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596 j Capitolo 7 j Resistenza e stabilità delle strutture

e, quindi, il coefficiente di sicurezza allo snervamento vale


␴s 220
s= = = 1.373
␴eq 160.2

 ␴eq = ␴ 2 + 3␶ 2 Utilizzando il criterio di von Mises, la  fornisce


N
␴eq = 160.2
mm2
e il coefficiente di sicurezza allo snervamento vale
␴s 220
s= = = 1.377
␴eq 159.7

Volendo ottenere un coefficiente di sicurezza allo snervamento pari almeno al va-


lore 1.5 proposto dalla normativa vigente, la verifica deve ritenersi negativa e la
sezione strutturale deve essere potenziata in modo opportuno.

7.1.4 Criteri di scorrimento di Coulomb, Mohr


e Drucker-Prager
Il criterio proposto da Coulomb (1773) per interpretare la rottura a compressione
di materiali lapidei e che ha trovato diffuse applicazioni nello studio delle con-
dizioni di scorrimento nei terreni assume che lo scorrimento avvenga quando su
almeno un piano il modulo della tensione tangenziale t eguagli un valore limite
linearmente dipendente dalla tensione normale s:

␶ = c − ␮␴ (7.27)

Coesione e coefficiente essendo c e m parametri del materiale denominati, rispettivamente, coesione e co-
di attrito interno efficiente di attrito interno; in alternativa, si considera l’angolo di attrito interno
w 5 arctan m. Il criterio, a differenza di quelli di snervamento illustrati nel Para-
grafo 7.1.3, risulta quindi dipendente dalla tensione normale al piano, e quindi
dalla parte idrostatica dello sforzo.
Nel piano delle tensioni risolte (s, t) o di Mohr il criterio di Coulomb è rap-
presentato (Figura 7.26) dalle rette di equazione (7.27) e gli stati limite di tensione

Figura 7.26 Rette limite σ σT


secondo il criterio
di Coulomb nel piano (s, t) τ = –c + μσ
e cerchio di Mohr tangente.

σIII C σI ϕ
σ
c
R τ
–c
– μσ

τ = c – μσ

τ
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7.1 j Resistenza dei materiali da costruzione j 597

sono quelli che appartengono ai massimi cerchi di Mohr tangenti alle due rette.
Ricordando che il raggio del cerchio massimo è R 5 (sI 2 sIII)>2, dalla Figura
7.26 si può esprimere il criterio nella forma R 5 (sT 2 s̃)sen w, dove
s̃5 (sI 1 sIII)>2 e sT 5 c>tan w, quindi in termini della tensione principale mas-
sima sI e minima sIII:
1 1
(␴I − ␴III ) = − (␴I + ␴III ) sen␸ + c cos ␸ (7.28)
2 2

A differenza del criterio di Tresca, il criterio di Coulomb (7.27 e 7.28) fa dipen-


dere la crisi linearmente dalla tensione idrostatica attraverso il termine (s1 1 sIII),
con l’eccezione di attrito interno nullo (w 5 0) nel qual caso i due criteri coin-
cidono e c 5 k.
Nello spazio delle tensioni principali (O, sI,sII, sIII) il criterio (7.28) va espres-
so per tutte le possibili differenze:

␴II − ␴I = ±2c cos ␸ ± (␴I + ␴II ) sen ␸

␴III − ␴I = ±2c cos ␸ ± (␴I + ␴III ) sen ␸ (7.29)

␴III − ␴II = ±2c cos ␸ ± (␴II + ␴III ) sen ␸

che rappresentano le equazioni di sei piani il cui inviluppo è una piramide con
vertice nel punto sI 5 sII 5 sIII 5 sT, che rappresenta la resistenza a trazione
triassiale, e asse coincidente con l’asse idrostatico. Inoltre, le sezioni della su-
perficie laterale della piramide con i piani deviatorici sono esagoni omotetici non
regolari simmetrici rispetto alle tre direzioni principali (n9I, n9II, n9III).
Nel caso di stati di tensione biassiali (sIII 5 0) le (7.29) si particolarizzano
nelle:

␴I ␴II ␴I ␴II
− + =1 − = 1 ␴I = −␴c ␴I = ␴t ␴II = −␴c ␴II = ␴t (7.30)
␴c ␴t ␴t ␴c

avendo posto:

2c cos ␸ 2c cos ␸
␴t = ␴c = (7.31)
1 + sen ␸ 1 − sen ␸

che rappresentano, rispettivamente, la resistenza a trazione e a compressione. L’in-


viluppo delle sei rette (7.27) definisce un esagono non regolare, intersezione della
superficie laterale della piramide con il piano sIII 5 0 (Figura 7.27 e Figura 7.28).
Si osservi come il dominio di scorrimento di Coulomb, essendo definito mediante
due parametri (c, w) sia in grado di descrivere la differente resistenza a trazione
e compressione; inoltre, in assenza di attrito interno w 5 0, risulta che st 5 sc
e l’esagono coincide con quello di Tresca. Inoltre è da rilevare che il criterio for-
nisce eguale resistenza a compressione monoassiale e biassiale, un aspetto che
non trova riscontro nei casi reali e che è dovuto all’indipendenza del criterio (7.25)
dalla tensione principale intermedia sII.
Mentre per gli stati di compressione pluriassiale il criterio riesce a interpretare
le osservazioni sperimentali su terreni e materiali fragili che esibiscono crisi per
scorrimento, viceversa non sembra adeguato a interpretare il fenomeno della rot-
tura per prevalenti stati di trazione, come evidenziato nel Paragrafo 7.1, che risulta
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598 j Capitolo 7 j Resistenza e stabilità delle strutture

Figura 7.27 Dominio σII


di Coulomb per stati σI = σt
di tensione biassiale.
σ σ σt σII = σt
– σI + σII = 1
t c

σt
– σc O σI

σI = –σc
σI σII
σt – σc = 1

– σc
σII = –σc

Figura 7.28 Risultati σ II / σc


sperimentali su calcestruzzo
e dominio di resistenza
di Coulomb.

–1
–0.5 σ I / σc

–0.5
–1 –0.5 Weigler e Becker (1961)
Kupfer et al. (1969)

innescata da tensioni di trazione e non tangenziali. Ciò anche se il dominio limite


per stati di tensione biassiale appare, da un punto di vista esclusivamente feno-
menologico, idoneo a interpretare i domini di resistenza di materiali con differente
resistenza a trazione e compressione. Infine, si osservi dalle (7.31) che l’angolo
di attrito dipende direttamente dal rapporto m 5 sc>st. Generalmente, per il cal-
cestruzzo e le rocce risulta m L 1>10 4 1>12 (cui corrisponde w L 54°); viceversa
per simulare i risultati sperimentali su calcestruzzi in compressione triassiale (Ri-
chart, 1928, si veda la Figura 7.6a) è necessario assumere m L 4 (cui corrisponde
w L 37°), che evidenzia i limiti del criterio per le applicazioni ai materiali a com-
portamento prevalentemente fragile.
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7.1 j Resistenza dei materiali da costruzione j 599

Si consideri un campione di forma cubica di un materiale caratterizzato da coe- j Esempio 7.5


sione c 5 0.2 MPa e angolo di attrito interno w 5 18° soggetto a una compres-
sione verticale sV 5 s3 5 21 MPa. Determinare l’entità della compressione
laterale sH applicata sulla superficie laterale del provino necessaria a evitare lo
scorrimento secondo il criterio di Coulomb.
Si osserva, innanzitutto, che in assenza di compressione laterale il cerchio di
Mohr relativo allo stato di compressione semplice è esterno alle due rette che
esprimono nel piano di Mohr lo stato limite ammissibile (Figura 7.29) e, quindi,
la resistenza allo scorrimento in presenza di compressione semplice non è ve-
rificata. Per garantire la resistenza è, così, necessario applicare una tensione la-
terale detta anche tensione di confinamento. Tensione di confinamento
Aumentando progressivamente la compressione laterale si ottiene un valore
limite

1 − sen ␸ 2c cos ␸
␴Ha = ␴3 + = − 0.23 MPa
1 + sen ␸ 1 + sen ␸

superato il quale i cerchi rappresentativi dello stato di tensione risultano interni


alle rette limite sino a che sH 5 sIII 5 21 MPa. Nel qual caso, lo stato di ten-
sione è idrostatico e il cerchio degenera nel punto (sIII, sIII, sIII). È possibile
incrementare la compressione laterale, con un progressivo incremento del cer-
chio massimo sino al valore

1 + sen ␸ 2c cos ␸
␴Hp = ␴3 + = −2.44 MPa
1 − sen ␸ 1 − sen ␸

per il quale il cerchio massimo risulta tangente alle rette rappresentative dello
stato limite. Pertanto risultano ammissibili le tensioni laterali comprese tra
l’estremo inferiore sHa 5 20.23 MPa e l’estremo superiore spH 5 22.44 MPa.

Figura 7.29
ϕ

2θ p 2θ a c
θp θa
σ Hp σ3 σ Ha σH = 0
σ
Ra c

Rp

τ
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600 j Capitolo 7 j Resistenza e stabilità delle strutture

⎛␲ ␸ ⎞ Nella meccanica delle terre la condizione che determina lo stato limite corri-
 ␪a = ±⎜⎜ + ⎟⎟⎟ spondente a saH viene denominato equilibrio plastico attivo e comporta scorri-
⎝⎜ 4 2 ⎟⎠ menti su piani inclinati rispetto all’orizzontale di un angolo , essendo
Equilibrio plastico passivo 2ua 5 p>2 1 w, mentre quello associato a spH viene denominato equilibrio pla-
e attivo stico passivo e attivo e comporta scorrimenti su piani inclinati rispetto all’oriz-
⎛ ␲ ␸ ⎞⎟ zontale di angolo , essendo 2up 5 p>2 2 w.
 ␪p = ±⎜⎜ − ⎟
⎜⎝ 4 2 ⎟⎟⎠

j Esempio 7.6 Pilastro cerchiato

Si consideri un elemento in calcestruzzo avente resistenza a compressione


sc 5 6 MPa. Nell’ipotesi di validità del criterio di Coulomb, si determini l’in-
cremento di resistenza a compressione dovuto all’applicazione di una tensione
di confinamento pari a sH 5 21.5 MPa.

 Se si assume come parametro il rapporto , valore identificato da Richart, si


ottiene l’angolo di attrito interno w L 37°. Dalla (7.27) si ottiene il valore della
␴c 1 − sen ␸
m= = =4 coesione , che rappresenta la resistenza a tensione tangenziale. Con riferimen-
␴t 1 + sen ␸ to alla Figura 7.14, posto sH 5 sI 5 21.5 MPa, la resistenza incognita è s*c
 5 sIII. Dal criterio (7.28), risulta
(1−sen ␸ )
c= ␴ =1.5 MPa 1 + sen ␸ 2c cos ␸
2 cos ␸ c ␴c* = ␴H − = −12 MPa
1 − sen ␸ 1 − sen ␸

che evidenzia il rilevante effetto del confinamento sulla resistenza e giustifica


l’uso dell’armatura di cerchiatura nei pilastri compressi.

Per superare alcuni limiti del criterio di Coulomb ne è stata proposta una gene-
Criterio di Mohr ralizzazione nota come criterio di Mohr (1900); il criterio assume il secondo
membro della (7.27), che esprime la resistenza al taglio, in termini di una generica
funzione della tensione risolta f(s) nella forma:

␶ = f (␴ ) (7.32)

Secondo il criterio di Mohr gli stati di sforzo corrispondenti alla rottura sono rap-
presentati dall’insieme di cerchi aventi per raggio il valore (sI 2 sIII)>2 e tangenti
Curva intrinseca alla coppia di curve (7.32), che vengono denominate curve intrinseche del mate-
riale (Figura 7.30). Anche il criterio di Mohr è isotropo e non dipende dalla ten-
sione principale intermedia sII. Con riferimento alla Figura 7.15, si può osservare
che se il cerchio di Mohr corrispondente a trazione monoassiale (sI . 0,
sII 5 sIII 5 0) passante per il polo O e il punto A coincide con il cerchio osculatore
alla curva intrinseca in B, lo stato di sforzo limite è di pura trazione (t 5 0), che
si realizza sul piano normale ub 5 0 alla direzione dello sforzo di trazione s 5 st.
Viceversa, il cerchio di Mohr corrispondente a compressione monoassiale è tan-
gente alla curva intrinseca in A e i piani su cui si realizza la condizione limite
(7.32) sono inclinati rispetto alla direzione dello sforzo di compressione dell’an-
golo ua 5 ;(p>4 1 wa>2), dove wa è l’angolo rispetto alla verticale della normale
alla curva intrinseca in A. La rottura a trazione è prevista sul piano normale alla
direzione della tensione applicata, mentre la rottura per compressione è prevista
su piani inclinati. Questa modalità non trova, tuttavia, riscontro su calcestruzzo,
diversi tipi di roccia ecc. quando sono eliminati gli effetti dell’attrito tra i piatti
della macchina di prova e il provino; in tal caso la rottura per compressione sem-
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7.1 j Resistenza dei materiali da costruzione j 601

σc Figura 7.30 Curva


intrinseca di Mohr; cerchi
A limite per trazione
e compressione semplice
A e corrispondenti piani
π e modalità di rottura.
ϕa
2
σc
σc O θb = 0 B
π ϕa σt σ
θa = +
4 2 σt

τ σt

plice avviene con propagazione di fessure parallele alla direzione dello sforzo di
compressione applicato.
Una comune applicazione del criterio di Mohr è ottenuta costruendo la curva
intrinseca come inviluppo del criterio di Coulomb (7.27) e di quello di Galileo- Criterio di Coulomb
Rankine limitato alla sola trazione s 5 st, introducendo così un meccanismo di
rottura a trazione (Figura 7.34). Il criterio di resistenza è definito da tre parametri
c, m e st, con la limitazione st , c>m. Con riferimento ai cerchi di Mohr riportati
in Figura 7.31a, si può osservare che i cerchi tangenti alla retta s 5 st definiscono
stati di sforzo che comportano la rottura per trazione e corrispondono a 2s9c #
sIII # 0. Il dominio di resistenza nel piano delle tensioni principali (sI, sII) è il-
lustrato in Figura 7.31b e risulta l’inviluppo del dominio di Coulomb e di Gali- Criterio di Galileo-Rankine
leo-Rankine limitato alla trazione.
Al fine di considerare l’effetto della tensione principale intermedia sII sul do-
minio limite di resistenza e per far sì che questo sia rappresentato da una superficie
o linea regolare con vantaggi analitici e computazionali, è stato proposto da Druc-

Figura 7.31 Curva


τ = –c + μσ σII intrinseca di Mohr ottenuta
dalla composizione
c σt dei criteri di Coulomb
σt e di Galileo-Rankine.
σc σ′c O σI
σc σ′c O ϕ
σt σ
σ′c

c
τ
τ = c – μσ σc

a) b)
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602 j Capitolo 7 j Resistenza e stabilità delle strutture

ker e Prager un criterio concettualmente analogo a quello di Coulomb, ma basato


su grandezze medie degli sforzi con un approccio analogo a quello considerato
per il criterio di von Mises.
Ricordando che la tensione normale su un piano è s(n) 5 nT Tn, si definisce
Tensione normale media la tensione normale media sulla stella di piani nel punto:

1
␴m =
2␲ ∫Ω ␴ ( n ) d Ω (7.33)

osservando che s(n) 5 sI n21 1 sII n22 1 sIII n23 e ricordando l’espressione dei
coseni direttori definiti nel Paragrafo 7.1.4 la (7.33) diviene:

2␲ 2

∫ {⎡⎣⎢␴I sen2 ␪ sen2 ␸ +␴II sen2 ␪ cos2 ␸ +␴III cos2 ␪ ⎤⎦⎥ } d␪ d␸ =


1
␴m = ∫
2␲
0 0 (7.34)
= (␴I +␴II +␴III )= p
1
3
Criterio di Drucker Prager e dunque corrisponde alla tensione idrostatica. Si può quindi introdurre il criterio
di Drucker Prager nella forma analoga a quella di Coulomb, ma in termini di
grandezze medie:
tm 5 cDP 2 mDPsm (7.35)
dove cDP e mDP assumono il ruolo, rispettivamente, di coesione e coefficiente di
attrito interno. Nel riferimento principale il criterio si pone nella forma:

␮′
(␴I − ␴II ) + (␴I − ␴III ) + (␴III − ␴II ) = c ′ − (␴I + ␴II + ␴III ) (7.36)
2 2 2
3
dove c9 e m9 sono due parametri da determinare sperimentalmente equivalenti a
cDP e mDP. Si può verificare che la (7.36) definisce nello spazio delle tensioni
principali la superficie laterale di un cono con vertice in sI 5 sII 5 sIII 5 c9>m9
nell’ottante positivo; le sezioni della superficie limite con i piani deviatorici sono
circonferenze il cui raggio dipende linearmente dalla tensione idrostatica. I para-
metri possono essere correlati alle resistenze monoassiali; infatti per la trazione
monoassiale risulta , mentre per la compressione monoassiale , da cui si evin-
 ␴t = 3c ′ / (3 2 + ␮ ′)
ce il vincolo .
Nel caso di stati di tensione biassiali (s3 5 0) la (7.36) si particolarizza nella:
 ␴c = 3c ′ / (3 2 − ␮ ′)
⎡ ␮′ ⎤2
 ␮′ < 3 2 2 ⎡⎢␴I2 − ␴I␴II + ␴II2 ⎤⎥ = ⎢c ′ − (␴I + ␴II )⎥ (7.37)
⎣ ⎦ ⎢ 3 ⎥⎦

che è rappresentata nel diagramma di Figura 7.32 per alcuni valori del parametro
m 5 sc>st, da cui è immediato osservare che per m 5 1, ossia m9 5 0, il criterio
coincide con quello di von Mises. Si può osservare che la resistenza a compres-
sione biassiale fornita dal criterio risulta maggiore di quella relativa alla com-
pressione monoassiale, aspetto riscontrabile nei risultati sperimentali su calce-
struzzo e rocce (si veda Figura 7.32 e 7.33). Tuttavia, già per rapporti limitati
m L 2 il dominio presenta resistenza biassiale eccessiva; inoltre il criterio presenta
lo stesso limite già evidenziato per il criterio di Coulomb, ovvero quello di espri-
mere la rottura a trazione come effetto di scorrimenti. Il criterio viene utilizzato
quando è richiesta la regolarità della superficie limite, perché presenta vantaggi
in termini sia analitici sia computazionali, ma deve essere accoppiato con criteri
che controllano la resistenza a trazione del tipo Galileo-Rankine.
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7.2 j Frattura j 603

σII / σt Figura 7.32 Dominio


di resistenza di Drucker-
Prager per stati di tensione
biassiale al variare
1 del rapporto m 5 sc>st.
m=5
1
σ I / σt
m=1

m=2

m=3

Coffin e Schenectady (1950) σII / σc Figura 7.33 Domini


di resistenza della ghisa
m = 3.1 μ = 2.1
lamellare e simulazioni con
il criterio di Drucker-Prager.

–1 –0.5
σ I / σc

–0.5

Cornet e Grassi (1955)


–1 m = 2.4 μ = 1.7

7.2 j Frattura

Il meccanismo di rottura a trazione dei materiali fragili, sinteticamente illustrato


nel Paragrafo 7.1, si manifesta improvvisamente con decoesione del materiale su
piani ortogonali alla direzione della trazione applicata e con assenza di deforma-
zioni residue. Gli esperimenti pongono in evidenza che la tensione di rottura a
trazione st non è una grandezza oggettiva per misurare la resistenza di materiali
fragili. Infatti, al crescere della dimensione del provino, la tensione di rottura a