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Tracce di risposta - Antologia della Divina Commedia

Inferno, canto I
7. 2a sequenza (vv. 31-60): la comparsa delle tre fiere e lo sgomento di Dante; 3a sequenza (vv. 61-
136): la comparsa di Virgilio e l’inizio del viaggio. Fiere: antagonisti. Virgilio: aiutante del
protagonista.
8. «era» (v. 4): io-narrato; «è» (v. 4): io-narrante; «rinova» (v. 6): io-narrante; «è» (v. 7): io-
narrante; «trattar» (v. 8): io-narrante; «trovai» (v. 8): io-narrato; «dirò» (v. 9): io-narrante; «ho
scorte» (v. 9): io-narrato.
9. Oltre a «oscura» e «selvaggia» di cui si è già detto nell’Analisi del testo: «aspra» e «forte», cioè
intricata, malagevole, tendono a suggerire una sensazione di paura nel lettore; così «amara»,
angosciosa quasi quanto l’idea della morte; «lo passo / che non lasciò già mai persona viva», in
quanto la condizione peccaminosa conduce sempre alla morte spirituale.
10. a) “e non si allontanava da me”; b) “mi valga presso di te l’assiduo studio e il grande amore”; c)
“e ti porterò via da questo luogo attraverso l’inferno che durerà in eterno”.
11. Le risposte esatte sono la b e la d.
12. d

Inferno, canto II
9. Campo semantico del timore, rinuncia, mancanza di volontà: «m’abbandono» (v. 34), «temo» (v.
35), «disvuol» (v. 37), «dal cominciar tutto si tolle» (v. 39), «viltade» (v. 45), «tema» (v. 49),
«vòlt’è per paura» (v. 63), «temo» (v. 64), «Temer» (v. 88), «perché restai» (v. 121), «viltà» (v.
122), «ardire e franchezza non hai» (v. 123), «virtude stanca» (v. 130). Parola-chiave: temere.
10. b
11. c
12. c
13. b; la risposta a, pur non del tutto inesatta, sarebbe da riferire più opportunamente a un’eventuale
onomatopea.

Inferno, canto III


4. 2a microsequenza dialogica (vv. 10-21): la richiesta di spiegazione da parte di Dante e
l’esortazione di Virgilio ad avere coraggio; 3a microsequenza descrittiva (vv. 22-30): il clamore
degli ignavi nelle tenebre; 4a microsequenza dialogica (vv. 31-51): i chiarimenti di Virgilio sulla
condizione degli ignavi; 5a microsequenza descrittiva (vv. 52-69): la descrizione della pena che
riguarda gli ignavi; 6a microsequenza dialogica (vv. 70-81): nuova richiesta di spiegazione rivolta a
Virgilio che redarguisce Dante; 7a microsequenza dialogica (vv. 82-96): il sopraggiungere di
Caronte e lo scambio di battute con Virgilio; 8a microsequenza descrittiva (vv. 97-120); le anime
traghettate da Caronte; 9a microsequenza dialogica (vv. 121-129): spiegazione di Virgilio sui
dannati; 10a microsequenza descrittiva (vv. 130-136): il terremoto e lo svenimento di Dante.
5. L’inferno ha avuto origine per opera della giustizia di Dio; sua principale caratteristica è di essere
eterno; chi entra non può più uscirne.
6. Nel canto prevalgono le rappresentazioni anonime e collettive; anche Caronte è delineato senza
approfondimento psicologico ma colto nel suo dinamismo.
7. vv. 5-6: la Trinità nei suoi attributi (la potenza del Padre, la sapienza del Figlio, la carità dello
Spirito Santo); v. 18: il ben dell’intelletto (Dio quale somma verità); v. 39: il momento della
ribellione di Lucifero; v. 50: Dio come amore e come giustizia; v. 63: ancora il momento della
ribellione di Lucifero; vv. 95-96: il Cielo come sede della volontà divina; v. 103: blasfemia nei
confronti di Dio; v. 108: Dio del Vecchio Testamento che incute timore; v. 122: Dio che revoca il
proprio aiuto, la grazia; v. 125: Dio come giudice.
8. b
9. a
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10. c
11. b; ma possono essere accettate anche la a e la c, purché motivate adeguatamente.
12. b
13. La “potestà” è il diritto, giuridicamente riconosciuto, all’esercizio di un potere e delle funzioni a
esso connesse. La “patria potestà” è il complesso di poteri e doveri a protezione e tutela dei figli
minorenni, un tempo attribuiti al solo padre e oggi conferiti a entrambi i genitori. Il “podestà”,
all’epoca dei Comuni medievali italiani, era il massimo magistrato a cui era affidato l’esercizio del
potere esecutivo, giudiziario e di polizia; durante il regime fascista, invece, era il capo
dell’amministrazione comunale, che ricopriva le funzioni del sindaco, della giunta e del consiglio
comunale.
14. Dal latino ripariam, da riparius (che sta sulla riva, da ripa, -ae).

Inferno, canto IV
6. A Dante-personaggio (io-narrato) appartengono i vv. 7-8; a Dante-narratore (io-narrante) il v. 9.
7. La parola onore con i suoi derivati viene ripetuta otto volte in ventidue terzine (vv. 72, 73, 74, 76,
80, 93, 100, 133).
8. La luce della ragione che sconfigge le tenebre dell’ignoranza.
9. Sono tutti dei magnanimi, gli unici degni di essere onorati in quanto hanno esercitato in sommo
grado le virtù (prudenza, fortezza, temperanza, giustizia). Vedi Analisi del testo.
10. Vedi Analisi del testo, paragrafi Una pausa di carattere teologico e Dante preumanista e Dante
medievale.
11. c

Inferno, canto V
6. 1a sequenza (vv. 1-24): l’incontro con Minosse; 2a sequenza (vv. 25-72): la bufera infernale e
l’incontro con le donne antiche e i cavalieri; 3a sequenza (vv. 73-114): il primo racconto di
Francesca e la commozione di Dante; 4a sequenza (vv. 115-142): i modi e le circostanze in cui si
rivelò l’amore di Paolo e Francesca.
7. Narratore di primo grado: Dante; narratore di secondo grado: Francesca.
8. Entrambi i narratori sono interni perché protagonisti della storia che raccontano. Gli effetti sono
ovviamente quelli di una maggiore partecipazione alla storia (prevalere della funzione emotiva,
soggettività).
9. c
10. Campo semantico dell’amore o del desiderio amoroso: «amor» (v. 78), «disio» (v. 82), «voler»
(v. 84), «affettuoso» (v. 87), «Amor» (vv. 100, 103, 106), «modo» (= intensità) al v. 102, «amato»
(v. 103), «amar» (v. 103), «dolci pensier» (v. 113), «disio» (v. 113), «dolci sospiri» (v. 118),
«dubbiosi disiri» (v. 120), «amor» (v. 125), «diletto» (v. 127), «disiato riso» (v. 133), «amante» (v.
134), «mi basciò» (v. 136).
Campo semantico del dolore: «anime affannate» (v. 80), «mal perverso» (v. 93), «morte» (v. 106),
«a vita ci spense» (v. 107), «anime offense» (v. 109), «doloroso passo» (v. 114), «martìri» (v. 116),
«dolore» (v. 121), «piange» (v. 126), «piangea» (v. 140).
Campo semantico della pietà: «pietà mi giunse, e fui quasi smarrito» (v. 72), «hai pietà» (v. 93),
«china’ il viso e tanto il tenni basso» (v. 110), «Oh lasso» (v. 112), «a lagrimar mi fanno tristo e
pio» (v. 117), «sì che di pietade / io venni men così com’io morisse. / E caddi come corpo morto
cade» (vv. 140-142).
11. captatio benevolentiae: vv. 88-96; motivi biografici: vv. 97-99; leggi dell’amore cortese ecc.:
vv. 100 e 103.
12. c
13. a
14. a) “considera dove entri e di chi ti fidi”; b) “per cui io dissi: ‘Maestro…’”; c) “per cancellare il
biasimo in cui era caduta”.
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15. b

Inferno, canto VI
5. 1a sequenza (vv. 1-33): l’impatto visivo con i golosi e l’incontro con Cerbero; 2a sequenza (vv.
34-93): il colloquio con Ciacco; 3a sequenza (vv. 94-115): le spiegazioni teologiche di Virgilio.
6. Il coinvolgimento è dato soprattutto dal verso 71 («l’altra» = i Guelfi bianchi, dei quali Dante
faceva parte), da cui si può intuire l’esilio di Dante stesso.
7. Le due diverse condizioni esistenziali di Ciacco sono quella del presente, caratterizzata
dall’abbattimento e dalla sofferenza («a la pioggia mi fiacco»; «E io anima trista non son sola»;
«tutte queste a simil pena stanno»); e quella del passato, caratterizzata dalla gioia dei piaceri
materiali, dalla serenità («mi tenne in la vita serena»; «mi chiamaste Ciacco: / per la dannosa colpa
della gola»).
8. Con la regolarità, la monotonia del cadere della pioggia.
9. b; possono essere messi in relazione con la crudezza ed efferatezza delle operazioni compiute da
Cerbero.
10. Tristezza; pioggia; verme; i pugni; davanti; persecuzioni.
11. L’abbaiare dei cani.

Inferno, canto X
5. 1a sequenza (vv. 1-21): Dante e Virgilio in mezzo ai sepolcri degli epicurei; 2a sequenza (vv. 22-
51): l’incontro con Farinata; 3a sequenza (vv. 52-72): il colloquio con Cavalcante; 4a sequenza (vv.
73-120): la seconda parte del colloquio con Farinata; 5a sequenza (vv. 121-136): il conforto di
Virgilio a Dante turbato dalla profezia di Farinata.
6. b
7. Vedi l’Analisi del testo.
8. c. Le rime della poesia siciliana erano basate sui suoni relativi a tale lingua. Quando però questi
versi poetici venivano toscanizzati, i suoni si adattavano a un altro sistema vocalico: le “i” e le “u”
potevano diventare “e” chiusa e “o” chiusa dando vita a una rima “imperfetta”.
9. Le risposte a, b e c possono essere accettate, purché adeguatamente motivate.
10. b
11. L’aggettivo è “empio” (v. 83). Le metafore sono “orazion” e “nostro tempio” (v. 87). Il campo
semantico è quello della religione.

Inferno, canto XIII


3. 1a sequenza (vv. 1-108): la selva dei suicidi e l’incontro con Pier delle Vigne; 2a sequenza (vv.
109-132): il sopraggiungere di due scialacquatori e la caccia infernale; 3a sequenza (vv. 133-151): il
breve discorso dell’anonimo suicida fiorentino.
4. Si deve evidenziare il fatto che le anime, cadendo casualmente e trasformandosi in piante, danno
luogo a una selva intricata e impenetrabile, per cui l’avventurarvisi comporta un continuo scempio
di fronde e di rami, con conseguente dolore per gli uomini-pianta. Quindi il modo di formazione
della selva è funzionale sia alla pena dei suicidi, straziati dalle Arpie e dagli scialacquatori, sia a
quella degli scialacquatori, che, se corressero per sentieri dritti, non sarebbero graffiati dalle spine
dei cespugli.
5. c; a livello semantico si ha un potenziamento della contrapposizione fra le due realtà evocate,
quella positiva, paradisiaca (primi emistichi dei vv. 4-6) e quella negativa, infernale dei secondi
emistichi degli stessi versi (confronta anche la parte iniziale dell’Analisi del testo).
6. La prima denominazione («Federigo», v. 59) rinvia al rapporto intimo e familiare che Pier delle
Vigne ha avuto con lui, perciò egli lo chiama col nome proprio. La seconda («Cesare», «Augusto»,
vv. 65 e 68) qualifica Federico come imperatore, vittima della nefasta invidia dei cortigiani. La
terza («mio segnor», v. 75) ribadisce il rapporto di assoluta fedeltà nei confronti del sovrano
(confronta anche l’Analisi del testo).
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7. Metafore: vv. 55-57; vv. 58-60 (delle chiavi); vv. 64-66 (dell’invidia); v. 63. Perifrasi: vv. 58-60;
vv. 64-66. Figure etimologiche: «serrando e diserrando» (v. 60); «infiammò … ’nfiammati
infiammar» (vv. 67-68). Antitesi: «lieti onor … tristi lutti» (v. 69); «disdegnoso gusto» (v. 70);
«ingiusto … giusto» (v. 72).
8. L’allitterazione: «che da neun sentiero era segnato».
9. La relazione semantica delle rime in questione è data dal fatto che s’insiste su connotazioni
negative del bosco dei suicidi, il verde cupo preannuncia quasi il veleno che si trova al posto dei
frutti commestibili.
10. a
11. b
12. b; “quando eravamo ancora attenti al tronco, credendo che ci volesse parlare ancora, restammo
sorpresi da un rumore”.
13. «bosco», «fronda», «rami», «pomi», «stecchi», «sterpi», «alberi», «bronchi», «fraschetta»,
«piante», «ramicel», «pruno», «tronco», «sterpi», «stizzo», «radici», «legno», «nocchi», «selva»,
«germoglia», «gran di spelta», «vermena», «pianta silvestra», «frasche», «cespuglio», «cesto».

Inferno, canto XV3. «avrei visto» (v. 14); «in dietro rivolto» (v. 15); «ci riguardava» (v. 18);
«guardare» (v. 19); «aguzzavan le ciglia» (v. 20); «adocchiato» (v. 22); «ficcaï li occhi» (v. 26);
«aspetto» (da aspicere = guardare, v. 26); «viso» (v. 27).
4. «esta selva selvaggia e aspra e forte» (v. 5); «Tant’è amara che poco è più morte» (v. 7); la
metafora del “cammino” e della “diritta via smarrita” («tenni a la traversa»).
5. «m’insegnavate» (v. 85); «scrivo» (v. 88); «chiosar» (v. 89); «testo» (v. 89).
6. Rime difficili: vv. 37-39, 106-108, 116-118-120.
7. Fugga; raggiungerò; vedendo; domando; sarebbe.

Inferno, canto XIX


4. 1a sequenza (vv. 1-12): le apostrofi iniziali; 2a sequenza (vv. 13-30): il contrappasso dei
simoniaci; 3a sequenza (vv. 31-87): il colloquio con Niccolò III; 4a sequenza (vv. 88-117): lo
sdegno di Dante; 5a sequenza (vv. 118-133): il trasporto di Dante da parte di Virgilio sull’argine
della quarta bolgia.
5. «rapaci» (v. 3); «oro e … argento» (v. 4); «aver sazio» (v. 55); «cupido … avanzar» (v. 71);
«l’avere … borsa» (v. 72); «simoneggiando» (v. 74); «tesoro» (v. 90); «oro od argento» (v. 95);
«moneta» (v. 98); «avarizia» (v. 104); «d’oro e d’argento» (v. 112); «dote» (v. 116); «ricco» (v.
117). Le parole chiave sono oro e argento ripetute tre volte.
6. Io-narrante: vv. 1-6 e 19-21; io-narrato: vv. 58-63. Infatti nel primo caso si dà un giudizio
definitivo e ormai acquisito, frutto di una maturità morale raggiunta definitivamente; inoltre si fa
riferimento a esperienze di vita precedenti. Nel secondo caso il personaggio appare incerto, confuso,
ha bisogno dell’imboccamento di Virgilio, e rivela una maturità solo parzialmente raggiunta.
7. L’allitterazione vuol sottolineare la brama di possesso, la rapacità, l’avidità con cui i simoniaci
s’impadroniscono delle ricchezze.
8. Rime difficili.
9. a
10. Ai vv. 115-117.

Inferno, canto XXVI


3. 1a sequenza (vv. 1-12): l’invettiva contro Firenze; 2a sequenza (vv. 13-48): la pena dei consiglieri
fraudolenti; 3a sequenza (vv. 49-84): l’incontro con Ulisse e Diomede e l’invito a parlare rivolto al
primo; 4a sequenza (vv. 85-142): il racconto di Ulisse.
4. L’affinità è soprattutto nella fiducia che ripongono nella ragione umana, nelle forze dell’uomo
che da sole possono arrivare alla conoscenza e quindi alla verità. Però Dante, ad un certo punto
della sua vita, abbandona questa convinzione e riconosce l’indispensabilità dell’aiuto divino per
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giungere alla verità, mentre Ulisse persevera andando verso la perdizione, nel suo peccato di
superbia intellettuale.
5. Componenti affettive e spirituali di Ulisse: vv. 94-96, 97-99, 118-120; componente prevalente:
vv. 97-99.
6. Vedi vv. 118-120 e l’Analisi del testo (l’«orazion picciola» di Ulisse).
7. D; D; U; D; U; U; D.
8. Il tempo presente è relativo all’io-narrante (o Dante-auctor), quello remoto all’io-narrato (o
Dante-agens). La necessità di sapersi mantenere nei limiti propri della natura umana, attraverso la
virtù che deve guidare l’ingegno, cioè l’attività intellettuale, perché essa non sia volta a scopi
negativi.
9. Il narratore di secondo grado è Ulisse nel momento in cui narra il proprio viaggio.
10. «Passo»: in entrambi i casi si tratta di situazioni o luoghi che conducono alla perdizione (la
selva, prima, l’ardua impresa dopo). «Folle»: ha in genere il senso di temerario; nel canto II, riferito
al viaggio di Dante, indica qualcosa che va contro i limiti che Dio ha imposto; così nel canto VIII,
in quanto il viaggio di Dante nell’oltretomba infrange le regole divine; anche nel canto XXVI il
volo di Ulisse è qualcosa che infrange le regole dettate da Dio, ma nel caso di Dante è Dio stesso
che lo vuole, nel caso di Ulisse, invece, l’uomo crede di poter fare a meno della Grazia divina.
11. c
Inferno, canto XXXIII
4. Buio o comunque scarsa luce, ristrettezza, impossibilità di uscirne.
5. Gli indicatori temporali sono: «più lune già … ’l mal sonno» (v. 26); «la dimane» (v. 37); «l’ora
s’appressava» (v. 43); «tutto quel giorno né la notte appresso» (v. 53); «infin che l’altro sol nel
mondo uscìo» (v. 54); «Come un poco di raggio si fu messo / nel doloroso carcere» (vv. 55-56); «lo
dì e l’altro» (v. 65); «al quarto dì venuti» (67); «tra ’l quinto dì e ’l sesto» (72); «due dì» (v. 74). La
durata della storia è di circa otto giorni. Il tempo del discorso è nettamente inferiore al tempo della
storia, purtuttavia le modalità narrative di Ugolino fanno percepire il lento scorrere del tempo.
6. «bocca» (v. 1); «fiero pasto» (v. 1); «avea … guasto» (v. 3); «fame» (v. 23); «pane» (v. 39);
«cibo» (v. 44); «manicar» (v. 60); «mangi» (v. 62); «carni» (v. 63); «digiuno» (v. 75); «denti» (v.
77); «osso» (v. 78).
7. c
8. a

Inferno, canto XXXIV


4. 1a sequenza (vv. 1-69): la vista di Lucifero, Giuda, Bruto e Cassio; 2a sequenza (vv. 70-87):
l’uscita dall’inferno attraverso il corpo di Lucifero; 3a sequenza (vv. 88-126): le spiegazioni di
Virgilio; 4a sequenza (vv. 127-139): in cammino verso il «chiaro mondo».
5. Attributi della Trinità: potenza (Padre), sapienza (Figlio), amore (Spirito Santo); attributi di
Lucifero: impotenza, ignoranza, odio.
6. «ché quello imperador che là sù regna» (Inferno, I, v. 124). Canto I: si riferisce a Dio che regna
in paradiso. Canto XXXIV: Lucifero è indicato come l’imperatore del regno del dolore (l’inferno).
7. L’indicatore è al verso 68. Il viaggio è durato ventiquattr’ore, dal tramonto dell’8 aprile 1300 a
quello del 9.
8. Il capovolgimento fisico è indice di un capovolgimento sostanziale, non solo fisico ma anche
morale: d’ora in avanti non si procederà verso il male, ma ci si allontanerà sempre più da esso; al
moto verso il basso si sostituisce quello verso l’alto, verso Dio; dal buio si va verso la luce.
9. c
10. d
11. «chiaro mondo» (v. 134); «cose belle / che porta ’l ciel» (vv. 137-138); «pertugio tondo» (v.
138); «stelle» (v. 139).

Purgatorio, canto I
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6. 1a sequenza (vv. 1-12): il proemio; 2a sequenza (vv. 13-27): la contemplazione della volta celeste;
3a sequenza (vv. 28-108): l’incontro con Catone; 4a sequenza (vv. 109-136): il compimento del
rituale liturgico.
7. – In entrambi i proemi sono presenti l’enunciazione del tema e l’invocazione alle Muse.
– Quello del Purgatorio ha una maggiore estensione, che aumenta proporzionalmente
all’importanza della cantica (confronta anche quello del Paradiso che è il più lungo).
– In quello dell’Inferno si accenna al tema dell’ineffabilità, mentre nel proemio del Purgatorio
s’insiste sull’ansia di rigenerazione morale.
– La contraddizione di un’invocazione a divinità pagane da parte di un poeta cristiano è solo
apparente, perché Dante, come i suoi contemporanei, individua nei miti pagani un’anticipazione
della verità cristiana.
8. a. Molto scarsa (inferno); possibile in base al normale avvicendamento di giorno e notte
(purgatorio).
b. Densa, caliginosa (inferno); pura, serena, tersa (purgatorio).
c. Non sono visibili (inferno); sono visibili (purgatorio).
d. Quasi assente (inferno); presente anche se non ancora al massimo grado come nel paradiso
(purgatorio).
9. La somiglianza tra i due è puramente esteriore. I capelli e la barba bianchi (le «lanose gote» di
Caronte) richiamano la «lunga … barba di pel bianco mista» di Catone, ma nel primo c’è il
demoniaco particolare degli occhi infuocati («intorno a li occhi avea di fiamme rote», «occhi di
bragia») che denotano rabbia e furore assenti nel secondo. Inoltre Caronte è colto in atteggiamento
dinamico («batte col remo qualunque s’adagia») mentre Catone appare immobile, statuario,
serenamente illuminato nel volto.
10. In entrambi i casi vi si svolge il tema del cammino; ora però la via che era stata perduta è stata
ritrovata.
11. Il riferimento alle figlie di Pierio trasformate in gazze per la loro superbia; l’inginocchiarsi e
l’abbassare lo sguardo da parte di Dante di fronte a Catone; il cingersi d’un giunco, simbolo di
umiltà; il riferimento all’episodio di Ulisse, punito per la sua superbia intellettuale.
12. S’intende potenziare semanticamente il senso di disperazione e di inevitabile punizione che
deriva dal temerario gesto delle Piche.
13. Litote, eufemismo.

Purgatorio, canto III


5. 1a sequenza (vv. 1-45): la paura di Dante e le spiegazioni dottrinali di Virgilio; 2a sequenza (vv.
46-102): l’incontro con la schiera degli scomunicati; 3a sequenza (vv. 103-145): il colloquio con
Manfredi.
6. I due episodi sono quello del rimprovero di Catone (canto II, vv. 120-123) e quello
dell’incapacità di trovare la giusta via per salire il monte del purgatorio (canto III, vv. 52-54).
7. La ragione umana è sempre più bisognosa dell’aiuto divino; da sola può anche deviare dal
cammino di purificazione (episodio di Casella) o può essere incapace, con le proprie forze, di
trovare la via della salvezza (episodio ai versi 52-54 del canto III).
8. L’alto coincide con la salvezza e con Dio, il basso con la perdizione.
9. Connotazioni di difficoltà nel salire con le proprie forze, senza l’aiuto divino.
10. Nel purgatorio il passare del tempo segna anche il progressivo estinguersi delle pene che sono
appunto temporanee, a differenza di quelle infernali che sono eterne.
11. è ancora in vita, a causa della scomunica (in quanto è tolto dalla comunione dei fedeli); egli,
dopo morto, viene disseppellito e trasportato fuori del regno; Manfredi, in procinto di morire, viene
perdonato da Dio e rientra a far parte della comunione dei fedeli.
12. b
13. a

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Purgatorio, canto V
4. «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa», v. 51; vi è un analogo disprezzo, soprattutto nella
prima situazione, quella infernale; nella seconda esso appare meno giustificato (confronta anche
l’Analisi del testo).
5. Narratore di primo grado: Dante; narratori di secondo grado: Jacopo del Cassero, Buonconte da
Montefeltro e Pia de’ Tolomei.
6. vv. 73-74; v. 84. Campo semantico: «profondi fori», «sangue», «vene … laco».
7. vv. 4-6; «’l lume ch’era rotto», v. 9; vv. 25-26; v. 33; v. 47; «la mia carne sola», v. 102; «de
l’altro», v. 108; v. 124.
8. v. 101; vv. 126-127.
9. c
10. Enjambement.

Purgatorio, canto VI
6. a
7. b
8. Oltre quelle indicate: «mi sciogliea da essa» (v. 12); «l’anima divisa / dal corpo suo» (vv. 19-20);
«Come libero fui da tutte quante» (v. 25); «’l priego da Dio era disgiunto» (v. 42); «nave sanza
nocchiere» (v. 77); «sella … vòta» (v. 89); «O Alberto tedesco ch’abbandoni» (v. 97); «diserto» (v.
105); «Roma … vedova e sola» (vv. 112-113); «Cesare mio, perché non m’accompagne?» (v. 114);
«de l’accorger nostro scisso» (v. 123).
9. «e l’un l’altro abbracciava» (v. 75); «di quei ch’un muro e una fossa serra» (v. 84).
10. L’imperatore è accusato di non esercitare la propria autorità sull’Italia («la sella è vòta»),
nonostante Giustiniano abbia riordinato le leggi. Più precisamente si scaglia contro Alberto
d’Asburgo, accusato di non essersi mai interessato dell’Italia, nemmeno quando Bonifacio VIII si è
proclamato vicario dell’imperatore. In questo modo egli viene meno a quei doveri che gli derivano
dall’investitura divina, distratto com’è dalle conquiste in Germania.
11. Gli ecclesiastici vengono accusati di usurpazione del potere politico ai danni dell’imperatore, in
quanto non lasciano «seder Cesare in la sella», invece di occuparsi esclusivamente di questioni
religiose.
12. La contrapposizione di fondo che l’autore vuole evidenziare è la condizione reale di disordine
politico del suo tempo, alla quale dovrebbe subentrare una condizione ideale di ordine e di pace.
L’Italia versa infatti in uno stato di anarchia, da un lato per le inadempienze dell’imperatore che
sembra aver dimenticato i propri doveri, dall’altro per l’atteggiamento prevaricatore del papa che si
arroga poteri politici che non gli appartengono, venendo meno entrambi alla missione assegnata
loro da Dio.
13. vv. 114; 127-128; 136-137; 139-142.

Purgatorio, canto VIII


5. 1a sequenza (vv. 1-18): la preghiera serale delle anime; 2a sequenza (vv. 19-42): la prima parte
della sacra rappresentazione; 3a sequenza (vv. 43-84): l’incontro con Nino Visconti; 4a sequenza
(vv. 85-93): la contemplazione del cielo da parte di Dante; 5a sequenza (vv. 94-108): la seconda
parte della sacra rappresentazione; 6a sequenza (vv. 95-139): il colloquio con Corrado Malaspina.
6. Il lettore.
7. Alba e tramonto sono le due indicazioni, per cui il tempo della storia relativo ai primi otto canti è
di una giornata. Tempo della storia e tempo del discorso o della narrazione in pratica si
equivalgono, in quanto possiamo considerare lo spazio di una giornata quello che si impiega a
leggere gli otto canti in questione.
8. Direzione degli sguardi: verso Oriente (v. 11), verso l’alto (vv. 18, 23, 25, 85); significato
simbolico: Oriente - sorgere del sole - sole = Dio; verso l’alto: il cielo, sede di Dio e dei beati.
Movimenti: degli angeli dall’alto verso il basso per scacciare il serpente, il male sta sempre in basso
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rispetto al bene; del serpente: volge la testa di qua e di là, si imbelletta (i movimenti simboleggiano
l’inganno, l’insidia, la malvagità).
9. All’inizio col motivo della partenza, del distacco dalla patria; alla fine con la profezia di Corrado
Malaspina.
10. Le tentazioni possono essere vinte solo con l’aiuto della Grazia divina. Per le allegorie vedi
l’Analisi del testo.
11. vv. 52 e 55.
12. Liberalità e prodezza o valore militare; epoca: quella feudale cavalleresca; il papa e l’imperatore
(v. 131) che hanno deviato dalla retta via.

Purgatorio, canto XXVIII


5. 1a sequenza (vv. 1-21): l’ingresso di Dante nel paradiso terrestre; 2a sequenza (vv. 22-33): il
fiume Letè; 3a sequenza (vv. 34-75): l’apparizione di Matelda; 4a sequenza (vv. 76-148): le
spiegazioni di Matelda.
6. Sensazioni visive: vv. 3 e 12; olfattive: v. 6; tattili: vv. 7-9; uditive:
vv. 16-18.
7. c
8. Sembra far udire il brusio dello scorrere dell’acqua.
9. Selva dal I canto dell’Inferno: «Selva oscura», «selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova
la paura!», «amara che poco è più morte», «quella valle». Selva del canto XXVIII del Purgatorio:
«divina foresta spessa e viva», «lo suol che d’ogne parte auliva», «aura dolce, sanza mutamento»,
«soave vento», gli «augelletti» che cantano (vv. 16-18), la purezza delle acque (vv. 28-30), rami
fioriti (v. 36) ecc. La prima è allegoria della condizione di peccato, in sintonia col buio, col luogo
basso in cui è collocata, con l’angoscia che deriva dalla condizione di peccato medesima. La
seconda è allegoria della condizione d’innocenza e felicità per l’essere in sintonia con Dio, resa
visivamente da una natura pura e incontaminata in eterna primavera.
10. a
11. Al verso 37 del canto XXVIII compaiono ad esempio due termini, «m’apparve» e «appare», che
sono la parola tematica del sonetto di Dante («pare», «mostrare», «Mostrasi», «par»); inoltre anche
nel sonetto dantesco c’è l’idea dell’apparizione meravigliosa e miracolosa della donna, quale
creatura sovrannaturale. Nel sonetto di Guinizzelli c’è una precisa fonte: il v. 6 («tutti color di fior’,
giano e vermiglio») che è da mettere in relazione al v. 55 del canto XXVIII.

Purgatorio, canto XXX


6. 1a sequenza (vv. 1-21): la processione trionfale con canti e lancio di fiori; 2a sequenza (vv. 22-
39): l’apparizione di Beatrice; 3a sequenza (vv. 40-54): lo smarrimento di Dante e la scomparsa di
Virgilio; 4a sequenza (vv. 55-81): i rimproveri di Beatrice a Dante; 5a sequenza (vv. 82-99):
l’intercessione degli angeli e il pianto di Dante; 6a sequenza (vv. 100-145): la rievocazione del
traviamento di Dante da parte di Beatrice.
7. L’analogia è nel fatto che Beatrice appare, nel purgatorio, ancor più in veste sovrumana e
angelicata, producendo più o meno gli stessi effetti sull’animo di Dante (vv. 34-39; 40-42; 48). La
differenza è che nel purgatorio ella si mostra più affettuosamente severa e altera (in pratica è la
stessa coscienza morale del poeta) per procurare il necessario pentimento a Dante, quale condizione
per raggiungere la purificazione definitiva. Inoltre qui è adempimento (teologia) della figura terrena
(Beatrice, una ragazza che ispira nobili sentimenti di amore nell’animo di Dante).
8. Le reazioni sono sostanzialmente affini.
9. c
10. – vv. 108-117;
– vv. 121-123;
– vv. 124-132;
– vv. 133-138;
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– vv. 139-141.

Paradiso, canto I
6. vv. 5-9; 10-12; 22-24; 70-71.
7. «risplende» (v. 2); «luce» (v. 4); «favilla», «fiamma» (v. 34); «lucerna del mondo» (v. 38);
«sole» (v. 47); «raggio» (v. 49); «sole» (v. 54); «sfavillar» (v. 59); «giorno a giorno» (v. 61); «sole»
(v. 63); «luci» (v. 66); «lume» (v. 75); «acceso» (v. 79); «fiamma del sol» (v. 80); «lume» (v. 82);
«folgore» (v. 92); «foco» (v. 115); «lume» (v. 122); «foco di nube» (v. 134); «foco vivo» (v. 141). I
termini più esplicitamente riferentisi a Dio sono sottolineati.
8. La metafisica della luce è ovviamente il concepire il principio essenziale della realtà (Dio), che è
oggetto di indagine speculativa della metafisica, in quanto parte della filosofia che riguarda
l’assoluto, sotto forma di luce nelle sue varie forme e gradazioni.
9. b) «… amor che ’l ciel governi» (v. 74): Dio come amore che imprime un ordine perfetto
all’universo; c) «l’etterno valore» (v. 107): Dio come principio assoluto ed eterno; d) «principio
loro» (v. 111): Dio come principio causale, formale e finale.
10. «arco saetta» (v. 119), «corda» (v. 125), «scocca», «segno» (v. 126). L’arco sta sostanzialmente
a indicare l’istinto che opera sia sulle creature razionali che su quelle irrazionali, e che le conduce
verso Dio.

Paradiso, canto III


5. 1a sequenza (vv. 1-33): la visione delle anime beate; 2a sequenza (vv. 34-57): dialogo con
Piccarda Donati; 3a sequenza (vv. 58-90): chiarimenti di Piccarda sulla condizione dei beati; 4a
sequenza (vv. 91-108): la vicenda biografica di Piccarda; 5a sequenza (vv. 109-120): la
presentazione di Costanza d’Altavilla; 6a sequenza (vv. 121-130): scomparsa delle anime e fulgore
di Beatrice.
6. vv. 1, 24, 52, 69. L’amore è ovviamente di tipo spirituale, è amore-carità, è amore verso Dio (ad
eccezione del v. 1 ove si fa riferimento all’innamoramento per Beatrice).
7. Beatrice trasmette gradualmente la luce divina a Dante, che per il momento non è ancora in grado
di sopportarla ma che a poco a poco diventerà capace di sostenerla per l’avvenuto rafforzamento
spirituale a opera della Grazia.
8. In entrambi i casi si fa riferimento alla vicenda terrena, sia da parte di Piccarda sia di Pia de’
Tolomei, con un certo distacco e in maniera eufemistica (vengono infatti taciuti i nomi dei
malfattori in tutti e due i casi); Piccarda è ormai totalmente appagata dalla beatitudine del paradiso,
ma anche Pia, sebbene non ancora beata, appare distaccata dalle vicende terrene.

Paradiso, canto VI
5. 1a sequenza (vv. 1-27): autopresentazione di Giustiniano e sua biografia; 2a sequenza (vv. 28-96):
storia dell’aquila; 3a sequenza (vv. 97-111): invettiva contro i Guelfi e i Ghibellini; 4a sequenza (vv.
112-126): la seconda risposta di Giustiniano; 5a sequenza (vv. 127-142): Romeo di Villanova.
6. c
7. Narratore di primo grado: Dante-auctor; narratore di secondo grado: Giustiniano.
8. v. 11, vv. 22 e 23, v. 26.
9. b
10. Periodo leggendario: vv. 35-39; Roma monarchica: vv. 40-42; Roma repubblicana e guerre
puniche: vv. 43-54.
11. Le imprese di Giulio Cesare: vv. 55-72; periodo imperiale: vv. 73-93; Sacro Romano Impero:
vv. 94-96; situazione al tempo di Dante: vv. 97-111.
12. Ciascun beato conosce ogni cosa perché la sua conoscenza si riflette nell’onniscienza divina.
13. Predominano i verbi di movimento, da mettere in relazione col dinamismo dimostrato
dall’istituzione imperiale.
14. L’ingiusto esilio.
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Paradiso, canto XI
6. vv. 3, 11, 53 («Ascesi»), v. 72 (“la Povertà sta su con Cristo sulla croce”), v. 110 («suso»), vv.
113-114. L’ascesa è uno dei leitmotiv del canto. Lo scendere significa attaccamento ai beni terreni.
7. La vita di san Francesco è un’applicazione integrale del Vangelo e in particolare di questo passo,
soprattutto in relazione al contrasto col padre, per le due visioni della vita opposte, quella
mercantile e utilitaristica paterna, quella disinteressata ed evangelica del figlio.
8. Al fatto che la Chiesa abbandonò progressivamente il cristianesimo evangelico dei primi secoli
mondanizzandosi.
9. A proposito dei Domenicani che non seguono più l’insegnamento del loro maestro.

Paradiso, canto XV
7. 1a sequenza (vv. 1-12): il silenzio del coro dei beati; 2a sequenza (vv. 13-30): l’avvicinarsi di
un’anima a Dante e il saluto a quest’ultimo; 3a sequenza (vv. 31-69): stupefazione di Dante e invito
di Cacciaguida a parlare; 4a sequenza (vv. 70-87): la richiesta di Dante; 5a sequenza (vv. 88-129): la
genealogia di Dante e la descrizione di Firenze antica; 6a sequenza (vv. 130-148): la biografia di
Cacciaguida.
8. Quello letterario è il parallelo con l’incontro Enea-Anchise, e quello religioso il parallelo
implicito con san Paolo e il riferimento alla Grazia «superinfusa» in lui (vedi l’Analisi del testo).
9. a; d; f
10. a; c; d
11. Pudicizia: vv. 100-102, 107-108, 113-114, 127-129; sobrietà: vv. 103-105, 109-111, 115-116;
condizione subalterna della donna: vv. 117, 121-126.
12. Vita di cristiano: vv. 133-135, 142-144; militareschi e cristiani: vv. 139-144, 148; polemici
contro la Chiesa: v. 144.

Paradiso, canto XVII


7. 1a sequenza (vv. 1-30): la domanda di Dante a Cacciaguida sul futuro; 2a sequenza (vv. 31-45): il
chiarimento sulla prescienza divina; 3a sequenza (vv. 46-99): la profezia dell’esilio da parte di
Cacciaguida; 4a sequenza (vv. 100-102): il dubbio di Dante; 5a sequenza (vv. 103-142): la missione
del poeta.
8. «santa lampa», «vampa» (campo della luce e del calore); «sete … ti mesca» (campo della sete).
9. b
10. c
Paradiso, canto XXXIII
5. c
6. vv. 55-75, 106-108, 121-123.
7. vv. 115-120.
8. vv. 127-132.

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