Sei sulla pagina 1di 12

Sistemi Automatici di Misura:

Un sistema automatico di misure è un sistema che esonera l’operatore da alcuni compiti. Si usano
per effettuare misure molte velocemente. I sistemi automatici di misura trovano il loro nelle più
svariate applicazioni, contribuendo in maniera notevole sia alla semplificazione dei processi di
misura sia all'incremento dell'affidabilità e della precisione del risultato di misura stesso. Con
l’automatizzazione si massimizza quindi l’accuratezza.

I vantaggi principali di un SAM sono:


 La ripetitività della procedura e della singola operazione che l’uomo manualmente non
può fornire.
 L’affidabilità dei componenti maggiore dell’operatore umano.
 I tempi di risposta minori (prelievo dati-conversione-elaborazione).
 I minori costi quanto maggiore è il numero di operazioni che devono effettuare nel tempo.
Gli svantaggi principali di un SAM sono:
 La mancanza di flessibilità intesa come incapacità nell’usufruire di esperienza e di fare
esperienza. Essi sono infatti legati ad un algoritmo prefissato ed in generale non sanno
adattarsi ad eventi imprevisti poiché non possiedono una propria intelligenza.

Quali sono i passi fondamentali di uno strumento di misura? Sono essenzialmente tre, vediamoli:

Il blocco acquisizione è costituito da un sensore il quale converte una grandezza fisica in un segnale
elettrico. Il segnale viene quindi elaborato attraverso sistemi di condizionamento ed infine
visualizzato.
Un sistema automatico di misura è composto da una parte hardware e da una parte software.
Inoltre lavora in digitale perché è un sistema più robusto ed è più facile la memorizzazione dei dati
e la loro trasmissione
I sistemi automatici di misura possono essere classificati in tre categorie:
 Built-in test: qui nell’hardware è presente un sistema per il controllo del corretto
funzionamento del sistema di misura. Sono detti “sistemi online” perché possono attuare dei
controlli durante il funzionamento.
 Automatic test equipment: sono dei moduli progettati, realizzati e ottimizzati in modo
apposito e possono essere implementati sul sistema di misura. Sono detti offline perché non
permettono il test durante il normale funzionamento.
 Real-Time: quando produce dei risultati in un tempo sufficiente da permettere che
l’operazione per la quale tali risultati sono necessari possa essere eseguita in tempo utili. (Se
il sensore che segnala la mancanza di olio nel motore di un’auto fa tale segnalazione troppo
tardi, non si sarà realizzata un SAM operante in tempo reale, perché prima che tale
mancanza sia segnalata il motore potrebbe essersi bruciato.

Sistemi ATE:
Gli Automatic Test Equipment sono costituiti da un insieme di strumenti di misura e/o apparecchi
ausiliari (alimentatori, generatori di funzioni ecc.) connessi tra di loro. I componenti base che
costituiscono un sistema di questo tipo sono i seguenti:
 Controller: ha funzioni di supervisione e controllo, trasmette i comandi ai dispositivi e
riceve da questi i dati di misura attraverso il bus di comunicazione. È normalmente un
calcolatore interfacciato al bus di comunicazione e che esegue il programma di supervisione.
 Strumento di misura: riceve, interpreta ed esegue i comandi provenienti dal controller.
 Bus di comunicazione: è il canale di comunicazione tra strumenti e controller.

L’architettura di uno strumento per i sistemi automatici di misura è formata da un’unità di calcolo
ed input/output (CPU, RAM, keyboard, monitor, HDD), da dispositivi periferiche e da un (o più)
bus di connessione.

La CPU1 è il cuore del sistema e insieme al software presente nella RAM realizza l’unità di
controllo della stazione automatica.
L’interfaccia consente di collegare l’unità di controllo CPU1 a uno o più periferiche collegate ad un
bus secondario (RS-232, RS-485, ethernet ecc.).
Vediamo ora come è costituita in modo più specifico il blocco Periferica di Misura e/o Attuazione,
ovvero il Sistema di Acquisizione dati:
 Il microprocessore permette di eseguire comandi presenti in una libreria software fornita
dal costruttore. Non consente la programmazione a basso livello.
 I blocchi A/D e D/A mettono in comunicazione la periferica di misura e/o attuazione con il
mondo esterno (contengono i convertitori, multiplexer, amplificatori ecc.)
 L’interfaccia dà la possibilità di collegare l’unità di controllo CPU1 a uno o più periferiche
di misura e/o attuazione allacciate direttamente sul bus primario. Essa assume un ruolo
fondamentale poiché da la possibilità di collegare tra loro bus di tipo differente.

I compiti del software che gestisce un Automatic Test Equipment sono:


 Controllare e coordinare le operazioni di misura
 Raccogliere i dati dal lato controller
 Elaborare i dati di misura per ottenere le informazioni di interesse
 Presentare i risultati secondo un format compreso agli utilizzatori ultimi
 Archiviare i dati su supporti di massa
Il programma di supervisione può utilizzare un software di supporto per comunicare con la
strumentazione. Questo software è costituito da Driver di basso livello, libreria API, moduli di
interfacciamento ed un Utility.
I driver consentono di realizzare l’interfacciamento tra il controller ed il sistema operativo del
calcolatore.
Le librerie API consentono di realizzare l’interfacciamento tra il driver di basso livello e le
applicazioni utente. Il sistema operativo fornisce supporto alle operazioni di scambio dati a questo
livello.
I moduli di interfacciamento sono dei moduli software, dati spesso in forma sorgente, che
consentono l’accesso alle varie funzioni della libreria API dai vari ambienti supportati.
L’utility sono dei programmi che consentono di eseguire semplici operazioni di verifica e debug
dello stato del sistema ATE.
Introduzione ai sistemi di acquisizioni dati:
I sistemi di acquisizione dati (SAD) sono sistemi di dispositivi elettronici aventi la funzione di
acquisire segnali analogici e convertirli in forma digitale per monitorare, registrare ed
eventualmente post-elaborare le misure di una o più grandezze fisiche. Vengono realizzati per
monitorare, registrare, elaborare e trasmettere una o più grandezze fisiche.
La memorizzazione dei dati avviene convertendo i segnali analogici in segnali digitali.
L’elaborazione dei dati consiste nel riutilizzare l’informazione ottenuta per effettuare ulteriori
elaborazioni. Possono servire ad esempio per controllare processi industriali o elaborazioni
matematiche.
La trasmissione dei dati in digitale, ottenuti per conversione del segnale analogico, può avvenire a
piccole o grandi distanze.
La visualizzazione dei dati può essere facilmente effettuata tramite il display.
Le misure effettuate da un sistema di acquisizione dati sono raccolte in modo automatico. Con una
lettura manuale l’operatore dovrebbe eseguire funzioni base ripetitive ed impossibili da compiere
per segnali veloci. Grazie all’acquisizione automatica è inoltre possibile acquisire dati per lunghi
periodi di tempo, senza interruzioni.
Ma perché scegliere di convertire i dati in digitale anziché lasciarli analogici? Per capire ciò
presentiamo alcune caratteristiche dei sistemi digitali:
 La programmabilità. Un sistema digitale per implementare le sue funzionalità utilizza un
programma descritto in un codice. Per modificare le funzionalità del sistema è sufficiente
modificare il codice senza andare ad intaccare l’hardware del sistema. In un sistema
analogico, l’unico modo di modificarne le funzionalità è modificarne l’hardware.
 La stabilità. Un sistema analogico è sensibile alle variazioni dei parametri ambientali.
Inoltre, i parametri dei componenti analogici sono soggetti a variazioni per invecchiamento.
D’altro canto i circuiti digitali risultano adeguatamente insensibili alle variazioni dei
parametri ambientali (effettuano conti su cifre digitali e non su valori di tensione).
 La ripetibilità. I sistemi digitali sono intrinsecamente ripetibili. Se abbiamo più sistemi
programmati per fare gli stessi conti sulla stessa serie di dati, forniranno lo stesso risultato.
Ripetendo gli stessi conti più volte in momenti differenti di tempo porta sempre allo stesso
risultato.
 La trasmissione e memorizzazione di dati digitali. I sistemi di trasmissione e
memorizzazione analogica non erano resistenti nel tempo, richiedevano grossi spazi e grosse
quantità di banda ed inoltre non permettevano di valutare l’affidabilità dei dati trasmessi.
Quelli digitali invece sono resistenti nel tempo, permettono di immagazzinare grosse
quantità di dati in piccoli spazi (CD, DVD, memorie a stato solido); inoltre hanno una
trasmissione dei dati veloce ed affidabile.
Schema a blocchi di un sistema di acquisizioni dati:
Un sistema di acquisizione dati serve a trasformare una grandezza fisica in modo tale da poter esser
interpretata da un sistema di elaborazione. Vediamone lo schema a blocchi generale:

Nel sistema di acquisizione dati il primo blocco è rappresentato dal sensore, esso serve a tradurre
una grandezza fisica in una elettrica. Per sceglierne il tipo bisogna decidere l’accuratezza e
l’intervallo tra una misura e l’altra.
Il blocco “Condizionamento” serve a fare un’analisi della grandezza della variazione elettrica
ricevuta dal sensore per poi generare una variazione di energia elettrica, allo scopo di mantenere
l’accuratezza. In pratica provvede a modificare ed ottimizzare le caratteristiche del segnale
proveniente dal sensore nei confronti del sistema successivo.
Il blocco “Sistema di conversione” provvede a trasformare la natura dell’informazione da analogica
a numerica, in modo che, sotto quest’ultima forma, venga trasferita al sistema successivo.
Il blocco “Sistema di controllo” è composto da una CPU (microprocessore) e da una memoria, può
essere collegato con un sistema di attuatori per eseguire eventuali operazioni.
I primi tre blocchi sono analogici, i restanti tre contengono invece l’informazione in digitale.

Sensori e trasduttori:
Un sensore si basa su un processo fisico che trasforma una grandezza fisica in una che riusciamo a
misurare. È un dispositivo capace di tradurre una grandezza in un’altra, è perciò un trasduttore.
Tuttavia non tutti i trasduttori sono sensori poiché ad esempio una lampadina traduce un’energia in
un’altra forma (da elettrica a luminosa) ma non è un sensore perché la sua energia non è misurabile.
Una molla ad esempio è un sensore che traduce una forza in una compressione. Tuttavia non ci
interessa in sé per sé poiché ci serve che il trasduttore traduca l’ingresso in una grandezza elettrica
misurabile.

Ad esempio potremo considerare un condensatore (con la distanza delle piastre variabile), esso avrà
una grandezza elettrica misurabile elettronicamente.

Si può quindi immaginare di modificare il sensore meccanico sopra citato, creando così un nuovo
dispositivo. La forza agirà sul condensatore facendo variare la distanza tra le facce:

I sensori di nostro interesse sono quindi quelli che convertono una grandezza fisica in una
elettronica. Esistono sensori per qualsiasi grandezza, i più usati sono i seguenti:
I principi fisici su cui si basano i trasduttori sono:
 Legge di Ampere
 Legge di Curie-Weiss: c’è una temperatura di transizione alla quale i materiali
ferromagnetici esibiscono un comportamento paramagnetico.
 Legge di faraday sull’induzione: una bobina resiste al cambiamento nel campo magnetico
generando una tensione/corrente.
 Effetto fotoconduttivo: quando la luce colpisce alcuni materiali semiconduttori, la
resistenza del materiale diminuisce.

Vediamo alcuni principi fisici di nostro interesse:


Parametri di scelta di un sensore:
 Fattori ambientali: bisogna valutare la temperatura, la presenza di ambienti corrosi,
interferenze elettromagnetiche ecc. .
 Fattori economici: bisogna valutare il costo in generale ed il tempo di vita, se il cambio tra
un sensore che ha un tempo di vita superiore (quindi un costo maggiore) è necessario poiché
il sistema non può andare in blocco oppure no.
 Caratteristiche del sensore: sono riportati nel datasheet, abbiamo informazioni sulla
sensibilità, sull’intervallo operativo (range), sulla stabilità, sull’errore, sulla risposta in
frequenza ecc. .
Un trasduttore può essere classificato come attivo o passivo:
 Attivi: prendono una grandezza fisica e la trasformano in energia elettrica.
 Passivi: l’effetto del misurando si traduce in una variazione di impedenza del sensore
Per completare il trasduttore, e avere quindi un sensore funzionante, è necessario fare un circuito di
condizionamento. Nei trasduttori attivi il circuito di condizionamento ha il compito di adattare i
parametri dell’energia elettrica, generata dal trasduttore, alle caratteristiche d’ingresso del sistema
di misura (condizionamento del segnale). Nei trasduttori passivi il circuito condizionamento è
indispensabile per la generazione del segnale elettrico (montaggio).

Caratteristiche di un trasduttore:
Le caratteristiche principali di un trasduttore sono:
 Ingresso/uscita
 Statiche/dinamiche
Fanno parte delle caratteristiche in ingresso:
 Grandezza fisica in ingresso.

 Campo di misura (input range): intervallo di valori del


Misurando entro il quale il sensore funziona secondo le
Specifiche. Il suo limite superiore è la portata. Bisogna
tener conto che il campo di misura deve essere maggiore
del campo che effettivamente ci interessa per la nostra
misura.

 Campo di sicurezza del misurando: intervallo di valori


del misurando al di fuori del quale il sensore resta
danneggiato permanentemente. I suoi valori estremi
sono detti di overload o overrange. In questo
range il sensore non funziona correttamente
ma si è sicuri che non rimanga danneggiato.

Fanno invece parte delle grandezze in uscita:


 Natura della grandezza in uscita.
 Campo di normale funzionamento (output range): intervallo di valori dell’uscita quando
l’ingresso varia nell’input range.
 Potenza erogabile: valore limite della potenza che il sensore può fornire al sistema
utilizzatore a valle. Se l’uscita è in corrente, si precisa l’impedenza di carico.
 Impedenza di uscita.
 Incertezza di uscita.
 Alimentazione ausiliaria.

Su un sensore avvengono diverse interazioni (sono dovute all’ambiente, alimentazioni ecc.), a causa
di esse il modello matematico per descriverli è più complesso.
Le due funzioni sopra riportate sono complesse, inutilizzabili. Possiamo adottare un modello
semplificato, per farlo dobbiamo fare in modo che 1) x non sia correlabile con g 2) g non sia
correlabile con x 3) Tutte le g non siano correlate tra di loro, indipendenti.

Ora abbiamo una sommatoria di funzioni.


La caratterizzazione del sensore avviene fornendo uno stimolo noto (U), generato in laboratorio con
elevata accuratezza; può essere di due tipi: statica e dinamica.

Caratterizzazione statica:
Applicando un segnale statico si ottengono due curve, una di taratura e una di conversione.
Analizziamo le caratteristiche statiche:
 Funzione di conversione: funzione che permette di ricavare dall’ingresso il valore
dell’uscita.
 Funzione di taratura: lega la grandezza di ingresso alla grandezza in uscita, vi sarà
un’incertezza che va considerata. Esiste anche una tabella di taratura se non vi è una
funzione vi saranno dei punti uniti tra loro, otterremo una spezzata.

 Sensibilità: è la pendenza della retta, quantifica quanto varia la grandezza in uscita rispetto
a quella in ingresso, è diversa dalla risoluzione (valore minimo misurabile). È una specifica
di progetto.
 Linearità: indica di quanto la curva di taratura si discosta dall’andamento rettilineo
(ricordiamo che nessun sensore è perfettamente lineare). È il massimo scostamento rispetto
ad una retta che può essere calcolata in modi diversi.
Se è lineare nel range considerato (∆y), allora
si può considerare lineare considerando Yfs
l’errore di non linearità: ∆y

si valuta se la linearizzazione è possibile (Ɛ deve essere molto


. piccolo)

 Stabilità: Non è detto che tra due misure successive il risultato è lo stesso. Descrive la
capacità di conservare inalterate le caratteristiche di funzionamento per un intervallo di
tempo relativamente lungo.
 Risoluzione: è il minimo valore in ingresso che crea una variazione in uscita. Se il sensore
lavora vicino allo zero, si parla di soglia. È una specifica di progetto e si tende solitamente a
prenderla maggiore di quella richiesta.
 Ripetibilità: attitudine dello strumento a fornire valori della grandezza di uscita poco
differenti fra loro, quando è applicato all’ingresso lo stesso misurando, nelle stesse
condizioni operative. Si esprime in modo simile all’incertezza di taratura.
 Isteresi: è dovuta a fenomeni fisici all’interno dei materiali. Per capire cos’è consideriamo
ad esempio l’aumento di calore per un materiale non-ferromagnetico. Il percorso effettuato
per riscaldare tale oggetto può essere diverso da quello usato per raffreddarlo.

L’isteresi dipende dal punto di andata e dal punto di ritorno. Questi punti sono infiniti, per
compensarla si prende il percorso più lungo.
Per quanto riguarda la caratterizzazione statica ci rimane da conoscere solamente due parametri.
1)L’errore di fuori zero (offset error) è il valore che assume l’uscita quando il misurando è nullo.
2)L’errore di guadagno (gain error) è la differenza tra la pendenza della caratteristica ideale del
trasduttore e la pendenza della retta che approssima meglio la caratteristica reale del trasduttore. È
solitamente espresso in percentuale:
Il grafico della dispersione è un istogramma. La
distanza tra i valori rappresenta l’accuratezza, più
è piccolo più è elevata.

L’accuratezza indica quanto siamo vicini al valore


reale con una data misura (ad esempio il centro di un bersaglio), mentre la precisione si riferisce a
quanto si avvicinano tra di loro misure indipendenti.

Infine, la condizione di non distorsione è la seguente:

Potrebbero piacerti anche