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PARTE TERZA Autunno del Medioevo e rinnovamento preumanistico: l’età di Petrarca, Boccaccio, Chaucer (1310-1380)

CAPITOLO IV Chaucer e la nascita della borghesia inglese 1

S18 ON LINE Chaucer e Boccaccio (M. Praz)

INTERPRETAZIONI Chaucer deve molto a Boccaccio, alle cui opere attinge a piene mani, eppure sembra non conoscerlo. A differen-
za di Dante e di Petrarca, Boccaccio non è mai citato: alcune sue opere sono dallo scrittore inglese attribuite a
Petrarca o a un certo Lollius. Il fatto è ancora più strano se si pensa al Decameron, di cui Chaucer sembra pro-
prio aver ignorato l’esistenza. Mario Praz, nelle pagine seguenti, affronta la questione e contesta l’ipotesi di una
possibile derivazione dal Decameron della struttura dei Racconti di Canterbury.

 da M. Praz, Chaucer e i Se il silenzio intorno all’autore italiano nei casi del Teseida e del Filostrato può in qualche modo spiegarsi col de-
grandi trecentisti italiani, in
Machiavelli in Inghilterra, siderio di Chaucer di rifarsi a fonti più antiche e autorevoli, certo la stessa spiegazione non converrebbe al caso
Sansoni, Firenze 1962, pp. 71- della storia di Zenobia.1 «Maister Petrak»2 era certo un’autorità più valida di Boccaccio, ma possiamo credere che
84 con tagli.
il Chaucer avrebbe evocato un autore più antico, se avesse voluto trovare per l’antica storia un’autorità più con-
veniente del Boccaccio.
Se Chaucer non fosse mai stato in Italia, il modo di trasmissione dei libri, lento e casuale nel Medioevo, potrebbe ren-
der ragione di tale errore d’attribuzione da parte di Chaucer. Ma noi sappiamo che Chaucer fu in Italia, che visitò Fi-
renze in quell’anno 1373 nell’autunno del quale Boccaccio assunse l’onorifica incombenza di commentatore della
Divina Commedia. Quando Chaucer soggiornò a Firenze probabilmente Boccaccio viveva ritirato a Certaldo, ma è as-
sai poco verisimile che un personaggio ufficiale com’era il Chaucer non udisse della fama di Boccaccio.
Ma se ci sembra quasi incredibile che il Chaucer potesse ignorare il vero autore delle opere di cui fece sì largo
uso, d’altro lato non pare che egli conoscesse il Decameron. La conoscenza o ignoranza del Decameron da par-
te del Chaucer rappresenta il mistero maggiore tra quanti circondano la carriera e gli scritti del poeta inglese.
La tesi del Rajna che il Chaucer debba aver conosciuto il Decameron riposa su due argomenti, uno desunto dal-
la lettera3 del Petrarca al Boccaccio che accompagna la versione latina della storia di Griselda, l’altro dal carat-
tere della cornice dei Canterbury Tales. Se Chaucer avesse letto la lettera del Petrarca avrebbe saputo chi era il
vero autore della novella e – argomenta il Rajna – sarebbe stato naturalmente spinto a procurarsi il libro conte-
nente l’originale. Di questa conseguenza si può dubitare, poiché Petrarca nella sua lettera non mostra di apprez-
zare l’opera intera sì da destare la curiosità di gente colta; abbiam visto com’egli giudichi la novella di Griselda
assai dissimile da tutte le altre. Ma il manoscritto del De Fide Uxoria 4 che il Chaucer ebbe dinanzi agli occhi con-
teneva proprio quella lettera? La vide il Chaucer?
Concludendo intorno alla presunta conoscenza del Decameron per via della lettera-prefazione del Petrarca, an-
che se il Chaucer l’avesse letta vi avrebbe trovato assai scarso incentivo a leggere un’opera rappresentata come
giovanile, la sola parte degna della quale era preservata nella versione latina del Petrarca.
Il secondo argomento portato dal Rajna riguarda la cornice. Il Boccaccio giunse per gradi al suo disegno gene-
rale, uno stadio è rappresentato dal Filocolo; e prima della sua raccolta di novelle non v’è nulla di propriamente
simile in Europa. Il Libro dei Sette Savi 5 non introduce una compagnia di persone che narrano novelle a turno per
passatempo. Ma appena pubblicato il Decameron, tutte le raccolte di novelle della stessa specie, e molte di
quelle di specie diversa, si dimostrano derivate, direttamente o indirettamente, dal Boccaccio. La sola eccezione
sarebbe rappresentata dai Canterbury Tales. Lo stesso fenomeno che era avvenuto in Italia – strano a dirsi – si
sarebbe ripetuto poco tempo dopo in un paese così diverso dall’Italia e tanto meno maturo. D’altra parte, – ra-
giona il Rajna, riprendendo un vecchio argomento – non si può sostenere che il Chaucer trovasse l’idea della cor-
nice bell’e pronta in ciò che accadeva intorno a lui, perché il caso di una novella raccontata a una compagnia di
trenta persone cavalcanti in lunga e rumorosa fila non è di quelli che posson trovare riscontro nella vita reale. L’al-
toparlante non esisteva al tempo di Chaucer. Di certo non si richiede grande inventiva per sostituire la compagnia
di gente seduta del Boccaccio con una compagnia in moto, dal momento che Giovanni Sercambi,6 indebitato al
Decameron, immagina che le sue novelle siano narrate in parte cammin facendo per alleviare ai viaggiatori la mo-
notonia del viaggio, proprio come nei Canterbury Tales. Naturalmente non è impossibile che il Chaucer abbia co-
nosciuto la raccolta del Sercambi, forse – se si vuole aver l’ardire di sostenere questa derivazione – durante la sua
missione in Italia del 1378; ma, secondo il Rajna, il servizio che ci rende il Sercambi è soprattutto di mostrarci
per analogia ciò che accadde quando il Chaucer si trovò dinanzi al disegno del Decameron. […]

1 Zenobia: la storia della regina di Siria, Ze- accompagnandola, in una lettera a Boc- munque il giudizio sul Decameron non
nobia, narrata dal monaco nei Racconti caccio, con un giudizio non del tutto lu- era tale da invitare alla lettura dell’ope-
di Canterbury, è ripresa dal De claris mu- singhiero sul Decameron. Egli confessa ra.
lieribus [Donne famose] di Boccaccio, ma di aver dato solo un’occhiata a questo li- 4 De Fide Uxoria: La fedeltà coniugale.
attribuita da Chaucer a Petrarca. bro, che considera leggero e scritto in vol- 5 Il Libro dei Sette Savi: volgarizzamento,
2 Maister Petrak: Maestro Petrarca. gare per il popolo. Apprezza però la sto- alla fine del XIII secolo, di una raccolta
3 Se…lettera: il chierico, nei Racconti di ria di Griselda che, grazie alla sua tradu- di novelle, probabilmente di origine in-
Canterbury, narra la storia di Griselda zione in latino, ebbe larga diffusione in diana.
(l’ultima della X giornata del Decameron), Europa. Questa lettera però manca in al- 6 Giovanni Sercambi: autore di una raccol-
che dice di aver appreso da Petrarca. Pe- cuni manoscritti, per cui è probabile che ta di novelle nella seconda metà del Tre-
trarca aveva tradotto in latino la novella, Chaucer non l’avesse conosciuta e co- cento (cfr. cap. V).

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE TERZA Autunno del Medioevo e rinnovamento preumanistico: l’età di Petrarca, Boccaccio, Chaucer (1310-1380)
CAPITOLO IV Chaucer e la nascita della borghesia inglese 2

Il Rajna tralascia un fattore importante: la data in cui l’idea di presentare una serie continua di racconti comin-
ciò a formarsi nella mente del Chaucer. Quella data è piuttosto tarda: si è d’accordo nel porla dal 1386-87 in poi.
Se Chaucer avesse dovuto conoscere il Decameron, è ragionevole supporre che egli ne avrebbe sentito parlare una
delle volte che fu in Italia: non più tardi, dunque, del 1378. Poiché la probabilità per lui d’imbattersi in quel libro
appare considerevolemente minore nel successivo periodo d’ininterrotta residenza in Inghilterra. Ma se il Chau-
cer avesse conosciuto il Decameron prima assai del 1380, non sarebbe strano che egli non ne subisse alcun in-
flusso negli anni immediatamente successivi, che non derivasse da quella collezione la trama di nessuno dei
suoi racconti, anzi, v’ha di più, che continuasse a comporre le opere che dovevan far parte della sua futura rac-
colta come unità indipendenti, non meno isolata l’una dall’altra che la traduzione del trattato di Boezio non fos-
se dal Troilus and Criseyde? 7 Dire che l’influsso del Decameron rimanesse latente per tanti anni e poi, poco pri-
ma del 1390, a un tratto balenasse davanti alla mente del Chaucer nella forma d’un’idea, profondamente diver-
sa, del resto, d’un racconto-cornice, val tanto quanto attribuire al Chaucer il merito d’aver inventato lui quella
cornice.
A un dato momento Chaucer si trovò nel cassetto una quantità di componimenti relativamente brevi, le sue tra-
duzioni e adattazioni di opere di carattere assai divergente in prosa e in verso. […]
Appena Chaucer cominciò a considerare queste opere simultaneamente, appena le convocò insieme dinanzi al
tribunale del suo ingegno, il suo vivido genio drammatico dovette rendersi conto della stupefacente varietà di
contrasti che esse offrivano considerate l’una accanto all’altra. Ciascuna parlava con una voce, con un «tempo»
diverso. Ciascuna possedeva un carattere, una individualità propria. Qui un racconto romanzesco quale avrebbe
formato la delizia d’un cavaliere e d’un cortigiano; lì un racconto che era stato narrato da un dotto letterato d’I-
talia, più oltre un capitolo della Legenda Aurea 8 adatto alla lettura d’una raffinata monaca. […]
Io credo che si sia molto più vicini alla verità supponendo che un primo gruppo di caratteri di narratori balzasse
dalle storie medesime, mentre il Chaucer le considerava con la sua fantasia drammatica. Non credo che il piano
generale dei Canterbury Tales risultasse dalla giustapposizione d’una cornice – una compagnia di narratori – a un
insieme di racconti già esistenti, ma che gradualmente si venisse formando nella mente del Chaucer mentr’egli
considerava i vari racconti, più o meno eterogenei, come unità ciascuna dotata d’una sua atmosfera, colorata d’u-
na differente esperienza; mentre egli contrastava questi racconti drammaticamente, come voci diverse. Io credo
che una simile proiezione dei racconti in caratteri di narratori, un simile personificarsi dello spirito di ciascuna no-
vella in un personaggio concreto sia il nucleo del capolavoro chauceriano, l’improvvisa intuizione del suo genio
drammatico che recava ordine e armonia dov’era un caos d’elementi discordi. Se egli avesse realmente preso l’i-
dea dal Decameron, avrebbe rappresentato i narratori come persone appartenenti alla stessa classe sociale,
con uniformità di stile e di gusto, come i personaggi dei narratori del Boccaccio, che sono poco più di ombre. Suc-
cessivamente possiamo immaginarci il Chaucer nell’atto di far convergere i vari caratteri insieme.

7 Troilus and Criseyde: Troilo e Criseide, un trato attraverso il romanzo cortese. di Iacopo da Varazze (XIII secolo), narra in
rifacimento del Filostrato di Boccaccio fil- 8 Legenda Aurea: La leggenda aurea, opera modo fresco e ingenuo la vita di molti santi.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]