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I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi delle leggi,

della
religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno
presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria. Tanto grande è la loro
dignità, la loro maestà, e infine la loro santità, che se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi e
ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo conoscenza alcuna
delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli
uomini.
Dalla lettera che il 31 maggio 1468 il Cardinal Bessarione indirizza al doge Cristoforo Moro per
offrire in dono a Venezia la sua biblioteca di 482 volumi greci e 264 latini

UN PASSAPORTO FATATO TRA LE MANI di Gerald Durrell


Venendo da una famiglia per la quale i libri erano un ingrediente essenziale del vivere, come l'aria,
l'acqua e il cibo, è per me sempre motivo di sgomento constatare quanto poco il medio individuo
sembri leggere o aver letto. Che i dittatori di questo mondo guardassero ai libri con diffidenza mi
pareva significativo perchè i libri ti offrono una miriade di amici e maestri. Che i libri possano
influenzare la gente lo sapevo: L'origine delle specie, Il Capitale, la Bibbia. [...]

In ogni stanza dal pavimento al soffitto, si ammassano, a legioni, i vecchi libri. Rivestono le pareti
delle anguste scalette, ti circondano, ti avvolgono come un grembo caldo, meraviglioso, profumato.
Li sfili dagli scaffali, e ogni libro ha un odore diverso. Uno sa di polvere, ma anche di funghi; un
altro, di boschi autunnali o di assolate ginesre, o di caldarroste; alcuni hanno il sentore pungente,
umidiccio, di un fuoco di carbonella; e altri odorano di miele.

...E questo subisso di voluttà sensuosa ti delizia e ti inebria ancor prima di aver dato un'occhiata ai
titoli: Madagascar, la grande isola rossa; Da Pechino a Lhasa; Attraverso le selve brasiliane; La
Sierra Leone... e di arrivare al momento stupendo in cui apri il libro, come una porta magica.

Subito il negozio intorno scompare, ed eccoti li' a respirare l'odore intenso del Rio delle Amazzoni
con Wallace, a contrattare avorio con Mary Kingsley, ad affrontare un gorilla infuriato con Du
Chaillu, a far l'amore con mille donne bellissime in mille romanzi, a marciare alla ghigliottina con
Sidney Carton, a ridere in barca con dei signori edoardiani, a viaggiare in Cina con Marco Polo; e
tutto questo stando ritto sul nudo pavimento ineguale, con un passaporto fatato tra le mani, senza
spendere un soldo.

Gerald Durrell
''IL PICNIC E ALTRI GUAI'' Adelphi, Piccola Biblioteca, 1996. Traduzione di Franco Salvatorelli.

UNA PICCOLA ANTICIPAZIONE DI IMMORTALITÀ di Umberto Eco


Un uomo che legge ne vale due. […] io penso significhi che la scrittura (in generale il linguaggio)
allunga la vita. Sin dai tempi in cui la specie incominciava a emettere i suoi primi suoni
significativi, le famiglie e le tribù hanno avuto bisogno dei vecchi. Forse prima non servivano e
venivano buttati quando non erano più buoni per la caccia. Ma con il linguaggio i vecchi sono
diventati la memoria della specie: si sedevano nella caverna, attorno al fuoco, e raccontavano quello
che era accaduto (o si diceva fosse accaduto, ecco la funzione dei miti) prima che i giovani fossero
nati. Prima che si iniziasse a coltivare questa memoria sociale, l'uomo nasceva senza esperienza,
non faceva in tempo a farsela, e moriva. Dopo, un giovane di vent'anni era come se ne avesse
vissuti cinquemila. I fatti accaduti prima di lui, e quello che avevano imparato gli anziani, entravano
a far parte della sua memoria.
Oggi i libri sono i nostri vecchi. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra ricchezza rispetto
all'analfabeta (o di chi, alfabeta, non legge) è che lui sta vivendo e vivrà solo la sua vita e noi ne
abbiamo vissuto moltissime. Ricordiamo, insieme ai nostri giochi d'infanzia, quelli di Proust,
abbiamo spasimato per il nostro amore ma anche per quello di Priamo e Tisbe, abbiamo assimilato
qualcosa della saggezza di Solone, abbiamo rabbrividito per certe notti di vento a Sant'Elena e ci
ripetiamo, alla fine della fiaba che ci ha raccontato la nonna, quella che aveva raccontato
Sheherazade.
A qualcuno tutto questo dà l'impressione che, appena nati, noi siamo già insopportabilmente
anziani. Ma è più decrepito l'analfabeta (di origine o di ritorno), che patisce arteriosclerosi sin da
bambino, e non ricorda (perchè non sa) che cosa sia accaduto alle Idi di Marzo. Naturalmente
potremmo ricordare anche menzogne, ma leggere aiuta anche a discriminare. Non conoscendo i
torti degli altri l'analfabeta non conosce neppure i propri diritti.
Il libro è un'assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalità. All'indietro (ahimè)
anzichè in avanti. Ma non si può avere tutto.

Umberto Eco
Estratto da ''Perchè i libri allungano la vita'' LA BUSTINA DI MINERVA, 1991).