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A tutte le persone che hanno generosamente condiviso le loro

storie con me e che mi hanno incoraggiata a fare altrettanto.


Insieme risplendiamo ancora di più.
INDICE

Prefazione ..................................................................................... 5
Introduzione ..................................................................................... 8

Parte I – Preparati al viaggio............................................17


Capitolo 1. Dimagrisci con EFT...............................................18
Capitolo 2. Guida rapida a EFT e al tapping...........................28
Capitolo 3. Come interrompere lo schema del panico..........48

Parte II – Guardati dentro................................................67


Capitolo 4. Come vincere la fame nervosa..............................68
Capitolo 5. Eventi esterni che influenzano
peso e autostima ....................................................................92
Capitolo 6. Il potere delle credenze........................................108
Capitolo 7. La sofferenza nascosta sotto il peso....................132
Capitolo 8. Dedicato alle donne: puoi star bene
nel tuo corpo.........................................................................152

Parte III – Vai avanti..........................................................157


Capitolo 9. Fai ginnastica divertendoti..................................168
Capitolo 10. Chiariamo miti, emozioni
e verità riguardanti il cibo...................................................192
Capitolo 11. Piacere e cura di sé.............................................214

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Capitolo 12. Il viaggio continua..............................................242

Conclusioni .................................................................................258
Bibliografia .................................................................................262
Ringraziamenti................................................................................264
L’autrice .................................................................................266

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PREFAZIONE

uesto libro è arrivato nella mia vita al momento giusto: circa


Q un mese prima di posare per un servizio fotografico per la
copertina del mio ultimo libro. Ogni volta che dovevo essere fo-
tografata in passato, mi preoccupavo del mio peso e mi mettevo
a dieta. Le settimane precedenti il servizio fotografico riducevo
drasticamente le calorie e mi pesavo in continuazione. Ero en-
trata in fissa con la bilancia e, raggiunto il peso forma, trattavo il
mio corpo come un criminale da tenere sotto stretta sorveglian-
za. Sapevo che le diete estreme erano una follia, ma prima di
conoscere il metodo di Jessica non pensavo ci fossero altri sistemi
per dimagrire.
Questa storia è andata avanti per anni, finché il mio corpo ha
detto “basta”. Ridurre le calorie e fare movimento non funzionava
più. La bilancia e la mia taglia non si muovevano.
Quando ho ricevuto il libro di Jessica non credevo che questo
metodo avrebbe funzionato. Leggendolo però sono rimasta colpi-
ta dai risultati delle ricerche che mostrano come attraverso EFT e
il tapping sia possibile diminuire i livelli di cortisolo. Proprio così:
l’ormone dello stress responsabile dell’aumento di peso, diminui-
sce grazie a questa tecnica. Fu una vera rivelazione.
Così decisi di provare il programma nonostante lo scetticismo
e rimasi sorpresa dalla velocità con cui il mio corpo cambiava.
Mentre seguivo il metodo di Jessica, mi resi conto che fino ad al-
lora ero stata condizionata da due convinzioni limitanti. In primo
luogo, pensavo che fare esercizio fisico e mangiare sano per sen-
tirmi bene sarebbe sempre stata una gran fatica. In secondo luogo,
ero culturalmente convinta che il nostro valore come persone sia
strettamente legato al peso. Non sarei mai stata sufficientemente
magra; c’erano sempre altri cinque o dieci chili da perdere. Anche

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quando iniziavo a calare di peso non era mai abbastanza. Questo
m’impediva di stare bene nel mio corpo.
Seguendo la guida di Jessica, utilizzando EFT per cancellare
l’ansia che aveva distorto il rapporto con me stessa, anche le mie
credenze sono cambiate. Il primo cambiamento e il più eviden-
te riguardava come mi sentivo durante gli allenamenti di fitness.
Fin da bambina pensavo all’esercizio fisico come a qualcosa di
noioso. Quasi ogni gita in famiglia che ricordo dall’età di quattro
anni consisteva nello scalare una montagna con addosso una pe-
sante attrezzatura. Dico davvero, all’età di dieci anni ho scalato
il monte Washington con ai piedi gli scarponi da sci mentre mi
trascinavo dietro sci, racchette e zaino. Fu estenuante e maturai la
convinzione che l’esercizio fisico fosse noioso. Invece, dopo aver
provato questo metodo, fui sorpresa (ed entusiasta!) di constatare
che la mattina avevo voglia di fare ginnastica. Adesso non vedo
l’ora di allenarmi e l’esercizio fisico è diventata una fonte di piace-
re. Che trasformazione!
Utilizzando EFT regolarmente, ho anche deciso di abolire le
diete drastiche e di prendermi cura di me stessa. Invece di fare la
fame e pesarmi, ho iniziato a mangiare cibo sano che mi piace e
ad apprezzare il mio corpo così com’è.
Sei curioso di sapere se alla fine sono riuscita a entrare nella
mia taglia per il servizio fotografico? Certamente! Potevo chiude-
re la lampo di tutti i vestiti e pantaloni che desideravo indossare.
Per la prima volta dopo tanti anni, sono stata alla grande per l’in-
tera durata del servizio. Sentirmi bene nel mio corpo e nei miei
vestiti è stata un’esperienza assolutamente nuova e ho ricevuto
molti complimenti. È stata una sorpresa meravigliosa!
Ho basato la mia carriera sulla convinzione che il nostro corpo
sa di cosa ha bisogno e ce lo comunica. Ora mi rendo conto che i
suoi messaggi a volte possono apparire confusi, mistificati da false
credenze sul nostro valore, sui nostri difetti e sulle nostre inade-
guatezze. Le comuni diete si basano proprio su queste convinzioni

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limitanti; mettono a tacere il corpo e ci dicono che così non andia-
mo bene. Le comuni diete si basano sulla sottomissione del corpo,
ma ammettiamolo: anche se mangiamo pochissimo e facciamo
molto esercizio fisico, non sempre funziona. Io stessa l’ho speri-
mentato e probabilmente anche tu. Molti vogliono ottenere subito
dei risultati, ma questi risultati sono insostenibili e ti allontanano
da ciò che il corpo sta cercando di dirti.
A prescindere da quello che credi, la buona notizia è che puoi
trasformare le tue credenze e cambiare il metabolismo. Se sei di-
pendente dallo zucchero, odii l’esercizio fisico o pensi di non poter
amare il tuo corpo, questo libro ti offre la soluzione. Grazie alle
diverse sequenze di tapping descritte nei prossimi capitoli, trove-
rai la strada per amarti e riscoprire la tua saggezza innata. È arri-
vato il momento di dire basta alla follia della dieta e dell’esercizio
fisico estremi e creare un nuovo rapporto con noi stessi e le nostre
emozioni. Attraverso questo metodo trasformiamo i nostri corpi
in maniera naturale e piacevole.
Dimagrire senza stress funziona. È la verità. Prova a utilizzarlo.
Non hai nulla da perdere. Tranne forse qualche chilo, alcune vec-
chie credenze e l’eccesso di cortisolo.

Dottoressa Christiane Northrup

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INTRODUZIONE

P er molti anni ho vissuto nella convinzione che perdere peso


fosse la risposta a tutti i miei problemi. Una volta entrata nel
vestito o nei pantaloni giusti sarei stata felice, la mia carriera sa-
rebbe decollata e mi sarei fidanzata. Ma solo dopo aver perso peso.
Solo quando non sarei più stata … così.
Fino ad allora avevo continuato a farmi prendere dal panico ogni
volta che qualcuno voleva scattarmi una foto, cercando di nascon-
dere con le mani quelle parti di me che odiavo. Oppure ritoccavo
l’immagine per mostrare la faccia, se le mani non fossero bastate.
Fino ad allora avevo cancellato gl’impegni e mi ero fatta invi-
sibile, così la gente non avrebbe notato quanto mi sentivo ingom-
brante. Avevo continuato a comprare libri su diete, attrezzature
sportive e cibi ipocalorici. Un giorno sarei stata felice, ma non
oggi, non fino a quando non fossi dimagrita.
Ti suona familiare?
Dimagrire è diventata un’ossessione culturale e la forma fisica è
ormai un business da miliardi di dollari. Se hai acquistato questo
libro, probabilmente non è la prima volta che spendi dei soldi con
l’obiettivo di perdere peso.
Perché nulla sembra funzionare? Perché quando desideri for-
temente dimagrire i tuoi tentativi falliscono poco dopo? Manca
chiaramente qualcosa, un ingrediente segreto per avere un corpo
che ti renda orgogliosa. Forse dovresti allenarti di più o dedicarti
solo a un certo tipo di esercizi. Dovresti mangiare solo carboidrati
oppure eliminarli. Seguire un’alimentazione vegan o una ad alto
contenuto di proteine…
In un mondo che ci travolge costantemente con informazioni
contraddittorie, che cosa può fare la differenza per perdere peso?
Io lo dico in tre parole: le tue emozioni.

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Le emozioni controllano l’idea che hai di te stessa, del tuo peso
e del tuo valore. Controllano anche le tue azioni. Hai mai avu-
to l’obiettivo di mangiare sano e poco dopo ti sei ritrovata con
una scatola di biscotti in mano e il pensiero Ci sono ricaduta … di
nuovo?Le tue emozioni sono il motore di ogni tua azione. Sai
esattamente quello che “dovresti” fare, ma non lo fai, perché le
emozioni ti portano fuori strada.
Emozioni come la rabbia, la paura, il risentimento e il senso di
colpa non solo sviano le migliori intenzioni, ma incidono anche a
livello biologico. Parlare di questo è fondamentale. Se ne sentono
tante sul cibo e sull’esercizio fisico, ma per esempio sappiamo poco
sulla sovrapproduzione di cortisolo. Anche noto come “ormone
dello stress”, il cortisolo è direttamente collegato all’obesità addo-
minale. Esistono prove scientifiche di questo, ma siamo stati por-
tate a credere che la perdita di peso sia solo questione di mangiare
i cibi giusti e fare più esercizio fisico. Se non ci riusciamo, diamo la
colpa ai nostri geni o crediamo di avere qualcosa che non va.
Dopo molti anni di sindrome della dieta yo-yo e tentativi di
dimagrimento falliti, anch’io mi sono sentita sbagliata. Lo ma-
scheravo dietro al sorriso e al desiderio di accontentare tutti intor-
no a me, ma di nascosto appallottolavo tovaglioli di carta puliti e
li mettevo nella spazzatura per coprire gli involucri delle barrette
di cioccolato che avevo appena mangiato.
Come molte altre persone che si vergognano del proprio corpo e
del proprio peso, io ero una mangiatrice compulsiva. Tutto è comin-
ciato in giovane età. Ho un ricordo chiaro della mia prima abbuffata.
Avevo sette anni e mi trovavo davanti a un vassoio ricolmo di biscotti
al cioccolato. Mi sono seduta sul divano al piano di sotto e ho mangia-
to tutti i biscotti, attenta che nessuno scendesse dalle scale. Così pic-
cola avevo già la credenza di star facendo qualcosa di cui vergognarmi.
Quel vassoio di biscotti è stato solo l’inizio di anni di amore/
odio per il cioccolato e altri zuccheri, e di tanto in tanto, anche
per gli snack salati.

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Il desiderio compulsivo di cibo era una sensazione fisica reale
che annebbiava la mia capacità di ragionare o di ricordare quanto
fossi stata male l’ultima volta. Arrivava improvvisamente come
una sorta di bisogno fisico che dovevo soddisfare. Durante la pu-
bertà aumentai di peso e cominciai a farmi prendere dall’ansia
mentre cercavo disperatamente di dimagrire.
In alcuni periodi dedicavo tutta me stessa alla dieta e allo sport.
Mi punivo facendo la fame perché ero grassa e allenandomi dura-
mente. Dopo aver perso qualche chilo, mi rilassavo e ricomincia-
vo a mangiare, come se fossi affetta da amnesia. “Sono stata così
brava. Me lo merito!” dicevo a me stessa. “Sono così stressata, mi
basterebbe mangiare questa cosa” mi dicevo. Poi mi guardavo allo
specchio e mi sentivo sconfitta e con il cuore spezzato, travolta
dall’odio, dalla delusione e dalla rabbia.
Come diceva Einstein, è una follia ripetere più volte lo stesso
errore aspettandosi un risultato diverso. In poche parole, ero
folle. Le mie diete erano folli. Sminuirmi, vergognarmi e uti-
lizzare il senso di colpa nel tentativo di “ottenere dei risultati”
era pura follia.
Per fortuna alcuni anni fa mio fratello maggiore Nick Ort-
ner mi parlò del tapping, chiamato anche EFT, una tecnica per
alleviare lo stress che consiste nel picchiettare alcuni punti usati
anche nell’agopuntura. EFT ha messo fine alla follia che ha ca-
ratterizzato il mio percorso per perdere peso e star bene nel mio
corpo anche se, quando me ne parlarono la prima volta, mi sem-
brò anch’esso una cosa folle.
Quando Nick mi parlò di EFT, ero talmente convinta che fos-
se una sciocchezza che mi rifiutai di provare. Alla fine, però, ce-
detti, e fui scioccata dalla velocità con cui ottenni i primi risultati.
Dopo soli dieci minuti di tapping, guarii da un raffreddore così
grave che mi aveva costretta a letto nei due giorni precedenti. Ri-
cordo la sorpresa quando, dopo il tapping, tornai a respirare attra-
verso il naso. Mi sembrò un piccolo miracolo; dopo aver utilizzato

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EFT per trasformare i miei sintomi fisici e attenuare lo stress e la
frustrazione per una carriera che sembrava non andare da nessuna
parte, il raffreddore svanì. Quella fu la prima volta in cui mi resi
conto di quanto avevo sottovalutato l’impatto delle emozioni e
dello stress sul mio corpo.
Un paio di anni più tardi Nick e io, insieme al suo amico Nick
Polizzi, iniziammo a girare il nostro film documentario “The
Tapping Solution”, che mostra i risultati concreti del tapping sulle
persone. La realizzazione del documentario non è stata solo un
grosso rischio finanziario, ma ci ha messo anche a dura prova.
Senza alcuna esperienza in questo campo né finanziamenti ester-
ni, l’unico sistema per andare avanti è stato quello di fare i conti
con la nostra ansia e i limiti della nostra mente riguardo a ciò che
credevamo possibile. Potrà sembrare un cliché, ma siamo stati in
grado di creare un documentario sul tapping perché per primi lo
abbiamo usato durante ogni fase del cammino.
Che cosa sono EFT e il tapping? Continua a leggere. Entrerò
più nel dettaglio nei Capitoli 1 e 2. Anche se grazie a EFT avevo
fatto grandi passi avanti in diversi ambiti, in quei primi anni non
ho mai usato il tapping per affrontare i due grandi problemi della
mia vita: il peso e l’immagine che avevo del mio corpo.
La lotta con la bilancia era una parte importante di chi pen-
savo di essere, ma era anche qualcosa di cui mi vergognavo e
che da sempre cercavo di nascondere. Persino quando riuscivo a
dimagrire dopo settimane di dieta ferrea ed esercizio fisico, con-
tinuavo a essere ossessionata dal peso e da ciò che avevo o non
avevo mangiato.
Questa fissazione m’impediva di vedere ciò che stava acca-
dendo sotto la superficie. Come succede a molte persone che ora
seguo come coach, ero convinta che perdere peso fosse una que-
stione di forza di volontà. Anche dopo anni trascorsi a studiare la
crescita personale, raramente – se non mai – avevo pensato che le
emozioni potessero influenzare la mia lotta con la bilancia.

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Poi accadde qualcosa che mi costrinse a fermare questa follia
e a prendere in seria considerazione la sofferenza nascosta sotto il
mio problema con il peso.
Nel corso di una conferenza fui avvicinata da una donna che
mi aveva riconosciuto e apprezzava il mio lavoro. Il film era già
uscito e migliaia di persone avevano assistito alle mie interviste.
Era una delle prime volte in cui incontravo una fan di persona,
quindi ero molto contenta di sentire un parere così positivo. Dopo
avermi ricoperta di complimenti, però, la signora fece un com-
mento che mi colpì come uno schiaffo: “Sei più robusta di quello
che pensavo” disse mentre mi squadrava. In un attimo la mia eu-
foria si spense e mi sentii avvilita e senza speranza.
Era una delle tante volte in cui qualcuno faceva delle conside-
razioni sul mio peso, e alla fine dovetti ammettere che avevo biso-
gno di un nuovo approccio. Quel giudizio mi aveva ferita profon-
damente perché io stessa mi giudicavo di continuo. Era arrivato il
momento di approfondire il rapporto con il mio corpo, non tanto
per piacere agli altri, ma per affrontare finalmente la sofferenza
che avevo nascosto sotto l’adipe. Quando tornai a casa al termine
della conferenza, cominciai a mettere insieme quello che avevo
imparato dalle centinaia di esperti di EFT, coach di crescita per-
sonale, psichiatri e psicologi che avevo intervistato, e iniziai ad
applicarlo a me stessa.
Prima di iniziare a utilizzare il tapping per perdere peso, stabi-
lii un paio di regole: non mi sarei messa a dieta, né mi sarei punita
con esercizi fisici estremi. In passato nessuna delle due cose aveva
funzionato su di me e non avrebbe avuto senso percorrere un’altra
volta quella stessa strada. Inoltre, non potevo più usare il mio peso
come scusa per non essere felice o per non fare quello che volevo.
Anche questo non aveva funzionato.
Iniziai ad analizzare il mio rapporto con il corpo, il cibo e gli
allenamenti, tanto quanto quello con la sessualità, il piacere e la
perfezione, e mi resi conto che non ero difettosa. Ero solo condi-

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zionata da strati di credenze che mi facevano credere di non poter
vivere senza avventarmi sul cibo in cerca di consolazione.
Compresi che era quasi impossibile dedicarsi a qualcosa che fino
a quel momento avevo odiato, ossia me stessa. Non sapevo come
rispettarmi e prendermi cura di me e del mio corpo. Avendo foca-
lizzato tutta l’attenzione sull’aspetto esteriore, mi ero privata della
possibilità di stare bene così com’ero solo perché non rispecchiavo
un modello culturale di bellezza. Questo aveva creato un carico di
stress che interferiva con la mia perdita di peso e con la mia felicità.
Grazie a EFT individuai il punto cruciale e fui in grado di af-
frontare i pensieri e le emozioni che mi avevano tenuta prigioniera
per tanto tempo.
Alleviai anche lo stress alleggerendo il carico emotivo che mi
aveva tenuta bloccata in uno stato di ansia continuo.
Quando lo stress e il carico emotivo svanirono grazie a EFT,
fui finalmente in grado di sentire ciò di cui il mio corpo aveva
bisogno per stare bene. Fu incredibilmente liberatorio scegliere i
cibi adatti alla mia salute e al mio benessere e provare piacere nel
mangiarli. Per la prima volta in vita mia, inoltre, non vedevo l’ora
di fare attività fisica.
Più amavo il mio corpo così com’era, più era facile prenderme-
ne cura. Ancor prima di perdere peso iniziai ad apprezzare i cam-
biamenti che ero riuscita a compiere, a star bene e a sentirmi bella.
Fui finalmente in grado di riprendere il controllo della mia vita e
a goderne pienamente. Più lo facevo, più perdere peso diventava
facile e piacevole.
Dopo aver trascorso più di dieci anni a rimandare la felicità, fui
finalmente in grado di accorgermi dove stavo sbagliando. Perdere
peso non dona più fiducia; è la fiducia in se stessi che aiuta a per-
dere peso e ad avere un corpo forte e sano. Per me e per le migliaia
di persone con cui ho lavorato in questi ultimi anni, perdere peso
e stare bene con il proprio corpo non è mai stata una questione di
estetica ma di prospettiva.

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C’è un grande potere nella consapevolezza: essere onesti con
noi stessi ci permette di vedere le cose con maggior chiarezza,
anche se questo da solo non basta. Possiamo essere consapevoli
di ciò che ci frena, ma continuare comunque a sperimentare uno
scollamento tra pensieri e azioni. È qui che entra in gioco EFT.
Continuo a sorprendermi per i risultati che produce non solo in
me, ma anche nelle centinaia di migliaia di persone che abbiamo
avuto l’onore di raggiungere attraverso il nostro film “The Tap-
ping Solution” e i nostri programmi online.
Ho sprecato tanto tempo a lamentarmi di averle “provate tutte”
affermando che “su di me non c’era nulla che funzionasse”. L’unica
cosa che non avevo provato era amare e accettare me stessa. EFT
l’ha reso possibile e ho ottenuto risultati incredibili sia sul mio
corpo sia nella mia vita.

IL LIBRO
Quando mi è stato chiesto per la prima volta di scrivere Dimagrire
senza stress, mi sono seduta sul pavimento della cucina e ho inizia-
to a piangere. Mi ha colto il panico all’idea di condividere pub-
blicamente il mio percorso. Non volevo essere vista come parte
dell’industria che gravita intorno alla perdita di peso, che spesso
trae profitto dal far sentire le persone sbagliate.
Alla fine ho accettato perché sapevo che avrei condiviso infor-
mazioni molto diverse da quelle che si trovano in questo genere
di libri. Non credo nelle diete e non propongo nessun programma
di allenamento. Piuttosto incoraggio le persone a sperimentare lo
stesso cammino di scoperta ed esplorazione di sé che io stessa ho
intrapreso e verso il quale ho guidato migliaia di individui.
Anche se nel titolo di questo libro trovi il verbo “dimagrire”,
la verità è che se il peso non interferisce con la salute allora non
mi preoccupa. Per me dimagrire è un effetto positivo secondario
dell’amare se stessi e dello stare meglio con il proprio corpo. È ciò

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che mi auguro ogni persona possa sperimentare nell’intraprende-
re questo viaggio: la vita si apre, la realtà interiore ed esteriore si
trasforma in maniera sorprendente e i sogni si realizzano.
La cosa bella è che, anche se perdere peso non è la priorità, le
persone dimagriscono comunque e in modo evidente. È la magia
di questo metodo. EFT, oltre a cancellare lo stress, i sentimenti
e le credenze limitanti, ti fa accedere rapidamente a ciò di cui tu
e il tuo corpo avete bisogno. Ti porta a prestare più attenzione
alle emozioni e al rapporto con te stesso, e meno a dimagrire. Può
sembrare uno scherzo, ma le persone che seguo di solito riescono
a dimagrire e a restare in forma naturalmente, senza sforzo.
Anche se la perdita di peso è sorprendente, ciò che mi emozio-
na di più è vedere come cambia la percezione che le persone hanno
di sé e come iniziano a vivere davvero la loro vita.
Prima ancora di perdere peso, smettono di nascondersi; s’in-
namorano di se stesse e fanno grandi passi avanti nelle relazioni
e nella carriera; celebrano la loro bellezza non solamente per il
numero che leggono sulla bilancia o sulle taglie degli abiti, ma
perché si sentonobelle.
Come avrai già intuito, il metodo che condivido in questo libro
è pensato su misura per le donne. Anche se il tapping è efficace
per entrambi i sessi, le donne hanno un rapporto unico con il peso
e con il proprio corpo.
Ho imparato molto insegnando e interagendo con le mie allie-
ve mentre sperimentavano questo cammino. Nel libro ho cercato
di rispondere ad alcune loro domande e ai problemi più comuni.
Ecco una panoramica di ciò che imparerai man mano che andrai
avanti con la lettura.
Nella prima parte del libro t’insegnerò le basi di EFT e del
tapping, mostrandoti di cosa si tratta e perché funziona. Succes-
sivamente ti aiuterò a iniziare il cammino per perdere peso e ap-
prezzare il tuo corpo, insegnandoti l’utilizzo di questa tecnica per
superare il primo ostacolo in cui s’imbattono molte persone: il pa-

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nico. Nella seconda parte t’insegnerò a “pelare la cipolla”, curando
gli aspetti più profondi legati all’aumento di peso e all’autostima.
Questo ti servirà a superare ed eliminare vecchi schemi ed emo-
zioni che finora hanno interferito con la tua perdita di peso. Nella
terza parte imparerai a sviluppare una relazione sana con l’attività
fisica e con il cibo, e capirai come prenderti cura di te.
Durante la lettura del libro e la sperimentazione di questo me-
todo, t’incoraggerò a fare gli esercizi e a utilizzare i tapping gui-
dati che troverai alla fine della maggior parte dei capitoli. Sono
stati pensati per aiutarti a comprendere meglio gli insegnamenti
di sezione. È fondamentale che utilizzi il tapping. Senza di esso
posso mostrarti per quale ragione sei in lotta con i chili di troppo,
ma non posso garantirti che dimagrirai in modo duraturo e che
starai bene nel tuo corpo.
Ti consiglio di leggere tutto il libro e poi di ritornare su quel-
le parti che t’interessano personalmente. La mia speranza è che
prenderai in mano questo libro ogni volta che sentirai il bisogno
di un supporto. Lascia che diventi il tuo compagno di viaggio.
Sono onorata di condividere questo cammino con te e spero
che sia l’inizio di un percorso per ottenere un corpo sano da amare
e apprezzare ogni giorno. L’inizio di un viaggio d’amore e accet-
tazione di te stesso per la persona incredibile e sorprendente che
sei. Da questo punto in poi ti auguro di vedere quanto sei prezioso
e il tuo valore nel mondo.

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I PARTE

PREPARATI
AL VIAGGIO
CAPITOLO 1

DIMAGRISCI CON EFT

I l dottor Dawson Church è alto più di 1 metro e 90 cm e non


passa inosservato.
Tempo fa fummo entrambi invitati a parlare di tapping e EFT
a una conferenza a Londra. Quando lo riconobbi dall’altra par-
te della sala, dal mio 1 metro e 57 cm di altezza mi rizzai in
punta di piedi per salutarlo. Ho avuto il piacere di lavorare con
lui diverse volte dopo il nostro primo incontro avvenuto men-
tre registravo “The Tapping Solution”. Ho sempre apprezzato il
suo carattere allegro – ha una risata contagiosa! – e fui contenta
quando si congedò dalla folla che si era accalcata intorno a lui per
venire verso di me.
Capii subito che aveva qualcosa d’importante da dirmi. Dopo
avermi salutata e avermi chiesto della mia famiglia, mi disse che
era appena tornato da un convegno medico in cui aveva presentato
in anteprima i risultati dei suoi studi.
Mi disse che gli studi avevano confermato ciò che io stessa
avevo sperimentato e potuto osservare in migliaia di persone: il
tapping è un metodo incredibilmente efficace per alleviare l’im-
patto negativo dello stress sull’organismo.
Gli studi del dottor Church che illustrerò in questo capitolo,
insieme a molti altri, spiegano perché il tapping aiuta a dimagrire
e a restare in forma senza diete, sacrifici o allenamenti estenuanti.

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EFT E PERDITA DI PESO

La dottoressa Peta Stapleton, psicologa clinica del Queensland, in


Australia, ha trascorso gli ultimi vent’anni a curare i disturbi dell’a-
limentazione e ha condotto diverse ricerche sulla perdita di peso e i
comportamenti alimentari specifici. Al momento della nostra inter-
vista, aveva concluso la prima e più importante fase di uno studio che
indaga l’impatto del tapping sul desiderio di cibo e sulla perdita di
peso. I risultati sono stati davvero sorprendenti confermando che il
tapping agisce con successo su entrambe le problematiche, a riprova
di quanto io stessa ho potuto osservare nelle persone che ho seguito.
Visto il successo nel favorire la perdita di peso documentato da
lei e dalla sua squadra, la dottoressa Stapleton ha condiviso alcu-
ni dei risultati con la comunità medica internazionale, prima che
questi venissero pubblicati.
Le 89 donne sottoposte allo studio avevano un’età compresa
tra i 31 e i 56 anni e un indice di massa corporea (IMC) che le
qualificava come obese. In un periodo di otto settimane hanno
svolto due ore di tapping a settimana, con una media di 15 minuti
al giorno. Solo facendo tapping – senza diete o allenamenti – le
partecipanti hanno perso una media di 7 chili ciascuna entro il
termine dello studio!
Anche se la dottoressa Stapleton aveva previsto che le parteci-
panti avrebbero perso peso grazie al tapping, ha ammesso di essere
rimasta sorpresa nel constatare quanto queste persone siano riuscite
a dimagrire. La cosa ancora più interessante è che la perdita di peso
ottenuta nelle prime otto settimane sembrò durare anche dopo,
per sei mesi o più, nonostante la maggior parte delle partecipanti
avesse smesso di utilizzare la tecnica una volta concluso lo studio.
Come può il tapping portare a una perdita di peso consistente
e duratura in un così breve periodo di tempo? Per comprendere i
risultati della ricerca della dottoressa Stapleton, esaminiamo come
lo stress influisce sul nostro organismo.

19
I FATTORI CHE DETERMINANO
L’AUMENTO DI PESO

Dentro di te c’è una vera e propria farmacia. In ogni momento il tuo


organismo produce gli ormoni e le sostanze chimiche di cui ha biso-
gno per funzionare correttamente. Purtroppo molti di noi prendo-
no un “farmaco” che, in quantità eccessive, provoca un aumento di
peso. Lo prendiamo ogni giorno e questo “farmaco” si chiama stress.
Lo stress viene prodotto dall’amigdala, una parte del cervello
a forma di mandorla situata nel sistema limbico, o mesencefa-
lo. L’amigdala viene considerata il rilevatore di fumo del corpo.
Quando avverte un pericolo, lo dice al cervello, per poi avviare
una reazione fisiologica allo stress chiamata “risposta di lotta o
fuga”. Questo crea una sovrapproduzione di un ormone chiama-
to cortisolo che gli studi hanno collegato all’aumento dell’appe-
tito, al desiderio di zuccheri e all’accumulo di grasso addomina-
le. Persino una forma lieve di stress come quando ti preoccupi
perché i jeans ti stanno stretti o perché temi di non perdere i
chili accumulati con la gravidanza può innescare la “risposta di
lotta o fuga”. Questa reazione allo stress si manifesta quando si
verificano le emozioni negative più comuni, come rabbia, paura
e senso di colpa.
La “risposta di lotta o fuga” prepara il corpo in caso di pericolo,
così che sia pronto a lottare con un aggressore o a fuggire, come
succedeva ai nostri antenati quando incontravano un animale fe-
roce. Dal momento che questa risposta di stress serve a salvarti
da una minaccia immediata, tutti i sistemi di difesa del corpo
vengono rapidamente attivati. I livelli di adrenalina aumentano,
i muscoli si contraggono e la pressione sanguigna, la frequenza
cardiaca e i livelli di zucchero nel sangue si alzano per farti reagire
tempestivamente, correre più veloce e arrampicare più in alto.
Dal momento che tutta l’energia dell’organismo è incanalata
verso l’autodifesa, funzioni meno essenziali come la digestione

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rallentano o si bloccano del tutto. L’incapacità di digerire il cibo
correttamente e in maniera efficiente ha un impatto negativo sul
metabolismo e impedisce al corpo di assorbire i nutrienti di cui ha
bisogno. Senza i nutrienti essenziali il tuo corpo può innescare un
senso di fame, non perché abbia realmente bisogno di più cibo, ma
perché la risposta di stress lo ha reso incapace di digerire corretta-
mente il nutrimento a disposizione.
A differenza dei nostri antenati siamo soggetti a un vasto as-
sortimento di stimoli e di tensioni che costringe i nostri livelli di
stress a mantenersi elevati. Questo significa che il nostro orga-
nismo innesca la “risposta di lotta o fuga” più frequentemente e
per periodi di tempo più lunghi, aumentando il rischio di effetti
negativi sulla digestione, sul metabolismo e sugli ormoni.
Quindi, anche se t’impegni a mangiare bene, lo stress può in-
terferire con i tuoi sforzi di dimagrire. È proprio qui che EFT
diventa uno strumento utile. Il tapping interrompe la “risposta di
lotta o fuga“ e permette al tuo organismo di tornare a uno stato di
rilassatezza, favorendo una corretta digestione e un metabolismo
più veloce. Vediamo come.

RIDUCI LO STRESS CON IL TAPPING


In uno studio controllato randomizzato, ossia lo standard di rife-
rimento della ricerca scientifica, il dottor Church e il suo team si
sono concentrati sui cambiamenti nei livelli di cortisolo e sui sin-
tomi psicologici di 83 soggetti. I partecipanti allo studio furono
suddivisi in tre gruppi: un gruppo fu sottoposto a una sessione di
tapping della durata di un’ora, un altro gruppo seguì un colloquio
psicologico tradizionale di un’ora e un terzo gruppo non ricevette
alcun trattamento.
Mentre il gruppo che non aveva eseguito trattamenti e quello
sottoposto alla seduta psicologica mostrarono una diminuzione di
appena il 14 per cento di cortisolo durante quel lasso di tempo, il

21
gruppo che aveva effettuato il tapping mostrò una diminuzione
media del 24 per cento nei livelli di cortisolo, e in alcuni casi an-
che del 50 per cento.
Il calo drastico di cortisolo nel gruppo che aveva praticato il
tapping era così significativo che l’equipe inizialmente credette
che ci fosse qualcosa di sbagliato nei campioni o nelle attrezzatu-
re. Per essere certi della correttezza dei risultati ottenuti, le attrez-
zature furono ricalibrate per eseguire nuovamente il test. Dopo
varie prove e aver ottenuto i medesimi risultati, questi vennero
riferiti al dottor Church.
Oltre a essere stati rigorosamente controllati e ricontrollati dal
laboratorio, i risultati delle ricerche del dottor Church avvalora-
rono gli studi condotti presso la Harvard Medical School. Gli
studi di Harvard dimostrarono che stimolare i punti meridiani
dell’agopuntura diminuisce l’attività dell’amigdala, così come di
altre parti del cervello associate alle emozioni negative. Scansio-
nando il cervello tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI,
Functional Magnetic Resonance Imaging) e tomografia a emis-
sione di positroni (PET, Positron Emission Tomography), si può
chiaramente vedere che i campanelli d’allarme dell’amigdala si
spengono quando i punti dell’agopuntura vengono stimolati.
Anche se la ricerca di Harvard si è concentrata sulla stimola-
zione di punti meridiani con aghi (agopuntura), uno studio a parte
in doppio cieco ha confermato lo stesso impatto positivo quando i
punti vengono stimolati senza aghi, come avviene con il tapping.
La tecnica di picchiettare i punti dell’agopuntura mentre ci si
focalizza sulla tematica da risolvere interessa anche la “psicologia
energetica”. Gli studi effettuati in questo ambito stanno attirando
sempre più attenzione, in parte perché si conformano agli stan-
dard stabiliti dalla Società di psicologia clinica (Society of Clini-
cal Psycology) come approccio supportato empiricamente.
Anche se molti psicologi e professionisti della salute menta-
le stanno introducendo EFT nella loro pratica, ciò che ha ap-

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passionato sia me che mio fratello è la capacità di chiunque di
provare sollievo picchiettando con le proprie dita. Una volta che
vieni a conoscenza del tapping, lo puoi usare come strumento
di supporto per affrontare i momenti di stress. È un incredibile
mezzo di autopotenziamento.
Se vuoi leggere di più sulle decine di altri studi che hanno di-
mostrato l’efficacia del tapping per una vasta gamma di disturbi e
situazioni, puoi leggere il best seller scritto da mio fratello Nick, The
tapping solution: un sistema rivoluzionario per una vita senza str

UNA SCOPERTA RIVOLUZIONARIA


Ora che abbiamo esaminato alcuni degli studi scientifici più re-
centi che provano l’efficacia di EFT per perdere peso e alleviare lo
stress, mi piacerebbe introdurre brevemente la storia del tapping,
che mostra anche quanto sia efficace per migliorare la salute e il
benessere generale.
Era il 1979 quando il dottor Roger Callahan, uno psicologo
tradizionale, sperimentò il tapping su un paziente dopo aver stu-
diato i punti meridiani del corpo, che sono alla base della tecnica
dell’agopuntura. I punti meridiani sono canali energetici in cui
scorre l’energia vitale, detta qi, che rifornisce i vari organi. Essi si
trovano lungo entrambi i lati del corpo, e ogni meridiano è colle-
gato a un rispettivo organo: stomaco, cistifellea, reni e così via. In
questa maniera è possibile accedere all’energia di ogni meridiano
attraverso il suo “punto finale”, che occupa una posizione specifica
sulla superficie del corpo.
Questi “punti meridiani finali” corrispondono ai punti in cui
vengono inseriti gli aghi dell’agopuntura e anche ai punti da pre-
mere per equilibrare o aumentare il flusso di energia all’interno di
un meridiano specifico. Spesso per ritrovare la calma nei momenti
di stress tocchiamo inconsciamente proprio questi punti come la
fronte, il mento, la clavicola.

23
Dopo aver sperimentato con successo il tapping sui suoi pazien-
ti, il dottor Callahan ha continuato gli studi sui punti meridiani,
coniugando il tapping con la psicoterapia tradizionale. Nel corso
del tempo ha sviluppato una serie di “algoritmi”, o sequenze di
tapping, per affrontare diverse situazioni. Per esempio, ha creato
una sequenza per trattare la paura e un’altra per la collera. Succes-
sivamente ha iniziato a insegnare queste sequenze ai suoi allievi.
Uno dei suoi studenti, un uomo di nome Gary Craig, dopo
aver condotto degli esperimenti con il tapping, scoprì che era il
tapping stesso, piuttosto che le specifiche sequenze, a essere così
efficace. Gary semplificò il metodo creando una singola sequenza
di tapping che da allora è diventata la base di quella che in seguito
è stata chiamata EFT (Emotional Freedom Techniques, Tecniche
di Libertà Emozionale). Molti dei diversi approcci al tapping si
basano sul modello di EFT di Gary Craig.
La sequenza di EFT di Craig include i principali punti meri-
diani e può essere utilizzata per qualunque tipo di problema. La
sequenza di EFT che esploreremo nel dettaglio nel Capitolo 2,
inizia con il lato della mano, poi si sposta al sopracciglio inter-
no, al sopracciglio esterno, alla parte inferiore dell’occhio, sotto
al naso, al mento, alla clavicola, sul lato della gabbia toracica, e,
infine, sulla parte superiore della testa.
Mentre Craig lavorava per semplificare la sua sequenza di
tapping, la dottoressa Patricia Carrington, psicologa e membro
di facoltà presso il Dipartimento di Psicologia all’Università di
Princeton, sperimentava in maniera indipendente un metodo
basato su un singolo algoritmo, riscontrando ottimi risultati sui
suoi pazienti. Fu così che creò il Metodo delle Scelte, di cui
parleremo a breve.
Quando gli studi di Gary Craig e della dottoressa Carrington
iniziarono a diffondersi, i loro risultati catturarono l’attenzione di
psicologi e ricercatori che hanno ulteriormente contribuito a spie-
gare come il tapping sia utile a riprogrammare il cervello.

24
COME RIPROGRAMMARE IL CERVELLO

Per capire perché il tapping sia così efficace, non solo per l’ansia, la
paura e i traumi ma anche per dimagrire, è importante conoscere
la risposta del sistema limbico
.
Il sistema limbico è la zona del nostro cervello contenente
l’amigdala, che avvia la “risposta di lotta o fuga” quando si av-
verte un pericolo. Questo stesso processo può avvenire quando
siamo in ansia per il cibo. Per esempio, se senti il desiderio di
mangiare cioccolata, potrebbe essere una risposta scatenata dal
sistema limbico. Se il tuo cervello è stato addestrato a rispondere
allo stress mangiando una scatola di biscotti al cioccolato, pro-
babilmente è proprio questo che farai dopo una giornata faticosa
in ufficio.
Dal momento che il tapping arresta rapidamente la “risposta di
lotta o fuga” e abbassa i livelli di cortisolo, puoi cambiare il meto-
do con cui il cervello reagisce allo stress e ai biscotti al cioccolato.
Invece di sentirti come se dovessi divorare tutti quei biscotti, puoi
fermarti e capire se il consumo di biscotti sia davvero il sistema
migliore per rilassarti.
Quando si è preda di impulsi irrefrenabili legati al cibo, l’idea
di essere in grado di fermarsi e capire se si vuole veramente man-
giare può sembrare impossibile. Visto che io stessa avevo l’abitu-
dine di divorare una confezione da sei barrette di cereali biologici
in una volta sola (uno dei miei cibi preferiti durante le fasi del
“mangiare sano”), capisco perfettamente come ti senti: pensi che
morirai se non mangerai il cibo che ti attrae in quel momento. In
realtà sei in balìa di una risposta del sistema limbico radicata nel
tuo cervello probabilmente da molti anni.
Le recenti scoperte sulla neuroplasticitàdimostrano come i
percorsi del cervello possano essere modificati. Gli scienziati
ipotizzano che quando alleniamo il nostro sistema limbico a
rispondere a una lunga giornata di lavoro con un criterio del

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tutto nuovo, cambiamo i nostri percorsi neurali. In pratica in-
segniamo al cervello a reagire diversamente rispetto a quanto
ha fatto finora.
Dopo aver lavorato con migliaia di persone sul desiderio di
cibo e sulla fame nervosa, ancora oggi mi stupisco della veloci-
tà con cui il tapping riesca a modificare i comportamenti. Dopo
averlo utilizzato, spesso sento la gente dire: “Wow, in realtà il cibo
non c’entrava niente.” Una volta che usiamo il tapping per cancel-
lare lo stress che causa il desiderio di abbuffarsi, siamo in grado di
mangiare di meno senza neanche accorgercene.
Questo vuol dire che non cederai mai più al desiderio incon-
trollato di cibo e alla fame nervosa? No. Tuttavia succederà così
di rado da non compromettere i tuoi obiettivi. EFT ti aiuta a fare
pace con il cibo. Per la prima volta dopo anni, le mie pazienti mi
dicono che possono partecipare alle feste e fare conversazione con
persone che fino a quel momento non avrebbero potuto conoscere
perché tutta la loro attenzione sarebbe stata focalizzata sul cibo.
Per la prima volta dopo anni, possono andare a fare una passeg-
giata o a seguire una lezione di yoga e divertirsi.
Le storie positive sul tapping, sulla perdita di peso e sullo star
bene con il proprio corpo coprono una vasta gamma di situazioni,
problemi e sfide. Qualunque sia la situazione specifica, di volta in
volta quando le persone sperimentano il tapping perdono peso e si
mantengono in forma. Ciò che più conta però, è che prima ancora
di dimagrire sono in grado di star bene nel proprio corpo.

PERCHÉ UTILIZZARE EFT E IL TAPPING


La gente spesso mi chiede quanto tempo occorre per perde-
re peso con EFT. Anche se molte delle persone che ho seguito
hanno iniziato a perdere peso già nelle prime settimane, ognuna
segue i propri ritmi. Quando iniziamo a utilizzare il tapping per
liberarci dallo stress e dall’ansia di dimagrire, ossessionarci sul

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risultato è controproducente. Perdere peso diventa un piacevole
effetto secondario dello stare meglio con noi stessi.
La cosa grandiosa del tapping è che funziona anche sul mal di
testa, sul mal di schiena e per quasi tutti i dolori fisici così come per
l’insonnia e le emozioni negative come la paura, la rabbia e altro an-
cora. Lo puoi usare per rilassarti dopo una lunga giornata o per ri-
manere concentrato quando ti senti stanco. I benefici fisici ed emotivi
sono infiniti. Puoi ricorrere al tapping ogni volta che vuoi stare me-
glio e nel frattempo godrai anche del beneficio della perdita di peso.

EFT FUNZIONA
I risultati incredibili che ho osservato sui miei clienti, su di me,
sui miei amici e sulla mia famiglia, per me sono ancora più con-
vincenti delle prove scientifiche sul tapping, e sono la dimostra-
zione concreta che questo è il più potente strumento per dimagrire
che abbia mai visto.
Al mio scetticismo non restava che ammettere la sconfitta.
Molte persone con cui lavoro spesso si avvicinano con lo stesso
scetticismo. Ho sempre apprezzato la loro onestà nei miei con-
fronti su questo punto. Hanno già provato tanti metodi per perde-
re peso, ma a ogni nuovo tentativo non hanno visto alcun cambia-
mento o hanno perso peso per poi riprenderlo poco dopo. “Perché
EFT dovrebbe essere diversa?” pensano.
La verità è che una volta che iniziano a fare tapping comincia-
no anche a dimagrire, e non perché si mettono a dieta, ma perché
imparano a vivere la vita e a essere felici nel momento presente.
Il tapping aiuta a diminuire i livelli di cortisolo, così gli ormoni
non sono più un ostacolo alla perdita di peso. Il tapping è inoltre
un valido strumento per aiutarti a scegliere uno stile di vita sano.
In questo libro leggerai molte esperienze di persone che lo hanno
provato: loro sono la testimonianza che il tapping funziona.
Non ci resta che iniziare.

27
CAPITOLO 2

GUIDA RAPIDA A EFT


E AL TAPPING

I livelli di stress accumulato da Nancy erano alle stelle. Aveva


53 anni, lavorava in proprio e stava lasciando New York per
trasferirsi a San Francisco. Mentre era in bagno a sistemare le sue
cose negli scatoloni, salì sulla bilancia e inorridì vedendo il peso
che aveva raggiunto. Non era la prima volta che si sentiva colta
alla sprovvista davanti alla bilancia.
Nancy ha difficoltà a ricordare un momento in cui non si sia
sentita in ansia per il suo peso. Seguiva la dieta in voga in quel
momento, si allenava duramente, perdeva un po’ di chili e poi li
riprendeva. Nei periodi in cui riusciva a dimagrire, spesso si sen-
tiva come se “il lupo fosse sempre lì in agguato”. Un passo falso
con il cibo e sarebbe tornata alle vecchie abitudini alimentari che
la facevano ingrassare.
Quando iniziò la sua nuova avventura a San Francisco, decise
che era pronta a lasciare dieta e stress a New York. “Continuavo
a ripetermi che ci doveva essere un altro sistema. Ho voluto porre
fine a questo circolo vizioso.” Nancy mi aveva sentita parlare a un
evento e poco dopo aveva saputo che suo fratello aveva utilizzato
il tapping per gestire l’ansia. Venuta a conoscenza del mio metodo
per perdere peso, volle provare a fidarsi.

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Nancy intanto si era stabilita a San Francisco. Sperimentò il
tapping per quattro mesi, ricorrendo spesso alle mie sessioni gui-
date. Anche se il trasloco era stato stressante, fu in grado di utiliz-
zare il tapping per trovare sollievo in ogni fase del cambiamento.
Quando finalmente tolse la bilancia dagli scatoloni, ebbe una pia-
cevole sorpresa! Aveva perso peso durante un periodo in cui non
aveva potuto (e voluto) seguire una dieta rigorosa.
Ho condiviso questa storia perché Nancy era talmente entusia-
sta dei risultati da parlarne su un sito web rivolto a donne impren-
ditrici. Questo è quello che ha scritto:

“Non sento più il desiderio irrefrenabile di zuccheri, dol-


ci e carboidrati. Non mi mancano e li mangio raramente.
Quando succede, ne assaporo una piccola porzione senza
sensi di colpa. Tutta la sofferenza riguardo al cibo, al peso
e all’immagine del mio corpo è semplicemente sparita. Ho
perso 16 chili quasi senza accorgermene! E, cosa più im-
portante, ho davvero capito che stare in ansia per il proprio
peso alimenta ancora di più il problema. Finalmente so dove
ho sbagliato per tutti questi anni! Il tapping è l’unico me-
todo che agisce sulla parte emotiva che è alla base di tutto.”

Sei pronto a smascherare la componente emotiva come ha fatto


Nancy? Iniziamo a vedere come funziona il tapping.

INIZIAMO A UTILIZZARE IL TAPPING


Se è la prima volta che ti avvicini al tapping, potrà sembrarti stra-
no. Hai presente quei momenti in cui tenti di scacciare un pen-
siero? Sei una persona intelligente, consapevole di te e vorresti
essere in grado di utilizzare il pensiero positivo per sbarazzarti
di una preoccupazione o un’emozione, ma non riesci perché le
vivi a livello fisico. La reazione fisica potrebbe manifestarsi come

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l’ansia nel tuo petto o una sensazione di panico che ti prende allo
stomaco. Il tapping colma questa lacuna tra il corpo e la mente.
Quando utilizzi il tapping mentre ti concentri su un pensiero o
sentimento, rilassi il corpo e invii un segnale che calma anche il
cervello, dicendogli che può rilassarsi.
Oltre alla sua efficacia, uno dei motivi per cui le persone si
trovano così bene con il tapping è che si adatta facilmente ai loro
impegni. È facile, conveniente e ti fa sentire bene nel giro di pochi
minuti. Quindi vediamo di cosa si tratta. Di seguito trovi i pas-
saggi fondamentali:
• Fase 1: Focalizza lo scopo del tapping e crea una frase pro-
memoria (vedi p. 34)
• Fase 2: Valuta da 0 a 10 l’intensità dello scopo tramite la
scala di unità soggettiva di disagio (SUD, Subjective Unit
of Distress scale; vedi p. 38)
• Fase 3: Scegli un’affermazione iniziale (vedi p. 39)
• Fase 4: Mentre ripeti l’affermazione per tre volte, premi sul
“punto karate“ (vedi p. 39)
• Fase 5: Mentre pronunci la frase promemoria a voce alta,
picchietta delicatamente gli otto punti secondo la sequenza
del tapping (vedi p. 40). Picchietta da cinque a sette volte
su ogni punto. Ripeti questa operazione fino a quando ini-
zierai a sentire sollievo
• Fase 6: Fai un respiro profondo e valuta di nuovo l’intensità
del problema, stabilendo un valore da 0 a 10 della SUD
È semplice! Ti guiderò attraverso il procedimento in maniera
più dettagliata nel seguito di questo capitolo.

Fase 1: Focalizza lo scopo del tapping

Se stai leggendo questo libro, probabilmente vuoi perdere peso e


sentirti bene nel tuo corpo. Come molte persone hai una vita pie-

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na, ti dividi tra il lavoro, la famiglia e gli amici. Forse stai cercando
di curare un dolore fisico o una malattia e sei in ansia per i soldi o
per la discussione appena conclusa con il tuo capo o con il/la par-
tner. Qualunque sia il problema che ti preoccupa, sarà un ottimo
punto di partenza per stabilire lo scopo del tuo tapping. Potrebbe
essere qualcosa del tipo:
• il lavoro è stato davvero stressante ultimamente
• sono così frustrato per il mio peso
• ho un terribile mal di testa
Prenditi un momento per rispondere a queste domande: Che
cosa mi dà fastidio in questo momento? Che cosa mi crea stress in q
momento? Puoi scriverlo o semplicemente tenerlo a mente mentre
continui a leggere. Considera anche che la lista non deve avere a
che fare con il perdere peso e lo stare bene nel tuo corpo. Molto
spesso lo stress che influisce sulla nostra forma fisica non sembra
essere direttamente correlato a essa. Se ti vengono in mente di-
versi problemi, inizia con quello che ti crea maggiore ansia. Non
c’è una risposta giusta o sbagliata, quindi inizia con qualunque
problema riesci a pensare per primo o che senti più urgente in
questo momento.
Una volta che hai focalizzato lo scopo del tapping e inizi a pic-
chiettare, fai in modo di essere più preciso possibile. Per esempio,
se il lavoro è la tua maggiore fonte di stress in questo momento,
perché è così stressante? Pensi che il tuo capo non apprezzi il tuo
lavoro? Hai da poco iniziato un nuovo lavoro?
Se utilizzi il tapping per risolvere un problema generico, puoi
certamente migliorare il tuo umore e sentirti meglio. L’aggiunta
di dettagli specifici – per esempio, provare vergogna per una foto
in cui ti vedi enorme – richiama l’attenzione più chiaramente su
quello che stai vivendo. Più riesci a essere preciso, maggiori possi-
bilità avrai di ricalibrare la risposta del cervello rispetto alla causa
dello stress. Ti accorgerai così che pur avendo ancora il pensiero,

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non sentirai più l’ansia a livello fisico. Questo accadrà quando sarai
in grado di rilassarti e scegliere un pensiero o un’azione migliori.
Se non sai cosa dire, concentrati solo sull’emozione. Puoi an-
che visualizzare un’immagine o una sensazione e descriverla nella
maniera più chiara possibile mentre utilizzi il tapping.
• Ecco l’esempio di un’affermazione chiara riguardo all’ansia
del peso di una donna: Sono molto in ansia per il mio peso.
• Un’affermazione più specifica può essere: Sono molto in - an
sia per il mio peso perché ho appena visto una mia foto recente.
• Un’affermazione ancora più specifica: Sono molto in ansia
per il mio peso perché ho visto una mia foto recente -e sono arrab
biata con me stessa per quanto appaio grassa.
Ci sono diversi modi per essere più specifici. A volte può esse-
re utile concentrarsi sull’intensità dell’emozione che stai vivendo.
Per esempio:

Sono arrabbiata con me stessa per quanto appaio grassa in quella


fotografia.
Quanto sono arrabbiata? Molto!
Quanto su una scala da 0 a 10? Dieci!
Dove si manifesta la rabbia nel mio corpo?
Nel mio stomaco. Mi
fa male solo a pensarci
.

Con questo metodo entri nel dettaglio della rabbia che provi:
stabilisci quanto sei arrabbiato, dove senti rabbia nel tuo corpo
e così via. Puoi utilizzare un processo simile per il dolore fisico,
focalizzandoti sul punto esatto in cui ti fa male la testa, quando è
iniziato il male e così via. Qualunque sia il problema, cerca sempre
di essere più specifico possibile.

Scegli una frase promemoria


La frase promemoria è breve: solo un paio di parole che ti ricordano

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dove indirizzare il tapping. Pronuncia questa frase a voce alta o nel-
la mente per ciascuno degli otto punti della sequenza. Per esempio,
se lo scopo del tapping ha a che fare con i tuoi sentimenti di rabbia
per quella foto, potresti picchiettare ogni punto della sequenza di-
cendo: “Questa rabbia. . . questa rabbia. . . questa rabbia. . .” Altri
esempi di frasi promemoria per i diversi scopi del tapping sono:
Questa solitudine che sento. . .
Questa frustrazione. . .
Questo mal di schiena. . .
E così via.

Dillo con parole tue


Quando le persone utilizzano il tapping per la prima volta, spesso mi
dicono “non so cosa dire.” Per aiutarti a superare questo ostacolo,
nel libro troverai diverse frasi di esempio che puoi adattare allo scopo
del tapping. Qui ti segnalo alcuni temi ricorrenti che ho ritrovato in me
stessa e nelle mie clienti, ma solo tu sai ciò che conta davvero per te
in questo momento. Tu e la tua vita siete unici, quindi ogni volta che
utilizzi il tapping cerca di adattare le parole alle tue esperienze. Nel
tapping non esistono risposte giuste o sbagliate. La cosa migliore che
puoi fare è fidarti del tuo istinto. Se lo fai e segui la procedura che ho
indicato, non puoi sbagliare.

Continua a ripetere la frase promemoria per ricordare a te stes-


so il problema ogni volta che picchietti un punto. Focalizzati sul
pensiero che ti sta creando disagio fisico. Questa frase promemo-
ria serve a mantenere la tua attenzione focalizzata sullo scopo.
Funziona inoltre come un barometro, aiutandoti a determinare
quanto senti vero lo scopo che hai stabilito.

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Una volta che avrai preso dimestichezza con il tapping, potrai
modificare la frase promemoria per ogni punto che andrai a pic-
chiettare. Potresti dire: “Questa rabbia… questa rabbia brucia… La
sento nel mio stomaco… Mi sento così umiliato...”. Vedrai che la
frase promemoria diventerà sempre più specifica man mano che la
pronunci. I tapping guidati alla fine di ogni capitolo seguono esatta-
mente questo schema. Sentiti libero di usare i tapping guidati come
esempio e adattali alle tue emozioni. Per cominciare, però, concen-
trati pronunciando semplicemente la stessa frase in ogni punto.

Fase 2: misura l’intensità del disagio

Ora che hai chiarito lo scopo del tuo tapping, voglio che tu gli attri-
buisca un valore da 0 a 10 della SUD, o unità soggettiva di disagio.
Pensa allo scopo del tuo tapping e osserva le reazioni del tuo
corpo. Quanta ansia ti crea? Al numero 10 corrisponde l’angoscia
più grande che tu possa immaginare; lo 0 significa che non senti
alcun disagio. Non devi preoccuparti di stabilire il valore esatto o
“giusto” sulla SUD, segui il tuo istinto. Pensa alla rabbia che provi
quando guardi quella foto. Se la sensazione è davvero forte, puoi
attribuire un numero da 8 a 9. Se senti ancora rabbia verso te stes-
so, ma l’intensità è diminuita un po’ da quando hai visto la foto
la prima volta, potresti scegliere un valore tra 5 o 6. Per vedere
un problema trasformarsi, inizia con qualcosa a cui daresti 5 o un
numero superiore.
La SUD è usata per misurare l’intensità emotiva, e ci sono due
ragioni principali per cui farlo. In primo luogo, quando alleviamo
una sofferenza con il tapping, a volte proviamo così tanto sollievo
che ci dimentichiamo quanto fosse grave il problema prima di
applicare la tecnica. Inoltre, utilizzando la SUD siamo in grado di
apprezzare i progressi che sperimentiamo grazie al tapping. Non è
sempre necessario, ma può essere molto utile.

34
I miei tapping guidati
Anni fa, mentre lavoravo con una donna che soffriva d’insonnia, regi-
strai un audio sul tapping per aiutarla a dormire. Quella registrazione
la aiutò a tal punto che decisi di crearne altre, per condividerle con il
maggior numero di persone possibile.
Da allora ho registrato molti audio per il tapping che io chiamo “tapping
guidati”. In molti li hanno trovati un utile punto di partenza per prende-
re confidenza con la tecnica. L’obiettivo del tapping è comunque quello
di essere il più specifici possibile. Anche se i miei tapping guidati sono
strumenti utili, incoraggio sempre le persone a sperimentare il tapping
in risposta alle proprie esperienze, essendo molto precise su quello
che stanno vivendo in ogni momento.

Fase 3: Scegli un’affermazione iniziale

Ora che hai stabilito il livello della SUD, il passo successivo è


lavorare sulla “affermazione iniziale”, che indirizza l’energia dello
scopo del tapping su cui stai andando a lavorare. L’affermazione
iniziale è questa:

“Anche se ______________________________ [riempi


il vuoto con lo scopo del tuo tapping], mi amo e mi accetto.”
Puoi dire: “Anche se mi vergogno per come appaio nella foto,
mi amo e mi accetto” o “Anche se la mia testa sta esplodendo,
mi amo e mi accetto” oppure “Anche se sono stressato per questa
consegna di lavoro, mi amo e mi accetto.”

Fase 4: Picchietta il punto karate

Per iniziare la fase del tapping incentrata sul corpo, picchietta il


punto karate (vedi la figura a p. 41), mentre ripeti tre volte l’af-

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fermazione iniziale. I meridiani sono situati lungo entrambi i lati
del corpo: puoi picchiettarli con entrambe le mani ovunque tu ne
senta il bisogno.

Fase 5: Picchietta i punti

Dopo il punto karate, sei pronta per iniziare a picchiettare gli


otto punti della sequenza del tapping mentre ripeti l’affermazione
iniziale (vedi la figura a p. 41). Questi punti sono:
• sopracciglia
• lato dell’occhio
• sotto l’occhio
• sotto il naso
• mento
• clavicola
• sotto il braccio
• sommità del capo
Puoi picchiettare il punto su entrambi i lati del corpo, così
come hai fatto per il punto karate. Se lo desideri, puoi picchietta-
re entrambi i lati contemporaneamente, anche se non è necessario
perché a prescindere dal lato che viene picchiettato vai a colpire
gli stessi meridiani. Picchietta da cinque a sette volte ogni punto,
seguendo la sequenza ma senza fare un conteggio esatto. Se senti
di dover picchiettare un punto 20 volte o 100, fallo! Lo scopo è
quello di trascorrere abbastanza tempo su un punto per pronun-
ciare la frase promemoria e assimilarla.

Devo dire “mi amo e mi accetto”?


Spesso quando insegno il tapping a un nuovo gruppo di persone, posso
vedere il nervosismo diffondersi tra il pubblico mentre parlo dell’af-
fermazione iniziale. A molti può dare fastidio e sembrare anche un po’

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fuori luogo dire “mi amo e mi accetto”, soprattutto quando è l’opposto
di come si sentono. Lo capisco. Prima pensavo che a dirlo fossero solo
le persone narcisiste oppure un tantino sdolcinate. Tuttavia ho avuto
l’occasione di imparare presto l’incredibile potenza di questa frase.
Ci è stato insegnato che per ottenere qualcosa dobbiamo lottare. Si
suppone che accettare noi stessi significhi arrendersi ai propri difetti
e non cambiare mai. Ma è proprio la nostra incapacità di accettare
noi stessi a bloccarci. Siamo così occupati a combattere i nostri sen-
timenti che non ci rendiamo conto che l’atto stesso di contrastare o
cercare di ignorare i sentimenti negativi dà loro potere su di noi.
Quando non accettiamo come ci sentiamo, accumuliamo ancora più
emozioni. Ti sei mai sentito turbato per esserti sentito turbato? Sono
così arrabbiato con me stesso perché sono arrabbiato.
Da ora in poi dovrei essere più in grado di capire e non lasciare che lui/
lei mi provochi così! Quando non accettiamo come ci sentiamo, ne-
ghiamo quell’emozione e, nel corso del tempo, il mucchio di emozioni
che abbiamo negato diventa sempre più grande. Amare e accettare
noi stessi ci svincola da questo schema e ci dà la libertà di scegliere
i pensieri che ci fanno stare meglio. Più volte ho visto l’incredibile
potere dell’accettazione. È questo il primo passo per una vera trasfor-
mazione. Come dice la mia amica Kris Carr: “Quando ci accettiamo
veramente, in quel momento il nostro corpo si libera e può iniziare a
guarire.”
Non sei ancora convinto? Anche se incoraggio sempre le persone a pro-
vare a dire “Mi amo e mi accetto,” un’altra affermazione che uso spesso
è: “Anche se mi sento così [indicare la sensazione], accetto come mi
sento e sto bene.” Puoi anche utilizzare il Metodo delle Scelte ideato
dalla dottoressa Patricia Carrington, esperta di EFT, per contrastare l’e-
mozione che provi aggiungendo “e scelgo…” alla fine. Per esempio, se
ti senti sopraffatto, puoi utilizzare l’affermazione iniziale: “Anche se mi
sento sopraffatto, scelgo di sentirmi tranquillo e fiducioso.”

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Fase 6: Verifica

Ora che hai completato un ciclo di tapping, fai un respiro pro-


fondo. Osserva il tuo corpo e ciò che è cambiato. Poniti queste
domande: “L’intensità del problema è diminuita? Quali pensieri
mi sono venuti in mente durante il tapping? Come mi sento su
una scala da 0 a 10?”.
Ripensa al problema e osserva come ti sembra. L’intensità delle
tue emozioni probabilmente è diminuita. In tal caso, puoi ripren-
dere il ciclo di picchiettamenti con la stessa frase e cancellare il
problema del tutto.

38
A volte, mentre utilizzi il tapping per trasformare un’emozione
come la rabbia, capita che affiori un altro ricordo o sensazione. È
un’ottima notizia. Continua a picchiettare man mano che emer-
gono nuovi temi. Attraverso questo processo “sbucci la cipolla”:
porti alla luce i vari strati di un problema così da creare un nuovo
rapporto con te stesso e il tuo corpo.
Il mio consiglio è quello di continuare a picchiettare fino a
quando sentirai sollievo per il problema per cui avevi iniziato a
utilizzare il tapping. Questa tecnica può farti scendere di 2 o 3 nu-
meri sulla SUD fino a quando il problema ti sembrerà più gestibi-
le, oppure può eliminarlo del tutto raggiungendo lo 0. Picchietta
fino a sciogliere la sofferenza, che sia fisica, emotiva o spirituale.
Insisti. Fai cinque cicli; fanne dieci. Impegnati il più possibile per
ottenere il sollievo di cui hai bisogno.

Quando è il momento di passare al positivo?


L’obiettivo principale del tapping è quello di ridurre l’ansia generata
da certi pensieri. È importante concentrarsi su ciò che non va per po-
terlo trasformare. Questo è sempre il primo passo e il più importante.
Quando l’intensità sarà inferiore a 5, potrai iniziare a pensare a come
ti vorresti sentire. Questo non è un passo necessario, ma lo trovo mol-
to utile. Utilizza le affermazioni positive solo se senti che sono vere
mentre picchietti. Se provi resistenza verso un pensiero positivo, con-
tinua a concentrarti su come ti senti davvero e continua a picchiet-
tare. Ricorda: il tapping manda un segnale che calma il cervello per-
mettendogli così di rilassarsi. Quando ti rilassi mentre hai in mente un
pensiero negativo, è più facile elaborare la sensazione, cambiare idea
e scegliere un altro pensiero. Lo stato di rilassamento rende inoltre
più facile accettare quei pensieri positivi che donano benessere e ci
fanno sentire tranquilli.

39
Sei pronto? Inizia pronunciando l’affermazione iniziale per tre
volte mentre picchietti sul punto karate. Poi pronuncia la frase
promemoria mentre picchietti ciascuno degli otto punti della se-
quenza: sopracciglia, lato dell’occhio, sotto l’occhio, sotto il naso,
mento, clavicola, sotto il braccio e sommità del capo. Non pre-
occuparti se la prima volta non è tutto perfetto; ciò che conta è
iniziare! Uno strato dopo l’altro.

LAVORARE SUI LIVELLI


Abbiamo introdotto un esempio parlando della rabbia che po-
tresti provare quando guardi una foto. Focalizzare il tapping su
un’emozione è un sistema per iniziare a rimuovere gli ostacoli
che ti impediscono di perdere peso. Come ho già detto in pre-
cedenza, quando vogliamo affrontare i vari livelli di un determi-
nato problema “sbucciamo la cipolla”. A volte capita di iniziare
con uno scopo – la rabbia – per poi scoprire che quello scopo cela
qualcos’altro.
Quando un problema presenta diversi livelli, potrebbe essere
necessario affrontare ognuno di questi per poter risolvere la causa
scatenante una volta per tutte. Dover lavorare su ognuno di que-
sti livelli in un primo momento potrebbe sembrare noioso, ma la
realtà è che le esperienze emotive e fisiche sono spesso composte
da diverse stratificazioni. Ricorda: non c’è bisogno di fare tutto in
un’unica soluzione. Sii paziente con te stesso.
Come si fa a sapere da quale livello è meglio partire quando
utilizziamo il tapping? I quattro scopi più comuni su cui lavorare
sono: sintomi/effetti secondari, emozioni, eventi e credenze limi-
tanti. A breve parleremo di ognuno di questi.

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L’ALBERO DEL TAPPING:
IDENTIFICA IL PROBLEMA
Creato da Lindsay Kenny esperta di EFT, l’Albero del tapping è
una meravigliosa metafora per aiutarti a perdere peso attraverso
la comprensione delle interconnessioni tra i vari pezzi del puzzle.
Le radici dell’albero sono le nostre credenze limitanti: ciò che noi
pensiamo di noi stessi e del mondo. Il tronco rappresenta gli even-
ti del passato, spesso traumatici, che ancora non abbiamo elabo-
rato. I rami sono le emozioni che emergono, comprese vergogna,
frustrazione e disperazione. Infine, le foglie sono gli effetti colla-
terali o sintomi esterni che si manifestano e peggiorano lo stress.
Non stiamo dicendo che tutto inizia con una credenza limitante.
Potresti anche aver vissuto un evento che in seguito ha provocato
una credenza limitante su di te o sul mondo.
Per il resto del libro utilizzeremo la tecnica sui vari punti dell’Al-
bero del tapping. Anche se tendiamo a concentrarci esclusivamente
sulla perdita di peso, per ottenere un dimagrimento a lungo termi-
ne dobbiamo affrontare i problemi sottostanti che hanno influenza-
to il rapporto con noi stessi, il nostro corpo, il nostro peso e il cibo.
Spesso le persone vengono da me dicendo che hanno solo bisogno
di perdere peso. Non appena iniziamo il tapping, affiorano in loro
dei ricordi – qualcosa che è accaduto durante l’infanzia, un divorzio
o qualche altra forte esperienza – e realizzano che il dolore di quell’e-
vento ha portato al loro aumento di peso e alla successiva lotta con la
bilancia. Altre scoprono che si sono basate su una credenza – “Non
sarò mai abbastanza bella” o “Dimagrire è una lotta” – e si rendono
conto che la loro stessa convinzione gli impedisce di perdere peso.
A volte ti capiterà di lavorare su più parti dell’albero contempora-
neamente. Per esempio, picchiettando una “radice” o credenza limi-
tante, potrebbe sparire un sintomo “foglia” o effetto secondario. Ecco
cosa succede quando usi il tapping per ridurre lo stress. Ora andiamo
un po’ più a fondo analizzando i vari elementi dell’Albero del tapping.

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Foglie: Sintomi ed effetti collaterali
Avere difficoltà a perdere peso e a rimanere in forma, evitare lo
sport, avere il desiderio compulsivo di cibo e mangiare di conti-
nuo, sono tutti sintomi o effetti secondari. Possono essere classi-
ficati in due aree: sintomi fisici e comportamenti. I sintomi e gli
effetti secondari sono spesso i più fastidiosi e i più facili da indi-
viduare perché sono presenze reali. Anche se possono sembrare
dei problemi in sé, spesso sono solo espressioni di un problema
più profondo. Nel corso del tempo riuscirai a identificarlo e usarlo
come scopo del tapping.
Il tapping su un sintomo o su un effetto collaterale evidente è un
buon punto di partenza e può già produrre ottimi risultati. In que-
sto senso può funzionare molto bene sul desiderio compulsivo di
cibo. Per esempio, se hai voglia di cioccolato puoi utilizzare un’af-
fermazione iniziale come: “Anche se ho voglia di mangiare quella
barretta di cioccolato, mi accetto così come sono.” Poi prosegui

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picchiettando i vari punti, utilizzando parole e frasi promemoria
come “cioccolato”, “questo desiderio di cioccolato” e così via.
Già solo utilizzando questo tipo di “tapping sui sintomi,” molte
persone vedono sparire il desiderio compulsivo. Ecco l’esperienza
di una studentessa:

“AMO ALLA FOLLIA LE CARAMELLE GOMMO-


SE! Le ho amate fin da quando ero una bambina. Ieri po-
meriggio mio figlio dormiva sul divano e sul tavolo accanto
a lui c’era un sacchetto gigantesco di queste caramelle… mi
sono ritrovata a frugare nel sacchetto ma non ne ho trovata
neanche una. Erano finite. Poi mi sono ricordata che forse ne
era avanzata una confezione in frigorifero. Ho letteralmente
iniziato ad avere l’acquolina in bocca. L’unica cosa che avevo
in mente era aprire il sacchetto, annusare il profumo delle
caramelle e mangiarne una dopo l’altra. Ho attraversato la
cucina di corsa, ma appena ho raggiunto il frigo ho deviato
verso il salotto, dove mi sono seduta sul divano e ho iniziato
a utilizzare il tapping pensando a QUANTO AVREI VO-
LUTO DIVORARE DELLE CARAMELLE GOM-
MOSE! Improvvisamente, la voglia di caramelle gommose
era sparita e non m’importava più di loro. Incredibile!”.

Se il tapping sui sintomi non dovesse funzionare, è necessario


scendere lungo l’Albero del tapping per identificare uno scopo più
profondo in grado di darti il sollievo che stai cercando. Il passo
successivo è quello di osservare il tuo stato emotivo.

Rami: Emozioni
Se utilizzi il tapping quando senti un desiderio compulsivo di
cioccolato e il desiderio persiste, chiediti: “Che sensazione stavo
provando quando ho iniziato a sentire il desiderio di cioccolato?”.
Per esempio, se eri arrabbiato per qualcosa che ti ha detto tuo ma-

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rito, puoi picchiettare su quell’emozione fino a quando non sarà
sparita. A volte ti renderai conto di provare diverse emozioni e
ciò che all’inizio era rabbia potrebbe trasformarsi in sofferenza
e tristezza, poi in dolore e solitudine. Se stai provando emozioni
intense, puoi iniziare a utilizzare il tapping partendo da ciò che
senti, piuttosto che dagli effetti secondari o dai sintomi.
A volte è facile soffermarsi sulle emozioni che ci sono più
familiari. Per esempio, molte persone finiscono per utilizzare
il tapping principalmente per sentimenti di rabbia e tristezza,
che sono facili da riconoscere. Se però ti apri a una gamma più
ampia di emozioni, potrai sperimentare un tapping più mirato.
Qui ci sono alcune delle emozioni principali di cui facciamo
esperienza. Puoi utilizzare questa lista per aiutarti a interpretare
ciò che stai provando.

alienazione dispiacere isteria rimpianto


amarezza disprezzo noia ripugnanza
ansia dubbio nostalgia risentimento
astio furore ostilità senso di colpa
collera frustrazione paranoia solitudine
compassione imbarazzo paura spavento
depressione incertezza pena speranza
desiderio insicurezza preoccupazione umiliazione
disgusto invidia rabbia vergogna
disperazione irritabilità rimorso

Tronco: Eventi passati


Anche gli eventi passati rientrano tra gli scopi del tapping. Ce
ne sono di due tipi: quelli che accadono e sono facili da superare;
quelli che ci toccano da vicino e non riusciamo a elaborare. La
differenza tra i due tipi di eventi è se li abbiamo assimilati emoti-
vamente, energeticamente, e/o fisicamente o meno.

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Una persona potrebbe pensare a qualcosa che le è successo a
scuola, come essere rimproverata da un insegnante. Ora potrebbe
dire: “Sì, ricordo di aver provato imbarazzo, ma non mi ferisce
più.” Il ricordo è lì, ma non ha più la stessa carica emotiva di
una volta. Un’altra persona pensa a quando è stata rimproverata a
scuola e potrebbe avere un’esperienza completamente diversa. Lo
sente nello stomaco; quando ricorda quel momento, prova sen-
timenti di imbarazzo, rabbia e dolore. Questa esperienza non è
ancora stata elaborata. Rivolgendosi a quell’evento passato tramite
il tapping, potrà lasciar andare la sofferenza e superarla.

Radici: Credenze limitanti


Le credenze limitanti sono i pensieri fuorvianti che facciamo su noi
stessi e sul mondo, sulla base di eventi o esperienze. Per esempio,
qualcuno potrebbe aver sviluppato una credenza limitante sulla sua
capacità di perdere peso e mantenersi in forma, perché per molti
anni ha continuato a ingrassare e dimagrire. Ora è convinto che lo
stesso modello si ripeterà in futuro e questo limita le sue aspettative.
Riuscire a riconoscere le nostre credenze limitanti può essere
difficile, perché sembrano essere “la verità”. Per esempio, puoi es-
sere convinta che dopo la gravidanza non riuscirai a perdere peso
perché a tua mamma e alle tue sorelle è andata così. Come risulta-
to di questa credenza potresti smettere di fare sport perché pensi:
Tanto è inutile quindi a che serve?
La maggior parte di noi inizia ad accumulare credenze limi-
tanti durante l’infanzia e poi continua ad aggiungerne man mano
che cresce. I genitori, gli insegnanti e i nostri coetanei spesso ce le
trasmettono nei primi anni e da lì in poi influenzano la maniera di
vedere noi stessi, la nostra vita e gli altri. Essere convinti che “non
perderemo mai peso” ha profonde ripercussioni su cosa e come
mangiamo, sull’esercizio fisico, sulle relazioni e sulla carriera.
Quella singola convinzione limitante può cambiare interamente il
nostro comportamento.

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Utilizzando il tapping per eventi passati o accaduti durante
l’infanzia, spesso portiamo alla luce le nostre credenze limitanti.
Se sei consapevole che si tratta di una credenza limitante, sai già
dove indirizzarlo.

Crea il tuo Albero del tapping


L’Albero del tapping è un grande strumento visivo per capire
che cosa sta succedendo nella tua vita e lavorare con un criterio
sistematico su diversi problemi. Inoltre, come la “foglia” è collega-
ta al “ramo”, al “tronco” o alle “radici”, l’Albero del tapping rende
più facile comprendere come un sintomo possa essere connesso a
un’emozione, a un evento o alle credenze personali. Questi colle-
gamenti sono fondamentali per ottenere risultati migliori con il
tapping. È importante che tu sia il più specifico possibile quando
lo utilizzi, così da poterti concentrare su ciò che sta accadendo.
Scavare a fondo è il sistema migliore per farlo.
Man mano che approfondisci il metodo attraverso le pagine di
questo libro e scopri nuovi scopi per il tapping, puoi decidere in
ogni momento di ritornare all’Albero del tapping e crearne uno
tuo. Non deve essere perfetto; assicurati soltanto di lasciare abba-
stanza spazio.

Il tapping è negativo?
Le persone che seguo a volte si preoccupano che il tapping si concen-
tri troppo su pensieri ed emozioni negative come la paura, la rabbia,
la colpa e la vergogna. Comprendo la loro inquietudine, ma tutti noi
sperimentiamo emozioni spiacevoli. Quando cerchiamo di ignorare i
sentimenti negativi o ci giudichiamo per quello che sentiamo, diamo
inconsciamente il permesso a queste emozioni di prendere il controllo
su di noi e sui nostri comportamenti. Se siamo arrabbiati, per esempio,
non possiamo solo decidere di smettere di provare rabbia ignorando i
nostri sentimenti. Dobbiamo semmai affrontare la rabbia direttamen-

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te, farla “sfogare” prima di poterci calmare e rilassare. Il tapping ci
offre un metodo veloce ed efficace per affrontare i nostri pensieri e le
emozioni negative così da stare di nuovo bene. Se vuoi vivere più se-
renamente, affronta gli aspetti negativi della tua esistenza attraverso
il tapping, che si tratti dello stress dovuto al peso, della frustrazione
sul lavoro, dei problemi economici, delle relazioni interpersonali e così
via. Dopo aver utilizzato il tapping e lasciato andare i pensieri e le emo-
zioni negative, potrai usarlo su affermazioni positive, così da abbassa-
re ulteriormente lo stress e migliorare la tua capacità di perdere peso.

SEI PRONTO A RIDURRE LO STRESS


E INIZIARE A DIMAGRIRE?
Spesso le persone mi dicono che il tempo dedicato al tapping è
diventato un momento quotidiano importante. Anche se le prime
volte era un po’ strano, dopo averlo utilizzato si sentivano più ri-
lassate e di buon umore.
Il sistema migliore per intraprendere il tuo percorso per perde-
re peso è quello di iniziare subito a dedicare 15 minuti al tapping,
concentrandoti su ciò che ti sta causando stress o ansia, anche
se non sembra essere direttamente collegato al tuo peso. Prova
a immaginare di svegliarti in un futuro non troppo lontano e di
sentirti bene nel tuo corpo. Come ti vedi?
Ogni momento trascorso praticandolo è prezioso, quindi ini-
zia a prenderti il tempo da ora per imparare i punti del tapping e
metti in pratica questo metodo.
Fidati di me: se io sono riuscita a perdere peso con questo me-
todo, e anche i miei clienti ci sono riusciti, puoi farlo anche tu!

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CAPITOLO 3

COME INTERROMPERE
LO SCHEMA DEL PANICO

O ra che abbiamo imparato come lo stress abbia un impatto ne-


gativo sulla perdita di peso e sull’autostima, e come il tapping
sia utile a superare gli effetti dannosi dello stress sul peso e sul
corpo, dobbiamo affrontare il blocco più comune che le persone
incontrano quando iniziano questo percorso: il panico. Gli attacchi
di panico legati al bisogno di dimagrire e stare bene possono essere
innescati da diverse circostanze e assumere molte forme.

LO SCHEMA DEL PANICO


“Mi sento come se dovessi perdere da 20 a 40 chili nelle prossime
tre settimane” ha scritto Annalisa. Da lì a poche settimane avreb-
be dovuto incontrare un’amica che non vedeva dai tempi in cui era
magra. Era certa che avrebbe notato quanto fosse “ingrassata” e
avrebbe telefonato a tutti i loro conoscenti per dirglielo. Sopraffat-
ta dall’ansia e dalla paura, desiderava solo evitare di sentirsi derisa.
Annalisa era in preda al panico. Nel mio caso, l’ansia per il
peso è iniziata quando avevo 14 anni, mentre ero di fronte al mio
acerrimo nemico, lo specchio, che non mancava mai di evidenzia-
re i miei difetti. Quando avevo 20 anni, il minimo sguardo al mio

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riflesso era sufficiente a trasformarmi in un sergente. Esaminavo
ogni centimetro del mio corpo per dimostrare ciò che pensavo di
me, ossia che non valevo nulla.
Il panico mi faceva l’effetto di una scossa di adrenalina, spin-
gendomi a provare l’ultima dieta o un nuovo corso in palestra.
Ogni volta perdevo peso e poi lo riprendevo. Non riuscivo a cam-
biare questo schema e tornavo sempre al mio brutale ma familiare
vecchio amico: il panico. Giocavo a interpretare la parte del ser-
gente, e poi mi deprimevo fino a dissolvermi in una pozza di la-
crime. Non riuscivo mai a diventare abbastanza magra, il che per
me significava non valere nulla. Mi sentivo come un fallimento
sotto gli occhi di tutti.
Anni dopo ho incominciato a capire il ruolo che il panico ave-
va giocato nel mio rapporto tormentato con il peso. Quando mi
trovavo nella foga del momento, il panico sembrava l’unica molla
abbastanza potente da spingermi a fare i conti con il mio riflesso
nello specchio. Ogni volta mi spingeva all’azione, e ogni volta fi-
nivo per ritrovarmi esattamente al punto di partenza.
Alla fine mi resi conto che stavo continuando a ripetere uno
schema fallimentare.
Come tante persone in lotta con il sovrappeso, Annalisa e io
eravamo rimaste bloccate in quello che chiamo lo schema del pa-
nico. Anche se è piuttosto comune, si tratta di uno schema dal
quale dobbiamo liberarci se vogliamo riconquistare l’autostima e
perdere peso. Prima, però, abbiamo bisogno di dare un’occhiata
più da vicino di cosa si tratta e perché accade.

LE DUE FACCE DEL PANICO


Quando le persone si presentano alla loro prima sessione, sembra-
no provenire da esperienze diverse. Alcune si vergognano di chie-
dere aiuto per perdere peso, altre hanno paura di rimanere deluse,
altre ancora pensano di doversi preparare per una qualche forma

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di tortura. Sotto la superficie, però, sono tutte bloccate nello sche-
ma del panico, convinte di dover dimagrire immediatamente.
Solitamente tendiamo a reagire allo schema del panico in due
modi: o lottiamo o ammettiamo la sconfitta. Anche se queste tat-
tiche possono sembrare opposte, sono entrambe reazioni al panico
che si nasconde dietro alla necessità di perdere peso e star bene
con noi stessi. Alcuni tendono verso una reazione in particolare,
mentre altri oscillano tra le due.

Lo schema del panico come “lotta”


La reazione del panico come “lotta” si accende all’improvviso, in-
nescata da una memoria specifica o da un evento, come quando
Annalisa ha realizzato che all’incontro con la sua amica manca-
vano solo tre settimane. Nella reazione di lotta, siamo travolti da
un sentimento di disperazione perché vogliamo dimagrire subito
e a tutti i costi. In quei momenti siamo convinti che il peso misuri
il nostro valore come individui. Non conta più chi siamo, cosa ab-
biamo da offrire o ciò che abbiamo fatto, conta solo il nostro peso.
È proprio quello che è successo ad Annalisa. Sopraffatta dalla
vergogna, dalla paura e dall’ansia, non riusciva a immaginare di
poter gioire dell’incontro con la sua amica. Si sentiva minacciata e
ogni volta che pensava a quel momento, si preparava mentalmente
ed emotivamente a respingere le pugnalate alle spalle e il giudizio
che le sembravano inevitabili.
Quando sperimentiamo questa reazione di lotta, diciamo a noi
stessi che abbiamo bisogno del panico, non importa quanto sia
doloroso. Il panico è la nostra ultima speranza. Smettere di far-
ci prendere dal panico, sarebbe come rinunciare a perdere peso.
Crediamo di doveressere severi con noi stessi, perché quando non
lo siamo ricominciamo a ingrassare. Il panico stesso diventa una
ragione per credere che possiamo ancora perdere peso.

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Lo schema del panico come “sconfitta”
Rispetto al panico come “lotta”, lo schema basato sulla “sconfitta”
può sembrare apparentemente tranquillo.
“È il simbolo del mio fallimento” dice Joni quando parla del
suo peso. “La parte peggiore” aggiunge, “è che tutti possono ve-
dere il simbolo del mio fallimento, ogni singolo giorno.”
“Quanto ti senti motivata a prenderti cura del tuo corpo quan-
do lo vedi come il simbolo del tuo fallimento?” chiesi.
“Per niente” rispose.
“Ti capisco” le dissi. “Anch’io, se vedessi il mio corpo come un
simbolo di fallimento, non vorrei prendermene cura.”
A prima vista lo schema basato sulla sconfitta può sembrare l’e-
satto opposto del panico. Sembra una rinuncia, come se non ci pre-
occupassimo più del nostro peso. Cibo spazzatura, abbuffate, vita
sedentaria, sono tutte modalità con cui facciamo male al nostro
corpo trovando comunque una giustificazione. Siamo ingrassate e
non riusciamo a dimagrire: questa nostra incapacità ci delude pro-
fondamente. Abbiamo disperso così tanta energia a lottare che alla
fine sventoliamo bandiera bianca, ammettendo la sconfitta. È la
cosa più intelligente da fare, ci ripetiamo. I programmi per dima-
grire e le diete funzionano con gli altri, ma non con noi. La nostra
condizione è essere grassi, quindi perché combattere contro ciò che
non possiamo controllare?
In realtà non abbiamo mai accettato il nostro peso. Non pos-
siamo. Pensiamo al nostro peso costantemente, ma non siamo in
grado di affrontare la delusione e il dolore celati dietro di esso.
Sono troppo opprimenti, troppo profondi. Ci spezzerebbero. Al-
lora indossiamo la sconfitta come una maschera, un travestimento
per coprire la vergogna e il senso di colpa con cui conviviamo.
Sotto alla superficie, siamo in preda al panico per il nostro peso
almeno quanto lo saremmo se seguissimo lo schema della lotta.
Infatti, nel modello di panico come sconfitta, ci sentiamo più di-
sperati e ansiosi che mai.

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PERCHÉ CI FACCIAMO PRENDERE DAL PANICO

Quando ci facciamo prendere dal panico a causa del nostro peso,


sia che stiamo avendo una reazione di lotta o di sconfitta, siamo
convinti che dimagrendo si risolverà tutto. Nello schema del pani-
co, persino quando sembra che abbiamo gettato la spugna, l’unica
cosa che c’importa è perdere peso. Se solo potessimo dimagrire, ci
diciamo, tutto sarebbe diverso, la nostra vita sarebbe diversa, noi
saremmo diversi.
Quando ci facciamo prendere dal panico, accettiamo l’imma-
gine che i media e la cultura di massa ci propinano ogni giorno,
specie alle donne: se sei magra sei felice e spensierata. “Quando
perderò peso” diciamo a noi stesse, “le relazioni miglioreranno, la
carriera decollerà, la casa sarà finalmente pulita e ordinata. Quan-
do perderò peso la mia vita funzionerà .” La possibilità che le cose
vadano bene con il nostro peso attuale non è contemplata.
A chi non ha sperimentato su di sé questo schema di pani-
co legato alla perdita di peso, può sembrare una follia. Per mol-
ti aspetti lo è. Quando ci siamo dentro, però, niente sembra più
sensato. Senza rendercene conto siamo preda di un incantesimo
pericoloso, così corriamo a comprare l’ennesimo libro sulla dieta o
proviamo l’ultimo programma di allenamenti; oppure scivoliamo
in una spirale distruttiva, buttandoci su un’altra confezione di dol-
ci perché abbiamo perso la speranza di riuscire a dimagrire.
A un certo punto, ovviamente, realizziamo che il panico non
ci garantisce quella perdita di peso a lungo termine che vogliamo,
ma di volta in volta ci ricaschiamo. Perché? Qual è la vera ragione
del panico?
Ci facciamo prendere dal panico perché vogliamo negare l’evidenza:
la nostra battaglia con il peso in realtà non riguarda direttamente il
peso ma la capacità di essere noi stessi. Vorremmo sentire- che an
diamo bene così come siamo, ma la nostra bassa autostima ce lo
impedisce. Il nostro peso, però, non definisce il nostro valore, si

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tratta solo di una stampella. Ci diciamo che una volta dimagriti
potremo trovare felicità, amore, successo e tutto ciò che sembra
mancare alla nostra vita.
La verità è che possiamo essere felici con qualsiasi taglia, se
iniziamo a dare valore a noi stessi.

ROMPI LO SCHEMA DEL PANICO


Anche tu potresti essere terrorizzato all’idea di uscire dallo sche-
ma del panico, perché sei convinto che non farti prendere dal pa-
nico significhi accettare che non perderai mai peso. Però sai che il
panico non è la risposta. Se il panico funzionasse, avresti già perso
peso in modo definitivo. Se il panico ti avesse aiutato, non staresti
leggendo questo libro.
È ora di superare lo schema del panico una volta per tutte. È
arrivato il momento di ammettere che perdere peso non dipende
dal peso. La verità è che finché non diminuisci lo stress e lasci
andare i residui emotivi e le credenze negative, perdere peso in
maniera sostenibile sarà fuori dalla tua portata. Me lo sentirai dire
spesso, ma è la verità: perdere peso e sentirsi a proprio agio nel
proprio corpo è un lavoro che parte da dentro.
Per Annalisa il percorso è iniziato quando ha utilizzato EFT per
liberarsi del panico causato dall’incontro con la sua amica. Dopo
essersi calmata, si è resa conto che i suoi timori erano infondati.
Stava ampiamente sottovalutando sia la sua amica sia la loro ami-
cizia. Era sempre stata brava a farsi degli amici, e questa persona
non l’avrebbe mai giudicata per il suo peso. Si rese conto che stava
proiettando sulla sua amica la crudeltà con cui giudicava se stessa.
Quando alla fine s’incontrarono, Annalisa riuscì a sentire
quanto fosse profondo il loro legame. Si divertì e trascorse dei bei
momenti. Questo fu un grande cambiamento rispetto a quando in
passato aveva rivisto dei vecchi amici e si era sentita diffidente e a
disagio nel proprio corpo. Durante questo incontro, Annalisa fu

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in grado di vedere chiaramente che il suo peso non doveva interfe-
rire. La sua amica voleva passare del tempo con Annalisa, non con
Annalisa-la-cicciona. Prova a pensare: Quante volte mi sono negata
una bella esperienza a causa delle mie paure e dei giudizi sul mio
La storia di Annalisa è solo un esempio dei modi in cui lo
schema del panico c’impedisce di vedere che stiamo proiettando
la nostra scarsa immagine di noi stesse sugli altri e che stiamo
negando quei problemi di fondo che c’impediscono di dimagrire
in maniera duratura. È arrivato il momento di rompere lo schema
del panico. Prima di iniziare a trasformarlo con il tapping, però,
dobbiamo affrontare i due fattori più comuni che scatenano il pa-
nico da peso: lo specchio e la bilancia.

Causa di panico # 1: Lo specchio

Cindy andò all’armadio poco tempo prima che gli ospiti della fe-
sta cominciassero ad arrivare. La festa per il quattro luglio che lei
e suo marito tenevano ogni anno stava per iniziare, e aveva solo
pochi minuti per cambiarsi. Mentre guardava nel suo armadio, si
ricordò che ancora una volta sarebbe stata presente tutta la fami-
glia del marito. Durante i loro dieci anni di matrimonio l’avevano
vista ingrassare e dimagrire diverse volte, e ogni anno si vergogna-
va di mostrare pubblicamente il risultato di questa intima lotta.
Prima della festa dell’anno precedente, si era chiusa nella sua
stanza, aveva fatto una doccia e aveva provato decine di abiti, per
poi finire a singhiozzare sul pavimento. La sola cosa che riusciva a
pensare era che la gente l’avrebbe guardata e avrebbe pensato che
era grassa. Si sentiva in preda al panico e depressa, convinta che
non sarebbe stata in grado di affrontare la sua famiglia e gli amici.
Quest’anno, però, Cindy si sentiva pronta. Aveva comprato un
bel vestito nuovo per l’occasione. L’aveva indossato senza esitazioni
e si era specchiata. Subito aveva iniziato a ispezionare ogni angolo
del suo riflesso, dicendosi ancora una volta che sembrava grassa e

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che tutti se ne sarebbero accorti e avrebbero parlato solo di questo.
Cindy aveva appena iniziato a frequentare il mio corso. Le cose
questa volta sarebbero andate diversamente. Fece una lunga pausa
durante la quale esaminò i pensieri critici che di solito rivolgeva
a se stessa. Quindi utilizzò il tapping. Mentre si guardava allo
specchio picchiettando i punti, fece qualcosa che aveva fatto ra-
ramente: si fissò negli occhi e disse a voce alta: “Sei bellissima.”
Sorridente e rilassata, aprì la porta della sua stanza e andò alla
festa. Durante tutta la giornata – e per la prima volta in assoluto –
Cindy non pensò al suo aspetto né si fece ossessionare dal cibo. Era
serena e la gente le fece molti complimenti, dicendole quanto fosse
bella. Ciò che la sorprese di più fu che lei per prima si sentivabella.
Cindy è stata in grado di cambiare la sua giornata usando il
tapping, esaminando i pensieri di autocritica e accogliendo la cre-
denza positiva di essere bellissima. Anziché passare tutta la festa
a preoccuparsi del suo aspetto, ha irradiato bellezza e lo hanno
notato anche gli altri. Inoltre ha confessato di essere stata a pro-
prio agio e di essersi divertita così tanto che la solita ansia da cibo
era scomparsa.
Molte delle mie clienti hanno sperimentato potenti cambia-
menti nel loro stato emotivo e nella percezione di sé utilizzando il
tapping davanti allo specchio. In un primo momento questo me-
todo può spaventare. Lo specchio è il nemico che mostra i difetti
del corpo più imbarazzanti. Davanti alla tua immagine riflessa,
esamini ogni centimetro di te: dall’alto in basso, davanti e dietro,
da un lato all’altro. Veloce ma con metodo, prendi nota di ogni
piega o rotolino. Non hai nessuna pietà e dici cose che non diresti
mai a coloro che ami.
Ho lavorato con donne che si svegliano, corrono allo specchio e
iniziano a misurarsi in lungo e in largo per decidere se avranno una
buona giornata. Ho anche lavorato con donne che fanno la doccia
al buio per evitare lo specchio, sapendo che potrebbe smorzare il
loro stato d’animo. Diamo a un pezzo di vetro il potere di decre-

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tare la nostra felicità, non perché siamo vanitose, ma perché non
abbiamo investito nel rapporto con noi stesse o con il nostro corpo.
Mentre ti ispezioni accuratamente, nota le parole offensive che
stai rivolgendo contro di te e che ti farebbero indignare se le sen-
tissi indirizzate a chiunque altro. Sai bene che le persone che ami
non possono brillare se sono sotto giudizio costante, eppure con-
tinui a infierire su te stessa. Quella che vedi nello specchio però
non è la tua immagine reale, ma il riflesso di un rapporto con te e
con il tuo corpo caratterizzato da anni di abbandono. La consape-
volezza è il primo passo per iniziare a ricucirlo.

Che rapporto hai con lo specchio?


Prenditi un momento per rispondere a queste domande:
• Qual è il mio rapporto con lo specchio?
• Cerco di evitarlo?
• Passo molto tempo di fronte allo specchio a criticarmi?
Osserva ciò che pensi di te quando sei di fronte al tuo riflesso
e scrivilo su un foglio.
Qualunque cosa tu abbia scritto, quando ti guardi allo spec-
chio trovi esattamente ciò che stai cercando. Se cerchi difetti, li
troverai. Se cerchi cose da apprezzare, le troverai. Potresti pensare
di dover essere critica e che se sarai severa con te stessa, sarai al
riparo dal giudizio degli altri. In realtà, come abbiamo visto con
Cindy, quando apprezzi te stessa e la tua bellezza, irradi bellezza
su chiunque intorno a te.
Quando ti guardi, osserva qualsiasi pensiero critico o emozio-
ne che affiori in superficie. Misurali su una scala da 0 a 10 e pren-
dine nota: dovrai ripeterli a voce alta mentre picchietti. La traccia
per il tapping che trovi qui sotto potrà servirti come esempio per
iniziare. Fai un paio di cicli di tapping e osserva come ti senti. Po-
tresti scoprire che l’intensità aumenta quando inizi a picchiettare,
e può dipendere dal fatto che per la prima volta dai voce alle pa-

56
role nascoste dentro di te. È un segnale che sei sulla strada giusta,
continua a picchiettare!

Punto karate: Anche se mi sento prendere dal panico quan-


do giudico duramente l’immagine allo specchio, mi amo
e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Osservo tutto ciò che non mi piace.
Lato dell’occhio: Sono di fronte al mio critico più severo.
Sotto l’occhio: Non sarò mai soddisfatta di questa immagine.
Sotto il naso: Come ho fatto a ridurmi così?
Mento: Affronto troppe emozioni davanti allo specchio.
Clavicola: Do loro una voce.
Sotto il braccio: Sono assillata dal panico.
Sommità del capo: Rifiuto la persona allo specchio.

La chiave è dare una voce consapevole alle parole che vorresti


dire alla tua immagine allo specchio mentre utilizzi il tapping.
Quando inizi a sentire che non suonano più vere, è il mome
di passare alle affermazioni positive. Questo fa parte della stessa
sequenza del tapping, quindi non c’è bisogno che utilizzi un
affermazione iniziale per il punto karate.

Sopracciglia: Sono stata troppo dura con te.


Lato dell’occhio: Ti meriti di più.
Sotto l’occhio: Non devi dimostrare nulla per meritare
amore.
Sotto il naso: Ti amo adesso.
Mento: Scelgo di apprezzarti per tutto ciò che fai.
Clavicola: Scelgo di parlarti con gentilezza.
Sotto il braccio: Ti amo, corpo.
Sommità del capo: Prometto di esprimerti tutto l’amore
che meriti.

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Fai un respiro profondo e valuta come ti senti. Misura nuovame
l’intensità e continua a picchiettare fino a quando sentirai sollievo.

Causa di panico # 2: La bilancia

Durante la prima sessione online del mio corso per perdere peso,
ai partecipanti dico sempre che possono pesarsi solo una volta
all’inizio del corso. Da quel momento in poi devono mettere da
parte la bilancia. Invariabilmente, seduta dopo seduta, le persone
continuano a ossessionarsi sul numero che hanno visto apparire
sulla bilancia quella mattina. Parlano del loro peso come se stes-
sero confessando i peccati a un prete, vergognandosi perché non
soddisfa le loro aspettative.

Utilizza il tapping prima su ciò che è negativo


e poi su ciò che è positivo
Anche se vogliamo essere gentili con noi stessi, spesso non ci riuscia-
mo perché le parole negative che usiamo contro di noi ci sembrano
corrette. Quando siamo in preda al panico, è difficile cambiare modo
di pensare. Utilizzando il tapping, invece, possiamo sentirci tranquilli
persino quando arrivano i pensieri negativi. Poi, una volta che ci sare-
mo rasserenati, potremo passare ai pensieri positivi.

Più volte durante il corso, le persone confessano di sentire i


vestiti più comodi e di sentirsi fisicamente più leggere. Quando
sto per congratularmi con loro mi dicono di sentirsi depresse,
perché la bilancia non rifletteva quel grande cambiamento che
sentivano. Alcune avevano preso un chilo, altre erano rimaste
dello stesso peso o avevano perso solo pochi etti. La bilancia le
aveva fatte sentire deluse. Come mai siamo diventati dipendenti
dal suo “giudizio” ?

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Per darti un’idea di come la bilancia sia diventata così impor-
tante per misurare il nostro corpo, è interessante ripercorrere la
sua storia. La prima arrivò negli Stati Uniti dalla Germania nel
1885 e intorno agli anni Venti del Novecento si diffuse tra il gran-
de pubblico. Le prime bilance cominciarono ad apparire agli an-
goli delle strade e nei grandi magazzini, nei cinema e nei bagni
pubblici sotto forma di grosse apparecchiature. Presto diventaro-
no un business altamente redditizio: con un costo di un centesimo
per ogni persona che si pesava, producevano milioni di profitti
ogni anno, persino durante la Grande Depressione del 1929.
Per avere un’idea di quanto il nostro rapporto con la bilancia
sia drasticamente cambiato da allora, prova a immaginarti men-
tre ti pesi su una bilancia pubblica, con decine di sconosciuti lì a
guardare. Per la maggior parte di noi sarebbe un incubo. Il no-
stro peso è diventato un fatto privato a partire dal 1940, quando
l’avanzare della tecnologia ha aperto la strada alla produzione di
bilance più piccole da tenere in casa.
Da allora, la cultura di massa ci ha lentamente ma inesorabilmente
fatto il lavaggio del cervello, portandoci a credere che magro signifi-
ca bello, felice, di valore, sicuro di sé, capace, amabile e di successo.
Come risultato, il numero che vediamo sulla bilancia è passato dall’es-
sere un’interessante curiosità a un giudizio sul nostro valore. A un li-
vello più profondo sappiamo perfettamente che il nostro valore va ben
oltre il nostro peso, ma continuiamo comunque a dare più importanza
al numero che vediamo sulla bilancia piuttosto che a come ci sentiamo
nel nostro corpo. Come possiamo rompere questo schema?
In primo luogo, è importante rimettere in discussione il più
grande mito sul peso, ossia l’idea che non dovrebbe variare mai.
A livello biologico questa convinzione non ha fondamento, so-
prattutto per le donne. Così come variano gli ormoni varia anche
il peso, non solo durante il ciclo mestruale ma anche quando au-
menta il livello di stress. Questa variazione è un processo sano e
naturale, non qualcosa da “correggere”.

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Se teniamo conto anche dello stile di vita e degli effetti dello
stress, le variazioni giornaliere e settimanali che si vedono sulla
bilancia diventano ancora più comprensibili. Ecco un elenco par-
ziale dei fattori che possono causare aumento o perdita di peso, di
ora in ora, di giorno in giorno e di settimana in settimana:

• Ciclo mestruale
• Cambiamenti nell’alimentazione
• Costipazione
• Dieta
• Farmaci
• Integratori
• L’ultima volta che hai mangiato
• L’ultima volta che hai bevuto acqua o altre bevande
• Mangiare cibi a cui sei allergico
• Mangiare prima di coricarsi
• Quantità di acqua che bevi
• Sonno
• Sport
• Stress
• Viaggi

La cosa interessante è che le sane e normali variazioni del tuo


peso non si verificano sempre nei modi che ti aspetti. Per esempio,
quando i livelli di stress aumentano, aumentano anche i livelli di
cortisolo. In quantità eccessive il cortisolo può causare ritenzione
idrica. La dieta sottopone il corpo a stress facendo accrescere i
livelli di cortisolo e causando una maggiore ritenzione idrica. Se
sali sulla bilancia durante i primi giorni o settimane di dieta, può
addirittura sembrarti di avere dei chili in più!
Lo stesso principio vale quando cambi alimentazione. Se inizi
a mangiare più frutta e verdura rispetto al passato, il tuo corpo
noterà una differenza e inizialmente potrebbe trattenere più liqui-

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di; è adattandosi a questi cambiamenti positivi che l’organismo si
prepara a perdere peso.
Sto condividendo tutto questo per farti capire che la bilancia è
un mezzo ingannevole e autodistruttivo per monitorare il dimagri-
mento. Sotto tanti punti di vista il numero che vediamo quando
saliamo sulla bilancia è privo di significato. Per spezzare la dipen-
denza dalla bilancia abbiamo bisogno di capire questo, e poi parlare
del perché è così difficile stare bene nel nostro corpo. Se ti senti più
leggero e comodo nei tuoi vestiti, perché insisti nel salire sulla bi-
lancia? Quando le mie clienti dicono di sentirsi più leggere e più co-
mode nei loro vestiti, perché insistono ancora a salire sulla bilancia?

Impara a stare di nuovo bene nel tuo corpo


Nel corso degli anni, a furia di ingrassare e dimagrire, molti di noi
hanno perso la fiducia nel proprio corpo. Abbiamo passato anni a resi-
stere all’impulso istintivo di mangiare e provare piacere, e poi ci siamo
torturati con i sensi di colpa e la vergogna quando abbiamo assecondato
questi impulsi che di per sé sono positivi e salutari. I nostri corpi sono
diventati dei nemici che hanno cospirato per farci guadagnare peso,
piuttosto che qualcosa da amare, rispettare e di cui prenderci cura. A
causa di tale scollamento, affidarci alla bilancia ha perfettamente senso.
Come possiamo dare credito alle sensazioni che ci trasmette il nostro
corpo se ha remato contro di noi per così tanto tempo?
La bilancia, come lo specchio, diventa una sorta di dittatore.
Sulla base del peso che viene visualizzato, ti dice se sarà una buo-
na giornata, se puoi sentirti felice e di valore. Il problema è che
non aver stima del proprio corpo e punire te stesso per un peso
“sbagliato” rende più difficile – non più facile – il dimagrimento.
Evitare di salire sulla bilancia o di avere aspettative diverse ri-
guardo al proprio peso ti crea ansia.
Robyn, una delle mie allieve, dopo aver seguito un paio di set-
timane del mio corso online ha modificato il proprio rapporto con
la bilancia:

61
“Già dalla prima settimana ho iniziato a pensare alla regola
‘metti da parte la bilancia’. Sapevo che se avessi fatto qual-
che sforzo (in questo caso, il tapping) e non avessi ottenuto
alcun risultato (la diminuzione del peso sulla bilancia), avrei
aggiunto un inutile bagaglio emotivo al mucchio di proble-
mi che già sapevo di dover affrontare circa il mio rapporto
con il peso e il corpo.
Questa mattina ho capito che NON pesarmi è il sistema
migliore per darmi valore. Non pesandomi, sostengo me
stessa. Io per prima sono responsabile del mio impegno in
questo corso e della mia perdita di peso, e questo mi fa sen-
tire più forte. Mi piace la sensazione di agire diversamente!
Per una volta non uso il peso come una punizione, piuttosto
mi sento libera di fare qualcosa di buono per me.”

La bilancia è solo uno strumento progettato per mostrarci


quanto pesiamo in un certo momento. Non è un giudice e non
può prevedere quanto peserai domani, la prossima settimana o
il prossimo mese. Per iniziare ad accogliere questa idea, prova a
utilizzare il tapping per migliorare il tuo rapporto con la bilancia
e impara ad avere di nuovo stima del tuo corpo.

Punto karate: Anche se ho permesso alla bilancia di misu-


rare il mio valore, mi amo, mi accetto e scelgo di ripren-
dere il mio potere (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non riesco a smettere di guardare il numero
sulla bilancia.
Lato dell’occhio: Mi dice come mi dovrei sentire.
Sotto l’occhio: Mi dice se vado bene o no.
Sotto il naso: Ho perso fiducia in me stesso.
Mento: Mi fido di questa bilancia…
Clavicola: …che mi dice se vado bene.
Sotto il braccio: Devo guardare la bilancia…

62
Sommità del capo: …solo così posso sapere se valgo.

Continua con il tapping e insisti con le credenze sulla bilancia


fino a quando non le sentirai più come vere. Poi passa
- alle affe
mazioni positive.

Sopracciglia: Scelgo di riprendere il mio potere.


Lato dell’occhio: Non osservo la bilancia…
Sotto l’occhio: …osservo me stessa.
Sotto il naso: Sono consapevole di come si sente il mio corpo.
Mento: So di cosa il mio corpo ha bisogno.
Clavicola: Calma e fiducia in me stesso non dipendono da
un numero sulla bilancia…
Sotto il braccio: …dipendono da chi sono adesso.
Sommità del capo: Scelgo di guardare me stesso e non la bilancia.

Fai un respiro profondo e osserva come ti senti. Misura


- nuova
mente l’intensità e continua a picchiettare fino a quando prove-
rai sollievo.

IL POTERE DELLA PAZIENZA


Quando siamo intrappolati nello schema del panico, dobbiamo
amare e accettare noi stessi così come siamo, per sperimentare più
gioia nella nostra vita e acquisire la pazienza necessaria a perdere
peso in maniera sana e sostenibile. Inoltre, quando ci si diverte
il tempo vola. Se ci godiamo il percorso sarà più facile avanzare
verso i nostri sogni e celebrare ogni passo in avanti.
Per Gail, nel perdere peso e riconquistare la stima del proprio
corpo, il potere della pazienza è stato chiaro fin da subito. Per anni
aveva sognato di indossare abiti femminili, ma aveva sempre ri-
mandato a quando avrebbe avuto una taglia più piccola. Mentre si
rimpinzava di cibo che non faceva bene al suo corpo, Gail si stava

63
inconsciamente privando di un piacere semplice ma importante:
indossare abiti che la facessero sentire carina.
Dopo aver seguito il mio corso per un paio di settimane, Gail
ha condiviso alcune novità entusiasmanti. Aveva comprato diversi
abiti nuovi e li indossava spesso. La facevano sentire femminile,
fiduciosa e bella, e per la prima volta dopo molti anni non odiava
la propria immagine riflessa nello specchio.
Nel momento in cui ha iniziato a guardare i problemi che era-
no alla base della sua lotta contro il peso e a utilizzare il tapping
per superare la resistenza a prendersi cura di sé, Gail ha recupe-
rato il controllo sul cibo. Senza sentirsi deprivata, si è ritrovata a
scegliere cibi sani e nutrienti, a mangiare meno e a pensare meno
al cibo. Il corso era appena iniziato e già Gail stava ottenendo ri-
sultati incredibili; risultati che sapevo si sarebbero presto tradotti
in una perdita di peso notevole.
Gail è una delle migliaia di partecipanti che hanno sperimen-
tato ciò che io stessa ho vissuto. Quando dimagrire diventa un’e-
sperienza piacevole, riusciamo a raggiungere il peso che deside-
riamo e tanto altro ancora. Come Gail, molti di noi hanno messo
il desiderio di perdere peso davanti a tutto. Ci diciamo che fino a
quando non perderemo peso non potremo innamoraci o iniziare
una nuova carriera. Fino a quando non perderemo peso non sare-
mo in grado di apprezzare noi stessi, gioire della nostra vita o in-
dossare abiti che ci fanno sentire bene. A causa del peso abbiamo
messo le nostre vite in attesa, lasciando spesso passare mesi e anni.
Quando riusciamo a tenere a bada il panico e a essere pazien-
ti, ci apriamo alle infinite possibilità del presente. Cominciamo
a vedere che la nostra vita può essere sorprendente, stimolante
e piacevole proprio in questo momento , e non più solo dopo aver
perso peso. Quando proviamo gusto nell’avventura, arriviamo a
destinazione molto più velocemente di quanto avevamo immagi-
nato. Questo è il potere della pazienza e questo è ciò che ti chiedo,
a partire da questo momento e durante tutto il percorso.

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Una volta che hai iniziato a calmare il panico, sei pronto per la
fase successiva, la seconda parte, che inizia con il Capitolo 4, e ti
aiuterà a conoscere te stesso, a togliere gli “strati della cipolla” e ad
affrontare gli ostacoli che da tempo t’impediscono di perdere peso
o di sentirti a tuo agio nel tuo corpo. Prima però è arrivato il mo-
mento di usare il tapping per far emergere il potere della pazienza
nei confronti di te stesso.

Sperimenta il potere della pazienza


Punto karate: A nche se non posso rilassarmi finché non ho perso
peso, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Q uesto panico…
Lato dell’occhio: Il bisogno di punire me stesso…
Sotto l’occhio: Il peso di questo peso…
Sotto il naso: Q uesta pressione sul mio corpo…
Mento: Q uesta pressione che faccio su me stesso…
Clavicola: Sento il bisogno di criticare me stesso…
Sotto il braccio: …di giudicare me stesso.
Sommità del capo: N  on posso accettarmi finché ho questo aspetto.
Sopracciglia: Tutta questa pressione…
Lato dell’occhio: …è difficile pensare ad altro.
Sotto l’occhio: È come se avessi messo la mia vita in attesa.
Sotto il naso: Non posso essere felice finché non avrò perso questo peso.
Mento: Non posso avere fiducia in me stesso fino a quando non avrò
perso questo peso.
Clavicola: Non posso godermi il momento presente fino a quando non
avrò perso questo peso.
Sotto il braccio: Non c’è da stupirsi se mi faccio prendere dal panico
per il mio peso…
Sommità del capo: G  li permetto d’impedirmi di vivere la vita.
Sopracciglia: Sento il bisogno di criticare me stesso…
Lato dell’occhio: …  per poter cambiare…

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Sotto l’occhio: …ma non ha mai funzionato.
Sotto il naso: N on parlerei mai così a qualcuno che amo.
Mento: Il giudizio e la vergogna per il mio corpo…
Clavicola: …mi bloccano.
Sotto il braccio: H  o un peso emotivo che porto insieme al mio peso
corporeo.
Sommità del capo: S  ono pronto a lasciar andare questo peso emotivo ora.
Sopracciglia: F orse non è il peso a frenarmi.
Lato dell’occhio: Sono io stesso che mi freno.
Sotto l’occhio: Non aspetterò più a causa del peso.
Sotto il naso: A pprezzo me stesso ora.
Mento: Q ui e ora tutto è possibile.
Clavicola: Faccio scelte che mi rendono più forte.
Sotto il braccio: Creo un ambiente interno amorevole.
Sommità del capo: Il mio corpo è stato bravo in queste circostanze
difficili.
Sopracciglia: L odo il mio corpo con parole d’amore.
Lato dell’occhio: G  razie per tutto quello che fai per me.
Sotto l’occhio: Non hai bisogno di guadagnarti il mio amore.
Sotto il naso: T i amo qui e ora, così come sei.
Mento: Sei stato buono con me.
Clavicola: Continuo a scoprire nuovi modi per prendermi cura di te…
Sotto il braccio: …con parole e gesti d’amore.
Sommità del capo: S  celgo di sentire l’amore che provo per te.
Sopracciglia: Invece di controllare lo specchio…
Lato dell’occhio: …o la bilancia…
Sotto l’occhio: …osservo me stesso.
Sotto il naso: R iservo a me stesso le cure di cui ho bisogno.
Mento: Ho fiducia in questo metodo.
Clavicola: Ho fiducia nella vita.
Sotto il braccio: Va tutto bene.
Sommità del capo: M  i godo questo momento.

66
II PARTE

GUARDATI DENTRO
CAPITOLO 4

COME VINCERE
LA FAME NERVOSA

S pesso viviamo la fame nervosa come il nostro piccolo segreto,


fonte di piacere e allo stesso tempo di vergogna. Quando as-
secondiamo il desiderio compulsivo di cibo per evitare le nostre
emozioni, o quando mangiamo di continuo, il nostro rapporto
con il cibo diventa come una storia d’amore malata. Per un mo-
mento ci sentiamo innamorati, appagati nel corpo e nell’anima
da tutto ciò che stiamo mangiando. Subito dopo siamo talmente
pieni da provare disagio, mentre tentiamo di digerire porzioni al-
trettanto enormi di cibo e di senso di colpa.
Senza tapping può essere incredibilmente difficile rompere
con la fame nervosa in maniera definitiva. Spesso non crediamo
sia possibile poter controllare questo schema di comportamento.
Quando ci sentiamo vulnerabili emotivamente, è facile strisciare
di nuovo tra le braccia del cibo. Non ti giudica. È sempre lì a
consolarti. Il cibo ti fa sentire felice e libero fino a quando non
ricomincia il circolo vizioso di eccessi e senso di colpa.
Tra poco esploreremo le diverse tipologie di fame nervosa e
poi scopriremo come vincerla. Prima approfondiremo questo ar-
gomento poco conosciuto, cercando di capire perché si tende a
eccedere con certi tipi di alimenti.

68
PERCHÉ CI ABBUFFIAMO

Nell’osservare più da vicino i disturbi alimentari, è importante fare


attenzione a quale cibo desideriamo quando siamo sotto l’influen-
za della fame nervosa, perché ciò condiziona la nostra fisiologia.
La maggior parte di noi tende a scegliere carboidrati semplici: cibi
dolci o salati ad alto contenuto di zuccheri come biscotti, patatine,
caramelle, gelati e altro ancora. La cosa interessante è che questi
alimenti possono agire sull’organismo come fossero droghe, facen-
doci sentire tranquilli e felici, anche se solo per un breve periodo.
La scienza ha confermato che i carboidrati semplici aumen-
tano la concentrazione nel cervello di un aminoacido chiamato
triptofano. Il triptofano è un precursore della serotonina, neuro-
trasmettitore che quando viene rilasciato dona una sensazione di
calma e felicità. Uno dei motivi per cui è così difficile mettere via
il sacchetto di patatine o la scatola di dolci è che mentre mangi
questi cibi nel tuo cervello “aumenta” la serotonina. Gli alimenti
stessi stimolano i centri nervosi inondando il sistema con un “be-
nessere” chimico. Per un breve periodo ci sentiamo alla grande.
Non c’è da meravigliarsi che si debba lottare per fermarsi dopo il
primo biscotto!
Durante un’intervista, l’esperto di tapping Brad Yates disse
una cosa che mi colpì: “L’autosabotaggio è amore malato per se
stessi.” Quando ho iniziato ad applicare questo concetto alla fame
nervosa, ho constatato quanto l’affermazione di Yates fosse vera.
Quando ci troviamo in un momento di beatitudine alimentato
dalla serotonina, la fame nervosa può servirci a nutrire, amare e
premiare noi stessi. Potremmo pensare: Ho lavorato tanto oggi, me
lo merito. Utilizzare il cibo come ricompensa non è un’abitudi-
ne che nasce dal nulla. Ripensando all’infanzia, quante volte ci è
stato detto che se avessimo fatto i bravi ci avrebbero dato un bi-
scotto? In quel momento abbiamo capito che i dolciumi erano una
forma di apprezzamento per la nostra bravura. Ha perfettamente

69
senso, quindi, se anche in età adulta continuiamo a vedere il cibo
come un premio.

IL “NE HO BISOGNO ORA!” VA FERMATO


Cedere al desiderio compulsivo è una forma incredibilmente co-
mune di fame emotiva, anche se nel momento in cui il desiderio si
fa sentire, spesso viene avvertito come un vero e proprio bisogno
fisico. Il desiderio compulsivo è anche un sintomo di cui facciamo
esperienza nella nostra lotta per perdere peso.
Jenna aveva un desiderio compulsivo di cracker al formaggio.
Quando tornava dal lavoro guidava più veloce che poteva, si fion-
dava in casa e senza neanche togliersi il cappotto si tuffava sui
cracker. Continuava a riempirsi anche quando era già sazia, re-
stando in piedi davanti al bancone della cucina. Era una cattiva
abitudine, lo sapeva, ma non riusciva a fermarsi.
Un giorno Jenna utilizzò il tapping per placare il desiderio
compulsivo di cracker mentre guidava verso casa, picchiettando
in sosta a ogni semaforo rosso. Una volta rincasata, si sentiva così
rilassata e centrata da non avvertire il bisogno di correre in cucina.
Il desiderio fisico non aveva più potere su di lei. Più tardi si rese
conto che ciò che desiderava veramente era staccare dalla giornata
di lavoro. Picchiettando sul sintomo – il desiderio compulsivo –
riuscì a placare la voglia di cracker.
Questo “tapping sul sintomo”, che consiste nel picchiettare sul
desiderio in sé, spesso porta a risultati immediati.
Per iniziare a controllare il desiderio compulsivo di cibo, prova
a picchiettare pensando al cibo di cui senti il bisogno più di fre-
quente. È sufficiente picchiettare sul desiderio in sé e sulla sen-
sazione di frustrazione rispetto al bisogno stesso per calmare il
corpo e alleviare il disturbo compulsivo.
Pensa al cibo di cui senti il bisogno; puoi anche provare ad am-
plificare il desiderio. Valuta l’intensità di questo desiderio con un

70
numero da 0 a 10 e inizia a picchiettare mentre ti concentri sulla
sensazione del desiderio. Ecco un esempio:

Punto karate: Anche se ho bisogno di questo cioccolato,


accetto come mi sento e mi rilasso (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Ho bisogno di questo cioccolato.
Lato dell’occhio: Devo averlo ora.
Sotto l’occhio: Questo desiderio compulsivo di cioccolato.
Sotto il naso: Questa tensione nel mio corpo.
Mento: Ne ho bisogno ora.
Clavicola: Questo desiderio compulsivo di cioccolato.
Sotto il braccio: Questo desiderio intenso.
Sommità del capo: Non riesco a vedere altro.

Osserva dentro di te. Noti qualche cambiamento nell’intensità del


desiderio? Continua a picchiettare fino a quando l’intensità sarà
uguale o inferiore a 5 prima di passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Posso mangiare il cioccolato…


Lato dell’occhio: …o non mangiare il cioccolato.
Sotto l’occhio: Ora mi sento tranquillo.
Sotto il naso: Mi sento centrato.
Mento: Forse ora ne mangerò un po’.
Clavicola: Forse ne mangerò un po’ più tardi.
Sotto il braccio: Ho il controllo della situazione.
Sommità del capo: Scelgo ciò che è meglio per me.

Fai un respiro profondo e osserva come ti senti. Misura nuovamen


l’intensità e continua a picchiettare fino a quando proverai sollievo.

Quando ti senti sopraffatto dai desideri compulsivi, puoi tra-


sformarli utilizzando il tapping ogni mattina appena sveglio. L’ef-
fetto calmante del tapping ti aiuterà per tutta la giornata.

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QUANDO IL DESIDERIO COMPULSIVO
NON SCOMPARE

Anche se i desideri compulsivi di cibo di solito sono legati agli


stati emotivi, alcuni sono più radicati alle emozioni rispetto ad
altri. Quando il tapping sul sintomo non calma la smania di man-
giare, è segno che il tuo desiderio è legato a emozioni più profon-
de. Forse in questo momento ti senti come se non stessi vivendo
una profonda esperienza emotiva. Senti solo il richiamo dei bi-
scotti che sembrano urlarti: “Mangiami adesso!”. Questo accade
perché il tuo corpo è bloccato dal panico, il che rende impossibile
prendere una decisione. Prima di focalizzare la vera fonte del de-
siderio, è necessario fare un po’ di tapping per calmare il panico.
Puoi iniziare picchiettando il punto karate con una affermazione
iniziale del tipo: “Anche se non posso liberarmi di questo deside-
rio di mangiare biscotti, mi amo, mi accetto e sto bene.”
Una volta che hai utilizzato il tapping per calmare il panico
iniziale e ricentrarti, sarà più facile rispondere alla domanda:
“Cosa desidero davvero?”. Qui arriva il divertimento. Diventi un
investigatore di te stesso, in grado di scovare le emozioni che stan-
no alimentando il desiderio compulsivo di cibo.
Prima di iniziare a indagare, cerchiamo di capire ciò che acca-
de nella nostra mente inconscia quando manifestiamo dei disor-
dini alimentari, tra cui il desiderio compulsivo di cibo. La mente
inconscia che include anche l’amigdala, ossia la parte del cervello
deputata a gestire le emozioni, ha il compito di tenerci al sicuro.
È progettata per proteggerci da turbamenti, esperienze e ricordi
che appaiono come possibili minacce. La fame nervosa ci evita di
affrontare qualunque esperienza, ricordo, emozione che la mente
inconscia ha etichettato come minaccia, e nasconde ciò che desi-
deriamo veramente.
Quando ne diventiamo consapevoli, siamo in grado di sostitu-
ire la necessità di mangiare in maniera compulsiva con un’abitu-

72
dine più sana. Questo accade quando si verifica un cambiamento
reale e duraturo, come è avvenuto per Jenna quando ha capito che
poteva usare il tapping per ridurre lo stress dopo il lavoro, invece
di rimpinzarsi di cracker al formaggio.
Da una persona all’altra, da un giorno all’altro, c’è una vasta
gamma di emozioni che la mente inconscia può tentare di evitare,
utilizzando la fame nervosa come distrazione. Anche se spesso si
tratta di un’emozione intensa come la rabbia, non c’è una regola as-
soluta. Un’emozione che spesso tendiamo a sottovalutare è la noia,
una fonte comune di fame nervosa. Invece di segnalare che hai bi-
sogno di nuove attività o distrazioni, la noia persistente può essere
il sintomo che nella tua vita manca passione e che questo bisogno
insoddisfatto può portare a cercare un piacere temporaneo nel cibo.
Per un elenco più completo delle emozioni che solitamente cer-
chiamo di evitare con la fame nervosa, ti rimando all’elenco com-
pleto delle emozioni sulle quali puoi intervenire con il tapping nel
paragrafo Rami: Emozioni del Capitolo 2.

Il desiderio compulsivo non riguarda solo il cibo


Man mano che continui a utilizzare il tapping per ridurre lo stress, i tuoi
desideri compulsivi potrebbero cambiare, anche quando non sei diret-
tamente focalizzato su di essi. È ciò che è successo a Sarah. Dopo aver
frequentato il mio corso per un paio di settimane, anche senza aver
indirizzato il tapping sul suo desiderio compulsivo di bibite zuccherine,
la voglia di berle è svanita. Questo è un beneficio frequente del tap-
ping. Quando inizi a trasformare i problemi di fondo che ti portano alla
fame nervosa, non hai più bisogno dell’effetto confortante del cibo.
Il risultato è che ti allontani naturalmente proprio dagli alimenti per i
quali sentivi un desiderio impellente.

73
SCOPRI LA RADICE DELLA TUA FAME NERVOSA

Ora che abbiamo visto che cos’è la fame nervosa e perché è così
difficile non cedergli senza utilizzare il tapping, è il momento di
tornare a indagare su cosa sta alimentando la tua fame nervosa.

La fame nervosa per evitare le emozioni


Mangiare come fosse questione di vita o di morte spesso indica
che stiamo evitando emozioni difficili. È il caso di Joanne. Grazie
al tapping sui suoi desideri compulsivi di cibo, ha capito quanto
spesso in passato lo avesse usato per “mandar giù” le sue emozioni.
Non stava cercando di evitare solo una o due emozioni in partico-
lare, ricorreva al cibo per tutte
.
Samantha invece ha realizzato che veniva assalita dalla fame
nervosa per evitare un’emozione specifica. Come insegnante in
pensione e aspirante autrice, aveva passato tutta la mattina a la-
vorare al suo libro, ma aveva fatto ben pochi progressi. All’ora
di pranzo era andata in cucina con l’intenzione di prepararsi un
pasto sano, invece era stata assalita dal bisogno impellente di di-
vorare due scatole di biscotti che stavano nella dispensa.
Non appena sentì il desiderio sopraffarla, iniziò a picchiettare e
si rese conto che nel suo cervello continuava a sentire il “nastro” di
una vecchia paura legata alla scrittura e al suo libro. Diceva qualco-
sa del tipo: “Non sarò mai pubblicata… chi sono io per scrivere un
libro? Non sono una vera scrittrice.” Una volta indirizzato il tapping
sulla paura e sull’ansia legati alla scrittura, il desiderio di biscotti
scomparve e Samantha si gustò un pranzo sano e appagante.

Eviti anche tu le emozioni?


Prenditi un momento per chiederti quale/i emozione/i stai cer-
cando di evitare tramite il desiderio compulsivo di cibo. Picchiet-
tare mentre ti poni la domanda può calmare la mente quanto ba-
sta perché ti risulti più facile accedere alla risposta. Se trovi utile

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picchiettare su ogni punto per ogni domanda che ti poni durante
gli esercizi, sentiti libero di farlo. Ecco una guida con la quale
puoi iniziare:

Punto karate: Anche se ho bisogno di questo cibo per calma-


re questa sensazione, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Sento il bisogno di mangiare.
Lato dell’occhio: Sento crescere questa emozione.
Sotto l’occhio: Non voglio sentirla.
Sotto il naso: Non riesco a gestirla.
Mento: Sono disperato.
Clavicola: Ho bisogno di questo cibo.
Sotto il braccio: Solo così posso affrontare la giornata.
Sommità del capo: Ci sono tutte queste emozioni dietro al
desiderio compulsivo…

Chiediti anche: Quali emozioni potrebbero esserci dietro alla mia


fame nervosa, sia che si tratti di abbuffarsi o di soddisfare un
siderio? Quali emozioni o pensieri negativi sto cercando- di evi
tare? Chiarisci questi punti e scrivi la loro intensità su una s
da 0 a 10. Dai voce a quelle emozioni e continua a picchiet
Una volta che l’intensità sarà inferiore a 5, passa alle- afferma
zioni positive.

Sopracciglia: Sento la tranquillità di cui ho bisogno.


Lato dell’occhio: Sento l’amore di cui ho bisogno.
Sotto l’occhio: Non ho bisogno di trovare tutte le risposte.
Sotto il naso: Trovo sollievo in questo momento.
Mento: Posso provare queste sensazioni…
Clavicola: …e lasciarle andare.
Sotto il braccio: Posso trovare la tranquillità di cui ho bisogno.
Sommità del capo: Rispetto il mio corpo mangiando consa-
pevolmente e con amore.

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Ricorda: quando utilizzi il tapping, segui le guide che ho forni
come promemoria da personalizzare con le tue risposte- alla do
manda di ogni esercizio.

CAUSE DELLA FAME NERVOSA

Margaret era ingrassata di 7 chili negli ultimi sei mesi. Sentendosi


sconfitta e depressa, aveva confessato di non poter far a meno di
mangiare in continuazione. “Lavoro da casa” disse, “e mi ritrovo
sempre in cucina. Non riesco a capire perché.” Quando le chiesi
che cosa fosse accaduto prima d’ingrassare, raccontò che sei mesi
prima aveva iniziato il suo nuovo lavoro.
“Il tuo nuovo lavoro è stressante?” chiesi.
“Sì!” sbottò. “Il mio capo mi sta facendo impazzire.”
Quando abbiamo iniziato a utilizzare il tapping per attenuare
lo stress provocato dal suo capo, Margaret si è resa conto che lo
spuntino le serviva per prendersi una pausa. “È così difficile in
questo momento trovare il tempo per prendermi cura di me stes-
sa” ha confessato. “Cerco di esserci sempre per tutti. Voglio essere
una buona madre. Voglio essere una donna in carriera di successo.
Voglio prendermi cura di mio marito. Non mi resta tempo per
me. Questo nuovo capo ha portato il mio stress ai massimi livelli.”
Abbiamo utilizzato il tapping anche sugli eventi scatenanti,
iniziando a picchiettare mentre ricordava tutte le cose che il suo
capo le diceva e che le scatenavano il panico. Abbiamo continuato
a utilizzare il tapping su quelle parole fino a quando Margaret ha
iniziato a ripeterle senza sentire lo stomaco contorcersi nella sen-
sazione familiare di panico. Poi siamo state in grado di introdur-
re affermazioni come: “Io sono calma e centrata sul mio corpo”,
“So esattamente cosa fare” e “Mi sento tranquilla e fiduciosa.” Ho
detto a Margaret di visualizzarsi circondata da una bolla. Mentre
picchiettava i diversi punti l’ho invitata a immaginare di poter
sentire le parole del suo capo, assicurandole che l’energia del suo

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capo non avrebbe potuto rompere la bolla. Questo procedimento
ha contribuito a rafforzare la sua idea che siamo in grado di ascol-
tare le parole di qualcuno senza farci prendere dal panico.
Prima del tapping Margaret sentiva di aver bisogno delle pressio-
ni del suo capo per poter essere più motivata nel lavoro. Credeva che
la tranquillità non fosse in linea con la serietà professionale. Quando
iniziò il tapping, si rese conto che poteva ascoltare le lamentele del
suo capo senza farsi carico di tutto lo stress. Rimanendo calma e
sicura di sé anche quando il capo era nervoso, Margaret è riuscita a
essere più intraprendente e anche più disponibile sul lavoro.
ln generale, lo stress è una causa molto comune di fame nervo-
sa, ma ci sono anche altri fattori meno noti.

La ribellione come reazione


Stavamo lavorando insieme solo da poche settimane e Rebecca si
sentiva alla grande. Aveva eseguito gli esercizi con il tapping già
diverse volte, stava mangiando cibi più sani e faceva movimen-
to. La sua energia e l’umore erano stati buoni durante la nostra
sessione precedente, quindi mi preoccupai quando nella sessione
telefonica successiva sentii la sua voce in preda al panico.
“Stai bene?” le chiesi immediatamente.
“Sto andando a trovare mio padre, ma non volevo annullare la
nostra sessione” sussurrò.
Mi confessò che aveva mangiato tantissimo negli ultimi due
giorni e si sentiva depressa per aver mandato in fumo i progressi
fatti fin lì. Credeva che fosse colpa della sua mancanza di forza di
volontà se aveva ceduto.
“È successo qualcosa prima di essere assalita dalla fame ner-
vosa?” chiesi.
Fece una pausa e poi disse: “Oh, so cosa è stato.”
Mentre era a casa dei genitori, aveva raccontato al padre i pro-
gressi raggiunti durante le nostre sessioni. Invece di essere conten-
to per lei, il padre aveva risposto: “Oh bene, hai perso peso.”

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Il commento aveva ferito Rebecca, perché le era sembrato che
l’amore di suo padre dipendesse dalla perdita di peso. Come molte
delle mie clienti che lottano con il peso, la reazione immediata di
Rebecca fu di ribellione. La sua mente inconscia ragionava così:
se il padre non riusciva ad amarla per quella che era, allora si sa-
rebbe rifiutata di perdere peso per non accontentarlo. Suo padre
avrebbe dovuto imparare ad amarla anche “grassa”. Dietro la sua
ribellione, però, Rebecca si sentiva profondamente ferita e stava
annegando nella rabbia e nella tristezza.
Spesso durante il percorso per perdere peso sentiamo il biso-
gno di ribellarci alla pressione di dover dimagrire a tutti i costi.
Quando il mondo non corrisponde alle nostre aspettative, ci ribel-
liamo alle sue ingiustizie cercando conforto nel cibo. In generale,
la fame nervosa associata a questa risposta arriva subito dopo un’e-
sperienza che ha fatto scattare la convinzione subconscia di aver
subìto un’ingiustizia. Quando mangiamo, è come se mostrassimo
il nostro disappunto a una società che ci fa pressione per essere
all’altezza di aspettative che sentiamo essere al di là della nostra
portata. Mostriamo il nostro rammarico a nostro padre, nostra
madre, un amico o un mentore che ha espresso un commento sul
nostro peso e ci ha fatti sentire come se non potessimo mai essere
pienamente apprezzati finché non avremo incarnato l’ideale che
vogliono imporci.
Quando siamo in fase di ribellione, la fame nervosa è un siste-
ma per dimostrare a noi stessi quell’amore malato di cui abbiamo
parlato in precedenza. Si tratta di una risposta immediata che ci
dà quell’amore che crediamo ci venga negato dagli altri. Per un
breve istante, sentiamo un senso di liberazione, come se avessimo
riconquistato il nostro potere riprendendo il controllo che aveva-
mo perso. In realtà stiamo facendo guerra a noi stessi.
Quando ti assale il desiderio di mangiare, spesso è sufficiente
utilizzare il tapping per trasformare le emozioni che stai provan-
do. Se questo non dovesse bastare, a volte è necessario andare più

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a fondo e indirizzare il tapping sulle parole o sull’evento scatenan-
te. Ti dirò come farlo nel prossimo capitolo. Per Rebecca è andata
esattamente così. Abbiamo iniziato a utilizzare il tapping per la
rabbia sottostante il suo moto di ribellione, e ben presto ha inizia-
to a ricordare diversi commenti passivo-aggressivi che suo padre
aveva espresso nel corso degli anni in merito al suo corpo, talvolta
indicando donne più magre e sottolineando quanto fossero carine.
Più volte l’aveva fatta sentire poco amata, come se il suo valore
fosse inversamente proporzionale al peso. Man mano che conti-
nuavamo a utilizzare il tapping ripercorrendo emozioni e ricordi,
fu in grado di lasciar andare l’enorme sofferenza e la rabbia che
aveva tenuto sepolte dentro di sé. Sapeva che il suo percorso per
star meglio non aveva nulla a che fare con suo padre o con le pres-
sioni sociali; si trattava piuttosto del suo cammino personale per
imparare ad amare se stessa e riconoscere il proprio valore.
Fu un enorme sollievo per Rebecca poter lasciar andare quel
grande fardello emotivo. Si rasserenò e si nutrì in maniera saluta-
re. La cosa più interessante è che il rapporto con il padre migliorò
e Rebecca fu in grado di capire che le voleva bene anche se in
passato il suo modo di fare le era sembrato offensivo.
Con un’altra delle mie clienti siamo state in grado di fermare la
sua fame nervosa utilizzando il tapping per trasformare un’emo-
zione. Infatti grazie al tapping, Kristie, una mamma lavoratrice,
aveva realizzato che si metteva in cerca di cibo soprattutto quan-
do era esausta. Lei la chiamava la sindrome della “mamma man-
giona”, perché ha avuto inizio quando la figlia era piccola. Ogni
volta che riusciva a prendersi una pausa, per esempio quando la
figlia dormiva, Kristie si preparava da mangiare, anche quando
non aveva fame. La sua abitudine di mangiare per rilassarsi si
radicò nel tempo, perpetuando la sua lotta con il peso. Una volta
divenuta consapevole di questo schema, Kristie è stata in grado di
affrontare il suo esaurimento con il tapping, scegliendo di riposar-
si, fare un bagno caldo o fare movimento anziché mangiare.

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I fattori che possono scatenare la tua fame nervosa sono pra-
ticamente infiniti, quindi cerchiamo di capire quando mangi in
maniera compulsiva e poi utilizziamo il tapping.

Mangi in maniera compulsiva?


Pensa all’ultima volta che ti sei ritrovato a mangiare in maniera
compulsiva. Eri sul divano, in piedi in cucina o in macchina? È
successo a notte fonda o quando ti trovavi in casa da solo? Fai
mente locale su quell’episodio di fame nervosa e poi chiediti: “È
successo qualcosa, oppure ho provato qualcosa in particolare poco
prima di mangiare?”. Questa risposta indica lo scopo del tuo tap-
ping: che si tratti di una sensazione di stanchezza e frustrazione,
oppure di qualcosa che qualcuno ti ha detto o ha fatto, puoi pic-
chiettare dando voce a quella sensazione.

AUTOPUNIRSI CEDENDO ALLA FAME NERVOSA


Se Tess era felice, andava in un fast food o si concedeva del ge-
lato affogato al cioccolato entusiasta di regalarsi un’esperienza di
piacere. Se era triste invece non succedeva. La fame nervosa per
Tess era la principale fonte di piacere, un premio che sentiva di
meritare e al quale non voleva rinunciare.
Come Tess, molti di noi diventano dipendenti dalla fame ner-
vosa. Si tratta di una rete di sicurezza, un premio, persino un
mezzo per connettersi al proprio passato, come il ricordo dei ma-
nicaretti cucinati con amore dalla mamma. Anche se non siamo
né felici né a nostro agio se accumuliamo chili di troppo, rifiutia-
mo l’idea di rinunciare ad abbuffarci, perché l’abbiamo fatto per
tanto tempo e al solo pensiero di smettere ci sentiamo persi.
La maggior parte di noi non è consapevole della propria rela-
zione con le abbuffate. È importante fermarsi e chiedersi: “Qual è
il lato negativo di porre fine a questa abitudine?”. Spesso nel corso
del libro ritorneremo su domande di questo tipo, basate sul “ro-

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vescio della medaglia”. Tess celebrava i propri successi con il cibo,
tra cui sopravvivere in un ambiente di lavoro che sentiva ostile.
Senza cibo, si chiedeva, come avrebbe potuto “prendersi cura di se
stessa” per stare bene?
Dopo aver frequentato il mio corso per un paio di settimane
ed essersi ritagliata dei momenti durante la giornata per utilizzare
il tapping, ha sperimentato un cambiamento drastico. Un giorno,
mentre era in macchina con suo marito proprio vicino alla loro
gelateria preferita, lui le chiese: “Mi vuoi chiedere di accostare?”.
Con grande sorpresa di entrambi, Tess sorrise e rispose: “No,
non voglio.”
Non sentiva più il bisogno di abbuffarsi per festeggiare il fatto
di essere “sopravvissuta” a un’altra giornata difficile. Quella stessa
settimana, al supermercato, riempì il carrello con prodotti freschi
e non le venne voglia di andare a rifornirsi allo scaffale dei biscot-
ti. “Mi sento come se il mio cervello fosse stato resettato” disse,
riferendosi all’effetto che il tapping aveva avuto su di lei.
Ora Tess si nutre di cibi sani e prova gusto nel mangiarli, pre-
miando se stessa in modi nuovi e diversi che le danno ancor più
soddisfazione di una coppa gelato.

I “benefici secondari”
Mentre approfondiamo le cause della nostra battaglia contro i chili di
troppo, parleremo spesso di un concetto cruciale: i “benefici seconda-
ri”. I benefici secondari non si riferiscono necessariamente al peso; è
un termine mutuato dalla psicologia che include i benefici secondari de-
rivati da diverse condizioni, come la malattia, il dolore e il sovrappeso.
Anni fa, scavando più a fondo in me stessa, pensai che forse non riusci-
vo a perdere peso per un motivo preciso, ma ogni volta che il pensiero
attraversava la mia mente mi concentravo subito su qualcos’altro. Un
giorno, però, decisi di pormi due domande sui benefici secondari im-
parate da Carol Look, un’esperta di tapping. Le due domande erano:

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“Qual è il vantaggio di essere in sovrappeso?”. E viceversa: “Qual è
il lato negativo del perdere peso?”. La mia prima risposta fu chiara:
“Nessuno.” Per anni non avevo desiderato altro se non perdere peso.
Il fatto di non essere magra era il problema, l’ostacolo tra me e la feli-
cità, tra me e il successo, tra me e il mio favoloso futuro.
Continuando a focalizzare il tapping su queste due domande feci un
importante passo avanti. Le porte si aprirono e ne scaturì un fiume di
risposte. Ero così sbalordita da ciò che avevo scoperto dentro di me,
che decisi di scrivere le risposte. Qui ce ne sono alcune:

• Se riuscirò a perdere peso, dovrò seguire una dieta restrittiva.


• Se riuscirò a perdere peso, sarò aspramente giudicata da altre donne.
• Se riuscirò a perdere peso, dovrò cedere a quelle pressioni cultu-
rali che non sopporto.
• Se perderò peso e dovessi fallire in altri ambiti, vorrà dire che qual-
cosa non va in me. A quel punto non potrò dare la colpa al mio peso.

Questo importante passo avanti che non sarebbe potuto avvenire sen-
za il tapping, fu l’inizio di un nuovo rapporto tra me e il mio peso. Man
mano che indirizzavo il tapping sulle mie resistenze, iniziai a dimagri-
re più velocemente e facilmente di quanto mi fosse mai capitato e mi
sentivo più leggera, più energica, più felice e più sicura nella mia pelle.
Come è stato per me, anche molte persone inizialmente fanno resi-
stenza alla possibilità di scavare più a fondo nel loro rapporto con il
peso e con il proprio corpo, ma poi si ritrovano a fare delle scoperte
altrettanto significative quando si concentrano sui benefici secondari
della propria lotta al peso.
Per quanto scavare in profondità nel tuo rapporto con il peso e con il
tuo corpo possa farti sentire a disagio, t’incoraggio a non interrompere il
percorso. Con il tapping non hai bisogno di andare a fondo della sofferen-
za per trovare sollievo. È necessario che tiri fuori il coraggio di assumerti
la responsabilità e affrontare le parti di te e della tua vita che hai trascu-
rato fin qui. È necessario che tu sia disposto a far emergere le parti della

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tua vita che richiedono attenzione e che si manifestano sotto forma di
peso corporeo. Attraverso il tapping, il percorso diventa più facile e sarà
subito accompagnato da cambiamenti fisici ed emotivi positivi.

I LATI NEGATIVI DEL PORRE FINE


ALLA FAME NERVOSA
Immagina di dover rinunciare al tuo cibo preferito per un’intera
settimana. Questa idea ti provoca ansia? Qual è il lato negativo di
porre fine al desiderio compulsivo di cibo? Senti emergere un’emo-
zione o una resistenza particolare? Scrivi i tuoi pensieri su un pezzo
di carta, se ti va, e usali come scopo per il tuo tapping. Ricordati di
misurare l’intensità delle tue emozioni prima di iniziare il tapping.

Punto karate: Anche se non sono disposta a porre fine a


questa abitudine, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non voglio smettere di desiderare questo cibo.
Lato dell’occhio: Non voglio deprivarmi.
Sotto l’occhio: Grazie a questo cibo evito le sensazioni sgra-
devoli…
Sotto il naso: …lodo me stessa.
Mento: …provo piacere.
Clavicola: Non voglio rinunciarci.
Sotto il braccio: Sono stufa di questa pressione.
Sommità del capo: Voglio ribellarmi e fare ciò che voglio.

Continua a picchiettare su tutte le ragioni per cui non vuoi l


andare questa abitudine. Quando l’intensità
inferiore èo pari a
5, inizia a incorporare nel tapping le affermazioni positive.

Sopracciglia: Posso fare ciò che voglio.


Lato dell’occhio: Posso scegliere di mangiare ciò che voglio.

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Sotto l’occhio: Più mi sento calma...
Sotto il naso: …più ho il potere di scegliere ciò che voglio.
Mento: Non ho bisogno del cibo per sentire il mio valore;
scelgo di sentire il mio valore qui e ora.
Clavicola: Non ho bisogno di cibo per calmarmi; scelgo di
calmarmi qui e ora.
Sotto il braccio: Ora posso vedere ciò che voglio.
Sommità del capo: Scelgo ciò che voglio da questo spazio di
calma ed equilibrio.

L’obiettivo di questo esercizio non è impedirti di mangiare il tuo


snack preferito, ma individuare le emozioni che possono scatenare
la tua fame nervosa.

Nel corso del tempo queste stesse cause che scatenano la tua
fame nervosa potrebbero riapparire o potresti scoprirne di nuove.
Non scoraggiarti. Prendine nota e utilizza il tapping finché non
saranno del tutto svanite.

COSA MANGI VERAMENTE?


Quando la fame nervosa diventa un’abitudine radicata negli anni,
può essere difficile riconoscere come il nostro rapporto con il cibo
stia remando contro di noi. Questo mi fu chiaro una sera mentre
ero fuori con la mia amica e mentore Ariane de Bonvoisin. Cono-
sceva una gelateria a New York che aveva il miglior gelato al cioc-
colato di tutta la città, così una sera andammo lì per mangiarlo.
Dopo averne preso uno a testa, attraversammo la strada per
sederci in una piazzetta. Era una piacevole serata estiva, e per un
attimo gustammo il gelato in silenzio, ammirando la bellezza di
una fontana. All’improvviso Ariane domandò: “Lo sai vero che
stiamo mangiando due cose diverse?”.
Guardai la sua coppetta. “No, ho preso i tuoi stessi gusti.”

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“Stiamo comunque mangiando due cose diverse” disse. “Io
sto mangiando un gelato, mentre tu stai mangiando il senso di
colpa. Io mi sto gustando questo gelato e lo smaltirò senza pro-
blemi. Il senso di colpa invece ti s’incolla addosso e ti fa aumen-
tare di peso.”
Rimasi in silenzio, scioccata per quello che Ariane aveva det-
to e perché sentivo che era vero. Da qualche tempo avevo ini-
ziato a mangiare in maniera salutare, ma non riuscivo a perdere
peso. Quella sera improvvisamente realizzai che i generi di ali-
menti che avevo dimenticato di eliminare erano il senso di colpa
e la vergogna.
Vivendo in una cultura ossessionata dal cibo e dal fitness, ci
viene insegnato fin dalla giovane età che essere in sovrappeso si-
gnifica essere da “meno”, che se siamo in sovrappeso è perché non
abbiamo autocontrollo. In fondo sappiamo che non è vero. Sap-
piamo di essere meravigliosi, stimolanti, belli e dotati. Eppure,
dopo tutti questi anni di lotta per perdere peso, arriviamo a du-
bitare di noi stessi. Denigriamo il nostro valore. Lentamente, ma
inesorabilmente, lasciamo che l’ossessione per la magrezza eroda
la fiducia in noi stessi. A poco a poco mettiamo in discussione il
nostro valore. Ci vergogniamo di noi perché i nostri corpi non
soddisfano lo standard culturale di bellezza. Ci chiediamo se sia-
mo difettosi, quando il vero problema è che non abbiamo ancora
imparato ad amarci e a rispettarci così come siamo. Il cibo non
è il nemico. È arrivato il momento di uscire da questa dinamica
e smetterla di ingoiare vergogna, sensi di colpa e qualsiasi altra
emozione negativa a ogni boccone.
Prenditi un momento per pensare a come ti senti dopo aver
mangiato. Chiediti: “Che emozioni sto mangiando con il cibo?
Giudico negativamente me stessa e il mio valore mentre man-
gio?”. Il processo sarà più semplice se utilizzi il tapping mentre
pensi alle domande e rispondi.

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FAI DIVENTARE IL CIBO
UN’ESPERIENZA PIACEVOLE
Ora che abbiamo analizzato la fame nervosa nei dettagli, mi pia-
cerebbe trattare un tema altrettanto importante: il piacere. Più
avanti in questo percorso approfondiremo meglio il tema della
cura di sé e del piacere, ora vediamo il ruolo che gioca il piacere
rispetto al cibo. Cosa succede quando utilizziamo il tapping per
sbarazzarci della fame nervosa?
Come già sai, non credo nelle diete. Credo piuttosto nell’im-
portanza di entrare in sintonia con ciò di cui il tuo corpo ha
bisogno e desidera per stare bene ed essere in buona salute. Più
volte ho visto persone dimagrire spontaneamente dopo aver uti-
lizzato il tapping per cancellare i problemi che si nascondevano
dietro il loro rapporto con il peso. A questo punto del nostro
percorso, se pensiamo di mangiare cibi più sani senza utilizzare
il tapping per cancellare lo stress e le altre cause alla base della
fame nervosa, vuol dire che ancora equipariamo la sana alimen-
tazione con la privazione. Non è questo che voglio per te né per
chiunque altro.
Credo nell’importanza di provare piacere, anche quello che si
ricava dal cibo. Voglio che ti nutri di cibo salutare non solo per-
ché è sano, ma perché è gustoso. Desidero che ti prenda il tempo
per gustarlo e assaporarne ogni boccone. Desidero che mangi non
perché hai bisogno di soddisfare un desiderio emotivo insoddi-
sfatto, ma perché hai fame e il pasto salutare che stai per mangiare
ha un aspetto e un sapore fantastici. Desidero che mangiare sia
ancora più piacevole per te di quanto non sia mai stato finora, e
senza la porzione extra di senso di colpa, vergogna e rimpianti.
Anche se il tapping è spesso il metodo più veloce ed efficace
per ricreare un buon rapporto con il cibo e con il corpo, voglio
condividere alcuni suggerimenti che i miei clienti hanno trovato
utili per far sì che mangiare diventasse un’esperienza di piacere.

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1. Prima di iniziare a mangiare, fai tre respiri profondi e sen-
ti cosa provi. Se provi senso di colpa, rabbia, frustrazione o
qualsiasi altra emozione negativa, fai un po’ di tapping pri-
ma di iniziare a mangiare. Poi scegli quali emozioni met-
tere nel piatto. Ho smesso di mangiare il gelato insieme al
senso di colpa. Tutto il cibo che mangio, compreso il gelato,
è accompagnato da amore e gratitudine.
2. Mangia lentamente e mastica in modo consapevole. Molti
di noi vivono di fretta, non si fermano un attimo. Siamo alla
perenne ricerca di tempo, quindi non c’è da meravigliarsi se
abbiamo sviluppato l’abitudine di mandare giù il cibo masti-
candolo quel tanto che basta per inghiottirlo senza soffocare.
Prendere il tempo per mangiare più lentamente ti permette
di essere più consapevole di come ti senti. Essere consapevole
mentre mastichi il cibo ha un grande impatto sul piacere che
ne ricavi. Quindi, visto che la digestione inizia dalla bocca,
quando mastichi bene il cibo migliori anche la digestione.
3. Siediti quando mangi. Il piano di lavoro della cucina è pen-
sato per preparare il cibo, non certo per mangiare. I lavelli
della cucina sono pensati per lavare i piatti, non per racco-
gliere le briciole. Quando mangiamo in piedi, tendiamo a
sentirci di fretta. Molte delle mie più grandi abbuffate sono
avvenute mentre mi trovavo in piedi davanti alla dispen-
sa in cucina, con le ante spalancate. Si inizia con qualche
nocciolina, poi una barretta di cereali, forse qualche altra
nocciolina… ma aspetta, ci sono anche i salatini. Ok, ora
potrei anche aprire quel pacco di biscotti e prendere un’altra
manciata di noccioline (o due). Inevitabilmente, ciò che è
iniziato come uno spuntino sano si trasforma in un’abbuf-
fata fuori controllo. Quando ci sediamo a tavola pronti a
goderci l’esperienza, è molto più facile entrare in contatto
con come ci sentiamo, con quanta fame abbiamo veramente
e con quanto è buono il cibo che abbiamo davanti.

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4. Aggiungi altri tipi di esperienze piacevoli che ti fanno
sentire tranquillo e rilassato. Musica piacevole, lume di
candela, un bel servizio di posate e piatti… tutte queste
cose rendono l’atto di mangiare un’esperienza gradevole
quando hai ospiti. Perché non usarle anche per te stesso? Se
hai poco tempo, scegli di aggiungere una fonte di piacere
facile e veloce, come accendere una candela o mettere la
tua musica classica preferita. Se accompagni il pasto con
la musica, mettine una tranquilla e rilassante, visto che un
ritmo movimentato e/o disturbante può distrarti da ciò che
stai mangiando e dal suo sapore.
5. Sii presente e gusta il cibo senza distrazioni. (Niente TV,
telefono o libri.) Mentre guardiamo la TV, leggiamo un
libro o una rivista, parliamo al telefono o navighiamo in
internet, non riusciamo a gustare e ad apprezzare davvero
il cibo. Il nostro cervello s’intorpidisce, inserisce il pilota
automatico e c’impedisce di essere consapevoli di ciò che
stiamo mangiando, di quanto stiamo mangiando, di capire
se siamo pieni e quanto è gustoso il nostro cibo! È ora di
essere presenti mentre mangiamo e ci godiamo un pasto.

Dopo aver letto questi suggerimenti, hai notato qualche resisten-


za? Se queste cinque semplici linee guida ti sembrano impossibili da
mettere in pratica, chiediti perché e scrivi le risposte su un pezzo di
carta o da qualche altra parte in modo da averne traccia. Focalizza
il tapping su quelle risposte. Se hai dei bambini piccoli, queste linee
guida potrebbero risultare più impegnative. Se è il tuo caso, concen-
trati per lavorarci su e adattarle il più possibile al tuo stile alimentare.
Ad altri, questi suggerimenti potrebbero sembrare eccessiva-
mente semplicistici e facili da attuare, ma non è così. Imparare a
essere pienamente presente con me stessa e il cibo mentre mangio
è stato uno degli elementi rivoluzionari più grandi del mio percor-
so per perdere peso e piacermi.

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Quando incominciamo a mettere in pratica questo nuovo ap-
proccio al cibo, ci rendiamo conto che fin qui abbiamo evitato di
essere presenti mentre mangiavamo. Questo perché quando sce-
gliamo di farlo, diventiamo presenti anche in relazione alle nostre
critiche ed emozioni negative. Invece di cercare conforto nel cibo
è importante permettere a emozioni e pensieri scomodi di emer-
gere, utilizzando poi il tapping per eliminarli.
Seguendo queste linee guida, Jill si è resa conto che mangiare
senza la TV la faceva sentire sola perché era ancora single. Quan-
do ha utilizzato il tapping per superare la credenza che mangiare
da soli significhi essere un “perdente”, è stata in grado di lasciar
andare il suo giudizio negativo e godere della propria compagnia.
Michelle si è resa conto che si sentiva in colpa ogni volta che
si prendeva un po’ di tempo per se stessa. Pensava di dover essere
produttiva anche mentre mangiava, non importava se questo si-
gnificava leggere un libro o rispondere a delle mail sul suo cellula-
re. Quando si rese conto di questo senso di colpa, mise per iscritto
tutti i pensieri che le passavano per la mente durante il pasto. Fu
sufficiente leggere ad alta voce la lista che aveva stilato mentre
utilizzava il tapping.
Nel prossimo capitolo andremo più a fondo per capire che cosa
ci ha portato fino a questo punto. Vedremo gli eventi che si sono
verificati nel passato per scoprire in che modo ci hanno colpito.
Ma prima facciamo una seduta di tapping guidato per imparare a
essere presenti mentre mangiamo, affinché mangiare diventi un’e-
sperienza più piacevole.

Vincere la fame nervosa


Punto karate: A nche se non ho il controllo su ciò che mangio, mi amo
e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Il cibo mi stressa.
Lato dell’occhio: Voglio mangiare meglio…

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Sotto l’occhio: …ma non voglio privarmi del cibo.
Sotto il naso: H
 o bisogno di questo cibo.
Mento: Devo continuare a mangiare anche se non ho fame…
Clavicola: …perché ho bisogno di una pausa.
Sotto il braccio: Ho bisogno di una via di fuga.
Sommità del capo: H  o bisogno di questo cibo.
Sopracciglia: Il cibo è un grande conforto.
Lato dell’occhio: I l cibo è sempre lì per me.
Sotto l’occhio: Non voglio lasciar andare questa cattiva abitudine…
Sotto il naso: …
 questo desiderio compulsivo intenso…
Mento: …questa lotta interiore.
Clavicola: Non voglio mangiare in maniera distruttiva.
Sotto il braccio: Non voglio nemmeno privarmi del cibo.
Sommità del capo: F orse c’è un altro sistema.
Sopracciglia: F orse posso ancora gioire del cibo.
Lato dell’occhio: Forse mi posso sentire calmo prima di decidere di
mangiare.
Sotto l’occhio: F orse ci sono altri modi per premiarmi.
Sotto il naso: F orse è più facile di quanto pensassi.
Mento: Sono aperto a trovare nuovi modi per premiarmi.
Clavicola: Sono aperto a nuovi modi per trovare conforto.
Sotto il braccio: Scelgo di sentirmi calmo e centrato qui e ora.
Sommità del capo: N  utro me stesso in maniera più salutare.
Sopracciglia: Sono in sintonia con il mio corpo.
Lato dell’occhio: È stato così tanto sotto pressione.
Sotto l’occhio: L’eccesso di cibo mi fa male.
Sotto il naso: M i ricarico con pensieri d’amore.
Mento: Sono gentile con il mio corpo.
Clavicola: Scelgo cibi che mi nutrono.
Sotto il braccio: Provo piacere nel mangiare cibi sani.
Sommità del capo: F anno bene al corpo e all’anima.
Sopracciglia: Sono in sintonia con ciò di cui il mio corpo ha bisogno.
Lato dell’occhio: I drato il corpo con acqua pura.

90
Sotto l’occhio: Faccio dei respiri profondi prima d’iniziare a mangiare.
Sotto il naso: S ono presente e ho il controllo.
Mento: Mi gusto il cibo.
Clavicola: Ho il controllo di me stesso.
Sotto il braccio: So quando sono sazio.
Sommità del capo: M  angiare è ancora più piacevole…
Sopracciglia: …quando sono presente e tranquillo.
Lato dell’occhio: È più facile di quanto pensassi.
Sotto l’occhio: Posso controllarmi.
Sotto il naso: I ntroduco delle sane abitudini ogni giorno.
Mento: Q uesto mi fa sentire bene.
Clavicola: Il cibo sano mi piace.
Sotto il braccio: Ho il controllo su me stesso.
Sommità del capo: N  utro il mio corpo con pensieri positivi e cibi sani.

91
CAPITOLO 5

EVENTI ESTERNI
CHE INFLUENZANO
PESO E AUTOSTIMA

N egli ultimi 35 anni, quando Holly attraversava dei momenti


di stress estremo, si abbuffava di cibo. Anche se aveva provato
vari metodi per perdere peso e per un po’ ci era riuscita, dopo due
anni al massimo tornava a ingrassare. Più di tre decenni dopo smise
di sperare che un giorno avrebbe potuto perdere peso per sempre.
Dopo aver frequentato per circa un mese il mio corso online,
Holly ha fatto un importante passo avanti. Durante una seduta di
tapping, si è resa conto che le sue abbuffate erano iniziate quando
aveva otto anni. La madre era tornata a lavorare a tempo pieno, e
poco dopo suo padre se n’era andato di casa. Holly aveva paura di
vivere da sola con una madre dalla disciplina rigida e implacabile ed
era arrabbiata per essere stata abbandonata dall’unico genitore ca-
pace di esprimere amore e affetto. Si sentiva smarrita e iniziò ad ab-
buffarsi di cibo, trovandovi un seppur breve ma necessario conforto.
Come per Holly, la maggior parte di noi fa fatica a ricono-
scere l’impatto che gli eventi hanno avuto sulle nostre vite fino a
quando, dopo anni o persino decenni, incominciamo a scoprire gli
ambiti in cui ci sentiamo insoddisfatti.

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Attraverso il tapping, siamo in grado di abbattere le barriere
interne ed eliminare il residuo dannoso degli eventi che conti-
nuano a influenzare noi stessi e il rapporto con il peso e il cor-
po. Holly, mentre utilizzava il tapping, ha dato l’opportunità alla
bambina di otto anni dentro di sé di dire ad alta voce come si
sentiva per davvero. Con le lacrime che le rigavano il viso, provò
un senso di liberazione incredibile, e in seguito si stupì di riuscire
a richiamare alla mente quel ricordo senza venire sopraffatta dal-
la tristezza. Provò compassione per sé e per quella bambina che
cercava conforto nel cibo. Tutto questo l’ha portata a costruire un
nuovo rapporto con se stessa e con ciò che mangia. È diventata più
consapevole del proprio stress, utilizza il tapping per alleviarlo e
non si sente più in balìa della voglia di abbuffarsi.
Per vedere come gli eventi possono aver influenzato il rapporto
con te stesso e il tuo peso, in questo capitolo esploreremo tre pos-
sibili eventi scatenanti: eventi che portano a un aumento di peso,
eventi che distorcono l’esperienza della perdita di peso ed eventi
che non si possono individuare chiaramente. Tutti questi episodi
possono avere importanti effetti sulla tua capacità di dimagrire.

EVENTI CHE TI HANNO FATTO


AUMENTARE DI PESO
Beverly ha perso i suoi primi 30 chili grazie alle sedute quotidiane
di tapping focalizzate su ciò che le era accaduto prima d’ingrassa-
re. Senza concentrarsi sul desiderio di perdere peso e senza sforzo,
ha visto i chili scomparire. Aveva iniziato a ingrassare a causa di
quello che aveva ribattezzato come il suo “inferno familiare”: un
periodo durato dieci anni, iniziato subito dopo il matrimonio con
il marito che allora viveva con i suoi due figli adolescenti nati da
un precedente matrimonio.
Le sfide che Beverly dovette affrontare in quel periodo sembra-
vano senza fine. Da quando aveva scoperto il figliastro spacciare

93
droga sulla loro veranda, Beverly faceva fatica a trovare la tranquil-
lità necessaria. Il marito negava l’evidenza di ciò che stava accaden-
do sotto i loro occhi, e lei si sentiva sola e senza supporto, incerta su
come riuscire a far funzionare il matrimonio, viste le circostanze.
Preoccupata per il suo fallimento come madre surrogata, decise
di rinunciare al sogno di avere dei figli propri e fece di tutto per
nascondere il proprio dolore ad amici e familiari. La sua unica
fonte di consolazione in quel periodo era il cibo, e anno dopo anno
i chili continuarono ad aumentare.
Quando Beverly ha utilizzato il tapping per azzerare la carica
emotiva dei ricordi, il suo corpo e il suo stile alimentare hanno
iniziato a cambiare senza sforzo. Nel momento stesso in cui è riu-
scita a eliminare le emozioni negative legate all’“inferno familia-
re”, non ha più provato dolore. Era stato un momento difficile, ma
le aveva insegnato anche molto.
Mi colpì come Beverly aveva chiamato quel periodo della sua
vita. Anche se l’approccio migliore al tapping è quello di essere più
specifici possibile, non sempre è necessario analizzare i ricordi uno
a uno. Il tapping serve però a capire quali sensazioni sono legate
ai ricordi negativi, così da annullarne la carica emotiva. Dando ai
ricordi un’etichetta, come ha fatto Beverly chiamandoli “inferno
familiare”, è possibile cancellare la carica emotiva più rapidamente.
Quando Beverly è riuscita a eliminare la carica emotiva negativa
dai suoi ricordi, è stata in grado di rinominare quel periodo come
“il decennio dei passi avanti” e ha potuto richiamare alla mente
quel periodo senza provare sofferenza nel momento presente.

Il potere degli eventi grandi e (apparentemente) piccoli


Le persone rimangono spesso sorprese quando scoprono quanto
siano state influenzate da eventi apparentemente minori della loro
vita. È stato così per Victoria, che durante una seduta di tapping
ha realizzato che i suoi problemi con il peso erano stati scatenati
da cinque parole che le erano state rivolte quasi trent’anni prima.

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“Non meriti di vivere qui” le disse il suo primo padrone di casa
finita l’università. Fu quello il momento in cui Victoria iniziò a
cercare consolazione nel cibo per paura di non meritare le cose
belle della sua vita, come suggerito da quell’uomo.
Facendo mente locale su quelle parole mentre utilizzava il tap-
ping, sentì le lacrime scorrerle lungo le guance. Pianse per tutta
la tristezza e la rabbia che aveva trattenuto per così tanto tempo.
Una volta utilizzato il tapping per trasformare le emozioni,
fu in grado di ricordare quelle parole senza sentirsi sconvolta. “È
come se nel mio cervello fosse scattato qualcosa” ha ammesso.
Se un evento ti ha fatto convincere di non meritare le cose belle
della tua vita, questo ti mette i bastoni tra le ruote ogni volta che
ti succede qualcosa di positivo. Utilizzando il tapping, Victoria ha
scoperto che non faceva più resistenza ai suoi progressi. La notte
pensava al tapping che avrebbe fatto il giorno dopo, e iniziava a
prepararsi pasti sani e gustosi che la facevano stare bene. Perdere
peso era diventato improvvisamente facile e divertente perché ora
sentiva di meritarsi le cose belle della vita.
Gli eventi che scatenano o riaccendono la nostra lotta con il
peso, spesso sono anche molto diversi tra loro. Alcuni arrivano a
collegare l’inizio della loro lotta con un evento importante come
la perdita di un lavoro, problemi di coppia o una malattia. Altri,
come Victoria, individuano il momento specifico risalendo a ritro-
so nel tempo, a quando hanno iniziato a cercare consolazione nel
cibo. Che si tratti di un commento offensivo, di un approccio ses-
suale indesiderato o di qualche altra esperienza recente, scopriamo
che quello che una volta ci sembrava un episodio insignificante ha
avuto invece un impatto su di noi a livello molto profondo.
Applicare il tapping a questi eventi ti aiuterà a trasformare
le emozioni e le credenze radicate in te. Esistono diverse tecni-
che che possono essere utilizzate per indirizzare il tapping su un
evento: tapping diretto, tapping “racconta la storia” e tapping del
“film”. Puoi provarli tutti e vedere quale funziona meglio per te.

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Tecnica del tapping diretto: Quando vuoi intervenire con il
tapping direttamente su un evento passato, è sufficiente attribuir-
gli un titolo che ti consenta di accedere alle sensazioni che provavi
in quel momento: “l’inferno del divorzio”, “la perdita del lavoro”
e così via.
Quando ripensi a questo evento, quale emozione senti preva-
lere? Potresti provare emozioni diverse, non c’è problema, ma per
ora concentrati su quella che cattura maggiormente la tua atten-
zione. Quando pensi all’evento, che intensità ha l’emozione che
senti su una scala da 0 a 10? Inizia il tapping riempiendo gli spazi
vuoti con il titolo dell’evento e l’emozione relativa a esso.

Anche se ____________ mi ha fatto sentire ____________,


mi amo e mi accetto.
Anche se ____________ mi ha fatto sentire ____________,
mi amo e mi accetto.
Anche se ____________ mi ha fatto sentire ____________,
mi amo e mi accetto.

Continu a a picchiettare mentre riempi gli spazi con il titolo di ciò


che è su ccesso e come ti ha fatto sentire, fino a qu ando riuscirai a
pensare all’evento senza provare emozioni intense. Sii paziente
con te stesso, visto che spesso un evento è stratificato in più livelli
su cui potrebbe essere necessario u tilizzare il tapping.

Tecnica “racconta la storia”: Se chiami un tuo amico per la-


mentarti di qualcosa che ti è successo, gli racconti una storia. Con
questa tecnica puoi far finta di raccontare una storia a un amico e
di parlagli di quello che è successo mentre picchietti i punti.

B onus: Una volta che ti senti calmo e riesci a ripetere la storia


senza più sentire un forte carico emotivo, chiediti: “Se dovessi ri-
cavare una lezione positiva da questa esperienza, quale sarebbe?”.

96
Tecnica del “film”: La tecnica del film è stata sviluppata dal
fondatore di EFT Gary Craig per affrontare eventi specifici, più
che per questioni generali, e consiste nel far partire nella mente un
filmato di ciò che è avvenuto. Riprodurre il filmato di un evento
è il metodo ideale quando hai a che fare con un solo evento speci-
fico. Un film ha un inizio e una fine. Ci sono personaggi centrali
che fanno e dicono cose particolari e di solito nella trama c’è un
“crescendo” o un momento topico.
Le seguenti domande ti aiuteranno a preparare il tuo film:
• Pu oi trasformare qu esto evento in u
n film? Una cosa grandiosa
di questa tecnica è che in nessun punto del film è necessario
dire i dettagli ad alta voce. La parte cruciale sono gli effetti
che i dettagli e le persone coinvolte hanno sui cinque sensi.
Focalizzati sui luoghi, i suoni, le emozioni e le sensazioni
fisiche che i personaggi stanno vivendo, su cosa pensano e
anche su profumi o sapori. Una cosa che consiglio quando
un film è troppo intenso, è immaginarlo in bianco e nero
e pensare di guardarlo dall’ultima fila di un cinema. Una
volta che ti senti a tuo agio con il film in bianco e nero, puoi
aggiungere il colore e ridurre la distanza tra te e lo schermo.
• Qu anto du ra il film? Il filmato deve essere breve, tre minu-
ti al massimo. Spesso l’evento traumatico chiave nel film
dura appena pochi secondi. Se ci sono stati diversi momenti
traumatici, suddividi il film in tanti spezzoni, per poterti
concentrare sul tuo coinvolgimento in ogni evento specifico.
• Qu ale titolo scegliere? Scegli un titolo specifico per quel seg-
mento di film.
Ora trasponi l’evento specifico in un breve filmato con un titolo:
• Ripercorri il film nella mente e valuta l’intensità delle emo-
zioni che stai provando ora (mentre lo immagini) su una
scala da 0 a 10. Puoi anche supporre quale sarebbe l’intensi-
tà se provassi a immaginarlo.

97
• Fai diversi cicli di tapping su “Qu esto film.”
Controlla di nuovo l’intensità; vedrai che sarà scesa di
diversi punti.
• Ora riproduci il film nella mente ancora una volta, a partire
da un punto privo d’intensità o con un punteggio molto
basso, e fermati ogni volta che senti l’intensità aumentare.
Questo è molto importante! Molti di noi hanno convissuto
così a lungo con certi traumi del passato da non accorgersi
più di come stanno man mano che si addentrano nella sto-
ria. Ora non più! Con EFT, quando riconosciamo questi
momenti d’intensità, possiamo utilizzarli come opportuni-
tà per trasformarli con il tapping.
• Riproduci il film nella tua mente ancora una volta, dall’i-
nizio alla fine, soffermandoti con il tapping su ogni aspetto
intenso così come si presenta. Picchietta fino a quando sarà
possibile riprodurre l’intero film senza cambiarlo.
• Elabora nuovamente il film, questa volta amplificando suo-
ni e colori. Cerca d’immergerti completamente. Se senti
una certa intensità nel ripercorre alcuni istanti, fermati e
picchietta di nuovo!
Nota: Può essere utile descrivere il film ad alta voce. Fer-
mati se ripercorrere una scena ti turba, e picchietta di nuo-
vo fino a quando l’intensità sarà pari a 0. Poi riprendi a
elaborare il filmato.

Ora che abbiamo esplorato più a fondo come gli eventi passati
possono aver influito sul tuo rapporto con il peso, concentriamoci
sulla prossima tappa del tuo percorso: che cosa è successo quando
hai perso peso in passato.

98
EVENTI CHE FALSANO L’ESPERIENZA
DELLA PERDITA DI PESO

Abby non era mai stata così in forma in vita sua, faceva spesso
esercizio fisico e mangiava sano. Quando le fu diagnosticato il
cancro, era l’ultima cosa che si aspettava. Travolta dallo shock,
abbandonò lo stile di vita sano e ricominciò a ingrassare. Anche
se sono trascorsi anni da quella diagnosi traumatica e anche se
razionalmente sa che lo stile di vita salutare non ha portato al
cancro, oppone resistenza alla perdita di peso e alle abitudini sane
per paura che possano nuocerle.
Spesso l’impatto emotivo che certi eventi hanno avuto su
di noi non è compatibile con ciò che la nostra mente razionale
riconosce come vero, ossia che la perdita di peso e le abitudini
sane ci fanno bene e non male. Quello che accade in questi casi
è che attribuiamo un certo significato a eventi simultanei, come
la diagnosi di cancro di Abby e il suo stile di vita sano. Questo
è stato anche il caso di Suzie, il cui rapporto con il peso è sta-
to compromesso dal giudizio negativo di un’amica che l’aveva
accusata di ritenersi migliore degli altri perché era dimagrita.
Sentendosi sola e senza supporto, Suzie aveva riacquistato i chi-
li persi, pensando che fosse meglio essere in sovrappeso piutto-
sto che magra e sola.
Prenditi un momento per chiederti: “Cos’è successo l’ultima
volta che ho perso peso o mi sono sentito in forma?”. Sentiti libero
di scrivere ciò che senti e poi usalo come punto di partenza per il
tapping.
Se non ti viene in mente nulla, non ti preoccupare. Continua
a leggere.
Se fai fatica a ricordare un evento, puoi comunque applicare
il tapping utilizzando le tecniche che abbiamo appena imparato.
Questo tapping guidato può aiutarti a iniziare. Dai un voto all’in-
tensità delle emozioni provate rispetto all’evento prima di iniziare.

99
Punto karate: Anche se l’ultima volta in cui ho perso peso è
accaduta una cosa spiacevole, mi amo e mi accetto e sono
al sicuro (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Questa cosa spiacevole che è accaduta.
Lato dell’occhio: Mi sentivo così bene…
Sotto l’occhio: …ed è andata male.
Sotto il naso: Questa resistenza a perdere peso di nuovo.
Mento: Una parte di me lo vuole…
Clavicola: …una parte lo rifiuta.
Sotto il braccio: Non voglio che si ripeta ciò che è accaduto.
Sommità del capo: Perdere peso non è sicuro.

Qu ando l’intensità dell’ob iettivo iniziale del tapping è inferio-


re o pari a 5, puoi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Forse questa volta sarà diverso.


Lato dell’occhio: Forse non dipendeva dal peso.
Sotto l’occhio: È sempre dipeso da me.
Sotto il naso: Ho imparato tanto da questa esperienza.
Mento: Ho imparato la lezione…
Clavicola: …e a rilasciare il dolore.
Sotto il braccio: Questa volta sarà diverso.
Sommità del capo: Mi sento sicura di me e ho fiducia nel
mio potere.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuovaN


mente l’intensità e continu a a picchiettare fino a qu
ando proveN
rai sollievo.

EVENTI CHE NON PUOI INDIVIDUARE


A volte il peso diventa un problema a poco a poco, trasformandosi
in una fonte di stress. Se è questo il caso, non c’è bisogno di ricor-

100
dare un evento o un periodo di tempo specifico per ottenere risul-
tati. Queste domande ti servono solo per fare chiarezza su ciò che
ancora ti blocca. Se non c’è un evento specifico, puoi sperimentare
un importante cambiamento applicando il tapping alle credenze,
come vedremo nel prossimo capitolo.
Anche se non sei sicuro che questo capitolo faccia al caso tuo,
ti consiglio di leggerlo e fare comunque gli esercizi. Attraverso il
tapping puoi scoprire ricordi sepolti e risolverli rapidamente, ridu-
cendo lo stress che può interferire con la perdita di peso.

QUANDO LE PAROLE FERISCONO


“Sei grassa, per questo nessuno ti ascolta” mi disse il mio ex men-
tore quando avevo vent’anni e facevo volontariato alla conferenza
sul benessere e la nutrizione da lui organizzata.
Mentre i due giovani in piedi vicino a me distoglievano lo
sguardo in evidente imbarazzo, risposi: “Il mio peso non è un
problema, i ragazzi mi corrono dietro.”
Anche se non era del tutto vero, era quello che mi era venuto
in mente di dire dopo essere stata attaccata così inaspettatamente.
“Perché hai il seno grosso” ribatté lui.
Ero senza parole e alla disperata ricerca di una via d’uscita,
quando lui proseguì: “Se vuoi avere successo in questo mondo e
parlare dal palco non puoi essere grassa. Le persone guarderanno
solo il tuo peso.”
Ripensando a quel momento, capisco che il mio ex mentore mi
ha ferita così profondamente perché credevo alle sue parole ancora
prima che lui le pronunciasse. Invece di ribattere esprimendo una
sana rabbia e ribellarmi a un attacco inutile e crudele, mi lasciai
demolire. Negli ultimi anni ero talmente ossessionata dal mio
corpo da averlo reso un ostacolo tra me e il mio futuro.
Dal momento che non riuscivo a dimagrire né a esprimere la
mia rabbia, ricorsi alla ribellione. Avrei dimostrato che aveva torto

101
e che avrei raggiunto il successo senza perdere peso. Se avessi per-
so peso, avrei dimostrato che lui aveva ragione e non potevo accet-
tarlo. Così, invece di elaborare i miei sentimenti in modo sano, li
seppellii ancora una volta sotto il cibo. Questa volta, mi dissi, non
perdere peso sembra la cosa giusta, come se lo stessi facendo per
tutte quelle donne che si sentono giudicate perché non entrano
in una taglia 42. In verità, però, soffocando i miei sentimenti, mi
stavo solo facendo più male.
Ripensandoci, mi accorgo ora di quanto il mio ex mentore
fosse in errore: ci sono donne incredibili che cambiano il mondo
senza portare la 42. Anche se cercavo di dimostrare che aveva
torto, permettevo alle sue parole d’influenzarmi. La chiave è stata
lasciar andare quello che aveva detto, iniziando a fare ciò che era
meglio per me.Rifiutare o accettare le sue parole non mi sarebbe
servito a nulla. Il percorso per imparare ad amare noi stessi si basa
sui nostri bisogni e desideri, non sull’accettare o rifiutare le idee
degli altri.
Quando utilizziamo il tapping per azzerare l’impatto emotivo
di parole offensive che ci sono state rivolte, può darsi che avremo
bisogno di lavorare su più livelli della stessa esperienza. Dopo di-
verse settimane di lezione, un giorno una partecipante del mio cor-
so ha annunciato di aver fatto un importante passo avanti. Dopo
che il suo ex marito le aveva detto che nessuno l’avrebbe mai amata
perché era troppo grassa, confidò che aveva iniziato ad amare se
stessa a un livello più profondo e di sentirsi pronta per l’amore. Poi
aggiunse che era pronta a “dimostrare che lui aveva torto.”
Le feci subito notare che se aveva bisogno di dimostrare che lui
aveva torto, non si sarebbe mai presa cura di sé né avrebbe perso
peso. Inconsciamente si sarebbe ribellata alla perdita di peso, per-
ché avrebbe significato che il marito aveva ragione: che di lei gli
uomini apprezzavano solo il corpo. Se il suo percorso per perdere
peso si fosse basato su di lui o sugli uomini in generale e non su
di lei, dimagrire in modo definitivo sarebbe stata una battaglia in

102
salita. Utilizzando il tapping avrebbe potuto elaborare e cancel-
lare le ferite emotive che le parole offensive pronunciate dal suo
ex marito le avevano inferto. Una volta che si fosse impegnata a
dimagrire solo per se stessa, sarebbe stata in grado d’intraprendere
un percorso per perdere peso piacevole e gratificante.

Lasciar andare il dolore delle offese


Mi sentivo così ferita e in imbarazzo per ciò che il mio ex mento-
re aveva detto che ci vollero anni prima di riuscire a parlare di que-
sta storia con gli altri. Solo al ricordo di quelle parole: “Sei grassa,
e nessuno ascolta quello che hai da dire” mi si formava un groppo
in gola e i miei occhi si riempivano di lacrime. Il ricordo era troppo
doloroso da affrontare, così ho fatto di tutto per evitarlo, anche se
il dolore di quel momento sembrava sempre così reale e presente.
Abbiamo già visto come utilizzare il tapping per gestire la fame
nervosa dovuta alle emozioni causate da parole dolorose. Praticando
EFT su questi eventi è possibile trasformarli anche molto tempo
dopo che hanno avuto luogo. Per quanto penosi possano essere i ri-
cordi legati a parole offensive, richiamandole alla mente con grande
slancio emotivo possiamo cancellarne il dolore attraverso il tapping.
Quando i ricordi dolorosi ti riportano indietro nel tempo, l’a-
migdala nel tuo cervello entra in allerta, preparandosi a proteg-
gerti dal pericolo. Quello che devi fare è insegnare all’amigdala
a riconoscere che quei ricordi non sono pericolosi. Utilizzando
il tapping per le parole offensive che qualcuno ti ha rivolto, dai
istruzioni diverse al tuo cervello dicendogli che sei al sicuro.
Spesso, quando ti liberi di un notevole carico emotivo, potresti
sperimentare un senso di liberazione a livello fisico, come pianto o
agitazione. Man mano che utilizzi il tapping sui ricordi, ti accorgi
che le parole offensive perdono il loro potere. Nel mio caso, dopo
aver pianto un fiume di lacrime, sono stata in grado di ripetere quelle
stesse parole sentendomi centrata e rilassata. Ciò è stato possibile solo
dopo aver utilizzato il tapping per liberare la loro potenza emotiva.

103
Ora utilizzeremo il tapping sulle parole di offesa che ti hanno
rivolto. Inizia a picchiettare mentre le ripeti fino a quando le potrai
pronunciare sentendoti tranquillo. Puoi riempire gli spazi vuoti di
seguito per creare un tapping guidato personalizzato. Se ti viene
più facile iniziare scrivendo le frasi su un foglio di carta, fallo pure.

Punto karate: Anche se __________ ha detto ___________,


io mi amo e mi accetto. (Ripeti tre volte)
Sopracciglia: ____________________________________
Lato dell’occhio: _________________________________
Sotto l’occhio: ___________________________________
Sotto il naso: ____________________________________
Mento: _________________________________________
Clavicola: ______________________________________
Sotto il braccio: __________________________________
Sommità del capo: _______________________________

Spesso ci sforziamo di cancellare le cose troppo velocemente, perN


ché non vogliamo ammettere qu anto certe parole ci abbiano feriN
to. Non c’è nu lla di male a essere arrabbiati; tira fu ori la rabbia
mentre picchietti. Non passare alle affermazioni positive fino a
qu ando non le sentirai vere.

Sopracciglia: Quelle parole non hanno potere su di me…


Lato dell’occhio: …a meno che io non dia loro potere.
Sotto l’occhio: Mi riprendo il mio potere.
Sotto il naso: Se sono stati duri con me…
Mento: …posso immaginare quanto siano duri con se stessi.
Clavicola: Le loro parole non mi appartengono.
Sotto il braccio: Le loro parole appartengono a loro.
Sommità del capo: Provo compassione per loro.

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Prova compassione
Man mano che rimuoviamo il carico emotivo delle parole offensive
attraverso il tapping, è utile provare compassione per la persona
o le persone che ci hanno ferito. Questo è difficile o addirittura
impossibile se non hai eliminato completamente la carica negativa
delle loro parole. Se senti di opporre resistenza a questa idea, signi-
fica che è necessario utilizzare ancora il tapping per quelle parole.
Spesso mi capita di finire le sessioni di tapping per le parole di
offesa con la frase: “Se sono stati duri con me, posso immaginare
quanto siano duri con se stessi.” Quando ho utilizzato questo pro-
cedimento su una donna la cui madre aveva sempre desiderato che
lei diventasse una reginetta di bellezza, fece una smorfia pensando
a quanto dura doveva essere stata sua madre con se stessa.
Sentire compassione per la persona che ti ha rivolto parole of-
fensive, rende il perdono un processo più facile e ti permette di
riprendere il tuo potere in maniera amorevole.
Vorrei sottolineare ancora una volta, però, che spesso si cerca di
passare troppo rapidamente alla compassione. Permetti a te stesso
di sentirti arrabbiato o ferito durante il tapping. Solo quando senti
di poter dire quelle parole senza reagire fisicamente, puoi aprirti
alla compassione e al perdono.

Trasforma gli eventi quotidiani


Piccoli eventi di cui facciamo esperienza ogni giorno hanno un
certo peso su salute e benessere, quindi è meglio stroncarli sul na-
scere piuttosto che lasciare che si accumulino nel corso degli anni.
Mentre vivi la tua giornata, prova a notare gli eventi e i commenti
che innescano in te una risposta emotiva. Ogni volta che si veri-
ficano emozioni negative come ansia, rabbia o malessere, prenditi
un po’ di tempo per utilizzare il tapping.
Per esempio, dopo aver lavorato duramente per tante ore il tuo
capo t’invia una mail di rimprovero e ti senti furioso. Arrivi a casa
arrabbiato e tutto quello che vuoi fare è chiudere il mondo fuori

105
afferrando qualcosa da mangiare. Invece di essere intrattabile con la
tua famiglia e ingoiare cibo, puoi utilizzare il tapping per elaborare
la risposta emotiva alla mail del tuo capo. Spesso può essere sempli-
ce come picchiettare i punti mentre la leggi. Ciò contribuirà a can-
cellare l’evento prima che abbia un forte impatto negativo su di te.
Il passo successivo del percorso di ricerca interiore si concentra
sulle credenze limitanti che ostacolano la realizzazione di sogni e
progetti. Prima di approfondire le credenze, però, ti consiglio di
seguire una sessione di tapping guidato su come gli eventi posso-
no aver influenzato il tuo percorso fino a questo punto.

Liberati del passato


Punto karate: A nche se ho permesso a questi eventi di bloccarmi, mi
amo, mi accetto e mi sento libero (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Guardare più da vicino può creare confusione.
Lato dell’occhio: È più facile ignorare il passato.
Sotto l’occhio: È più facile ignorare questi eventi…
Sotto il naso: … ma incidono su di me ogni giorno.
Mento: L a vita non mi sembra così facile…
Clavicola: …con questi eventi del passato che mi pesano addosso.
Sotto il braccio: F orse posso guardarli più da vicino…
Sommità del capo: …  in modo gentile e curioso.
Sopracciglia: Q uesti eventi che mi sono accaduti…
Lato dell’occhio: …li ho usati come alibi…
Sotto l’occhio: …per bloccarmi.
Sotto il naso: Q uelle parole che hanno detto…
Mento: …ho permesso a me stessa di credergli.
Clavicola: Permetto a me stesso di prendere coscienza…
Sotto il braccio: …di tutti questi eventi passati…
Sommità del capo:…e do voce a come mi sento.
Sopracciglia:Mi sono raccontato una storia…
Lato dell’occhio: …sul perché non posso avere successo.

106
Sotto l’occhio:Ho usato questi eventi come alibi.
Sotto il naso:Mi sono detto che non posso farcela…
Mento:…che non valgo abbastanza.
Clavicola:Forse sono più forte di questi eventi.
Sotto il braccio: Mi riprendo il mio potere.
Sommità del capo:Percepisco il mio potere qui e ora.
Sopracciglia:Le parole offensive del passato…
Lato dell’occhio: … ho permesso loro di albergare nella mia mente.
Sotto l’occhio:Quello che hanno detto mi ha influenzato.
Sotto il naso:Lascio andare il potere che queste parole hanno avuto
su di me…
Mento:…e incomincio ad ascoltare le mie parole…
Clavicola:…che mi dicono tutti i motivi per cui io valgo.
Sotto il braccio: Ascolto la mia voce…
Sommità del capo:…che mi guida in avanti.
Sopracciglia:Da questi eventi passati…
Lato dell’occhio: …imparo la lezione…
Sotto l’occhio:…e lascio andare il dolore.
Sotto il naso:Sono grato per tutto quello che ho imparato.
Mento:Forse sono stato respinto…
Clavicola:…perché mi aspettava qualcosa di meglio.
Sotto il braccio: Sono aperto a scoprire…
Sommità del capo:…tutti gli aspetti positivi nascosti negli eventi del
passato.
Sopracciglia:Tutti quegli eventi mi hanno portato a questo momento.
Lato dell’occhio: Quando scelgo l’amore.
Sotto l’occhio:Quando scelgo la gioia.
Sotto il naso:Quando vedo il mio valore.
Mento:Sono così grato per il mio passato.
Clavicola:Sono grato per tutto quello che ho imparato.
Sotto il braccio: Prendo queste lezioni utili del mio passato e…
Sommità del capo:…mi sento libero.

107
CAPITOLO 6

IL POTERE
DELLE CREDENZE

N el suo libro Pu oi gu arire la tu a vita, Louise Hay condivide uno


dei suoi pensieri chiave: “L’unica cosa con cui dobbiamo con-
frontarci sempre è il pensiero, e il pensiero può essere cambiato.”
Una credenza è un pensiero che abbiamo ripetuto più e più
volte e la sua influenza può essere determinante.
In questo capitolo vedremo quanto le credenze incidono sull’e-
sperienza e quanto ci possono limitare (o sostenerci) nel percor-
so per imparare ad avere fiducia in noi stessi e perdere peso. Per
esempio, quando una persona dice: “Non sono abbastanza brava”,
in realtà sta dicendo che odia ciò che crede di sé. Qu esto pensiero,
qu esta credenza su se stessa, produ ce un’emozione. L’emozione crea u na
risposta di stress nel suo corpo che avvalora la su a credenza.
Grazie al tapping, che permette di focalizzarti sulla credenza,
puoi modificare sia la credenza sia la risposta di stress che essa
innesca. Una volta che la risposta di stress diminuisce o sparisce
del tutto, la credenza negativa “Non sono abbastanza brava” non
viene più percepita come vera. È quindi possibile creare una cre-
denza positiva che senti vera, in grado di sviluppare uno slancio
positivo per il tuo percorso di fiducia nella perdita di peso e stima
del tuo corpo.

108
COME LE CREDENZE INFLUENZANO
LA TUA ESPERIENZA

Prima di descrivere le credenze più nel dettaglio, vediamo il rap-


porto tra credenze ed esperienze. Louise Hay lo riassume perfet-
tamente: “Non importa quale sia il problema, le nostre esperienze
sono solo gli effetti esterni di pensieri interiori.” In altre parole: le
esperienze sono riflessi di credenze, sono la tua idea del mondo.
Se hai una credenza negativa del tipo “non sono all’altezza”,
non puoi essere felice o provare vero piacere. Credendo che tu
non sia all’altezza (o che tu non sia abbastanza bella/intelligente/
forte) è come se ti stessi infliggendo una condanna a vita; non lasci
spazio ad altre possibilità. Con questa credenza in mente, a livello
inconscio cerchi le prove a suo sostegno e agisci (o non agisci) di
conseguenza. Interpreti gli eventi in maniera tale da sostenere la
tua credenza anche quando ti crea sofferenza. A livello inconscio
cerchi o sei attratto da persone che ti danno quel tipo di risposta
negativa che “avvalora” la tua credenza.
L’idea che le credenze creino l’esperienza mi colpì un giorno di
parecchi anni fa, quando confessai alla mia amica Brenna ciò che
mi aveva detto un ragazzo: “Saresti carina se dimagrissi un po’.”
Era l’ennesimo commento crudele non richiesto sul mio peso,
e ancora una volta mi devastò. Sapendo che in passato ero stata
spesso bersaglio di commenti simili, Brenna mi guardò dritta ne-
gli occhi e mi disse: “Questo non è normale, Jess. La gente non
dice cose cattive come quella a chiunque.” Le parole di Brenna mi
fecero capire che stavo assecondando la credenza che io non fossi
all’altezza. Per anni ero stata inconsciamente attratta da persone
che la confermassero. Mi ritrovai anche a rifiutare e minimizzare
i complimenti e a concentrarmi solo sulle volte in cui la gente mi
aveva detto che non ero all’altezza.
Se credi di non valere nulla con il tuo attuale corpo, gravite-
rai intorno a coloro che confermeranno questa credenza. Quando

109
cambi prospettiva su di te, smetti anche di tollerare le persone che
ti mancano di rispetto. Invece, se credi di meritare amore e soste-
gno, sei in grado di amare e sostenere te stessa e quindi di coltiva-
re una comunità solidale di persone che ti amano e ti sostengono.
Quando ho iniziato a utilizzare il tapping sulla mia credenza di
non valere abbastanza con il mio corpo attuale, sono riuscita a can-
cellare le emozioni e la risposta di stress che questa mi provocava.
Non è successo da un giorno all’altro. Ho dovuto rimuovere tutti
gli episodi che stavo usando per avvalorare la mia credenza. Un
esempio lo abbiamo visto nel Capitolo 2 con l’Albero del tapping:
sintomi, emozioni, eventi e credenze spesso sono interconnessi.
Dopo la mia chiacchierata con Brenna, accadde una cosa sor-
prendente. Iniziai ad allontanarmi dalle persone giudicanti e
negative, e a gravitare verso relazioni che sostenevano le nuove
credenze positive su me stessa. Presto tutta la mia vita iniziò a
cambiare e dimagrii più velocemente di quanto mi fosse mai suc-
cesso. Tutto è avvenuto senza che fossi concentrata sulla perdita
di peso o che mi dovessi sentire deprivata. Nel momento in cui ho
creato una nuova credenza che mi ha permesso di amare me stes-
sa, sono riuscita a prendere decisioni migliori e non ho più avuto
bisogno di una dieta e di esercizi fisici estenuanti per perdere peso
e punire il mio corpo. Piuttosto ho iniziato ad apprezzarmi.
Vedo questo stesso schema ripetersi spesso nelle persone. Sono
stupita da quanto sia facile perdere peso una volta che si utilizza
il tapping per cambiare le credenze su noi stessi, i nostri corpi e il
nostro percorso.

METTI TUTTO IN DISCUSSIONE!


Restare aggrappati alle credenze negative è come indossare degli
occhiali scuri che trasformano la realtà in qualcosa di cupo e mi-
naccioso. Quando li togliamo e indossiamo le lenti giuste – ossia
le credenze positive – il mondo diventa più luminoso. Improvvi-

110
samente ci sentiamo fiduciosi, in grado di cercare esperienze che
ci facciano stare bene.
Per quanto le credenze negative possano causare sofferenza,
non sempre siamo in grado di riconoscerle. Sia che le abbiamo
assorbite dal nostro ambiente o ci siano state trasmesse dai nostri
genitori, spesso appaiono mascherate come dati di fatto. Possiamo
mettere in discussione l’autorità ed esaminare le credenze finché
siamo nell’adolescenza, ma quando cresciamo tendiamo a fissarci
su certe idee pensando che il mondo sia esattamente come pensia-
mo e che noi stessi siamo fatti in u
n certo modo.
Per individuare una credenza occorre mettere in discussione la
nostra idea del mondo e di noi stessi. Quando utilizziamo il tap-
ping mentre ci concentriamo sulla credenza, la forza emotiva di
quest’ultima s’indebolisce e abbiamo la possibilità di fare un passo
indietro e chiederci: “È davvero così?”. A questo punto siamo li-
beri di scegliere una credenza che ci sostenga nella creazione della
vita che vogliamo avere e nel nostro percorso per perdere peso.
All’inizio potremmo opporre resistenza e diffidare dell’idea
che cambiando credenze possiamo cambiare vita. Abbiamo così
tante prove a dimostrazione che ciò che crediamo sia vero. Per
cominciare, non siamo mai stati capaci di perdere peso senza fare
sacrifici, contare le calorie, metterci a dieta e seguire gli allena-
menti. Perché dovremmo pensare che questa volta sarà diverso?
Anche se ci sembra di fare un ragionamento logico, spesso
la resistenza che sentiamo affonda le sue radici nella risposta di
stress creata in noi da una credenza negativa. Fino a quando non
ricorriamo al tapping per cancellare tale risposta, non possiamo
creare una nuova esperienza di noi stessi. Se abbiamo negato la
possibilità che perdere peso sia piacevole, per esempio, ci stiamo
precludendo un’esperienza positiva. Spesso, quando le persone ar-
rivano a capire che le loro credenze sono solo pensieri soggetti
a cambiamento, si rendono conto che le credenze limitanti non
sembrano nemmeno seguire una logica. Spesso le sento dire: “So

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che questa è solo una credenza. Io non vorrei assecondarla, ma
semb ra così vera.”
Nel capitolo precedente abbiamo visto l’esperienza di Abby, la
cui diagnosi di cancro aveva creato una credenza limitante secondo
la quale perdere peso e seguire uno stile di vita salutare l’avevano
portata ad ammalarsi. Sapeva che non era vero, ma non riusciva a
liberarsi dalla sensazione che lo fosse. Quando ha utilizzato il tap-
ping per cancellare la risposta emotiva e lo stress che erano stati
convalidati dalla sua credenza, è stata in grado di lasciarla andare.
Lo stesso principio si applica a chiunque: fino a quando non siamo
in grado di rimuovere la risposta emotiva e lo stress nascosti dietro
alle credenze negative, non possiamo lasciarle andare del tutto.
Il primo passo per rilasciarle è identificarle e possiamo riuscirci
imparando a mettere tutto in discussione, compreso ciò che abbia-
mo sempre riconosciuto come un “dato di fatto”. Agiremo su que-
sto. Quindi prenditi un momento per porti le seguenti domande.
Ti consiglio di scriverle insieme alle risposte che affiorano in te.
• Quale risposta negativa sto prendendo in prestito da altri
per sostenere le mie credenze limitanti?
• Quando ho appreso di non essere abbastanza bravo/carino/
intelligente ecc.?
• Quali eventi ho usato come prova a sostegno delle mie cre-
denze negative?

CHIARISCI LA TUA STORIA

Quando iniziamo a identificare le credenze limitanti, spesso ci ac-


corgiamo di averne diverse per diverse aree della nostra vita. Nel
corso del tempo queste credenze diventano la storia principale che
ci raccontiamo riguardo a chi siamo e a ciò che siamo capaci di
fare. Una volta che utilizziamo il tapping per affrontare le creden-
ze limitanti che hanno plasmato la nostra storia, siamo in grado

112
di crearne una nuova e di fare incredibili progressi in maniera del
tutto naturale e piacevole.
È quello che è successo a Lori quando ha fatto chiarezza sulla
sua storia utilizzando il tapping per cancellare le credenze nega-
tive. “Sono passata dall’ossessione per la perdita di peso all’osses-
sione per l’amore di me stessa. Ho capito che l’amore per noi stessi
è la chiave. Ho capito come prendermi cura di me. Cambiando
le mie credenze, l’esercizio fisico e il cibo salutare sono diventati
piacevoli e divertenti ed è stato facile dimagrire.”
Se ti è utile, puoi adoperare la tecnica “racconta una storia” che
abbiamo analizzato nel Capitolo 5 per fare chiarezza sugli even-
ti. In questo caso ti servirà per eliminare le credenze limitanti.
Esaminiamo la storia che potresti esserti ripetuto e poi facciamo
un po’ di tapping per spianare la strada a nuove credenze che ti
sostengano e ti aiutino nel percorso per perdere peso.

Scopri la tua storia


La prima parte di questo esercizio è scritta, poi si prosegue con
il tapping. Inizia completando le due frasi di seguito che ti aiute-
ranno a individuare le tue credenze limitanti. Scrivi ogni frase e
completala con parole tue.
• Non riesco a perdere peso/essere magro perché…
• Voglio perdere peso, ma…
Annota le credenze che emergono finendo queste frasi, che
saranno lo scopo del tuo tapping. Quando individui una cre-
denza, pronunciala a voce alta e chiediti: “Su una scala da 0
a 10, quanto mi sembra vera?”. Se sembra essere un dato di
fatto, vale 10. Poi inizia a picchiettare mentre racconti la tua
storia. Può essere utile un’affermazione iniziale come: “An-
che se credo _______________________________ (indica la tua
credenza), accetto me stesso e come mi sento, e mi apro a una
nuova prospettiva.”

113
Nella parte successiva del capitolo esploreremo le credenze li-
mitanti all’interno della tua storia e impareremo a utilizzare il
tapping per trasformale.
Le persone spesso mi dicono che quando applicano il tapping
alla storia che si stanno raccontando cominciano a vedere la loro
vita in una prospettiva del tutto nuova. Si rendono conto che han-
no usato diversi eventi per avvalorare le loro credenze limitanti.
Una volta che utilizzano il tapping per cancellarle, riescono a in-
terpretare gli eventi passati sotto una nuova luce e a scoprire in
essi una lezione preziosa o aspetti positivi.
Per esplorare più a fondo la tua storia, esamina anche le tue
credenze su di te, sulla tua genetica, sul tuo corpo e sul tuo per-
corso per dimagrire.

CREDENZE SULLA GENETICA


Cresciuta su un’isola al largo della Scozia con una popolazione di
meno di cento persone, Marjorie era un’anomalia nella sua fami-
glia. Fin da bambina era l’unica di sette fratelli a essere sovrap-
peso. All’interno della comunità dicevano che lei aveva ereditato
i “cattivi geni” dalla zia, che era sempre stata cicciottella. “Mi
sentivo come se avessi afferrato il bastoncino più corto del pool
genetico” ha spiegato. Quei “geni cattivi” sono diventati parte di
Marjorie, un dato di fatto che non aveva il potere di cambiare.
Chi proviene da famiglie in cui l’obesità è un problema comu-
ne, punta il dito sulla genetica come causa della propria lotta con
il peso. Altre volte incolpiamo la genetica perché siamo stanchi
d’incolpare noi stessi e ci sentiamo esausti per i tentativi di dieta
falliti. Ma l’idea che siamo vittime della genetica non è solo scien-
tificamente imprecisa; ci spoglia anche del potere di cambiare.
Incolpare il corpo è come incolpare una macchina che non fun-
ziona, quando in realtà non ci siamo mai presi la briga di mettere
il carburante giusto e fare manutenzione. La verità è che non ab-

114
biamo bisogno d’incolpare qualcuno o qualcosa per i nostri pro-
blemi di peso; la chiave è sostituire la colpa con la curiosità. Dopo
aver frequentato il mio corso per alcune settimane, Marjorie ha
iniziato a modificare il senso di colpa in curiosità e ha ottenuto
un risultato interessante. Indirizzando il tapping sulle credenze
riguardo al corpo, si rese conto che nel suo ambito culturale e fa-
miliare il cibo era un’espressione d’amore. La zia amava cucinare
e riempire i piatti delle persone che amava significava dimostrare
affetto. Marjorie aveva “mangiato” amore sotto forma di biscotti,
focaccine, muffin e torte.
Se una famiglia è in sovrappeso, non abbiamo bisogno di ri-
farci alla genetica, piuttosto dobbiamo esaminare le abitudini
alimentari all’interno di quel nucleo. Chiediamoci per esempio
quali credenze abbiamo adottato a livello inconscio riguardo al
mangiare, al cibo e al peso. Quando smettiamo di criminalizzare
il corpo, possiamo cambiare le nostre emozioni, i livelli di stress,
il comportamento e il metabolismo.
La genetica ha di certo un ruolo nell’organismo, ma se credia-
mo di non avere alcun controllo, rinunceremo facilmente e cede-
remo ad abitudini malsane che esprimono la delusione che provia-
mo. Hai più potere sui tuoi geni di quanto pensi. Esaminiamo le
basi scientifiche dietro questa affermazione.

La scienza della genetica


“Perderemo il nostro volo” sussurrai a Nick Polizzi, regista del film
“The Tapping Solution” e amico di lunga data di mio fratello Nick.
“Lo so” rispose, “ma è così importante.” Annuii, entusiasta di
andare avanti con l’intervista.
Eravamo arrivati a casa di Bruce Lipton un paio d’ore prima,
pronti a fare un’intervista di un’ora con questo scienziato di gran-
de fama che è anche autore di libri di successo. Pensavamo d’in-
contrare un uomo rigido e formale, ma è stata una sorpresa dopo
l’altra. Ci ha accolti in maglietta e pantaloncini e con un grande

115
sorriso davanti alla sua casa sulle colline di San Jose. Mentre ap-
prontavamo l’attrezzatura fotografica, si è rivolto a me dicendo:
“Fammi sapere quando siete pronti per iniziare che mi metto una
bella camicia.” Sono rimasta colpita da quanto fosse alla mano e
amichevole, così diverso dallo scienziato riservato in camice da
laboratorio che avevo immaginato.
Prima del nostro incontro mi ero parecchio documentata e sa-
pevo quanto Bruce avesse rivoluzionato ciò che sappiamo sulle
credenze e sulla loro influenza. Nel 1967 Bruce stava già facendo
delle ricerche sulle cellule staminali, decenni prima che si sapes-
se cosa fossero. Aveva iniziato in quel campo mentre seguiva il
dottorato di ricerca in biologia cellulare sotto la guida del dottor
Irwin R. Konigsberg, uno dei primi scienziati ad aver clonato con
successo le cellule staminali.
Gli studi pionieristici che Bruce ha svolto nei decenni succes-
sivi ci hanno dimostrato che i geni non predicono la salute, il suc-
cesso, la felicità o il peso: l’espressione genica è basata sull’ambien-
te. L’ambiente si estende al di là delle particelle e delle molecole
includendo le emozioni e le credenze. In altre parole, possiamo
cambiare il sistema in cui le nostre cellule si sviluppano e il loro
funzionamento, modificando le nostre credenze, i livelli di stress
e l’alimentazione.
Dal momento in cui avevamo messo piede in casa sua, erano
trascorse due ore e mezzo. Ogni attimo che avevamo trascorso
con Bruce Lipton era stato sorprendente. Era, ed è ancora, la mia
intervista preferita del film. Parlare con lui è stato affascinante e
alla fine io e Nick Polizzi ci sentivamo come due spugne giganti
imbevute fino all’orlo di nuove incredibili conoscenze.
Avendo già perso il volo verso casa, Nick e io non avevamo
altra scelta che guidare sei ore verso Los Angeles e prenderne un
altro. Durante quel viaggio abbiamo parlato a lungo del lavoro di
Bruce. È sorprendente che credenze, emozioni, stress e alimenta-
zione possano agire sul comportamento e sul funzionamento delle

116
cellule. La sua opera ci mostra che non siamo vittime della gene-
tica, ma prodotti dei nostri pensieri. Secondo quest’ottica, solo in
rarissimi casi la genetica gioca un ruolo significativo nella capacità
di dimagrire, e ciò ci restituisce il potere di cambiare la nostra vita
e la nostra fisicità. A molti però toglie la scusa che il sovrappeso
sia causato dai “geni cattivi”.
Prenditi un momento per pensare all’ambiente interno che stai
creando per te stesso e le tue cellule. Il tuo corpo vive in un am-
biente amorevole e curato, o in un ambiente carico di ostilità?
Sentiti libero di scrivere i tuoi pensieri.
Ricorda: la chiave di questo processo non è incolpare qualcosa o
qualcuno per i fallimenti passati, compreso te. La chiave è la curiosità.
Devi scoprire quali sono le tue credenze limitanti e come il tuo am-
biente interno possa influire sul tuo percorso verso il dimagrimento.
Tieni a mente queste domande e le risposte che ti dai quando
inizi a esplorare le credenze sulla perdita di peso.

CREDENZE SULLA PERDITA DI PESO


“Voglio davvero perdere peso, ma non sembra valerne la pena”
confessò Polly durante la nostra prima sessione di coaching. Per
Polly perdere peso era sempre stato un sacrificio e una lotta. Per
dimagrire impiegava mesi di dieta e di duro lavoro, ma anche
quando era magra non riusciva a stare bene con se stessa. Osses-
sionata dalle calorie e dall’esercizio fisico, si preoccupava di quan-
do avrebbe ripreso peso, cosa che succedeva puntualmente. Per
quanto desiderasse essere magra, non sopportava il pensiero di
ricominciare daccapo.
L’esperienza di Polly è molto comune. Come per la maggior
parte delle credenze, anche quella che perdere peso sia una lotta
e un sacrificio si trasforma rapidamente in realtà. Se sei convinto
di dover soffrire per dimagrire, probabilmente non ci riuscirai. E
se anche riesci a perdere qualche chilo lo riprenderai poco dopo.

117
Lo ripeto: i nostri corpi non possono stare bene se sono costante-
mente sotto esame e sottoposti a un ambiente interno stressante.
Una delle testimonianze più comuni fornite dalle persone che se-
guono il mio programma online è: “Sto perdendo peso e non lo
vivo come un sacrificio!”. Sono stupite, ma perché la perdita di
peso senza sacrifici dev’essere una sorpresa? Dal momento che le
diete non tengono in considerazione le credenze e le emozioni di
fondo che ci portano all’autosabotaggio, siamo destinati a fallire.
Basandoci solo sulla dieta e sull’esercizio fisico, siamo costretti a
usare la forza di volontà come unica fonte motivazionale, e questo
ci fa sentire che perdere peso è difficile.
Finché credi che perdere peso sia un’impresa per pochi, continue-
rai a fare fatica. Se pensi che perdere peso possa essere piacevole, sarà
più facile adottare nuovi comportamenti, come scegliere pasti più
nutrienti e fare esercizio fisico regolare. Prenditi un momento per
esplorare le tue credenze sulla perdita di peso e utilizza il tapping.

Le tue credenze sulla perdita di peso


Per iniziare a esplorare le tue credenze riguardo alla perdita di
peso, poniti la seguente domanda: “E se avere un corpo sano e
forte fosse un’esperienza piacevole e divertente?”.
Questa idea ti sembra ridicola o ti fa alzare gli occhi al cielo?
Ti fa sentire ansioso o arrabbiato o frustrato? Prendi nota di even-
tuali reazioni emotive, sia che si tratti di resistenza, senso di colpa,
curiosità, eccitazione o qualsiasi altra emozione. Potrai utilizzarle
come scopo del tapping, ma puoi anche decidere di applicare la
tecnica direttamente alle tue credenze.
Per scoprire quali sono queste credenze, poniti le seguenti do-
mande e scrivi le risposte.

1. Quali sono le mie credenze sui geni e sul corpo?


a) il mio peso è colpa della conformazione genetica;
b) ho un metabolismo lento;

118
c) il mio corpo agisce contro di me;
d) altro: ___________________________

2. Quali sono le mie credenze su ciò che serve per essere sani
e forti?
a) se non è difficile, non funziona;
b) devo fare sacrifici;
c) devo stare a dieta;
d) devo soffrire per vedere dei risultati;
e) devo ossessionarmi con le calorie;
f) ho bisogno di criticare me stesso per seguire uno
stile di vita più sano;
g) altro: ___________________________

T’insegnerò più avanti come indirizzare il tapping su queste


credenze. Per ora, voglio solo che le identifichi.

Credenze sugli altri


Ancora oggi Lisa ricorda quanto la facessero soffrire le battutine
che le riservavano le ragazze magre del liceo. Sembrava che pren-
derla in giro per il suo peso fosse il loro passatempo preferito.
Quando abbiamo iniziato a utilizzare il tapping sui ricordi,
Lisa è stata in grado di lasciar andare la sofferenza emotiva che
aveva tenuto dentro di sé per tanto tempo. Si è anche resa conto
che durante il liceo era nata in lei la credenza che tutte le donne
magre sono cattive. Non volendo diventare “una di loro”, è rimasta
colpita dal constatare che per molti anni aveva inconsciamente
sabotato la propria perdita di peso.
Il giudizio che abbiamo degli altri spesso è il nostro piccolo
segreto. Sia che lo condividiamo o che lo teniamo per noi, il no-
stro giudizio ci sembra amaro e ignobile, ma anche del tutto vero.
Ci convinciamo che le nostre convinzioni sono logiche, basate su
anni di esperienza.

119
Quando scaviamo più a fondo, però, ci rendiamo conto che i
nostri giudizi sono il riflesso delle nostre credenze che contribu-
iscono all’autosabotaggio. Mi ricordo anni fa, quando alzavo gli
occhi al cielo ogni volta che vedevo correre una donna fisicamen-
te perfetta. Non capivo il motivo per cui uno dovesse correre, a
meno di non essere inseguiti. Giudicavo le donne in ottima forma
superficiali. La verità era che m’infastidiva non essere nata con
il gene dell’“amore per la palestra”. E se non potevo essere come
loro, almeno potevo giudicarle, così mi sentivo meglio con me
stessa. Ora ho finalmente capito che i miei giudizi erano un ri-
flesso doloroso delle credenze limitanti che avevo su di me e che
bloccavano il mio successo.
Esistono donne magre che sono anche superficiali e crudeli
e hanno un atteggiamento negativo e un rapporto malsano con
l’esercizio fisico? Certo che ci sono. Ma ci sono anche donne in
sovrappeso superficiali e crudeli che hanno un atteggiamento ne-
gativo e un rapporto malsano con l’esercizio fisico. Ci sono otto
miliardi di persone sul Pianeta. Il peso e l’indice di massa corpo-
rea non determinano l’atteggiamento di un individuo!

Come giudichi gli altri?


Per aiutarti a vedere come giudichi gli altri, qui ci sono alcune creden-
ze comuni che i miei clienti hanno scoperto grazie a questo metodo. Se
uno di questi giudizi ti sembra vero, prendine nota e aggiungine altri se
ti vengono in mente.

Il giudizio: Quella persona è così bella/affascinante. Deve essere su-


perficiale.

Ciò che percepisce il tuo subconscio: Non sarò mai bella/affascinan-


te o la gente penserà che sono superficiale. Sentirsi belle/affascinanti
non va bene.

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Il giudizio: Quella persona sarà pure magra, ma io sono carina.

Ciò che percepisce il tuo subconscio: Posso essere o magra o carina,


non entrambe le cose.

Il giudizio: Quella ragazza magra è una sgualdrina!

Ciò che percepisce il tuo subconscio: Se sono magra sarò considera-


ta una sgualdrina. Essere magre non va bene.

Il giudizio: Ha una vita facile perché è magro. Di certo non vale niente.

Ciò che percepisce il tuo subconscio: Se sono magro o se ho una vita


facile, sarò considerato meno importante e sarò giudicato. Essere ma-
gro non va bene. Avere una vita facile non va bene.

Una volta che hai fatto un primo elenco dei tuoi giudizi sugli altri, ti troverai
a esprimerne di nuovi durante la giornata. Non devi scoraggiarti o vergo-
gnarti, né sentirti in colpa perché esprimi giudizi. Quanto più sei consape-
vole di come vedi gli altri, più rapidamente scoprirai le tue credenze, così
applicherai il tapping e otterrai cambiamenti positivi in te e nella tua vita.
Ora che abbiamo visto come funziona il giudizio sugli altri, diamo
un’occhiata a come giudichi te stesso.

Quando giudichi qualcuno, stai dicendo al tuo subconscio che


per te non va bene avere ciò che hanno gli altri, perché potresti
essere giudicato allo stesso modo in cui tu stesso lo stai facendo.
Così, quando guardi l’immagine di una persona su Facebook e
giudichi che debba avere una vita facile, stai dicendo a te stesso
che non va bene che la tua vita sia facile, altrimenti potresti essere
giudicato. A livello inconscio continui a trovare dei modi per di-
mostrare il tuo valore attraverso la sofferenza.
Invece di giudicare quando vedi qualcuno che ha più soldi o
un corpo più bello, diventa curioso. Fai amicizia. Chiedi a queste

121
persone affascinanti e in forma cosa le motiva a rimanere in buona
salute. E soprattutto fai il tifo per loro.
Prenditi un momento per pensare a come giudichi gli altri,
compresi quei giudizi affrettati mentre sei in fila al negozio, quan-
do incontri i tuoi vicini o i genitori di tuo figlio a scuola. Critichi
gli altri più spesso di quanto li lodi o li apprezzi? Tendi a fare
supposizioni su chi siano basandoti su come appaiono o su piccole
cose che fanno o dicono?

CREDENZE CHE RIGUARDANO TE STESSO


Ogni volta che Isabelle ingrassava, si sentiva frustrata e diceva a se
stessa: “Sono così stupida! So quello che devo fare e non capisco
perché non lo sto già facendo.” Un giorno le ho chiesto perché
si giudicasse stupida. Durante il tapping ricordò che quando era
piccola, ogni tanto assisteva il padre nel suo ambulatorio. Era un
medico e ogni volta che Isabelle faceva un errore, le diceva: “Ma
sei stupida?”. Le sue parole l’avevano accompagnata fino all’età
adulta, e ogni volta che Isabelle faceva un errore lei stessa si dava
della stupida. Nel corso del tempo la sua incapacità di perdere
peso era diventato il suo più grande “errore”, un costante prome-
moria di quanto fosse stupida.
Dopo aver utilizzato il tapping per cancellare le emozioni e lo
stress derivanti dai ricordi, e la credenza “sei stupida” da lei stessa
creata, l’umore di Isabelle si alleggerì. Poi abbiamo continuato a
domandarci: “Ma sei stupida?”. Quando le ho rivolto io la doman-
da, lei ha risposto: “No, ma grazie per avermelo chiesto.” La sua
vecchia credenza di essere stupida perché non riusciva a dimagrire
aveva perso improvvisamente il suo potere, e dopo alcuni cicli di
“Ma sei stupida?” entrambe siamo scoppiate a ridere.
Quando iniziamo a notare il modo con cui ci giudichiamo,
rimaniamo sorpresi dalle credenze che ci portiamo dietro. Spes-
so si tratta di giudizi come “Sei così stupida. Sei una cicciona.

122
Non hai autocontrollo. Non fai mai niente di buono. Non sarai
mai abbastanza”.

L’impatto delle parole sulle prestazioni


In una ricerca condotta con alcuni studenti universitari, la neuroscien-
ziata cognitiva Sara Bengtsson ha scoperto un legame tra aspettative
e prestazioni. A un gruppo di studenti sono stati inviati alcuni messaggi
affermativi che utilizzavano parole come intelligente, brillante e sveglio
prima di un esame, mentre al secondo gruppo sono stati inviati messag-
gi con parole negative come stupido e ignorante. Il primo gruppo, quello
delle parole incoraggianti, ha sostenuto un esame migliore.
La cosa interessante è come il gruppo con il rendimento più alto ha
reagito agli errori commessi. Quando qualcuno del gruppo a cui sono
state mandate parole positive come intelligente ha capito di aver com-
messo un errore, ha mostrato una maggiore attività nella parte media-
le anteriore della corteccia prefrontale, regione del cervello coinvolta
nell’autoanalisi e nella capacità di ricordare. Invece i membri del grup-
po a cui erano state mandate parole negative come stupido non hanno
mostrato alcun aumento di attività cerebrale.
In altre parole, la credenza che ogni gruppo aveva su se stesso ha
avuto un impatto enorme sulla reazione nei confronti dell’errore com-
messo. Il cervello o non ha reagito o è stato attivato per prendere una
decisione migliore la volta successiva.
Questo stesso principio vale quando ci critichiamo. Se dici a te stessa
che sei “grassa” o “stupida”, crei un’aspettativa negativa che il tuo
cervello cercherà di soddisfare. Quando prendi una decisione che non
sostiene il tuo obiettivo, tu e il tuo cervello vi state arrendendo alla
credenza limitante.

Come mi ha detto una cliente: “Ho avuto un’illuminazione


quando mi sono resa conto che se qualcuno avesse parlato alla mia

123
bambina di cinque anni come io parlo a me stessa, lo avrei preso
a calci.”
Le nostre credenze su noi stessi emergono anche quando ca-
diamo in vecchi schemi linguistici. Un giorno stavo girando un
video con un amico. Mentre stava trafficando per modificare una
luce, mormorò: “Sono uno stupido.” Senza pensare, urlai: “Ehi
tu… non parlare male del mio amico!”. Ci siamo guardati e siamo
scoppiati a ridere, poi lui esclamò: “Mi hai colto in flagrante!”.
Dobbiamo fare del nostro meglio in questi momenti per coglierci
in flagrante.
Se tutte le volte che mangi un biscotto o salti un allenamento
lo consideri un errore, stai rafforzando le credenze come “Non
porto mai a termine ciò che ho iniziato”, “Non riuscirò mai a per-
dere peso” e “Perdere peso è impossibile”. Tali credenze ti tengo-
no bloccato all’interno della tua vecchia storia autodistruttiva. Se
dovessi cadere in un vecchio comportamento di autosabotaggio,
ma sei convinto di essere intelligente, in forma e di valore, rapi-
damente ti allineerai da solo all’immagine positiva che hai di te e
prenderai una decisione migliore.
Quindi, cosa dici a te stesso quando commetti un errore? Se
rispondi con una critica negativa, hai maggiori probabilità di
prendere decisioni sbagliate. Darci contro per la fame nervosa non
interrompe lo schema distruttivo. Se diamo corda alle credenze
negative su noi stessi, useremo il cibo per avvalorare il nostro pun-
to di vista e continueremo a ripetere quel comportamento perché
sembra congruente con ciò che pensiamo di essere. Se le nostre
credenze su noi stessi sono positive, non avremo più bisogno di
giudicarci. Saremo in grado di reagire velocemente per prendere
una decisione migliore.
Le parole “Io sono” sono le più potenti del linguaggio umano.
Come si finisce la frase determina il nostro destino.

124
LE CREDENZE RIGUARDO AL CORPO

Durante la nostra lunga lotta con il peso, molte persone hanno


iniziato a considerare il proprio corpo un nemico, qualcosa che
ha bisogno di guadagnare il nostro amore. Dal momento che non
soddisfa i nostri standard culturali di bellezza, è diventato fonte
di sofferenza costante, come se fosse un difetto che non riusciamo
a nascondere o a correggere. Pensiamo che il nostro aspetto sia
terribile e che essere felici all’interno del nostro corpo attuale sia
impossibile. Dobbiamo perdere peso, ci diciamo, e una volta che
saremo magri potremo stare bene e divertirci.
La verità è che dobbiamo fare l’esatto contrario. Come abbia-
mo iniziato a vedere, per perdere peso e avere stima del nostro
corpo dobbiamo imparare ad amarci di più. Iniziamo questo pro-
cesso analizzando le credenze negative che potresti avere sulla tua
fisicità. In particolare, voglio soffermarmi sulle due più comuni:

• nel mio corpo non c’è niente da apprezzare


• non posso essere felice e vivere davvero la mia vita fino a qu
ando
non perderò peso

Carly conviveva con entrambe le credenze riguardo al suo cor-


po ormai da moltissimo tempo. I tentativi di perdere peso erano
stati così frustranti che anni prima si era sottoposta a un costoso
intervento chirurgico di bypass gastrico. Anche se all’inizio era
dimagrita, un anno dopo era tornata al peso che aveva prima
dell’intervento. Sentendosi senza speranza, alla fine s’iscrisse a
un mio corso. Quando Carly ha iniziato a raccontare la sua storia,
è emerso che le credenze negative riguardo al suo corpo avevano
influito su di lei. Per anni era rimasta seduta in disparte senza
partecipare alla sua stessa vita, rifiutandosi anche di andare in pi-
scina con i figli. Il nuoto era uno sport che le piaceva ma ci aveva
rinunciato, almeno fino a quando non avesse perso peso.

125
Un giorno, utilizzando il tapping sulla sua convinzione nega-
tiva che non c’era nulla da apprezzare nel suo corpo, Carly spe-
rimentò un cambiamento enorme e improvviso. Prima ancora di
perdere peso, confessò che per la prima volta da quando era adulta
sentiva amore e gratitudine per il suo corpo. “Ha fatto così tanto
per me” spiegò. Poco dopo Carly ha comprato un costume da ba-
gno ed è andata a nuotare con i suoi figli. Prima del tapping non
contemplava questa possibilità; il solo pensiero la terrorizzava.
Pochi giorni dopo la seduta di tapping su queste credenze, mi ha
inviato una mail. C’era scritto: “Mi sento bene e piena di coraggio!
Ho pianto di gioia. Grazie.”
Da quando Carly è riuscita a cambiare la credenza limitante, va
spesso in piscina con i suoi figli ed è entusiasta di vivere una vita
molto più attiva. L’ultima volta che mi ha scritto, mi ha raccontato
di essersi iscritta a una corsa di 5 km con la sorella e di essersi ta-
gliata i capelli. Erano anni che sognava di farlo senza averne mai
avuto il coraggio.
Quante volte abbiamo messo le nostre vite in attesa a causa di
giudizi e insicurezze? Quella piscina era sempre stata lì; quella
gioia era sempre stata lì. È semplicemente venuto il momento per
Carly di credere di valere nel qui e ora, non solo dopo aver perso
peso. La decisione di vivere la vita da adesso in poi le ha reso più
facile compiere altri passi avanti.
Prenditi un momento per pensare a come le tue credenze sul
corpo possono influenzarti. Oltre a limitare la fiducia verso le tue
possibilità di perdere peso, t’impediscono di godere della vita?
Ora che hai iniziato a scoprire alcune delle credenze limitanti
che hanno influenzato la tua storia, è il momento di utilizzare il
tapping! Il primo passo è quello d’indirizzare il tapping su una
vecchia credenza e poi, quando non ti senti più minacciato, puoi
passare alle affermazioni positive.

126
COME INDIRIZZARE IL TAPPING
SU UNA CREDENZA

Inizia col ripetere la credenza a voce alta o nella testa. Per esem-
pio: “Perdere peso è una strada in salita” oppure “Non c’è nulla
che mi piace del mio corpo.”
Chiediti: “Quanto è vera questa credenza?”. Assegnagli un nu-
mero da 0 a 10, in cui 10 è il massimo e corrisponde a sentire la
credenza totalmente vera. Poi inizia a picchiettare mentre pensi
alla credenza. Per esempio:

Punto karate: Anche se il mio corpo non mi soddisfa, mi


amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglio: Non c’è nulla che mi piace del mio corpo.
Lato dell’occhio: Non con questo aspetto.
Sotto l’occhio: Noto tutto ciò che non va.
Sotto il naso: Mi sento come se il mio corpo stesse complot-
tando contro di me.
Mento: Se solo fossi nato in un corpo diverso…
Clavicola: Mi sembra così ingiusto.
Sotto il braccio: Non mi piace nulla del mio corpo.
Sommità del capo: Questa storia che mi sono raccontata…

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tapping è inferiore o


pari a 5, pu
oi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Il mio corpo ha fatto del suo meglio…


Lato dell’occhio: …in questo ambiente interiore così ostile.
Sotto l’occhio: Fa così tanto per me ogni giorno senza che
io lo ringrazi.
Sotto il naso: Il mio corpo fa di tutto per sopravvivere.
Mento: Ora do al mio corpo tutto l’amore e il sostegno per-
ché possa stare bene.

127
Clavicola: Creo un ambiente interno confortevole.
Sotto il braccio: Il mio corpo è bello.
Sommità del capo: Sono grata per il mio corpo.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isu


ra nuovamente
l’intensità e continua a picchiettare fino a quando proverai sollievo.

Sii preciso
Come abbiamo visto nel Capitolo 2, occorre essere il più precisi pos-
sibile quando si utilizza il tapping. Qui ci sono alcune domande che ti
possono aiutare:

“Chi mi ha insegnato questa credenza?”


“Quando ho fatto mia questa credenza?”
“Dove sento questa credenza nel mio corpo?”

Puoi rispondere ad alta voce o nella mente durante il tapping.

LA PROVA CONCRETA CHE LE CREDENZE


NEGATIVE SONO FALSE
Se le credenze e i sentimenti negativi corrispondessero a chi siamo
veramente, ci sentiremmo soddisfatti. Invece le credenze negative
che abbiamo su di noi, i nostri corpi e il nostro mondo ci fanno
soffrire. Questo perché non sono vere. Ci tormentano l’anima per-
ché vanno contro la nostra verità.
Quando ho sentito per la prima volta questa teoria da Carol
Tuttle, che ho anche intervistato per l’incontro annuale mondiale
sul tapping, sono rimasta colpita.
Pensaci. Se davvero non valessi nulla, se il peso fosse veramen-
te colpa dei tuoi geni e dimagrire fosse biologicamente impossibi-

128
le, ti sentiresti in pace con queste credenze perché sarebbero con-
gruenti con chi sei. In realtà non ti senti soddisfatto perché le tue
credenze non rispecchiano la tua identità. Quindi non giudicare o
temere le emozioni che ti fanno soffrire; sono semplicemente un
segnale che ti sei allontanato dalla tua verità.
Se e quando intraprenderai questo percorso e utilizzerai il tap-
ping per cancellare le tue credenze ed emozioni negative, creerai
una nuova storia che sarà fedele a chi sei veramente. All’interno
di questa nuova storia, potrai vedere e sentire chiaramente che
sei all’altezza e che hai valore. Vedrai che dentro di te c’è tutto il
potere di creare la vita che hai sempre sognato, e che non c’è biso-
gno di soffrire per arrivarci. Non solo il tuo percorso per perdere
peso sarà molto più facile, ma quello che ti stupirà ancora di più è
quanto sembrerà diversa la tua vita.
Questa transizione verso una nuova storia spesso avviene men-
tre utilizzi il tapping, anche se ne realizzi il significato molto più
tardi, nei momenti più inaspettati.
Una mia cliente si è accorta del cambiamento mentre stava fa-
cendo shopping con il marito. Dopo anni passati a odiare la pro-
pria immagine riflessa, rimase sorpresa nel vedersi allo specchio
sotto una nuova luce. “Wow, sono davvero bella” esclamò ad alta
voce. Il marito sorrise, le diede un bacio e disse: “Lo so, tesoro.
Te lo dico da anni.” Quella era la prima volta che credeva alle sue
parole e si sentiva bella. Aveva riscritto la sua storia.
Questo succede quando permettiamo a noi stessi di creare nuo-
ve credenze che sentiamo in sintonia con chi siamo veramente, ed
è ciò che sperimenterai quando farai lo stesso anche tu.

Lascia andare le credenze limitanti


Punto karate:A nche se ho ascoltato le credenze che mi hanno blocca-
to, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia:Tutte queste credenze limitanti…

129
Lato dell’occhio: …pensavo fossero reali.
Sotto l’occhio:Molte mi sono state trasmesse dai miei genitori…
Sotto il naso:…o dalla mia cultura.
Mento:“Se non è difficile, non vale.”
Clavicola:“Sono solo sfortunato.”
Sotto il braccio: “Ho dei cattivi geni.”
Sommità del capo:“Non porto mai a termine ciò che ho iniziato.”
Sopracciglia:Queste vecchie credenze…
Lato dell’occhio: …le ho ripetute a me stesso.
Sotto l’occhio:Queste credenze non hanno potere.
Sotto il naso:Sto dando loro potere prestandogli la mia attenzione.
Mento:Permetto a me stesso di mettere tutto in discussione.
Clavicola:È davvero così?
Sotto il braccio: È davvero questo ciò che credo?
Sommità del capo:Mantengo la mia mente aperta e curiosa.
Sopracciglia:A livello razionale so che non sono vere…
Lato dell’occhio: …ma lo sembrano.
Sotto l’occhio:Pur riconoscendo questa sensazione…
Sotto il naso:…ho convissuto con loro per tanto tempo.
Mento:Pensavo mi dicessero com’ero…
Clavicola:…ma è solo una sensazione…
Sotto il braccio: …e le sensazioni possono cambiare.
Sommità del capo:Mi accetto anche con tutte queste sensazioni.
Sopracciglia:Quando mi soffermo a osservare queste credenze…
Lato dell’occhio: …picchietto su di loro singolarmente.
Sotto l’occhio:Ho il potere di scegliere quello in cui credo.
Sotto il naso:Se quella vecchia credenza riaffiora…
Mento:…picchietto sull’emozione che è suscitata.
Clavicola:Sono tranquillo e fiducioso.
Sotto il braccio: Mi ricordo che è solo un pensiero…
Sommità del capo:…e poi scelgo un pensiero diverso.
Sopracciglia:Scelgo consapevolmente ciò in cui credo.
Lato dell’occhio: Credere di essere in buona salute mi dà forza.

130
Sotto l’occhio:La vita è fatta per essere goduta.
Sotto il naso:La salute è un’espressione di quella gioia.
Mento:Posso raggiungere i miei obiettivi.
Clavicola:Il mio corpo è dalla mia parte.
Sotto il braccio: Ho così tanto di cui essere grato.
Sommità del capo:Ho tutte le qualità necessarie per vivere una vita
straordinaria.

Completa da solo le affermazioni dell’ultimo ciclo. Cosa scegli di pen-


sare di te stesso?

Io sono…
Avventuroso
Fiducioso
Determinato
All’altezza
Intelligente
Entusiasta
Brillante
Forte
Inarrestabile
Prezioso
Sopracciglia: Sono ________________________________________
Lato dell’occhio: Sono ______________________________________
Sotto l’occhio: Sono ________________________________________
Sotto il naso: Sono _________________________________________
Mento: Sono ______________________________________________
Clavicola: Sono ___________________________________________
Sotto il braccio: Sono ______________________________________
Sommità del capo: Sono ____________________________________

131
CAPITOLO 7

LA SOFFERENZA
NASCOSTA
SOTTO IL PESO

U na delle cose più difficili da capire quando siamo in lotta con il


nostro peso è che si tratta di un sintomo; il vero problema non
è il peso. Quando dico questo, immediatamente le persone se ne
escono con qualcosa del tipo: “Ma non posso essere felice fin quan-
do non dimagrisco” o “Non posso incontrare i miei vecchi compa-
gni di scuola se non perdo qualche chilo” o “Non posso rimediare
un appuntamento o avere una relazione finché peso così tanto”.
Considerare il sovrappeso il problema principale è una credenza
che molti usano per proteggersi dal vero significato che vi sta sotto.
Se scaviamo più a fondo, scopriamo che è la sofferenza nascosta sotto
il peso a impedirci di perderlo e di sentirci sicuri nel corpo che abbia-
mo. Spesso il peso ci ha protetti, ci ha fatto sentire al sicuro. Quando
siamo in grado di elaborare la sofferenza nascosta sotto i chili in più,
possiamo finalmente lasciar andare il bisogno di sicurezza legato al
peso. Solo allora potremo scoprire il nostro vero potenziale. Comin-
ceremo a perdere peso e vivremo la vita dei nostri sogni. Prima di
esplorare la sofferenza sepolta sotto il peso, è necessario fare un passo
indietro e dare un’occhiata al rapporto con il nostro corpo.

132
ANCHE SE NON AMI IL TUO CORPO,
IL TUO CORPO AMA TE

Tutti abbiamo provato il fastidio di tagliarci con un foglio di car-


ta. Ciò di cui spesso non ci rendiamo conto è quanto velocemente
il corpo si mette in moto per riparare la ferita. Persino prima di
agitare la mano per il dolore, i vasi sanguigni intorno alla ferita
si comprimono per ridurre il flusso di sangue nella zona lesa; le
piastrine si aggregano rapidamente per formare un tappo; le pro-
teine che intervengono nella coagulazione si uniscono per fermare
l’emorragia. Nelle settimane successive l’organismo lavora tutto il
giorno per portare a termine il processo di guarigione della ferita.
Quante volte ci siamo sentiti grati per tutto quello che il nostro
corpo fa per noi? Per molti la risposta è mai.
La maggior parte di noi ha speso talmente tanto tempo ed
energie a giudicare e a criticare il proprio corpo, da non far caso a
quanto duramente esso stia lavorando per sostenerci. Il tapping è
un metodo di guarigione potente proprio perché libera lo stress che
interferisce con la capacità dell’organismo di fare ciò per cui è stato
progettato: riparare e guarire. Quando gli schemi inconsci ci indi-
cano che non è sicuro perdere peso, il corpo segue i segnali della
mente e trattiene l’adipe in eccesso, nel tentativo di proteggersi.

IL TUO CORPO, IL TUO PESO


E LA TUA SICUREZZA
Jon Gabriel è riuscito a perdere 99 chili affrontando le emozioni
nascoste che gli impedivano di dimagrire. Secondo Jon, “se sei in
sovrappeso è perché il tuo corpo ritiene che perdere peso non sia
sicuro; sta lottando per la tua vita. Quando il tuo corpo valuterà
come sicura la perdita di peso, ti costringerà a dimagrire. Dovrai
cooperare con le sue leggi naturali anziché violarle. La perdita di
peso sarà quindi automatica, senza sforzo e inevitabile”.

133
Nel libro in cui racconta la sua esperienza, Gabriel ha spiegato
che il tapping contribuisce a questo processo: “L’80 per cento delle
persone in sovrappeso con cui lavoro, ha subìto dei traumi emotivi
nel passato che hanno contribuito al loro stato. Il tapping è uno
dei metodi più semplici e più efficaci che chiunque può utilizzare
per iniziare a vedere dei risultati da subito.”
Per capire meglio come il peso possa tenerti al sicuro, esamine-
remo alcune situazioni che possono portare la tua mente inconscia
a considerare il sovrappeso come una fonte di sicurezza e il dima-
grimento come una minaccia.

QUANDO IL PESO TI PROTEGGE


DA UNA PERSONA O DA UNA RELAZIONE
Il peso a volte agisce come una barriera fisica tra noi e le persone
che non ci fanno sentire al sicuro. È questo lo schema individua-
to da Carol rispetto al suo peso. Spesso negli ultimi anni si era
trasferita da una città all’altra degli Stati Uniti per lavoro. Però,
quanto più si avvicinava a sua madre, tanto più aumentava di peso.
La madre di Carol era quello che lei chiamava “un vampiro
energetico”. Attraverso EFT Carol si è resa conto che non aveva
bisogno di focalizzarsi sul peso, ma sulla rabbia nei confronti della
madre. Il suo corpo aveva usato il peso come una barriera protet-
tiva per tenere Carol al sicuro da quella madre che la prosciugava
emotivamente.
Dopo aver trasformato la rabbia grazie al tapping, Carol ini-
ziò a sentirsi abbastanza forte da dire di no. Fu un enorme passo
avanti. Si rese conto che non aveva più bisogno del cibo né per
lenire i sentimenti verso sua madre né per proteggersi da lei.
Chiediti: “C’è una relazione nella mia vita rispetto alla quale
sento il bisogno di protezione?”. Se sì, come ti fa sentire questa
relazione? Attribuisci a ciò che provi un numero sulla scala da 0 a
10 e poi inizia a utilizzare il tapping.

134
“Anche se questa relazione con _____ mi fa sentire _____, mi
amo e mi accetto e scelgo di essere padrone di me.”

Se perdere peso non ci fa sentire al sicuro


Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, chiederci ripetutamente
quale sia il beneficio secondario del nostro peso e analizzarlo da diversi
punti di vista è una parte del percorso per riuscire a dimagrire e avere
stima del nostro corpo. Spesso non ci rendiamo conto di come il nostro
peso ci sia d’aiuto, permettendoci di evitare la sofferenza emotiva che
non siamo in grado di affrontare. Anche se a livello conscio vogliamo
disperatamente perdere peso, quando utilizziamo il tapping su ciò che
ci spaventa, spesso restiamo sorpresi da quello che scopriamo.

QUANDO IL PESO TI PROTEGGE


DALLE PROVE PIÙ DURE
Era il matrimonio di Tara ad aver bisogno di attenzione, non il
suo peso. Tara era terrorizzata all’idea che perdendo peso avrebbe
trovato la fiducia necessaria a lasciare il marito, e si sentiva so-
praffatta dall’idea di ricominciare da capo. Essendo già passata
attraverso un divorzio, non voleva rivivere quell’esperienza.
Quando Tara ha indirizzato il tapping sulla sofferenza che
provava per la crisi del suo matrimonio, si è resa conto che non
era disposta a rinunciarvi. Il peso serviva al corpo per richiama-
re la sua attenzione. Una volta che lei iniziò a darsi da fare per
salvare e ricostruire il rapporto col marito, il peso diminuì senza
alcuno sforzo. Perse 7 chili in due mesi e raggiunse il peso esatto
che aveva il giorno delle nozze. Prendi un momento per chieder-
ti: “Se non fossi occupato a ossessionarmi con il mio peso, quale
prova dovrei affrontare? Quali emozioni emergono quando penso
a quella parte della mia vita?”. Sentiti libero di scriverle e valuta

135
l’intensità su una scala da 0 a 10. Usa il tapping con l’affermazio-
ne iniziale: “Anche se ho paura di affrontare questo… Mi amo e
mi accetto e sono al sicuro…” Ripeti tre volte mentre picchietti
il punto karate e durante il ciclo cerca di essere più specifico che
puoi sullo scopo del tapping.

Sopracciglia: Non voglio affrontare questa cosa.


Lato dell’occhio: Sento che non riesco a gestirla.
Sotto l’occhio: Ne sarò sopraffatto…
Sotto il naso: …così la ignoro…
Mento: …dando la colpa al mio corpo.
Clavicola: Questa parte della mia vita…
Sotto il braccio: …che non voglio vedere.
Sommità del capo: Per me è troppo.

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tapping è inferiore o


pari a 5, pu
oi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Dentro di me c’è tutto ciò di cui ho bisogno


ora…
Lato dell’occhio: …per affrontare questa parte della mia
vita con amore.
Sotto l’occhio: Non ho bisogno di trovare la soluzione…
Sotto il naso: …ho solo bisogno di fare il primo passo.
Mento: Facendo un passo alla volta…
Clavicola: …posso affrontare queste emozioni.
Sotto il braccio: Avrò pazienza nell’intraprendere questo
percorso…
Sommità del capo: …e fiducia nelle mie capacità.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuovaN


mente l’intensità e continu a a picchiettare fino a qu
ando proveN
rai sollievo.

136
QUANDO IL PESO È AUTOPUNIZIONE

A volte abbuffarsi e mettere su peso sono modi per autopunirci. È


il caso di Lena, che ha scoperto che si puniva con il peso per una
decisione dolorosa che aveva preso anni prima.
Quando ancora viveva nel suo Paese d’origine, aveva visto il
suo ex compagno trasformarsi da partner premuroso e gentile a
tiranno che abusava di lei fisicamente e verbalmente. Mentre nel
Paese in cui si erano trasferiti scoppiava una violenta guerra civile,
Lena scoprì di essere incinta. Ogni giorno sparavano alla gente
per strada e lei desiderava tornarsene a casa sua, a miglia di chi-
lometri distanza. Non voleva partorire in mezzo a una guerra, e
non voleva neanche che il compagno le impedisse di partire una
volta scoperta la gravidanza. Si sentì sola e senza vie d’uscita e per
questo decise di abortire.
Lena si vergognava profondamente di ciò che aveva fatto e non
ne parlò mai con nessuno. Anche se al momento le era sembrata
l’unica soluzione, col passare del tempo sentiva di essere morta
anche lei quel giorno. Come poteva meritare di vivere dopo quello
che aveva fatto?
Poco dopo il ritorno a casa, a Lena fu diagnosticata la sindro-
me da stanchezza cronica e iniziò rapidamente ad aumentare di
peso. Quando abbiamo iniziato a indirizzare il tapping sui ricordi,
emozioni e credenze che l’avevano accompagnata dal momento
dell’aborto, è stata finalmente in grado di lasciar andare il dolore
per la perdita del suo bambino. Iniziando a elaborare quelle sue
emozioni, è riuscita a dar voce alla vergogna e al dolore che aveva
portato dentro per così tanti anni.
Durante la nostra sessione, Lena si rese conto che il sistema
migliore per onorare la vita del bambino che aveva perso era quel-
lo di vivere la propria. Per la prima volta da quando aveva abortito,
fu in grado di vedere se stessa come una persona buona e amore-
vole che aveva fatto del suo meglio in circostanze molto dolorose.

137
“Ho sentito un enorme sollievo quando mi hai aiutata ad accettare
la mia scelta e a illuminare il ricordo del mio bambino. Finalmen-
te ho potuto perdonare me stessa” mi ha scritto in una mail dopo
il nostro incontro.
Alcune settimane dopo fui entusiasta di ricevere un’altra mail
in cui diceva che in seguito alla nostra seduta, era riuscita a parlare
del suo aborto con alcune delle sue più care amiche. Nel momento
in cui aveva dato voce al passato tramite il tapping, ha calmato il
panico ed è stata in grado di raccontare la sua storia provando com-
passione verso se stessa. Questo ha reso più facile chiedere e ricevere
il sostegno delle persone che le volevano bene. Quando proviamo
vergogna per una certa esperienza, spesso sentiamo il bisogno di
nascondere la sofferenza, punire noi stessi e soffrire in silenzio. Ab-
biamo paura che gli altri ci giudichino severamente quanto noi ci
giudichiamo. Ma quando incominciamo a mostrarci compassione,
attraiamo persone dal cuore aperto e scopriamo di non essere soli.
Ho voluto condividere questa storia non per giudicare o accen-
dere un dibattito politico o religioso, ma perché ho lavorato con
molte donne come Lena che hanno tenuto segreto il lutto per la
perdita dei loro bambini, sentendosi completamente sole e inca-
paci di chiedere aiuto. Senza nessuno a cui rivolgersi, iniziano a
ingrassare nella speranza di proteggersi dalla sofferenza emotiva
che hanno provato.
Una volta che sono in grado di elaborare le emozioni che han-
no tenuto nascoste, i loro corpi possono lasciar andare il peso. Ciò
che più conta, tuttavia, è che finalmente smettono d’incolpare se
stesse per quella che spesso è stata una decisione molto sofferta.
Che si tratti di un aborto o di un’altra decisione difficile che
abbiamo dovuto prendere nella nostra vita, il mondo ha bisogno
che ci perdoniamo. Possiamo guardare indietro e desiderare di
aver preso una decisione diversa, ma finché non riusciamo a vede-
re che abbiamo fatto del nostro meglio in quel momento, rimania-
mo bloccati nel passato, incapaci di andare oltre.

138
Quante persone non sono in grado di risplendere a causa del
dolore che sentono per un evento trascorso? Sentiamo di doverci
punire, ma l’autopunizione non fa che aumentare la nostra soffe-
renza. Qualunque siano i problemi o i ricordi che ti bloccano e
fanno sì che il tuo corpo continui ad accumulare peso per proteg-
gerti, ti esorto a parlare del tuo segreto e a utilizzare il tapping.
Prenditi un momento per chiederti: “Da cosa mi sta proteggendo
il mio peso?”. Se lo desideri, scrivi la risposta su un pezzo di carta.

DALL’AUTOPUNIZIONE
ALL’ACCETTAZIONE DI SÉ
Dopo essere stata sorpresa a copiare in un test di matematica in se-
conda media, sono andata da mio padre e ho chiesto quale castigo
avrei ricevuto. Ricordo che mi sentivo come se volessi e avessi biso-
gno di essere punita, così rimasi sorpresa quando mi disse che non
ci sarebbe stato nessun castigo. Confusa gli chiesi perché no, e lui
rispose: “Perché so quanto sei dura con te stessa. Nessuna punizio-
ne da parte mia ti potrebbe punire di più.” Sono stata fortunata ad
avere dei genitori incredibilmente comprensivi, che pur non essen-
do contenti che avessi copiato durante un compito di matematica,
allo stesso tempo desideravano che imparassi ad amare me stessa.
Non so da dove ho preso l’abitudine di autopunirmi, ma anche
quando ero poco più che adolescente, i miei genitori riconobbero
in me questo comportamento. Da qualche parte avevo assorbito la
convinzione di non essere all’altezza e pensavo che se mi fossi pu-
nita abbastanza, forse un giorno un uomo con la barba bianca lassù
in cielo mi avrebbe perdonata. Credevo che autopunirmi ed essere
severa con me stessa mi avrebbero reso una persona migliore.
Molte persone con cui lavoro tengono segreto quanto si au-
topuniscono per cose piccole e grandi. Essendo convinte di non
meritarsi la felicità, si sentono giustificate a essere crudeli ver-
so se stesse. I loro corpi rispondono trattenendo peso, sperando

139
di rimanere in qualche maniera al sicuro nell’ambiente ostile che
hanno creato dentro di sé.
È arrivato il momento di lasciar andare la nostra sofferenza,
imparare a perdonare noi stessi e renderci conto che l’autopunizio-
ne non è la risposta; semmai è l’amore di sé e l’autoaccettazione.
Ora utilizza il tapping per perdonare te stesso. Scegli un evento
per il quale senti di doverti punire e valuta la sua intensità emotiva
su una scala da 0 a 10. Tienilo in mente durante la seduta.

Punto karate: Anche se mi colpevolizzo, mi amo, mi accet-


to e perdono me stesso (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Questa cosa che è accaduta…
Lato dell’occhio: Mi vergogno così tanto.
Sotto l’occhio: Non posso cambiare ciò che è successo.
Sotto il naso: Sembra tutto senza speranza.
Mento: Così mi colpevolizzo.
Clavicola: Da qualche parte ho imparato…
Sotto il braccio: …che per essere “bravo” mi devo colpevo-
lizzare…
Sommità del capo: …colpevolizzarmi non porta a nulla di
buono.

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tapping è pari o infeN


riore a 5, puoi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Solo con la luce posso illuminare l’oscurità.


Lato dell’occhio: Scelgo d’illuminare questa situazione.
Sotto l’occhio: Quello che è successo non rispecchia ciò che sono.
Sotto il naso: Esprimo me stesso qui e ora, scegliendo l’a-
more e la compassione.
Mento: In quel momento stavo facendo del mio meglio.
Clavicola: Ho imparato così tanto e scelgo di cambiare at-
teggiamento.

140
Sotto il braccio: Mi amo, mi accetto e perdono me stesso.
Sommità del capo: Il mio futuro è luminoso.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuovaN


mente l’intensità e continu a a picchiettare fino a qu
ando proveN
rai sollievo.

QUANDO IL PESO
È LA TUA SCUSA MIGLIORE
Il peso può diventare la nostra scusa migliore per non perseguire i
sogni o affrontare le paure.
Termina questa frase riempiendo lo spazio: “Non posso
_________________________ a causa del peso.” Il modo in cui
completi questa frase ti dà un’idea di quello che, sotto la superfi-
cie, ti porta ad accumulare peso.
Michelle aveva divorziato due anni prima e adesso a quarant’an-
ni era convinta che non avrebbe potuto incontrare nessuno finché
non fosse dimagrita. Si guardava allo specchio e pensava: Chi si poN
trebbe innamorare di una come me? Accusava il proprio corpo di aver-
le impedito di ottenere ciò che più desiderava: una storia d’amore.
Sapendo che il corpo ci protegge sempre, le ho chiesto di immagi-
nare di perdere peso e poi entrare in un ristorante e sedersi di fronte
a un potenziale partner. “Cosa provi quando immagini questa sce-
na?” chiesi. Michelle rimase sorpresa nel rendersi conto di come si
sentisse prendere dal panico al solo pensiero di un appuntamento.
Aprirsi all’amore e a una relazione avrebbe potuto significare rivi-
vere la sofferenza che aveva sperimentato con il suo ex marito e ciò
la terrorizzava. Abbiamo iniziato la seduta di EFT partendo dalla
sua paura, mentre ci focalizzavamo sui ricordi del matrimonio che
ancora la turbavano a livello emotivo. Dopo quella sessione e prima
di perdere peso, Michelle iniziò a frequentare qualcuno. Comprese
che non era stato il peso a fermarla, ma la sua paura.

141
Quando ho iniziato a utilizzare il tapping per il mio peso, ho ri-
empito lo spazio vuoto con “Non posso avere successo”. Volendo la-
vorare nel settore salute e benessere, credevo di dover essere “perfetta”
per poter aiutare gli altri. Anche se mi piaceva intervistare le persone,
rifuggivo dalla telecamera perché non mi sentivo abbastanza carina.
Scavando più a fondo, mi resi conto che il mio vero timore era essere
giudicata. Se non avessi fatto nulla, nessuno mi avrebbe potuta giu-
dicare. Spesso questo stesso timore è il motivo per cui la gente non
porta a termine un progetto. Se non è finito, non può essere criticato.
Se un libro non è finito, non può essere recensito negativamente.
Man mano che continuavo con il tapping, compresi che in re-
altà avevo paura di essere criticata, come già era accaduto in passa-
to. Più indirizzavo il tapping sul periodo in cui ero stata giudicata,
più capivo che le cose che le persone dicono su di me (o sugli altri)
sono un riflesso di ciò che credono di loro stesse.
Poco dopo si è tenuto il vertice annuale mondiale sul tapping
e lì ho potuto mettere alla prova la mia nuova consapevolezza.
Durante il vertice, qualcuno pubblicò un commento negativo su
di me sulla mia pagina Facebook. Più tardi quel giorno, mentre
pranzavo con delle amiche, annunciai che avevo ricevuto una cri-
tica. Una delle mie amiche balzò in piedi e disse: “Cin cin ai ne-
mici! Se tu non ne avessi, significherebbe che non staresti facendo
nulla.” Abbiamo riso tutte.
Per essere veramente noi stessi dobbiamo uscire dal guscio.
Come vedremo tra poco, spesso la nostra paura di brillare mette
in ombra tutto il resto e minaccia di derubarci della felicità, del
successo e dell’amore che meritiamo.

Il tapping indirizzato sulle opinioni degli altri


Nel mio lavoro con migliaia di persone, ho scoperto che i dialoghi im-
maginari in cui veniamo criticati dagli altri sono incredibilmente co-
muni. Spesso ciò che temiamo di sentirci dire non ci è mai stato detto.

142
La ragione per cui ci sembra così reale è perché è un riflesso interio-
re delle nostre credenze e paure. Dopo aver indirizzato il tapping sui
giudizi negativi che pensiamo qualcuno possa dare su di noi, spesso
siamo in grado di costruire un legame più profondo proprio con quella
persona. Altre volte il tapping ci aiuta a capire che abbiamo permes-
so a uno o più soggetti negativi di entrare nella nostra vita. Invece di
alzare una barriera protettiva con i chili di troppo, possiamo creare un
confine energetico e permettere a noi stessi di passare meno tempo
con quel soggetto o gruppo.
Prenditi un momento per chiederti: “Quale critica negativa ho paura di
ricevere se riuscirò a perdere peso?”. Sentiti libero di scrivere le paro-
le e le frasi che pensi potrebbe dire la gente. Sii il più preciso possibile,
compreso indicare chi pensi potrebbe dirti queste cose. Poi pronuncia
quelle parole o frasi a voce alta mentre picchietti sui vari punti.

PERCHÉ HAI PAURA DI RISPLENDERE?


Da piccola il successo di Ellie a scuola e le sue doti artistiche le ave-
vano attirato parecchie attenzioni, ma le pesava che le lodi che ri-
ceveva sembravano sminuire gli altri. Temeva che il suo successo
avrebbe portato gli altri a giudicare lei e se stessi negativamente. Di
conseguenza Ellie imparò a evitare i complimenti già in giovane età.
Inoltre aveva l’abitudine di mettersi a confronto con le altre
donne e sentirsi “da meno”. Dal momento che sapeva quanto que-
sto la faceva soffrire, temeva che se avesse elogiato gli altri, loro
avrebbero provato le sue stesse sensazioni, così minimizzava even-
tuali successi ed evitava i complimenti.
Da adulta Ellie si sentiva a disagio quando veniva notata, in
particolare per le doti artistiche che erano sempre state la sua
vera vocazione. Di tanto in tanto, quando il bisogno di sfogare la
vena artistica diventava urgente, creava qualcosa che nascondeva
non appena l’opera riceveva attenzioni positive, cosa che accadeva

143
spesso. Dopo anni passati a impegnarsi duramente per contenersi
ed evitare di attirare l’attenzione degli altri, Ellie era ingrassata ed
era sempre più arrabbiata con il suo corpo.
Ellie durante il mio corso si rese conto che non era sul suo peso
che aveva bisogno di indirizzare il tapping, ma su tutte le questio-
ni relative alla paura di risplendere. Dopo il tapping fu in grado di
vedere che far brillare la sua luce era un dono, non un peso. Per la
prima volta dopo anni iniziò a condividere la sua arte.
Dopo quella svolta Ellie ha postato sulla nostra community
online un dipinto sul dolore che si prova quando ci si paragona
continuamente agli altri.
Il dipinto mi piaceva così tanto che l’ho condiviso anche sulla
mia pagina e ho contattato Ellie per farle sapere quanto apprez-
zavo il suo lavoro. Le ho poi chiesto se voleva contribuire a questo
libro con delle illustrazioni. Superando la paura di risplendere,
Ellie ha avuto il coraggio di condividere la sua arte pubblicamente
e arricchire tutte le nostre vite.
Anche il rapporto di Ellie col cibo cambiò, pur non essendosi
focalizzata su di esso nel percorso per dimagrire. Dopo anni di
tentativi per guarire dalla dipendenza dalle bibite, in quel primo
mese di EFT rimase davvero stupita quando vide che il suo desi-
derio compulsivo era svanito. Consentendo a se stessa di risplende-
re tramite la sua arte e la sua vita, aveva iniziato a sentirsi più tran-
quilla e ad avere il controllo sul cibo per la prima volta dopo anni.
Molte persone con cui lavoro hanno così tanta paura di risplen-
dere che si preoccupano disperatamente di negare le proprie po-
tenzialità e minimizzare i successi. Cercano di farsi così piccole
nascondendosi dietro al loro peso.
Quando si tratta della paura di risplendere, le parole di Ma-
rianne Williamson tratte da Ritorno all’amore sono illuminanti:

“La nostra paura più profonda non è quella di essere inade-


guati. La nostra paura più profonda è quella di essere poten-

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ti oltre ogni limite. È la nostra luce e non la nostra ombra
a spaventarci di più. Ci chiediamo, chi sono io per essere
brillante, pieno di talento, favoloso? In realtà, chi sei tu per
non esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in picco-
lo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello
sminuire se stessi così che gli altri non si sentano insicuri
al nostro cospetto. Siamo tutti nati per risplendere, come
fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio
che è in noi. Non è solo in alcuni di noi; è in ognuno di
noi. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,
inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo
stesso. E quando ci liberiamo dalle paure, la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.”

SMETTI DI ASPETTARE CHE LA VITA INIZI


Qualunque cosa tu abbia paura di fare probabilmente è proprio ciò
che dovresti fare. Per Leigh questo significava realizzare il sogno
di aprire un centro benessere. Anche se avrebbe potuto esserne
la proprietaria già da quattro anni, non aveva trovato il coraggio
di prendere i contatti, ottenere il finanziamento e pubblicizzare
l’attività. Stava aspettando di… dimagrire.
Quando Leigh ha iniziato a utilizzare EFT per la sua paura di
risplendere, si è resa conto che era la mancanza di amore verso se
stessa e non il dover perdere peso che le impediva di aprire il suo
centro benessere. Fin da bambina le era stato detto che doveva
“stare tranquilla”, “smettere di parlare” e che risplendere non era
sicuro. Per questo motivo il suo sogno le faceva così paura.
Armata di questa nuova consapevolezza, Leigh iniziò a focaliz-
zare il tapping sulla sua paura di risplendere, seguendo la mia gui-
da su questo argomento. In poche settimane fece più progressi con
l’apertura del suo centro benessere di quanti ne avesse fatti in tanti
anni. Improvvisamente incominciò a prendere i contatti e a parlare

145
con le persone che si erano offerte di sostenerla, tra cui una donna
che le aveva offerto aiuto per creare un sito web per il centro. Leigh
era stupita ed entusiasta per il sostegno e l’interesse intorno a sé.
In quelle settimane, Leigh iniziò anche a programmare dei pa-
sti sani e a fare esercizio regolare. Improvvisamente questi cam-
biamenti nello stile di vita le sembrarono facili e divertenti. I chili
cominciarono ad andarsene quasi subito. Ciò che la faceva davve-
ro sorridere, però, era che ancor prima di perdere tutto il peso che
si era prefissata di smaltire, era riuscita a guardarsi allo specchio e
ad apprezzare il suo corpo per la prima volta.
Diverse settimane dopo la fine del corso, mi scrisse queste pa-
role: “Ho perso 5 chili e mi sento risplendere! Ogni giorno mi ac-
corgo di nuovi cambiamenti nel mio corpo e nelle mie abitudini.
Non ho più attacchi quotidiani di fame nervosa e amo fare eser-
cizio fisico. Posso avvicinarmi allo specchio senza insultare me
stessa… per me sono grandi passi avanti. Ogni giorno continuo
a imparare ed evolvere, e questa è la parte divertente! Mi sento
sempre meglio. EFT è stato un vero e proprio punto di svolta. E
seguo ancora i tapping guidati… li amo.”

DARE IL MEGLIO DI SÉ E SOGNARE IN GRANDE


La gente spesso mi chiede come incorporo EFT nella mia vita
quotidiana. Ecco un esercizio che faccio ogni sera.
In primo luogo, visualizza ciò che più desideri, incominciando
a concentrarti su una sola cosa. Potrebbe essere il desiderio di sen-
tirti forte e a tuo agio nel tuo corpo, di condividere con altri un
dono o un talento, di dire la tua o di avere una relazione d’amore
più appagante. Ingrandisci l’immagine nella tua mente. Respira
profondamente e immagina come ci si sente a trovarsi davvero in
quella situazione. Poi chiediti: “C’è qualcosa in questa immagine
che mi crea disagio? Quali segnali sento nel mio corpo quando
proietto questa immagine nella mia mente?”. Se senti che il tuo

146
stomaco o le spalle si chiudono, per esempio, è indice che questa
immagine crea stress nel tuo corpo. Continua a respirare profon-
damente mentre picchietti attraverso i punti e concentrati sull’im-
magine. Se emergono paure particolari o altre emozioni negative
o critiche, continua a picchiettare i punti, mentre visualizzi ciò
che desideri, finché ti senti calmo e a tuo agio nel tuo corpo.
Questo è un esercizio incredibilmente potente da utilizzare in
maniera regolare. Man mano che la tua zona di comfort si espan-
de, ti accorgi che anche i tuoi sogni crescono.

È NORMALE PROVARE EMOZIONI NEGATIVE


Quando iniziamo a riconoscere come il peso ci ha protetti,
come possiamo liberarci da quel bisogno e risplendere, ci sentia-
mo eccitati. Spesso, però, veniamo rapidamente sopraffatti dalla
paura. È normale. Bisogna imparare da questi sentimenti, ma non
lasciarsi governare. Ecco dove entra in gioco EFT. Utilizzare il
tapping per le nostre emozioni non significa che non proveremo
mai più paura o altre emozioni negative. Il tapping è uno stru-
mento che ci aiuta ad avere uno spazio di manovra attraverso le
emozioni e ad andare avanti, nonostante la normale e naturale
resistenza emotiva che possiamo sperimentare.
A volte, quando iniziamo a risplendere, sentirci sopraffatti e
impauriti può dipendere dal non sapere cosa ci aspetta o dal non
sapere come realizzare i nostri sogni. Questo è normale. Indiriz-
zando il tapping su queste emozioni, siamo in grado di ristabilire
il contatto con il nostro intuito e a fare più chiarezza sulle nostre
risposte a queste domande: Quando pensi al tuo sogno, quanto ti
senti sopraffatto dalla paura su una scala da 0 a 10? Ci sono al-
tre emozioni o credenze negative che catturano la tua attenzione?
Senti qualche tensione nel tuo corpo?
Utilizza le risposte a queste domande per aiutarti a essere più
specifico. Ora facciamo un po’ di tapping:

147
Punto karate: Anche se mi sento sopraffatto da questo so-
gno, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: M i sento così sopraffatto.
Lato dell’occhio: C’è così tanto da fare.
Sotto l’occhio: N on so da dove iniziare.
Sotto il naso: Cosa su ccede se realizzo il mio sogno?
Mento: Cosa su ccede se faccio un errore?
Clavicola: Cosa su ccede se qu alcosa va storto?
Sotto il braccio: Tu tte queste pau re riguardo alla realizzazione
di qu esto sogno.
Sommità del capo: Ora do loro u na voce.

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tapping è inferiore o


pari a 5, pu
oi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Forse non ho bisogno di conoscere tutte le ri-


sposte.
Lato dell’occhio: Forse non ho bisogno di sapere esatta-
mente come arriverò lì.
Sotto l’occhio: Mi concentro sul singolo passo davanti a me.
Sotto il naso: Fare questo passo è sicuro…
Mento: …e ho fiducia che appariranno le risposte.
Clavicola: Mi posso godere questo percorso.
Sotto il braccio: Mi sento così bene nel fare questo passo
avanti.
Sommità del capo: Fare questo passo è sicuro.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuovaN


mente l’intensità e continu a a picchiettare fino a qu
ando proveN
rai sollievo.

Quali azioni puoi compiere in questo momento per realizzare


il tuo sogno? Forse si tratta semplicemente di scrivere una mail

148
o fare una telefonata. Fidati del tuo intuito e fai un passo avanti,
non importa quanto piccolo.

IL TEMPO TRA ADESSO E DOPO


SI CHIAMA VITA, NON SPRECARLO!
Dopo aver frequentato il mio corso e utilizzato EFT, Brandy si
sentiva felice nella sua pelle per la prima volta dopo molti anni.
Mentre rovistava in una scatola da scarpe piena di vecchie foto,
un giorno s’imbatté in una sua immagine scattata quando aveva
trent’anni. Indossava un bikini verde. Si ricordò che in quel pe-
riodo odiava il suo aspetto e provò compassione per quella bella
donna nella foto che non riusciva a riconoscere la propria bellezza.
Da allora era aumentata ancora più di peso, eppure si sentiva più
bella di quando era stata scattata la foto perché aveva utilizzato il
tapping sulle credenze nei confronti di se stessa.
Il fine settimana successivo Brandy andò in campeggio con
il marito. Quando indossò il costume da bagno, la vecchia voce
critica iniziò a insinuarsi. Lei sorrise. Quella voce non aveva più
potere su di lei. Si rese conto che se non si godeva la vita e il suo
corpo in quel momento, avrebbe sprecato molte opportunità di
essere felice, proprio come aveva perso l’opportunità di sentirsi
bene nel suo bikini verde tanti anni prima.
Gli obiettivi sono importanti, ma non sono una buona ragione
per non godersi il presente. È il percorso e non il risultato che
porta la felicità più grande.
In questo preciso istante, è ora di fermarsi e annusare le rose.
Osserva le parti belle del tuo corpo. Osserva come ti senti quan-
do prendi del tempo per mettere una mano sul cuore e respirare
profondamente.
Vivere una vita favolosa significa riconoscere quanto tu e la tua
vita siate favolosi in questo momento.

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Sentirsi al sicuro per risplendere
Punto karate: Anche se risplendere non mi fa sentire sicuro, mi amo e
mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Risplendere non mi fa sentire sicuro.
Lato dell’occhio: Fare del mio meglio non mi fa sentire sicuro.
Sotto l’occhio: Potrei ricevere troppa attenzione.
Sotto il naso: A qualcun altro potrebbe non piacere.
Mento: È più sicuro nascondermi dietro un corpo più grande.
Clavicola: Una parte di me vuole risplendere ed essere migliore…
Sotto il braccio: …una parte di me non si sente sicura.
Sommità del capo: È una lotta interiore.
Sopracciglia: Sono in lotta con me stesso.
Lato dell’occhio: Ci si sente più al sicuro a non cambiare.
Sotto l’occhio: Perdere peso non mi sembra sicuro.
Sotto il naso: Sentirmi al sicuro ora non mi sembra sicuro…
Mento: …perché in passato ho vissuto un’esperienza negativa.
Clavicola: Ora do voce a quei sentimenti…
Sotto il braccio: …e li lascio andare.
Sommità del capo: Ho imparato così tanto da allora.
Sopracciglia: Ho imparato che risplendere non mi fa sentire sicuro.
Lato dell’occhio: Questa vecchia credenza mi ha bloccato.
Sotto l’occhio: Ciò che hanno detto e come hanno reagito…
Sotto il naso: …era una loro proiezione, non mia.
Mento: Prendo atto di come mi sono sentito.
Clavicola: Ho avuto paura di un’altra reazione negativa.
Sotto il braccio: È meglio arrendersi alla paura e volare basso.
Sommità del capo: Ma io voglio di più.
Sopracciglia: Devo fare una scelta.
Lato dell’occhio: Posso tenere in considerazione ciò che pensano gli
altri…
Sotto l’occhio: …a scapito della mia felicità. . .
Sotto il naso: …o tenere in considerazione ciò che penso io…

150
Mento: …e risplendere.
Clavicola: Sono coraggioso e fiducioso.
Sotto il braccio: Scelgo di risplendere.
Sommità del capo: Incoraggio gli altri a fare altrettanto.
Sopracciglia: Risplendere mi fa sentire sollevato.
Lato dell’occhio: Restare bloccato era faticoso.
Sotto l’occhio: Lascio che la mia immaginazione corra libera.
Sotto il naso: Sto andando avanti verso i miei sogni.
Mento: Seguo la voce del mio cuore.
Clavicola: So cosa fare.
Sotto il braccio: Posso agire ora.
Sommità del capo: Mi sento al sicuro e risplendo.

151
CAPITOLO 8

DEDICATO
ALLE DONNE:
PUOI STAR BENE
NEL TUO CORPO

F in da giovani veniamo bombardate da immagini fittizie di


sessualità e femminilità. Dobbiamo essere sexy, suggerisce la
società, ma senza essere volgari. Dobbiamo essere belle, ma non
troppo sicure di noi stesse; non delle santarelline, ma nemme-
no delle poco di buono. Troppo spesso ci troviamo ad affrontare
la nostra sessualità prima ancora di essere pronte a conoscerla e
capirla. Poi, proprio quando iniziamo a celebrare i nostri nuovi
corpi in continua evoluzione, ci troviamo di fronte ad attenzioni
sessuali indesiderate e talvolta ci sentiamo in colpa e in imbarazzo
per averle provocate.
La società ci riempie di così tante credenze e aspettative con-
trastanti che il nostro rapporto con la sessualità sembra destinato
all’insuccesso prima ancora di iniziare. Dopo aver subìto le nevrosi
della nostra cultura riguardo alla sessualità femminile, molte di
noi inconsapevolmente vedono il peso come un mezzo per sfuggire
all’attenzione sessuale che vivono come disorientante e minacciosa.

152
In seguito esploreremo l’impatto che il rapporto con la nostra
sessualità ha su di noi e sul nostro peso, e scopriremo nuovi siste-
mi per relazionarci al nostro corpo e al nostro potere in modo da
sperimentare una sensazione di libertà più duratura.
Come vedremo, per molte di noi questo rapporto tormentato
comincia in età puberale, quando inizia a svilupparsi il seno.

ESSERE RAGAZZA IN UN CORPO DI DONNA


Sono cresciuta come un maschiaccio, rifiutandomi di indossare
vestiti femminili anche quando questo comportava dover litigare
un’altra volta con mia mamma. Se i miei fratelli non dovevano
indossare abiti femminili, nemmeno io volevo farlo. Desideravo
essere come loro e facevo tutto il possibile per sembrare un ra-
gazzo. Ero una ribelle, senza peli sulla lingua, per nulla timida e
sempre ansiosa di buttarmi in nuove avventure. Trascorsi la mag-
gior parte delle estati della mia infanzia in giro per i boschi con i
miei amici maschi.
Poi, improvvisamente, mi è cresciuto il seno e ha rovinato tut-
to. Un mio amico mi disse che alcuni ragazzi mi chiamavano “la
ragazza con le tette” e scherzavano alle mie spalle. Ho odiato il
mio corpo per avermi tradita. A causa sua venivo presa in giro ed
ero diventata oggetto di una strana attenzione. Incapace di dare
un senso a tutto questo, usai il cibo per far fronte alla mia ansia.
Nascondermi dietro ai chili in più non è stata una decisione con-
sapevole, ma mi fu d’aiuto. Grazie al mio aumento di peso non ero
più considerata un oggetto e isolata dagli altri.
Ho visto ripetersi più volte questo schema di nascondere i no-
stri nuovi corpi sensuali nel momento in cui iniziano a svilupparsi.
Anche se la pubertà può sembrare un lontano ricordo, quegli anni
in cui ci si sente come bambine catapultate in corpi di donna, può
avere un impatto duraturo sul rapporto con la nostra femminilità
e il peso.

153
Laura era una mia allieva e tramite il tapping è risalita indietro
nel tempo a quando fu presa in giro sul bus della scuola per il suo
seno. Provando imbarazzo e vergogna, aveva iniziato a indossare
un poncho che la nonna aveva cucito per lei. A prescindere dal
clima, quel poncho era il suo sistema per nascondere la sua fem-
minilità. Divenuta adulta, ogni volta che perdeva peso si sentiva a
disagio per le attenzioni che avrebbe potuto ricevere, sia che pro-
venissero da sconosciuti o da un amico. Le sue prime esperienze
a scuola l’avevano portata ad associare le forme femminili con le
prese in giro e le attenzioni indesiderate.
Per molte di noi la pubertà è stato uno shock. Impreparate al
seno, alle mestruazioni e alle nuove curve, abbiamo accusato il
corpo dei cambiamenti che ci facevano sentire a disagio e insicure.
Prendi un momento per ripensare alla tua pubertà. C’è un even-
to o un ricordo di quel periodo che ti ha insegnato a non sentirti
sicura nel tuo corpo di donna? Se è così, racconta la storia mentre
utilizzi il tapping. Sentiti libera di fare riferimento al Capitolo 5,
dove abbiamo imparato come utilizzare il tapping per eventi passati.

I COMPLIMENTI: UNA MINACCIA IMPREVISTA


Se non ci è stato insegnato come creare un rapporto positivo con
la nostra femminilità e la sessualità, qualunque tipo di attenzione
può turbarci profondamente, compresi i complimenti. Anche se
può sembrare un controsenso, non stare bene nel proprio corpo ed
essere in perenne lotta con il peso comporta il rifiuto di qualunque
tipo di attenzione possa farci sentire ferite o umiliate.
È il caso di Lori, che durante il mio corso ha perso 9 chili.
Dopo aver lavorato sulla paura di risplendere, Lori si è resa conto
che aveva smesso di indossare la grande giacca grigia che portava
sempre addosso. Sentendosi fiduciosa e pronta a lasciarsi il “gri-
giore” alle spalle, un giorno decise di mettersi un maglione bianco
con un paio di pantaloni in cui non entrava più da anni. Stava a

154
meraviglia. Bella, radiosa e piena di energia, Lori uscì a fare delle
commissioni. Qualcosa però non andò per il verso giusto.
Mentre se ne andava tranquilla per negozi, un uomo le fischiò
dietro dicendole: “Che donna sexy!”. Lei si irrigidì all’istante e fu
assalita da un panico così acuto da bloccarla. Si sentiva minacciata.
Incapace di parlare e incerta su come reagire, abbassò lo sguardo e
si infilò rapidamente in un negozio. Una parte di lei era disgustata
da quell’uomo e si sentiva violata dal suo commento; un’altra parte
di lei invece era lusingata perché a 50 anni era ancora in grado
di attirare l’attenzione di qualcuno. Quando avvertì questo stato
d’animo, incominciò a provare un senso di colpa per essersi sentita
lusingata. Più tardi quella sera Lori era ancora sopraffatta da sen-
timenti di vergogna e di confusione per quel commento.
Mi scrisse un paio di settimane più tardi, confessandomi che
era rimasta stupita per come il commento di uno sconosciuto avesse
potuto turbare la sua giornata. Si tratta di una reazione comune
quando non siamo capaci di stabilire confini sani con le persone, ma
è un argomento che approfondiremo meglio in seguito nel capitolo.
Lori e io abbiamo utilizzato il tapping sul commento dell’uomo,
e lei ha ricominciato a radicare se stessa nel suo corpo e a riprendersi
il suo potere. Ha ripetuto a voce alta quello che lui le aveva detto,
concentrandosi sull’ansia che aveva provato a livello fisico, e ha con-
tinuato a picchiettare dando una voce a queste emozioni. Quando si
è liberata del panico, è stata in grado di ricordare il commento senza
sentirsi minacciata. Prima di finire la nostra seduta, si è immaginata
in quella stessa situazione, ma questa volta sentendosi presente e a suo
agio nel proprio corpo. Dopo aver utilizzato il tapping per trasforma-
re la sua vergogna e la paura, si è resa conto che aveva il controllo e si
sentiva più forte e potente. Quando ci prende il panico per una qual-
che attenzione non richiesta, spesso è perché ci sentiamo impotenti
di fronte alla situazione o incapaci di proteggere noi stesse. Dal mo-
mento che un commento può causare una risposta di congelamento e
farci sentire impotenti, può essere utile indagarne le cause scatenanti.

155
PERCHÉ CI CONGELIAMO

Anche se Lori non si congelò a livello fisico, si sentiva congelata


emotivamente e mentalmente. La risposta di congelamento può
assumere molte forme, tra cui sentirsi fisicamente tesi o bloccati;
trattenere il respiro; acconsentire anche quando non siamo d’ac-
cordo; sentirci incapaci di dire di no, di parlare o di allontanarci da
una situazione. La manifestazione fisica di questo tipo di risposta
emotiva si può osservare negli animali che vivono allo stato selvati-
co. Quando vengono attaccati, i loro corpi diventano rigidi e sem-
bra che neanche respirino. È da qui che proviene il detto “fingersi
morto come un opossum”, dal momento che la risposta di conge-
lamento è stata ben documentata in questa specie di mammiferi.
Dal momento che la maggior parte dei predatori ha l’istinto di
uccidere le prede che si muovono e non mangia un animale fino a
che non lo ha ucciso, la risposta di congelamento può essere uno
strumento utile agli animali per proteggersi. Quando il predatore
perde interesse per il corpo immobile della preda, questa esce dal-
la risposta di congelamento e fugge per mettersi al sicuro.
Anche se spesso ci critichiamo per esserci bloccate, la risposta
di congelamento è una tattica primordiale che il nostro corpo usa
per proteggerci. È importante saperlo, così da non giudicarci ne-
gativamente quando ci congeliamo.
Se in passato abbiamo sperimentato la risposta di congelamen-
to, spesso ci sentiamo indifese e ogni evento ci sembra una mi-
naccia, compresi i diversi tipi di scontro e conflitto. Se utilizziamo
il tapping mentre ci concentriamo sulla situazione in cui ci siamo
bloccati e permettiamo a noi stessi di provare ciò che stavamo
provando, diminuiamo le possibili risposte di congelamento futu-
re. Come risultato, siamo in grado di rimanere radicati e prendere
decisioni consapevoli.
Vediamo ora come utilizzare il tapping indirizzandolo su un
momento in cui hai manifestato una risposta di congelamento in

156
passato. Se ti ricordi di avere avuto questo tipo di risposta più
volte, non c’è problema. Inizia con un ricordo che non sia troppo
intenso. Ti sei congelata quando qualcuno ti ha chiesto di portare
avanti un progetto che non volevi, o ti ha trattata in un modo che
non ti ha fatto sentire a tuo agio?
Nota: se la risposta di congelamento è stata una reazione a un
grosso trauma, ti invito a chiedere aiuto a un professionista. È
importante avere il supporto necessario prima di esplorare le vie
per superare il trauma.

COME INTERPRETIAMO I COMPLIMENTI


Come Lori, anche molte altre mie clienti mi dicono di non amare
i complimenti, soprattutto da parte degli uomini. “Quando un ra-
gazzo mi fischia per strada, abbasso lo sguardo e vado in panico”
dicono. “Mi infastidisce e mi sento violata, come se mi stessero
spogliando con gli occhi. Ma a una parte di me piace ricevere at-
tenzione e questo mi fa sentire in colpa e provare vergogna.”
Sentirti lusingata da un complimento non significa che lo stai
“cercando” e certamente non vuol dire che sei a rischio di tradire
il tuo compagno o marito. Spesso non abbiamo paura solo della
persona, ma della nostra presunta incapacità di reagire. In realtà,
però, quando siamo radicate nel nostro corpo abbiamo più potere
di quanto pensiamo. Quando qualcuno ti fa un complimento, la
prima cosa da osservare è il tuo respiro.
Se è breve e superficiale, è più probabile che il tuo corpo possa
manifestare una reazione di stress. Indirizzando il tapping sull’e-
sperienza, puoi tornare più rapidamente a uno stato di calma.
Quando ho usato il tapping per affrontare la mia reazione di
stress per i complimenti e le attenzioni maschili, ho iniziato a reagi-
re agli uomini in maniera diversa. Oltre a non sentirmi più in preda
al panico, ho anche notato che ero abituata a sentirmi a disagio
quando un uomo mi faceva i complimenti. Ho iniziato così a sfor-

157
zarmi coscientemente per osservare la mia reazione e le sensazioni
ogni volta che ricevevo attenzioni e quindi indirizzavo il tapping
sulle varie esperienze. Col passare del tempo sono stata in grado di
ricevere i complimenti per quello che generalmente sono: apprez-
zamenti senza doppi fini. Invece di sentirmi minacciata, ora posso
gioirne o ignorarli e sentirmi comunque presente e controllata.
Proprio l’altro giorno stavo cercando di fermare un taxi a New
York nel momento peggiore della giornata, alle 16:00, quando si
sposta la maggior parte dei tassisti. Mi ero dimenticata di questo
e avevo bisogno di arrivare da un’altra parte in fretta. Un taxi si
fermò e io salii. Non appena fui al sicuro all’interno, l’autista dis-
se: “Il mio turno è finito, ma lei sta così bene con quel vestito blu
che mi sono dovuto fermare.” Dal momento che non mi sentivo
minacciata in quella particolare situazione, sorrisi e dissi: “Bene,
allora, dovrò ricordare di indossare questo abito ogni volta che
proverò a prendere un taxi alle 16:00!”. Entrambi abbiamo riso.
Se fosse accaduto prima di utilizzare il tapping per trasformare
le mie reazioni emotive e fisiche verso le attenzioni indesiderate,
avrei avuto paura, forse anche irrigidendomi fisicamente, e poi
avrei pensato qualcosa del tipo che maiale. Oppure mi sarei senti-
ta assalire dalla rabbia per quell’attenzione non richiesta. Invece,
essendo stata in grado di rimanere calma e presente, ho potuto
facilmente percepire se si trattava o meno di una situazione peri-
colosa e poi agire di conseguenza.

Rispondere ai fischi
Vivendo a New York, io e le mie amiche abbiamo spesso parlato di
come gli uomini ricorrano ai “fischi” per richiamare la nostra attenzio-
ne. Un giorno ho scritto una mail a un paio di loro e ho chiesto consiglio
su come fanno a rispondere ai fischi mantenendo il controllo anziché
sentirsi vittime.

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Un’amica mi ha risposto che a volte si limita a sorridere, mentre altre volte
ride, non di loro, ma con loro, della serie: “Voi ragazzi siete pazzi, lo sape-
te?”. In questa maniera si sente come se stesse flirtando in modo innocuo.
Un’altra amica ha risposto che a volte accoglie i fischi come compli-
menti, ma quando non ha una buona sensazione accelera il passo e
li ignora. La differenza è che può rimanere presente nel suo corpo e
giudicare ogni situazione singolarmente.
Purtroppo non possiamo controllare ciò che dicono gli altri, ma abbiamo
il controllo di come reagiamo e cosa proviamo noi. Va bene se pensi che
tutti i fischi siano inappropriati. La chiave è sapere che hai il potere di
essere tranquilla e presente nel tuo corpo se dovesse capitarti di sentirli.

SE QUALSIASI TIPO DI ATTENZIONE


CI DÀ FASTIDIO
A volte ci possiamo sentire minacciate anche da complimenti di
persone che in realtà non ci stanno minacciando. Questo mi è
successo una volta, quando il mio prozio mi disse: “Sembri dima-
grita.” Sorrisi e lo ringraziai, ma dentro di me urlavo: Possiamo per
favore smettere di fare del mio corpo u
n argomento di conversazione?
Molte donne timidamente confessano che quando dicono loro
“Sembri dimagrita”, pensano: Qu indi credi che prima fossi grassa?
Quando l’immagine del corpo è un’enorme ferita aperta, persino
il tocco delicato di una piuma può far male. Non possiamo con-
trollare ciò che dicono gli altri, ma quando curiamo quella ferita
possiamo scegliere di apprezzare il tocco morbido della piuma e
gioire di un complimento o semplicemente ignorarlo.
Ora facciamo un po’ di EFT in relazione ai complimenti, a
partire dall’affermazione iniziale: “Anche se qualcuno si accorge
che sono dimagrita, ho scelto di sentirmi centrata nel mio corpo.”
Continua a picchiettare sulla tua esperienza riguardo al ricevere
complimenti e osserva cosa puoi trasformare ed eliminare.

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CREA CONFINI SANI
Sentirci a disagio per le attenzioni ricevute indica di solito che non
ci hanno insegnato a creare confini sani. Noi tutte abbiamo dei con-
fini naturali, ma se non li riconosciamo e non li facciamo rispettare,
gli altri potranno violarli facilmente. Quando ciò accade, ci sentia-
mo impotenti e insicure. Di conseguenza, spesso diamo la colpa a
noi stesse e possiamo mettere su peso come forma di protezione.
Questo è il caso di Claire. Le chiesi quando aveva iniziato a
ingrassare e lei si ricordava il momento esatto. Dopo aver perso
10 chili, un amico le disse quanto stesse bene appoggiandole una
mano sulla coscia. Con quel gesto aveva attraversato un confine
che Claire non aveva saputo mantenere. Le chiesi perché non gli
avesse detto di togliere la mano e Claire mi rispose che non voleva
offenderlo o “fare tanto rumore per nulla”.
In quanto donne, spesso ci insegnano a fare le “brave”. Non
scontentare nessuno, non offendere nessuno, non fare nulla per non
peggiorare le cose. Per paura di deludere o turbare gli altri, spesso
giudichiamo e diamo la colpa a noi stesse. Ci poniamo domande
come: “Sono troppo razionale o sono eccessivamente emotiva?”.
Ma non è tutto. Il problema è che non ci hanno mai insegnato
come creare confini sani e questo permette agli altri di ferirci.
Stabilire i confini è essenziale per vivere una vita piena, ma è dif-
ficile sapere dove si trovano i tuoi se non sei presente nel tuo corpo.
Essere presenti nel proprio corpo significa comprendere quali sen-
timenti e sensazioni ci assalgono quando viene varcato un confine.
Ogni volta che ti senti a disagio o in pericolo, il primo passo è
quello di allontanarti fisicamente dalla situazione. Se non ti senti
bene, dovresti dire di no. “No” è una frase completa. Non è neces-
sario che ti giustifichi.
Può essere utile iniziare a utilizzare il tapping concentrandoti
su una paura che hai, esprimendola con voce chiara. Una volta che
hai utilizzato il tapping per questo, di seguito trovi un esempio
di affermazioni positive per aiutarti ad assimilare una nuova idea.

160
Sopracciglia: Quello che sento è più importante…
Lato dell’occhio: …di ciò che pensano gli altri.
Sotto l’occhio: Sono consapevole dei miei confini…
Sotto il naso: …e ho il controllo di me stessa.
Mento: Mi sento forte e protetta…
Clavicola: …dal potere della mia voce…
Sotto il braccio: …dalla forza della mia presenza.
Sommità del capo: Sono presente e ho il controllo.
Sopracciglia: Sono un’adulta forte.
Lato dell’occhio: Se qualcosa mi mette a disagio, reagisco
di conseguenza.
Sotto l’occhio: Ascolto la mia voce interiore.
Sotto il naso: Non ho bisogno di capire i miei sentimenti.
Mento: Mi fido di loro.
Clavicola: Mi sento sicura e potente.
Sotto il braccio: Ho una voce chiara e una forte presenza.
Sommità del capo: Mi sento tranquilla e fiduciosa.

MANTIENI I CONFINI
Oltre a essere centrate nel nostro corpo e a creare confini sani, è impor-
tante capire come possiamo mantenerli utilizzando la nostra energia.
Quando insegno alle donne a utilizzare la loro energia per man-
tenere confini sani, spesso loro ricordano momenti in cui hanno fis-
sato qualcuno o detto qualcosa che ha fatto fare dietrofront all’altra
persona. Questi sono tutti esempi di come possiamo usare la nostra
energia per mantenere i confini che ci aiutano a sentirci al sicuro.
Quando vado a correre sono sempre i cani di piccola taglia a
farmi paura. Spesso si lanciano verso di me e abbaiano così forte
che mi fanno sobbalzare. I cani di grossa taglia invece sono più
calmi e di solito non mi spaventano. A volte mi piace pensare che,
in caso di bisogno, anch’io posso incutere timore come quei cani
di piccola taglia che abbaiano forte.

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IL TUO CORPO E L’AMORE
Quando riceviamo attenzione per le nostre fattezze, a volte cre-
iamo la falsa credenza che il corpo femminile sia strutturato ap-
posta per attirare l’amore romantico. Questa è un’altra pressione
che molte donne si sentono addosso. Quindi cerchiamo di capire
come questo assunto sia vero o falso.
YourTango, un sito web di consigli d’amore, ha intervistato ol-
tre 20.000 uomini per capire cosa sia ad attrarre inizialmente gli
uomini verso le donne. Al primo posto c’era la chimica sessuale, al
secondo il sorriso, al terzo la gentilezza e al quarto il senso dell’u-
morismo. Il tipo di corporatura veniva dopo tutti questi, al quinto
posto nella lista. Per gli uomini il tuo umorismo e la gentilezza
contano più del corpo.

L’istinto è il tuo migliore barometro


Gavin de Becker dice che a differenza di altri esseri viventi, gli esseri
umani percepiscono il pericolo, ma ignorano il loro intuito che li avvisa
che qualcosa non va. Troppo spesso ragionano senza di esso e vanno
verso il pericolo. Per esempio, le donne spesso salgono su un ascen-
sore anche quando hanno una sensazione sgradevole circa le persone
che sono già salite. Se hai la sensazione che qualcosa non sia a posto,
devi farci caso. Innanzitutto fidati e segui il tuo istinto, e in un secondo
momento preoccupati del giudizio, dei pensieri e dei sentimenti degli
altri. Se senti puzza di bruciato, anche se non sai spiegare come o per-
ché, proteggiti e allontanati nel più breve tempo possibile.

Che dire del primo posto in classifica, la chimica sessuale? Che


cos’è esattamente? La chimica è energia. Ti è mai capitato di in-
contrare un uomo o una donna con una forte energia femminile o
maschile? E anche se lui o lei ti attraeva fisicamente, nel momento

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in cui vi siete avvicinati e avete iniziato a parlare, la tua attrazione
è svanita? La persona potrebbe aver fatto anche solo un commento
sul tempo, ma improvvisamente hai percepito l’energia spegnersi.
Ciò che ci attrae nelle persone è una scintilla, è la loro energia.
Ciò significa che l’aspetto non conta? Ovviamente no. Ma significa
che la tua energia è molto più importante del tuo aspetto. Spesso ce
ne dimentichiamo perché abbiamo fatto nostra la credenza di meri-
tare l’amore solo se appariamo in un certo modo. Di conseguenza,
quando non ci sentiamo belle ci nascondiamo per evitare il rifiuto.
Quando ero convinta che solo le donne magre attraessero i “bravi
ragazzi”, riuscivo sempre a trovare esempi di quanto questo fosse
vero. Se venivo respinta da un ragazzo, per me significava che non
ero abbastanza carina e quindi utilizzavo l’episodio come ulteriore
motivo per non condividere la mia vera energia naturale. Di conse-
guenza, spesso attiravo uomini che fuggivano dal proprio potenziale
e che non erano in grado di accettarmi per il mio vero io o essere
partner amorevoli e fiduciosi. Quando di tanto in tanto mi facevo
avanti e venivo respinta, la prendevo come un’u lteriore prova che non
ero abbastanza carina. Avevo creato un ciclo senza fine non permet-
tendo a me stessa di sentirmi bella e a mio agio nel mio corpo.
Quando crediamo che sia la bellezza ad attrarre l’amore e di
non essere abbastanza carine per essere amate, siamo anche inca-
paci di ricevere l’amore e l’affetto che desideriamo perché non ci
sentiamo all’altezza. Possiamo sviare i complimenti e nasconderci
dalle attenzioni positive perché pensiamo di non meritarli.
Aggrappandoti alla scarsa stima del tu o corpo e credendo che sia
l’unica cosa che ti renda degna di essere amata, stai sottraendo a te stessa
l’amore che ti circonda.

L’uso del peso come prova d’amore


Se credi di essere amata solo per il tuo corpo, potresti voler ingras-
sare o fare di tutto per non dimagrire nel tentativo di ribellarti a que-

163
sta convinzione. Potresti avere la convinzione che se perderai peso e
qualcuno si innamorerà di te, è solo per via del tuo corpo. Rimanendo
in sovrappeso, metti alla prova il tuo partner per assicurarti che ti ami
per quello che sei e non per come appari.
Questo tipo di ribellione nasce dalla credenza limitante che è il tuo corpo
ad attrarre l’amore. Può essere molto distruttivo per le tue relazioni at-
tuali o influire sulla capacità di costruire un futuro rapporto sentimenta-
le. Puoi essere amata per la tua mente, per il corpo e per la tua anima. È
importante che tu vada avanti ad approfondire questo percorso rispetto
a come ti senti nel tuo corpo e il tuo desiderio di stare bene. Fai riferi-
mento al Capitolo 6 per indirizzare il tapping su questa credenza.

Quando Heather ha iniziato a utilizzare il tapping per trasfor-


mare la propria voce interiore critica verso il suo aspetto, è stata
in grado di sperimentare che lo star bene nel suo corpo aveva un
impatto sulla capacità di gioire di se stessa e della sua relazio-
ne. Come ha condiviso in una mail: “Ieri sono andata al lago e
ho indossato un costume senza pantaloncini o pareo. Sentirmi a
mio agio con me stessa è fantastico. Penso che mi stia aiutando
anche a vestirmi nella maniera più adatta alla mia figura, il che
è magnifico.”
Utilizzando EFT per entrare in contatto con noi stesse e stare
bene nei nostri corpi, siamo in grado di ricevere e dare amore sen-
za sentirci minacciate o non meritevoli. Heather non aveva perso
peso; aveva solo permesso a se stessa di sentirsi più sicura nel suo
corpo. Quella fiducia le ha permesso di sperimentare più amore.
Una donna che sta bene con se stessa è carismatica. La pre-
senza, l’apertura, il senso dell’umorismo sono tutte cose che la
rendono attraente e ha un sorriso che affascina. Tutti abbiamo
sperimentato la presenza di una persona che entra e illumina la
stanza. Non è mai per il suo aspetto, ma per la sua energia. Illu-
mina anche tu la stanza essendo semplicemente te stessa.

164
Ora che abbiamo esplorato i comportamenti, gli eventi, le cre-
denze e le emozioni che possono avere influenzato la nostra bat-
taglia con il peso, approfondiamo la consapevolezza di come ci
stiamo prendendo cura di noi e del nostro corpo.
Nella Parte III vedremo in quali ambiti è possibile intervenire
per cambiare lo stile di vita, stare meglio nel nostro corpo e favo-
rire la perdita di peso.
Continua così! Hai già fatto tanta strada.

Stare bene nel tuo corpo di donna


Punto karate: Anche se ritengo pericoloso sentirmi attraente, mi amo
e accetto me stessa e il mio corpo (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non mi sento sicura nel mio corpo…
Lato dell’occhio: …così ho preso dei chili in più.
Sotto l’occhio: È un sistema per proteggermi…
Sotto il naso: …e nascondermi.
Mento: Ancora non mi sento sicura…
Clavicola: …con questo peso in più.
Sotto il braccio: Mi apro a un nuovo metodo…
Sommità del capo: …per sentirmi forte e al sicuro.
Sopracciglia: Permetto al mio corpo di farsi più piccolo…
Lato dell’occhio: …e alla mia energia di essere più grande.
Sotto l’occhio: Avere un corpo più piccolo è sicuro.
Sotto il naso: Ora sento la mia grande energia.
Mento: Mi sento sicura con la mia grande energia.
Clavicola: Mi sento potente con la mia grande energia.
Sotto il braccio: Stare bene nel mio corpo è sicuro.
Sommità del capo: Mi fido del mio istinto e lo seguo.
Sopracciglia: Sono centrata sul mio corpo.
Lato dell’occhio: Sono consapevole del mio respiro.
Sotto l’occhio: Mi fido del mio istinto.
Sotto il naso: Ho una voce.

165
Mento: Ho la capacità di reagire…
Clavicola: …e lo faccio subito.
Sotto il braccio: Quello che sento conta di più…
Sommità del capo: …dell’opinione di chiunque altro.
Sopracciglia: Perdere peso potrebbe attirare complimenti…
Lato dell’occhio: …o attenzioni indesiderate.
Sotto l’occhio: Posso sentirmi forte e sicura nel mio corpo.
Sotto il naso: Più mi concentro su ciò che penso…
Mento: …meno faccio attenzione a ciò che pensano gli altri.
Clavicola: Queste sono solo parole.
Sotto il braccio: Ho il potere di reagire…
Sommità del capo: …in qualsiasi maniera senta giusta.
Sopracciglia: Mantenere il mio potere è sicuro.
Lato dell’occhio: Ricevere complimenti è sicuro.
Sotto l’occhio: So di essere più del mio corpo…
Sotto il naso: …e posso ancora amare ed apprezzare il mio corpo.
Mento: Quando mi sento più forte emotivamente, mi sento più forte
fisicamente.
Clavicola: Quando mi sento più forte fisicamente, mi sento più forte
emotivamente.
Sotto il braccio: È bello essere nel mio corpo ora.
Sommità del capo: Più mi prendo cura del mio corpo, più mi sento forte
e al sicuro.
Sopracciglia: Sento che ho il controllo…
Lato dell’occhio: …e sono potente…
Sotto l’occhio: …in un corpo più piccolo…
Sotto il naso: …con questa grande energia.
Mento: È liberatorio essere me stessa.
Clavicola: Non ho più bisogno di nascondermi.
Sotto il braccio: Sperimento la gioia di essere una donna.
Sommità del capo: Io sono potente.

166
PARTE III

VAI AVANTI
CAPITOLO 9

FAI GINNASTICA
DIVERTENDOTI

Q uando proviamo sofferenza rispetto all’immagine del nostro


corpo, il nostro rapporto con l’attività fisica cade spesso in
uno dei due estremi: o la evitiamo o la usiamo come forma di
autopunizione.
Fare movimento ci costringe a essere presenti nel nostro corpo
e a renderci conto di quanto ci siamo trascurati. “Come mi sono
ridotto così?” ci chiediamo. Sopraffatti dalla sofferenza, portiamo
avanti una battaglia interna con noi stessi, giudicando il nostro
corpo duramente e provando grande tristezza e sensi di colpa. Se
abbiamo a che fare con una sofferenza simile, l’idea di fare ginna-
stica può alimentare così tanta rabbia e frustrazione che il cervello
reagisce con una risposta di stress.
Se ci troviamo all’estremo opposto e consideriamo l’attività fi-
sica una forma di autopunizione, fare movimento diventa il prez-
zo da pagare perché siamo grasse. Sentiamo il bisogno di tortu-
rarci fisicamente come ci torturiamo verbalmente per non essere
“abbastanza carine.” Questo rende l’esercizio un’abitudine che non
saremo mai in grado di gestire, perché legata alla sofferenza.
Molte donne si trovano a oscillare tra questi due estremi, pas-
sando dalla totale trascuratezza agli allenamenti estremi alimen-

168
tati da sofferenza e panico. In entrambi i casi, se odiamo il nostro
corpo e non mostriamo amore e compassione, rendiamo l’attività
fisica qualcosa di cui non potremo mai gioire. Questa relazione
negativa con il movimento può ostacolare la perdita di peso e i
progressi che facciamo per star bene con noi stessi.
Per fortuna EFT può aiutarci a costruire un rapporto nuovo
con l’esercizio fisico, così come è successo a me. Sono rimasta sor-
presa di quanto ami fare ginnastica e di come questo mi faccia
sentire. Non avrei mai pensato di affermare una cosa simile! Tante
persone, usando EFT, hanno riscoperto ciò che già sapevano: il
movimento è una fonte inesauribile di piacere e godimento. Qua-
lunque sia stato il tuo rapporto con l’attività fisica in passato, se
prosegui lungo questo percorso e utilizzi il tapping, arriverai al
punto di voler fare movimento per la pura gioia di farlo.

ATTIVITÀ FISICA: LE PRIME ESPERIENZE


“Ortner, vai e corri per tre giri di pista e quando torni fai atten-
zione.” Ancora prima di finire il primo giro ero già senza fiato e
nella mente maledicevo la mia insegnante di ginnastica. Anche
con il mio allenatore di calcio succedeva la stessa cosa: ogni volta
che non seguivo le indicazioni o non prestavo attenzione (il che
avveniva spesso), venivo costretta a correre intorno al campo. Non
fu un’esperienza traumatica, ma mi portò a credere che l’esercizio
fisico fosse una forma di punizione.
Molte persone associano l’esercizio fisico a qualcosa di negativo
avvenuto durante i loro primi anni di scuola, quando si sentivano
fuori posto o non riuscivano a tenere il passo. Molly era una di
loro. Durante una partita di pallavolo era stata colpita alla testa
dalla palla ed era stata derisa dalle compagne. L’episodio aveva
sviluppato in lei una forte diffidenza nei confronti dell’esercizio
fisico, che associava a una situazione di estremo imbarazzo. Da
allora aveva evitato qualsiasi forma di attività ginnica.

169
Anche Sharon ha una storia simile e ricorda di essere arrivata
ultima a una corsa durante l’ora di educazione fisica. Quando ave-
va tagliato il traguardo era esausta, sofferente e in imbarazzo per-
ché tutti i suoi compagni di classe la stavano guardando. Da quel
giorno in poi si convinse che l’esercizio fisico non faceva per lei.
Anche se sono passati anni e le ore di educazione fisica sono
solo un lontano ricordo, quegli eventi del passato apparentemente
insignificanti possono sviluppare in noi credenze negative riguar-
do all’attività fisica. Se non affrontiamo lo stress causato dai ricor-
di, continueremo a trovare delle ragioni per evitare lo sport. Se il
solo pensiero di allenarci fa sì che l’amigdala inneschi la risposta
di stress “lotta o fuga”, faremo tutto quanto è in nostro potere per
evitare l’esercizio fisico, perché non ci sentiamo al sicuro.
Qual è il tuo primo ricordo legato allo sport? Ci sono episodi
del passato che ti hanno fatto sentire escluso, in imbarazzo o in
punizione? Se scopri un evento stressante o ricordi negativi ri-
guardo all’esercizio fisico, fai riferimento al Capitolo 5 e indirizza
il tapping su quell’evento finché non sarai in grado di cancellare
lo stress e le emozioni negative che ha suscitato.

ESPLORIAMO LE CREDENZE
SULL’ATTIVITÀ FISICA
Spesso la nostra più grande resistenza all’esercizio fisico risiede
nelle nostre credenze limitanti. In alcuni casi le credenze limitan-
ti sull’attività fisica si riferiscono alla nostra identità (chi siamo);
in altri, si concentrano su ciò che pensiamo sia possibili (ciò che
possiamo fare). Per continuare a trasformare il nostro rapporto
con l’esercizio fisico così da non restare più bloccate, esploriamo
alcune delle credenze negative più comuni che possiamo avere in
ciascuna di queste aree.

170
Quando pensi che lo sport non fa per te
“Mi sento come se non potessi perdere peso, perché non sono una
di ‘quelle persone’” mi ha detto Lucy un giorno, mentre frequen-
tava il mio corso online. Dopo aver provato a fare esercizio da casa
con un DVD di allenamenti, mi confessò disperata: “Ogni volta
che provo a fare ginnastica, penso che non sarò mai come quei tipi
sportivi e atletici che si vedono in giro.”
Dal momento che l’esercizio fisico le aveva causato una grande
sofferenza emotiva, Lucy si era convinta che non facesse per lei;
non sarebbe mai stata “una di quelle persone” che si allenano.
Dopo aver fatto un po’ di tapping insieme sul suo senso di inade-
guatezza rispetto agli atleti della scuola, le ho chiesto di immagi-
nare di allenarsi e di osservare ciò a cui stava pensando.
“Penso a una donna che conosco” ha detto. “È una persona che
ammiro. Decise di partecipare a una maratona a favore di un ente
benefico cui dava sostegno. Così iniziò a camminare. Quell’estate
partecipò alla maratona. Faceva caldissimo e lei non aveva mai
fatto niente di simile, eppure ci riuscì.”
Perché questo semplice pensiero è stato un importante passo
avanti per Lucy? I pensieri che ci vengono in mente quando ci
esercitiamo, determinano se sarà un’esperienza piacevole o meno.
Lucy è passata dall’evitare l’esercizio fisico perché le ricordava di
non essere all’altezza, ad associare l’esercizio a qualcuno che le era
d’ispirazione e che voleva emulare. Con questa associazione posi-
tiva nella sua mente, Lucy ha potuto iniziare a sentirsi entusiasta
dell’attività fisica.
C’è qualcuno nella tua vita che ha un rapporto sano con l’e-
sercizio fisico? Non occorre che tu lo conosca personalmente. È
sufficiente che ti identifichi con lui o che ti lasci ispirare dai suoi
risultati per poter ricostruire un rapporto sano con lo sport.
Quando allenarsi sembra estraneo al nostro essere, quando
riteniamo che sia qualcosa che fanno gli altri, spesso adottiamo
credenze aggiuntive per supportare questa idea.

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Non sono capace di farlo. Dal momento che l’esercizio fisico
spesso ci riporta all’ora di ginnastica a scuola, pensiamo che sia
una sorta di competizione alla quale non possiamo partecipare
perché non siamo “abbastanza capaci”. Come abbiamo visto, le
credenze a volte formano l’esperienza. Se crediamo a qualcosa del
tipo “Lo sport non fa per me”, questa credenza diventa una realtà
rigida che pensiamo di non poter cambiare.
Liberandoci di questa credenza, siamo in grado di capire che
nell’esercizio fisico non ci sono né vincitori né vinti. Lo sport è
parte di un rapporto sacro che tutti noi abbiamo con il corpo. At-
traverso il movimento esprimiamo la nostra gratitudine per essere
vivi. Non abbiamo bisogno di essere perfetti quando ci alleniamo
né di essere forti o veloci. Vogliamo solo prenderci cura della no-
stra salute facendo movimento fisico con costanza.
Mia nonna ne è un grande esempio. A 56 anni è una patita
della corsa ed è in forma smagliante. Corre al mattino presto e
ama la sensazione di stare all’aria aperta quando sorge il sole. Non
ha idea della distanza da percorrere o della velocità a cui corre.
Correre la libera dallo stress e l’aiuta a stare bene nel suo corpo.
Dopo aver utilizzato il tapping per cancellare la mia vecchia
credenza della corsa come punizione e come qualcosa che non
avrei mai potuto fare, a novembre ho iniziato a fare jogging
lungo il fiume Hudson. Ispirata da mia nonna, non mi sono
data un tempo né una distanza da coprire. Non ho provato a
correre veloce e qualche volta ho camminato. La mia unica in-
tenzione era fare movimento divertendomi. Quello che ho sco-
perto è un mondo completamente nuovo, una nuova relazione
col mio corpo. Ho scoperto che mi piace l’aria fredda sulla pel-
le, che la vicinanza dell’acqua mi stimola e stare a contatto con
la natura mi fa apprezzare di più la vita. Quando sono stata in
grado di cancellare la voce critica nella mia testa, la corsa ha as-
sunto un nuovo significato. Da allora è diventata una delle mie
attività preferite. Non m’interessa se sono brava o meno a farlo;

172
semplicemente mi godo il tempo che trascorro all’aria aperta
sentendomi ispirata.

Non mi piace fare esercizio. Quando qualcuno mi dice che


non gli piace fare esercizio, gli rispondo che in realtà il suo corpo
ama fare movimento. Ciò che non gli piace è una mente che lo
giudica e lo punisce durante l’attività fisica.
Il corpo ha bisogno di muoversi per stare bene. Gli studi hanno
dimostrato che una vita sedentaria è dannosa. Quando non fac-
ciamo movimento, abbiamo più dolori, aumentano gli acciacchi e
la possibilità di ammalarci.
Anche sapendo che il movimento fa bene, se ci provoca sof-
ferenza emotiva non lo vorremo comunque fare. Ecco perché è
importante utilizzare EFT per instaurare un nuovo rapporto con
l’esercizio fisico e creare una base emozionale positiva che ci sup-
porti mentre ci alleniamo.
Qual è la vera ragione per cui “non ti piace” fare movimento? Ti
provoca ansia, paura o qualche altra emozione negativa? Prova a
utilizzare il tapping. A cominciare dal punto karate, potresti dire:
“Anche se l’esercizio fisico non mi piace, mi amo e mi accetto.”
Ripetilo per tre volte, poi continua a picchiettare su tutti i punti
e osserva cosa scopri. Credimi: tutti possono trovare qualcosa che
gli piace fare. Potrebbe non essere la corsa o l’arrampicata, ma c’è
una miriade di altre opzioni come lo yoga, la danza, le passeggia-
te, le escursioni; devi solo trovare quella giusta per te.

Fare ginnastica mi mette in imbarazzo. Erano passati tre


anni dall’ultima volta in cui Autumn aveva fatto esercizio fisico.
“In passato mi piaceva fare yoga. Una mia amica mi sta spronan-
do a frequentare un corso con lei, ma io continuo a rimandare.
Non ho proprio tempo.” Era convinta che i suoi impegni non
le permettessero di andare a yoga, ma sapevo che sotto c’era un
altro motivo.

173
“Voglio che immagini di entrare in quella palestra di yoga. C’è
qualcosa che ti fa sentire insicura o a disagio?” chiesi.
“Ho paura di tante cose” rispose Autumn. Con i suoi 100 chili
si vergognava troppo del suo corpo per poter fare esercizio. “Ho
paura che inizierò a sudare tantissimo, che avrò il respiro pesante,
che non sarò in grado di tenere le posizioni e le persone mi guar-
deranno e mi giudicheranno” spiegò.
Quando le chiesi se ricordava eventi passati che potevano aver
creato questa credenza, rispose di no e che questi pensieri erano
solo nella sua testa. Poi le chiesi: “Mentre fai gli esercizi ti giudi-
chi?”. Autumn non esitò a rispondere di sì.
Spesso il giudizio che temiamo di ricevere dagli altri in realtà è
una critica che stiamo muovendo a noi stessi. Come abbiamo visto
nel Capitolo 6, a volte sviluppiamo delle credenze su noi stessi che
sono incredibilmente severe e che ci costringono a giudicarci du-
ramente. Io e Autumn abbiamo indirizzato il tapping sulle paure
legate all’attività fisica, ripetendole tutte a voce alta mentre picchiet-
tavamo i punti di pressione. Autumn ha iniziato a rilassarsi. Quando
alla fine abbiamo chiuso con un respiro profondo, le ho chiesto di
nuovo di immaginare se stessa durante una lezione di yoga. “Mi sen-
to come se tutti stessero facendo il tifo per me” ha detto. “Se sono in
grado di fare yoga, chiunque può farlo. Sarò una fonte d’ispirazione.”
Quello che mi piace del tapping è che quando abbiamo chiara
la nostra paura, la mente trova naturalmente una credenza o un’i-
dea con cui sostituirla. È quello che è successo ad Autumn.
Quando la paura per i giudizi altrui scomparve, la sua ansia
passò da un’intensità di 7 punti a 2. Le chiesi quali sentimenti
provasse. “Sono nervosa all’idea di provare qualcosa di nuovo, ma
sono decisa ad andare fino in fondo. In realtà non vedo l’ora.” Su-
bito dopo la nostra sessione raggiunse la sua amica e, per la prima
volta in tre anni, Autumn partecipò a una lezione di yoga.
Durante la sessione della settimana successiva, le chiesi com’era
andata. Era stata una lezione di Hot Yoga, con una temperatura nel-

174
la stanza di circa 40 °C. Nell’istante in cui Autumn entrò, incomin-
ciò a sudare e poco dopo si rese conto che non tutte le posizioni le
riuscivano. La cosa interessante è che anche se tutte le vecchie paure
si erano avverate, si era divertita ed era orgogliosa di sé per esserci
andata. Nel momento in cui era riuscita a eliminare il suo giudizio
verso se stessa, era stata in grado di vedere che tutti nella stanza sta-
vano solo facendo del loro meglio e che nessuno la giudicava.
Da allora Autumn ha iniziato a praticare yoga ogni settimana
e a camminare 20 minuti al giorno. Ora si sente più sicura e a suo
agio nel suo corpo di quanto non abbia mai fatto prima. Si diverte
a fare movimento e non si sente più intimidita dall’esercizio fisico.
Piuttosto, lo vede come un’occasione per apprezzare il suo corpo,
rilassare la mente e gioire dell’esperienza nel suo complesso.

Che impatto ha su di te il tuo dialogo interiore?


Come Autumn, molte persone che non fanno movimento si ren-
dono conto mentre utilizzano il tapping che sono diventate vitti-
me del loro dialogo interiore. Se abbiamo pensieri negativi e cri-
tici mentre ci esercitiamo, impediamo a noi stessi di sperimentare
il piacere dell’esercizio fisico.
Ti giudichi negativamente quando fai movimento? Immagina
l’ultima volta in cui ti sei allenato o hai fatto qualche attività fisica.
Quando hai chiara l’immagine nella mente, a cosa pensi? Senti
una voce che dice qualcosa tipo:
• Stai sbagliando!
• Non riesci a tenere il passo
• Hai un aspetto ridicolo
• Sei troppo grasso
• Sei troppo debole
• È una tortura
• Non ha senso
• Non sei “una di quelle persone”

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• Smettila
• Ti stai mettendo in imbarazzo
• Tutti ti guardano
• Come hai fatto a ridurti così?

Tante persone intelligenti, gentili e amorevoli danno retta a


una voce interiore dura e severa che dice chi sono e chi non sono.
Quando utilizziamo EFT, possiamo finalmente zittire quella voce
critica e dare a noi stesse l’amore che per anni abbiamo destinato
solo agli altri.
Prendi nota o sottolinea l’affermazione che meglio ti si addice.
Che emozione provi quando pensi o pronunci questa affermazio-
ne? Quanto senti vera questa affermazione? Attribuisci un valore
all’intensità emotiva delle tue risposte su una scala da 0 a 10. Dare
voce alle tue paure può essere incredibilmente efficace. Ecco un
tapping guidato per aiutarti in questo percorso:

Punto karate: Anche se ho giudicato me stesso mentre face-


vo esercizio, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Questa voce critica quando mi muovo…
Lato dell’occhio: …sottolinea tutti i miei errori.
Sotto l’occhio: Sottolinea il mio disagio.
Sotto il naso: È difficile divertirmi mentre faccio eserci-
zio…
Mento: …se sono intrappolato nei pensieri negativi della
mente.
Clavicola: Ora do voce a questi pensieri e li lascio andare.
Sotto il braccio: “Stai sbagliando.”
Sommità del capo: “Non sei in grado.”
Sopracciglia: “Non ha senso.”
Lato dell’occhio: “Smettila.”
Sotto l’occhio: “Metti fine a questa pena.”
Sotto il naso: “È troppo difficile.”

176
Mento: “Non sei abbastanza bravo.”
Clavicola: “Ti stai rendendo ridicolo.”
Sotto il braccio: “Le persone ti stanno giudicando.”
Sommità del capo: Tutte queste voci nella mia testa…

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tapping è inferiore o


pari a 5, pu
oi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Ho sentito queste voci…


Lato dell’occhio: …ma posso scegliere se credergli oppure no.
Sotto l’occhio: Queste voci cominciano a sembrarmi stu-
pide.
Sotto il naso: Ho il controllo di me stesso.
Mento: Scelgo di ascoltare la voce tranquilla…
Clavicola: …che dice “Posso farcela”.
Sotto il braccio: Lo sto facendo.
Sommità del capo: Sono fiero di mostrarmi.
Sopracciglia: Lasciando andare il bisogno di essere perfet-
to…
Lato dell’occhio: …permetto al mio corpo di fare movi-
mento.
Sotto l’occhio: A prescindere da qualunque disagio, sono
tranquillo.
Sotto il naso: Faccio del mio meglio e questo può bastare.
Mento: Sono molto orgoglioso di me.
Clavicola: Tifo per me.
Sotto il braccio: Sono fiero di me stesso.
Sommità del capo: Non posso essere perfetto, ma non mi
fermerò!

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuoN


vamente l’intensità e continu a a picchiettare fino a quando ti
sentirai sollevato.

177
Se nella tua vita non c’è posto per l’attività fisica
Quando a livello inconscio rifiutiamo l’attività fisica, spesso adottia-
mo delle credenze per giustificare il nostro rifiuto. Anche se in un
primo momento possono sembrare convincenti, una volta che utiliz-
ziamo EFT per cancellare la nostra resistenza interna, ci accorgiamo
che le circostanze esterne usate come giustificazione si adattano fa-
cilmente al nostro nuovo desiderio di trascorrere del tempo facendo
movimento. Esaminiamo alcune delle scuse più comuni.
Non ho tempo. Come abbiamo visto in precedenza, prima che
Autumn utilizzasse il tapping per trasformare le cause più profon-
de del suo rifiuto verso l’attività fisica, era assolutamente convinta
di non avere tempo per frequentare il corso di yoga. Ogni volta
che ne parlava, elencava una serie di impegni che le impedivano di
frequentare. Quando siamo arrivate alla radice di ciò che davvero
non le permetteva di fare attività fisica, abbiamo scoperto che le
vere ragioni erano la paura e il giudizio di sé.

Più produttivi grazie all’esercizio fisico


È possibile essere così indaffarati da non avere tempo da dedicare
all’esercizio fisico? Richard Branson, fondatore del Virgin Group, ha
inaugurato oltre 400 aziende. Autore di diversi libri, è molto impegnato
nel sociale e coltiva diverse passioni. Alla domanda su come riesca a
fare tutto, risponde che l’esercizio fisico è il segreto numero uno della
sua produttività.
Gli studi suggeriscono che potrebbe avere ragione: infatti l’esercizio
fisico aumenta la creatività, aiuta a dormire meglio e dà energia, tutti
fattori che favoriscono la produttività. Ciò significa che essere occu-
pati è un motivo in più per fare sport, non per farne meno.

Quando diciamo di non avere abbastanza tempo per frequen-


tare una palestra o fare movimento, in realtà stiamo dicendo che

178
non sappiamo come affrontare la nostra realtà interiore. Non sap-
piamo come opporci alle emozioni negative, allo stress e forse an-
che ai ricordi che continuano ad alimentare il nostro tormentato
rapporto con l’attività fisica. EFT ci permette di lavorare su tutto
questo in maniera facile e veloce.
Prova a scavare più a fondo per vedere cosa c’è sotto la scusa del
“non ho tempo”. Prenditi un momento per chiederti: “Perché non
trovo il tempo per fare attività fisica?”. Quando immagini te stesso
mentre fai sport, ti senti in colpa per esserti dedicato del tempo? Senti
affiorare altri sentimenti negativi, voci o ricordi? Se sì, quali? Ci sono
1.440 minuti in un giorno e tutti noi possiamo dedicarne almeno 30
all’esercizio fisico. Le persone di maggior successo (e più impegnate!)
al mondo riescono a ritagliarsi del tempo per l’esercizio fisico, perché
credono che sia essenziale per la loro riuscita. Cosa ti sta bloccando?
Sono troppo stanco. Non facciamo attività fisica perché troppo
stanchi, e siamo troppo stanchi perché non facciamo attività fisi-
ca. Come rompere questo circolo vizioso?
Quando ci sentiamo troppo stanchi per fare attività fisica, l’i-
dea che lo sport ci darà energia può sembrare assurda. Stare seduti
sul divano sembra avere molto più senso! Anche se siamo consa-
pevoli che lo sport aiuta ad aumentare l’energia, a volte è difficile
superare la pigrizia. La sola forza di volontà non basta, e costrin-
gerci rafforza l’idea che l’esercizio fisico sia una punizione. Se uti-
lizziamo il tapping però, possiamo aumentare la nostra energia
prima di iniziare ad allenarci. Spesso la fonte della nostra fatica è
lo stress. Una volta che diminuiamo i livelli di stress, scopriamo
di avere più energia di quanto pensavamo.

L’attività fisica aumenta l’energia


Gli studi scientifici hanno più volte dimostrato che fare attività fisica
aumenta l’energia. Uno studio condotto presso l’università della Ge-
orgia ha verificato che gli adulti in buona salute con uno stile di vita

179
sedentario che fanno 20 minuti di attività aerobica moderata tre volte
a settimana per sei settimane consecutive, hanno più energia e si sen-
tono meno stanchi.

Anche io utilizzo il tapping nei giorni in cui non me la sento


di muovermi, e basta questo a farmi uscire dalla porta. Fidati di
me: funziona!
Ecco un semplice tapping guidato che puoi utilizzare per supe-
rare la pigrizia quando ti senti troppo stanco per fare attività fisica:

Punto karate: Anche se mi sento troppo stanco per fare


sport, accetto come mi sento (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non voglio fare attività fisica.
Lato dell’occhio: Sono stanco...
Sotto l’occhio: …e ho altre cose da fare.
Sotto il naso: Sono semplicemente esausto.
Mento: Tutta questa resistenza a fare attività fisica.
Clavicola: Tutto questo affaticamento.
Sotto il braccio: Voglio solo rilassarmi.
Sommità del capo: Voglio solo fare una pausa.
Sopracciglia: Forse può essere più facile di quanto penso.
Lato dell’occhio: Forse il mio corpo ha bisogno di muoversi.
Sotto l’occhio: Sono aperto a farlo senza complicarmi la
vita.
Sotto il naso: Sono aperto a farlo divertendomi.
Mento: Tutto ciò che devo fare è iniziare.
Clavicola: Ho trovato subito sollievo…
Sotto il braccio: …e l’energia di cui ho bisogno.
Sommità del capo: Sono pronto per uscire di casa.

I dolori e/o una malattia m’impediscono di fare attività fisica.


“Mi sono trascurata. Da un giorno all’altro ho smesso di fare tutte

180
le cose che mi rendevano felice” ha confessato Marci. Da quando
nel 2007 le fu diagnosticato il morbo di Hashimoto, si sentiva
così stanca che aveva smesso di praticare le attività che aveva sem-
pre amato, come andare in bici, danzare e praticare yoga. Con il
tempo ingrassò di 25 chili, che sulla sua esile figura sembravano
il doppio. Sentendosi brutta e grassa, iniziò a dire a se stessa che
ormai non sarebbe più riuscita a fare tutte le posizioni yoga di una
volta né a salire in bici sulle colline della zona. Fare attività fisica
non aveva più senso per lei.
Utilizzando EFT per cancellare ansia, rabbia e frustrazione,
Marci ha sperimentato un cambiamento enorme. Dopo anni pas-
sati a credere di non poter più fare attività fisica per via della ma-
lattia, ha ricominciato ad andare in bici e a fare yoga tutti i giorni,
senza darsi contro se non otteneva gli stessi risultati di un tempo.
Il solo fatto di stare all’aria aperta e fare movimento la faceva sen-
tire bene. Per la prima volta da quando le era stato diagnosticato il
morbo, Marci fu in grado di vedere se stessa come una donna che
ha una malattia, piuttosto che una donna malata.
Quando abbiamo a che fare con dei problemi di salute, spesso
dobbiamo affrontare limiti reali.
Anche se non siamo più in grado di fare tutto, grazie a EFT ci
rendiamo conto che sono lo stress e le emozioni dovute ai nostri
disturbi che c’impediscono di fare attività fisica. Una volta che
accettiamo i nostri limiti e utilizziamo il tapping per cancellare
lo stress, le emozioni e la sofferenza fisica, ci accorgiamo che in
realtà possiamo ancora fare certi tipi di sport.
Amarci ed essere indulgenti con noi stessi, ci permette di cre-
are un nuovo rapporto con il corpo e la malattia e/o dolore che
ci ha messi di fronte a dei limiti. Soprattutto scopriamo che l’e-
sercizio fisico ci fa sentire meglio, non solo fisicamente, ma an-
che emotivamente. Numerosi studi hanno dimostrato i benefici
mentali, emotivi e fisici dello sport, che includono la prevenzione
del diabete e delle malattie cardiache, un aumento dell’elasticità

181
e dell’energia, un miglioramento della qualità del sonno e infine
un effetto benefico nell’alleviare e prevenire ansia e depressione.
Quando utilizziamo il tapping le limitazioni fisiche non c’impe-
discono più di mettere in movimento il nostro corpo. Piuttosto, i
problemi di salute diventano la nostra più grande motivazione per
fare esercizio.

IL MITO DELL’OBIETTIVO FINALE


Prima di iniziare a utilizzare EFT per affrontare i miei problemi
di peso, avevo sempre guardato l’esercizio fisico come un mezzo
per raggiungere un obiettivo specifico: dimagrire. Ogni volta che
entravo nella “fase sportiva,” mi appassionavo a un nuovo DVD
o a un corso in palestra, segnavo il mio peso sul calendario e ini-
ziavo un diario alimentare. Man mano che passavano i giorni e
le settimane, però, il mio entusiasmo si spegneva. In poco tempo
smettevo completamente di allenarmi.
Dal momento che pensavo che l’attività fisica servisse solo a
perdere peso, quando in palestra vedevo delle donne in forma
perfetta mi chiedevo: “Perché sono ancora qui?”. Per quanto mi
riguardava erano già perfette, quindi non avevano più bisogno di
punire se stesse con l’esercizio fisico. Non a caso, ogni volta che
perdevo peso, smettevo di fare movimento e ingrassavo di nuovo.
Questo schema si è ripetuto per diversi anni e alla fine mi sono
resa conto che “perdere peso” per me non era un motivo sufficiente
per esercitarmi con costanza. Ho iniziato così a mettere in discus-
sione tutto quello che pensavo sull’attività fisica e sono diventata
curiosa di sapere il motivo per cui alcune persone fanno diventare
lo sport parte della loro vita quotidiana.
Il percorso che ho iniziato da quel momento ha completa-
mente trasformato la mia vita. Avendo cambiato il modo in cui
mi relaziono all’attività fisica, e avendo permesso a me stessa di
amarla, sono entrata in un nuovo mondo in cui mi sento forte,

182
sicura, bella e piena di energia. Anche se ci sono ancora giorni in
cui sono troppo stanca o piena d’impegni per fare attività fisica,
tenere il mio corpo in movimento è diventata una parte impor-
tante della mia vita.

PERCHÉ FARE ESERCIZIO FISICO


Ho sempre creduto nell’efficacia di trasformare la gelosia in curio-
sità così, per un certo periodo, ogni volta che vedevo una persona
in forma perfetta, le chiedevo che cosa l’avesse motivata a fare
attività fisica in maniera costante. Sì, ho davvero fermato degli
estranei per strada per fargli delle domande e lo faccio tuttora, su
vari tipi di argomenti.
Dopo aver ricevuto risposte da decine di persone, non ho potu-
to fare a meno di notare che nessuna di loro ha mai detto “bruciare
calorie” o “perdere peso”. Quasi tutti rispondevano che lo sport li
faceva stare bene dentro. Dicevano cose del tipo: “L’esercizio fisico
mi aiuta ad alleviare lo stress”, “È tempo che dedico a me stesso”
o “Dopo aver fatto attività fisica mi sento meglio”. I benefici fisici
erano al secondo posto.
Nel corso del tempo queste risposte mi hanno fatto capire che
in verità non avevo mai dato una possibilità allo sport. Ero troppo
occupata a giudicare me stessa per sperimentarne i benefici emo-
tivi. Così ho iniziato a chiedermi: “Che cosa accadrebbe se, come
per il tapping, fare un po’ di movimento mi facesse stare meglio?
Se considerassi l’esercizio fisico un’esperienza spirituale, lo vivrei
in maniera diversa?”.
Da quel momento in poi del mio percorso mi furono chiare le
credenze e gli schemi che mi avevano portato a ingrassare. Ero
ribelle, coraggiosa e determinata, ma spesso avevo anche soffocato
il mio vero io per piacere agli altri. In realtà avevo paura di occu-
pare spazio in questo mondo, così mi facevo piccola in un grande
corpo che speravo mi avrebbe protetto dalla sofferenza che stavo
già provando.

183
Una volta che ho iniziato a indirizzare il tapping sul mio rifiuto
di fare attività fisica, e ho potuto vedere le cose con una nuova
prospettiva, mi sono resa conto che l’esercizio fisico è fondamen-
tale per il mio percorso di guarigione. Poco dopo ho iniziato un
corso di kickboxing che ha trasformato quella credenza in realtà.
Per la prima volta ho sperimentato come ci si sente a scoprire la
propria forza e la propria voce. Mi sono resa conto che potevo
sprigionare energia invece che assorbirla dalle altre persone. Per
me è stata una svolta enorme e sono uscita dalla prima lezione
sentendomi forte come non mi accadeva da anni.

10 buoni motivi per fare esercizio


Ora che anch’io sono come quelle persone che fermavo per strada
chiedendogli perché facessero esercizio, ho pensato di condividere il
motivo per cui ho deciso di fare movimento:

1. Come dice la mia amica Erin Stutland: “Mettere in moto il corpo


significa mettere in moto la vita.” Più volte ho potuto constatare
quanto sia vera questa affermazione. Quando mi sento bloccata,
so che ho bisogno di fare movimento.
2. Attraverso il movimento esprimo gratitudine per il mio corpo, per
tutto ciò che fa per me.
3. Grazie al movimento mi sento in contatto con il mio corpo e con la
sua intelligenza. Ciò mi aiuta a prendere decisioni migliori e a farmi
stare al meglio.
4. Quando pratico sport mi sento più brillante e più creativa. Gli studi
lo confermano: l’esercizio fisico aumenta il flusso di sangue al cer-
vello stimolando i centri creativi.
5. Fare sport per me è un’esperienza spirituale, una sorta di preghiera
fisica o di meditazione in movimento.
6. Praticare sport mi fa sentire forte, sicura, bella e sexy.

184
7. Praticare sport mi aiuta a stare nel momento presente e a sentirmi
in pace.
8. Fare movimento è una maniera per amarmi. Quando faccio attività
fisica ricordo a me stessa di meritare il mio amore.
9. Praticare sport mi fa sentire giocosa e piena di energia.
10. Praticare sport mi fa sentire forte in modo profondo e autentico.

Hai notato che cosa manca? Nella mia lista non figurano da nessuna
parte “bruciare calorie” e “perdere peso”.

Attraverso la kickboxing ho elaborato la rabbia, un’emozione


che mi vergognavo di provare. Lo yoga invece mi ha insegnato
ad ascoltare il mio corpo e a “seguire il flusso.” Finivo spesso la
lezione con la sensazione che la prima a beneficiarne fosse stata la
mia anima.
È importante rendersi conto che non siamo in grado di speri-
mentare il nostro vero potere e la nostra essenza se non facciamo
movimento. Il movimento, come il tapping, ci aiuta a elaborare le
emozioni.
Una volta che abbiamo utilizzato il tapping per lasciar anda-
re le credenze limitanti sull’esercizio fisico, possiamo raggiungere
una forma ancora più profonda di guarigione attraverso l’esercizio
stesso, senza doverci fissare necessariamente su un obiettivo fi-
nale. Si tratta più di fare un’esperienza che ci riconnetta con noi
stessi, con il nostro corpo e con il nostro potenziale nel momento
presente.
Perché dovresti decidere di fare attività sportiva? Vuoi sentirti
più dinamico e pieno di energia con i tuoi figli? Vuoi essere più
creativo e produttivo? Che cosa potrebbe motivarti ad alzarti e
fare movimento? Sentiti libero di scrivere una lista con le moti-
vazioni principali per le quali faresti attività fisica, e continua ad
aggiornarla man mano che ne scopri di nuove.

185
CONSIGLI PRATICI PER INIZIARE
A FARE ESERCIZIO FISICO

Dopo aver utilizzato il tapping per superare il tuo rifiuto di fare


esercizio fisico, sarai sorpreso dall’entusiasmo che avrai all’idea
di mettere in moto il tuo corpo. Per aiutarti a trarre vantaggio da
questo slancio, ecco alcuni suggerimenti pratici.

Non pensarci troppo su. Un amico una volta mi disse: “La


gente non ha difficoltà a fare attività fisica. Ha difficoltà a deci-
dere di fare attività fisica.” Spesso passiamo così tanto tempo a
pensare che “dovremmo” fare attività fisica che inizia a sembrare
una decisione enorme. Se solo smettessimo di pensare e agissimo,
avremmo già fatto attività fisica e, ancora più importante, ci sen-
tiremmo già alla grande! Quando la smettiamo di rimuginare se
fare o meno esercizio e semplicemente lo facciamo, sperimentia-
mo quanto ci faccia stare bene.

Trova un compagno con cui esercitarti. La ricerca ha dimo-


strato che le persone che praticano sport in compagnia ottengono
risultati migliori. Ti incoraggio a trovare qualcuno che sia più in
forma di te. A volte, quando due persone con lo stesso livello di
forma fisica cercano di sostenersi a vicenda, finiscono per ricadere
nei vecchi schemi, trovando conforto nel fatto che stanno retro-
cedendo insieme. Quando trovi qualcuno che fa esercizio regolare
da tanto tempo, qualcuno che sia entusiasta di vederti amare l’at-
tività fisica tanto quanto lui, hai più probabilità di successo.
Perché qualcuno che fa attività fisica regolare dorrebbe soste-
nerti? Anche gli appassionati di fitness più motivati conducono
vite impegnate che a volte interferiscono con il loro desiderio di
essere costanti. Di certo apprezzeranno il tuo sostegno. E sarà an-
che più divertente! La mia amica Sarah è diventata la mia compa-
gna di fitness. Ha sempre usato la sua storia familiare di malattie

186
cardiache come spinta per rimanere in forma. Quando è sulla sua
bici, dice di sentirsi se stessa. Noi non ci alleniamo insieme, ma
facciamo riferimento l’una all’altra quasi tutte le mattine spronan-
doci a uscire di casa e fare sport. A volte organizziamo delle gare
di fitness divertenti solo per noi. Altre volte, c’incoraggiamo a
vicenda a uscire di casa a dispetto del maltempo. La realtà è che ci
sono alcuni giorni (soprattutto in inverno quando fuori è buio e fa
freddo), in cui ci vuole un po’ più di energia per uscire e fare sport.
Avere un compagno di fitness rende tutto più facile e divertente.

Divertiti mentre fai esercizio. Quando Autumn ha iniziato ad


andare a yoga, ha provato diversi corsi fino a trovare quello che
più le piaceva. Cerca di rendere l’attività fisica divertente. Prova
un corso di danza, ordina un DVD di fitness o esci a fare una
camminata nel parco.
Puoi scegliere tra diverse attività sportive a seconda del tuo
stato d’animo in quel dato giorno.
A volte, l’aggiunta di una distrazione piacevole può essere
quello che ci vuole. Quando ho mandato un SMS alla mia amica
Natalie chiedendole come fa a trovare la motivazione per allenarsi
quando non se la sente, ha risposto con due parole: “True Blood.”
Come fa una serie TV sui vampiri ad aiutarla a fare attività spor-
tiva? Ha scaricato gli episodi sul suo telefono e se li guarda mentre
è sul tapis roulant. Questo rende il suo allenamento facile e diver-
tente. “Sono così presa dalla serie che prima ancora di rendermene
conto, ho finito e sono stata sul tapis roulant per un’ora. Ho potuto
guardare il mio programma preferito e mi sento benissimo.”
A me piace lavorare con l’ellittica mentre leggo romanzi storici.
Sono così coinvolta dalla trama che non voglio più scendere. Se
hai un dispositivo di lettura digitale, puoi ingrandire il testo faci-
litando la lettura mentre ti alleni.
E poi c’è sempre la mia attività preferita: le feste da ballo
solitarie! Che si tratti di saltare sui divani o tentare il moonwalk

187
con le calze su un pavimento di legno, amo ballare da sola! Non
mi trattengo. A volte sono Shakira, altre Tina Turner. In ogni
caso mi diverto sempre. Se non fai attività fisica da un po’, inizia
semplicemente a ballare in salotto. Trova la tua canzone prefe-
rita e lasciati andare a ritmo di musica. Inizia a scoprire quan-
to ci si sente spensierate quando ci si muove. Smettiamola di
rendere l’attività fisica qualcosa di pesante; piuttosto, facciamola
diventare un’espressione di gioia e gratitudine per il solo fatto di
essere vive.
Qualunque tipo di esercizio tu stia facendo, ricordati di chie-
derti come puoi renderlo ancora più piacevole, sia che significhi
guardare il tuo programma preferito mentre lo fai, ballare selvag-
giamente o muoverti all’aperto così da poter guardare dei bei fiori.

Supera la crisi. Ho sempre notato che i primi dieci minuti di


esercizio sono quelli in cui sono più tentata di smettere. È quello il
momento in cui mi fa male tutto e mi ritrovo senza fiato. Se vado
avanti ad allenarmi, diventa più facile. Dopo essermene accorta
anni fa, ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che i primi dieci
minuti sono i più difficili per tutti, compresi gli atleti professio-
nisti. È il momento in cui il tuo corpo si adatta all’esercizio. La
difficoltà che senti è il tempo che impiega l’organismo per iniziare
a rifornire i muscoli con il carburante necessario.
Tienilo a mente quando cominci ad allenarti, e non prende-
re quel disagio iniziale come un segnale che non ce la puoi fare.
Invece di fermarti, prova a concentrarti su pensieri positivi che ti
aiutino a continuare. Man mano che andrai avanti ad allenarti,
vedrai che diventerà più facile superare la crisi durante quel breve
momento di difficoltà iniziale.

Usa frasi motivazionali. Una donna che frequentava il mio


corso ha confessato che si ripeteva: “Sarò pure lenta, ma vado an-
che quando potrei dire di no.”

188
Ripetere questo mantra più e più volte le ha permesso di per-
dere ben 50 chili!
Quando corro e mi sento in difficoltà durante quei primi dieci
minuti, mi dico: “Vai tranquilla e non ti fermare.” Non ho bisogno di
forzare il movimento o andare alla massima velocità; così ho trovato
un sistema per correre con un’andatura “tranquilla”. Dal momento
che dirlo la fa sembrare una cosa facile, mi motiva a continuare.
Gli allenamenti di Erin Stutland sono tra i miei preferiti per-
ché combinano il movimento con le frasi motivazionali. Dopo es-
sere diventata un’ammiratrice del suo lavoro, ho avuto l’onore di
diventare sua amica. Il suo approccio all’esercizio fisico rende il
movimento un’esperienza divertente. Alla fine dell’allenamento,
facciamo alcuni dei passi di danza che ho imparato nelle mie feste
da ballo solitarie.

Non sottovalutare il potere di una passeggiata. Alcune delle


menti più brillanti della nostra storia come Platone, Aristotele,
Albert Einstein e Steve Jobs, erano grandi camminatori. Cammi-
nare è un ottimo modo per fare esercizio, vincere la fatica, ridurre
lo stress, potenziare la funzionalità del cervello e la creatività. Ste-
ve Jobs era famoso per le sue riunioni durante lunghe passeggiate.
Ha persino progettato il nuovo campus di Apple perché potesse
accogliere riunioni itineranti. Con uno spirito simile, una delle
mie allieve ha iniziato a utilizzare il tapping mentre fa le sue pas-
seggiate. Ottima idea!

Divertiti mentre fai esercizio


Punto karate: Anche se rifiuto l’attività fisica, mi amo e mi accetto
(ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non ho tempo.
Lato dell’occhio: Non ho energia.
Sotto l’occhio: Non ho voglia.

189
Sotto il naso: Ho tante altre cose da fare.
Mento: È faticoso.
Clavicola: È una tortura.
Sotto il braccio: Mi sento senza energie.
Sommità del capo: Solo pensare di fare attività fisica è faticoso.
Sopracciglia: A livello razionale so che mi darà energia. . .
Lato dell’occhio: …ma non mi sembra vero.
Sotto l’occhio: Sto facendo chiarezza su ciò che sta sotto questo ri-
fiuto.
Sotto il naso: So che dovrei andare…
Mento: …ma mi ribello a questa pressione.
Clavicola: Forse non devo fare attività fisica.
Sotto il braccio: Forse posso scegliere di fare attività fisica.
Sommità del capo: Questo residuo di resistenza…
Sopracciglia: Non voglio affrontare quella voce critica…
Lato dell’occhio: …che mi dice che non sono in grado…
Sotto l’occhio: …che mi dice di smettere di provare…
Sotto il naso: …che giudica ogni mio movimento…
Mento: …che giudica il mio corpo.
Clavicola: Affronto quella voce ora…
Sotto il braccio: …mentre perde il suo potere.
Sommità del capo: Inizio a sentire una nuova voce.
Sopracciglia: Sono in grado.
Lato dell’occhio: Posso farlo.
Sotto l’occhio: Posso anche divertirmi.
Sotto il naso: Non ho bisogno di essere perfetto.
Mento: Faccio del mio meglio.
Clavicola: Mi godo il momento.
Sotto il braccio: Mentre mi connetto al mio corpo…
Sommità del capo: …mi connetto a una saggezza superiore.
Sopracciglia: Le idee iniziano a fluire.
Lato dell’occhio: Mi sento forte e pieno di risorse.
Sotto l’occhio: Mi sento determinato e sicuro.

190
Sotto il naso: Quando mi sento bloccato nella vita…
Mento: …inizio a muovere il mio corpo.
Clavicola: Quando il mio corpo è in movimento…
Sotto il braccio: …la mia vita è in movimento.
Sommità del capo: La vita comincia a fluire.
Sopracciglia: Inizio a innamorarmi delle sensazioni che provo quando
faccio movimento.
Lato dell’occhio: Ho sentito la mia forza e la mia potenza.
Sotto l’occhio: Non c’è nessuna meta da raggiungere.
Sotto il naso: Mi piace stare nel mio corpo.
Mento: Fare movimento è un’espressione di gratitudine per il mio corpo.
Clavicola: Mi godo il tempo che dedico a me stessa.
Sotto il braccio: Mi rendo conto del mio potenziale attraverso il mo-
vimento.
Sommità del capo: Mi piace fare movimento.

191
CAPITOLO 10

CHIARIAMO MITI,
EMOZIONI E VERITÀ
RIGUARDANTI IL CIBO

I l cibo è diventato un tema talmente combattuto per tanti di noi


che spesso rappresenta un blocco nel percorso per dimagrire
e stare bene con se stessi. Cerchiamo di mangiare i cibi “giusti”,
ma nonostante i nostri sforzi continuiamo a ingrassare. Diamo la
colpa a noi stessi o ci chiediamo se abbiamo qualcosa di sbaglia-
to, quando in realtà, come vedremo in questo capitolo, gran par-
te delle “diete” e del cibo “sano” che ci vengono venduti remano
contro di noi, privandoci dei nutrienti essenziali di cui il corpo ha
bisogno. Utilizzando il tapping, possiamo finalmente mettere fine
a questo ciclo frustrante e iniziare a percepire di quali alimenti ha
bisogno il nostro organismo non solo per perdere peso, ma anche
per sentirci vitali e pieni di energia.

METTIAMO FINE AL CIRCOLO VIZIOSO


DELLA DIETA
Ogni volta che le persone iniziano a perdere peso, le contatto per
restare aggiornata sui loro progressi. Come abbiamo visto, i nostri

192
blocchi possono essere causati da diversi strati di emozioni e cre-
denze. Mi interessa sempre sapere che cosa ha avuto il maggiore
impatto sul loro cammino.
Spesso scopro che prima di aver perso peso, hanno cambiato le
loro abitudini alimentari, ma senza seguire una dieta né le “regole”
di una sana alimentazione. Accade inoltre che non notino i cam-
biamenti nel loro stile alimentare fino a quando non glielo chiedo.
Come abbiamo visto in questo libro, i cambiamenti nel modo di
mangiare sembrano accadere quasi inconsciamente. Dopo aver
utilizzato EFT per trasformare le loro emozioni e credenze, mol-
te di queste persone si sono avvicinate a cibi più nutrienti, e ora
apprezzano gli effetti benefici di una alimentazione più sana.
Anne, una pensionata di 57 anni dell’Ohio, ha voluto condivi-
dere il suo cambiamento:

“Senza l’interferenza delle emozioni, posso concentrarmi su


come si sente davvero il mio corpo. Penso che a un certo
livello già sapevo quali alimenti non mi facevano bene, ma
ignoravo come mi sentivo e dipendevo da quello che gli altri
mi dicevano di mangiare. Seguire la dieta era così stressan-
te! Quando ho incominciato a entrare in connessione con il
mio corpo attraverso EFT, ho potuto vedere ciò che funzio-
na meglio per me. Ora sono più in sintonia con ciò che mi
fa stare bene. Non ho più paura del cibo. È così liberatorio!”.

Questa è la magia di EFT. Una volta che affrontiamo le emo-


zioni e le credenze che sono dentro di noi, possiamo finalmente
entrare in contatto con il nostro corpo e individuare gli alimenti
migliori per noi. Il corpo cerca di ottenere la nostra attenzione
attraverso sintomi quali: affaticamento, gonfiore, gas, reflusso aci-
do, mal di testa e naso tappato, mostrandoci che qualcosa sotto la
superficie non va. Invece di raccogliere questa importante infor-
mazione, spesso ci sentiamo traditi dal nostro corpo. Tramite il

193
tapping siamo in grado di rompere questo ciclo e apportare modi-
fiche in base ai segnali che il corpo ci invia.
Vedo il benessere come una piramide; alla base ci sono le emo-
zioni e le credenze, poi il movimento e l’alimentazione. Se non
lavoriamo sugli aspetti emotivi, non solo soffriremo per gli ormo-
ni dello stress che agiscono a nostro svantaggio, ma rinunceremo
a praticare attività fisica e a mangiare cibi che fanno bene alla
salute. La questione è che siamo ormai talmente bombardati di
informazioni sull’alimentazione e diete lampo, che rispondere alla
domanda “Che cosa devo mangiare?” è diventato incredibilmente
complesso. Spesso ci affidiamo agli “esperti”, senza renderci conto
che il migliore esperto è proprio il nostro corpo. Oppure, esauriti
per lo stress, ci arrendiamo e ci accontentiamo di ciò che è più
comodo e conveniente.

LA TEMPESTA PERFETTA
Quando si tratta del nostro rapporto con il peso, il cibo e il corpo,
siamo bloccati in una tempesta perfetta dovuta a elevati livelli di
stress, abbondanza di cibo a buon mercato dannoso per la nostra
salute e informazioni contraddittorie sull’alimentazione. EFT è
un metodo efficace per gestire lo stress ed entrare in contatto con
il corpo. Ciò che è meno evidente sono le verità nascoste dietro
la dieta, l’alimentazione e le informazioni alimentari a cui siamo
esposti ogni giorno attraverso i media e altre fonti.
Non è solo quanto mangiamo che è importante, ma anche ciò
che mangiamo.

DOPO IL PRIMO BOCCONE


NON RIESCI PIÙ A FERMARTI
La maggior parte di noi quando entra in un negozio di alimentari
non si accorge che molti dei cibi che stiamo guardando, soprattut-

194
to quelli prodotti industrialmente, sono stati progettati per farci
mangiare più di quanto il nostro corpo abbia bisogno.
Nel settore alimentare viene chiamato “punto di beatitudine”
e per trovarlo vengono spesi miliardi di dollari. Secondo Michael
Moss, scrittore e giornalista divulgativo, il punto di beatitudine è
stato originariamente raggiunto con le bibite gassate e da allora è
stato applicato ad altri prodotti e bevande industriali.
La maggior parte del “cibo” confezionato che vediamo nei ne-
gozi è fatto in laboratori gestiti da scienziati di alto livello e chi-
mici che combinano tra loro ingredienti come sale, zucchero e
grassi come fossero “formule alimentari”, per creare prodotti che
diano alti profitti. Queste “formule alimentari” non sono ricette.
Non ci sono cuochi o panettieri, e pochissimo, se non nulla, del
nostro cibo confezionato, viene creato in una normale cucina.
Dobbiamo capire che è molto difficile vincere la partita. Non
si tratta di non avere forza di volontà. I produttori alimentari in-
vestono enormi somme di denaro per creare prodotti – compresi
i cibi apparentemente sani – che catturino le papille gustative in-
ducendoci a chiederne ancora. Questi prodotti alimentari sono
progettati per farci ignorare i segnali del corpo quando è sazio e
per indurci a mangiare cose che non ci fanno bene.
La questione è che non c’è niente di sbagliato in noi, ma c’è
molto di sbagliato nella maggior parte del cibo che ci viene ven-
duto in scatole e pacchetti. Le nostre emozioni ci spingono verso
questi alimenti in cerca di conforto, e una volta assaggiati non
riusciamo più a fermarci. E poi ci sono le pubblicità ingannevoli
che mostrano persone magre e felici mentre mangiano questi ali-
menti industriali. Gli spot pubblicitari sono stati creati per usare
le nostre emozioni, vendendoci idee che non hanno senso e non
sono neanche lontanamente vere. Sentiamo gli slogan e siamo in-
dotti ad associare questi alimenti con situazioni positive, quando
in verità non ci danno nulla di cui abbiamo bisogno né soddisfano
pienamente la nostra fame.

195
Molti di noi non mangiano cibo vero; mangiamo prodotti in-
dustriali confezionati. Come scrive il giornalista Michael Pollan:
“Mentre un tempo il cibo era tutto ciò che si poteva mangiare,
oggi al supermercato si trovano migliaia di altre sostanze comme-
stibili simili al cibo.”

L’INDUSTRIA ALIMENTARE ALIMENTA


LE NOSTRE PAURE
I produttori alimentari hanno colto al volo la nostra ossessione
per la salute e il fisico asciutto e ora ricoprono le loro scatole con
etichette come “grano integrale”, “vera frutta,” e “fa bene al cuore”.
Purtroppo, come abbiamo visto, molti di questi alimenti cosid-
detti sani sono anche altamente elaborati. Quando abbassiamo
la guardia, possiamo notare come questi alimenti ci influenzino.

LA BUFALA DEI PRODOTTI A BASSA


PERCENTUALE DI GRASSI/SENZA-GRASSI
I prodotti senza grassi e a basso contenuto di grassi spesso sono al-
trettanto dannosi; perché pieni di zuccheri e ingredienti artificiali.
Quando i produttori di alimenti tolgono i grassi, aggiungono zuc-
chero e spesso anche sale o sodio per migliorare il sapore. Due esem-
pi sono gli yogurt alla frutta con basso contenuto di grassi e i condi-
menti per insalata a zero calorie. Entrambi sono bombe di zucchero.
Mangiare alimenti dietetici può anche innescare una risposta
inaspettata. Secondo Michael Moss, quando i produttori di ali-
menti vogliono aumentare le vendite di un determinato prodotto,
creano una versione “sana” e/o dietetica di quel cibo, sapendo che
la gente si stancherà di mangiare la versione “sana” e tornerà pre-
sto a comprare l’originale.
Come molte persone, per anni ho consumato alimenti dietetici
pensando che fossero salutari. Mangiavo gallette di riso non per-

196
ché sentissi il desiderio di polistirolo, ma perché pensavo che mi
avrebbero aiutato a perdere peso. Quando sono stata in grado di
calmare la mia ansia e le emozioni innescate dal cibo utilizzando
EFT, ho potuto vedere chiaramente che non mi bastava mangiare
solo una galletta di riso; volevo l’intera confezione. Come è stato
dimostrato, le gallette di riso fanno aumentare rapidamente il li-
vello di zuccheri nel sangue, lasciando un desiderio compulsivo di
dolci e altri carboidrati “tappa-buco”. Così, nel tentativo di man-
giare bene, stavo a tutti gli effetti alimentando il mio desiderio
compulsivo di cibo.
Lo stesso vale per le bibite gassate in versione light. Nonostante
lo slogan “senza calorie”, le bibite gassate light sono state collegate
a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, indipendentemente
dal peso corporeo di chi le consuma. Poiché i dolcificanti artifi-
ciali sono molto più dolci dello zucchero vero e proprio, inganna-
no il corpo spingendolo a produrre l’insulina, che rallenta il me-
tabolismo, aumenta il grasso addominale e il desiderio di zuccheri
e cibi amidacei come pasta e pane.
Oggi se su un’etichetta alimentare c’è scritto che si tratta di un
cibo dietetico, senza grassi o senza zuccheri, io non lo mangio. Se
dice che è senza glutine o biologico, guardo attentamente l’eti-
chetta e la lista degli ingredienti.

SUPERARE IL MECCANISMO MENTALE


“PER OGNI EVENTUALITÀ”
Un’altra questione con cui dobbiamo confrontarci spesso è il mec-
canismo mentale che ci fa accumulare cibo. Quando incontrai per
la prima volta la dottoressa Peta Stapleton, parlammo dei risultati
delle sue ricerche su come EFT aiuti a perdere peso. Alla fine
dell’intervista le chiesi: “Dottoressa Stapleton, nei suoi anni di
lavoro con persone in sovrappeso e obese ha notato uno schema
ricorrente nella mentalità e/o comportamento?”.

197
“Sì” rispose senza esitazione. “Molte donne che lottano con
l’obesità tendono a essere anche accumulatrici compulsive.” Aveva
inoltre scoperto che anche dopo aver eliminato il desiderio com-
pulsivo di cibo, le donne prese a campione per il suo studio non
si disfacevano dei cibi spazzatura che non volevano più mangiare.
La dottoressa Stapleton e il suo team si sono resi conto che
queste donne, generalmente intorno ai 40 o 50 anni, avevano im-
parato a non buttare via il cibo dalle loro madri e nonne, che era-
no cresciute durante gli anni della Grande Depressione e delle due
guerre mondiali quando c’era scarsità di cibo. Di conseguenza,
sentivano il bisogno di riempire la cucina e la dispensa di prodotti
alimentari, “per ogni eventualità”.
Secondo quanto afferma la dottoressa Stapleton: “Viviamo in
un’epoca interessante. Nel mondo occidentale siamo costantemente
circondati dal cibo, ma abbiamo paura di non averne abbastanza.”
Questo meccanismo mentale legato alla mancanza è inoltre
rafforzato dalla dieta. Spesso mangiamo troppi dolci perché ab-
biamo deciso che da domani inizieremo una dieta rigorosa e sof-
friremo per la privazione. Quando ci concentriamo sui cibi che
“non possiamo mangiare”, invece di concentrarci su scelte più
sane, ricadiamo nell’ottica della dieta che s’insinua come una vo-
cina che dice: “Mangia ora tutto quello che puoi, il più veloce-
mente possibile, perché dopo non potrai più farlo.” Ogni volta che
sperimentiamo sensazioni di mancanza o privazione riguardo al
cibo, ricorriamo all’eccesso di cibo come forma di ribellione.
Una donna che frequentava il mio corso ha confessato di aver
finito degli avanzi di pasta a tarda notte. Pensava che se non l’a-
vesse mangiata lei nessun altro lo avrebbe fatto, e non aveva con-
siderato l’idea di buttarla via. Quando utilizzò EFT per trasfor-
mare questa abitudine, ebbe un’illuminazione. Era cresciuta con
sua madre che le ripeteva di continuo che non doveva avanzare
nulla nel piatto perché in Africa c’erano i bambini che morivano
di fame. Mangiando la pasta, però, non stava mostrando grati-

198
tudine per il cibo, né stava risolvendo la fame nel mondo; stava
semplicemente facendo del male a se stessa, consumando più cibo
di quanto non fosse in grado di gestire.
Ora faremo un po’ di tapping per trasformare l’incapacità di
buttare via il cibo.
Immagina di avere in casa alimenti non salutari. Come ti fa
sentire l’idea di buttarli? Ti crea qualche forma d’ansia? Quali
pensieri ti vengono in mente? Credi che buttarli sia uno “spreco di
denaro”, quindi preferisci mangiarli anche se sai di fare del male
al tuo corpo? Prenditi un po’ di tempo per riflettere su qualsiasi
emozione o pensiero emerga rispetto a questa problematica. Va-
luta le tue emozioni o le credenze su una scala da 0 a 10 e inizia a
picchiettare. Se ti può essere d’aiuto, segui questo tapping guidato.

Punto karate: Anche se devo mangiare tutto questo cibo


così da non doverlo buttare, accetto come mi sento e scel-
go di vedere la situazione da un altro punto di vista (ripeti
tre volte).
Sopracciglia: Devo finire questo cibo.
Lato dell’occhio: Sarebbe uno spreco se non lo facessi.
Sotto l’occhio: Sembrerei ingrata se non lo facessi.
Sotto il naso: Ho bisogno di questo cibo e devo mangiarlo.
Mento: Questa paura di lasciar andare…
Clavicola: Questa paura dello spreco…
Sotto il braccio: Queste credenze che ho ereditato dai miei
genitori…
Sommità del capo: Sono aperto a cambiare punto di vista.
Sopracciglia: Anche se non finisco ciò che ho nel piatto va bene.
Lato dell’occhio: Non sono più una bambina/un bambino
che verrà rimproverata/o.
Sotto l’occhio: Sono un adulto che pensa al proprio benessere.
Sotto il naso: Per seguire ciò che pensavo fosse moralmente
giusto…

199
Mento: …ho fatto del male al mio corpo.
Clavicola: Mangiare questo cibo non farà patire meno la
fame a qualcun altro.
Sotto il braccio: Ho trovato altri modi per mostrare gratitu-
dine e aiutare chi è meno fortunato.
Sommità del capo: Posso buttare via il cibo di cui il mio
corpo non ha bisogno.

LA CULTURA DEL “COMPRA A STOCK”


In un mondo dove c’è abbondanza di cibo e siamo circondati da
merce in offerta, molti di noi fanno scorta di cibi industriali con-
fezionati che non sono né sani né nutrienti. Come abbiamo visto,
il cibo che possiamo acquistare in grandi quantitativi e in offerta
è progettato per farci mangiare più del necessario. A molti di noi
è stato insegnato a fare scorte e quando troviamo un’offerta, per
esempio di cereali, invece di comprarne una o due scatole, ne ac-
quistiamo sei o otto o dieci.
Questa mentalità tende a sopraffarci soprattutto nei periodi
di crisi finanziaria, quando il denaro scarseggia. Gli specialisti
del marketing alimentare sono consapevoli di questo e se ne ap-
profittano. Anche se la nostra intenzione di risparmiare denaro è
positiva, quando crediamo a queste offerte non ci poniamo una
domanda fondamentale: “Di cosa il corpo ha realmente bisogno
per star bene ed essere in buona salute?”.
Lo psicologo dell’alimentazione Brian Wansink scrive di quel-
la che lui chiama “la maledizione del club dell’outlet”. Dopo aver
condotto uno studio di due settimane su persone abituate a com-
prare grossi quantitativi di cibo in offerta, rilevò che quella gente
mangiava quantità di gran lunga maggiori di cibo in “offerta” nella
prima settimana dopo l’acquisto. Dopo di che perdeva il desiderio
di quegli alimenti. Alcuni si sforzavano di mangiare ciò che era
rimasto per fare spazio a nuovi acquisti, mentre altri lo buttavano.

200
In entrambi i gruppi, l’acquisto di grossi quantitativi portava
a mangiare troppi alimenti che non erano nutrienti né appaganti.
Come abbiamo visto, questi cibi sono progettati per farci esage-
rare, ma visto che sono convenienti, economici e disponibili a un
prezzo da “affare”, li mettiamo nel carrello. Quel che è peggio,
arriviamo anche spendere di più con le cosiddette offerte di quello
che spenderemmo se comprassimo solo la quantità di cibi sani e
nutrienti di cui il nostro corpo in realtà ha bisogno.
Molti di noi che sono in lotta con il proprio peso cadono in
quel “sforzati di mangiare quello che è rimasto per fare spazio
nella dispensa”. Spesso non si tratta nemmeno di una decisione
consapevole. Potremmo anche sentire il rimorso per aver compra-
to qualcosa che non è in linea con i nostri obiettivi. Dal momento
che seguiamo uno schema mentale legato alla mancanza di cibo,
non consideriamo l’opzione di buttarlo. Piuttosto, ci costringiamo
a mangiare e a pensare che inizieremo u na dieta da domani.

Cosa c’è nel tuo carrello?


Un giorno, mentre stavo sistemando la mia spesa nella dispensa, non
ho potuto fare a meno di notare quanto fosse bella la mia borsa. Tra-
boccava di frutta fresca e verdura, e sono rimasta colpita da quanto
fosse allegra e colorata. Orgogliosa, ho mandato una foto della mia
borsa a Brenna, mia cognata e migliore amica dalla seconda media.
Brenna è anche un’esperta di salute olistica.
Dopo aver visto la foto, mi ha chiamato per condividere un ricordo
d’infanzia. Si è ricordata di quando da piccola vedeva i sacchetti della
spesa nei cartoni animati e nei libri da colorare pieni di frutta e verdu-
ra. Si chiese perché i sacchetti della spesa che vedeva in mano alle
persone che uscivano dai negozi non sembravano affatto così. Invece
di essere pieni di cibi freschi, erano pieni di cibi confezionati. Osserva
la tua borsa della spesa. È piena di cibo fresco o di cibo confezionato?

201
Io stessa seguivo questo schema mentale dell’accumulo com-
pulsivo di cibo. Ogni volta che volevo iniziare una nuova dieta,
mangiavo tutto quello che non mi faceva bene che avevo in cuci-
na. Non era certo un pasto piacevole. Era più come ingoiare qua-
lunque cosa in una volta sola. Volevo che nulla andasse “sprecato.”
La realtà è che non possiamo fare scorte di mele appena raccol-
te. Però, quando parliamo di cibi industriali come barrette, pata-
tine, biscotti e pasti pronti, dobbiamo anche capire che mangiarli
fino all’ultimo boccone non risolverà la fame nel mondo. Definire
cibo gli snack e tutti i prodotti commestibili altamente trasforma-
ti è discutibile. È arrivato il momento di analizzare più da vicino
quello che mangiamo.

COSA TI DICE IL TUO CORPO?


Anche quando pensiamo che stiamo seguendo tutte le “regole” di
una sana alimentazione, se entriamo in sintonia con il nostro corpo,
spesso ci rendiamo conto che stiamo ignorando i segnali che ci ha
inviato fino a quel momento. Il corpo è la nostra guida e le “regole”
adatte a una persona non lo sono per un’altra. Fare troppo affida-
mento su consigli e informazioni di esperti esterni non funziona.
Il cibo è drasticamente cambiato e noi non siamo in grado
di fermarci un istante e diventare consapevoli dell’impatto che
questi alimenti hanno su di noi. Sempre più persone stanno vi-
vendo reazioni allergiche ad alimenti molto comuni. Uno studio
del 2008 pubblicato dai CDC (Centers for Disease Control and
Prevention, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie)
ha rilevato che tra il 1997 e il 2007 nei giovani sotto i 18 anni le
allergie alimentari sono aumentate del 17 per cento.
Anche se le ragioni di queste statistiche non sono chiare, è
consigliabile che ognuno di noi presti maggiore attenzione a come
il nostro corpo reagisce ai diversi alimenti.

202
ALLERGIE ALIMENTARI E SENSIBILITÀ

A volte i cibi di cui abbiamo più voglia, ossia quelli che non riu-
sciamo a smettere di mangiare dopo il primo morso, sono anche
quelli a cui siamo più allergici o sensibili. A me succedeva con
i prodotti da forno. Che fosse un’intera scatola di cracker o un
enorme vassoio di biscotti, dovevo mangiarli tutti perché la mia
voglia era irrefrenabile. Dopo aver utilizzato EFT per superare i
problemi emotivi occultati dal mio desiderio compulsivo di cibo,
ho capito che era meglio non tenere questi alimenti in casa. Come
abbiamo visto, molti di questi cibi sono progettati per rendere dif-
ficile fermarsi dopo il primo assaggio.
Quando ho eliminato il frumento, ciò che restava del mio desi-
derio compulsivo di cibo è semplicemente svanito. Mi sono sgon-
fiata molto, anche in viso. Improvvisamente sentivo di avere più
energia, non avevo più problemi di stitichezza e non mi svegliavo
più ogni mattina con il naso tappato. Ero stupita da come un cam-
biamento nella dieta avesse fatto la differenza.
Mio fratello Alex ha vissuto un’esperienza molto simile con i
prodotti lattiero-caseari. Quasi tutti i miei ricordi d’infanzia com-
prendono scene di Alex in cui si soffia il naso. Diversi medici da cui
mia madre lo portò, gli prescrissero medicine per le allergie. Anni
dopo Alex ha provato a eliminare il formaggio. Non era felice di
farlo, il formaggio era il suo cibo preferito! Quando l’ha eliminato
però, il suo corpo stava così bene che non è più tornato indietro. Non
aveva più bisogno di trascorrere i primi 30 minuti appena sveglio
a soffiarsi il naso. Rimase molto stupito di questo miglioramento.
Più un alimento è elaborato, tanto più è probabile che il corpo
abbia reazioni avverse. La chiave per Alex è stata quella di osser-
vare come reagiva il suo corpo ad alcuni alimenti e regolare la sua
alimentazione di conseguenza.
Mangia lentamente e osserva come ti senti dopo il pasto. Ec-
cesso di peso, gonfiore, gas, stitichezza, diarrea, naso chiuso,

203
spossatezza e frequenti mal di testa possono essere segnali di una
reazione allergica causata da un determinato alimento. Diventa
l’investigatore di te stesso e scopri come ti senti se elimini certi
cibi. Quando investi più tempo nel rapporto con il tuo corpo, ti
accorgi che non ti sta tradendo; sta semplicemente cercando di
attirare la tua attenzione. È arrivato il momento di ascoltare.

DESIDERIO COMPULSIVO
E DISINTOSSICAZIONE
Come abbiamo visto, desideri compulsivi incontrollati possono
essere scatenati proprio da quei cibi cui siamo allergici o sensibili.
Eliminando quegli alimenti può capitare che manifestiamo sinto-
mi di disintossicazione per diversi giorni. È successo anche a me
quando ho smesso di mangiare il frumento. Tutti i miei sintomi
– gonfiore, fiacchezza, stitichezza – in un primo momento sono
peggiorati. Mi sentivo anche incredibilmente emotiva e instabile,
e avevo forti mal di testa. Dopo aver utilizzato EFT, i sintomi
sono diminuiti e mi sono sentita meglio di quanto non lo fossi mai
stata in tutta la mia vita. Le differenze nel mio stato d’animo e a
livello fisico ed energetico erano enormi.
In alcune persone EFT risparmia i sintomi della disintossicazione,
come è successo a Ellie. Tramite il tapping Ellie è riuscita a mettere
fine alla sua dipendenza dall’aranciata in lattina, con una risposta im-
mediata da parte del suo corpo. Oltre a sentirsi meno gonfia, si è stu-
pita di quanto sia stato facile utilizzare la tecnica. “In precedenza” ha
spiegato, “mi sentivo fuori controllo davanti a una lattina di aranciata.
Ora non più… C’è stato un momento in cui ho pensato che mi serviva
un’aranciata per sentirmi meglio. Ne ho presa una. Niente. Nessun
brivido, nessun senso di calma, proprio niente. Non era nemmeno gu-
stosa. Non l’ho finita di bere. Appartiene davvero al passato!”.
Se provi a eliminare vari alimenti per vedere come reagisce il
tuo organismo, cerca di utilizzare il tapping e non lasciare che i

204
comuni sintomi di disintossicazione ti scoraggino. Sono un se-
gnale che il tuo corpo si sta sbarazzando delle sostanze che inter-
feriscono con la tua salute.

IL CORPO VUOLE ESSERE NUTRITO


Ora che abbiamo esaminato le modalità con cui i prodotti ali-
mentari industriali possono avere effetti negativi sulla salute, resta
la domanda: “Cosa dobbiamo mangiare?”.
Solo tu puoi rispondere.
Una volta che avrai utilizzato EFT per trasformare emozioni e cre-
denze limitanti, sarai in grado di entrare in contatto con il tuo corpo
e con il tuo intuito. Sarà il tuo organismo a dirti di cosa ha bisogno.
Ora facciamo un po’ di tapping per entrare in contatto con il
nostro corpo e imparare a farci guidare da esso:

Punto karate: Anche se non so cosa mangiare, ho scelto di


restare calmo e avere fiducia nel mio intuito (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Quando calmo la mia mente…
Lato dell’occhio: …e mi sento centrato nel mio corpo…
Sotto l’occhio: …inizio a vedere l’amore e il nutrimento di
cui il mio corpo ha bisogno.
Sotto il naso: Mi fido dell’intuito che mi aiuta a fare scelte
salutari.
Mento: Sono curioso d’imparare a sostenere il mio corpo.
Clavicola: È facile e divertente.
Sotto il braccio: Faccio una scelta per volta.
Sommità del capo: Sono attratto dagli alimenti che aiutano
il mio corpo a stare bene.
Sopracciglia: Sono più consapevole di come si sente il mio
corpo.
Lato dell’occhio: Prima pensavo che il mio corpo mi stesse
tradendo…

205
Sotto l’occhio: …invece cerca solo di attirare la mia attenzione.
Sotto il naso: Sono curioso di sapere come reagisco agli alimenti.
Mento: Inizio a sperimentare per trovare ciò che è giusto
per me.
Clavicola: Ho lasciato andare la necessità di conoscere la
risposta subito.
Sotto il braccio: Sono aperto, curioso e paziente.
Sommità del capo: Man mano mi rendo conto di come il
mio corpo reagisce a determinati alimenti.

Anche se il corpo lo sa meglio di noi, è importante capire che


abbiamo bisogno di cibi nutrienti. I prodotti alimentari che con-
tengono ingredienti sconosciuti e/o dai nomi impronunciabili
probabilmente non sono vero cibo. I prodotti alimentari con lun-
ghe liste di ingredienti richiedono inoltre uno sguardo più attento
perché spesso le informazioni riportate in etichetta o sulla confe-
zione sono fuorvianti. Per esempio, su alcune barrette ai cereali
c’è scritto: “Eccellente fonte di calcio” e “Tutti i cereali integrali
di cui il tuo corpo ha bisogno”. Tutto è programmato per sugge-
rirti il buon valore nutritivo del contenuto. Se guardi l’etichetta,
però, scopri che queste barrette contengono anche moltissimi altri
ingredienti. Perché? Personalmente non ho mai cucinato qualco-
sa che ha bisogno di tutti quegli ingredienti, alcuni dei quali di
origine chimica. Il buon senso mi suggerisce che questo non è
l’ideale per il mio corpo, anche se l’etichetta dice il contrario.
Se consumiamo prodotti come questi, il corpo può diventare
carente ​​delle sostanze nutritive di cui ha realmente bisogno. Jon
Gabriel spiega come questa mancanza influenzi il peso. “Il tuo
corpo interpreta la carenza di sostanze nutritive essenziali come
mancanza di cibo” dice Gabriel. “Quando finalmente mangiamo
cibi che contengono ciò di cui l’organismo ha bisogno, il nostro
corpo riceve il messaggio: ‘OK. Non sto più morendo di fame.
Non ho più bisogno di questo grasso. Ora posso essere magro.’”

206
Quando ho iniziato a concentrarmi di più sulla nutrizione, ho
deciso che avrei mangiato solo ciò che anche la mia bisnonna Rosa
avrebbe potuto trovare sulla sua tavola. All’età di ottant’anni era
in grado di fare la verticale e utilizzava il cibo come medicina. Se
le avessi dato un frappè dietetico e le avessi detto che era il suo
pranzo, mi avrebbe guardata come se fossi pazza.
Di seguito trovi alcune linee guida generali da considerare
quando utilizzi EFT per entrare in contatto con ciò di cui il tuo
organismo ha bisogno.

Ascolta il tuo corpo. Inizia a prendere nota di come ti senti


dopo aver mangiato. Sei pieno di energia o hai sintomi come il
bruciore di stomaco? Osserva come stai un’ora dopo aver mangia-
to. Dopo un po’ ti senti privo di energia? Lasciati guidare dalla
curiosità e scopri cosa ti fa stare meglio.

Rallenta e osserva quando il tuo corpo si sente sazio. Viviamo


in un mondo dove il cibo abbonda, ma troppo spesso ce ne di-
mentichiamo. Se siamo abituati a metterci a dieta e a fare sacrifici,
mangiamo velocemente e consumiamo più di quanto il corpo ha
realmente bisogno per paura di non poterci sfamare in seguito.
Secondo Brian Wansink, l’idea di dover ripulire i nostri piatti ci
disconnette dal corpo. Invece di prestare attenzione ai segnali che il
corpo sta manifestando, la mentalità del “piatto pulito” ci incorag-
gia ad “avventarci e mangiare fino a quando non è rimasto nulla”.
Invece di preoccuparti di vuotare il piatto, fermati quando inizi
a sentirti sazio. Ricorda: potrai riprendere a mangiare quando il
tuo corpo avrà di nuovo fame per davvero.

Scegli la qualità. Secondo il dottor Mark Hyman:

“Il messaggio importante è che la qualità del cibo che im-


mettiamo nel nostro organismo guida le funzioni dei nostri

207
geni, del metabolismo e della salute. Non è semplicemente
una questione di quanto pesi o di aggiungere/togliere ca-
lorie. Mangiare cibo naturale e fresco che tu stesso cucini
può rapidamente modificare la tua biologia… senza dover
soffrire la fame.”

Il dottor Hyman si definisce un “qualitariano”. Mi piace pen-


sare lo stesso anche di me e significa scegliere il cibo più fresco e
di qualità. Se sono a casa è più facile. Quando sono in viaggio mi
preparo spuntini sani da portar via e scendo anche a qualche com-
promesso, ma lo faccio senza provare senso di colpa o vergogna.
Ovunque io sia, faccio del mio meglio per scegliere le opzioni più
salutari. Questo è sufficiente per mantenere il mio corpo sano e
sentirmi in forma.
Se ho intenzione di concedermi un dolce, non prendo qual-
cosa dalle macchinette, ma cerco qualcosa di naturale, come del
cioccolato nella sua forma più pura. Quando ne mangio un po’ mi
prendo il tempo per assaporarlo. Adoro il cioccolato!

Mettiti ai fornelli e divertiti a cucinare! Il tuo cibo dovreb-


be essere preparato in una cucina, non in un laboratorio. Prendi
i ricettari che hai in casa; coinvolgi i tuoi figli, tuo marito/tua
moglie, compagno/a o amici e divertiti a cucinare. Prova nuo-
ve ricette che richiedono ingredienti freschi e magari nuove erbe
aromatiche e spezie che di solito non utilizzi. Fai del cibo la tua
più grande avventura!
Sei entusiasta di un viaggio compiuto in una certa parte del
mondo? Scegli ricette tipiche locali a base di ingredienti freschi
e vivi un’avventura esotica nella tua cucina. Se ti piace l’insalata,
prova ad aggiungere ingredienti freschi di stagione. È una ma-
niera divertente per variare il tuo piatto tutto l’anno. Qualunque
cosa hai intenzione di mangiare, fai il possibile per divertirti a
preparare e cucinare i cibi.

208
Ottimizza. Se non riesci a pianificare, metti in conto di fallire.
Il cibo spazzatura è comodo e la maggior parte di noi vive vite
impegnate molto frenetiche. Dobbiamo far sì che l’alimentazione
sana diventi anche comoda, preparando il cibo in anticipo. Ogni
domenica dedico del tempo a tagliare verdure fresche da riporre
in frigorifero, così da aggiungerle alle mie insalate durante tutta
la settimana lavorativa.
Anche se vuol dire preparare la sera prima, dedicare del tempo
per pianificare e allestire in anticipo ti permette di mangiare cibo
sano, salutare e gustoso.

Mangiare sano e spendere poco


Mentre seguivo il corso di giornalismo digitale a New York, condividevo
un piccolo appartamento con altre due ragazze. Il film documentario
“The Tapping Solution” non aveva ancora avuto successo, e dopo aver
pagato il corso e le mie spese di base, mi restavano pochi soldi. Ho
capito che potevo continuare a mangiare sano solo pianificando in an-
ticipo e comprando il cibo al negozio di alimentari. Anche se una fetta di
pizza costava solo un dollaro, non era in linea con i miei obiettivi. Vole-
vo sentirmi piena di energia e stare bene. Scegliendo con cura cosa ac-
quistare, ho scoperto che anche a New York era possibile mangiare cibi
sani e rimanere nel budget. Programmare in anticipo è stata la svolta.

IL MITO DELLA DIETA PERFETTA


Ogni volta che trovavo la dieta “perfetta”, quella diventava la mia
nuova religione e tutti coloro che non la seguivano erano peccato-
ri. Da sostenitrice convinta, il mio compito era fare la predica ad
amici e familiari e salvarli. Che noia dovevo essere!
Se siamo bloccati nello schema del panico che abbiamo affron-
tato nel Capitolo 3, è facile cadere nella trappola che ci sia qualche

209
dieta magica che risolverà tutti i nostri problemi. Vorremmo sco-
prire qual è il frutto segreto che brucia il grasso della pancia. Vor-
remmo sapere esattamente cosa dovremmo mangiare e in quale
momento, per avere risultati subito. Quel panico crea aspettative
non realistiche e ci priva della saggezza del corpo, così come del
nostro buonsenso.
Abbiamo visto quanto siano dannose le diete estreme per le
nostre emozioni e il nostro rapporto con il cibo. Mangiare meno
cibo possibile mette il corpo in condizione di avere fame, indu-
cendolo a trattenere il grasso perché non sa quando avverrà il pa-
sto successivo. Se non affrontiamo seriamente le modalità con cui
lo schema del panico colpisce il nostro rapporto con il cibo, esso
diventerà presto qualcosa che ci fa paura, anche quando siamo
concentrati sul mangiare alimenti sani e nutrienti.
Amy ha confessato di essere diventata così attenta alla salute
che quando entrava nel negozio di alimentari si sentiva in preda al
panico perché tutto ciò che guardava sembrava fare male. Non c’è
dubbio che il nostro attuale panorama alimentare abbia bisogno
della massima attenzione, e più siamo consapevoli più ci rendiamo
conto di quanto l’ignoranza sia dannosa. Detto questo, la consa-
pevolezza non deve sfociare nel panico. Non possiamo apprendere
nuove abitudini ed essere intraprendenti e creativi se ci facciamo
prendere dal panico.
Approcciandoci al cibo sano con curiosità ed entusiasmo, sia-
mo in grado di vedere la grande abbondanza di alimenti e sapori
che ci circondano. “Nutriente” non vuol dire noioso.
Abbiamo visto anche che non esiste la dieta “perfetta”. Di tan-
to in tanto mi capita di bere un bicchiere di vino o concedermi
del cioccolato. Anche mio fratello Alex saltuariamente mangia
formaggio, pur sapendo che non gli fa bene. Il punto non è osses-
sionarsi per mangiare sempre in maniera perfetta, ma essere con-
sapevoli e fare del nostro meglio per gustare un cibo più naturale
e della migliore qualità possibile.

210
Ecco perché le linee guida inserite nel paragrafo Facciamo diN
ventare il cibo u
n’esperienza piacevole, alla fine del Capitolo 4, sono
così importanti. Diventando consapevoli di ciò che mangiamo
possiamo davvero assaporare il cioccolato invece di abbuffarcene
perché stiamo cercando di alleviare un’emozione. Anche quando
abbiamo scelto di mangiare qualcosa che non è il massimo per la
nostra salute, siamo in grado di essere presenti, assaporare il cibo
e fare una scelta più sana le volte successive in cui avremo fame.
Abbiamo bisogno di instaurare una nuova amicizia con il cibo.
Abbiamo bisogno d’investire in questo rapporto e dedicargli tem-
po. Quando passiamo dall’ossessione per gli alimenti dietetici a
mangiare cibi che ci nutrono, dal voler dimagrire al voler impara-
re a star bene e sentirci in forma, iniziamo ad assaporare il percor-
so che ci porta a scoprire cosa è meglio per noi.

IL CIBO È ANCHE UN PIACERE


Quando creiamo un nuovo rapporto con il cibo, una delle scelte più
sane e migliori che possiamo fare è sperimentare il piacere che ne
deriva. Anche se molti dei prodotti alimentari sul mercato sono pri-
vi di nutrienti, il cibo di per sé non è un nemico. Il problema è che
abbiamo perso il contatto con i veri alimenti, privando involontaria-
mente il nostro organismo delle sostanze nutritive di cui ha bisogno.
Nessuno dovrebbe considerare il cibo un mero combustibile.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni godendone e celebrandolo. Ci
meritiamo di onorare questa tradizione e assaporare ogni boccone!
Cerco sempre di trarre quanto più piacere possibile dal cibo. Que-
sto non significa solo preparare insalate gustose. Significa anche che
quando mangio qualcosa di dolce e pieno di zucchero, assaporo ogni
morso. Grazie a EFT, vergogna e senso di colpa sono spariti dal mio
piatto. Quando mia cognata prepara la sua deliziosa torta al ciocco-
lato fondente per le occasioni speciali, assaporo la mia fetta fino in
fondo. Non accumulo ansia, residui emotivi o peso in eccesso.

211
Questo è ciò che succede se permettiamo a noi stessi di trarre
piacere dal cibo, anche quando occasionalmente sgarriamo. Come
vedremo nel prossimo capitolo, quando proviamo piacere, il no-
stro organismo può funzionare al massimo livello, dandoci tutto
il sostegno di cui abbiamo bisogno.

Creare una nuova relazione con il cibo.


Punto karate: Anche se mi prende il panico a pensare a ciò che dovrei
e non dovrei mangiare, ho scelto di rilassarmi e fidarmi del mio in-
tuito (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Questa ansia per il cibo…
Lato dell’occhio: Non so cosa dovrei mangiare.
Sotto l’occhio: Se penso al cibo mi sento confuso e stressato.
Sotto il naso: Nessuno sembra essere d’accordo su ciò che è più “giusto”.
Mento: Qualcuno potrebbe dirmi esattamente cosa mangiare?
Clavicola: Questa ansia per il cibo…
Sotto il braccio: Questa ansia per trovare la dieta perfetta…
Sommità del capo: Questa ansia per ciò che mangio. . .
Sopracciglia: Il cibo è diventato un nemico.
Lato dell’occhio: Non so cosa dovrei mangiare.
Sotto l’occhio: Questa ansia mi porta a cercare conforto in certi cibi…
Sotto il naso: …e poi mi prende il panico perché non mangio in modo
“perfetto”.
Mento: Questo andare avanti e tornare indietro…
Clavicola: O mangio perfettamente…
Sotto il braccio: …o sono un disastro.
Sommità del capo: Questa ansia per il cibo…
Sopracciglia: Ho perso la capacità...
Lato dell’occhio: …di decidere ciò che è giusto per me.
Sotto l’occhio: Forse non c’è una risposta.
Sotto il naso: Forse non esiste una dieta perfetta.
Mento: Sono aperto a un nuovo punto di vista.

212
Clavicola: Il cibo non è un nemico.
Sotto il braccio: Ho scelto di riappacificarmi con il cibo.
Sommità del capo: Mi fido del mio corpo e farò del mio meglio.
Sopracciglia: Ora che ho lasciato andare il panico…
Lato dell’occhio: …mi sento tranquillo e fiducioso.
Sotto l’occhio: Da quando ho lasciato andare la ricerca della dieta
“perfetta”…
Sotto il naso: …sono in grado di sentire ciò di cui il mio corpo ha bisogno.
Mento: Inizio a fidarmi del mio intuito che mi porta…
Clavicola: …a raccogliere informazioni che mi possono essere d’aiuto.
Sotto il braccio: Mi viene spontaneo prendere le distanze dagli ali-
menti dietetici.
Sommità del capo: Sono attratto dalle informazioni e dagli alimenti
che aiutano il mio corpo a stare bene.
Sopracciglia: Sperimento…
Lato dell’occhio: …per scoprire ciò che è giusto per me.
Sotto l’occhio: Osservo come il mio corpo reagisce a determinati alimenti.
Sotto il naso: Sono paziente e curioso.
Mento: Non c’è nessun traguardo da raggiungere.
Clavicola: Non smetto mai d’imparare ciò di cui ha bisogno il mio corpo.
Sotto il braccio: Le esigenze del mio corpo sono in continua evoluzione.
Sommità del capo: Creo un rapporto d’amore con il mio corpo e il cibo.
Sopracciglia: Rendo il mio cibo più appetitoso.
Lato dell’occhio: Sono aperto a provare cose nuove.
Sotto l’occhio: Mi piace mangiare alimenti che mi nutrono…
Sotto il naso: …e trovo un equilibrio con i cibi meno sani.
Mento: Posso mangiare quello che voglio. . .
Clavicola: …e scelgo ciò che è giusto per me.
Sotto il braccio: Sono aperto, paziente e curioso…
Sommità del capo: …mentre inizio a essere attratto da alimenti che
mi aiutano a star bene.

213
CAPITOLO 11

PIACERE E CURA DI SÉ

F inora abbiamo imparato a riconoscere gli effetti dello stress


e delle emozioni negative, e le credenze limitanti sui nostri
ormoni, sulla salute in generale e sul peso. Ora è il momento di
considerare l’altra estremità dello spettro: la felicità.
La felicità crea un substrato differente di circostanze interne.
Come ho già detto nel libro: perdere peso non è la chiave della fe-
licità; semmai è vero il contrario. Quando la nostra felicità diventa
una priorità, possiamo creare un nuovo rapporto con il corpo e un
ambiente interno in grado di favorire la perdita di peso. Inoltre, se
sperimentiamo una felicità maggiore, la nostra vita si apre in modi
nuovi e inaspettati.

FELICITÀ: LA MEDICINA PER PERDERE PESO


Quando siamo felici o stressati, rilasciamo nell’organismo certi
tipi di ormoni. La differenza è che gli ormoni rilasciati dalla fe-
licità e dal piacere favoriscono una buona salute, migliorano la
digestione, aumentano il metabolismo e allungano l’aspettativa di
vita. La dottoressa Lissa Rankin parla dell’impatto della felicità
sulla salute e il benessere in questi termini:

“Le persone con livelli più elevati di ‘benessere soggettivo’


vivono fino a dieci anni di più rispetto a quelle che non ne

214
hanno. La felicità influenza anche altri aspetti della salute,
tra cui i tassi di successo nel trapianto di cellule staminali, il
controllo del diabete, i tassi di AIDS conclamato in pazienti
HIV-positivi, il recupero da ictus e da intervento chirurgico
al cuore e da frattura dell’anca.”

Inoltre:

“Gli studi mostrano che gli stati psicologici positivi come la


gioia, la felicità e l’energia positiva, così come avere una vita
soddisfacente, speranza, ottimismo e senso dell’umorismo,
si traducono in tassi di mortalità più bassi e maggiore lon-
gevità in persone sia sane che malate. In realtà, la felicità e i
relativi stati mentali riducono il rischio o limitano la gravi-
tà delle malattie cardiache e polmonari, del diabete, dell’i-
pertensione e del raffreddore. Secondo uno studio olandese
durato nove anni e condotto su pazienti anziani, il pensiero
positivo riduce il rischio di morte del 50 per cento.”

Anche se può essere entusiasmante sapere che la felicità, ri-


sultato naturale del piacere, migliora la nostra salute in generale,
resta la domanda: come può il piacere influenzare il peso?
Sally, un’allieva del mio corso online, ha sperimentato il potere
del piacere durante una vacanza di due settimane in Italia. Duran-
te il suo viaggio ha continuato a utilizzare EFT e ha assaporato al-
cuni piatti tipici locali, tra cui le sue prime sfogliatelle napoletane.
Quando è rientrata a casa dal viaggio, Sally ha notato che i vestiti
le stavano larghi. Con sua grande sorpresa aveva perso 3 chili!
La maggior parte di noi, sentendo storie come questa, si chie-
de come sia possibile. Diamo per scontato che ci manchino delle
informazioni o che siamo stati indotti in errore. Il fatto è che
nessuno ci ha insegnato l’importanza del piacere per perdere peso,
così come per la nostra salute e benessere generale.

215
Lo psicologo del comportamento alimentare Marc David ha
analizzato il fenomeno del perdere peso in vacanza, un’esperienza
che abbiamo vissuto in molti. Anche se ci concediamo alimenti
più elaborati rispetto a quelli che mangeremmo di solito, tornia-
mo a casa più magri di quando siamo partiti. “Rimuovendo la
vitamina P del piacere” afferma David, “il valore nutrizionale del
nostro cibo precipita. Aggiungendo la vitamina P, il pasto viene
ottimizzato a livello metabolico.” Le endorfine, sostanze chimi-
che del piacere prodotte dall’organismo, influenzano il metaboli-
smo e la perdita di peso. Spiega David:

“Forse non tutti sanno che le endorfine non sono solo le mo-
lecole del piacere, ma stimolano anche la mobilitazione dei
grassi. In altre parole, la sostanza chimica che ti fa sentire
bene è la stessa che brucia i grassi corporei. Inoltre, maggio-
re è il rilascio di endorfine nel tratto digestivo, più sangue
e ossigeno affluiranno in questa zona. Ciò comporta una
migliore digestione e assimilazione e, infine, una maggiore
efficienza nel consumo di calorie.”

COSA SUCCEDE QUANDO CI RILASSIAMO


Se è vero che il relax e il piacere fanno così bene alla nostra salute,
perché non sono delle priorità nella nostra vita? La realtà è che
viviamo in una cultura che valorizza la velocità e la produttività,
e spesso il relax viene visto sotto una cattiva luce. Ci viene inse-
gnato che prenderci del tempo per non fare nulla significa essere
pigri e improduttivi; le soluzioni ai problemi arrivano attraverso
il duro lavoro, non con il relax. Di conseguenza, quando siamo
stressati e sopraffatti, spesso ci limitiamo a tagliare fuori tutte le
forme di piacere e cura di noi stessi a eccezione del cibo. Viviamo
tra stress e preoccupazioni anche se possono danneggiare la salute
e il benessere.

216
Se osserviamo cosa succede quando ci rilassiamo, capiamo su-
bito quanto sia importante per la nostra salute e il benessere, così
come per far fluire meglio la nostra vita. Pensa per un momento
a quante volte le idee migliori ti sono venute in mente quando eri
sotto la doccia. Questo perché l’acqua è rilassante, e quindi nella
vasca da bagno o sotto la doccia il cervello può risolvere problemi
che non riuscirebbe ad affrontare quando è sotto stress.
Lo stesso vale per una passeggiata. Abbiamo già visto come
molte delle più grandi menti della storia hanno utilizzato le pas-
seggiate per aumentare la creatività, risolvere i problemi e vivere
una vita più produttiva. Questo perché camminare è piacevole e
rilassante, e quindi ci permette di pensare meglio ed essere più
efficaci. EFT ha un effetto rilassante molto simile e ci permette di
entrare in contatto con la nostra saggezza interiore e accedere alle
soluzioni che sono intorno e dentro di noi. Personalmente, rice-
vo regolarmente centinaia di mail da parte di persone che hanno
avuto idee illuminanti proprio mentre utilizzavano il tapping.

PERCHÉ IL PIACERE NON È UNA PRIORITÀ


Anche se è vero che la nostra cultura non tiene in considerazione
l’importanza del relax e del piacere, spesso le vere ragioni per cui
ce li neghiamo sono meno ovvie di quanto pensiamo. Anche se
diamo la colpa alla vita piena d’impegni e alla carenza di tempo
o denaro, se scaviamo più a fondo scopriamo che a frenarci sono
soprattutto le credenze culturali profondamente radicate riguardo
al nostro valore, specie se siamo donne.
Guardando indietro nella storia, la nostra cultura è stata dominata
dalla convinzione che le donne valgono meno degli uomini. Solo di
recente ci sono state riconosciute doti importanti come l’intelletto, la
creatività e altre ancora. Per migliaia di anni il nostro valore è stato
misurato dalla capacità di prenderci cura degli altri, mentre prenderci
cura di noi stesse e fare ciò che ci piace è stato a lungo demonizzato.

217
Anche se non è il caso di utilizzare questa eredità culturale per
incolpare gli uomini o calarci nel ruolo di vittime, credo che sia
importante riconoscere questa mentalità, perché ancora oggi la
maggior parte delle donne incontra molta resistenza riguardo alla
cura di sé. È importante capire che innumerevoli generazioni di
donne sono cresciute con l’idea che l’abnegazione ci rende persone
migliori, mentre piacere e cura di sé fanno di noi delle egoiste.
Queste idee tendono a essere tramandate di generazione in
generazione sia a livello conscio che inconscio. Spesso ci viene
insegnato a sacrificare noi stesse per il bene degli altri in modi
incredibilmente sottili. Questo concetto mi è stato spiegato in
maniera schietta dalla mia amica Regena Thomashauer, che ge-
stisce la Mama Gena’s School of Womanly Arts (Scuola di arti
femminili di Mamma Gena). Mi disse: “Le nostre madri non ci
hanno mai detto: ‘Tesoro, è un privilegio essere donna e la cosa
migliore che puoi fare è capire cosa ti piace, quello che ti fa ri-
splendere e ti appassiona.’”
Siccome non ci è stato insegnato ad apprezzare e ad amare noi
stesse e a prenderci cura di noi, pensiamo di non meritarlo. Ci
aggrappiamo alla lista di cose da fare e sacrifichiamo la salute e il
benessere per il bene degli altri. Poi, quando ci sentiamo private
del relax e del divertimento che ci spettano di diritto in quan-
to esseri umani, ci buttiamo sul cibo come nostra unica fonte di
piacere. Infine, privandoci anche del cibo mettendoci a dieta, ci
neghiamo l’ultima fetta di godimento che ci è rimasta. E questa
strategia non funziona… mai!
Divenendo consapevoli che il nostro valore si estende ben ol-
tre la nostra capacità di prenderci cura degli altri, allora riuscia-
mo a stare bene nel nostro corpo e a perdere peso. La cura di sé
e il piacere infatti sono i requisiti di base per il benessere. Solo
quando inizieremo a cercare modi più sani e più appaganti di
sentirci bene, saremo in grado di perdere peso e guadagnare fi-
ducia in noi stesse.

218
PRENDERSI CURA DI SÉ ED ESSERE FELICI
Noi tutti abbiamo sentito dire che non possiamo prenderci cura
degli altri se prima non ci prendiamo cura di noi stessi. In un cer-
to senso è vero. Se trascuriamo noi stessi ci esauriamo, e quando
ci esauriamo ogni persona intorno a noi ne risente.
Quello di cui ci rendiamo conto quando diamo priorità alla
cura di noi stessi e ai piaceri della vita è che non si tratta solo di
aiutare gli altri. Cheryl Richardson autrice del best seller L’arte di
prendersi cu ra di sé, nel corso di un’intervista che le ho fatto ha cen-
trato un punto molto importante sul vero motivo per cui abbiamo
bisogno di prenderci cura di noi stessi. Cheryl afferma:

“La cosa per me più sensata da dire è che se ti prendi più


cura di te stesso, sarai una persona migliore da avere accan-
to. Inoltre, da quando sono diventata più matura, ho scoper-
to che se ti prendi più cura di te stesso, il tuo giudizio critico
su di te sparisce. Se ti prendi più cura di te stesso, ti senti
più forte nel tuo corpo. Se ti prendi più cura di te stesso, fai
più attenzione a ciò che pensi e meno a ciò che pensano gli
altri. E avrai più potere sul mondo. Cambierai la tua vita e
la vita delle persone intorno a te. Avrai un grande impatto
sul Pianeta, perché uno dei modi in cui le persone ignorano
il loro potere è non prendendosi cura del proprio corpo.”

Queste parole mi colpirono. Fino a quel momento non avevo


riflettuto a fondo su quanto prendersi cura di sé fosse importante.
Se non ci connettiamo con noi stessi su base regolare e frequente,
non possiamo abbassare il nostro giudizio negativo e apprezzarci
totalmente. Solo allora potremo sentirci sicuri e pieni di fascino
nella nostra pelle. Solo così potremo riprendere il controllo e vive-
re i nostri sogni. La cura di sé non può essere vista come un lusso:
è una necessità.

219
PERCHÉ EVITIAMO IL PIACERE
E LA CURA DI NOI STESSI
Il dialogo interiore negativo è spesso il più grande motivo per il
quale non ci prendiamo cura di noi e ci neghiamo il piacere.
Dopo aver speso tanti anni odiando il nostro corpo, il nostro
dialogo interiore diventa ancor più negativo. Questo rende la cura
di sé e la ricerca del piacere sgradevole, persino dolorosa.
Parlando con la mia amica Kelly che ha tre bambini piccoli,
mi sono ricordata di quanto sia difficile ricominciare a trovare il
tempo per prendersi cura di sé. Un giorno mi ha chiamata mentre
i suoi figli facevano un pisolino e mi ha detto quanto si sentisse
stanca. Quando le ho suggerito di sdraiarsi un po’, ha detto che
non poteva. “Ogni volta che provo a riposarmi, tutto quello che
sento è la voce di mio padre che mi ripete che non bisogna mai
fermarsi” spiegò. Sapeva che aveva bisogno di dormire, ma non
riusciva a scacciare dalla testa il ricordo di quelle parole.
Molti di noi hanno avuto esperienze simili: vogliamo pren-
dere del tempo per noi stessi, ma poi facciamo fatica a calmare il
dialogo interiore negativo o le voci critiche che ancora ci risuo-
nano dentro. Allo stesso tempo ci sembra più facile cercare altre
distrazioni come il cibo, la televisione o internet, piuttosto che
affrontare le nostre emozioni. Ma esprimendole con EFT, possia-
mo imparare a gioire veramente della cura di noi stessi e del relax.
C’è una voce che ti dice che stai facendo qualcosa di sbagliato
mentre mangi lentamente, stai godendo l’esperienza del cibo, sei
seduto tranquillo o fai un pisolino? Utilizza il tapping per lasciar
andare il potere che ha su di te.
Quando ricominciamo a prenderci cura di noi stessi e a fare
ciò che ci piace, dobbiamo anche ricordarci che ci vuole un po’ di
pratica. Persino dopo aver fatto tapping potrebbe sembrarci un’e-
sperienza estranea. Concediti di sperimentare nuovi modi per ri-
lassarti e sentiti libero di fare riferimento alla lista, sui diversi tipi
di cura di sé che trovi alla fine di questo capitolo.

220
Ora faremo un po’ di tapping per calmare il dialogo interiore
negativo così da poter gioire quando ci prendiamo cura di noi stes-
si. Se pensi di prendere del tempo per te stessa, quale voce emer-
ge? Senti una particolare emozione o sensazione nel corpo che ac-
compagna quella voce? Scrivi le tue risposte e misura l’intensità di
quella voce, emozione o sentimento nel tuo corpo su una scala da 0
a 10. Questo sarà lo scopo del tuo tapping. Ecco un esempio.

Punto karate: Anche se sento questa voce critica quando


provo a rilassarmi, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Questa voce che sento quando provo a rilas-
sarmi…
Lato dell’occhio: …mi dice: “Smettila di essere pigro.”
Sotto l’occhio: “Lavora di più.”
Sotto il naso: “Vai a fare qualcosa.”
Mento: “Smettila di essere egoista.”
Clavicola: “Fai qualcosa di costruttivo.”
Sotto il braccio: “Dovresti fare più di così.”
Sommità del capo: “Continua a sforzarti.”

Qu ando l’intensità dello scopo iniziale del tu


o tapping è inferio-
re o pari a 5, puoi passare alle affermazioni positive.

Sopracciglia: Mi è stata data in dono questa vita…


Lato dell’occhio: …e la onoro provando piacere.
Sotto l’occhio: Quando mi prendo cura di me stesso, vedo
il mio vero valore.
Sotto il naso: La cura di me stesso è essenziale…
Mento: …per scoprire il mio potenziale.
Clavicola: Una volta che mi sono ricaricato, posso far ri-
splendere la mia luce.
Sotto il braccio: Una volta che mi sono rilassato, le risposte
diventano chiare.

221
Sommità del capo: Mi piace sentirmi bene.

Fai un respiro profondo e osserva come ti senti. M isu


ra nu
ovamente
l’intensità e ontinu
c a a ipcchiettare fino a u
qando proverai sollievo.

LE REGOLE NASCOSTE NELLA TUA TESTA


Utilizzando EFT per trasformare la resistenza al prendersi cura di
sé e a fare ciò che ci procura piacere, molti di noi si rendono conto
che oltre al dialogo interiore negativo hanno messo dei limiti su
quando e perché ci è permesso di prenderci cura di noi stessi e
sentirci felici. Dal momento che questi limiti sono diventati così
radicati, spesso non ci accorgiamo nemmeno che esistono. Attra-
verso il tapping, Kavita si è resa conto che la sua felicità era sempre
dipesa dalla sua famiglia. Se non erano contenti, non poteva esse-
re felice; se i suoi figli non si comportavano in un certo modo, sen-
tiva che doveva punirsi perché non era una buona madre. Un’altra
cliente, Doreen, sentiva che non avrebbe potuto essere felice o
prendersi cura di sé fino a quando tutte le esigenze di suo figlio
non fossero state soddisfatte. Dal momento che suo figlio soffriva
di una grave forma di autismo, significava mettere la sua felicità
in attesa finché non si fosse trovata una cura. Inoltre c’è sempre
quel vecchio limite: non possiamo essere felici o sentirci sicuri nel
nostro corpo fino a quando non avremo perso peso.
Troppo spesso i limiti che abbiamo eretto intorno al nostro
diritto di sperimentare la felicità rendono difficile, se non impos-
sibile, la cura di noi stessi e la ricerca del piacere. Quando siamo in
grado di vedere questi limiti per quello che sono, ossia delle scuse,
ci rendiamo conto che solo noi siamo responsabili della nostra
felicità. Trasferire sugli altri questa responsabilità attribuisce loro
un onere eccessivo e ci svuota. Lo stesso vale quando ci si sente
responsabili della loro felicità.
Per iniziare a rompere questo ciclo, è necessario disconnetterci
da questi limiti e ricreare confini sani riguardo alla nostra felicità.

222
Nell’ambito di tale processo, immagina di parlare con tuo marito/
tua moglie o altro familiare che hai provato a rendere felice. Questo
è un processo diverso dal tapping accompagnato dalle parole. Non
hai bisogno di dire queste parole a quella persona; immagina di
farlo. Puoi focalizzare il tuo tapping su un solo punto o spostarti su
un altro a ogni frase. Osserva se mentre pronunci queste parole ti
senti sereno e tranquillo. Picchietta sui punti dicendo ad alta voce:

“Sono l’unico responsabile della mia felicità. Ti amo, ma


non è compito mio farti felice. La verità è che non posso fare
felice né te né chiunque altro; posso solo fare felice me stes-
so. La felicità è una scelta. Amarti e sostenerti non signi-
fica che debba intervenire per risolvere i tuoi problemi. Ho
fiducia nelle tue capacità e nel tuo cammino spirituale. Ho
fiducia che prenderai le decisioni giuste per te. Ho lasciato
andare il bisogno di renderti felice. Ho scelto di essere felice
ora e ti amo.”

PORTARE IL PESO DEL MONDO


In quanto persone naturalmente intuitive, compassionevoli e amo-
revoli, spesso avvertiamo la sofferenza degli altri e poi ci sentiamo
responsabili della loro felicità. Se ci martirizziamo e prendiamo il
peso del mondo sulle nostre spalle, quel peso può materializzarsi
a livello fisico.
Anche se le nostre intenzioni sono amorevoli, dobbiamo capire
che la capacità di provare compassione non significa che dobbia-
mo farci carico del dolore del mondo. Così non aiutiamo noi stessi
né gli altri. Soffrire quando qualcun altro soffre non diminuisce
il suo dolore. Essere arrabbiati quando qualcun altro è arrabbiato
non porta a una soluzione.
Il mondo non ha bisogno di martiri. Il mondo ha bisogno dei
nostri doni. Ha bisogno della nostra intelligenza, delle nostre ri-

223
sate e del nostro amore, ma non l’amore inteso come sacrificio di
sé. Il mondo ha bisogno che ci prendiamo cura di noi stessi per
risplendere e ispirare gli altri a fare lo stesso. E ancora una volta,
non possiamo dare agli altri ciò di cui siamo privi. Non possiamo
diffondere la pace, l’amore o la speranza se non abbiamo speri-
mentato queste cose noi per primi.

ABBI FIDUCIA NEL PERCORSO DEGLI ALTRI


Quando iniziamo a impostare confini sani e la smettiamo di farci
carico della sofferenza altrui, a volte abbiamo bisogno di lasciarci
andare e avere fiducia che le persone che amiamo siano in grado
di trovare la loro strada. Ho imparato la lezione tramite una mia
amica. Ogni volta che la vedevo lottare e soffrire mi precipitavo ad
aiutarla, ma più cercavo di darle una mano più lei si allontanava.
Non voleva il mio supporto.
Nel corso del tempo ho imparato a mettere in discussione le
mie intenzioni e mi sono resa conto che precipitandomi a risol-
vere i suoi problemi avevo violato i suoi confini. “Chi sono io per
pretendere di conoscere la soluzione giusta per lei?” mi chiedevo.
“Come posso sapere come dovrebbe vivere la sua vita?”. Quan-
do ho lasciato andare l’idea che la sua vita avrebbe dovuto essere
come la vedevo io, ho iniziato ad avere fiducia che fosse in grado
di portare avanti il proprio percorso. Non è stato sempre facile.
Molte volte mi sono trovata a volerla “salvare” dalla sofferenza che
stava attraversando, ma poi ricordavo a me stessa che il sistema
migliore per sostenerla era avere fiducia nelle sue capacità e farle
sapere che, se aveva bisogno, poteva contare su di me.
Quando lasciamo andare la nostra idea di come la gente “do-
vrebbe” comportarsi e come “dovrebbe” essere il mondo intorno
a noi, allora siamo in grado di lasciar andare il peso del mondo.
Questo accade solo se abbiamo fede in qualcosa di più grande di
noi. Non possiamo essere i padroni dell’universo; possiamo solo

224
imparare a danzare seguendone il ritmo in continua evoluzione e
a fare del nostro meglio per divertirci. Quanto più cerchiamo di
“opporci” al divenire, tanto più incontriamo ostacoli. In questo
momento non vediamo il grande disegno, ma possiamo credere
che le cose funzionino. Alcuni dei momenti più difficili della mia
vita alla fine si sono rivelati una grande fortuna perché mi han-
no insegnato tanto. Se permettiamo a noi stessi di riconoscere
il valore delle nostre sfide, possiamo avere fiducia nella capacità
degli altri di vivere esperienze simili. Possiamo sostenerli senza
chiedere loro di comportarsi in modo tale da soddisfare i nostri
bisogni o desideri.
Quando siamo in grado di avere veramente fiducia, liberiamo
noi stessi e gli altri permettendoci di avere più cura di noi e non
solo fisicamente, ma anche emotivamente e spiritualmente. La
leggerezza che sentiamo nello spirito si riflette sul corpo.

IL POTERE DI DIRE DI NO
Quando Ann, assistente infermiera, ascoltò il messaggio di posta
vocale, sentì lo stomaco chiudersi. Aveva perso la chiamata dopo
il lavoro, mentre si trovava in piscina per prendersi cura di sé. Era
la richiesta da parte della caporeparto di andare a lavorare nel suo
giorno libero. Dopo averla ascoltata, si sentì in conflitto. Anche
se aveva sempre detto di sì quando la gente aveva bisogno di lei,
sentiva anche di avere bisogno di un po’ di tempo per se stessa.
Usò EFT e si rese conto che le serviva proprio tenersi il giorno
libero. Sentendosi nervosa all’idea di dire di no, utilizzò ancora una
volta il tapping prima di fare la telefonata e poi spiegò che quel gior-
no non avrebbe potuto lavorare. La caporeparto rispose: “Oh Ann,
mi spezzi il cuore.” Ma lei fu irremovibile e aggiunse: “Mi dispiace,
non posso aiutarti. Sono sicura che troverai una soluzione.”
Ann rimase sorpresa quando riattaccò il telefono. Non riusciva
a credere di essere rimasta ferma nella sua posizione. Quando i

225
dubbi iniziarono a insinuarsi, ripeté le parole: “Oh Ann, mi spezzi
il cuore” mentre utilizzava il tapping. Le ripeté finché non persero
del tutto il loro potere. Si sentiva orgogliosa di se stessa per aver
detto di no.
Non aveva programmi per il suo giorno libero, ma un’amica la
invitò a fare un giro in barca al tramonto, così lei poté dire di sì
a un’esperienza piacevole e divertente. Nel suo organismo presto
iniziarono a circolare gli ormoni della salute.
Come Ann, molte altre clienti confessano di non riuscire a dire
di no alle richieste, persino quando va a discapito della loro salute.
Nel mio caso la paura di dire di no si è manifestata in modo ina-
spettato. Avevo paura che se avessi perso peso, e di conseguenza
avessi avuto successo, la mia vita sarebbe cambiata. Non essendo
capace di dire di no, ho sviluppato la paura del successo. Temevo
che se avessi seguito i miei sogni, le cose sarebbero andate troppo
veloci. Avevo paura di sentirmi sopraffatta e che non sarei stata in
grado di tenere il passo.
Se non sappiamo come creare confini sani dicendo no, piaz-
zarci davanti alla TV con un pacco di biscotti può sembrarci più
sicuro che esprimere ciò che vogliamo e di cui abbiamo bisogno.
Dal momento che non ci sentiamo capaci di dire di no, esprimere
i nostri sogni è come guidare senza freni, a tutta velocità. Quando
andiamo a sbattere ci rivolgiamo al cibo con la speranza di attutire
il colpo.
Se non siamo in grado di dire subito di no, ci mettiamo in con-
dizione di fallire ed esaurirci. Se invece permettiamo a noi stessi
di usare il freno, siamo in grado di rallentare, fermarci e cambiare
direzione. Non abbiamo più bisogno di ricorrere al cibo per cerca-
re sollievo perché abbiamo un maggior controllo sulla nostra vita.
Anche se possiamo aver paura che dire di no diminuirà il no-
stro successo e danneggerà le nostre relazioni, spesso ci rendiamo
conto che è vero il contrario. Quando siamo in grado di dire di no,
riusciamo anche a ricaricarci e a far brillare la nostra luce.

226
Reagire negativamente ai nostri no
A volte le persone possono reagire negativamente se diciamo di no.
Se questo è uno schema che si ripete, potrebbe essere arrivato il
momento di osservare attentamente chi ci circonda. Alcune persone
potrebbero essere “tossiche” per noi. Non rispettano i nostri confini
e il nostro bisogno di prenderci cura di noi stessi, perché questo le fa
sentire minacciate. Dobbiamo pensare seriamente se è meglio pren-
dere le distanze.
Altre volte quelle stesse persone hanno solo bisogno di tempo per
adattarsi a un comportamento a cui non sono abituate. I cambiamenti
sollevano sempre un po’ di polvere. Dai tempo alla polvere di deposi-
tarsi. Gli altri potrebbero averne bisogno per adattarsi ai tuoi nuovi
confini e schemi.

IMPARA A DIRE DI NO
Imparare a dire di no quando abbiamo bisogno di ricaricarci è
qualcosa sulla quale la maggior parte di noi, me compresa, con-
tinua a lavorare, anche se sappiamo quanto sia potente. Per mia
esperienza, quando sono incerta su qualcosa, è facile cadere di
nuovo nel mio vecchio schema della “brava ragazza” e dire di sì
per far piacere agli altri. Ora mi succede meno spesso rispetto al
passato, ma quando mi accorgo che sto facendo la “brava ragazza”,
mi concedo di cambiare idea e dire di no.
Per aiutarti a dire di no quando lo senti necessario, ecco alcuni
suggerimenti di Cheryl Richardson.
• Prendi tempo. Invece di dire subito di sì, prendi tempo pri-
ma di dare una risposta.
• Fai il punto. Prendendoti del tempo per pensare, ti dai la
possibilità di fare il punto con te stesso e capire qual è la
risposta migliore per te.

227
• Parla in modo diretto. Quando arriva il momento di dire di
no, esprimi il tuo apprezzamento e ringrazia per l’invito o
l’offerta che ti è stata presentata, e poi sii onesto sul perché
non te la senti. Non è necessario che entri troppo nel detta-
glio con le spiegazioni; dai solo un motivo per cui non puoi
dire di sì.
Ora faremo un po’ di tapping per imparare a dire di no. Im-
magina che un amico, un collega o un familiare ti chieda qual-
cosa. Hanno bisogno del tuo aiuto, ma sai che dire di sì costerà
molto alla tua salute fisica ed emotiva. Immagina di dire: “No, mi
dispiace, in questo momento non ti posso aiutare.” Questa affer-
mazione ti crea tensione fisica? Senti emergere qualche emozione
o credenza quando immagini di dire di no? Prendi nota di questi
sentimenti e pensieri e scrivi la loro intensità su una scala da 0 a 10.

Punto karate: Anche se mi prende il panico al pensiero di


dire di no, mi amo e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non posso dire di no.
Lato dell’occhio: Una parte di me vuol dire di no.
Sotto l’occhio: Una parte di me vuole dire di sì.
Sotto il naso: Mi piace dire di sì, ma mi sto esaurendo.
Mento: Voglio essere utile, ma non a scapito della mia salute.
Clavicola: Trovo l’equilibrio dicendo di no.
Sotto il braccio: Ma cosa succede se si arrabbiano con me?
Sommità del capo: Ora do voce alle mie paure.

M entre picchietti continua a esprimere i tu oi timori su l dire di


no. Sii dettagliato. H ai pau ra della risposta degli altri? Che
scenario ti stai prefigu
rando? Continu a a picchiettare. Qu ando
l’intensità emotiva sarà inferiore o pari a 5, inizia a incorporare
le seguenti affermazioni positive.

Sopracciglia: Se non è un sì netto, allora è un no.

228
Lato dell’occhio: Inizio a tenere maggiormente in conside-
razione quello che penso.
Sotto l’occhio: Trovo una formula elegante per dire di no.
Sotto il naso: È più facile di quanto pensassi.
Mento: Se sarò io a rispettare il mio tempo…
Clavicola: …lo rispetteranno anche gli altri.
Sotto il braccio: Quando dico di no a qualcuno…
Sommità del capo: …dico di sì a me stesso.

Fai u n respiro profondo e osserva come ti senti. M isura nuovaN


mente l’intensità e continu a a picchiettare fino a qu
ando proveN
rai sollievo.

Quando ho imparato a dire no


Anche se sono una persona schietta, non mi sono mai sentita a mio
agio nel conflitto, quindi in passato ho fatto di tutto per evitarlo. Per
anni questo ha significato dire sempre di sì, anche quando ciò mi pro-
sciugava. Dire di no mi faceva troppa paura perché pensavo che la
gente si sarebbe arrabbiata con me. Pensavo inoltre che se avessi
detto di no, gli altri avrebbero avuto meno stima di me.
Quello che è successo come conseguenza del mio dire sempre di sì
a tutti è piuttosto frequente. Mi sono esaurita e ho iniziato a provare
risentimento verso le persone che amavo.
Dopo aver utilizzato EFT per trasformare la mia paura e le mie creden-
ze limitanti su come gli altri avrebbero reagito ai miei no, lentamente
ho iniziato a metterlo in pratica. Al principio mi sono sentita a disagio,
ma quello che è successo è stato davvero sorprendente.
Prima di tutto, le mie paure non si sono avverate. Nessuno si è arrab-
biato con me e invece di stimarmi di meno, la gente ha iniziato a dare
più valore al mio tempo. Dal momento che dicevo di sì solo quando mi
andava davvero, ero anche più presente in tutto ciò che facevo. Come
risultato, si sono presentate nuove opportunità. Nello stabilire confini

229
sani dicendo di no quando sentivo che era giusto per me, ho iniziato a
dire di sì a me stessa e alla vita che volevo veramente.

SENSO DI COLPA E RISENTIMENTO:


UN CIRCOLO VIZIOSO
Evelyn è madre single di un bambino di cinque anni, lavora come
assistente sociale a tempo pieno e vive con i suoi anziani genitori nel-
la loro fattoria, perché suo padre è su una sedia a rotelle e ha bisogno
di un aiuto che sua madre da sola non è in grado di fornire. Inoltre,
si prende cura dei tanti animali della fattoria. Se Evelyn dice di non
avere tempo per la cura di sé, di certo non mi metto a discutere.
Quando ha iniziato il mio corso, Evelyn si sentiva stanca ed
esaurita. Nei rari momenti in cui avrebbe potuto fermarsi e ri-
lassarsi, era sopraffatta dal senso di colpa, con il pensiero rivolto
a tutte le cose che c’erano da fare. Provava risentimento per le
persone che amava e poi si sentiva in colpa.

“Non ho tempo e/o denaro”


Più siamo tesi e stressati, più abbiamo bisogno di prenderci cura di noi
stessi. Cindy è riuscita a farlo dopo aver utilizzato EFT per trasformare
le motivazioni per cui “non aveva tempo”. Prima di diventare mamma
si dedicava alla sua salute, alla meditazione, ad andare in chiesa e a
fare yoga. Con la gravidanza tutto questo finì. Improvvisamente i figli
erano diventati la sua priorità e il lavoro veniva subito dopo. La cura di
sé era quasi completamente sparita. Non riusciva a trovare il tempo.
Quando utilizzò il tapping, si rese conto che aveva bisogno di un siste-
ma per far tornare la cura di sé tra le priorità. Ora, quando accompagna
la figlia al bus che la porta a scuola, cammina 20 minuti e poi trascorre
qualche minuto a fare tapping o a meditare prima di iniziare il lavoro.
Da quando la cura di sé è tornata a essere una priorità, ha notato con

230
stupore che la sua attività è decollata. “Credo davvero che la ragione
per cui sto facendo più soldi ora è che sto finalmente ascoltando la mia
voce interiore e mi sto prendendo cura di me” ha confessato.
Quando ci concentriamo sul piacere e sulla felicità, e la cura di noi
stessi diventa una priorità, spesso ci accorgiamo di vivere diversa-
mente e andiamo incontro a nuove opportunità.

Per quanto a Evelyn non piacesse provare questi sentimenti,


non riusciva a trovare una via d’uscita. Amava la sua famiglia e
il suo lavoro, ma voleva anche godersi la vita. Quando iniziò a
utilizzare il tapping quotidianamente per 10-15 minuti durante
il corso, si rese conto che in realtà avrebbe potuto dedicare un po’
di tempo a se stessa ogni giorno; anche se si trattava di qualche
minuto qua e là. Usando EFT in maniera regolare, fu sorpresa dal
dialogo interiore negativo che sentiva emergere e utilizzò il tap-
ping per placarlo. Da allora, ogni giorno Evelyn dedica del tempo
a prendersi cura di sé e a fare ciò che le piace.
Oltre al tapping e alla meditazione quotidiana, quando si sente
sopraffatta durante i turni di lavoro, Evelyn trova il tempo per un
paio di cicli di tapping da svolgere in una zona appartata come il
bagno. Ogni tanto si concede di stare seduta in veranda a godersi il
paesaggio. Non avrebbe mai potuto vivere questi momenti sereni
prima, a causa del dialogo interiore negativo e del senso di colpa.
Come risultato della sua volontà d’integrare la cura di sé e ciò
che le piace nella quotidianità, Evelyn ha iniziato anche ad ap-
prezzare il proprio corpo. “Sento il mio valore e sono molto più
sicura di me” ha confessato. “Prima, quando capitava che per un
breve momento mi piacessi, era perché indossavo un vestito nuovo
o avevo fatto una bella piega ai capelli. Era tutto in superficie. Ora
provo un sentimento di gratitudine più completo e profondo verso
me stessa. La parte veramente interessante è che vedo la stessa
gentilezza manifestarsi in mia figlia.”

231
Non molto tempo dopo aver incorporato la cura di sé nella sua
vita quotidiana, Evelyn confessò di aver completamente superato
il vecchio circolo vizioso di colpa e risentimento. Di conseguenza,
sentiva una maggiore connessione con la figlia e con i genitori.
Anche i chili di troppo diminuirono, senza il bisogno di doversi
focalizzare su questo. Era entusiasta e stupita dalla differenza che
stava riscontrando semplicemente prendendosi cura di sé e dedi-
candosi a ciò che la faceva star bene.

CHIEDI AIUTO
Tanti di noi sono stati indotti a credere che essere forti e indipen-
denti significhi fare tutto da soli. Quando ci sobbarchiamo troppe
responsabilità e non chiediamo aiuto, ci raccontiamo che stiamo
facendo la cosa giusta. Se diamo di più, sicuramente qualcuno se
ne accorgerà e finalmente riceveremo l’amore di cui sentiamo la
mancanza. Invece iniziamo e finiamo le nostre giornate sentendo-
ci esausti e non amati. Nessuno si accorgerà che abbiamo bisogno
di aiuto se non lo chiediamo.
Quando non esprimiamo le nostre esigenze, è come se chie-
dessimo ai nostri cari di leggerci nella mente, per poi rimanerci
male quando falliscono il test. Finché non siamo diretti e sinceri
circa il supporto di cui abbiamo bisogno, predisponiamo le nostre
relazioni al fallimento.
Quando poi ci prendiamo finalmente cura di noi stessi e ci
sentiamo bene, siamo in grado di vedere che essendo andati oltre
i nostri limiti per poter essere “abbastanza”, abbiamo creato dei
blocchi che c’impediscono di ricevere l’amore che gli altri sentono
nei nostri confronti e il sostegno che ci vogliono dare. Spesso ci
giudichiamo persino quando pensiamo di chiedere aiuto. Aiutare
gli altri è una bella cosa, ma dobbiamo riconoscere i nostri limiti
anche noi e chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. Quando
doniamo, abbiamo bisogno di trovare l’equilibrio diventando capa-

232
ci di chiedere e ricevere l’amore e il sostegno di cui abbiamo biso-
gno. Se non lo facciamo, ci ritroviamo ad aiutare gli altri provando
risentimento nei loro confronti, anziché sentirci più legati a loro.
C’è un video brillante su Oprah.com in cui la ricercatrice sta-
tunitense Brené Brown parla con Oprah Winfrey. In questo video
dice: “Quando non riesci ad accettare e chiedere aiuto senza au-
togiudicarti, nel momento i cui offri il tuo aiuto alle altre persone
lo fai sempre giudicando, perché associ il giudizio con la richiesta
di aiuto.” E aggiunge: “Pensare Ti sto aiu tando perché anche io un
giorno avrò bisogno di aiu to, questa è la connessione.”
Ora faremo un po’ di tapping per lasciar andare il giudizio, così
da sperimentare un maggiore equilibrio e la connessione tra dare
e ricevere aiuto.
Immagina di chiedere aiuto. Forse c’è qualcosa per cui avresti
bisogno di supporto in questo momento. Se immagini di chieder-
lo, senti qualche tensione nel tuo corpo? Senti qualche forte emo-
zione? Qualche pensiero? Prendine nota e misurane l’intensità su
una scala da 0 a 10. Inizia il tapping mentre ti concentri sulle tue
reazioni e risposte. Ecco un tapping guidato come esempio.

Punto karate: Anche se ho l’ansia di chiedere aiuto, mi amo


e mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non posso chiedere aiuto.
Lato dell’occhio: Mi sembra sbagliato.
Sotto l’occhio: Devo fare di tutto per dimostrare che valgo
abbastanza…
Sotto il naso: …che sono una donna/un uomo forte, intel-
ligente.
Mento: Dovrei essere in grado di fare tutto da solo.
Clavicola: Chiedere aiuto è ammettere il fallimento.
Sotto il braccio: È davvero così?
Sommità del capo: Queste storie che mi sono raccontato…
Sopracciglia: Questa paura di chiedere aiuto…

233
Lato dell’occhio: Cosa succede se dico di no?
Sotto l’occhio: E se io fossi un peso per loro?
Sotto il naso: Se loro dicono di no va bene.
Mento: Allo stesso modo va bene se io dico di no.
Clavicola: Sono calmo e tranquillo.
Sotto il braccio: Ricevere aiuto è sicuro…
Sommità del capo: …così come dare aiuto.

Fai un respiro profondo e osserva con come ti senti. M isura nuoN


vamente l’intensità e continu a a picchiettare fino a quando proN
verai sollievo.

AVERE CURA DI SÉ È FACILE E PREZIOSO


Quando condivido consigli sulla cura di sé, spesso esito: “Fare
ciò che ci piace è troppo facile, e dedicarci alla cura di sé è trop-
po egoista” potrebbero dire o pensare le persone. Mentre fanno
tapping e provano ad avere cura di sé, è difficile quantificare i
benefici del piacere.
Lo capisco. Molti di noi, me compresa, sono convinti che se
qualcosa non è difficile, non ha valore. Ci abbiamo messo anni a
diventare esperti nell’arte di sentirci sopraffatti, autoconvincendo-
ci di non avere altra scelta se non lasciarci consumare dallo stress.
Nel corso del tempo, sentirci sopraffatti è diventata un’abitudine
radicata. È lo stile delle nostre vite.
Quando utilizziamo EFT e lasciamo andare i sentimenti che
hanno sostenuto l’abitudine di sentirci così, potrebbe volerci anco-
ra un po’ di tempo prima che quell’abitudine decada. Sicuramente
è più facile cambiarla una volta che abbiamo chiarito l’emozio-
ne negativa che l’ha alimentata, ma per rompere completamente
dobbiamo agire.
Quando si tratta di fare ciò che ci piace e avere cura di noi stes-
si, molti sono semplicemente fuori allenamento. Affinchè un’a-

234
bitudine diventi quotidiana, potremmo aver bisogno di fare uno
sforzo consapevole e sostituire la nostra vecchia abitudine legata
allo stress con una nuova pratica per la cura di noi stessi. Fortuna-
tamente fare ciò che ci piace è… piacevole!
La felicità è direttamente collegata a quanta gioia e cura di
noi stessi ci permettiamo di sperimentare. È arrivato il momento
di smettere di fingere che solo gli altri possano darci la felicità e,
piuttosto, darla a noi stessi. “Perché mi rende felice” è il motivo
più valido per fare quasi tutto. Questo ci lascia con un’ultima do-
manda: come possiamo iniziare ad avere più cura di noi e fare ciò
che ci piace? Rispondo condividendo con te i miei consigli. Sco-
prirai che si tratta di metodi semplici. Non c’è bisogno di penare,
e molti di loro sono anche gratis.

Nota:Se senti che la tua mente è turbata dalle preoccupazio-


ni, dallo stress e dal dialogo interiore negativo, prenditi del
tempo per indirizzare il tapping su ciò che ti angoscia. Uti-
lizzando EFT, puoi allenare la mente a capire che va bene
rilassarsi e divertirsi. Ecco alcuni dei miei consigli per im-
parare ad avere più cura di te e fare ciò che ti fa stare bene.

Distingui tra crescita personale e cura di te. In primo luogo


abbiamo bisogno di capire che la crescita personale e la cura di
sé non sempre sono la stessa cosa. Anche se il desiderio di cre-
scita spirituale, emotiva e fisica è positivo, la crescita personale
può anche essere molto impegnativa. Prendersi cura di sé significa
concedersi una pausa dai diversi tipi di duro lavoro che stiamo fa-
cendo. Imparare a migliorare noi stessi è incredibilmente impor-
tante e prezioso, ma quando ci prendiamo cura di noi, dobbiamo
concederci di rilassare la mente ed essere presenti nel corpo.

Non fare nulla, o fai molto poco. Investiamo così tanto tempo
ed energie a correre dietro ai nostri impegni che ci dimentichiamo

235
di fermarci, anche quando ci sentiamo esausti e sopraffatti. Invece
di cercare di andare ancor più veloci e fare di più, prenditi un po’
di tempo per godere della natura e liberare la mente. Coccola il
tuo animale domestico, fai un lavoro a maglia, usa i libri da colo-
rare dei tuoi bambini, immergi i piedi nell’acqua calda o guarda il
tuo quadro preferito. Fai qualcosa che ti rilassa.

Rendi confortevole il tuo ambiente. A volte piccoli cambia-


menti, come un fiore sul tavolo da pranzo o sulla scrivania, posso-
no fare la differenza. Spesso mi accendo una bella candela mentre
sto lavorando. Quando preparo il mio succo verde, lo bevo da un
bicchiere da vino perché così è più gradevole. Solo concentrandoti
su come rendere più piacevole la tua vita di tutti i giorni, realiz-
zerai piccoli ma importanti cambiamenti che ti faranno sentire
bene. Guarda il tuo ambiente e chiediti: “Come posso renderlo
più confortevole?”.

Tieni un diario della gratitudine o di ciò che ti rende felice. A


volte siamo così impegnati che ci dimentichiamo di fare caso a ciò
che ci piace della nostra vita. Ogni sera prendi l’abitudine di scrive-
re su un diario ciò di cui sei grato e ciò che durante la giornata ti ha
reso felice. Non c’è nulla di troppo piccolo o troppo grande, prendi
nota di tutto, da una brezza fresca a un momento speciale con una
persona cara. Questo è un ottimo sistema per portare più felicità
nella tua vita e per notare quanto amore e felicità possiedi già.

Espandi la tua bolla di gioia. Questo è uno dei miei esercizi di


felicità preferiti. Ogni volta che hai un minuto, che tu stia cam-
minando, sia in attesa da qualche parte o mentre fai altro, pensa a
qualcosa che ti rende felice, che ti fa ridere o per cui sei grato. Con-
centrati su quell’immagine e rivivi la sensazione positiva con il cor-
po, lasciandoti pervadere dall’energia della felicità. Nel mio caso,
sento una sorta di bolla calda al centro del mio cuore, e quando mi

236
concentro sulle cose che mi fanno stare bene, la bolla si espande.
Prova tutte le volte che ti è possibile. Quanto più ci lasciamo avvol-
gere da quell’energia felice, tanto più nella nostra vita accadranno
le cose più incredibili. Dopo aver iniziato questo esercizio, ho tro-
vato una citazione di Paramahansa Yogananda che spiega quello
che stavo facendo in modo intuitivo per provare più gioia:

“Quando una piccola bolla di gioia appare nel mare del-


la coscienza, afferrala e continua a espanderla. Medita su
di essa, e diventerà sempre più grande. Continua a soffiare
sulla bolla fino a quando le sue pareti si romperanno e di-
venterà un mare di gioia.”

Metti quel rossetto. Prendere del tempo ogni giorno per in-
dossare dei vestiti e truccarti per sentirti più bella non è vanità:
serve a prenderci cura di noi stesse e a celebrare la nostra bellezza.
Dobbiamo smetterla di svalorizzarci nascondendoci sotto vestiti
di taglie più grandi e non prenderci tempo per sistemarci i capel-
li. Spendere cinque o dieci minuti ogni mattina per acconciarti,
truccarti e vestirti in maniera carina spesso è sufficiente per cam-
biare la tua energia per tutta la giornata. Attraverso la tua bellezza
esprimi l’amore e il rispetto per te stessa. Lo stesso vale per gli
uomini. Essere curati vi rafforza.

L’importanza del sonno. Troppi di noi non dormono a suf-


ficienza, ed è arrivato il momento di far diventare il sonno una
priorità. Una cosa che ho trovato utile è capire quanto tempo mi
occorre prima di andare a letto. Tra il tapping, lavarmi la faccia
e fare un po’ di yoga per rilassarmi, mi occorrono dai 75 ai 90
minuti. Saperlo mi aiuta a pianificare e iniziare in anticipo così da
garantirmi un buon sonno.
Fai anche attenzione alle attività che svolgi la sera. Gli studi
dimostrano che la luce proveniente da schermi di computer, di-

237
spositivi di lettura digitali e televisori può interferire con il sonno,
quindi è una buona idea spegnere tutto almeno un’ora prima di
andare a dormire. Piuttosto, fai un po’ di tapping, scrivi sul tuo
diario della gratitudine o leggi un libro o una rivista.

Riscopri la magia nel quotidiano. Durante tutta la giorna-


ta, guarda ciò che stai facendo e chiediti: “Come posso renderlo
più piacevole?”. Nel mio caso, pulire casa diventa più piacevole
se ascolto un audiolibro. Stare in coda al negozio di alimentari
diventa più piacevole se penso a cose che mi divertono.
Lasciati andare ascoltando una canzone alla radio o guarda da
vicino un filo d’erba e ammirane la forza e la bellezza. Entusia-
smati per qualcosa, qualsiasi cosa! Osserva quanto è tranquilliz-
zante tenere una tazza calda di tè in mano. Esci all’aria aperta,
chiudi gli occhi, solleva il viso verso il sole e percepisci il calore
diffondersi nella tua anima. Invece di limitarti a spingere tuo fi-
glio sull’altalena, sali sull’altalena anche tu.

Internet non è avere cura di sé


Molte persone con cui lavoro confessano che la sera trascorrono tan-
to tempo a navigare in internet e su Facebook per distrarsi.
Navigare in internet non è avere cura di sé. È una distrazione che
spesso aumenta lo stress e ci priva di tempo di qualità per noi stessi.
Se ti dedichi agli altri tutto il giorno, è arrivato il momento di creare dei
confini sani così da non sentire il bisogno d’intorpidirti davanti al PC
alla fine della giornata.
Ad alcuni di noi scollegarsi dalla tecnologia può provocare disagio.
Diversi anni fa durante un viaggio in Cina ho trascorso un periodo
di “disintossicazione” forzata dai social e dalla tecnologia. Sentirmi
scollegata dal mondo digitale inizialmente mi creò un po’ di ansia. Pas-
sati quei primi momenti però non ne sentii più la mancanza. Ho potuto

238
godere dei semplici piaceri della vita quotidiana molto di più, senza
dover controllare costantemente il mio telefonino.
Ora ho preso l’abitudine di tanto in tanto di concedermi dei periodi di
disintossicazione dai social. Quando ci concentriamo sulla vita degli
altri, abbiamo meno tempo per coltivare la nostra. A volte blocco i so-
cial per interi fine settimana, e ti consiglio vivamente di farlo anche tu.

Lasciati scivolare nell’acqua della piscina e sii presente nella


sensazione dell’acqua intorno alle gambe. Essere spensierata non
abbassa il quoziente intellettivo. Essere ottimista non ti rende inge-
nua. Come donne, siamo dinamiche. A volte dobbiamo partecipare
a importanti riunioni d’affari, ma questo non significa che subito
dopo non possiamo lasciarci trasportare dalle emozioni positive.
Quando utilizziamo EFT per cancellare la nostra resistenza a
prenderci cura di noi facendo ciò che ci piace, e iniziamo a cele-
brare noi stessi e la magnificenza che ci circonda, possiamo final-
mente far caso e abbracciare la luce e l’amore che sono dappertutto
intorno a noi. Questo accade con la vera magia della trasformazio-
ne, non solo nel cuore ma anche nel corpo.

Supera la resistenza a prenderti cura di te


e fare ciò che ti piace
Punto karate: Anche se ho avuto tutta questa resistenza a ricercare il
mio piacere, mi amo e mi accetto e sto bene (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Non mi sembra giusto prendere del tempo per me stes-
so.
Lato dell’occhio: C’è troppo da fare.
Sotto l’occhio: Troppe persone dipendono da me.
Sotto il naso: Non ho tempo.
Mento: Tutta questa paura per ciò che potrebbe succedere…
Clavicola: …se decidessi di fare una pausa.

239
Sotto il braccio: Mi sta così a cuore…
Sommità del capo: …che sento di dovermi preoccupare.
Sopracciglia: Non riesco a lasciare andare il controllo...
Lato dell’occhio: …e prendere una pausa.
Sotto l’occhio: Devo continuare ad andare avanti.
Sotto il naso: Devo continuare a fare.
Mento: Questo è ciò che la gente apprezza di me.
Clavicola: È proprio vero?
Sotto il braccio: Questa storia che mi sono raccontato…
Sommità del capo: …che non posso prendere del tempo per me.
Sopracciglia: Credevo…
Lato dell’occhio: …che l’amore significasse doversi preoccupare…
Sotto l’occhio: …che avere cura significasse doversi preoccupare.
Sotto il naso: Posso amare e avere cura profondamente…
Mento: …mentre lascio andare questa preoccupazione.
Clavicola: Ho fiducia che tutto andrà bene.
Sotto il braccio: Mi posso rilassare…
Sommità del capo: …e aprire la mia mente alle possibilità.
Sopracciglia: Posso prendere del tempo per me.
Lato dell’occhio: Quando inizio a dare valore al mio tempo…
Sotto l’occhio: …gli altri incominceranno a dare valore al mio tempo.
Sotto il naso: Quando dico di no agli altri…
Mento: …dico di sì a me stessa.
Clavicola: Sì alla cura di me stessa.
Sotto il braccio: Sì a ciò che mi piace.
Sommità del capo: Sì alla gioia.
Sopracciglia: Quando faccio questo…
Lato dell’occhio: …nella mia vita accadono cose straordinarie.
Sotto l’occhio: Faccio caso a tutto il sostegno intorno a me.
Sotto il naso: Inizio ad avere fiducia nella vita.
Mento: Inizio a fidarmi della mia voce interiore.
Clavicola: So cosa è giusto per me.
Sotto il braccio: Ho scelto di stare bene anche senza motivo…

240
Sommità del capo: …e ispirare gli altri a fare lo stesso.
Sopracciglia: Ogni momento è buono per star bene.
Lato dell’occhio: Non ho bisogno del momento perfetto per star bene.
Sotto l’occhio: Scelgo di star bene ora.
Sotto il naso: Lascio andare la necessità di complicarmi la vita per
dimostrare il mio valore.
Mento: Ora trovo dei modi per facilitarmi la vita, perché riconosco il
mio valore.
Clavicola: Prendermi del tempo per me stesso è sicuro.
Sotto il braccio: Essere felice senza alcun motivo è sicuro.
Sommità del capo: Mi sento bene perché sto bene.

241
CAPITOLO 12

IL VIAGGIO CONTINUA

“F inalmente mi sento a mio agio nel mio corpo. Mi sento


bella!” disse Celina durante una lezione del mio corso onli-
ne. Non si sentiva più come se dovesse perdere peso. Era in buona
salute e in grado di apprezzare il proprio corpo.
Mentre stavo per risponderle, chiese: “Mi chiedo… quando
avrò finito?”.
“Finito cosa?” le domandai.
Abbiamo riso entrambe. “In realtà non lo so!” disse. “Credo di
aver passato così tanto tempo a ossessionarmi per il mio peso, che
ora non so cosa fare. Mi chiedo quando potrò smettere di lavorare
su di me.”
Se ci chiediamo “Quando avrò finito?” dobbiamo fermarci e
porci un altro tipo di domanda: “Come posso rendere più piace-
vole il viaggio?”. Questa è la vita, e la vita è un processo. Non fi-
niremo mai di prenderci cura della nostra salute fisica ed emotiva,
e del nostro benessere. Non siamo qui per stabilire un punto di
arrivo: siamo qui per goderci il percorso.
Lasciando andare credenze ed emozioni limitanti, la vita di-
venta ancora più sorprendente. Anche allora, però, non arrivere-
mo mai al momento in cui non avremo più dubbi o insicurezze.
La differenza è che le nostre voci interne non avranno più alcun
potere su di noi, perché abbiamo imparato che emozioni come la

242
gioia, la felicità e la gratitudine sono sempre alla nostra portata.
Avere cura del proprio corpo e imparare ad amarlo ancora di
più continuerà a essere una pratica quotidiana anche molto tempo
dopo che abbiamo perso peso. Così come non facciamo la doccia
una volta e diciamo: “Sono talmente pulita che non ho più biso-
gno di fare la doccia per il resto dei miei giorni”, lo stesso accade
con questo percorso.
Mentre facciamo emergere la parte migliore di noi e viviamo
le nostre vite al meglio, è inevitabile incontrare qualche ostacolo
lungo la strada. Fa parte dell’esperienza umana.
Utilizzando EFT regolarmente, possiamo rimanere radicati
nel nostro corpo. Quando sentiamo le voci nella testa che dicono:
“Non vali abbastanza” o “Non sei abbastanza carino” o “Non ri-
uscirai a fare questo”, siamo in grado di ricordare a noi stessi che
le voci sono solo piccoli cumuli di polvere che abbiamo bisogno
di ripulire; non sono ciò che siamo e per questo non dobbiamo
farci prendere dal panico. Possiamo usare regolarmente EFT per
cancellarle.
Attraverso il tapping restiamo sintonizzati con ciò di cui il no-
stro corpo, la mente e l’anima hanno bisogno. Possiamo lasciar
andare l’urgenza di “aggiustare” noi stessi e “finire” il percorso,
ed essere presenti così come siamo, in questo momento. Vedia-
mo inoltre più chiaramente l’influenza che il cibo e il movimento
hanno su di noi; sentiamo che dobbiamo dormire di più o che vo-
gliamo un lavoro più soddisfacente o relazioni più comunicative.
Più impariamo come funziona il nostro corpo, più affascinante e
facile sarà sostenerlo così che ci possa dare supporto a sua volta.
Quando permettiamo a noi stessi di essere presenti nella nostra
vita, il percorso diventa più ampio e gratificante e pensiamo meno
al “dopo”. Ci trasformiamo dall’interno verso l’esterno, mentre
amiamo sempre più noi stessi e il nostro corpo. Anche se perdere
peso, sentirci in forma e vitali ci fa stare bene, presto ci rendiamo
conto che il dimagrimento è solo un effetto collaterale del nostro

243
impegno nell’esprimere più amore verso noi stessi.
Al fine di entrare pienamente in questo percorso, dobbiamo
lasciar andare la resistenza di cui molti di noi fanno esperienza,
consapevolmente o inconsapevolmente. Questo è l’argomento che
analizzeremo in questo capitolo.

AFFRONTA LA RICADUTA
Una delle domande più comuni che sento è: “Che cosa devo
fare se ho una ricaduta?”.
Proprio come quando cerchiamo un traguardo che non esi-
ste, se ci preoccupiamo di cadere o crediamo di essere già caduti,
rubiamo a noi stessi il potere di essere presenti nel momento. Se
ingrassiamo o mangiamo male, invece di vergognarci possiamo
semplicemente scegliere qualcosa di meglio per la prossima volta:
un pensiero e un gesto più amorevoli.
Se t’invischi nel meccanismo mentale della paura di una ri-
caduta, chiarisci quali emozioni provi: rabbia, frustrazione, tri-
stezza? Utilizza i tuoi sentimenti come scopo per il tapping. Poi
indirizzalo sulle tue credenze riguardanti la ricaduta. Il seguente
tapping guidato può aiutarti a vedere le cose da un nuovo punto
di vista.

Punto karate: Anche se mi sento come se avessi avuto una


ricaduta, mi accetto (ripeti tre volte).
Sopracciglia: Ho avuto una ricaduta.
Lato dell’occhio: Stavo andando così bene…
Sotto l’occhio: …ero così motivato…
Sotto il naso: …e poi ho incasinato tutto.
Mento: Ho commesso un errore…
Clavicola: …e ho avuto una ricaduta.
Sotto il braccio: Stavo andando alla perfezione…
Sommità del capo: …e ho rovinato tutto.

244
Sopracciglia: Non c’è alcuna ricaduta.
Lato dell’occhio: Questa è la mia vita.
Sotto l’occhio: Ho questo momento…
Sotto il naso: …per scegliere un pensiero e un gesto più
amorevoli.
Mento: La perfezione è un mito.
Clavicola: Adesso sono sereno.
Sotto il braccio: Sto esattamente dove devo essere.
Sommità del capo: Ora amo e curo il mio corpo.

Fai u n respiro profondo e osserva come stai. Se senti emergere emoN


zioni come la fru strazione o la rabbia, sii più preciso con il tapping
e indirizzalo su lle tu
e emozioni fino a qu ando proverai sollievo.

Ciao vecchio schema


Mi capita ancora di ricadere nei miei vecchi schemi, ma quando me
ne accorgo, mi dico: “Oh, ciao vecchio schema. Non ho tempo per te.”
Poi ne scelgo un altro. Non ho bisogno di farmi prendere dal panico,
di pensare di essere un fallimento o alzare le mani in aria perché sono
“senza speranza”. Piuttosto, sono orgogliosa ed emozionata ogni volta
che mi sorprendo a ricaderci e divento curiosa. Devo fare ancora un po’
di tapping o sono ricaduta nello schema a me familiare perché non ho
ancora fatto abbastanza esperienza di uno schema nuovo e più sano?

IL PESO DELLA PERFEZIONE


L’amore di Carolyn per la danza ha avuto inizio al college. Ballare
la faceva sentire se stessa, quindi ballava di continuo. Un giorno
mentre usciva dal corso di danza, la sua insegnante – una famosa
coreografa di danza moderna – la fermò. Guardando Carolyn con
una disapprovazione che rasentava il disgusto, le disse che non sa-

245
rebbe mai diventata una ballerina finché avesse avuto “quel corpo”.
Le disse anche che doveva smettere di mangiare o avrebbe dovuto
abbandonare il sogno di una carriera da professionista nella danza.
Stordita e con il cuore spezzato, Carolyn si iscrisse a un corso di te-
atro che le permetteva comunque di ballare anche se meno spesso.
Ora che è madre di due bambini, Carolyn sogna di diventare
insegnante di yoga, ma si vergogna. Essendo robusta, è dai tempi
del college che non mette in mostra il proprio corpo. Dopo aver
espresso le sue paure alle signore del mio corso, Carolyn ha trovato
rapidamente il loro sostegno. Più volte le hanno scritto di quanto
desiderassero imparare yoga da qualcuno che non fosse perfetto,
ma vero. Non essere “perfettamente magra”, che per Carolyn era
sempre stato un grande difetto, si trasformò in un prezioso alleato
nella condivisione del suo talento.
In quanto donne ci viene insegnato che più saremo perfette,
più avremo valore. La verità è che questo ideale di perfezione ci
sta portando alla pazzia. Da un giorno all’altro dovremmo di-
ventare tutte snelle ma floride; belle ma non troppo sexy; forti
ma femminili; sensibili ma razionali; indipendenti ma passionali;
risolute ma altruiste. Quando applichiamo queste regole al nostro
percorso per raggiungere il peso perfetto, il corpo perfetto, l’ali-
mentazione perfetta, l’allenamento perfetto o anche l’esperienza
di tapping perfetta, ci accorgiamo che “perfetto” non è mai abba-
stanza… perfetto.
Quindi rinunciamo a noi stesse, perché pensiamo: È inutile
fare tu tta qu esta fatica se non posso essere perfettamente bella. Tornerò
a indossare pantaloni larghi e felpe oversize. Non ha senso sistemarmi
i capelli se ho delle cosce enormi. Non posso dedicare tempo a me stessa o
alla cu ra di me perché sono troppo grassa.Non posso realizzare i miei
sogni, parlare con schiettezza, persegu ire le mie idee o condividere il
mio pensiero fino a u qando non sarò magra.
La pressione di essere e sembrare perfette non ha mai fine e
distrugge tutto. Il nostro affannarci per raggiungere la perfezione

246
ci fa sentire prive di speranza e senza controllo. Per questo passia-
mo dal mangiare un cioccolatino a divorare l’intera scatola: siamo
convinte di aver compromesso il nostro tentativo di seguire la die-
ta perfetta. L’idea che ci sia una dieta, un peso e un “post-perdita
di peso” perfetti in cui abbiamo cosce, glutei, stomaci perfetti e
carriere, case e relazioni perfette, è una credenza che c’impedisce
di essere felici qui e ora.
Siamo donne. Siamo esseri umani emotivi, e in certi momenti
siamo più aggraziate che in altri. Va bene. È così che dovremmo
essere. Non abbiamo bisogno di essere o apparire perfette, ma ab-
biamo bisogno di stare nel momento presente e amare noi stesse e
sentirci bene nel nostro corpo, a prescindere dal peso.
La chiave del successo in questo percorso è rendersi conto che
andiamo bene esattamente così come siamo adesso. Non abbiamo
bisogno di essere all’altezza delle aspettative di qualcuno per va-
lere. Non abbiamo bisogno di vivere una vita diversa dalla nostra
o cercare di renderla simile a quella dei nostri amici su Facebook.
Abbiamo bisogno di fare pace con noi stesse e credere che ab-
biamo valore così come siamo. Ecco perché usiamo il tapping e
continuiamo questo percorso anche dopo aver perso peso.

RICONNETTI CUORE, MENTE E CORPO


La soluzione a questa epidemia di perfezione è uscire dalle nostre
teste ed entrare nel corpo. E questo vale sia per le donne che per
gli uomini. Quando ci connettiamo con noi stessi a un livello più
profondo, iniziamo a tenere in considerazione ciò che pensiamo
più di quello che pensano gli altri.
Quello che mi piace di EFT è quanto ci aiuti a entrare in con-
nessione con il nostro corpo velocemente e in maniera potente.
Quando sentiamo questa connessione, non abbiamo bisogno di
pensare a come essere perfetti. Piuttosto, sentiamo cosa signifi-
ca essere noi stessi. Ci prendiamo cura del nostro corpo non per

247
compiacere qualcuno o ricalcare un ideale, ma perché crediamo
nel nostro valore. Qu esto accade quando siamo in grado di creare
un cambiamento sostenibile.
Gail ha condiviso il suo pensiero sulla perfezione dopo aver
compreso che per anni aveva cercato di essere perfetta per ottenere
l’approvazione degli altri. “Ho capito che i complimenti, i ricono-
scimenti e l’amore non mi avrebbero mai reso felice fintanto che
fossero venuti da una fonte esterna. Volevo essere perfetta per pia-
cere agli altri così poi sarei stata bene con me stessa, ma non riuscivo
mai a ottenere nulla. Alla fine ho compreso che non devo cercare
all’esterno le emozioni che ho bisogno di provare dentro di me.”
Questo vale per Gail come per tutti noi: senza accettarsi e
amarsi, l’approvazione e l’amore che derivano dagli altri non sa-
ranno mai abbastanza.
Quando accogliamo pienamente il nostro percorso, smettiamo
d’inseguire la perfezione.

IL CORPO PERFETTO
Un giorno a una riunione di famiglia ho commentato con zia Pen-
ny che, anche se alcune delle mie cugine sono bionde, quello che
tutte le Ortner hanno in comune sono le labbra carnose. “Oh sì,
è un peccato” ha risposto. La guardai confusa. “Penny, le donne
si fanno le iniezioni pur di avere delle labbra piene!”. Ma lei scuo-
tendo la testa ha ribattuto: “Quando ero piccola andava di moda
avere labbra sottili e delicate.”
Se ci concentriamo solo sui motivi per odiare il nostro corpo,
può essere difficile tenere il passo! Non amiamo alcune parti di noi
perché non soddisfano le mode in costante evoluzione. Di fronte
ai tassi record di obesità, lo standard della bellezza femminile è
quello di donne muscolose e magre con le forme da ragazzino. Le
parti che ci distinguono come donne: fianchi, cosce e pancia, sono
ciò che spesso definiamo “aree problematiche”.

248
Raggiungere il peso ideale
La gente mi chiede spesso quando raggiungerà il peso ideale, ma la
risposta non dipende da me o da altri. Io posso solo suggerire: Sei del
tuo peso ideale quando non ti rivolgi al cibo come unica fonte di pia-
cere e sollievo. Sei del tuo peso ideale quando fai movimento per mo-
strare gratitudine verso tutto ciò che il tuo corpo fa per te. Sei del tuo
peso ideale quando inizi a vedere la tua bellezza in questo momento.
Indipendentemente da quanto pesi, sei già perfetto. Devi solo essere
disposto a riconoscerlo.

Non dimentichiamoci che grazie a celebrità come Jennifer Lo-


pez e Beyoncé, avere un sedere rotondo è di gran moda. Ma anche
in questo caso, è difficile tenere il passo!
Possiamo prendere un momento per riflettere su quanto sia ri-
dicolo? Ci vergogniamo del nostro corpo perché non è perfetto, ma
poi non esitiamo a modificare la nostra definizione di “perfetto” non
appena la moda cambia. La mia amica e dottoressa Erin Shannon
utilizza EFT con le sue clienti atlete professioniste. Mi ha confes-
sato che molte di loro soffrono profondamente perché non riescono
a ottenere un corpo “perfetto”. Inoltre hanno una bassa autostima
perché sono convinte che il proprio valore dipenda da come appaio-
no fisicamente e sottolineano costantemente i loro difetti.
Il corpo “perfetto” è un mito. Alcune donne a cui ci sforziamo
di assomigliare sono tormentate quanto noi dall’idea di avere un
corpo “perfetto”. Se non apprezziamo il corpo che abbiamo, nes-
suna di noi può sentirsi bene nella propria pelle.
Dimagrire non significa che il dialogo interiore negativo e la
vergogna per il proprio corpo svaniscano magicamente. Anche
se perdere peso può migliorare la salute e il benessere, cambiare
come ci sentiamo nel nostro corpo attuale non significa diventare
“perfette”. Ciò può avvenire solo dall’interno verso l’esterno.

249
NON RINCORRERE “LA TERRA DEL DOPO”
Anche se ho già parlato dell’utilizzo di EFT per trasformare lo
schema mentale che ci spinge a inseguire la magica “terra del
dopo,” si tratta di un blocco talmente comune che voglio prendere
un momento per parlarne più nel dettaglio.
Molte persone con cui ho lavorato credono in una terra magica
del “dopo la perdita di peso”, in cui tutto andrà a posto e tutto sarà
perfetto. Segretamente immaginano che la loro carriera diventerà
appagante, che le loro relazioni miglioreranno e saranno amati e
adorati da tutti.
Perdere peso perché pensiamo che così facendo la nostra vita
sarà perfetta significa inseguire una menzogna che ci ruba l’espe-
rienza di vivere la vita nel momento presente, che non ci permette
di essere felici e ci impedisce di ottenere ciò che vogliamo e di cui
abbiamo bisogno.
Ciò che farà cambiare in meglio la nostra vita è solo come per-
cepiamo noi stessi. Questo significa che non dovresti perdere peso
e gioire della ritrovata salute e vitalità dovuti al dimagrimento? As-
solutamente no. Meriti di sperimentare quanto sia forte ed energico
il tuo corpo, ma se pensi che la perdita di peso porterà a quel mo-
mento utopico, crei una condizione di stress che può interferire con
il tuo percorso. Se resti in attesa del momento perfetto, non potrai
gioire dei progressi fatti, perché non saranno mai abbastanza.
Quando accogliamo ciò che è vero e reale nel momento pre-
sente, ci sentiamo solidi. Finalmente possiamo gioire della nostra
vita! Una delle mie allieve ha scritto: “Avevo l’abitudine di riman-
dare le cose a quando fossi stata in forma perfetta, o a quando fossi
riuscita a fare qualcosa in maniera perfetta o ad avere il ricono-
scimento perfetto da parte degli altri. Dopo aver utilizzato EFT
e aver intrapreso il percorso per perdere peso, faccio ciò che devo
fare. Il risultato è che ogni giorno mi sento sempre meglio.”
Un’altra allieva ha scritto: “Ho scoperto che era il mio desiderio
di essere una ‘mamma perfetta’ e una ‘moglie perfetta’ a impedir-

250
mi di provare o anche solo iniziare a essere me stessa. EFT mi ha
aiutata a superare il bisogno di perfezione.”
Quando lasciamo andare il bisogno di essere perfetti, possia-
mo evolvere e crescere in maniera consapevole, dolce e naturale.

CRESCITA PERSONALE:
PROCEDI CON CAUTELA
In questo libro abbiamo parlato del potere della consapevolezza.
Molte persone si stanno dando da fare attivamente per trovare
metodi per migliorare sia internamente che esternamente. Anche
se questa intenzione è positiva, dobbiamo essere consapevoli che
ciò può portare anche delle difficoltà.
Come abbiamo visto alla fine del capitolo precedente, la cre-
scita personale non è la cura di sé. Troppo spesso la nostra ricerca
di crescita va oltre e si trasforma in autopunizione. Se siamo con-
vinti di essere sbagliati, troveremo sempre qualcosa da correggere.
Dal momento che EFT è così potente, può essere facile cadere in
questo equivoco. Risolviamo un problema per trovarne un altro e
pensare: D evo fare ancora molto lavoro su me stesso. Ma così ci pri-
viamo dell’esperienza di sentirci sollevati.
Quando otteniamo risultati sorprendenti con il tapping, po-
tremmo essere indotti a pensare che dal momento che il tapping
è così efficace, non proveremo mai più emozioni negative. Non è
così che funziona la vita (o il tapping!).
L’esistenza sarebbe noiosa se fosse sempre uguale, calma, tran-
quilla e in discesa. È come una bella canzone che si compone di
note alte e basse. Il contrasto tra gli alti e i bassi è quello che ci
fa apprezzare ogni attimo e ci fa sentire vivi. EFT non controlla
il futuro né ci risparmia le emozioni negative; ci aiuta a danzare
attraverso la musica e ad apprezzare le diverse melodie della vita.
Mentre procedi su questo percorso usando il tapping per af-
frontare le varie sfide, tieni sempre a mente questo: Tu non sei u n
problema che deve essere risolto.

251
Sì, è vero, questo percorso a volte sarà duro, ma non importa.
Ricorda che in te non c’è niente che non va. Stai crescendo ed
evolvendo. Il tu o obiettivo è amare te stesso, il tu
o corpo e la tu
a vita
in modo nu ovo.
Se abbiamo intenzione d’intraprendere questo percorso alla
scoperta di noi stessi, dobbiamo anche ricordarci che non si può
sopravvivere senza senso dell’umorismo. Quanto più soffriamo,
tanto più abbiamo bisogno di ridere. La risata è un grande antido-
to alla perfezione perché ci fa prendere le distanze dalla mente ed
entrare in contatto con il corpo. Ecco perché preferisco ironizzare
sulla cellulite piuttosto che demonizzarla.

Non idealizzare
Anche Katharine Hepburn, Marilyn Monroe e Madre Teresa di Calcut-
ta sudavano, andavano in bagno e qualche volta avevano l’alito pe-
sante. Siamo tutti esseri umani che cercano di fare del proprio meglio.
Tutti proviamo gioia o tristezza. A un certo punto tutti abbiamo paura
del rifiuto.
Guardiamo le altre persone e idealizziamo le loro vite. Confrontiamo la
nostra esistenza con quella che loro mostrano in pubblico e ci sentia-
mo da “meno”, non all’altezza.
Se siamo impegnati a idealizzare la vita e il corpo di qualcun altro, non
ci restano tempo ed energie per coltivare il rapporto con la nostra esi-
stenza e il nostro corpo.
Invece di idealizzare gli altri o fare paragoni con te stessa, sii curioso.
Che caratteristiche hanno le altre persone che ti piacerebbe manife-
stare? La gelosia è semplicemente il desiderio di risvegliarci al nostro
potenziale. Celebra i risultati degli altri tenendo presente che anche tu
puoi fare grandi cose esattamente come loro.

252
OBIETTIVI
Come abbiamo già visto, l’obiettivo di questo percorso non è as-
somigliare alla foto ritoccata di una modella o di rinunciare a noi
stessi e arrenderci alla battaglia per migliorare la nostra salute. Il
punto è quello di capire come prenderci cura di noi stessi. Tutti
stiamo alla grande quando siamo in salute. Per essere ancor più
in salute, dobbiamo permettere a noi stessi di sperimentare la vera
libertà emotiva.

LA LIBERTÀ DI PROVARE EMOZIONI


Se c’è una cosa che mi auguro tu possa raggiungere con questo
libro, è la capacità di lasciar andare la paura dei sentimenti. Spesso
ci sentiamo dire che siamo “troppo emotivi”, soprattutto noi don-
ne. Nascondiamo i nostri sentimenti perché non vogliamo essere
considerate “pazzi” o “troppo sensibili”. Ma la capacità di provare
emozioni è il nostro dono più grande. È ciò che ci rende compas-
sionevoli e intuitivi. Ci permette di avere cura di noi stessi e di
coloro che amiamo. Ci rende le persone incredibili che siamo.
Il nostro obiettivo non è quello di essere felici per tutto il tempo
e vergognarci ogni volta che non appariamo e ci sentiamo come
un raggio di sole. L’obiettivo è capire che non dobbiamo essere
vittime delle circostanze e che dobbiamo fare ciò di cui abbiamo
bisogno per sentirci meglio.
Attraverso EFT possiamo provare diverse emozioni ed essere
liberi di sentirci entusiasti, anche quando restiamo delusi. È quel-
lo che succede quando non abbiamo più paura di confrontarci con
i nostri sentimenti. Dal momento che sappiamo di poter gestire
la delusione, impariamo da essa e la volta successiva proviamo un
approccio diverso. Per lo stesso motivo possiamo sentirci felici e
sicuri pur sapendo che il futuro è incerto, come sempre sarà.
Quanto più accettiamo le nostre emozioni, tanto più affron-
teremo con serenità i momenti difficili. Invece di punire noi e i

253
nostri cari, possiamo vivere le emozioni, utilizzare EFT, agire se
è necessario e andare avanti.
La fiducia non viene dal pensare che non navigheremo più in
acque agitate, ma dal sapere che navigheremo attraverso di esse
continuando a crescere e prosperare, utilizzando il tapping come
sostegno durante le tempeste. Quanto più saremo in grado di ac-
cogliere serenamente questo fatto, tanto più avremo fiducia nel
percorso, divertendoci sempre in qualsiasi situazione. Possiamo
persino arrivare a sentire che le tempeste ci aiutano a vedere quan-
to siamo potenti e capaci.

È BELLO IMPARARE
A CONOSCERE TE STESSO
Dopo aver passato anni a negare il nostro valore e a reprimere
le emozioni, prenderci del tempo per concentrarci su noi stessi
può sembrarci una forzatura. Come ha scritto una mia allieva:
“A volte sento che sono cambiata a tal punto che devo imparare a
conoscere il mio io attuale, perché con gli strati della cipolla che
ho tolto se ne sono andate parti importanti della mia storia. Mi
sono resa conto che io non sono la mia ansia o la mia depressione,
e da quando le ho lasciate andare non sono più sicura di chi sono.
È come vivere con un’estranea.”

Esci dalla tua zona di comfort


Provare qualcosa di nuovo (un nuovo tipo di esercizio o un nuovo pro-
getto) fa paura perché siamo abituati a temere l’ignoto.
Uno dei miei detti yoga preferiti è “Trova l’equilibrio nella posizione”.
Potresti sentirti scomodo mentre muovi il tuo corpo in spazi inaspetta-
ti e sposti i tuoi limiti percepiti, ma una volta che trovi l’equilibrio nella
posizione, tutto diventa più facile.

254
Se ci limitiamo a cercare ciò che è sicuro e confortevole, finiremo sul
divano a mangiare cibo in scatola. Per vivere veramente è necessario
espandere la nostra zona di comfort. Non c’è bisogno di giudicare te
stesso se ti senti un po’ a disagio; fa parte della crescita. EFT può aiu-
tarti a trovare l’equilibrio in questa nuova zona.

Mentre avanziamo su questo percorso, abbiamo bisogno di con-


tinuare a dedicare del tempo per imparare ciò che amiamo e ciò
che ci fa brillare.
Abbiamo bisogno di dedicare tempo per capire ciò in cui cre-
diamo. Mentre utilizziamo EFT per estirpare le erbacce, dobbia-
mo anche piantare nuovi semi. In questo libro ho condiviso frasi
positive da utilizzare durante il tapping. Sono affermazioni poten-
ti. Sono come vitamine che ci rendono più forti. Usale ogni giorno.

CELEBRA OGNI PICCOLO PASSO


Molte persone sono cadute nello schema di aspettare “i risultati”
prima di poter festeggiare, ma una parte cruciale del godersi il
percorso è dare valore e celebrare i progressi. Non possiamo ri-
mandare i festeggiamenti a quando avremo perso i nostri primi 10
o 20 chili; dobbiamo celebrare ogni piccola vittoria subito.
Donna lo ha sperimentato quando ha ottenuto la sua prima
vittoria durante il mio corso. Un giorno, mentre lavorava da casa,
le è venuta voglia di sgranocchiare qualcosa e ha visto un sacchet-
to di dolcetti al cioccolato in frigo, lasciati lì da suo figlio adole-
scente. Era sorpresa che il figlio si fosse dimenticato di quei dolci,
visto che in famiglia era noto che Donna avesse poco autocontrol-
lo quando si trattava di cioccolato. Questa volta però, dopo aver
dato un paio di morsi, si accorse che i dolcetti non le andavano e
che in realtà non aveva fame. Senza alcuna sofferenza o rimpian-
to, rimise il sacchetto di cioccolatini in frigorifero sentendo che il

255
desiderio di mangiare era svanito. Fu solo più tardi che comprese
l’importanza di quel momento. Mi confessò: “Questo non sarebbe
mai potuto succedere prima.”
Donna era orgogliosa di se stessa. Quanto più festeggiamo i
nostri piccoli passi, tanto più ci sentiamo a nostro agio nel cam-
biamento e godiamo del percorso. I cambiamenti fisici possono
richiedere tempo, ma come dice un vecchio proverbio: “Il tempo
vola quando ci si diverte.”

Goditi il percorso
Sopracciglia: Sono così orgoglioso di me stesso.
Lato dell’occhio: Ho percorso tanta strada.
Sotto l’occhio: Ho stima del percorso fatto fin qui…
Sotto il naso: …e sono pronto per il passo successivo.
Mento: Accolgo la mia vita ora.
Clavicola: Mi piace questo viaggio.
Sotto il braccio: Sono esattamente dove dovevo essere.
Sommità del capo: Star bene mi fa sentire bene.
Sopracciglia: Apprezzo il mio corpo con parole d’amore.
Lato dell’occhio: Quando noto una voce poco gentile…
Sotto l’occhio: …trovo il potere nel momento presente…
Sotto il naso: …e scelgo di essere gentile.
Mento: Prometto di stare dalla parte della persona nello specchio…
Clavicola: …anche quando fa un errore.
Sotto il braccio: Disapprovare me stesso non ha mai funzionato.
Sommità del capo: Ora scelgo di amare e approvare me stesso.
Sopracciglia: Quando il mio corpo è in movimento…
Lato dell’occhio: …anche la mia vita si muove.
Sotto l’occhio: Attraverso il movimento sperimento la creatività e la
gratitudine.
Sotto il naso: Mi innamoro del movimento.
Mento: Inizio a fare attenzione a quali alimenti mi fanno stare meglio.

256
Clavicola: Non c’è una meta da raggiungere.
Sotto il braccio: Ogni giorno imparo ciò di cui il mio corpo ha bisogno.
Sommità del capo: Creo un rapporto d’amore con il corpo e il cibo.
Sopracciglia: Faccio diventare il piacere una priorità.
Lato dell’occhio: Trovo dei modi semplici per aggiungere più piacere
alla mia vita.
Sotto l’occhio: Mi ritaglio dei momenti per rilassarmi.
Sotto il naso: Quando dico di no agli altri…
Mento: …dico di sì a me stesso.
Clavicola: Quando inizio a dare valore al mio tempo…
Sotto il braccio: …anche gli altri iniziano a dare valore al mio tempo.
Sommità del capo: Dare importanza al mio benessere è sicuro.
Sopracciglia: Risplendere è sicuro.
Lato dell’occhio: Sto andando avanti verso i miei sogni.
Sotto l’occhio: Ho il coraggio e la fede di cui ho bisogno.
Sotto il naso: Lascio andare ciò che pensano gli altri…
Mento: …e do valore a quello che penso io.
Clavicola: Questo percorso è solo mio…
Sotto il braccio: …e quando permetto a me stesso di risplendere…
Sommità del capo: …ispiro gli altri a fare lo stesso.
Sopracciglia: Lascio andare la necessità di trovare tutte le risposte.
Lato dell’occhio: Lascio andare il bisogno di risolvere ogni problema.
Sotto l’occhio: Posso essere felice ora, esattamente dove sono.
Sotto il naso: Il problema non è mai stato il mio peso.
Mento: Il peso stava solo cercando di attirare la mia attenzione…
Clavicola: …risvegliandomi al mio potenziale.
Sotto il braccio: Sperimento il mio potere prendendomi cura del mio
corpo.
Sommità del capo: Amo, accetto e ringrazio il mio straordinario corpo
che mi ha portato fin qui.

257
CONCLUSIONI

D urante il mio corso quando le persone condividono le loro


esperienze, spesso le sento dire “pensavo di essere la sola/o”.
Restano stupite da quanto hanno in comune con le altre e da
quante esperienze simili abbiano vissuto con il cibo, il peso, l’e-
sercizio fisico e così via.
Dal momento in cui ci sentiamo sotto pressione per essere per-
fetti, spesso ci isoliamo dagli altri che invece potrebbero sostener-
ci. Questo ci rallenta nel nostro cammino perché, come abbiamo
visto, ciò di cui abbiamo bisogno non è più lotta, ma più amore
e sostegno. Quando intraprendiamo questo percorso per perdere
peso e apprezzare il nostro corpo, abbiamo bisogno di sapere che,
a prescindere dalle esperienze che stiamo vivendo, ci sono molte
altre persone che stanno provando esattamente le stesse cose.
Nel tempo ho capito che se siamo disposti a essere sinceri e
aperti con gli altri, ci rendiamo conto che non siamo poi così di-
versi. Quanto più riusciamo ad aprirci, meno proveremo vergogna.
Avere un rapporto distorto con l’immagine del corpo e del cibo
è molto più comune di quanto si possa pensare. La buona notizia è
che con EFT abbiamo uno strumento per affrontare il problema.
Se siamo in grado di accettare noi stessi e i nostri sentimenti,
possiamo esprimere le nostre difficoltà e cercare il supporto di
persone che parlano lo stesso linguaggio. Invece di stare in di-
sparte, avanziamo insieme e offriamo il nostro incoraggiamento.
A distanza di settimane dopo la fine del mio corso online, le per-
sone continuano a scriversi su Facebook e a fare il tifo le une per le
altre. Questo tipo di supporto è incredibilmente potente e provoca
effetti a catena per tutta la vita. Spesso si conoscono persone nuove
al di fuori del gruppo, e si riceve ulteriore supporto. Anche se non
fai parte di una community o di una rete in grado di supportarti in

258
questo percorso, t’incoraggio a rimanere aperto alla possibilità di
ricevere aiuto dagli altri. Spesso accade in modi e tempi inaspettati.
Durante una corsa di 5 chilometri con mia mamma, ho rice-
vuto un grande segnale sul potere del sostegno della comunità.
Mentre mi stavo avvicinando al traguardo, sono rimasta impres-
sionata dall’emozione e dall’entusiasmo della folla che faceva il
tifo per noi corridori. È stata una sensazione incredibile. Ero stan-
ca, ma sentire gli applausi mi ha dato il carburante di cui avevo
bisogno per arrivare alla fine.
Una volta terminata la corsa, ho preso posto a bordo pista per
fare il tifo per gli altri corridori e poi ho fatto di nuovo l’ultimo
tratto del percorso di gara per tagliare il traguardo per la secon-
da volta con mia mamma. Quando siamo arrivate alla fine, gli
applausi della folla erano altrettanto forti come lo erano stati la
prima volta. Non conoscevo la maggior parte delle persone, ma mi
sentivo come se le conoscessi. Il loro sostegno aveva trasformato
una buona gara in un’esperienza grandiosa e stimolante. È stato
un segnale semplice ma profondo del potere della comunità. Ab-
biamo tutti bisogno di sostegno. Sappi che io faccio il tifo per te!

PENSAVI CHE QUESTO LIBRO


TI AIUTASSE A DIMAGRIRE?
Il commento che più mi è piaciuto è di una persona del mio cor-
so online che ha scritto: “Grazie, Jessica, per averci attirato con
il titolo di questo corso. Quello che hai creato è un movimento
di emancipazione per trasformare le nostre vite, far scorrere l’e-
nergia, manifestare le nostre capacità, rendere il mondo un posto
migliore e innamorarci della vita… con il beneficio secondario di
riuscire a perdere peso e vivere una vita più felice, più longeva e
più sana! Ti sono così grata!”.
Quando ho letto per la prima volta questo commento, i miei
occhi si sono riempiti di lacrime perché coglie perfettamente il

259
motivo per cui faccio il mio lavoro. Spesso, quando non vogliamo
altro che dimagrire, ciò di cui abbiamo davvero bisogno è smet-
tere di cercare di perdere peso e iniziare semplicemente a vivere.
Il metodo più potente che conosco per aiutarti a perdere peso e
stare bene nel tuo corpo è quello di utilizzare EFT per cancellare
le emozioni e credenze limitanti così da poter iniziare ad ascoltare
la tua voce interiore. È arrivato il momento di tenere in considera-
zione ciò che pensi, quindi sì, vai avanti e frequenta quel corso di
tango, chiedi un aumento e non dire di sì alle persone che ti sot-
traggono energia. Qualunque cosa ti suggeriscano cuore e corpo,
è il momento di ascoltarli. Per sperimentare tutti gli incredibili
benefici di questo metodo, è necessario dedicare del tempo al tap-
ping. Questo metodo non funziona finché il tapping non diventa
una priorità nella tua vita. Anche solo dieci minuti al mattino
sono sufficienti per trasformare l’intera giornata. Questo viaggio
non riguarda il cibo né l’esercizio fisico. Anche se il percorso può
e deve includere cambiamenti positivi in entrambi questi ambiti
(e in molti altri), essi devono fare parte di un processo più ampio
e più importante affinché tu riesca a stare bene nel tuo corpo a e
perdere peso in maniera duratura.
Sappiamo di essere completamente dentro al percorso quando,
invece di temere l’idea di fare movimento, ci alleniamo perché ci
fa stare bene. Quando invece di contare le calorie o provare ver-
gogna per aver mangiato qualcosa che ci fa “male”, ci accorgiamo
che stiamo mangiando cibo più sano e naturale perché è buono e
nutre il corpo e l’anima. Quando, invece di nasconderci, ci pren-
diamo cura di noi stessi e godiamo della bellezza che ci circonda.
Ci accorgiamo che stiamo facendo progressi nel nostro percor-
so, quando permettiamo a noi stessi di apparire e sentirci belli e
condividiamo i nostri doni con un mondo che ha bisogno solo che
noi risplendiamo sempre di più ogni singolo giorno.
Saremo amorevoli e aperti, pronti e in grado di adattarci ai
cambiamenti. Sappiamo che i nostri corpi cambieranno col passa-

260
re degli anni, così come sappiamo che i nostri cuori si espanderan-
no e i nostri talenti cresceranno. Ma questa nuova casa all’interno
di noi stessi ci proteggerà. Amandoci profondamente, assaporere-
mo il percorso e saremo grati agli ostacoli che incontreremo. Le
difficoltà ci ricordano ciò che non dobbiamo mai dimenticare: la
vita accade adesso, in questo momento, e dobbiamo gioire qui e
ora e amare noi stessi così come siamo.
Non si tratta del tuo peso; non si è mai trattato di questo. Si
tratta della tua vita, del tuo potenziale e del coraggio di risplendere.

261
BIBLIOGRAFIA

M i piacerebbe condividere con te alcuni libri che mi hanno


sostenuta durante il mio percorso per perdere peso e stare
bene nel mio corpo.

Cheryl Richardson, L’arte di prendersi cu


ra di sé: come trasformare la
propria vita u
n mese alla volta, My Life, 2013.
Bruce Lipton, L a biologia delle credenze: come il pensiero influ
enza il
DNA e ogni cellu la, Macro, 2006.
Mark Hyman, L a D ieta dell’E qu ilib rio G licemico - Il programma
in sei settimane per perdere peso, prevenire le malattie e sentirsi in
splendida forma, Mondadori, 2017.
Jon Gabriel, Il metodo G ab riel: dimagrisci con la visu
alizzazione,
Macro, 2016.
Michael Pollan, In difesa del cibo, Adelphi, 2009.
Lissa Rankin, L a mente su
pera la medicina, Macro Edizioni, 2014.
Brian Wansink, M indless eating: perché mangiamo senza pensarci? ,
Pisani, 2007.
Michael Moss, G rassi, dolci, salati: Come l’indu
stria alimentare ci
ha ingannato e continua a arlo,
f Mondadori, 2014.
Nick Ortner, The tapping sou lution: un sistema rivolu
zionario per
una vita senza stress, MyLife, 2013.
Geneen Roth, L e donne, il cibo e D io: come far pace con il proprio corN
po e farla finita con le diete u
na volta per tu
tte, De Agostini, 2011.
Christiane Northrup, M adri e figlie: costru ire u
n legame fondamenN
tale per la salu
te fisica ed emotiva, Urra edizioni, 2006.

262
Louise Hay, Pu
oi gu
arire la tu
a vita, My Life, 2013.

Per materiale extra in lingua inglese, visita il sito


www.thetappingsolution.com/resources

263
RINGRAZIAMENTI

“G razie” è una piccola parola che non potrà mai esprimere


la profondità della mia riconoscenza per le innumerevoli
persone che hanno contribuito a dare vita a questo libro e che mi
hanno sostenuto durante tutto il percorso.
Grazie ai miei fratelli Nick e Alex, migliori amici e soci. Mi
avete aiutato a restare a galla stando sempre al mio fianco e sof-
fiando il vento sulle mie vele. Nick, se oggi sono qui è grazie al tuo
amore, alla tua fede incrollabile e alle tue folli idee. Non ti sei mai
lasciato distrarre dalla sincera dedizione di voler rendere il mondo
un posto migliore. Sei una fonte di ispirazione quotidiana. Alex,
niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza la tua mente
brillante e il tuo cuore generoso. Le tue idee stanno cambiando
molte vite e le tue imitazioni di film mi hanno fatta ridere fino alle
lacrime. Faccio riferimento a voi non perché siete i miei fratelli
maggiori, ma perché siete esseri umani incredibili.
Mamma e papà, grazie per avermi sostenuta quando ho scelto
la strada meno battuta. Sono grata di essere vostra figlia. Vi vo-
glio bene. Brenna, avere una cognata che è la tua migliore amica
dalla seconda media è molto comodo quando si tratta di rivedere
il tuo libro! Sono grata per ogni momento della nostra amicizia.
Karen, avrò sempre nel cuore il tempo che abbiamo trascorso in-
sieme mentre lavoravamo a questo libro. Grazie per avermi aperto
le porte di casa tua. Grazie ai miei nipoti, Malakai e Lucas, e a
mia nipote Olivia. La gente potrebbe dubitare che dei bambini di
quattro anni, due anni e otto mesi mi abbiano aiutata a scrivere
un libro, ma in realtà il loro contributo è più di quanto riesca a
esprimere. Le vostre risate e il vostro amore hanno risollevato il
mio spirito ogni volta che avevo dei dubbi. A Deirdre Mammano
e Sarah Dade, alcune persone nascono con delle sorelle e altre le

264
trovano sul loro percorso di vita. Sono grata di avervi trovato. Al
resto della mia famiglia e degli amici, tutto questo è stato possi-
bile grazie a voi.
Sono davvero tante le persone che hanno contribuito a dare
vita a queste pagine. Reid Tracy, non dimenticherò mai la tele-
fonata in cui mi hai detto che dovevo scrivere questo libro. Ero
così spaventata, ma la tua fiducia mi ha messo le ali. Ti sarò grata
per sempre. Patty Gift, sei un’amica preziosa e un editor fanta-
stico. Grazie per aver creduto in me. Wyndham Wood, è stata
una fortuna incredibile averti incontrato. Grazie per il tuo amore
e sostegno. A Louise Hay, alla dottoressa Christiane Northrup,
a Cheryl Richardson, alla dottoressa Lissa Rankin, ad Ariane de
Latérade, a Laura Gray, ad Autumn Millhouse, a Mary Ayers, a
Michelle Polizzi, a Ellie Jacque-Capon, a Erin Stutland: nutro
per voi una profonda gratitudine! Grazie a Nick Polizzi, produt-
tore e regista di “The Tapping Solution”. Non dimenticherò mai
quando abbiamo radunato tutte le attrezzature per girare il film
nel piccolo monolocale di mio fratello facendo un enorme atto di
fede. Sono grata del salto che abbiamo fatto insieme.
Grazie a tutti voi di The Tapping Solution. Niente di tutto
questo sarebbe stato possibile senza questa squadra incredibile.
Grazie ai numerosi esperti di tapping e di crescita personale che
mi hanno concesso le loro interviste. Tutto quello che so, lo devo
a voi. Il mio cuore è pieno di gratitudine.

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L’AUTRICE

Jessica Ortner tiene corsi online di EFT e tapping orientati al


dimagrimento e ha co-prodotto il documentatio “The Tapping
Solution”, per il quale ha intervistato numerosi esperti nel campo
della crescita personale. Per maggiori informazioni sul suo lavoro
visita il sito www.thetappingsolution.com

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Copyright © 2014 by Jessica Ortner
Published and distributed in the United States by: Hay House, Inc.
Titolo originale: The tapping solution for weight loss & body confidence
Sintonizzati con Hay House su: www.hayhouseradio.com

Traduzione: Lucia Nonna

2020 My Life
I edizione: aprile 2020
My Life srl, Coriano (RN)

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nella vostra ricerca del benessere fisico, emotivo e spirituale. Nel caso in cui usaste le informazioni
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