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S.

MARIA IN TRASPONTINA

«Via della Conciliazione si é risolta in una straordinaria operazione di macelleria, fatta di impensate
mutilazioni, false ricostruzioni, traslochi, riciclaggi e trasferimenti di edifici (... ). Non siamo in grado di
dare un guadro completo dello stomachevole sconguasso: é una ricerca che esige studi particolari, che s1
raccomanda vivamente di fare a chi ne avesse il necessario coraggio». Queste parole tuonanti sono d1
Antonio Cederna e non si puó non essere d'accordo. L'argomento in questione é via della Conciliazione.
!'arteria aperta negli anni del «regime», e inaugurara nell' Anno Santo , 9 50. La realizzazione ha
comportato la demolizione di un gran numero di isolati (la Spina di Borgo) e la distruzione d1
testimonianze storiche ed opere d'arte. C'é qualcuno che, pur essendo sostanzialmente d'accordo con
Cederna, afferma tímidamente che esiste forse anche un lato positivo: al di la dell'aspetto scenografico
che motivó !'apertura della strada, che puó piacere o non piacere, il tracciato di via della Conciliazione
permette, a chi la percorre, di osservare diversi monumenti di grande interesse, prima difficilmente
visibili perché «affogati» ne! mare di case e casette dei Borghi. Non si vuole entrare ne! merito perché non
é questa la sede e si vuole in vece parlare di uno di guesti monumenti «riscoperti»: la chiesa di S. Maria in
Traspontina, la cui facciata si trova proprio su via della Conciliazione.
Di antiche origini, sorgeva un tempo in altro luogo, a ridosso di Castel S. Angelo. La denominazione
«Traspontina» deriva dalla posizione della chiesa al di la del Tevere (trans pontem, al di la del ponte).
Tuttavia ebbe mol te altre denominazioni; l' Armellini ne conta addirittura dieci, tra le guali: «in capite
porticus», «in capite pontis», «traspadina», «turrispadina», etc. Era usanza che in guesta chiesa s1
riunissero i cortei imperiali e da li muovessero in gran pompa verso la basílica di S. Pietro dove
l'imperatore riceveva da] papa la corona del Sacro Romano Impero. lnnocenzo VIII ne! 1484 affidó la
chiesa ai Carmelitani; Pio IV, ne! 1564, la fece demolire perché intralciava la costruzione dei bascioni
fortificati di Castel S. Angelo. Fu allora ricostruita ne! luogo in cui oggi si trova e ne! 1 587 fu consacrata.
II progetto iniziale fu di Giovanni Sallustio Peruzzi, figlio di Baldassarre; dopo la sua morte !'opera fu
seguitat da Octavio Mascherino; infine fu completara ne! 1637 da Francesco Peparelli.
La facciata fu realizzata su progetto del Peruzzi, ma gualche storico afferma che é invece opera del
Vignola. E su due ordini di lesene, coronara da tímpano triangolare; nell'ordine inferiore, a cinque
campate, vi sono tre portali e due nicchie. L'ordine superiore é a tre campate con finestrone centrale ed é
raccordato all'inferiore con eleganti vol ute. A siniscra la piccola facciata dell'annesso oratorio del , 71 5, al
cui interno vi sono dipinti del Garzi, di Giovanni e Sebastiano Conca. II campanile é del Peparelli.
L'interno, assai vasto, é a navata unica con cinque cappelle per lato, transetto e profondo abside. La
cupola non ha tamburo perché, se fosse stata piu alta, avrebbe ostacolaro le craiectorie delle bombarde
sparate da Castel S. Angelo in caso di guerra. Nella prima cappella a sinistra, concessa alla «Compagnia
dei Bombardieri» e per guesro ornata con decorazioni militari, vi é una tela del Cavalier d' Arpino
raffigurante S. Barbara. II ciborio marmoreo dell'altar maggiore, ornato da statue di angeli, é un'elabora-
tissima opera di Cario Fontana. Nella guarta cappella a sinistra pitture del Gherardi ( 1698); nella terza a
sinistra, ai latí dell'altare, due resti di colonne marmoree alle guali, secondo la leggenda, sarebbero stati
legati e torturati i SS. Aposroli Pietro e Paolo, prima di essere uccisi.
S. MARIAANNUNZIATA

La graziosa chiesa dedicata a S. Maria Annunziata si trova in uno dei luoghi piu infelici di Roma:
all'incrocio fra Lungotevere Vaticano e Ponte Vittorio Emanuele, seminascosta dal terrapieno della
strada. 11 caos e il frastuono del traffico superano qui ogni soglia di sopportazione. A dire il vero questa
chiesa, volendo rispettare il piano dell'opera (come ho spiegato nell'introduzione), non dovrebbe essere
considerara. Infatti la costruzione non risale al '700, come potrebbe sembrare e come qualche libro, del
tutto gratuitamente, afferma, ma a qualche decina di anni fa. Tuttavia, poiché i fatti si sono svolti in
maniera abbastanza particolare e non privi di interesse, vale la pena fare un'eccezione e raccontare la sua
storia.
Bisogna tornare indietro di circa quattro secoli, piu precisamente all'anno 1607. In que! tempo Paolo
V aveva elevato ad Arciconfraternita la Confraternita di S. Spirito, formatasi nel XIII secolo all'epoca
delle «scholae» (vedi la descrizione della chiesa di S. Spirito in Sassia). I confratelli si riunivano allora in
un piccolo oratorio nel rione Borgo, ma nel 1746 decisero di edificare una nuova chiesa. Fu incaricato di
eseguire i lavori l'architetto Pietro Passalacqua, autore della facciata di S. Croce in Gerusalemme, alla
quale si ispiró in questa sua nuova realizzazione.
el 1940, durante lo sventramento del Borgo per tracciare via della Conciliazione, la chiesa di S. Maria
Annunziata fu rasa al suolo.11 comportamento dei confratelli fu esemplare: non accettarono soldi (quelli
dell'esproprio), a patto che la loro chiesa venisse ricostruita tale e quale a prima in un luogo non molto
distante. E cosi avvenne.
La ricostruzione, eseguita in base a foto, disegni e calchi, fu fedelissima; il risultato é davanti gli occhi
di tutti e gli «abbagli» (per i non addetti ai lavori) sono piu che giustificati.
La movimentata facciara, a un solo ordine di pilastri e lesene con capitello composito, rispecchia
fedelmente le forme settecentesche. Al centro ricco portale sormontato da ampio finestrone ovale
elegantemente decorato. Da notare il frontone curvilíneo con sovrastante attico coronato da un curioso
tímpano a cuspide.
In questo periodo, purtroppo, la chiesa é aperta al pubblico solamente alle sei del mattino in occasione
della messa; per vedere !'interno é necessario fare una levataccia, mane vale la pena.
L'unica semplice ed elegante navata é ornata da antiche opere d'arte provenienti dalla chiesa distrutta e
da un'altra chiesa demolita negli anni '30, S. Michele Arcangelo al Corridore, la cui Arciconfraternira si
fose con quella di S. Spirito. Alle pareti quattro grandi tele raffigurano «Nascita e morte di Gesu e
Maria»; sull'alrare maggiore, inserito in una ricca edicola marmorea (ricostruita), si trova un dipinto di
Angelo Massarotti ( 164 5 - 172 3) allievo di Maratta, raffigurante l'«Annunciazione». Da notare, in una
nicchia a sinistra la «Madonna col Bambino», affresco, un po' deteriorato, di Antoniazzo Romano
(secolo XV). Sempre a sinistra grande affresco del '500, che presenta l'«Apparizione di S. Michele
Arcangelo» su Castel S. Angelo, opera di Giovan Battista Montano. Degni di nota anche i quadretti
dipinti ad acquarello della Via Crucis che risalgono alla fine del secolo XVIII.

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S. LORENZO IN PISCIBUS

Pochi conoscono la chiesa di S. Lorenzo in Piscibus, altrimenti detta S. Lorenzino, inglobata nella
massiccia mole del cinquecentesco Palazzo Cesi di Martina Longhi il Vecchio, in via della Conciliazione.
La facciata non e visibile, poiché si trova all'interno di un cortile del palazzo. Da Borgo S. Spirito si
vedono in vece l'abside e il bel campanile entrambi del periodo romanico. A quell'epoca, o a poco prima
(sec. XII), dovrebbe risalire la prima costruzione della chiesa. Allora era denominata S. Lorenzo «de
piscibus» o anche «ad pisces»; questo appellativo deriva probabilmente da una vicina contrada chiamata
«piscina» perché vi si teneva un mercato del pesce. La chiesa era un tempo affidata alle monache Clarisse,
le quali, durante il pontifica to di Leone X ( 1 51 3 - 1 5z 1 ) , furono trasferite in altra sede. La chiesa passó
aliara a una comunita laica proveniente da S. Spirito in Sassia. L ' Armellini ci riferisce che: «Ne! principio
del secolo XVI, il mio antenato Francesco Armellini, cardinale sotto Leone X , possedendo un palazzetto
annesso alla chiesuola di S. Lorenzo de piscibus, non solo restauró la chiesa, mala racchiuse nel palazzo
medesimo da lui con aggiunta di altre tre case ampliato, onde fu pure comunemente detta del!' Armellini».
Nel 165 9 fu qua si completamente ricostruita dalla famiglia Cesi; ulteriori restauri furono eseguiti durante
il pontificato di Clemente XII ( 1 7 3 0 - 1 7 4 0 ) .
Oggi la chiesa e annessa al Centro Internazionale Giovanile, al quale bisogna rivolgersi per visitarla.
L'interno, molto semplice, e diviso in tre navate da antiche colonne di spoglio senza capitello; la
copertura e a capriate lignee. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di
decorazione. Non vi sono dipinti né pale d'altare, né affreschi. Eppure, nella sua rude semplicita, la chiesa
e bella e dignitosa.

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SS. MICHELE E MAGNO

Se si percorre Borgo S. Spirito in direzione di Piazza S. Pietro, una volea giunti quasi a ridosso del
colonnato del Bernini, si nota, sulla sinistra, una ripida scalinata. Sottopassando un arco e salendo quesea
scalinata, si giunge fino all'antica chiesa dedicara ai SS. Michele e Magno. Veramente oggi d'antico é
rimasto ben poco, a parte l'abside e il campanile, purtroppo nascosti alla vista; né si puó salire su qualche
altura o accedere in un palazzo vicino per osservarli. L e origini della chiesa si perdono in complicatissime
e antichissime leggende che non é qui il caso di riferire; probabilmente fu fondata da Leone III (795 - 816)
nei primi anni del I X secolo e, a que! tempo, apparteneva alla Schola dei Frisoni, un popolo della nazione
tedesca originario di una regione (la Frisia) compresa tra l'Oceano Atlantico, il Reno e l'Ems. Sulle
«schole peregrinorum» s'é gia parlato nella descrizione della chiesa di S. Spirito in Sassia.
Anche sulla denominazione della chiesa non sisa niente di preciso; a S. Michele fu sempre in ti tola ta fin
dalla fondazione, mentre la dedica a S. Magno venne in epoca piu tarda. Vi sono inoltre su queseo Santo
pareri discordi, anche perché di S. Magno pare ve ne siano ventotto. Molto probabilmente si tratta di S.
Magno vescovo, il martire cristiano morro a Fondi ne! 2 5 1 durante la feroce persecuzione dell'imperato-
re Decio. Le prime notizie certe sulla chiesa e sull'ospizio dei Frisoni le abbiamo in una bolla di Leone IV
(847 - 85 5); é poi menzionata ne! r 192 nel catalogo di Cencio Savelli, carnerario di S. Romana Chiesa. Nei
primi anni del '200 era soggetta alla basílica Vaticana; intorno alla meta del secolo XIII fu notevolmente
restaurara e risale a quell'epoca il bel campanile romanico a bifore e trifore. Ne! 1446 fu data da Eugenio
IV, come beneficio ecclesiastico, all'arcivescovo di Ravenna Bartolomeo Roverella; a quei tempi tutto il
complesso non apparteneva piu ai Frisoni. Ne! r 508 Giulio II la trasformó in parrocchia; nella prima
meta del '600 fu sede della Confraternita cosiddetta dei «Cento preti e venti chierici». La chiesa fu poi
restaurara da Clemente VIII ( 1592 - 160 5), da Urbano VIII ( 162 3 - r 644) e, ne! 17 2 5, da Benedetto XIII.
A meca del '700 era assai degradara e in stato di abbandono, tanto che fu chiusa al culto. Benedetto XIV
(1740 - 1758) e il suo successore Clemente XIII (1758 - 1769) provvidero a restaurarla su progetto
dell'architetto Cario Murena. Ne! 1759 la chiesa dedicara ai SS. Michele e Magno fu solennemente
consacrata. Ulteriori lavori di restauro e di consolidamento furono eseguiti nel 1860 e ne! 1908.
La semplice e anonima facciata della chiesa non ha piu nulla di antico e risale al restauro settecentesco.
Anche !'interno, diviso in tre nava te da tozzi pilastri, non conserva nessun elemento architettonico del
periodo romanico. Non vi sono opere d'arte degne di particolare menzione; sull'altar maggiore una cela
seicentesca di Niccoló Ricciolini raffigurante «L' Arcangelo Michele tra i SS. Magno e Gregorio». Da
una porticina nella cappella in fondo alla navata sinistra, si accede a una «scala santa», che un tempo i
fedeli salivano in ginocchio. La scala era in comunicazione directa con l'esterno; oggi é impraticabile
perché é stata adibita a magazzino.
S. SPIRITO IN SASSIA

Nelt'angolo del famoso ospedale S. Spirito, tra Borgo S. Spirito e via dei Penitenzieri, si trova
l'antichissima chiesa di S. Spiriro in Sassia. In questa zona di Roma, adiacente alla basílica di S. Pietro,
esistevano, diversi secoli fa, numerosi ospizi per i pellegrini che venivano da tutto il mondo a visitare il
«tempio della cristianita». Fin dai primi anni del Medioevo, queste costruzioni erano denominate
«Scholae»; ed e appunto la «Schola Saxonum», edificata nelt'VIII secolo, che fu trasformata in ospedale
da Innocenzo III ne] 1198. Il pontefice lo affido a Guido da Montpellier, che in Francia aveva fondato
l'«Ordine Ospedaliero di S. Spirito».
L'annessa chiesa era stata fondata, tra la fine del VII e l'inizio delt'VIII secolo, da Ine, re di Sassia
(antica regione della Gran Bretagna detta anche Sassonia delt'Ovest, oggi Wessex). Essa divento la
chiesa della «nazione sassone» a Roma. A que! tempo era dedica ta alta Vergine e proprio per questo era
anche conosciuta, fino a non molto tempo fa, come S. Maria in Sassia. La chiesa, ne! corso dei secoli, subi
numerosi disastri. Durante il pontificato di Pasquale I (817 - 824) fu distrutta da un terribile incendio che
spazzo via anche gran parte dell'annesso ospizio. Non appena fu ricostruita i Saraceni la occuparono e la
depredarono. Durante il sacco di Roma del 1527 fu parzialmente rasa al suolo dalle milizie di Cario V. Fu
rifatta nelle forme attuali, tra il 1538 e il 1544, da Antonio da Sangallo il giovane e fu completa ta durante
il pontifica to di Pio V ( 15 66 - 1 572).
La facciata risale a qualche anno piu tardi: la realizzo Ottavio Mascherino alta fine del '500, quand'era
papa Sis ro V ( 1585 - 1590). Eseguita in aggraziate forme del tardo rinascimento, e su due ordini; quelto
inferiore e diviso in cinque campate da sei lesene, con portale centrale e quattro nicchie. Quelto
superiore, diviso in ere campare, e coronato da tímpano triangolare; al centro stemma di Sisto V. II
campanile, uno dei piu belli di Roma, fu realizzato nel 1471 da Baccio Pontelti.
L'interno, molto elegante, e a navata unica con cinque cappelle su ogni lato, profondo abside e ricco
soffitto ligneo. Nell'abside il grande affresco manierista di ]acopo Zucchi, realizzato ne] 1583, rappre-
senta la «Pentecoste». Nella quarta cappella a destra da notare due affreschi di un altro artista del
manierismo romano: Livio Agresti; raffigurano la «Guarigione del paralitico» e la «Guarigione del
cieco». Zucchi e Agresti eseguirono altri dipinti all'interno di questa chiesa: !'uno realizzo un'altra
«Pentecoste» nella prima cappelta a destra ( 1588); l'altro, nella seconda cappella a destra, dipinse
l'«Assunzione». Nella seconda cappelta a sinistra l'«Incoronazione di Maria» di Cesare Nebbia.
Nella chiesa vi sono anche due opere di ]acopo del Duca, allievo di Michelangelo; egli realizzo, nella
prima cappella a sinistra, il fonte battesimale, a pianta ottagonale e, nella terza a sinistra, una formelta che
orna la lapide funeraria di Antonio Foderati.
ORATORIO DI S. PIETRO

L'Oratorio di S. Pietro e compreso nella vasta mole del Palazzo del S. Uffizio, che occupa l'omonima
piazza al di la del colonnato di sinistra di Piazza S. Pietro. Dall'esterno si vede solo l'antica abside in
mattoni con una bifora in marmo; la facciata, rifatta nel 192 5, e interna.
La chiesa e di origini molto antiche e un tempo era denominata S. Salvatore in Terrione o anche S.
Salvatore de Ossibus. Alcuni dicono che la prima denominazione si riferisce ad una torre delle mura
Leonine che sorgeva nei pressi della chiesa, ma pare che quesea affermazione non sia esatta. «Terrione»
era probabilmente il nome della localita in cui sorgeva la chiesa. Quella era ben diversa da come oggi ci
appare: vi erano poche casupole di povera gente, qualche orto, una vigna e un lago. «Presso la chiesa -
dice l' Armellini - vi era il cimitero dei pellegrini che durante la visita ai luoghi santi di Roma vi
morivano, e da questo prese anche i nomi de ossibus, ovvero in macello».
Probabilmente la chiesa di S. Salvatore fu fondata era !'VIII e il I X secolo e faceva parte della Schola
Francorum, un'istituzione religiosa che possedeva in queseo luogo un ospizio peri pellegrini Franchi che
giungevano a Roma per visitare i luoghi santi. Anticamente la chiesa si trovava al di fuori della cinta
muraría e nell'anno 846 fu invasa e saccheggiata dai Saraceni.
Ne! corso dei secoli le Scholae persero gradatamente la loro importanza; furono poi abbandonate in
seguito al trasferimento del papato ad Avignone e al grave scisma che ne segui. Anche la Schola
Francorum e la chiesa di S. Salvatore andarono lentamente in rovina. Niccoló V (1447 - 145 5), in
occasione del Giu bileo del 14 5o, volle restaurare la chiesa; i la vori terminaron o ne! 14 52. In que! periodo
!'interno fu decorato con gli affreschi ancora oggi visibili. Ma la chiesa ebbe vita breve; una trentina di
anni piu tardi, Innocenzo VIII ( 1484 - 1492) la trasformó in caserma per le sue guardie del carpo, che
erano denominate Lance Spezzate o Cavalleggeri. In queseo scato rimase per piu di ere secoli. Pío VII
(1800 - 1823) soppresse i Cavalleggeri e la chiesa fu di nuovo abbandonata, riducendosi a ricovero
temporaneo di mendicanti e ranocchiari. Nella seconda meta dell' '800 fu poi trasformata in fonderia.
Nel 1923, durante il pontificato di Pío X I (1922 - 1939), la chiesa fu rescaurata dalla potente
associazione americana denominata «Cavalieri di Colombo». Costoro «ebbero l'onorifica e meritoria
occasione di poter edificare su! territorio dell'antica Scuola dei Franchi un gruppo di edifici destinati
all'educazione ed all'istruzione dei figli del popolo ... » (Paolucci). I Cavalieri di Colombo offrirono
quesea loro importante opera al papa. Fu in questa occasione che la chiesa mutó la sua-denominazione e
fu chiamata Oratorio di S. Pietro.
L o spesso strato d'intonaco, che ricopriva gran parte degli affreschi dell'epoca di Niccolo V, fu
rimosso e, con un paziente lavoro di restauro, le pitture furono rimesse in luce. Sull'altare maggiore, Pio
X I volle che fosse collocato un di pinto del '400 che si trova va nella Pinacoteca Vaticana: «Madonna in
trono col Bambino fra i SS. Gioacchino e Anna», eseguica da un certo mastro Francesco.
Oggi il complesso scolastico e sportivo denominato Oratorio di S. Pietro, fondato dai Cavalieri di
Colombo, e stato trasferito nella sede piu ampia di S. Maria Mediatrice; per visitare l'antico oratorio
annesso al Palazzo del S. Uffizio, bisogna rivolgersi al Capitolo Vaticano.