volte. La copia non è mai però un’operazione meccani-
ca. Il testo resta vivo e mobile, scivola tra le mani dell’autore come un pesce, e come
Proteo cambia forma. Il movimento e la permutazione sono i criteri fondamentali del
metodo di Leonardo, sia nell’interpretazione della realtà che nella prassi intellettuale
e artistica5.
Il prodotto più importante di questo laboratorio è il Codice Leicester, imponente la-
voro di compilazione e trascrizione da precedenti quaderni. La raccolta di materiali (più
di un migliaio di testi, appunti, disegni, o anche semplici titoli di capitoli) era finalizzata
a un grande trattato sulle acque, con proiezioni verso tematiche più o meno collegate:

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Fig. 2. Testi e disegni su argini e maiuscoli particolarmente curati. Non mancano segni critici e interpuntivi: barrette
canali sopraelevati e didascalia
“canale per a Firenze” (CA, f. 126v
semplici o doppie con funzione di segno di paragrafo, segno separatore, rinvio a una
ex 46va), ripresi in CL, f. 26r con fonte; linee ondulate o segmentate con funzione di chiusura del rigo; segni abbreviativi
rinvio “in pa de quaderni”. di eccetera o cetera (tipici della scrittura di Leonardo dopo il 1500); parentesi allungate
e graffe, ecc.; molto rari però i punti a mezzo. Lo spazio scrittorio è previsto accurata-
mente, con il testo principale disposto in un’unica colonna a piena pagina, e un ampio
margine a destra per disegni e aggiunte successive12.
In un’organizzazione testuale così massiccia, uniforme e apparentemente regolare,
viene spontaneo chiedersi se è possibile decostruire il sistema, e capire quale sia stato
il metodo di Leonardo, e quali le sue fonti. Intanto, non bisogna seguire (né in senso
normale né in senso retrogrado) la numerazione dei fogli, aggiunta dall’allievo Fran-
cesco Melzi quando il codice aveva preso l’aspetto “normale” di un fascicolo di diciotto
bifogli piegati, inseriti l’uno dentro l’altro (per un totale di trentasei fogli). Come ha
dimostrato Pedretti, ogni bifoglio va esaminato separatamente, nell’ordine probabile di
composizione da parte di Leonardo, iniziando dall’ultima facciata e procedendo a ritro-
so verso la prima: ad esempio, nel bifoglio “esterno” che contiene tutti gli altri (1/36),
bisogna partire da f. 36v, e continuare su ff. 36r, 1v e 1r. A loro volta, i bifogli vanno
considerati aperti l’uno sopra l’altro, in modo che il primo in alto sia il bifoglio 18/19
(bifoglio “centrale”), e l’ultimo in basso il bifoglio 1/36 (bifoglio “esterno”)13.
Ma da quale bifoglio era iniziato il lavoro di compilazione? Per primo Calvi aveva
notato che, nei ff. 8r-29v e 31r, Leonardo aveva eseguito un accurato conteggio dei testi
contenuti in ogni pagina (e definiti «casi», «propositioni» o «conclusioni»), scrivendo-
ne il numero nell’intestazione della pagina, e procedendo poi a quattro ricapitolazioni
progressive: «In queste 7 carte è casi 657 d’acque e di sua fondi» ( 12r); «In queste 8
carte è 730 conclusioni d’acque» ( 26v); «carte 10 e conclusioni 853» ( 9r); «900.5
le scienze della Terra (le grandi trasformazioni geologiche causate dall’azione erosiva Fig. 1. Schema di fascicolazione conclusioni» ( 31r).
del Codice Leicester (da The Codex
delle acque, la questione dell’altezza dell’acqua del mare rispetto alla terra, i fossili e i La conclusione di Calvi (e poi di Marinoni) era che Leonardo avesse iniziato la sua
Hammer of Leonardo da Vinci, a
“nicchi”), la dottrina degli elementi, la Luna e i fenomeni di riflessione della luce solare cura di C. Pedretti, Firenze 1987,
(spiegati con la presenza dell’acqua sulla superficie lunare). p. xxix).

Per cominciare, Leonardo si procura una certa quantità di fogli di grandi dimensioni
(432 x 295 mm). Il gruppo più consistente (una decina) proviene da una cartiera fio-
rentina caratterizzata dall’uso di una filigrana dalla forma di un cappello di cardinale6.
I restanti otto fogli presentano altre tre filigrane, visibili in fogli vinciani per lo più
databili al periodo 1505-1508: il “tulipano” (in realtà una campanula)7, il fiordaliso o
giglio8, e l’aquila9.
I fogli sono conservati aperti, semplicemente impilati l’uno sopra l’altro. Quando si
mette al lavoro, per scrivere o disegnare, Leonardo prende il singolo foglio e lo piega
al centro, in modo da ottenere un bifoglio di 218 x 295 mm, con quattro pagine (come
provano i segni lasciati dalla punta del compasso o da macchie d’inchiostro); ma qualche
volta lavora anche a bifoglio aperto10. Nel bifoglio, l’ordine di composizione parte di
solito da quella che per noi sarebbe l’ultima pagina, e risale verso la prima11.

I tempi della scrittura


I fogli del Codice Leicester ci appaiono oggi come un flusso ininterrotto di scrittura,
che domina quasi incontrastata la pagina, e occupa ogni spazio libero, in una sorta di
horror vacui. Pochi i disegni, o del tutto assenti in alcune pagine. Rare le cancellature
e le correzioni. La grafia scorre fluida e nitida, e di solito il passaggio da un testo a un
altro avviene sullo stesso rigo, senza andare a capo. L’unico marcatore visivo è un breve
spazio bianco seguito dalla lettera iniziale del testo successivo, vergata con caratteri

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compilazione dal bifoglio “centrale” (18/19), proseguendo poi con i successivi (17/20, Fig. 3. Nota e disegno sul Fig. 4. Note su un esperimento
movimento dell’onda, marcati con con una botte di vino e acqua,
16/21, ecc.), nello stesso ordine in cui ne aveva conteggiato i «casi»14. Per Pedretti, crocetta (CM II, f. 24r, dettaglio), marcati con crocetta (CM II, f.
invece, il conteggio dei «casi» sarebbe non parallelo alla compilazione, ma aggiunto ripresi in CL, f. 26v. 42v, dettaglio), ripresi in CL, f. 26v.
in seguito (come suggerirebbe la differenza di inchiostro e di penna delle intestazioni
rispetto alla scrittura dei testi). Il bifoglio più antico sarebbe quindi quello “esterno”
(1/36), e il bifoglio più tardo quello “centrale” (18/19)15.
In effetti, nei due bifogli “centrali” (18/19 e 17/20) le intestazioni appaiono aggiun-
te con una penna diversa da quella usata sulla pagina, con punta sottile un po’ consu-
mata e inchiostro ocra chiaro; e anche le ricapitolazioni sono aggiunte in seguito con
inchiostro più scuro. Quasi tutte le altre intestazioni numeriche appaiono invece coeve
alla scrittura del testo. A partire dal bifoglio 16/21, Leonardo effettua il conteggio
dei «casi» subito dopo la composizione della pagina, tornando indietro per numerare
i bifogli “centrali” (18/19 e 17/20) al momento della prima ricapitolazione ( 12r).
La compilazione del Codice Leicester sarebbe quindi iniziata con il bifoglio “centrale’”
(18/19), e precisamente con f. 19v. L’ordine di lettura corretto sarebbe 18/19 (ff. 19v,

19r, 18v, 18r), 17/20 (ff. 20v, 20r, 17v, 17r), e così via, fino a 1/36 (ff. 36v, 36r, 1v, 1r).
È un dettaglio importante, perché si intreccia con il problema della cronologia del
codice. A differenza degli altri manoscritti vinciani, il Codice Leicester è privo di date
esplicite, e le ipotesi di datazione devono basarsi su un’attenta analisi delle relazioni con
gli altri codici. Per Calvi, la composizione era avvenuta a Firenze tra 1504 e 1506, e in
particolare nel biennio 1505-1506, con aggiunte dei bifogli più tardi (quelli “esterni”)
nel periodo 1506-1508, prima del primo fascicolo del Codice Arundel e dell’inizio del
Ms. F (1508)16. Nella Lettura Vinciana del 1982 e nelle prime mostre del Codice Ham-
mer Pedretti manteneva la cronologia di Calvi17. Nell’edizione del 1987, il codice veni-
va invece datato intorno al 1508-1510 (l’inizio sarebbe stato contemporaneo al primo
fascicolo del Codice Arundel, datato 22 marzo 1508), mentre le aggiunte dei bifogli più
tardi (quelli “interni”) arrivavano fino al 1513-151518.
La cronologia di Calvi è probabilmente la più corretta, e consente di interpretare
il Codice Leicester come il vero punto d’arrivo della ricerca scientifica di Leonardo a
Firenze tra 1505 e 1508. Era un momento decisivo della sua vita: la grande opera che

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Leon Battista Alberti e il De aquaeductis di Frontino al f. 13r, e un misterioso «parla co
genovese del mare» al f. 26v) sono aggiunti in un secondo momento, forse a Milano al
tempo del Ms. F (che attesta l’intensa ripresa del dialogo con i libri)20. Le fonti (esplicite
e implicite) sono sempre mediate da altri suoi fogli e quaderni, risalenti fino al primo
periodo milanese e a più di dieci anni prima.
In prima fila, naturalmente, gli studi sulle acque, e tutti i tentativi precedenti di rac-
coglierli in un trattato (attestati dai Mss. C, A, H, I e M). Un manoscritto perduto, data-
bile al 1495, è citato nel Leicester al f. 26r, dove alcuni titoli di «casi» su canali e argini
sono accompagnati dal rinvio alla fonte, chiamata semplicemente «quaderni» (forse una
raccolta di bifogli sciolti): «in pa de quaderni [...] in 2 de quaderni [...] 3a de quaderni
[...] in 9 de quaderni [...] in 10 de quaderni». Per fortuna, le prime due carte dei «qua-
derni» sono sopravvissute nel Codice Atlantico, e consentono un confronto diretto con
il Leicester, illuminando il metodo di riscrittura di Leonardo. Il primo testo del Codice
Leicester al f. 26r, con relativo disegno dello svuotamento di uno stagno per mezzo di
una cicognola, deriva dal Codice Atlantico, f. 126r ex 46r.a (1495 circa). I cinque testi
seguenti su argini e canali sopraelevati su altro canale o fiume (col medesimo rinvio «in
pa de quaderni»), provengono dal verso dello stesso foglio ( 126v ex 46v.a), con un bel
disegno di canale che passa su un fiume, e un altro disegno del canale con ponte, scale,
conche, e la didascalia «canale per a Firenze». Il foglio si collega infatti a un altro studio
di canale di deviazione dell’Arno, intrapreso da Leonardo a Milano nel 1495 (CA, f.
127r ex 46r.b, «canale di Firenze», con conteggi di spesa in valuta milanese); sul verso
(f. 127v ex 46v.b) si trovano gli appunti e disegni su sostegni e legami dei navigli nel
passaggio della conca, riscritti nel Leicester (f. 26r, testi 8-9), con il rinvio «in 2a de

doveva consacrarne la fama nella sua città, la Battaglia d’Anghiari, rischiava di diven- Fig. 5. Appunti biffati su moto e
attrito dell’acqua (CABL, ff. 136r =
tare un nuovo fallimento, restando incompiuta come le altre opere appena iniziate, P 77, dettaglio), ripresi in CL, f. 19v.
la Sant’Anna e Monna Lisa. Dopo la morte del padre ser Piero (9 luglio 1504) l’unico
legame con Vinci e il suo passato familiare restava il vecchio zio Francesco (che sarebbe
morto nel 1507). E invece da Milano veniva l’invito a mettersi addirittura al servizio
del re di Francia, Luigi XII. Leonardo partì nel giugno 1506, abbandonando la Battaglia
e provocando una piccola guerra diplomatica tra la Signoria e la Francia. Rientrò a Fi-
renze solo nel settembre 1507, per seguire lo svolgimento della causa contro i fratelli
per l’eredità dello zio, e dopo pochi mesi, nella primavera del 1508, tornò stabilmente
a Milano, al servizio del governatore Charles d’Amboise.
Nel 1505-1506, il Codice Leicester era la grande ricapitolazione che serviva a supe-
rare un angoscioso momento di impasse, prima della svolta fondamentale che la ricerca
vinciana avrebbe percorso negli anni successivi: il superamento del principio di analo-
gia nell’interpretazione dei fenomeni del macrocosmo, e lo straordinario progresso di
conoscenza dei principi di funzionamento della macchina mirabile del microcosmo, il
corpo umano19.

Riscritture
Per raggiungere questo obiettivo, Leonardo si fece «altore» a se medesimo. Nel
Codice Leicester, i pochi rinvii ad altri autori (Teofrasto al f. 16v, il perduto De navi di

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quaderni»�. Fig. 6. Nota sulla caduta della li, proposizioni, i cui riferimenti emergono spesso nei suoi manoscritti24. Il problema
goccia, marcata con crocetta (Ms.
Altri esempi di riscritture da manoscritti precedenti: il primo e il terzo testo di f. K, f. 56r), ripresa in CL, f. 33r.
è che anche quell’architettura era instabile, e che a Leonardo piaceva molto creare e
26v del Leicester, rispettivamente sul movimento dell’onda e su un esperimento con rielaborare indici di libri che poi non scriveva. Elenchi di libri sulle acque si affollano
una botte di vino e acqua, derivano dal Codice di Madrid II; i testi 9 e 10 di f. 19v ri- negli anni che precedono il Codice Leicester, a Firenze: tra le tematiche trattate, la
prendono i brevi appunti biffati su moto e attrito dell’acqua nel Codice Arundel22. In tecnologia navale (dal perduto De navi dell’Alberti), la regimazione fluviale, le strategie
genere, Leonardo non copia parola per parola, ma rielabora liberamente a memoria, militari, la natura dell’acqua25. Una ricapitolazione dei libri principali del trattato si
dopo una veloce lettura dell’antigrafo. Il caso più interessante mi sembra però quello di legge anche nel Leicester, al f. 15v, in un elenco aggiunto nel margine destro quando il
un appunto sulla caduta della goccia nel Ms. K (marcato con crocetta, ma non biffato): bifoglio era aperto, e intitolato «Division del libro». Al f. 6r, Leonardo aggiunge il titolo
«La gocc<i>ola che chade illocho d’equal densità e planitia risalterà cholli stremi del «Libro 2 delle diversità dell’onde dell’acqua», e al f. 5r «Libro 9 delli iscontri de’ fiumi
suo vesstigio for della sua circhunferentia con equal disstantia e così de converso»; così e lor frusso e refrusso».
ripreso nel Leicester: «La [go]cc<i>ola dell’acqua che chade i’ locho d’equal densità Il primo libro del trattato doveva essere riservato ai primi elementi dell’indagine
e planitia salterà cholli stremi del suo vesstigio con equal distantia fori della sua cir- della natura, che per Leonardo erano il principio unificante di tutta la sua scientia, dalla
chunferentia e così de converso non cadendo in locho equale»�. Le differenze testuali fisica all’ottica e alla pittura: i fondamenti teorici della geometria euclidea. La loro ap-
farebbero pensare alle solite variazioni di riscrittura, ma, se osserviamo attentamente plicazione allo studio dell’acqua, elemento mobile e quantità continua per eccellenza,
la pagina del Ms. K, noteremo che la scrittura a penna sovrascrive una precedente (e doveva apparirgli come una suprema sfida intellettuale. È così che il titolo di quel primo
differente) versione a matita: «Se la gocc<i>ola che chade illocho d’equal densità e pla- libro si legge in testa a fogli (sempre biffati) dove apparentemente non si parla di acqua,
nitia salterà colli stremi del suo vestigio con equal distantia fori della sua circumferentia ma solo di punto, linea, superficie, in una vertiginosa meditazione che si estende al tema
e così de converso»; testo che corrisponde quasi perfettamente a quello del Codice dell’infinito e dell’essere del nulla: «p° libro delle acque», «Libro p° delle acque», «Libro
Leicester. In pratica, Leonardo sta copiando l’underscript a matita (e solo in seguito lo primo»26.
avrebbe coperto con la scrittura a penna). Il più ampio tentativo di raccolta di titoli di libri e capitoli, finalizzato alla compo-
sizione di un trattato delle acque, si legge in due fogli del Codice Atlantico databili al
Libri (perduti) delle acque 1505-1506 (e quindi alla vigilia del Leicester)27. Il primo si distende sulle quattro fac-
Purtroppo le fonti più importanti del Codice Leicester sono andate perdute. Non ciate di un bifoglio, scritto su due colonne con aggiunte sul margine destro; la scrittura
credo che vi fosse tra queste un trattato delle acque già completato, anche se Leonardo inizia sulla facciata sinistra del verso col titolo «Accidenti de’ moti delle acque», prose-
doveva aver predisposto una minuziosa architettura di elenchi numerati di libri, capito- gue sulle facciate destra e sinistra del recto, e finisce su quella destra del verso. I titoli,

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Fig. 7. Elenchi di titoli di libri e a loro volta, sembrano essere tratti da precedenti manoscritti, e solo in un secondo
capitoli per un trattato delle
acque, con rinvii a un perduto
momento Leonardo inizia a premettere ad alcuni di essi i numeri 1 e 2 (evidentemente
‘libro M’ (CA, f. 201v ex 74va). i futuri libri I e II). Il secondo elenco si apre con l’intestazione «Libro delle percussione
dell’acque in diversi obbietti». Entrambi i fogli presentano un piccolo disegno di corso
d’acqua con la didascalia «pescaia d’Ognisanti», relativa alle osservazioni vinciane del
corso dell’Arno a Firenze nel 1504-1505.
Ma l’elemento più interessante è la presenza di alcuni rinvii a un manoscritto perdu-
to, chiamato da Leonardo «M». I rinvii consistono in un numero (di carta), seguito dalla
sigla M (all’inizio maiuscola, e poi quasi sempre minuscola). Nelle prime due occorren-
ze, i numeri appaiono aggiunti in seguito, poi però sono scritti insieme al titolo, e quindi
al momento della trascrizione. Se si segue l’ordine di composizione del foglio, si ottiene
la serie seguente: 35, 29, 25, 22, 23, 21, 20, 19, 17, 16, 14, 13, 12, 11, 10, 9, 8, 6, 5, 3,
2, 1. L’andamento retrogrado dimostra l’uso normale di Leonardo nella consultazione
dei suoi quaderni, e doveva rispecchiare la loro originaria composizione. Di più, i titoli
senza rinvio potrebbero appartenere al foglio già indicato col rinvio precedente, o a
fogli intermedi. Il perduto “libro M”, probabile fonte del Leicester, sarebbe quindi stato
un manoscritto di dimensioni simili ai Codici di Madrid, in cui il tema delle acque si
distendeva in modo più o meno sistematico nella prima parte (a ritroso) dal f. 35 al f. 1.
L’altra fonte perduta del Leicester era il manoscritto siglato A da Leonardo, og-
getto di una magistrale ricostruzione da parte di Pedretti28. Lo stesso manoscritto fu
infatti utilizzato da Francesco Melzi per la compilazione del Libro di pittura nel codice
Vaticano Urbinate latino 1270, con la medesima sigla: «Libro A»29. Il manoscritto aveva
caratteristiche e dimensioni simili ai Mss. F, E (siglato nell’Urbinate «Libro B») e G,
cioè novantasei carte suddivise in sei quaderni di otto bifogli l’uno (150 x 100 mm). La
sezione di pittura, sui ff. 1-65, doveva essere una compilazione abbastanza tarda (1508-
1515 circa), a sua volta derivata da materiali precedenti. Quella di idraulica occupava la
seconda parte del codice (a ritroso, da f. 95 al f. 54), ed era probabilmente la più antica,
basata principalmente su testi fiorentini degli anni 1503-1505.
Il Codice Leicester presenta rinvii numerici al “libro A” simili a quelli del “libro M”.
Alla fine del testo (dopo una doppia barretta), o qualche volta in margine, si presenta
il numero (di carta) seguito dall’espressione «in A» o da una semplice A separata da un
punto o da una linea orizzontale. Altre volte, l’indicazione «in A» precede il numero (ad
esempio, «in A a 74», «in A in 75», «in A 75»).
Proviamo a disporre i riferimenti numerici nell’ordine in cui appaiono nei bifogli
del Codice Leicester (seguendo l’ipotesi di ordinamento di Calvi): 92 (f. 19r = bifoglio
18/19), 92, 89 (f. 21r = bifoglio 16/21), 89, 88, 87, 75, 74 (f. 16r = bifoglio 16/21),
74 (f. 15r = bifoglio 15/22), 87, 86 (f. 14r = bifoglio 14/23), 61 (f. 24v = bifoglio
13/24), 86, 85 (f. 13r = bifoglio 13/24), 95 e 54 (f. 28v = bifoglio 9/28, due note ag-
giunte in fondo alla pagina). Anche in questo caso, come nel “libro M”, è distinguibile un
movimento retrogrado di consultazione, articolato in due fasi: la prima, dalla carta 92
alla carta 74 del “libro A” (testi trascritti in Leicester, ff. 19r, 21r, 16r, 15r); la seconda,
una ripresa delle carte 86 e 85 (ff. 14r, 13r); e infine alcune aggiunte dalle carte 61 (f.
24v), 95 e 54 (f. 28v).

L’ordine del libro


Qual è la parola chiave di Leonardo quando lavora al Codice Leicester? La risposta
è semplice: la parola “ordine”. Nei primi anni del Cinquecento, a Firenze, Leonardo
è ossessionato dal problema di rimettere ordine nel labirinto dei suoi fogli e dei suoi
manoscritti30. Per arrivare alla composizione di trattati più o meno pubblicabili, bisogna

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ripercorrere le migliaia di pagine già scritte, individuare i testi e ricontrollarli alla luce Fig. 8. Elenchi di capitoli per il Fig. 9. Memo per la trascrizione // i’ lascierò qui stare le prove le quali si farà poi nell’opra ordinata e attenderò sola-
“Libro delle percussione dell’acque di “casi” (CA, f. 571ra ex 214rd,
di nuove esperienze o acquisizioni, riorganizzarli per nuclei tematici. Di più, l’incer- in diversi obbietti” (CA, f. 214ar dettaglio).
mente a trovare casi e invenzioni e le metterò sucessivamente secondo che le vengano
tezza di vita e i numerosi spostamenti di questi anni (da Firenze all’Italia centrale) co- ex 79ra). e poi darò ordine mettendo insieme quelle d’un medesimo gienere, sì che per ora non
stringono il maestro ad allontanarsi dal suo studio, e a separarsi dai suoi libri e dai suoi ti maraviglierai né riderai di me, lettore, se qui si fa sì gran salti da materia a materia.
manoscritti, lasciandoli «serrati» in un cassone. Ora, per tornare, dico che le cose gravi più dell’acqua non son mosse dall’acqua [...]
Intorno al 1506 (alla vigilia della partenza per Milano?), Leonardo annota: «Vedi
doman tutti questi casi e li copia e po’ cancella li originali e lasciali in Firenze, acciò che Leonardo non poteva esprimersi in modo più chiaro. Il Codice Leicester è un rac-
se si perdessi quelli che tu porti con teco che non si perda la invenzione»31. coglitore di «casi e invenzioni», trascritti uno dietro l’altro così come occorrono ne-
Nel Codice Leicester, dopo aver ammassato centinaia di «casi» e «propositioni», gli antigrafi. Solo in seguito sarebbero stati organizzati per coerenti nuclei tematici,
comincia a inserire alcune note metatestuali finalizzate ad una loro futura riorganizza- nell’«opra ordinata».
zione. Al f. 17v aggiunge, in alto, l’intestazione «hordine de libro». Al f. 25v precisa: Leonardo si rivolge a un lettore ideale (lui stesso?), che potrebbe meravigliarsi di
«Qui ti bisognia seguitare con ordine, cioè distinguendo in proposizioni, a membro a quei «gran salti», e addirittura riderne, o biasimarli, come scrive in un altro importante
membro di ciascuna parte; e così sarai sanza confusione bene inteso. E di’ così [...]»; e rappel à l’ordre, il testo iniziale del fascicolo di trascrizioni in bella copia che apre il Codi-
prosegue con indicazioni precise su cosa venga prima e cosa dopo nella presentazione di ce Arundel, «una dichiarazione di metodo che è, in fondo, una negazione di metodo»�:
esempi e prove e nella successione dei libri (ff. 11r, 9r, 5r).
Al f. 3r, mentre sta riscrivendo testi sulla penetrazione dell’acqua nel sottosuolo Cominciato in Firenze in casa Piero di Braccio Martelli addì 22 di marzo 1508.
delle montagne e sull’ingrossamento dei fiumi, Leonardo interrompe la copia e scrive: E questo fia un racolto sanza ordine, tratto di molte carte le quale io ho qui copiate,
«Qui seguirò e farò un poco di discorso del trovare le acque benché paia alquanto fori sperando poi di metterle per ordine alli lochi loro, secondo le materie di che esse trat-
del nostro ordine e po’ le metterò per ordine alli lor lochi nel distendere dell’opera». teranno; e credo che avanti ch’io sia al fine di questo, io ci arò a riplicare una medesima
Al f. 2r, l’inserimento della nota metatestuale lascia addirittura un testo in sospeso, cosa più volte; sichè, lettore, non mi biasimare, perchè le cose son molte, e la memoria
senza conclusione: non le pò riservare e dire: ‘questa non voglio scrivere, perchè dinanzi la scrissi’. E s’io
non volessi cadere in tale errore, sarebbe necessario che per ogni caso ch’io ci volessi
Avendo concluso molte cose con semplici esempli, noi verreno alle prove, e diren copiare su, che per non repricarlo, io avessi senpre a rilegere tutto il passato, e massime
così: [...] Ma il sasso gittato per obbliquo dalla superfizie al fondo dell’acqua morta fa stanto co’ lunghi intervalli di tenpo allo scrivere, da una volta a un’altra33.

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Anche il fascicolo di casa Martelli era un «racolto sanza ordine». Ma qui Leonardo
introduce un altro fattore decisivo: la memoria. Ecco la ragione profonda per cui dedica
tante energie a compilazioni così caotiche, e tutto sommato inservibili per organici pro-
getti di trattato. La sua è la semplice applicazione dei principi dell’arte della memoria,
una delle parti costitutive della retorica34. Leonardo ne aveva indagato i meccanismi dal
tempo degli studi sul senso comune e l’«imprensiva», e dei primi scritti sul rapporto tra
retorica e pittura, e tra i suoi libri figurava un’arte della memoria, identificabile con un
incunabolo stampato a Milano intorno al 148535. Gran parte dei manoscritti di Leonar-
do (e del Codice Leicester) è composto di riscritture, e molte di esse sembrano essere
eseguite direttamente a memoria, e non sulla base di un antigrafo.
Oggi le neuroscienze hanno evidenziato il forte legame tra memoria e scrittura
manuale, che è un atto complesso di integrazione multisensoriale (visiva, tattile e anche
acustica, con la pratica dell’autodettatura), basata su un’organizzazione neurale spa-
ziotopica36. Ma Leonardo aveva già capito che l’intenso esercizio scrittorio, con l’ac-
cumulazione di centinaia di «casi», è per se stesso un esercizio mnemonico. Lo sapeva
da quando aveva cercato di arricchire e nobilitare il suo lessico e la sua lingua con la
trascrizione (anch’essa accumulativa, caotica, illogica) di migliaia di parole nel Codice
Trivulziano. Se Platone, nel Fedro, aveva temuto che la scrittura (lo «scrivere sull’ac-
qua») avrebbe portato all’indebolimento della capacità di memoria dell’umanità, Leo-
nardo, al contrario, se ne serve per scrivere nella memoria, come di un filo d’Arianna
nel Labirinto.

1
Pedretti 1987, p. XVII: «The Codex Hammer, like the printing of the Bible, marks the beginning
of a new era, in that it embodies the highest aspiration of the human mind – freedom of thought».
2
Vecce 2017c.
3
Vecce 1993; Vecce 2003.
4
Leonardo 1998.
5
Gombrich 1986.
6
CL, ff. 9-18. Cfr. Pedretti 1987, p. 181 (Briquet 3367); Leonardo 1998, pp. 60 e 304-305 (Briquet
3391). La forma più simile è Briquet 3391 (Firenze 1491).
7
CL, ff. 31, 7 e 29. Cfr. Clark-Pedretti 1968, I, pp. LXII e 166 (Briquet 6645-6665); Pedretti 1987,
p. 181 (Briquet 6661 e 6664); Pedretti 1988, p. 128; Leonardo 1998, pp. 29 e 60 (Briquet 6661 e
6664). La forma più simile è Briquet 6664 (Firenze 1508).
8
CL, f. 32. Cfr. Clark-Pedretti 1968, I, p. LXII (Briquet 6852-6884); Pedretti 1987, p. 181 (Briquet

Fig. 10. Incipit del “racolto sanza


ordine”, cominciato in casa di
Piero di Braccio Martelli il 22
marzo 1508 (CABL, f. 1r = P 115).

180 181
6794 e 6870). La forma più simile è Piccard 1983, n. 174 (Parigi 1510).
9
CL, ff. 1, 35, 3 e 4. Cfr. Pedretti 1987, p. 181 (Briquet 85 e 91). La forma più simile è Briquet 91
La scrittura del Codice Leicester
(Firenze 1507). Marco Cursi
10
CL, ff. 7r e 15v. Cfr. Pedretti 1987, p. 182.
11
Pedretti 1987, p. XXVIII. Casi simili in CA, f. 658 ex 241c-d (Clark-Pedretti 1968, I, pp. 15-16;
Pedretti 1977, I, pp. 169-174; Pedretti 1978-1979, II, p. 60; Marinoni 1987, p. 349), e in CABL, ff.
16/17 e 215/218 = P 123/124 (Leonardo 1998, pp. 386-392).
12
Calvi 1909, p. XXX.
13
Calvi 1909, p. XXIX; Marinoni 1987, p. 344; Pedretti 1987, p. xxix.
La scrittura di Leonardo è pienamente confor- 17v (titolo), 32r (prime righe). In esse si nota un de-
14
Calvi 1909, p. XXIX; Calvi 1982, p. 150; Marinoni 1987, pp. 343-344 e 350.
me al modello offerto da una delle tipologie gra- ciso contenimento nel ricorso alle forme agghin-
15
Pedretti 1987, p. XXX; Pedretti 1988, p. 129. È l’ordine seguito nelle prime mostre del Codice
fiche più diffuse della sua epoca, la mercantesca. date e artificiose che si osservano nelle più antiche
Leicester (allora Hammer) nel 1982 e 1985 e nell’edizione del 1987.
Nata all’inizio del Trecento tra la borghesia citta- testimonianze vinciane dotate di qualche ambizio-
16
Calvi 1909, p. XVII; Calvi 1982, p. 150 («in un tempo non molto lontano dall’inizio del ms. K», i
dina impegnata in attività artigianali, mercantili ne calligrafica e alcuni significativi cedimenti alle
cui fascicoli I e II appaiono iniziati prima del Codice sul volo degli uccelli, 1504-1505 circa).
e bancarie, con il passare del tempo essa perse il influenze delle scritture umanistiche, cui Leonar-
17
Pedretti 1982b, p. 10. Cfr. anche Pedretti 1964, pp. 12-13; Pedretti 1985, p. 11.
suo carattere di tipologia di mestiere e si diffuse tra do sembra in qualche misura avvicinarsi. Partico-
18
Pedretti 1987, pp. XVII, XXVIII-XXIX, XXXIII-XXXIV; Pedretti 1988, p. 129.
coloro i quali svolgevano attività professionali che larmente rilevante la presenza della b diritta, con
19
Kemp 2004, pp. 133-153 e 181-198.
richiedevano un livello di alfabetismo buono o ad- occhiello eseguito con movimento della penna de-
20
Vecce 2017a.
dirittura ottimo, ma non la conoscenza del latino. strogiro; della e dalla forma alta e strozzata, con
21
Calvi 1982, pp. 156-158; Pedretti 1978-1979, I, p. 79.
Navigando nel mare magnum degli autografi vin- traversa che si prolunga orizzontalmente verso
22
CM II, ff. 24r e 42v (marcati con crocetta ma non biffati); CABL, ff. 136r e 137v (= P 77: f. 1504-
ciani si ha la precisa percezione di un doppio livello destra; della g nella variante contrassegnata da oc-
1506). Cfr. Pedretti 1987, pp. XXI-XXII (anche per altri fogli); Leonardo 1998, p. 265.
esecutivo, quasi sempre legato alla finalità dello chiello inferiore di forma perfettamente circolare.
23
Ms. K, f. 56r; CL, f. 33r. Cfr. Calvi 1982, p. 146.
scrivere, e in molti casi correlato con le scelte di L’elemento grafico più caratterizzante, tuttavia,
24
Pedretti 1987, pp. XIX-XXI.
formato e le architetture della messa in pagina di è dato dalla presenza di apici d’attacco ascendenti,
25
CABL, ff. 45r, 31 r-v e 122r = P 30-32. Cfr. Leonardo 1998, pp. 149-153.
fogli sciolti e manoscritti: una scrittura d’uso, ado- dall’andamento morbido ed elegante, che correda-
26
CABL, ff. 159v (= P 110), 204v e 266r (= P 106-107); CA, f. 784av ex 289vb. Cfr. Leonardo
perata prevalentemente per rapidi appunti; una no le aste verticali della h e della l e, più raramen-
1998, pp. 350, 334, 339 (1506-1508 circa); Pedretti 1978-1979, II, p. 112; Brizio 1951; Marinoni
scrittura formale, impiegata nelle didascalie dei te, della b. Un sondaggio condotto per l’occasione
1974, pp. 10-28; Frosini 2003; Fehrenbach 2013.
disegni di più alto profilo artistico, nei passi degli sull’intera produzione manoscritta leonardiana ha
27CA, f. 201r-v ex 74ra e va; f. 214ar-v ex 79ra e 79vb. Cfr. Calvi 1909, p. XVI; Calvi 1982, p.
zibaldoni preparatori che più si avvicinano alla for- permesso di rilevare la presenza di questo marca-
155; Pedretti 1977, II, pp. 140-145; Pedretti 1978-1979, I, p. 107-108 e 112-113; Pedretti 1987,
ma del trattato o anche in alcune sezioni dei libri tore in codici databili a un torno di anni ben defi-
p. XXIII.
di bottega. nito: Madrid II-1 (1503-1504, ff. 49r, 77r, 111v, 118r);
28
Pedretti 1964.
Se la prima appare stabile nel corso del tem- Codice sul volo degli uccelli (1505, ff. 1r, 3r, 13r, 14v);
29
Leonardo 1995.
po e contraddistinta fin dagli anni giovanili da una Forster I1 (circa 1505, ff. 12v, 20r); Ms. K3 (1506-1507,
30
Zwijnenberg 1999, pp. 89, 147-150.
scarna essenzialità, la seconda, sulla quale Leonar- ff. 9r, 37v); il primo fascicolo dell’Arundel (1508, ff.
31
CA, f. 571r ex 214rd. Cfr. Pedretti 1977, II, pp. 298-299; Pedretti 1978-1979, II, p. 21; Pedretti
do esercitava un più cosciente controllo dell’atto 1v, 2r, 4r, 7v); Ms. D (circa 1508, f. 4r); Ms. F (set-
1982b.
grafico, consente di cogliere apprezzabili muta- tembre-dicembre 1508, f. 8r). Tali elementi di va-
32
CABL, f. 1r (= P 115). Cfr. Leonardo 1998, p. 28. Nel fascicolo trovano posto anche appunti per
menti diacronici. Di conseguenza, i sintomi grafici lutazione inducono a concludere, seppur con cau-
un «Libro 9° dell’acqua de’ pozi premanente e dell’acqua fugitiva» ( 25v), e per un «Libro 7° dell’ac-
utili per un inquadramento cronologico saranno tela e in attesa di ulteriori indagini, che la scrittura
qua che con varie qualità d’angoli percuote e cava sotto l’argine de’ fiumi» ( 29v).
da ricercare nelle carte del Codice Leicester carat- del Codice Leicester sia da assegnare a un periodo
33
Cfr. per gli altri richiami all’ordine: Ms. F, ff. 90v, 66v, 45r; Ms. E, f. 12v; Leonardo 1980-1985,
terizzate da una maggiore attenzione nella resa compreso tra il 1504 e il 1508, in linea con le ipotesi
ff. 44r, 81v, 154r.
esecutiva: ff. 8v (titolo posto al centro del margine cronologiche proposte nel 1909 da Girolamo Calvi.
34
Yates 2007; Zwijnenberg 1999, pp. 11-16.
superiore e prime righe), 11r (rr. 1-20), 26r (rr. 1-26),
35
Codice Atlantico f. 245r ex 90r.b; Leonardo 1980-1985, ff. 4r, 6r, 39r, 104r; verso del Foglio di
Weimar; Codice A, ff. 106r, 107v, 108r, 114r; Codice di Madrid II, f. 2r («Della memoria locale»).
36
Meredith-Stein 1993; Calvert-Spence-Stein 2004.

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