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PHILOSOPHICAL READINGS

ONLINE JOURNAL OF PHILOSOPHY

ARTICLES

Donato Verardi
Annotazioni sul carattere ‘possibile’ del sapere astrologico tra
Medioevo e Rinascimento 3
Graziella Federici Vescovini

VII La storia astrologica universale. L’oroscopo delle religioni tra


Medioevo e Rinascimento
H. Darrel Rutkin
8

NUMBER 1 Understanding the History of Astrology (and Magic) Accurately:


SPRING 2015 Methodological Reflections on Terminology and Anachronism 42
Nicolas Weill-Parot
L’attraction magnétique entre influence astrale et astrologie au
Moyen Âge (XIIIe-XVe siècle) 55
Maria Sorokina
Un tournant dans la critique de l’astrologie? La ‘Summa de astris’
de Gérard de Feltre 71
Special Issue on:
M EDIEVAL AND R ENAISSANCE Ornella Pompeo Faracovi
Giovanni Pico della Mirandola e la riforma dell’astrologia 93
A STROLOGY
Cesare Catà
Guest Editor: Lumen requirunt lumine. Marsilio Ficino, Nicola Cusano e
Donato Verardi l’iconografia dei Magi nel Rinascimento 110
Fabrizio Lelli
Astrologia e Cabbalà nell’ebraismo italiano rinascimentale 132
Marco Bertozzi
Picatrix a Schifanoia: un’interpretazione magico-astrologica del
Salone dei Mesi 145

REVIEWS 157
Germana Ernst e Guido Giglioni (eds.), I vincoli della natura.
Magia e stregoneria nel Rinascimento (Carocci: Roma, 2012) (Ni-
colas Weill Parot); Germana Ernst e Guido Giglioni (eds.), Il lin-
guaggio dei cieli. Astri e simboli nel Rinascimento (Carocci: Roma,
2012) (Valeria Sorge); David Juste, Manuscripts astrologiques la-
tins conservés Bayerische Staatsbibliotek de Munich (CNRS Edi-
tions: Paris, 2011) (Maria Sorokina); Andrei Timotin, La démono-
logie platonicienne. Histoire de la notion de deimon (Brill: Leiden,
ISSN 2036-4989 2011) (Adrian Pirtea); Ornella Pompeo Faracovi, Lo specchio alto.
Astrologia e filosofia fra Medioevo e prima età moderna (Fabrizio
Serra Editore: Pisa 2012) (Raphael Ebgi); Médicine, astrologie et
magie entre Moyen Âge et Renaissance: autor de Pietro d’Abano (E-
dizioni del Galluzzo: SISMEL, 2013), (Fabio Seller).
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Cattolica di Milano; Piergiorgio Grassi, Università di
Urbino; Margarita Kranz, Freie Universität Berlin;
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rassi, Università Cattolica di Milano; Roberto Mor-
dacci, Università Vita e Salute San Raffaele di Milano;
Ugo Perone, Università del Piemonte Orientale; Ric-
Philosophical Readings cardo Pozzo, Consiglio Nazionale delle Ricerche; José
Online Yearbook of Philosophy Manuel Sevilla Fernández, Universidad de Sevilla.

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Philosophical Readings, ISSN 2036-4989, features ar- stik, Freie Universität Berlin; Luca Gili, Katholieke U-
ticles, discussions, translations, reviews, and biblio- niversiteit Leuven; Eugenio Refini, The Johns Ho-
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versità Statale di Milano; Elio Franzini, Università
Statale di Milano; Alessandro Ghisalberti, Università
Medieval and Renaissance Astrology

Nel corso del secolo scorso, momenti ed


Annotazioni sul carattere ‘possibile’ del aspetti della storia dell’astrologia e della sua
sapere astrologico tra Medioevo e Rina- presenza nella storia della cultura e delle idee
sono stati chiariti da importanti lavori di Bou-
scimento ché-Leclercq, di Franz Boll, Aby Warburg,
Fritz Saxl, Erwin Panofsky, Raymund Kli-
Donato Verardi
bansky, Eugenio Garin. Tuttavia molto resta
Université Paris Est ancora da fare circa la restituzione dei testi e
Centre de recherche en histoire européenne comparée dell’analisi della «storia interna dell’astro-
(CRHEC) logia», che è quella sua propria.
(France) La storia dell’astrologia vede svilupparsi
accanto a tecniche di base, in tempi e contesti
differenti, «procedure in precedenza soltanto

L a storia dell’astrologia è divenuta og-


getto di studio rigoroso soltanto a
partire dalla metà dell’Ottocento,
grazie ai primi contributi, strutturati accade-
micamente, di orientalistica ed egittologia.
abbozzate, ma entrate poi a far stabilmente
parte del corpus delle conoscenze» dell’arte. È,
quella dell’astrologia, una vicenda dal «ritmo
ineguale», che vede definirsi e strutturarsi an-
che un linguaggio tecnico degli astrologi, an-
Condotti in stretta relazione con quelli di anti- cora poco conosciuto2.
chistica e di filologia classica, questi studi Nei grandi manuali di introduzione all’as-
hanno reso disponibili una serie di testi greci, trologia medievale composti durante il secolo
latini, arabi ed ebraici di contenuto astrologi- XIII, (si pensi all’opera di Guido Bonatti e di
co: fra di essi i frammenti di Nechepso- Bartolomeo da Parma), vi sono oscillazioni
Petosiride; i trattati di Manetone, Doroteo, terminologiche tra i due termini, astronomia
Vettio Valente, Tolomeo, Paolo Alessandri- ed astrologia: astrologia è sinomimo di astro-
no, Efestione Tebano; scritti di al- Bīrūnī, al- nomia e viceversa. L’astrologia è l’aspetto
Kindī, Māšā’ allāh, Abū Ma ‘šar, Abenragel, pratico dell’astronomia che è essenzialemente
Abraham bar Hyya, Ibn Ezra1. teorica come matematica. Nell’insegnamento
scolastico cristiano una svolta si avrà con
l’autore dello Speculum astronomie attribuito
                                                                                                                ad Alberto Magno. Questo testo espunge
Le presenti note hanno valore introduttivo al vastis-
simo argomento che si propongono di affrontare e so- dall’astrologia gli aspetti divinatori e magici,
no frutto per lo più di alcune conversazioni con Gra- per raccordarla con la fisica astronomica. Una
ziella Federici Vescovini, che ringrazio sentitamente. posizione di rilievo si avrà poi tra la fine del
1
Cfr. O. POMPEO FARACOVI, Lo specchio alto.
Astrologia e filosofia fra Medioevo e prima età moderna,                                                                                                                
2
Bruniana & Campanelliana, Supplementi, XXXII - Cfr. Ivi, p. 17, testo al quale rimando anche per
Studi, 11, Fabrizio Serra Editore, Pisa 2012. un’ampia ed aggiornata bibliografia.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS  


4   ARTICLES

XIII e gli inizi del XIV secolo grazie all’opera no, a seconda che coltivino di preferenza
di astronomia e di medicina di Ruggero Ba- l’astrologia de nativitate, oppure quella mon-
cone. Bacone infatti, tenterà di riabiliatare diale (l’oroscopo del mondo).
l’astrologia anche nel suo aspetto divinatorio Una prima tradizione è rappresentata
distinguendo tra astronomia, intesa come dall’opera di Al-kindi (VIII-IX secolo),che
scienza dei corpi celesti, astrologia matemati- ha avuto molta fortuna nel mondo latino, per i
ca e le scienze mantiche (che appartengono, trattati e compilazioni di astro-meteorologia.
invece, al campo della magia). Un ulteriore Questi scritti seguiranno un’impostazione
chiarimento in tal senso si avrà in alcune se- dottrinale differente dai Meteorologica di Ari-
zioni del Lucidator di Pietro d’Abano, che se- stotele4 e ne avremo testimonianze fino alme-
guirà le dottrine già sostenute nello Speculum no al Rinascimento5.
astronomiae. La seconda tradizione (secoli VIII-IX) è
L’astrologia medievale latina è nella so- costituita dalle opere di astrologia di Messa-
stanza derivata dal sapere arabo medievale, halla, di Albumasar e dei suoi seguaci nel cor-
che interpreta originalmente l’opera di Tole- so dei secoli: come, per esempio, gli astrologi
omeo3. Nel Medioevo, infatti, Claudio Tolo- ebraici Abramo Savosarda e Abramo Ibn E-
meo è conosciuto attraverso l’elaborazione dei zra. Costoro hanno una posizione del tutto
dotti arabi e persiani. Questi scritti si distin- propria, per via del loro sincretismo astrologi-
guono per differente ispirazione religiosa e co che avrebbe dato luogo, nel mondo latino,
per le fonti antiche a cui, di volta in volta, si a trattati come quello di Giovanni Eschenden,
richiamano. In alcuni di essi sarà più accen- di Pierre d’Ailly o di Biagio Pelacani da Par-
tuata l’influenza orientale, secondo la tradi- ma sull’astrologia universale. Questa genera-
zione persiana, egiziana, babilonese, ermetica, zione di astrologi è la fonte di una astrologia
che insiste sull’importanza delle grandi rivo-
luzioni planetarie o cosmiche, sull’influenza                                                                                                                
4
Aristotle’s Meteorology and its Reception in The Arab
delle divinità ‘decaniche’ o sulle electiones ed World, with an Edition and translation of Ibn Suwar’s
interrogationes, comprendendo procedure di treatise on Meteorological Phenomena and Ibn Bajja’s
invocazioni di spiriti dei pianeti tramite im- Commentary on the Meteorology, Lettinck P. (Ed),
magini e sigilli. In altri, poi, sarà più evidente (Aristoteles semitico—latinus, 10), Leiden, Boston,
il richiamo all’astrologia oroscopica delle ‘na- Köln, 1999.
5
G. FEDERICI VESCOVINI, Note à propos de la
tività’ di Tolomeo interpretate da Omar Tibe-
tradition latine des livres de Météorologie d’Alkindi et
riade, Alì Rodoan, Alfargano. Si devono di- Leonardo, in ‘Tutte le opere non son per istancarmi’. Rac-
stinguere così diverse ‘scuole’ di astrologi e fi- colta di scritti per i settantanni di Carlo Pedretti. Roma,
losofi arabi che influenzeranno il mondo lati- Edizioni associate, Editrice internazionale, 1997, pp.
                                                                                                                101-111; D. VERARDI, L’influenza delle stelle in un
3
Cfr. F. CARMODY, Arabic Astronomical and Astro- trattato in volgare del Cinquecento. Dell’Origine de’
logical Sciences in Latin Traslation, Berkeley and Los Monti di Cesare Rao, «Philosophical readings», 2,
Angeles, 1596, pp. 23-51. 2012, pp. 15-23.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 5  

universale che si fonda sull’oroscopo delle re- non essere, giustificando la realtà in quanto
ligioni e che avrà un seguito anche nei secoli contingente.
XV e XVI. D’altro canto, già per Tolomeo l’astrologia
Su tutti avrà grande fortuna fino al Rina- non era una scienza dimostrativa, di verità ne-
scimento inoltrato l’opera di Albumasar (IX cessarie, ma una disciplina empirica, pratica,
secolo)6. Egli contaminerà l’impianto dell’as- in quanto conduce ad una previsione conget-
tronomia-astrologia di Tolomeo con proble- turale, ad un prognostico naturale fondato
matiche religiose dell’Islam, dottrine aristote- sull’osservazione delle disposizioni naturali
liche, neoplatoniche e stoiche. Sul piano tecni- dell’individuo, delle sue abitudini originarie
co recupererà alcuni elementi riconducibili al- dipendenti dalla sua ‘complessione’ così come
la tradizione babilonese, egiziana e persiana è ‘scritta’ nella sua configurazione del cielo di
costruendo in questo modo la cosiddetta sfera nascita. Il ‘giudizio’ sul futuro è, quindi, solo
‘barbarica’ medievale. I latini conosceranno probabile e si fonda su conoscenze astro-
Albumasar tramite le due traduzioni latine logiche corrette. La validità della previsione
della sua opera, realizzate nel XII secolo da probabile del pronostico astrologico è assicu-
Giovanni di Siviglia e da Ermanno di Carin- rato dalla matematica, che garantisce il fon-
zia. damento razionale per la determinazione
Albumasar, come in un certo senso già To- dell’ora su cui si costruisce l’oroscopo.
lomeo nel Quadripartito, cerca di spiegare in- L’Introductorium maius di Albumasar è così
direttamente il dualismo tra il divenire imper- una tappa fondamentale nel dibattito concer-
fetto della generazione delle forme contingen- nente l’inevitabilità o meno del giudizio
ti sublunari e il moto perfetto circolare delle dell’evento futuro e sarà discusso nelle opere
entità eterne superiori. Albumasar, ispirandosi maggiori di astrologia medievale come lo
a dottrine di matrice stoica e neoplatonica, si Speculum astronomiae attribuito ad Alberto
esprime a favore della contingenza degli even- Magno e il Lucidator di Pietro d’Abano.
ti: questi, prima che accadano, sono in poten- Nel XIV secolo è proprio l’Abanense a
za nella guida delle stelle. Una volta accaduti, giustificare l’astrologia contro i suoi detrattori
sono necessari. Pertanto, l’astrologia è la fondandola sulla geometria degli eccentrici e
scienza della previsione degli accadimenti degli epicicli, ovvero, sulla matematica, con
‘possibili’ futuri. Questo ‘possibile’ astrologi- cui sono spiegati i movimenti apparentemente
co è tra il necessario e l’impossibile: è nel contrari dei pianeti. Come risulta dalla sua
mezzo delle due alternative, tra essere così e opera più importante di astronomia (astrolo-
                                                                                                                gia), il Lucidator dubitabilium astronomiae7,
6
Cfr. G. FEDERICI VESCOVINI, La divinazione Pietro applica all’astrologia il concetto di
astrologica araba e Abu-Mashar (Albumasar), in Il futu-                                                                                                                
7
ro. Previsione, pronostico, profezia (A. Lepschy e Man- PIETRO D’ABANO, Lucidator, in Trattati di astro-
lio Pastore Stocchi, Ed.), Venezia, Istituto Veneto di nomia, a cura di G. Federici Vescovini, Padova, Edi-
Scienze, 2005, pp. 223-238. toriale Programma, 1991.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


6   ARTICLES

scienza matematico-geometrica di Tolomeo cium, fondato su gradi e aspetti matematici,


(che deriva dall’impianto geometrico Ficino propugnerà l’idea di un libero inseri-
dell’Almagesto), in contrasto con la dottrina mento dell’uomo entro gli eventi voluti dal
delle sfere omocentriche, senza contrari e cielo: un cielo che si muove per la sua forma
quindi perfette della cosmologica di Aristotele intrinseca che è la sua anima, invisibile, libera,
e dei suoi commentatori. Questo dibattito razionale. Egli polemizzerà contro tutte le
coinvolgerà diverse generazioni di filosofi ed tecniche, le astruse dottrine di Avicenna e dei
astrologi fino a Rinascimento inoltrato. suoi seguaci Arabi e Latini.
Nel XV secolo, l’astrologia è parte del re- Altrettanto significativa è la posizione di
cupero umanistico di testi antichi, soprattutto Pico della Mirandola. Egli, dopo un primo pe-
stoici e latini. Accanto ai testi della tradizione riodo in cui aveva proposto una originale ri-
araba, che pure continuano ad avere una certa lettura dell’astrologia ispirata ai testi della qa-
fortuna ed autorevolezza, si diffondono testi ballah, scrive le Disputationes adversus astrolo-
greci fino ad allora poco o per nulla conosciu- giam divinatricem, «spietata macchina da guer-
ti. Pertanto, l’arte astrologica entra anche nel- ra, tesa a distruggere sotto ogni aspetto la so-
la riflessione di un insigne protagonista della stenibilità e la credibilità dell’astrologia».9 Dal
Firenze medicea, Marsilio Ficino, il quale, per punto di vista della scienza necessaria di Ari-
distanzarsi dall’astrologia medievale, si ri- stotele così come interpretata da Pico,
chiama a Plotino ed è persuaso che il mondo è un’astrologia come quella di Tolomeo10, che
‘tutto vivo’, che tutto ha animule, e che, per- riconosce essa stessa il suo carattere congettu-
tanto, è possibile per l’uomo, tramite oppor- rale, non può ritenersi scientifica. Citando
tune ‘esche’, attrarre il favore delle anime dei Agostino, Pico afferma che qualsiasi cosa gli
cieli. Con Ficino muterà la concezione del cie- astrologi predicano lo fanno «occulta daemo-
lo, la cosmologia e, con essa, la stessa idea di num afflatione»11. Questa commistione tra ari-
astrologia8. Egli condannerà il determinismo stotelismo e agostinismo la ritroveremo accre-
di ‘certa’ astrologia narturale fisica dei medie- sciuta nell’età della Controriforma, dove la
vali, recuperando, invece, quella visione co- fortuna del testo pichiano sarà notevole.
smologica riconducibile ai neoplatonici che Ma Pico è presto accusato da autori come
attribuivano agli astri valore di segni e non di Bellanti e Pontano di non aver compreso a
cause. Contro i medievali che pretendevano
di ‘controllare’ gli eventi tramite il loro iudi-                                                                                                                
9
O. POMPEO FARACOVI, Il linguaggio dei cieli.
                                                                                                                Astri e simboli nel Rinascimento, a cura di G. Ernst e G.
8
G. FEDERICI VESCOVINI, L’espressività del cielo Giglioni, Carocci, Roma, 2013, p. 91.
10
di Marsilio Ficino, lo Zodiaco medievale e Plotino, «Bo- Cfr. GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA,
chumer philosophisches jahrbuch Für Antike und Disputationes adversus astrologiam divinatricem, a cura
Mittelalter», (Herausgegeben von Burkard Mojsisch, di Eugenio Garin, Firenze, Vallecchi, 1946, vol. 1, p.
Olaf Pluta, Rudolf Rehe). Band 1, 1996, pp. 111-125. 7.
11
Ivi, p. 172.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 7  

fondo i fondamenti dell’astrologia, essendosi Tuttavia, nonostante le critiche dei suoi


ispirato, invece, a posizioni riconducibili alla numerosi e sempre più agguerriti avversari,
propaganda di Savonarola. In tale contesto l’astrologia, intesa come arte congetturale,
occupa un posto di rilievo il fenomeno del ‘ri- continuerà a godere di grande rispetto tra i
torno a Tolomeo’, del quale uno dei fautori suoi cultori, confortati dalle conferme empiri-
più illustri è Girolamo Cardano. Nella sua o- che della sua corretta applicazione.
pera astrologica più significativa, il Commento
al Quadripartito di Tolomeo, Cardano sottrae ***
quello che egli considera il più grande classico
dell’astrologia alle reinterpretazioni arabe e Al momento di licenziare questo lavoro
medievali, sottolineando il ruolo di indagine sull’astrologia medievale e rinascimentale so-
naturale di tipo congetturale che l’arte ricopre no lieto di ringraziare i maestri e gli amici che
nell’autentica lezione di Tolomeo. hanno voluto prendervi parte: Marco Bertoz-
La «svolta tolemaica» porterà, nel corso del zi, Cesare Catà, Raphael Ebgi, Graziella Fe-
Cinquecento, a reimpostare il discorso relati- derici Vescovini, Fabrizio Lelli, Adrian Pirte-
vo al carattere deterministico dell’astrologia e a, Ornella Pompeo Faracovi, Darrel Rutkin,
di replicare alle accuse, diffuse e insidiose, di Fabio Seller, Valeria Sorge, Maria Sorokina,
abolire la libertà delle scelte umane. Ma le ri- Nicolas Weill-Parot. Un sentito ringrazia-
serve di Sisto V12 nei confronti delle arti divi- mento va a Germana Ernst, per i preziosi con-
natorie, esposte nella bolla Coeli et terrae del sigli, la gentilezza e la disponibilità offertami
1586, e poi quelle di Urbano VIII codificate sin dalle primissime fasi di lavorazione della
nella Inscrutabilis, contribuiranno, insieme alla rivista.
rivoluzione astronomica di Galileo e all’af-
fermarsi della meccanica newtoniana, alla crisi
di una dottrina che, in precedenza, aveva co-
nosciuto, invece, una fioritura straordinaria.
                                                                                                               
12
Cfr. G. ERNST, Dalla bolla Coeli et terrae
all’Inscrutabilis. L’astrologia tra natura, religione e po-
litica nell’età della Controriforma, in EADEM, Religio-
ne, ragione e natura. Ricerche su Tommaso Campanella
e il tardo Rinascimento, Milano, Franco Angeli, 1991,
pp. 255-279. Sulle fonti della Coeli et terrae e sul pen-
siero di Sisto V mi permetto di rinviare anche a D.
VERARDI, ‘Gli astri, gl’angeli e li vescovi’. Le fonti
patristiche e medievali del pensiero astrologico di Sisto V,
«Rivista di Storia e Letteratura religiosa», 46, 2011,
pp. 147-156.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


8   ARTICLES

l’astrologia era fondata sul Quadripartito di


La storia astrologica universale. Tolomeo, sul fondamento dell’astronomia
L’orscopo delle religioni tra Medioevo e dell’Almagesto.
Con Tolomeo la tecnica astrologica è sot-
Rinascimento tratta agli indovini e viene strettamente con-
nessa con la riflessione filosofica della fisica
Graziella Federici Vescovini
celeste e terrestre di Aristotele. Così nella di-
Dipartimento di Scienze dell’Educazione scussione sul computo dei tempi indicato dai
Università di Firenze profeti nella storia sacra, nel senso spirituale
(Italia) delle profezie, si tendeva a dare un valore
tutto figurato alla fine del mondo e del tem-
po di cui parlano le Scritture, come del mo-
1. Introduzione mento della Redenzione d’Israele per i Giu-
dei, dell’Avvento dell’Anticristo per i cri-

G li astrologi nell’antichità erano


comunemente chiamati i “Divini”
secondo la definizione delle E-
tymologiae di Isidoro di Siviglia (560-636)
che riprendeva un tema del Fedro platonico.
stiani, o la distruzione della religione di Ma-
ometto per i mussulmani. Mancava ai filosofi
e scienziati delle tre religioni monoteistiche
una conferma scientifica delle loro storie sa-
cre che essi cercarono nei modelli matemati-
Essi erano i divini perché “divinatori” ispira- ci dell’astronomia-astrologia di Tolomeo.
ti dagli dei, così come Platone li aveva defi- Essi si posero il problema della
niti quando aveva parlato della mania amo- intelligibilità della storia rivelata nel Libro,
rosa e della pazzia o furore divino che si im- nella sua proiezione nel futuro delle profezie.
possessava dell’ indovino quando vaticinava. E nacque la convinzione che tale
Cosi qualunque previsione del futuro come comprensione fosse possibile nella lettura
quella letta negli astri si riteneva che fosse dello scorrere del tempo secolare scandito
dovuta all’intervento della divinità, che “i- dai transiti dei corpi celesti a cui
spirava” il “divinatore” e dunque era pari a corrisponderebbero gli eventi divini. La sto-
quella che le religioni chiamavano profezia. ria del mondo nelle sue vicende alterne verrà
Da questa tradizione era conseguita l’idea spiegata con le scansioni universali degli
dello stretto nesso tra previsione astrologica, eventi maggiori secondo il succedersi dei
“divinazione” e profezia. L’astrologia viene transiti dei pianeti lenti e veloci, ossia delle
così a riguardare anche la religione o, me- apparizioni delle grandi o piccole con-
glio, tutte le religioni rivelate nel Libro, se- giunzioni planetarie e anche delle eclissi.
condo le loro vicende storiche narrate nel Così la volta celeste non misura solo lo scor-
Vecchio e nel Nuovo Testamento o nel Co- rere del tempo terrestre ma anche i grandi
rano. eventi della Storia Sacra passati, presenti e
Nel Medioevo latino fino al secolo XVII, futuri. La storia dei popoli e delle religioni,
retta dai disegni di Dio che sono imperscru-
PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015
MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 9  

tabili e invisibili in sé, ma di cui tracce si del De caelo di Aristotele che non trattò mai
hanno nelle profezie, possono essere inter- di tecniche astrologiche, dandone solo il ge-
pretati nei segni che Dio stesso impresse nei nerico principio per la generazione delle
cieli quando creò il firmamento. Fu sensibili- forme), furono astrologi matematici esper-
tà comune dei dotti delle tre religioni di leg- tissimi (astrologia e astronomia erano allora
gere nei cieli il futuro degli eventi straordi- termini sinonimi). I maestri fondatori di
nari delle loro religioni e pertanto nel XIII questa astronomia-astrologia si richiamaro-
secolo, al tempo di Bacone, essi temevano no meno ad Aristotele, quanto più
l’arrivo dell’Anticristo, gli arabi l’invasione all’Almagesto di Tolomeo che forniva i fon-
dei pagani che avrebbero portato la distru- damenti dell’astrologia del Quadripartito,
zione del loro popolo e della religione di rielaborando una tecnica più raffinata e
Maometto, e gi ebrei attendevano la loro complessa rispetto a questa opera, contami-
Redenzione. nandola con le tecniche astrologiche orienta-
Questa concezione astrologica dei grandi li indiane e persiane. Essi furono il giudeo di
eventi del mondo come le religioni era fon- lingua araba Mesahalla e Albumasar, un po’
data sulla dottrina delle grandi congiunzioni. più giovane di questi.
Sembra che essa sia apparsa nel periodo sas-
sanide, allorché i fedeli di tutte le religioni
praticate nell’Impero vivevano nell’aspet- 2. Le fonti
tativa più o meno prossima della fine del
mondo. Questa concezione astrologica del
mondo era anche in sintonia con un passo
del Timeo (39, D) dove Platone sviluppava
la teoria di un ritorno di tutti i pianeti al me-
desimo grado (detta anche teoria del Grande
C ostoro elaborarono una astrologia
mondiale con la complessa teoria
delle grandi congiunzioni planeta-
rie chiamata anche delle Rivoluzioni degli
anni del mondo, che aveva al suo centro la
Anno o Anno Perfetto), dottrina che dava spiegazione del nascere e perire dei regni e
origine all’idea dei cieli pluriennali catastro- soprattutto delle religioni, dei cataclismi e i
fici o meno dell’universo. Il problema diluvi universali. La loro teoria congiunzio-
dell’ordine cosmico fu connesso con la de- nista produsse commenti e interpretazioni
terminazione scientifica del succedersi del numerose, ma alcuni dotti delle tre religioni
tempo letto dagli astronomi nei transiti cele- interessati a anticipare il futuro delle profezie
sti. (sebbene fortemente contrastati dalle autori-
Fino al secolo XVI con il rinnovamento tà dottrinali delle loro religioni) se ne appro-
dell’astronomia di Galileo, buona parte degli priarono.
astronomi dei secoli anteriori (ma non di
quei filosofi peripatetici cristiani esponenti
della teologia scolastica del secolo XIII co-
me Tommaso di Aquino, fedeli alla lettura

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10   ARTICLES

2.1. Messahalla non scandisce i periodi delle congiunzioni


massime, maggiori, medie e piccole come farà

M essahalla, giudeo di lingua araba,


attivo sotto al-Mansur e al-
Mamun, (770 circa – 815)1, ha ela-
borato una opera, Le grandi congiunzioni, le na-
zioni e i popoli, la quale i latini conobbero so-
Albumasar, secondo i periodi delle triplicità
che per Albumasar sono di 20, 120, 240, 960
anni che è la congiunzione massima che per
approssimazione misura il millennio. Pertanto
la definizione di massima, maggiore, media e
prattutto attraverso un altro suo scritto piccola varia a seconda che si tratti di una con-
l’Epistola sulle eclissi tradotta nel 1148 da Gio- giunzione di Saturno e Giove all’interno della
vanni di Siviglia in latino da una versione e- stessa triplicità, oppure al passaggio in una
braica. Questa opera ebbe una straordinaria nuova triplicità, secondo questi periodi stabili-
fortuna come risulta anche dalle numerose e- ti. La massima è sempre quella di 960 anni che
dizioni che si ebbero nel Rinascimento. indica l’approssimarsi del millennio. Tuttavia,
La sua teoria delle Grandi congiunzioni2 sul poiché Albumasar aveva stabilito che i grandi
piano tecnico non è la stessa di Albumasar, an- mutamenti nelle religioni e nei popoli avven-
che se l’impianto teorico è comune. Egli cerca gono dopo il succedersi di 12 congiunzioni di
di integrare la teoria sassanide dei cicli del Giove con Saturno e che ognuna avviene ogni
tempo del mondo all’interno dell’astrologia 20 anni, e dunque (20 per 12) ogni 240, l’inizio
mondiale di Tolomeo senza contraddirla, ma della successiva congiunzione maggiore al
completandola. Diversamente da Albumasar passaggio di una successiva triplicità dopo i
egli dà molta importanza non solo alle con- passaggi nei primi 4 elementi (ossia da fuoco a
giunzioni dei pianeti superiori, i lenti (Saturno, fuoco) che era la grande, poteva essere chia-
Giove e Marte) ma anche a quelli inferiori, i mata massima, la precedente piccola e quelle
minori, i veloci (Mercurio, Venere e Luna, il intermedie medie. Le grandi poi potevano es-
“luminare” concepito come un pianeta) asso- sere chiamate in generale quelle dei tre pianeti
ciati al Sole e quindi alle eclissi dei due “lumi- superiori (di Saturno Giove Marte), le medie
nari”. Egli mette in relazione questi transiti al- quelle di Marte, e le piccole quelle dei pianeti
le diverse regioni della terra, introducendo veloci, sempre associati al Sole, come sostene-
quindi anche una geografia astrologica. Mes- va Messahalla secondo la testimonianza del
sahalla non introduce il calcolo delle triplicità suo discepolo Sadan (vedi più avanti). Esiste-
pur conoscendole, come farà Albumasar e così va quindi una notevole varietà di significati su
questi termini anche se per lo più con grande o
                                                                                                               
1
F. J.,CARMODY, Astronomical and Astrological maggiore si indicava la congiunzione dei tre
Science in Latin Translation, Berkeley, University Ca- pianeti superiori (solo in questo caso indicava
lifornia of Press, 1956. il millennio), con piccola quella con i pianeti
2
E. S. KENNEDY, D. PINGREE, eds., The Astro- inferiori più veloci, con media quella con pe-
logical History of Masha-allah, Cambridge Mass.:
riodi di movimenti intermedi tre i pianeti ve-
Harvard University Press, 1971).
loci e quelli lenti come Marte.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 11  

2.2. Albumasar e la teoria congiun- zione generale la quale in forma riassunta ed


zionista esposta semplicemente (Introductorium minus
o Ysagoga Alcabitii (Alkabizio, Al-Qabi’si,

M essahalla e soprattutto Albumasar


introdussero l’idea dell’oroscopo
delle religioni e la loro dottrina
eserciterà una influenza grandissima fino alla
fine del secolo XVII.
morto intorno al 967, attivo a Mosul), tra-
dotto nella prima metà del secolo XII da
Giovanni Ispano, costituì un testo di inse-
gnamento di base5 dell’astronomia nelle Fa-
coltà di arti, filosofia e medicina delle Uni-
Albumasar o Abu Masar b.Muhammad al- versità europee del secolo XIV fino alla me-
Balki (Hurasan 786 - Bagdad 886), è stato tà del XV anche per la sua traduzione nelle
l’astrologo più famoso nel mondo arabo- lingue volgari. In quel periodo i fondamenti
latino fino all’età moderna. Le sue opere dell’astrologia tolemaica, passati attraverso i
maggiori conosciute dai latini in traduzione commenti degli astrologi arabi, erano i prin-
furono l’Introductorium maius in astronomiam cipi basilari dell’insegnamento della medici-
o astrologiam (le due discipline erano sino- na e della filosofia naturale (physis). A com-
nime a quel tempo) in otto libri. Essa ebbe plemento della sua prima opera di introdu-
ben due traduzioni diverse negli stessi anni zione all’astrologia, nel De magnis coniun-
(una di Giovanni Ispano e l’altra di Ermanno ctionibus Albumasar sviluppa un’idea, che
di Carinzia). Compose il De magnis coniun- era stata elaborata prima di lui da Messahalla
ctionibus in otto libri e l’opera più breve tra-
                                                                                                               
dotta da Adelardo di Bath anche con il titolo Lemay, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1995,
De revolutionibus annorum mundi o De mun- 9 vv.
5
do: Isagoga Japharis in astronomiam. Ma nu- G. FEDERICI VESCOVINI, I programmi degli in-
merosi estratti di queste opere circolarono segnamenti del Collegio di Medicina, Filosofia e Astro-
logia dello Statuto dell’Università di Bologna del 1405,
anche anonimamente.
in J. Jamesse ed., Roma magistra mundi, Mélanges ef-
Il De magnis coniunctionibus è opera matu- forts à Père L.E. Boyle, t. I, Louvain la Neuve, FI-
3
ra di Albumasar redatta tra l’861 e l’866 e ri- DEM, 1998, pp. 193-223; sulla traduzione in francese
prende e rielabora le idee centrali del trattato dell’Alcabizio cfr. E. POULLE, Horoscopes princiers
maggiore l’Introductorium maius in astrono- des XIVe et XVe siècle, in dello stesso Astronomie pla-
miam (o astrologiam)4. Questa è una tratta- nétaire au Moyen Âge latin, Variorum Reprints, Alder-
shot, Ashgate, 1996, VIII, pp. 63-64; R. LEMAY, The
                                                                                                                Teaching of Astronomy in Medieval University, Princi-
3
ABU MA’SAR, On Historical Astrology. The Book of pally at Paris, «Manuscripta», 20 (1976), pp. 280-215.
Religion and Dynasties (De magnis coniunctionibus), L’opera di Alcabizio fu edita a Bologna nel 1473, a
Latin text, ed Ch. Burnett, Arabic-latin, Latin-arabic Venezia nel 1481 e per le successive edizioni fino al
Glossaries, ed. K. Yamamoto and CH. Burnett, Lei- 1586 cfr. F. J. CARMODY, Arabic Astronomical and
den, Brill, 2000, 2 vv. Astrological Sciences in Latin Translation, Berkeley and
4
ALBUMASAR, Introductorium in astronomiam, Au- Los Angeles, University of California Press, 1956, pp.
gusta, E. Ratdolt, 1485; testo latino e arabo ed. R. 146 e segg.
 

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12   ARTICLES

(Masha’allah operante sotto al-Mansur e al cosa si dovesse intendere per congiunzione


Mamum tra il 770 e l’815) nel De revolutioni- grande, media e piccola, nonché per triplici-
bus annorum mundi, che riguarda non la sto- tà, senza tuttavia articolare l’una nozione con
ria della vita di un individuo scandita dai l’altra. E sarà Albumasar che l’arricchirà di
transiti dei pianeti, (la cosiddetta astrologia queste combinazioni. Due pianeti si dice che
delle natività, De nativitatibus), ma la storia sono in congiunzione quando essi hanno la
del mondo nelle sue vicende annuali, ven- medesima longitudine, qualunque sia la lati-
tennali, secolari e millenarie con il sorgere tudine. Per triplicità (triplicitas) si intende la
dei regni, degli imperi, degli spopolamenti traduzione latina di trigona vel triquetra, ter-
delle terre per i diluvi e la nascita delle reli- mini con cui si indicava l’aspetto armonico
gioni. Il comparire o anche lo scomparire di tra i segni del medesimo elemento6, essendo i
questi grandi eventi universali è ricondotto segni suddivisi secondo i quattro elementi:
ai transiti dei pianeti maggiori, i più lenti fuoco, aria, acqua, terra. Triplicità di fuoco:
quali Saturno e Giove quando si congiungo- Ariete, Leone, Sagittario. Triplicità d’aria:
no a quelli più veloci, Marte, Mercurio e Ve- Gemelli, Bilancia, Acquario. Triplicità di
nere e così, approssimativamente, scandi- acqua: Cancro, Scorpione, Pesci. Triplicità
scono il passare di un anno, di un ventennio, di terra: Toro, Vergine, Capricorno. I dodici
di un secolo e di un millennio. In altri termi- segni erano dunque divisi in quattro triango-
ni l’oroscopo degli eventi mondiali che de- li equilateri e a ciascun triangolo presiedeva-
scrive la storia del mondo è riferito alle no come Signori (Domini) di questi segni, i
‘congiunzioni’ con le quali essi sono in corri- due pianeti maggiori Giove e Saturno ai
spondenza e per tale motivo questa partico- quali si aggiungeva un terzo pianeta più ve-
lare dottrina astrologica è stata chiamata loce come compagno (socius) secondo le teo-
“congiunzionista”. rie della esaltazione, domicilio e caduta dei
pianeti7. Quest’ultime dottrine erano state
variamente elaborate dagli astrologi arabi e
3. La teoria congiunzionista latini medievali, non sempre in accordo tra
di loro come Messahalla, Alkindi, Albuma-

E ssa è fondata sull’idea della successio-


ne delle congiunzioni di Saturno e di
Giove che sono ritenute percorrere
una dopo l’altra, i differenti segni della me-
desima triplicità in ragione di 12 congiun-
sar, Alkabizio8.

                                                                                                               
6
ALBUMASAR, Introductorium maius, libro V, diff.
XIII «in dominis triplicitatis», ed. Lemay, vol. V, pp.
200-201.
zioni per ciascuna triplicità, il che condur- 7
In part. su questa casistica cfr: C. NALLINO, Albat-
rebbe dopo quattro cicli di 12 congiunzioni i tani sive Albategni Opus astronomicum, Milano (Pub-
due pianeti al punto di origine di rivoluzione blicazioni del Regio Osservatorio di Brera, XV),
1903, Introduzione, vol. I.
fissata al grado 0 dell’Ariete (come ho ac- 8
Cfr. C. NALLINO, op. cit, ibidem.
cennato sopra). Messahalla aveva stabilito

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 13  

Queste dottrine furono rielaborate anche filosofo Abramo Savosarda nella sua opera
dai maggiori astronomi ebrei del secolo XII, di astrologia mondiale, il Liber revelatoris10,
Abramo Bar Chijja (Savosarda) e Abramo vissuto nella prima metà del sec. XII. Dando
ibn Ezra (Avenazre) nelle loro opere De ma- per supposto che tra due piccole congiunzio-
gnis coniunctionibus e conosciute per le tradu- ni successive passano 20 anni, si dà la regola
zioni di Enrico Bate di Malines e di Pietro di apparenza astronomica per determinare il
d’Abano. Esse contribuirono a stimolare ac- millennio che è l’intervallo preso a unità di
cese discussioni nel Rinascimento. misura da parte dei congiunzionisti. Scaturi-
Si chiama “piccola” congiunzione quella sce da questa dottrina astrologica universale
che si riferisce ad un transito della medesima una concezione della storia del mondo fatta
triplicità, con esclusione della prima con- dipendere dalla rivoluzione degli astri la
giunzione la quale ha il nome di “media”, quale contraddistinse la visione di una storia
perché segna il passaggio in una nuova tri- lineare scandita dai transiti planetari fino al
plicità rispetto alla “grande” precedente (es- Rinascimento, allorché viene meno nel seco-
sendo suddivise per tre come le triplicità). lo XVII con la rivoluzione astronomica di
La teoria è complessa perché unisce la suc- Copernico e Galileo. Questa concezione a-
cessione delle triplicità con la successione strologica della storia ha costituito il tentati-
delle congiunzioni. Questa è stata una delle vo di costruire una mediazione tra storia sa-
principali innovazioni introdotte da Albuma- cra e storia profana, tra una teologia della
sar rispetto alla teoria più semplice di Messa- storia e una filosofia naturale della storia11;
halla che non aveva fornito i calcoli com- nacque così una concezione teocentrica della
plessi dovuti al passare delle triplicità da una storia astrologica.
all’altra, con quello più semplice9 delle rivo-
luzioni e congiunzioni planetarie. Pertanto
quando i transiti delle grandi congiunzioni di
                                                                                                               
Saturno e Giove in tutte e quattro le triplicità 10
M. J. MILLAS-VILLICROSA, La obra enciclopedi-
si sono compiuti e i pianeti tornano al grado ca di R. Abraham bar Hiyya, in Estudios sobre Historia
0 dell’Ariete nella triplicità di fuoco abbiamo de la ciencia española, Barcellona, C.S.I.C., 1949, pp.
la congiunzione massima o fortis come l’ha 219-62. Il Millas-Vallicrosa tradusse in spagnolo il te-
chiamata il grande astrologo, matematico e sto dall’ebraico. Cfr. ora C. SIRAT, History of Jewish
Philosophy in the Middle Ages, Cambridge, Cambri-
                                                                                                                dge Univ. Press., 1986, pp. 97-112.
9 11
Sulla testimonianza di Abu-Sa’id Shadhan b.Bar, di- K. POMIAN, Astrology as a Naturalistic Theology of
scepolo di Abumasar su una particolare teoria di Mes- History, in “Astrologi allucinati”. Stars and the End of
sahalla della piccola congiunzione cfr. SADAN, I se- the World in Luther’s Time, Berlino-New York, De
greti astrologici di Albumasar, trad. it. G. Federici Ve- Gruyter, 1986, pp. 38-43; T. GREGORY, Temps a-
scovini, Torino, Aragno, 2002, p. 79 (testo latino a cu- strologique et temps chrétien, in J.M. LEROUX, Le
ra della stessa in «Archives d’histoire doctrinale et lit- temps chrétien de la fin de l’Antiquité au Moyen Âge,
téraire du Moyen Âge», 65 (1988), pp. 297-330. Paris, C.N.R.S., 1984, pp. 557-73.

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14   ARTICLES

4. La concezione teocentrica della mente teocentrica e sacra svincolata dalla con-


storia astrologica tingenza delle vicende terrene. Dalla teoria
delle grandi congiunzioni di Albumasar deri-

A lcuni dotti si erano posti il problema


della intelligibilità della storia bibli-
ca nella sua proiezione nel futuro
delle profezie. Oltre i cristiani anche gli ebrei,
i quali sopratutto nei primi secoli, ma anche
vava anche la dottrina che le religioni o sette,
erano sei.

5. Le sei religioni
successivamente (come ci narra Giambattista
Bernardo de Rossi nel suo Trattato della vana
aspettazione degli Ebrei del loro Messia), atten-
devano la venuta del loro Messia12. Nacque la
convinzione che tale comprensione fosse pos-
sibile nella lettura del passare del tempo misu-
A lbumasar dedica il primo trattato a
spiegare le nascite dei profeti e delle
religioni secondo il moto universale
delle congiunzioni maggiori che riguardano i
tre pianeti superiori già citati: Saturno signifi-
rato nella volta celeste secondo i transiti degli ca sfortuna e durezza, Giove leggi e decreti,
astri ai quali corrisponderebbero gli eventi di- giustizia; Marte guerre e vittorie, e i tre pianeti
vini. Così la volta celeste non misura solo lo inferiori: Venere, Mercurio, Luna, rispettiva-
scorrere del tempo terreno, ma anche i grandi mente Venere i matrimoni, Mercurio la scrit-
eventi della storia sacra, passati, presenti, e fu- tura e il calcolo; la Luna, pianeta terzo che
turi i quali possono essere anticipati con il cal- succede a tutti gli altri (“planetam tertium
colo astronomico. Si origina così una conce- succedentem”13), viaggi, spostamenti, accre-
zione teocentrica della storia astrologica, per- scimenti e diminuzioni. Tutti sono associati al
ché l’evento astrologico è concepito come Sole. Questi sono i sei principi generali delle
connesso strettamente a quello sovrannaturale congiunzioni universali. Esse iniziano dalla
sul presupposto che i disegni di Dio, la sua rivoluzione dell’anno in cui si ha la congiun-
Provvidenza, si leggono nei cieli e così le sorti zione dei tre pianeti superiori (Saturno, Giove
terrene risultano indissolubilmente legate al e Marte) che avviene in 960 anni circa. Questa
piano divino in un nesso di secolare e spiritua- è la congiunzione massima. Pertanto le cose
le. Questa concezione fu tuttavia avversata su (res) o principi dai quali è significata la pre-
due fronti: sia dai sostenitori di una storia pu- scienza degli effetti universali e delle loro par-
ramente profana a cui poteva essere ricondot- ticolarità nei tempi futuri, sono tratti (acci-
to l’oroscopo delle religioni di Albamasar, che piantur) da questi sei inizi o fondamenti (prin-
da quanti la concepivano come sant’Agostino cipia).14 Il computo inizia da questa congiun-
e i suoi seguaci in una prospettiva rigorosa- zione massima millenaria; poi si incomincia a
                                                                                                                                                                                                                               
12 13
GIAMBERNARDO BATTISTA DE ROSSI, Del- ALBUMASAR, De magnis coniunctionibus, Tract.
la vana aspettazione degli Ebrei del loro Messia Trattato, primus, diff. prima, ed. cit., p.8.
14
Parma, 1973, su Abramo p. 129. Op. cit, loco cit., p. 8.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 15  

calcolare il momento delle triplicità dei due nutre un bimbo sfamandolo in un luogo che è
soli pianeti superiori (Giove e Saturno, Giove chiamato Abrie. E un popolo chiama quel
e Marte) che avviene ogni 240 anni, ottenuti bimbo Gesù che in arabo si dice Eice.”17 Ma la
moltiplicando dodici congiunzioni per ciascu- discussione più accesa, oltre che sull’oroscopo
na triplicità che muta ogni 20 anni e quindi di Cristo fu anche quella sulla identificazione
240. Siccome Giove significa la fede e i mu- della sesta religione che avrebbe significato la
tamenti nelle religioni a seconda che si unisca distruzione della precedente, la sua scomparsa
con Saturno o con gli altri pianeti, se Giove si o la sua trasformazione: la congiunzione di
unisce con Saturno avremo la religione giu- Giove con la Luna.
daica, se con Mercurio la cristiana, se con Ve-
nere la saracena. Delle altre tre religioni non
indica il nome della popolazione pagana che 6. I primi interpreti del secolo XIII
pratica il culto dell’adorazione del fuoco, go-
vernata dalla congiunzione di Giove con Mar-
te; come degli adoratori degli idoli e che pra-
ticano il culto stellare governati da Giove con
il Sole. E se Giove si unisce alla Luna signifi-
cherà instabilità nella religione precedente, la
P oiché i primi sistematizzatori del pen-
siero cristiano quali Isidoro di Sivi-
glia, Domenico Gundissalvi e Ugo di
San Vittore nelle loro elaborazioni della clas-
sificazione delle scienze liberali avevano sepa-
sua possibile caduta, ma Albumasar non forni- rato l’astronomia dalla astrologia divinatoria
sce alcuna indicazione precisa di questo even- rifiutandola come superstiziosa e, successiva-
to.15 Mentre in questa opera parla generica- mente le condanne del 1270 e del 1277 del Ve-
mente della nascita della religione cristiana scovo di Parigi Etienne Tempier, tra cui gli
per l’unione di Giove e Mercurio16, nell’Intro- articoli 68, 70, 76 e 9418, avevano condannato
ductorium maius ci fornisce un oroscopo di come errore il necessitarismo dei motori cele-
Cristo con l’ascendente in Vergine che sarà al- sti, pochi furono i sostenitori della teoria delle
la base delle discussioni più accese di alcuni grandi congiunzioni di Albumasar così cono-
interpreti latini che, seppur con le opportune sciuta nelle mediazioni delle traduzioni arabo-
cautele, accetteranno questa dottrina. Scrive giudaico-latine dei due Abramo (duplex Abra-
Albumasar: “E sorge nella prima immagine di ham già citati), di Enrico Bate di Malines, di
quel segno (la Vergine) una fanciulla [...]. Ed
è una vergine bella, piena di dignità e di gra-                                                                                                                
17
ALBUMASAR, Introductorium maius, Tract VI,
zia, con lunghi capelli, gradevole a vedersi, diff. 1, Facies Virgo, ed. cit., vol. V, p. 224. Riferimen-
dal volto splendente, con in mano due spighe; to analogo in PSEUDO ALBERTO MAGNO, Spe-
siede su un trono ricoperto [da un drappo] e culum astronomie, ed. Zambelli et alii, Pisa, 1977,
pp.36-37.
                                                                                                                18
R. HISSETTE, Enquête sur les 219 articles condam-
15
Op. cit., Tract: primus diff. quarta, pp. 29-30 nés à Paris le 27 mars 1277, Louvain-Paris, Peeters,
16
Op. cit, loco cit. p. 28 1977, pp.120, 121, 136, 163.

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16   ARTICLES

Pietro d’Abano con una mediazione france- buito dalla tradizione dei suoi tempi (attribu-
se.19 Questa teoria congiunzionista condanna- zione contestata dagli storici contemporanei).
ta indirettamente come errore dalle autorità I due Abramo furono sempre confusi fino
dottrinali latine del secolo XIII era infatti in al chiarimento portato da Giovanni Pico della
circolazione nell’operetta De vetula dello Mirandola.21 Questi autori avevano introdotto
pseudo Ovidio (autore adesso identificato nelle loro esposizioni alcuni cambiamenti nel-
come Richard de Fournival),20 nel De causis et la dottrina originaria di Albumasar, mante-
proprietatibus elementorum di Alberto Magno e nendo tuttavia per l’oroscopo di Cristo
nello Speculum astronomie che gli è stato attri- l’ascendente nel segno della Vergine. E le loro
                                                                                                                teorie rappresentano i riferimenti dottrinali
19
L. THORNDIKE, The Latin Translation of the A- della circolazione delle discussioni soprattutto
strological Tracts of Abraham Avenazre, «Isis», 25, 1944, sull’oroscopo di Cristo e dell’Anticristo che si
pp. 293-301. Secondo i mss Parigi BnF, francese n.
ebbero tra i filosofi e i teologi del Rinascimen-
1351 e n. 24276, citati da G. Wallerand ed., Enri Bate
de Malines, Speculum divinorum et quorundam natura- to quali Pierre d’Ailly, Marsili Ficino, Luca
lium, Louvain, 1931, la traduzione sarebbe stata fatta Gaurico e Cardano tra i maggiori.
dal dettato dall’ebraico di Hagins in francese da Obert La giustificazione dottrinale che fu portata
de Montdidier. La stessa indicazione si ricava a sostegno dell’accettazione della teoria delle
dall’importante codice di Limoges, Bibl. comunale, n. grandi congiunzioni, anche se con molti di-
9, sec. XIV che contiene anche il De luminaribus di
stinguo e che fu accettata fino alla fine del se-
Abramo tradotta dall’Avenazre con la data 1272. Su
Hagins o Chajjm, cf. P. PARIS, Histoire littéraire de la colo XVII, era stata elaborata nell’operetta
France, vol. XXI, Paris, 1912, pp.441-503. Per la tra- sopra citata Speculum astronomie dello Pseudo
duzione di Pietro d’Abano di Abramo Avenezra Alberto che separava i libri leciti dagli illeciti
anch’essa dal francese, cf. G. FEDERICI VESCO- (De libris licitis et illicitis) 22, ed era fondata
VINI ed., PIETRO D’ABANO, Lucidator dubitabi- sulla distinzione, nella dottrina delle immagini
lium astronomie e altre opere, ora in Pietro d’Abano,
celesti, di quelle astronomiche, lecite e per-
Trattati di astronomia, 2 ed., Padova, Editoriale Pro-
gramma, 1992, introduzione, p. 95. Anche Il De re- messe di Tolomeo, da quelle negromantiche,
demption Israel di Abramo Savosarda fu tradotto dal cerimoniali, abominevoli e detestabili della
francese dal domenicano Theodorico di Northen o magia teurgica ermetica ed ebraica23.
Northem.
20
Per l’attribuzione a Richard de Fournival come au-                                                                                                                
21
tore del De vetula cf. B.ROY, Richard de Fournival, GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA, Di-
auteur du « Speculum astronomie », «Archives d’histoire sputationes contra astrologiam divinatricem, Benedictus
doctrinale et littèraire du moyen âge», 67, 2000, pp. Hectoris, Bononie, 1496, II, 5.
22
166-167 che gli attribuisce anche lo Speculum per la P. ZAMBELLI ed., Ch. BURNETT (english
constatazione che l’autore dello Speculum doveva es- trad.), The Speculum astronomie, Enigma, Astrology,
sere un chirurgo. A. Paravicini Bagliani l’attribuisce Theology and Science in Albertus Magnus and its Con-
invece a Campano da Novara. P. Zambelli ritiene le- temporaries, Dordrecht-Boston, Kluwer, 1992, cap. X
gittima l’attribuzione ad Alberto sulla base della tradi- (prima ed. Pisa, 1977, pp. 28-33) .
23
zione. Op. cit, cap. X, p. 28.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 17  

7. L’identificazione della sesta reli- conferma del carattere razionale26 e divino del
gione: la fine delle religione e dei cristianesimo, perché Mercurio nella Vergine
popoli o la rinascita. Ruggero Bacone significa la profezia e la fede razionale, indica
e l’avvento dell’Anticristo. la scrittura, l’eloquenza, il sapere e per questa
ragione la religione sarà sempre salda anche se

L a sesta setta, che non si è ancora ma-


nifestata, sarebbe stata, (secondo al-
cuni), quella degli idolatri e dei paga-
ni. Essa prefigurerebbe la caduta di Maometto
secondo Albumasar; per gli Ebrei la salvezza
potrà essere sconvolta dal sopraggiungere
dell’ultima lex, la sesta che è significata dalla
congiunzione di Giove con la Luna. Essa in-
dicherebbe per i cristiani l’arrivo di un terribi-
le nemico che potrebbe distruggere la loro re-
di Israele. Per i seguaci latini di questa dottri- ligione, l’Anticristo, e per gli arabi un guerrie-
na, come Ruggero Bacone, annuncerebbe in- ro feroce che distruggerebbe la loro. I popoli
vece la venuta di un uomo malvagio, delle sei religioni sono indicati nella Moralis
l’Anticristo, con lo scopo di abbattere il cri- philosophia come: 1) i Saraceni (religione mus-
stianesimo24. Essa si manifesterebbe con il sulmana) ; 2) i Tartari pagani; 3) gli Idolatri;
transito della congiunzione di Giove, di Sa- 4) i Giudei; 5) i Cristiani e 6) i distruttori della
turno, di Marte con la Luna nella triplicità di religione cristiana per l’arrivo di un guerriero
terra del Capricorno, come è dato leggere an- che sarebbe l’Anticristo. Come aveva soste-
che in un sermone De Antichristo attribuito al- nuto Albumasar, anche secondo Bacone esse
lo scienziato e astrologo Pietro de Limoges dipendono dalla congiunzione dei sei pianeti
attivo a Parigi negli anni 1260-126125. Bacone poiché il Sole e la Luna sono associati con
riteneva che era molto utile conoscere questa Giove, e così l’avvento dell’Anticristo è prefi-
dottrina astrologica poiché la previsione gurato dalla congiunzione di Giove con la
dell’avvento dell’Anticristo poteva aiutare i Luna,27 anche se egli ritiene più importante la
latini a prepararsi a combatterlo. congiunzione di Giove con gli altri pianeti.
L’ascendente Vergine dell’oroscopo di Cri- I pianeti sono infatti per Bacone segni e
sto indicato da Albumasar è per Bacone la non cause che indicano che fin dall’eternità
Dio dispose che tutto ciò avvenga, sia secon-
do la natura, sia secondo la volontà umana, sia
                                                                                                                attraverso la ragione, per la sua onnipotenza28.
24
J. NORTH, Roger Bacon and the Saracen, in G.
FEDERICI VESCOVINI ed., Filosofia e scienza clas-                                                                                                                
26
sica arabo-latina medievale e l’età moderna, Louvain la Su ciò in particolare J. NORTH, Roger Bacon and
Neuve, FIDEM, 1999, pp. 120-160. the Saracen, cit., pp. 149, 151.
25 27
Cfr. N. BERIOU, Pierre de Limoges et la fin des ROGER BACON, Opera hactenus inedita, ed. R.
temps, Mélanges de l’École française de Rome, Mélan- Steele, et alii, fascicolo 16, Oxford, 1905-1940, pp. 8-9,
ges de l’École française de Rome Moyen Âge – 42-50; Moralis philosophia, ed. Delorme and E. Massa,
Temps Modernes, 98 (1986), pp. 65-107 (testo pp. 96- Zurigo, 1953, p. 200.
28
102). R. BACONE, Opus maius, cit., p. 266.

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18   ARTICLES

Pertanto i cristiani sono diventati tali non per del secolo XIII oltre Bacone, come Pierre de
virtù dei pianeti, ma per grazia di Dio, anche Limoges, Enrico di Harclay, anche se con in-
se essi possono modificare le loro complessio- tenti diversi ad affrontar e il problema delle
ni corporee e spingerli ad accettare costumi e eventuali crisi delle religioni e della fine del
religioni diverse29. Pertanto la complessione mondo, studiandolo con il calcolo astrologico
corporea influenzata dall’astro coopera con la delle grandi congiunzioni, centenarie, oppure
grazia di Dio. Questa sua dottrina insieme ad sul calcolo più semplice di una rivoluzione
altre come la sua riforma universale del sape- annuale.
re, dalla teologia alle scienze naturali e del lin-
guaggio, fu immediatamente condannata30 (e
la sua persona segregata in convento) a moti- 8. Pierre de Limoges e l’astrologia
vo del carattere deterministico che sembrava pastorale (praedicabilis): l’arrivo
togliere ai disegni di Dio qualunque libertà e dell’Anticristo e la fine del mondo
onnipotenza per sottometterli alle leggi mec-
caniche dei movimenti planetari. Non fa me-
raviglia dunque che tranne queste rare ecce-
zioni pochi furono i latini che si appropriaro-
no di queste dottrine che avevano anche il
demerito di portare i grafici della nascita del
P ertanto alcuni teologi predicatori
(predicatores) che intendevano riferir-
si nei loro sermoni ai corpi celesti
come segni anticipatori e non come cause de-
gli eventi religiosi, contribuirono al costituirsi
Cristianesimo e indirettamente di Cristo o di di una tradizione di astrologia pastorale chia-
Maometto. Infatti in questi scritti gli oroscopi, mata da Dominique Chenu praedicabilis. Essi
essendo universali, sono stati chiamati impro- si richiamavano alla apparizione della stella
priamente31 di Cristo o di Maometto come in- nuova di Betlemme di cui si narra nel Vange-
vece lo saranno quelli che circoleranno nel lo, comparsa alla nascita di Cristo, e questo
Rinascimento ad esempio lo scandaloso oro- argomento sarà un topos ripreso dai filosofi
scopo di Cristo di Cardano (di ciò più avanti). del Rinascimento come Pierre d’Ailly, Marsi-
Questo timore per l’arrivo di un terribile lio Ficino e altri.
nemico che avrebbe distrutto il cristianesimo Così il timore dell’avanzata dei mussulma-
pervase il secolo XIII come il seguente. In ni nella cristianità aveva indotto nel secolo
particolare questo timore cresceva al momen- XIII Pierre de Limoges, astronomo peritissi-
to del cadere dei secoli e spinse alcuni teologi mo, a redigere un Sermone de Antichristo negli
stessi anni di attività di Bacone, descrivendo
                                                                                                               
29
R. BACONE, Un fragment inédit de l’Opus tertium, una rivoluzione del mondo scandita secondo
ed. Duhem, Firenze, Quaracchi, 1909, p.169. le quattro età che si iniziano dalla nascita di
30
Cfr. J. MOORMAN, A History of the Franciscan Or- Abramo, poi da quella di Mosé, quindi di Cri-
der from its Origins to the Year 1517, Oxford, 1968, p. sto fino alla fine del mondo con l’arrivo
145.
31
J. NORTH, Horoscopes and History, cit. p. 164.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 19  

dell’Anticristo. Così Pierre de Limoges32 de- Gioacchino da Fiore e Arnaldo di Villanova, e


scrive alcuni aspetti della nascita di Cristo e quindi contro la spiegazione della teoria con-
quindi dell’Anticristo con toni messianici bi- giunzionista di Albumasar. Arnaldo aveva re-
blici, secondo le indicazioni astrologiche delle datto nel 1297 il De tempore adventus Antichri-
domificazioni dei pianeti di Messahalla unita sti senza tuttavia che egli avesse introdotto ar-
alle esaltazioni di Alkabizio più semplici e gomentazioni astrologiche ma solo bibliche.34
meno articolate rispetto ai complessi calcoli
della teoria delle grandi congiunzioni. Così
Cristo non nasce con l’ascendente in Vergine 9. Il De Antichristo di Enrico
ma con l’ascendente in Bilancia in gloria di di Harcklay
Saturno e domicilio di Venere; l’Anticristo
con l’ascendente in Capricorno,33 in gloria di
Marte. Ormai il mondo sarebbe arrivato al
momento della posizione di esaltazione dei
pianeti Marte e Saturno nel segno del Capri-
corno, che al momento della congiunzione
E nrico di Harcklay non confuta solo le
argomentazioni biblico-religiose di
Arnaldo di Villanova, ma anche quel-
le astrologiche che Harcklay riferisce per con-
futarle, del secondo avvento di Cristo, cioè
della Luna avrebbe significato l’avvento dell’Anticristo: egli si chiede se questo secon-
dell’Anticristo e la fine dei tempi. Così si ri- do avvento possa dimostrarsi sulla base delle
propone una teoria apocalittica astrologica autorità bibliche (per Scripturam), con le nar-
delle quattro età del mondo, con la sua fine razioni della filosofia o con le affermazioni
per l’avvento dell’Anticristo. Essa era dovuta (dicta) degli astrologi.35 La tesi che confuta è
alla congiunzione dei malefici Saturno e Marte attribuita da Enrico ad Albumasar secondo
con la Luna nel segno del Capricorno. l’esposizione dell’Autore del De Vetula.
Questa dottrina, che era simile a quella co- L’Anticristo, che sarebbe il fondatore della se-
nosciuta da Bacone poiché risalente alla fonte sta ed ultima setta, arriverebbe per la con-
originaria di Albumasar, era criticabile da un giunzione di Giove maestro della fede con la
punto di vista astronomico poiché i transiti Luna che significa “adventum legislatoris ne-
della Luna era brevissimi e mutevoli. In tal fandum scilicet Antichristi” (la venuta del legi-
modo un evento così importante e con conse- slatore scellerato ossia l’Anticristo).36 Ma arri-
guenze così prolungate non poteva essere sta- verebbe anche la congiunzione che annunce-
bilito in modo certo. Questa critica sarà espo-
                                                                                                               
sta da Enrico di Harclay (1312-1317) nel suo 34
F.PELZER, Die Questio Heinrichs von Harclay ueber
scritto De Anticristo redatto in primis contro die zweite Ankunft Christi und die Erwartung des baldi-
                                                                                                                gen Weltendes zu Anfang des XIV Jahrhundert, «Archi-
32
N. BERIOU, Pierre de Limoges et la fin des temps, vio italiano per la storia della Pietà», 4 (1948), pp. 27-
Mélanges de l’Ecole Française de Rome, 98 (1986), pp. 82 (testo 53-83).
35
65-107. Testo pp.96-102. Op .cit., p. 53.
33 36
Op.cit., p. 98. Op. cit., p. 79

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20   ARTICLES

rebbe ai mussulmani la nascita di un falso pro- oppure della fine della religione di Maometto
feta provocando la distruzione della loro reli- o la religione di Israele ebbero una eco in pie-
gione. Enrico di Harcklay sostiene che questa no Rinascimento .
argomentazione è di nessuna rilevanza anche Galeotto Marzio da Narni (Narni 1423 -
se Albumasar “nel libro I, differenza 4 del De morto tra il 1494 e il 1497) filologo, astrolo-
coniunctionibus planetarum trattando della go e medico alla corte di Matteo Corvino e
congiunzione di Giove con la Luna, sostiene protetto da Lorenzo de’ Medici, che gli evitò
che essa genera dubbio (dubitacionem), cam- probabilmente la prigione per le dottrine so-
biamento e spoliazione della fede”.37 Questo stenute nella sua opera condannata e rimasta
avverrebbe per la velocità, mutevolezza, vo- inedita39 De incognitis vulgo (Le verità scono-
lubilità del suo movimento, nonché per la po- sciute al volgo) (1477-78), ossia dell’igno-
chezza o il poco valore di questo astro e dun- ranza del volgo delle verità nascoste di cui si
que la sua congiunzione durerà poco (parum rivelerà il segreto (come quello dei cambia-
ergo durabit). Questo avvento della sesta reli- menti epocali delle religioni), è un convinto
gione della Luna dovrebbe verificarsi dopo la assertore di un ferreo determinismo astrale.
caduta (della religione di Maometto, che se- Egli fa sua l’idea della necessità cosmica del-
condo il computo degli anni arabi, sarebbe la filosofia stoica, una dottrina che prende a
dovuta avvenire nell’anno 660 che corrispon- circolare nella cerchia di quegli astronomi
de, dice Enrico di Larckley, proprio con come Galeotto, che sono i sostenitori del fa-
l’anno 1313 dell’era cristiana attualmente in talismo astrale del paganesimo rinascente e
corso e così proprio nel momento in cui egli che prende a diffondersi nella seconda metà
stava scrivendo, senza che nulla fosse accadu- del Quattrocento, tra umanisti come Loren-
to. “Fa meraviglia, continua Enrico, che uo- zo Bonincontri, anche sulla lettura
mini tanto intelligenti possano accettare que- dell’Astronomica di Manilio. Questa opera
sta dottrina”.38 era stata allora ritrovata dal Bracciolini, e su
questa edizione lavorò anche Galeotto rive-
dendo quella di Iacopo Angelo da Scarpe-
10. Galeotto Marzio da Narni, il De
incognitis vulgo e la fine delle reli-
gioni rivelate                                                                                                                
39
Cf. G. MIGGIANO, Galeotto Marzio, ad vocem, Di-
zionario biografico degli italiani con ampia bibliografia.

Q ueste discussioni sulla identificazione


della sesta religione e la previsione
delle date dell’avvento dell’Anticristo
Cfr. anche il mio studio Galeotto Marzio da Narni, un
filosofo umanista eclettico, in A. PIERETTI, ed., Pre-
senze filosofiche in Umbria, (Atti del Convegno Peru-
gia 17-18 novembre 2010), vol. II, Udine, Mimesis,
                                                                                                                2012, pp. 97-125, in particolare una edizione
37
Op .cit., loco cit. dell’indice dei capitoli del De incognitis dal ms di To-
38
Op . cit., p.80. rino Bibl. Nazionale, E.IV, 11, ivi a pp. 102-104.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 21  

ria.40 Tuttavia da umanista scettico e seguace 11. La caduta dell’islamismo


di Epicuro, deride la spiritualità ascetica del-
la filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino;
convertito all’ideale classico del paganesimo,
avversa il cristianesimo, simpatizza per la re-
ligione mussulmana e la lingua araba, la sua
cultura astrologica di cui condivide tutte
C he fosse sempre esistita una preoc-
cupazione anche da parte dei mus-
sulmani per una probabile caduta
della religione di Maometto, allo stesso modo
dei cristiani, ci è testimoniato da un fedele al-
tecniche41 dei suoi più famosi esponenti an- lievo di Albumasar, Sadan (attivo a Bagdad
che se corretti dalle nuove tavole moderne, e fine secolo IX), quando descrive il rapido dia-
la difende contro le profezie della fine delle logo che egli ha avuto con il suo maestro, su-
religioni di cui aveva narrato anche Enrico gli argomenti più interessanti, difficili e segre-
di Harcklay. Pertanto egli ricorda nel De in- ti come questo della caduta della sua religione,
cognitis vulgo42 questa profezia della caduta nell’operetta Estratti dei segreti astrologici di
della religione dei mussulmani e della previ- Albumasar. Sadan è preoccupato per la sorte
sione astrologica del momento in cui sarebbe della loro religione e interroga il maestro se sa
accaduta e l’attribuisce a Duns Scoto collo- quando la loro religione passerà ad un’altra, se
cando l’evento nel 1300. Egli è una testimo- questo sarà possibile: ma la risposta è vaga
nianza di queste passate discussioni astrolo- perché Albumasar risponde “che non lo sa an-
gico-religiose, ormai lontane nei tempi ma cora con precisione, ma potrebbe essere pos-
ancora presenti pur nella loro imprecisione. sibile perché, alla fine del millennio, qualun-
que apostata eretico, che avesse proposto la
sua eresia in quel periodo, avrebbe ottenuto
quel potere (regnum).”43 Questa operetta ebbe
una qualche fortuna in pieno Rinascimento
                                                                                                                per le citazioni del dotto astrologo di Corte
40
MANILIO, Astronomica,(Il poema degli astri), trad
it. e testo latino, libri I-II, S. Feraboli, E. Flores, R. dei principi Estensi di Ferrara, Pellegrino Pri-
Scarcia eds., Milano 1996; G. MIGGIANO, Galeotto sciani (1435 circa - 1518) a proposito
Marzio da Narni, cit. pp. 479 e sgg. dell’efficacia dell’orazione dei pianeti, sotto la
41
In particolare, De incognitis, cap. 20 e cap. 22, e benefica configurazione della Testa del Drago
nell’altra sua opera più nota il De doctrina promiscua con la Luna e Giove nel Mezzo cielo, per ot-
(La dottrina delle culture diverse) redatta nel 1490 in cui
tenere una grazia44 - di cui parla Sadan nel suo
dedica molte parti ad argomenti di teoria e tecnica a-
strologica La superiorità delle altre religioni, in primis Dialogo con Albumasar - (racconta Pellegri-
di quella della classicità pagana su quella cristiana e la                                                                                                                
43
pochezza di quella di Cristo è sostenuta in numerosi G. FEDERICI VESCOVINI ed., La versione latina,
capitoli e soprattutto nel capito 31, « De excellentia fi- cit., paragrafo 3, p. 300.
44
dei Christiane et secta Gentilium et Machometi secta Su Pellegrino Prisciani, A. ROTONDÒ, Pellegrino
fit mentio ». Prisciani (1435.1518), «Rinascimento», IX, 1960, pp.
42
De incognitis, cap. 5 e cap. 20. 69-110.

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22   ARTICLES

no) ricordando l’antica pratica astrologica giudei come i due Abramo già ricordati nelle
dell’orazione dei pianeti che osservavano i re loro opere sulle rivoluzioni del mondo.
Greci. Il Prisciani, citando Sadan suggeriva in Quella di Abramo ibn Erzra fu tradotta da
una lettera alla principessa Isabella d’Este Enrico Bate di Malines e da Pietro d’Abano,
Gonzaga che, la sua preghiera per ottenere mentre il De redemptione Israel del Savosarda
una grazia sarebbe stata efficace se rivolta nel fu conosciuto nella traduzione dal francese in
momento dell’arrivo della configurazione be- latino del frate Theodorico di Northen46. Il
nefica della Testa del Drago nel Mezzo cielo De redemptione Israel ricostruisce i calcoli
che si stava verificando proprio in quel mo- delle grandi congiunzioni che dall’exordium
mento. Se fosse stata invocata con la dovuta mundi permetterebbero di stabilire il tempo
devozione, essa avrebbe esaudito la sua pre- della redenzione di Israele. Vi si afferma che
ghiera.45 “se noi vogliamo indagare (inquirere) il re-
gno e la redenzione di Israele dobbiamo ini-
ziare a calcolare la congiunzione più grande
12. La sesta religione, la rinascita (valde magna) che ci testimonia la redenzio-
d’Israele ne di Israel che avviene per il riscatto
dall’Egitto e la natività di Mosè, evento che

L a possibilità di una sesta religione


come rovina della precedente e rina-
scita di una nuova aveva provocato
l’attenzione per le nuove grandi congiunzio-
ni, che avrebbero potuto annunciare la re-
segnò l’inizio del regno di Israele”47.

                                                                                                               
46
Si legge nei due manoscritti contenenti il De redem-
ptione Israel, Wolfenbüttel, lat. 479, (Guelf 444
denzione di Israele, da parte degli astronomi Helmst), f. 177ra-183ra, sec. xv e Leipzig Bibl, Univ.
Lat 1767, f. 214ra-227ra, ma con diverso explicit poi-
                                                                                                                ché l’explicit del ms. di Lipsia dà la data del copista
45
Sulla pratica astrologica dell’orazione ai pianeti dei 1446 e l’attribuzione erronea dello scritto ad Abramo
re Greci suggerita da Pellegrino Prisciani, sulla base Avenazre; invece nella copia di Wolffenbuettel è
di Sadan, cfr. anche A. Luzio, R. RENIER, La cultura chiamato semplicemente Abramo Princeps. Lipsia, ms
e le relazioni culturali di Isabella d’Este Gonzaga, Gior- cit., f. 214ra: Incipit “liber Abrahe principis de redem-
nale storico della letteratura italiana, 36 (1900), pp. 335- ptione, Israel, Deus lux est et in eo tenebre non sunt
36. Su questo culto pagano dell’orazione dei pianeti in ulle”, f. 227ra: “Explicit liber Abrae Avennarre de re-
generale, A. WARBURG, La rinascita del paganesimo demptione filiorum Israel quem transtulit de gallico in
antico, ed. E. CANTIMORI, Firenze, 1966, p.249, e il latinum Theodoricus de Norten Baccalarius sacre
mio studio sulla rappresentazione delle divinità deca- theologie ordinis predicatorum, scriptum per fratrem
niche alla Corte estense di Ferrara e l’influenza delle Theodoricum Russi (?) ordinis fratrum minorum de
conoscenze astrologiche di Pellegrino: Gli affreschi a- convento Gotingensi anno domini millesimo quadrin-
strologici del Palazzo Schifanoia e l’astrologia alla corte centisimo XLVI, in Gronenberch pro tunc ibidem
dei Duchi d’Este tra Medioevo e Rinascimento, in L’Art lector”.
47
de la Renaissance entre science et magie, ed. Ph. Morel, ABRAMO SAVOSARDA De redemptione Israel,
Roma, 2006, pp.52-82.. ms. Wolfenbuetttel, cit., f 177vb.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 23  

13. L’astrologia teocentrica di A- zione dei pianeti).49 Ma nonostante le critiche


bramo Savosarda (Bar Chijja): il Li- questo calcolo corretto sui moti medi e veri
ber de redemptione Israel. delle congiunzioni era valido. Così Pierre
d’Ailly si riferisce al Savosarda quando af-

A bramo Savosarda voleva dare una


conferma scientifica alla fede nella
rinascita di Israele ritenendo certo
che i destini religiosi hanno il loro fonda-
mento nel cielo, e che i calcoli matematici
ferma nel capitolo 32 del suo Elucidarium
che egli “ha riferito queste dottrine di tale
Abramo dalle sue parole, affinché da esse si
possa ricavare il modello per l’applicazione
di queste e simili congiunzione medie, ai
dell’astrologia delle congiunzioni potevano numerosi mirabili eventi che egli (Pierre)
indicarne la direzione futura. Essi erano cal- aveva notato in questo libro già citato (“hec
colati sul moto medio dei pianeti come indi- autem ex Abrahe illius dictis breviter recitavi
cato da Albumasar. Abramo Savosarda li ut ex his capiatur exemplum applicandi has
calcola di nuovo sul loro moto vero, criti- et similes coniunctiones medias ad magnos et
cando questo metodo, secondo la sua conce- mirabiles eventus rerum quales multos nota-
zione neoplatonica del creato per cui ritiene vi in preallegato”).
che i circoli celesti, eccentrici, epicicli e defe- Così le grandi congiunzioni secondo A-
renti, siano circoli reali, sostanziali. Sulle ba- bramo avvengono ogni 238 anni e non ogni
si di una metafisica teocentrica della luce, ri- 24050 e il millennio dovuto alla congiunzione
tiene che la generazione delle forme sublu- fortis o valde magna in 973 anni anziché 960,
nari avvenga per le radiazioni luminose dei come sostenevano i seguaci di Albumasar.
corpi celesti, la cui azione è più forte nel cen- Pertanto l’oroscopo di Cristo che è calcolato
tro che nelle circonferenze che portano i pia- sui calcoli dell’Exordium mundi e della nasci-
neti. Così i pianeti sono sfere sostanziali che ta della religione d’Israele scandita dagli e-
hanno più forza delle semplici congiunzioni venti della vita di Abramo e di Mosè, era de-
in virtù dei loro centri e influenza maggiore scritto con l’ascendente in Vergine nella tri-
rispetto alle circonferenze di tutti i circoli de- plicità di terra come stabilito da Albumasar e
scritti dai pianeti e quindi anche del moto                                                                                                                
medio48 calcolato sul circolo equante (equa- 49
Cfr. la ricostruzione di questa tecnica astrologica
per uniformare i movimenti apparenti dei moto dei
                                                                                                                pianeti più veloci quando accelerano o più lenti quan-
48
De redemptione Israel, ms Wolfenbuettel, lat 479, f do retrogradano nell’insegnamento astronomico fino
177 rb-va e G. FEDERICI VESCOVINI, Une versio- al secolo XVI di O. PEDERSEN, The Theorica Pla-
ne latina medievale dell’opera escatologica di Abramo netarum and its Progeny in Filosofia, scienza e astrologia
Bar Hijja (Savosarda), « Megillat-ha-Megalleh: il Li- nel Trecento Europeo, con un intervento di R. Kli-
ber de redemptione Israel », in Filosofia e cultura per Eu- bansky, G. Federici Vescovini, F. Barocelli ed., Pa-
genio Garin, C. Vasoli, M. Ciliberto ed., Roma, Edito- dova, Il Poligrafo, 1992, pp. 53-79.
50
ri Riuniti, vol. 1991, pp. 6-37, in particolare pp. 22-23 De redemptione Israel, ms., Wolfenbuettel cit., f.
con l’esposizione di questa teoria. 177va.

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24   ARTICLES

su questo calcolo riferito da tale Abramo si arti, filosofia e medicina di Pavia, di Bolo-
incentra la discussione testuale di Pierre gna, di Padova, di Firenze (1375-1411).
d’Ailly. Pertanto per Abramo la nascita di Questa possibilità generava preoccupazione
Cristo sarebbe avvenuta in un segno che in- perché era collegata anche all’eventualità
dicava sortilegio e incantazione, come del della distruzione dei popoli che la professa-
resto la grande congiunzione che avrebbe vano. Egli si domandava se le religioni erano
preannunciato la nascita di Maometto che, solo cinque, oppure sei. Da filosofo aristote-
secondo Abramo, era avvenuta nella succes- lico critico, logico sottile, matematico di fa-
siva triplicità dello Scorpione che significa ma per la sua opera di perspectiva e astrologo
empietà e falsità. Mentre la redenzione di I- stimatissimo da condottieri famosi come Fa-
sraele è stabilita con la triplicità nel segno cino Cane e dai Signori di Padova, i Carra-
dell’Acquario con l’ascendente in Sagitta- resi53 e i Visconti di Milano, Biagio, già cen-
rio,51 con Giove e Venere congiunti, così surato dal Vescovo di Pavia per le sue idee
come - aggiunge - è chiaro dal grafico che è che sostenevano un forte determinismo a-
disegnato (ut patet in figura).52 strale e negavano l’immortalità dell’anima
razionale che può essere generata per gene-
razione spontanea dalla potenza della mate-
14. Biagio Pelacani da Parma e la ria sotto un favorevole aspetto astrale, pru-
rinascita d’Israele dentemente è cauto nell’ammettere la possi-
bilità di questa sesta religione, che sarebbe la

U na eco della identificazione di que-


sta sesta religione che porterebbe a
un ritorno della religione di Israe-
le così che il messaggio religioso non termi-
nerebbe con la quinta religione, l’ultima
conseguenza della fine della quinta, ossia del
cristianesimo: ma citando la teoria delle
grandi congiunzioni di Albumasar ritiene
che possa essere possibile, e che questa sia
una rinascita della religione di Mosè e un ri-
quella di Cristo, certa ed eterna, (convinzio- torno della religione ebraica. Afferma per-
ne sostenuta fermamente da tutte le autorità tanto in diversi passi dei suoi commenti alle
religiose come il teologo Enrico di Har- opere di Aristotele come nei Meteorologica e
cklay) e pertanto, dopo questa ne sarebbe ar- nel De anima, che “quando Giove si unisce a
rivata una altra, si ritrova nelle domande che Saturno, poi con Marte e così con gli altri
si poneva Biagio Pelacani da Parma (Costa- pianeti, fa sei congiunzioni e per questo le
mezzana-Parma, 1354 circa-Parma 1416) religioni sono cinque - (è prudente, ma si
nelle sue lezioni di filosofia naturale e di a- corregge) - oppure sei, diverse tra loro: così
stronomia, che egli teneva nella Facoltà di dalla congiunzione di Giove con Saturno na-

                                                                                                                                                                                                                               
51 53
Op cit., ms. cit., f. 180vb-181rab. Cfr. Padova Carrarese, a cura di E. Berti, Padova,
52
Op cit., ms. cit., f. 183rb. 2004.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 25  

sce la Giudaica, di Giove con Marte la Cal- stronomia all’Università di Bologna dal 1322
dea i cui fedeli sono gli adoratori del fuoco; al 1324 commentando la Sfera del Sacrobo-
di Giove con il Sole, l’Egiziana; di Giove sco che la sfera celeste e terrestre era gover-
con Venere i Saraceni; di Giove con Mercu- nata dai demoni degli angoli coluri e risiede-
rio quella Cristiana; di Giove con la Luna vano nei quattro punti cardinali. Egli espo-
dovrebbe ristabilirsi (reparabitur) la religione neva nelle sue lezioni pubbliche le dottrine
degli ebrei e - aggiunge malignamente - se dualistiche dell’“empia” religione di Zoroa-
sia più stabile e più grata a Dio, io non posso stro (il testo pervenuto è emendato), soste-
dirlo”.54 nendo tra l’altro che la nascita di Cristo e il
Queste dottrine furono accettate da poche suo messaggio di salvezza erano dovuti alla
personalità date le opposizioni sia delle auto- necessità delle congiunzioni astrali, che la
rità rabbiniche che di quelle cristiane. nascita virginale di Maria dipendeva
dall’influsso degli spiriti Incubi e Succubi,
come la vita di molti santi e che le vicende
15. Cecco d’Ascoli della sua vita erano quindi opera dei demoni
signori degli astri (e non di Dio). Egli si

L ’evento della condanna al rogo di


Cecco d’Ascoli (Francesco Stabili),
medico, astrologo e negromante,
che fu bruciato vivo a Firenze nel 1327 per
diversi motivi, non ancora tutti chiari e mol-
vantava anche non solo di conoscere il futu-
ro, ma di compiere prodigi con l’aiuto del
demone Floron.
Queste dottrine astrologiche magico-
negromantiche tuttavia rappresentarono un
to complessi, sia politici, sociali e religiosi55, unicum nella storia delle relazioni tra astro-
ne fu una conferma. Cecco d’Ascoli sostene- logia e religione di questi secoli, perché in-
va nel suo insegnamento istituzionale di a- troducevanono la magia negromantica
nell’astrologia. Le pratiche astrologiche teu-
                                                                                                               
54
BIAGIO PELACANI DA PARMA, Questiones de rgiche negromantiche della magia astrale
anima, ed. G. Federici Vescovini, Firenze, Olsckhi, riemergeranno poi nel Rinascimento con la
1974, pp. 80-81. riscoperta del testo di astrologia negroman-
55
Per la ricostruzione di queste eventi con la pubblica- tica ermetica araba Picatrix, probabilmente
zione di alcuni documenti cfr il mio Le Moyen âge ma- anche con la mediazione autorevole di Mar-
gique, la magie entre religion et science aux XIIIe et XI-
silio Ficino. L’intervento dell’Inquisizione di
Ve siècle, cap. XI, Paris, Vrin, 2011, pp. 279-298. Cfr
anche A RIGON ed., Cecco d’Ascoli, cultura, scienze e Bologna congiuntamente a quella di Firenze
politica in Italia nell’Italia del Trecento, Roma, Istituto portò alla condanna irrevocabile di Cecco. E
Storico Italiano per il Medioevo, 2007. Per il testo e- la sua fine funesta ebbe sicuramente una va-
mendato dall’edizione Bevilacqua 1499, Venezia, Ot- sta risonanza. La teoria dell’influenza degli
taviano Scoto, 1518 del De Sphaera cfr. L. THOR- astri per spiegare la storia degli eventi reli-
NDIKE ed., The Sphere of Sacrobosco and its Commen-
giosi e la nascita delle religioni era argomen-
tators, Chicago, University Press, 1949.
to proibito, condannato, da non professarsi.

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26   ARTICLES

La eccezione più vistosa che si ebbe tra la Domenico Gundissalvi e di Roberto Kil-
fine del Trecento e gli inizi del Rinascimento wardby, distingue una astrologia superstiziosa
è rappresentata dall’opera del cardinale Pie- da una valida. La prima è quella che pretende
tro d’Ailly che sarà uno dei bersagli delle di predire gli eventi individuali (o genetliaca,
critiche più virulente di Giovanni Pico della de nativitate) a cui teneva particolarmente il
Mirandola nel suo trattato contro l’astrologia pronostico teorizzato da Tolomeo nel Quadri-
divinatrice. partito. Quella accettabile è invece l’astrologia
mondiale dei congiunzionisti che sostengono
l’oroscopo degli eventi del mondo. La genet-
16. Pietro d’Ailly liaca o delle nascite individuali è superstiziosa
e illegittima perché sottopone la volontà uma-

P ietro d’Ailly (1350-1420) Vescovo di


Cambrai56, fa in parte propri gli ar-
gomenti delle condanne parigine di
Etienne Tempier del 1270-77 contro il deter-
minismo dei corpi celesti, e degli scritti contro
na alle cause meramente naturali. Il caso
dell’astrologia mondiale è diverso perché non
riguarda la volontà individuale degli uomini,
ma vicende universali. Tuttavia nei primi
scritti che trattano di questo argomento egli
le pretese divinatorie dell’astrologia di Nicole non associa la previsione astrologica dei gran-
Oresme vescovo di Lisieux e di Enrico di di eventi religiosi alla profezia, posizione che
Langenstein illustri dottori dell’Università di invece farà propria nelle opere mature del
Parigi. Pietro d’Ailly nelle prime opere in cui 1414. Pietro d’Ailly vive le vicende del grande
tratta di astrologia57 cerca di adattare la sua scisma del Concilio di Costanza e si interroga
dottrina astrologica alle esigenze della scienza sulle vicende della Chiesa turbata da discordie
sacra e della teologia e pertanto seguendo le e dissensi, che potrebbero preludere
orme delle distinzioni apportate dagli enciclo- all’avvento dell’Anticristo e alla fine del mon-
pedisti cristiani come Isidoro di Siviglia e poi do. Si può infatti sottrarre la storia dall’oriz-
della classificazione delle scienze lecite di zonte del giudizio? È possibile pensare una
                                                                                                                storia senza fine intendendosi con questo una
56
Cf. B. GUENÉE, Entre l’Église et l’État. Quatre vie storia senza giustizia?58 Nella visione teologi-
de prélats fraçais à la fin du Moyen Âge, Parigi, Galli- ca della storia umana di quei tempi la fine del-
mard, 1987, pp. 125-299; in particolare sull’astrologia la storia era vista come necessaria perché sog-
di Pietro d’Ailly cfr. L. ACKERMANN SMOLLER,
getta al giudizio di Dio, sia per i ‘nuovissimi’
History, Prophecy and the Stars, The Christian Astrolo-
gy of Pierre d’Ailly, Princeton, Princeton University dei Cristiani che per gli Ebrei che attendevano
Press, 1994 e G. FEDERICI VESCOVINI, Medioevo ancora l’avvento trionfante di Israele con la
magico. La magia tra religione e scienza nei secoli XIII e Resurrezione della nuova Gerusalemme. Una
XIV (su Pietro d’Ailly, pp. 253-275), Torino, Utet,                                                                                                                
58
2008, traduzione francese, Paris, Vrin, 2010. J. BENOÎT, La fin de l’histoire, in dello stesso e F.
57
PIETRO D’AILLY, De falsis prophetis, ed. Dupin, MERLINI, Après la fin de l’histoire, temps, monde, his-
Antwerp, vol 1, coll. 511-603. toricité, Paris, Vrin, 1998, p. 17.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 27  

visione escatologica pervadeva il pensiero più d’Ailly, qualunque previsione non ha un ca-
consapevole dei dotti sia Cristiani che Ebrei rattere necessario, ma solo congetturale e
soprattutto al finire e all’inizio dei secoli come probabile. Infatti il procedere della natura non
negli anni di Pietro d’Ailly e la sua posizione è mai necessario in quanto dipende dal decre-
risulta per questo assai vicina a quella di Rug- to divino (nutu Dei), per cui Dio ha disposto
gero Bacone. di “cooperare con le cause naturali, salvo do-
In un sermone del 1385 ricorda la profezia ve sia intervenuta una causa miracolosa”.
di Gioacchino da Fiore sull’avvento L’ordine naturale che esprime la potentia ordi-
dell’Anticristo e la previsione di Arnaldo di nata, così come si discuteva in quegli anni nel-
Villanova nel De tempore adventus Antichristi59 le Università leggendo le Sentenze, non costi-
che, tuttavia, non era condotta con argomen- tuisce a suo avviso un limite per la potentia
tazioni astrologiche, ma tratte dalla Bibbia se- Dei absoluta60.
condo la profezia di Daniele e dalla dottrina di Queste tesi sono ampiamente sviluppate
Agostino. Pietro d’Ailly riteneva prossima la nella Trilogia, le cui affermazioni tanto scan-
fine del mondo anche se affermava di non po- dalizzarono successivamente Giovanni Pico: il
ter stabilire quando sarebbe avvenuta. Vigintiloquium seu concordantia astronomicae
Nel De legibus et sectis contra superstitiosos veritatis cum teologia. Concordantia astronomi-
astrologos del 1410 sulla base della sua idea cae veritatis cum historica narratione. Elucida-
dell’accordo tra rivelazione biblica e congiun- rium, Augusta, Ratdolt, 1490, 1499 per la
zioni astrali, egli riprende lo schema di Albu- emendazione di Giovanni Engel. In questo
masar e stabilisce che le religioni sono sei, scritto egli ci fa intendere di credere, mag-
quella dei Cristiani, degli Ebrei, dei Caldei, giormente rispetto alle sue opere precedenti,
degli Egizi, dei Saraceni, e poi la sesta ancora nella validità delle previsioni dell’astrologia
da venire, quella dell’Anticristo per i cristiani, greco-arabo-latina di cui si mostra particolar-
della caduta della religione di Maometto per i mente competente. In particolare rivela
mussulmani e della rinascita di Israele per gli l’influenza non solo dei maggiori astrologi a-
Ebrei. La teoria congiunzionista è giustificata rabi come Messahalla e Albumasar, ma soprat-
da Pietro d’Ailly rispetto alla genetliaca rite- tutto riconosce l’origine ebraica dell’astrologia
nuta invece superstiziosa, con l’argo- che risalirebbe a Noè, il quale illuminato da
mentazione di una certa tradizione precedente Dio previde il diluvio universale. Egli quindi
secondo la quale essa verte su eventi generali, sostiene di poter mostrare la concordanza tra
non riguarda l’azione degli individui e non profezie rese per divina ispirazione perché
determinerebbe quindi il libero arbitrio. In proferite per illuminazione divina, e le rivolu-
ogni caso, afferma prudentemente Pietro zioni astronomiche. Esse possono accordarsi e
                                                                                                               
59
ARNALDO DE VILLANOVA, De tempore adven-                                                                                                                
60
tus antichristi, ed. J. PERANAU, Arxiu de Textos Ca- PIETRO D’AILLY, Questions sur les Sentences, ed.
talans Antics, 7-8 (1988-1989), pp. 67-133. Petit, Paris, s.d., f. 192 B.

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28   ARTICLES

ancor più confermare coi loro “giudizi” che si del testo che: “le applicazioni degli avveni-
ricavano dallo studio dei transiti dei pianeti, i menti più importanti del mondo che si trova-
grandi eventi religiosi. In questa opera egli si no consegnate qui [in questo medesimo testo],
richiama al testo di escatologia astrologica e- non sono per queste cose dette [le critiche
braica, il Liber de remdemptione Israhel che è la mosse prima] da condannarsi, perché si pos-
quinta parte del Liber revelatoris (Megillah ah- sono salvare per varie ragioni, primo conside-
Megalleh)61 dell’astronomo, matematico e filo- randole congiunzioni vere e non solo le mas-
sofo operante nella prima metà del XII secolo sime, ma anche quelle più importanti di cui ho
e vissuto a Barcellona, Abramo Savosarda, - trattato di sopra”. (Verumtamen applicationes
io ritengo -, quell’Abraham Judeus, spesso ci- notabiliorun rerum gestarum ibidem [cioè nel te-
tato puntualmente da Pietro d’Ailly. Questa sto che discute di questo Abramo] consignate,
attribuzione ci appare credibile poiché egli cita non sunt propter hoc cotemnende quia multiplici-
Abramo come l’autore del quinto libro della ter salvari potueruntnt, primo per consideratio-
redenzione di Israele di cui nell’Eucidarium, nem ad coniunctiones veras non solum maximas,
specialmente nei capitoli 32 e 33, egli ne discu- sed etiam ad alias de quibus alique valde notabi-
te diligentemente i calcoli e che una volta sola les superius recitate sunt) [Elucidarium, cap.29].
chiama Avenezre (cap. 32)62. Lo corregge pro- Pur criticandolo, egli accetta il principio
cedendo nei calcoli, ma ne condivide generale della astrologia teocentrica dell’ac-
l’impostazione poiché egli osserva che le paro- cordo tra i transiti astrologici e le vicende sto-
le di tale Abramo forniscono la radice delle riche della Bibbia. Così tutta la discussione
congiunzioni. più accesa con questo Abramo verterà sulla
Afferma pertanto attenuando le sue critiche collocazione data da Abramo (che segue Al-
bumasar correggendolo) della nascita di Cri-
                                                                                                                sto nella triplicità di terra anziché in quella
61
Sui mss. latini del Liber de redemptione Israhel e la di-
d’aria come doveva essere ed era a suo avvi-
scussione di Pietro d’Ailly in part. G. FEDERICI
VESCOVINI, Pierre d’Ailly e Abramo Savosarda: una so.63 Erronea è dunque quella indicata da A-
fonte ebraica dell’‘Elucidarium’ di Pierre d’Ailly, in Les bramo e da quanti hanno accettato i suoi cal-
philosophies morales et politiques au Moyen Âge (Atti coli. Come accennavo, il fraintendimento di
del IX Congresso internazionale di filosofia medieva- Pierre d’Ailly tra i due Abrami è un dato sto-
le, Ottawa 17-22 agosto 1992), New York, Ottawa, rico culturale. La falsità dell’attribuzione fu
Toronto, 1995, vol. III, pp. 1635-1655 e il mio Medio-
indicata chiaramente da Giovanni Pico quan-
evo magico, cit., pp. 253-275.
62
“Hec autem ex Abrahe illius dictis breviter recitavi do scrisse che “falsamente il cardinale chiamò
et ex his capiatur exemplum applicandi has et similes questo Abramo Iudeo, Avenazre sebbene esso
coniunctiones medias ad magnos eventus earum qua- fosse quello che chiamano Nasi, ossia il Patri-
les multos notavi in preallegato tractatu de concor-
dantia astronomie et historice veritatis et poterit sumi
radix ad consignandum illas coniunctiones ex illa                                                                                                                
63
quam dictus Abraham notavit” (Elucidarium, cap. 32). PIERRE D’AILLY, Elucidarium, cap. 24 e 25.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 29  

arca”.64 La confusione del d’Ailly dei due A- nes, che è spesso citato da lui in questa trilogi-
brami in questo caso è tuttavia giustificata da a. Enrico Bate di Malines nel suo prologo alla
una delle fonti65 che egli doveva usare, che era traduzione del De magnis coniuctionibus di A-
il De rivolutionibus mundi di Abramo ibn E- bramo Avenazre attribuisce all’Avenazre il
zra66 nella traduzione di Enrico Bates di Mali- Liber de redemptione Israel come quinto libro,
che sappiamo essere la quinta parte del Liber
Revelator (Megillah a-Megalleh del Savosar-
                                                                                                               
64
GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA, Di- da). Pertanto l’attribuzione erronea del testo
sputationes in astrologiam divinatricem, Bologna, 1496, che ha sotto mano dei calcoli delle rivoluzioni
II, cap 5: “Abraam iudeus, non qui dicitur Avenazre del mondo può dipendere dalla confusione di
ut false credidit Alliacensis (Pierre d’Ailly), sed quem queste sue fonti principali tra cui quella di
vocant Nasi, hoc est patriarcham”. Enrico Bate di Malines. Dovremo arrivare alle
65
Jean-Patrice Boudet che ha ricostruito il testo della
Disputationes contra astrologiam divinatricem di
Trilogia sui manoscritti, osserva che questa redazione
è opera di più mani e nell’edizione ha avuto anche la Giovanni Pico della Mirandola perché
terza mano della emendazione dello Engel. Non sap- l’equivoco storico fondato sulla indistinzione
piamo dunque da chi sia aggiunto il nome Avenazre tra i due Abrami sia messo in luce. L’Abramo
(ibn Ezra) o se sia sua l’attribuzione. Pare evidente Princeps detto Nasi o il Patriarca, che è
tuttavia che il D’Ailly doveva avere sott’occhio en- l’autore del Liber de redemptione Israel è il Sa-
trambe le opere dei due Abrami sulle congiunzioni. Le
vosarda. Questo testo che costituisce la quinta
due mani sono secondo il Boudet, una del nipote e
l’altra di uno sconosciuto, molto più esperto di lui nei parte del Liber revelatoris è l’unica parte di
calcoli che intende correggere ai quali bisognerà ag- questa opera che nella sua interezza non fu
giungere anche la mano dell’editore che ha emendato conosciuta dai latini e circolò solo nel testo o-
le edizioni del 1490 e del 1499. Cf. J.-P. BOUDET, riginario ebraico.67
Un prelat et son équipe de travail à la fin du Moyen âge, Il d’Ailly accetta pienamente l’im-
Terrarum orbis, 3 (Actes du Colloque de l’Universitè
postazione della teoria congiunzionista di tale
de Reims, 18-29 nov- 1999), Turnhout, 2002, pp. 129;
sg, su l’oroscopo di Cristo, pp.133-135. Abramo che sostiene l’accordo tra rivelazione
66
ABRAMO IBN EZRA, De revolutionibus annorum religiosa e i calcoli astrologici, ma ne critica
mundi, Limoges, Bibl. Munic., ms. n. 9, f.131v: “Inci- aspramente i numeri e le date che falsano a
pit prologus translationis libri Hebere Hevenere de suo avviso il periodo della nascita del Cristia-
revolutionibus anno rum mundi seu de seculo. In ves- nesimo e quindi di Cristo. Pertanto
tibulo quidem sermonis obstupuimus ignorantes quo
nell’Elucidarium dal capitolo 24 al capitolo 32
animi principi astrologorum Albumasar deferre ne-
glexit quin saltem tanti verba philosophi in parte in-                                                                                                                
terpretatus fuisset … qui se gloriatur illius discipulus citazione intera del passo cfr il mio studio “Pierre
qui significationibus coniunctionum in triplicitatibus d’Ailly e Abramo Savosarda”, cit., p. 1643.
67
iudicia commiscet espresse coniuntionum mediarum Il testo ebraico è stato tradotto interamente in spa-
ex dictis “Abrae Principis in quinta particula libri re- gnolo da J. M-Millàs Vallicrosa. Edizione di A. Po-
demptionis Israel”, quem quidem Habraam iste co- znanski con introduzione e note di J. Guttmann, Ber-
gnominatus Hevenere ». Il passo non è chiaro, per la lino, 1924.
 

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30   ARTICLES

e poi nel 34 fa una revisione dei valori mate- vano elaborato le nuove Tabulae alphonsinae
matici del Liber de redemptione Israhel per cor- che furono tradotte in latino verso il 1320-
reggere l’oroscopo del Cristianesimo e di Cri- 1325 da Jean de Murs et da Jean de Lignères.
sto, presentato da Abramo che seguiva ancora Esse si diffondono solo alla metà del secolo
le date delle rivoluzioni di Albumasar e lo so- XIV con i Canoni di Giovanni di Sassonia68.
stituisce con il suo. Pietro d’Ailly confuta la Esse si sostituirono alla uronografia di Tolo-
ricostruzione astrologica di quanti accettava- meo nella revisione di al-Battani e di al-
no la descrizione dell’oroscopo della religione Souphi (l’Azolfi dei latini) le cui Tavole erano
secondo i dati forniti da Albumasar ossia che fino ad allora state alla base dell’insegnamento
il Cristianesimo fosse sorto con una Triplicità dell’astronomia .
di terra con l’ascendente tra il 5 e il 7 grado Queste discussioni di Pietro d’Ailly posso-
della Vergine (“Ascende una Vergine di bian- no essere considerate un punto di riferimento
ca veste...”) anche se essa pareva giustificare preciso di moltissime critiche che si ebbero
la nascita di Cristo da una Vergine Immacola- per tutto il Quattrocento e nel Cinquecento
ta: Ma secondo altri interpreti questa figura come quella di Marsilio Ficino e di Giovanni
appariva non adatta perché coinvolgeva anche Pico che lo cita a più riprese anche in capitoli
l’opposizione tra Mercurio in Pesci e diversi per avversarlo e demolire nei minimi
l’ascendente in Vergine interpretato come un dettagli le sue tesi69. Le loro posizioni, avverse
aspetto negativo. Pertanto Pietro d’Ailly criti- a questa disciplina, non paiono tuttavia simi-
ca fortemente questo ascendente in Vergine e li70.
preferisce sostituire tutta la congiunzione del-
la triplicità di terra che presiedette la nascita
del Cristianesimo e quindi indirettamente di                                                                                                                
68
Cristo, con la triplicità di aria con l’ascendente Su ciò in particolare E. POULLE, Les Tables alfon-
sine avec les Canons de Jean de Saxe, Paris, CNRS,
in Bilancia. Questo aspetto a parere di tutti gli
1984, pp. 6-17-19.
astrologi di quegli anni aveva infatti un signi- 69
GIOVANNI PICO, Disputationes adversus astrolo-
ficato altamente nobile ed elevato essendo la giam divinatricem, Bologna, 1496; ed. E. GARIN, Fi-
Bilancia il segno della Giustizia di cui Cristo renze, 1942, 1946, 1952; ristampa Torino, Nino Ara-
ne rappresenta il Sole. La correzione introdot- gno, 2004. Contro Pietro d’Ailly non solo il libro II,
ta da Pietro d’Ailly era giustificata dalle nuo- cap. 4, cap. 11: “Non esse astrologiam religioni uti-
lem”, ma soprattutto il libro IV, cap. 7, 8, 9, 10, 15, 16;
ve conoscenze astronomiche dovute ai rinno-
contro l’annuncio della stella dei Magi afferma: “cum
vati calcoli forniti dagli astronomi di Alfonso falsa sit astrologia, theologicae veritati non posse con-
X di Castiglia alla metà del secolo XIII che cordare”.
avevano unito i dati della precessione degli 70
Cfr. la revisione della interpretazione dei rapporti tra
equinozi di Tolomeo (rivisti da Albattani e al- Pico e Ficino di F. YATES Giordano Bruno and the
Souphi) con quelli della dottrina dell’oscil- Hermetic Tradition, Chicago, Chicago Press, 1964, p.
84, di D. RUTKIN, Magia, cabala, vera astrologia, in
lazione in avanti e indietro dell’ottava sfera di
Nello specchio del cielo, cit., pp. 31-45.
Azarquel detta trepidaxio fissarum. Essi ave-

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 31  

17. Marsilio Ficino depurata da tutti i barbari tecnicismi degli a-


strologi arabi. Conduce pertanto una critica

C ome ho cercato di mettere in luce in


un’altra occasione71, Marsilio Ficino
(1433-1499) ha avuto almeno due at-
teggiamenti diversi rispetto all’astrologia, una
destruens e una construens, le quali accompa-
pungente alla dottrina dello Zodiaco degli a-
stronomi tolemaici, espunge tutta la casistica
matematica dei gradi, degli aspetti, delle con-
giunzioni, delle triplicità, delle domificazioni,
delle Parti arabe (la Pars fortunae, infortunae,
gnano le fasi della sua speculazione che appare mortis, vitae etc.), dell’ora di nascita, che gli
influenzata alla fine della sua attività quando appaiono macchinose elaborazioni degli inter-
commenta le Enneadi di Plotino, dalla visione preti tolemaici sia arabi, come Alkindi, Albu-
neoplatonica del cosmo di questi. Egli ne re- masar, Alkabizio, Gergis che latini che egli
cupera la teoria della corrispondenza tra il cie- conosce molto bene. Lo Zodiaco non deve es-
lo e la vita umana e quindi elabora una astro- sere inteso come “quantità”, ma come “quali-
logia medica tutta spiritualizzata che si prende tà”; esso è una essenza spirituale, la dimora di
cura dell’anima-.pneuma dell’uomo, posto al pure entità, quelle anime semidivine che gli a-
centro di un cosmo animato dove tutte le cose stronomi riassumevano nelle virtù delle 48
hanno un’anima, anche le pietre posseggono immagini celesti74. Anzi egli affermerà che il
animulae. In questo contesto antropologico i cosmo non è scandito né per otto, né per nove
cieli non sono intesi più come cause, ma segni. (cieli), ma per dodici, richiamandosi a un pita-
Pertanto mentre nello scritto giovanile del gorismo che sarà proprio da lui resuscitato.
1477, la Disputatio contra iudicium astrologo- Così al moto esteriore del cielo degli astrologi
rum72 critica aspramente l’astrologia medieva- medievali Ficino contrapporrà nel De triplici
le, da questa condanna sarà salvata un’as- vita, il cui terzo libro si intitolava proprio De
trologia medica spiritualizzata quando stende vita caelitus comparanda, una nozione di circui-
il De triplici vita (1493)73 secondo una dottrina tus, circolazione celeste-terrestre, naturale li-
bera, dove naturale non ha più il significato
                                                                                                                della physis di Aristotele che è il principio so-
71
Cfr. il mio studio Marsilio Ficino e lo spirito celeste, stanziale del movimento dei quattro elementi
Annali della Fondazione Ugo Spirito, V, 1993, pp. 71-90 che passono dalla potenza all’atto, secondo la
e L’espressività del cielo di Marsilio Ficino. Lo Zodiaco relazione di causa effetto, ma è pneuma, ani-
medievale e Plotino, Bochumer Philosophisches Jahrbuch
ma.
für Antike und Mittelalter, I, 1996, pp. 111-126. Cfr.
anche D. RUTKIN, op. cit., passim. Ficino pertanto espunge dallo Zodiaco me-
72
La Disputatio è edita da P.O. KRISTELLER, Sup- dievale la teoria della causalità di Aristotele e
plementum ficinianum, Firenze, Olschki, 1936, vol. II,                                                                                                                
pp. 12-76. Basilea, Enricus Petrus, 1576, vol. II (repr. Torino,
73
M. FICINO, Three Books of Life, Binghamton, Bottega d’Erasmo, 1962).
74
Center for Medieval and Early Renaissance Study, M. FICINO, Theologia platonica, ed. M. SCHIA-
1989; per il commento delle Enneadi cfr. Opera omnia, VONE, Bologna, Zanichelli, 1965, vol. I, p. 254.
 

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32   ARTICLES

quindi dell’azione fisica dell’astro, per sosti- lis)77 a proposito della Festività del 6 gennaio
tuirla con quella di “segno significatore” di cui si era avuto un altro esempio anche in un
dell’evento e con quella della pendentia o de- sermone giovanile di Nicola Cusano78 propo-
pendentia degli eventi terreni, dai ritmi celesti. sito della stella di Betlemme. In questo sermo-
Egli recupera una visione astrologica neopla- ne Cusano aveva citato la teoria delle grandi
tonica delle sorti umane individuali, ma rifiuta congiunzioni di Albamasar. Ma egli dichiarerà
qualunque teoria congiunzionista di astrologia di essere fortemente scettico nei confronti di
mondiale, sulla quale si giustificava un accor- qualunque previsione astrologica poiché essa
do tra previsione astrale e narrazione religiosa. gli appare puramente casuale. Così affermerà
In una Epistola75 tratta con molta ironia anche nel De staticis experimentis79 a proposito
dell’oroscopo delle religioni affermando che, della validità dei pronostici astrologici e lo di-
tralasciando la considerazione che le religioni mostrerà nel trattato sulla previsione dei No-
cambiano di rado nonostante i pianeti maggio- vissimi. La fine del mondo e il giudizio finale
ri si congiungano spesso come accade (poiché con il ritorno di Cristo a giudicare i vivi e i
ogni 969 anni tornano sempre nello stesso gra- morti, la fine della storia terrena e l’avvento
do e in quell’intervallo si congiungono quattro del regno eterno, promesso da Cristo, lo ave-
volte in un segno) è stupefacente che la legge vano sempre interessato ma non in una acce-
divina Mosaica o Cristiana non sia esistita zione astrologica. Ne è testimonianza il tratta-
prima in tante epoche del mondo, oppure non tello De coniectura de ultimis diebus80 redatto
sia stata da tempo distrutta. Ciò non toglie che nel 1446, in cui prevede la resurrezione finale
in un sermone76 del 1482 De stella magorum in (i Novissimi) con l’avvento di Cristo trionfan-
occasione del Natale riprenda il motivo della te, la fine dell’opera di Dio nel mondo e così la
correlazione tra eventi biblici e fenomeni a- fine dei tempi. In questa operetta infatti Cusa-
strali, riallacciandosi alla narrazione dei Van- no non si fonda sui calcoli astrologici delle
geli del viaggio dei re Magi che seguivano la grandi congiunzioni e della precessione degli
stella cometa che li guidò fino a Betlemme.
                                                                                                               
Tuttavia questo appare un topos retorico della 77
M.D. CHENU, Astrologia praedicabilis, «Archives
predicazione evangelica (astrologia praedicabi- d’histoire doctrinale et littéraire du Moyen Âge»,
                                                                                                                31(1964), pp. 62-65.
75 78
M. FICINO, Epistolarum Liber VII, in Opera omnia, N. CUSANO, Ubi est qui natus est Rex Judaeorum,
cit., vol. I. in Cusanus Texte, I, Predigten, 2/5, ed. J. KOCH,
76
M. FICINO, De stella magorum, Praedicationes, in Heidelberg, Meiner, 1937, pp. 84-86.
79
Opera, cit., vol. I, pp. 489-491; Apologia quaedam in N. CUSANO, Gli esperimenti di statica, in I Dialoghi
qua de medicina, astrologia, vita mundi, item de Magis dell’Idiota, trad. it. G. FEDERICI VESCOVINI, Fi-
qui Christum statim salutaverunt, ed. KASKE, in De vi- renze, Olschki, 2003, pp. 95-96.
80
ta, cit., pp. 394-404, su ciò cfr. anche S.M. BUHLER, N. CUSANO, La congettura sulla fine del mondo,
Marsilio Ficino’s ‘De stella magorum’ and Renaissance trad. it. di G. Federici Vescovini, in La pace della fede
View of the Magi, Renaissance Quaterly, 43(1990), pp. e altri testi, Firenze, Ed. Cultura della Pace, 1993, pp.
348-371. 69-82.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 33  

equinozi, ma prende come unità di misura gli mentazioni, la posizione delle Disputationes
anni della vita di Cristo e i giubilei indetti dal adversus astrologiam divinatricem del 1493-94
papato. Con questo trattatello redatto a scopo di Giovanni Pico (1463-1494). Egli non giu-
morale e consolatorio trattandosi di una sem- stifica nessun tipo di influenza astrale come
plice congettura81, egli mostra di distaccarsi invece farà Ficino nel De vita caelitus compa-
dalla tradizione dei pronostici astrologici, co- randa che trasforma la causalità del cielo in
me anche dalle profezie apocalittiche dei gioa- segno intelligibile sotto l’influenza della co-
chimiti che non si erano mai avverate82. È no- smologia di Plotino. Esse furono edite affret-
tevole tuttavia che Ficino nella sua riforma tatamente dal nipote Gianfrancesco Pico a
dell’astrologia medica individuale e spiritualiz- Bologna nel 1496 anche probabilmente a sco-
zata secondo la visione plotiniana degli astri, po edificatorio per difenderlo dalle accuse di
segni e non cause, parli in questo Sermone del eresia proprio nel momento della predicazione
1482 dell’oroscopo di Cristo già discusso da di Girolamo Savonarola84 che considerava
Pietro d’Ailly, parlando secondo la consuetu- l’astrologia una invenzione diabolica contro le
dine risalente ad Albumasar dell’Ascendente verità cristiane e dannata nella Sacra Scrittu-
nel primo Decano del segno di terra della ra85. Giovanni Pico nelle Disputationes passa
Vergine. Ma tutte le discussioni con le discor- in rassegna tutte le dottrine astrologiche dei
danze che ne erano derivate evidenziavano, a grandi maestri medievali, arabi, ebrei come
parere di Ficino, la totale inaffidabilità di que- Abramo Savosarda, e latini che l’hanno giusti-
sti calcoli. ficata, da Alberto Magno e Ruggero Bacone,
fino ai teologi come Tommaso d’Aquino86,
Pietro d’Ailly e ai medici come Pietro
18. Giovanni Pico della Mirandola                                                                                                                
84
In part. G. GARFAGNINI, La questione astrologica

D
tra Savonarola, Giovanni e Gianfrancesco Pico, in Nello
iversa da questa impostazione filo-
specchio del cielo, cit. pp. 117-137.
sofica di Ficino appare, nonostante 85
G. SAVONAROLA, Contro l’astrologia divinatoria,
i temi comuni più evidenti come la Firenze, 1497 (IGI, 8787), libro III, cap. 4 contro
critica al concetto di causa83 dell’astro, che è l’oroscopo della religione di Albumasar; libro III, cap.
tratto ugualmente centrale nello loro argo- 5 sull’Anticristo; in part. G. GARFAGNINI, “Questa
è la terra tua”, Savonarola a Firenze, Firenze, Sismel,
                                                                                                                ed. del Galluzzo, 2000, pp. 251-291.
81 86
N. CUSANO, La congettura, cit. p. 75; sui Nuovis- SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae,
simi cfr. in particolare R. GUARDINI, I Nuovissimi, Ia q. 115 a.4; IIa IIae q. 95 a 5: “Nullum autem corpus
Milano, Vita e Pensiero, 1950. potest imprimere in rem incorpoream, unde impossi-
82
Il profetismo gioachimita tra Quattrocento e Cinquecen- bile est quod corpora caelestia directe imprimant in
to, ed. Luca Podestà, Genova, Marietti, 1991. intellectum et voluntatem”. Summa contra gentiles, III,
83
Cfr. V. PERRONE COMPAGNI, Pico sulla magia: cap. 87; su ciò in part. Th. LITT, Les corps célestes
problemi di causalità, in Nello Specchio del cielo, cit., pp. dans l’univers de Saint Thomas d’Aquin, Louvain-Paris,
107 e 113-114. Publ. Universitaires, 1963.

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34   ARTICLES

d’Abano. Tutti sono incompetenti ed igno- dottrine orientali dei Decani provenienti
ranti anche e proprio della conoscenza dall’Antico Egitto. “Chi ha mai visto queste
dell’astronomia. In particolare è messa in ridi- immagini? Chi nel silenzio dell’esperienza le
colo e criticata l’astrologia medica di Pietro ha scoperte per occulte vie di ragione? Dove
d’Abano. Quest’ultimo, sui principi dell’as- mai Tolomeo e qualche altro antico ne par-
trologia, aveva elaborato una dottrina della lò?”.
medicina come scienza astrologico-fisica e ra-
zionale nel Conciliator differentiarum medico-
rum et astrologorum, opera voluminosa, vera 19. Lucio Bellanti
summa medica e filosofica del secolo XIV re-
datta probabilmente prima del 1303 e rivista
negli anni 1303-1310. Essa era destinata ad es-
sere eclissata solo nel secolo XVII in conse-
guenza delle scoperte del Vesalio unitamente
alla dissoluzione dell’astronomia tolemaica.
A nche per le nuove conoscenze a-
stronomiche della Tavole Alfonsine
Pico aveva buon gioco nel sottoli-
neare la loro ignoranza e quindi ribadire la
negazione di qualunque possibile accordo tra
Ma Pico soprattutto attacca ferocemente religione e astrologia anche se giustificata
l’astrologia congiunzionista di Pietro dalla filosofia di san Tommaso e su basi di-
d’Ailly87 e la sua pretesa di trovare una con- verse, ma sempre con intenti religiosi da
ferma delle verità religiose nelle grandi rivo- Raimondo Lullo nel suo Tractatus novus de
luzioni astronomiche mondiali. Giovanni Pi- astronomia89. Pico era mosso dall’esigenza di
co mette in ridicolo sia le predizioni di A- costruire una nuova filosofia ispirata dall’er-
bramo Savosarda sul tempo venturo della metismo, dal neoplatonismo, da una visione
redenzione di Israele, che tutti gli argomenti magica creativa dell’uomo e dalla cabala e-
di Pietro d’Ailly per ricondurre l’ascendente braica. Pico l’aveva formulata nelle Theses o
dell’oroscopo di Cristo in Bilancia, piuttosto Conclusiones de magia (1486)90. Diversamen-
che in Vergine88. Non c’è rapporto tra Cristo
                                                                                                               
e il primo o il secondo decano della Vergine 89
G. FEDERICI VESCOVINI, Note di commento,
in cui molti, come Ruggero Bacone, avevano cit., p. 120 a proposito delle citazioni di Lullo da parte
visto una conferma del parto verginale di di Gabriele Pirovano per la riforma in senso cristiano
Cristo e quindi una concordia tra verità reli- dell’astrologia nella De astronomica veritate opus abso-
lutissimoum, Milano 1507; ristampato a Basilea nel
giosa e celeste. Questa dell’ascensione di una
1554 per Iacobo Parco insieme alle opere del Bellanti.
fanciulla di bianco vestita nel primo decano In part. su Gabriele Pirovano cfr. M. PEREIRA, Il
della Vergine, prosegue Pico, è una mera fa- ‘Tractatus novus de astronomia’ del Lullo, Medioevo,
vola, un’immagine fantasiosa inventata dalle 2(1976), pp. 169-277 (pp. 206-213).
                                                                                                                90
GIOVANNI PICO, Conclusiones sive Theses
87
GIOVANNI PICO, Disputationes, libro IV, 7-10, DCCCC, Romae 1486, (“publice disputatae sed non
15-17; libro V, cap. 19 ss. admissae”), ed. B. KIESZKOWSKI, Genève, Droz,
88
Op. cit., ibidem. 1973.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 35  

te da quanto sosterrà successivamente il ni- furono stampate a Firenze quasi immediata-


pote Gianfrancesco Pico egli non aveva mente nel 1498 da Gerardo de Haerlem, in
condannato l’astrologia per motivi di con- calce al volume più articolato De astrologica
formità alla religione cristiana, ma piuttosto veritate. Affiancata all’opera di Giovanni
per i suoi diversi orientamenti metafisici, eti- Pontano e un poco più tardi di Gabriele Pi-
ci, antropologici. Anche Ficino aveva elabo- rovano92, esse contribuiscono a continuare
rato una concezione tutta spirituale e pneu- ad accreditare la visione scientifica dell’as-
matica dell’uomo. Ma essa appare diversa da tronomia-astrologia medievale, sia nel suo
quella di Pico. Se la dottrina degli otto cieli risvolto medico-astrologico sia in generale
di Aristotele fondata sulla teoria del movi- come previsione valida di tutti gli eventi u-
mento della causa sostanziale non aveva più niversali e particolari, anche se probabile e
nessun senso per Ficino, questo lo sarà anche non necessaria, per tutto il Cinquecento, se-
per Pico. Ma nella sua celebre Oratio de ho- condo l’adattamento della trasformazione
minis dignitate Pico colloca l’uomo al centro degli astri ritenuti non più cause, ma segni.
di una visione magico cabalista dell’universo Sarà infatti questa una delle giustificazioni
in cui i cieli non sarebbero più né otto, né più comuni della divinazione astrologica af-
nove come riteneva l’astronomia tolemaica fermata all’inizio del Cinquecento, per e-
ma sarebbero dieci come le dieci sephirot con sempio, da Caspar Peucer, genero di Melan-
cui coinciderebbero. Pico delineò nelle sue tone nel suo trattato De diversis divinationum
Theses de magia, come è stato di recente os- generibus93.
servato91, una concezione del tutto inedita La difesa del Bellanti fu ben articolata e
dell’astrologia. Egli intendeva definire la sostenuta dai più validi argomenti che erano
“vera” astrologia associandola alla cabala ed già stati portati dai difensori dei secoli passa-
i cieli alle Sefiroth, negando così la “falsa” ti dell’astrologia. Egli rivendicò, come altri
astrologia della tradizione. prima di lui (per esempio Pietro d’Abano nel
Gli attacchi delle Disputationes, tuttavia, suo Lucidator dubitabilium astronomiae del
nell’immediato, (eccezion fatta per l’attività 1303-1310)94 il carattere dotto, scientifico
del nipote Gianfrancesco) non ebbero gran- dell’astrologia, insistendo sul suo carattere
de seguito, perché in quegli stessi anni si eb- non pratico, ma conoscitivo, poiché tratta
bero le risposte dettagliatissime alle sue criti-
che, del medico e astrologo senese Lucio                                                                                                                
92
O. POMPEO FARACOVI, In difesa
Bellanti (lettore nello studio di Siena nel dell’astrologia: risposte a Pico con Bellanti e Pontano,
1487, assassinato a Firenze nel 1499): le Re- cit., pp. 47-66.
sponsiones in disputationes Johannis Pici. Esse 93
CASPAR PEUCER, Commentarius de praecipuis di-
                                                                                                                vinationum generibus, Francoforte, 1646.
91 94
D. RUTKIN, Magia, cabala, vera astrologia. Le Il Lucidator è edito in PIETRO D’ABANO, Tratta-
prime considerazioni sull’astrologia di Giovanni Pico del- ti di astronomia, ed. di G. FEDERICI VESCOVINI,
la Mirandola, cit., pp. 37-39. Padova, Esedra, 2008 (3a ed.).

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36   ARTICLES

non solo dell’azione del movimento degli a- re Alfonso X di Castiglia, occultati nel Me-
stri, ma ci fa conoscere la volta celeste, ossia dioevo come Picatrix. Esse erano cominciate
è astronomia matematica. Il Bellanti espunge a circolare nel Quattrocento e Marsilio Fici-
l’immagine magica del cielo animato da spi- no ne era ben a conoscenza. Bellanti ritorna
riti o entità divine insieme a tutte le pratiche così alla astrologia medica, metereologica e
connesse, magico divinatorie, delle immagi- fisiognomica, del pronostico individuale di
ni ermetiche celesti, le inserzioni dell’as- Tolomeo. Ed era stato proprio questo aspet-
trolatria pagana ermetica dei Decani dei Sa- to medico dell’astrologia uno degli obiettivi
beani di Harran, con tutte le influenze magi- precisi della critica di Pico. Pertanto le Re-
che che erano rintracciabili anche nello sponsiones e il De astronomica veritate del Bel-
pseudo-tolemaico Centiloquium. Esse erano lanti confermano, nonostante le argomenta-
condannate da tutti i theologizantes ma anche zioni del Pico contro l’astrologia medica
dai medici razionalisti del tempo come Pie- medievale (che a suo avviso riduceva l’uomo
tro d’Abano. L’astrologia ermetica che veni- a mera corporalità), il recupero della lezione
va ad essere riscoperta nella secondo metà autentica di Tolomeo, espunto dalle sovrap-
del XV secolo anche per le nuove versioni posizioni dei commentatori arabi. Ne conse-
del Corpus hermeticum di Ficino, introduceva gue per tutti questi motivi che è impossibile
le operazioni magiche nella previsione astro- un accordo con la religione, perché della
logica fondata sulle “immagini”95 ed il Bel- dottrina congiunzionista che sostiene gli o-
lanti le rifiuta decisamente. Egli fa così una roscopi della religione, scriverà, non vi è
radicale ripulitura di questi elementi magico- traccia, tra l’altro, nel testo originario di To-
ermetici inseriti nell’astrologia tolemaica, lomeo, perché essa fu una elaborazione
anche se le opere a cui si riferisce appaiono dell’astrologia araba che si diffuse per le tra-
ancora quelle anonime della tradizione me- duzioni latine del XII secolo della sua opera
dievale96. Si trattava delle contaminazioni nel commento di Alì (Ibn-Ridwan). A pare-
ermetiche magiche astrolatriche introdotte re del Bellanti pertanto l’utilizzazione della
da alcune opere anonime dell’XI secolo, ma teoria delle grandi congiunzioni per spiegare
tradotte nel XIII per lo più nella cerchia del il sorgere delle grandi religioni non appar-
                                                                                                                tiene alla autentica dottrina astrologica di
95
Cfr. N. WEILL-PAROT, Les images astrologiques Tolomeo che l’ha elaborata invece solo per
au Moyen Age et à la Renaissance, Spéculations intellec-
spiegare le vicende della vita degli individui
tuelles et pratiques magiques (XIIe-XVe), Paris, H.
Champion, 2002 in part. pp. 647-847 e ss. a proposito e non del mondo e soprattutto fornire ele-
della influenza della dottrina astrologica del De triplici menti utili per descrivere i caratteri degli in-
vita di Ficino su l’Opus clarissimum di Giacomo Tor- dividui e salvaguardare la loro salute. Così
rella. non c’è contrasto tra astrologia e visione cri-
96
P. LUCENTINI, I. PARRI, V. PERRONE stiana perché essa non pretende di penetrare
COMPAGNI eds., Hermetism from Late Antiquity to
i disegni di Dio e di spiegare le verità rivela-
Humanism, Turnhout, Brepols, 2003.
te che sono trascendenti. Bensì tende a evita-

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 37  

re gli errori che possono essere corretti da 20. Girolamo Cardano


una conoscenza naturale97. Essa non prevede
la nascita dei Profeti che dipende solo dal
volere divino o può essere conosciuta per la
mediazione degli angeli. Per questo le tesi di
Albumasar sono inaccettabili anche perché
avrebbe commesso l’errore imperdonabile di
L e discussioni sulla validità dell’astro-
logia nel Quattrocento non riguar-
davano solo il problema se fosse una
scienza o mera superstizione, una pericolosa
visione magica che poteva accostarla a una a-
mettere sullo stesso piano astronomico (ossia strolatria pagana: se essa fosse anche una co-
le congiunzioni) tutte le religioni e così quel- smologia magica di impronta cabalista la qua-
la cristiana, resa in tal modo pari alla ebraica le si delineerà successivamente negli sviluppi
e alla musulmana. del neoplatonismo e dell’ermetismo rinasci-
La conoscenza del Bellanti di tutta la let- mentale, contaminati con la cabala ebraica dei
teratura astrologica anteriore era straordina- secoli XVI e XVII (ad esempio negli scritti
ria, tuttavia anche per le sue preoccupazioni astronomici del cabalista cristiano Agostino
religiose, fu molto cauto. Trattare dell’oro- Ricci98 autore del trattato De motu octavae
scopo di Cristo rasentava la blasfemia. Criti- sphaerae, dove i cieli si identificavano con le
cò aspramente una delle opere più diffuse di sefiroth). Essi riguardavano invece l’assurda
quel periodo, il manuale di Introduzione pretesa di trovare una conferma di un evento
all’astronomia o De iudiciis di Guido Bonatti sovrannaturale, la Redenzione dell’umanità,
da Forlì, anche proprio perché trattava delle nella spiegazione naturale dell’astronomia nei
grandi congiunzioni che avrebbero presiedu- suoi risvolti astrologici.
to alla nascita delle religioni, prendendo le È evidente in tutte le discussioni che si eb-
distanze da queste dottrine, a suo avviso, bero tra Quattrocento e Cinquecento, che la
chiaramente fallaci ed erronee per le incer- teoria congiunzionista dell’oroscopo delle re-
tezze e i dubbi sulla possibilità di stabilire ligioni aveva complicato molto la possibilità
con precisione le coordinate celesti per le va- di una conciliazione tra la verità astronomica
riabili della precessione degli equinozi. Inol- e quella rivelata nella Bibbia, nonostante
tre Bonatti aveva lanciato invettive ferocis- l’ardito tentativo di Pietro d’Ailly. Questo in-
sime contro tutti i teologi, i “tunicati” che lo tento non fu tuttavia abbandonato nel Cin-
avevano attaccato per le sue dottrine ardite. quecento. Anche se sembrava che Giovanni
Pico avesse fortemente demolito il fonda-
mento scientifico dell’astrologia con la critica
                                                                                                               
98
AUGUSTINUS RICIUS, De motu octavae sphaera-
e, Parigi, SImon Colinaeus, 1521; su di lui cfr. F.
                                                                                                                SECRET, Les Kabbalistes chrétiens de la Renaissance,
97
LUCIO BELLANTI, Responsiones contra Picum, Milano-Neuilly-Seine, Arché, 1985 (nuova ed.), pp.
Firenze, G. de Haerlem, 1498, libro V, f. 196 e ss. 81 e ss.

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38   ARTICLES

del concetto di causa aristotelica e della di- la sua condanna per eresia e blasfemia. Come
stinzioni ontologica di san Tommaso tra cau- si legge nel documento dell’Archivio del san-
sa necessaria per sé (Dio) e causa contingente to Uffizio, pubblicato da Ugo Baldini100,
per accidens (i cieli e gli eventi terreni), in ge- l’errore di Cardano è stato non solo di essersi
nerale la fortuna della concezione astrologica sforzato di attribuire agli astri, ai corpi celesti
del mondo non venne meno per tutto il Rina- e al fato, gli eventi sì da negare la provvidenza
scimento e non si arrestò nonostante le censu- divina, la libertà umana, la contingenza delle
re e le condanne dei teologi per il permanere cose e tutte le religioni, ma anche la nascita di
presso molti filosofi e scienziati della impo- Cristo e la sua sapienza.
stazione del concetto di natura (physis) di A- Questo oroscopo di Cristo comparve nella
ristotele e dei principi matematici dell’astro- prima edizione latina dal greco101 del Quadri-
nomia tolemaica. partito di Tolomeo, a Basilea nel 1554, da lui
Pertanto tra la fine del Quattrocento e poi apprestata con un commento a cui egli pensa-
per tutto il Cinquecento tra i filosofi aristoteli- va già da tempo102, sulla versione dal greco di
ci fiorirono numerose raccolte di Geniture o Antonio Gogava la quale era stata stampata a
oroscopi individuali99 di principi, papi e re e Lovanio nel 1548. Cardano condivide l’esi-
tra tutte ebbe grande risonanza oltre le raccol- genza tutta umanistica di avere un testo atten-
te del Gaurico, del Giuntini, quella del medi- dibile dell’opera di Tolomeo, fino ad allora
co scienziato e astronomo Girolamo Cardano, circolata nella versione latina dal testo in ara-
anche per le sue disavventure. Egli, sebbene si bo con le interpretazioni dei suoi più famosi
fosse autocensurato in un primo momento, seguaci come Albumasar, ma soprattutto ac-
non mancò poi di pubblicare, dandone una compagnato dalle note del commentatore Alì
giustificazione, l’oroscopo di Cristo che fu Ibn-Ridwan. Cardano intende rinnovare la
una delle cause principali, ma non la sola, del- dottrina astrologica riportandola al testo ori-
ginario greco, restituendo ai lettori la “vera”
                                                                                                               
99
J.P. BOUDET, Entre science et nigromance, Paris, astrologia di Tolomeo. Egli lo sottrae quindi a
Publ. de la Sorbonne, 2006, in part. cap. VI, pp. 303- tutta la precettistica complessa e bizzarra delle
325 e dello stesso Les astrologues et le pouvoir sous le re- procedure arabe difficilmente giustificabili sul
gne de Louis XI, in Observer, lire, écrire le ciel au Moyen                                                                                                                
100
Âge (Actes du Colloque d’Orleans 22-23 avril 1989), U. BALDINI, Cardano negli Archivi del Santo Uffi-
éd. B. Ribémont, Paris, Klincksieck, 1991, pp. 62; E. zio, in Cardano e la tradizione dei saperi, M. Baldi e G.
POULLE, Oroscopes princiers des XIVe et XVe siècles, Canziani ed., Milano, Franco Angeli, 2003, p. 495.
101
in Astronomie planétaire au Moyen Âge latin, Variorum Si veda ora C. TOLOMEO, Tetrabiblos, testo gre-
Reprints, Aldershot, Ashgate, 1996, pp. VIII, 63-77. co e trad. it. di S. Feraboli, Milano, Fondazione Lo-
Sulla famosa genitura di Agostino Chigi affrescata da renzo Valla, Milano, 1983.
102
Baldassarre Peruzzi nella Sala Galatea (1466) cfr. F. G. CARDANO, In Claudii Ptolomaei de astrorum
SAXL, La fede astrologica di Agostino Chigi, in F. iudiciis aut ut vulgo appellant Quadripartitae Construc-
SAXL, La fede negli astri, trad. it. S. Settis, Torino, tiones, libri IV Commentaria, Basilea, Enrico Petro,
Boringhieri, 1985, pp. 305-412. 1554, lib. II, textus 54, pp. 164-166.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 39  

piano astronomico. Così Cardano intende ri- va che la mente divina avesse voluto, per una
portare l’iudicium astrologico su un piano qualche ragione, che una genitura cosi impor-
scientifico più rigoroso, ossia matematico, an- tante fosse divulgata, sebbene affermi pruden-
che se come Tolomeo, afferma che la previ- temente che “io avendola preparata da venti e
sione non pretende di avere una validità ne- più anni, non avevo avuto il coraggio di pub-
cessaria, ma meramente probabile. In tal senso blicarla”104.
anche come medico, si riallaccia più o meno Egli spiega che ha inteso far conoscere
direttamente all’insegnamento astronomico l’oroscopo di Cristo perché desidera che tutto
della Scuola padovana della fine del XIII se- il mondo venga a conoscenza di come la sua
colo-inizi del XIV, ossia dell’altro filosofo- Natività “fosse ammirabile con il concorso
medico Pietro d’Abano. Questi nella sua ope- più grandioso di tutti i cieli che significavano
ra di astronomia Lucidator dubitabilium astro- pietà, giustizia, fede, semplicità e carità” ma
nomiae aveva giustificato con argomenti logici che nessuno doveva pensare che egli volesse
e filosofici centrati sulla concezione dell’ars- dire che sia la divinità in Cristo che i miracoli
scientia del libro VI, 2-4, 1139-1140 dell’Etica da lui compiuti, la santità della sua vita e la
a Nicomaco, la possibilità di una conoscenza promulgazione della sua religione, dipendes-
scientifica del pronostico medico e dell’iu- sero dagli astri (ab astris pendeant). Invece egli
dicium astrologico come prognosi medica voleva indicare che come “la natura adornò la
dell’individuo contingente103. L’astrologia sua nascita di un temperamento ottimo e di
pertanto si presenta come una ars, scienza pra- una straordinaria bellezza del corpo, così an-
tica, strumento di conoscenza attivo capace di che Dio ottimo e glorioso adornò la sua nasci-
guidare l’opera del medico e dell’astrologo e ta di un’ottima e mirabile costituzione degli
quindi con la sua capacità predittiva, di far astri”105. Pertanto egli non l’aveva pubblicato
emergere almeno in parte la preordinazione nella sua famosa raccolta di Geniture ma pro-
nascosta della natura al di sotto degli eventi, prio nel commento al II libro del Tetrabiblios
come la malattia e la possibilità di guarigione. che tratta dell’astrologia mondiale, perché
La pubblicazione dell’oroscopo di Cristo fu l’oroscopo di Cristo assumeva un significato
tolta dall’edizione postuma del 1578 per le vi- universale che è quello della religione cristia-
cende della condanna, ma fu ripubblicata na e pertanto rientrava negli argomenti della
nell’Opera omnia di Lione nel 1663 a cura di astrologia universale del secondo libro di To-
C. Spon. Cardano pubblicò l’oroscopo giusti- lomeo. Ciò che è notevole tuttavia di questa
ficandolo con l’affermazione che egli confida- genitura rispetto a quelle precedenti di Albu-
                                                                                                                masar, del Savosarda o di Pietro d’Ailly che
103
G. FEDERICI VESCOVINI, La medecine synthèse                                                                                                                
104
d’art et de science selon Pierre d’Abano, in Les doctrines G. CARDANO, De astrorum iudiciis, cit., lib. II,
de la sciences de l’Antiquité à l’Âge Classique, ed. R. textus 54, pp. 164-166.
105
Rasched et J. Biard, Leuven, Peeters, 1999, pp. 211- G. CARDANO, De astrorum iudiciis, cit., lib. II,
236. textus 54, p. 163.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


40   ARTICLES

sono più propriamente oroscopi universali calcolatoria degli arabi delle congiunzioni le-
delle religioni e non dei loro fondatori, è che gate con le triplicità e tutto il sistema, invece,
egli descrive proprio l’oroscopo di Cristo sul è ricondotto ai quadranti della sfera celeste e
giorno e l’ora presunta della sua nascita che al tempo del ritorno del grado 0 dell’Ariete
sarebbe quella del calendario ecclesiastico e dell’ottava sfera al grado 0 della nona. Questa
cioè il Natale in quanto rappresenterebbe il rappresenterebbe la congiunzione massima
modello universale di un oroscopo individua- millenaria. Tutta la riforma del Quadriparti-
le. to di Tolomeo, detto altrimenti, è discussa da
Questo atteggiamento più cauto non aveva Cardano sulle basi di un calcolo esclusiva-
però contraddistinto quanto aveva scritto in mente astronomico del moto apparente degli
alcune opere che precedono il suo commento astri, dei pianeti e della precessione degli e-
a Tolomeo, ovvero nel De supplemento Alma- quinozi. Ne consegue che la nascita di Cristo
nach e negli Aphorismi, dove aveva accettato non è spiegata con i calcoli delle grandi con-
l’idea della corrispondenza tra eventi profani giunzioni degli arabi e dei loro seguaci latini,
come la nascita dei regni, e delle religioni e i ma con le nuove Tavole astronomiche del
transiti delle grandi congiunzioni. L’in- Regiomontano.
serimento dell’oroscopo individuale di Cristo Anche se Cardano si autocensurò più volte
nel successivo commento del Tetrabiblios ave- nel pubblicare le geniture, la sua opera106 rive-
va lo scopo di ridimensionare su fondamenti la la difficoltà di trovare un equilibrio tra cau-
astronomici razionali la teoria congiunzionista salità fisico-naturale che veniva considerata
degli arabi, poiché, come tutti gli astronomi come determinismo del libero arbitrio, e la
più avvertiti prima di lui ritenevano (e non verità di una religione cristiana razionalmente
per motivi religiosi o teologici) anch’egli pen- spiegata secondo l’ortodossia della dottrina
sava che fosse impossibile stabilire esattamen- del tempo.
te i periodi delle grandi congiunzioni ed indi- I suoi scritti di medico e scienziato pareva-
viduare gli eventi particolari che ne dipendo- no più inclinare sul piano della natura che su
no. quello della religione rivelata e sembravano
Di questa riforma dell’astrologia tolomaica confinati nell’ambito della pura fede. Inoltre
universale, tentata da Cardano, è dato osser- la sua opera viene a collocarsi in piena lacera-
vare rispetto alle esegesi condotte dai com- zione dell’universalismo cristiano per l’af-
mentatori precedenti, la semplificazione fermarsi della Riforma luterana con le conse-
dell’astrologia mondiale ricondotta ai movi- guenti chiusure dogmatiche delle Chiese, con
menti generali e universali dell’ottava sfera                                                                                                                
sulla nona da cui dipendeva la precessione de- 106
A. GRAFTON, Il signore del tempo. I mondi e le o-
gli equinozi e la leggera variazione annuale pere di un astrologo del Rinascimento, trad. it. Bari-
degli equinozi e dei solstizi che ne conseguiva. Laterza, 2002 e per altre interpretazioni A. INGE-
GNO, Nuovi studi sull’opera di Cardano, in Cardano e
In altre parole la trattazione di Cardano
la tradizione dei saperi, cit., pp. 9-18.
dell’oroscopo di Cristo espunge la casistica

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 41  

il costituirsi del Santo Uffizio e dei Tribunali avversata e denigrata, ma anche strenuamente
dell’Inquisizione moderna. Pertanto la diffici- difesa dai suoi sostenitori sulla base di queste
le conciliazione che i filosofi, e i teologi me- antiche tradizioni scientifiche e religiose, e
dievali avevano tentato sulla base della dottri- sulle conferme empiriche dei suoi cultori.
na aristotelica delle cause strumentali e secon-
de, accidentali e contingenti (come aveva ela-
borato anche San Tommaso), di contro alla
causa universale per sé, valida per la causalità
divina, viene a cadere completamente. Ciò ac-
cadrà non solo per l’affermarsi di una conce-
zione demiurgico magico della dignità
dell’uomo, sottratta alla necessità materiale,
dei filosofi neoplatonici ed ermetici del Rina-
scimento, ma soprattutto a motivo della disso-
luzione della concezione del cosmo chiuso di
Aristotele in sintonia con l’astronomia di To-
lomeo sulla quale si fondava la sua dottrina a-
strologica, dovuta alla rivoluzione astronomi-
ca di Galileo e all’affermarsi della meccanica
newtoniana.
Tuttavia poiché l’astronomia geocentrica
dell’Almagesto, su cui era stato costruito
l’edificio teorico dell’astrologia del Quadripar-
tito, rispondeva esattamente mediante il ge-
niale artificio geometrico degli eccentrici e
degli epicicli, all’apparenza dei fenomeni, an-
che se l’ipotesi geocentrica era sbagliata, la
validità delle Tavole celesti di Tolomeo, cor-
rette successivamente, non venne mai meno
nei secoli moderni. Le previsioni dell’astro-
logia, fondate su una millenaria tradizione re-
ligiosa e scientifica, proseguirono il loro
cammino nel futuro dell’umanità. Esse conti-
nuarono a rispondere alla esigenza dell’uomo
di conoscere il futuro, nella sempre più gene-
rale incertezza degli orizzonti universali del
suo agire, di cui egli rimaneva l’attore princi-
pale radicato sulla terra: disciplina ancor più

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


42   ARTICLES

working on this material has inspired these


Understanding the History of Astrology reflections and I sincerely hope that others
(and Magic) Accurately: Methodological will find them useful. The entire process has
unfolded as a series of increasingly refined
Reflections on Terminology and Ana- approximations, tacking back and forth be-
chronism tween big picture issues and detailed treat-
H. Darrel Rutkin ments of particular people and institutions
Unit for History and Philosophy of Science, within their broader socio-political and reli-
University of Sydney gious contexts and structures, all of which
(Australia) require focused attention.
To grasp astrology accurately in its
proper historical perspective, I have found
1. Introduction: Grinding that we should first identify and correct for
New Conceptual Lenses two broader distorting modern biases drawn
from a fundamentally anachronistic, yet still

U nderstanding the history of astrol- virtually ubiquitous understanding of astrol-


ogy accurately as 20th- and 21st- ogy’s complex range of places within the
century historians of science, phi- premodern map of knowledge. Since the
losophy, religion, politics and culture poses various focuses of conceptual lenses seem
a complex range of challenges—conceptual mainly to be ground, as it were, on the basis
and contextual—some of which will be ex- of fundamental distinctions and disciplinary
plored in what follows. Many more will be configurations, I will endeavor to replace
explored in my soon to be forthcoming these outdated historiographical lenses with
monograph, Reframing the Scientific Revolu- new more accurate ones, ground in accord-
tion: Astrology, Magic and Natural Know- ance with three fundamental premodern
ledge, ca. 1250-1800, volume I of which, conceptual structures.
Structures: 1250-1500, will soon see the light Before we can see more clearly, however,
of day.1 The twenty some-odd years of we must first remove the distorting older
spectacles. To know both which lenses dis-
                                                                                                                tort and how to properly grind new ones, we
1
This essay is very deliberately lightly footnoted.
must be keenly aware of when we are using
There should be enough information in the text to
track down every relevant source. Otherwise, I give actors’ categories and when we are imposing
more specific information in the footnotes. Many of modern distinctions on the past. Getting the
the references can also be found in my Astrology, in right focus is particularly difficult when past
The Cambridge History of Science, Vol. 3: Early Mo- disciplinary configurations resonate strongly
dern Science, eds. L. Daston and K. Park, Cambridge, with modern assumptions and/or preju-
Cambridge University Press, 2006, pp. 541-61, and in
dices, which we then tend—usually uncon-
my monograph.
sciously—to read back into the past. I hope

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 43  

that the analysis adumbrated here and de- within the Hermetic and/or Esoteric tradi-
veloped in detail in my monograph will pro- tions as well.2
vide a new more accurate prescription for Whether called the Hermetic, Occult or
use in future investigations, allowing us to Esoteric traditions, which are essentially
see in sharper focus both the broader pat- progressive variations on a theme, the same
terns and the many specific details of past strictures apply. Accurately historicizing
conceptual and disciplinary structures re- these terms is required, but very difficult to
lated to the history of astrology. Therefore, achieve, especially if we are dealing with a
close attention to the range of terminology broader audience or one of non-specialists,
and its respective conceptual referents will that is, most readers. At this point, my sug-
be a central concern in what follows. gestion is to reject these overarching fram-
ing terms altogether, at least for the present,
unless they are properly delimited and
2. Deconstruction solidly historicized, as in the introduction to
Daniel Stolzenberg’s recent Egyptian Oedi-

I will first simply—and proscrip-


tively—identify two of the more
problematic conceptual structures
pervading the historiography that should be
removed (or at least set aside) at the very
pus: Athanasius Kircher and the Secrets of An-
tiquity (Chicago: University of Chicago
Press, 2013).
In my view, our understanding is funda-
mentally compromised and/or distorted by
beginning. First, a fundamentally anachro- predisposing it from the very beginning in a
nistic disciplinary configuration. In modern way that deeply influences and orients both
scholarship, astrology is almost always a broad range of further assumptions and the
closely associated with the other so-called related ‘natural’ questions to ask, especially
‘occult sciences’, especially magic, alchemy when some sort of deeper unity (if not
and the kaballah, as we find it in numerous fundamental identity) among these disci-
influential studies by (among others) Wayne plines is also assumed. This is particularly
Shumaker, Brian Vickers and Brian Copen- problematic when modern scholars begin by
haver. This presumed configuration with the assuming—as in Keith Thomas’s classic Re-
occult sciences is, although not entirely mis- ligion and the Decline of Magic—that astrol-
taken, deeply problematic conceptually— ogy is somehow a part or subset of magic.
unless skillfully nuanced—when applied to
astrology ca. 1250-1800. For similar reasons,                                                                                                                
the same applies for including astrology 2
Frances Yates coined the term <<Hermetic Tradi-
tion,>> which has since been severely criticized. An-
toine Faivre, Wouter Hanegraaff and Kocku von Stu-
ckrad are three of the most significant writers who
have brought the “Esoteric Tradition” to prominence.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


44   ARTICLES

For now, we will simply not make any as- entiarum (III.4).3 We find it in a recog-
sumptions along these lines, highlighting as- nizable form, however, in Rule IX of the In-
trology’s configuration with other disci- dex of Prohibited Books from 1564 on.
plines as a question to ask and historicize ra- In normal premodern usage, all astrologi-
ther than an assumption to make a priori, cal predictions—whether relating to a per-
based on our modern (or postmodern) map son’s nativity or revolution, the weather,
of knowledge with its characteristic concep- medicine or political events—were called
tual and disciplinary structures. We should astrological judgments (iudicia), and thus in
verify, refine or reject entirely this configu- some real sense may be called ‘judicial as-
ration of astrology with the ‘occult sciences’ trology’. We can see this as early as the
based on both its accuracy and its related 1260s in the Speculum astronomiae,4 but also
utility for characterizing the premodern map in the work of Placido Titi, professor of as-
of knowledge. The first steps in reconstruc- trology at the University of Pavia, who
tion must be taken carefully, since the basic makes this very point (among others) in the
patterns established early on become a foun- mid-17th century.5 Likewise, astrology’s cau-
dation for all that follows. To shift the meta- sal ‘naturalness’ vis-à-vis its legitimacy (or
phor again: as with conceptual lenses, each otherwise) will also be discussed extensively
distortion tends to compound the next. To in my monograph. In the meantime, we will
clarify these issues, I will explicitly discuss set this distinction aside along with astrol-
astrology’s relationship to magic and divina- ogy’s configuration among the occult sci-
tion by focusing on two paradigmatic prac- ences, removing them both (at least for the
tices in particular: [1] predicting the future time being) from our interpretive frame-
(in relation to divination), and [2] making
images or talismans (in relation to magic).                                                                                                                
3
FRANCIS BACON, De augmentis scientiarum, in
The second conceptual structure to be set
The Works of Francis Bacon, ed. J. Spedding et al., 14
aside and brought up for review is the vols., London: Longmans, 1857–74; repr. Stuttgart,
equally pervasive historiographic distinction Frommann, 1963, 1: pp. 554–60.
between ‘natural’ and ‘judicial’ astrology. 4
Secunda magna sapientia, quae similiter astronomia di-
Although this may end up being a useful dis- citur, est scientia iudiciorum astrorum […] III.2-3 in the
tinction, we must first clarify what it actually text with translation printed in PAOLA ZAMBELLI,
The Speculum astronomiae and its Enigma: Astrology,
means and trace its existence up to and be-
Theology and Science in Albertus Magnus and his Con-
yond its modern use in Ephraim Chamber’s temporaries, Dordrecht, Kluwer, 1992.
Cyclopedia article “Astrology” of 1728 (162- 5
PLACIDO TITI, Tocco di paragone, ed. Giuseppe
63). By contrast, Francis Bacon did not use Bezza, Milan, Nuovi Orizzonti, 1992, ch. 6, «Il titolo
this distinction in his 1623 proposals for di giudiciaria si conviene ad ogni scienza», pp. 50-54.
astrological reform in the De augmentis sci- The Tocco di paragone was originally published in Pa-
via in 1666. I discuss Titi in volume III of my mono-
graph.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 45  

work in order to assess their value. They properly orient what follows. The first will
will not be missed, nor their consequent also require a digression on terminology and
built-in confusions. By the end of volume II anachronism.
of my monograph, we will have a much bet- The first conceptual structure involves
ter sense of their utility or otherwise. the most basic terminology, namely, the
term ‘astrology’ itself, and concerns the ut-
terly fundamental distinction between what
3. Reconstruction we call ‘astronomy’ and ‘astrology’. This
fundamental conceptual distinction is found

H aving removed the old distorting


spectacles and set them aside, the
first step of reconstruction will
begin by identifying and grinding the basic
framing structures for new interpretive
in what came to be its classic formulation in
the first chapter of Ptolemy’s foundational
text for this entire tradition of ‘scientific as-
trology’, namely, the Apotelesmatika, Tetra-
biblos or Quadripartitum, which was com-
lenses as deeply informed by the three fol- posed in the middle of the 2nd century C.E.
lowing fundamental distinctions and con- and has had an extraordinarily influential
figurations. Not superimposed on the his- international Nachleben. In brief (and to be
torical material by questionable modern refined), ‘astronomy’ (that is, mathematical
understandings or misunderstandings, these astronomy, as opposed to physical astron-
structures, rather, derive from within the omy) is concerned primarily with analyzing
patterns of premodern natural knowledge. and predicting the motions of the luminaries
More accurately reflecting our premodern (the sun and moon) and the planets, whereas
actors’ conceptual categories, we may thus ‘astrology’ treats their influences or effects on
perceive them more accurately. This princi- the earth itself, its atmosphere and inhabit-
ple is at the core of my historicizing meth- ants.
odology, and will permit, I hope, a more ac- Ptolemy used the same overarching de-
curate ‘thick description’ of the material in scriptive phrase to refer to both, namely,
question. In my view, accurate descriptions “foreknowledge through the science of the
of sufficient ‘thickness’ are utterly essential stars” (“prognostikon tes astronomias”). In
for accurate broader historical discussions.6 fact, both of the terms astronomia and
For now, I will simply indicate the basic astrologia—in Latin, Greek and numerous
conceptual framing structures in order to vernaculars—were normally used inter-
                                                                                                                changeably throughout the entire premod-
6
As far as I know, Clifford Geertz coined the term ern period to refer to both of the intimately
«thick description» and used it to marvelous effect in related but conceptually distinct parts of the
many of his numerous writings. For a useful introduc- overarching category «the science of the
tion, see his The Interpretation of Cultures: Selected Es-
stars», which is how both ‘astronomia’ and
says, New York, Basic Books, 1973.
‘astrologia’ should usually be translated. We

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


46   ARTICLES

distinguish them today (and have for some tions. Revolutions were concerned with
time now) as ‘astrology’ and ‘astronomy’ large-scale changes, including in the
employing a distinctive terminology. This weather, the harvest and state affairs. This
does not mean, however, that the premodern was a major feature of the annual prognosti-
actors confused the disciplines because they cations found in almanacs and elsewhere,
used the same term to refer individually and and included the doctrine of great conjunc-
collectively to both major parts, as is some- tions. Nativities, on the other hand, involved
times claimed in the scholarship. From the astrological configuration at a person’s
Ptolemy on, the disciplinary distinction both birth, and is thus related to issues involving
conceptually and in practice was well under- fate. Interrogations entertained questions on
stood. a broad range of topics, including personal,
The two other essential framing struc- medical and business affairs, for which the
tures for our new conceptual spectacles de- astrologer would erect a horoscope for the
rive from two disciplinary configurations, time the question was asked. Finally, elec-
one of which situates astrology within the tions determined the most favorable moment
broader realm of natural knowledge; the to begin an enterprise or perform an activity,
other differentiates astrology’s practical di- such as crowning a ruler, passing the baton
mension. In addition to revealing astrology’s of command to a general, or laying the
normal locations within the premodern map cornerstone of an important building, in-
of knowledge, the first disciplinary configu- cluding Saint Peter’s in Rome or the
ration also serves to situate astrology within Fortezza da Basso in Florence. Elections also
one of its most important institutional loca- included the controversial practice of mak-
tions, the premodern university, where it ing astrological images or talismans. These
was studied, taught and passed down as practices all required the erection and inter-
‘normal science’ in Europe from generation pretation of horoscopes.
to generation for roughly 500 years from the Finally, if we begin by importing a typical
13th throughout the 17th century. As I have view of modern-day astrological thought
argued elsewhere, astrology was integrally and practice, we will also have started off on
configured within three fundamental scien- the wrong foot, introducing at the outset
tific disciplines, namely, mathematics, natu- significant conceptual distortions, especially
ral philosophy and medicine, in which it was if we have in mind the sorts of low-level
studied and taught at the finest European practices found in daily newspaper ‘horo-
universities. We can see this clearly in the scopes’, a 20th-century innovation. I also
University of Bologna’s 1405 statutes and in make a fundamental distinction between
much other corroborating evidence. practical astrology and astrology’s natural
The third and final fundamental structure philosophical foundations that is developed
is the four types of astrological praxis: revo- at length in my monograph. Both are
lutions, nativities, elections and interroga- fundamental to a complete understanding,

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 47  

but to explore this here in its proper depth trology in order to preserve and protect as-
would take us too far afield7. tronomy by isolating and rejecting astrol-
ogy. Here Pico stamped the traditional con-
ceptual distinction with a clear and distinc-
4. Terminology and Anachronism tive terminology, although he was not the
(1): Astrology and Astronomy first to do so. I should emphasize that Pico’s
construction of the two disciplines and their

A crisp, clear and accurate grasp of


terminology is essential to the suc-
cess of my study. A central feature
of what makes astrology in all its ramifica-
tions difficult to clearly understand for mod-
relationship also intended to afflict astrology
with a profoundly negative evaluation that is
also distinctively modern.
As already noted, both before and after
Pico, the same terms—either astronomia or
ern scholars is the complex interplay be- astrologia—were normally used interchan-
tween [1] trying to understand the premod- gably to refer to both parts of the science of
ern material in its own terms, and [2] trying the stars, what we differentiate terminologi-
to understand, discuss and explain it in an cally as “astronomy” and “astrology,” and
accurate manner as a 21st-century historian. usually also (following Pico) with a negative
Both poles are crucial for a sound under- valence for the latter. This situation raises
standing: we need first to accurately under- some interesting issues (and tensions) con-
stand the premodern terminology and re- cerning terminology and anachronism, and
lated conceptual structures in their own the importance of clarifying what our usage
terms, and then we must be able to com- will be and why.
municate these structures accurately in a Confusion easily arises because the very
modern historically sound and conceptually same terms can be used in both modern and
clear idiom. premodern contexts, but often with signifi-
To engage with this question more cantly (if not always starkly) different con-
deeply, we should examine one of the earli- ceptual referents with their respective se-
est and clearest terminological distinctions mantic fields. Thus, both modern and pre-
along modern lines, namely, that between modern usage, once identified and clarified,
astronomy and astrology. In the proem to can more easily be sharpened and refined.
his Disputations against Divinatory Astrology Likewise, such awareness can also help us
published in 1496, Giovanni Pico della identify characteristically premodern termi-
Mirandola distinguished astronomy from as- nological and conceptual structures, and
                                                                                                                thus trace how they remain continuous
7
In the meantime, see my Astrology and Magic, in A and/or transform over time in the complex
Companion to Albert the Great: Theology, Philosophy long-term transition from premodern to
and the Sciences, ed. I. M. Resnick, Leiden, Brill, 2013,
modern and now postmodern usage. «Mo-
pp. 451-505.
tion» and «mathematics» are two further in-

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


48   ARTICLES

structive examples that are both particularly numerological interpretation of a person’s


subject to inadvertent conceptual slippage name, which is then translated into recog-
due to what I like to call ‘interparadigmatic nizable astrological elements, for example,
refraction’. The result is somewhat akin to planets, signs and lunar nodes. Thus, nume-
walking on conceptual ice, some areas of rology is the basis for the divinatory prac-
which are thicker than others, but all of tice, not the location of actual planets in the
which are extremely slippery. I will discuss heavens and their influence and effects on
mathematics briefly below. earth, which are for me the essential ele-
I would now like to introduce what I find ments required for a practice to be called
to be a useful distinction regarding ana- ‘astrological’ or ‘astrology’ proper.8
chronism, namely, that between termino- Juste countered my arguments by noting
logical and conceptual anachronism, which I [1] that these authors themselves called their
will illustrate by exploring the term ‘astrol- practice “astrology,” and [2] that these texts
ogy’ itself in relation to both its premodern occur in company with other uncontrover-
and modern usages. The main goal is two- sially astrological texts. Thus, my usage is
fold: [1] to understand the premodern con- anachronistic, imposing my modern catego-
ceptual structures and their proper terminol- ries and definitions on the premodern ma-
ogy, and [2] to agree on how we should talk terial. Thinking these issues through in-
about astrology in a historically and concep- spired the distinction between conceptual
tually sound manner. If we can do this suc- and terminological anachronism, a prime ex-
cessfully with such fundamental concepts ample of which arises with the term “astrol-
and terminology, we will then be on a much ogy” in itself, relating our normal contem-
more solid footing. At the very least, we porary usage to—and distinguishing it
should energetically strive to be as conscious clearly from—Ptolemy’s classic formulation
and explicit as possible about both termino- in Tetrabiblos I.1.
logical and conceptual issues. Nicolas Weill-Parot recently offered a
The terminological issue arose for me valuable distinction between addressative
pointedly in a recent correspondence with (destinatif) and non-addressative magical
David Juste, an increasingly significant his- (and other) practices.9 Although it is com-
torian of medieval astrology. In a review of
his superb recent book on the Alchandreana,                                                                                                                
8
DAVID JUSTE, Les Alchandreana primitifs: Étude
I expressed strong reservations about calling sur les plus anciens traités astrologiques latins d’origine
the onomantic techniques articulated there arabe (Xe siècle), Leiden, Brill, 2007, reviewed in «E-
‘astrological’, preferring instead a descrip- arly Science and Medicine», XIII, 2008, pp. 507-9.
9
tive circumlocution, such as «a numerologi- Astral Magic and Intellectual Changes (Twelfth-
cally-based type of divination with an Fifteenth Centuries): ‘Astrological Images’ and the Con-
cept of ‘Addressative’ Magic, in The Metamorphosis of
astrologizing veneer». In the Alchandreana,
Magic from Late Antiquity to the Early Modern Period,
a ‘horoscope’ is constructed based on the
 

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 49  

posed entirely of modern terminology, it is consideration, and for straightening out and
still extremely useful because “addressative” clarifying basic structures in the historiogra-
refers in a value-neutral manner to practices phy.
directed toward any sentient being, whether In studying magic in relation to astrology,
angel or demon, daemon or spirit. Non- we must first ask what we as early 21st-century
addressative practices, on the other hand, do historians mean by these terms, which will in-
not involve sentient beings. Weill-Parot evitably inform our interpretation of what the
notes that he coined the term precisely for its premodern actors understood by them. Both
analytic value, fully recognizing that it is must be carefully distinguished. In fact, the
terminologically anachronistic. Thus he more conceptual space we can open up be-
provides a modern terminological distinc- tween our 20th and 21st-century configuration
tion to clarify a premodern conceptual dis- of the map of knowledge and their 13th- to 18th-
tinction. Likewise, Brian P. Copenhaver’s century concepts and categories, problems and
prescriptive distinction between amulets and practices—and respective terminology—the
talismans is very useful, despite its self- sharper our ability to understand both astrol-
conscious terminological anachronism.10 It is ogy and magic will become. The main goal is
valuable precisely because it can clarify for to encourage and facilitate clarity, in large
us an important premodern conceptual dis- measure by minimizing conceptual slippage or
tinction that did not also possess such a use- muddiness, which, in any case, is not fully
ful terminological distinction. preventable. This is particularly tricky when
we currently use the same terms that they did,
and even moreso when there is significant
5. Terminology and Anachronism conceptual overlap in the respective semantic
(2): Astrology, Mathematics and fields, but also revealing and characteristic dif-
Magic ferences.
In the historiography, we throw around

I will continue discussing terminology,


now concerning astrology in relation to
mathematics, magic and divination, a no-
toriously tricky but valuable undertaking.
This issue is significant with respect, both, to
the terms “magic” and “astrology” as if we all
know what we mean—and that we all mean
the same things—by these simple sounding
terms that refer to complex, multifold and
richly historically-conditioned semantic fields.
fully grasping the historical material under Furthermore, we often blithely call “magical”
                                                                                                                thought or behavior what our historical actors
eds. J.N. Bremmer and J.R. Veenstra, Leuven, Pee- would strenuously object to having so de-
ters, 2002, pp. 167-87, esp. p. 169 ff. scribed, as we will see just below in discussing
10
Scholastic Philosophy and Renaissance Magic in the Roger Bacon. Although Marsilio Ficino’s late
De vita of Marsilio Ficino, «Renaissance Quarterly»,
15th century De vita is often called a seminal
XXXVII, 1984, pp. 523-54 at p. 530.
text for Renaissance magic and its theoretical

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


50   ARTICLES

or philosophical foundations, Ficino himself one person who wrote and acted in the same
did not primarily represent it as such, but, ra- historical milieu. The fewer unexamined as-
ther, as both part of a medical text for the sumptions we import, the more likely we are
health of scholars and as a commentary on to see the historical material more accurately
particular texts by Plotinus, the late antique and in sharper focus. In the rest of this essay, I
Neoplatonist. Most premodern thinkers—at will illustrate the general point by briefly dis-
least in the 13th through 15th centuries—did cussing a few relevant cases where our 20th-
not go out of their way to describe what they and 21st-century terminology and conceptual
were doing as magic, which was normally referents relate complexly—and sometimes
used as a term of accusation and/or abuse, problematically—with premodern usage.
given that it was usually closely associated As a first approach, we should clarify the
with demons, heretics and illegitimate super- complex semantic fields of what we call astrol-
stitious practices of various sorts.11 ogy and magic. Then we can more crisply and
Giovanni Pico della Mirandola was a glar- soundly approach the historical material and
ing counterexample for the late 15th century thus compare and refine our definitions. Even
with his enthusiastic promotion of what he ex- such a basic question as what we mean when
plicitly called «natural magic» in his Oratio, we use the terms ‘astrology’ and ‘magic’ is not
Conclusiones and Apologia of 1486-87. Al- particularly clear, and it is rarely consistent be-
though we would call part of what Ficino dis- tween scholars, as we can amply see in the his-
cusses ‘magic’, namely, his treatment of im- toriography. We need to reconstruct these re-
ages or talismans, he rarely does; and when he lationships in their own terms, concepts and
does, he almost always does so in an evasive practices—and as particularized by individual
manner. One of Ficino’s tactics is to always writers—and to stop projecting our contem-
retain ‘deniability’, particularly by using the porary distinctions and constructions onto the
apotropaic motto, “I describe, I do not ap- past, at least as much as this is possible.
prove” (narro non probo), in relation to talis- A useful focus related to both astrology and
mans. magic is ‘mathematics’, where both contempo-
The upshot is that we need to be acutely rary scholars and our premodern actors often
sensitive to both the significant and the subtle use the same (or a closely related) term to re-
differences in our historical actors’ thought— fer to what is in many respects an intimately
both to the terminology and to the underlying related, but also a significantly different con-
conceptual content and structures—even (and ceptual field, albeit with much overlap. In the
especially) if we are considering more than premodern period, mathematics (or the quad-
                                                                                                                rivium) referred to the four main mathematical
11
The classic study is Dieter Harmening, Superstitio: arts: arithmetic, geometry, astronomia and
Überlieferungs- und theoriegeschichtliche Untersuchun- music. Although we do not normally think of
gen zu kirchlich-theologischen Aberglaubensliteratur des
music as a mathematical art, anyone who has
Mittelalters, Berlin, E. Schmidt, 1979.
studied music theory even superficially knows

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 51  

well that there is a significant mathematical calls true and false mathematics (vera et falsa
component. mathematica or mathesis).12 For Roger, true
But when we think of mathematics, we mathematics embraces astrology as a legiti-
would not naturally think of ‘astrology’ in any mate mode of knowledge and practice, for
respect as part of its semantic field. Neverthe- which he also provides his famous geometri-
less, this was the case in the premodern map of cal-optical analysis of celestial influences as
knowledge, and it was institutionalized in its natural philosophical foundations. For
medieval and early modern university educa- Roger, true astrological mathematics has
tion, where astrology was taught as a normal significant benefits both for individual hu-
part of the scientific curriculum in three dis- man beings (including in medicine) and for
tinct disciplines: [1] in the mathematic’s the Church overall. Roger is also careful to
course, which was called alternately «math- argue that true astrology does not impinge
ematica», «astronomia» or «astrologia», as the on human free will or imply necessity in na-
sister science of the stars along with math- ture, both of which, by contrast, he explicitly
ematical astronomy. It was also taught [2] in characterizes as a part of false magical as-
the natural philosophy course, with core texts trology.
by Aristotle, and [3] in the medical course, Roger associates this bad astrology—
with core texts by Galen. It is also well known explicitly called ‘magic’ or ‘magical’—with
that astrologers were often referred to simply false mathematics. In fact, this illegitimate
as «mathematici», even in antiquity. Thus, the astrology is one of the five types of what
similarity of terminology without a clear his- Roger calls magic (pp. 239, 24-240, 8): [i]
torical understanding can easily lead to signifi- «mantike», which is divination; [ii] math-
cant conceptual slippage with its resultant con- ematics, which is astrology with predictive
fusions. certainty, and thus the undermining of free
will; [iii] «maleficium», which deliberately
does or intends harm; [iv] «praestigium»,
6. Roger Bacon on Mathematics, As- which makes illusions, optical and other-
trology and Magic wise; and [v] «sortilegia», the casting of lots,
which is often misleadingly translated as

N ext I would like to briefly describe


the terminological and conceptual
nexus in Roger Bacon’s Opus
maius of the mid-1260s and related texts
concerning his use of what we would call as-
sorcery. In this configuration, Roger follows
Hugh of St Victor.
Furthermore, Roger offers another
fundamental distinction within this same
conceptual nexus, that between what we
trology and magic, beginning with his                                                                                                                
12
fundamental distinction between what he The main texts are Opus maius, book IV (Bridges
ed., vol. 1), and Bacon’s edition of the pseudo-
Aristotelian Secret of Secrets.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


52   ARTICLES

might transliterate as judicial vs. operative


astronomy («astronomia iudiciaria et opera- 7. Thomas Aquinas on Astrology
tiva»), which is very different than our nor- and Divination
mal but problematic distinction between
natural and judicial astrology (Sec. sec., ed.
Steele, p. 3, 1-3). It also relates closely to
what we call astrology and magic. First
Roger discusses the four branches of true
mathematics: arithmetic, geometry, «astrolo-
I would also like to briefly introduce the
configuration of knowledge and prac-
tice in Thomas Aquinas, who distin-
guishes sharply between legitimate astrology
and illegitimate divination, even though we
gia» and music. Then he explicitly subdi- often call astrology a type of divination,
vides what he calls «astrologia» into «astro- since they are both concerned with predict-
nomia iudiciaria et operativa». «Astronomia ing the future. Thomas’s distinction con-
iudiciaria» (which we should refrain from cerning knowledge and praxis in Summa
simply translating as ‘judicial astrology’, at theologiae II.a II.,ae Questions 92 to 96 (com-
least in the first instance) refers to know- posed around 1270) relates directly to
ledge-based astrological practices deriving Roger’s last distinction between «astronomia
from its four canonical types, namely, revo- iudiciaria» and «operativa», although
lutions, nativities, interrogations and elec- Thomas does not use this terminology.
tions. It is primarily concerned with the The knowledge part discussed in Ques-
making of astrological interpretations or tions 92 to 95 concerns astrology and divina-
‘judgments’. tion with respect to legitimate and illegiti-
‘Operative’ astrology («astronomia opera- mate techniques for foreknowing and pre-
tiva»), on the other hand, concerns operat- dicting what will certainly or likely happen
ing, doing or acting by means of the science in the future. Because they rely on causal
of the stars. Elsewhere, Roger further di- knowledge, Thomas considers both of what
vides operative astrology into two main we call astronomy and astrology to be le-
parts, namely, those dealing with what he gitimate. Astronomy admits certain know-
calls the words and works of wisdom («verba ledge and astrology conjectural, or what we
et opera sapientiae»), with the latter (i.e. the would call probable knowledge. Although
opera) referring specifically to talismans, Thomas refers to each separately as «astro-
which Roger (and others) call «imagines». nomia», he clearly distinguishes each con-
The former refer to the words and their ceptually and in practice. Neither should be
power uttered in various contexts, including called divination, he emphasizes, which does
in relation to talismans to increase their po- not make predictions based on causal know-
tency. Both are performed in relation to ledge, but instead relies on demons. He
astrological timing or elections, of which enumerates several examples, including
«imagines» are an explicit sub-part. augury and pyromancy.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 53  

With legitimate and illegitimate practices clearly that a close attention to terminology
for foreknowing and predicting the future and its conceptual referents concerning both
thus differentiated, and with astrology char- modern scholarly and our premodern actors’
acterized as legitimate, Thomas turns to usage is crucial for attaining an accurate his-
talismans («imagines astronomicae») in Ques- torical understanding of astrology, magic
tion 96, which he in no way considers le- and divination.
gitimate, except insofar as their matter has
its own elemental qualities and virtues.
Thomas’s rejection of talismans also relates 8. Conclusion: Astrology vis-à-vis
to the significantly different but closely re- Magic and Divination.
lated contemporary analyses in Albertus
Magnus’s authentic works and in the delib-
erately anonymous and most likely pseu-
donymous Speculum astronomiae.13 Never-
theless, Thomas’s, Albert’s and the Speculum
astronomiae’s analyses—as well as Roger
T hese issues of terminological and
conceptual anachronism are thus
central to both an accurate under-
standing of the premodern material and to a
scholarly discussion thereof that is as clear
Bacon’s—are all articulated within the same and accurate as possible. To further compli-
framework of natural vs. demonic action or cate matters, I have found that individual
causation. This is a fundamental distinction thinkers—even in the same place at the same
for determining a practice’s legitimacy or time—can have significantly different views
otherwise, as is the protection of free will on the very same subjects, as one finds in
vis-à-vis the certainty of prediction, and the both the 13th- and 15th-century figures dis-
resultant implications for necessity in nature. cussed so far. This is as much the case for
In fact, Roger Bacon, Thomas Aquinas, Al- the deeply influential writings of Albertus
bertus Magnus and the author of the Specu- Magnus and his most famous student,
lum astronomiae all embrace astrology as a Thomas Aquinas, in the 13th century as it is
legitimate mode of knowledge if practiced for Marsilio Ficino and Giovanni Pico della
within these bounds. We can now see more Mirandola in the 15th. Thus we should al-
                                                                                                                ways try to ‘localize’ our interpretations,
13
I discuss Albert and the Speculum more fully in my first, in an individual thinker’s writings, and
Astrology and Magic, in A Companion to Albert the Gre-
then in comparison with others. Only then
at: Theology, Philosophy and the Sciences, ed. I.M. Re-
snick, Leiden, Brill, 2013, pp. 451-505. For an extra- will we have a properly thick and accurate
ordinarily insightful and thorough study on talismans terminological and conceptual basis to accu-
in the medieval period, see NICOLAS WEILL- rately trace trends and make comparisons
PAROT, Les «images astrologiques» au Moyen Âge et over broader periods of time.
à la Renaissance: Spéculations intellectuelles et pratiques Although it is highly unfortunate, I have
magiques (XIIe-XVe siècle), Paris, Honoré Champion,
repeatedly found in the current state of
2002.
scholarship that one should assume—

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


54   ARTICLES

especially when treating both astrology and In other words, the texts we possess are
magic (either individually or in relation to the best approximations we have to anthro-
each other)—that very little of the histori- pological informants, since the past is indeed
ography is fully reliable (with a handful of a foreign country. On the basis of their ‘re-
notable exceptions). Therefore, all state- ports’, I offer in my monograph a reasonably
ments and especially broader conclusions thick description of premodern concepts,
need to be checked against the evidence categories and practices relevant to our his-
from primary sources, thus allowing us to torical actors’ views on astrology and magic.
build interpretations on more solid founda- To this end, I focus in volumes I and II on
tions. Towards this end, I encourage the two primary issues: [1] predicting the future
practice of thick description with its con- (concerning knowledge and divination), and
commitant extensive citation and translation [2] making talismans (concerning operations
of primary sources as being much more and magic) at two significant historical
valuable than the normal practice of sum- “moments”: [1] 1250 to 1280 (vol. I), and [2]
maries, however incisive they may be. Being 1480 to 1500 (vol. II).
able to accessably evaluate an interpretation Fortunately, we possess many texts in
is essential at this stage of the historiography which the premodern actors tell themselves
of both astrology and magic, and thus also of or each other—and thereby tell us—what
their relationship. they themselves were thinking. These cir-
The upshot of this methodological discus- cumstances strongly encourage the readers
sion is that I attempt in all three volumes of of this essay and/or my monograph to set
my monograph to accurately grasp how a aside as far as possible his or her ‘know-
range of influential thinkers in the 13th ledge’—including assumptions, visceral re-
through 18th centuries understood and used, actions, sympathies and antipathies—of
developed and reformed, criticized and/or what we think about astrology in the early
rejected astrology and its natural philosophi- 21st century within our post-Newtonian and
cal foundations in their various contexts: post-Einsteinian mental universes and, in an
conceptual, institutional, religious, socio- open-minded leap of historical imagination,
political and cultural. I am emphatically not try to understand what smart people in the
trying to understand what they thought past (in the West) thought about astrology
about what we think astrology is (obvi- and its natural philosophical foundations
ously!—but it still needs to be said); rather, within their premodern, fundamentally Aris-
to learn from them what they thought it was totelian, Ptolemaic and Galenic mental
and how it worked. Thus, we first need to world.
reconstruct their views as accurately as pos-
sible and as fully as necessary (or possible)
in order to attain an adequate understanding.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 55  

Jean de Séville, était appelé effectivement à


L’attraction magnétique entre devenir un topos dans les développements
influence astrale et astrologie sur l’influence astrale dans le monde latin
comme dans le monde arabe. L’astrologue
au Moyen Âge (XIIIe-XVe siècle) Albumasar, mort en 886, dans le Liber intro-
ductorii maioris ad scientia iudiciorum astro-
Nicolas Weill-Parot rum, développe cette idée lorsqu’il explicite
Université Paris-Est Créteil les trois manières dont une chose agit sur
Centre de recherche d’histoire européenne une autre à travers un intermédiaire (me-
comparée (CRHEC) dium). Dans la version de Jean de Séville ré-
(France) visée par Gérard de Crémone, telle que la
présente Richard Lemay dans son édition,
est ainsi expliqué qu’il y a d’abord l’action
1. L’influence astrale comparée à la humaine par la volonté : un homme peut
force magnétique mouvoir une première chose qui, à son tour,
en meut une deuxième ou bien il peut jeter

U ne comparaison très célèbre de


l’astrologue juif persan Messahalla
(v. 762-815), est répétée par les
auteurs arabes et latins :
un corps au loin qui entre en contact avec
d’autres corps. Vient, en deuxième lieu, le
cas du corps qui agit « par sa nature propre
sur d’autres corps à travers un milieu inter-
médiaire (medium) proche », comme le feu
L’œuvre des planètes en ce monde est donc sem-
qui échauffe l’eau à travers le récipient qui la
blable à <celle qui met en jeu> la pierre d’aimant et
le fer, parce que de même que le fer est attiré par contient. Enfin, la troisième manière où la
cette pierre à une distance connue [nota], de même comparaison avec l’attraction magnétique
toute créature et toutes les choses qui sont sur terre est développée :
sont produites [efficiuntur] par le mouvement des
planètes […]1. Et le troisième mode est celui qu’effectuent cer-
tains corps célestes par leur propre nature sur
Ce passage du premier chapitre du De ra- d’autres choses à travers un milieu lointain. Et c’est
comme la pierre d’aimant qui meut le fer par sa na-
tione circuli, traduit en latin au XIIe siècle par
ture propre et l’attire à lui à distance et par
                                                                                                                l’intermédiaire de l’air, en raison de ce qu’il y a en
1
« Simile est ergo opus planetarum in hoc mundo la-
cette pierre de nature motrice du fer et attractive de
pidi magnetis et ferro, quia sicut subtrahitur ab hoc
ce dernier, et parce qu’il est dans la nature du fer de
lapide ferrum per notam longitudinem, ita omnis
recevoir le mouvement de cette pierre et d’être attiré
creatura et universa quae sunt super terram efficiuntur
a motu planetarum […] » (MESSAHALLAC, De ra-
tione circuli, in Iulius Firmicus Maternus, Astrono-
mic[o]n libri VIII, éd. Nicolaus Pruckner Basel, Jo-
hannes Hervagius, 1551 : c ap. 1, p. 115r).

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56   ARTICLES

à lui à cause de son lien (propter continuationem) par transforment et les dissolvent alternativement. Et il
nature avec elle2. en est ainsi en raison de ce qu’il y a dans les corps
célestes de vertu qui meut et change et dissout les
Albumasar poursuit son développement corps terrestres, et en raison de ce que, dans les
corps terrestres, il y a de capacité à recevoir (de re-
sur l’aimant en évoquant l’attraction à tra-
ceptione) le mouvement le changement et l’altération
vers d’autres media comme le bronze3. Et il à partir du mouvement des corps supérieurs et de
ajoute que de nombreuses substances et mé- leur lien par nature5.
decines produisent une semblable attraction
sur d’autres corps selon la proximité et Albumasar a donc développé la comparai-
l’éloignement4. Il précise alors : son de Messahalla en la précisant. Au XIIe
siècle, Guillaume de Conches, dont on sait
C’est donc de cette manière que les corps célestes aujourd’hui qu’il est tributaire non seule-
meuvent les corps terrestres et les changent et les
ment (et de manière massive) de la tradition
                                                                                                                latine antérieure, mais aussi, comme l’a
2
« Et tercius est quod faciunt quedam corpora per na-
montré Barbara Obrist, de sources arabes
turam suam in aliis per medium longinquum. Et est
sicut lapis magnetis qui per naturam suam movet fer- comme la traduction du Liber de orbe attribué
rum et trahit ipsum ad se ex longitudine et per me- à Messahalla6, compare dans le Dragmaticon
dium aeris, propter illud quod est in illo lapide de na- philosophiae, la vertu attractive du soleil sur
tura movendi ferrum et attrahendi ipsum, et propter les planètes à celle de l’aimant sur le fer :
illud quod est in natura ferri de receptione motus ex
lapide et attractione ad se propter continuationem eius Certains disent donc que le Soleil est d’une natu-
ipsi per naturam. » Ab Ma’šar al-Bahl (ALBUMA- re attractive : quand ces planètes devancent le Soleil,
SAR), Liber introductorii maioris ad scientiam judicio- si elles sont proches [de lui], il les attire à lui, comme
rum astrorum, éd. Richard Lemay, vol. VI, Napoli, I- l’aimant le fer, mais si au contraire elles en sont
stituto Universitario Orientale, 1995 : Tr.I, diff. 3
[version de Jean de Séville révisée par Gérard de
Crémone], p. 409.                                                                                                                
3 5
« Et movet iterum hic lapis ferrum per reliquas spe- « Secundum hunc ergo modum movent corpora cele-
cies quas nuper diximus. Quoniam quando est inter ea stia corpora terrestria, et mutant ea et resolvunt ea ad
medium propinquum, sicut aes aut simile ei, tunc ipse invicem. Et illud est propter illud quod est in corpori-
movet ipsum et attrahit ipsum ad se, et quando tangit bus celestibus de virtute movente et mutante et resol-
ipsum, etiam movet ipsum et adheret ei. Et fortasse vente corpora terrestria, et propter illud quod in est in
movet ferrum quod adheret lapidi illud quod vadit ad corporibus terrestribus de receptione motus et muta-
ipsum. Movet ego et trahit secum illud quod continua- tionis et alterationis ex motu corporum superiorum et
tur cum eo aut appropinquat ipsi ex genere suo per il- continuationem eorum per naturam » (ibid).
6
lud quod sit in ipso in illa hora de virtute nature illius BARBARA OBRIST, Guillaume de Conches : cosmo-
lapidis » (ibid., p. 412-413). logie, physique du ciel et astronomie. Textes et images, in
4
« Et inveniuntur res multe ex substantiis et medicinis IRENE CAIAZZO et BARBARA OBRIST (éd.),
que per naturam suam faciunt in quibusdam corpo- Guillaume de Conches : philosophie et science au XIIe siè-
rum motum et attractionem ad se secundum propin- cle, Firenze, Sismel – edizioni del Galluzzo, 2011,
quitatem ab eis et longitudinem » (ibid.). (« Micrologus’Library », 42), pp. 123-196.

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 57  

éloignées, il les force à s’arrêter jusqu’à ce qu’il les Or l’œuvre des planètes est très noble et sembla-
dépasse7. ble à l’aimant et au fer en cette orbe, parce que de
même que le fer est naturellement attiré par un ai-
Guillaume de Conches ne se sert donc pas mant féminin à une distance connue et est repoussé
de la comparaison avec l’attraction magnéti- par un aimant masculin, par quoi est montrée la tra-
montane septentrionale et la tramontane australe, de
que pour évoquer l’influence céleste sur le
même chaque créature sous celles-ci et toutes les
monde inférieur, mais pour établir choses qui sont au-dessus de la terre, sur la terre et
l’attraction qu’exerce le soleil sur les autres peut-être certaines qui sont sous la terre sont soumi-
planètes, c’est-à-dire le phénomène astro- ses au mouvement des planètes. L’explication de la
nomique de la rétrogradation. polarité de l’aimant par la distinction masculin /
Avec l’assimilation des sources astrologi- féminin n’est pas fréquente. Une main plus tardive
ayant annoté en marge ce passage précise qu’il y a
ques arabes, la comparaison entre l’influence
des aimants mâles et des aimants femelles, ce qui,
astrale et l’attraction magnétique se diffuse dans le contexte, ne renvoie pas au seul fait gram-
chez les auteurs scolastiques du XIIIe siècle. matical selon lequel effectivement dans les textes
Traducteur lui-même de l’arabe, Michel Scot médiévaux « magnes » est parfois féminin8.
dans le Liber introductorius reprend (sans
nommer sa source) la phrase de Messahalla Au XIIIe siècle, Gérard de Feltre, par
en l’altérant toutefois : exemple, dans la Summa de astris, après
avoir fait référence à Albumasar, compare
l’action de la lune sur les marées à celle de
                                                                                                                l’aimant sur le fer9. Roger Bacon, dans
7
« Dicunt igitur quidam solem esse attractivae natu-
rae : cum isti planetae praecedunt solem, si propinqui                                                                                                                
8
sunt, attrahit ad se, ut adamas vel magnetes ferrum, « Opus autem planetarum nobilissimum est et con-
sin autem remoti, cogit illos stare, donec transierit » simile in hoc orbe magneti et ferro, quia sicut ferrum a
(GUILLELMUS DE CONCHIS, Dragmaticon philo- magnete femino naturaliter subtrahitur per notam lati-
sophiae, éd. Italo Ronca, Turnhout, Brepols 1997 tudinem* et per masculinum depellitur, per quod de-
(Corpus christianorum, 152) : IV.4, p. 87). L’édition monstratur tramontana septentrionis et austri, sic om-
renvoie en notes pour ce passage à plusieurs sources nis creatura infra sese et universa que sunt super ter-
dont aucune ne semble envisager cette comparaison : ram et in terra et forte quedam que sub ea sunt effi-
MACROBE, Commentum in somnium Scipionis, ciuntur a motu planetarum » (Michael Scotus, Liber
I.20.5 ; CALCIDIUS, Commentum in Timaeum Plato- introductorius [version courte] Paris, BnF, nouv. acq.
nis, 74 ; Seneca, Naturales quaestiones, VII.25.7. Sénè- lat. 1401, f. 2ra). Dans la marge d’une écriture plus ré-
que évoque les voiles des navires : « sic naves, quam- cente : * « longitudinem » s.l. ; ** in marg. « magnes a-
vis plenis velis eant, videntur tamen stare » (SENE- lius masculus alius femin[e]a ». Pour les manuscrits
CA, Ricerche sulla natura, a cura di Piergiorgio Parro- des versions courte et longue, voir G. M. E-
ni, s. l., Fondazione Lorenzo Valla – Arnoldo Mon- DWARDS, The Two Redactions of Michael Scot’s
dadori, 2002, p. 460). Barbara Obrist, à qui j’ai posé la ‘Liber introductorius’, «Traditio», 41 (1985), p. 329-
question et que je remercie pour sa réponse, penche 340.
9
pour l’hypothèse d’une source arabe qui reste à dé- « Luna cum elevata fuerit super aliquem circulorum
terminer. emisperii movet mare per naturam suam sicut lapis
 

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


58   ARTICLES

l’Opus maius se sert lui aussi de la comparai- Bacon utilise donc la remarque sur la dis-
son de Messahalla pour illustrer le degré tance déterminée où l’attraction peut
d’incertitude des prévisions astrologiques. s’exercer qu’évoquait effectivement Messa-
halla à l’appui d’une démonstration qui
C’est la raison pour laquelle Avicenne qui a par- n’était pas celle du grand astrologue.
fait les œuvres de Ptolémée comme il l’exprime lui-
Le médecin padouan Pietro d’Abano,
même dans le prologue du livre Sufficientia, montre
dans le dixième livre de la Métaphysique que dans le Conciliator (rédigé en 1303 révisé en
l’astrologue ne peut apporter de certitude dans tou- 1310), cite lui aussi la comparaison de Mes-
tes les choses ni ne le doit, en raison de l’instabilité sahalla pour justifier les nativités – à cette
de la matière générable et corruptible, qui n’obéit occasion il explicite la comparaison en ter-
pas toujours en tout à la vertu céleste, comme le dit mes de dépendance (dependet) :
Messahalla en avançant l’exemple de l’aimant, parce
que la vertu de ce dernier n’a de puissance sur le fer
Toute condition de géniture mondaine dépend
qu’à une certaine distance et ne sera apte à
des planètes et de leurs signes comme le fer de la
l’attraction que dans d’autres conditions qui sont re-
pierre d’aimant, d’où Mesahalach dit dans sa lettre :
quises10.
semblable est l’œuvre des planètes en ce monde à la
pierre d’aimant et au fer11.
                                                                                                               
qui dicitur magnes movet ferrum » (Milano, Bibliote-
ca Ambrosiana, C 245 inf, f. 34ra) ; je dois à la fois la Un dernier exemple parmi tant d’autres
référence et la transcription à Maria Sorokina que je de cette comparaison devenue un topos est
remercie. fourni par le médecin et astrologue de Milan
10
« Propter quod Avicenna, qui opera Ptolemaei Maino de Maineri12. Dans son Libellus de pre-
complevit, ut ipsemet recitat in prologo libri Sufficien- servatione ab epydimia, écrit en 1360, dans un
tiae, manifestat in decimo Metaphysicae, quod astrolo-
gus non potest certificare in omnibus nec debet, prop-
ter instabilitatem materiae generablis et corruptibilis,                                                                                                                
11
quae non in omnibus semper obedit virtuti coelesti, ut « Omnis mundanae geniturae conditio ex planetis
dicit Messahalac ponens exemplum de magnete, quia eorumque signis tanquam ferrum ex lapide magnete
virtus ejus non habet potestatem super ferrum nisi in dependet, unde Mesahalach epistola : simile est opus
debita distantia et in aliis conditionibus quae exigun- planetarum in hoc mundo lapidi magnetis et ferro »
tur ad attractionem fuerit adaptatum » (ROGERUS (PETRUS DE ABANO, Conciliator controversiarum
BACON, Opus maius, éd. Bridges, vol. 1, Oxford, quae inter philosophos et medicos versantur, Venetiis,
Clarendon, 1897, p. 245-246, cf. AVICENNA, Liber apud Iuntas, 1565 : diff. 10, Propter 3, f. 16ra). Cette
primus naturalium : tractatus primus De causis et princi- référence à Messahalla se trouve mentionnée dans
piis naturalium, éd. Simone Van Riet, Louvain- FABIO SELLER, Scientia astrorum. La fondazione
Leiden, E. Peeters - E. J. Brill, 19992 (Avicenna lati- epistemologica dell’astrologia in Pietro d’Abano, Napoli,
nus) : Prologus, p.1-4 (aucune mention de Ptolémeé Giannini editore, 2009, p. 91.
12
dans le prologue ; ce dernier n’est mentionné qu’au Sur cet auteur, voir notamment : MARILYN NI-
chapitre 8, ibid., p. 72) ; AVICENNA, Philosophia COUD, Les Régimes de santé au Moyen Âge, Rome,
prima, éd. S. Van Riet, Louvain-Leiden, E. Peeters - École française de Rome, 2007, en particulier, vol. II,
E. J. Brill, 1980 (Avicenna latinus) : X.1. pp. 529-530. pp. 710-711.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 59  

contexte où l’on attribue la cause lointaine L’attraction magnétique avait pour les
de la peste aux astres13, il écrit : commentateurs de la Physique constitué un
problème puisque le mouvement du fer vers
L’opération des astres en ce monde sensible est l’aimant paraissait défier la nécessaire conti-
semblable à l’opération de l’aimant et du fer. En ef-
guïté entre le moteur et le mû énoncée par
fet, l’aimant attire le fer et l’altère et le met dans une
certaine disposition. Et si le fer n’était pas dans Aristote au début du livre VII. Dans le
quelque disposition eu égard à l’aimant, il ne serait mouvement forcé le moteur était extérieur à
pas mû vers l’aimant. Et ainsi le mouvement du fer la chose mue ; dans le cas du mouvement na-
vers l’aimant est un mouvement d’ attraction (motus turel des êtres animés le moteur était à
tractus) et il se fait par l’attirant et ce n’est pas un l’intérieur de ce qui est mû. Quant au cas dif-
mouvement à partir de soi (ex se), comme le mou-
ficile du mouvement élémentaire, la chute du
vement des lourds, ni par soi (a se) comme le mou-
vement des animaux, mais c’est un mouvement par lourd et l’ascension du léger, il donna lieu à
un autre (ab alio) à savoir par l’aimant. Et de la mê- diverses interprétations qui toutes resti-
me manière les planètes et les autres étoiles fixes tuaient une contiguïté entre moteur et
meuvent, altèrent et introduisent des dispositions, mû15..Maino fait du mouvement du fer vers
par des modalités diverses dans ce monde inférieur. l’aimant un mouvement ab alio – ce n’est ce-
En effet, ce monde inférieur est contigu aux sphères
                                                                                                               
(lationibus ?) supérieures de sorte que toute vertu de magnetem. Et sic motus ferri ad magnetem est motus
celui-ci est gouvernée de là14. tractus, et est ab attrahente, et non est motus ex se, si-
                                                                                                                cut motus gravium, nec a se sicut motus animalium,
13
Sur l’analyse des causes de la peste, en particulier la sed est motus ab alio scilicet a magnete. Et similiter
cause lointaine constituée par la conjonction des trois planete et relique stelle fixe movent, alterant, et di-
planètes supérieures en 1345, voir notamment : JON sponunt, modis diversis hunc mundum inferiorem. -
ARRIZABALAGA, Facing the Black Death : Percep- Hic enim mundus inferior contiguus est superioribus
tions and Reactions of University Medical Practitioners, lationibus ut omnis eius virtus gubernetur exinde. »
in L. GARCÍA BALLESTER, R. French, J. Arriza- (MAYNUS DE MAINERIIS, Libellus de preservatione
balaga et A. Cunningham (ed.), Practical Medicine ab epydimia, éd. R. Simonini, Maino de Maineri e il suo
from Salerno to the Black Death, Cambridge, Cam- Libellus de preservatione ab epydimia, (codice del 1360
bridge University Press, 1994, pp. 237-288 ; DANI- conservato nell’Archivio di Stato di Modena), Mode-
ELLE JACQUART, La Médecine médiévale dans le na, 1923, p. 15 ).
cadre parisien, XIVe-XVe siècle, Paris, Fayard, 1998, 15
JAMES A. WEISHEIPL, The Principle ‘Omne quod
pp. 230-265 et ead., La perception par les contemporains movetur ab alio movetur’ in Medieval Physics, « Isis »,
de la peste de 1348, in Jacques Jouanna, Jean Leclant et 56, 1965, pp. 26-25, réimpr. dans ID., Nature and Mo-
Michel Zink (éd.), L’Homme face aux calamités natu- tion in the Middle Ages, Washington, 1985, p. 75-97.
relles, Paris, Académie des inscriptions et belles- D. J. FURLEY, Self-Movers, in Mary-Louise Gill et
lettres, 2006 (Cahiers de la Villa Kérylos, 17), p. 237- James G. Lennox ed., Self-Motion from Aristotle to
248. Newton, Princeton, Princeton University Press, 1994,
14
« Simile est opus stellarum in hoc mundo sensibili pp. 3-14 ; HELEN S. LANG, The Order of Nature in
operi magnetis et ferri. Magnes enim attrahit ferrum et Aristotle’s Physics. Place and Elements, Cambridge,
ipsum alterat et disponit. - Nisi enim ferrum esset in Cambridge University Press, 1998, notamment
aliqua dispositione cum magnete, non moveretur ad pp. 251-254.
 

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


60   ARTICLES

pendant sans doute pas dans son esprit un 2. Une comparaison dans l’action à
mouvement forcé, puisque depuis Averroès distance
on interprétait ce mouvement comme une al-
tération et que les commentateurs anglais du
XIIIe siècle en avaient fait un mouvement na-
turel16. Maino cite ensuite [immdt ?] le célè-
bre neuvième verbum du Centiloquium du
pseudo-Ptolémée : « Les faces de ce siècle
D e fait, ce parallèle se retrouve
dans certains commentaires mé-
diévaux à la Physique. Le début
du livre VII consacré au nécessaire contact
entre le moteur et le mû donna lieu, dès les
sont soumises aux faces des cieux », qui don- premiers commentateurs au fait du Grand
ne lieu à l’évocation d’un sceau astrologique, commentaire d’Averroès à des développe-
d’une « image astrologique »17. ments visant à montrer que l’aimant ne dé-
Tous ces exemples témoignent d’un usage rogeait pas à cet impératif de contiguïté18.
répandu de la comparaison de Messahalla qui Mais le cas de l’aimant était, en somme, un
mettait en parallèle l’attraction magnétique exemple parmi d’autres d’une apparente ac-
et l’influence astrale. De fait, l’un et l’autre tion à distance ; et la liste de ces cas contredi-
de ces phénomènes pouvaient apparaître sant à première vue la thèse contiguïste
comme des exemples d’une action à distance, d’Aristote s’accrut après la traduction latine
laquelle pourtant était notoirement exclue de par Guillaume de Moerbeke du commentaire
la physique aristotélicienne. d’Alexandre d’Aphrodise aux Météorologi-
ques (1260) qui connut une diffusion dans le
                                                                                                                milieu parisien. Le commentateur antique
16
Sur les débats autour de l’attraction magnétique : avait expliqué que le soleil, bien qu’il ne fût
NICOLAS WEILL-PAROT, Points aveugles de la pas naturellement chaud, produisait de la
nature : la rationalité scientifique médiévale face à chaleur par son mouvement. Mais alors, de-
l’occulte, l’attraction magnétique et l’horreur du vide
mandait-il, pourquoi le soleil échauffe-t-il
(XIIIe-milieu du XVe siècle), Paris, les Belles lettres,
2013. l’air qui lui est distant sans échauffer la sphè-
17
« Vultus huius seculi subiecti sunt vultibus celorum re de la lune, qui occupe une position inter-
in tantum, quod figura scorpionis sculpta, luna in médiaire. Dans son argumentation, il men-
scorpione, bene disposita, privata malorum aspectu, tionne notamment l’exemple bien connu du
curat morsum scorpionis. Et figura leonis sculpta in poisson stupor (le poisson torpille) qui en-
auro, sole in corde leonis, privato malorum coniun-
gourdit la main du pêcheur mais non le fi-
ctione et aspectu, curat dolorem stomachi et laterum.
Et multa talium similium ab auctoribus sunt probata » let19. Dans ce passage Alexandre d’Aphro-
(MAYNUS DE MAINERIIS, Libellus de preservatione                                                                                                                
18
ab epydimia cit., p. 15) ; voir NICOLAS WEILL- Pour cette histoire des débats, dans ce passage et les
PAROT, Les « Images astrologiques » au Moyen Âge et suivants, voir note 16.
19
à la Renaissance. Spéculations intellectuelles et pratiques ALEXANDER DE APHRODISIA, In quatuor li-
magiques (XIIe-XVe siècle), Paris, Honoré Champion, bros Meteorologicorum Aristotelis commentatio, I.3
2002, pp. 562-564. [341a32] (Alexandre d’Aphrodisias, Commentaire sur
 

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 61  

dise n’évoque pas l’exemple de l’aimant. En Mais au-delà de cette comparaison,


revanche, les commentateurs parisiens de la l’attraction magnétique relève bien d’une in-
Physique, du tournant du XIIIe au XIVe siècle, fluence céleste dans la philosophie naturelle
lorsqu’ils abordent à propos du début du li- médiévale et ce par deux biais. Le premier
vre VII la question du contact entre moteur est exprimé non dans les commentaires à la
et mû, insèrent les exemples alexandrins Physique, mais dans d’autres œuvres médica-
dans des listes où figure l’aimant, de sorte les, philosophiques et théologiques abordant
que l’influence céleste se trouve ainsi mise en la question de la vertu occulte ; le second,
parallèle avec l’attraction magnétique com- que l’on trouve dans les commentaires de la
me cas parmi d’autres d’action apparemment Physique, consiste à expliquer directement
à distance. Ainsi, Raoul de Breton dans son l’attraction magnétique par une vertu céles-
commentaire (rédigé vers 1300) a remplacé te.
l’exemple du soleil donné par Alexandre
d’Aphrodise, par celui de Saturne qui altère
les corps inférieurs en les refroidissant sans 3. Forme spécifique, aimant et vertu
refroidir les sphères intermédiaires, céleste
l’altération que Saturne produit en elles est
plutôt une illumination20.
                                                                                                               
les Météores d’Aristote. Traduction de Guillaume de Mo-
erbeke. éd. A. J. Smet, Louvain, 1968, pp. 31-32). Sur
l’exemple employé depuis l’Antiquité du poisson tor-
L a vertu attractive du fer par l’aimant
a été prise en effet comme exemple
paradigmatique de la propriété oc-
culte découlant de la forme spécifique d’une
chose (en l’occurrence, l’aimant). Avicenne
pille, voir Brian P. Copenhaver, A Tale of Two Fishes: lui-même cite cet exemple dans le Canon me-
Magical Objects in Natural History from Antiquity dicine. À côté des médicaments agissant par
through the Scientific Revolution, « Journal of the Hi-
leurs qualités premières (chaud, froid, sec,
story of Ideas», 52/3, 1991, pp. 573-398.
20
« Dicendum ad hoc, sicut dicit Alexander primo Me- humide) et leur mélange (complexion), cer-
teororum, quod cum unum extremum non moveat tains étaient dotés de propriétés particulières
[movet ms.] aliud nisi per medium, non oportet quod découlant de leur substance tout entière ou
eodem motu moveat medium sicut extremum, sicut toute substance (Galien) ou forme spécifique
ponit exemplum de quodam pisce qui vocatur stupor : (Avicenne) ; ainsi la rhubarbe ou la scam-
stupor enim captus in rete stupefacit manus piscatoris
monée tirait leur pouvoir d’attirer et donc de
et tamen non alterat rethem ad stuporem quia non po-
test suscipere stuporem sed per alteram speciem alte-                                                                                                                
racionis alterat rethem sicut enim in edibus supercele- aveugles cit., p. 188. Pour la datation du commentaire,
stibus quia spera Saturni alterat illa inferiora ad figidi- voir SILVIA DONATI, Per lo studio dei commenti al-
tatem sed non alterat alias speras inferiores ad frigidi- la Fisica del XIII secolo. Commenti di probabile origine
tatem sed pocius ad luminationem, ideo verum » (ms. inglese degli anni 1250-1270 ca. Parte I, « Documenti e
Firenze, Biblioteca nazionale centrale, Coventi sop- studi sulla tradizione filosofica medievale », 2/2
presi, E 1 252, q. 184, s. f.) ; WEILL-PAROT, Points (1991), pp. 361-441 (p. 367).
 

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


62   ARTICLES

purger la bile de sa forme spécifique. C’est ou du froid ou de quelque qualité de cette sorte,
ainsi également que le pouvoir de l’aimant mais par une certaine participation d’une vertu cé-
leste23.
d’attirer le fer était expliqué. Une analyse
des œuvres philosophiques d’Avicenne per-
Mais, on le voit, un tel raisonnement ne
met de comprendre qu’à ses yeux la forme
conduisait pas à faire dépendre la vertu de
spécifique désignait bel et bien la forme
l’aimant d’une vertu astrologique, tout juste
substantielle de la chose21. De ce fait, la vertu
d’une influence céleste générale. Dans le
magnétique, comme la vertu purgative de la
Conciliator, dans la differentia 71, Pietro
rhubarbe, ne pouvait se voir attribuer qu’à
d’Abano, manifestement au fait de l’Epistola
une influence générale des cieux et non à un
de magnete de Pierre de Maricourt, situe
influx astrologique déterminé par une confi-
dans le pôle arctique (de la sphère céleste)
guration des planètes à un moment précis.
l’origine de la vertu de l’aimant. Il articule
Devant la nécessité d’expliquer les proprié-
cette dérivation avec l’influence astrale,
tés individuelles de certains individus au sein
puisqu’il rappelle d’abord que les corps su-
d’une espèce donnée, et notamment les
périeurs peuvent influencer les corps infé-
« images astrologiques », ces talismans cen-
rieurs selon deux modalités : une impression
sés ne tirer leur pouvoir que de la force natu-
« universelle et commune à toutes les choses
relle des astres, plusieurs philosophes et mé-
à travers le mouvement et la lumière » et une
decins furent conduits à poser, à côté des
« impression particulière, imprimée » dans
propriétés occultes spécifiques ou substan-
les corps qui la reçoivent « sans mouvement
tielles (propres à tous les individus d’une es-
ni lumière » par « quelque vertu astrale par-
pèce donnée), des propriétés occultes acci-
ticulière » et « causée par le lieu ». Et il ajou-
dentelles survenant seulement à certains
te : « Et une vertu de cette sorte attractive du
moments déterminés chez certains individus
fer existe dans les aimants dérivée à partir du
d’une espèce (sur le modèle de la génération
pôle arctique, comme nous en faisons
des monstres)22. Thomas d’Aquin, dans ses
l’expérience » Cet influx astral particulier
Quaestiones disputatae de anima écrit :
rend compte pour Pietro d’Abano à la fois
Or au-dessus d’elles [les formes des éléments] il                                                                                                                
y a les formes des corps mixtes qui, outre les opéra- 23
« Super has autem sunt formae mixtorum corporum,
tions susdites, ont quelque opération qui suit que preter predictas operationes habent aliquam ope-
l’espèce qu’elles tirent des corps célestes, comme le rationem consequentem speciem quam sortiuntur ex
fait que l’aimant attire le fer non en raison du chaud corporibus caelestibus, sicut quod adamas trahit fer-
                                                                                                                rum, non propter calorem aut frigus aut aliquid huju-
21
Voir note 16. smodi, set ex quadam participatione virtutis caelestis »
22
NICOLAS WEILL-PAROT, Astrology, Astral In- (THOMAS AQUINAS, Quaestiones disputatae de a-
fluences and Occult Properties in the Thirteenth and nima, ed. B.-C. Bazán, Roma-Paris, Commisio Leo-
Fourteenth Centuries, « Traditio », 65, 2010, pp. 201- nina - Cerf, 1996, pp. 9-10 (SANCTI THOMAE DE
230 AQUINO, Opera Omnia, XXIV, 1).

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 63  

des vertus occultes spécifiques (comme celle que. Richard de Clive, par exemple, dans son
de l’aimant) et des vertus occultes acciden- commentaire de la Physique, daté de 1270-
telles (comme celles des talismans)24. 127226, demande si le mouvement du fer vers
C’est bien à une origine céleste et non as- l’aimant procède « d’une vertu élémentaire ou
trologique que se réfèrent la plupart des com- d’une vertu supracéleste » (supracéleste devant
mentateurs de la Physique amenés à évoquer s’entendre ici comme supralunaire, c’est-à-dire
l’attraction magnétique. Ils se contentent synonyme de céleste)27. Deux arguments sont
d’attribuer à une vertu céleste indéterminée opposés à la nature céleste de cette vertu : en
l’origine de la force magnétique – en cela, ils premier lieu, elle disparaît lorsqu’on frotte
se conforment plus ou moins consciemment au l’aimant avec l’ail – une pseudo-expérience
principe énoncé plus haut selon lequel une très ancienne répétée de commentaire en
propriété qui est présente chez tous les indivi- commentaire depuis celui d’Averroès28– ; en
dus d’une même espèce ne dépend pas d’une second lieu, une vertu céleste étant générale,
configuration astrale se produisant à un mo- elle devrait concerner toutes les choses les-
ment précis. Roger Bacon, dans son second quelles devraient donc, comme le fer, être atti-
commentaire à la Physique, ses Questiones su- rées par l’aimant. Mais contre l’origine de
pra libros octo Physicorum Aristotelis, évoque au l’attraction dans une vertu élémentaire, le
livre VII la « vertu céleste » à laquelle participe commentateur explique que dans l’aimant il
complètement l’aimant et incomplètement le n’y a que trois réalités : la matière, la forme et
fer25. Ainsi, les commentateurs anglais du XIIIe la « vertu supracéleste », et que le mouvement
siècle, fortement influencés par ce second ne pouvant provenir ni de la matière ni de la
commentaire de Bacon, renvoient fréquem- forme éleméntaire, force est de conclure qu’il
ment à l’origine céleste de la vertu magnéti- provient de la vertu céleste.
Richard de Clive apporte alors sa réponse :
                                                                                                               
24
« […] et altera impressio particularis sine motu et
luce proprie absque medii alteratione susceptis im-
pressa ab aliqua virtute stellarum particulari et situ                                                                                                                
26
causata ; cuiusmodi virtus ferri attractiva magnetis e- Pour la datation de ce commentaire, voir S. DO-
xistit ex polo arctico, ut experimur, derivata. Quam NATI, Per lo studio cit., pp. 369-370.
27
quidem virtutem formae specificae cum earum conse- « Queritur utrum iste motus sit a virtute elementari
quentibus sunt secutae » (PETRUS DE ABANO, vel supracelesti » (ms. Worcester, Cathedral Library,
Conciliator cit., diff. 71, propter 3, f.108rb). Q13, f. 109rb) ; cf. N. WEILL-PAROT, Points aveu-
25
« Ad aliud dicendum est quod non est simile, quia a- gles cit., p. 161-164.
28
liquis tractus est naturalis, sicut tractus ipsius ferri ab Pour une étude épistémologique de cette expérience
adamante quoad illam virtutem celestem incomplete sur une longue période : DARYN LEHOUX, Trope,
participatam a ferro, ab adamante autem complete » Facts and Empiricism, « Perspectives on Science »,
(éd. Ferdinand M. Delorme, Robert R. Steele collab., 11/3, 2003, pp. 326-345; pour le Moyen Âge et un
Oxford, Clarendon, 1935 [Opera hactenus inedita Ro- autre point de vue : N. WEILL-PAROT, Points a-
geri Baconi, vol. 13], p. 338). veugles cit., pp. 262-267.

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64   ARTICLES

[La question] peut en effet consister à demander si La théorie de la vertu occulte surgissant de
cette vertu est celle de l’aimant [considéré] en tant que la forme spécifique, laquelle transcende la
sujet ou bien celle du corps céleste en tant que sujet. Je
complexion ou mélange des éléments dans le
dis que la vertu est celle du corps mixte parce qu’en
quelque partie que se trouve l’aimant, soit à l’Orient corps mixte est sous-jacente à cette explica-
soit à l’Occident, il attire toujours, et ainsi cette vertu tion30. À l’argument de l’empêchement dû à
est celle du corps mixte et découle de celui-ci. Si la l’ail, il est répondu que certes l’ail « ne peut en-
question consiste à demander d’où elle provient, à sa- traver une vertu céleste dans la mesure où elle
voir de quel efficient et de quel disposant, on peut dire est dans un corps céleste », mais qu’elle peut
que c’est de l’un et l’autre dans la mesure où les élé-
bel et bien « entraver le mode de réception de
ments ennoblis par la vertu céleste vont dans la com-
position du corps mixte ainsi, elle provient en partie de cette vertu dans les corps inférieurs »31.
la vertu élémentaire comme cela est manifeste en cer- Quant au second argument, il est réfuté en
taines plantes : nombre d’entre elles ont en elles des se fondant sur ce qui a été précédemment : « la
<vertus> qui n’étaient pas là auparavant dans les élé- vertu céleste est incorporée diversement dans
ments si ce n’est en puissance seulement et selon que un composé et dans un autre ainsi, en raison de
ces herbes se trouvent dans des régions différentes, el-
les sont différentes en vertu selon qu’elles reçoivent                                                                                                                
plus ou moins d’influence. Cette vertu peut donc être quam in compositione aliorum lapidum, ideo alius est
dite en partie de l’un et en partie de l’autre. Le mode de modus incorporandi et recipiendi virtutem celestem.
mélange des éléments dans la composition de l’aimant Hinc est quod diversus effectus consequitur » (ms.
est autre que celui <qui est à l’œuvre> dans la compo- Worcester, Q. 13, f. 109va-vb).
30
sition des autres pierres, c’est pourquoi le mode Faut-il aussi voir dans les lignes de Richard de Clive
d’incorporation et de réception de la vertu céleste est l’influence très précoce des Canones universales du
autre. Da là vient que, s’ensuit un effet différent29. pseudo-Mésué qui distinguent en toute chose une ver-
tu élémentaire et une vertu céleste ? Cela semble peu
                                                                                                                probable. Sur cette œuvre dont la forme finale daterait
29
« Potest enim querere utrum ista virtus fuerit ada- des années 1260-1290 voir : SIEGLINDE LIEBER-
mantis tanquam subiecti vel corporis celestis tanquam KNECHT, Die Canones des Pseudo-Mesue. Eine mit-
subiecti. Dico quod ista virtus mixti est quia in qua- telalterliche Purgantien-Lehre. Übersetzung und Kom-
cumque parte fuerit adamans, sive in oriente sive in mentar, Stuttgart, Wissenschaftliche Verlagesellschaft,
occidente, semper attrahit et ita ista virtus mixti est et 1995 . DANIELLE JACQUART (La Médecine mé-
ipsum consequitur. Si querat questio a quo sit tan- diévale dans le cadre parisien [XIVe-XVe siècle], Paris,
quam ab efficiente et disponente sit, potest dici quod Fayard, 1998, p. 488-489) a montré son influence dans
ab utroque secundum quod elementa nobilitata per la pensée médicale.
31
virtutem celestem cedunt in composicionem mixti, sic « Ad primum argumentum dicendum quod virtus
partim est a virtute elementari sicut patet de quibu- elementaris non potest impedire virtutem celestem
sdam herbis : multe sunt habentes in illis que non fue- prout est in corpore celesti, potest tamen impedire*
runt prius in elementis nisi in potentia solum et secun- modum recipiendi ipsam virtutem in hiis inferioribus,
dum quod sunt herbe in diversis regionibus diverse et ideo impedire potest virtutem supracelestem prout
sunt virtutis secundum quod magis vel mi- est in istis inferioribus ut si ungatur adamans alleis
nus recipiunt de influencia. Potest igitur ista virtus di- non est in debita dispositione ad recipiendum virtutem
ci partim ab uno et partim ab alio. Alius enim est celestem » (ms. Worcester, Q. 13 f. 109vb) *[impedire
modus miscendi elementa in compositione adamantis s.l.].
 

PHILOSOPHICAL READINGS ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015


MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 65  

cette incorporation différente de la vertu l’ensemble des corps inférieurs, ne permet pas,
s’ensuit un effet différent »32. en raison précisément de sa généralité,
Richard de Clive renvoie à la différence de d’expliquer que seuls les individus de cette es-
prédisposition de la matière pour expliquer la pèce en soient touchés. L’auteur distingue
dotation différente en vertu céleste. En cela il alors deux vertus célestes à l’œuvre dans
s’oppose à quelques rares prédécesseurs qui en l’attraction magnétique : celle-ci se produirait
étaient venus à postuler l’existence d’une in- « principalement par la vertu céleste qui se
fluence astrologique ponctuelle pour expliquer diffuse à travers la totalité (per totum) et peut-
cette spécificité de l’aimant. être avec la vertu de cette étoile qui est appelée
Mars, comme le disent certains ». Cette vertu
(l’une et l’autre sans doute ?) serait reçue de
4. L’aimant, le fer et la vertu astrolo- manière complète dans l’aimant et incomplète
gique de Mars dans le fer : la vertu du fer tendrait donc à
l’actualité en poussant le fer vers l’aimant34.

D eux commentaires anglais anté-


rieurs, écrits entre 1250 et le début
des années 1270 posent, en effet,
tous deux l’hypothèse de l’influence d’une pla-
nète précise sur la vertu de l’aimant : celle de
Le second commentaire anglais, peut-être
postérieur, est conservé à Cambridge (Gonvil-
le and Caius College, ms. 509/386) et en par-
tie dans un manuscrit conservé à Londres
(Wellcome Library, ms. 333)35. Son auteur af-
Mars. Le premier, qui est aujourd’hui conser- fronte le même type d’objection :
vé à Sienne (Biblioteca degli Intronati, ms.                                                                                                                
L III 2133) formule cette hypothèse en réponse 34
« Ad aliud quesitum dicendum quod a natura celesti
à une objection qui est faite à l’origine céleste duplici in quibusdam est talis attractio sive motus. In
de la vertu magnétique consistant à dire que quibus autem a virtute celesti non tamen solum, sed
iuvante virtute complexionali, ut patet in calabre at-
dans ce cas, cette vertu magnétique devrait se
trahendo festucam, est tunc principaliter a virtute ce-
trouver dans toutes les choses et non unique- lesti que diffunditur per totum, et forte cum virtute
ment dans l’aimant. C’est bien ici le caractère eius stelle que Mars dicitur sicut dicunt [dicuntur ms.]
général, universel, de l’influence céleste qui est quidam ; et sub esse compleciori recipitur in adamante
mis en avant : une telle affirmation, si elle quam in ferro, et, cum fiat excitatio per virtutem cele-
permet de penser l’octroi d’une vertu à stem sub esse compleciori in adamante, tendit ad ac-
tualitatem. Est tunc a virtute celesti, mediante tamen
                                                                                                                virtute complexionali. Impediri tamen potest per a-
32
« Ad secundum dicendum quod quia diversimode liam dispositionem, et per hoc patet ad primam ratio-
incorporatur virtus celestis in uno composito et in a- nem et secundam » (Siena, biblioteca communale de-
lio, ideo ratione illius diverse incorporationis virtutis gli Intronati, L III 21, f. 80rb).
35
diversus sequitur effectus » (ibid.). Ms. Cambridge, Gonville and Caius College,
33
Ms. Siena, biblioteca communale degli Intronati, 509/386, f. 155va-206vb ; ms. London, Wellcome Li-
L III 21, f. 1ra-81rb ; sur ce commentaire : S. DO- brary, 333, f. 92rb-98ra (livre VII) ; sur ce commentai-
NATI, Per lo studio cit., p. 396-409. re : S. Donati, Per lo studio cit., p. 426.

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66   ARTICLES

Cette nature [céleste] n’est pas seulement trouvée encore que le commentateur du manuscrit de
dans l’aimant et dans le fer, mais dans tous les corps Sienne, la nature martiale de cette seconde
tant simples que composés ; donc si cette vertu était
vertu particulière :
ainsi la cause de l’attraction, alors l’aimant n’attirerait
pas plus le fer que le bois ou la pierre ou n’importe
Il semble que cette vertu est la lumière martiale, de
quoi d’autre36.
laquelle participent le fer et l’aimant. Mars est le sei-
gneur de la guerre et il partage sa vertu avec l’aimant
Le maître est donc conduit à postuler deux et le fer, parce que dans ces corps inférieurs <ce der-
vertus célestes. La première, qui est la « vertu nier> est la cause de choses à partir desquelles on fa-
régitive de tout l’univers », correspond mani- brique les armes de la guerre. On voit donc ce qui est
festement à la « nature universelle » par laquel- le moteur proche dans un tel mouvement39.
le Avicenne avait expliqué la mort de
l’individu et la génération des monstres et Ro- Le commentateur du manuscrit de Sienne
ger Bacon l’horreur du vide37. L’attraction attribuait à d’autres la thèse (dicunt quidam),
s’expliquerait par la conjonction de cette vertu l’auteur du présent commentaire, tout en pa-
commune avec une seconde vertu plus parti- raissant initialement marquer lui aussi une
culière38. Et le maître anonyme précise, plus semblable distance en commençant son exposé
par un videtur, paraît davantage l’assumer in
fine en son nom propre. C’est cette thèse qui
                                                                                                                lui permet de répondre à l’objection :
36
« Contra hoc sic : Ista natura non solum reperitur in
adamante et ferro, sed in omnibus tam simplicibus
Je réponds : l’aimant peut attirer le fer et le non le
quam compositis ; ergo si hec virtus esset causa attrac-
bois ; de même <la vertu magnétique> peut être in-
tionis sic, tunc non magis attraheret adamans ferrum
corporée au fer et non à une autre pierre. Il en est ainsi
quam lignum vel lapidem vel quodcumque aliud »
parce que par elle les deux s’accordent en un lieu mar-
(ms. Cambridge, Gonville and Caius College,
tial et quelle est trouvée davantage dans ces choses de
509/386, f. 200vb).
37
Mars que dans les autres. Et c’est peut-être ainsi que
N. WEILL-PAROT, Points aveugles cit., p. 269 et
cette nature est trouvée plus dans l’aimant que dans
suiv. (Rappelons auparavant sur l’horreur du vide les
n’importe quel corps mixte, et quelle est incorporée
travaux fondamentaux de PIERRE DUHEM, Le
Système du monde. Histoire des doctrines cosmologiques
de Platon à Copernic, 10 vol., Paris, A. Hermann et fils,
1913-1959 : vol. VIII, p. 161-168 (nouv. éd. : 6 vol.,                                                                                                                
Paris, Hermann, 1979-1988) et d’EDWARD (ms. Cambridge, Gonville and Caius College,
GRANT, Much Ado about Nothing. Theories of Space 509/386, f. 200vb).
39
and Vacuum from the Middle Ages to the Scientific « Videtur quod illa virtus est lux marcialis, que ma-
Revolution, Cambridge, Cambridge University Press, xime participatur a ferro et adamante. Mars autem
1981). dominus belli est et participat suam virtutem cum a-
38
« Ideo dico quod, preter iam dictam virtutem regiti- damante et ferro, quia in hec inferiora est causa ali-
vam universi tocius, est aliqua virtus in ferro et ada- quorum ex quibus fiunt arma belli. Patet igitur quid
mante. Que quidem cum illa virtute communi est suf- est motor proximus in tali motu » (ibid., f. 200vb ;
ficiens motor ad movendum ferrum ad adamantem » London, Wellcome Library, 333, f. 93vb).
 

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 67  

sous un être plus noble et davantage et plus puissam- bien cette relation entre Mars et le fer qui ex-
ment dans l’aimant qu’en quelque autre corps40. plique la subordination, sous le calame de ces
deux maîtres anglais, de l’aimant à Mars. De
La relation entre le fer et Mars est une idée fait, malgré l’allusion de Sedacer ce lien ne
avancée depuis l’Antiquité où avait été établie semble guère privilégié de façon indépendante
une correspondance entre les sept métaux et pour l’aimant qui est généralement présenté
les sept planètes. Cette correspondance est no- comme lié à d’autres astres, et en particulier
tamment attestée dans l’alchimie41. aux étoiles fixes, ce qui est assez logique pour
L’alchimiste catalan Guillaume Sedacer, par une pierre qui se tourne toujours dans une di-
exemple, écrit à la fin du XIVe siècle, dans la rection bien précise.
Sedacina, au chapitre consacré au fer, que ce
métal relève de Mars42. Mais l’œuvre de Seda-
cer va même plus loin, puisque dans le chapi- 5. Aimant et astre septentrional
tre où il traite de l’aimant, il écrit : « L’aimant

D
est une pierre très dure, ferrugineuse par sa ans l’histoire de la boussole, après
couleur, quelque peu céleste, attirant le fer, le De natura rerum d’Alexandre
s’accordant avec Mars, appartenant au soleil Neckam44, est toujours mentionnée
plus qu’à la lune […] »43. Il semble que c’est la Bible de Guiot de Provins (1206). Ses vers
ont été trop souvent cités pour être ici rappelés
                                                                                                               
40
« Respondeo: adamans potest attrahere ferrum et en détail lorsqu’ils évoquent « la vertu de la
non lignum ; item potest incorporari ferro et non alio manate » (la vertu de l’aimant) : si une aiguille
lapide ; hoc est quia illa duo communicant in loco a touché l’aimant, « […] se torne la pointe tou-
marciali et illa magis reperitur in istis Martis quam in te / contre l’estoille, si sen doute / que ja por
aliis. Et forte ita est quod illa natura magis reperitur in rien n’i faucerait / ne mareniers ne doute-
adamante quam in quocumque aliquo mixto, et suo
rait »45.
nobiliori esse et magis incorporatur et fortius adaman-
ti quam alicui alii » (ms. Cambridge, Gonville and On sait que Pierre de Maricourt, dans son
Caius College, 509/386, f. 200vb). Epistola de magnete, rejette l’idée selon laquel-
41
AUGUSTE BOUCHÉ-LECLERCQ, L’Astrologie le l’aimant se tournerait vers « l’étoile nauti-
grecque, Paris, E. Leroux, 1899, pp. 312-314.
42
« […] et est de partibus Martis » (GUILLAUME                                                                                                                
SEDACER, Sedacina, éd. Pascale Barthelemy, La Se- conveniens, plus soli quam lune pertinens […] » (i-
dacina ou l’Œuvre au crible. L’alchimie de Guillaume bid., I.24 [1], p. 189).
Sedacer, carme catalan de la fin du XIVe siècle, II : Seda- 44
ALEXANDER NECKAM, De naturis rerum : libri
cina, édition critique et traduction, Paris - Milan, duo;with the poem of the same author, De laudibus divi-
S.É.H.A - Archè, 2002 : I.10 [Capitulum decimum de nae sapientiae, ed. by Thomas Wright, London, Lon-
ferro et eius natura et eius multiplici condimento],[4], gman, 1863 : II.97, p. 183.
45
p. 89.) GUIOT DE PROVINS, Bible, in id., Oeuvres, éd.
43
« Magnes lapis est durissimus, colore ferrugineus a- John Orr, Genève, Slatkine Reprints, 1974, p. 29-30,
liquantulum celestis, ferrum attrahens, cum Marte v. 632-644.
 

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68   ARTICLES

que », puisque « tous les méridiens concourent Benenays d’après le même texte désigne « la
aux pôles du monde » et que « l’étoile nautique dernière des deux étoiles qui sont dans la
se trouve toujours à l’extérieur de l’orbe méri- queue de la Grande Ourse : elle est en effet à la
dien de n’importe quelle région, sauf à deux fin de la queue du Bœuf qui tire le char »48. Il
reprises, durant une révolution complète du s’agit donc vraisemblablement de l’étoile η de
firmament »46. la Grande Ourse. Hermès précise que « cette
On trouve un tel lien entre une étoile sep- étoile est de la nature de Vénus et de la Lu-
tentrionale et l’aimant dans le célèbre opuscule ne »49.
hermétique De quindecim stellis, quindecim la- On retrouve une thèse proche sous la plu-
pidibus, quindecim herbis et quindecim imagini- me de Marsile Ficin. Dans le troisième livre du
bus, traduction latine de de la recension d’un De vita, De vita coelitus comparanda (III.15), le
original grec effectuée par Masha’allah, où grand philosophe florentin attribue, lui aussi,
sont établies notamment des correspondances la vertu magnétique à l’Ourse (peut-être, cette
entre quinze étoiles fixes et quinze pierres : fois, la Petite Ourse) :

La onzième pierre est appelée aimant ; et sa couleur Mais puissions-nous trouver facilement quelque
est comme la couleur du fer clair et bien poli (bene for- part une pierre solaire ou lunaire aussi puissante dans
biti ?). Sa vertu est d’attirer le fer vers elle et de mon- son ordre que sous la série du pôle septentrional nous
trer la partie de l’orbe et la partie où roule (volvitur) trouvons l’aimant et le fer. […] Mais cette pierre her-
Benenays, et elle montre le pôle du monde dans la par- culéenne nous ravit encore plus violemment à la
tie septentrionale. Et avec cette pierre les enchanteurs contempler maintenant. Nous voyons dans la boussole
font de nombreuses merveilles (miracula). Son étoile (specula) des marins, pour indiquer le pôle, l’aiguille en
est Benenays47. équilibre touchée en son extrémité par l’aimant se
                                                                                                                tourner vers l’Ourse, l’aimant bien sûr l’attirant dans
46
PETRUS PEREGRINUS, Epistola de magnete, I.10 cette direction, puisque dans cette pierre prévaut la
(éd. Patricia-de Grave et David Speiser, Le De ma- vertu de l’Ourse et que de là cette dernière est transfé-
gnete de Pierre de Maricourt. Traduction et commentai- rée au fer et qu’elle attire l’un et l’autre vers l’Ourse.
re, « Revue d’histoire des sciences », 28/3, 1975, Or cette vertu tantôt a été infusée dès le début, tantôt
p. 193-234 : p. 219 (voir aussi l’édition de Loris Sturle- est vivifiée continûment par les rayons de l’Ourse.
se dans Petrus Peregrinus de Maricourt, Opera Epistu- […] Mais dis-moi maintenant pourquoi l’aimant attire
la de Magnete Nova compositio astrolabii particularis, le fer n’importe où. Ce n’est pas parce qu’ils sont sem-
éd. Loris Sturlese et Ron. B. Thomson, Pise, Scuola blables, autrement l’aimant attirerait bien davantage
normale superiore, 1995). l’aimant et le fer le fer ; ce n’est pas parce qu’il est supé-
47
« Undecimus lapis dicitur magnes ; cuius color est ut rieur dans l’ordre des corps, au contraire un métal est
color ferri lucidi et bene forbiti. Virtus eius est attra-                                                                                                                
48 «
here ferrum ad se et ostendere partem orbis et partem Undecima stella dicitur Benenays et est postrema
ubi volvitur Benenays, et ostendit polum mundi in de duabus stellis quae sunt in cauda Ursae maioris : est
parte septentrionali. Et cum hoc lapide multa miracula namque in fine caudae Bovis deferentis currum » (i-
faciunt incantatores. Stella eius est Benenays » (éd. bid.).
49
dans LOUIS DELATTE, Textes latins et vieux franç- « Est autem stella ex natura Veneris et Lunae » (i-
ais relatifs aux Cyranides, Paris, E. Droz, 1942, p. 263). bid.).

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 69  

supérieur à une petite pierre. Pourquoi alors ? Assu- Dans ce long passage, Ficin, qui est en train
rément l’un et l’autre sont inclus dans l’ordre dépen- de présenter les chaînes d’êtres hiérarchique-
dant de l’ Ourse, mais dans cette propriété de l’Ourse
ment ordonnés et remontant à des astres précis
l’aimant tient le degré supérieur, le fer cependant le
degré inférieur. Or le supérieur dans la même chaîne en s’inspirant des « chaînes » de Proclus51, ex-
de choses attire assurément ce qui est inférieur et le plicite la raison de l’attraction du fer par
tourne vers lui, ou autrement de quelque manière que l’aimant. L’aimant et le fer se trouvent placés
ce soit le met en mouvement ou le touche d’une vertu sous la tutelle d’une constellation proche du
préalablement infusée. Ce qui est inférieur inverse- pôle nord en raison de la direction pointée par
ment se tourne vers ce qui est supérieur par la même
l’aiguille magnétisée.
infusion ou est mis autrement en mouvement ou est
absolument touché50. Jérôme Cardan, dans le De subtilitate (pu-
blié pour la première fois en 1550) explique la
déclinaison orientale de l’aiguille magnétique
                                                                                                                par le lieu et renvoie pour l’explication au rôle
50
« Sed utinam Solarem alicubi lapidem facile reperi-
mus vel Lunarem adeo in eorum ordine praepoten- joué par l’étoile polaire, à l’extrémité de la Pe-
tem, quemadmodum sub serie septentrionalis poli tite Ourse :
magnetem habemus et ferrum. […] Sed lapis hic Her-
culeus ad se conteplandum vehementius adhuc nos Car la ligne [i.e. la direction de l’aiguille] de la boîte
impraesentia rapit. Videmus in specula nautarum, in- [pyxidis], si la boussole [horologium] a été bien fabri-
dice poli, libratum acum affectum in extremitate ma- quée, est un peu infléchie vers l’orient par rapport à la
gnete moveri ad Ursam, illuc videlicet trahente ma- ligne du midi [i.e. la direction méridienne] ; il n’y a pas
gnete, quoniam et in lapide hoc praevalet virtus Ursae d’autre cause que la situation de la pierre [d’aimant].
et hinc transfertur in ferrum et ad Ursam trahit utrun- Or la pierre reçoit les forces de ce côté, puisqu’elle re-
que. Virtus autem eiusmodi tum ab initio infusa est, garde le lever de l’étoile dans la queue de la Petite
tum continue Ursae radiis vegetatur. […] Sed dic in- Ourse, qui est en cinq parties plus orientale que le pôle
terea cur magnes trahat ubique ferrum – non quia si- du monde. Mais par une raison opposée, la partie dans
mile, alioquin et magnetem magnes traheret multo l’aimant qui regarde le Sud acquiert des forces non des
magis ferrumque ferrum ; non quia superior in ordine étoiles australes, mais de la même queue de la <Peti-
corporum, immo superius est lapillo metallum. Quid te> Ourse, mais de son lever ; ainsi il se fait que cette
ergo ? Ambo quidem ordine Ursam sequente clau- pierre semble recevoir des forces contraires52.
duntur, sed superiorem in ipsa Ursae proprietate gra-                                                                                                                
51
dum tenet magnes, inferiorem vero ferrum. Superius Sur l’utilisation du texte traduit par Ficin sous le
autem in eodem rerum contextu trahit quidem quod nom De sacrificio de Proclus, voir notamment BRIAN
est inferius et ad se convertit, vel aliter quomodolibet P. COPENHAVER, Hermes Trismegistus, Proclus,
agitat aut afficit virtute prius infusa. Inferius vicissim and the Question of Philosophy of Magic in the Renais-
eadem ad superius infusione convertitur vel aliter agi- sance in I. Merkel et A. Debus (ed.), Hermeticism and
tatur vel prorsus afficitur » (MARSILIUS FICINUS, the Renaissance : Intellectual History and the Occult in
De vita, éd. Marsilio Ficino Three Books on Life, ed. Early Modern Europe, Washington D. C., Folger
Carol V. Kaske and John R. Clark, Binghamton, Shakeseare Library, 1988, pp. 79-110.
52
N. Y. : Medieval & Renaissance Texts & Studies in « […] nam linea pyxidis , si horologium perfectum
conjunction with the Renaissance Society of America, sit, paululum ad Orientem inflectitur a linea meridiei.
1989 : III.15, pp. 314-316). causa alia non est, quam situs lapidis. Lapis autem ea
 

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70   ARTICLES

À la fin du XVIe siècle, Leonardo Garzoni l’aiguille magnétisée vers le pôle du zodiaque.
(1543-1592), dans ses Trattati della calamita, Curieusement Gilbert fait dire à Ficin (qu’il
cite cette opinion de Marsile Ficin « et de quel- n’hésite pourtant pas à critiquer) que l’aimant
ques autres » et la rejette53. William Gilbert, se tourne vers le pôle arctique (alors que Car-
dans le De magnete (1600), est, comme on le dan a manifestement repris le passage du De
sait, le premier savant à avoir établi que vita coelitus comparanda)54.
l’aiguille magnétique pointe vers les pôles ter- En somme, s’il était tentant d’attribuer à la
restres et non vers les pôles terrestres comme vertu merveilleuse de l’aimant une origine cé-
l’avait écrit Pierre de Maricourt. Lorsqu’il leste, l’astrologie proprement dite posait, en
aborde le problème de la propriété directive de revanche, un double problème pour répondre
l’aimant (III.1), Gilbert s’en prend notamment aux interrogations sur l’aimant : d’une part, un
à Cardan pour avoir attribué à l’étoile qui se pouvoir présent chez tous les individus d’une
trouve dans la queue Grande Ourse la rotation même espèce pouvait difficilement être attri-
du fer. Un français appelé Bessard fait tourner bué à une configuration astrologique ponc-
                                                                                                                tuelle, d’autre part sa propriété directive por-
parte vires recipit, quoniam ortum stellae in cauda Ur- tait plutôt à mettre l’aimant en relation avec un
sae minoris, quae quinque partibus orientalior est Po- point fixe (comme une étoile fixe) qu’avec des
lo mundi, respicit. Verum ratione opposita, non a stel- planètes mobiles – à cet égard, selon qu’était
lis australibus, sed ab eadem cauda Ursæ, sed ortu suo
prise en compte sa propriété directive ou sa
pars in magnete, quae Austrum respicit, vires acqui-
rit : ita fit, ut lapis hic contrarias habere vires videa- propriété attractive, l’association avec un
tur » (HIERONYMUS CARDANUS, De subtilitate corps céleste posait des problèmes différents.
libri XXI, Lugduni, apud G. Rouillium, 1559 : Lib.
VII, p. 278).
53
« Il secondo parere, che tiene pure che questo moto
sij dalle celesti influenze causato, è di Marsilio Ficino,
e di alcuni altri, i quali tengono che questa pietra rice-
va particolare influenza della stelle dell’Orsa Minore,
et che la tirino verso a quella parte, come pare ancora
che il sole tiri et volti a sé quell’herba chiamata da tale
effetto Elitropia o mira sole » (LEONARDO GAR-
ZONI, Trattati della calamita, a.c. di Monica Ugaglia,
Milano, Franco Angeli, 2005 : I.5, p. 109). M. Ugaglia                                                                                                                
54
signale en note (note 53) d’autres auteurs qui ren- « Cardanus a stella in cauda ursae maioris conver-
voient pour l’aimant à la vertu de l’Ourse : Georg A- sionem ferri fieri existimabat. Bessardus Gallus ad po-
gricola, Gaudenzio Merula, Jérôme Cardan, Jules Cé- lum zodiaci magneticum converti opinatur. Marsilius
sar Scaliger, Cesare Evoli. Réponse de Garzoni : ibid., Ficinus polum suum Arcticum sequi vult magnetem,
p. 114-115 (M. Ugaglia, note 60, fait le parallèle avec ferrum vero magnetem, succinum paleas ; hoc vero
Pierre de Maricourt, et signale la reprise de polum fortassis Antarcticum, vanissimo insomnio »
l’argument de ce dernier par nombre d’auteurs com- (GUILIEMUS GILBERTUS, De magnete, Londini,
me Bodin, Severtius etc.) Petrus Short, 1600 : III.1, p. 116).

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 71  

l’Église, rédigée par le dominicain Gérard de


Un tournant dans la critique de Feltre sur commande du maître général de
l’astrologie ? La Summa de astris de Gé- l’ordre.2
Nous connaissons peu de la vie de Gérard
rard de Feltre de Feltre. Il serait probablement originaire
de Feltre, une ville italienne située dans la
Maria Sorokina province de Belluno de la Vénétie. Il est pos-
Université Paris-Est Créteil sible que l’horoscope donné dans la Summa
Centre de recherche d’histoire européenne de astris comme exemple3 soit celui de Gé-
comparée (CRHEC) rard lui-même. Si tel est le cas, nous connais-
(France) sons alors la date de sa naissance : le 11 mars
1218.4 Il n’y a pas d’information sur la for-
mation de Gérard, les circonstances de son

A près la réintroduction d’une astro-


logie savante dans le monde latin
par les grandes traductions du XIIe
siècle, les théologiens du XIIIe siècle se
trouvent confrontés à un savoir complexe
adhésion à l’ordre dominicain ou de ses
voyages potentiels. Le nom de Gérard de
Feltre est mentionné pour la première fois
dans la Summa de astris. En 1271, il écrit un
autre traité, également adressé à Jean de
qui les défie. Outre les grands noms comme Verceil. Ce texte, encore moins analysé que
Albert le Grand ou Thomas d’Aquin qui la Summa de astris, est une étude des comè-
abordent précisément cette question dans tes, surtout de celle qui est apparue en 1264.
plusieurs de leurs œuvres, d’autres auteurs Aujourd’hui, ce traité faisant partie d’un
moins célebres présentent des développe- compendium astronomique du XIIIe-XIVe
ments qui attestent un intérêt partagé pour le siècles se trouve dans la bibliothèque d’État
problème de l’astrologie ou, au moins, celui de Bamberg.5
de l’influence astrale dans le milieu des théo- La Summa de astris est une œuvre unique
logiens, en particulier, dominicains.1 Un té- pour le XIIIe siècle. Bien que nous trouvions
moignage particulièrement significatif est
                                                                                                               
apporté par la Summa de astris, la première 2
Cet article s’inscrit dans une recherche de doctorat :
critique systématique de l’astrologie dans « Astrologie et influence astrale : les débats dans les
l’Occident depuis le temps des Pères de universités de Paris et d’Oxford (XIIIe-début XVe
siècle).
                                                                                                                3
Ms. C 245 Inf., Biblioteca Ambrosiana, fol. 16ra.
1 4
Sur la question de l’astronomie et de l’astrologie ches Cette hypothèse appartient à l’historien italien Luigi
les dominicains voir: P. Duhem, Le système du monde, Canetti. L. Canetti, Gerardo da Feltre, « Dizionario
t. III, Paris, Hermann, 1958, pp. 363-383; P. Zambelli, Biografico degli Italiani », t. LIII, Roma, Istituto della
The Speculum astronomiae and its enigma, Dordrecht, Enciclopedia italiana, 1999, p. 361.
5
Boston, London, Kluwer Academic Publishers, pp. Bamberg Staatsbibliothek, ms. astron.-mathem. 4.,
51-52. ff. 65-68.

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72   ARTICLES

la réprobation du déterminisme astral dans de l’université de Bologne (ms. A. 539,


les textes scolastiques de l’époque (les quo- c.13b, Biblioteca comunale dell’Archi-
dlibet universitaires, les commentaires des ginnasio ; désormais dénommé ms. B). Un
Sentences de Pierre Lombard, les sommes autre manuscrit de la fin du XIIIe siècle est
théologiques), la Summa de astris reste le conservé dans la bibliothèque de Milan (ms.
seul ouvrage qui est entièrement consacré à C 245 Inf., Biblioteca Ambrosiana ; désor-
la réfutation des croyances astrologiques. Le mais dénommé ms. M7). Enfin, le troisième
traité se compose de trois parties, dont la manuscrit datant du XVe siècle, appartient à
première est consacrée à l’astronomie ; la la bibliothèque historico-médicale de Lon-
deuxième, à l’astrologie ; et la troisième, à la dres (ms. 308, London, Wellcome Histori-
critique de la doctrine astrologique. Chaque cal-Medical Library).
partie se compose de plusieurs distinctions Récemment, David Juste a retrouvé enco-
qui sont divisées, à leur tour, en petits chapi- re deux manuscrits du XVe siècle : Craco-
tres. Dans la deuxième partie, en paraphra- vie,  BJ,  610  et  Vatican,  BAV,  Pal.  lat.  13888.
sant les textes de Ptolémée, d’Albumasar, La Summa de astris reste peu étudiée.
d’Alcabitius, de Zahel et d’autres astrolo- L’ouvrage est mentionné pour la première
gues, Gérard parle d’abord des lois et règles fois par Lynn Thorndike en 1934.9 En 1941,
principales de l’astrologie et de l’élaboration Martin Grabmann a analysé toutes les men-
des horoscopes (De iudiciis astrorum in gene- tions de Gérard de Feltre et de son traité, a
rali), puis considère les méthodes pour cha- établi l’orthographe correcte du toponyme
que type des pronostics (De iudiciis astrorum « Feltre » (au lieu de « Silteo » comme dans
in speciali). Dans la troisième partie il s’agit le catalogue des auteurs dominicains10) et a
non seulement de la réprobation des juge- prouvé que Gérard était l’auteur de la Sum-
ments astrologiques (De reprobatione iudicio- ma de astris.11 Grabmann a porté un juge-
rum), mais aussi de l’astrologie dite naturel-
                                                                                                               
le, c’est-à-dire licite (De astrologia naturali). 7
Nous avons travaillé avec les copies microfilmées
La Summa de astris reste encore inédite.6 des manuscrits de Bologne et de Milan. La description
Pendant longtemps, les chercheurs ont cru de ces deux manuscrits est donnée par Martin Grab-
qu’elle n’était conservée que dans trois ma- mann. M. Grabmann, Die «Summa de astris» des
nuscrits dont aucun ne contenait le texte en- Gerardo da Feltre, « Archivum fratrum prae-
dicatorum », vol. XI, 1941, pp. 51-82.
tier du traité. Pourtant, la version complète 8
Je remercie David Juste de m’avoir indiqué ces ma-
de l’œuvre peut être reconstituée grâce à nuscrits.
deux manuscrits moins tardifs. Le manuscrit 9
L. Thorndike,Check-list of Rotographs in the History
le plus ancien date de la deuxième moitié du of Natural and Occult Science, « Isis », XXI, 1934, pp.
XIIIe siècle et se trouve dans la bibliothèque 145-169.
10
J. Quetif, J. Échard, Scriptores Ordinis Praedicato-
                                                                                                                rum, t. I, Paris, 1719, p. 725.
6 11
Notre édition critique de cet ouvrage est en cours. M. Grabmann, , Die « Summa de astris » cit., p. 53.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 73  

ment très favorable sur ce traité en le carac- par Thorndike n’est pas très originale : elle
térisant comme « la première représentation consiste pour moitié en des citations de la
critique et systématique de l’astronomie et Météorologie de Sénèque, pour moitié en des
de l’astrologie ».12 Il a donné une description passages de la Météorologie d’Albert le
détaillée des deux manuscrits et, en travail- Grand. Pourtant, selon Thorndike, il n’est
lant avec le manuscrit de Milan, a partielle- pas impossible qu’Albert ait emprunté quel-
ment publié l’index, la lettre de Gérard de ques passages de la Summa de astris pour son
Feltre au grand maître des dominicains Jean traité ; cette hypothèse n’est pas gratuite, car
de Verceil, le prologue et la dix-neuvième les deux auteurs ont écrit leurs ouvrages
distinction de la troisième partie de la Sum- dans les années 1260. En ce qui concerne la
ma – De reprobatione fati et casus. Pour réprobation des croyances astrologiques,
Grabmann, spécialiste en thomisme, cette Thorndike a également indiqué que certai-
distinction était surtout intéressante, puisque nes idées de Gérard de Feltre avaient été re-
Gérard de Feltre y cite quelques passages du produites dans les ouvrages de Nicole
De veritate de Thomas d’Aquin (sans men- Oresme, Henri de Langenstein et de Jean
tionner le nom de l’auteur). Selon Grab- Pic de la Mirandole. Nous ne savons pas si
mann, une telle citation représente un té- tous ces auteurs avaient pu lire la Summa de
moignage de la haute autorité acquise par astris : compte tenu du nombre de ses ma-
Thomas d’Aquin parmi ses confrères dès le nuscrits assez réduit, on peut penser que le
milieu des années 1260. traité ne fut pas très répandu.
En 1950 Lynn Thorndike a consacré à la Pour l’instant, la seule étude de
Summa de astris l’un des chapitres de son li- l’argumentation anti-astrologique dans la
vre Latin treatises on comets between 1238 and Summa de astris est celle de Paola Zambelli.14
1368 A.D.13 Il se concentre surtout sur la Elle essaie d’inscrire la Summa de astris dans
première partie du traité, c’est-à-dire sur les le contexte des discussions sur l’astrologie au
connaissances astronomiques de Gérard de XIIIe siècle parmi les dominicains. Selon P.
Feltre. L’historien a publié la vingt- Zambelli, le Speculum astronomiae (qu’elle
troisième distinction de la première partie attribue à Albert le Grand) n’est pas une ré-
De cometis en s’appuyant sur le manuscrit de ponse au syllabus d’Étienne Tempier
Bologne et a donné une brève analyse de (l’hypothèse de P. Mandonnet), mais celle à
tout le traité qu’il trouvait peu intéressant et la Summa de astris de Gérard de Feltre :
surestimé par Grabmann. En effet, la distinc- l’auteur du Speculum s’adresse à son adver-
tion consacrée aux comètes qui était analysée saire sur un ton très brusque, et il est difficile
                                                                                                                                                                                                                               
12 14
L. Thorndike, Check-list of Rotographs cit. P. Zambelli, Albert le Grand et l’astrologie,
13
L. Thorndike, Latin treatises on comets between 1238 « Recherches de théologie ancienne et médiévale »,
and 1368 A.D., Chicago, University of Chicago Press, XLIX, 1982, pp.141-158 ; P. Zambelli, The Speculum
1950, pp. 185-195. astronomiae cit., pp. 51-59.

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74   ARTICLES

d’imaginer qu’il pourrait parler de cette ma- des infidèles et des blasphémateurs ; le lec-
nière avec l’évêque de Paris lui-même. Elle teur peut voir l’une des plus fortes expres-
trouve quelques traits communs aux deux sions de cette idée dans la distinction De re-
ouvrages, à savoir, la structure des textes, la probatione Anni Magni, où Gérard de Feltre
bibliographie et la terminologie très ressem- traite les astrologues d’ennemis de Dieu. Par
blantes. Pourtant, l’hypothèse de Zambelli conséquent, dans ses arguments Gérard
est fondée en grande partie sur l’idée cherche à souligner la différence entre les
qu’Albert le Grand était l’auteur du Specu- dogmes chrétiens et les croyances astrologi-
lum. Comme Agostino Paravicini Bagliani ques.17 Une autre particularité de la Summa
l’a montré, cette supposition est peu fondée de astris est, toujours selon P. Zambelli,
codicologiquement : le traité a été attribué à « une grande vivacité » de style de son au-
Albert le Grand seulement à partir des an- teur : en condamnant les astrologues, Gérard
nées trente du XIVe siècle ; le titre Speculum parle de leur stultitia, insanitas ou insipien-
astronomiae, lui, est apparu encore plus tia.18
tard.15 Les caractéristiques données à la Summa
En comparant l’attitude d’Albert le Grand de astris par P. Zambelli ne sont pas fausses,
et de Gérard de Feltre à l’égard des sciences mais une telle lecture pourrait laisser penser
du ciel, P. Zambelli trouve que dans la à tort que l’argumentation de Gérard de Fel-
Summa de astris « la problématique de tre consiste seulement à opposer la doctrine
l’astrologie est traitée du point de vue théo- des astrologues à la doctrine chrétienne. Or,
logique et reçoit des réponses très limitatives dans de nombreux passages, Gérard de Fel-
et répressives ».16 Selon elle, la condamna- tre évoque la faiblesse de cette science des
tion est donc en réalité surtout d’ordre théo- astres du point de vue tant de la philosophie
logique, quoique le lecteur puisse penser, en que de la théologie : ainsi, les actes humains
regardant la table de matière qu’il s’agit dépendent du libre arbitre et non du mou-
« des critiques limitées au plan strictement vement des corps célestes, « tant selon
philosophique ». Pour Gérard de Feltre, les l’opinion des catholiques que selon celle des
astrologues sont, avant tout, des hérétiques, philosophes »19 ; les jugements des astrolo-
gues « sont contraires à la foi catholique et à
                                                                                                                la discipline des philosophes ».20 En outre,
15
A. Paravicini Bagliani, Le Speculum astronomiae,
dans quelques passages la critique est fondée
une énigme? Enquête sur les manuscripts, Firenza-
Turnhout, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2001; A.                                                                                                                
17
Paravicini Bagliani, Le Speculum astronomiae. Enquête Ibid., p. 153.
18
sur les manuscripts , « Albertus Magnus. Zum Ibid.
19
Gedenken nach 800 Jahren. Neue Zugänge, Aspekte « ...actus humanos qui secundum sententiam catoli-
und Perspektiven », Berlin, Akademie Verlag, 2001, corum insuper et philosophorum subjiciuntur libero
pp. 401-411. arbitrio ». Ms. B, f. 66va.
16 20
P. Zambelli, Albert le Grand cit., pp. 151-152. Ms. M, f. 31 ra.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 75  

sur le caractère irrationnel de la doctrine as- rapprochement de toutes les sciences dites
trologique : la manque d’unanimité parmi les occultes fait par saint Augustin, Gérard de
astrologues, les contradictions dans leurs Feltre les utilise aussi contre ceux qui dres-
ouvrages, l’inconsistance de leurs argu- sent des horoscopes. En restant fidèle à cette
ments. Sans prétendre à une exhaustivité, approche augustinienne, le dominicain met
nous proposerons une analyse des arguments l’astrologie au rang d’autres pratiques divi-
présents dans la Summa de astris. natoires, comme la nécromancie (dans le li-
La Summa de astris peut être considérée vre du prophète Isaïe : «Lorsqu'on viendra
comme une sorte de bilan des débats astro- vous dire : “Allez donc consulter ceux qui
logiques : Gérard de Feltre a rassemblé une évoquent les esprits, ceux qui prédisent
grande partie des arguments qui ont été for- l'avenir, ceux qui chuchotent et marmottent !
mulés contre l’astrologie en Occident. La Les peuples ne doivent-ils pas consulter
troisième partie de la Summa de astris com- leurs dieux et les morts en faveur des vivants
mence par la distinction De reprobatione iudi- ? ”, alors vous répondrez : “À la Loi et à
ciorum per auctoritates Sacre Scripture, où Gé- l'acte de l'alliance, si l'on ne parle pas ainsi,
rard de Feltre cite les vers de l’Ancien et du pas d'aurore pour eux !” »24) ou
Nouveau Testaments, souvent avec des l’interprétation des rêves (dans le Lévitique :
commentaires tirés de la Glose ordinaire.21 « vous ne pratiquerez pas la divination et
Dans certains d’entre eux, l’astrologie trou- n’observerez pas les rêves »25).
ve une réprobation explicite. Par exemple, Les arguments proposés par les Pères de
dans l’Épître aux Galates, l’apôtre Paul accu- l’Église sont aussi omniprésents, non seule-
se ceux qui « observent les jours, les mois et ment dans la distinction qui leur est consa-
les années ».22 En suivant l’auteur de la Glo- crée (De reprobatione fatalium syderum ins-
se, Gérard de Feltre affirme qu’il s’agit des pecta nativitatis hora per rationes sumptas ex
croyances astrologiques : « La glose dit : il dictis sanctorum Augustini, Gregorii et Ambro-
accuse ceux qui suivent les constellations en sii), mais aussi dans l’ensemble du texte, dès
disant : je ne me mets pas en route, car la que Gérard de Feltre a une possibilité de
Lune se porte ainsi, ... je ferai du commerce s’appuyer sur leur autorité. Les auteurs les
ce mois, car cette étoile domine ce mois »23. plus cités sont saint Augustin (Cité de Dieu,
D’autres citations bibliques concernent plu-
tôt la magie que l’astrologie, mais grâce à un                                                                                                                
24
« Et cum dixerint ad vos : quaerite a pythonibus et a
                                                                                                                divinis qui stridunt in incantationibus suis : numquid
21
Ms. B, ff. 61rb – 64vb. non populus a Deo suo requiret pro vivis a mortuis,
22
Gal. 4 :10-11. ad legem magis et ad testimonium, quod si non dixe-
23
« Item igitur dicit Glosa : eos culpat qui constella- rint juxta verbum hoc, non erit eis matutina lux ».
tiones sequuntur dicentes : non proficiscor quia Luna Isaïe 8:19-20 ; ms. B, f. 62rb.
25
sic fertur... agam hoc mense comercium quia illa stella « Non augurabimini, nec observabitis somnia ». Lé-
agit mensem ». Ms. B, f. 61va. vitique 19 : 26 ; ms. B, f. 62rb.

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76   ARTICLES

Livre des 83 questions et De la Genèse au sens inadmissible.28 En parlant de la volonté hu-


littéral), Grégoire le Grand (Homélie sur maine non soumise à l’action des astres, le
l’Epiphanie), Ambroise de Milan (Hexamé- dominicain s’appuie également sur
ron) et Jean Damascène (De la foi orthodoxe). l’Hexaméron de l’évêque milanais : si la pré-
Avec leur aide, Gérard de Feltre traite plu- destination astrale existait, elle priverait les
sieurs sujets théologiques, tels que le rôle de gens de l’espoir du salut de l’âme, et
la Providence, la toute-puissance et la grâce l’homme depuis le moment de sa naissance
divines, enfin, le libre arbitre humain. Ainsi, ne pourrait pas changer son sort. Par consé-
en comprenant le fatum comme l’influence quent, les exemples du contraire sont nom-
céleste sur les actes humains, Gérard de Fel- breux. Le larron qui avait été crucifié auprès
tre rejette son existence en affirmant que seul du Christ a obtenu la vie éternelle dans le
« Dieu béni régit et gouverne toute la ma- Paradis par sa foi, et non par la naissance à
chine du monde ... par sa sagesse, la plus bel- un moment astrologiquement favorable ;
le et ineffable, et par la Providence ; par l’apôtre Pierre a été libéré de la prison par un
conséquent, rien n’est fatal ».26 Il tire les ange, et non par « une serie d’étoiles ».29
preuves de cette idée de l’œuvre de Jean L’idée du pacte que les astrologues
Damascène qui écrit : « il n’est pas convena- concluent avec les démons est tirée des écrits
ble que l’un ait crée des choses, et l’autre les de saint Augustin ; l’argument du destin dif-
prévoie ; mais Dieu est la cause de toutes les férent d’Isaac et d’Esau, deux jumeaux bibli-
choses, donc, il est celui qui prévoit».27 Pour ques nés au même moment astrologique,
prouver que les planètes ne peuvent pas                                                                                                                
avoir une influence nuisible, Gérard de Fel- 28
« Sydera que noxia esse creduntur hoc habent a na-
tre cite Ambroise de Milan : si c’était le cas, tura, aut a voluntate propria. Si a natura, Deus ergo
il faudrait avouer que Dieu qui les a créées qui est summe bonus, arguitur, sic fecit quod malum
est, et fuit improbitatis operator ». Ms. M, f. 27vb ;
est le Créateur de l’injustice, ce qui est
Ambrosius Mediolanensis, Haexameron, lib. 4, cap. 4,
17, dans Patrologia latina, vol. 14, p. 209.
29
« Amplius, si hunc habent in terrenis effectum, ne-
                                                                                                                mo debet vitam suam moresque mutare et eniti, ut
26
« Quod autem Deus benedictus regat ac gubernet melior fiat, sed nec probum potest laudare, nec
totam machinam mundialem quoad omnia visibilia et condempnare improbum. Sed econtra videmus quod
invisibilia sua preclarissima et ineffabili sapientia et redempti sunt apostoli et congregati ex peccatoribus
prudentia et per consequens quod nulla sint fatalia, non utique nativitatis sue hora, sed Christi eos sancti-
probatur multipliciter ». Ms. M, f. 26va. ficavit adventus et hora dominice passionis redemit a
27
« Rursum Ioannes Damascenus in secundo libro. morte. Latro dampnatus non beneficio nativitatis sue,
Non est conveniens alium esse factorem rerum, alium set fidei confessione ad paradisi eterna transivit, Pe-
provisorem, sed Deus est causa omnium rerum, ergo trum de carcere angelus Christi, non stellarum series
et eorum provisor ». Ms. M, f. 26va. Voir aussi : Jean liberavit, Paulum cecitas convertit ad graciam ». Ms.
Damascène, La foi orthodoxe, trad. P. Ledrux, Paris, M, f. 28ra ; Ambrosius Mediolanensis, Haexameroni
Cerf, 2010, livre II, chapitre 29, p. 359. libri sex cit., lib. IV, cap. 4, 13, p. 207.

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MEDIEVAL AND RENAISSANCE ASTROLOGY 77  

provient d’une homélie de Grégoire le bitre proprement dite. Dans les années 1250,
Grand, ainsi que les réflexions autour de Bonaventure propose deux arguments en fa-
l’apparition de l’étoile des Mages (hom. I. veur de l’indépendance de la volonté humai-
10). ne par rapport à l’influence céleste : « une
Pourtant, certaines preuves ont été repen- raison qui mène à l’impossible » et « une rai-
sées dans un nouveau cadre, celui de son ostensive ». Selon la première, si la di-
l’aristotélisme, de la scolastique, des débats versité des mœurs est provoquée par le
universitaires. Si les arguments évoqués plus mouvement des corps célestes, elle est néces-
haut se trouvaient plutôt, comme saire et naturelle, puisque tel est ce mouve-
P. Zambelli le remarque justement, dans le ment ; donc, il n’existe ni libre arbitre, ni
domaine de la théologie, certains d’entre eux mérites ; la louange ou le blâme n’a aucune
ont reçu dans la Summa de astris un renou- importance, ce qui est impossible. La raison
vellement au plan philosophique. ostensive consiste à rappeler que le ciel et les
Nous constatons la même évolution dans étoiles ont été créés par le Seigneur confor-
les distinctions des commentaires des Senten- mément au bien ; ainsi, le ciel ne peut être la
ces de Pierre Lombard consacrées au pro- cause que de bonnes mœurs qui ne sont pas,
blème de l’influence astrale sur le libre arbi- pourtant, propres à tout le genre humain.
tre humain. Dans ces commentaires, la criti- Les deux arguments représentent tous deux
que des astrologues se déroule le plus sou- une paraphase des passages tirés de La Cité
vent dans le cadre de cette question. Comme de Dieu d’Augustin31 et de De la foi orthodoxe
l’objectif du commentateur ne consiste pas de Jean Damascène.32 En revanche, Thomas
en une quête d’une solution (qui est déjà d’Aquin a réussi à renouveler un peu le dis-
prédéterminée), mais en une réponse aux ar- cours autour du libre arbitre et l’influence
guments contraires, il n’est pas nécessaire céleste. Les citations des écrits des Pères ne
d’inventer de nouvelles preuves. Il suffit jouent pas un rôle primordial dans cet article
d’utiliser (parfois en les dévéloppant) des ar- de son commentaire. Ce qui attire l’attention
guments bien connus de l’héritage des Pères dans le texte de l’Aquinate est une utilisation
de l’Eglise. C’est ce que fait Richard Fisha- fréquente des idées de la philosophie aristo-
cre, un commentateur oxonien des années télicienne. Selon ce que dit le Philosophe,
1240, qui, en condamnant les astrologues, ci- écrit Thomas, l’agent doit être supérieur au
te en abondance Basile le Grand, Augustin patient, mais le corps céleste est inférieur à
ou Grégoire le Grand.30 La même tendance l’âme rationnelle, donc, il ne peut pas agir
est caractéristique de la question du libre ar-                                                                                                                
                                                                                                                31
Saint Augustin, La Cité de Dieu, trad. G. Combès,
30
Richard Fishacre, In secundum librum sententiarum, Paris, Institut d'études augustiniennes, 1993, livre V,
éd. C. H. Beck, München, Verlag der Bayerischen chapitre 1, p. 290; livre V, chapitre 9, pp. 305-306.
32
Akademie der Wissenschaften, 2008, lib. II, Jean Damascène, La foi orthodoxe, livre II, chapitre
dist. XIV, pp. 293-294. 7, p. 259.

ISSUE VII – NUMBER 1 – SPRING 2015 PHILOSOPHICAL READINGS


78   ARTICLES

sur elle.33 Thomas se réfère aussi à Aristote reste, que ce ne soit pas le seul ouvrage de
quand il parle du bien et du mal : « comme le l’Aquinate qu’il utilise : il s’est servi aussi de
prouve le philosophe, il est dans notre vo- son commentaire des Sentences (ms B. ff.
lonté d’être bons ou mauvais ». Nous appe- 67rb-67va).
lons un homme bon ou mauvais selon les ac- En adoptant, comme Thomas d’Aquin,
tes qu’il fait, donc, tous ces actes dépendent un cadre philosophique renouvelé, Gérard
de nous-mêmes, et « une autre vertu ou de Feltre demande si les corps célestes signi-
l’impression des corps célestes » ne sont pas fient les actes humains ou les causent.35 En
les causes du bien et du mal.34 rejetant l’idée de la causalité astrale dans les
L’argumentation de Thomas n’a pas été actes humains, il aborde néc