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Global Warming: miti, bufale (e soldi facili)

Di Massimo Lupicino
fonte: www.climatemonitor.it

Oggi parliamo di Richard Lindzen, la criptonite del salvamondo-medio: ce le ha tutte lui.


Innanzitutto è uno scettico, o un negazionista come preferisce chiamarlo con disprezzo il
salvamondo in questione. In secondo luogo è un combattente, uno che scende in campo
con la forza delle sue idee e senza paura di sfidare i sepolcri imbiancati del politicamente
corretto con iniziative anche clamorose, come la petizione al presidente USA per il ritiro
dalla Convenzione dell’ONU sul Climate Change. Ma soprattutto, è uno scienziato con un
curriculum di tutto riguardo: fisico dell’atmosfera, professore di Meteorologia al MIT per 30
anni e autore di più di 200 tra pubblicazioni e libri. Per giunta, è anche un raffinato
divulgatore che si serve delle sue conoscenze per affondare i dogmi antropo-serristi con una
leggerezza e un’ironia che dall’altra parte della barricata non hanno mai trovato ospitalità.
Riflessioni
Pochi giorni fa è uscito un articolo scritto dallo stesso Lindzen, che tradotto in italiano
suonerebbe come “Riflessioni sulla Narrativa del Climate Change”. L’articolo è stato pubblicato
sul Merion West, una piccola gemma nella galassia dell’informazione online che si permette
il lusso di pubblicare pezzi scritti da 3 diverse prospettive politiche: destra, centro e sinistra,
servendosi di contributi di studenti, accademici, politici o attivisti di diversa estrazione.
Proprio come i giornali mainstream italiani, insomma.
L’invito è a leggere direttamente il pezzo in questione. Per chi non avesse dimestichezza con
l’inglese, mi permetto di farne un sunto qui di seguito.
•Il mito del 97%
Il mito in questione soddisfa il bisogno psicologico di tante persone di sentire di essere
“dalla parte giusta”, ed è stato smontato sul WSJ da Joseph Bast dell’Hertland Institute e da
Roy Spencer dell’UAH [Spencer è un altro nemico del popolo salvamondo, a causa dei dati
satellitari non-taroccati che gli sono probabilmente valsi una salva di proiettili sulla finestra del
suo ufficio in occasione della “Marcia per la Scienza”, ché notoriamente i proiettili verdi non fanno
male, anzi profumano e hanno una bassa carbon footprint].
Uno dei tanti punti che vengono contestati al mito del consenso sta nel fatto che agli
scienziati era stato chiesto se concordassero sul fatto che la CO2 è aumentata, che la Terra
si è scaldata un pochino, e che l’uomo può aver avuto un qualche ruolo in questo. Domanda
alla quale chiunque può rispondere di sì, senza per questo avallare posizioni catastrofiste.
Per non parlare della scarsa rappresentatività del campione esaminato e della tendenza
generale a sparare numeri a casaccio sull’argomento, come quelli citati dal Christian Science
Monitor che arriva a sostenere che di 70,000 articoli pubblicati tra il 2013 e il 2014, solo 4
sostengono che l’uomo non sia responsabile del global warming. Numeri senza senso e
sbugiardati persino dallo stesso IPCC.
Lindzen sottolinea che le statistiche sulle pubblicazioni non possono comunque esulare dal
fatto che la grandissima parte della ricerca in campo climatico è sponsorizzata dai governi,
prevalentemente al fine di corroborare l’ipotesi antropogenica [ché il terrorismo procura voti,
mentre il buon senso li fa perdere]. In un ambiente del genere, promuovere studi o ricerche
che vanno nel senso opposto al mainstream e all’orientamento stesso dello
sponsor equivale ad una missione suicida, che stroncherebbe le velleità di carriera di
qualsiasi ricercatore.
•Il mito dell’anno più caldo di sempre
Lindzen comincia col sottolineare che ogni progetto di demonizzazione si basa
sull’identificazione di un male assoluto, in questo caso il caldo. Eppure non risulta che i
pensionati più facoltosi vadano a svernare in Artico quanto piuttosto in Florida o alle
Hawaii. Allo stesso modo la “velenosa” CO2 viene pompata nelle serre per favorire la
crescita delle piante e aumentarne la produttività.
Segue una sezione piuttosto lunga e articolata in cui si fa notare come dal 1998 le
temperature siano rimaste sostanzialmente stabili. Visto che nel 1998 è stato stabilito un
record del caldo, consegue che tutti gli anni seguenti, a fronte di temperature
sostanzialmente stabili su quei livelli, siano stati battezzati come “anni più caldi”. A nessuno,
però, è parso altrettanto interessante il fatto che la stabilizzazione delle temperature
implicasse l’esistenza di una forzante di intensità paragonabile a quella antropica, e di segno
opposto. In altri termini, se la CO2 aumenta e le temperature rimangono stabili, come
risolviamo il problema? [Karl l’ha risolto a secchiate, ma i dati satellitari continuano a dargli
torto]
Segue una sezione in cui si discute dei margini di incertezza nelle misure e nelle analisi, e
della tendenza diffusa ad usare questa incertezza per dare una rappresentazione grafica dei
dati più affine alla narrativa dominante. Se ne riparlerà più avanti, a proposito del solito Karl
et al.
Un ulteriore paragrafo è dedicato alla sensibilità climatica all’aumento di CO2: Lindzen fa
notare come questa sia notevolmente inferiore a quanto stimato dai modelli (Fig.1, colonna
rossa vs. colonne grigie).
Fig.1: Osservazioni Vs. Previsioni
Il finale di questa sezione, beffardo, è dedicato alla mitica hockey stick di Mann e,
soprattutto, all’infame studio di Karl et al., citato come esempio di utilizzo in malafede dei
margini di incertezza nelle misurazioni. Peccato che tale studio, pur criticatissimo nelle sue
assunzioni di base, non sia riuscito comunque a far fare bella figura ai modelli climatici usati
dall’IPCC: su un totale di 108 di questi modelli prodotti tra il 1998 e il 2014, il grande sforzo
di Karl et al. relega il supposto aumento di temperatura globale ad un misero 2.4o percentile
(Fig.2). Tante secchiate per nulla, è proprio il caso di dire.
 

Fig. 2: Tante secchiate per nulla.

•Il mito degli eventi estremi


Chiunque si occupi di meteorologia sa che gli eventi estremi si verificano ovunque, con
cadenza pressoché quotidiana. La tentazione di attribuirli al climate change è
quindi platealmente disonesta. Roger Pielke Jr. ha scritto un libro in cui si dimostra che non
esiste un trend definito in nessuna tipologia di evento estremo, semmai un trend verso la
diminuzione degli stessi. Cosa del tutto in linea, per altro, con il fatto che un pianeta che si
scalda vedrebbe diminuire il gradiente termico tra poli e regioni tropicali, con conseguente
diminuzione dei fenomeni estremi e dell’instabilità baroclina – che di quel gradiente è
conseguenza e che di quei fenomeni è una delle cause scatenanti.
La teoria secondo cui i fenomeni estremi siano in aumento è semplicemente falsa ed
infondata ed è utilizzata con l’unico scopo di sostenere la narrativa del disastro imminente,
al fine di spaventare la gente.
•Innalzamento del livello del mare
Lindzen fa notare che l’innalzamento del livello del mare è legato molto più a dinamiche
tettoniche che a presunti riscaldamenti globali. Dopo aver fatto notare che l’aumento del
livello dei mari è di entità trascurabile Lidnzen conclude, beffardo, che gli investimenti di Al
Gore e Susan Solomon (ex-dirigente all’IPCC) in proprietà immobiliari fronte mare sono la
pistola fumante dell’inesistenza del problema: se non ci credono nemmeno loro…
•Ghiacci artici
Le serie di misurazioni satellitari dei ghiacci artici parte dal 1979. Un tempo infinitesimo se
paragonato alle dinamiche di evoluzione delle temperature terrestri. Pretendere di
linearizzare l’andamento dell’estensione dei ghiacci su un intervallo così breve è come voler
linearizzare l’andamento delle temperature usando come intervallo di riferimento quello
compreso tra alba e crepuscolo di un singolo giorno: la conclusione sarebbe che nel giro di
pochi giorni saremmo in un forno. I modelli stessi di estensione dei ghiacci artici, del resto,
brancolano nel buio e sfornano previsioni talmente diverse tra loro da essere,
semplicemente, inutilizzabili.
Al solito, eventi tutt’altro che catastrofici vengono presentati come esiziali per l’umanità, al
fine di sostenere la narrativa del disastro imminente. Ad esempio, l’uomo ha sempre sognato
di poter attraversare i Passaggi a Nord-Ovest ma oggi, misteriosamente, quella che sarebbe
una buona notizia per tanti motivi, diventa la prova del fatto che moriremo tutti. Citando
Mencken, Lindzen conclude che lo scopo dei politici è spaventare la gente al punto da
portarla a reclamare con forza l’intervento salvifico dei politici stessi. Un’arte che
l’ambientalismo ha portato in questi anni alla sua massima espressione.
•Il mito degli orsi polari
La narrativa ambientalista salvamondista ama sottolineare come gli orsi bianchi siano
minacciati dal climate change. Eppure esiste una banale correlazione tra la conta degli orsi
polari e la pratica della caccia: quando è consentita, diminuiscono; quando è vietata tornano
ad aumentare [al solito, in barba al Rasoio di Occam, il salvamondo coltiva spiegazioni astruse e
sgangherate laddove ce ne sono di assolutamente ovvie alla portata: gli orsi non li ammazzano i
cacciatori, ma la CO2 che scalda la Terra, scioglie il pack e fa annegare l’orso].
Lindzen conclude sostenendo che non esiste alcuna prova che un clima piu caldo arrechi
danno ai simpatici plantigradi, tanto più che questi sono in grado di nuotare per distanze
superiori a 100 miglia. Abbastanza da trovare un nuovo frammento di banchisa a cui
aggrapparsi, se non la terraferma stessa.
Conclusione
Dopo aver proposto un paio di interessanti hyperlink relativi ad altri due miti cari ai
salvamondo (l’acidificazione degli oceani, e lo sbiancamento dei coralli) Lindzen passa alle
conclusioni:
•Oggi si attribuisce alla CO2 e al relativo global warming qualsiasi evento infausto, sfidando
il buon senso e il senso stesso del ridicolo. Ad esempio, la “velenosa” CO2 è talmente
tossica che livelli superiori di 10 volte (e oltre) a quelli atmosferici sono comunque ritenuti
sicuri per l’uomo [per non parlare degli effetti ovviamente benefici per le piante e per
l’agricoltura in generale].
•Il circo della politica salvamondo ha speso risorse enormi per cercare di contenere
temperature e CO2, per altro fallendo miseramente nel raggiungere l’agognato
obbiettivo. Fallimento provvidenziale, alla luce dell’evidenza che aumenti di CO2 e
temperature terrestri sono decisamente più benefici che dannosi per l’uomo. Resta, tuttavia,
l’immane spreco di risorse dilapidate per una causa sgangherata, alla luce delle tante cause
più giuste e più urgenti di questa, sul nostro pianeta.
•Un raddoppio del tenore di CO2 in atmosfera ha un peso pari a circa il 2% del bilancio
energetico terrestre. Ritenere che questo 2% legato ad una singola variabile prevalga
sull’infinità di fattori che influenzano il clima terrestre equivale a credere nella magia. Eppure
vi raccontano che credere a questa assurdità equivale a credere nella “scienza”. C’è qualcosa
di palesemente sbagliato in questa presunzione, conclude Lindzen, perché la scienza è una
modalità di indagine conoscitiva, e non una religione.
…E Fatti Alternativi
Come d’abitudine concludiamo questo articolo con qualche fatto alternativo, anzi con
una riflessione alternativa. Negli stessi giorni in cui Lindzen scriveva l’articolo in questione,
l’ex-presidente degli Stati Uniti preparava il discorso di 45 minuti da tenere a Milano e che
sulla base del tariffario fissato di recente, dovrebbe avergli fruttato all’incirca 400,000
dollari. Un discorso all’insegna delle fake news: o perché francamente indimostrabili, come
il mito del global warming che fa migrare milioni di persone [altro affronto ridicolo al già
citato Rasoio di Occam: la gente emigra in massa e improvvisamente perché le temperature
aumentano di qualche decimo di grado in 30 anni, e non a causa degli esiti disastrosi di
rivoluzioni più o meno colorate]. O perché clamorosamente false, come l’incredibile
affermazione che a causa del global warming i raccolti stiano diminuendo e il costo del cibo
stia aumentando.
Dell’aumento spettacolare della produzione agricola russa abbiamo già parlato. Ma la
clamorosa fake news per ascoltare la quale 3,500 persone hanno pagato 850 euro a cranio
è tutta nel grafico in calce a questo articolo, che mostra l’andamento dei prezzi sul mercato
dei futures del frumento: crollati del 50% in 4 anni a causa dell’elevata offerta. Se questo è
l’effetto dell’incremento della CO2, non ci resta che bruciare montagne di carbone per avere
pane e pasta gratis per tutti.
È tutto in questo grafico, il senso della narrativa sul global warming: 45 minuti di discorso
infarcito di bufale climatiche valgono il totale degli stipendi di una vita da ricercatore.
Follow the money: lunga vita al global warming.
 

Fig.3: Futures del Frumento. Leggere al contrario per interpretare in modo Liberal.

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