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Scheda di applicazione progettuale 1

1
Illuminazione naturale e fattore
di luce diurna

Alessandra Vivona
Fabio Peron

Anno Accademico 2016-2017

Università IUAV di Venezia

la proprietà letteraria e i diritti sono riservati agli autori


il presente materiale può essere riprodotto amichevolmente
per scopi didattici e per uso personale
l’uso a scopo di lucro anche solo di parte di esso sarà perseguito a norma di legge
Scheda di applicazione progettuale 1

Valutazione dell’illuminazione naturale:


il fattore di luce diurna

Introduzione

I problemi progettuali che si presentano a chi intende occuparsi di illuminazione naturale


degli ambienti risultano molto complessi. Se da una parte infatti le sorgenti artificiali
mantengono costante la loro luminanza nel tempo, dall’altra quelle naturali, sole e volta
celeste, presentano una luminanza variabile in funzione delle condizioni meteorologiche
(cielo sereno o coperto), dell’ora e del giorno dell’anno considerati. Di conseguenza il campo
luminoso naturale all’interno degli ambienti varia non solo da punto a punto ma anche nel
tempo.
Il calcolo dettagliato delle condizioni di illuminazione naturale nei diversi punti di un ambiente
risulta un obiettivo assai ambizioso e solo l’utilizzo di modelli matematici complessi, in grado
di tenere conto in maniera corretta sia della distribuzione di luminanza del cielo nelle diverse
condizioni sia dei fenomeni di riflessione multipla della luce sulle superfici, permette la
descrizione attendibile delle condizioni di illuminamento.
E’ vero d’altra parte che nella progettazione la conoscenza precisa punto per punto del campo
luminoso naturale interno è indispensabile solo in casi particolari, ad esempio quando si
affronti la progettazione illuminotecnica di ambienti espositivi o di grandi spazi con ampie
vetrate etc., nella progettazione corrente, invece, è sufficiente garantire e verificare il
raggiungimento di condizioni medie di illuminazione ritenute accettabili e valutare che le
superfici trasparenti dell’involucro siano sufficientemente estese.
Con questi obiettivi, è possibile allora utilizzare dei metodi di calcolo che possiamo definire di
“predimensionamento”, in grado di fornire delle indicazioni di massima sull’ambiente luminoso
interno.

Le componenti dell’illuminamento naturale

All’interno di un ambiente chiuso, l’illuminamento naturale nei diversi punti dello spazio è
determinato dal flusso di luce proveniente dalle sorgenti primarie esterne, la volta celeste, il
sole, i diversi elementi del paesaggio urbano prospiciente la finestra (campo diretto), e dal
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flusso di luce che raggiunge il punto considerato dopo le diverse riflessioni sugli elementi che
costituiscono l’involucro edilizio: pareti, soffitto, pavimento, arredamento (campo diffuso).
In maniera schematica si può quindi considerare l’illuminamento di un punto interno ad un
ambiente costituito da tre componenti: l’illuminamento conseguente alla luminanza della
porzione di cielo vista attraverso le finestre, Ec, quello relativo alla luminanza dei diversi
elementi di paesaggio esterno visti dal punto attraverso la finestra, ERE, e infine quello dovuta
alle rifessioni multiple sulle superfici interne, ERI (cfr. figura 1).

LUCE DIFFUSA
DIRETTA

RIFLESSA

EC

ERI

ERE

Figura 1. Componenti dell’illuminamento naturale su di un punto interno di un ambiente.

Metodi di valutazione della luce naturale negli ambienti

I metodi di predimensionamento a cui si è accennato nell’introduzione si dividono in due


grandi famiglie: quelli che si basano sul fattore di utilizzazione, di origine prevalentemente
americana, e quelli che invece si fondano sulla fattore di luce diurna, di origine europea.
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Data la maggiore utilizzazione in ambito europeo ci si occuperà qui dei metodi che si basano
sul calcolo del fattore di luce diurna. Essi prendono spunto dalla considerazione che in
termini assoluti il livello di illuminamento interno è notevolmente variabile, mentre il rapporto
tra illuminamento su di una superficie posta all’interno ed una posta all’esterno nello stesso
istante presenta una minore variabilità. Si basano inoltre sull’osservazione che il maggiore
responsabile della variabilità nel tempo e nello spazio dell’illuminazione naturale interna agli
edifici è la luce che arriva direttamente dal sole e che viceversa le condizioni più gravose per
una verifica dell’illuminazione naturale sono quelle in cui non si ha illuminazione diretta dal sole
e si è in condizioni di cielo completamente coperto.
Sulla base di queste considerazioni si è allora introdotto una grandezza sintetica e
adimensionale detta fattore di luce diurna, F, in grado di descrivere le prestazioni luminose
dell’involucro edilizio, la quale non dipende dal livello di illuminamento esterno, ma solo dalle
relazioni geometriche tra punto considerato all’interno dell’ambiente e volta celeste. Tale
grandezza è definita come:
“il rapporto tra l’illuminamento, E, che si realizza su di una superficie orizzontale posta
all’interno dell’ambiente considerato grazie alla luce proveniente dalla volta celeste (non si
considera la radiazione diretta proveniente dal sole), e quello che contemporaneamente si
ha su di una superficie orizzontale posta all’esterno senza alcuna ostruzione, E0” (figura 2).
In base a tale definizione il fattore di luce diurna può essere calcolato con la relazione
seguente:
E
F = (1)
E0

Da un semplice esame dei diversi fenomeni coinvolti si evidenzia come esso risulta funzione
delle seguenti grandezze:

· area delle aperture finestrate;


· coefficiente di trasmissione nel visibile del materiale trasparente che
costituisce le finestre;
· area dei diversi elementi che costituiscono l’involucro e che sono presenti
all’interno del locale (pareti, pavimenti, soffitti, arredi, ecc.);
· coefficiente di riflessione nel visibile delle superfici dei vari elementi presenti
all’interno del locale;
· presenza di ostruzioni di qualsiasi genere, esterne od interne, che limitino la
vista della volta celeste;
· stato di manutenzione delle superfici vetrate e delle superfici interne.
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Si deve ricordare inoltre come il valore del fattore di luce diurna varia da punto a punto
all’interno di un ambiente. Si introduce allora il fattore medio di luce diurna, Fmld , dove per
medio si intende mediato su più punti di misura.
Tale parametro consente di valutare la capacità delle aperture trasparenti e dell’involucro di
uno spazio chiuso di garantire condizioni di illuminazione naturale confortevoli e un
accettabile sfruttamento della luce naturale.
Per raggiungere questi obiettivi esso deve essere superiore ad un certo valore, fissato come
valore di soglia al di sotto del quale non sono verificate le condizioni di illuminazione naturali
sufficienti alle specifiche esigenze di benessere fisico e psicologico. Uno schema di
valutazione indicativo è il seguente:

F < 0,3% insufficiente


0.3% < F < 2% discreto
2% < F < 4% buono
4% < F ottimo

E0

Figura 2. Definizione del fattore di luce diurna.

Conoscendo il fattore di luce diurna è sempre possibile risalire al valore assoluto di


illuminamento corrispondente all’interno dell’ambiente sul piano di lavoro partendo
dall’illuminamento sul piano orizzontale all’esterno. Si deve d’altra parte osservare che il fattore
medio di luce diurna rappresenta sufficientemente bene le condizioni di illuminamento
all'interno con cielo coperto; nel caso di cielo sereno l'illuminamento di un punto interno
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dipende, infatti, dalla posizione del sole, dato che la luminanza della porzione di cielo
inquadrata dal punto attraverso la finestra dipende dalla sua distanza dal sole.
Così come si sono individuate le tre componenti di illuminamento su un punto interno è
possibile, ora, andare ad individuare i loro contributi al fattore di luce diurna. Si definirà
pertanto la componente del fattore di luce diurna dovuta alla luce proveniente dal cielo o fattore
diretto, FC, la componente dovuta alle riflessioni multiple interne o fattore diffuso, FRI, e la
componente dovuta agli elementi di paesaggio esterno, FRE. In base alla definizione di fattore
di luce diurna si può scrivere:
E E + ERI + ERE
F = = C = FC + FRI + FRE (2)
E0 E0

Esistono diversi metodi di calcolo del fattore di luce diurna, che differiscono tra loro per
semplicità d'uso e soprattutto per l’affidabilità nel trattare situazioni geometricamente
complesse. Una distinzione di base può essere fatta tra metodi che valutano globalmente le tre
componenti e metodi che invece valutano singolarmente ciascuna di esse.
In generale il primo tipo di applicazione è di solito sufficiente in quei casi in cui le dimensioni
degli ambienti sono ridotte e l’utilizzazione dello spazio non è altamente specializzata (edilizia
residenziale). Il secondo tipo di applicazione si rende necessaria in grandi ambienti in cui
l’utilizzazione dello spazio è ben determinata (aule scolastiche, laboratori, sale di esposizione,
…) oppure in situazioni geometricamente complesse.
Nel seguito sono presentati un primo metodo adatto a situazioni non complesse dal punto di
vista geometrico che direttamente valuta globalmente il fattore di luce diurna e un secondo
invece da applicare in caso di geometrie più complicate che prevede il calcolo delle diverse
componenti.

Metodo A. Un primo metodo proposto qui è quello suggerito anche dalla normativa italiana
(NTR Emilia Romagna 1984 e Circolare Ministero LL. PP. n.3151 22/5/1967), il quale è adatto
alla verifica delle prestazioni illuminotecniche in spazi interni di forma regolare, senza
ostruzioni esterne vicine alle finestre (balconi, logge, porticati, ballatoi). Pur se approssimato,
questo metodo, garantisce comunque risultati attendibili e congruenti con il livello di precisione
proprio alla progettazione edilizia.
Esso permette di calcolare il valore del fattore medio di luce diurna globale, Fmld, ammettendo
all’interno dell’ambiente considerato un campo luminoso perfettamente diffuso, ossia uguale in
tutti i punti. La relazione da utilizzare è la seguente:
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åi Ai t i e i y i
Fmld = (3)
S(1 - rm )

in cui, Ai, è l'area della finestra i-esima; t i, è il coefficiente di trasmissione luminosa del vetro
(alcuni valori indicativi sono riportati in tabella I); rm, è il coefficiente di riflessione medio nel
visibile delle superfici che costituiscono l’involucro dell’ambiente considerato; ei, è il fattore
finestra cioè il rapporto tra l'illuminamento sul baricentro della finestra e l'illuminamento su una
superficie orizzontale liberamente esposta alla volta celeste, in altre parole il fattore di vista
della volta celeste da parte della superficie della finestra, e i, tiene conto delle ostruzioni da
parte di altri edifici o di altri elementi posti di fronte alla finestra; yi, è un fattore che tiene conto
dell’ombreggiamento indotto sulla finestra dall’imbotte.
Il fattore di riflessione medio rm si ottiene dalla media ponderata dei fattori di riflessione delle
varie superfici, Si, dell’ambiente. Alcuni valori indicativi del coefficiente di riflessione sono
riportati in tabella II in funzione del colore delle superfici. Si utilizza la relazione:

åi Si ri
rm = (4)
å Si
i

Tabella I. Valori indicativi del coefficienti di trasmissione per incidenza normale


nel visibile di alcuni sistemi trasparenti.
Sistema trasparenti tv

vetro float singolo chiaro 4-6 mm 0,80-0,90


vetro float singolo assorbente 0,70-0,80
vetro singolo retinato 0,85
vetro float singolo colorato in massa a seconda del colore 0,30-0,60
vetro float singolo riflettente 0,35-0,60
vetro float singolo bassoemissivo 0,50-0,75
doppio vetro 6-12-6 – lastre float chiare 0,65-0,75
doppio vetro 6-12-6 – lastre float chiare con ricoprimento bassoemissivo 0,60
policarbonato chiaro 0,80-0,90
lastre traslucide in materiale plastico 0,10-0,80
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Tabella II. Valori indicativi dei coefficienti di riflessione, r, per


differenti colori delle superfici.
colore r colore r
bianco 0.90 ÷ 0.75 blu scuro 0.10 ÷ 0.05
avorio 0.85 ÷ 0.80 verde scuro 0.10 ÷ 0.05
crema 0.80 ÷ 0.70 marrone 0.15 ÷ 0.05
giallo chiaro 0.70 ÷ 0.60 rosso scuro 0.10 ÷ 0.05
rosa 0.60 ÷ 0.45 grigio chiaro 0.40 ÷ 0.15
arancio 0.60 ÷ 0.40 grigio scuro 0.15 ÷ 0.05
verde chiaro 0.50 ÷ 0.40 nero 0.04 ÷ 0.01
azzurro chiaro 0.45 ÷ 0.40

La semplicità del calcolo è solo apparente in quanto la precisione della risposta dipende
dall’esatta determinazione del fattore finestra. Tale valutazione è semplice se la finestra si
affaccia su un paesaggio privo di ostruzioni; un poco più complessa se le ostruzioni sono
parallele al piano della finestra, continue e di altezza costante; molto complessa se le
ostruzioni hanno forma e giacitura varia. In ogni caso i valori dei due parametri y e e possono
essere ricavati dai diagrammi riportati rispettivamente in figura 3 e in figura 4. Questo metodo
non tiene conto dell’influenza del telaio della finestra.

Tabella III. Procedura di calcolo A.


1. si individua il coefficiente di trasmissione nella banda della radiazione del visibile per il
vetro utilizzato;
2. si valuta l’area della superficie vetrata di ciascuna finestra che si affaccia sull’ambiente;
3. si misura l’area delle superfici interne che delimitano l’ambiente;
4. per ciascuna finestra del locale si valuta il rapporto: (H-h)/La;
5. si riporta, sull’asse delle ascisse del grafico di figura 3, il valore del rapporto così
calcolato e si individua il punto corrispondente sull’asse delle ordinate: esso rappresenta
il fattore finestra e;
6. calcolati i rapporti hf/P e lf/P e si trova in figura 4, sulla curva relativa a lf/P, il punto da
cui si traccia la retta orizzontale che individua sull’asse delle ordinate il valore del
coefficiente di riduzione y;
7. si applica la relazione (3) e si ottiene il valore del fattore medio di luce diurna.
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h= altezza della

H-h
50% finestra dal piano
stradale
H= altezza del fabbricato

H
contrapposto
40% La= larghezza della
La

h
strada
e = fattore finestra

30%

20%

10%

0 H-h
0,2 0,4 0,6 0,8 1,0 1,2 1,4 1,6 1,8 2,0 La

Figura 3. Fattore finestra e: tiene conto delle ostruzioni esterne.


y1
1,0
La/p = 10 La
8
0,9 4
h
3
0,8

2
0,7
p
1,5
0,6

0,5
1

0,4
0,8

0,3 0,6
0,5

0,2 0,4

0,1

0
10 8 6 4 2 1 0 h/p

Figura 4. Fattore finestra y: tiene conto dell’arretramento della finestra rispetto alla parete.

Metodo B. Quando si considerino spazi interni di forma non regolare e in presenza di


balconi, logge, porticati, ballatoi, si devono considerare le diverse componenti del fattore di
luce diurna. Spesso per semplificare il calcolo si tende a trascurare la componente relativa
alla luce proveniente dalle ostruzioni esterne data la loro bassa luminanza e si considera
solamente la componente cielo e quella dovuta alle riflessioni interne. Si ha:

F = FC + FIR (5)
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Uno dei metodi più utilizzati che si hanno a disposizione per il calcolo della componente cielo
si deve al Centre Scientific Technique du Batiment francese (CSTB). Punto di partenza è la
determinazione degli angoli di apertura azimutale, b, e in altezza, g, che descrivono la
porzione di cielo vista, attraverso la finestra, dal punto P considerato.
L’angolo azimutale b viene misurato sul piano orizzontale passante per P sul quale si vuole
valutare l'illuminamento. La sua determinazione può essere fatta utilizzando la pianta del
locale in esame come mostrato in figura 5, tracciando le linee che uniscono il punto P ai
punti che rappresentano le proiezioni in pianta degli spigoli verticali della finestra. Si noti che
questo angolo diminuisce considerevolmente non appena il punto P si allontana dalla parete
esterna e dall'asse mediano della finestra stessa.

b P

Figura 5. Determinazione, sulla pianta, dell'angolo di apertura azimutale b.

Allo stesso modo l’angolo di apertura in altezza g può essere determinato utilizzando una
sezione verticale dell’ambiente in esame perpendicolare al piano della finestra e si possono
presentare due casi:

· davanti alla finestra non vi sono ostruzioni e il piano sul quale si trova il punto
P si trova ad una altezza uguale o superiore a quella del davanzale;

· la vista del cielo è limitata da ostruzioni esterne oppure il piano sul quale si
trova il punto P si trova ad un'altezza inferiore a quella del davanzale.

Nel primo caso, l'angolo g viene determinato sul piano verticale passante per il punto di P e
contenente la bisettrice dell'angolo b. I suoi lati vengono determinati dall'intersezione di
questo piano con il piano di lavoro e con lo spigolo orizzontale esterno della finestra. La
determinazione dell'angolo g è rappresentata in figura 6, nella quale il piano di lavoro è
supposto essere alla stessa altezza del davanzale. Se il piano di lavoro fosse più alto del
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davanzale della finestra, il procedimento non cambierebbe ma, ovviamente, l'angolo g si


ridurrebbe.

g
P

90
Figura 6. Determinazione, in sezione, dell'angolo di apertura verticale g.

Quando la vista del cielo è limitata da ostruzioni esterne (ad esempio edifici antistanti o
aggetti appartenenti all'edificio stesso) si tratta di identificare gli angoli sotto i quali il punto P
vede la porzione di cielo che risulta libera di ostruzioni. In generale si devono determinare
due angoli verticali: il primo, g1, viene individuato come nel caso precedente; il secondo, g 2, è
l'angolo d'altezza determinato dall'ostruzione.
Per esempio, nel caso che il davanzale sia più alto del piano di lavoro, come in figura 7, il
lato inferiore dell'angolo g2 è identificato dall'intersezione del piano di lavoro col piano
verticale passante per la bisettrice di b, il lato superiore con il segmento congiungente P alla
traccia che, su questo piano verticale, viene determinata dallo spigolo orizzontale inferiore ed
interno della finestra.

g1
P
g2

Figura 7. Determinazione, in sezione, degli angoli di altezza g1 e g2.

Nel caso in cui il davanzale sia allo stesso livello del piano di lavoro ma sia presente un
edificio antistante che limiti la visione del cielo, come in figura 8, il lato superiore dell'angolo
g 2 è determinato dal segmento congiungente P con la traccia che, sul solito piano verticale,
viene determinata dalla sommità dell'edificio antistante.
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g1 - g2

g1
P
g2

Figura 8. Determinazione, in sezione, degli angoli verticali g1 e g2.

Infine, nel caso si verifichino entrambe le condizioni (davanzale più alto del piano di lavoro e
presenza di un edificio antistante) l'angolo g2 che deve essere considerato è il maggiore tra i
due. Una volta che si siano determinati gli angoli b e g, si tratta di calcolare il fattore cielo
generato su P dalla porzione di cielo inquadrata. Per questa operazione, si ricorre
all’apposito diagramma elaborato dal C.S.T.B. riportato in figura 9.

5
10
4,5

9 4

3,5
8
3

2,5

1,5

1,0

0,5

g b
O1 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1,0 1,5 2,0 3,0 5,0 10 W/h O2

Figura 9. Diagramma del fattore cielo (in percentuale) prodotto da una finestra senza vetro per cielo
coperto standard CIE elaborato dal C.S.T.B. per piccoli angoli di apertura.

Nel primo caso, per la valutazione, si deve operare nel seguente modo:
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1) a partire dal vertice O1 del diagramma, si traccia la semiretta che forma l’angolo g con l’asse
orizzontale;
2) a partire dal vertice O2, si traccia la semiretta che forma l’angolo azimutale b con l’asse
orizzontale;
3) in corrispondenza del punto di intersezione Q delle due semirette si legge, utilizzando le
curve di livello, il valore del fattore cielo.
Nel secondo caso, occorre tener conto dell'esistenza dei due angoli verticali g1 e g2, che si
traduce, dal punti di vista pratico, in una differenza di fattori cielo.
Mediante gli angoli b e g1, si deve dunque determinare il fattore diretto FC1 come in precedenza
e successivamente mediante gli angoli b e g2, con il medesimo procedimento, si deve
determinare il fattore diretto FC2. Il valore del fattore diretto cercato risulterà infine dalla
differenza tra i fattori FC1 e FC2.
Quando il punto P è vicino alla finestra gli angoli b e g sono tali per cui l’intersezione cercata
risulta esterna all’area del diagramma di figura 9; in questo caso si utilizza un altro diagramma
(figura 10), tracciando gli angoli, questa volta, a partire dalle due linee verticali.

g b

10 5 3 2 1,5 1,0 0,9 0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 W/h
O1 O2

Figura 10. Diagramma del fattore cielo (in percentuale) prodotto da una finestra senza vetro per cielo
coperto standard CIE elaborato dal C.S.T.B., per elevati angoli di apertura.

Si deve infine tenere conto che i valori del fattore diretto che si ottengono dal diagramma
C.S.T.B. non tengono conto della riduzione dovuta ai serramenti per cui, ottenere risultati più
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credibili è opportuno moltiplicare il fattore ottenuto dai procedimenti suddetti per un coefficiente
di correzione, ft, compreso tra 0,7 e 0,85 e pari al rapporto tra superficie del vetro e superficie
totale della finestra. In tabella si hanno dei valori indicativi per diversi tipi di serramento

Tabella IV. Fattore telaio per i tipi principali di telaio.


Tipo di telaio ft
Finestre interamente metalliche 0,80 ¸ 0,85
Finestre metalliche e cornici in legno 0,75
Finestre e cornici in legno 0,65 ¸ 0,70

Per quanto riguarda il calcolo del campo diffuso si ipotizza la perfetta diffusione del campo
luminoso nell'ambiente. Ciò equivale ad ammettere che il valore del fattore diffuso, FRI, sia
costante in ogni punto dell’ambiente. La relazione proposta dalla normativa italiana è simile a
quella vista nel caso di calcolo diretto del fattore globale ed è la seguente:

Afin te r m
FRI = (6)
S(1 - r m )

in cui Afin è l'area della finestra; t è il coefficiente di trasmissione luminosa del vetro; rm è il
coefficiente di riflessione medio delle superfici interne ed e è il fattore finestra cioè il rapporto
tra l'illuminamento sul baricentro della finestra e l'illuminamento su una superficie orizzontale
liberamente esposta alla volta celeste.
In definitiva dopo aver calcolato le due componenti, il fattore di luce diurna si può determinare
utilizzando la seguente relazione:

F = fmv fv ft FC + fmv fmpFIR (7)

Il coefficiente fmv tiene conto del livello di manutenzione delle superfici trasparenti e il
coefficiente fmp del livello di sporcamento delle pareti. Essi possono essere ricavati dalla
tabella V, fv è il fattore di trasmissione del vetro.
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Tabella V. Fattore di manutenzione delle finestre in funzione


delle caratteristiche ambientali.
Ubicazione edificio attività all’interno fmv
area industriale pulita 0,8
sporca 0,6
area non industriale pulita 0,9
sporca 0,7

Si deve tenere conto infine del fatto che utilizzando questo metodo il fattore di luce diurna deve
essere valutato in almeno tre punti rappresentativi delle diverse situazioni all’interno dello
spazio in esame. Prendendo come riferimento la normativa tecnica della Regione Emilia
Romagna i tre punti devono essere posti ad una altezza di 0,90 m dal pavimento e ad una
distanza di 1,50 m dalla parete che contiene la superficie vetrata, e posizionati uno al centro
della stanza e gli altri due a 0,60 m dalle pareti laterali.

La normativa italiana.
La normativa italiana sull’illuminazione naturale degli ambienti è abbastanza carente. I
documenti leglislativi e tecnici che danno indicazioni sono i seguenti:
· Decreto Presidente della Repubblica n. 303 del 19/3/56 – “Norme generali per
l’igiene del lavoro”.
· Circolare Ministero LL. PP. n. 3151 del 22/5/67 – “Criteri di valutazione delle
grandezze atte a rappresentare le proprietà termiche, igrometriche, di ventilazione
e di illuminazione delle costruzioni edilizie”, relativa all’edilizia civile sovvenzionata.
· Circolare Ministero LL. PP. n. 13011 del 22/12/74 – “Requisiti fisico-tecnici per le
costruzioni edilizie ospedaliere. Proprietà termiche, igrometriche, di ventilazione e
di illuminazione”.
· Decreto del Ministero della Sanità del 5/7/75 – “Modificazioni alle istruzioni
ministeriali del 20/6/1896 relative altezza minima dei locali ed ai requisiti igienico
sanitari principali dei locali di abitazione”.
· Decreto del Ministero dei LL. PP. del 18/12/75 – “Norme tecniche aggiornate
relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica,
edilizia e urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica”.
· Legge Regionale n.48 della Regione Emilia Romagna del 9/11/1984 – “Prima
normativa tecnica regionale per la disciplina delle opere di edilizia residenziale
pubblica”.
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In particolare le principali indicazioni sono contenute nel DM del 5/7/75, relativo all’edilizia
residenziale e nelle due Circolari del Ministero LL. PP. relative all’edilizia residenziale
sovvenzionata ed ospedaliera.
Specificatamente l’art. 5 del DM 5/7/75 dispone quanto segue: “Tutti i locali degli alloggi,
tranne vani scala, ripostigli, ...., devono fruire di illuminazione naturale diretta adeguata alla
destinazione d’uso. L’ampiezza delle finestre deve essere proporzionata in modo da
assicurare un valore del Fattore Medio di Luce Diurna non inferiore al 2% (0.02) e comunque
la superficie apribile non dovrà essere inferiore ad 1/8 della superficie del pavimento.”
Una cattiva interpretazione della norma ha diffuso l’opinione che la proporzione di 1/8 tra
finestre e pavimento valga a garantire un illuminamento adeguato. Dal testo, invece, appare
chiaro che il soddisfacimento del 2% dell’illuminamento esterno non è legato solo alla
dimensione delle finestre. Nei paragrafi precedenti, d’altra parte, si è dimostrato ampiamente
che l’illuminamento fornito da una finestra non può dipendere univocamente dalla sua
dimensione essendo funzione anche dello spessore del muro, della forma della finestra stessa
e del paesaggio urbano circostante.
Nel paragrafo 1.1.03 della Circolare Ministeriale 3151 si legge: “l’area delle porzioni vetrate
delle pareti perimetrali […….] non deve eccedere il valore necessario per ottenere che il
coefficiente medio d’illuminazione diurna degli ambienti risulti superiore o almeno uguale a
0,06”.
Nella Circolare Ministeriale 13011 risulta interessante il paragrafo 1.3 riguardante
l’illuminazione interna degli ambienti ospedalieri che così recita: “L’illuminazione naturale e
artificiale degli ambienti di degenza e diagnostica (laboratori e terapie, visita medica) dovrà
essere realizzata in modo da assicurare un adeguato livello di illuminazione con accettabili
disuniformità di luminanza, la protezione dai fenomeni di abbagliamento ....” nel seguito al
punto 1.3.02 prescrive i valori minimi dei livelli di illuminazione naturale e artificiale che sono
riportati nella tabella seguente:

tipo di destinazione d’uso illuminamento [lux]


piano di lavoro o osservazione medica (escluso quello operatorio) 300
piano di lavoro in spazi di lettura, laboratori e uffici 200
spazi per riunioni, ginnastica, etc. 100
corridoi, scale, servizi igienici, spogliatoi 80

Particolare cura deve essere posta per evitare fenomeni di abbagliamento sia diretto che
indiretto, facendo in modo che nel campo visuale delle persone non compaiano oggetti la cui
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luminanza superi rapporti di 20 volte i valori medi [….] Il fattore di luce diurna (punto 1.3.02
della circolare 3151) deve risultare uguale ai seguenti valori:

tipo di destinazione d’uso Fmld


ambienti di degenza 0,03
palestre, refettori 0,02
uffici, spazi di distribuzione, scale 0,01

Il Decreto Ministeriale del 18/12/1975 si riferisce all’edilizia scolastica e ricalca per la parte che
riguarda l’illuminazione la circolare ministeriale 13011. Nel punto 3.0.8 si legge: ”I valori di
illuminamento dipendono anche dalla posizione dell’edificio scolastico rispetto ad altri
circostanti o prospicienti che potrebbero limitare il flusso luminoso proveniente dalla volta
celeste”. Al paragrafo 5.2 esplicita le condizioni dell’illuminazione e del colore – L’illuminazione
naturale e artificiale degli spazi e dei locali della scuola deve essere tale da assicurare agli
alunni il massimo di comfort visivo; pertanto deve avere i seguenti requisiti:
· livello di illuminazione adeguato;
· equilibrio delle luminanze;
· protezione dai fenomeni di abbagliamento.

I valori minimi di illuminamento sul piano di lavoro sono riportati nella seguente tabella.
illuminamento [lux]
piano dei tavoli negli spazi per il disegno, il ricamo 300
lavagne e cartelloni 300
piano di lavoro in spazi per lezione, studio, lettura, uffici 200
spazi per riunioni, ginnastica 100
corridoi, scale, servizi igienici, spogliatoi, atri 100

I valori che si possono poi trovare nelle diverse normative europee sono dello stesso tenore di
quelli presentati e dipendono sostanzialmente dalla disponibilità energetica del paese. E’ bene
poi adottare un valore minimo di illuminazione anche fuori dal piano di lavoro pari al 70% di
quello realizzato su di esso, in modo da garantire una distribuzione uniforme della luminanza.
Si può concludere dicendo che il fattore medio di luce diurna da ottenere negli ambienti
dipende sia dalla destinazione d'uso generale dell’edificio considerato, sia da quella specifica
del singolo spazio. Nella tabella V sono riepilogati i valori proposti dai vari documenti citati.
Scheda di applicazione progettuale 1

Tabella V. Fattore medio di luce diurna consigliato.


ambito Fmld
locali di residenza 0,02
palestre, refettori 0,02
uffici, scale, servizi igienici, 0,01
spogliatoi
aule, laboratori 0,03
ambienti di degenza 0,03
ambulatori, ambienti per la 0,03
diagnostica
edilizia pubblica 0,06
sovvenzionata

E’ da considerare che il valore riportato per l’edilizia pubblica sovvenzionata risulta nella
maggior parte dei casi in contrasto con le norme che si preoccupano di contenere i consumi
energetici.

Esempio di calcolo del fattore di luce diurna

Si calcoli il fattore di luce diurna all’interno di una stanza di forma rettangolare di dimensioni
in pianta 4,00 m x 3,73 m e altezza 2,70 m. Il locale è dotato di una sola finestra di superficie
1,8 m2 e provvista di doppio vetro il cui coefficiente di trasparenza t1 è uguale a 0,85. Le
caratteristiche geometriche della finestra sono riportate in figura 11. Le pareti sono finite con
intonaco comune, rm = 0,7.

1,20

1,50
3,73

4,00

0,30

particolare A
A

Figura 11. Pianta e dettaglio della finestra.


Scheda di applicazione progettuale 1

Locale considerato

4,34
Edifici vicini

8,64
4,30
14,00

Figura 12.

Di fronte alla finestra ad una distanza di 14 m si eleva un edificio alto.


Individuato Il fattore si valuta in considerazione del seguente prospetto (fig. 12) sull’asse
H - h
delle ascisse della figura 3 il punto corrispondente al rapporto = 0,31 si traccia la
La

verticale fino ad intersecare la curva nel punto corrispondente, sull’asse delle ordinate, al
valore del fattore finestra: e1 = 36%. - Ottenuti: hf/ P = 1,50/0,30 = 5 e lf/ P = 1,20/0,30 = 4 si
trova attraverso il grafico di figura 4 il valore del coefficiente di riduzione: y 1 = 0,86.
Ricavate in tal modo tutte le incognite, si applica la seguente formula:

t j × Aj × e j × y j (0,85 × 1,8 × 0,36 × 0,86)


hm = = = 0,022
S × (1 - rm ) [70,35 (1 - 0,7)]

è quindi verificato il rispetto della condizione hm = 2,2% > 2%.