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MARGINI DI PLACCA

La litosfera è suddivisa in diversi blocchi chiamati placche. I margini (confini) delle placche sono di tre tipi:

1. margini costruttivi/divergenti (dorsali oceaniche), si ha risalita di magma e mantello impoverito


dando origine a nuova crosta oceanica;
2. margini distruttivi/convergenti (fosse oceaniche, orogeni), due placche convergono e una delle due
viene spinta sotto l’altra per poi venire riassorbita dal mantello sub-litosferico oppure due placche
continentali convergono causando deformazione compressiva continua;
3. margini conservativi (faglie trasformi), due placche si muovono tangenzialmente l’una rispetto
all’altra parallelamente alla faglia.

DORSALI OCEANICHE

Le dorsali oceaniche rappresentano i rilievi lineari più lunghi della Terra con una lunghezza complessiva di
quasi 60000 km.

Esse possono essere classificate in base ai tassi di espansione in:

 slow-spreading ridge (10-50 mm/a), come la dorsale Medio-Atlantica;


 intermediate-spreading ridge (50-90 mm/a), con il centro di espansione delle Galapagos;
 fast-spreading ridge (>90 mm/a), come l’EPR (East Pacific Rise).

I tassi di espansione influenzano tanti aspetti delle dorsali:

1. topografia generale
- fast-spreading ridge, topografia liscia (smooth) con faglie normali che immergono sia verso la
zona assiale che verso l’esterno;
- slow-spreading ridge, topografia articolata (rough) con faglie normali che immergono solo nella
zona assiale;
2. topografia della zona assiale
- fast-spreaging ridge, assenza di una valle assiale sostituita da uno scudo fissurale centrale
(central shield volcano) con un rift sommitale (summit rift);
- slow-spreading ridge, presenza di una valle assiale delimitata da scarpate di faglia che
accomoda una serie di vulcani a scudo;
3. spessore crostale e subsidenza
- fast-spreading ridge, maggiore spessore crostale dovuto ai grandi volumi di magma eruttati che
causa la subsidenza del fondo marino;
- slow-spreading ridge, minore spessore crostale e dorsale in risalita;
4. presenza di una camera magmatica
- fast-spreading ridge, tipicamente presentano una camera magmatica;
- slow-spreading ridge, non si osservano camere magmatiche essendo caratterizzate da
fenomeni magmatici molto limitati (magma-starved);
5. modelli di accrezione
- fast-spreading ridge, accrezione simmetrica;
- slow-spreading ridge, accrezione asimmetrica.

N.B.: Le dorsali ad espansione intermedia (intermediate-spreading ridge) hanno caratteristiche intermedie


con la presenza continua di vulcani centrali.

L’accrezione simmetrica è dominata dalla presenza di pillow-lavas


e complessi di dicchi.
L’accrezione asimmetrica avviene in seguito all’incontro tra una
dorsale ad una faglia trasforme. In questo caso l’estensione
avviene lungo faglie normali a basso angolo (low-
angle/detachment fault). Lungo tali faglie si possono formare i
mega-mullion, strutture lineari generate da ondulazioni del piano
di faglia nella direzione del trasporto tettonico.
Se durante l’estensione asimmetrica si verifica un allontanamento
rapido della crosta, si genera un assottigliamento crostale estremo
con la conseguente esumazione di rocce mantelliche (peridotiti).
Un esempio è il core complex dell’ofiolite albanese (Mirdita).

A seconda della
velocità di espansione della dorsale si possono avere anche
diversi tipi di discontinuità.

 discontinuità di 1° ordine  faglie trasformi ogni


300-500 km distanziate di 20-50 km;

 discontinuità di 2° ordine  OSC (overlapping


spreading center) ogni 50-300 km:

- slow-spreading ridge  bend o jog della rift


valley;
- fast-spreading ridge  overlapping tips con
bacini;

 discontinuità di 3° ordine  OSC ogni 30-100 km e:


- gap tra catene di vulcani (slow-spreading ridge);
- piccoli overlap (fast-spreading ridge);
 discontinuità di 4° ordine 
- piccole deviazioni nel trend dell’asse (fast);
- piccole deviazioni nella spaziatura tra cluster (slow).

In sezione sismica, i principali caratteri sismici di


una dorsale oceanica sono 5:

1. livello d’acqua trasparente (nessun


contrasto di impedenza acustica);
2. graben riempiti di sedimenti;
3. eventi iperbolici che caratterizzano il top
della crosta oceanica (topografia a
blocchi con faglie listriche);
4. riflessioni provenienti dalla camera
magmatica;
5. riflessioni provenienti dalla Moho
orizzontale.

RIFT CONTINENTALI

I rift continentali sono una tipologia di margini divergenti e rappresentano la fase incipiente della
separazione continentale.

Esempi importanti di rift continentali sono:

- il rift est-africano (A, E, K), legato alla propagazione del rift oceanico nel continente;
- i rift del Baikal e del Reno (B e R) che sono legati a eventi di collisione;
- il rift Egeo (AG) è legato alla subduzione di crosta oceanica antica infatti il Mar Egeo (e il
Tirreno) non sono altro che bacini di retroarco risultanti dal risucchio della fossa;
- il sistema di rift del Basin and Range (BR) legato al collasso gravitazionale di crosta inspessita.
I rift continentali vengono suddivisi in due classi, a seconda della direzione delle forze in gioco:

1. rift passivi (o “attivati dalla litosfera”),


generati da forze estensionali orizzontali
che provocano assottigliamento crostale e
separazione. Sono caratterizzati da
sedimenti clastici immaturi e poche (o
nulle) rocce vulcaniche;

2. rift attivi (o “attivati dal mantello”), generati da forze verticali dovute alla risalita mantellica che
causa la formazione di un duomo crostale soggetto ad erosione. Sono caratterizzati da grandi
volumi di rocce effusive.

I rift continentali possono essere ulteriormente suddivisi in:

1. narrow rifts (rift stretti), caratterizzati da litosfera fredda, spessa e resistente (Rift Est-Africano,
Reno e Baikal);
2. wide rifts (rift ampi), caratterizzati da litosfera calda, sottile e debole (rift del Mar Egeo, Basin and
Range);
3. core complex (complessi di nucleo), caratterizzati da litosfera estremamente sottile e debole
(sezione del Basin and Range nel Sud-Arizona).

L’estensione della litosfera è spiegata attraverso due modelli: 1. taglio puro, 2. taglio semplice.

Nel modello di taglio puro, la litosfera viene assottigliata


istantaneamente in modo simmetrico (con la formazione di
graben), con conseguente raffreddamento, subsidenza e,
talvolta, risalita astenosferica. Nella crosta superiore si ha
deformazione fragile, in quella inferiore deformazione duttile,
per questo le faglie terminano al limite inferiore della crosta.

Nel modello di taglio semplice, la litosfera viene tagliata da un


piano di faglia a basso angolo (detachment fault) che mette in
contatto crosta ed astenosfera e genera un blocco a tetto e
uno a letto della distensione dando al rifting una forte
componente asimmetrica. Alla detachment fault (faglia
maestra) si radicano una serie di faglie superficiali.

Due modelli spiegano l’estensione asimmetrica:

1. modello domino;
2. modello rolling-hinge (o migration).

Il primo modello (domino) prevede, a partire da crosta indeformata, la formazione di un sistema di faglie
seguita dalla rotazione simultanea dei blocchi. Le faglie in superficie hanno una geometria ad alto angolo
che diventa a basso angolo in profondità. Si ha la presenza di faglie di diverse generazioni in cui quelle più
recenti tagliano le più antiche.

Il secondo modello (rolling-hinge) prevede una rotazione sequenziale dei blocchi e la conseguente
migrazione della cerniera del footwall.
Le faglie maestre scaricano la litosfera adiacente alla faglia causandone la risalita. Questo movimento è
facilitato anche dai sedimenti che si depositano durante l’evoluzione del rift (sin-tettonici) il cui peso causa
subsidenza che facilita e accentua la risalita del blocco di footwall.

N.B.: i sedimenti sin-tettonici hanno uno spessore maggiore verso la faglia maestra (se lo spessore è uguale
per tutta la sua lunghezza non è sin-tettonico).

Nelle aree di rift continentale si ritrovano spesso laghi


terminali (nella zona di massimo rigetto, centrale del
sistema) dai quali fuoriesce un emissario (non vi sono
immissari). Si ha anche la retrogradazione di conoidi
alluvionali sulla scarpata del footwall che tendono a ringiovanirlo e la progradazione delle conoidi, sul
blocco di hanging-wall, verso la zona in subsidenza.

In altri casi si ha la migrazione dell’asta fluviale verso la


zona di massima subsidenza (Val d’Agri).

Se la subsidenza è molto accentuata si possono avere


anche fenomeni di ingressione marina. Nel Golfo di
Suez, il semi-graben è sommerso mentre l’hanging-wall
è esposto.

Quando la subsidenza è estrema sia il blocco di


hanging-wall che di footwall vengono sommersi con la
formazione di una piattaforma carbonatica.

Molti rift sono associati a LIPs (Large Igneous


Provinces). La composizione delle rocce ignee legate ai rift varia da basaltica a riolitica (non vi sono rocce
intermedie perché sono tipiche dei margini convergenti). In particolare la composizione dei basalti va da
tholeitica ad alcalina.

La formazione dei fusi magmatici è diversa a seconda della tipologia del rift:
- rift attivi  fusione per aumento di temperatura;
- rift passivi  fusione per decompressione e risalita adiabatica.

NARROW RIFT: RIFT EST-AFRICANO

È il più importante esempio di narrow rift. Lungo circa 3000 km è diviso


in 5 segmenti:

1. Malawi rift (a sud), caratterizzato da scarso vulcanismo;


2. Western rift (a ovest), caratterizzato da scarso vulcanismo;
3. Kenya rift (a est), caratterizzato da abbondante vulcanismo;
4. Rift Etiope (a nord), caratterizzato da abbondante vulcanismo;
5. Afar depression, caratterizzato da abbondante vulcanismo.

Questa zona è caratterizzata anche dalla presenza di una serie di duomi


giurassico-neogenici:

 Duomo etiope;
 Duomo del Nyiragongo;
 Duomo del Kenya,
importante perché qui si
incontrano il Western
rift ed il Kenya rift.
Le faglie che caratterizzano questo rift indicano un modello di
estensione asimmetrica. Infatti, la geometria delle faglie nella
zona del Malawi e del Tanganika mostrano la presenza di
semi-graben a polarità alternata con zone di overlapping e
faglie maestre e faglie sintetiche (arcuate in pianta e listriche
in sezione).

Nella zona del Tanganika, infatti, si osservano cinque


segmenti di faglia che immergono in lati opposti. Si osserva
anche una sovrapposizione (overlap) tra tutti i segmenti di
faglia.

La zona a nord (rift Etiope e Afar Depression) è


caratterizzata dalla presenza di numerosi bacini
asimmetrici (semi-graben) limitati da faglie
trascorrenti riempiti da sedimenti, anch’essi
asimmetrici, che hanno uno spessore maggiore in
prossimità della faglia maestra, presso le quali è
possibile notare il sollevamento del fianco del rift
(aiutato anche dalla subsidenza dovuta al carico
dei sedimenti). Altra caratteristica importante è
la presenza di diversi segmenti magmatici,
testimoniati anche da anomalie termiche
positive, imputabili all’intrusione di dicchi alcalini
e peralcalini che favoriscono l’estensione
(caratteristiche presenti anche nel Kenya).

Le faglie più antiche si trovano in Tanganika e coinvolgono spessori crostali maggiori, mentre le faglie più
recenti si trovano nella zona dell’Afar e coinvolgono spessori crostali minori. L’Afar, infatti, è il braccio più
recente del rift est-africano che si è attivato nell’Eocene con un tasso di estensione medio di 0.5 cm/a.

Il quadro cinematico di quest’area è piuttosto complesso:

- la placca araba si sta allontanando da Nubia a


circa 7 mm/a;
- il Mar Rosso si sta aprendo ad una velocità di
circa 16 mm/a;
- il Golfo di Aden si sta aprendo ad una velocità
di circa 23 mm/a.
L’evoluzione del rift est-africano inizia tra 28-20 Ma fa, quando si ebbero estesi fenomeni vulcanici con la
formazione del Duomo Etiope e l’inizio della formazione della Afar depression.

Tra 15-12 Ma fa, il vulcanismo si estese a sud dell’area favorendo la formazione del Duomo del Kenya.
Tra 8-5 Ma fa si ebbe la formazione del Western Rift e del Rift del Malawi.

Fino ad arrivare alla situazione odierna con la formazione del Lago Victoria sul Duomo del Kenya.

Il rift est-africano rappresenta la prima fase evolutiva del


sistema del Mar Rosso.

Il Mar Rosso è l’esempio classico di rift oceanico incipiente.


Questo sistema è costituito da una biforcazione a nord con il
Golfo di Suez a ovest ed il Golfo di Aqaba ad est.
L’evoluzione del sistema del Mar Rosso può essere sintetizzata in quattro fasi:

1. risalita di mantello astenosferico (stadio del rift est-


africano);

2. formazione del bulge astenosferico con conseguente


magmatizzazione alla base della crosta, formazione del duomo
crostale, vulcanismo e rifting delle zone di debolezza (stadio
Afar-1 o stadio del mean-ethiopian rift);

3. assottigliamento del bulge astenosferico, collasso asimmetrico del


duomo crostale e fine del vulcanismo continentale (stadio
Afar-2 o stadio dell’Afar rift);

4. formazione di crosta oceanica sul bulge astenosferico e


migrazione del continente (stadio del Mar Rosso).

Il sistema del Mar Rosso è lungo


3000 km e largo 300 km ed è caratterizzato da faglie listriche marginali
ad alto angolo. La profondità dell’acqua aumenta verso sud,
probabilmente perché a nord la crosta continentale è ricoperta da uno
strato di sale spesso circa 1 km, mentre la crosta oceanica vera e
propria si trova dal centro fino a sud. Inoltre a sud la Moho si inarca.

Il Golfo di Suez è caratterizzato da un semi-graben un’estesa serie di faglie listriche a polarità opposta che
sono più sviluppate nella zona a sud. Anche il sollevamento aumenta verso sud, in particolare sul lato est
del rift (Sinai) raggiunge i 2 km mentre sul lato ovest (deserto egiziano orientale) raggiunge circa 1 km.

Nella storia evolutiva del sistema del Mar Rosso si distinguono due importanti subsidenze che
corrispondono ad accelerazioni nell’estensione:

1. 16-17 Ma, di circa 200 m (Golfo di Suez e Mar Rosso);


2. 7-8 Ma, di circa 20 m (Mar Rosso).

Questi due eventi si riferiscono principalmente all’evoluzione del Golfo di Suez meridionale.
La prima subsidenza indica l’inizio dell’apertura del Mar Rosso che prosegue nella seconda fase
caratterizzata da uno stretching più intenso che porta all’oceanizzazione.

L’anomalia in aria libera del Mar Rosso settentrionale può essere scomposta in due componenti: una ad alta
frequenza, costituita da una serie di oscillazioni che indicano la presenza di blocchi fagliati/dicchi
sovraimposti ad un duomo regionale rappresentato dalla componente a bassa frequenza.

Due modelli per l’oceanizzazione:

1. underplating  prevede la risalita di mantello sotto la crosta;


2. iniezione di dicchi che generano l’estensione (più attendibile perché fitta meglio i dati gravimetrici).

Due modelli per l’apertura del Mar Rosso:

1. taglio puro;
2. taglio semplice.

(VEDERE PAGINA 4).

Il modello più attendibile è intermedio tra i due. In particolare:

- alla scala della singola struttura vale il modello di taglio semplice;


- alla scala del bacino vale il modello di taglio puro.

Tra 20-17 Ma fa Arabia inizia ad allontanarsi da Nubia formando un rift continentale (Golfo di Suez, S).
Tra 17-7 Ma fa l’estensione del Mar Rosso (R) accelera rispetto a quella del Golfo di Suez, per cui Arabia si
allontana da Sinai e si genera una faglia trascorrente nel Golfo di Aqaba (che termina in Anatolia), la faglia
del Mar Morto (A).
Tra 7-0 Ma fa l’estensione del Mar Rosso prende il sopravvento, ma il Golfo di Suez continua ancora ad
estendersi anche se ad una velocità molto minore.
WIDE RIFT: BASIN AND RANGE

Il Basin and Range è il più importante esempio di wide rift


al mondo. Esso è concentrato principalmente in Nevada,
California ed Arizona ed è limitato a nord dalla Columbia
River Basalt Province, ad est dalle Montagne Rocciose e
dal Colorado Plateau e ad ovest dai rilievi della Sierra
Nevada e dai vulcani della catena della Cascade.

La formazione del Basin and Range è legata al collasso


gravitazionale (dovuto a crosta inspessita), ha una
larghezza di 500-800 km e, pur trattandosi di una zona in
estensione, rappresenta un alto strutturale ubicato a circa
1500 m s.l.m.

Dal nome si evince che questa zona è caratterizzata dalla


presenza di dorsali e bacini con sedimenti
colluviali/alluvionali/playa (argille, evaporiti e sali).

I rilievi della Sierra Nevada sono legati a nord da una


subduzione attiva (Cascade) e a sud da una
paleosubduzione. La formazione del Basin and Range è
iniziata dopo le fasi compressive dovute alla subduzione. A
sud si è formato il sistema della faglia di San Andreas, una trasforme destra (testimoniato dal fatto che la
Sierra Nevada si sta allontanando dal Basin and Range a NW).

Da dati sismici è possibile identificare


una crosta sottile al di sopra di un
mantello a bassa velocità (confermato
anche da anomalie negative di Bouguer
che indicano la presenza di un mantello
a bassa densità e dalla presenza di alti
valori del flusso di calore che indica la
presenza superficiale di mantello
astenosferico). Al di sotto del Basin and
Range la Moho è relativamente piatta e
si approfondisce ai bordi, segno che è
una Moho di neo-formazione associata
al rifting.
L’evoluzione del Basin and Range è
polifasica. Si distinguono, infatti, due fasi
evolutive dalla durata di circa 10Ma
ciascuna:

1. estensione pre-Basin and Range


(o miocenica, 20-10Ma)
caratterizzata da assi di
estensione orientati NE-SW;
2. estensione Basin and Range (o
post-miocenica, 10-0Ma)
caratterizzata da assi orientati
NW-SE.

Si nota, quindi, che gli assi di estensione


sono ortogonali tra loro, ciò significa che
tra le due fasi è avvenuta una rotazione
della direzione di estensione. La
rotazione è avvenuta durante la fase
post-miocenica quando la giunzione tripla
di Mendocino è migrata verso nord ed ha
causato anche la propagazione verso
nord della faglia di San Andreas.

La prima fase estensionale (miocenica) è caratterizzata dalla presenza di faglie normali a basso angolo (circa
10°) che sono state ruotate insieme ai blocchi fagliati. Questi eventi sono particolarmente evidenti nel
settore di Yerington (Nevada) in cui si osservano faglie normali a basso angolo tagliate da faglie normali ad
alto angolo. In particolare 17Ma (Miocene inferiore) si formano le prime faglie normali ad alto angolo e
inizia la rotazione dei blocchi fagliati. Tra 17-11Ma (Miocene medio) si attivano nuove faglie normali ad alto
angolo (che tagliano quelle antiche a basso angolo) a causa dell’impossibilità di ulteriori rotazioni dei
blocchi fagliati.

Durante la fase miocenica il processo di rotazione è stato localmente talmente estremo arrivando
all’esumazione del nucleo metamorfico con la conseguente formazione dei metamorphic core complex, nei
quali si radicano le faglie estensionali.

Queste strutture consistono in un basamento metamorfico a forma di nucleo (core) e da una copertura
metamorfica separate da uno scollamento caratterizzato da un fabric milonitico (brecce milonitiche). I MCC
sono il risultato di una estensione per taglio semplice di una crosta calda. Nella zona di massima estensione
le faglie normali a basso angolo generano uno scarico a causa del quale il materiale sottostante tende a
risalire (per risalita isostatica) esumando la crosta inferiore.
La prima fase evolutiva (miocenica) è caratterizzata da vulcanismo esplosivo con prevalenza di tufi,
subordinate lave intermedie e sialiche e pochi sedimenti.

La seconda fase evolutiva (post-miocenica) è caratterizzata da vulcanismo effusivo con la formazione di


rocce basaltiche e riolitiche, con un maggior numero di bacini sedimentari (e quindi maggiore
sedimentazione).

Considerando entrambe le fasi evolutive, si è avuta un’estensione totale che va dai 60 ai 300 km con un
tasso di 1-5 cm/a.

Nel Paleozoico l’attuale zona del Basin and Range era un margine continentale passivo che fronteggiava
l’oceano di Farallon (attuale Pacifico). Questo margine passivo è stato inspessito durante i processi
orogenici mesozoici, ad esempio la formazione della catena del Nevada (Nevadaplano*). Inizialmente tale
catena era molto elevata e, quindi, in disequilibrio. Per ritornare alle condizioni di equilibrio ha subito un
abbassamento attraverso l’estensione, dopodiché si è avuta la formazione della Moho orizzontale e dei
MCC.

*Dove attualmente si estende il Basin and Range, nell’Eocene (35 Ma) esisteva un altopiano, il
Nevadaplano, che è stato successivamente smembrato giungendo alla configurazione attuale.

Durante il Terziario, in quest’area si è avuto un cambiamento di regimi cinematici. In particolare:

- nel Terziario inferiore (Paleocene-Eocene) vi era un regime di compressione che ha formato le


Montagne Rocciose e ha portato all’inspessimento della crosta;
- nel Terziario medio (Oligocene-Miocene) si passa ad un regime estensionale con il collasso della
parte superiore della catena. L’estensione è localizzata nei pressi dei M.C.C.;
- nel Terziario superiore (Miocene-oggi) la dorsale Pacifica si scontra con la zona di subduzione
dando inizio alla seconda fase estensionale con la migrazione della giunzione tripla di
Mendocino.
I caratteri sismici della crosta del Basin and Range possono
essere così schematizzati:

a. basamento cristallino della crosta superiore


trasparente per via della sua complessità
strutturale;
b. crosta inferiore più riflettiva della precedente
(ma sempre poco riflettiva) con eventi
discontinui legati a magmatismo ed estensione
duttile;
c. la Moho è una zona di riflessione continua ad
elevata ampiezza che si trova tra 9.5-10.5 s;
d. mantello superiore trasparente (non riflettivo);
e. vari riflettori inclinati (faglie).
MARGINI CONTINENTALI PASSIVI

Rappresentano la transizione tra crosta oceanica e continentale ad opera di un rift e sono localizzati
principalmente nell’oceano Artico, Atlantico, Indiano ed in Australia.

Con l’apertura del rift la crosta continentale


si assottiglia verso l’oceano e viene
ricoperta da sedimenti continentali e
vulcanici.

Durante l’allontanamento dei margini si ha


la deposizione di sedimenti marini che
ricoprono i sedimenti continentali e
vulcanici tiltati.

Si forma così un terrazzo continentale e si


accumula un grande spessore di
sedimenti che causano subsidenza*. Se la
subsidenza è alta, i sedimenti vengono
ricoperti da una piattaforma continentale
che passa alla scarpata e si raccorda alla
piana abissale.

Quando la sedimentazione diventa quella


tipica di un oceano profondo si parla di
margine passivo maturo (tipo Atlantico).
*La subsidenza è dovuta principalmente a due fattori:

1. fattori tettonici;
2. fattori termici.

La subsidenza tettonica è dovuta ad un rapido stretching che assottiglia la crosta e, di conseguenza,


aumenta la densità della litosfera causandone la subsidenza isostatica.

In seguito alla subsidenza tettonica, questo processo continua come conseguenza del raffreddamento del
limite litosfera-astenosfera (subsidenza termica).

In base alla natura della crosta di transizione, si distinguono due tipi di margini passivi:

1. non-vulcanici (RPM – Rifted Passive Margins, o nVPM – non-Volcanic Passive Margins);


2. vulcanici (VPM – Volcanic Passive Margins).

Si distinguono per tre caratteristiche:

1. velocità delle onde P nella crosta inferiore


a. nVPM  6 km/s;
b. VPM  > 7 km/s;
2. magnetismo
a. nVPM  poco magnetici;
b. VPM  magnetici;
3. immersione dei riflettori
a. nVPM  CDR (Continentward-dipping Reflectors);
b. VPS  SDR (Seaward-dipping Reflectors).

Del primo gruppo (nVPM) fanno parte due tipologie di margini passivi:

1. sediment-rich;
2. sediment-starved.

I primi sono caratterizzati da strati sedimentari anche chilometrici. Durante la fase di rifting il tasso di
estensione è maggiore dell’apporto dei sedimenti, per cui la crescita è limitata o assente, mentre durante la
fase di drifting vi è un grosso accumulo di sedimenti.

I secondi sono poveri in sedimenti che si accumulano direttamente sul basamento fortemente assottigliato
da faglie listriche.

Del secondo gruppo (VPM), invece, fanno parte i margini volcanic-rich caratterizzati, oltre che da sedimenti
clastici anche da sedimenti vulcanici.
In genere i margini passivi sono asimmetrici e a seconda di dove immerge la faglia listrica i margini di upper
e lower-plate si trovano in posizioni diverse:

- i margini lower-plate si trovano a letto della faglia (cioè la faglia si trova a tetto);
- i margini upper-plate si trovano a tetto della faglia (cioè la faglia si trova a letto).

Nei margini lower-plate vi è una risalita della Moho e della base della litosfera e si ha la formazione di
crosta oceanica. Di conseguenza il margine di lower-plate è molto assottigliato. Si hanno detachment più
antichi e abbondanti e lo spartiacque si trova nella zona interna.
Al contrario, nei margini upper-plate non vi è assottigliamento e si hanno pochi detchment recenti. Lo
spartiacque, invece, si trova presso la costa.

Questi due tipi di margini di alternano, si parla di alternanza e segmentazione dei margini asimmetrici, e
sono separati da faglie di trasferimento.

I principali caratteri sismici che caratterizzano i margini continentali passivi sono:

1. strato d’acqua trasparente;


2. riflessioni orizzontali provenienti dai
sedimenti post-rift, separati dai sedimenti
sin-rift da una break-up
unconformity;
3. cunei e bacini di semi-
graben che indicano
estensione della crosta
continentale;
4. cunei ignei immergenti verso l’oceano alla transizione continente-
oceano;
5. eventi iperbolici che definiscono il
top della crosta oceanica;
6. crosta continentale superiore non-riflettiva, estesa durante il
rifting;
7. crosta continentale inferiore riflettiva;
8. riflessioni orizzontali
provenienti dalla Moho.