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Come comunicare efficacemente al tempo del Corona Virus?

Facile! Impara facendo immersioni sportive!

Premessa
In questo periodo di emergenza sanitaria siamo chiamati ad affrontare una ulteriore sfida che
si va sommando a tutte le altre che stiamo già vivendo: come adattare la nostra comunicazione
in tempi di distanziamento sociale e mascherine sanitarie.

La nostra comunicazione – come ormai sappiamo bene grazie ai tanti divulgatori e specialisti
che si occupano di questo tema – è in buona parte influenzata dal linguaggio non verbale, che
risulta fondamentale per dare efficacia al nostro messaggio, per aiutare il nostro interlocutore
a interpretare meglio quello che stiamo dicendo e poi per generare quello che definiamo come
“relazione”.

Quest’ultimo punto è fondamentale: generare relazione vuol dire stabilire fin dalle prime
battute un vincolo di fiducia e di reciproco intendimento che ci permetta sentirci comodi, a
nostro agio, e al sicuro. In comunicazione questa prima fase viene spesso definita come
“Rapport” e serve appunto ad accorciare le distanze tra due persone, specialmente se non si
conoscono.

Per capire a pieno l’impatto di quello che stiamo dicendo:

- Alcuni celebri studi sulla comunicazione arrivano a stimare fino a un 90% l’importanza del
linguaggio corporale nel generare un impatto positivo sulla comunicazione!

- Il nostro cervello arriva a generare un giudizio circa il proprio interlocutore in uno spazio
temporale che secondo molti oscilla tra i 4 e i 10 secondi.

E come si traduce tutto ciò in un colloquio di lavoro?


LA mascherina sanitaria risulta un grande handicap in quanto copre buona parte del nostro
viso limitando quindi di molto la nostra capacità di comunicare attraverso quel linguaggio non
verbale a cui abbiamo fatto riferimento prima. Inoltre vengono attutite anche tutte le
informazioni trasmesse dal linguaggio para verbale (tono di voce, inflessione, ritmo…etc.)

Tutto ciò rende molto difficile capire ad esempio quando stiamo scherzando!
Capite quindi come può diventare difficile essere spontanei, autentici e allo stesso tempo
evitare incomprensioni.

Tutti questi filtri e barriere alla nostra naturale comunicazione rischiano di “depersonalizzare”
gli interlocutori…altro che generare fiducia e rapport!

Ovviamente il risultato in un colloquio di lavoro risulterebbe essere impietoso: non riusciremo


a colpire il nostro interlocutore, a trasmettergli con efficacia il nostro valore, a coinvolgerlo su
ciò che gli stiamo raccontando e quindi – in ultima analisi – a lasciare una impressione
favorevole.

Cosa fare quindi?


Al momento molti ricercatori e professionisti si stanno adoperando per capire quali tecniche e
strategie mettere in campo per reinventare un nuovo modello di comunicazione che risulta
fondamentale nella relazione “medico – paziente”, “venditore – cliente” e appunto
“intervistatore – intervistato”.

I primi consigli che ci sentiamo di darvi sono mutuati da una disciplina sportiva che da sempre
si trova a dover affrontare questi limiti di comunicazione: il Diving, o comunemente conosciuto
anche come Immersione sportiva.

Chi di voi si è ritrovato a fare un corso di Immersione avrà potuto vivere sulla propria pelle
quanto è importante stabilire un vincolo di fiducia e comunicazione il più velocemente
possibile con il proprio istruttore…(o meglio come lui sia capace di fare ciò con voi!).

Di fronte alla impossibilità di utilizzare la parola e buona parte del volto, l’istruttore di sub
genera un vincolo potente di comunicazione e relazione attraverso:

- Il contatto visivo: fondamentale fin dalle prime battute per trasmettere calma e per
tornare a personalizzare quel contesto che – abbiamo detto – si vede
depersonalizzato.
- L’utilizzo della gestualità: durante una immersione la gestualità vuol dire trasmissione
di informazioni tecniche, in un contesto differente come un colloquio di lavoro la
gestualità risulterà altrettanto importante per sottolineare concetti, dare enfasi alle
parole, mantenere l’attenzione del nostro interlocutore. E attenzione: da sempre le
mani veicolano la nostra agitazione e il nostro nervosismo, che molte volte non
sappiamo controllare o di cui non ci rendiamo conto, e senza volere quindi passiamo al
nostro interlocutore informazioni sul nostro grado di stress. Delle mani nervose, che
non stanno mai ferme, che giocano in modo compulsivo con una matita, il proprio
anello, o che si grattano senza sosta distraggono chi ci sta ascoltando e sminuiscono il
nostro status di comunicatore. Se siamo bravi e fortunati, in un contesto di normalità,
potremmo sperare che questo dettaglio di comunicazione passi in secondo piano
attirando l’attenzione del nostro interlocutore sul nostro volto, la nostra voce e la
nostra espressione facciale…in un contesto di normalità….Ma in un contesto
caratterizzato da mascherina questo non potrà succedere!
- Il tatto: l’istruttore di sub utilizza costantemente il tatto, il contatto fisico per
tramettere vicinanza, sicurezza e incluso “ascolto” dell’altro. Il tatto è un elemento
fondamentale nelle relazioni umane, è la forma di comunicazione più intima e sensibile
(e per questo il suo utilizzo nella nostra società è delicato tanto che molti preferiscono
rinunciarvi) eppure chi riesce a dominare questo strumento con sottigliezza e
tempismo riesce ad ottenere incredibili risultati.
Tra i tanti sperimenti fatti, uno su tutti: i camerieri che – accompagnando i clienti verso
la cassa – riescono a generare un contatto fisico con questi ottengono mance
sensibilmente più alte!
Il tatto è il canale di comunicazione più primitivo e istintivo che abbiamo. In psicologia
si parla della necessità di un bambino di ricevere costantemente “strokes”, carezze: un
bambino adeguatamente nutrito ma privato del contatto fisico può irrimediabilmente
ammalarsi fino a morire.
Anche qui ci si presenta quindi una sfida non da poco: in un’epoca di distanziamento
sociale, rinunciare al contatto fisico può avere un profondo impatto sulle nostre
relazioni e sulla nostra psiche.
Ad esempio alcune persone hanno adottato al posto della stretta di mano il contatto
“gomito – gomito”, e gruppi di amici hanno inventato una infinità di altri modi
divertenti e simpatici di preservare il saluto tramite contatto fisico, un modo per
ribadire la vicinanza e l’umanità della relazione.
Sorprendere il proprio interlocutore all’inizio di una intervista rompendo in modo
educato e prudente questa barriera può essere una strategia per differenziarsi dagli
altri candidati!

In sintesi:

- Stabilisci fin dall’inizio un buon contatto visivo, gioca anche con accentuare lo sguardo
e l’aprire gli occhi inarcando verso l’alto le sopracciglia (simile a quando provi
sorpresa).
- Gesticola in modo fluido, utilizza le mani per accompagnare ciò che dici accentuando
anche in modo più marcato di quello che faresti normalmente le parole.
- Assentire con la testa in modo deciso, inclinarla verso il proprio interlocutore come
evidente segno di ascolto.
- Nel gestire la tua comunicazione non verbale immagina di essere un attore di teatro
che si trova su un palco e che deve arrivare a coinvolgere il suo pubblico più lontano:
accentua quindi tutti i tuoi gesti di un 30 -40%!
- Non elaborare messaggi ironici troppo sottili che per essere correttamente interpretati
devono appoggiarsi sulle smorfie del tuo volto o sul tono della voce
- Non rinunciare al contatto: anche se timido, anche se solo accennato e accompagnato
da infinita prudenza e rispetto, ha una valenza simbolica potente e vedrai come
sorprenderai positivamente il tuo interlocutore! Sì al contatto gomito - gomito!
- Attenzione a non parlare troppo velocemente: ricordati che con una mascherina
addosso il rischio di mangiarti le parole è più alto e considera anche che farai più fatica
nel respirare, quindi rallenta il tuo discorso e vocalizza di più! Un facile esercizio
consigliato anche a chi deve parlare in pubblico: esercitati mezz’ora al giorno a parlare
stringendo tra i denti una matita (come farebbe un cane con un osso).

Conclusione
Vuoi quindi migliorare le tue doti di comunicazione?
Facile! Prenota un bel corso Diving al mare!
(…e almeno mandaci una cartolina).