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Mobilità e meccanica corporea

MODELLO DI ATTIVITA’ ED ESERCIZIO


FISICO
1 DOTT.PEDRETTI GIANMARIO
CHE SIGNIFICATO HA PER TE IL MOVIMENTO…?

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LA MOBILITA’ AUTONOMIA
è la capacità di muoversi
liberamente nell’ambiente

Temporanea MOBILITA’ RIDOTTA


Progressiva Impossibilità parziale o totale di
eseguire un movimento e/o di
Permanente spostarsi nell’ambiente

IMMOBILITA’
impossibilità di muoversi
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DIPENDENZA liberamente nell’ambiente. Situazione di
inattività muscolo-scheletrica
AUTONOMIA

Si definisce autonomia la capacità di un individuo di svolgere le attività di


vita quotidiana, l'attività lavorativa e le mansioni legate al proprio ruolo.
Ogni tipo di limitazione può influire sulla capacità di muoversi liberamente
e spontaneamente

Queste alterazioni hanno effetti psicologici meno evidenti


relativi alla comunicazione

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MOBILITA' NORMALE

Il sistema muscolo-scheletrico è la struttura di supporto di


tutto il corpo umano. È composto da ossa e muscoli che
permettono il movimento, l’attività motoria è coordinata dal
sistema nervoso centrale e periferico.
Ossa: struttura portante alla quale si collegano i muscoli,
tendini e legamenti, la loro funzione è facilitare il
movimento e proteggere gli organi vitali(cuore, cervello,
polmoni, fegato).
Il corpo umano è formato da 206 ossa.

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MOBILITA' NORMALE

Secondo la forma si dividono in:

Ossa lunghe (arti inferiori e superiori)


Ossa corte (mani, piedi)
Ossa piatte (cranio)
Ossa irregolari (vertebre)

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MOBILITA' NORMALE

• MUSCOLI: i muscoli scheletrici si inseriscono sulle


ossa a livello delle articolazioni grazie ai tendini.
Sono costituite da lunghe fibre di muscolatura
striata. La struttura delle fibre permette al muscolo
di contrarsi( accorciarsi) e di estendersi (allungarsi)
in funzione del movimento.
• Ipotrofia: diminuzione della forza e dimensione del
muscolo dovuta al mancato utilizzo, può dipendere
da sedentarietà, invecchiamento, riposo forzato
• Ipertofia: aumento di forza e diametro del muscolo

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ARTICOLAZIONI

Si trovano al punto di incontro tra due o più ossa. Si distinguono in:


 articolazioni fibrose (non si verificano movimenti)
 articolazioni cartilaginee (piccoli movimenti)
 articolazioni sinoviali (molto mobili)
Le articolazioni sinoviali sono costituite da tessuto sinoviale irrorato di
sangue che produce liquido sinoviale. Il liquido sinoviale lubrifica
l’articolazione, eliminando la frizione tra i capi articolari e facilitando
il movimento.

ESCURSIONE ARTICOLARE: escursione massima che


un’articolazione può compiere attraverso il movimento fisiologico

ANDATURA: risultato di un processo coordinato che richiede


equilibrio e postura corretta.

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MOVIMENTI ARTICOLARI

 Adduzione: avvicinamento articolazione verso la linea mediana del


corpo
 Abduzione: allontanamento articolazione verso la linea mediana del
corpo

 Iperestensione: estensione oltre l’escursione massima di una


articolazione
 Flessione: diminuzione angolo tra due ossa
 Pronazione: si riferisce all’avambraccio e indica la rotazione del
palmo in senso posteriore
 Supinazione: si riferisce all’avambraccio e indica la rotazione del
palmo in senso anteriore
 Circonduzione: movimenti circolari di una parte del corpo

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ALLINEAMENTO E POSTURA: MASSIMA SINERGIA

• L’allineamento della postura richiede un corretto


allineamento di ossa, muscoli, articolazioni ed un
baricentro stabile.
• La postura eretta ed il movimento corporeo sono possibili
solamente se il centro di gravità è stabile Il peso
del corpo è centrato rispetto alla base di appoggio e le
forze gravitazionali bilanciate

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EQUILIBRIO POSTURALE

L’equilibrio dipende principalmente dall’apparato vestibolare


dell’orecchio (dotto cocleare, tre canali semicircolari, utricolo e
sacculo, questi ultimi tre contengono minuscole cellule cigliate
che passano dal nervo vestibolare).
EQUILIBRIO→ il rachide allineato lungo il suo asse verticale, i
piedi devono creare una buona base di appoggio.

In seguito alle sollecitazioni che subiscono quando la testa si


muove, queste cellule trasmettono segnali alle fibre nervose
sensoriali per il controllo dell’equilibrio

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REGOLAZIONE DEL MOVIMENTO
L’attività motoria richiede la
coordinazione fra:

 APPARATO SCHELETRICO
(sostegno- gradi di movimento)
 APPARATO MUSCOLARE
(movimento –postura)
 SISTEMA NERVOSO
(regola movimento e postura –
propriocezione – equilibrio)
 SISTEMA CARDIO-VASCOLARE e
RESPIRATORIO
(energia)
 SISTEMA VESTIBOLARE

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COORDINAZIONE DEI MOVIMENTI

• Le funzioni motorie sono controllate dal cervelletto, dalla


corteccia cerebrale e dai gangli della base. Il cervelletto
controlla le attività motorie implicate nel movimento.
• Il cervelletto controlla i muscoli usati per mantenere una
postura stabile e per produrre movimenti precisi e coordinati.
La corteccia dà inizio all'attività motoria volontaria, i gangli
della base mantengono la postura.

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MECCANICA CORPOREA

Insieme dei movimenti coordinati che, utilizzando l'allineamento, postura, equilibrio,


permettono lo svolgimento di attività quali sollevarsi e spostarsi. Un corretto utilizzo della
meccanica corporea preserva la struttura muscolo scheletrica sia dei pazienti che degli
operatori.
① Valutare sempre la situazione prima di agire, pianificare è fondamentale (non
ostacolare i movimenti dell’operatore)
② Utilizzare il più possibile i muscoli degli arti inferiori (busto dritto, gomiti, anche,
ginocchia flessi)
③ Piano di lavoro all’altezza adeguata (vicino al centro di gravità del proprio corpo)
④ Utilizzo di ausili (sollevatori meccanici)
⑤ Ampia base d’appoggio
⑥ Si utilizza meno energia se le parti del corpo sono bilanciate
⑦ Contrazione muscoli addominali e glutei protegge la zona lombare
⑧ Ridurre l’attrito tra le superfici
⑨ Movimenti fluidi e continuo, non bruschi
⑩ Tenere l’oggetto vicino al corpo

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TIPI DI ESERCIZIO FISICO

• Se è classificato secondo la fonte di energia:


 Aerobico (richiede ossigeno per l’utilizzo dell’energia derivante all’attività
metabolica dei muscoli scheletrici) es: > FC
 Anaerobico (il muscolo non estrae una quantità sufficiente di ossigeno dal sangue
e ricava l’energia dal metabolismo anaerobico) es: allenamento di resistenza degli
atleti
• Classificato secondo il tipo di contrazione muscolare
 Isotonico: forma dinamica di esercizio fisico in cui tensione muscolare,
contrazione, movimento attivo sono costanti (corsa)
 Isometrico: esercizio statico, la tensione del muscolo non comporta una
variazione della sua lunghezza.
BENEFICI ESERCIZIO FISICO:
o Stimola l’appetito
o Previene la stipsi
o Migliara la qualità del sonno
o Migliora l’apparato cardiovascolare (< aterosclerosi)
o Influisce sulla psiche
o < pa ed fc
o Rilassa da stress

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CARATTERISTICHE DEL MOVIMENTO

ESCURSIONE ARTICOLARE FISIOLOGICA “range of motion”(ROM):


escursione massima che un'articolazione può produrre attraverso il
movimento fisiologico

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ANDATURA

Risultato di un processo coordinato che richiede equilibrio e capacità di


mantenere una corretta postura. 2 FASI:

1- FASE DI APPOGGIO:
APPOGGIO intervallo di tempo durante il quale il piede rimane a
contatto con il terreno(calcagno, posiz mediano, spinta in avanti)

2- FASE DI OSCILLAZIONE: intervallo di tempo durante il quale l'arto è sospeso


e si produce la progressione in avanti dell'arto

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FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MOVIMENTO

o Stili di vita e abitudini (sedentarietà…..)


o Integrità sistema muscolo-scheletrico
o Controllo sistema nervoso
o Circolazione e ossigenazione
o Energia
o Disturbi congeniti
o Disturbi affettivi
o Trattamenti terapeutici (apparecchio gessato,
drenaggi, monitor)

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STILE DI VITA

Attività fisica regolare e alimentazione corretta preservano la


mobilità e funzionalità del sistema muscolo-scheletrico nel
tempo
SECONDO UNA STIMA DELL’OMS
L’ELIMINAZIONE DELLA SEDENTARIETA’
PUO’ PORTARE ALLA RIDUZIONE:

DEL 15-39% DELLE MALATTIE CARDIO-VASCOLARI


DEL 33% DEGLI ICTUS CEREBRALI
DEL 22-33% DEL CANCRO DEL COLON
DEL 18% DELLE FRATTURE OSSEE
SECONDARIE A OSTEOPOROSI

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FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MOVIMENTO

Stile di vita e abitudini: attività fisica regolare e alimentazione


corretta preservano la mobilità e funzionalità del sistema
muscolo-scheletrico nel tempo

Integrità sistema muscolo-scheletrico: la forza muscolare è


influenzata dal volume di liquidi corporei e dalla concentrazione
degli elettroliti, dall’allenamento, alimentazione, condizione di
tendini e legamenti. La funzionalità delle ossa e articolazioni
dipende dal contenuto di minerali. Calcio, fosfati, vB sono
fondamentali per un buon funzionamento del sistema. La
demineralizzazione ossea(osteoporosi) > rischio di fratture

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FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MOVIMENTO

Controllo del sistema nervoso: la capacità motoria dipende


dall’integrità delle vie polisinaptiche dei nervi afferenti ed
efferenti e dall’integrazione centrale che ha luogo nella
corteccia cerebrale. La conduzione nervosa richiede un
efficiente circolazione e un adeguato bilancio idroelettrolitico.
Danni cerebrali o del midollo spinale compromettono la mobilità.

Tetraplegia: ridotta funzionalità motoria e sensoriale dei 4 arti e


di tutti i muscoli a livello della lesione
Paraplegia: ridotta funzionalità motoria e sensoriale degli arti
inferiori

processi infettivi: meningite ,tumori, ictus possono


compromettere il controllo che il sistema nervoso centrale
esercita sul movimento

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FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MOVIMENTO

Circolazione e ossigenazione: i muscoli scheletrici richiedono


un’adeguata quantità di ossigeno fornita dai polmoni eliminando
anidride carbonica,(prodotto secondario del matabolismo aerobico
dei muscoli). In un esercizio fisico intenso il flusso sanguigno viene
deviato dall’intestino ai muscoli. Patologie croniche che limitano
l’afflusso di ossigeno e sostanze nutritive per la contrazione
muscolare (patologie vascolari, cardiache, anemia(riduce la
quantità di HB disponibile per legare l’ossigeno, patologie
polmonari)

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FATTORI CHE INFLUISCONO SUL MOVIMENTO
Energia il cancro e altre condizioni associate ad un aumento del
consumo delle risorse dell’organismo esauriscono l’energia
necessaria per il movimento.

Problemi congeniti esistono malattie congenite che non possono


essere curate. (displasia dell'anca, spina bifida) In questi casi il
trattamento consiste nel promuovere la massima mobilità e ridurre le
complicanze

Disturbi affettivi: la depressione e lo stato catatonico limitano la


mobilità poiché una persona non prova il desiderio di muoversi
Trattamenti terapeutici: alcuni apparecchi gessati, tutori o stecche
immobilizzano alcune parti del corpo per favorirne la guarigione.
Anche il riposo a letto è un trattamento terapeutico per limitare la
mobilità

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COMPROMISSIONE DELLA MOBILITA'
Le più comuni alterazioni della mobilità corporea sono:

1)DIMINUZIONE DELLA MASSA, FORZA E DEL TONO


MUSCOLARE
2)ALTERAZIONI DELL'ANDATURA
3)MANCANZA DI COORDINAZIONE
4)CADUTE
5)RIDUZIONE DELL'ESCURSIONE ARTICOLARE
6)DOLORE URANTE IL MOVIMENTO
7)INTOLLERANZA ALL'ATTIVITA'

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1-ALTERAZIONI DEL TONO, MASSA E FORZA
MUSCOLARE
ATROFIA: riduzione delle dimensioni e della forza contrattile di un
muscolo a seguito di lesione midollare, immobilità temporanea.
Reversibile SOLO nella prima fase

FLACCIDITA' MUSCOLARE: ridotto tono muscolare (ipotonia


muscolare). I muscoli si presentano deboli e molli con una ridotta
resistenza ai movimenti. La flaccidità è la conseguenza della
compromissione dell'innervazione dei muscoli

SPASTICITA': stato di tono muscolare eccessivo che si presenta con un


aumento di resistenza allo stiramento e l'accentuazione dei riflessi. Il
muscolo durante il movimento passivo presenta più resistenza. Causata
dalla lesione del moto

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1-ALTERAZIONI MUSCOLARI FORZA
PARALISI
Totale (plegia)
MASSA Parziale (paresi)

Ipertrofia
Iper Monoparesi
Ipotrofia
Ipo
Monoplegia
Atrofia
Emiparesi
TONO Emiplegia
Flaccidità Tetraparesi
(ipotono) Tetraplegia
Spasticità Paraparesi
(ipertono) Paraplegia
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1-ALTERAZIONI DEL TONO, MASSA E FORZA
MUSCOLARE

PARALISI: perdita totale della funzione motoria volontaria. Insorge nelle


malattie cerebrovascolari, neuromuscolari degenerative, traumi, e può
essere locale o generalizzata. Se è associata ad una flaccidità muscolare
si parla di PLEGIA.

A seconda delle sede colpita si distingue in:

1)EMIPARESI: perdita funzionale di un emisoma (es ictus)


2)PARAPARESI: perdita di funzione degli arti inferiori
3)TETRAPARESI: è compromessa la funzione motoria di tutti e 4 gli arti
(es lesione del midollo cervicale).

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2-ALTERAZIONI DELL'ANDATURA

Il termine andatura viene utilizzato per definire la DEAMBULAZIONE di


una persona. “ capacità di spostare la proiezione a terra del proprio
baricentro da un piede all'altro dinamicamente e alternativamente
mantenendo l'equilibrio”

ATASSICA: tipica delle lesioni cerebellari. Il pz


cammina a gambe divaricate per allargare la base di
appoggio e di abbassare il baricentro e con una
leggera abduzione degli arti superiori

TENDENZA A CADERE ALL'INDIETRO E DI LATO

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ALTERAZIONI DELL'ANDATURA

ANSERINA o ONDEGGIANTE: tipica della perdita di forza


prossimale negli arti inferiori. Il paziente si muove come se
delineasse delle anse con un pendolarismo del tronco da un lato
all'altro, seguendo il piede d'appoggio.

ACCENTUATA LORDOSI LOMBARE E


PROTRUSIONE DELL'ADDOME

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ALTERAZIONI DELL'ANDATURA

FALCIANTE o EMIPARETICA: tipica del pz


con paralisi spastica. L'arto inferiore con
piede in flessione plantare, intraruotato ed in
dorsi-flessione, viene mosso in avanti con
difficoltà con un movimento di circumduzione
caratteristico. La punta del piede è strisciata
al suolo, tutto l'arto compie un movimento di
rotazione attorno ad un fulcro (pelvi)

L'ARTO INFERIORE PLEGICO E' MANTENUTO IN


ESTENSIONE E PORTATO IN AVANTI CON UN
MOVIMENTO AD ARCO VERSO L'ESTERNO.

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ALTERAZIONI DELL'ANDATURA

SPASTICA E STEPPANTE: il pz non può


flettere dorsalmente il piede per cui, per non
inciampare, tende a sollevare tutto l'arto
cercando di evitare che la punta del piede
strisci contro il pavimento

RIGIDA E LENTA, GLI ARTI INFERIORI


IPERESTESI

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ALTERAZIONI DELL'ANDATURA

PARKINSONIANA: andatura a
piccoli passi, solitamente lenta, ma
che può presentare una progressiva
accelerazione (festinazione). I piedi
vengono strisciati al suolo, la
postura del pz è a tronco fisso con le
braccia lungo i fianchi, ed una
minima riduzione del movimento
oscillatorio

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3- MANCANZA DI COORDINAZIONE

Il pz sviluppa mancanza di coordinazione quando il controllo


nervoso e la regolazione del movimento sono compromessi (traumi
o malattie del cervelletto, alcool, barbiturici)

Atassia: disturbo della coordinazione muscolare con


conseguente irregolarità dei movimenti e incapacità di conservare
l’equilibrio nella posizione eretta (è mantenuta la forza)

Tremore: movimento oscillatorio involontario, ritmico e ripetitivo,


di una parte del corpo dovuta a contrazioni muscolari. Può essere
presente a riposo o quando si comincia un movimento

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3- MANCANZA DI COORDINAZIONE

Corea (ballo di san Vito): si manifesta con un susseguirsi di


movimenti involontari, esplosivi, irregolari, afinalistici che possono
colpire una parte del corpo o tutto il corpo. Di breve durata, e del tipo
a scatti improvvisi, migrano da una parte del corpo all’altra.

Atetosi: stato caratterizzato da movimenti di torsione lenti,


involontari, irregolari e continui, soprattutto a carico dei muscoli della
faccia, della lingua e delle estremità distali delle mani e dei piedi;

Distonia: anomalia del tono muscolare caratterizzata da movimenti


involontari con contrazioni (spasmi) al termine del movimento.

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SCALE DI VALUTAZIONE

1- TINETTI

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4- CADUTE

I pz con mobilità limitata sono maggiormente a rischio di cadute a


cause della variazione dell'andatura, debolezza, ipotensione
ortostatica, scarsa coordinazione.
Fondamentale individuare precocemente i fattori di rischio e
problemi legati alla mobilità. I principali fattori di rischio sono:
● Precedenti cadute
● Debolezza muscolare
● Alterazioni dell'andatura e dell'equilibrio
● Età avanzata

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4- CADUTE
INTRINSECI
ESTRINSECI •Anamnesi positiva per precedenti
cadute
•Pericoli ambientali •Età = o > 65 anni
•Utilizzo di ausili per la •Incontinenza
contenzione fisica •Deterioramento stato mentale
•Utilizzo di ausili •Deterioramento delle funzioni
per la deambulazione neuromuscolari
•Calzature •Dipendenza funzionale
•Assunzione di farmaci che nell’esecuzione delle attività di vita
influenzano lo stato di vigilanza, quotidiana rilevabile attraverso
l’equilibrio, la pressione apposite scale
arteriosa •Riduzione del visus
•Uso di alcool e droghe •Deformazioni o patologia del piede
•Paura di cadere

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SCALA DI CONLEY

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5-RIDUZIONE DELL'ESCURSIONE ARTICOLARE

L'escursione articolare fisiologica si riduce con l'età poiché le


strutture diventano fibrose e rigide, i muscoli non si allungano e si
contraggono con regolarità. Questo causa una progressiva perdita
di movimento e di conseguenza di autonomia.

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CONTRATTURE
CONTRATTURE:
Progressivo
accorciamento di un
RIDOTTA MOBILITA’ muscolo, con perdita della
mobilita’ articolare,
RIDUZIONE FLESSIBILITA’ dovuta alla fibrosi dei
tessuti attorno
ARTICOLARE E DOLORE all’articolazione

STRUTTURA DELLE
ARTICOLAZIONI DIVENTA
FIBROSA E RIGIDA

I MUSCOLI SI
ATROFIZZANO

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5- RIDUZIONE DELL'ESCURSIONE ARTICOLARE

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6- DOLORE DURANTE IL MOVIMENTO

Il dolore può essere legato ad una lesione fisica (strappo muscolare,


distorsione)o può derivare da un processo degenerativo
infiammatorio.
1- OSTEOARTROSI (degenerazione delle superfici di contatto delle
articolazioni)

2- ARTRITE REUMATOIDE (alterazione infiammatoria delle


articolazioni)

3- CLAUDICATIO INTERMITTENTIS (insufficiente flusso ematico


alle estremità)

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7- INTOLLERANZA ALL'ATTIVITA'

TOLLERANZA
ALL’ATTIVITA’/ESERCIZIO
FISICO
E’ l’intensità o la durata di uno sforzo
fisico che un individuo riesce a
sostenere

INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’
E’ lo stato di una persona con energie fisiche o
psichiche insufficienti per continuare o completare
le attività quotidiane necessarie o desiderate

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ACCERTAMENTO:
CAPACITA’ MOTORIE E TOLLERANZA ALL’ESERCIZIO

TOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

SEGNI SINTOMI DI INTOLLERANZA


Mancato ritorno entro 3- 4 minuti al
valore di FC precedente l’attività
Aumento eccessivo della FC e FR con
modificazioni del ritmo
Dispnea,
47 affanno, dolore toracico
CONSEGUENZE DELL'IMMOBILITA'
- Atrofia e perdita tono muscolare
- Contratture e dolori articolari
- Aumento lavoro cardiaco
- Ipotensione ortostatica
- Trombosi ed embolia
- Diminuzione espansione polmonare
- Diminuzione metabolismo basale
- Bilancio azoto negativo
- Anoressia
- Osteoporosi da disuso
- LDD
- Stasi urinaria
- Infezioni
- Calcoli renali
- Stipsi
- Sonno e riposo
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ATROFIA E PERDITA TONO MUSCOLARE

Riduzione del numero e delle dimensioni delle fibre muscolari.


L’organismo consuma la massa muscolare per ricavare
energia(catabolismo). L’immobilità influisce sui muscoli degli
arti inferiori. La resistenza diminuisce a mano a mano che il
muscolo si atrofizza.

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CONTRATTURE E DOLORI ARTICOLARI

il movimento favorisce la formazione di tessuto


connettivo attorno ad articolazioni e muscoli.
Nell’immobilità il movimento articolare cessa e ciò causa
la formazione di tessuto fibroso, denso e poco elastico
che blocca l’articolazione ed il movimento. Un
insufficiente irrorazione dei muscoli provoca contratture
che talvolta sono irreversibili. (es piede cadente: il piede
è bloccato in flessione plantare)

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AUMENTO DEL LAVORO CARDIACO

il muscolo cardiaco aumenta il lavoro se il corpo


è supino. La ridotta spinta gravitazionale
associata alla posizione supina fa affluire alle
gambe un minore volume di sangue. Il sangue
che non affluisce agli arti inferiori si distribuisce
nel tronco> ritorno venoso > lavoro cardiaco.
> immobilità> FC

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IPOTENSIONE ORTOSTATICA

Calo della pressione sanguigna sistemica che accompagna il


passaggio dalla posizione supina a quella eretta. Molto
comune dopo un periodo di immobilità.
Altro fattore che contribuisce all'ipotensione ortostatica è
l'inefficienza della pompa muscolare che favorisce il ritorno
venoso. I muscoli atrofizzati dei polpacci rendono meno
efficace la compressione delle vene degli arti inferiori non
favorendo il ritorno venoso. Questo fattore porta ad un
aumento del ristagno venoso aumentando l'ipotensione
ortostatica.

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TROMBOSI ED EMBOLIA

TROMBO: coagulo di sangue composto da piastrine, fibrina che si


deposita sulle pareti delle vene e delle arterie. I trombi si formano
con più frequenza nelle grosse vene degli arti inferiori, dove la
velocità del flusso è più bassa.
Trombosi venosa profonda TVP avviene quando un coagulo si
stacca dalla parete di un vaso sanguigno(embolo) raggiungendo
un vaso con un lume piccolo fino ad occluderlo. Ciò avviene
principalmente nei vasi polmonari> EMBOLIA POLMONARE.
L’immobilità favorisce la stasi venosa che contribuisce allo sviluppo
della TVP.

SOMMINISTRAZIONE DI EPARINA A BASSO PESO


MOLECOLARE E POSIZIONAMENTO DI CALZE ELASTICHE A
COMPRESSIONE GRADUATA

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DIMINUZIONE DELL'ESPANSIONE POLMONARE

la resistenza respiratoria in una persona immobile è


superiore al normale, ciò porta ad una diminuzione della
distensione polmonare ed ad un aumento del lavoro
respiratorio.
< liberazione dalle secrezioni
< profondità del respiro (diaframma si muove con
difficoltà, spingendo gli organi addominali in basso)
>pressione del letto contro la parete toracica
< produzione di anidride carbonica<stimolazione del
respiro

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DIMINUZIONE DEL METABOLISMO BASALE

Riduzione della produzione di: ormoni tiroidei, ormone


corticosurrenale( ACTH), aldosterone, insulina. Anche il
metabolismo dei farmaci è alterato. La perdita di peso
associata all'immobilità deriva dalla diminuzione della perdita di
massa muscolare e della diuresi

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BILANCIO DELL'AZOTO NEGATIVO

In condizioni normali esiste un equilibrio tra catabolismo delle proteine e


sintesi proteica. L'immobilità accelera il catabolismo proteico a causa
dell'atrofia muscolare
Tale processo viene studiato tramite la misurazione della quantità di azoto
nelle urine (prodotto di scarto del catabolismo proteico). Nelle persone
immobili la quantità di azoto nelle urine è elevata. Quando la quantità di
azoto eliminata nelle urine è superiore a quella assunta con la dieta=
BILANCIO AZOTO NEGATIVO e non se ne ha a disposizione in quantità
sufficienti per la sintesi proteica.
Immobilità> quantità di insulina per mantenere i normali livelli di glicemia

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ANORESSIA

E' comune nelle persone immobilizzate. La diminuzione del metabolismo


basale è accompagnata dalla diminuzione del fabbisogno calorico. Il
ricovero, la scarsa appetibilità per il cibo, la condizione di allettamento,
l'alimentarsi in posizione supina, lo stato psicologico..possono essere
causa di inappetenza

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OSTEOPOROSI DA DISUSO

demineralizzazione ossea provocata dall’immobilità. La matrice ossea


è in uno stato dinamico di formazione e di demolizione

Osteoblasti: produzione matrice ossea


Osteoclasti: distruzione matrice ossea

L’immobilità causa squilibrio tra questi processi, gli osteoblasti


producono matrice ossea, ma gli osteoclasti li distruggono ad una
velocità superiore= diminuzione matrice ossea, ossa più fragili e
porose

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DISORDINI IMMUNITARI

Durante l'immobilità il sistema immunitario si indebolisce,


aumenta il catabolismo delle immunoglobuline G riducendo
significativamente la concentrazione degli anticorpi circolanti. I
leucociti diminuiscono la loro capacità di fagocitare i
microorganismi

AUMENTO RISCHIO DI INFEZIONE

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LESIONI DA PRESSIONE

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STASI URINARIA e CALCOLOSI RENALE

• Stasi urinaria: difficoltà a rilassare i muscoli perineali


data la posizione, un ritardo della minzione causa la
permanenza dell’urina in vescica, conducendo ad uno
stiramento del muscolo detrusore, con alterazioni del
tono della vescica e disfunzioni alla minzione. stasi>
infezioni>calcoli renali.
Incontinenza da rigurgito: a causa dell’eccesiva distensione
vescicale
• Calcoli renali: stasi urinaria e aumento concentrazione
sierica di calcio(perdita di calcio dalle ossa-
demineralizzazione)
> escrezione renale di calcio>concentrazione calcio nelle
urine. Il calcio precipita cristallizzandosi>formazione
calcoli renali che aumenta con la disidratazione. Le
infezioni aumentano l’alcalinità delle urine >la formazione
di calcoli renali
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STIPSI...RIPOSO E SONNO

STIPSI: diminuzione trofismo muscoli addominali e perineali


e quindi della pressione necessaria per evacuare le feci.
Posizione supina il riempimento del retto avviene più
lentamente( gravità).Se l’espulsione di feci è ritardata
l’intestino riassorbe l’acqua rendendo l’evacuazione più
difficoltosa. Disidratazione- aumento di fecalomi(feci molto
solide nel retto).

SONNO E RIPOSO: immobilità interferisce con il ritmo


naturale del sonno. Alterazione ritmo sonno veglia

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IL SIGNOR FRANCO - 1

Franco è un signore di 76 anni ed ogni mattina si alza, si


lava, si veste, fa una colazione abbondante ed esce di casa
con il cane per la solita passeggiata. Quando rientra a
casa assume le pastiglie per l’ipertensione e la bronchite
cronica di cui è affetto da anni e si dedica alla lettura del
giornale. Franco vive solo da quando è rimasto vedovo, il
pomeriggio si reca al centro anziani del paese vicino dove
trascorre il pomeriggio giocando a carte. A volte lamenta
dolori diffusi dovuti all’artrosi, soprattutto alle ginocchia
che tuttavia non gli impediscono di muoversi.

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1) COSA PERMETTE A
FRANCO DI
MUOVERSI?

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REGOLAZIONE DEL MOVIMENTO
L’attività motoria richiede la
coordinazione fra:

 APPARATO SCHELETRICO
(sostegno- gradi di movimento)
 APPARATO MUSCOLARE
(movimento –postura)
 SISTEMA NERVOSO
(regola movimento e postura –
propriocezione – equilibrio)
 SISTEMA CARDIO-VASCOLARE e
RESPIRATORIO
(energia)
 SISTEMA VESTIBOLARE

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IL SIGNOR FRANCO - 2
Il signor Franco durante la solita partita a carte
pomeridiana lamenta una perdita di forza nel braccio e
nella gamba sinistra, in seguito alla quale viene portato
in Pronto Soccorso e poi ricoverato nel reparto di
Neurologia per ictus cerebrale.
All’ingresso in reparto il paziente appare molto
spaventato, è la prima volta che viene ricoverato.

QUALI DATI DOBBIAMO RACCOGLIERE PER


ACCERTARE IL MODELLO DI ATTIVITA’ ED
ESERCIZIO? COME LI RACCOGLIAMO?
66
ACCERTAMENTO del MODELLO DI
ATTIVITA’ ED ESERCIZIO

OGGETTIVI
SOGGETTIVI

Accertamento
MODELLO
NORMALE
67
ACCERTAMENTO: Dati
INTERVISTA soggettivi

CAPACITA’ MOTORIE E TOLLERANZA


ALL’ESERCIZIO
 Sufficiente energie per le attività necessarie/desiderate?
 Modello di esercizio fisico? Tipo? Regolarità?
 Attività nel tempo libero?
 Abilità percepita per…
 Presenza di sintomi: dispnea, dolore,
affaticamento, astenia
 Pregresse cadute?
 Presenza di fattori che influenzano il movimento e di rischi

68
Abilità percepita nelle attività di vita quotidiana
(ADL) secondo una scala di livello funzionale
Livello 0 Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4
Capacità di: AUTONOMO USO AUSILI AIUTO DI 1 AIUTO DI 2 TOTALMENTE
PERSONA PERSONE DIPENDENTE

Alimentazione
Fare il bagno

Uso del gabinetto

Mobilità nel letto

Vestirsi

Cura dell’aspetto

Mobilità generale

Cucinare
Mantenimento casa
Fare la spesa 69
ACCERTAMENTO: Dati
OSSERVAZIONE - ESAME OBIETTIVO oggettivi

CAPACITA’ MOTORIE E TOLLERANZA ALL’ESERCIZIO

Abilità dimostrata (grado di autonomia) nelle ADL:


Capacità di: Livello 0 Livello 1 Livello 2 Livello 3 Livello 4
AUTONOMO USO AUSILI AIUTO DI 1 AIUTO DI 2 TOTALMENTE
PERSONA PERSONE DIPENDENTE
Alimentazione

Fare il bagno

Uso del gabinetto

Mobilità nel letto

Vestirsi

Cura dell’aspetto

Mobilità generale

Cucinare
Mantenimento casa
Fare la spesa
70
ACCERTAMENTO: Dati
OSSERVAZIONE - ESAME OBIETTIVO oggettivi

CAPACITA’ MOTORIE E TOLLERANZA ALL’ESERCIZIO

 Abilità a muovere arti superiori


e inferiori
 Massa e tono
muscolare
 Forza muscolare

71
ACCERTAMENTO: Dati
OSSERVAZIONE - ESAME OBIETTIVO oggettivi

CAPACITA’ MOTORIE E TOLLERANZA ALL’ESERCIZIO

 Postura e allineamento posturale


 Equilibrio e coordinazione
 Escursione articolare fisiologica ROM

 Alterazioni funzionalità ed escursione articolare


 Rossore, Gonfiore, Calore, Funzione lesa, Dolore
 Rigidità
 Contratture:Piede equino o cadente
• Extrarotazione dell’anca
• Polso cadente
72
Dati oggettivi
ACCERTAMENTO:
OSSERVAZIONE ED ESAME FISICO

 Polso
 Pressione Arteriosa
 Respiro
 Frequenza
 Ritmo
 Profondità
 Suoni respiratori

73
IL SIGNOR FRANCO - 3
Dall’accertamento iniziale si rilevano i seguenti dati
 Stile di vita: cammina ogni giorno per circa un’ora
 Frequenta il centro anziani per attività ricreative
 Autonomo a domicilio nel soddisfacimento dei bisogni di base: vive da solo
 Soffre saltuariamente di dolori articolari alle ginocchia (artrosi)
 Non valutabile la deambulazione per decubito obbligato a letto
 A letto mantiene arto sinistro extraruotato con caduta del piede
 Mobilità articolare passiva (emisoma sinistro) e attiva (destro) normale
 Presenza di emiplegia con flaccidità all’emisoma sinistra. Tono, massa, forza nella
norma all’emisoma destro.
 Mostra incapacità di cambiare autonomamente la posizione a letto
 Presenta calo del tono dell’umore con frequenti episodi di pianto
 PA: 160/80 FC: 100 R FR: 24
 Soffre di Bronco Pneumopatia Cronico Ostruttiva e di ipertensione arteriosa in
terapia con farmaci imprecisati
 Prescrizione di decubito obbligato a letto
74
QUALI SONO I DATI ALTERATI?
DATI NORMALI DATI ALTERATI

75
QUALI SONO I DATI ALTERATI?
DATI NORMALI DATI ALTERATI
Camminava un’ora ogni giorno Saltuari dolori articolari alle ginocchia per
artrosi
Autonomo nel soddisfacimento dei Decubito obbligato a letto
bisogni di base prima dell’evento
Mobilità articolare, forza, tono e Arto inferiore sinistro in posizione extraruotata
massa emisoma destra mantenuti e caduta del piede
Vita attiva precedente l’evento Emiplegia flaccida sinistra con escursione
articolare passiva completa
Incapacità a cambiare posizione
autonomamente a letto
Calo del tono dell’umore con episodi di pianto
PV lievemente aumentati (PA 160/100 – FC 100 –
FR 24)
Affetto da BPCO e ipertensione

QUALI I PROBLEMI? 76
DIAGNOSI INFERMIERISTICA
Sig. Franco

MOBILITA’ COMPROMISSIONE
COMPROMESSA NEUROMUSCOLARE
NEL LETTO (emiplegia)

Ictus cerebrale

 Incapacità di cambiare posizione nel letto


(da supino a seduto e/o posizione laterale e viceversa )

77
DIAGNOSI INFERMIERISTICHE NANDA 2015-
2017 RELATIVE ALLA MOBILITA’
 MOBILITA’ COMPROMESSA
MOBILITA’ COMPROMESSA NEL LETTO
CAPACITA’ DI TRASFERIMENTO COMPROMESSA
DEAMBULAZIONE COMPROMESSA
RISCHIO DI SINDROME DA IMMOBILIZZAZIONE
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’
RISCHIO DI PERFUSIONE TISSUTALE PERIFERICA
INEFFICACE

78
DIAGNOSI INFERMIERISTICA
MOBILITA’
COMPROMESSA CARATTERISTICHE
DEFINENTI
Definizione:
•Modificazioni dell'andatura
•Diminuzione delle capacità motorie
Limitazione del movimento fisico •Diminuzione dell'escursione articolare
autonomo e finalizzato del corpo •Diminuzione escursione articolare
•Difficoltà a girarsi
o di uno o più arti •Dispnea indotta dal movimento
•Instabilità posturale
•Movimenti spastici
•Movimenti scoordinati
•Movimenti rallentati
•disagio

79
FATTORI CORRELATI

1) INTOLLERANZA ALL'ATTIVITA'
2)COMPROMISSIONE STRUTTURE OSSEE
3)ALTERAZIONI DELLA FUNZIONE COGNITIVA
4)ANSIA
5)CONTRATTURE
6)DIMINUZIONE DELLA RESISTENZA
7)DIMINUZIONE DEL CONTROLLO MUSCOLARE
8)DEPRESSIONE
9)DIMINUZIONE DELLA MASSA MUSCOLARE
10)DOLORE
11)STILE DI VITA SEDENTARIO
12)COMPROMISSIONE MUSCOLOSCHELETRICA
13)MALNUTRIZIONE
14)AGENTI FARMACOLOGICI

80
DIAGNOSI INFERMIERISTICA
MOBILITA’
COMPROMESSA NEL
LETTO CARATTERISTICHE
DEFINENTI
Compromessa capacità di:
Definizione: •Spostarsi da supino a seduto
•Spostarsi da seduto a supino
Limitazione dell'autonomia di •Spostarsi da supino a prono
movimento da una posizione •Spostarsi da prono a supino
all'altra nel letto. •Spostarsi da supino a laterale
•Girarsi da una parte all’altra

81
FATTORI CORRELATI

1) DELLE FUNZIONI COGNITIVEALTERAZIONE


2)BARRIERE AMBIENTALI (DIMENSIONI E TIPOLOGIA DI LETTO, CONTENZIONE)
3)INSUFFICIENTE CONOSCENZA DELLE TECNICHE DI MOBILITA'
4)INSUFFICIENTE FORZA MUSCOLARE
5)COMPROMISSIONE NEUROMUSCOLARE
6)AGENTI FARMACOLOGICI
7)DOLORE
8)OBESITA'

82
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA
CAPACITA’ DI
TRASFERIMENTO CARATTERISTICHE
COMPROMESSA DEFINENTI
Incapacità di:
•Trasferirsi tra livelli diversi
Definizione: •Dal letto alla sedia e
viceversa
Limitazione dell'autonomia •Trasferirsi sul gabinetto
nello spostamento del corpo tra •Trasferirsi nella vasca da
due superfici vicine bagno
•Dall’automobile alla sedia
•Dal letto alla posizione eretta
e viceversa…
83
FATTORI CORRELATI

1)COMPROMISSIONE DELLA FUNZIONE COGNITIVA


2)BARRIERE AMBIENTALI
3)COMPROMISSIONE DELL'EQUILIBRIO
4)COMPROMISSIONE DELLA VISTA
5)FORZA MUSCOLARE INSUFFICIENTE
6)COMPROMISSIONE MUSCOLOSCHELETRICA
7)COMPROMISSIONE NEUROMUSCOLARE
8)DOLORE
9)OBESITA'

84
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA
DEAMBULAZIONE
COMPROMESSA CARATTERISTICHE
DEFINENTI
Definizione:
Compromessa capacità di:
• Camminare in discesa
Limitazione dell'autonomia negli • Camminare in salita
spostamenti a piedi
• Camminare su superfici
nell'ambiente
irregolari
• Percorrere a piedi la distanza
prevista
• Salire e scendere le scale

85
FATTORI CORRELATI

1)COMPROMISSIONE DELLA FUNZIONE COGNITIVA


2)ALTERAZIONI DELL'UMORE
3)PAURA DI CADERE
4)COMPROMISSIONE DELL'EQUILIBRIO
5)COMPROMISSIONE DELLA VISTA
6)FORZA MUSCOLARE INSUFFICIENTE
7)COMPROMISSIONE MUSCOLOSCHELETRICA
8)COMPROMISSIONE NEUROMUSCOLARE
9)DOLORE
10)OBESITA'

86
Quali le cause? FATTORI
CORRELATI

Fisiopatologici (biologici o psichici)

Trattamenti (Farmaci, indagini diagnostiche


o terapeutiche, interventi chirurgici)

Situazionali (ambientali o personali)

Fasi maturative (età)

87
I FATTORI CORRELATI …
•Compromissione muscolo-scheletrica
•Compromissione cognitiva
•Compromissione neuro-muscolare
•Compromissione sensoriale-percettiva
•Dolore
•Insufficiente forza muscolare
•Insufficienti conoscenze-credenze culturali
•Immobilità
•Obesità
•Compromissione dell’equilibrio
•Limiti posti dall’ambiente
•Paura di cadere
•Resistenza limitata
•Umore depresso
•Farmaci
•Malnutrizione
88
COMPROMISSIONE DELLA MOBILITA’
LA PIANIFICAZIONE DEI RISULTATI
PER L’ASSISTITO (OBIETTIVI)
RISULTATI DELL’ASSISTITO

La persona: GENERALI CRITERI DI RISULTATO

• MOSTRERA’ UN AUMENTO DELLA Il signor FRANCO


MOBILITA’ cambierà posizione a
• PARTECIPERA’ ATTIVAMENTE ALLE letto ogni 2/3 ore e al
TERAPIE PRESCRITTE PER FAVORIRE
UNA GUARIGIONE OTTIMALE E LA bisogno utilizzando la
RIPRESA DELLA MOBILITA’ staffa e l’aiuto di un
• ADOTTERA’ MISURE PER PREVENIRE operatore entro una
POTENZIALI COMPLICANZE DERIVANTI settimana
DALL’IMMOBILITA’
• MANTERRA’ UNA FUNZIONALITA’
OTTIMALE MALGRADO LE RESTRIZIONI SPECIFICI E MISURABILI:
MOTORIE soggetto+verbo+condizione
+criterio+tempo 89
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
PROMUOVERE UNA MOBILITA’ OTTIMALE:
 Coinvolgere la persona e il caregiver e promuovere la
motivazione ad aderire ad un programma di
attività/esercizio fisico terapeutico:
 Fornire rinforzi positivi
 Mantenere un programma personalizzato di mobilità per tutti
gli arti per mantenere e migliorare il tono e la forza muscolare

Almeno 8-10 esercizi di rinforzo muscolare in cicli da 8-12


serie per almeno 2 giorni la settimana
90
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
 Promuovere esercizi di potenziamento muscolare
 Esercizi isotonici e isometrici
 Esercizi aerobici e anaerobici

ISOTONICO
Esercizio dinamico:
ISOMETRICO
Comprende la contrazione
muscolare con accorciamento Esercizio statico
del muscolo, il movimento è Comprende la contrazione
attivo e il lavoro meccanico muscolare senza accorciamento
del muscolo, non vi è movimento
attivo
91
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
Promuovere esercizi di escursione articolare
 Esercizi attivi o passivi: almeno 3-4 volte al giorno
 Concordare orario

ATTIVO
(assistito o autonomo) PASSIVO
La persona esegue parte Fatti alla persona
o tutto il movimento dall’operatore o attraverso
l’utilizzo di dispositivi
meccanici.
92
93
DISPOSITIVO MECCANICO PER LA
MOBILIZZAZIONE PASSIVA (Kinetec)

94
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA

 PREVEDERE UN PIANO DI
MOBILIZZAZIONE Attenzione ai pazienti:
• sottoposti a chirurgia
PROGRESSIVA e RIPRESA
d’anca
DELLA DEAMBULAZIONE • con deficit motori o
 Variazione decubiti a letto sensitivi
 Posizione seduta • con fratture
• a rischio di LDP (lesioni
 Deambulazione con o senza da pressione)
ausili

95
Supina

80-90° Seduta o Fowler o


Semi-ortopnoica

Semi-Seduta o 30-45°
semi-Fowler

Trendelemburg o declive
30° 96
PRONA

ORTOPNOICA
LATERALE

97
98
99
100
•Antitrendelemburg o
Proclive

•Dorsale

•SIMS o Semiprona

•Genupettorale

•Ginecologica o litotomica 101


AUSILI PER IL POSIZIONAMENTO

ARCHETTO
ALZACOPERTE

(giraffa + staffa)

BARRA
TRAPEZIO

SPONDINE o BARRE LATERALI

CUSCINI
102
AUSILI PER IL POSIZIONAMENTO

LETTO
ARTICOLATO SOLLEVATORE
103
AUSILI PER IL POSIZIONAMENTO
(ANTIDECUBITO)

 TARALLI
 MATERASSINI
 CUSCINI ABDUTTORI

104
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
 MANTENERE IL PAZIENTE IN CORRETTO
ALLINEAMENTO POSTURALE
In presenza di flaccidità,
se indicato, per i piedi utilizzare,
apposita cassetta

105
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA

 MANTENERE IL PAZIENTE IN CORRETTO


ALLINEAMENTO POSTURALE
 Cambiare la posizione dell’articolazione della spalla ogni 2-
4 ore
 In posizione di Fowler
utilizzare un cuscino sotto
la testa
 Sostenere la mano e il polso
 In posizione supina e prona
utilizzare un piccolo cuscino lombare
106
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
 MANTENERE IL PAZIENTE IN CORRETTO
ALLINEAMENTO POSTURALE
 Utilizzare rulli trocanterici o altri presidi per prevenire
extrarotazione dell’anca in pazienti con deficit motori

 Mantenere l’arto superiore in abduzione sostenuto da


cuscini con il gomito lievemente flesso

107
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
 STIMOLARE LA PERSONA ALL’USO DEL/DEGLI ARTO/I CON
DEFICIT E A POTENZIALE QUELLO SANO
 PROPORRE STRUMENTI ADATTIVI – MODIFICA AMBIENTE
 INSEGNARE ALLA PERSONA O AL CAREGIVER TECNICHE DI
TRASFERIMENTO e/o L’USO DI AUSILI

108
AUSILI PER LA DEAMBULAZIONE
BASTONE

TREPIEDI

STAMPELLE

DEAMBU-
LATORI O
GIRELLI

109
110
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA

 FAVORIRE LA RIPRESA DELLA DEAMBULAZIONE, SE


INDICATO, GARANTENDO UNA MOBILIZZAZIONE
PROGRESSIVA
 Rilevare PA e FC in posizione supina
 Far assumere gradualmente la posizione seduta
 Far ciondolare le gambe fuori dal letto
 Rilevare PA e FC in posizione seduta/eretta

PREVENZIONE
IPOTENSIONE
ORTOSTATICA

111
Gestione assistenziale: INTERVENTI
MOBILITA’ COMPROMESSA
 Rilevare PA e FC in posizione seduta /eretta:
 Se la PA SISTOLICA E DIASTOLICA si riduce di 20 e 10 mm di Hg nei 3 minuti
successivi riposizionare il paziente a letto (IPOTENSIONE ORTOSTATICA)
 Monitorare la comparsa di segni/sintomi di alterazioni quali
 IPOTENSIONE
 DIAFORESI VERTIGINI
 PALLORE TACHICARDIA
 Limitare il tempo di mobilizzazione fuori dal letto le prime volte a
15 minuti, secondo la tolleranza
 Passare gradualmente alla deambulazione con o senza ausili
 VERIFICARE CHE GLI AUSILI PER LA DEAMBULAZIONE
SIANO USATI CORRETTAMENTE

112
IL SIGNOR FRANCO - 4
Dopo circa una settimana il signor Franco inizia la
mobilizzazione fuori dal letto.
Viene aiutato ad assumere la posizione seduta con le gambe
fuori dal letto e, successivamente, viene trasferito su una sedia
a rotelle grazie all’aiuto di 2 operatori. Il paziente ha mostrato
la capacità di mantenere la posizione eretta caricando sull’arto
sano e con l’aiuto di 2 operatori, solo per qualche secondo,
lamentando poi “cedimento dell’arto” . Dopo circa 10 minuti il
paziente riferisce “mancafiato” e marcata astenia pertanto
viene riposizionato a letto. L’infermiera rileva un aumento
della frequenza cardiaca e respiratoria.

Qual è può essere


il problema di Franco? 113
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA

RISCHIODI
INTOLLERANZA
FATTORI DI RISCHIO
ALL’ATTIVITA’
Definizione: •Inesperienza nei confronti
di un’attività
vulnerabilità a sperimentare •Presenza di problemi circolatori
energie fisiche o psichiche •Presenza di problemi respiratori
insufficienti per continuare o •Storia di precedente
portare a termine le attività intolleranza all’attività
quotidiane necessarie o
desiderate, che può
compromettere la salute

114
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA

INTOLLERANZA
ALL’ATTIVITA’ CARATTERISTICHE
DEFINENTI
Definizione:
•Dispnea da sforzo
•Frequenza Cardiaca (FC) e
Energie fisiche o psichiche
insufficiente per continuare o Pressione Arteriosa (PA)
portare a termine le attività anormale in risposta all’attività
quotidiane necessarie o •Malessere dopo uno sforzo
desiderate •Riferita astenia e
affaticamento o debolezza

115
FATTORI CORRELATI

1)ALLETTAMENTO
2)DEBOLEZZA GENERALIZZATA
3)SQUILIBRIO TRA APPORTO E RICHIESTA DI O2
4)IMMOBILITA'
5)STILE DI VITA SEDENTARIO

116
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’
LA PIANIFICAZIONE DEI RISULTATI PER L’ASSISTITO
(OBIETTIVI)

LA PERSONA GENERALI
CRITERI DI RISULTATO
• DIMOSTRERA’ L’AUMENTO O IL
MANTENIMENTO DELLA PROPRIA Il signor FRANCO
RESISTENZA E TOLLERANZA percorrerà il corridoio,
ALL’ATTIVITA’ FISICA e RIDURRA’ almeno 2/3 volte al
LE PAUSE DURANTE L’ATTIVITA’
• RIFERIRA’ UNA RIDUZIONE DELLA
giorno, con l’aiuto del
SENSAZIONE SOGGETTIVA DI trepiedi ed 1 operatore,
AFFATICAMENTO A RIPOSO E/O senza presentare
DURANTE L’ATTIVITA’ dispnea, vertigini o
malessere

SPECIFICI E MISURABILI:
soggetto+verbo+condizione
117
+criterio+tempo
Gestione assistenziale dell’
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

CONDIVIDERE CON IL PAZIENTE ED IL CAREGIVER LE SUE


ASPETTATIVE E IL PROGRAMMA DI ATTIVITA’ FISICA
PERSONALIZZATA
- attività autonoma/assistita
- esercizi aerobici (evitare sforzi eccessivi)
-3-5 volte/settimana o a giorni alterni

118
Gestione assistenziale dell’
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

PIANIFICARE LE ATTIVITA’ PIU’ IMPEGANTIVE


ALTERNANDOLE CON PERIODI DI RIPOSO

AUMENTARE IN MANIERA GRADUALE L’ATTIVITA’ FISICA


MONITORANDO LE RISPOSTE DELLA PERSONA ASSISTITA (PRE-
POST)
 Rilevare PV (FC, FR, PA)
 Saturazione ossigeno
 Comparsa di sintomi (dispnea, dolore…)

CONCORDARE STRATEGIE DI RISPARMIO ENERGETICO


 Posizionare oggetti vicino
 Igiene da seduto
 Limitare attività un’ora dopo il pasto
 … 119
Gestione assistenziale dell’
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

EDUCARE LA PERSONA A RICONOSCERE PRECOCEMENTE I


SEGNI/SINTOMI DI INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’
ANCHE ATTRAVERSO
L’USO DI STRUMENTI ED
INDICATORI OGGETTIVI

120
Gestione assistenziale dell’
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

 SOMMINISTRARE SU PRESCRIZIONE
L’OSSIGENOTERAPIA ed EDUCARE IL PAZIENTE
AL SUO UTILIZZO A DOMICILIO SE INDICATO

121
Gestione assistenziale dell’
INTOLLERANZA ALL’ATTIVITA’

FAVORIRE L’ASSUNZIONE DI ALIMENTI AD


ALTO VALORE ENERGETICO E FACILMENTE
DIGERIBILI, FRAZIONATI

ACCOMPAGNARE E SOSTENERE IL
PAZIENTE DURANTE LA DEAMBULAZIONE:
 PREVENIRE CADUTA C. Accidentale
(ambientale)
C. Fisiologica
Imprevedibile
C. Fisiologica
Prevedibile
122
LA DIAGNOSI
INFERMIERISTICA
 Età
 Storia di cadute
 Riduzione delle facoltà mentali
 Fattori ambientali
RISCHIO DI  Contenzione
CADUTE  Uso di farmaci
(a rischio di aumentata  Compromissione equilibrio
probabilità di cadute che  Compromissione mobilità
possono essere causa di  Compromissione deambulazione
danni fisici)  Incontinenza
 Ipotensione ortostatica…

Correlato a…

123
PIANIFICAZIONE DEI RISULATI PER L’ASSISTITO
(OBIETTIVI): RISCHIO DI
CADUTA

LA PERSONA
 IDENTIFICHERA’ I PERICOLI REALI E I PERICOLI AMBIENTALI
CHE LO ESPONGONO A RISCHI DI CADUTA
 DIMOSTRERA’ COMPORTAMENTI ADEGUATI VOLTI ALLA
SICUREZZA IN FUNZIONE DELL’AMBIENTE e DEL RISCHIO IN
CUI SI TROVA
 NON PRESENTERA’ CADUTE

124
RISCHIO DI CADUTA
PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI:
 IDENTIFICARE I SOGGETTI A RISCHIO ATTRAVERSO L’USO DI SCALE
all’INGRESSO IN OSPEDALE O ALLA PRESA IN CARICO E AL VARIARE
DELLE CONDIZIONI CLINICHE
 Modello Hendrich II
 Stratity
 Conley
 Morse
 Test di Tinetti

 ADOTTARE UN APPROCCIO MULTIFATTORIALE E INTERDISCIPLINARE


 PROMUOVERE UN PROGRAMMA DI MIGLIORAMENTO DELLA FORZA
E DELLA RESISTENZA FISICA (Tai chi raccomandato)
 EDUCARE IL PAZIENTE E/O I FAMIGLIARI SUI FATTORI DI RISCHIO e le
STRATEGIE DI PREVENZIONE

125
RISCHIO DI CADUTA
PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI:

 PREVENZIONE DELLE CADUTE


 Ridurre la paura del paziente
 Rivedere con il medico periodicamente le prescrizioni
farmacologiche
 Favorire la presenza dei caregivers in presenza di disturbi
cognitivi o la visibilità del paziente da parte dell’infermiere
 Favorire l’orientamento della persona nell’ambiente
ospedaliero
 Mantenere il letto il più basso possibile con ruote frenate
 Apportare modifiche all’ambiente per rimuovere pericoli se
presenti (illuminazione, sistemi di allarme, corrimano…)
 Istruire sul corretto uso degli ausili per la deambulazione

126
RISCHIO DI CADUTA
PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI:

 PREVENZIONE DELLE CADUTE


 Far indossare scarpe chiuse, con antiscivolo
 Evitare o utilizzare solo quando strettamente necessario la
contenzione fisica e farmacologica
 Attenzione all’ipotensione ortostatica
 Utilizzo di un programma per l’eliminazione urinaria e intestinale
 Consulenza di fisiatra e fisioterapista
 Altri interventi personalizzati…

127
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA

RISCHIO DI SINDROME
DA IMMOBILIZZAZIONE
FATTORI DI RISCHIO
Definizione:
•Alterazioni del livello di coscienza
•Immobilizzazione meccanica
vulnerabilità al deterioramento
di sistemi corporei per inattività •Dolore
muscoloscheletrica prescritta o •Paralisi
inevitabile, che può •Immobilizzazione prescritta
compromettere la salute

128
LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA

RISCHIO DI PERFUSIONE
TISSUTALE PERIFERICA FATTORI DI RISCHIO
INEFFICACE
•Diabete mellito
Definizione: •Procedure endovascolari
•Ipertensione
•Fumo
vulnerabilità ad una riduzione
della circolazione sanguigna •Trauma
periferica, che può •Stile di vita sedentaripo
compromettere la salute •IMMOBILITA'

129