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il doppio spazio

dell'architettura
Disegno Industriale
Università degli Studi di Firenze
9 pag.

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Il doppio spazio dell’Architettura
Per Durkheim lo spazio è una categoria prodotta socialmente e non una semplice entità, è un fatto sociale
totale. Rimane tuttavia nel pensiero Durkheimiano una irrisolta tensione tra lo spazio come prodotto dai
sistemi sociali, e lo spazio come producente l’ordine sociale. Lo spazio è concepito come lo sfondo, il
contenitore, all’interno del quale e sul quale si riflettono i fatti sociali. Pur avendo creato un pensiero nuovo
Durkheim non esce dalla concezione Newtoniana dello spazio, visto come assoluto, come contenitore di
oggetti dove la società è contenuta.

Nello stesso momento Mark Weber cerca di coniugare analisi storica e analisi urbana, col suo trattato La
città. Weber ricerca all’interno del suo studio elementi socioculturali che hanno contribuito alla formazione
della cultura borghese e in seguito di quella capitalistica, egli analizza le società urbane antiche e medievali
per poi compararle con le formazioni urbane moderne. Per Weber ciò che definisce la città è la possibilità
dello scambio e del commercio . Tuttavia Weber non tiene in considerazione come, con l’avvento della
modernità e delle metropoli, si crei un nuovo rapporto soggetto/città.

George Simmel nel saggio Le metropoli e la vita dello spirito inizia un’analisi sociologica della vita nella
metropoli. Secondo Simmel è il denaro che avvicina gli uomini colmando distanze altrimenti inaccessibili.
(Distanze sociali, spaziali, personali). L’uomo della metropoli è un uomo libero, non più sottoposto al
dominio della forza o dell’ideologia di qualcuno, intrattiene liberamente relazioni e prestazioni mediate dal
denaro, relazioni di tipo assolutamente oggettivo. Questa oggettività tende a creare nei soggetti ormai
emancipati una sorta di indifferenza . Simmel analizza la società partendo dal soggetto, di come lo spazio
produca soggettività, tuttavia ancora non viene fatta luce su come lo spazio ne sia a sua volta il prodotto.

Place-making e Emplacement
La sociologia dell’architettura vede lo spazio come cornice strutturata e strutturante della società. Lo
spazio progettato è qualcosa di attivamente passivo poiché è fatto e, simultaneamente, capace di fare .
Dal rapporto persona-spazio derivano i concetti di Palce-making (il soggetto fa lo spazio) e Emplacement (lo

spazio fa il soggetto).

Place-making (il soggetto fa lo spazio)


1. Studio dei processi che producono lo spazio su larga scala, cioè come le forze sociali plasmano la forma
dello spazio, della città e del territorio.

2.Ricerca sui processi a piccola scala che determinano localmente effetti in termini di spazio progettato.
Sono tutti quegli studi in cui portatori di saperi esperti mediano la relazione tra le forme di potere (politico,
economico, del popolo, delle istituzioni) e lo spazio che queste istituzioni desiderano realizzare.

3.Studio delle pratiche attraverso cui i soggetti abitano lo spazio trasformandolo così in un luogo. E’ in
questo ambito che sono analizzate le due modalità principali di rapporto tra soggetto e spazio: la

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percezione e l’attribuzione di significato. Lo spazio imprime nella mente dei soggetti figure che permettono
loro di orientarsi, le cosiddette mappe mentali, una cartografia percettiva dei luoghi che rappresenta uno
spazio come contenitore di significati.

Emplacement (lo spazio fa il soggetto)


1. Si analizza come la struttura dello spazio costruito incorpori il potere e la asimmetria della sua
distribuzione tra i soggetti, sottolineando differenze di genere e di status. Si pensi a come nell’800 la
distinzione tra classi portava ad una pianificazione della città, o a come la discriminazione raziale portava
alla creazione dei ghetti. Abbiamo una spazializzazione delle categorie culturali, anche tra le mura
domestiche. L’organizzazione dello spazio favorisce e concretizza la riproduzione dello spazio sociale.

2. Un oggetto di studio è senz’altro come lo spazio sia matrice dell’azione pubblica e del comportamento
politico. Lo spazio urbano è stato a volte il vettore che ha favorito movimenti sociali di protesta, sostiene
quindi la democrazia, la piazza/università è un luogo che crea interazioni strette tra soggetti e che favorisce
la circolazione degli eventi.

3. Studio della prossemica, la relazione tra corpo e spazio, cioè tra corpo, percezione e costruzione
dell’identità. Lo spazio è il medium attraverso il quale si creano le relazioni sociali, favorendole
(engagement) o inibendole (estrangement).

Conoscenza sociologica e agire progettuale


L’ipotesi della sociologia è che lo spazio fisico definisca la cornice dell’agire sociale, la sociologia
dell’architettura mette al centro il problema del rapporto tra soggetto e spazio. L’ambiente che circonda il
soggetto offre le condizioni per l’azione sociale: spazio naturale quando l’intervento dell’uomo è assente e
spazio progettato, ovvero uno spazio costruito dall’uomo.
Lo spazio si presenta sempre disseminato di indizi, che indicano cose da fare e da non fare..
Le discipline progettuali sono in grave ritardo: mancano cioè di porsi il problema di studiare la vita che abita
uno spazio progettato una volta che esso sia messo a disposizione dei suoi fruitori. Lo studio dello spazio
cerca di suturare il divario tra scienze sociali e quelle progettuali.
Ci sono due modalità principali per spiegare il rapporto reciproco tra soggetto e spazio:
- Opportunità di un’azione orientata ad uno scopo
- Opportunità per codificare/decodificare un significato, per rimandare ad un senso.
Secondo questi punti di vista si raggiunge la definizione che l’architettura può definirsi realizzata solo
quando è abitata da una vita, altrimenti rimane solo una forma. Ciò implica la fusione di due punti di vista:
la forma e le opportunità che essa offre e l’abitante e le sue pratiche.
ESEMPIO di distanza tra intenzioni progettuali e intenzioni degli abitanti
La Residenza Frank, o House VI, di Peter Eisenman realizzata nel 1975, è un caso esemplare di architettura
contemporanea. L’architetto, in nome di una coerenza formale, concepisce una camera da letto con letti
separati. I coniugi Frank riprogettano la casa inserendo il letto matrimoniale, innegabile spazio di intimità

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per la coppia, esempio di divario tra esigenza progettuale e abitativa.

Interazione tra scienze sociali e progettazione


Come possono le scienze sociali aiutare la
progettazione.

- La fase EX-ANTE è un momento di elaborazione teorico-metodologica: la conoscenza prodotta nel campo


sociologico può servire ad arricchire la sensibilità del progettista. Ciò avviene in tre modi:

1. Le scienze sociali producono conoscenza nella forma di teorie generaliste ad ampio raggio. Queste sono
assunte dal progettista come base conoscitiva del suo agire, forniscono lo sfondo conoscitivo su cui
progettare.

2. Le scienze sociali producono conoscenza in termini di teorie specialistiche a medio raggio per orientare e
motivare alcune scelte specifiche. Questi studi permettono di conoscere le proprietà del destinatario del
progetto, e di conoscere quali bisogni di una certa popolazione il progetto deve soddisfare.

3. Le scienze progettuali possono fornire all’agire progettuale gli strumenti metodologici per l’analisi di
contesto e programmazione progettuale.
- La fase IN-ITINERE riguarda la collaborazione operativa in termini di progettazione allargata. Si passa da
una concezione monocratica del progetto, dove il designer agisce come unico decisore, ad una pratica
d’equipe (sociologi, psicologi, geografi, economisti).
- La fase ultima EX-POST vede la collaborazione delle scienze sociali al fine di valutare egli esiti progettuali,
o meglio la coerenza tra intenzioni progettuali, usi e bisogni del destinatario.

Culturally Responsive è un concetto che sempre di più i designer cercano di seguire, ovvero porre
attenzione alla risposta che il progetto suscita nei destinatari e se esso è coerente alla loro cultura. Uno
sguardo sociologico all’architettura aiuta a raggruppare obiettivi interni ed esterni dell’architettura: da un
lato un’architettura che si pone come oggetto cavo penetrabile di cui fare esperienza attraverso tutti i
sensi, che si sottopone ad un uso; dall’altro un’architettura che si pone come oggetto distante da
contemplare, di cui si fa esperienza estetica attraverso la vista.

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Spazio come cornice dell’agire sociale
Il rapporto soggetto-spazio si può rintracciare in due forme di interesse:
- Interesse per le opportunità offerte per l’azione
- Interesse per la possibilità di rintracciare un significato nello spazio circostante
Lo spazio abitato ha duplice natura, un natura manifesta ovvero le azioni mediate dallo spazio e una natura
latente, cioè relativa al piano dei significati. Lo spazio fisico si offre all’agire sociale attraverso affordance e
attraverso significati. L’affordance è la capacità dello spazio e degli oggetti di suggerire le azioni al soggetto
utilizzatore.
Dal 1960 si sono intrapresi studi per capire come i soggetti si relazionano allo spazio progettato secondo
significati che esso ha per loro. Il soggetto ancora propri significati allo spazio circostante ed è per questo
che spazi apparentemente inutilizzati o isolati (parchi, spazi verdi, giardini) possono comunque racchiudere
significati per la popolazione.
Quindi l’origine del comportamento sociale va ricercata in come interpretiamo la realtà intorno a noi,
persone di culture diverse attribuiranno significati diversi allo stesso spazio. Viene a crearsi poi un
significato collettivo: il significato di qualcosa per qualcuno nasce sulla base dell’atteggiamento degli altri
rispetto a quella cosa.

Gli esperimenti di Maslow e Mintz


Gli psicologi Maslow e Mintz intraprendono per primi studi sul rapporto soggetto-ambiente in termini di
significato.
A due gruppi di soggetti viene sottoposto un test proiettivo di immagini in due stanze differenti; una
beautiful room arredata con gusto e ricca di elementi decorativi e una ugly room poveramente allestita. Le
differenze tra le due stanze sono esclusivamente di carattere estetico visivo: l’illuminazione, il
condizionamento dell’aria, l’arredamento dal punto di vista dell’affordance è lo stesso (stesso numero di
sedie, tavolo funzionalmente identico).
I risultati del test sono significativi: i soggetti assegnavano punteggi più bassi alle foto osservate nella stanza
brutta e più alti assegnati a quelle nella stanza bella .
Lo spazio è per l’abitante un’opportunità per codificare e decodificare un significato.

La casa
Il luogo privilegiato per l’addensarsi di significati su piccola scala è la casa, in essa i significati prevalgono
sulla funzionalità della forma, talvolta annullandola. Lo spazio costruito è uno spazio sociale e culturale
prima che funzionale. Citando Le Corbusier, la casa non è tanto una macchina per abitare ma una
macchina per significare .

Paesaggio urbano e rurale


Su larga scala il paesaggio urbano e rurale è il risultato di un costante animarsi di comportamenti e
significati. Come enunciato nella convenzione Europea del 2000 il paesaggio è una determinata parte di
territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e
umani e dalle loro interazioni .
Il paesaggio può comunicare l’identità sociale della popolazione che lo abita, per farsi riconoscere tra le
altre. In senso orizzontale una popolazione di recente insediamento (immigrata) tende a riprodurre il
paesaggio d’origine attraverso il layout urbano e le scelte costruttive, processo che esorcizza il rischio

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perdita di identità : si viene a creare un claim culturale identitario. In senso verticale lo spazio fisico è
organizzato per comunicare lo status di un gruppo sociale, definendone la sua posizione dominante rispetto
ad altri gruppi.

Territorio
Si può osservare come il disegno complessivo di una vasta area possa essere considerato un macro-segno
intenzionalmente posto. Gli studi a riguardo sono due: un saggio sull’organizzazione territoriale dell’Impero
Maya e un’analisi del sistema delle chiese di Positano in Campania.
Il primo studio evidenzia come il popolo Maya abbia concepito le proprie città ed il proprio territorio
mettendo in forma la concezione dell’universo. A questo livello si nota che il significato inscritto nella forma
va a discapito della funzionalità (il posizionamento delle capitali non rispetta la minimizzazione delle
distanze dalle risorse primarie). Ad un livello inferiore invece, osservando i centri secondari e terziari, si
riscontra un posizionamento degli insediamenti legato a puri parametri funzionali.
Riassumendo abbiamo a che fare con due esigenze: una macro-figura determinata dal bisogno di far
corrispondere una posizione geografica a credenze cosmologiche (posizione delle capitali=significato), e
una serie di micro-figure rispondenti a esigenze puramente funzionali (centri abitati secondari =
affordance).
Dallo studio delle 19 chiese di Positano emerge come la loro disposizione non sia né casuale né
esclusivamente funzionale. Gli altari delle chiese sono allineati seguendo linee precise, in modo da
collegare la posizione di tre o quattro landmarks (ciese, paesi e colline). Il senso di questa trama non è
chiaro se non la volontà di un agire simbolico.

Il primato del significato sulla funzione


Il significato prevale sulla funzione e sulla destinazione di uso dello spazio quando soggetti o gruppi
vogliono stabilire, ricostruire ed evidenziare la propria identità nell’ambiente in cui vivono. Ciò avviene
quando l’esigenza di manifestare il proprio status induce a trascurare gli aspetti funzionali.
Ad esempio nei quartieri poveri in Perù la porta di ingresso alla propria abitazione è sfarzosissima, ricca di
significato, ed è montata molto spesso prima del tetto. Così come in America l’importanza data al giardino
davanti all’abitazione superi la scelta dell’arredamento interno o il termine della costruzione.
Tutte queste scelte sono dettate da l’esigenza di esprimere la propria identità, a discapito dei costi, del
buon gusto e della funzionalità.
Vi è poi un conflitto: chi detiene il potere di stabilire i dispositivi semantici di uno spazio non tiene conto del
destinatario, impossibilitato a decidere, in base ai propri significati, la progettazione dello spazio in cui vivrà
(es. casa dello studente, CBS Building a New York).

Visibilità
A determinare l’etichettamento di un quartiere urbano come etnico non è la concentrazione residenziale
o quanti soggetti vi appartengano, bensì la concentrazione di riferimenti etnici (chiese, club, panettiere,
macelleria) visibili al piano strada. Al contrario, in base all’analisi di dati statistici, la suddivisione urbana in
gruppi etnici non è riscontrata, solo la visibilità ne permette un riconoscimento immediato.

Lo spazio fisico e lo spazio sociale sono uno causa dell’altro. La città è la rappresentazione simbolica
dell’organizzazione sociale ma anche matrice che permette la sua continua riproduzione.

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All’aumentare della complessità sociale aumenta anche la complessità dello spazio progettato, aumentano
il numero di edifici destinati ad un preciso scopo, aumenta l’articolazione dello spazio interno domestico.

Le forme del significato nella contemporaneità


E’ in atto una sensibile diminuzione nell’importanza del significato, nel rapporto che l’abitante di oggi
instaura con la città e con l’architettura. L’ipotesi è quella di una stratificazione sociale del possesso dei
codici che porterebbe ad una conseguente stratificazione sociale nell’accesso ai significati. La
disomogeneità della popolazione della città contemporanea implica che i codici comunicativi non siano più
condivisi, ma largamente frammentati.

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Spazio come problema di ricerca
L’architettura dovrebbe essere intesa come risultato di due elementi:
- Le intenzioni inscritte nello spazio del progetto: il designer ha la responsabilità di anticipare le
conseguenze delle proprie azioni. Deve fare valutazioni strutturali da un lato, che riguardano la coerenza
della forma progettata e valutazioni comportamentali, riguardanti la modalità di vita ed uso dello spazio
progettato.
- Contestualmente egli deve tener conto delle intenzioni dei destinatari, di quando cioè essi si appropriano
dello spazio diventandone gli abitanti, realizzano la vita che anima la forma.
Uno spazio solo prima potenziale diventa effettivo.

Spazio potenziale del progetto e spazio effettivo degli abitanti


L’analisi di questi due insiemi è fondamentale per la buona riuscita di un progetto, si deve osservare come
la congruenza tra spazio potenziale e effettivo avvenga, da un massimo in cui essi coincidono ad un minimo
in cui non si incontrano.
L’incongruenza tra i due insiemi può avvenire per deficit progettuali (errori di incompetenza, insensibilità,
eccessive variazioni al progetto) o per il totale disinteresse del progettista verso gli esiti del suo prodotto.
Addirittura in alcuni casi il destinatario deve sottostare al servizio del progetto, piuttosto che il contrario
(sindrome AHP Harchitect Hate People, per il progettista chi abita un’architettura è elemento disturbante).
Da tenere presente anche il tempo, che cambia lo stile di vita, la cultura dell’abitare e i bisogni sociali, ciò
che era valido fino a ieri oggi potrebbe non esserlo. La forma progettata non ha la capacità di mutare nel
tempo come la vita.

Il rapporto tra spazio potenziale e spazio effettivo genera tre sottoinsiemi:


- Intenzioni progettuali che non vengono colte come opportunità di
azione dai soggetti, ad esempio l’atrio di un edificio pensato per
l’interazione di persone che resta deserto, spazio inagito.
- Intenzioni progettuali che gli abitanti codificano e accettano come tali;
è il successo del progetto che riesce a rispondere alle esigenze dei
soggetti, è spazio agito.
- Azioni dei soggetti che suppliscono a mancanze nel progetto, i cosiddetti spazi prodotti socialmente,
ovvero il tentativo da parte degli abitanti di modificare, alterare e in qualche modo auto-progettare uno
spazio conforme alle proprie esigenze.

L’osservazione come tecnica per l’analisi dello spazio effettivo


L’osservazione è la tecnica di ricerca più efficace per lo studio dela relazione tra spazio potenziale e spazio
effettivo, più precisamente essa si traduce nell’analisi di quattro forme di elementi osservabili che
chiamiamo indizi ambientali: tracce, alterazioni, adattamenti e segni.

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Le tracce sono effetti non intenzionali di comportamenti, sono cioè il prodotto inconsapevole dell’azione
dei soggetti sul luogo che abitano. Gli abitanti riscrivono inconsapevolmente lo spazio già progettato. Le più
evidenti tra le tracce sono le erosioni, in particolare il camminare, l’appoggiarsi, il sedersi, lo scavalcare per
aggirare barriere non necessarie o scomode.

Le deformazioni sono cedimenti dovuti a comportamenti non previsti, come l’inarcamento della spalliera di
una panchina, non concepita come seduta, che cede sotto il peso di chi vi siede sopra.
I residui sono un altro tipo di traccia lasciata dagli abitanti: è stato possibile ad esempio usare i mozziconi di
sigarette per stimare l’abitudine al fumo di un certo gruppo di persone.
Le alterazioni sono modifiche semi-permanenti o auto-progettate allo spazio. Esse sono i tentativi
attraverso cui una popolazione trasforma l’ambiente per farlo corrispondere ai propri fini. Le alterazioni si
presentano in quattro grandi famiglie. Connessioni e barriere alterano la relazione tra regioni di spazio, è il
caso della rete di recinzione di uno spazio pubblico che viene aperta per permettere un accesso secondario
più comodo (connessione) o una finestra oscurata per avere privacy (barriera). Oppure applicare dispositivi
improvvisati che permettano di tenere aperta una porta che altrimenti si chiude automaticamente.

Un’altra forma di alterazione è il riposizionamento di un oggetto da un posto ad un altro per fini adattivi. Un
caso facilmente verificabile è il riposizionamento delle sedute, per cui gli abitanti di un luogo ne ridisegnano
il layout cercando maggiore interazione, creando spazi centripeti.

Gli adattamenti sono il risultato di un’interpretazione del significato di una forma, normalmente finalizzata
ad altri scopi che il soggetto adatta ai propri fini. Questo amplia il catalogo di possibilità per l’azione di
un’oggetto progettato, si realizzano affordance non previste. Bisogna guardare con molta attenzione agli
adattamenti perché sono un importante descrittore del rapporto tra spazio potenziale e spazio effettivo.

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I segni sono alterazioni alla forma che non ne modificano la funzione ma ne alterano il valore comunicativo
e rispondono al bisogno di attribuire allo spazio un significato. Sono rintracciabili tre tipi di segni:
- Territorializzazione: scaturiscono dal bisogno di affermare i propri diritti su una porzione di spazio, ciò
avviene tramite delimitazioni territoriali o attraverso personalizzazioni o individualizzazioni (graffiti).
- Individualizzazione: sono segni che interrompono l’uniformità di un luogo, spezzando la serialità anonima
e segnalando la presenza di una soggettività (lo zerbino diverso in ogni casa).
- Personalizzazione: sono segni che tentano di comunicare la presenza di una singolarità che abita uno
spazio, i suoi bisogni, i valori, il proprio capitale simbolico (armadietti di lavoro o uffici personalizzati con
immagini e stickers).

Le routines sono regolarità di comportamento localmente situate e non indifferenti allo spazio. Sono
comportamenti che caratterizzano un luogo, che gli abitanti fanno in un luogo piuttosto che a un luogo
(come tracce, alterazioni, adattamenti e segni). I comportamenti spazialmente situati vanno intesi come
elementi di un sistema, che accadono in sistemi di settings. Per setting si intende lo spazio in cui la routine
avviene. Le routine si riconoscono per una quadruplice natura:
- Routine come attività dotata di fine primario.
- Routine come performance cultural specifici che persegue fini culturalmente specifici.
- Routine come maglia di una rete che collega altre relazioni, altri settings e attività.
- Routine definita dal significato culturale ad essa attribuito.
Le routines sono l’evidence più significativa ed esplicita per capire il rapporto tra spazio potenziale e spazio
effettivo, ma sono anche molto difficili da osservare. Tracce, segni, alterazioni e adattamenti sono effetti di
routine. Le routines permettono di valutare come il corpo del soggetto si trovi in relazione con gli altri
soggetti e l’ambiente, se lo spazio rispetta le regole ergonomiche dell’uomo e come il corpo si adatta a
spazi mal progettati.

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