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Il surrene è costituito da due ghiandole endocrine distinte

Nel nostro corpo ci sono due ghiandole surrenali, che sono posizionate al di sopra di
ciascun rene, immediatamente sotto al diaframma dove questo si inserisce sulla
parete del tronco. Ogni surrene comprende due parti ben distinte funzionalmente e,
di fatto, separate anche dal punto di vista anatomico: la regione midollare e la
regione corticale.

La struttura e le funzioni delle ghiandole surrenali

All’interno delle ghiandole surrenali si riconoscono due regioni distinte (▶figura 14): un nucleo
profondo, chiamato regione midollare o midolla surrenale, e una componente più esterna che
l’avvolge, ovvero la regione corticale o corteccia surrenale.
La regione midollare, posta sotto il controllo del sistema nervoso, produce l’ormone
adrenalina e, in quantità minore, l’ormone noradrenalina, i quali agiscono anche come
neurotrasmettitori che assicurano una risposta rapida a situazioni di stress. La regione
corticale, controllata dall’ormone adrenocorticotropo (ACTH) prodotto dall’adenoipofisi,
produce invece ormoni steroidei, che producono risposte a lungo termine.

La regione midollare produce ormoni che funzionano da neurotrasmettitori

La midolla surrenale produce adrenalina e noradrenalina in risposta a eventi che causano stress,
preparando l’organismo a mettere in atto una serie di risposte coordinate.
L’adrenalina e la noradrenalina sono entrambi ormoni a struttura amminica che derivano
dall’amminoacido tirosina. Sono molecole idrosolubili, ed entrambe riconoscono il medesimo
recettore sulla superficie delle cellule bersaglio (chiamato recettore adrenergico). Queste
molecole recettoriali possono essere divise in due grandi gruppi: i recettori α-adrenergici e quelli
β-adrenergici. L'adrenalina riconosce entrambi i tipi di recettori, mentre la noradrenalina agisce
prevalentemente tramite i recettori α-adrenergici.
L’adrenalina agisce su diverse cellule bersaglio provocando effetti differenti: per esempio,
legandosi ai recettori posti sulle cellule cardiache e sulle cellule endoteliali, l’adrenalina provoca
un aumento della frequenza cardiaca e della contrattilità del miocardio, che può così pompare un
maggior volume di sangue; ciò permette di soddisfare le esigenze dei muscoli che necessitano di
un apporto superiore di ossigeno per rendere possibile la fuga. Un altro effetto dell’ormone è
produrre una vasocostrizione dell’apparato digerente, convogliando gran parte del flusso
ematico alla muscolatura. L’adrenalina, infine, può legarsi a recettori presenti sulla membrana
plasmatica degli epatociti e degli adipociti, vale a dire le cellule del fegato e del tessuto adiposo (il
grasso). Nei primi, essa stimola la lisi del glicogeno per ottenerne glucosio, che fornisce energia di
rapido consumo; nei secondi induce la demolizione dei depositi di lipidi per ricavarne acidi
grassi, che rappresentano un’altra fonte di energia.
Come abbiamo detto all’inizio del capitolo, l’adrenalina aumenta la frequenza cardiaca e i
valori della pressione sanguigna; inoltre, convoglia il flusso ematico dall’apparato
gastroenterico ai muscoli.
La regione corticale produce tre diverse categorie di steroidi

Le cellule della corteccia surrenale utilizzano il colesterolo come molecola di partenza per
produrre tre diverse classi di ormoni steroidei:
1. i glucocorticoidi influenzano la concentrazione ematica del glucosio e intervengono
in alcuni aspetti del metabolismo dei lipidi, delle proteine e dei carboidrati;
2. i mineralcorticoidi regolano l’equilibro idro-elettrolitico dei liquidi extracellulari;
3. gli steroidi sessuali entrano in gioco durante la pubertà e sono coinvolti nello
sviluppo sessuale e nei processi anabolici; nell’adulto la corticale delle surrenali
produce solo una modesta quantità di ormoni sessuali, in quanto la maggior parte è
sintetizzata dalle gonadi.

Il principale ormone mineralcorticoide, l’aldosterone (▶figura 15A), stimola il rene a


riassorbire il sodio e a eliminare il potassio. Se a un animale vengono asportati entrambi i
surreni, sarà necessario aggiungere sodio alla sua dieta; in caso contrario il bilancio di questo
ione sarà costantemente negativo, il che porterà alla morte dell’animale.
Nella nostra specie, il più rappresentativo tra i glucocorticoidi è il cortisolo (▶figura 15B), che
svolge un ruolo chiave nella risposta allo stress. In seguito a uno stimolo stressante (per esempio,
un evento che induce uno stato di paura o di rabbia), i livelli ematici di cortisolo aumentano in
maniera consistente. Questo ormone stimola le cellule a ridurre il consumo di glucosio e a
utilizzare come fonti chimiche di energia altre molecole, come i lipidi e le proteine. Inoltre, in un
contesto che richieda una risposta veloce a una situazione di stress, le malattie, le reazioni
allergiche e i processi di riparazione delle ferite passano in secondo piano: uno degli effetti del
cortisolo è proprio quello di bloccare le reazioni del sistema immunitario. Queste
caratteristiche funzionali giustificano l’impiego del cortisolo e di farmaci con effetto simile (come
il cortisone) nel trattamento delle patologie infiammatorie e allergiche.
Il rilascio del cortisolo avviene sotto il controllo dell’ormone adrenocorticotropo (o
corticotropina, ACTH) prodotto dall’ipofisi anteriore, la cui secrezione è stimolata a sua volta dal
fattore di rilascio della corticotropina prodotto dall’ipotalamo; data la complessità del
meccanismo di controllo, la risposta fondata sul cortisolo risulta molto più lenta di quella
sostenuta dall’adrenalina; inoltre, la maggior parte degli effetti del cortisolo inducono
modificazioni nell’espressione genica, che richiedono tempo per manifestarsi.
Poiché l’impatto del cortisolo sull’organismo è molto forte, è anche importante che il suo
effetto sia bloccato a tempo debito. A questo scopo, il nostro organismo può attivare una risposta
di feedback negativo, così da limitare gli effetti dell’ormone. Il protrarsi eccessivo della
stimolazione può infatti portare a una serie di disturbi e di patologie anche molto gravi tra cui
ulcere gastroenteriche, disturbi dell’apparato cardiovascolare, eventi ischemici, disfunzioni del
sistema immunitario e un’aumentata suscettibilità all’insorgenza di tumori maligni.