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ASIA

Generalità

L'Asia è la parte più estesa del mondo – poco meno di un terzo delle terre
emerse – nonché la più popolata, ospitando oltre la metà dell'intera
popolazione della Terra. Nei primi anni del nuovo millennio, il continente,
soprattutto nella sua parte meridionale e orientale, sta conoscendo una
straordinaria quanto repentina crescita economica che ha portato alcuni Paesi
(Cina, India, Corea del Sud) a inserirsi nel novero delle nazioni più dinamiche
del mondo in termini economici. L'Asia è quasi interamente situata
nell'emisfero boreale, con le sue appendici periferiche appare quasi congiunta
alle masse dell'Africa, dell'America Settentrionale e dell'Oceania. Considerata
nella sua unità strutturale, essa ingloba a occidente anche l'Europa, con la
quale costituisce la cosiddetta Eurasia, termine consolidato e aderente alla
reale situazione delle terre emerse. I limiti tra Asia ed Europa sono in effetti
convenzionali, ricercati alquanto artificiosamente dai geografi, che li hanno
individuati in funzione un po' strutturale e un po' morfologica negli Urali, nelle
sponde meridionali del Mar Caspio, nel Caucaso, nella costa del Mar Nero e
nei Dardanelli. Altrove i limiti dell'Asia sono designati naturalmente tranne che
in corrispondenza della sua saldatura con l'Africa (dove limite il convenzionale
è il canale di Suez) e nella parte sudorientale dove gli arcipelaghi indonesiani
formano una sorta di ponte verso le terre dell'Oceania (Australasia). Qui sono i
mari di Timor e delle Molucche che costituiscono gli elementi divisori più
convincenti. Anche a E lo stretto di Bering rappresenta un angusto solco
divisorio nei confronti dell'America Settentrionale, la quale con l'Asia fa corona
al Mar Glaciale Artico. Con la sua grande estensione e la sua massiccia
struttura, intorno alla quale si allargano e si frammentano gli altri continenti,
l'Asia rappresenta una sorta di matrice delle masse continentali, ospitando
tutte le possibili condizioni e i modi di essere delle loro superfici. L'Asia è stata
sede di alcune delle prime e più alte manifestazioni dell'uomo e della civiltà.
Per molto tempo con il termine Asia si tendeva semplicemente a contrapporre,
in senso eurocentrico, questo vasto mondo all'Europa: tale contrapposizione
risale a epoche antiche, come lucidamente rilevò il greco Erodoto, quando la
civiltà europea aveva i suoi fuochi nel Mediterraneo e si riconosceva un'Asia
che guardava a questo mare (l'Asia Minore) come appendice di terre più vaste
e mal conosciute. Relativamente recente è una prima distinzione tra Asia
occidentale e Asia orientale, dette anche Medio ed Estremo Oriente,
denominazioni, d'incerti confini, derivanti dalla nomenclatura coloniale
britannica. Oggi all'Asia sono riconosciute realtà molto diverse. La nozione di
“asiatismo” è ormai abbandonata in quanto un'unità dell'Asia è difficilmente
riconoscibile dal punto di vista antropogeografico, cioè comprensiva di aspetti
naturali e culturali. L'Asia si compone invece di regioni con caratteri molto
diversi e se il termine “asiatico” è ancora giustificabile, ciò vale soltanto per
quanto riguarda la considerazione delle dimensioni, della grandiosità degli
aspetti geografici, suggerita dal fatto che in Asia si trovano pianure immense,
fiumi grandiosi per lunghezza e portata idrica, le montagne più alte della Terra,
la maggior parte della popolazione mondiale. L'Asia è dunque una realtà vasta
e complessa. Nel suo insieme tuttavia si possono riconoscere e circoscrivere
alcune grandi regioni che, se considerate singolarmente, presentano caratteri
ambientali relativamente omogenei, nei quali si ritrovano anche manifestazioni
umane e culturali coerenti che sembrano rispecchiare l'unità naturale. Esse
corrispondono all'Asia occidentale, regione arida segnata dalla cultura e dalla
religione islamica, all'Asia meridionale, che comprende il mondo indiano, e
all'Asia sudorientale (quest'ultima identificazione ben confermata anche dalla
storia recente e dalla geopolitica), all'Asia orientale, che include il grande
mondo cinese e l'antistante arcipelago giapponese, e infine all'Asia
settentrionale e centro-settentrionale, che fa parte politicamente della Russia.
Questa generale partizione ha le sue prime motivazioni nella struttura
geologica del continente.

Geografia fisica: i lineamenti strutturali

Pur nella vastità e nella varietà delle sue articolazioni, l'Asia ha una struttura
che si può delineare in modo relativamente semplice e schematico. Essa si
compone di alcune porzioni rigide e geologicamente stabili attraversate da una
grande fascia di rilievi disposti nella direzione dei paralleli; questa fascia
montuosa è collegata e contrapposta alla frammentata e instabile fascia
marginale del continente sul lato del Pacifico. L'insieme forma una sorta di
grande T. A partire da W, dove si salda al sistema alpino, la grande fascia
montuosa è formata dalle catene che orlano l'Asia Minore, dal Caucaso,
dall'Elburz, dall'Hindu Kush e dal Pamir; dopo questo grande nodo orografico
essa continua da un lato verso i rilievi che orlano le terre siberiane (Tian
Shan, Altaj ecc.) prolungandosi sino allo stretto di Bering, dall'altro nel Kunlun
Shan, nel Karakoram-Himalaya, la più possente ed elevata catena del globo,
che a sua volta continua verso S nei fasci di catene che formano la penisola
indocinese e infine negli arcipelaghi dell'Insulindia. Questi rappresentano una
sorta di fronte instabile sul lato meridionale del continente e si annodano,
intorno al Borneo, agli arcipelaghi che fronteggiano l'Asia orientale: una
successione di grandi isole e di archi insulari, dalle Filippine al Giappone, alla
penisola di Kamčatka, che racchiude una serie di mari interni, poco profondi, e
cioè i mari della Cina, il Mar del Giappone, il Mare di Ohotsk. La fascia orientale
che borda il continente può considerarsi come una grande geosinclinale in
evoluzione: la sua instabilità strutturale è testimoniata dal vulcanismo e
dall'alta sismicità che inserisce questa parte dell'Asia nella “cintura di fuoco”
circumpacifica. Le grandi fasce montuose e instabili del continente hanno la
loro armatura nelle masse rigide rappresentate dalle vaste superfici spianate o
di bassi rilievi che formano la sezione settentrionale o siberiana del continente,
digradante al Mar Glaciale Artico, e le due masse peninsulari dell'India e
della Penisola Arabica bagnate dall'Oceano Indiano. Prevalgono per estensione
le aree rigide e stabili; in quelle geologicamente attive e instabili sono presenti
tutti i possibili stadi orogenetici della crosta terrestre; per questo motivo l'Asia
offre le più svariate forme del rilievo.

Geografia fisica: evoluzione e formazioni geologiche

Il rilievo asiatico è il risultato delle principali vicende geologiche che hanno


interessato la Terra dall'iniziale frammentazione della Pangea in due grandi
continenti: la Laurasia a N, il Gondwana a S. Della prima faceva parte tutta la
massa oggi situata a N della grande fascia di rilievi che ha la sua base
strutturale nello Scudo Angarico e nello Scudo Sinico, uniti, nel Paleozoico, a
formare il continente di Angara; al secondo appartenevano le masse
meridionali, cioè le penisole arabica e indiana. Il continente di Angara era
separato dalla sezione occidentale, nordatlantica, della Laurasia da una
geosinclinale da cui emersero i rilievi ercinici degli Urali; da altre geosinclinali
che si stendevano ai margini del continente di Angara sorsero, durante le fasi
orogenetiche caledoniana ed ercinica, i rilievi costituenti il Kunlun Shan, il Tian
Shan e le catene che orlano la regione siberiana, tra cui i monti Altaj, i
monti Saiani e le catene transbajkaliche, dando origine alla vasta piattaforma
di subsidenza siberiana (Bassopiano Occidentale Siberiano). Di questi rilievi, i
più interni sono caledoniani, i più esterni e pronunciati ercinici. Ma la vicenda
decisiva per l'Asia si collega alla formazione della grande geosinclinale Tetide,
apertasi subito a S degli antichi rilievi ed estesa dal Mediterraneo alla Cina. Alla
sua evoluzione, iniziata già nel Paleozoico, si deve la formazione dei grandi e
più giovani rilievi, come l'Elburz, l'Hindu Kush, l'Himalaya ecc. Il gigantesco
corrugamento, che sollevò ingenti masse sedimentarie accumulate nella fossa
geosinclinale, si inquadra in una crisi generale della crosta terrestre. Esso in
particolare fu collegato al movimento delle masse indoarabiche che, staccatesi
dal Gondwana, si spostarono verso N, accostandosi alle masse settentrionali;
allo sviluppo particolare della fascia montuosa contribuì la controspinta
esercitata dalle masse sinica e angarica. Il rilievo che ne è derivato, e che si è
venuto definendo soprattutto nell'era cenozoica, è molto complesso. Infatti
tutta la fascia montagnosa è caratterizzata sia da veri e propri corrugamenti a
pieghe e faglie di ricoprimento intruse da gigantesche masse cristalline, sia da
imponenti dislocazioni verticali di zolle interposte. A queste dislocazioni si deve
la formazione degli altopiani dell'Anatolia, dell'Iran e dell'Afghanistan, del
Turkestan orientale, del Tibet, della stessa Mongolia, regione tabulare
compresa tra lontani allineamenti montuosi. Ai contraccolpi dell'orogenesi
cenozoica si deve anche il ringiovanimento delle catene circumsiberiane come
il Kunlun Shan, il Tian Shan, l'Alatau, l'Altaj e le catene a E del lago Bajkal,
queste ultime già in parte emerse nel Mesozoico. Si ebbero anche fratture e
sprofondamenti, che formarono tra l'altro il lago Bajkal e le depressioni
della Zungaria, tra il Tian Shan e l'Altaj, di Turfan (-154 m), dell'Issyk-Kul', del
lago Balhaš ecc. Sempre in concomitanza con i grandi sconvolgimenti cenozoici
si ebbe la formazione delle vaste superfici depressionarie che si stendono
subito ai margini della fascia montagnosa, i bassopiani alluvionali dell'Asia
centrale (o aralo-caspici), per lungo tempo costituenti un grande mare interno,
e quelli dell'Indo, del Gange, della Mesopotamia e della Cina orientale. Il
generale assestamento del continente non lasciò immuni neppure le masse
indo-arabiche, che risultarono alla fine inclinate verso E: a tale movimento
“basculatorio” si deve la nascita degli orli montuosi che dominano il Mar Rosso
nella Penisola Arabica – sollevatisi in seguito alla frattura che separò l'Asia
dall'Africa – e dei Ghati nella penisola del Deccan. Nel Cenozoico iniziò anche
l'evoluzione delle fasce orientali e meridionali del continente. L'Asia è sempre
stata in realtà un'area instabile: le strutture più antiche si trovano nel Borneo e
nel Giappone, ma già alla fine del Paleozoico esistevano geosinclinali alla cui
evoluzione si deve la nascita degli attuali arcipelaghi dell'Estremo Oriente e
dell'Indonesia e successivamente dei più esterni archi insulari che si allineano
dalle Andamane e Nicobare attraverso le Mentawai fino a Timor. Il distacco
dell'arco interno dal continente con la formazione dei mari poco profondi
interposti risale al Pliocene. L'evoluzione di tutta questa fascia marginale è
ancora in atto e ciò può essere indicato dalla stessa presenza delle fosse
marine (che raggiungono profondità rilevanti, come nell'abisso delle Filippine,
la cui quota negativa massima è di 10.500 m). Il vulcanismo è del resto
attivissimo ovunque, dall'Indonesia alle Filippine, al Giappone, alla Kamčatka.
Neppure del tutto assestata è la fascia mediana dei rilievi asiatici: gli ultimi
sollevamenti dell'Himalaya risalgono infatti al Pliocene. Anche nella sezione
occidentale, cioè in Anatolia e nell'altopiano iranico, alcune grandi faglie
provocano frequenti terremoti indicando un processo di assestamento ancora
in atto. § In rapporto a questa evoluzione si hanno formazioni geologiche molto
varie. Le armature continentali, in particolare lo Scudo Sinico e lo Scudo
Angarico, sono costituite da rocce cristalline archeozoiche (graniti, gneiss,
quarziti) che affiorano nell'Altopiano Siberiano, nei monti bajkalici, nella Cina
orientale ecc. Con formazioni cristalline non tanto diverse le strutture arcaiche
affiorano anche nella Penisola Arabica e soprattutto nel Deccan, dove i
monti Aravalli, che lo orlano a N, sono tra i più antichi rilievi terrestri. La
sezione nordoccidentale del Deccan è estesamente coperta da formazioni
vulcaniche dovute a espandimenti di rocce effusive (trapps). Vaste coperture
sedimentarie obliterano le rocce più antiche; ciò si verifica in modo più
caratteristico nella Penisola Arabica dove si trovano tavolati sedimentari di
diverse epoche che digradano verso il Golfo Persico ospitando ricchi giacimenti
petroliferi. Potenti stratificazioni sedimentarie, che raggiungono spessori
superiori ai 5000 m, coprono anche il Bassopiano Siberiano e in esse è
rappresentato un gran numero di orizzonti, dal Paleozoico al Neozoico. Tavolati
sedimentari, per lo più di formazione continentale (come la serie tipica del
Wealdiano, che risale al Mesozoico), si trovano anche in Mongolia, dove sono
venuti alla luce cospicui giacimenti di dinosauri fossili. Nella fascia dei rilievi
cenozoici le formazioni sono più varie: nelle grandi catene predominano
formazioni metamorfiche e masse granitiche; falde sedimentarie costituiscono
le fasce marginali più estese e talora anche le zone interne, là dove il rilievo ha
subito minori corrugamenti. Oltre al Mesozoico, è rappresentato anche il
Cenozoico (per esempio nella fascia esterna himalayana). Le coperture
neozoiche interessano vaste sezioni del continente e in particolare tutti i grandi
bassopiani e le valli. Si trovano sia formazioni alluvionali sia depositi glaciali e
ciò in rapporto ai diversi processi dell'attività esogena, che è stata intensa
specialmente in corrispondenza dei rilievi più elevati. Le formazioni glaciali
sono presenti in tutta la fascia montuosa, anche se ad altitudini diverse, e nella
parte settentrionale della regione siberiana. Estese sono le formazioni
di löss che nelle fasi aride hanno investito tutta l'Asia centrale e la regione
cinese settentrionale, cioè le aree immediatamente vicine alle zone desertiche
più interne. Negli arcipelaghi predominano le formazioni vulcaniche, da cui
derivano quei suoli fertilissimi che spiegano in parte l'elevata densità di
popolazione di molte isole.

Geografia fisica: i lineamenti morfologici

Le forme generali assunte dalle superfici continentali dell'Asia variano in


rapporto all'orogenesi e alla geologia; per quelle di dettaglio ha profonda
incidenza il clima. Nell'Asia occidentale i rilievi cenozoici sono rappresentati dal
Caucaso, che nell'Elbrus (5642 m) raggiunge la massima altezza di tutta la
regione, e dalle catene periferiche dell'Anatolia e dell'altopiano iranico. Tra
esse spicca il grande sistema che dal Taurocontinua nello Zagros e
nel Makrān allacciandosi, nell'acrocoro armeno, all'Elburz e più oltre ancora
al Kopet Dağ e al Paropámisus. Si hanno montagne a pieghe e anche massicci
cristallini; però le montagne più elevate sono grandi coni vulcanici (Ararat,
5165 m; Damāvand, 5670 m). Ampi bacini depressionari, coperti di materiali
sedimentari, si interpongono tra gli allineamenti montuosi. Il clima arido o
semiarido determina una morfologia propria delle aree desertiche, con estesi
endoreismi, laghi salati, depressioni sabbiose (deserti del Lut, del Registan).
Una più accentuata morfologia desertica si ha nella regione siro-arabica, la cui
struttura è essenzialmente tabulare. Unica grande pianura alluvionale è quella
mesopotamica; altrove scarpate rocciose ed eminenze di antichi rilievi
dominano depressioni sabbiose, la maggiore delle quali è, nella Penisola
Arabica, il Rub'al Khālī. Nella stessa penisola l'alta orlatura occidentale
costituisce una regione a sé, con le sue elevate scarpate che dominano la costa
del Mar Rosso. Con l'Hindu Kush inizia la fascia delle grandi catene montuose:
esso introduce in un'Asia nuova, l'Asia delle alte terre, ponendosi come barriera
divisoria tra Asia meridionale e Asia centrale. Questa è formata dai grandi
bassopiani aralo-caspici, una regione arida, endoreica, che ha le sue massime
depressioni nel bacino del Mar Caspio, il cui pelo dell'acqua è a 28 m sotto il
livello del mare. Anche qui si trova un vasto deserto sabbioso, il Karakumy,
quasi del tutto privo di affioramenti rocciosi. Questa regione continua verso E
nel Turkestan orientale, che comprende il bacino del Tarim e la depressione
zungarica che costituisce il passaggio naturale tra il Turkestan occidentale e gli
altopiani mongolici. Questi hanno struttura tabulare, un'altitudine media di ca.
1000 m s.m. e sono intercalati da depressioni sabbiose, come quella che forma
il deserto del Gobi. Oltre questa fascia arida si elevano i rilievi circumsiberiani,
che iniziano con il Tian Shan (7439 m), continuano con l'Alatau (4464 m), con
l'Altaj (4506 m) e i monti Saiani e Hangay, notevolmente più bassi. Sono tutti
rilievi che presentano forme mature e che via via si addolciscono e si
abbassano, procedendo verso E, nelle catene transbajkaliche dei
monti Jablonovyj, Stanovoj, Džugdžur e Kolyma. Le catene più orientali hanno
un andamento meridiano e toccano i 3147 m s.m. nei monti Čerski e i 4750 m
s.m. nel vulcano Ključevskaja Sopka che domina i monti della Kamčatka.
L'Altopiano Siberiano è una regione formata da lievi ondulazioni levigate dai
ghiacciai pleistocenici e l'antico substrato cristallino appare a nudo su vaste
superfici. La fascia dei rilievi che dall'Hindu Kush e dal Pamir continua nel
Karakoram e nell'Himalaya presenta una successione di massicci che senza
grandi valichi si mantengono tutti a quote molto elevate. Sia il Pamir sia l'Hindu
Kush hanno vette superiori ai 7000 m, mentre nel Karakoram e nell'Himalaya vi
sono sei cime che superano gli 8000 m (l'Everest, nell'Himalaya, è alto 8848 m,
ed è il monte più alto della Terra; il K2, nel Karakoram, 8611 m). L'altopiano
tibetano, che si stende tra Himalaya e Kunlun Shan, è situato ad altezze
comprese tra i 4000 e i 5000 m s.m.; non è uniforme, ma presenta zone
tabulari e vallate dominate da antiche catene. Queste si vanno via via
configurando in modo più marcato verso SE, dove gradatamente si abbassano
fino a spegnersi a S nelle pianure alluvionali indocinesi e a E nell'avampaese
collinoso della Cina. Vallate lunghe centinaia di chilometri, aspre, profonde,
intercalano questi fasci montagnosi. Sul lato meridionale l'Himalaya scende
verso le pianure indiane con versanti ripidi orlati in basso da una fascia
collinosa d'origine recente (Siwalik). La pianura gangetica è ampia alcune
centinaia di chilometri e costituisce una delle più caratteristiche piane
alluvionali della Terra; non molto meno estesa è, invece, quella dell'Indo. Più a
S il Deccan si presenta delimitato da orlature montagnose a N (monti Aravalli,
monti Vindhya) e dalle alte scarpate dei Ghati ai lati. L'interno è tabulare là
dove si hanno terreni vulcanici, mentre il resto presenta le forme di penepiani
ondulati che si elevano, a S, nei Ghati Meridionali (2695 m). Forme poco aspre
hanno anche i rilievi della penisola di Malacca e delle maggiori isole
indonesiane, dove le catene montuose sono sovrastate da edifici vulcanici in
attività. A Sumatra il Kerinciraggiunge i 3805 m, a Giava il Semeru i 3669 m.
Anche le più piccole isole della Sonda, formanti una corona che si raccorda ad
arco ai bracci di Celebes, sono dominate da vulcani che superano spesso i 3000
m s.m. Nel Borneo, una delle più grandi isole della Terra, si hanno montagne
dalle forme mature che dominano estesi penepiani e pianure alluvionali. Il
paesaggio vulcanico riappare nelle Filippine, arcipelago formato da piccole e
grandi isole che si trova sull'allineamento insulare di Formosa, delle Ryūkyū,
dell'arcipelago giapponese e delle Curili. Nella più grande isola del
Giappone, Honshū, si elevano catene dalle forme aspre (le Alpi Giapponesi), ma
altrove è ancora un paesaggio vulcanico che ha il suo vertice nella conica mole
del Fuji (3776 m). Sui mari interni chiusi da questo grande arco insulare hanno
le loro terminazioni le pianure alluvionali della Cina e i bassi rilievi che le
delimitano; più a N il profilo costiero è formato dalle diramazioni dei rilievi
della Manciuria e della Corea ed è perciò molto articolato.

Geografia fisica: il clima

L'Asia è situata per gran parte a N del Tropico del Cancro, a S del quale essa
spinge le grandi penisole bagnate dall'Oceano Indiano; soltanto una parte degli
arcipelaghi indonesiani si trova nell'emisfero australe. Questa estensione
boreale delle terre asiatiche, che a N chiudono il Mar Glaciale Artico, è
sommamente importante per spiegare il clima del continente, che con la sua
ampiezza e l'imponenza delle sue catene montuose rompe i normali schemi
della circolazione atmosferica terrestre. L'Asia in effetti frappone all'Oceano
Indiano, all'oceano Pacifico e in parte anche all'oceano Atlantico tutta la vastità
delle sue terre. La continentalità raggiunge in Asia le sue più esaltate
manifestazioni; per contro, limitati sono gli influssi oceanici, specie a N, dove si
stende il Mar Glaciale Artico, che resta ghiacciato per larga parte dell'anno, e a
SW, dove l'Asia si salda all'Africa, che agisce da grande schermo. Dal punto di
vista termico la continentalità registra i suoi eccessi maggiori proprio su questi
due lati: nella regione siberiana orientale si ha il “polo del freddo”, con minime
assolute anche inferiori a –70 ºC, medie di gennaio pari a –48 ºC e temperature
estive di poco superiori a 10 ºC; nell'Asia occidentale si hanno invece gli
eccessi opposti con massimi assoluti di 55 ºC (deserto del Lut), con medie
estive, di luglio, di 35 ºC (Golfo Persico) e medie di gennaio di 10 ºC. Questi
valori estremi si attenuano nelle zone intermedie, dove però sempre forti
possono essere le escursioni stagionali e giornaliere, e nelle aree più esposte
agli influssi oceanici, dove anche le escursioni si affievoliscono. Valori
equilibrati si riscontrano per esempio in tutta la parte più meridionale
affacciata all'Oceano Indiano, e in particolar modo nell'Indonesia. La forte
continentalità è all'origine delle masse d'aria stabili che si formano d'inverno
quando le basse temperature provocano condizioni di alte pressioni e quindi
situazioni anticicloniche che respingono gli influssi dall'esterno, cioè delle
masse d'aria di origine oceanica. Queste masse continentali giungono sino alle
regioni periferiche e ne risentono in particolare i climi delle estreme regioni
occidentali (e dell'Europa stessa), della Cina e del Giappone, mentre insensibile
è la loro azione nell'Asia meridionale, protetta dai grandi baluardi montani, che
solo nei loro varchi lasciano aperta la circolazione (è quanto succede per
esempio tra Asia centrale e Sīstān, dove spira un caratteristico e forte vento,
il sad-u-bist ruz). Questa situazione viene rimossa con le invasioni stagionali,
tra la primavera e l'autunno, delle masse d'aria d'origine marittima, sia tropicali
sia polari. Le prime si connettono alla cosiddetta circolazione monsonica, cioè
ai “monsoni di mare” (opposti ai “monsoni di terra” che si verificano d'inverno),
venti periodici che investono tutta la facciata meridionale del continente, le
penisole indiana e indocinese e la Cina meridionale. I monsonisono
sostanzialmente degli alisei che la corrente a getto deviata dall'Himalaya tende
a spostare d'inverno verso S, dando così alternanza stagionale ai venti stessi.
Essi si manifestano da giugno a settembre con invasioni di masse d'aria
cicloniche da SW, talora notevolmente violente, apportando abbondanti
precipitazioni. Nella circolazione ciclonica da SE si inseriscono i tifoni,
manifestazioni proprie dell'ambiente marittimo tropicale, che si abbattono
violenti e disastrosi sulle coste del Giappone meridionale, delle Filippine ecc. Le
masse d'aria marittime polari investono solo la sezione nordorientale sul lato
del Pacifico, tutta la parte nordoccidentale, attraverso le pianure europee, sul
lato atlantico. Alle masse marittime tropicali d'origine atlantica è infine
sottoposta la piccola sezione mediterranea dell'Asia. Anche gli influssi
marittimi, come quelli continentali, sono ostacolati dalle maggiori catene
montuose, fatto che spiega tra l'altro la grande fascia arida dell'Asia che va
dalla Penisola Arabica all'Asia centrale fino alla Mongolia; nell'Asia occidentale
l'aridità è però dovuta al fatto che la regione è esclusa dalla circolazione
dell'aria marittima a causa della presenza dell'Africa e della direzione propria
dei venti periodici. Sulla base di questo schema generale si possono capire gli
eccessi, propriamente asiatici, anche nella distribuzione delle precipitazioni. Le
aree più piovose sono quelle monsoniche, benché il regime delle piogge sia qui
tropicale, a due stagioni: nel Golfo del Bengala, ben esposto al soffio del
monsone, si registrano precipitazioni annue che toccano a Chittagong gli 8000
mm; ma la media delle precipitazioni nell'area monsonica è di 1500 mm. Valori
superiori si registrano nella regione equatoriale dell'Insulindia, che ha regime
pluviale, con piogge quasi a ogni stagione. Precipitazioni sino a 2000 mm si
hanno anche nell'ambiente subtropicale esposto al Pacifico (Cina meridionale);
esse si attenuano nella fascia temperata, salvo che nel Giappone che ha un
clima oceanico. Nella Cina settentrionale la Grande Muraglia, che corre
sull'isoieta dei 380 mm, segna il limite dell'area temperata umida; più
all'interno si entra nell'area a climi continentali aridi o semiaridi, che interessa
poco meno dei 2/3 dell'intera Asia. Difatti l'aridità non è propria solo della
fascia dei deserti e dei predeserti che va dalla Penisola Arabica alla Mongolia,
ma di tutta la regione siberiana, dove le precipitazioni non superano mai i 500
mm annui e si abbassano, sulla facciata artica, a meno di 200 mm. A grandi
linee si possono indicare in Asia diverse regioni climatiche: l'Asia arida tropicale
e subtropicale, che comprende i cosiddetti deserti caldi e che va dall'Arabia
all'Asia centrale caspiana; l'Asia arida più interna, che comprende i cosiddetti
deserti freddi e le vaste steppe che arrivano fino alla Mongolia; l'Asia
monsonica, fascia umida tropicale che riceve abbondanti precipitazioni
stagionali; l'A. equatoriale a clima pluviale, che interessa l'Insulindia; l'Asia
subtropicale più umida, che corrisponde alla Cina meridionale e ai Paesi del
Mediterraneo asiatico; l'Asia temperata, più o meno umida a seconda che si
passi dalla facciata oceanica orientale (Cina e Giappone) a quella occidentale;
l'Asia continentale fredda e subartica, che comprende la grande regione
siberiana. Un clima montano freddo si riscontra infine sull'altopiano del Tibet,
mentre nelle alte catene domina l'ambiente glaciale.

Geografia fisica: l'idrografia

La grande fascia montuosa che attraversa il continente è alla base non solo
delle principali ripartizioni strutturali e morfologiche ma anche
conseguentemente dell'idrografia. Essa divide nettamente i fondamentali
bacini del continente, tributari dell'oceano Pacifico (23% della superficie
totale), dell'Oceano Indiano (18%) e del Mar Glaciale Artico (27%). Nella sua
vastità però l'Asia occupa anche estesi bacini chiusi, corrispondenti alle grandi
depressioni interne che si trovano in generale nelle immediate vicinanze della
fascia montuosa: le principali sono quelle dell'Asia centrale (bacino aralo-
caspico), del Turkestan orientale, della Zungaria e della Mongolia,
dell'altopiano del Tibet, oltre a quelle dell'altopiano iranico (Sīstān, Lut ecc.) e
dell'Anatolia. In questi bacini, che coprono ca. il 30% della superficie
continentale e che sono tutti compresi nelle regioni a clima arido, si riversano e
si consumano le acque di numerosi e importanti fiumi (Helmand, Amudar'ja,
Tarim ecc.) alimentati dalla fascia montuosa che va dall'Anatolia alla Cina;
tuttavia i fiumi maggiori che nascono dalla stessa fascia raggiungono il mare e
con il loro grande sviluppo e le loro gigantesche portate sono altrettante arterie
di vita, soprattutto quelli che drenano l'Asia esterna, meridionale. Ciò in una
misura e in un modo che non hanno riscontro in altre parti del mondo, se si
esclude il Nilo. Sono infatti grandi assi di attrazione umana e di civilizzazione,
divenuti tali anche perché attraversano regioni aride o semiaride o a stagione
alternata. Questi fiumi storici, fondamento di tutta la geografia asiatica, si
succedono da W a E ai piedi delle grandi catene. Dall'Anatolia nascono il Tigri e
l'Eufrate, che con le loro alluvioni hanno creato la pianura mesopotamica e
alimentato la vita della regione; dalle montagne del Tibet ha origine l'Indo, che
ha formato la vasta pianura del Pakistan, sede di antica civiltà; dall'Himalaya
nasce il Gange, che vitalizza la pianura compresa tra la grande barriera
montuosa e il Deccan e che si unisce presso la foce con il Brahmaputra,
formando un'estesa area deltizia. Dalle vallate tibetane convergenti verso SE
nascono i fiumi che costituiscono le poderose arterie della penisola indocinese,
come il Mekong, mentre da quelle più orientali prendono vita i grandi fiumi
cinesi, Chang Jiang e Huang He, che sono stati all'origine della civiltà cinese.
Tutti questi fiumi, come gli altri che si esauriscono nelle aree endoreiche,
hanno portate stagionali variabili in rapporto sia alle precipitazioni che, specie
nell'Asia monsonica, sono fortemente concentrate dando origine a grandi
inondazioni, sia all'alimentazione dalla neve. L'ampiezza dei loro bacini
assicura per lo più portate considerevoli in ogni stagione dell'anno. Il loro corso
ha ancora in genere un profilo giovanile e in relazione a ciò essi hanno un
notevole trasporto detritico; un caso a parte è quello dello Huang He, che
nasce in una regione a löss soggetta a forte erosione accelerata, cui ha
contribuito anche l'opera di sfruttamento agricolo; oggi però il bacino di questo
fiume è stato regolato e sono state così evitate anche le gigantesche
inondazioni cui periodicamente dava luogo. I fiumi che svolgono il loro corso
verso N hanno minore importanza dal punto di vista antropico, pur non essendo
meno giganteschi di quelli del versante meridionale dell'Asia.
Complessivamente non hanno grandi portate, perché la piovosità è ridotta data
la continentalità del clima; il loro regime è in larga misura nivale,
contraddistinto dalla particolarità del non simultaneo sciogliersi dei ghiacci, che
avviene in tempi successivi procedendo da S a N ed è quindi causa di
inondazioni regolari nei vasti bassopiani siberiani. Tutti i fiumi artici sono
lunghissimi, dal corso maturo, e ciò in rapporto alla struttura e alla morfologia
propria della vasta regione siberiana. Nascono dalle catene circumsiberiane
l'Ob-Irtyš, che attraversa il grande Bassopiano Occidentale, lo Enisej, che con
un ramo sorgentifero, l'Angara, attinge al lago Bajkal, quindi la Lena,
il Kolyma e altri minori. Importante fiume è anche l'Amur, che però sfocia nel
Mare di Ohotsk ed è quindi tributario del Pacifico. In quanto ai laghi, essi si
collocano, come già detto, nelle aree interne, depressionarie: i maggiori sono il
Mar Caspio e il lago d'Aral, un tempo uniti a formare una sorta di mare interno
e oggi in progressiva fase di riduzione. Endoreici sono i numerosi laghi
dell'altopiano del Tibet e quelli d'origine tettonica del Turkestan, come il
Balhaš. Il Bajkal, maestoso esempio di lago di frattura, è il più profondo (oltre
1620 m) della Terra.

Flora e fauna

A partire dalle coste del Mar Glaciale Artico andando verso S esiste una vasta
fascia di tundra, più ampia nella Siberia orientale. A S segue la vastissima
foresta boreale di conifere (taiga), su suoli a podzol, nella Siberia occidentale
alternata a torbiere, a stagni e paludi; qui
predominano Picea obovata e Pinus sibirica nei suoli più umidi e Pinus
silvestris su quelli più asciutti. Nella Siberia centrorientale si estendono le
foreste rade dell'eliofilo Larix dahurica, di suoli assai superficiali. Le latifoglie,
con querce, tigli e noci, compaiono lungo le coste siberiane meridionali del
Pacifico, più calde e umide. Con l'aumento della temperatura e il progressivo
inaridimento, a S della taiga si passa alla steppa boschiva con pino silvestre,
pioppo tremolo e betulla. A questa seguono, nell'Asia centrale, steppe di
graminacee su suoli neri (cernozëm); nei suoli salati vi è una vegetazione
di artemisie e di alofite. Lungo i maggiori fiumi vi è una foresta a galleria a
pioppi e, in zone più asciutte, la boscaglia. Lussureggiante è la vegetazione
delle calde e umide coste meridionali del Caspio (Parrotia persica, Zelkova
crenata, Buxus sempervirens ecc.). La vegetazione mediterranea è limitata alle
coste turche e siriane; l'altopiano anatolico presenta foreste di abete di Cilicia
e cedro del Libano a S e di Picea orientalis e Abies nordmanniana a N sui monti,
che si estendono poi al Caucaso. Le steppe dominano nel Medio Oriente;
l'interno dell'Arabia è desertico mentre sui monti dello Yemen, più umidi, vi è
una foresta sempreverde con specie mediterranee e tropicali; sui monti lungo il
Mar Rosso sono tipiche le formazioni cespugliose delle piante dell'incenso e
della mirra. Sull'Himalaya, al di sotto della fascia di vegetazione alpina, con
molti generi in comune con i monti europei, nella parte occidentale si
estendono foreste di abeti, alle quali seguono, scendendo, in clima di tipo
mediterraneo, querce xerofile sempreverdi e Cedrus deodara. Nella parte
orientale più umida e sottoposta ai monsoni, alle conifere si
uniscono rododendri giganti; tra i 1800 e i 3000 m s.m. regna la foresta umida
sempreverde con magnolie, lauracee, liane e muschi arboricoli. Più in basso vi
sono boschi di tipo misto con generi di origine temperata e tropicale. Nel Tibet
centrale vi è un deserto montano a muschi e licheni mentre altrove si
estendono steppe fredde a Kobresia e Carex; sul versante himalayano le valli
asciutte hanno una vegetazione di artemisie. L'India centro-meridionale è
occupata, sotto l'influenza monsonica, da una foresta caducifoglia a causa del
periodo secco invernale. In condizioni di maggiore aridità si affermano
formazioni spinose con acacie nella valle dell'Indo, nella parte alta della piana
gangetica e nel Deccan. L'Asia sudorientale (Indocina, Filippine e Insulindia)
mostra un gradiente di vegetazione parallelo alla diminuzione dell'umidità
(foresta pluviale, nelle isole specialmente con dipterocarpacee, foresta
semisempreverde e, in Indocina, foresta densa e rada a caducifoglie, savana-
macchia a piante spinose), esclusi i monti dove compaiono querce
sempreverdi, podocarpi e alcuni pini di tipo tropicale. I delta dei grandi fiumi
hanno foreste inondate. In Cina la foresta tropicale igrofila è limitata alle coste
meridionali, seguita da una più ampia fascia all'interno del Paese, dominio della
foresta sempreverde “cinese” di latifoglie mesoterme, mesofile e igrofile
(lauracee, querce e generi affini, albero della canfora, magnolie) oltre ad
alcune conifere peculiari. Nella Cina centrale, una cintura forestale mista fa da
passaggio fra queste formazioni e quelle a foglie caduche della Cina
settentrionale e Manciuria. La foresta “cinese” copre pure il Giappone
meridionale, mentre a N vi si affiancano specie caducifoglie; sui monti vi è una
fascia di conifere. Nell'interno della Cina, in direzione del deserto del Gobi,
s'incontrano praterie cespugliose o steppiche via via che il clima si fa più
asciutto. § A ogni regione floristica corrisponde una fauna caratteristica. Così
nella tundra vivono in genere animali delle zone artiche quali l'orso bianco,
il lemming, la lepre bianca, la volpe polare, la foca e la renna. Nella taiga si
trovano l'orso bruno, il lupo, il cervo e molti animali da pelliccia quali
l'ermellino, la lontra, la martora, lo zibellino, la puzzola e la volpe argentata. Le
steppe e i deserti dell'Asia centrale e sudoccidentale ospitano, anche se
variamente distribuiti, il leone(Arabia, Mesopotamia e Iran), la tigre
siberiana, leopardi, sciacalli, iene, antilopi, gazzelle, la pecora karakul, la capra
d'Angora ecc., oltre al cammello, che nel Turkestan vive ancora allo stato
selvaggio, allo yack e al panda, propri delle zone montagnose, e ad alcuni
equidi selvatici che vivono nelle steppe. Nella zona monsonica si trovano la
tigre (in via d'estinzione e sempre più minacciata), il rinoceronte, l'elefante,
il ghepardo e numerosi cervidi. I gibboni vivono nell'Indocina e nelle grandi
isole dell'Indonesia, mentre l'orango è diffuso solamente nel Borneo e a
Sumatra. Variamente diffuso è il bufalo indiano. Tutte le foreste della zona
monsonica sono ricche di uccelli,
quali pappagalli, pavoni, fagiani, otarde, anatre mandarine, mentre fra i rettili
sono presenti pitoni, boa, coccodrilli e il grande varano di Komodo, quest'ultimo
limitato all'isola di Komodo e ad alcune isolette vicine, nell'arcipelago della
Sonda.