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PARTE SECONDA La letteratura italiana nell’età dei Comuni (1226-1310)

CAPITOLO VII La Commedia 1

S17 ON LINE Il conflitto delle interpretazioni. La struttura della Commedia secondo Croce e Gramsci

INTERPRETAZIONI Intorno al significato e al valore della struttura del poema dantesco si sono succedute e scontrate numerose e
diverse posizioni critiche. Per la valorizzazione in chiave figurale compiuta da Auerbach, sulla quale si fonda la cri-
tica degli ultimi decenni, cfr. S16 on line. Un atteggiamento estremo (e opposto a quello di Auerbach) fu quello
di Benedetto Croce (1866-1952), il quale negò ogni valore poetico alla struttura, riducendone il significato a
una funzione pratica, di sostegno per i frammenti lirici puri, gli unici veramente riusciti sul piano estetico. La po-
sizione crociana, espressa in modo organico in un libro del 1921 ( La poesia di Dante), influenzò profondamen-
te gli studi danteschi per molti anni.
A tale posizione si oppose con forza Antonio Gramsci (1891-1937), il quale in carcere (dove era stato rinchiuso
perché antifascista) tracciò una lettura, in particolare, dell’episodio di Farinata e Cavalcante (canto X dell’Infer-
no) per smentire la distinzione crociana tra struttura (= non poesia) e poesia. Secondo Gramsci l’effetto artisti-
co è inseparabile dalla costruzione strutturale dell’opera (cioè dal controllo esercitato dal pensiero dell’autore su
di essa).

Benedetto Croce
 da B. Croce, La poesia di Sulla struttura della Commedia, cioè sul romanzo teologico che le è messo a fondamento, è sorta una delle più
Dante, Laterza, Bari 1921.
cospicue sezioni della letteratura dantesca, gareggiante per mole con quella accumulata sulle allegorie, e si chia-
ma della «topografia fisica» e della «topografia morale» dei tre regni. [...]
Ma poiché la struttura [...] non nasce da motivo poetico, sibbene da un intento didascalico e pratico, essa non
vale né a segnare il particolare carattere poetico, posto che vi sia, di ciascuna cantica, né i passaggi da una si-
tuazione poetica all’altra, e può dare solamente ciò che è nella sua natura, connessioni estrinseche alla poesia
e determinate da ragioni strutturali. Ogni sforzo che si faccia per convertire queste ragioni in ragioni estetiche è
sterile spreco di acume. La poesia delle tre cantiche non si deduce dal concetto del viaggio pei tre regni, mercé
il quale l’umanità, e Dante che la rappresenta, passerebbe dall’angoscia e rimorso pel peccato al pentimento e
alla purgazione; e di là alla beatitudine o perfezione morale: questo è uno degli aspetti del romanzo teologico, ma
non è il principio informatore della poesia che a esso aderisce. La bellissima rappresentazione dell’arsenale dei
Veneziani non ritrova il suo ufficio e la sua giustificazione poetica nell’asserita intenzione che, com’è stato sotti-
lizzato, Dante avrebbe avuta di contrapporre uno spettacolo di fervida operosità economica al malvagio affaccen-
darsi dei barattieri, materia a quel canto; né l’escurso1 di Virgilio sull’origine di Mantova, nell’idea di dar saggio di
storia veritiera tra le fandonie delle streghe e dei maghi; né Ulisse, che narra il suo ultimo eroico viaggio da esplo-
ratore, ha nulla che vedere coi fraudolenti, tra i quali è condannato. Ciascuno di quegli episodi sta per sé ed è una
lirica a sé. E nemmeno si può considerare la struttura che sorregge la poesia come la «parte tecnica» del poema,
giacché la tecnica (come ormai dovrebbe essere ammesso) o non esiste in arte o coincide con l’arte stessa,
laddove la struttura della Commedia, avendo altra origine psicologica, non coincide interamente con la sua poe-
sia. [...] Si potrebbe [...] raffigurarla [la struttura] come una fabbrica robusta e massiccia, sulla quale una rigo-
gliosa vegetazione si arrampichi e stenda e s’orni di penduli rami e di festoni e di fiori, rivestendola in modo che
solo qua e là qualche pezzo della muratura mostri il suo grezzo o qualche spigolo la sua dura linea. Ma, uscen-
do di metafore, il rapporto con la poesia è semplicemente quello che passa tra un romanzo tecnologico, ossia una
didascalica, e la lirica che lo varia e interrompe di continuo. [...]
Tale è la rottura della coerenza onde personaggi e scene, che hanno un lor proprio valore di commozione, un
proprio significato sentimentale, sono poi costretti a servir da espedienti dottrinali; e Farinata abbandona il suo
disdegnoso atteggiamento ed esce dai pensieri, in cui è assorto, tutti patriottici e politici, per ispiegare i limiti del-
la conoscenza del presente e del futuro nei dannati. [...]
Per tale ragione, schema e poesia, romanzo teologico e lirica, non sono separabili nell’opera di Dante, come non
sono separabili le parti nell’anima sua, di cui l’una condiziona l’altra e perciò confluisce nell’altra; e, in questo sen-
so dialettico, la Commedia è sicuramente un’unità. Ma chi ha occhio e orecchio per la poesia discerne sempre,
nel corso del poema, ciò che è strutturale e ciò che è poetico; e in misura maggiore che non convenga fare per
altri poeti. [...]
Con ciò sembra chiarito il modo in cui bisogna trattare, o il conto in cui bisogna tenere, le parti strutturali della
Commedia, che non è di prenderle come schietta poesia, ma nemmeno di respingerle come poesia sbagliata, sì
invece di rispettarle come necessità pratiche dello spirito di Dante, e poeticamente soffermarsi in altro.

1 escurso: excursus (lat.), digressione.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE SECONDA La letteratura italiana nell’età dei Comuni (1226-1310)
CAPITOLO VII La Commedia 2

Antonio Gramsci
 da A. Gramsci, Quaderni del Farinata e Cavalcante: il padre e il suocero di Guido. Cavalcante è il punito del girone. Nessuno ha osservato che
carcere, Einaudi, Torino 1975;
Lettere dal carcere, Einaudi, se non si tien conto del dramma di Cavalcante, in quel girone non si vede in atto il tormento del dannato: la strut-
Torino 1947. tura avrebbe dovuto condurre a una valutazione estetica del canto più esatta, poiché ogni punizione è rappresen-
tata in atto. [...]

Come Dante rappresenta questo dramma? Egli lo suggerisce al lettore, non lo rappresenta; egli dà al lettore gli
elementi perché il dramma sia ricostruito e questi elementi sono dati dalla struttura. [...]

Il brano strutturale non è solo struttura, dunque, è anche poesia, è un elemento necessario del dramma che si è
svolto.
(dai Quaderni)

Mi pare che questa interpretazione leda in modo vitale la tesi del Croce su la poesia e la struttura della Divina Com-
media. Senza la struttura non ci sarebbe la poesia e quindi anche la struttura ha un valore di poesia.
(dalle Lettere)

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]