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SS.

QUATIRO CORONATI

La chiesa dedicata ai SS. Quattro Coronati é situara, 10 uno de1 luogh1 piu appartat1 e tranqutlh
citta, allc pendici del Celio fra il Colossco e ti Laterano. Essa sorge ai marg101 dell'annca !>trada percorr
dallo sfarzoso corteo papale quando dalla sede del Laterano si reca,·a alla basilica \'aticana. La ch1esa _
fondata, molto probabilmente nel IV secolo, da papa Melchiade (3 11 - 3 q ) , per onorare i m1hu.,
cristiani Se,·ero, Severiano, Carpoforo e Vittorino. Secondo un'anttca tradiz1one, cosroro furono
martirizzati perché si rifiutarono di adorare un idolo del dio pagano Esculapio. La ch1esa e dedta.J
inoltre a cinque scalpellini della Pannonia i quali si sarebbero in vece rifiutatt di scolpire lo stcsso 1dolo_ \
c.¡uesto punto sorge un po' di confusionc; qualche storico, infatti, afferma che i due grupp1 d1 martiri n
han no niente a che Ycdere !'uno con l'altro, non solo: i militari romani, a cui é dedicara la chiesa, non :.ooo
quelli precedentemente nomina ti, ma altn di cui non si conosce né il nome né la sepoltura. La confu,1one
paresia nata quando Leone l \ ' (847- 85 5) portó le reliquie dei nove martiri nella chiesa di 7\Ielchiade. b
questa é leggenda. Storicamente sappiamo che Onorio l (625 - 638) ricostrui la chiesa ampliandola e
Leonc IV la rifcce quasi completamente. 'el J084 fu in parte distrutta durante il sacco d1 Roma da parte
dei Normanni guidati da Roberto il Guiscardo. Fu Pasquale 11 (1099 - 1118), un quarto di secolo p1u
tardi, a restaurarla e a trasformarla. Dalla originaria naYata centrale se ne ricavarono tre; la chic"ª tu
anche accorciata e all'inizio della na vara fu ricavato il corrile. Dalle due na vate laterali quella di sinistr.1 fo
in seguiro distrutta per costruire il chiosrro, quella di destra fu trasformara in refectorio. l"n parz ale
rifacimento fu eseguito nel '400 durante il pontificato di Martino V (1417 1431). Cli ulrimi resraun
risalgono ai primi anni d1 questo sccolo e furono diretti da Antonio :\funoz. Kel secolo XII la ch1esa era
officiata dai Benedettini, nel 15z 1 passó ai frati Camaldolesi e nel 1560 a lle suore r\gostiniane, alle qu2. 1
tutt'ora e affidata.
Turro il complesso si presenta ancora oggi come una sorta d1 «convento fortificato», cosi come
appariva nel Iedioevo quando fungcva da «bastione di difesa» perla basilica di S. Giovanni in Larerano.
1 e e una restimonianza !'alta torre campanaria del secolo XII che si erge minacciosa sopra !'arco
d'ingresso. L'interno, come s'e detto, é diviso in tre navate da colonne antiche diverse con capitelli
compositi e corinzi; l'ampia abside, particolare insolito, comprende tutte e tre le na vate, poiché risa le alla
chiesa precedente nella quale lo spazio attuale era occupato dalla sola navata centrale. Belliss1mo.
addossato all'ultima colonna di sinistra, il ciborio marmoreo quattrocentesco artribuito a Luigi Capponi.
1 el catino absidale grande affresco di Giovanni da San Giovanni con la «Gloria di tutti i Santi» e «Storn:
dei SS. Quattro Coronati e dei .\[amri di Pannonia». Nell'altare di sinistra, in una nicchia, si conserva il
cranio di S. Sebastiano; la pala raffigurante il Santo curato da Irene e da Lucina, e di Gicwanni Baglione.
Da una porticina nella navata sinistra si passa ne! suggestivo chiostro romanico con archetti poggiant1 su
colonnine binate. Usccndo dalla chicsa é indispensabile Yisitare la cappella di S. Silvestro (chiedere la
chia ve alla suora). ln essa si possono ammirare gli splendidi e mol to ben conservati affresch1 del 1246
raffiguranti «Scene della vita di S. SilYestro» e un «Giudizio Universale». Sull'altare affreschi di fine '500
anribuiti a Raffaellino del Colle.
SS. GIOVANNI E PAOLO

Giovanni e Paolo erano due ufficiali di corte dell'imperatore Costantmo; forse erano fratelli, nat1 da
famiglia benesrante, e abita vano in una bella casa su tre piani in cima al Celio, cui si accedeva dal Cli,·u<.
Scauri. La casa faceva parte di un gruppo di costruzioni fra le quali un piccolo stabilimento termale.
alcune bocceghe e un locale appartato che fungeva da oratorio. Giovanni e Paolo, che avevano col"
fervore abbracciato la religione cristiana, non sfuggirono alla grande persecuzione di Giuliano l' Aposta-
ta. Egli dapprima cercó di convincerli con le buone a rinnegare il loro Dio; poi, visto II fermo rifiuto, h
fece uccidere nottetempo e seppellire nella loro stessa casa. Queseo accadeva nell'anno 361. 11 luogo dell,
loro sepolcura divenne una sarta di santuano, meta di pellegrini devoti. el 398, il senatore Bizanre e suo
figlio Pammachio, fecero costruire una grande basílica dedicata ai SS. Giovanni e Paolo. Nei cem anni
del .Medioevo la chiesa ebbe vita difficile: pochi anni dopo essere stata completara, fu saccheggiata e
semidistrutta dai Visigori capeggiari da Alarico (410); nel 442 rovinó in seguico a un terremoto e fu
ricostruita; nel 1084 fu devastata dai ormanni di Roberto il Guiscardo. Durante il pont1ficato d
Pasquale I I ( 1099 - 1 1 18), fu ricostruito il convento e in parce modificata la chiesa (al narcece si sosrirui un
porttco) e si inizió la costruzione del campanile, completato mtorno alla meta del 1100. lntanto i locah
sorterranei, !'oratorio e la camera di Giovanni e Paolo furono abbandonari; qualche muro crolló, gh
ambienti si riemp1rono di cerra e di detriti finché scomparvero. Nella prima mera del '700 la chiesa fu
radicalmente modificata all'interno e perse completamente l'antico aspecto paleocristiano. Alla fine del
secolo scorso furono scoperti i sotterranei e si riportarono alla luce gli ancichi ambienti che oggi tutti
possono visitare.
II complesso chiesa-campanile-convento, conserva abbastam:a integro !'aspecto di costruzione me-
dioevale (tranne la cupola che e octocentesca). Splendido il porcico del seco lo Xll che precede la facciara,
scandico da otro colonne che sorreggono directamente la trabeazione: le sei centrali di granico con
capitello ionico, le due larerali di marmo con capirello corinzio. In alto la pemafora dei rempi d1
Pammachio, con colonne marmorce d'epoca imperiale. 11 campanile romanico, era i piu belli di Roma,
poggia su un basamento in blocchi di travertino, avanzo del Tempio di Claud10; e su sei ordini di bifore,
trifore e quadrifore, ed e decoraro da bacini di ceramica e da intarsi di varíe pierre. Completano il
suggestivo quadro d'insieme, sulla sinistra della basilica, serte archi diroccati, avanzi di antichc coscru-
zioni romane, che sovrastano il Clivio di Scauro.
L'mterno, diviso in ere navare, e da guardare in frecta; dopo la trasformazione settecentesca, e
purtroppo privo di interesse. Da notare il grande affresco ne! cacino dell'abside, eseguico da! Poma rancio
ne! 1588, raffigurante il «Redentore in gloria» e la bella vasca antica di porfido dell'altare maggiore dove
si conservano le reliquie dei Santi.
Una visita piu accurata meritano i sotterranei: ven ti locali uniti da stretti corridoi e da ripide scalette; s1
consiglia di munirsi di una guida dettagliata. Bellissimo il 1infeo le cui pareti sono orna te da un affresco
del ll-III secolo in buone condizioni di manutenzione, raffigurante divinita marine, nereidi e amorini.
ell'oratorio, pitture del IX e del XII secolo. Altri affreschi sono visibili nella Confessio, un
minuscolo ambiente con una piccola finestra che si affaccia in una sorta di pozzo dove probabilmente
furono scaraventati i corpi dei due martiri.
S. GREGORIO MAGNO

Percorrendo il Clivio d1 Scauro, lasc1andosi sulla descra la poderosa fiancaca della basílica dei S .
G1<n·ann1 e Paolo, si soccopassano sene anc1che arcare in cono, resc1 d1 un ed1fic10 med1oe, ale sorm sulla
casa de, due fraccll1, uffic1ali della coree 1mperiale. Conunuando a camminare pcr la p1ttoresca scrada, s1
puó notare, sulla descra, lo splendido abside della basílica, raro esempio dt archiccccura «romanico
lombarda», e, sulla sirnscra, un bel porcalc barocco con un'1scnz1one dedicatoria a c1p1one Borghesc.
lnfine s1 g1unge ,1 un ,asto e solttano p1anale dO\ e sorge, 10 cima a un'alca scalinaca, la maescosa ch1esa
dedicata a S. G regorio Magno. La chiesa primtciva, poi ricoscruica in forme barocche. fu fondaca,
secondo la crad1z1one, da - Gregono sul firnre del \.l secolo; eglt trasformó la casa paterna in monascero
e l'oracono anncsso fu inmolaco a S. 1\ndrea. Gregono I fu papa dal 590 al 604 e, dopo la sua morce, fu
sancificato; allora si volle ricostruire la chiesa da lui fondaca in forme grandiose. Ci pensó Gregorio 11
., 1 , "T, 1 , ti 9uak npnsttnó anche ti monascero. L'antica ch1esa a,·e,·a forma bastl1cale e ti monasccro era
ornato d1 affresch, raffiguranti I familiari dt S. Gregorio e S. Gregorio scesso «il cut capo era c1rcondaco
d1 carcella 9uadra, ad indicare che era ancora v1,·ente 9uando 9ue1 dipint1 erano scaci compiun».
L'aspctco aecua le della ch1esa s1 dc,·e a, nfaciment1 se1centesch1 e settecentesch1. Durante ti ponuficato
d, L rbano \. lll ( 162 3 1ú44), per cura del cardinale Sc1p1one Borghese, l'arch1cecco G1ovan Bacmca
Soria realizzó l'atno e l'ancistantc maescosa facciaca. Quesea, cueca b1anca di travert100, e su due ordin, d,
lcscne chL la d,, ,dono in ere campare. Quella centrale, leggermente aggeccante, é coronara da froncone
cnangolarc; ere grand1 archi, sormonta11 dalle aquile s1mbolo dei Borghese, immeccono nell'acno.
'\,ell'ordine supenore ere grand, finestre con balaustrata, quella centrale con t1mpano cun·tlineo, le due
lateralt con umpano triangolare. ! .'atrio, grazioso ed armomoso ambiente pomcato, é opera del So ria, ad
cccez1onc della parte froncale, su colonne binare con capitello iomco. Sotto 1portie,, le cui lunette sono
tune affrescate con episod1 della ,·ita d1 - Gregorio, atmbuiti al Poma rancio (sec. X \'I), s1 trovano
numerose rombe nnasc1mentali d1 personaggi illustri.
La ch,esa non e apena al pubbltco, tutt.l\ ia qualcuno (religioso o non) che abita nel monasrero, , 1
accompagncrá gentilmente per una brc,e , ,sita.
L 'mterno, amp10, elegante e sol en ne, fu rifa ceo da Francesco Ferrari era il 17 2 5 e il 1734; e d i , 1so 111 ere
narnte da anttche colonnc e da pilasen. 11 pavimento e cosmatesco ma piu volee nmaneggiato; ti
bell'affresco sulla n>lta raftigura la «Gloria dei SS. Gregono e Romualdo e il Tnonfo della Fe<lc», opera
setteccntesca di Placido Costanz1. In fondo alla navaca destra s1 trova l'altare di S. Gregorio, ornato da
raffinatt bassonl1e,·i quattrocenteschi, opera di Luigi Capponi; da una porticina sulla <lesera s1 accede a
una p1ccoltssima stanza do,c era ,oltto pregare . Gregono: ,.¡ s1 conserva la sua sed1a ep1scopalc. Dalla
navata s1111stra s1 accede mvcce alla cappclla de, Salv1aci, progettata da Francesco da Volterra e
completara dal laderno nel 1600. J.a splendida cupola fu interamente affrescata da Giovan Batttsta Ricet
era la fine del '500 e l'in1Z10 del '6, . -\ s1111stra, da notare un aleare marmoreo realizzato dal Bregno nella
seconda meca del X \ ' secolo. ·ella parece dt destra un anrico affresco con l'immagine della Vergine che,
secondo la leggenda, parli> a S. Gregorio.

45º
S. BARBARA - S. ANDRFA - S. SILVIA

Nel piazzale attiguo alla chiesa di S. Gregorio Magno, un tempo cimitero dei Benedettini, sorgono tre
piccole cappelle rispettivamente intitolate (da sinistra adestra) a: S.Barbara, S. Andrea, S. Silvia. Fu il
cardinale Cesare Baronio, nei primi anni del XVII secolo, a costruirle sui resti di precedenti e antichissimi
edifici sacri.
Oggi l'area antistante alle tre chiesetre e mera di girovaghi, mendicanti ed emarginati che ivi si
appartano per mangiare o per dormire. Alcuni di loro bussano alla vicina porta delle Suore Missionarie
della Carita in cerca di qualche aiuto; altri giacciono sottO il porricato di S. Andrea avvolti in luride
coperre e con tutte le loro povere cose, stracci, fagotti e immondizie varie, sparpagliate in ogni dove.
Tutte e tre le cappelle versano in uno stato di degrado e di abbandono incredibile e vergognoso. E pensare
che ognuna di esse contiene opere d'arre bellissime e importantissime.
S. Andrea fu eretta ne! 1607 con architettura di Flaminio Ponzio, probabilmente nello sresso luogo in
cui sorgeva un oratorio eretto ncl VI secolo da Gregorio Magno e sempre dedicaro a S. Andrea.
All'interno, a na vara unica, i due affreschi assai deteriorari alle pareti sono opera di due grandi artisti: a
sinistra «S. Andrea e condotto al supplizio» di Guido Reni; adestra «La flagellazione di S. Andrea» del
Domenichino. Sull'altare una Madonna del Pomarancio, affiancata da altri due affreschi del Reni
raffiguranti S. Pietro e S. Paolo.
S. Silvia fu eretta ne! 1608 e dedicata alla madre di S. Gregorio. Anch'essa sorge sui res ti di una vecchia
costruzione distrutta ne! 1084 dai Normanni e poi rifatta da Pasquale II nei primi anni del XII secolo.
All'interno bel soffitro seicentesco di legno intagliato; nell'abside affresco di Guido Reni ( 1608)
raffiguranre un «Concerto d' Angeli»; la statua di S. Silvia e del lorenese Nicoló Cordier (primi anni del
'600).
La cappella di S. Barbara, detta anche del «Triclinio», e forse la piu bella ma anche la piu rovinata. La
porta e socchiusa, basta spingerla e si entra nell'unica piccola na vara. 11 disordine e la sporcizia regnano
sovrani: gran parre dell'ambiente e occuparo da materiali da costruzione e ponteggi accarasrati, che
restimoniano l'inizio di un restauro mai finito; il pavimento e cosparso di immondizi di ogni tipo. Anche
la grande tavola di pierra con bel basamento antico, e ingombra di cumuli di detriti e di rifiuti; si dice che a
quesea tavola lo stesso S. Gregorio servisse da mangiare, tutti i giorni, a dodici poveri. A queseo
proposito si racconra anche una leggenda: un giorno i commensali diventarono tredici poiché un Angelo
si era aggiunto alla tavolata. Da qui derivó !'usanza, soppressa nel 1 870, del pasto che ogni giovedi Santo
il papa serviva personalmente a tredici pellegrini. ella parete di fondo, statua di Gregorio Magno,
anch'essa opera del Cordier. Le pareti sono interamente ricoperte di affreschi in pessimo stato di
conservazione, realizzati nel 1602 da Antonio Viviani.
E un vero peccato che quesee tre piccole cappelle restino abbandonate all'incuria e che le bellisime
opere d'arte in esse contenute periscano di una morte lenta e ingiusta, condannate soprattutto dalla
trascuratezza degli uomini.

452
S. TOMMASO IN FORMIS

Se si osserva !'alta e antica muraglia unita al cosiddetto «Arco di Dolabella», sulla sommita del Celio, si
noteranno due grandi portali. L'uno, a destra, con arco a seseo acuto in pietra di peperino; l'altro, a
sinistra, con un arco a tutto seseo «firmato» dal maestro Jacobus e da suo figlio Cosmato. Questo e
sormontato da una bella edicola in marmo con un antico mosaico del '200 raffigurante «Gesu Cristo tra
due schiavi liberati», un bianco e un negro. Si tratta di un símbolo dell'Ordine dei Trinitari, fondato ne!
1198 da S. Giovanni de Matha, il quale mori nel 1213 nell'ospizio che era stato costruito proprio in questo
luogo. La chiesa dedicata a S. Tommaso in Formis risale probabilmente all'anno 1000 e, secondo alcuni
storici, fu affidata nel 1207 da papa Innocenzo III a S. Giovanni de Matha che uni al grande complesso
conventuale e ospedaliero da luí realizzato e del quale oggi non resta piu nulla. Secondo l' Armellini la
chiesa, nel corso dei secoli, fu restaurata da Bonifacio VIII ( 1294 - 1303) e da Urbano VI ( 1378 - 1389).
Alessandro VII Chigi (165 5 - 1662), la rifece completamente in forme barocche; dell'antica costruzione
non resta piu nulla tranne qualche resto della piccola abside, visibile da! parco di Villa Celimontana.
La chiesa, invece, e praticamente «invisibile», poiché e nascosta dall'alta muraglia ed e difficilmente
visitabile. Solo la domenica martina, da un ingresso che si apre nelle mura, su bito al di la dell' Arco di
Dolabella, vi si puó accedere. Vareara la soglia della minuscola porticina, ha inizio un vialetto fiancheg-
giato da aranci carichi di frutti, cespugli e fiori; in fondo, seminascosta dalle fronde degli alberi, si
intravede la semplice facciatina della chiesa intonacata e tinteggiata di bianco e di rosa.
L'interno e una minuscola aula rettangolare con !'altar maggiore e un airare su ogni lato, ognuno
sormontato da un frontone triangolare sorretto da due colonne marmoree. Opere d'arte particolarmente
rilevanti non ce ne sono e la visita lascia un tantino delusi.

454
S. MARIA IN DOMNICA

«E l'unica dice l',\rmellini che abbia mantenuto, lungo il \'olgere di tanti secoli, l'anrica
denominazione precostantiniana dominicum». Tutcavia !'origine di questa parola resta tutt'ora sconos-
ciuta e la chiesa e forse meglio conosciuta come S. Maria della Navicella. La «navicella» altro non e che un
a,·anzo marmoreo, ora trasformaco in fontana, raffigurante un troncone di barca, posto su di un
piedistallo nell'omonima piazza di fronte alla chiesa. Vi sono pareri discordi su! periodo a cui risale la
Navicella: alcuni sostengono che e senz'altro di epoca romana, forse un ex ,·oto alla dea Iside protettricc
dei naviganti; altri affermano che sia una copia dall'originale eseguita ne! secolo XVI e ivi collocata da
papa Leone X.
Non si hanno not1z1e cerce sull'origínc della chiesa; si sa che gia ne! \'II secolo era annessa a una
diaconía, sorta sui resti di un'anrica costruzione romana, forse la \ ' Corte dei Vigili. Durante il
ponrificaco di Pasquale I (817 - 824) fu ricostruita dalle fondamenca piu vasta e maestosa di prima; inolcre
fu ornara dallo splend1do mosaico ancora oggi in ottimo stato di conservazione. Ne! 151 3 il cardinale
G1ovanni de' ;\ledici, rirolare della basílica, poco prima di essere eletto papa col nome di Leone X,
restauro S. laria in Domnica an·alendosi dell'opera d1 famosi artisti dell'epoca.
Qualcuno pensa che progettisti, o soltanto consulenti, furono addirittura Michelangelo, Raffaello e
Bramante, ma l'affermazione e completamente infondata. La semplice facciata e preceduta da un
bellissimo portico a cinque arcate doriche, ornate con una testa di leone nella chiave di ogni arco; fu
realizzato da Andrea Sansovino (r l 13 1\ 14), il quale si ispiró senz'altro all'architcttura del Bramante.
L'interno, restauraco ne! 1820, e diviso in tre navate da antiche colonnc di granito con bei capitelli
marmorei corínzi di forma di,·ersa ]'uno dall'altro. 11 soffitto !ígneo a cassettoni risa le al r \ 66 e fu
realizzato per Yolere del cardinale Ferdinan<lo de' :'\ledici. Su bito al di sotto del soffitto, corre, per tuteo il
perímetro della chiesa, uno splendi<lo fregio affrescato ai tempi del restauro di Leone X, da Perin del
Vaga, seguace di Raffaello; egli lo esegui su disegno di un alero famoso discepolo di Raffaello: Giulio
Romano.
Bellissime le due colonne di porfido con cap1tello ionico che sostengono !'arco trionfale. Su di esso e
nella calotta absidale, ,·i sono gli splendidi mosaici del IX secolo, di gusto bizancineggiante. Nella parte
inferiore dell'absidc da notare gli affreschi seicenreschi di Lazzaro Baldi. Al di sotto dell'abside e stata
rica vaca, ne! 195 8, una cripta; in essa, oltre a una statua un po' bruttina di «Gesu orante nell'orto», si
trovano alcuni sarcofagi romani e altri frammenti romani e medioevali.
S. SISTO VECCHIO

Sull'enorme, trafficatissima e rumorosissima Piazza urna Pompilio, si affaccia uno dei piu famosi e
antichi complessi conventuali di Roma: il monastero domenicano di S. Sisto Vecchio. L e sue origini sono
incerte, ma sicuramente molto antiche. Pare che la chiesa sia stata fondata alla fine del V secolo e
successivamente dedicara a Sisto II papa (257 - 258), il quale fu imprigionato e condannato alla
decapitazione durante la terribile persecuzione dell'imperatore Valeriana. Solo recentemente, nel 1936,
furono scoperti i resti dell'antica basílica paleocristiana che si trovano sotto la chiesa attuale. Aveva la
classica forma basilicale, divisa in tre navate da antiche colonne, con abside, tetto a capriate lignee e
quadriportico. Le prime trasformazioni furono effettuate durante il pontificato di Innocenzo III ( 1198 -
12 16); in quel periodo, dallo stesso S. Domenico, fu costruito anche il monastero, il quale fu la prima sede
a Roma di su ore Domenicane. Sis to IV ( 1471 - 1484) fece eseguire diversi lavori di restauro; tra l'altro fu
costruita una nuova facciata probabilmente da Baccio Pontelli. el convento dimoró, alla fine del '400,
Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI, prima di partire per Ferrara e di ventare moglie di Alfonso
d'Este. Nel secolo X V I tutta la zona, a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, era diventata una
sorra di perenne acquitrino infestato dalla malaria. Le suore furono costrette ad andarsene e si trasferirono
nella nuova chiesa dedicara ai SS. Domenico e Sisto al Quirinale (ecco perché, da allora, la chiesa di cui si
parla fu denominara S. Sisto Vecchio). Chiesa e convento rimasero abbandonati e cominciarono ad
anclare lentamente in rovina; non decaddero completamente poiché furono temporaneamente affidati ad
una confraternita che clava ospitalita ai poveri e ai mendicanti.
La chiesa risorse nella prima meta del XVIII secolo, durante il pontificato di Benedetto XIII (1724 -
1730 ); egli incaricó l'architetto Filippo Raguzzini di restaurare e ripristinare l'antica basílica. La
trasformazione fu radicale: Raguzzini modificó ampiamente la chiesa sia all'esterno che all'interno,
secando il gusto settecentesco. 11 risultato e notevole e oggi, che sono caduti gli assurdi preconcetti e le
ridicole critiche sull'architettura barocca tanto frequenti nel secolo scorso, !'opera del Raguzzini ci appare
in tutta la sua perfezione ed eleganza.
La facciata, che la guida del Touring del 1925 definisce «insignificante», e invece un bell'esempio di
architettura tardo barocca, spartita da alte lesene e inquadrata «fra due brevi edifici che le fanno da quinta»
(Sterpi). 11 portale, coronato da tímpano triangolare, e sormontato da un ampio frontone curvilineo
spezzato, con al centro una finestra rettangolare e ai lati due aperture quadrilobate. Del periodo romanico
resta il campanile, a tre ordini di trifore con colonnine di marmo bianco.
L'interno e a una sola navata, con ampia abside, copertura a cassettoni lignei e pareti semplicemente
decorare da bianche modanature di stucco. L'abside, un tempo ornara di affreschi del duecento, fu
riccamente decorara e dipinta ne! secolo XVIII.
Nel bellissimo grande chiostro, oasi di pace e tranquillita, le lunette furono affrescate ne! '700 da
Andrea Casali, allievo di Sebastiano Conca; raffigurano episodi della vita di S. Domenico. Da! chiostro si
passa nell'aula capitolare, una cappella di antica struttura (sec. XIII-XIV) recentemente restaurara e
ornara di affreschi moderni. 11 complesso conventuale e tuttora abitato dalle suore Domenicane, ivi
ritornate negli anni trenta; la chiesa e chiusa al pubblico, ma facilmente visitabile grazie alla gentilezza
delle monache.
S. GIOVANNIAPORTAlATINA

Se si percorre la splendida via Latina, partendo dall'omonima porta, rasentando (per paura delle
automobili) antichi muri sbrecciati da cui debordano chiome di grandi alberi, edere e cespugli, dopo
neanche cento metri, sulla destra, si trova l'antica chiesa di S. Giovanni a Porta Latina. Essa fu fondata,
probabilmente su! finire del IV secolo, per ricordare il supplizio dell'olio bollente inflitto a S. Giovanni
Evangelista nei pressi di Porta Latina. el punto esatto in cui accadde !'episodio, sorse poi un piccolo
tempio, S. Giovanni in Oleo (vedi la descrizione seguente).
S. Giovanni a Porta Latina fu eretta, secondo alcune fonti, da papa Gelasio l (492 - 496) e fu poi
ricostruita da Adriano I nel 7 7 2 . Su lle ro vine di questa chiesa primitiva, nel 1 1 9 0 , durante il pontifica to di
Celestino III, ne sorse un'altra, sostanzialmente con la stessa pianta, sovrapponendosi quindi alle mura
preesistenti. Leone X ( 1 5 r 3 - r 521 ), la trasformó in tito lo cardinalizio; dalla meta del seco lo XII fino ai
primi anni del '300, l'annesso convento fu sede di monache Benedettine. In seguito il complesso passó ai
Padri Trinitari Scalzi della Mercede; dopo essere stata abbandonata per molti anni fu affidata, nel secolo
scorso, ai Padri Francescani Francesi Missionari. Recenti restauri hanno riportato la chiesa all'antico e
severo aspetto romanico. L'ambiente é reso ancora piu suggestivo da un grande cedro e da un antico
pozzo in pietra al centro del silenzioso sagrato.
La facciata, magníficamente restaurara, é preceduta da un portico a cinque arcare su colonne antiche
con capitello ionico. Le tre finestre centinate con transenne nella parte superiore sono state da poco
ripristinate.
Sulla sinistra si innalza il campanile a sei ordini di trifore costruito ne! XII secolo. Sotto il portico e alla
base del campanile vi sono numerosi frammenti d'epoca romana e paleocristiana, nonché resti di
affreschi del periodo medioevale.
L'interno ha conservato la primitiva pianta basilicale, divisa in tre navate da antiche colonne
marmoree di spoglio con capitelli ionici. 11 soffitto é a capriate lignee; sopra gli archi della navata
mediana vi é un ciclo di affreschi, un po' deteriorati, risalenti al XII secolo e raffiguranti scene
del!' Antico e uovo Testamento. Anche l'abside é ornata di affreschi che raffigurano i simboli degli
Evangelisti; il pavimento della zona absidale é originale del XII secolo ed é in opus sectile di genere
cosmatesco.
S. GIOVANNI IN OLEO

Nell'anno 95 d.C., durante una delle piu terribili persecuzioni di cristiani ordinata dall'imperatore
Domiziano, fu catturato anche S. Giovanni Evangelista. arra la leggenda che eglt fu portato in un
luogo deserto, presso Porta Latina, e gettato in un calderone d'olio bollence. Ma quale non fu lo stupore,
tra i soldati della guardia imperiale, quando il Sanco, invece di morire fra acroci spasmi, usci da!
pencolone come se nience fosse accaduto. /\nzi, come racconta S. Girolamo, egli era perfino ringiovanico
e rinvigorito, come se a vessc fatto un bel bagno ristoratore. l solda ti, terrorizzati, non si dettero per vinti
e, credendolo uno strcgone, lo raparono a zero, pensando che i capelli nascondessero un qualcosa di
magico. Ma non riuscendo a venire a capo del mistero, lo liberarono e gli ordinarono di andarsene per
sempre da Roma. S. Giovanni non se lo fece ripetere due volre e si ritiró in esilio a Patmos, un'isoletta del
Mar Egeo, dove scrisse l'«Apocalisse». Qualche anno dopo mori a Efeso alla veneranda era di
novantaquattro anm.
Per ricordare il mancato supplizio di S. Giovanni, in quello stesso luogo presso Porta Latina, fu erecta,
ne! 1 509, una piccola cappella denominara S. Giovanni in Oleo. La costruzione fu finanziata da un
religioso francese: Benoit Adam e il progetto e da attribuire a qualche seguace di Antonio da Sangallo il
Vecchio (qualcuno continua ad attribuirlo al Bramante). Nel 1658 il cardinale Paolucci incaricó
Francesco Borromini di restaurare la cappella e di rifare la copertura. L'artisca, dopo aver studiato
di verse soluzioni, sonappose al tempietto ottagonale un alto fascione decorato con palme e fiori su cui
poggia un tetto conico. In cima a tutto vi e una sorra di lanterna somigliance a uno serano fiore appena
sbocciato. «La mescolanza di austerita nell'attico e di fantasía nella lanterna e típica della maniera degli
ultimi anni del Borromini ... » (Blunt).
Egli curó anche la decorazione dell'inrerno, che peraltro non e una delle sue migliori creazioni; le
pareti furono affrescare da Lazzaro Baldi, un discepolo di Pictro da Cortona.