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Cortellessa

IL CANCRO DELLA LARINGE


Rappresenta il 2-3% dei tumori totali. Oltre al fattore genetico, ha necessariamente bisogno di fattori
scatenanti, quali fumo, alcol, o entrambi simultaneamente.
Di base la terapia è chirurgica, ad eccezione di casi particolari in cui lo si prova a sconfiggere con la
radioterapia; è importante sottolineare che è un cancro radiosensibile e poco chemiosensibile, per cui la
radioterapia si rivela essere il trattamento primario. Si tratta di una terapia locoregionale, sempre utilizzata, e
se il cancro è preso nelle fasi iniziali, anche se con linfonodi, lo si può demolire, pur portando a menomazioni
importanti.
Può colpire una corda vocale o una zona, che sia l’epiglottide, il corpo laringeo ecc. e a seconda della zona
occupata, sarà stabilita la terapia chirurgia appropriata.
DIAGNOSI
Il paziente in genere si presenta con disfonia, ma bisogna ricordare che questa condizione può dipendere anche
da un nodulo o una semplice infiammazione, per cui si procede all’anamnesi e all’esame diagnostico, la
fibrolaringoscopia, un esame ambulatoriale obiettivo; è istopatologico, e permette la visione della
conformazione del problema:
• Il nodulo ha una superficie liscia
• Il polipo ha una superficie liscia ma è peduncolato, come una foglia
• Il cancro ha l’aspetto di un cavolfiore e risulta sanguinante al tocco

A seconda della zona di localizzazione, si distinguono vari tipi di trattamento.


Cancro della corda vocale
Necessita di un’altra distinzione:
• Cancro in situ: non oltrepassa il tessuto mucoso, quindi una volta asportato non ha più bisogno di
ulteriori trattamenti demolitivi
• Cancro infiltrante: essendo la mucosa sottostante infiltrata dal cancro, ha bisogno di interventi
demolitivi che coinvolgono la corda vocale
Questa distinzione è importante sia per fini terapeutici sia prognostici. Quindi facendo una microlaringoscopia
si vede la neoformazione che, una volta asportata, viene inviata all’anatomopatologo. Nel caso in cui sia
profondo e coinvolga la parete laringea, è in stato avanzato quindi va asportato con interessamento di parte
della laringe, parliamo così di laringectomia parziale.

In sintesi:
Cancro in situ: asportazione del solo cancro
Cancro infiltrante: asportazione di cancro e intera corda interessata (con conservazione del resto dell’organo)
Il paziente sarà sempre disfonico, necessita di un trattamento logopedico che prevede l’utilizzo della
corda vocale falsa se non interessata
Cancro infiltrante in stadio avanzato: emilaringectomia o laringectomia parziale
Si riduce il volume della laringe, quindi il paziente avrà dei disturbi respiratori ma in generale sono
conservate tutte e tre le funzioni, respiratorie, foniatriche e deglutitorie.
Cancro dell’epiglottide
Può trovarsi sulla faccia faringea o laringea; è l’unico che non dà disfonia perché non tocca le corde. Come
primo sintomo dà disfagia perché, nell’atto deglutitorio, il bolo alimentare che passa sulla faccia faringea porta
dolore, e può dare anche dispnea se riduce lo spazio respiratorio.
Potrebbe poi scendere fino alle corde vocali vere e in quel caso si deve procedere alla laringectomia totale,
ma se preso nella sua fase iniziale basta un’asportazione parziale della laringe con laringectomia sopraglottica,
intervento che prevede l’asportazione dell’epiglottide e la sua successiva ricostruzione (neoepiglottide) in
quanto plica essenziale per la deglutizione.
Il post-intervento è un percorso lungo che necessita di molta rieducazione, affinché il paziente arrivi ad avere
un’accettabile deglutizione e fonazione.
Cancro del piano glottico
Si forma a livello della commissura anteriore, punto di connessione delle corde. In genere è infiltrante quindi
raramente permette di salvare la laringe, ed è demolitivo, cosa che comporta l’asportazione della laringe, un
intervento radicale con azzeramento di tutte le funzioni laringee, respiratoria, fonatoria, deglutitoria.
Si va a togliere in tal modo un organo importante, che confina superiormente con la faringe, in particolare
l’ipofaringe e inferiormente con la trachea, ma bisogna garantire respirazione, deglutizione e un’accettabile
fonazione.
RESPIRAZIONE
L’aria proviene dalla trachea quindi tracheostomia, tra il 1° e il 2° anello tracheale fa sì che il 1° anello venga
portato verso l’esterno e abboccato con la cute, perché ora, non esistendo la zona dell’epiglottide che è stata
completamente chiusa, è dalla cute che deve entrare aria. Venuta a mancare la funzione di sfintere della
laringe, dalla bocca entreranno solo cibo e liquidi, allo stesso tempo neanche il naso servirà più per respirare,
né per altre funzioni come lo starnuto: solitamente l’aria viene spinta dai bronchi, ma in tal modo manca la
forza pur restando lo stimolo, in alcuni casi si perde anche olfatto e non si può nemmeno soffiare dal naso. Si
capisce quindi che tutte funzioni hanno modo di esistere per quest’organo posto a metà strada.

Dopo l’asportazione viene posizionata la cannula tracheale, la quale permette la respirazione. Prima le cannule
erano fatte in argento e venivano costantemente sterilizzate e reinserite, ad oggi sono fatte in silicone e
vengono cambiata una volta al mese.
La funzione della cannula è mantenere il calibro della stomia, e come accade per la bocca, si deve permettere
anche l’apertura e la chiusura di questa stomia, in genere, si mettono filtri che consentano comunque la
funzione respiratoria. Questo permette di fare una vita normale con tutte le precauzioni del caso, come lo stare
attenti all’acqua, ecc.
La cannula è formata da tre componenti: inizialmente per entrare nella stomia un interruttore accompagna la
cannula per poi essere tolto; una volta entrati si inserisce una controcannula, una zona filtro che
periodicamente, nell’arco del mese, si può togliere, lavare e rimettere in sede. Entrambe vengono ancorate al
collo attraverso una fettuccia, così che i colpi di tosse, che avvengono attraverso la trachea non possano portare
all’espulsione delle stesse.
Può essere di varie dimensioni, in genere è di 9, 10 o 11 mm, al di sotto degli 8 parliamo di piccole stomie o
tracheostomie di emergenza fatte per altre cause, come shock o paralisi laringee.

FONAZIONE
Fino a qualche anno venivano usati i laringofoni, che permettevano di amplificare la motilità della trachea,
generando una voce metallica, oppure si poteva sviluppare la voce esofagea, tramite l’aria gastrica. Oggi sono
più in uso le protesi fonatorie, delle piccole membrane messe laterlamente, all’interno della trachea che viaggia
parallela all’esofago. Vengono collocate lì per muoversi sotto la spinta dell’aria, cosa che si basa sullo stesso
principio delle corde vocali in adduzione. Alla chiusura della stomia, l’aria che deve uscire va ad applicare
una pressione sulla parete, facendole vibrare e permettendo l’emissione di una buona voce. È spingendo sulla
stomia che si riesce a far vibrare la protesi fonatoria.
È chiaro che con qualsiasi tipo di voce, che sia esofagea, con laringofono o protesi fonatoria, il paziente
conserva la sua tipologia di voce, perché esclusivamente centrale (dialetto ecc.)

La protesi fonatoria è un dispositivo in silicone, inserito tra l’esofago e la trachea, durante la


laringectomia totale o durante un’operazione successiva. Ha due flange che la mantengono in posizione
– una nell’esofago e una nella trachea. Tra queste due flange c’è un tubicino che contiene una valvola
monodirezionale; questa valvola si apre quando si parla e si chiude quando si respira o si mangia per
prevenire l’entrata di corpi estranei in trachea.
Occludendo lo stoma l’aria espirata viene deviata verso l’esofago attraverso la protesi fonatoria. Nel
momento in cui l’aria passa, la mucosa tracheo-esofagea vibra e crea il suono.
La protesi va periodicamente cambiata, perché essendo in silicone e trovando in ambiente umido e mucoso,
quale la trachea, si usura; la particolarità è che il paziente è costretto a cambiarla ambulatorialmente nello
stesso posto dell’intervento, ogni 20-25 giorni, quindi anche prima della cannula.
Essendo posta sulle pareti di trachea ed esofago, succede che molte volte l’elasticità della parete può essere
persa, quindi non sempre la si può portare a vita, in tal caso si chiude la zona e il paziente viene rieducato alla
voce esofagea.