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LE TEORIE DELLE

EMOZIONI

TEORIA PERIFERICA

TEORIA CENTRALE

COGNITIVO - ATTIVAZIONALE

TEORIA DELL'APPRAISAL

PSICOEVOLUZIONISTICA

COSTRUTTIVISTICA

IN PSICOLOGIA LE EMOZIONI SONO STATE AFFRONTATE IN


TERMINI EMPIRICI E SPERIMENTALI
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI
LA TEORIA PERIFERICA
Nel 1884 James propose per primo una definizione
empirica e verificabile di emozione.
emozione: «sentire» le modificazioni periferiche
dell’organismo, in pratica:
"non tremiamo perché siamo spaventati, ma
proviamo paura perché stiamo tremando. Il cuore non
batte più in fretta perché siamo arrabbiati, ma siamo
in collera perché il cuore batte più in fretta"

L'assunto principale della teoria di James-Lange, è


che noi sperimentiamo una emozione in risposta a
dei cambiamenti fisiologici.
in altre parole per questa teoria i cambiamenti
fisiologici sono le emozioni

Nonostante questa teoria possa sembrare distante


dalla realtà è lecito chiedersi se riusciremmo a
provare rabbia in assenza dei correlati fisiologici a
cui siamo abituati come battito accelerato o
muscoli tesi

Per quanto concordassero sul fatto che l’emozione è


la sensazione di modificazioni fisiologiche, James e
Lange evidenziarono meccanismi fisiologici differenti.
Per James, le basi fisiologiche delle sensazioni erano
le viscere (lo stomaco e il cuore, ad esempio), le
espressioni del volto, l’attività motoria e la tensione
muscolare, mentre per Lange erano le modificazioni
del battito cardiaco e la pressione sanguigna.

La teoria di James-Lange ha dominato per parecchi


anni e ha stimolato numerose ricerche sui processi
fisiologici implicati negli stati emotivi.

In seguito un fisiologo, Walter Cannon (1927), ne


pubblicò una critica che incontrò un notevole
successo. I suoi scritti sollevarono molte ed
importanti obiezioni alla teoria di James-Lange e
convinsero molti psicologi che era una teoria
insostenibile.
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI

LA TEORIA CENTRALE
In opposizione alla teoria periferica, Cannon propone
la teoria centrale delle emozioni. In pratica, le
emozioni sono attivate e regolate a livello del sistema
nervoso centrale, e nello specifico a livello della
regione talamica

Walter B. Cannon, il quale poneva quattro principali obiezioni alla


teoria periferica: essendo le viscere delle strutture scarsamente fornite di
nervi, la loro modificazione è piuttosto lenta e non in grado di giustificare
cambiamenti repentini degli stati emotivi. Anche recidendo le vie nervose che
portano le informazioni da tali organi alla corteccia, il soggetto, in risposta
a determinati avvenimenti, assume dei comportamenti analoghi a quelli che
assumerebbe se  provasse delle emozioni.
Inoltre uno stesso stato fisiologico può essere presente in emozioni diverse
(pensiamo al battito cardiaco, aumenta sia in condizioni di paura che di gioia).
Un’ulteriore obiezione, dimostrata sperimentalmente, è che determinate
sostanze possono provocare un’alterazione di alcuni stati fisiologici senza che
questi producano un’emozione particolare

Assieme a Philip Bard elaborò la teoria centrale delle emozioni


secondo cui alcune strutture sottocorticali (talamo e
ipotalamo) hanno un ruolo fondamentale nella trasmissione
delle emozioni, generando i comandi motori integrati che
producono i segni periferici delle emozioni e inviano alla
corteccia le informazioni necessarie per l’elaborazione della
percezione cognitiva delle emozioni.

Cannon e Bard sostenevano che le componenti soggettive e


fisiologiche dell’emozione sono simultanee, discordando, in ciò
da James, il quale sosteneva che le modificazioni fisiologiche
precedono e attivano gli stati soggettivi.
Secondo Cannon/Bard quando i segnali relativi alle afferenze
sensoriali ricevute dalla corteccia raggiungono il talamo si
hanno le emozioni.

in altre parole se per la


teoria di James-Lange siamo
tristi perchè piangiamo, per la
teoria di Cannon per sentirsi
tristi è necessaria una
appropriata stimolazione
talamica

In sintesi: teoria di Cannon vs teoria di James:


Ci troviamo di fronte a due teorie contrapposte, entrambe vere
in quanto entrambe hanno colto degli aspetti particolari e
specifici della vita emotiva, senza però riuscire a esaurirne la
complessità.
Entrambe si sono limitate agli aspetti biologici dell’emotività,
ignorando gli aspetti più psicologici
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI

COGNITIVO - ATTIVAZIONALE
Una delle prime teorie cognitiviste dell’emozione è
stata quella formulata da Magda Arnold (Arnold, 1960;
Mandler, 1982; Sommers e Scioli, 1986). La sua teoria
della valutazione cognitiva suggerisce che quando ci
imbattiamo per la prima volta in una situazione la
valutiamo spontaneamente come buona o cattiva, utile
o dannosa

Le emozioni emergono sia dalla nostra


valutazione della situazione sia dalle nostre
azioni. Ad esempio, la gioia compare quando
valutiamo qualcosa come buono e siamo spinti
nella sua direzione. Si ha, invece, uno stato di
rabbia quando giudichiamo cattivo un evento e
ne proviamo avversione.
Pertanto le emozioni scaturiscono da squilibri
nell’appraisal (=continuo monitoraggio di noi
stessi e dell’ambiente).

Secondo le teorie cognitiviste (Arnold, 1960; Lazarus, 1984;


Zajonc, 1980), l’individuo ha un ruolo attivo nel processo
emozionale. Attraverso la valutazione, l’evento in esame
acquista un significato e l’emozione diventa informativa per
il comportamento che verrà adottato dall’individuo.

Nel 1964, Stanley Schachter ha formulato una teoria che per


più di due decenni è rimasta il modello interpretativo
dominante dell’emozione. Rientrano nella sua teoria sia
l’importanza attribuita dalla Arnold alla valutazione
cognitiva sia il rilievo dato da James alle sensazioni
fisiologiche. Per questo motivo, il modello di Schachter
viene definito teoria dei due fattori.

Secondo la teoria di Schachter – Singer, la risposta fisica è un


indice del fatto che stia accadendo qualche cosa, anche se
non si è in grado di precisarlo. Nel momento in cui
percepiamo questa modificazione fisica, l’individuo è portato
a esaminare l’ambiente e gli avvenimenti circostanti: a
seconda della valutazione cognitiva, attribuiamo un’etichetta
alla sensazione provata

Secondo i due autori, quindi, le emozioni sono delle


interpretazioni cognitive di determinate situazioni.
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI
LE TEORIE
DELL'APPRAISAL
Le emozioni dipendono dalla valutazione
cognitiva (appraisal) degli
stimoli/situazioni, e quindi le emozioni
dipendono dal modo con cui gli individui
valutano e interpretano gli stimoli del loro
ambiente.
Il termine “appraisal” indica un atto
immediato di conoscenza che integra la
percezione e del quale si diventa
consapevoli solo a percorso concluso.

Il significato situazionale:
Le emozioni sono l’esito di come percepiamo e valutiamo le
condizioni ambientali rispetto al nostro benessere e al
raggiungimento dei nostri scopi.
Le emozioni sono attivate dai significati e dai valori e non
dallo stimolo in sé. Ad esempio se due persone valutano una
situazione in modo differente, avranno due esperienze
emotive differenti.

Richard Lazarus (1982) afferma che perché compaia


un’emozione è necessario e sufficiente il pensiero (la
valutazione cognitiva). La tesi di Lazarus assomiglia a quella di
Magda Arnold ( di cui abbiamo parlato in precedenza), in
quanto entrambi ipotizzano che le nostre esperienze emotive
sono sempre il risultato del pensiero, vale a dire di una
valutazione cognitiva del significato degli eventi responsabili
del nostro benessere qui ed ora.

Le valutazioni cognitive che si formano molto


rapidamente e provocano una risposta emotiva
istantanea (ad esempio "Quell’orso sta per
assalirmi") prendono il nome di processi cognitivi
caldi e sono i precursori dell’emozione. Altri
processi cognitivi, più lenti (ad esempio
"Quell’orso ha una pelliccia nera molto folta") non
destano alcuna emozione e vengono quindi
definiti processi cognitivi freddi. Secondo Lazarus,
i processi cognitivi caldi precedono sempre le
emozioni.

Il modello di Lazarus (1991) definito anche «cognitivo-


relazionale-motivazionale» prevede che la valutazione
degli stimoli rilevanti per la sopravvivenza abbia
implicazioni sul piano motivazionale.
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI

IL DIBATTITO SUCCESSIVO
SULLE CAUSE DELL’EMOZIONE
il neurobiologo Joseph Le Doux con i suoi studi
fondamentali sull’emozione della paura, ha fornito una
nuova visione della risposte emotive a determinate
situazioni.
Le Doux ritiene che la parte del sistema nervoso centrale
che è maggiormente implicata nell'innescarsi di uno stato
emotivo è l'amigdala.

L'amigdala è situata anatomicamente sopra il


tronco dell'encefalo ed entra in azione quando il
sentimento impulsivo travolge la competenza
relazionale. È collegata a molte altre parti del
corpo, all'interno delle quali innesca
meccanismi specifici.

Secondo LeDoux sono due le vie (modello a


dopia via), cerebrali coinvolte nell'innescarsi di
una reazione emotiva:
La via a cui fa capo l'amigdala è molto veloce,
ma altrettanto imprecisa; spinge a compiere
un'azione in maniera istintiva. La via invece che
parte dalla neocorteccia è decisamente più
lenta, ma consente di preparare un piano
d'azione molto preciso, efficace e raffinato.

Nel 1995 Daniel Goleman ha proposto il concetto di


“Intelligenza emotiva”, definita come l'abilità
emotiva che permette agli individui di sapersi
muovere con successo e di vivere meglio e, a volte,
più a lungo.
Secondo l’autore, ognuno di noi ha due menti: una
che pensa, l'altra che sente, esse interagiscono per
costruire la nostra vita mentale.
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI

TEORIE
PSICOEVOLUZIONISTICHE
Tra gli anni ‘60 e ‘80, attraverso i lavori di
Tomkins e Plutchik, si sviluppava,
prevalentemente negli Stati Uniti, la cosiddetta
concezione psicoevoluzionistica delle emozioni.
I due autori elaborarono la loro teoria partendo
dai pensieri di Darwin sulle emozioni, ritenendo
che esse fossero associate alla sopravvivenza e
funzionali alla specie ed all’individuo.

E’ questa la tesi accolta e sviluppata anche


da Ekman (1972) e da Izard (1978) e implica l’accettazione
della visione innatista delle espressioni facciali delle
emozioni.

Le teorie psicoevoluzionistiche hanno una concezione


categoriale delle emozioni, cioè ritengono che ogni tipo
di emozione primaria (tristezza, collera, dolore, ira, paura
ecc. ecc.),ha una propria struttura di tipo fisiologico
(espressioni facciali, risposte fisiologiche ecc.) e
psicologico che è universale e innata, frutto di
apprendimento e adattamento filogenetico

Il primo studioso che riprese i concetti darwiniani


per proporre una visione psicoevoluzionista delle
emozioni fu Tomkins (1968) che propone l’esistenza
di otto emozioni fondamentali (o primarie),
chiamate da lui affetti.
Gli affetti positivi sono interesse, sorpresa e gioia.
Quelli negativi sono angoscia, paura, vergogna,
disgusto e rabbia. Queste emozioni primarie sono,
secondo l’autore, risposte strutturate innate a certi
tipi di stimoli e vengono espresse attraverso una
vasta gamma di reazioni corporee, soprattutto
espressioni facciali.

Izard (1991) sostiene che le persone siano dotate di


10 emozioni primarie: rabbia, disgusto, disprezzo,
paura, gioia, vergogna, interesse, sorpresa, disagio e
colpa.; elaborò, inoltre, degli strumenti di misura
per la codifica delle espressioni facciali il MAX e
l’AFFEX (Izard, 1979, 1982). 
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI
Ekman, uno dei maggiori studiosi delle emozioni,
sostiene che l’esperienza emotiva umana si fonda su
famiglie di emozioni di base che permettono di gestire
situazioni cruciali per la sopravvivenza della specie.
Secondo Ekman alcune espressioni facciali e le
corrispondenti emozioni, non sono culturalmente
determinate, ma sono universali alla cultura umana,
quindi di origine biologiche, come precedentemente
aveva teorizzato Charles Darwin. Tale scoperta ora è
ampiamente accettata da tutti gli scienziati.
Ekman ritiene che le emozioni di paura, rabbia,
felicità, tristezza, disgusto, sorpresa, possono essere
considerate fondamentali, o primarie.

Le emozioni non sono tutte uguali: studi più recenti


hanno portato a distinguere le emozioni tra
primarie e secondarie.

Le emozioni primarie sarebbero quelle più rilevati


per l’adattamento e i processi biologici e non
dipenderebbero dall’introspezione (paura, la
rabbia, la felicità, la tristezza, il disgusto e la
sorpresa).Queste emozioni hanno la caratteristica
di essere innate o apprese nei primi giorni di vita.

Le secondarie, sono come nella tavolozza dei


colori, ovvero mescolanze delle primarie, e
dipendono da un certo grado di introspezione
poiché implicano e coinvolgono il concetto che
una persona ha di sé (vergogna, orgoglio ecc...).
LE TEORIE DELLE
EMOZIONI
LE TEORIE
COSTRUTTIVISTICHE
Secondo Averill, Harrè, Mandler, le
Emozioni sono prodotti eminentemente sociali e
culturali.
Le teorie costruttivistiche vanno in contrapposizione
alle teorie psicoevolutive.

Secondo i modelli della teoria costruttivistica, le


Emozioni sono prodotti eminentemente sociali e
culturali.

Le emozioni servono più a regolare le interazioni che a


salvaguardare la sopravvivenza biologica:
Derivano dalle pratiche sociali e dalla condivisione di
specifici sistemi di credenze e valori.
Ogni cultura ha sua configurazione emotiva

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