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Basilica di Santa Sofia – Istanbul

La Basilica di Santa Sofia fu la chiesa più importante del mondo


bizantino, dedicata non a una santa ma a un concetto
astratto, la Divina Sapienza (Haghìa Sophìa).

Il primo edificio, voluto da Costantino, fu distrutto da un incendio


durante la rivolta di Nika nel 532. Per volere dell’imperatrice
bizantina Teodora, moglie di Giustiniano, la Basilica di Santa
Sofia venne ricostruita in maggiori dimensioni, occupando anche
parte dello spazio dell’Ippodromo di Costantinopoli, nel quale aveva
avuto luogo la rivolta.

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Giustiniano affrontò spese enormi per far affluire da ogni luogo i


materiali migliori e le maestranze più esperte. Grazie a un’enorme
disponibilità di manodopera (10 000 operai guidati da 100
capomastri) e a un’organizzazione perfetta, già nel 537, la basilica
era pronta per l’inaugurazione (tenutasi il 27 dicembre).

Quello che si svelò agli occhi di tutti fu un edificio mirabile per la


grandiosità e soprattutto per l’arditezza. In un impeto d’orgoglio,
Giustiniano gridò che la sua chiesa aveva superato persino il
leggendario tempio di Salomone a Gerusalemme: «Gloria a Dio
che mi ha giudicato degno di compiere quest’opera. Io ti ho vinto, o
Salomone!».

In seguito alla conquista turca del 1453, la Basilica di Santa Sofia


divenne la più importante moschea della città, come si vede bene
dalle immagini che mostrano all’esterno i minareti (le alte torri
dalle quali i muezzin chiamano i fedeli musulmani alla preghiera) e
all’interno gli scudi con i versetti del Corano.
A partire dal 1935 la Basilica di Santa Sofia è stata trasformata in
un museo.

Costruita fra il 532 e il 537 da Isidoro di Mileto (Mileto 442-537)


e Antemio di Tralle(Tralle 474 ca.-Costantinopoli 534), la
basilica di Santa Sofia combina lo schema della pianta centrale con
quello longitudinale: si articola infatti in un grande spazio quadrato
coperto da una cupola e fiancheggiato da navate laterali.

La gigantesca cupola di 31 metri di diametro, che si innalza quasi a


voler toccare il cielo, esprimeva l’ideale di un impero superiore a
qualsiasi cosa ci fosse sulla Terra; crollò in un terremoto e fu
ricostruita nella seconda metà del VI secolo dal nipote e omonimo di
Isidoro.

Le navate laterali, come i matronei, sono riservate ai fedeli,


secondo un criterio di organizzazione liturgica affermatosi proprio
agli inizi del VI secolo.

L’atmosfera della basilica è resa inimitabile dall’illuminazione: lungo


tutto il perimetro della cupola si apre una serie di finestre, mentre
l’abbondante luce è riverberata e diffusa dai preziosi mosaici che
ricoprono gli interni, per lo più realizzati su un fondo color oro.
Il mosaico della Madonna col Bambino in trono tra gli imperatori
Giustiniano e Costantino nella Basilica di Santa Sofia (nel timpano
della porta che attualmente introduce al nartece) è databile tra il X
e l’XI secolo; fu fatto realizzare da Basilio II in occasione della sua
vittoria sui bulgari e raffigura i due imperatori
(Giustiniano e Costantino) che recano in dono rispettivamente la
chiesa stessa e le mura della città di Costantinopoli.

Il mosaico presenta i caratteri iconografici, compositivi e stilistici


tipici della pittura bizantina. Maria, assisa su un trono senza
schienale con Gesù Bambino, simbolo e protettrice di
Costantinopoli, è presentata frontalmente secondo lo schema che
nella tarda antichità si attribuisce all’imperatore e passa a Cristo e
alla Vergine nell’arte cristiana.
I personaggi sono identificati da sigle (quelle nei tondi ai lati della
Vergine significano Metèr Theoù, Madre di Dio) e iscrizioni.

È importante notare la presenza dell’aureola sul capo dei due


imperatori, le cui figure sono in questo modo sacralizzate e
avvicinate a quelle centrali della Madonna e del Bambino.