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NEOPLASTICISMO

"Linee, piani e colori sono gli elementi materiali della costruzione: si porta avanti un piano sospeso per
arretrare il volume del corpo principale, lo si compensa indicando con un'asta verticale lo spigolo di un
volume vuoto, si contrappone ai piani frontali il piano orizzontale di una copertura sporgente, si blocca con
una linea nera l'espansione luminosa di una superficie bianca, con la spazialità negativa di un blu la
spazialità positiva di un giallo".

Con queste parole G. C. Argan commenta nel suo "L'arte moderna- 1770 - 1970" la composizione della nota
Casa Schroder a Utrecht, come si trattasse di un'opera d'arte pittorica... e forse in effetti questo
rappresenta l'unico modo per farne percepire il senso della composizione, di questa sorta di opera pittorica
fatta architettura. Nel 1924, Casa Schroder fu progettata da G. T. Rietveld (noto per una poltrona, -la sedia
rosso blu- dagli elementi in legno standardizzati). Rietveld era il più aderente alle premesse teoriche del
movimento neoplastico fondato nel 1917.

Organo di diffusione del N. fu la rivista “de Stijl”, ideata da Van Doesburg con Mondrian, Van Eesteteren e
Oud. Si cerca una nuova plasticità, e per questo ci si propone di partire da elementi bidimensionali e
accostarli secondo un nuovo significato fatto di rapporti reciproci. Il programma neo-plastico prevedeva
fosse estetico il puro atto costruttivo, cioè introduceva il concetto che nessuna forma esiste a priori, ma si
produce con l'atto del costruire. Rietveld aveva ideato una casa le cui superfici delle pareti sembravano
essere piani in movimento, così come i balconi e i parapetti. Tale tendenza, la progettazione per piani, non
fu proseguita tuttavia da uno dei fondatori del movimento, J.J. P. Oud, (1890-1963) che, pur inserendosi
nell'ambito del De Stijl, superò le tematiche del gruppo per approdare ad un linguaggio proprio che
prevedeva, tra l'altro, una semplificazione radicale dei procedimenti costruttivi.

Nelle architetture di Oud la scomposizione “è assorbita senza traccia apparente nell'integrità dei blocchi
edilizi: eppure i volumi, le superfici, i colori, non sono più quelli di prima e appaiono come se fossero nuovi,
visti per la prima volta, mentre si ricostituisce dopo più di un secolo, su basi diversissime da quelle antiche,
l'accordo tra forma e funzione”..- Benevolo- Storia dell'Architettura Moderna. Oud, architetto della città d
Rotterdam dal 1918 al 1933, realizzò dei quartieri popolari che furono espressione di un impegno di
carattere estetico, ma anche etico. Egli sosteneva la importanza della possibilità di costruire in serie con
elementi prefabbricati, anche per potere essere a servizio della collettività. A lui si devono alcuni indiscussi
capolavori come l'insediamento residenziale di Kiefhoek, le case minime in serie per il quartiere
sperimentale di Weissenhof a Stoccarda e soprattutto le abitazioni del quartiere operaio di Hoek van
Holland, del 1924, dove si realizza quella ricerca di una edilizia residenziale di massa "sana, universale e di
larghe vedute".

Pur riprendendo la già evoluta tradizione abitativa olandese, queste opere hanno spazi interni ed esterni
che si compongono armoniosamente in un insieme di volumi. Le case a schiera di Hoek van Holland, a due
piani, esprimono quel "complesso equilibrato delle parti" di cui parlava egli stesso. I colori presenti negli
scalini di ingresso, rossi, le porte blu e la zoccolatura gialla, vivacizzano la composizione e il bianco delle
pareti, ma non per sottolineare la scomposizione delle parti, ma anzi la loro intima coesione. La stecca
appare conclusa dalle estremità arrotondate e appare come unita dal parapetto dei balconi. L'architettura
non deve cadere, a detta dello stesso Oud, in un arido razionalismo, ma deve mostrare la seduzione del
materiale di qualità, la chiarezza del vetro, lo scintillio e la levigatezza della superficie, lo splendore e la luce
del colore... solo così l'architettura potrà superare, quella purezza classica, eliminando ogni elemento di
poca importanza.