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La pastorale famigliare – tra pubblico e privato (prof.

Perez-Soba)
23.02.2012
Il problema della modernità: la privatizzazione della famiglia, della fede, della coscienza –
quando si privatizza una si privatizzano tutte. La pastorale famigliare deve guardare insieme le
tre dimensioni perché la famiglia riesta a “diventare ciò che è”, ciò che Dio desidera per la
famiglia, altrimenti rischia di limitarsi solamente al risolvere dei problemi superficiali.
Quando si perde la verità del matrimonio e della famiglia, i problemi diventano veramente gravi.
Se la pastorale si limita solo al risolvere i problemi, l’itinerario non è più trassato dalla Chiesa
ma dai problemi. La pastorale deve essere propositiva della verità del matrimonio. Qualle è la
verità del matrimonio e della famiglia? Caritas in veritate – si sotolinea la dimensione sociale
della famiglia.
L’amore – la parola più usata oggi e meno compresa. L’amore: reso superficiale, reso a livello
delle decorazioni non della struttura della società (chi parla dell’amore in politica, per es.?) –
come entra nella politica, nell’economia l’amore?
I nazionalismi romantici – l’amore: elemento puramente emotivo.
Aristotele: il primo compito del governante è quello di fare amicizia tra i cittadini.
Cicerone: la carità sociale – espressione non-cristiana. La società si fa non per un fatto ma per un
affetto che unisce le persone.
Hobbes: la società è fondata sul patto, sul contratto sociale; non c’è spazio per l’affetto.
Tutta l’affettività si chiude nell’ambito privato della famiglia = visione privatista dell’amore che
porta ad una privatizzazione della famiglia.
La società oggi è basata sui desideri degli uomini; cosa saputa e sfruttata dalla pubblicità che
accende il desiderio e lo unisce ad un prodotto; senza desideri l’economia non esiste. Politiche
anti-famigliari (la famiglia consuma meno perchè è più attenta alle spese; la coppia senza figli è
il migliore consumatore) = idea privatizzata della famiglia.
Il Vangelo che è centrato sull’amore, ha una visione vera, completamente diversa sulla famiglia;
non è la visione romantica dell’amore (l’amore vero è solamente l’amore intenso; questa non è
una verità – l’amore può essere vero senza essere intenso, ma profondo). L’amore ha a vedere
con l’origine; l’amore romantico non guarda mai alla sua origine e neanche alla sua fine. Il
Vangelo invita a guardare i frutti dell’albero (l’amore ha le radici nascoste in Dio) – Cor. 13 (che
cosa non è l’amore: non è un atto esteriore, (è qualcosa del cuore, dell’interiorità), non cerca il
suo, non è egoista (si arriva alla fonte dell’amore – l’amore eterno)
= l’amore, nella sua origine, è un dono ed la sua fine è la comunione, alla fraternità (i fratelli
sono quelli che partecipano allo stesso dono, alla stessa figlianza). L’origine e la fine dell’amore
sono trascendenti, non dipendono dalla volontà dell’uomo. L’uomo non può creare questo
amore, può solo riceverlo e viverlo nella comunione. Il matrimonio: la comunione nella qualle
l’amore dell’uomo e della donna incontrano un amore più grande che diventa un dono per

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l’intera società. L’amore è il fondamento di qualsiasi società. Quando si perde questo, si perde il
senso della società e l’amore diventa un sentimento privato senza nessuna rilevanza sociale.
Se vediamo l’amore come fondamento della società, il paradigma di questo è il matrimonio e la
famiglia, che diventa perno tra l’individuo e la società. Perdere la famiglia significa creare un
vuoto tra l’individuo e la società e la famiglia perde la sua forza, diventa sempre più debole.
Il problema del matrimonio oggi: le persone si sposano con una mentalità adolescente e
romantica dell’amore – tutto si centra sull’intensità; il tempo diventa il nemico più grande
dell’amore. Nel cristianesimo, l’amore è sopratutto una promessa – sapiamo che Dio ci ama
perché ci ha promesso cose gradi; il tempo è il modo per rafforzare, maturare l’amore = cambio
di riferimenti. Quando l’amore è solo emotivistico e la persona guarda solo il suo piacimento,
ogni piccola difficoltà diventa un problema insuperabile. La famiglia diventa lo spazio delle
emozioni, il luogo dove la persona si deve sentire bene (cioè famiglia affettiva dove la persona si
deve sentire amata ma non impara ad amare) – si perde la grande dimensione educativa della
famiglia; questo compito è delegato allo stato.
v. libro di Chesterton – Quello che è male al mondo – i mali del mondo non sono i mali che
succedono ma sono le idee cattive
Idee cattive:
- l’uomo può dare a se stesso tutte le cose senza avere bisogno di nessuno = questo uomo è un
uomo falso).
- Il bambino è visto come un adulto piccolo che non ha bisogno di educazione, solo di
informazione e di autonomia. La famiglia non educa più, e non permette la vera autonomia della
famiglia.
- Il femminismo che vede la donna al maschile.
I riferimenti famigliari come riferimenti sociali essenziali si perdono. Capire la verità del
matrimonio e della famiglia è la cosa più progressista che si deve fare. Bisogna rinnovare
l’amore.
La parabola centrale del corso: costruire la casa sulla roccia = l’amore cristiano edifica. Il
proprio della vocazione di ogni uomo è avere una casa; l’uomo ha insito in sé il desiderio
costruire, di edificare nell’amore; l’amore ha bisogno di fondamenta salde. La vera risposta al
problema dell’amore è avere dei fondamenti. Quando il matrimonio vive soltanto di apparenze e
non di fondamenti è debole e si sfalda. L’amore privatizzato invece di edificare si converte in un
rifuggio che limita le persone. La società è salda quando ha come fondamenta la roccia =
costruire la casa della famiglia diventa priorità sociale. La carità edifica. Il fondamento
trascendente; quando manca il fondamento, si perde il fine.
La parabola della luce: “voi siete la luce del mondo...” – la città e la casa: i due riferimenti, i due
ambiti dell’uomo che deve vivere nella casa (famiglia) e nella città. All’uomo non basta la casa,
non si può privatizzare, la famiglia non è per se stessa; l’uomo ha bisogno della famiglia nella
società. La luce della città è la luce della famiglia. L’uomo deve costruire una casa e deve
illuminare la società. Non vediamo la luce sulla terra, ma vediamo le cose illuminate dalla luce

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(la luce è la capacità di vedere la verità delle cose; la luce che illumina la casa = la verità della
societa, la casa che riflette la luce). È necessario per la famiglia e per la società che Dio abiti in
mezzo a loro (il tempio di Dio ricorda alla società e alla famiglia che non si può centrare su se
stessa) = costruire bene la società/ la casa.
Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo; il nostro corpo è opera dello Spirito che ci unisce in
un solo corpo che è la Chiesa. Ciò che unisce di più gli uomini è proprio la Chiesa come società.
Nel Medio Evo (aprox. 1200) – l’interesse centrale della società era costruire la casa di Dio (v. le
grandi cattedrali gotiche) – consapevolezza che Dio unisce le persone (l’unione delle persone era
più importante degli interessi personali) + la costruzione delle università (scuole diverse di
teologie unite in una sola istituzione perché il sapere è unico) = elemento essenziale della
crescita sociale. Oggi, l’università non è più motore della società (è subordinata all’economia), è
solo un’università di consumo che forma specialisti = la ricerca della verità non interessa più,
non c’è più la fiducia che la ricerca della verità possa cambiare le cose.
Il compito della pastorale famigliare non è quello di fare cose, ma aiutare le persone a
capire e fare esperienza della verità di Dio su matrimonio e famiglia. Il problema non è una
norma, ma si tratta di portare avanti l’annuncio del Vangelo. Senza riflessione non c’è pastorale.
La pastorale è la forza del vangelo che cambia il cuore delle persone (non viviamo soltanto di
piccole cose!). Parlare del bene comune è molto importante. Quando si comunicano i beni non si
perdono (i beni spirituali). La società, che si centra sui beni materiali, diventa violente (la gente
si centra sui beni che si possono possedere, non condividere) – e perde la speranza (le cose
possedute tolgono la speranza). I beni spirituali uniscono di più gli uomini e crescono di più. O
una società ha per centro l’educazione o ha come centro i beni materiale (e così ha perso il suo
centro, la sua identità vera).
La distanza tra individuo e società: l’individuo isolato può essere più manipolato per il profitto
della società. La famiglia, come gruppo intermedio, diventa un problema.
La questione della pastorale famigliare come questione centrale è un problema della libertà.
Nessuno ti dà la libertà, sei tu che la vivi.

01.03.2012
................. (mancano i primi 20 minuti)
Gli schiavi non avevano un’ambito privato, una domus, una famiglia, non esisteva la nozione del
matrimonio presso gli schiavi. L’ambito privato è espressione di libertà – molto importante.
Duplice frattura:
- L’idea della libertà – sopratutto per il nominalismo che capisce la libertà come
indifferenza. La libertà non è la capacità di agire, ma è il fatto della sceltà. Uno sceglie
liberamente se non ha nessun condizionante – così la libertà crea il suo oggetto. Per la
nostra debolezza, incapacità interiore, non riusciamo a fare quello che ci proponiamo.
Tante volte non basta la scelta. Invece è l’amare la misura della libertà. La perdita di
questa visione della libertà per dare spazio totale alle scelte, la libertà diventa mancanza

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di condizionamenti – è la visione moderna della libertà. Colui che più ama più
liberamente agisce. Come può una persona scegliere liberamente se non ama?
- La libertà è vista come individuale. Lo stato moderno vuole dialogare con individui, non
con famiglie perché l’individuo da solo è più manipolevole. L’essere solo con se stesso e
non dover rispondere a nessuno (è la situazione di Adamo prima dell’incontro con Eva) –
la visione moderna degli altri come limite della propria libertà – è una visione falsa,
combattuta da Giovanni Paolo II. Dio ci ha affidati l’uno all’altro (non possiamo essere
indifferenti ai nostri fratelli).
- 1600: l’evento europeo della Guerra dei 30 anni. Le conclusioni della guerra: 1. Dio
separa gli uomini – perché gli uomini possano convivere non si deve parlare di Dio. La
religione è una cosa privata, non si deve parlare in pubblico; Dio non è fondamento di
unità; 2. L’ambito privato diventa l’ambito della coscienza (Lutero fa della coscienza
l’ambito privato) – è la grandissima novità = la privatizzazione della coscienza.
Nell’ambito cristiano, invece, non è un ambito privato, ma ecclesiale. Per Lutero la fede è
la coscienza di essere salvato, è la mia fede, la coscienza che Dio mi salva = fatto privato
che non crea comunità. La parola “coscienza” cambia significato (con+scienza = sapere
riflessivo e comunicabile). Dio deve essere nascosto nella coscienza, la coscienza è legata
all’ambito privato, la religione non è un fatto pubblico, ma privato. La famiglia è un
elemento privato individuale. Prima era un ambito collettivo (la persona non era pensata
mai isolata ma insieme al gruppo di riferimento). Oggi la convivenza pubblica significa
vivere come se Dio non esistesse.
- Il tema della società che si deve costruire senza Dio . Come si costruisce una tale società?
Il posto centrale occupato da Dio è preso: a) - dalla natura (giusnaturalismo – una legge
dedotta della natura che può indirizzare la condotta degli uomini – Leibniz: arriverà un
momento in cui tutti i problemi umani avranno una spiegazione scientifica); b) - Hobbes:
non la natura, perché per natura siamo tutti egoisti (ciascuno di noi cerca il proprio
interesse); la nostra natura è piena di egoismo – bisogna fare un patto, un contratto
sociale, accordi liberi che non dipendono dalla natura. Il principio di tolleranza – alla
base della visione di Hobbes = rispettare le opinioni diverse degli altri. Così il pubblico e
il privato diventano due ambiti che appartengono a due razionalità diverse. La razionalità
privata (v. Epicuro – l’ambito privato del giardino come posto dove si vive in armonia
con gli amici, ignorando il resto del mondo). La razionalità pubblica.

La prima impostazione, il tema del rapporto tra natura e ragione è stato importante fino a Kant;
dopo, perde l’importanza. Dall’essere al dover essere non c’è differenza. La concezione
kantiana: l’autonomia di coscienza – è un disastro. Il principio di autonomia che era sociale
diventa individuale = la coscienza non è più la voce di Dio. Dio è tolto dalla coscienza. La
coscienza è voce di se stessa, per questo motivo è autonoma. I doveri sono assoluit per Kant, per
Hume sono solo norme di coretezza (è meglio fare così ma se non si fa così non importa) –
Hume è il primo pensatore ateo: una cosa va bene se mi sento bene e va male se mi sento male.
Illuminismo: pensare per se stesso, senza nessun presupposto la paternità è soltanto un’autorità
imposta alla coscienza. La famiglia è soltanto un patto. La struttura sociale sarà una struttura
opposta alla famiglia. Se la famiglia vuole partecipare alla vita sociale, deve accettare le regole
della società che determina l’identità della famiglia (più tipi di famiglia).

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08.03.2012
(mancano i primi 15 minuti)
Posso cercare la verità in modo egoistico? – sì, ma perdo la meta della verità. Nella concezione
di Hobbes, la verità non può essere un bene comune. Vedi Hobbes, il Leviathan – la necessità
del patto sociale (perché la società è fatta da uomini egoisti che hanno bisogno di aver ben
regolati i loro rapporti sociali, dal patto). L’unico dovere del re è quello di mantenere la pace,
anche con la guerra. L’etica sociale nasce senza presupposti – il patto sociale non ha nessun
presuposto. Il patto, per essere veramente patto morale, ha bisogno di un presupposto morale, di
almeno un principio morale. Uno stato senza principi morali non è altro che uno stato arbitrario –
afferma Agostino. Per Hobbes la famiglia non è naturale, non esiste una comunità naturale; la
famiglia può nascere solo come patto, come prodotto della società, regolata dalla società perché
non riesce a vivere la pace al suo interno. La famiglia è circoscritta nel ambito del privato – la
famiglia è una questione di corettezza sociale. Quello che il re deve fare è cercare i nemici della
società e affrontarli – questo è l’unico bene comune, tutto il resto sono beni privati; non ci sono
altri beni che possano aiutare la comunicazione tra le persone. Il re governa l’economia che è
l’unico bene della società: l’economia liberale dove ciascuno cerca il proprio interesse. Da qui
parte il primo movimento economico liberale. Eccetto la pace non ci sono altri beni che devono
essere protetti dalla società.
Hobbes influisce J. Rousseau e I. Kant.
Rousseau – stato basato sulla costituzione. La posizione di Rousseau: il buon selvaggio =
l’uomo è essenzialmente, naturalmente buono, la società è cattiva e corrompe l’uomo. La società
nasce da una certa cattiveria. Rousseau pretende una nuova società, una società rifatta attraverso
l’educazione; l’educazione deve essere fatta nella totale libertà. La libertà diventa, con la
rivoluzione francese, il fondamento del patto sociale. Se per Hobbes il patto sociale era fondato
sulla paura, per Rousseau il patto sociale ha come fondamento la libertà. Forte critica al padre
come figura dell’autorità. Puro individualismo dal qualle non ha saputo mai uscire (Rousseau ha
tentato di educare la società, senza però essere capace di educare i propri figli) – la famiglia è
fuori dal patto sociale. La libertà è spontaneità per Rousseau = la raccomandazione fatta alla
coppia – vivere nella promessa = privatizzazione assoluta del matrimonio.
Il presupposto di Rousseau: la bontà naturale dell’uomo. La società è fatta per un patto di libertà
individuale. La libertà individuale precede la società.
Kant – il tema della pace universale. La pace è prodotto della pura ragione (Leibnitz) –
accordo sociale. Kant è critico nei confronti della posizione di Leibnitz – la ragione che produce
la pace. Per Kant la ragione produce dei mostri, non la pace. Nel libro La religione entro i limiti
della ragione – Kant sviluppa il tema della società. La fede è un sentimento puramente
soggettivo, senza nessuna rilevanza sociale.ogni persona, per essere onesta, deve agire come se
Dio esistesse, come se lui fosse garante della società, ma questa ragione deve essere individuale,
mai sociale. È giusto che ci sia una religione nella società? – la questione centrale del libro di
Kant. La soluzione di Kant: la società è fondata dall’esperienza del male radicale: un’esperienza
a-priori, la tendenza al male che non è dovuta alla volontà di essere cattivo – è un fatto che

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dobbiamo accetare – la società è fondata su questo fatto. La forma sociale che permette la pace
(l’immagine finale del libro: la pace definitiva del cimitero). I modi di governare sono diversi: i
modi di governare totalitari sono mali però sono migliori dei modi di governare paternalistici
(induce la gente a cercare il bene del sovrano come se fosse suo). La libertà è autonomia = la
presenza di uno spazio in cui c’è autonomia. La famiglia non è comunità, è un esercitare la
realtà puramente biologica per far nascere nuove persone = matrimonio senza nessun senso
sociale, matrimonio individualistico, privato. La società nasce da un’esperienza del male e si
fonda sull’esperienza del male. Per poter costruire la società, le persone devono essere educate,
ma l’educazione non entra nel patto sociale.
“L’uomo è naturalmente amico di un altro uomo” (Tommaso d’Aquino) – questo è la realtà
iniziale dell’uomo, questo è il fondamento della società – questa è la vera società che non si basa
sul male ma sulla realtà originaria dell’uomo come essere in relazione.

22.03.2012
“fungo atomico” – “funga atomica”: diversi livelli della persona
– sensazioni, idee, sentimenti, valori, io (cerchi concentrici con l’io al centro).
La grande sfida dell’evangelizzazione: convertire i funghi. Come?
- Il rapporto con il tu non è un rapporto isolato: l’altro non è una sensazione, ma è un’altro
soggetto di dialogo (reciprocità delle coscienze) = l’altro non mi chiama a delle
sensazioni, ma alla persona – rapporto interpersonale (l’altro è un “tu” che mi invita ad
uscire da me stessa). Non soltanto vivi le tue sensazioni, ma tu puoi aprire il tuo cuore a
me; c’è una persona che mi capisce e veramente può fare di me una cosa grande.
- Il fondamento delle mie motivazioni non è impersonale ma è una presenza personale.
L’affetto è la presenza di un’altro in me = la mia intimità non è vuota.
Rapporto con gli altri – rapporto con la propria natura – rapporto con Dio = è la strada per
convertire il “fungo atomico”. La comunione vera porta alla scoperta della vocazione
(l’io profondo) della persona. L’evangelizzazione della Chiesa deve arrivare alle persone;
la comunione non può mai essere privata – nella comunione, la persona deve trovare la
propria identità.
L’amore:
- Significato metafisico: nel Pantheon greco, l’amore non è un deo molto rappresentativo
(Cupido, non Zeus) – non ha un grande valore. Comincia ad essere imp con la filosofia; il
pensiero filosofico fa dell’eros un valore importante – si cerca nell’eros un arché, una
spiegazione del cosmo, come principio. L’amore = principio di movimento che spiega il
movimento. Empedocle: l’amore tende all’unione, l’odio tende alla divisione – tutti i
movimenti del cosmo.
Nasce il pensiero che l’eros è una cosa umana perché altrimenti non attirerebbe l’uomo.
Ma oltre che essere una cosa umana, ha anche qualcosa di divino. L’eros = una carenza
che cerca una pienezza (perché ha già qualcosa della pienezza). Il desiderio dell’eros è di
generare nella bellezza. Aristotele: l’eros è il motore immobile, che tira tutte le cose

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senza muoversi. È la spiegazione dell’amore che Aristotele fa nella Metafisica. Il cosmo
esiste perché c’è un eros che muove tutto l’universo, però non è capace di amare. Nel
cristianesimo – “agape” – Dio ama e il suo amore è creativo perché non nasce da una
carenza ma da una pienezza che si comunica. L’amore è la ragione più profonda
dell’essere. Dio è amore = l’essere di Dio è amore, non è il mio amore = devo rispondere
ad un amore che non è mio (devo convertirmi a questo amore) – fare luce sulla verità che
abbita nel cuore della persona = la persona è chiamata a trascendere se stessa.
- Significato affettivo
- Significato antropologico
- Significato morale

29.03.2012 (lezione mancata)

19.04.2012
L’amicizia è un fatto di libertà. L’amore non è un fatto solamente privato, ma riguarda il bene
comune (non sono cose ma è il bene che si comunica alle persone) – questo permette l’atto
educativo. Il bene che si comunica deve essere la verità. La qualità del bene è necessario per
capire la qualità della comunità. Il bene della verità – bene spirituale che non si perde anche se si
comunica; i beni materiali. Non possediamo la verità ma la verità ci possiede; noi possiamo
soltanto parteciparne (la verità è più grande delle cose che conosci)– è fondamentale ed è
caratteristica dei beni spirituali. Non posso misurare la verità secondo la mia conoscenza; la
verità è sempre più grande di quello che posso comprendere. L’amore è necessario per
camminare nella verità (attrazione, amore a qualcosa che è più grande di noi). Quando una
società non cerca la verità, gli interessi privati saranno quelli che uniranno gli uomini (la verità
non può essere definita per l’interesse). L’ideologia non cerca la verità, non permette alle
persone di cercare la verità, ma da delle idee, delle soluzioni = indottrinamento che impedisce
alla persona di crescere. Non è vero che la società è buona se l’economia è buona. La vera
società non può essere definita solamente dal sistema economico – la società diventerà fragile e
l’economia sarà, di conseguenza, molto fragile.
La famiglia è un intimità ma non si definisce soltanto per la sua intimità; la famiglia si definisce
per i beni che sono veramente importanti (v. l’apertura alla nuova vita – che è un bene per
tutta la società). Il matrimonio diventa veramente istituzione quando si definisce non per la mera
intimità ma per i beni che sono comuni – la famiglia sta così tra il pubblico ed il privato.
L’amore è il fondamento del atto della libertà che è il bene – la libertà è sempre in riferimento
alla comunità (l’importanza di un riferimento comunitario perché la persona possa crescere nella
sua vocazione all’amore).
L’amore romantico – basato sul sentire – assolutizza gli affetti = il principio della
privatizzazione dell’amore. L’amore è visto non come una costruzione della vita ma come un
sentimento.
Affetti primari: reazione immediata al contatto con l’oggetto che suscita l’affetto (la tristezza
provocata da qualcosa). Il problema non è sentire la tristezza ma intravvedere la speranza che è
al di là della tristezza. La tristezza è una chiamata per costruire (mai se senti tristezza identificarti
con la tristezza – così si perde tutto; però quando senti la tristezza, ti abbandoni alla speranza).

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La tristezza è una chiamata ad una reazione diversa. Gli affetti permettono di vedere come
amare. Questa visione è incomprensibile per l’amore romantico. Il problema dell’amore
romantico: identificarsi con gli affetti (un giorno gioia, un’altro tristezza, un’altro ancora...non si
sa) senza che questi abbiano un filo conduttore tra di loro. Tutta la visione romantica cerca il
sentire comune impersonale come riferimento ultimo per l’amore – questo sentire non porta a
nulla. L’affetto non deve essere assolutizzato come se fosse unico. (i nazionalismi/ i fanatismi
religiosi: assolutizzare l’amore = quello che non è d’accordo con il mio sentimento è un nemico).
L’intimismo è contrario all’amore e all’amicizia. Quando l’amore diventa intimistico nel
matrimonio, è tragico (attenti a non confondere l’intimità con l’intimismo).
La fede nasce da un amore, il suo oggetto è amare – per questo, non può essere privato. Posso
avere fede perché una persona mi ha amato; l’amore vero permette la fede; il posto principale di
questa fede è la famiglia – elemento chiave per la fede: l’adolescenza (l’adolescente deve trovare
la sua identità distanziandosi dai suoi genitori). Il grande problema è quello di educare la fede
perché questa diventi matura.
Domanda esistenziale: come posso avere un futuro se non ho fede nell’amore? Amore che fa
crescere – amore che muore in se stesso. La fede è capita oggi come religiosa e soggettiva; ma la
fede deve essere prima di tutto religiosa e umana (fede nelle persone, negli uomini). Senza
l’esperienza iniziale di una fede umana è molto difficile avere una fede religiosa (che da
all’uomo un di più).
La credulità – peccato contro la fede (v. la superstizione) – noi abbiamo fede in ciò che Dio ci ha
rivelato – avere una fede forte che sa distinguere il rapporto tra fede e ragione. La MIA fede (mia
= segno di appartenenza non di esclusività) – per questo la fede è pubblica non privata e
soggettiva.
La fede nella modernità o è soggetiva o è un momento ancora imperfetto della conoscenza (la
fede non è fede perché è un’opinione) – l’esclusione della coscienza nell’ambito pubblico,
l’ammisione della fede nell’ambito privato. La modernità ha separato la fede dall’amore (la
fede non è fede nell’amore ma è fede nelle opinioni). Kant: la fede deve essere sottomessa alla
ragione. La fede è ragionevole soltanto se è soggettiva. La fede è un’evento d’amore –
l’esperienza religione non nasce da una ragione, ma da un’amore più grande. È necessario che
l’amore sia ragionevole, ma siccome l’amore nasce da un affetto che precede la ragione, la fede
nasce dall’amore.
Se la fede nell’amore è di un’amore divino diventa una fede di un valore eccezionale – si può
dare la vita per questa fede. La fede apre ai contenuti che non sono di questo mondo (un Dio che
mi apre ad una realtà umana più grande, un bene nuovo che l’uomo capisce – con questa
esperienza basilare, la religione ha un senso). La fede cristiana centra l’esperienza umana
nell’amore. Dio si rivela nell’amore umano = la religione cristiana è per l’uomo. Riconoscere
questo bene è molto importante per la persona e per la società. Vedere il cristianesimo come un
elemento privato è contro la verità della stessa società.

26.04.2012 (manca la lezione)

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03.05.2012
La coscienza – riferimento ad una sola autorità (Dio). La comunità non esiste senza il
riferimento all’autorità.
La concezione nominalistica di Lutero: l’unica cosa che unisce gli uomini è un’autorità, non la
verità.
Se la coscienza ha una mediazione veritativa, c’è una verità per tutti gli uomini – bisogna
formare la coscienza.
- Non si sveglia la coscienza senza il rapporto con l’altro = io posso essere cosciente di me
stessa solo se un’altro mi chiama. La coscienza, essendo personale, ha sempre un
riferimento comunitario. Il pensiero liberale prende la c come un elemento già formato,
separato da tutti gli altri. Il rapporto che sveglia la coscienza è il rapporto d’amore. Per
essere se stessa, la coscienza nasce da un rapporto di reciprocità, nella relazione con
un’altro. Abbiamo un concetto forte di coscienza perché abbiamo un concetto forte di
amore. Il rapporto reciproco è fondato sull’amore. Nella coscienza c’è sempre la presenza
di un’altro. La coscienza è principio di relazione, mai di isolamento.
- La necessità di una mediazione oggettiva che svegli la coscienza. Con il rapporto
dialogico (Bubber) – io non posso parlare di un io senza un tu = senza il tu, l’io non è
possibile – il bambino impara il tu e così si riconosce come io. Il principio di ogni parola
è questo. Se io-tu non ha mediazione, la parola “noi” non esiste; il rapporto io-tu è molto
necessario per il linguaggio ma nel rapporto c’è sempre un contenuto che ha diversi
significati (il rapporto con il tu che è amico, la relazione con il tu che è il padre o lo
sposo) = il rapporto io-tu che non ha una mediazione finisce per essere non-umano.
La reciprocità che fa crescere l’io; diversità di reciprocità io-tu che ha bisogno di
mediazione. Questo vale anche per la coscienza, che ha una visione di riferimento
sociale. I modelli/esempi personali sono essenziali per la formazione della coscienza.
La coscienza ha un ruolo sociale molto importante.
- La coscienza può essere deformata ma non può essere cancellata perché è la voce di
Dio nel profondo di ogni essere umano. La vera coscienza si apre all’altro nella
comunicazione del vero bene. Per Kant, la coscienza è il luogo divino in noi, ma non è
Dio, è colei che postula l’esistenza di Dio in noi. La c non è direttamente la voce di Dio
in noi ma risuona Dio – per questo bisogna chiarire l’ascolto cercando la verità che è più
grande di quello che io sento. La coscienza non è la verità. Nel romanticismo, la
coscienza è il luogo delle emozioni (distinguere le emozioni dall’amore) – il
discernimento dello spirito di Ignazio di Loyola – il discernimento affetivo è l’elemento
essenziale della formazione della coscienza – Dio ci parla negli affetti ma bisogna non
identificasi con gli affetti – il corpo è parte della coscienza che non è solo spirituale, ma
anche corporea. La coscienza parla anche degli affetti – ma non si può identificare la
coscienza con gli affetti, dice st. Ignazio. Cercare Dio, non la coscienza identificata con
gli affetti. V. un’affetto molto chiaro è la consolazione – io devo cercare Dio non la
consolazione, non devo identificarmi con la consolazione. In mancanza di consolazione

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non devi fare scelte perché farai le scelte sbagliate; devi aspettare che l’affetto passi e poi
scegliere. – questo è l’insegnamento di sant’Ignazio.
- Linguaggio affettivo nuovo: una spiritualità quasi totalmente affettiva (v. la spiritualità
francese). La dinamica dell’amore basato soltanto sull’affetto = la coscienza che non
cerca più la verità ma cerca di identificarsi con l’affetto = coscienza che vede solo che
cosa sento nell’intimità, non cerca la verità profonda delle cose = la coscienza si
identifica con l’emozione (quello che sento è buono = la coscienza diventa un valore
emotivo = la relativizzazione della coscienza) – tu devi rispettare la mia coscienza, ma
questa diventa debole/relativa per il soggetto emotivo che diventa incapace di prendere
decisioni che siano veramente forti e vere (oggi sento così ma domani potrei sentire
diversamente) – la coscienza si privatizza, diventa sempre più sensuale ma ha un influsso
sociale molto potente perché le persone emotive sono molto influenzabili, sono deboli.
- io sono molto di più che la mia autocoscienza – le persone centrate nell’autocoscienza
come elemento della propria identità scoprono che il mondo è molto più della coscienza
puramente emotiva – la coscienza non è la manifestazione esteriore di una emotività
interiore. La coscienza non si autogenera, si genera negli affetti che sono importanti per
la scoperta di sé (Freud: gli affetti nascono da elementi materiali nei qualli sono presenti
gli elementi più importanti che hanno plasmato la nostra vita) – privatizzazione della
coscienza = demoralizzazione assoluta.
- Il problema di Freud è che non sa cos’è l’affetto; per lui è solo una pulsione
energetica. Ma l’affetto non è pulsionale ma è sempre intenzionale (la presenza in me di
un’altro) – mi apre a qualcosa che non sono io, che è diverso da me e che mi arricchisce –
mi porta sempre fuori di me.
- La fede genera la coscienza – la fede come consegna del nostro essere a Dio – così
nasce Dio in noi – non è una questione emotivistica ma è questione di un rapporto
vero, profondo. Coscienza senza riferimento alla Chiesa non è vera, non è cristiana. La
coscienza non è mai autonoma ma per essere se stessa fa riferimento ad un’autorità che è
più grande di essa. Abbiamo una verità ricevuta che è più grande di noi – non siamo i
padroni della verità, ma i suoi servi. Siamo posseduti dalla verità, possiamo comunicarla
agli altri, mai imporla. Una coscienza senza Dio è una contraddizione (anche un ateo
ha la coscienza perché ha in sé la voce di Dio – non sa interpretarla e riconoscerla come
tale). Prendere sul serio la libertà della coscienza = rispettare la libertà religiosa. È questa
la libertà che fa da fondamento per tutte le altre libertà. Quando non si cerca la verità
questa non diventa un bene sociale – cerchiamo opinioni che scambiamo per verità –
l’opinione che non è condivisa è catalogata come politicamente scoretta.

10.05.2012
La privatizzazione della famiglia
Con l’Evo Medio cambia il modo di guardare e vivere il matrimonio anche grazie al
cambiamento di mentalità nei confronti della vita come destino (vocazione di vita) e nei
confronti della società stratificata. La vocazione non è più vista come accettazione del destino
ma come risposta ad una attrazione – apparizione dell’elemento gnostico (catari albigensi = i
puri) – tutta la sessualità sarà vista come impura (però è meglio il matrimonio che l’unione

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libera) – tradizione nella società medievale: le persone vivono insieme senza sposarsi – crisi del
matrimonio.
Momento dell’apparizione dell’amore cortese – comincia con il romanzo di Tristano e Isolda –
un modo di vivere gli affetti – l’amore nasce da un ideale, da un’ammirazione – l’amore è capire
un ideale per mezzo dell’ammirazione (l’elemento ammirativo è centrale – l’amore cortese avrà
al centro la donna, è un’amore molto femminile). Il problema: quanto più l’amata è
ammirata, tanto più è irraggiungibile. Una caratteristica dell’amore cortese è che non può
essere vissuto nel matrimonio perché la moglie è sempre raggiungibile = è un’amore che va
contro il matrimonio. Visione culturale dell’amore che non è cristiana. Per assolutizzare
l’ammirazione si deve bandire il matrimonio.
Un’altra caratteristica dell’amor cortese: l’amore è visto come malattia (la mia sofferenza di
non poter raggiungere l’amato sarà la forza del mio amore). È un amore in se stesso adulteriono,
che non si può vivere nel matrimonio. Il matrimonio = contratto il cui fondamento non poteva
mai essere l’amore (il matrimonio visto solo nel suo elemento giuridico).
Tensione tra l’amore e l’istituzione del matrimonio – cominciano a apparire i “matrimoni
nascosti”, senza l’istituzione = l’inizio della privatizzazione dell’amore. Il matrimonio –
questione di contratto, di terre, di possesso. Le cose si dividono: non era scandaloso per il tempo
avere la moglie (per avere i figli) e l’amante (il grande amore) – il matrimonio = pura istituzione,
non esisteva una spiritualità matrimoniale. Il matrimonio/la famiglia non risponde ad una verità
del cuore. L’istituzione - realtà pubblica; l’amore – realtà privata (che non può essere
istituzionalizzata).
Il matrimonio diventa sempre più un vincolo affettivo che non badava più all’istituzione del
matrimonio. L’amore privatizzato non poteva essere chiuso in un’istituzione.
Alla rivoluzione sessuale si risponde con una cultura nuova (non solo il pensiero che Dio ha per
me nell’eternità ma anche una questione del tempo e dell’affetto).
L’amore romantico: riferimento ai romanzi medioevali dell’amore cortese – rapporto molto
diverso – invece dell’ammirazione c’è la riflessione della propria emotività nell’interiorità della
persona. Tensione tra istituzione e amore = rifiuto del matrimonio visto come una realtà imposta
dall’esterno, una realtà che annoia e chiude l’amore, lo soffoca.
L’amore va contro il dovere. Amore-dovuto (nel matrimonio) e amore-gratuito (l’amore più
grande).
L’amore è il fondamento del dovere. Se dimentichiamo questo, perdiamo tutto.
L’obbedienza senza amore è una servitù mai una virtù. La differenza tra lo schiavo e il libero non
è l’obbedienza ma l’amore.
Per Max Scheller, l’amore non può essere comandato – non va bene guardare l’amore come un
comandamento – il dovere è sempre una cosa al di fuori del valore. Il valore ha una certa
spontaneità nella risposta che non va insieme al dovere. Il valore, non il dovere è il fondamento
della morale.

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L’amore ha una verità che chiede una ragione – risponde Benedetto XVI. L’amore può essere
un dovere perché è un dono. Il dono è il fondamento del dovere. (è un dovere studiare perché è
un dono per noi la saggezza).
Il dovere nasce dall’amore. Il dono, che è gratuito, diventa principio di dovere. Se Dio mi chiama
non posso non rispondere, perché il non rispondere è già una risposta, una risposta negativa
(quando qualcuno mi chiama, il non rispondere è già una risposta). L’amore non è mera
spontaneità.
Il primo dono: la presenza dell’altro in me che mi invita a rispondere al dono. Qualle è il bene
che qualifica il vincolo?
L’amicizia è un vincolo (se l’altro mi chiama, non posso non ascoltarlo – sarebbe una rottura
del vincolo) – il vincolo come fonte di obbligazione diventa poi il modo di comprendere qualli
sono i doveri ragionevli. L’amore non viene dopo il dovere ma fonda il dovere (è assurdo dire
“prima faccio il mio dovere e poi amo” – senza l’amare non c’è nessun dovere).

17.05.2012
L’amore nel Medio Evo: distinzione tra amore come ideale e matrimonio come istituzione.
L’amore cortese – idealizzare la persona, seguire l’ideale che non può essere rinchiuso nel
matrimonio (sarebbe la fine dell’amore) – il matrimonio serve esclusivamente per risolvere il
problema dell’eredità. La tradizione e l’autorità – sono i due valori presenti nella società
medioevale.
I figli, soprattutto le figlie che non avevano la dotte o erano secondo/ terzo geniti erano mandati
o nell’esercito o nel monastero – una delle grandi povertà della chiesa del Medioevo.
L’esenza del matrimonio diventa soprattutto giuridica. Quando san Tommaso parla del
matrimonio come la massima amicizia, è veramente una novità (molto difficilmente il marito
era marito della moglie – la moglie doveva essere sottomessa, virtuosa... – ma come, di solito, la
donna non aveva l’istruzione – non possedeva la virtù intellettuale, non poteva essere all’altezza
del marito)

Con la modernità, quando il riferimento affettivo cambia e l’amore è visto come sentimento
nasce l’idea È buono avere l’ideale ma l’amore concreto uomo-donna è possibile.
L’ideale non è mai sentimento (ti fa uscire da te stesso e ti proietta nell’ideale) – Il sentimento è
piutosto rivolto alla propria persona, è un fatto privato (come mi sento io).
Sant’Ignazio – il ruolo degli affetti: movimento interiore = sentimento = riflettere su se stesso.
L’affetto che rimane dopo la meditazione, dopo il pensiero di Dio – come mi sento = sentimento
= modo nuovo di percepire l’amore – il concetto di sentimento nasce dall’esperienza mistica –
esperienza interiore di Dio.

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Gli affetti sono comunicativi – nella modernità, l’affetto diventa solo un fatto privato. Nel mondo
spirituale è collegato alla visione intima di Dio (v. Lutero che fa la distinzione tra la chiesa come
instituzionale e la chiesa spirituale, nata nell’esperienza intima). La sacramentalità del
matrimonio non può essere capita perché la chiesa è percepita come realtà istituzionale.
Il corpo – riferimento spirituale, non visibile – visibile è la fede, che è però un fatto privato.
Il sentimento non ha a che vedere con la verità delle formule (per es. la verità sulla Trinità è una
formula che non suscita nessun sentimento) – il rapporto con la trascendenza nasce ma c’è
sempre il pericolo della secularizzazione – il sentimento: quello che io sento in me stesso (la
secularizzazione del sentimento) – soprattutto nell’ambito anglo-sassone – il sentimento diventa
un fatto totalmente privato.
Nell’ambito della trascendenza ci uniamo a qualcuno – nell’ambito del sentimento la persona
rimane da sola con se stessa.
Sentimento: visione romantica del fine ‘700 (il sentimento diventa emozione che ha un certo
legame con la trascendenza) e visione attuale (sentimento come circumscritto all’esperienza
privata).
La virtù integra l’affeto e la ragione.
Il sentimento nasce nel XVI
Separazione ragione – sentimento XVII
L’emozione nasce nel XVIII
La nascita del romanticismo come elemento culturale è totalmente contro il matrimonio.
L’ideale del rapporto uomo-donna è l’eterno finanzamento – rapporto di intensità di sentimenti
(libertinismo molto chiaro).
L’istituzione del matrimonio è vista come imposizione del voluntarismo– il divorzio diventa una
necessità (il matrimonio non è più visto come un’istituzione divina) – la secularizzazzione del
matrimonio (realtà che appartiene sempre più alla ragione).
Divisione tra visione pubblica e sentimento privato – chaos (i riferimenti non sono ancora del
tutto persi) – si perderanno con l’avvento della Prima Guerra Mondiale.
L’emozione perde la trascendenza – diventa un elemento materiale (per Schopenhauer il rapporto
uomo-donna è meramente materiale – per il prolungamento della specie) – pessimismo
antropologico. La visione degli affetti come materiali è portata avanti da Nietszche (la ragione
senza trascendenza, ragione che nega la vita – il superuomo) – la coscienza diventa emozione.
Questa evoluzione finisce con Freud – l’emozione non è altro che pulsione, l’amore non è altro
che energia – l’amore è una proiezione affettiva – Dio è l’idea di una soddisfazione totale
(è un’immaginazione) alla qualle l’uomo si appella perché non trova la risposta affettiva umana.
Di conseguenza, la società non deve più essere puritana ma molto tollerante verso tutte le
manifestazioni sociali. Ragioni adottate anche dai politici: se le famiglie hanno meno figli
avranno più possibilità di arricchirsi – mentalità puramente calcolante che ha perso del tutto la
visione transcendente = ingegneria sociale (costruire una nuova società con le nuove idee).

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Il primo tentativo di ingeneria sociale è il marxismo (cambiare la società a partire dalla visione
di poche persone) – al posto dei nobili, i borghesi, poi il popolo – non si tratta di chi ha il potere
ma di come cambiare la società che sia composta da persone che siano sottomesse alla società –
cambiare le strutture perché le persone cambino (la nuova classe prolettare) – rivoluzione fatta da
poche persone a nome di tutti.
Altro esempio di ingegneria sociale: la rivoluzione sessuale - la ragione unica della società: il
sesso (se si cambiano i significati del sesso si cambierà la società) – da qui la questione
femminista, il concetto di gender – il cambiare il concetto di matrimonio, la fisionomia della
famiglia (il grande nemico: la Chiesa Cattolica).
La verità non sta nell’imitare i metodi dialettici – non cercare l’accettazione pubblica, ma cerca
la verità – la questione è far vedere dove si trova una vita e una vita veramente grande che
risponde alla verità dell’uomo.
La fede = cammino di crescita nel quale, se sono rispettoso nei confronti della crescita divento
veramente libero nel cammino di ricerca della verità
Il fanatismo non lascia nessuno spazio alla fede.

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