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Enrico Buono

Questione linguistica, questione


indigena e paradigma
plurinazionale nell’esperienza
latinoamericana

The Role of Languages in the Emergence of the Plurinational State Model in Latin
America. This essay examines the interrelations between linguistic rights and ele-
ments of the State in the constiutional texts of the Latin American Area. This work
presents a framework for the classification of Latin American constitutions on the
basis of the degree of recognition of plurilingualism, electing the plurinational ex-
periences of Bolivia and Ecuador as case studies for further inquiry. The linguistic
phenomenon can entail structural aspects of the State, as the study of the Bolivian
constitutional and legal order can prove, by examining the role of language in rela-
tion to federalism, bilingual intercultural education and public administration.
Keywords: Linguistic rights, Latin American Constiutionalism, andean nuevo con-
stitucionalismo, plurinationality, Bolivian federalism.

When a tongue dies,


Its words of love,
Intonation of sorrow and fondness,
Perhaps old chants,
Tales, discourses, prayers,
Nobody, as they were
Will be able to repeat.
When a tongue dies,
Many more have already died
And many can die.
Mirrors forever broken
Voice shadows
Forever silenced:
Humankind is impoverished.

Miguel León-Portilla

ISSN 1720-4313
4| 2016 DPCE, pp. 1189-1212 © Società editrice il Mulino
Enrico Buono

1. Riconoscimento costituzionale e diritti linguistici delle


popolazioni indigene dell’America Latina: una proposta
di classificazione

La pervasiva incidenza dei fenomeni globalizzatori non ha rispar-


miato, nella sua tendenza omogeneizzante, ogni forma di diversità culturale
e – per quanto più rileva in questa sede – linguistica. Nozioni quali quelle di
“estinzione” linguistica, “logoramento” linguistico – se non addirittura di
“suicidio” linguistico o “linguicidio”1 – esondano dall’angusto argine disci-
plinare della glottologia e della linguistica per assurgere, oggi, a questione
di interesse scientifico generale.
Il giurista  –  specialmente il comparatista  –  non può differire oltre
la compiuta disamina del «nesso fra lingua e lotta politica»2 né sottrarsi
dall’operare la verifica della «mutua influenza fra forma di Stato e disci-
plina dei diritti linguistici»3. La questione linguistica – recte, la questione
del pluralismo linguistico – ha assunto un ruolo storicamente preminente
nel processo di formazione identitaria delle compagini statali, involgendo
profili di rilevante attinenza costituzionale. Numerosi esempi extraeuropei
dimostrano la percorribilità di una via alternativa al tradizionale mono-
linguismo di marca nazionalistica. In tali esperienze, infatti, il legislatore
costituente ha sapientemente preconizzato il potenziale polemogeno della
questione linguistica, predisponendo un legal framework caratterizzato da
flessibilità e pragmatismo4.
Il contesto iberoamericano – dove al retaggio coloniale del castigliano
s’affianca una pluralità di lingue indigene in costante pericolo di estin-
zione5 – costituisce un laboratorio vivente dell’implementazione di policies
linguistiche e pratiche multiculturali avanzate, il cui fondamento può rin-
venirsi nelle statuizioni stesse delle carte costituzionali.
Il presente lavoro si propone di analizzare  –  all’interno della deli-
mitazione geografica dell’America Latina – se ed in che misura la realtà

1
Sul concetto di linguicidio in una prospettiva giuscomparativa si veda, ex plurimis, S.
Mufwene, Colonisation, Globalisation, and the Future of Languages in the Twenty-first
Century, in MOST Journal on Multicultural Societies, vol. 4, n. 2, 2002, 1-48.
2
G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, Roma, 2010, 14.
3
Idem, 19.
4
Si allude all’esperienza dei c.d. Stati linguistici nell’Unione Indiana: si veda D. Ami-
rante, Lo stato multiculturale. Contributo alla teoria dello stato dalla prospettiva dell’U-
nione indiana, Bologna, 2014.
5
Per un approccio ecolinguistico cfr. I.C. Pérez, Indigenous Languages, Identity And
Legal Framework In Latin America: An Ecolinguistic Approach, in Social and Behavioral
Sciences, 212, 2015, 111-116.

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Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

plurilinguistica di tale ordito multietnico abbia condizionato le opzioni dei


singoli costituenti in ordine alla forma di Stato, da intendersi in questa
sede nella duplice accezione di organizzazione costituzionale e di “tipo di
Stato”6. Vastissima è la letteratura che ha esplorato la definizione dei “di-
ritti umani linguistici”, passando al setaccio lo strumentario giuridico varia-
mente elaborato a tutela della diversità linguistica; latita in dottrina, invece,
una riflessione organica avente ad oggetto gli effetti della regolamentazione
del fenomeno linguistico sul complessivo assetto della forma di Stato: che
analizzi – in buona sostanza – non già come lo Stato possa disciplinare la
questione linguistica, ma come la questione linguistica possa permeare le
dinamiche di State-building, nell’evidenza di un processo osmotico bidire-
zionale.
A tal fine, il laboratorio latinoamericano svela tutto il suo potenziale
euristico: l’esperienza paradigmatica costituita dalle giovanissime costitu-
zioni andine7 è in particolar modo indicativa di come norme costituzionali
e politiche pubbliche in materia linguistica possano comportare – quale ne-
cessario corollario – l’elaborazione di un nuovo modello di Stato, plurilingue
e multiculturale, non privo di fascinazione per l’osservatore europeo.
Per la migliore comprensione di quanto segue, va preliminarmente
affermata la sussistenza nella storia costituzionale dell’area latinoamericana
di un rapporto di stretta identità tra questione indigena e questione lingui-
stica8.
Le rivendicazioni identitarie dei movimenti indigenisti9 – esplose in
forma rivoluzionaria a cavallo del XX e XXI secolo – hanno avuto come
collante la riaffermazione e la trasmissione delle cosmovisioni indigene10, per
il naturale tramite della conservazione di quel ricco e diversificato patrimo-
nio linguistico autoctono che può – esso soltanto – veicolarne correttamente
l’universo di significati.

6
Cfr. G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 21.
7
Ex plurimis, si vedano gli interessanti contributi di S. Baldin, M. Zago, Le sfide della
sostenibilità. Il buen vivir andino dalla prospettiva europea, Bologna, 2014 e S. Bagni,
Dallo Stato del bienestar allo Stato del buen vivir, Bologna, 2013.
8
Cfr. G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 318.
9
Si richiamano «il EZLN, Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale in Chiapas (Mes-
sico); in Bolivia, il Movimento Cocalero, che più tardi formerà il partito MAS, Movimento
hacia il Socialismo; la CONAIE e altri movimenti che costituiranno il Movimento Alianza
Pais, MAP in Ecuador; il Processo Comunitario degli indigeni Nasa, “Proyecto Nasa”
in Colombia», cfr. C. Gonzalez, Democrazia e pluralità, da diritti etnici a costituzioni
plurinazionali (1991-2012), in Confluenze, vol. 6, n. 2, 2014, 29-38.
10
Sul concetto di cosmovisione si veda S. Bagni, Dallo Stato del bienestar allo Stato del
buen vivir, cit.

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Le menzionate cosmovisioni delle naciones originarias – alla base del


concetto stesso di Stato plurinazionale, cardine del nuevo constitucionalismo
andino – sono a tal punto intimamente legate al sistema semantico-lessicale
delle lingue indigene da non risultare agevolmente decodificabili né tanto-
meno traducibili per l’interprete europeo11.
Pur in presenza delle denunciate difficoltà lato sensu traduttive, il
presente lavoro prenderà le mosse dall’analisi – in termini quantitativi e
qualitativi – della rilevanza della questione linguistica nelle costituzioni ibe-
roamericane, fornendo al lettore un’ipotesi ricostruttiva e classificatoria che
consenta d’individuare, all’interno degli ordinamenti studiati, le esperienze
maggiormente rappresentative della compenetrazione tra forma di Stato e
tutela delle minoranze etnolinguistiche.
Tale proposta tassonomica non può che muovere da un’autorevole tri-
partizione emersa in dottrina12: in ragione dell’affermata identità tra que-
stione indigena e questione linguistica, ad assumere carattere preminente è
senz’altro il dato etnodemografico. Le percentuali di popolazione indigena e
il relativo radicamento della stessa nel territorio condizionano – come d’in-
tuitiva evidenza – il riconoscimento costituzionale dei diritti linguistici e, più
in generale, dei diritti dei popoli indigeni, «rivendicazioni in cui l’aspetto
culturale, quello sociale ed economico sono inscindibili»13. Possiamo prima
facie tenere distinte le compagini demografiche costituite per la maggioranza
da popoli indigeni (Bolivia, Ecuador, Guatemala), da quelle in cui la percen-
tuale è elevata, pur non rappresentando la maggioranza (Perù, Paraguay),
dalle ipotesi in cui, infine, i popoli indigeni costituiscono una ridotta percen-
tuale dell’intera popolazione (Colombia, Venezuela, Brasile e Argentina).
Sulla base di tale criterio demografico, è possibile procedere alla di-
samina delle singole carte costituzionali, enucleando le differenti strategie
predisposte dai costituenti al fine di affrontare la questione linguistica. Pur
operando alcune necessarie semplificazioni, la figura che segue fornisce ictu
oculi una panoramica delle politiche linguistiche poste in atto in America
Latina, emergente dalla lettura congiunta delle norme costituzionali e della
legislazione di dettaglio.

11
Si vedano i seguenti esempi: «For its part, Quechuan presents a differentiation in the
first-person plural pronoun. The inclusive form ñukanchi (“we, you and I, but not the
others”), where nuka means “I” or ñukakuna (“we, I and the rest, but not you”), and
where kuna functions as the plural suffix of the noun, can be used.» riportati in I.C.
Pérez, Indigenous Languages, Identity And Legal Framework In Latin America: An Eco-
linguistic Approach, cit., 115.
12
Cfr. G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 314.
13
Idem, 315.

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Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

Plurilinguismo
Uso ufficiale
Bilinguismo
Tutela culturale
Solo castigliano
Nessun riconoscimento

Riconoscimento costituzionale.

2. Costituzioni latinoamericane prive di disposizioni in


materia linguistica

Va preliminarmente rilevato che non tutte le costituzioni dei paesi


dell’America Latina contengono disposizioni in materia linguistica: la
Constitución de la República Oriental del Uruguay (altresì nota come
Sexta Constitución, promulgata nel 1967 ed ampiamente emendata
nel 1997) non prevede alcuna lingua ufficiale né disciplina espressa-
mente il fenomeno linguistico. Parte di questo vacuum normativo è
da attribuire alla composizione etnica della popolazione uruguaiana,
in prevalenza di discendenza europea (88,2% dell’intera popolazione,
di cui il 44% circa di discendenza italiana14). Le popolazioni indigene

14
Dati tratti dal The World Factbook elaborato dalla Central Intelligence Agency statu-
nitense, aggiornati al 19 ottobre 2016.

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(Charrúas, Guanaes, Yaros, Chanaes) sono state sterminate nel XIX


secolo, e i loro discendenti non compongono che uno sparuto 0,4%
dell’intera popolazione. Lo spagnolo castigliano è, de facto, la lingua
ufficiale.
Per ragioni analoghe di omogeneità etnica15, la Constitución Política
de la República de Chile del 1980 non contiene alcun riferimento testuale
all’ufficialità del castigliano né di altre lingue. Un’esigua minoranza ame-
rinda, sparpagliata per cause geomorfologiche e tendenzialmente non
inurbata, si divide in comunità che parlano 8 diverse lingue autoctone
(Aymara, Mapudungun, Quechua nonché la lingua polinesiana Rapa Nui
parlata sull’Isola di Pasqua), alcune delle quali sull’orlo dell’estinzione
(Huilliche, Kunza, Qawasqar e Yámana: lingua, quest’ultima, parlata da
un solo ottuagenario nel villaggio di Villa Ukika nella Terra del Fuoco)16.
Il legislatore ha avvertito l’esigenza di «proteger y promover el desarrollo
de los indígenas, sus culturas, familias y comunidades»17solo con la pro-
mulgazione della Ley Indígena (n. 19.253) del 1993 che, all’art. 2818,
colma il vacuum normativo in materia linguistica.
Quanto all’assenza di specifiche norme costituzionali nella Guyana
francese  –  tuttora regione e dipartimento d’oltremare della Repubblica
francese19 – nell’ex Guyana britannica, repubblica indipendente dal 1970,
ma member country del Commonwealth, in Suriname – l’ex Guyana olan-
dese, la cui popolazione presenta una diversità etnolinguistica quanto mai

15
Da una stima del citato The World Factbook, la popolazione cilena, non dissimilmente
da quella uruguaiana, risulterebbe composta per circa l’88.9% da bianchi di discendenza
europea, da Mapuche per il 9.1%, da Aymara per lo 0.7%, da altre popolazioni indigene
per l’1%.
16
Dati tratti dal Chile Country Report elaborato da Ethnologue, aggiornati al 2015.
17
Art. 1.3, Ley Indígena (n. 19.253) 1993.
18
Art. 28, Ley Indígena (n. 19.253) 1993: «El reconocimiento, respeto y protección de
las culturas e idiomas indígenas contemplará: a) El uso y conservación de los idiomas
indígenas, junto al español en las áreas de alta densidad indígena; b) El establecimiento
en el sistema educativo nacional de una unidad programática que posibilite a los edu-
candos acceder a un conocimiento adecuado de las culturas e idiomas indígenas y que
los capacite para valorarlas positivamente; [...] d) La promoción y el establecimiento de
cátedras de historia, cultura e idiomas indígenas en la enseñanza superior; [...])».
19
Sottoposta – in quanto tale – all’ambito di applicazione territoriale della Costituzione
Francese, cfr. art. 72-3: «La repubblica riconosce, in seno al popolo francese, le popo-
lazioni d’oltremare, in un ideale comune di libertà, uguaglianza e fraternità. La Gua-
dalupa, la Guyana, la Martinica, La Réunion, Mayotte, Saint-Barthélemy, Saint Martin,
Saint-Pierre e Miquelon, le isole Wallis e Futuna e la Polinesia francese sono disciplinate
dall’articolo 73 per quanto riguarda i dipartimenti e le regioni d’oltremare, nonché per le
collettività locali create in applicazione dell’ultimo comma dell’articolo 73, e dall’articolo
74 per le altre collettività».

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Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

peculiare20 – e in Belize, uno dei sedici reami del Commonwealth, essa è


senz’altro giustificata dalla diversa storia coloniale, di matrice non iberica.
Due disposizioni meritano separato approfondimento in quanto costi-
tuenti degli unica nel panorama latinoamericano: in primo luogo, l’art. 621
della Constitución Política de la República de Honduras del 1982, che dispone
il riconoscimento ufficiale del solo castigliano. Pur in presenza di una percen-
tuale di popolazioni amerinde pari al 7% dell’intera compagine demografica
nazionale22, nel testo costituzionale hondurégno la questione linguistica non è
altrimenti regolata, risultando all’interprete l’unica costituzione dell’area ibe-
roamericana a limitarsi a sancire l’ufficialità dello spagnolo senza far riferi-
mento – diretto od indiretto – al patrimonio culturale e linguistico indigeno.
I popoli indigeni dei Maya-Chortí, dei Lenca, dei Pech, dei Tawahka e
dei Tolupán vivono in condizioni di estrema miseria a causa della mancata
integrazione sociale con le classi dominanti meticce, le loro lingue dormienti
o prossime all’estinzione23, le rivendicazioni ambientali e politiche dei loro
movimenti duramente represse.
La vicenda dei Lenca – discendenti dei Maya e gruppo indigeno più
numeroso dell’Honduras – appare in tal senso particolarmente significativa.
La repubblica hondurégna può vantare l’infamante primato mondiale nel
tasso di omicidi pro capite di attivisti ambientali indigeni24, e l’omicidio di
Berta Cáceres – leader di etnia Lenca del Consejo Cívico de Organizaciones
Populares e Indígenas de Honduras – avvenuto lo scorso Marzo, pare in-
scriversi nella continuità della politica antiambientalista ed antiindigenista
del governo del presidente Juan Orlando Hernández.
In secondo luogo, l’art. 14025 della Constitución Nacional de la
República del Paraguay del 1992 adotta una soluzione della questione lin-
guistica altrettanto singolare: il bilinguismo paritario.

20
Il più numeroso dei gruppi etnici del Suriname (37%) è, infatti, quello composto dai
discendenti dei migranti provenienti dall’India durante il XIX secolo, noti altresì come
Hindoestanen, provenienti in prevalenza dall’attuale Uttar Pradesh.
21
Art. 6, Constitución Política de la República de Honduras 1982: «El idioma oficial de
Honduras es el español. El Estado protegerá su pureza e incrementará su enseñanza».
22
Dati tratti dal The World Factbook elaborato dalla Central Intelligence Agency statu-
nitense, aggiornati al 19 ottobre 2016.
23
Dati tratti dal Honduras Country Report elaborato da Ethnologue, aggiornati al 2013.
24
Dati tratti da How Many More?, report elaborato da Global Witness, aggiornati al
2015: almeno 109 attivisti ambientali indigeni sarebbero stati assassinati tra il 2010 e
il 2015.
25
Art. 140, Constitución Nacional de la República del Paraguay 1992: «El Paraguay es
un país pluricultural y bilingüe. Son idiomas oficiales el castellano y el guaraní. La ley
establecerá las modalidades de utilización de uno y otro. Las lenguas indígenas, así como
las de otras minorías, forman parte del patrimonio cultural de la Nación».

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Il riconoscimento ufficiale del guaraní risulta tanto più sorprendente


ove si considerino i risultati dell’ultimo censimento demografico ufficiale (III
Censo Nacional de Población y Viviendas para los Pueblos Indígenas del
2012): la popolazione paraguaiana è composta solo per l’1,8% da indigeni,
circa 113.254 abitanti. La distribuzione percentuale per famiglie linguistiche
rivela il predominio del ceppo Guaraní (54,7%), seguito dalle famiglie Maskoy
(23,6%), Mataco-Mataguayo (15,2%), Zamuco (4%) e Guaicuru (1,7%).
I dati censuari sembrano confermare la corrispondenza tra realtà so-
ciolinguistica e constitutional framework, ma ad una disamina più attenta
emerge una situazione di bilinguismo imperfetto, o diglossia26, con evidente
differenziazione funzionale di due lingue A, il castigliano e il guaraní nella
loro forma pura, ed una lingua B riservata ad usi orali e familiari, lo jo-
pará27, lingua mista che mescola elementi dello spagnolo e del guaraní.
L’introduzione dell’insegnamento scolastico del guaraní, in applicazione
dell’art. 7728 della Constitución Nacional del 1992, ha suscitato – non a
caso – reazioni contrastanti: è lo jopará, infatti, non il guaraní in forma
pura, la lingua di uso quotidiano della maggioranza della popolazione.
La lingua guaraní è la sola lingua indigena latinoamericana ad essere
parlata prevalentemente da meticci: una sostanziale anomalia nelle Ameri-
che, dove l’adozione delle lingue dei colonizzatori europei può essere conside-
rata pressoché universalmente il marker del tessuto identitario dei mestizos.
Il fenomeno cui assistiamo in Paraguay appare, all’inverso, l’assimilazione
coloniale di un idioma indigeno. Nell’esperienza paraguayana, la tutela del
bilinguismo non va dunque letta come strategia di empowerment delle comu-
nità indigene: la questione indigena – recte, dei diritti linguistici delle comu-
nità parlanti lingue minoritarie – è del tutto aggirata dal testo costituzionale,
come si evince dal tenore letterale dell’art. 62 della Costituzione29.

26
Cfr. C.A. Ferguson, Diglossia, in Word, 15, 1959, 325-340: «un tipo particolare di
standardizzazione in cui due varietà di una lingua esistono fianco a fianco nella comu-
nità, ciascuna con un ruolo definito».
27
Il nome deriva dal guaraní e significa appunto misto.
28
Art. 77, Constitución Nacional de la República del Paraguay 1992: « La enseñanza en
los comienzos del proceso escolar se realizará en la lengua oficial materna del educando.
Se instruirá asimismo en el conocimiento y en el empleo de ambos idiomas oficiales de
la República. En el caso de las minorías étnicas cuya lengua materna no sea el guaraní,
se podrá elegir uno de los dos idiomas oficiales».
29
Art. 62, Constitución Nacional de la República del Paraguay 1992: «Esta Constitu-
ción reconoce la existencia de los pueblos indígenas, definidos como grupos de cultura
anteriores a la formación y organización del Estado paraguayo.»; si veda criticamente
H. Kalisch, La Ley de Lenguas y los pueblos indígenas, in Acción. Revista paraguaya de
reflexión y diálogo, 321, 2012, 9: «El término “pueblo”, así como el reconocimiento de su
preexistencia, sugieren que se entienda las sociedades indígenas como unidades políticas
dentro del Estado Paraguayo que, como tales, tienen derecho a una participación con-

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La Ley n. 4.251 de Lenguas del Paraguay, promulgata il 29 Dicembre


2010, non definisce né concretizza le conseguenze politiche del riconosci-
mento operato dall’art. 62 della Costituzione: è stato criticamente rilevato
che, per «ironia della sorte la Ley de Lenguas, che mira a equiparare il
guaraní con il castigliano colonizzatore, cerca di raggiungere questo obiet-
tivo replicando la logica coloniale, invece di affrontarla»30, contribuendo
alla guaranización del paese più che all’effettiva promozione dell’agency
indigena. Per quanto la formulazione dell’art. 4931 della Ley de Lenguas
sancisca la responsabilidad propria delle comunità indigene in materia
linguistica, il successivo articolato non offre sufficienti garanzie delle con-
diciones necesarias al protagonismo proprio delle popolazioni autoctone.

3. La disciplima della questione linguistica nelle altre


Costituzioni latinoamericane
Al di fuori delle ipotesi eccezionali appena menzionate, la demo-
cratizzazione dei paesi dell’America Latina ha condotto – come autore-
volmente osservato32 – ad un diffuso riconoscimento costituzionale del
patrimonio linguistico indigeno, nel più vasto ambito della tutela del pa-
trimonio culturale della Nazione.
Pur non costituendo il mito fondativo della forma di Stato, il feno-
meno linguistico assurge a rilevanza costituzionale mediante statuizioni
normative che presentano rilevanti profili di analogia: basti, in questa
sede, mettere a confronto – in ambito mesoamericano – l’art. 2 della
Constitución Política de los Estados Unidos Mexicanos33, con gli artt.

structiva en la conducción del mismo. Sin embargo, este mismo artículo oculta esta
dimensión política cuando define los pueblos como “grupos de cultura”.».
30
Si veda ancora H. Kalisch, La Ley de Lenguas y los pueblos indígenas, cit., 10-11
(traduzione nostra).
31
Art. 49 Ley n. 4.251 de Lenguas del Paraguay: «en el caso de los pueblos indígenas,
los mismos son responsables de sus respectivas lenguas».
32
Cfr. G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 315.
33
Art. 2 Constitución Política de los Estados Unidos Mexicanos: «La Nación tiene una
composición pluricultural sustentada originalmente en sus pueblos indígenas que son
aquellos que descienden de poblaciones que habitaban en el territorio actual del país al
iniciarse la colonización y que conservan sus propias instituciones sociales, económicas,
culturales y políticas, o parte de ellas. [...] Esta Constitución reconoce y garantiza el
derecho de los pueblos y las comunidades indígenas a la libre determinación y, en con-
secuencia, a la autonomía para: [...] Preservar y enriquecer sus lenguas, conocimientos
y todos los elementos que constituyan su cultura e identidad».

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5834, 6635 e 14336 della Constitución Política de la República de Guate-


mala del 1993, con l’art. 76 della Constitución Política de la República
de Costa Rica, come da ultimo riformata37, con l’art. 62 della Constitu-
ción de la República de El Salvador del 198338, con – infine – gli artt.
739, 8840 e 9041 della Constitución Política de la República de Panamá.
Le disposizioni in esame – di là di alcune differenze nella collocazione
sistematica e nella formulazione – presentano profili contenutistici sostan-
zialmente sovrapponibili: ufficialità del solo castigliano, riconoscimento for-
male della pluriculturalità, affermazione di un principio generale di tutela
del patrimonio linguistico e culturale indigeno, creazione di apposite istitu-
zioni per la conservazione linguistica, promozione dell’educazione intercul-
turale bilingue. Pur nella affermazione – più o meno esplicita – del principio
di libera determinazione, le menzionate costituzioni non forniscono stru-
menti di effettiva garanzia della partecipazione attiva dei popoli indigeni al
circuito decisionale: la questione indigena e linguistica non s’infiltra nelle
maglie del tessuto costituzionale al punto da permeare la forma di Stato.

34
Art. 58 Constitución Política de la República de Guatemala 1993: «Se reconoce el
derecho de las personas y de las comunidades a su identidad cultural de acuerdo a sus
valores, su lengua y sus costumbres».
35
Art. 66 Constitución Política de la República de Guatemala 1993: «Guatemala está
formada por diversos grupos étnicos entre los que figuran los grupos indígenas de ascen-
dencia maya. El Estado reconoce, respeta y promueve sus formas de vida, costumbres,
tradiciones, formas de organización social, el uso del traje indígena en hombres y muje-
res, idiomas y dialectos».
36
Art. 143 Constitución Política de la República de Guatemala 1993: «El idioma ofi-
cial de Guatemala, es el español. Las lenguas vernáculas, forman parte del patrimonio
cultural de la Nación».
37
Art. 76 Constitución Política de la República de Costa Rica: «El español es el idioma
oficial de la Nación. No obstante, el Estado velará por el mantenimiento y cultivo de las
lenguas indígenas nacionales».
38
Art. 62 Constitución de la República de El Salvador: «El idioma oficial de El Salvador
es el castellano. El gobierno está obligado a velar por su conservación y enseñanza. Las
lenguas autóctonas que se hablan en el territorio nacional forman parte del patrimonio
cultural y serán objeto de preservación, difusión y respeto».
39
Art. 7 Constitución Política de la República de Panamá: «El español es el idioma
oficial de la República».
40
Art. 88 Constitución Política de la República de Panamá: «Las lenguas aborígenes
serán objeto de especial estudio, conservación y divulgación y el Estado promoverá pro-
gramas de alfabetización bilingüe en las comunidades indígenas».
41
Art. 90 Constitución Política de la República de Panamá: «El Estado reconoce y re-
speta la identidad étnica de las comunidades indígenas nacionales, realizará programas
tendientes a desarrollar los valores materiales, sociales y espirituales propios de cada
una de sus culturas y creará una institución para el estudio, conservación, divulgación
de las mismas y de sus lenguas, así como la promoción del desarrollo integral de dichos
grupos humanos».

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Possiamo – non senza una certa semplificazione classificatoria – ri-


comprendere tali dispositivi normativi nella più generica definizione di tu-
tela meramente culturale.
La definizione di tutela culturale può estendersi altresì all’art. 75.17
della Constitución de la Nación Argentina42 e, con qualche forzatura, a quel
complesso di norme che nell’esperienza brasiliana che va sotto il nome di
direito constitucional indigenista43, dato dal combinato disposto degli artt.
20.XI, 22.XIV e – in materia linguistica – dagli artt. 210.244, 215.145 e 23146
della Constituição da República Federativa do Brasil.
Un’indagine più approfondita di esperienze complesse e diversifi-
cate – quali quelle rappresentate dalla Repubblica Federale del Brasile e
dalla Repubblica Argentina – esula dall’intento puramente tassonomico del
presente paragrafo: è sufficiente evidenziare la natura spuria del federalismo
unitario argentino – «más centralista que muchos sistemas unitarios»47 – per
spostare la nostra attenzione verso esperienze costituzionali che meglio sanno
esprimere «il rapporto fra federalismo e protezione dei popoli indigeni»48.
Con formulazioni che rimandano all’art. 3.2 della Constitución
española del 197849, l’art. 11 della Constitución Política de la República
de Nicaragua50, l’art. 9 della Constitución de la República Bolivariana

42
Art. 75.17 Constitución de la Nación Argentina: «Compete al Congresso: [...] 17.
Riconoscere le radici etnico-culturali delle popolazioni indigene argentine. Garantire il
rispetto della identità di tali popolazioni e il diritto ad un’educazione bilingue e inter-
culturale; [...]».
43
Cfr. R.N. dos Anjos Filho, Breve balanço dos direitos das comunidades indígenas:
alguns avanços e obstáculos desde a Constituição de 1988, in RBEC, 8, 2008, 97, citato
in G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 316.
44
Art. 210.2 Constituição da República Federativa do Brasil: «L’insegnamento nella
scuola dell’obbligo regolare sarà svolto in lingua portoghese; alle comunità indigene è
garantito anche l’utilizzo delle loro lingue materne e dei loro metodi di apprendimento».
45
Art. 215.1 Constituição da República Federativa do Brasil: «Lo Stato proteggerà le
manifestazioni delle culture popolari, indigene e afro-brasiliane, e quelle di altri gruppi
che fanno parte del retroterra culturale nazionale».
46
Art. 231 Constituição da República Federativa do Brasil: «Sono riconosciuti agli in-
dios la loro organizzazione sociale, i costumi, le lingue, credenze e tradizioni, e i diritti
originari sulle terre che occupano tradizionalmente, spettando all’Unione la loro demar-
cazione, la protezione e il rispetto tutti i loro beni».
47
A.G. Domínguez, El federalismo unitario argentino (1994-2014), in Pensar en Dere-
cho, 5, 3, 2014, 102.
48
Cfr. G. Poggeschi, I diritti linguistici. Un’analisi comparata, cit., 318.
49
Art. 3.2 Constitución española 1978: «Le ulteriori lingue spagnole saranno altresì uf-
ficiali nell’ambito delle rispettive Comunità Autonome conformemente ai propri Statuti».
50
Art. 11 Constitución Política de la República de Nicaragua: «El español es el idioma
oficial del Estado. Las lenguas de las Comunidades de la Costa Atlántica de Nicaragua
también atendrán uso oficial en los casos que establezca la ley».

1199
Enrico Buono

de Venezuela51, l’art. 10 della Constitución Política de Colombia del


199152 e l’art. 48 della Constitución Política del Perú del 199353, intro-
ducono in America Latina un sistema di coufficialità linguistica basato
sul principio di territorialità, fondamento del modello linguistico spa-
gnolo.
Similmente al modello spagnolo, nei menzionati articoli costituzionali
non si esaurisce la definizione della disciplina in materia: con la presenza di
una riserva di legge, la struttura giuridica risulta distribuita su più livelli,
dando consistenza normativa al multilinguismo che «diviene fattore costitu-
tivo del tipo di Stato, in quanto elemento strutturale della convivenza delle
differenti entità territoriali che compongono l’ordinamento»54. Basti, per
tutti, l’esempio delle comunidades de la Costa Atlántica del Nicaragua: per
l’attuazione del disegno costituzionale dell’art. 11 l’intervento del legislatore
ordinario ha condotto nel 1993 alla promulgazione della Ley de Uso Oficial
de las Lenguas de las Comunidades de la Costa Atlántica de Nicaragua.
Secondo quanto stabilito dalla stessa all’art. 4 «las Lenguas mískitu, creole,
sumu, garifona y rama son lenguas de uso oficial en las Regiones Autónomas
de la Costa Atlántica» e le disposizioni dei tre articoli precedenti55 attribui-
scono ampia potestà regolamentare alle Regiones Autónomas.
Le disposizioni appena esaminate – che, a fini interpretativi e classi-
ficatori, includeremo sotto la dicitura uso ufficiale – costituiscono l’ultimo

51
Art. 9 Constitución de la República Bolivariana de Venezuela: «La lingua ufficiale è il
castigliano. Anche le lingue indigene sono di uso ufficiale per i popoli indigeni e devono
essere rispettate in tutto il territorio della Repubblica, costituendo patrimonio culturale
della nazione e dell’umanità»
52
Art. 10 Constitución Política de Colombia 1991: «El castellano es el idioma oficial
de Colombia. Las lenguas y dialectos de los grupos étnicos son también oficiales en sus
territorios. La enseñanza que se imparta en las comunidades con tradiciones lingüísticas
propias será bilingüe».
53
Art. 48 Constitución Política del Perú 1993: «Son idiomas oficiales el castellano y, en
las zonas donde predominen, también lo son el quechua, el aimara y las demás lenguas
aborígenes, según la ley».
54
A. Mastromarino, Diritti linguistici e autonomie territoriali (Spagna), in A. Morelli, L.
Trucco (a cura di), Diritti e autonomie territoriali, Torino, 2014, 525.
55
Art. 1: «El español es el idioma oficial del Estado. Las lenguas de las comunidades
de la Costa Atlántica de Nicaragua serán de uso oficial en las Regiones Autónomas, en
los casos que establezca la presente Ley.»; art. 2: «Las comunidades de la Costa Atlán-
tica tienen derecho a la preservación de sus lenguas. El Estado establecerá Programas
especiales para el ejercicio de este Derecho proporcionará los recursos necesarios para
el buen funcionamiento de los mismos, y dictará leyes destinadas a promover acciones
que aseguren que ningún nicaragüense sea objeto de discriminación por razón de su
lengua.»; art. 3: «Los órganos administrativos de las Regiones Autónomas tienen entre
sus atribuciones el estudio, fomento y desarrollo, preservación y difusión del Patrimonio
Lingüístico de las comunidades de la Costa Atlántica, en cumplimiento del Artículo 8
Numeral 5 del Estatuto de Autonomía».

1200
Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

step evolutivo verso il pieno e paritetico riconoscimento di una pluralità di


lingue ufficiali: come dimostrato dalla recente storia costituzionale della
Repubblica dell’Ecuador che, nel passaggio dalla previgente formulazione
dell’art. 1.3 della Constitución Política de la República del Ecuador del
199856 all’attuale formulazione dell’art. 2 della Constitución Política del
Ecuador del 200857, ha equiparato al castigliano altre due lingue ufficiali di
relazione interculturale, conservando – in via residuale per le lingue indi-
gene diverse dal kichwa e lo shuar – l’appendice caudale del modello d’uso
ufficiale, rinvenibile nella riserva di legge e nell’affermazione del principio
territoriale.
La Constitución Política del Estado Plurinacional de Bolivia del 2009
costituisce, infine, il modello paradigmatico del riconoscimento costituzio-
nale del plurilinguismo; la questione linguistica è affrontata in gran detta-
glio, come riprova il numero di menzioni del lemma “lingua” al suo interno:
22 volte in 14 diversi articoli del testo costituzionale (sic!)58.
L’art. 5.1 sancisce l’ufficialità di ben 37 lingue, 36 delle quali indigene:
«Sono lingue ufficiali dello Stato il casigliano e tutte le lingue delle nazioni
e popoli indigeni originari contadini, che sono: ayamara, araona, baure,
bésiro, canichana, cavineño, cayubaba, chàcobo, chimàn, ese ejja, guaranì,
guarasu’we, guarayu, itonama, leco, machajuyai-kallawaya, machineri,
maropa, mojeño-trinitario, mojeño-ignaciano, moré, mosetén, movima,
pacawara, puquina, quechua, sirionò, tacana, tapiete, toromona, uru-
chipaya, weenhayek, yaminawa, yuki, yuracarè e zamuco». L’elencazione
analitica delle lingue ufficiali, in luogo delle formule generiche rilevate nel
corso dell’analisi appena svolta, dimostra l’impegno dello Stato boliviano
nei confronti delle comunità indigene, ed ha al contempo il merito d’equi-
pararne lo status.
Una più approfondita disamina consente d’individuare la relazione
diretta tra realtà sociolinguistica e framework di riferimento costituzio-
nale: i dati censuari raccolti dal governo boliviano nel Censo Nacional

56
Art. 1.3 Constitución Política de la República del Ecuador 1998: «El Estado respeta y
estimula el desarrollo de todas las lenguas de los ecuatorianos. El castellano es el idioma
oficial. El quichua, el shuar y los demás idiomas ancestrales son de uso oficial para los
pueblos indígenas, en los términos que fija la ley».
57
Art. 2 Constitución Política del Ecuador 2008: «Il castigliano è la lingua ufficiale
dell’Ecuador; il castigliano, il kichwa e lo shuar sono le lingue ufficiali di relazione in-
terculturale. Le altre lingue ancestrali sono di utilizzo ufficiale per i popoli indigeni nelle
zone dove essi vivono e nei termini stabiliti dalla legge».
58
Può fornirsene l’elencazione: art. 1; art. 5.1; art. 5.2; art. 14.2; art. 81.2; art. 84; art.
90.2; art. 95.2; art. 96; art. 104; art. 107; art. 234.7; art. 278.2; art. 280.1; art. 289
nonché la decima disposizione transitoria, cui dedicheremo il paragrafo 3.

1201
Enrico Buono

de Población y Vivienda del 2012 confermano la più alta percentuale


d’indigeni del Sud America, il 40.57% della popolazione adulta (oltre
il 60% della popolazione complessiva). Tra le 37 lingue ufficiali pre-
dominano il castigliano (68,09%), il quechua (17,15%) e l’aymara
(10,45%).
Nel nuevo constitucionalismo andino può dunque rintracciarsi la
piena permeabilità tra rilevanza della questione linguistica e forma di
Stato: il capitolo settimo della Constitución Política del Estado Plurina-
cional de Bolivia – ricomprendente gli articoli dal 289 al 296 – è, non a
caso, rubricato autonomia indigena originaria contadina, ed introduce
un quarto livello d’autonomia indigeno. La formulazione dello stesso art.
289, nel dettare la definizione dell’autonomia indigena originaria conta-
dina, allude al fenomeno linguistico59.
All’esito dell’indagine condotta secondo gli indicati criteri possiamo
eleggere, tra gli ordinamenti studiati, quello di maggior interesse ai no-
stri fini. Nella regione andina – in cui è andato affermandosi, grazie alle
spinte dei movimenti indigenisti, il paradigma plurinazionale – le lingue
autoctone e le cosmovisioni indigene dalle stesse espresse si riflettono sul
complessivo assetto costituzionale, involgendo aspetti del modello fede-
rale, dell’organizzazione della giustizia, della pubblica amministrazione,
dei servizi pubblici fondamentali quali istruzione e sanità60.
Ragioni di economia descrittiva orienteranno dunque la trattazione
che segue verso l’approfondimento dell’esperienza boliviana. Lo studio
delle peculiarità del tipo di Stato boliviano – con particolar riguardo al
menzionato livello d’autonomia indigena originaria contadina – e delle
politiche linguistiche pubbliche può, a parere di chi scrive, fornire sugge-
stioni e spunti euristici.
Si muoverà necessariamente dalla definizione del concetto – ambi-
guo e difficilmente intuibile dall’osservatore occidentale – di plurinazio-
nalità, e da una, pur sommaria, narrazione del processo storico che ha
condotto all’emersione di tale paradigma.

59
Art. 289 Constitución Política del Estado Plurinacional de Bolivia: «L’autonomia in-
digena originaria contadina consiste nell’autogoverno, come esercizio della libera autode-
terminazione delle nazioni e dei popoli originari contadini, la cui popolazione condivide
territorio, cultura, storia, lingue ed organizzazione o istituzioni giuridiche, politiche, so-
ciali ed economiche proprie».
60
Alla disamina casistica di tali aspetti di rilevanza pubblicistica dedicheremo il para-
grafo 3.

1202
Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

4. Definizione del paradigma plurinazionale e sua


emersione nell’esperienza andina

Il concetto di plurinazionalità – a distanza di vent’anni dalla sua emer-


sione nelle lotte di rivendicazione indigena – appare tuttora di non paci-
fica definizione. Nelle parole del presidente Correa la plurinazionalità si
sostanzierebbe nella «coesistenza di differenti nazionalità all’interno di una
struttura statale più ampia, dove popoli, culture e cosmovisioni differenti
esistono e sono riconosciute».
Sul piano discorsivo, le nuove costituzioni andine ne sanciscono signi-
ficativamente la portata: «L’Ecuador è uno Stato Costituzionale di diritto e
giustizia, sociale, democratico, sovrano, indipendente, unitario, intercultu-
rale, plurinazionale e laico. Si da come forma organizzativa la Repubblica
e si governa in modo decentralizzato» (art. 1 della Constitución Política del
Ecuador); «La Bolivia si costituisce come Stato Sociale Unitario di Diritto
Plurinazionale Comunitario, libero, indipendente, sovrano, democratico, in-
terculturale, decentralizzato e con autonomie. La Bolivia si fonda sulla plu-
ralità e sul pluralismo politico, economico, giuridico, culturale e linguistico,
all’interno del processo di integrazione del Paese» (art. 1 della Constitución
Política del Estado Plurinacional de Bolivia).
Le principali implicazioni che conseguono al recepimento costituzio-
nale del paradigma plurinazionale possono riassumersi nell’enumerazione
di un più ampio catalogo di diritti collettivi61, nel riconoscimento ufficiale
delle lingue indigene62, nell’affermazione generale del principio autonomi-
stico63, nell’attribuzione della personalità giuridica alle comunità indigene,
che ne legittima l’autorità tradizionale. Il ruolo della legislazione di dettaglio
è dirimente per l’implementazione effettiva delle norme costituzionali, con il
connesso rischio di ambiguità definitorie e confusioni normative.
L’impatto su vasta scala del modello plurinazionale delineato dalle
costituzioni citate coinvolgerebbe – ove effettivamente implementato – il
circuito rappresentativo istituzionale, dalla presenza dei pueblos origina-
rios nella Asamblea Legislativa Plurinacional, all’inclusione delle diverse
assemblee territoriali e regionali in processi decisionali involgenti – a puro

61
Si veda la formulazione dell’art. 14.3 della Constitución Política del Estado Plurina-
cional de Bolivia e l’art. 10 della Constitución Política del Ecuador.
62
Cfr. art. 5.1 della Constitución Política del Estado Plurinacional de Bolivia e art. 2.2.
della Constitución Política del Ecuador.
63
Cfr. artt. 269 ss. della Constitución Política del Estado Plurinacional de Bolivia e artt.
238 ss. della Constitución Política del Ecuador.

1203
Enrico Buono

titolo esemplificativo – profili di finanza pubblica, dell’amministrazione


della giustizia, della pubblica istruzione.
Il modello plurinazionale risulta intimamente connesso ad uno stato
decolonizzato e si traduce in una varietà di livelli d’autonomia culturale,
politica e territoriale, trascendendo il mero riconoscimento dei diritti col-
lettivi. La plurinazionalità si pone storicamente come la rivendicazione
dei popoli indigeni  –  non a caso autoproclamatisi Naciones Origina-
rias – tesa al riconoscimento di pieno protagonismo politico nel circuito
democratico-rappresentativo. Le Naciones Originarias fondano la loro
pretesa su fattori culturali e identitari – piuttosto che ideologici – e richie-
dono integrazione sociale, culturale e, soprattutto, politica. La negazione
decisa dello status di minoranza segna la cifra distintiva del plurinational
claim dalle forme tradizionali di institutional multiculturalism di matrice
liberale, ridiscutendo le fondamenta del concetto stesso di Nation-state.
Nel corso dei lavori dell’Assemblea costituente dell’Ecuador – con-
vocata dal presidente Correa nel 2007 – Mónica Chuji ebbe a definire
l’ampiezza euristica della plurinazionalità che, pur nascendo come riven-
dicazione indigena, può estendersi alla società complessivamente intesa:
«Il concetto di plurinazionalità non è etnico, bensì politico, fondato sull’a-
pertura del patto sociale sancito dalla Costituzione alle differenze d’et-
nia, di genere, di cultura, d’età, ecc. Nel caso ecuadoriano, il concetto di
plurinazionalità è stato proposto per superare la condizione di razzismo,
esclusione e violenza che ha caratterizzato l’atteggiamento del moderno
Stato-nazione nei confronti delle popolazioni indigene [...]. La plurina-
zionalità non si sostanzia dunque nel conferimento di uno statuto speciale
per le popolazioni indigene, ma come la condizione affinché la politica
possa generare accesso, riconoscimento ed interculturalità per l’intera so-
cietà [...]. La plurinazionalità si riferisce alla società nella sua interezza.
È concepita dai popoli indigeni, ma con una proiezione nazionale»64.
Alcuni sommari cenni storici sull’emersione del paradigma pluri-
nazionale tornano utili alla migliore intelligenza di questa nozione: come
accennato in precedenza, la plurinazionalità è una specifica pretesa delle
organizzazioni indigene boliviane ed ecuadoriane, che ha caratterizzato
il dibattito interno alle stesse nel corso degli anni ’90. Il governo ecuado-
riano bollò l’introduzione del concetto di stato plurinazionale come sov-
versiva, nel timore di una balcanizzazione, costringendo i leader indigeni

64
M. Chuji, Diez conceptos básicos sobre la plurinacionalidad y la interculturalidad, in
Montecristi, 9 Aprile 2008.

1204
Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

del Conaie a rimodulare le loro pretese in una visione più moderata di


stato pluriculturale.
Una versione andina del tradizionale multiculturalismo liberale
andò affermandosi in risposta alle pretese plurinazionali: se ne rinven-
gono tracce nei testi costituzionali del 1994 (Constitución Política de la
República de Bolivia) e del 1998 (Constitución Política de la República
del Ecuador).
Le costituzioni degli anni ’90 affermarono la pluriculturalità e la
multietnicità dello Stato muovendo dal riconoscimento dei diritti lingui-
stici indigeni, con particolare riguardo al ruolo della educación intercultu-
ral bilingüe. Questa forma di multiculturalismo, sostenuta da un’alleanza
di mestizos e da alcuni tra i leader indigeni, poneva il suo fondamento
nella protezione delle popolazioni indigene, concepite come minoranze
etnolinguistiche a rischio di estinzione. La distanza tra le ambizioni dei
movimenti indigenisti e tali timide aperture istituzionali era rimarcata
dalla mancata attribuzione di strumenti partecipativi politici ed elettorali.
In un clima più propizio, il concetto di plurinazionalità riemerse
nei primi anni 2000, condizionando il successivo dibattito in seno alle
Costituenti degli anni 2006-2009. Come è stato criticamente rilevato65,
l’emersione del controverso concetto di buen vivir – traduzione imperfetta
della cosmovisione quechua nota come sumak kawsay e del suo equiva-
lente omeomorfico in lingua aymara suma qamaña – ha però relegato
sullo sfondo la complessa implementazione del paradigma plurinazionale.
Esula dall’intento della presente indagine stabilire la portata euri-
stica di concetti tanto ambigui, e sul tema si rimanda ad una vasta e ben
più autorevole letteratura66.
La digressione sin qui svolta può – se non altro – confermare la cen-
tralità della questione linguistica nel processo di State-Building e nella
elaborazione di un’originale forma di ingegneria costituzionale propria
del nuevo constitucionalismo andino, meritevole di approfondimento ca-
sistico.

65
Cfr. ex plurimis V. Bretón, Etnicidad, desarrollo y ‘Buen Vivir’: Reflexiones críticas en
perspectiva histórica, in European Review of Latin American and Caribbean Studies,
95, 71-95.
66
Si vedano, ex multis, S. Baldin, La tradizione giuridica contro-egemonica in Ecuador
e Bolivia, in Boletín Mexicano de Derecho Comparado, 143, 2015, 483-530; Id, Lo sta-
tuto costituzionale dei popoli autoctoni in Bolivia con particolare riguardo alla giustizia
indigena, in Federalismi.it, 24, 2015, 1-34; Id, La rifondazione di Ecuador e Bolivia e
l’emersione costituzionale della tradizione meticcia, in Forum dei Quaderni costituzio-
nali – Rassegna, 4, 2013, 1-30.

1205
Enrico Buono

5. Il ruolo della questione linguistica nel processo di


State-Building in Bolivia, risvolti applicativi

L’esperienza boliviana appare paradigmatica dell’esistenza di quella


«mutua influenza fra forma di Stato e disciplina dei diritti linguistici» in
precedenza citata.
La lettura congiunta delle norme – costituzionali e di dettaglio – che
ne delineano la costituzione linguistica, può fornire spunti rilevanti ai nostri
fini, tanto più ove a tale operazione s’affianchi una ricognizione delle diverse
forme di autonomia coesistenti nell’Estado plurinacional.
Per ragioni di brevità espositiva, ci si limita a richiamare per sommi
capi la Ley n. 031 Marco de Autonomías y Descentralización del 2010, che
dettaglia i quattro livelli di autonomia dipartimentale, regionale, municipale
ed indigena originaria contadina67.
Laddove i primi tre delineano una chiara scala gerarchica dell’esten-
sione territoriale dei sottolivelli di governo, l’autonomia indigena originaria
contadina presenta aspetti qualitativi di profonda originalità: essa non co-
stituisce, infatti, un quartum genus dei livelli di governo, bensì il ricono-
scimento ulteriore ed eventuale di uno statuto speciale, sostanziantesi nel
conferimento di maggiori poteri ad una municipalità o ad una regione68.
È appena necessario ricordare che il riconoscimento della forma di
autonomia indigena originaria contadina non può estendersi al livello di-
partimentale69.

67
Si veda l’art. 8 Ley n. 031 Marco de Autonomías y Descentralización 2010: «En fun-
ción del desarrollo integral del Estado y el bienestar de todas las bolivianas y los bolivia-
nos, las autonomías cumplirán preferentemente, en el marco del ejercicio pleno de todas
sus competencias, las siguientes funciones: 1. La autonomía indígena originaria campe-
sina, impulsar el desarrollo integral como naciones y pueblos, así como la gestión de su
territorio. 2. La autonomía departamental, impulsar el desarrollo económico, productivo
y social en su jurisdicción. 3. La autonomía municipal, impulsar el desarrollo económico
local, humano y desarrollo urbano a través de la prestación de servicios públicos a la
población, así como coadyuvar al desarrollo rural. 4. La autonomía regional, promover el
desarrollo económico y social en su jurisdicción mediante la reglamentación de las políti-
cas públicas departamentales en la región en el marco de sus competencias conferidas».
68
Cfr. art. 13.I.4 Ley n. 031 Marco de Autonomías y Descentralización 2010: «La enti-
dad territorial a cargo de cada unidad territorial será según corresponda: [...] El gobierno
autónomo indígena originario campesino en el caso de los territorios indígena originario
campesinos, municipios y regiones que hayan accedido a la autonomía indígena origi-
naria campesina».
69
Lo conferma l’art. 44 del provvedimento in esame: «Las naciones y pueblos indígena
originario campesinos, cumplidos los requisitos y procedimientos establecidos en la Con-
stitución Política del Estado y la presente Ley, podrán acceder a la autonomía indígena
originaria campesina a partir de: 1. Territorio Indígena Originario Campesino; 2. Muni-

1206
Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

I nove departamentos in cui è diviso il territorio boliviano non presen-


tano le caratteristiche di omogeneità etnolinguistica prescritte dalla legge
per il conferimento della peculiare forma d’autonomia in esame: ancora una
volta, è il dato linguistico a costituire fattore dirimente nell’attribuzione di
uno status giuridico70.
Il riconoscimento dell’autonomia indigena originaria contadina con-
sente alle comunità indigene di applicare principi e forme istituzionali
d’autogoverno proprie delle loro cosmovisioni, nella tutela di specifiche pre-
rogative culturali e d’organizzazione economica71. I margini di discreziona-
lità concessi dalla legge risultano ampli, col solo limite del rispetto dei diritti
garantiti in Costituzione.
Non è questa la sede opportuna per l’approfondimento del sistema
federale boliviano: per quanto qui rileva, si sottolinea ulteriormente l’as-
sunzione dell’omogeneità linguistica quale requisito legale nel conferimento
dello statuto autonomistico ex art. 289.
Può procedersi ora alla disamina di alcune disposizioni di due provve-
dimenti di particolare interesse: la Ley n. 269 General de Derechos y Políti-
cas Lingüísticas del 2012, e il Decreto Supremo 2477, che ne regolamenta
l’applicazione.
Ricalcando la struttura della legislazione di dettaglio, concentreremo
i nostri sforzi speculativi sulle norme dedicate a tre aspetti di preponde-
rante rilevanza pubblicistica: il sistema educativo plurinazionale (Capítulo
cuarto, artt. 12 a 15); l’uso degli idiomi nella pubblica amministrazione e
nelle entidades privadas de servicio público (Capítulo sexto, artt. 19 a 23)
e nel sistema di amministrazione della giustizia (art. 24).
L’art. 3 risulta, inoltre, di particolare interesse per la definizione
dei principi che hanno orientato l’azione del legislatore: il principio della

cipio; 3. Región o Región Indígena Originaria Campesina, que se conforme de acuerdo


a la presente Ley».
70
Si veda in tal senso l’art. 21 del provvedimento in esame, che detta i requisiti per la
formazione delle regioni: «La región podrá conformarse entre unidades territoriales con
continuidad geográfica que compartan cultura, lenguas, historia, economía y ecosiste-
mas, con una vocación común para su desarrollo integral y deberá ser más grande que
una provincia, pudiendo agregarse a ésta algunas unidades territoriales pertenecientes a
otra provincia. Una sola provincia con características de región, excepcionalmente podrá
constituirse como tal».
71
La norma di riferimento è costituita dall’art. 45 del provvedimento in esame: «El
gobierno autónomo indígena originario campesino estará conformado y se ejercerá por
su estatuto de autonomía, sus normas, instituciones, formas de organización propias
en el marco de sus atribuciones legislativa, deliberativa, fiscalizadora, reglamentaria, y
ejecutiva, en el ámbito de su jurisdicción territorial, y sus competencias de acuerdo a la
Constitución Política del Estado».

1207
Enrico Buono

Descolonización, sostanziantesi nello «smantellamento delle strutture men-


tali di dominazione prodotte dal colonialismo linguistico»72; dell’Equidad
sostanziale, volto a ristabilire «l’equilibrio sociolinguistico tra i rispettivi
diritti linguistici delle nazioni e dei popoli indigeni originari contadini, [...]
garantendo [...] obiettivi compensatori a favore delle comunità minoritarie
caratterizzate da precarietà politica, socioeconomica e culturale»73; dell’I-
gualdad formale tra le lingue ufficiali74; dell’Interculturalidad quale «ri-
conoscimento dell’espressione e della convivenza della diversità culturale,
linguistica, istituzionale, normativa, nell’esercizio e rispetto dei diritti indi-
viduali e collettivi»75; della Personalidad che possa «garantire alla persona
l’esercizio del diritto di usare la sua lingua indipendentemente dal luogo in
cui si ritrova entro lo Stato»76; della Territorialidad che «per l’accesso ai
servizi pubblici in uno o più lingue ufficiali, delimita i diritti linguistici della
persona territorialmente, secondo l’uso comune»77.
Tra le norme che definiscono il ruolo degli idiomi nel sistema educa-
tivo plurinazionale, l’art. 12.1.I – rubricato derechos y obligaciones de los
estudiantes – pone allo studente monolingue castigliano il dovere di appren-
dere un’altra lingua ufficiale dello Stato, scelta sulla base del principio di
territorialità tra le lingue predominanti nella regione di residenza78.

72
Traduzione nostra: «a) Descolonización. Desmontar las estructuras mentales de
dominación producto del colonialismo lingüístico y cultural, reproductoras del racismo,
discriminación y explotación, para una convivencia armónica, incluyente, intracultural
e intercultural en igualdad de condiciones con plena justicia social».
73
Traduzione nostra: «b) Equidad. Establecer el equilibrio sociolingüístico entre los re-
spectivos derechos lingüísticos de las naciones y pueblos indígena originario campesinos
y el resto de la sociedad boliviana, garantizando un trato equilibrador de objetivos com-
pensatorios, a favor de las comunidades minoritarias caracterizadas por su precariedad
política, socioeconómica y cultural».
74
Traduzione nostra: «c) Igualdad. Todos los idiomas oficiales del Estado Plurinacional
de Bolivia son iguales y los habitantes hablantes de éstos, gozan de los mismos derechos
lingüísticos ante la Ley».
75
Traduzione nostra: «d) Interculturalidad. Es el reconocimiento de la expresión y con-
vivencia de la diversidad cultural lingüística, institucional, normativa, y el ejercicio y
respeto de los derechos individuales y colectivos».
76
Traduzione nostra: «e) Personalidad. Garantizar a la persona, el ejercicio del derecho
de usar su idioma, independientemente del lugar en el que se encuentre dentro del Estado
Plurinacional de Bolivia».
77
Traduzione nostra: «f) Territorialidad. Delimita los derechos lingüísticos de las perso-
nas a espacios territoriales para el acceso a los servicios públicos en uno o más idiomas
oficiales, según su uso generalizado».
78
Art. 12.1.I del provvedimento in esame: «El estudiante monolingüe castellano ha-
blante, tiene el derecho y el deber de aprender un otro idioma oficial del Estado, predo-
minante en la región, como segunda lengua».

1208
Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

Lo stesso articolo, al successivo terzo comma, attribuisce il diritto


all’utilizzo scritto e orale delle lingue dei popoli indigeni originari conta-
dini per gli studenti universitari sulla base del principio di territorialità79.
Altrettanto suggestivo è il riconoscimento accademico del patrimo-
nio di conoscenze ancestrali sancito all’art. 14: il Ministerio de Educación
è tenuto ad accreditare le competenze linguistiche e culturali degli anziani
saggi delle popolazioni indigene – privi di formazione accademica – per
favorirne la trasmissione alle generazioni future80.
Nell’introdurre la lettura del Capítulo sexto – concernente il ruolo
delle lingue nella pubblica amministrazione – va ricordato il requisito
d’accesso alla funzione pubblica posto dall’art. 234.7 della Costituzione
boliviana: la conoscenza di due lingue ufficiali81, il castigliano affiancato
dalla lingua indigena predominante nella regione d’esercizio del pubblico
funzionario. In quest’ambito emerge con macroscopica evidenza la rile-
vanza pubblicistica data al fenomeno linguistico dai costituenti Boliviani.
La decima disposizione transitoria82 disponeva la progressiva ap-
plicazione dell’art. 234.7, per favorire l’accesso ai corsi di lingua orga-
nizzati dal Viceministerio de Descolonización presso l’Escuela de Gestión
Pública Plurinacional. Nonostante le censure d’incostituzionalità a più
riprese sollevate dall’opposizione, nel termine83 fissato dalla legge per
l’adeguamento dei funzionari, più della metà dei circa 350000 pubblici
dipendenti hanno conseguito la certificazione di un nivel inicial di com-
petenza linguistica in una delle 36 lingue ufficiali elencate all’art. 5.1
della Costituzione.

79
Art. 12.1.III: «Los estudiantes del subsistema de Educación Superior de Formación
Profesional, bajo el principio de territorialidad, tienen derecho al uso oral y escrito de
los idiomas de las naciones y pueblos indígena originario campesinos, en los procesos
pedagógicos y en documentos que validen la obtención de un grado académico».
80
Art. 14: «El Ministerio de Educación deberá reconocer y acreditar los conocimientos
y saberes lingüísticos y culturales de personas mayores sabias y sabios de larga trayec-
toria, sin formación académica, de las diferentes naciones y pueblos indígena originario
campesinos, para transmitirlos a las generaciones futuras en concordancia con la Ley n.
070 Ley de Educación Avelino Siñani – Elizardo Pérez».
81
Art. 234.7 CPE: «Per poter svolgere funzioni pubbliche si richiede: [...] 7. Parlare
almeno due lingue ufficiali del paese».
82
Decima disposizione transitoria CPE: «Il requisito di palrare almeno due lingue uffi-
ciali per lo svolgimento di pubbliche funzioni, stabilito nell’Articolo 235.7, sarà applicato
progressivamente, in conformità con la Legge».
83
2 Agosto 2015.

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Enrico Buono

L’art. 1084 del Decreto Supremo 2477 fornisce ulteriori dettagli


sull’impiego delle lingue indigene nella pubblica amministrazione, e dà
attuazione alla lettera dell’art. 1985 della Ley n. 269 General de Derechos y
Políticas Lingüísticas.
Il principio di territorialità coinvolge altresì profili attinenti l’ammi-
nistrazione della giustizia: l’art. 2486 del provvedimento in esame dispone,
infatti, che nei giudizi e nei procedimenti, su richiesta della parte, debba
essere garantito l’uso delle lingue ufficiali e il diritto di difesa in lingua
madre, con l’ausilio di traduttori d’ufficio, conformemente al menzionato
principio di territorialità.
In conclusione, con l’approfondimento delle pratiche e delle policies
linguistiche nell’esperienza boliviana, abbiamo inteso dimostrare la centra-
lità della questione del pluralismo linguistico nei processi di formazione d’i-
dentità e – nell’ambito del nuevo constitucionalismo andino – perfino nella
definizione stessa di forma di Stato. Il riconoscimento del plurilinguismo
può assurgere a mito fondativo di un nuovo paradigma di Stato, come illu-
strato dall’esperienza plurinazionale dello Stato boliviano.
Le direttrici tracciate nel presente lavoro possono costituire la pre-
condizione necessaria allo svolgimento di un’ulteriore indagine, avente ad

84
Art. 10 Decreto Supremo 2477 2012: «I. El uso de las lenguas oficiales en las insti-
tuciones, entidades y empresas públicas del nivel central del Estado, será de manera
gradual y procesual, debiendo priorizar su uso el personal de contacto permanente con
el público usuario. II. En la fase de selección de su personal, las instituciones, entida-
des y empresas públicas del nivel central del Estado y entidades privadas de servicio
público, deberán ponderar el uso de idiomas de las naciones y pueblos indígena origina-
rio campesinos, enmarcados en el principio de personalidad. III. Las servidoras y servi-
dores públicos deberán hablar, además del castellano, un idioma oficial de las naciones
y pueblos indígena originario campesinos, de acuerdo a lo establecido en la Constitución
Política del Estado».
85
Art. 19 Ley n. 269 General de Derechos y Políticas Lingüísticas 2012: «Toda per-
sona, tiene derecho a recibir atención en su idioma, en toda gestión que realice, en cual-
quier repartición de la administración pública y entidades privadas de servicio público,
de acuerdo al principio de territorialidad. IV. Las servidoras y servidores públicos que
desempeñan sus funciones con destinos rotativos podrán acogerse al principio de per-
sonalidad. V. Las maestras y maestros del Sistema Educativo Plurinacional deben obli-
gatoriamente hablar, además del castellano, la lengua Indígena Originaria Campesina
donde prestan sus servicios en contextos urbanos y rurales en el marco del principio de
territorialidad, a objeto de garantizar los derechos lingüísticos de las y los estudiantes».
86
Art. 24: «Las servidoras y servidores públicos del Órgano Judicial, deberán garantizar
en los juicios y procedimientos el uso de los idiomas oficiales del Estado, cuando una de
las partes así lo requiera.Toda persona que se encuentre involucrada en procesos judi-
ciales tiene derecho a defenderse en su propio idioma, con la ayuda de una traductora o
traductor, asignada o asignado de manera gratuita, bajo el principio de territorialidad, de
acuerdo a reglamento. Las servidoras y servidores públicos del Órgano Judicial deberán
conocer un idioma de las naciones y pueblos indígena originario campesinos de acuerdo
al principio de territorialidad».

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Questione linguistica, questione indigena e paradigma plurinazionale nell’esperienza latinoamericana

oggetto quegli spazi interstiziali – tra enunciazione di principio ed effettiva


implementazione – che costituiscono sovente il punctum dolens della sug-
gestiva retorica costituzionale iberoamericana.

Enrico Buono
Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
Viale Ellittico, 31 – 81100 Caserta CE Italia
buono.enrico@gmail.com
enrico.buono@unina2.it

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