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La stratificazione sociale: differenza tra classe e ceto

By Sociologicamente - 18 Aprile 2017

Il termine stratificazione sociale è usato per indicare: “il sistema delle


disuguaglianze strutturali di una società, nei suoi due principali aspetti: quello
distributivo, riguardante l’ammontare delle ricompense materiali e simboliche
ottenute dagli individui e dai gruppi di una società e quello relazionale, che invece
ha a che fare con i rapporti di potere esistenti tra essi” (Bagnasco, 1997). Secondo
questa definizione quindi, in qualsiasi tipo di società, anche in quelle più semplici,
esistono disuguaglianze strutturali anche se con gradazioni differenti
determinate da condizioni che le favoriscono, questo concetto è correlato a quello
di distanza sociale.

Il sociologo americano Gerhard Lenski (1966) ha


cercato di determinare questi fattori confrontando
società di tipo diverso lungo un lasso di tempo che
parte dall’inizio della storia dell’umanità stessa. La
sua ricerca ha evidenziato che la distribuzione
della ricchezza era bassa nella società di caccia e
raccolta, poi è andata aumentando nelle società
orticole raggiungendo il massimo nelle società
agricole per poi diminuire nella società
industriale, dato che in questa fase si verifica una
rivoluzione politica che “spalma” su una più ampia
Il sociologo americano Gerhard Lenski
fascia di popolazione la concentrazione del potere
politico. Quindi, secondo Lenski le società
industriali hanno un grado di disuguaglianza maggiore di quelle basate sulla caccia
e sulla raccolta, ma minore rispetto a quelle orticole e agricole che l’hanno
preceduta.

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I due maggiori paradigmi di ricerca sulla


stratificazione sociale
Le teorie sociologiche hanno da sempre dato importanza al concetto di
stratificazione sociale. Esse si dividono essenzialmente in due filoni: la teoria
funzionalista della stratificazione sociale e le teorie del conflitto.

La teoria funzionalista
I sostenitori della teoria funzionalista hanno cercato di spiegare le caratteristiche
universali della stratificazione sociale. Per K.Davis e W.E.Moore (1945)
l’esistenza delle disuguaglianze sociali è necessaria al buon funzionamento
della società, evidenziandone la sua funzione basilare per la perpetuazione del
sistema sociale. Secondo i funzionalisti non tutte le mansioni svolte dagli individui
hanno la stessa importanza, alcune di esse necessitano di capacità particolari di
cui non tutti gli individui sono dotati; per trasformare queste capacità in
competenze questi individui hanno bisogno di un periodo di addestramento che
comporta grandi sacrifici e per indurre le persone che ricoprono queste posizioni
funzionalmente importanti a sopportare questi, è necessario che siano
differenziati e ricompensati con un livello di reddito e di prestigio maggiore degli
altri individui.

La teoria del conflitto


I teorici del conflitto credono che le disuguaglianze esistono in una situazione di
conflitto continuo perché i gruppi sociali che sono predominanti le usano per
giustificare lo status quo, quindi la stratificazione sociale non svolge una
funzione indispensabile ma è uno strumento di perpetuazione del potere di un
gruppo di individui rispetto ad un gruppo subalterno. I due principali teorici del
conflitto sono Karl Marx e Max Weber che conservano visioni diverse
mantenendo comunque tratti in comune sulla teoria della stratificazione sociale.

Il concetto di classe sociale per Marx

Il concetto caratterizzante la teoria di Marx è il


termine “classe sociale” che ufficialmente emerge
per la prima volta nel 1848 nel testo Manifesto del
Partito Comunista di Karl Marx e Friederich Engels.
Anche se non in maniera esplicita è chiaro che il
concetto di classe sociale è strettamente collegato
Karl Marx fonda il concetto di classe
alla sfera economica, più precisamente ai sociale

rapporti di produzione e nelle relazioni di


proprietà. Chi detiene i mezzi di produzione è un
numero ristretto di individui rispetto alla maggioranza della popolazione che non
possiede nulla. Questa contrapposizione tra classi è avvenuta storicamente in
tutte le epoche caratterizzandosi però per gradi e livelli di contrapposizione.

Secondo la teoria di Marx, le classi sono costituite da un insieme di persone


caratterizzate dal medesimo livello di istruzione, abitudini sociali, valori,
credenze, consumi, lo stesso modo di percepire la realtà. Date tutte queste
caratteristiche in comune gli individui potrebbero sviluppare molto probabilmente
la coscienza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe, in
questo modo la classe sociale diventa un attore storico capace di cambiare la
posizione subordinata o mantenere il controllo del potere come nel caso della
borghesia.

La stratificazione multidimensionale di Weber

La teoria di Weber riguardo la stratificazione sociale è


multidimensionale, dato che individua l’esistenza di
tre diverse sfere: la sfera economica, inerente gli
individui uniti sulla base di interessi materiali, che
determina le classi sociali; la sfera della cultura, che
riguarda gli individui aggregati in base agli ideali, che
originano i ceti; la sfera politica che rappresenta i
gruppi di individui formati per esercitare potere e
controllo. Il concetto di classe anche se simile a quello
espresso da Marx si differenzia per quanto riguarda i
Max Weber criteri di appartenenza, appunto non basata sulla
proprietà o meno dei mezzi di produzione ma sulla
collocazione in uno dei tre tipi di mercato: del lavoro,
del credito e delle merci. I ceti sono invece composti da persone con uno stesso
stile di vita e stesse preferenze di consumo: “Definiamo situazione di ceto ogni
componente tipica del destino di un gruppo di uomini, la quale sia condizionata da
una specifica valutazione sociale, positiva o negativa, dell’“onore” che è legato a
qualche qualità comune di una pluralità di uomini” (Weber, 1922).

Il rapporto tra classe e ceto

La distribuzione dell’onore e della ricchezza sono certamente in relazione ma non


per forza vi è una completa sovrapposizione tra i due strati, il rapporto tra le
classi e i ceti non è semplice. I ceti si possono staccare dalle classi sociali di
origine per migliorare le proprie condizioni, possono continuare ad esistere ed a
esercitare la condizione di prestigio perpetuando le azioni e le abitudini
caratterizzanti una determinata cerchia, acquisendo in questo senso una sorta di
trasversalità rispetto alla classe.

Rino Carfora

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