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BORRAGINE

Borrago officinalis L.

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BORRAGINACEE
È già nota al tempo del grande naturalista romano Plinio il Vecchio,
il quale sosteneva che l’uso della borragine, facilitasse l’allegria.
Pedanio Dioscoride, medico-botanico contemporaneo di Plinio, nel
famoso trattato “De Materia Medica” definisce la borragine un toni-
co dei nervi molto efficace e la consiglia per curare la depressione.
Studi recenti hanno confermato l’intuizione di Dioscoride stabilendo
che la pianta in questione contiene calcio e potassio, minerali noti
per la loro efficacia nel calmare i nervi.

Identificazione:

pianta annuale alta 20 - 60 cm, con uno stelo peloso e ramificato.


Ha foglie alterne, rugose, di forma ovale, ricoperte anche queste di
una fitta peluria biancastra. Ha fiori vistosi di un bel colore blu, a for-
ma di stella. Fiorisce da maggio a settembre. Ha un odore ed un sa-
pore simile al cetriolo. Va mangiata fresca perché la pianta è effica-
ce solo in questo caso.

Nome scientifico
Borrago officinalis L.
Nomi volgari
Borrana, Lingua rada, Boragia
Famiglia
Borraginacee
Fioritura
maggio - settembre
Raccolta
primavera - estate
Parti utilizzate
foglie e fiori
Borragine

Habitat:

è molto diffusa in Italia fino a 1800 m di altitudine, si trova negli


incolti, nei campi e perfino nelle vicinanze dei vecchi muri. Nel
Parco di Veio cresce in quantità non rilevante.

26 Proprietà medicinali:

depurative, diuretiche, lassative, sudorifere.


È ricca di sali di potassio. In fitoterapia è utilizzata per combattere
il colesterolo ed in cosmetica come antirughe.

NOTE

Le giovani foglie si possono mangiare crude nel-


l’insalata, oppure cotte nelle minestre. È ottima
per preparare frittate ed involtini. Con le foglie più
grandi è possibile fare degli involtini con speck e
mozzarella o meglio ancora con alici e scamorza
affumicata. Si prepara una pastella veloce con
una o due uova battute con un po’ di latte o bir-
ra, un po’ di farina ed un pizzico di sale. Si olia
una teglia (burro se preferite) e si aggiungono gli
involtini; ci si versa sopra la pastella e si inforna
per 8-10 minuti a 200 °C.

Pasta con la Borragine


Preparare in una padella aglio, olio, prezzemolo e
una, due acciughe e fare soffriggere.
Fate cuocere a parte la pasta e due minuti prima
di togliere dal fuoco aggiungete 400g di borragi-
ne spezzettata a mano. Scolare e unire al soffrit-
to ripassando il tutto per 2 minuti a fuoco vivo.

Borragine ripassata
Scottate appena la borragine in acqua bollente e ri-
passatela in padella con aglio, olio e peperoncino, ro-
smarino, pezzetti di Emmenthal e olive nere dolci.
BORSA DEL PASTORE
Capsella bursa pastoris L.

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CRUCIFERE
I naturalisti del medioevo conoscevano molto bene questa pianta,
sia per la particolare forma dei suoi frutti, che ricordano vagamente
la borsa del pastore e per le sue proprietà emostatiche; proprietà
confermate anche dal famoso medico botanico del Rinascimento
Pier Andrea Mattioli, nel suo erbario figurato “I discorsi della mate-
ria medicinale”.

Identificazione:

considerata infestatante da molti botanici, è una pianta erbacea an-


nuale il cui stelo fiorifero può raggiungere anche una altezza di 50 cm.
Le foglie basali, incise e riunite in una rosetta schiacciata al suolo,
si distinguono per un corto picciolo; quelle attaccate al fusto sono
sessili, inguainanti ed alterne.
I fiori, presenti quasi tutto l’anno, sono riuniti in grappoli e sono for-
mati da quattro sepali e quattro petali di colore bianco. Il frutto è
una siliquetta di forma triangolare.

Nome scientifico
Capsella bursa pastoris L.
Nomi volgari
Rubella, Capsella, Erba borsa
Famiglia
Crucifere
Fioritura
gennaio - dicembre
Raccolta
primavera
Parti utilizzate
foglie
Borsa del pastore

Habitat:

è presente in tutta Italia fino ad una altezza di 2500 m sul livello


del mare. Nel Parco di Veio cresce lungo i viottoli di campagna, ne-
gli incolti, nei pascoli e perfino in mezzo ai ruderi o nelle fessure dei
vecchi muri costruiti a secco.
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Proprietà medicinali:

toniche, astringenti ed emostatiche.


In fitoterapia viene utilizzata non soltanto per curare le emorroidi,
ma anche per regolare i flussi mestruali; ciò in virtù dei principi at-
tivi contenuti nella pianta che determinano la contrazione dei mu-
scoli delle pareti dell’utero.

NOTE

Pur non avendo grossi pregi dal punto di vista


edule, le foglie di questa pianta vengono mangia-
te in insalata, da sole o con altre erbe selvatiche
commestibili.

Salsa alle erbette selvatiche


(per pesce bollito, carni bianche, uova e patate lesse)
Ingredienti: un mazzetto di erbe composto da ba-
silico, erba cipollina, prezzemolo, borsa del pa-
store, rughetta e pimpinella, una acciuga lavata e
diliscata, 20g di fiori di cappero ed uno scalogno,
sale grosso, aceto di mele e pepe bianco macina-
to al momento.
Tritate finemente lo scalogno, l’acciuga, le erbette,
unitevi i capperi e tenete da parte.
Sciogliete il sale nell’aceto di mele, aggiungete il
pepe e l’olio, poi, battete con un cucchiaio fino ad
o t t e n e re una salsa ben emulsionata.
Quando state per servire, unite alla salsa il com-
posto di erbette selvatiche ed amalgamate bene.
BUGLOSSA
Anchusa officinalis L.

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BORRAGINACEE
Il nome botanico di questa pianta deriva dalla parola greca Ankousa,
che significa “belletto”. Nei tempi antichi infatti, si estraeva dalla
radice dell’Anchusa, una tintura rossa che veniva usata nella prepa-
razione dei belletti coi quali le donne greche e romane si truccava-
no il viso.

Identificazione:

è una pianta perenne alta fino a 50 - 60 cm, ricoperta di peli per-


pendicolari al fusto. Ha fiori a corolla tubolare, suddivisa in 5 peta-
li. Fiorisce a giugno e luglio. I fiori ricchi di nettare mellifero, asso-
migliano a quelli della borragine ma sono più allungati e pelosi. Le
foglie sono lanceolate e con il margine ondulato. Spesso le foglie su-
periori sono ovali e allungate, mentre quelle inferiori sono sessili.
P a rte del fusto della pianta corre sotterraneo.

Nome scientifico
Anchusa officinalis L.
Nomi volgari
Bucalozzi, Lingua di bue,
Sugamiele
Famiglia
Borraginacee
Fioritura
giugno - luglio
Raccolta
primavera
Parti utilizzate
foglie e fiori
Buglossa

Habitat:

si trova nei terreni incolti, tra i ruderi e sui pascoli magri fino ad una
altitudine di 1200 m (anche se è stata segnalata da un botanico sul
monte Bernina a 2309 m). È presente soltanto nel bacino del
Mediterraneo. Si trova facilmente nei prati a pascolo, compresi
30 quelli del Parco di Veio.

Proprietà medicinali:

le foglie e i fiori oltre ad avere proprietà sudorifere e diuretiche, aiu-


tano a combattere le infiammazioni intestinali.

NOTE

Le foglie ed i fiori si possono mangiare in insala-


ta come componenti della famosa insalata di
“Vigna” (misticanza) o lessate (le foglie) e condi-
te con olio e limone. Sono buone anche ripassate
in padella con olio, aglio e peperoncino, da sole o
unite ad altre erbe spontanee come la borragine,
il ramolaccio, i crespigni del tipo spinoso e la ci-
coria. In questo caso per avere un sapore straor-
dinario basta aggiungere delle barbette verdi di fi-
nocchio selvatico (finocchiella).

Crema di buglossa
Fate bollire in acqua salata 300g di buglossa e
100g di silene alba, scolatele al dente e tenetele
da parte. In una padella fate imbiondire, in olio
extra vergine di oliva uno scalogno tritato fine-
mente, uno spicchio d’aglio fresco (oppure tre
foglie di alliaria), un pomodoro maturo privato
della pelle, peperoncino a piacere ed un pizzico di
semi di finocchio selvatico, poi, unite le erbe e fate
insaporire. Aggiungete al soffritto con le erbe, 3-4
patate lessate in precedenza e schiacciate con la
forchetta, un po’ dell’acqua di cottura delle ver-
dure ed amalgamate il tutto. Passate nel mixer
con un filo d’olio e un po’ d’acqua di cottura delle
verdure fino ad avere la consistenza desiderata.
Servite con crostini di pane tostato, sfiorati con
uno spicchio d’aglio, un filo d’olio a crudo ed una
spolverata di parmigiano.
CALENDULA
Calendula officinalis L.

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COMPOSITE
Calendula proviene dal latino calendae, il primo giorno del mese.
Un’antica legenda greca vuole che Afrodite, dea dell’amore e della
fertilità addolorata per la morte del suo giovane amante, Adone,
pianse così amaramente che le lacrime, al contatto con la terra si
trasformarono in fiori di calendula.
Pare che i fiori della calendula, nel Sud d’Italia, indichino ai conta-
dini il tempo che farà durante la giornata: qualora rimangano chiu-
si al mattino è possibile che piova nel pomeriggio.

Identificazione:

è una pianta annua, pelosa, che può raggiungere i 50 cm di altez-


za. Le foglie sono lanceolate, con margine leggermente dentato. I
fiori sono dei capolini giallo arancio, che fioriscono in primavera-
estate. Radice a fittone.

Nome scientifico
Calendula officinalis L.
Nomi volgari
Fiorraccio, Garofano di Spagna,
Callandria
Famiglia
Composite
Fioritura
luglio
Raccolta
primavera
Parti utilizzate
foglie e fiori
Calendula

Habitat:

cresce nei terreni coltivati, nei prati, lungo le strade ed i viottoli di


campagna. In tutto il territorio del Parco di Veio è presente in gran-
de quantità.

32 Proprietà medicinali:

cicatrizzanti antiemorragiche, battericide, ipotensive.


Una proprietà tra le tante che rendono la calendula molto preziosa
in fitoterapia è quella anticancerogena. Si consiglia anche nella ir-
regolarità del ciclo mestruale. La pomata di calendula è efficace
nella cura delle vene varicose.

NOTE

Si utilizza per preparare insalate o minestre alle


quali conferisce un sapore piccante. I fiori raccol-
ti in bocciolo possono essere conservati come sot-
taceti. A questo proposito si scottano i petali due
minuti in acqua bollente salata, e si mettono in
barattoli di vetro immersi in aceto di vino.

Frittata di calendula e ramolaccio


Lessate in abbondante acqua salata 300g di
ramolaccio e 150g di calendula; scolatele, striz-
zatele e tritatele finemente. Sbattete 6 uova con
un po’ di latte ed un pizzico di sale. Unite alle
uova le verdure, 50g di fontina tagliata a dadini,
cinque pomodorini pachino tagliati in 4 spicchi e
peperoncino a piacere in polvere. Cuocete in una
padella con un po’ di burro e tenendo il coper-
chio, in modo da ottenere una frittata morbida.
CARDO MARIANO
Silibum marianum Gaertn.

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COMPOSITE
Una leggenda vuole che le macchie bianche vicino alla nervatura
della pianta, siano gocce di latte della Madonna, cadute dal suo se-
no mentre fuggiva per sottrarre Gesù alla persecuzione di Erode. Per
questo è conosciuta soprattutto col nome volgare di cardo mariano.

Identificazione:

è una pianta biennale con fusto eretto, robusto e imponente. Ha fo-


glie grandi, spinose, brillanti e macchiate di bianco. Le foglie basa-
li sono ondulate e lobate, glabre e di un colore verde oliva intenso.
I fiori, di un bel colore porpora-violaceo, sono circondati da brattee
spinose, tubolari e riuniti in grandi capolini. La fioritura è estiva, da
luglio ad agosto. La pianta può raggiungere un’altezza anche di un
metro e mezzo, e la troviamo fino a 1500 m sul livello del mare. Ha
una radice fittonante, sapore di carciofo, odore nullo.

Nome scientifico
Silibum marianum Gaertn.
Nomi volgari
Cardo lattato, Cardo asinino
Famiglia
Composite
Fioritura
luglio - agosto
Raccolta
maggio - luglio
Parti utilizzate
fusto e foglie
Cardo mariano

Habitat:

pianta tipica delle regioni mediterranee, si è estesa nell’Europa del


Nord, arrivando perfino in Danimarca. È diffusissima nell’Italia set-
tentrionale. Si trova negli incolti, nei pascoli, lungo i sentieri di
campagna, perfino tra i ruderi. È presente in grande quantità in tut-
34 to il Parco di Veio.

Proprietà medicinali:

colagoche, diuretiche, febbrifughe, carminative e ipertensive.


Il cardo mariano è ben noto per i suoi principi attivi molto efficaci
per l’apparto cardio-vascolare e per la funzione epatica.

NOTE

Le foglie giovani e tenere, tolte le spine, possono


essere bollite e mangiate, con olio e limone. I fu-
sti decorticati e bolliti possono essere utilizzati
come verdura da accompagnare alle uova lesse.

Cardo ai funghi
Lessare dei fusti decorticati e metterli in acqua e
limone, insieme ad un cucchiaio di farina. Si ri-
passano poi con aglio, olio e mentuccia e si ag-
giungono funghi secchi o anche freschi di diverse
specie.

Tortino alla Gigi


Ingredienti: 1 kg di cardi lessati e spezzati; 1/2 kg
di patate lessate e schiacciate; 200g di ricotta;
due uova; 60g di parmigiano; 30g di burro; pane
grattato quanto basta; foglie di menta piperita.
S b a t t e re le uova con un po’ di latte, un pizzico di
sale, il parmigiano e le foglie di menta. Mettere in
una insalatiera i cardi, le patate, la ricotta, unire
le uova ed amalgamare il tutto. Si prende poi una
teglia, si imburra, ci si mette il composto, si spolve-
ra con il pane grattato e si mette al forno per 15-20
minuti a 200 °C.
CAROTA SELVATICA
Daucus carota L.

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OMBRELLIFERE
Era conosciuta già al tempo degli antichi romani che, come riferisce
il famoso gastronomo Apicio, mangiavano le carote crude condite
con garum e vino, oppure con sale olio ed aceto. Le consumavano
anche lesse, condite con cumino ed olio. Plinio il grande naturalista
romano del I secolo d.C., annovera la carota selvatica fra le erbe me-
dicinali allora conosciute, affermando che la specie più pregiata
cresce nell’isola di Creta. La sua radice, in pozione nel vino, sem-
pre secondo Plinio, veniva utilizzata per curare i morsi dei serpenti
velenosi.

Identificazione:

pianta biennale con radice a fittone poco carnosa che può raggiun-
gere un’altezza di 70 - 80 cm. Ha foglie pennatosette e fiori riuniti
in ombrelle di colore bianco con brattee verdi che fioriscono da
maggio ad ottobre; i fiori hanno inoltre, al centro dell’ombrella, una
macchia di colore porpora scuro, particolare questo che contribui-
sce a non confondere la carota con la cicuta minore, pianta tossica
conosciuta col nome scientifico di Aethusa cynapium L. I frutti, di
colore marrone, sono ovali e provvisti di peli.

Nome scientifico
Daucus carota L.
Nomi volgari
C a rotta, Pastenaga, Frustinaga
Famiglia
Ombrellifere
Fioritura
maggio - ottobre
Raccolta
autunno
Parti utilizzate
radici
Carota selvatica

Habitat:

è presente in tutta Italia sia nelle zone di mare che in quelle di mon-
tagna. Nel Parco di Veio cresce nei prati, negli incolti e lungo gli
stradelli assolati di campagna.

36 Proprietà medicinali:

diuretiche, antidiarroiche, galattogene e depurative.


La sua radice è ricca di vitamina C e di carotene, ma anche di pro-
vitamina A che si trasforma, poi, in vitamina A, utile al buon fun-
zionamento del fegato e a curare l’acne giovanile. Favorisce la se-
crezione lattea, pertanto, può essere consumata dalle mamme che
allattano.

NOTE

Le radici poco carnose, da raccogliere preferibil-


mente in autunno, possono essere mangiate sia
crude in insalata che lessate, da sole o con altre
radici.

Pasticcio di carote, patate e rughetta


Ingredienti: 500g di radici di carota, 300g di pata-
te, due salsicce di maiale, una manciata di foglie
di rughetta, uno scalogno, un mestolo di brodo ve-
getale, peperoncino, semi di finocchio selvatico,
olio extra vergine di oliva e sale.
Lessate le radici di carota, le patate e tenetele da
parte. Fate cuocere le salsicce in acqua, sbriciola-
tele e mettetele da parte.
In una padella fate imbiondire per due minuti, in
poco olio, uno scalogno tritato finemente ed un
pezzetto di peperoncino, poi aggiungete le radici
lessate e tagliate a dadini, le patate tagliate a toc-
chetti, le salsicce sbriciolate ed il mestolo di brodo
vegetale. Salate e fate cuocere per qualche minu-
to. Prima di spegnere, aggiungete la rughetta smi-
nuzzata a mano ed una buona spolverata di semi di
finocchio selvatico, avendo cura di amalgamare be-
ne il tutto. Lasciate riposare per qualche minuto e
servite con un filo di olio a crudo ed una spolvera-
ta di pecorino romano.
CICORIA
Cichorium intybus L.

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COMPOSITE
Le prime notizie sulla pianta della cicoria risalgono a uno dei più an-
tichi testi egizi a noi pervenuti, “Il Papiro di Ebers”, risalente a
1700 anni a.C. che descrive 160 piante medicinali, tra cui il rici-
no, il giusquiamo, l’oppio, la mandragra, la menta, l’aglio ed il fi-
nocchio. Sembra che gli egizi la utilizzassero come diuretico e co -
me depurativo per il sangue.

Identificazione:

annua, biennale o perenne, la pianta della cicoria ha un fusto ere t-


to, molto ramificato e peloso. Le foglie hanno nerv a t u re pennate e so-
no caratterizzate da profonde incisioni dentate. Le foglie superiori so-
no piccole, allungate, con incisioni lobate. La cicoria fiorisce da luglio
a novembre e presenta dei fiori ligulati, raccolti in un grande capolino,
di un colore celeste intenso. La pianta ha una radice a fittone, e se re-
cisa emette un latice bianco.

Nome scientifico
Cichorium intybus L.
Nomi volgari
Cicorella, Radici amare
Famiglia
Composite
Fioritura
luglio - novembre
Raccolta
primavera
Parti utilizzate
fiori e foglie
Cicoria

Habitat:

cresce spontanea nei prati, negli incolti, nei terreni arati ed è diffu-
sa in tutta l’Europa mediterranea. Si raccoglie prima che la pianta
fiorisca, perché è il momento in cui i suoi principi attivi sono più ef-
ficaci. La radice, invece, che un tempo veniva utilizzata come sur-
38 rogato del caffè, si raccoglie in autunno. È presente nei pascoli e nei
campi arati del Parco di Veio.

Proprietà medicinali:

d i u retiche, depurative e digestive.


Tra le molte proprietà medicinali della cicoria, una è effettivamente
curiosa. Qualche allevatore in passato, infatti, utilizzava la cicoria, in
infuso, per aiutare l’espulsione dell’involucro del feto nelle vacche. Le
foglie e le radici sono poi utilizzate come efficace depurativo del san-
gue e quindi utili nella prevenzione dell’arteriosclerosi e delle forme
a rtritiche. I decotti di cicoria sono utili per depurare fegato e reni. La
cicoria, inoltre, stimola le funzioni stomatiche, abbassa la glicemia e
facilita la digestione.

Può essere bollita e condita con olio, sale e limo-


ne. In questo caso non gettate l’acqua di cottura,
ma consumatela a tazze; rappresenta, infatti, un
ottimo brodo vegetale con diverse proprietà bene-
fiche. La cicoria è pregevole anche ripassata in
padella con olio, aglio e peperoncino.

Acquacotta di cicoria
Ingredienti per 4 persone: 1 kg di cicoria selvatica, 2 ci-
polle, 3-4 patate medie, 2-3 pomodori maturi, olio, pe-
peroncino, mentuccia, una foglia di sedano, una carota,
pane tostato, un uovo a testa, 2 spicchi d’aglio.
Cuocete in una pentola con acqua e sale le pata-
te sbucciate e tagliate in quattro spicchi, le ci-
polle tagliate a fettine, i pomodori freschi, l’aglio,
la mentuccia, il sedano e la carota. Dopo 7-8 mi-
nuti aggiungete la cicoria cercando di mantenere
un po’ di liquido che servirà per bagnare il pane
tostato. A fine cottura, mettete in una scodella il
pane tostato e versatevi sopra il brodo di cottura
con la cicoria, le patate, l’uovo cotto in camicia
nel brodo dell’acquacotta e tutti gli altri ingre-
dienti. Lasciate riposare per due minuti, e toglie-
te il brodo che il pane non ha assorbito; aggiun-
gete un filo di olio a crudo, un po’ di peperoncino
in polvere e una spolverata di pecorino romano.
CICUTA MAGGIORE
Conium maculatum L.

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OMBRELLIFERE
Pianta tossica non commestibile
La pianta è molto nota in quanto servì per uccidere il filosofo greco
Socrate il quale, accusato di empietà per aver trascurato la religio-
ne e per aver corrotto i giovani, fu condannato a morire bevendo una
coppa di cicuta. Anche William Shakespeare, nella tragedia del
Macbeth, introduce nel quarto atto tre streghe, intente a preparare
una pozione magica in un calderone dove, tra gli altri ingredienti,
mescolano anche una “radice di cicuta scavata al buio”.

Identificazione:

è una pianta glabra che può raggiungere i 2 metri in altezza. Ha un


odore molto sgradevole di topo. Ha delle foglie molto incise tipo
quelle del prezzemolo, di un colore verde intenso, alterne, che han-
no pure molte suddivisioni. Le foglie basali hanno grosse guaine di
colore rosso-violaceo, abbraccianti il fusto. Quest’ultimo è circolare
e completamente vuoto con delle striature e delle piccole macchie
di un colore rosso-violaceo acceso. Anche il picciolo che sostiene le
foglie è vuoto e presenta talvolta gli stessi colori del fusto. Ha una

Nome scientifico
Conium maculatum L.
Nomi volgari
Pianta fetida
Famiglia
Ombrellifere
Fioritura
giugno - novembre
Cicuta

radice a fittone biancastra con striature rosse.


Fiorisce da giugno a novembre ed ha delle infiorescenze ad ombrel-
la con 15-17 raggi di colore bianco. I fiori maschili e femminili si
trovano su individui separati.

Habitat:
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si trova negli orti, nelle discariche,tra i ruderi, lungo i fossi, nelle de-
pressioni umide del terreno, fino a 1500 m di altitudine. Cresce in
discreta quantità anche nel Parco di Veio nelle piccole valli intorno
al Santuario del Sorbo.

Proprietà medicinali:

sedative, antispastiche ed analgesiche.


Viene utilizzata in fitoterapia anche per curare gli attacchi epilettici
e le vertigini. Tutte le parti della pianta sono molto velenose, ma i
semi, in particolare, contengono un’alta concentrazione di un alca-
loide tossico chiamato conina. Attenzione: l’utilizzo di farmaci a
base di cicuta è assolutamente riservato ai medici.

NOTE
CRESCIONE
Nasturtium officinale L.

CRUCIFERE 41

Molto nota nell’antichità per le sue virtù medicinali, soprattutto fra


i greci che ne mangiavano i teneri germogli per tonificare ed irrobu-
stire il proprio corpo. Pedanio Dioscoride la descrive nel suo erbario
figurato, De materia libri quinque, opera del I sec. d.C. e la consi-
glia nelle affezioni di petto. Il nome scientifico di questa pianta na-
sturtium deriva dal latino nasus, naso e da tortus, torto e ciò in re-
lazione al fatto che ha un odore molto forte e piccante.

Identificazione:

è una pianta perenne, con il fusto glabro e carnoso con tendenza a


strisciare nell’acqua. Le foglie sono carnose e di un colore verde
scuro con 6 foglioline ovali e talvolta tondeggianti. I fiori con 4 pe-
tali bianchi sbocciano da maggio a settembre. Sapore piccante e
odore intenso.

Nome scientifico
Nasturtium officinale L.
Nomi volgari
Ascione, Allegretto, Nasturzio
Famiglia
Crucifere
Fioritura
maggio - settembre
Raccolta
primavera - estate
Parti utilizzate
foglie
Crescione

Habitat:

nel Parco di Veio cresce in quantità poco rilevante, lungo i corsi


d’acqua, fossi e ruscelli e nei luoghi umidi.

Proprietà medicinali:
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diuretiche, stimolanti, antiscorbutiche e rinfrescanti.
Contiene sale e diverse vitamine, soprattutto del gruppo C. Le pian-
te coltivate, conservano le stesse proprietà di quelle selvatiche.

NOTE

Per il suo caratteristico sapore piccante è una


pianta molto apprezzata in cucina, soprattutto
cruda, da sola o unita ad altre erbe della famosa
misticanza della campagna romana. Spesso viene
anche utilizzata per aromatizzare burro e formag-
gi. Si raccoglie prima della fioritura, che è il mo-
mento in cui i suoi principi attivi sono più effica-
ci. Comunque, a causa dell’inquinamento della
maggior parte dei corsi d’acqua, occorre lavarla
accuratamente, altrimenti potrebbe trasmettere la
dismatosi, malattia parassitaria. È per questa ra-
gione che, oggi, la maggior parte del crescione
venduto nei mercati ortofrutticoli, non è quello
selvatico, ma quello coltivato.

Insalata di crescione, mele e cicorietta selvatica


Dopo aver ben lavato le verdure, spezzettate a ma-
no le foglie di un bel mazzetto di crescione ed
unitelo alle foglie di silene alba (100g), ad una
bella manciata di piccole piantine di cicoria di
campagna (200g), a due cipolline fresche taglia-
te sottili e ad una mela golden sbucciata e taglia-
ta a piccoli pezzi. In una ciotola, emulsionate olio
extra vergine di oliva, aceto di mele, sale grosso,
pepe bianco macinato al momento e condite la
misticanza. Completate con piccole scaglie di
parmigiano e foglioline di menta piperita. (È una
misticanza dai sapori molto raffinati che, solita-
mente, servo insieme a delle uova bollite).