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I lazzi di Arlecchino

Arlecchino in un'incisione francese

Se gli altri attori erano legati comunque ad un copione da rispettare, almeno nelle
sue parti fondamentali, i servi (ovvero gli zanni), avevano generalmente via libera
nell'interpretazione dei loro personaggi.

La presenza scenica, i costumi che li caratterizzavano e davano una precisa


riconoscibilità all'attore mascherato, obbligavano lo zanni ad usare più il corpo
che non la semplice recitazione, come avveniva invece per gli innamorati o il
capitano (altri due ruoli fissi nelle compagnie della commedia dell'arte).

Vi erano comunque anche delle parti recitate e delle battute comiche improvvisate
nel repertorio classico degli zanni che sono giunte fino ai tempi nostri.

Padre Adriani, un ecclesiastico amante della commedia, isolò, in un suo libro del
Seicento, tutta una serie di battute comiche riferite allo zanni napoletano per
eccellenza cioè: Pulcinella.
Pulcinella rappresentava nelle compagnie comiche dell'Italia centromeridionale
l'alter ego del bergamasco Arlecchino, cioè il personaggio del servo sciocco, colui
che nel linguaggio della commedia dell'arte veniva definito col nome di secondo
zanni, in opposizione al primo zanni che era invece il servo arguto, in Goldoni
rappresentato da Brighella.
Il lazzo cioè la battuta comica, lascia spazio ad una libera interpretazione, sia
recitativa che corporea, agli zanni. Le varie testimonianze delle commedie
dell'arte messe in scena durante tre secoli, cioè i canovacci raccolti spesso da
chi assisteva alle commedie (fra le carte di Galileo, ad esempio, sono stati
trovati due resoconti di commedie dell'arte alle quali l'astronomo aveva
assistito), ma anche di chi le produceva e metteva in scena, sono testimoni di
queste parti libere.

La raccolta più nota, sia per la qualità dell'opera che per la fama, quasi
leggendaria che avvolge la figura dell'attore-autore-capocomico Flaminio Scala in
arte Flavio, è Il Teatro delle Favole Rappresentative che comprende ben 50
canovacci di commedie dell'arte da lui scritte.

Oggi, data la scarsità dei documenti coevi a queste rappresentazioni, dei lazzi
rimangono soltanto alcune note lasciate alla libera interpretazione degli attori.
Ciò che sappiamo è che la parola lazzo deriva probabilmente dall'italiano laccio,
ma ci sono due diverse interpretazioni: il lazzo è una battuta che conclude
un'azione particolarmente comica, quindi nell'accezione di laccio, inciampo,
lacciolo o trappola creata dal comico per chiamare l'applauso.
L'altra interpretazione vuole che il lazzo non sia che una battuta, o un siparietto
comico, che interrompe una scena per farne partire una nuova, come un'allacciatura
tra due parti della commedia.

Qualunque fosse la loro origine nello sviluppo dei canovacci, rimane soltanto un
accenno di ciò che realmente si svolgeva sul palcoscenico. Ad esempio la
definizione del “lazzo della mosca” e tutti gli altri tipi di lazzo non sono meglio
specificati in senso drammaturgico, ma probabilmente ciascun attore aveva un
repertorio personale per ciascun lazzo.
Ad esempio proprio il lazzo della mosca è stato interpretato in due modi nettamente
differenti, anche se in periodi lontani tra loro; nel primo, il più antico, Padre
Adriani riporta una battuta di Arlecchino: Pantalone dice al suo servo Arlecchino
di stare attento che nella casa dove c'è la moglie, come sempre giovane e bella,
non entri nemmeno una mosca. Al suo ritorno trova invece la casa piena di
corteggiatori; chiedendo spiegazioni ad Arlecchino, questo risponde candidamente
che non è entrata nessuna mosca, bensì uomini.
L'altro lazzo della mosca viene recitato dall'Arlecchino strehleriano Ferruccio
Soleri; in questo caso il lazzo è soltanto corporeo, cioè l'inseguimento di una
mosca da parte dello zanni perennemente affamato: quando questi la cattura, inizia
tutta una serie di gag con le quali Arlecchino rivolgendosi al pubblico esprime la
sua felicità a gesti e grida di gioia, e durante la quale gioca con la mosca stessa
prima di mangiarsela.

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