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METODOLOGIA – ESAME SESSIONE GIUGNO

La Mano
La scoperta occasionale degli utensili hanno portato a tre conseguenze: La ricerca della presa più conveniente ed ergonomica,
La scelta del movimento utile allo scopo (affinamento motorio), Il miglioramento dell’attrezzo con interventi voluti e scelti per
migliorarne l’efficienza in rapporto allo scopo. La mano non è isolata: Le azioni che la mano può compiere sono acquisite da
tutto l’organismo. La mano è divenuta quindi l’organo fondamentale del lavoro dell’uomo. La mano è anche il prodotto di
questo lavoro (acquisizione di abilità, precisione dell’esecuzione dei movimenti e specializzazione).
Conseguenze di tale evoluzione della mano
La memoria: per poter sfruttare le esperienze precedenti, in funzione del miglioramento dell’efficacia dell’azione, occorre
memorizzare ciò che si è compiuto e la modalità di compimento dell’azione.
La capacità di proiettarsi avanti: rendere l’azione molto sciolta e disinvolta per riuscire ad ottenere con facilità e rapidità gli
stessi risultati dell’azione fatta normalmente
La capacità di progettare: porsi degli scopi e scegliere delle strategie per il raggiungimento di obiettivi.
Il Piede
Il piede ha dovuto farsi carico completamente della funzione di sostenimento del carico corporeo oltre che a tutte le
deambulazioni. Lo sviluppo del piede ha comportato la conquista della stazione eretta, lo sviluppo dell’equilibrio verticale, la
trasformazione strutturale dello scheletro. Gli schemi motori funzionali alla deambulazione hanno seguito lo stesso tipo di
evoluzione dell'attività manipolativa.

LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITA’: DA 0 A 2 MESI


Stadio Narcisistico Primario
In questo stadio il bambino vive l'alternanza tra una sensazione di privazione (causata dalla separazione dalla madre) e il
bisogno di alimentarsi. Fino a 2 mesi predomina il processo di maturazione. Dal 2° mese prevale l’esercizio funzionale,
favorito dall’ambiente
Aspetti della motricità del neonato
La Motricità del neonato (area motoria e organica), per i primi due mesi, rimane come nel feto: motricità di tipo sub-corticale.
La formazione reticolare matura intorno all’ottavo mese ed essa garantisce il tono muscolare. Due sistemi presenti nel cervello
regolano l’attività reticolare: il cervelletto e l’ipotalamo.
L’equipaggiamento del neonato necessario ad affrontare una serie di nuovi compiti:
- Produzione di Ormone dello Stress (Stress della nascita)
- Resistenza della Motricità Fetale (Stimoli Enterocettivi - Propriocettivi e possibilità di comunicazione)
- Riflessi Arcaici (Riflessi per l’adattamento agli stimoli del mondo nuovo)
- Automatismi Vitali (Suzione e respirazione)
Resistenza della Motricità Fetale: Stimoli Enterocettivi (interni) e Propriocettivi (del proprio corpo)
A) Postura:
Flessione dei 4 arti, Riflesso tonico asimmetrico del collo (posizione supina, se la testa viene ruotata, braccia/gambe si
distendono dal lato facciale e si piegano nell'altro)
B) Attività di massa
Irradiazione diffusa del movimento / impulsività motoria (gesti impulsivi non orientati)
C) Attività segmentaria (bilaterale ed asimmetrica)
Estensione e flessione degli arti, incrociare e divaricare i piedi, mano chiusa a pugno (pollice dentro), mano aperta a ventaglio.
Riflessi Arcaici
Caratteristici dei primi 2 mesi di vita, sono definibili “reazioni innate” a causa di riflessi di raddrizzamento e automatismi.
I movimenti arcaici sono riflessi del corpo con funzione di protezione. L’entrata in azione dei centri corticali permette
l'inibizione e la scomparsa dei riflessi arcaici e la cancellazione dei circuiti cechi del livello sub-corticale. Si dividono in:
Riflesso di andatura – Riflesso di drizzamento statico: Il corpo, leggermente inclinato, provoca movimenti lenti, regolari,
alternati, ritmati, come una camminata (marcia automatica). Si dividono in:
Riflesso di prensione: La stimolazione palmare provoca la chiusura della mano e il pollice in fuori. Riflesso inizialmente
involontario e sempre più volontario con la crescita.
Riflesso cutaneo plantare (Rovesciamento del riflesso di Babinski): La stimolazione cutanea plantare (piede) provoca nel
neonato un’estensione plantare, reazione contraria a quella che avviene in un'adulto in condizioni di normalità, nel quale la
stimolazione provoca un riflesso di flessione.
Riflesso delle braccia in croce: Il neonato, in posizione seduta, se viene lasciato cadere di schiena, esso manda il capo
all'indietro e apre le braccia.
Riflesso: è una risposta sempre uguale ad uno stimolo esterno e non può essere gestito (non agisce a livello celebrale).
Automatismi: (stimoli enterocettivi/esterocettivi)
Sono movimenti necessari alla sopravvivenza:
- Automatismo di respirazione (verso i 5 mesi prenatali).
- Automatismo di suzione (verso gli 8 mesi prenatali)
Il neonato è in grado grazie all’ipotalamo di legare un movimento ad una sensazione. L’esercizio di automatismo provoca una
serie di informazioni le quali finiscono per modificare lo svolgimento dell’automatismo per migliorarne via via il suo
adattamento allo scopo (feedback)
Automatismi: serie di azioni concatenate tra loro. Sono involontarie e con il passare del tempo possono essere modificate
Reazioni circolari: serie di tentativi che, con il passare del tempo, vengono affinati per essere più efficaci.

L’influenza dell’ambiente
Si dividono in: A) Esperienze sensoriali, B) I comportamenti fondamentali, C) L’ambiente umano.
A) Esperienze Sensoriali
Dopo la nascita, l’arrivo nell’ambiente aereo moltiplica la quantità e la qualità delle stimolazioni sensoriali
Funzione visiva
- Visione Ambientale: La Retina permette la visione generale d’insieme. Essa è già presente alla nascita.
- Visione Focale: La Macula (zona all’interno della retina) permette la visione puntuale e dei dettagli. Alla nascita è assente e
viene sviluppata con il passare dei mesi.
L’evoluzione del riflesso di fissazione
1° Stadio: Forma rudimentale di “fissazione” dell’oggetto: fissazione monoculare solo di stimoli molto vicini. (1°Giorno)
2° Stadio: Fissazione monoculare stabile (5° Giorno).
3° Stadio: Fissazione monoculare dominante, seguita dall’adeguamento del secondo occhio.
4° Stadio: Alternanza di Dominanza.
5° Stadio: Fissazione dello stimolo a qualsiasi distanza (4°Settimana), ma senza mantenere in modo fisso la visione.
6° Stadio: Lo sguardo segue senza incertezze lo stimolo (5° Settimana), mantenendo fisso lo sguardo.
Reazioni al colore
Il bambino viene attratto principalmente dai colori accesi e viene attratto in maniera minore dai colori scuri.
Funzione uditiva
Il bambino risponde agli stimoli in maniera proporzionale all’intensità degli stessi. Egli risponde più facilmente ai suoni gravi
rispetto a quelli acuti.

B) I comportamenti fondamentali
Riguardano soprattutto il soddisfacimento dei bisogni alimentari e del sonno
L’Alimentazione
1° Fase: Il risveglio comportamentale. Nasce da uno stimolo interno corrispondente ad un bisogno biologico.
L’ipotalamo (centro nervoso) genera un aumento generale di attività toniche dovuto alla necessità di alimentazione del neonato.
2° Fase: La facilitazione sensoriale selettiva. Per attivare l’automatismo di suzione, il neonato, inconsciamente, facilita la
sensibilità delle labbra che, a contatto con il capezzolo materno, inducono la suzione da esso.
3° Fase: L’eccitamento della mucosa boccale risveglia l’automatismo di suzione.
4° Fase: Influenza modulatrice esercitata sul funzionamento dei circuiti di rinforzo, ossia l'attivazione di comportamenti di
soddisfacimento del bisogno.
Il bambino, grazie ai feedback ottenuti in precedenza, associa a dei comportamenti propri/esterni l’influenza dell’ottenere latte
materno o meno.
Il sonno
Il sonno rappresenta il risultato di un esperienza soddisfacente: alla tensione (fame=disagio) succede, dopo la poppata, uno stato
di soddisfazione (sazietà=rilassamento) che provoca ipotonia e sonno. Vi sono due tipologie di sonno:
- Lo stato di sonno con onde corticali lente – può essere profondo o leggero (sonno lento)
- Lo stato di sonno con onde corticali rapide – porta ad una riprogrammazione dei comportamenti e un rilassamento muscolare
completo (paradossale).
Nel neonato (e nel feto) il sonno paradossale (con sogni) rappresenta il 55% del sonno totale (nell’adulto 15%).
Gli stati di coscienza di prechtl
Questi 5 stati di coscienza appartenenti al sonno si alternano in media ogni due ore in modo ciclico e in maniera casuale.
Sonno Profondo, Sonno Attivo, Veglia Tranquilla, Veglia Attiva, Pianto e Irrequietezza.
C) L’ambiente umano
Gli stimoli umani
Le prime manifestazioni di "affettività" sono di tipo meccanico (legate ai bisogni) e sono espresse dal bambino attraverso
scariche toniche. Si manifesta un interesse ed un bisogno di scambi con l'ambiente esterno provocando un esuberanza motoria:
grazie a queste scariche, il bambino è in grado di esprimersi con l’ambiente umano, ambiente dal quale lui dipende interamente.
La madre è il punto chiave dell’inizio della vita del bambino: il neonato manifesta un’unione molto forte con lei, essendoci
sempre a contatto. L’allattamento ne è un esempio: il neonato non soddisfa solamente un bisogno fisiologico, ma è a contatto
con il corpo della madre: ne avverte il calore, l’odore, la voce, lo sguardo, …
Tutta la sensorialità è messa in funzione in una situazione di soddisfazione (allattamento) che si ripete ritmicamente.
In questo modo, il bambino si abitua ad una presenza stabile, quale la madre, nella sua vita.
Il contatto corporeo
L’allattamento, assieme al rituale del bagno, della pulizia, del riscaldare, dell’asciugare e del vestire, apporta una serie di
sensazioni cutanee fondamentali al neonato.
Durante queste sensazioni, il neonato percepisce, attraverso il contatto con la madre, le sue sensazioni e il suo stato d’animo.
Poiché lo stato tonico del neonato rivela il suo stato mentale, il funzionamento psichico della madre induce quello del figlio.
La comunicazione
La prima forma di comunicazione del neonato è il contatto corporeo e le sensazioni da esso derivate.
Già a partire dai 2 mesi, il neonato inizia a sviluppare la vista e l’udito, tanto da lasciarsi attrarre dall’adulto che si interessa a
lui, ascoltando il tono vocale e fissando le espressioni del viso. I contatti con l’ambiente umano giocano un ruolo fondamentale
per quanto riguarda la comunicazione, nonostante gli stimoli esterni ed interni continuano a fornire informazioni al nascituro.
L’evoluzione del senso uditivo e di quello visivo, confermano una sottospecie di comunicazione innata dell’individuo.
Dalla ricchezza di questi scambi dipendono l’equilibrio emotivo e l’affettività del futuro adulto.

Teoria classica dello sviluppo motorio di Gesell e Amatruda (legge della progressione)
- Cefalo caudale: il controllo del capo e dell’asse corporeo precede quello degli arti.
- Prossimo-Distale: lo sviluppo dei movimenti delle parti prossimali precede quello delle parti distali degli arti.

Assi e Piani del Corpo Ci sono quindi i relativi piani:


Asse Longitudinale: taglia il corpo frontalmente dal vertice del capo all’unione dei talloni → - Piano Frontale.
Asse Trasversale: taglia il corpo orizzontalmente da una spalla all’altra ---------------------- → - Piano Trasversale.
Asse Sagittale: taglia il corpo lateralmente e divide il petto dal dorso --------------------------- → - Piano Sagittale.

LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITA’ – LEZIONE 2 – DA 3 A 12 MESI


Il terzo mese segna una svolta fondamentale: inizia un periodo nel quale il bimbo associa le sensazioni che esso prova a dei
movimenti motori ben precisi.
L’azione celebrale viene modificata: viene sempre più attenuata quella sub-corticale a vantaggio di quella corticale.
Stadio dell’oggetto precursore
- Passaggio dalla fase narcisista al costituirsi dell’oggetto (inizio dell’evoluzione percettiva).
- Il bimbo inizia a stabilire dei legami sempre più intensi tra i suoi desideri (bisogni interni) e le circostanze esterne, necessarie
per il soddisfacimento dei bisogni e si esprimerà non più con “scariche toniche” ma attraverso un “aggiustamento mimico”.
- Il bimbo trova sicurezza nella madre, elemento di stabilità a lui necessario per confrontarsi con il mondo esterno.
L’universo percettivo (fino a 7 mesi)
a) Maturazione corticale
La maturazione corticale consiste nella cancellazione dei movimenti arcaici e nell'attivazione dei differenti campi percettivi (si
creano i presupposti per i movimenti volontari, all'identificazione degli stati di soddisfazione e di insoddisfazione e all'influenza
del suo stato di piacere/dispiacere).
b) Mondo Spezzettato
Il bimbo si esprime completamente attraverso la sua motricità. Egli durante la sua vita scopre, impara e perfeziona i campi
percettivi in suo possesso, come l’olfatto, il gusto, la vista, l’udito, … che hanno tempi di maturazione differenti.
- Lo spazio boccale: legato all’alimentazione, si associa allo spazio olfattivo e tattile della mano per riconoscere la madre.
Non vi è certezza che si associ allo spazio uditivo, il quale però dimostra che il bimbo reagisce meglio alla voce materna.
- Lo spazio visivo: la visione ambientale del bimbo permette la percezione di forme-segnali, alle quali il bimbo reagisce in base
alle proprie esperienze affettive passate (feedback). L’azione che il bimbo compie per la messa a fuoco di un oggetto non
avviene grazie all’intervento del cervello ma è semplicemente un azione coordinativa dei movimenti. Solamente quando una
forma-segnale inizierà a creare interesse al bimbo, l’attività della messa a fuoco assumerà un carattere intenzionale.
L’universo affettivo del bambino fino agli 8 mesi
Lo sviluppo del neonato avviene normalmente attraverso la soddisfazione dei bisogni alimentari, associati a stimolazioni
sensoriali positive, offerte dall’ambiente affettivo.
Quando il bambino diverrà capace di stabilire punti di riferimento, allora egli diverrà più stabile.
La presenza materna è garanzia di questa stabilità
Il corpo del bimbo conosce la figura materna e prova una certa insoddisfazione se qualcun altro si occupa di lui.
L’importanza degli scambi madre-bimbo
Dalla qualità di questi scambi dipenderà la sicurezza del bimbo. Lo sguardo rappresenta l’esperienza fondamentale
dell’esistenza dell’altro: il contatto visivo è, infatti, alla base della socievolezza umana. È necessario che la madre, quando
allatta il bambino, capisca i contatti visivi che il bimbo le trasmette e risponda positivamente alle sue aspettative.
La mimica del bimbo
L’apparire del primo sorriso rappresenta la prima reazione mimica provocata dall’ambiente.
E’ segno delle prime relazioni sociali e si manifesta in situazioni privilegiate, come dopo l’appagamento di un suo bisogno.
Inizialmente lo dedica alla madre, successivamente anche ad altre persone, anche ad esso estranee.
L’interesse speciale che il bimbo prova nei confronti del volto di un essere umano è dato da tutte le esperienze di soddisfazione
che il bimbo ha provato assieme al volto materno o ad un altro tipo di volto umano.
L’entrata del mondo oggettuale (8 mesi)
A 6 mesi, il sorriso automatico del bimbo associato ad ogni volto umano viene accantonato, dato che il bimbo inizia a
distinguere i volti “familiari” dai volti sconosciuti. Solo ad 8 mesi, però, il bambino inizierà a riconoscere il volto materno.
L’universo affettivo
L’attaccamento alla madre
Il riconoscimento del volto materno porta al rafforzamento dei legami affettivi. La presenza materna viene considerata come un
desiderio e diviene insostituibile.
La paura dell’estraneo
Si verifica intorno al 9/10 mese e viene manifestata soprattutto dai bambini che sono stati allevati esclusivamente dalla madre.
L’esperienza della frustrazione
Contemporanea alla scoperta materna, essa è caratterizzata da due poli opposti: il piacere identificato con la presenza materna e
il dispiacere legato alla sua assenza. In questo modo il bimbo comprenderà il “principio di realtà”, come limite ai suoi desideri,
antagonista al “principio del piacere” caratterizzato dall’appagamento immediato.
L’accesso alla vera comunicazione
Inizialmente il bambino si esprime con l’ambiente semplicemente grazie ad una ampia gamma di sfumature emotive.
Con il passaggio allo stadio oggettuale, il bambino inizierà ad esprimersi con reazioni posturali, mimiche e gestuali in relazione
all’ambente. Il bimbo, perciò, vivrà con il corpo i sentimenti altrui, siano essi positivi o negativi.
In questo modo egli forgerà il suo temperamento, vera strutturazione di situazioni emotive, gestite da un insieme di schemi
tonico-emotivi specifici. Questo aspetto prende il nome di “identificazione”.
Area motoria
3-4 mese: controllo muscoli oculo motori, sorride, controllo dei muscoli della nuca e del collo, mantiene la posizione seduta
con sostegno e ha la possibilità di orientare lo sguardo.
6-8 mese: padronanza della posizione seduta, inizio delle attività intenzionali, inizio della prensione e manipolazione.
9 mese: mantiene con appoggio la posizione verticale, striscia, insediamento del tipo definito di prensione (pollice opponibile),
9-10 mese: rinforzo del bacino (può stare in piedi e mantenere la posizione verticale a lungo).
11-12 mese: si sposta lungo un appoggio, lascia un appoggio per prenderne un altro.
14 mese: cammina da solo.
La Prensione (prensione cubito-palmare, digito-palmare, rano-digitale)
Halverson afferma che la mano è un organo corticale.
1°tappa: Dalla localizzazione visiva dell'oggetto all'idea della prensione (2-3 mese)
A due mesi comincia a percepire il riflesso di prensione (apre la mano, la porta alla bocca, afferra l'altra mano o i piedi)
2° tappa: Coordinazione dello spazio visivo e dello spazio tattile della mano: inizia la prensione. (4-5 mese)
4 mese: riesce ad afferrare l'oggetto (non si accontenta più di afferrare le sue mani),
5 mesi: la prensione volontaria è acquisita
3° tappa: Periodo della manipolazione (6/10 mesi)
6 mese: Avvicinamento della mano, Presa dell'oggetto, Avvicinamento laterale della mano con la spalla
7-8 mese: Presa palmare (tra le ultime dita e il palmo), L'avvicinamento alla spalla diviene meno laterale grazie al gomito che
9-10 mese: La presa si realizza con l'aiuto del pollice (passaggio di un oggetto da una mano ad un altra), Prensione acquisita.
4° tappa: Esercizio delle diverse manipolazioni (dopo i 10 mesi): impara a bere, usa il cucchiaio, strappa gli oggetti.
LE UNITÀ BASICHE DELLO SCHEMA MOTORIO
STRISCIARE – SCIVOLARE
Si evolve parallelamente alla strutturazione degli equilibri. Risponde al bisogno dell’esplorazione. I bambini non sono in grado
di mantenere l’equilibrio, ovvero non sono in grado di controllare il proprio corpo. Lo strisciare è la prima forma di
locomozione del bambino. Il bambino scopre lo strisciare quando, sdraiato pancia a terra (prono), prova a sollevarsi da terra con
le mani: egli scivola all’indietro perché posiziona le mani troppo avanti al suo corpo (non possiede ancora equilibrio).
- Si sposta strisciando prima di raggiungere la posizione verticale.
- Ama spostarsi strisciando, anche dopo aver scoperto la posizione verticale
- Smette di strisciare anche per sollecitazioni del proprio ambiente sociale.
- Scivolare: evoluzione socializzata dello strisciare. Può durare a lungo
1° anno di vita: spostamento carponi (gattonare). Inizialmente viene sviluppata l’andatura a carponi monolaterale (avanzamento
con mano e piede dello stesso lato). Successivamente al 18°mese di vita, sviluppa l'andatura a carponi a coordinazione
incrociata (avanzamento con mano dx/sx e piene sx/dx). È un miglior traguardo perché è più facile il mantenimento
dell’equilibrio: Il carponamento monolaterale possedeva un equilibrio lineare con il possibile sbilanciamento a dx/sx. Il
carponamento a coordinazione incrociata permette un miglior equilibrio appoggiando sempre un arto del lato dx/sx.
ROTOLARE
Le prime forme di rotolamento sono inizializzate dal riflesso del collo e si evolvono parallelamente allo sviluppo
dell’equilibrio. Il rotolamento favorisce l’orientamento spaziale-dinamico.
Prima ancora di raggiungere l’equilibrio da seduto, il bambino impara il passaggio dalla posizione prona alla posizione supina
durante il primo anno di vita e successivamente il passaggio da quella supina a quella prona (sempre nel primo anno di vita).
3 anni: scoperta spontanea della capovolta in avanti: viene scoperta a causa della curiosità del bambino (visione al contrario del
mondo mettendo la testa tra le gambe).
5/6 anni: apprende con facilità e naturalezza, anche se non sperimentata, la capovolta avanti ed indietro.
Questo gesto è molto interessante per il bambino, dal momento che egli sperimenta cose nuove, viene scombussolato il suo
equilibrio e il bambino lo trova molto interessante e lo ricerca. Con il passare degli anni, lo schema motorio della capovolta o
rotolamento sul dorso diventa sempre più difficile per remore e inibizioni.
Lo schema motorio è molto globalizzante: è fondamentale per il miglioramento degli equilibri dinamici in posizioni inusuali,
per l’orientamento spaziale e per la strutturazione dello schema corporeo
SALTARE
La prima forma di salto che compare avviene intorno ai 2 anni. La gravità è una forza che sollecita i riflessi di estensione e
stimola le reazioni di appoggio. Essa crea il primo orientamento spaziale (la verticalità) ed è in relazione ed essa che si
schematizzano i primi equilibri automatico-volontari. Le prime esperienza di gravità il bambino le fa con gli oggetti: lasciandoli
cadere e ascoltando il rumore che fanno al loro arrivo a terra.
A 2 anni circa, il bambino sente l'esigenza di sperimentare su di se l’influenza della gravità: il bambino non si lascia mai cadere,
ma compie una spinta verso l’alto per saltare giù. L’istinto di spingere in alto prima di cadere giù, costituisce una efficace difesa
contro le conseguenze di un brusco impatto. Predilige questo tipo di salto fino a 6/7 anni.
Il salto in basso, oltre a fargli prendere coscienza della sua forza peso, gli consente esperienze fondamentali
2 anni: salta da un gradino con arrivo a piedi divaricati “sagittalmente”.
3 anni: salta da un gradino con i piedi paralleli.
5 anni: salta da 50 cm ma arriva al suolo preferibilmente su 4 appoggi (non è in grado di eseguire movimenti in volo, E’
concentrato sull’arrivo, Non flette gli arti in volo)
6 anni: aumenta l’altezza, ma è ancora interessato all’arrivo al suolo (inizia la flessione degli arti in volo)
7 anni: aumenta l’altezza (70-80 cm) ma non è ancora tranquillo per l’arrivo al suolo. (il salto diviene più equilibrato)
8/9 anni: sono possibili esperienze di movimento in fase di volo, ma lo sguardo è ancora rivolto verso il basso.
10/11 anni: sono possibili esperienze di movimento in fase di volo, compreso l’atteggiamento ad arco del corpo.
ARRAMPICARSI
L’arrampicarsi è il secondo schema motorio che il bambino apprende.
Il bambino è più portato all’arrampicarsi rispetto all’adulto perché il bambino non ha il senso del pericolo.
La tendenza all’arrampicarsi comincia quando il bambino cerca di raggiungere la posizione verticale (1° anno di vita).
Se il bambino non è inibito dall’esterno, tende ad arrampicarsi sempre più in alto.
Il bambino si arrampica come se “strisciasse verticalmente”: tende ad aderire con tutto il corpo all’oggetto sul quale intende
arrampicarsi. Man mano che migliorano il controllo della presa e dell’equilibrio, l’arrampicata diviene sempre più sicura.
Fondamentale, per la sua evoluzione, è anche lo sviluppo dell’orientamento spaziale.
L’arrampicarsi è un’attività massiva, che fornisce al bambino una grande quantità di sollecitazioni di vario tipo, molto utili allo
sviluppo psicomotorio del bambino, ma anche all’osservatore che vuole valutare lo stato di maturità raggiunto.
LE IMPUGNATURE E PRESE
Un arrampicata comporta un uso del tutto caratteristico dei segmenti distali, quali mani e piedi, integrato, secondo necessità,
dagli interi arti. Interessanti sono la varietà degli atteggiamenti che si assumono durante l’arrampicata e le attitudini di appoggio
(sospensione di doppio appoggio, sospensione solo con arti inferiori, solo con arti superiori, sospensione rovesciata, …)
La capacità di scelta delle modalità di arrampicarsi, in relazione alla struttura che si vuole scalare, e la scelta stessa, che è
condizionata dalla situazione fisico-motoria e psicomotoria in cui si trova il soggetto, sono esperienze che ampliano la
formazione del nascituro.

LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITÀ: DA 1 A 3 ANNI


Il bambino alla scoperta del mondo oggettuale
Dallo stadio oggettuale, il bambino estenderà al mondo degli oggetti le esperienze già realizzate col suo ambiente umano.
Da questo momento in poi, grazie alla permanenza dell’oggetto, la sua attività motoria inizia ad essere controllata e diventa
intenzionale. La funzione di aggiustamento permetterà di perfezionarla in base alle esperienze compiute durante la sua vita.
L’impianto motorio indispensabile per la funzione di aggiustamento
L’evoluzione del tono posturale
Fino ad 8 mesi, la dotazione motoria del bambino si organizza attraverso il gioco delle reazioni circolari.
Con l’entrata del mondo oggettuale (permanenza dell’oggetto), la sua attività motoria diventa sempre più intenzionale.
Acquisizione delle Prassie: insieme di reazioni motorie coordinate in funzione di un risultato pratico.
Condotte esploratrici e bisogno di esplorazione
A 15 mesi il bambino inizia a sentire il bisogno di esplorazione (o riflesso d’orientamento): la condotta esplorativa è una
risposta “globale” dell’organismo ad una nuova situazione (novità o carattere insolito dello stimolo).
L’attività esplorativa: risponde al bisogno di informazione e di stimoli nuovi.
I meccanismi neurofisiologici (corteccia ed formazione reticolare) supportano la funzione di vigilanza.
La funzione di vigilanza possiede 2 forme:
- La vigilanza diffusa: (attivazione soprattutto della corteccia) necessaria alla discriminazione degli stimoli nuovi.
- La vigilanza specifica di carattere adattivo: l’organismo sceglie lo stimolo che corrisponde ai suoi bisogni del momento.
18 mesi: L'attività senso-motoria provoca il distacco dai rapporti esclusivi con la madre e l’esistenza della permanenza degli
oggetti si modifica dallo spazio degli “oggetti” a quello degli “oggetti indipendenti”. La propria azione cessa di essere la fine
dell’universo esterno, per divenire un fattore fra gli altri, ancora centrale, ma posto sullo stesso piano degli altri elementi.
Spazio degli oggetti indipendenti
Gli oggetti sono Indipendenti e Durevoli, se possono essere collocati nella successione degli avvenimenti. Vi è la necessità della
creazione di una rete spazio-temporale e di rapporti causa-effetto.
Dai 18 mesi ai 3 anni: la percezione dello spazio è topologica (dentro/fuori, davanti/dietro, ...). La costruzione dello spazio si
poggia su intuizioni elementari: Rapporto di vicinanza, separazione, ordine o successione spaziale.
Area Intellettuale
Il linguaggio del bambino si sviluppa (parla in 3 persona). I confini della memoria si allargano (cerca i giocattoli mancanti –
rievoca avvenimenti del giorno precedente). L’interdipendenza tra sviluppo motorio e sviluppo psichico è molto alta.
Inizia a ragionare in maniera deduttiva sul piano massivo/muscolare (spinge una sedia per salirci, per raggiungere un oggetto).
Area Affettiva
Vi è ancora il senso primitivo della propria identità, poichè domina ancora il fenomeno affettivo di identificazione, che porta
all’imitazione inconscia dei soggetti cui il bambino è legato affettivamente. L’amore materno (familiare) diventa mezzo per
superare la frustrazione (negazione, privazione). Il principio del piacere è sostituito dal principio della realtà.
Area Sociale
Comportamento quasi sociale. Anche quando gioca con gli altri bambini, si rivolge prevalentemente a se stesso. I suoi contatti
con gli altri sono scarsi e brevi, predilige i giochi solitari ed ha consapevolezza del suo gruppo familiare.
Area Motoria
Compie i primi passi indipendenti: sviluppo dell’equilibrio generale che dipende dalla maturazione del sistema tassico
(dell’equilibrio in verticale). Successivamente cammina sincronizzando braccia e gambe, ma senza flessibilità.
Movimenti Volontari
1 anno: Striscia, Seduto, Si rialza, Cammina con sostegno, Possiede una buona prensione.
Il rilasciamento adattivo è scarso: non è in grado di creare una pila di più di 2 cubi (al 3 cubo cade la struttura)
15/18 mesi: Si rizza senza sostegno, Cammina senza aiuto, Abbozza la corsa, Sale le scale con aiuto, Scende senza aiuto.
Il rilasciamento è migliorato (non ancora dosato (3 cubi))
2/3 anni: Cammina, Corre, Salta da un gradino, Calcia la palla, E’ molto vivace. È un acrobata ed uno sperimentatore,
Ama i movimenti globali, Prensione precisa (sfoglia un libro).
LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITÀ: DAI 3 AI 6 ANNI
In questa fase, il bambino passa dalla fase di partecipazione alla fase autonoma: Nasce la scoperta dell' "io"(se stessi) ed il suo
interesse si modifica dall’esterno (ambiente) all’interno (se stesso).
Affermazione di se/egocentrismo: la tendenza non sarà più quella di assimilare i sentimenti e gli atteggiamenti degli altri, ma di
opporsi per affermare la propria personalità nascente. (Wallon - Stadio del personalismo)
Area intellettuale → realtà slegata, episodica
Parallelamente alla funzione di interiorizzazione, si sviluppa la “funzione simbolica” che favorisce un attività “proiettiva” volta
a creare un universo magico dove la realtà e l’immaginazione vengono confusi.
Animismo: Ogni avvenimento ha in se la sua ragione di essere. Feticismo: Attribuire a degli oggetti particolari poteri.
Magismo: Attribuire agli avvenimenti valori o cause sovrannaturali, qualora non è possibile spiegarle concretamente.
L’attività simbolica aiuta la strutturazione dell’io. Quando si realizzerà l’adeguamento tra ciò che viene progettato e la verità di
ciò che viene percepito, il bambino passerà da un universo magico al mondo reale organizzato.
4/5 anni: non è ancora in grado di “progettare” l’attività (attribuisce nome e significato alle cose solo dopo averle realizzate).
5/6 anni inizia ad essere in grado di fare un “progetto” prima di realizzarlo (dice in anticipo ciò che vuole fare)
Area Affettiva → fase edipica
- Sentimento ambivalente di gelosia, rivalità e ammirazione nei riguardi del genitore dello stesso sesso.
- Scelta del genitore di sesso opposto come oggetto d’amore (sentimento ambivalente).
In realtà secondo la scuola psicoanalitica tutto è più complesso soprattutto nelle differenze fra l’edipo maschile e femminile.
E’ interessante considerare i prerequisiti cognitivi, affettivi e sociali del complesso edipico stesso. Riconoscimento di diverse
figure familiari in rapporto con lui con ruoli diversi. Queste hanno rapporti tra loro da cui lui è escluso. Questo costituisce un
problema, perché i suoi legami con entrambi i genitori sono forti, da qui i sentimenti di invidia e gelosia. L’esclusione dalla
conversazione diventa spinta verso l’epistemofilia (desiderio di sapere). In effetti il complesso edipico classico presuppone una
precisa struttura familiare - ruoli distinti e differenziati fra i 2 genitori: la madre nutrice ed il padre autoritario.
Area Sociale → fase di non collaborazione
3 anni: età dei “capricci” (bisogno di affermazione, il mondo esiste in quanto c’è lui): Ama i giochi solitari, ma svolge anche
attività corale. Sa collaborare con l’adulto, ma non con i suoi coetanei per i quali ha sentimenti di gelosia
4/5 anni: comincia a giocare con 1/2 bambini.
5/6 anni: compare il gioco di collaborazione, Interessato a progetti di gruppo, Ama completare le attività intraprese.
Area Motoria
Caratteristica dei gesti: Spontaneità, Naturalezza. Le esplorazioni del fanciullo sono intenzionali.
4 anni: il bambino perde di spontaneità ed entra nell’età della commedia. Grande uso dei giochi di espressione.
Movimenti Volontari
MV 3 anni: Alterna movimenti globali e segmentari, Sa fare giochi sedentari (Giochi in scatola), Mette in colonna 10 cubi
(capacità di inibire e controllare i movimenti), Possiede tutte le unità basiche del movimento, Difficoltà sul piano obliquo (sia
nel disegno che nella manualità), Sale le scale a piedi alternati, Corre con sicurezza (seppure con una fase di volo molto breve):
accelera, rallenta, gira, salta in basso, «Salta» (scavalca) un ostacolo di 30 cm, il tutto grazie allo sviluppo dell’equilibrio e
grazie alla maturazione in senso cefalo-caudale del sistema nervoso.
MV 4 anni: Movimenti meno «massivi», Braccia autonome rispetto al tronco, Sa variare il ritmo del passo, saltella, salta, balza
in lungo, Corre con variazioni di ritmo, Mantiene l’equilibrio su un piede per parecchi secondi, Cammina in equilibrio su un
asse di 6 cm, Ha ancora delle difficoltà sul piano obliquo (non copia un rombo), Lancia dall’alto in basso,
Discreta indipendenza dei vari distretti muscolari degli arti: i segmenti corporei reagiscono meno massivamente.
Caratteristiche del bambino a 5 anni: Il cinquenne possiede le unità basiche del movimento, imparate ed elaborate nei suoi 5
anni di vita e da quest’età in poi, egli inizierà un miglior controllo – maggiore economia dei movimenti appresi fino ad allora.
Si dice che la prima infanzia si concluda a 5 anni.
MV 5 anni: Tappa nodale degli schemi motori di base, Economia dei movimenti, Buon equilibrio statico, Percorre un asse di 4
cm con qualche interruzione, Sa equilibrarsi sugli avampiedi, Esegue saltelli su un piede, Preferisce ancora lo stacco pari nei
salti, Ha il controllo centrale dell’azione di corsa, Apprende «esercizi», ma l’attenzione è di breve durata, La coordinazione
occhio-mano è scarsa, Scarsa l’attitudine ritmica, ma sa muoversi seguendo la musica (sincronizzazione motoria).
Caratteristiche del bambino a 6 anni: Non sta mai fermo. In continua ricerca di nuove esperienze (fa tutto ed è dappertutto),
Anche emotivamente è estremo: gioca ridendo e piange disperandosi, Sembra continuamente alla ricerca di nuove esperienze
motorie che arricchiscano la sua conoscenza del mondo oggettivo.
MV 6 anni: Reazioni globali, Non sa scegliere, Ottimo l’equilibrio in bicicletta, L’equilibrio in volo migliora progressivamente
Lancia da posizione asimmetrica, Migliora la capacità ritmica sia sul piano percettivo che su quello psicologico,
E’ imprudente: si arrampica, si intrufola, oscilla appeso a una corda, Gioca con la palla in modo irruento, Realizza costruzioni
più alte delle sue spalle, Possiede una grande resistenza.
LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITÀ: DAI 7 AI 10 ANNI
Area affettiva
Risoluzione del complesso di Edipo (costituzione del Super-Io; instaurazione della norma interiore – prima personale, poi del gruppo; prende il sopravvento
il “principio della realtà”), Progressiva assunzione del ruolo del proprio sesso (tipizzazione sessuale), Controllo dell’emotività e
dell’impulsività (apprezzamento delle norme del vivere comune), Fase di latenza (l’interesse per il proprio corpo si attenua; interesse crescente per il mondo
esterno – naturale e sociale), Dai 7 anni in poi, gli oggetti acquistano valore per se stessi e non solo in funzione del “fare”, dell’
“agire” del “potere”. E’ l’età delle collezioni, Auto-valutazione
Area intellettuale
In questa fascia di età (7-10 anni) avviene il passaggio da interessi soggettivi concreti a oggettivi concreti: siamo sempre sul
piano della concretezza ma, mentre nell'infanzia tutto è riferito al soggetto, nella fanciullezza l’oggetto ha valore per sé.
Formazione della rete categoriale (relazione, causalità, qualità, spazio, tempo, durata ecc.): Fino a 6/7 anni non è in grado di cogliere
relazioni causali, temporali, spaziali, ecc. tra gli elementi percepiti di un insieme, i quali restano giustapposti. E’ solo dopo i 7
anni che il fanciullo supera il sincretismo proprio dell’età precedente, per accedere alla conoscenza obiettiva.
Le categorie mentali
“Le categorie mentali gli consentono sempre più di analizzare l’avvenimento o l’oggetto percepito, di osservarlo da punti di
vista diversi, ogni volta astraendolo dagli altri, di cogliere i rapporti esistenti tra gli elementi d’una medesima percezione e fra i
fenomeni percepiti in simultaneità o in successione”. Diventa quindi capace, sempre a livello concreto, di classificare, ordinare
in serie, numerare, ecc., ovvero di staccarsi dalle percezioni e di applicare principi astratti con cui ordinare e mettere in
relazione obiettiva la realtà”. Esempi di categorie mentali:
La relazione: Fino a 6/7 anni, gli episodi vengono classificati in maniera stacccata l'uno rispetto all'altro senza alcun rapporto
(racconto, disegni); A 8 anni comincia a saper cogliere delle relazioni; A 9/10 anni riesce a raccontare o realizzare un episodio o
una scena, in modo unitario e sintetico.
La relazione si è liberata dagli elementi soggettivi e si è elevata al piano funzionale di categoria mentale.
La qualità: Fino a prima della formazione della categoria qualità, essa è un tutt’uno con l’oggetto (la palla che rimbalza, il
colore di un vestito). Con il passare del tempo, essa si concettualizza e diventa un criterio ordinatore applicabile ad ogni cosa.
Altre categorie: causa, tempo, spazio, durata, simultaneità, successione, sostanza, ecc.,
Dallo stadio preoperatorio allo stadio operatorio concreto (classificare, ordinare, numerare).
E’ a partire dalla formazione della rete categoriale che il fanciullo riesce via via a staccarsi dalla percezione, per divenire capace
di rappresentarsi mentalmente un’azione prima di compierla.
Operazione mentale → Presupposto per la conquista del pensiero ipotetico e la reversibilità del pensiero stesso
Area sociale
Passaggio dall'egocentrismo al sociocentrismo, L'attività di gruppo diviene una necessità.
Area Motoria
7 anni: il bambino apprende la calma, elaborando la massa di informazioni raccolte e applicando prudenza e precisione nelle
attività motorie. La lateralità si evolve anche a livello degli arti inferiori, Si interessa agli sport, L’equilibrio in movimento è
quasi corretto, L’esecuzione di movimenti combinati è discreta, L’attitudine ritmica è carente per la valutazione delle durate
(anche se trova un ritmo esecutivo personale), Ha una miglior conoscenza di sé nello spazio e nel tempo.
8 anni: La caratteristica principale è la socialità, Relativa quiescenza della crescita fisica, Ama dare prove di forza,
Cerca volentieri un capo, Apprende facilmente nuove abilità, La corsa è precisa con discreta accelerazione, I lanci asimmetrici
sono acquisiti con buona precisione ed efficacia, Lo schema corporeo è in fase di discreta organizzazione
9/11 anni: Continua l’attrazione verso gli sport di squadra, Ricomincia l’interesse verso le attività individuali.
9 anni: Migliora la rapidità (mantiene il ritmo per lunghi periodi) e L'auto-valutazione (percepisce piccoli stimoli e sa adattarsi
a piccole differenze), È emotivamente portato a strafare, Attitudini ritmiche ancora con problemi relativi alla valutazione delle
durate, Unità basiche del movimento oramai complete e mature (nessuna differenza con gli adulti).
10/11 anni: Il bambino è più controllato nei suoi comportamenti, L’equilibrio in volo è totalmente acquisito, L’azione di corsa è
perfetta (differisce dall’adulto solo per il parametro della forza), Lo schema corporeo è completamente strutturato.
Questa fascia di età è quella che più risponde ad un addestramento che miri al miglioramento qualitativo degli schemi motori
Caratteristiche del bambino di 10 anni: Completamento della strutturazione degli equilibri in volo, Caratteristiche analoghe a
quelle di un bambino di 9 anni, ma "è più progredito nei dinamismi e nell’organizzazione del suo sistema d’azione totale”,
Predilige giochi all’aperto e attività che richiedano sforzo muscolare ma non è esageratamente attivo, Tappa nodale analoga a
quella dei 5 ma più attivamente in contatto col mondo degli adulti.
LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITÁ: DAGLI 11 AI 17 ANNI
Questa fascia d'età viene considerata un periodo critico dello sviluppo, soprattutto nei paesi progrediti tecnologicamente.
Alcuni studiosi ne sottolineano l’aspetto biologico: adattamento reso necessario dalle trasformazioni fisiologiche connesse alla
pubertà, tra cui gli incrementi degli ormoni sessuali e le modificazioni delle funzioni e struttura del corpo.
Altri evidenziano i problemi che l’adolescente affronta relativamente ai problemi socio-culturali: esigenze di indipendenza, di
adattamenti eterosessuali e nei rapporti con i pari, di preparazione professionale, di scelte etiche ecc.
In altre culture, nelle quali queste esigenze sono meno condensate dal punto di vista cronologico, l’adolescenza non viene
considerata un momento altrettanto critico. Nonostante i vari approcci e le differenze interpretative, gli studiosi sono concordi
nel considerare l’adolescenza un periodo che dà problemi di adattamento.
Gli studi sociologici sembrano dimostrare che gli adolescenti di oggi sono più ribelli, più instabili emotivamente, più inclini alla
promiscuità sessuale, meno desiderosi di impegnarsi socialmente e politicamente. Vengono riportate mancanza di rispetto nei
confronti delle autorità, maggiori diffusioni di droga ed alcool, gravidanze nelle adolescenti, suicidio.
Altri osservatori affermano che i giovani attuali sono più svegli e meglio informati dei loro genitori, meno sentimentali ma più
seri, più sinceri e onesti, meno ossessionati o turbati nei loro atteggiamenti dal punto di vista delle relazioni con l’altro sesso.
E’ opportuno osservare come queste considerazioni sono sempre state fatte in passato ad ogni salto generazionale.
Spesso le analisi che portano a queste conclusioni sono troppo semplicistiche. E’ certamente vero che gli adolescenti hanno in
comune una serie di esperienze e di problemi. Tutti si trovano di fronte al bisogno di stabilire la propria identità, di trovare la
risposta alla domanda “Chi sono io”?.
Rimane il fatto che le differenze individuali e le esigenze ambientali possono essere completamente diverse.
E’ quindi opportuno non generalizzare, ma affrontare l’analisi di gruppi relativamente ristretti e che fanno riferimento allo
stesso gruppo dal punto di vista culturale e sociale.
Gli adolescenti possiedono ritmi di sviluppo personali ed è particolarmente importante lo sviluppo sessuale (strade che si
separano: più accentuata nell’area corporea e motoria, differenze sensibili in tutte le altre aree, salvo in quella intellettuale.
In questa fascia d'atà, i giovani manifestano notevoli trasformazioni organiche:
Crisi puberale in anticipo di 2 anni nelle femmine: Ormone ipofisario (stimola l’attività delle gonadi facendo aumentare la
produzione di ormoni sessuali), Testosterone - estrogeni: «crisi di crescenza»
Crisi di crescenza: Picco di massima velocità di crescita staturale: 12 anni per le femmine, 14 anni per i maschi,
Picco di massima velocità di crescita ponderale: 6/8 mesi di ritardo sullo staturale, Diminuzione della produzione dei grassi
Differenze nell’area corporea tra maschi e femmine alla fine del periodo dell’adolescenza: nei maschi vi è uno sviluppo
staturale e muscolare maggiore, cuore e polmoni sono più sviluppati, pressione sistolica più alta, maggiore possibilità di
trasporto di ossigeno ai muscoli, battito cardiaco più lento, maggiore capacità di metabolizzare gli acidi derivati dal lavoro
muscolare (acido lattico), Maggiore possibilità di affrontare sforzi fisici, Scarsa l’influenza dello sviluppo sessuale sul cervello
(all’inizio dell’intera fase il cervello ha già raggiunto il 95% del suo sviluppo)
Area affettiva
Il bambino, in questa fascia di età, è tutto concentrato su di sé (si ascolta e si osserva - spesso si vede “brutto”, con qualche
ragione), ha una «immagine del corpo» influenzata dalla valenza positiva o negativa che acquisterà l’avvento della pubertà
e anche l'influenza culturale è determinante (spesso le femmine vivono la pubertà come “malattia” al contrario dei maschi che
esaltano la “virilità”).
Dal punto di vista psicologico, è importantissimo che tutti gli adolescenti di ambo i sessi si rendano conto che l’età della
maturazione sessuale presenta una notevole variazione nel proprio corpo: le deviazioni, rispetto ai canoni sociali di virilità e
femminilità, possono essere considerate drammatiche dall’adolescente o essere causa di esclusione dal gruppo.
Va ricordato come le auto-percezioni dell’adolescente non sono sempre obiettive: un ragazzo può vedersi più basso e meno
robusto di quello che non sia veramente e, ancor più spesso, le ragazze tendono a vedersi meno belle o più grasse di quello che
siano in realtà.
Aspetti psicologici del passaggio: Prime mestruazioni & Prima polluzione
Per la ragazza adolescente, la mestruazione è molto più che un semplice fenomeno fisiologico: essa rappresenta il simbolo della
maturità sessuale, della capacità di generare dei figli.
Nonostante le maggiori informazioni, le mestruazioni possono essere ancora viste come qualcosa di vergognoso o addirittura
pericoloso per la salute. E’ anche vero che per alcune adolescenti le prime mestruazioni possono essere accompagnate da
sintomi sgradevoli che normalmente tendono a ridursi e stabilizzarsi col tempo.
E’ indiscutibile che molte delle reazioni negative alle mestruazioni si potrebbero evitare grazie ad un comportamento più aperto
e sereno della famiglia, dove venga spiegato che si tratta di un fenomeno naturale e NON patologico. Soprattutto la madre è in
grado di contribuire a considerare il menarca (la prima mestruazione) un evento lieto invece che temuto e odiato.
Nel ragazzo adolescente la comparsa della polluzione notturna può turbare e sorprendere. La polluzione notturna è
l’eiaculazione di liquido seminale durante il sonno. E’ presente nel 83% circa degli adolescenti maschi.
Complessivamente i ragazzi si preoccupano meno di quanto non accada alle ragazze. Questo anche perché sono più liberi di
parlarne liberamente con i loro coetanei. Inoltre nel maschio la conquista della “virilità” viene inteso come fatto estremamente
importante e positivo. Per contro difficilmente il giovane adolescente parla in famiglia di ciò che gli accade dal punto di vista
della sua maturazione sessuale. La mancanza di informazioni adeguate può generare angoscia nel caso di ritardi nello sviluppo.
Probabilmente anche a causa di queste considerazioni si trovano caratteristiche comuni nei soggetti con una maturazione
sessuale tardiva. I tratti comuni sono: Atteggiamenti meno controllati, Tendenza all’esibizionismo, Irrequietezza, Loquacità e
prepotenza, Permalosità, Spesso poco tollerati dai loro compagni a causa dei loro atteggiamenti estremi.
Egocentrismo/ricerca dell’identità: dato il comune atteggiamento degli adolescenti, riguardo alla grande attenzione nei
confronti delle trasformazioni del proprio corpo, essi vengono definiti egocentrici. Ma mentre l’egocentrismo del bambino dai 3
ai 6 anni era legato all’«affermazione di sé», nell’adolescente corrisponde alla ricerca «dell’identità dell’io».
La ricerca dell’identità dell’io si manifesta assieme alla ricerca dell’indipendenza dalla famiglia: un processo difficile,
caratterizzato da una serie di contrasti tra l’adolescente (che vuole liberarsi dai vincoli della famiglia) e della famiglia (che non
sa fino a che punto può e deve cedere). Altro aspetto caratteristico è il conformismo sociale: rifiuta i modelli familiari e cerca di
uniformarsi a quelli dei coetanei (atteggiamenti, linguaggio, interessi, moda). E’ il momento dell'adesione a gruppi più o meno
spontanei, più o meno organizzati (bisogno di sostegno e di sicurezza), tuttavia resta un isolato (timore del giudizio degli altri).
Area intellettuale
3 aspetti fondamentali: avvento delle operazioni formali, comparsa del pensiero ipotetico(reale/possibile), sviluppo del senso critico
L’adolescente comincia a cogliere l’aspetto ipotetico dei fenomeni e distingue nettamente il reale dal possibile: egli riesamina
tutta la realtà e la sottopone ad un’analisi critica, spesso molto severa, formulando ipotesi e soluzioni alternative.
Di questa severità ne fanno le spese spesso i genitori e il mondo degli adulti.
Una delle conseguenze dell’egocentrismo dell’adolescente è quella di trovarsi “in scena”: una parte del suo tempo la utilizza
per costruire una parte da recitare davanti ad un pubblico immaginario, questo perché normalmente l’adolescente è convinto
che tutti gli occhi siano puntati su di lui. Quando una persona tende ad essere autocritica (perché insicura o depressa), tende a
pensare che anche il giudizio degli altri sarà critico, viceversa se è di carattere esuberante e autocompiaciuto, penserà di
suscitare questi sentimenti anche sugli altri.
Una delle piccole tragedie della vita degli adolescenti consiste nel fatto che quando si incontrano sono spesso troppo presi da
loro stessi per accorgersi degli altri: in questo periodo sembra esserci una nuova consapevolezza della differenza fra ciò che è e
ciò che potrebbe essere.
Il più delle volte è proprio durante l’adolescenza che i figli adottivi cercano di rintracciare i loro veri genitori o che i bambini
menomati o mutilati, che fino ad allora erano allegri e giocavano con gli altri, diventano depressi e solitari
Area motoria (3 periodi)
1) pre-puberale (prima del picco della crisi di crescenza): miglioramento qualitativo e quantitativo delle esperienze motorie
2) puberale (crisi di crescenza): rottura degli equilibri generali, maggiore attenzione e mira negli interventi.
3) post-puberale: ripristino degli equilibri espressione di maturità motoria
Vi sono 2 fasi della maturazione:
1° fase della maturazione
La prima fase della maturazione (pre-pubertà) inizia con l'inizio della maturazione sessuale e termina al menarca, nelle
femmine, ed alla prima eiaculazione nei maschi. Durante questa fase ci sono differenze specifiche tra i due sessi, e differenze,
parzialmente notevoli, da soggetto a soggetto: nel comportamento motorio di molti adolescenti si possono osservare resistenze
ed instabilità. Ma in ambedue i sessi diventano anche più spiccati e visibili gli interessi sportivi personali.
Durante la prepubertà avviene il cosiddetto "secondo cambiamento della figura", portando a cambiamenti costituzionali che
possono avere un influsso, più o meno evidente, sullo sviluppo delle prestazioni sportive, favorendole o peggiorandole.
Non è corretto definire la prepubertà un “periodo di crisi”, con fenomeni di “ distruzione ” e “disfacimento” dei movimenti,
però ci si debbono attendere fenomeni di stasi, se non di peggioramento, nelle capacità coordinative: esse non riguardano tutti i
ragazzi, hanno un carattere puramente transitorio e si esprimono diversamente da soggetto a soggetto. Questo calo delle
prestazioni coordinative è meno evidente nei ragazzi che praticano con regolarità un’attività sportiva mentre si manifesta con
più evidenza in quelle attività inusuali o che richiedono molta attenzione all’orientamento nello spazio o situazioni con
combinazioni motorie complesse.
Lo sviluppo delle capacità condizionali (forza, resistenza, velocità) ha un andamento divergente: il loro rapido sviluppo porta ad
una ristrutturazione dei presupposti condizionali della prestazione ed a corrispondenti variazioni nell'intero profilo motorio di
molti adolescenti. Con la riorganizzazione, sia delle capacità motorie, che dei presupposti fisici, normalmente si producono
variazioni dell'esecuzione dei movimenti generali e nelle tecniche dei movimenti sportivi specifici.
Lo sviluppo della forza massima subisce uno “scatto” nel periodo pre-puberale. Meno favorevole è il rapporto forza-carico.
Anche nei maschi, specie nella forza relativa alle braccia, i miglioramenti sono scarsi, nelle ragazze i valori addirittura a volte
peggiorano (specie per le non allenate). Uno dei motivi va ricercato nel rapido aumento di peso tipico di questa fascia d'età.
Un andamento diverso si ha per quanto riguarda la rapidità: il valore dei tempi di latenza e di reazione, alla fine della pre-
pubertà, raggiungono quelli degli adulti. Fra tutte le capacità, la rapidità raggiunge "rapiditamente" il suo massimo sviluppo, a
causa del fatto che il maggior fattore limitante (la strutturazione del sistema nervoso) ha già terminato il suo sviluppo ancora
prima di questo periodo.
Le variazioni dei fattori che determinano ed influenzano la prestazione (costituzionali, coordinativi, condizionali) ci permettono
di definire lo sviluppo motorio nella prepubertà come la “fase della ristrutturazione delle capacità e delle abilità motorie”.
2° fase della maturazione
La seconda fase della maturazione va dal menarca, nelle ragazze, o dalla prima eiaculazione, nei maschi, fino alla fine della
maturità. Le principali tendenze di sviluppo nella motricità sono la stabilizzazione, lo sviluppo delle differenziazioni specifiche
tra i sessi, e la progressiva individualizzazione.
Le tendenze alla stabilizzazione, in particolare, si esprimono nel superamento delle contraddittorietà e dell'instabilità nel
comportamento motorio, nel nuovo miglioramento del controllo motorio, della capacità di adattare e di trasformare i
movimenti, di quella di apprenderli, soprattutto nei maschi. Verso la fine dell'adolescenza, nei soggetti non allenati, il livello di
prestazione, come funzione nello sviluppo, si stabilizza.
L'aumento della differenziazione tra i sessi si esprime nella diversità dell'attività, come del controllo motorio, ed anche in una
molto più accentuata variabilità e forza di espressione della motricità, sempre più specifica secondo il sesso. La differenziazione
tra i sessi è particolarmente evidente nelle capacità di forza e di resistenza, nelle prestazioni sportive di base (correre, saltare,
lanciare, gettare) ed in certe capacità di coordinazione e di rapidità (capacità di controllo, di adattamento e di trasformazione,
destrezza fine, capacità di apprendimento). La capacità motoria che nelle donne è più sviluppata rispetto al sesso maschile è la
mobilità articolare.
La progressiva individualizzazione è evidente nelle variazioni di tutte le caratteristiche essenziali dello sviluppo motorio
(comportamento motorio, livello delle capacità condizionali e coordinativi, livello/ampiezza/direzione delle capacità e delle
incapacità motorie) che diventa sempre maggiore. Questo fatto è provocato o dalla mancanza di esercizio fisico e di
allenamento o dalle differenze che vi sono nel loro volume e nella loro intensità. Tra le cause concomitanti vi sono poi le
differenze individuali nel tipo e nelle proporzioni somatiche.
Solo successivamente possono iniziare a manifestarsi i primi effetti dell'attività professionale.

LO SVILUPPO MOTORIO E LA PERSONALITÁ: DAI 17 AI 21 ANNI


In questa fascia di età, definita giovinezza, abbiamo una generale stabilità nell'individuo.
Sul piano corporeo non abbiamo più fenomeni eclatanti e fasi critiche (si completa la fase muscolare).
E’ un periodo di relativa stabilità anche per quanto riguarda le altre aree: normalmente ha fatto già le sue scelte e ha stabilito
cosa vuole essere. La sua personalità dovrebbe aver raggiunto uno «stato stabile», almeno dalla norma.
In questa situazione di stabilità e di quiete, il soggetto è nelle migliori condizioni per poter fare e approfondire ciò che vuole,
ma tutto dipende dalla qualità delle esperienze compiute in precedenza.
Nei maschi, lo sviluppo della forza massima arriva intorno ai 25 anni, la resistenza alla forza può progredire ancora per un anno
o due, le capacità coordinative sono già state apprese a fine adolescenza e la rapidità massima si sviluppa intorno ai 21 anni.
PRESA DI DECISIONE E ANTICIPAZIONE MOTORIA
L'elaborazione dell'informazione
L'elaborazione dell'informazione, che giunge ai giovani compresi tra 17-21 anni, può essere schematizzata in 3 stadi:
Input Identificazione dello stimolo (percezione)
Selezione della risposta (decisione)
Programmazione della risposta (preparazione dell’azione) Output.
Tempo di reazione e presa di decisione
Un'importante misura della prestazione, il tempo di reazione (TR), indica la velocità e l'efficacia della presa di decisione.
Il TR è l'intervallo tra la presentazione di uno stimolo (non preceduto da un preavviso) e l'inizio di una risposta allo stimolo.
Fattori che influenzano il tempo di reazione
Con l’aumentare delle possibili coppie stimolo-risposta, aumenta il tempo richiesto per rispondere (cioè il TR di scelta).
Il Tempo di Reazione è più breve quando vi è un solo stimolo e una sola risposta. Questo TR è definito “TR semplice”.
Legge di Hick
Descrive la relazione esistente tra il numero delle alternative stimolo - risposta ed il tempo di reazione scelto.
All’aumentare del numero di coppie stimolo - risposta, il tempo di reazione aumenta in modo lineare.
La relazione implica che il TR di scelta aumenta di una quantità costante ogni volta che il numero delle alternative stimolo-
risposta viene raddoppiato. (es. da 2 a 4, da 16 a 32).
Dato che il ritardo nell'elaborazione dell'informazione può a volte essere alquanto lungo, un'importante strategia, in diverse
attività competitive rapide, è quella di aumentare il numero delle scelte stimolo - risposta, con le quali gli avversari devono
confrontarsi, per aumentarne i ritardi nell'elaborazione. (un giocatore di pallavolo che è in grado di schiacciare la palla in vari modi e punti del campo
aumenterà l'incertezza della squadra avversaria sulla previsione di quale colpo verrà realmente prodotto aumentando quindi il ritardo della risposta dell'avversario alla
schiacciata che viene eseguita). Come
regola generale, quindi, gli atleti di questo tipo di sport cercano di aumentare il numero delle
alternative con cui i loro avversari devono confrontarsi allo scopo di aumentarne il ritardo nell'elaborazione dell'informazione
Compatibilità Stimolo-Risposta
Viene definita come il grado con il quale lo stimolo e la relativa risposta sono connessi tra loro in modo "naturale".
Far fronte ai ritardi della presa di decisione: l'anticipazione motoria
Una modalità fondamentale per fare fronte ai lunghi ritardi della presa di decisione è l'anticipazione, che consiste nel cercare di
prevedere sia ciò che sta per accadere nell'ambiente, sia quando avverrà, e quindi essere in grado di eseguire in anticipo diverse
attività di elaborazione dell'informazione (un bravo portiere prevede quando e dove un tiro arriverà in porta, in modo tale da
poterlo deviare efficacemente con un movimento del braccio o della gamba).
Data la loro abilità nell'anticipazione, sembra che gli esecutori esperti si comportino come se avessero "tutto il tempo a loro
disposizione" e i loro movimenti non sono affrettati, a differenza di chi sta reagendo a un evento non anticipato.
Tipi di anticipazione
Fondamentalmente, l'anticipazione può essere di due tipi.
Il primo tipo implica la previsione di ciò che avverrà nell'ambiente, come l'anticipazione che nel tennis un avversano colpirà la
palla con uno smash: questo tipo di anticipazione e detto anticipazione spaziale (o dell'evento).
La previsione di ciò che avverrà nell’ambiente consente al giocatore di tennis di organizzare i movimenti in anticipo, in modo
tale che se l'evento che sta anticipando ha luogo, è in grado di iniziare più velocemente la risposta appropriata (cioè, in un
tempo minore rispetto al TR richiesto di solito).
Il secondo tipo implica la previsione di quando si svolgerà un evento ambientale, come l'anticipazione del momento in cui un
arbitro lancerà la palla per il salto a 2: questo tipo di anticipazione e detto normalmente anticipazione temporale.
Anche se c'è un grande vantaggio nel sapere quando avverrà un certo evento, probabilmente è più importante che le persone
siano in grado di anticipare cosa sta per accadere allo scopo di organizzare prima i movimenti.
Costi dell’anticipazione
L'anticipazione consente a diverse attività di elaborazione dell'informazione di svolgersi prima della presentazione dello
stimolo. In caso di errore per prima cosa occorre inibire il movimento che era stato preparato. Successivamente deve essere
organizzato e avviato il movimento corretto, richiedendo l'attività di uno, o più, degli stadi comparativamente più lenti di
elaborazione dell'informazione. Quando tutto questo ha termine, solitamente è svanita l'opportunità di un vantaggio.
La situazione è anche peggiore se un soggetto ha già messo in moto il movimento scorretto. Infatti, non solo avrebbe il
problema di inibire l'azione sbagliata e di preparare quella corretta, ma potrebbe avere un problema in più se sta eseguendo il
movimento nella direzione sbagliata. In questo caso, si starebbe muovendo nella direzione opposta e dovrebbe invertire il
momento di inerzia del movimento, due problemi che implicano uno spreco di tempo.
Strategie di anticipazione
Gli atleti che vogliono scoraggiare i loro avversari dall'usare l'anticipazione cercano di produrre movimenti imprevedibili, sia
nelle loro componenti spaziali che in quelle temporali. Una volta che l'avversario realizza che i costi dell’anticipazione
sovrastano i benefici, perché l'anticipazione tende a essere più spesso inefficace che efficace, è forzato a modificare la sua
strategia di gioco: aspetta che il movimento avvenga e quindi elabora una risposta a esso, secondo una modalità più lenta.
Presa di decisione e prestazione in condizioni di attivazione ed ansia
L'attivazione di un soggetto è pari al livello di eccitazione del sistema nervoso centrale. Varia da livelli molto bassi durante il
sonno ad livelli alti durante un’attività fisica intensa.
L'ansia è la sensazione di difficoltà o stress relativa ad eventi futuri imprevedibili.
Il principio della U rovesciata
L'influenza dei livelli di attivazione sulla prestazione è stata oggetto di studio per molti anni e gli studi scientifici sono a
sostegno del principio della U rovesciata. Esso afferma che all'aumentare del livello di attivazione (presupponendo che inizi a
un basso livello) la prestazione migliora, ma soltanto fino a un certo punto, raggiungendo un picco a un certo livello intermedio
di attivazione. Se l'attivazione continua a aumentare oltre quel livello, la prestazione inizia a diminuire.
Coloro che operano nell'ambito sportivo presuppongono che a un più alto livello di attivazione dell'atleta (o motivazione),
corrisponda generalmente una prestazione più efficace. Spesso i giornalisti sportivi affermano che la prestazione della squadra è
stata insoddisfacente perché i giocatori non erano all'altezza della gara (cioè non erano abbastanza attivati).
Questa regola generale è contraddetta dai numerosi risultati sperimentali che mostrano come la maggior parte delle prestazioni
è migliore quando il livello di attivazione è moderato e non troppo elevato.
Un possibile metodo per determinare il livello ottimale di attivazione è contraddistinto da tre fattori:
Le persone differiscono per il modo in cui percepiscono le situazioni come minacciose (ansia di tratto) e in ogni caso è
dimostrato che a seconda del tipo di compito occorrono livelli di attivazione diversi.
Il compito: se il compito richiede un fine controllo muscolare o implica importanti componenti di presa di decisione si
ottengono prestazioni migliori con livelli di attivazione relativamente bassi.
La situazione: può avere implicazioni diverse per la presenza o meno del pubblico, per l’importanza della competizione.
Restringimento percettivo
Un cambiamento importante nell’elaborazione dell’informazione, in condizione di attivazione elevata, è il restringimento
percettivo: consiste nel restringimento del focus attentivo → limita il numero di informazioni che si possono elaborare.
Vantaggio: concentrazione verso i fattori principali che determinano il risultato.
Svantaggio: può diminuire la prestazione in presenza di stimoli inattesi, può sfuggire un dettaglio per la riuscita del compito.
Limiti della capacità d’elaborazione dell’informazione
Identificazione dello stimolo: Elaborazione delle informazioni in parallelo.
Selezione della risposta: seriale e parallela a seconda del livello di automatizzazione.
Programmazione della risposta: l’organizzazione avviene in modo seriale.
Le prove di laboratorio dimostrano come la somministrazione di due stimoli successivi allunghino il tempo di risposta in modo
notevole. Questo ritardo nella seconda risposta è chiamato PRP (periodo refrattario psicologico).
È importante notare come gli stimoli < 40 ms vengono elaborati come se fossero uno, mentre negli stimoli > 60 ms il PRP
diminuisce progressivamente.
La capitalizzazione del PRP: la finta nello sport
La finta rappresenta il primo stimolo di un paradigma a doppia stimolazione. Deve avere 2 caratteristiche importanti:
deve essere realistica e deve essere separata dallo stimolo reale da un tempo sufficientemente lungo (fra i 60 e i 100 ms)

ABILITÀ E CAPACITÀ MOTORIE


Nell’uso di questi termini si rischia qualche confusione. La traduzione corretta è l’opposta di quanto ci si aspetti:
Ability: capacità motoria → Caratteristiche fisiche (forza, potenza aerobica, elasticità, ...)
Skill: abilità motoria → Azione motoria vera e propria (correre, saltare, camminare,...)
Abilità: compito che richiede un movimento volontario del corpo per raggiungere uno specifico obiettivo di successo.
Sequenza motoria: viene appresa e automatizzata attraverso la ripetizione e interiorizzazione progressiva di un’esperienza
Compito motorio: caratteristica che distingue un esecutore abile da uno meno abile.
Ogni movimento (lanciare un giavellotto, eseguire una battuta al salto o girare una forchetta) è un’abilità motoria
Classificazione delle abilità secondo:
Organizzazione del compito:
Abilità discreta: compito caratterizzato da un inizio e una fine definita, solitamente di durata molto breve
Abilità seriale: quando più abilità discrete vengono montate in sequenza per formare azioni più complesse.
Abilità continua: abilità organizzata in modo tale che l’azione si svolge in modo continuativo e spesso ripetitivo
Caratteristiche della situazione ambientale:
Closed skill: abilità chiusa (abilità imprevedibile in un determinato ambiente)
Open skill: abilità aperta (abilità prevedibile in un determinato ambiente)
Dimensione dell'abilità cognitivo – motoria
Abilità Motoria: la presa di decisione è minima, il controllo motorio è massimo
Abilità Cognitiva: la presa di decisione è massima, il controllo motorio è minimo
Tipo di movimento eseguito
Abilità Locomotorie: Strisciare, Quadrupedia, Camminare, Correre, Saltare, Balzare.
Abilità non Locomotorie: Girare, Allungare, Ruotare, Spingere, Tirare.
Abilità Manipolative: Lanciare, Ricevere, Colpire, Palleggiare, Calciare.
Prospettiva sull’efficacia dell’esecuzione:
Capacità di ottenere un risultato finale con la massima sicurezza e il minimo dispendio di energie.
1. Massima sicurezza: Ridurre significativamente l’effetto del caso
2. Dispendio minimo di energia: Ridurre al minimo e (in alcuni casi) conservare l’energia sia fisica che mentale
3. Tempo minimo di movimento: In molte circostanze (non tutte) ridurre il tempo di esecuzione può rappresentare un vantaggio
Prestazione motoria & apprendimento motorio
Ogni volta che ci cimentiamo in un compito motorio, forniamo un certo livello di prestazione.
Possiamo dire che questa rappresenti il livello di apprendimento raggiunto relativamente a quel compito
Prestazione motoria: sempre osservabile ed è influenzata da diversi fattori.
Apprendimento motorio: è un processo interno che riflette il livelli di capacità individuale di prestazione e che potrebbe essere
valutato in base alla relativa stabilità delle esecuzioni di un compito.
Approccio alla prestazione motoria basato sul problema
- Chi? Il soggetto.
È la componente più importante di ogni situazione di prestazione motoria → Livello di capacità, esperienze pregresse,
motivazione, livello emotivo
- Cosa? Il compito.
Componente senso–percettiva → Presa di decisione Esecuzione motoria
- Dove? Il contesto.
A casa, da solo in palestra, all’aperto, davanti ad un pubblico → Tempo di esecuzione determinante.

CAPACITÀ VS ABILITÀ
Le capacità sono tratti ereditati, stabili e duraturi e non sono numerosi.
Le abilità sono numerose e vengono migliorate e modificate con l'allenamento.
Capacità come fattori limitanti la prestazione
Il livello di capacità di una persona limita il livello massimo di abilità raggiungibile.
Non è possibile predire il livello di abilità considerando il risultato raggiungibile nei primi stadi della pratica.
Come concettualizzare il concetto di Capacità
Teoria della capacità motoria generale: La teoria della singola capacità globale nasce negli anni ’20 quando anche nel campo
dello studio delle capacità cognitive si pensava ad una unica capacità mentale generale. La ricerca ha confutato questa ipotesi
Franklin Henry: Vasto numero di capacità specifiche (forse migliaia) indipendenti una dalle altre.
Diverse di queste concorrono alla riuscita di un compito. Se però fosse vero che non c’è alcun collegamento fra capacità diverse
non si dovrebbe trovare alcuna correlazione fra esecuzioni di abilità diverse (r=0), in realtà le correlazioni spesso sono presenti.
Hotz: Le capacità sono sia il presupposto che l’obiettivo dell’acquisizione di abilità; in particolare la riuscita delle abilità
dipende sempre dall’interazione tra i presupposti fisici, i rapporti senso motori ed i processi intenzionali.
CLASSIFICAZIONE “CLASSICA” DELLE CAPACITÀ
Per semplicità di esposizione e di interpretazione in chiave didattica, verrà seguita la classificazione di Blume che suddivide la
capacità motorie in: Capacità senso-percettive, Capacità condizionali, Capacità coordinative.
CAPACITÀ SENSO PERCETTIVE
Sono capacità che permettono l'acquisizione di informazioni tramite:
– Esterocettori (occhio, orecchio, ecc.)
– Propriocettori (apparato del Golgi, fusi neuromuscolari, apparato vestibolare, ecc.)
– Enterocettori (recettori viscerali)
Anche i meccanocettori giocano un ruolo nell’organizzazione delle percezioni. Le stimolazioni pressorie provenienti
dall’esterno permettono di orientare tutte le altre informazioni in modo corretto. Non tutte le zone del corpo hanno la stessa
capacità di discriminazione sensoriale
CAPACITÀ COORDINATIVE
Dipendono dalla dimensione intellettiva, cognitiva e emozionale della persona e sono preposte al controllo e alla trasformazione
dei comportamenti motori. Sono capacità fondamentali per l’apprendimento motorio. Sono divise in:
Capacità coordinative generali, a loro volta suddivise in:
- Capacità di direzione e controllo motorio
- Capacità di adattamento e trasformazione dei movimenti
- Capacità di apprendimento motorio,
Capacità coordinative speciali, a loro volta suddivise in:
- Capacità di equilibrio, - Capacità di combinazione e accoppiamento dei movimenti,
- Capacità di orientamento, - Capacità di differenziazione,
- Capacità di anticipazione - Capacità di ritmizzazione,
- Capacità di reazione, - Fantasia motoria,
Capacita' coordinative generali
1) Capacità di controllo motorio: Capacità di controllo in riferimento all’obiettivo programmato.
Consente di controllare nello spazio e nel tempo azioni semplici o complesse.
Viene sviluppata attraverso l’aumento di difficoltà di esecuzione temporali e spaziali
2) Capacità di adattamento e trasformazione dei movimenti: Capacità che necessita il possedimento del movimento e il
relativo controllo per essere manifestata. Consiste nel trasformare e adattare il movimento alle nuove situazioni ambientali.
E’ la capacità di adattare un programma motorio ad una nuova situazione ambientale in modo che il risultato non cambi.
Si sviluppa esercitando gli automatismi in situazioni inusuali e stimolando i sistemi percettivi a registrare tempestivamente le
variazioni di condizioni
3) Capacità di apprendimento motorio: Assimilazione e acquisizione di azioni motorie nuove.
Determina i tempi e i progressi compiuti nell’apprendimento delle azioni.
Capacità coordinative speciali
Capacità di equilibrio: Capacità di eseguire movimenti su basi d'appoggio ristrette e mantenere una certa stabilità, ogni
qualvolta essa tende a mancare. Può essere statico, dinamico o in volo
Capacità di combinazione e accoppiamento dei movimenti: Capacità di combinare movimenti di diversa natura degli arti
inferiori e superiori, come correre e lanciare.
Capacità di orientamento: Richiede la costante percezione dello spazio occupato in ogni momento dell’azione (es. pugile) e
permette di adattare i parametri dei gesti in funzioni delle modificazioni rispetto ai rapporti spaziali.
Capacità di differenziazione: Conscia percezione dei parametri di forza, tempo e spazio nella realizzazione di un’azione
motoria. E’ la capacità di eseguire con precisione ed in modo economico ogni movimento.
Capacità di reazione motoria: Capacità di risposta ed adattamento ad uno stimolo nel minor tempo possibile.
Vi sono 2 tipi di reazione motoria, quella semplice e quella complessa.
Capacità di anticipazione: Capacità di prevedere l’evolversi ed il risultato di una azione o di una situazione non ancora
conclusa o non ancora verificatasi. Una elevata capacità di reazione aiuta lo sviluppo della capacità di anticipazione
Capacità di ritmizzazione: Consente di programmare cronologicamente gli impegni muscolari (agonisti-antagonisti e
contrazione-decontrazione) secondo un ritmo che può essere indotto dall’esterno (es. musica) o dall’interno.
Fantasia motoria: Capacità di utilizzare al momento opportuno le abilità immagazzinate nella memoria motoria, anche
combinandole tra loro in maniera efficace o del tutto originale, per il raggiungimento dell’obiettivo
CAPACITA' CONDIZIONALI
Le capacità condizionali dipendono soprattutto dalla dimensione biologica e fisiologica dell’individuo. Agiscono sui grandi
apparati (respiratorio, cardio-circolatorio e muscolare) e possono essere educate in relazione allo sviluppo del soggetto.
Forza: Capacità che consente all’individuo di opporsi ad una resistenza esterna,
Resistenza: Capacità che permette di sopportare la fatica durante lavori di lunga durata,
Rapidità: Permette all’individuo di compiere azioni motorie nel più breve tempo possibile
Forza: capacità che consente all’individuo di opporsi ad una resistenza esterna attraverso una contrazione muscolare.
Questa contrazione può essere:
Concentrica: Il muscolo si accorcia (lavoro superante): l’energia chimica viene trasformata in lavoro meccanico
Isometrica: Non vi è nessuna variazione nella lunghezza del muscolo (statico): l’energia è trasformata in calore.
Nella contrazione isometrica la forza prodotta in relazione al tempo è in funzione dell’attivazione del sistema nervoso centrale.
Eccentrica: Vi è un allungamento del muscolo (lavoro cedente): il muscolo “subisce” il lavoro piuttosto che compierlo.
Resistenza: capacità che permette all’individuo di sopportare la fatica durante lavori di lunga durata.
E’ caratterizzata da fattori fisiologici, coordinativi e psicologici che concorrono alla corretta distribuzione degli sforzi.
E' classificabile in base a:
Meccanismi energetici: Resistenza aerobica – Resistenza anaerobica
Durata dell’impegno: Resistenza alla velocità (8 - 45"), Resistenza di breve durata (45" - 2’), Resistenza di media durata (2’ -
10'), Resistenza di lunga durata I (10’ - 35’), Resistenza di lunga durata II (35’ - 90’), Resistenza di lunga durata III (> 90’)
Specificità del carico: Resistenza generale – Resistenza specifica
Velocita’: Capacità che permette all’individuo di compiere azioni motorie nel più breve tempo possibile.
Consente di esprimere forti accelerazioni e mantenere a lungo la velocità raggiunta.
Dipende dalla presentazione di uno stimolo e conseguente eccitazione del recettore nervoso, trasmissione del segnale da parte
del SNC, elaborazione dello stimolo e trasmissione al motoneurone, arrivo del segnale al sistema muscolare, stimolazione del
muscolo e produzione della risposta, frequenza di impulsi, disponibilità di ATP e CP.
Mobilità articolare o flessibilità
E' una capacità dalla difficile collocazione. Consiste nel movimento possibile intorno ad una articolazione.
La mobilità articolare è di due tipologie: Attiva (dinamica) e Passiva (statica)
Fattori che influenzano la flessibilità:
Fattori Endogeni: Poco influenzabili: Struttura, tipo delle articolazioni, volume delle masse muscolari, età, sesso
Influenzabili: Capacità di estensione delle muscolatura antagonista, elasticità dei tendini e delle capsule articolari.
Fattori Esogeni: Momento della giornata, temperatura esterna, forze esterne (partner, gravità, entità del carico ecc.)
Alcuni autori riconoscono come capacità unica la forza nelle sue diverse espressioni: Espressione massima della forza,
Espressione rapida e veloce della forza, Espressione resistente della forza, Espressione reattiva ed elastica della forza

CONTROLLO DEI MOVIMENTI E APPRENDIMENTO MOTORIO


Esterocezione → informazione sensoriale-sensitiva che proviene principalmente da fonti esterne al corpo
Enterocezione → informazione sensoriale-sensitiva che proviene principalmente da fonti interne al corpo
Cinestesi (propriocezione) → informazione sensitiva proveniente dal sistema motorio che segnala contrazione e movimento arti
La Teoria di Adams - Modello teorico closed loop
Un sistema closed loop ha come elemento fondamentale il feedback prodotto dalla risposta che permette la rilevazione e
correzione dell’errore nell’esecuzione.
Nelle teorie closed loop, l’apprendimento motorio è dovuto all’acquisizione e all’incremento della capacità di rilevare e
correggere l’errore. Punto centrale della teoria è l’esistenza di due separati stati di memoria:
Traccia mnestica: Programma motorio responsabile dell’inizio dei movimenti. Esso sceglie la direzione iniziale e determina le
prime porzioni di movimento e continua a scegliere i parametri motori fino a quando i primi feedback non raggiungono il
sistema nervoso centrale che assieme alla traccia percettiva si sostituisce alla regolazione.
Traccia percettiva: Meccanismo per valutare la correttezza della risposta avviata dalla traccia mnestica.
Questo meccanismo di rilevazione e correzione dell’errore rappresenta la “chiusura” del circuito closed loop.
Rappresenta il valore atteso (riferimento) con cui viene confrontato il movimento realizzato attraverso i processi di feedback.
Questo valore di riferimento rappresenta le conseguenze sensoriali memorizzate e attese del movimento voluto ed è composto
dalla memoria dei feedback esterocettivi e propriocettivi di precedenti movimenti.
È quindi una rappresentazione sensoriale del movimento desiderato. È un’immagine motoria che rappresenta il modello interno
di una buona prestazione.
Ci sono 3 motivazioni per distinguere la traccia mnestica dalla traccia percettiva:
1. Attivazione della risposta e valutazione dell’errore devono necessariamente utilizzare meccanismi indipendenti altrimenti il
valore reale e quello atteso coinciderebbero.
2. La traccia percettiva necessita di feedback che è disponibile solo a risposta iniziata. Deve esserci un altro meccanismo per
iniziare l’azione, ossia la traccia mnestica.
3. L’inizio del movimento viene gestito dalla traccia mnestica. La traccia percettiva, in base ai dati forniti dai feedback, valuta
la correttezza del movimento.
Feedback: insieme delle informazioni che un soggetto riceve ed elabora in modo da controllare al meglio quel movimento ed
eseguirlo con maggior efficacia in futuro.
La Teoria di Schmidt
La teoria di Schmidt possiede 3 limiti principali:
1. La teoria si riferisce solo a movimenti semplici e lenti.
2. Non esiste un modo logico per spiegare come le persone possano eseguire un movimento nuovo, mai sperimentato prima.
3. L’errore prodotto durante l’esecuzione viene considerato dannoso per l’apprendimento, in quanto il feedback è diverso da
quello associato alla risposta corretta.
Le 3 componenti del closed loop sono:
Comparatore: Rivelazione dell'errore: controlla il feedback atteso e quello reale e se sono diversi, invia un segnale all'esecutore.
Esecutore: Prende decisioni riguardo le azioni necessarie per la correzione dell'errore.
Effettore: rende operative le decisioni dell'esecutore.
Sistema a circuito chiuso (closed loop): l'output (la sua azione) viene determinata dall’esecutore, messa in atto
dall’effettore e quindi rinviata al comparatore in forma di informazione sensoriale cioè di feedback.
Modulazione riflessa delle attività motorie
Fino a questo momento abbiamo considerato solo il processo di controllo a circuito chiuso, che prevede gli adattamenti
dell’azione sotto il controllo cosciente sulla base dell’informazione sensitiva-sensoriale.
Tuttavia esistono altri sistemi di controllo di cui non siamo consapevoli. Questi aggiustamenti sono definiti riflessi.
Caratteristiche:
1.Stereotipati, 2.Involontari, 3.Rapidi (generalmente)
Esperimento del libro. Mentre sorreggo un libro con gomito a 90° ne viene aggiunto un altro.
L’analisi elettromiografica dà questi risultati:
1) Reazione M1 con ritardo di 30 – 50 ms
2) Reazione M2 con ritardo di 50 – 80 ms
3) Reazione indotta con ritardo da 120 – 180 ms
4) Reazione M3 connessa con il tempo di reazione
Reazione M1 - “Riflesso da stiramento monosinaptico”
Viene innescato dallo stiramento dei fusi neuromuscolari quando viene aggiunto inaspettatamente un carico. E’ di bassa
intensità, si esaurisce molto rapidamente e non segue la legge di Hick.
Reazione M2 - “Riflesso da stiramento funzionale (polisinaptico)”
E’ di maggior intensità rispetto alla precedente e dura più a lungo. Anche questa è provocata dai fusi neuromuscolari, tuttavia
gli impulsi procedono oltre il midollo spinale verso i centri superiori del cervello. Anch'esso non segue la legge di Hick ma è
più flessibile (risente delle istruzioni): Se lo sperimentatore dell’esperimento del libro avesse detto di “lasciar andare” il peso, la
reazione M1 avrebbe comunque avuto luogo mentre la M2 no! In qualche modo, è una reazione a sé, troppo veloce per essere
volontaria ma influenzabile dalla volontà.
Reazione Indotta: E’ un po’ troppo veloce per essere volontaria. Può interessare muscolatura lontana dalla zona stimolata ed è
sensibile al numero di alternative stimolo-risposta. Probabilmente può essere appresa e automatizzata.
Reazione M3: E’ la reazione volontaria connessa al tempo di reazione. Naturalmente è la più flessibile di tutte potendo tener
conto di tutte le afferenze sensoriali e sensitive. Segue la legge di Hick.
Il ruolo di due sistemi visivi sul controllo motorio
La vista tende a dominare sugli altri sistemi sensoriali. Esistono due sistemi visivi:
1. La visione focale, specializzata nell’identificazione degli oggetti.
2. La visione ambientale, specializzata nel controllo dei movimenti.
Visione focale: Sistema visivo usato per identificare gli oggetti al centro del campo visivo; è di tipo cosciente, è influenzata da
movimenti di oggetti circostanti e ridotta in condizioni di scarsa luminosità. Rispondere alla domanda: “che cos’è?”
Visione ambientale: Sistema visivo usato per rilevare l’orientamento del proprio corpo nello spazio circostante; è di tipo
inconscio, rileva informazioni dall’intero campo visivo e viene utilizzata per il controllo del movimento. La sua funzione è
rispondere alla domanda: “dov’è?”, oppure “dove sono io rispetto ad un oggetto?”
Visione focale e controllo motorio
Nonostante la sua funzione principale sia il riconoscimento degli oggetti, la visione focale partecipa anche al controllo dei
movimenti. La visione focale è cosciente, passa quindi attraverso i 3 livelli di elaborazione dell’informazione.
Gli ultimi lavori dei ricercatori hanno portato al concetto di flusso ottico: ogni oggetto nell’ambiente genera un fascio di luce
che entra nell’occhio da diverse angolazioni. Ogni volta che ci spostiamo queste angolazioni cambiano generando un “scia” di
luce che si sposta sulla retina. Le informazioni che riceviamo riguardo al movimento sono: stabilità, equilibrio, velocità di
movimento nell’ambiente, direzione del movimento rispetto alla posizione di oggetti fissi nell’ambiente, movimenti di oggetti
nell’ambiente rispetto all’osservatore, tempo che intercorre prima che l’osservatore entri in contatto con un oggetto presente
nell’ambiente. Queste informazioni visive relative al movimento vengono denominate propriocezione visiva.

PRODUZIONE DI MOVIMENTO E PROGRAMMI MOTORI


Per eseguire determinati tipi di azioni generalmente pianifichiamo i movimenti in anticipo e successivamente inneschiamo
l'azione in modo che segua il suo corso senza sostanziali modificazioni.
Una volta iniziato il movimento, è ben poco passibile di controllo cosciente: l'azione sembra essere "autosufficiente".
Un problema per chi esegue azioni motorie è quello di riuscire a gestire i gradi di libertà, in modo tale da realizzare l'azione
desiderata quanto più efficientemente possibile.
Gradi di libertà: Numero di componenti di un sistema di controllo e tutti i possibili modi in cui ciascun componente può agire.
Programma motorio: Insieme di comandi motori prestrutturati, che definiscono e modellano l'azione che deve essere svolta.
Questo concetto si basa su un tipo di sistema di controllo definito "a circuito aperto" (Open Loop)
Open Loop: Tipo di controllo che richiede l'uso di comandi prestrutturati, determinati a livello centrale, che vengono inviati
all'effettore ed eseguiti senza feedback. L'assenza di feedback presuppone che, durante l'azione, gli errori non possono essere
rilevati e corretti. Questo tipo di controllo viene usato in una gran varietà di sistemi della vita quotidiana.
In questi sistemi vengono date in anticipo istruzioni che specificano le operazioni da eseguire come:
Sequencing: Ordine sequenziale delle operazioni da eseguire.
Timing: Struttura temporale delle operazioni da eseguire.
Una volta avviato il programma, il sistema mette in atto fedelmente le istruzioni senza modificarle.
Non vi è possibilità di rilevare o correggere errori (no feedback).
Il programma motorio come sistema di controllo a circuito aperto
Le azioni veloci e potenti, come calciare e lanciare, vengono controllate secondo una modalità a circuito aperto e eseguite con
uno scarso intervento dei feedback. In questo tipo di compiti non abbiamo tempo di elaborare informazione riguardo a errori di
movimento e perciò dobbiamo pianificare correttamente l'azione prima d'iniziarla.
Questo tipo di controllo differisce notevolmente da quello closed loop, in base al quale movimenti lenti potevano essere
modificati mediante processi a feedback di vario genere.
Nelle prime fasi di apprendimento, un programma potrebbe essere in grado di controllare soltanto una breve sequenza di azioni.
Con la pratica, il programma diventa più elaborato e capace di controllare sequenze comportamentali sempre più lunghe.
Una volta appresi questi programmi, essi vengono immagazzinati nella memoria a lungo termine e recuperati dalla memoria per
preparare l'esecuzione di movimenti futuri.
Se il movimento da effettuare sarà molto lento, il controllo sarà dominato dal funzionamento di processi a feedback.
Se il movimento sarà molto veloce, il controllo sarà governato prevalentemente da processi a circuito aperto.
Il comportamento motorio è la risultante di una miscela complessa di operazioni a circuito aperto e a circuito chiuso.
Perciò spesso entrambi i tipi di controllo agiscono contemporaneamente.
TRE FILONI DI RICERCA SULL’ESISTENZA DEI PROGRAMMI MOTORI
Tempo di reazione e complessità di movimento.
Tempo di reazione (TR): intervallo di tempo che passa tra la presentazione di uno stimolo non preavvisato e l'inizio della
risposta ad esso collegata. Aumenta all'aumentare della complessità del movimento da svolgere.
- Il TR aumenta quando i movimenti richiedono la coordinazione di un numero maggiore di arti.
- II TR aumenta quando la durata del movimento diventa più lunga.
Esperimenti di deafferentazione
Deafferentazione: Procedimento chirurgico mediante il quale viene interrotto uno stimolo sensoriale, impedendo che gli
impulsi nervosi raggiungano il midollo spinale.
Filmati di scimmie alle quali erano stati deafferentati gli arti superiori mostrano che questi animali sono ancora capaci di
arrampicarsi, di giocare a rincorrersi, di pulirsi e di nutrirsi. Queste scimmie dimostrano di avere qualche difficoltà nel controllo
della motricita fine, come nel manipolare con le dita oggetti di piccole dimensioni.
Da questo esperimento è possibile dedurre che i movimenti sono organizzati centralmente in forma di programmi motori e
messi in atto secondo la modalità del circuito aperto
Effetti del bloccaggio meccanico di un arto.
Esperimenti nei quali i soggetti vengono istruiti ad eseguire un'azione veloce dell'arto (ad esempio, portare una leva in una
determinata posizione quanto più rapidamente possibile).
In alcune prove i soggetti iniziano e completano il movimento, mentre in altre prove, all'insaputa dei soggetti stessi, viene loro
impedito di completare il movimento (ad esempio, con un blocco meccanico per non far muovere la leva).
Dati di questo tipo confutano l'ipotesi che il feedback proveniente dall'arto che si muove (durante l'azione) funga da segnale
scatenante per attivare il muscolo antagonista al momento opportuno. Invece questi risultati fanno supporre che l'attività EMG
dell'agonista e dell'antagonista siano pianificate anticipatamente e che i segnali corrispondenti, una volta prodotti, non vengano
modificati dall'informazione sensitiva.
Come agisce un programma a circuito aperto?
Il programma permette di organizzare anticipatamente un’intera azione.
Affinché questo avvenga, il processo di programmazione deve includere: i muscoli necessari per produrre l'azione, l'ordine con
il quale questi muscoli devono essere attivati, la forza relativa delle varie contrazioni muscolari, la struttura temporale relativa
(relative timing) e l’ordine sequenziale (sequencing) delle contrazioni, la durata delle rispettive contrazioni.
Come viene prodotto un nuovo movimento?
Un canestro segnato nonostante un fallo subito, un passante tirato con efficacia da posizione impossibile ecc. è probabile che
quei colpi siano sostanzialmente nuovi nella misura in cui, prima di allora, non sono mai stati eseguiti esattamente in quel
modo. Nonostante ciò, i movimenti sono corretti come azioni già molto ben automatizzate.
Eppure per azioni brevi i movimenti non dovrebbero essere modificabili....
Programma motorio generalizzato
Il programma motorio è visto come un modello di movimenti immagazzinati in memoria. A differenza del programma motorio
semplice, quello generalizzato può essere modificato leggermente nel corso dell'esecuzione consentendo così all'esecutore di
aggiustare il movimento in caso di modifiche dell'ambiente.
Come può essere modificato l'output di un programma motorio?
Variazione del tempo di movimento, Variazione dell’ampiezza del movimento, Variazione dell’arto / muscoli interessati.
Le caratteristiche invarianti di un programma motorio generalizzato
Le caratteristiche invarianti sono componenti di un movimento che rimangono identiche quando vengono variate le
caratteristiche superficiali di un movimento
Timing relativo: Struttura temporale dell’azione. Rapporto tra i vari segmenti di un’azione e il tempo totale (quando si accelera
l'intero movimento, si accelerano uniformemente tutte le sue componenti e non solo alcune di esse).
Ciò significa che la proporzione fra la durata di ciascuna componente e la durata totale dell'intero movimento rimane invariata.
II timing relativo, perciò, costituisce la struttura temporale, l'organizzazione o il ritmo fondamentale di un pattern motorio, e
questa struttura rimane la stessa anche quando gli individui decidono di apportare modificazioni alle caratteristiche variabili dei
loro movimenti (ad esempio, al tempo di movimento).
Il timing relativo rimane essenzialmente invariato a prescindere dalle variazioni di velocità (ammesso che si tratti di movimenti
rapidi), ampiezza dell’azione, livelli di forza usata per produrre l’azione, traiettoria del movimento.

STRUTTURARE L'ESPERIENZA DI APPRENDIMENTO


La capacità di apprendere consente l'adattamento alle caratteristiche dell'ambiente e di trarre profitto dalle proprie esperienze.
Esperienza d’apprendimento: Situazione nelle quali si cerca intenzionalmente di migliorare la prestazione nell’esecuzione di un
dato movimento o di una data azione.
Apprendimento motorio
Processo interno che determina la capacità di un individuo di eseguire un’azione motoria. Il livello dell’apprendimento motorio
migliora con l’esercizio ed è spesso dedotto osservando la stabilità dei livelli di prestazione motoria del soggetto
Goal setting: definizione degli obiettivi
Goal setting: Obiettivi relativi al risultato, Obiettivi relativi alla prestazione (miglioramento rispetto al livello precedente),
Obiettivi relativi al processo (miglioramento rispetto alla qualità dell’esecuzione motoria). I 4 elementi chiave della definizione
degli obiettivi sono: Challenging (stimolante) – Attainable (Ottenibile) – Realistic (realistico) – Specific (Specifico).
Target
Abilità target: compito che un individuo vorrebbe essere in grado di eseguire.
Comportamento target: comportamenti osservabili associati all’esecuzione efficace.
Contesto target: contesto ambientale in cui si vuole essere in grado di eseguire l’abilità.
Transfer di apprendimento: Acquisizione o perdita dell’abilità di eseguire un compito risultante da una precedente esperienza in
un altro compito. Si divide in transfer positivo, quando l'esperienza precedente ha un effetto positivo sull'apprendimento del
secondo compito, e negativo, quando l'esperienza precedente ha un effetto negativo sull'apprendimento del secondo compito.
- Transfer ravvicinato: da un compito all’altro o da una situazione all’altra molto simili tra loro
- Transfer distanziato: da un compito all’altro o da una situazione all’altra molto diversi tra loro
Elementi motori: aspetti di un compito che hanno a che fare con azioni associate alla prestazione motoria.
Elementi percettivi: aspetti di un compito che hanno a che fare con l'interpretazione di stimoli che porta alla corretta prestazione
Elementi concettuali: aspetti di un compito che hanno a che fare con le strategie della prestazione.
Potenziare l’esperienza di apprendimento: Familiarizzazione degli allievi e comunicazione aperta, Dirigere l’attenzione,
Modulare l’attivazione, Bilanciare esercizio e riposo
Stadi di apprendimento
Stadi di apprendimento: Sono fasi relativamente distinte e sequenziali del processo di apprendimento, suddivise in 3 fasi:
- Stadio verbale cognitivo: Ci si confronta con un compito sconosciuto si passa molto tempo a ripetersi le istruzioni ed a
pensare a quali strategie possano essere efficaci. Questo assorbe gran parte della capacità del soggetto.
- Stadio Motorio: Risolti la maggior parte dei problemi cognitivo-strategici, si passa alla rifinitura del movimento. Nel caso il
compito sia rapido, si lavora sul programma motorio, se il compito è lento, si lavora sul feedback.
- Stadio Autonomo: l'azione si verifica in maniera quasi automatica e viene posta scarsa attenzione alla stessa. Prevede quindi
programmi motori stabili, disponibilità variabile, automatizzazione, possibilità di elaborazione durante l’azione.
Strutturare l’esperienza d’apprendimento
E’ ovvio che la ripetizione di un gesto è la componente fondamentale del processo di apprendimento motorio.
Si calcola che un giocatore professionista di pallacanestro con una carriera di 15 anni esegua circa un milione di tiri. Ma il
tempo non è l’unico fattore implicato. Il problema che si pone agli insegnanti / allenatori è in che modo strutturare la sequenza
di esercitazione dei vari compiti all'interno di una seduta, al fine di ottimizzare l'apprendimento.
Due varianti della sequenza di esercitazione (modelli di esercitazione) sono risultate avere effetti intensi sull'apprendimento:
- Esercitazione per blocchi: Sequenza di esercizi nei quali si ripete più volte lo stesso compito → prestazione durante
l’esercitazione di buon livello, capacità scarsa di rieseguire i movimenti appresi in un momento successivo.
- Esercitazione randomizzata: Sequenza di esercizi nei quali si eseguono una varietà di compiti diversi senza un ordine
particolare, perciò evitando o minimizzando le ripetizioni consecutive di ogni singolo compito → prestazione durante
l’esercitazione scarsa, buona capacità di rieseguire i movimenti appresi in un momento successivo
Effetto dell'interferenza contestuale: fenomeno che mette a confronto gli effetti dell'esercitazione randomizzata e per blocchi.
Questi risultati, definiti “effetto dell'interferenza contestuale”, confutano l'assunto convenzionale (cioè, che l'apprendimento sia
migliore se gli individui rendono di più durante l'esercitazione, come avviene abitualmente nel caso dell'esercitazione per
blocchi). La pratica randomizzata è più efficace. Il motivo per il quale lo è, è deducibile da due ipotesi:
- Ipotesi dell’elaborazione: Una delle spiegazioni dell’effetto dell’interferenza contestuale postula che, durante le ripetizioni
iniziali, l’esercitazione randomizzata fa sì che gli individui percepiscano le peculiarità dei compiti diversi, mentre la pratica
per blocchi non permette i confronti e tende a far eseguire i movimenti automaticamente.
- Ipotesi della dimenticanza o dell'intervallare: Una delle spiegazioni dell'interferenza contestuale postula che, durante le
ripetizioni iniziali, esercitandosi in forma randomizzata, le persone generino o ricostruiscano il piano d'azione ogni volta che
rieseguono un dato compito, poiché dimenticherebbero quel dato piano di azione nel momento in cui stanno eseguendo un
altro compito; viene detta anche "ipotesi della ricostruzione del piano d'azione".
Il fatto che nell'esercitazione randomizzata occorre cercare ripetutamente soluzioni di compiti diversi o generare piani di
movimento diversi è un modo per spiegare come mai questo tipo di esercitazione (rispetto all'esercitazione per blocchi) porti a
un apprendimento migliore. Questo fenomeno viene detto anche “esercitazione del recupero” in quanto i soggetti si trovano a
recuperare l'abilità dalla memoria a lungo termine, cercando l'informazione relativa alla prestazione che è loro necessaria.
Come usare l'esercitazione per blocchi e quella randomizzata durante l'insegnamento
Nello stadio verbale-cognitivo dell'apprendimento, durante i primi tentativi di esercitare una nuova abilità, le persone possono
ottenere maggiori benefici dalle condizioni di esercitazione per blocchi anziché da quelle di esercitazione randomizzata, forse
perché hanno bisogno di un certo numero di ripetizioni per riprodurre correttamente l'azione almeno una volta. Nel momento in
cui le persone raggiungono lo stadio motorio dell'apprendimento, dovrebbero cercare di evitare quanto più possibile
esercitazioni ripetitive per blocchi, favorendo quella randomizzata
Esercitazione costante e esercitazione variata
La differenza sostanziale tra l'esercitazione randomizzata / per blocchi sta nell'ordine con il quale si eseguono i movimenti:
Esercitazione costante: sequenza di esercizi in cui si esegue ripetutamente solo una variante alla volta di un esercizio.
Esercitazione variata: sequenza di esercizi in cui si eseguono ripetutamente più varianti di una data classe di compiti durante
una sessione. Viene definita anche “pratica variabile” (o variata).
L'esercitazione variata e quella costante richiedono l'esecuzione di un numero diverso di varianti della stessa abilità motoria.
Esercitazione randomizzata/per blocchi vs. esercitazione variata/costante
L'esercitazione randomizzata e quella per blocchi implicano l'esecuzione di più compiti distinti (lanciare, calciare, afferrare).
La maggiore differenza fra l'esercitazione randomizzata e quella per blocchi è l'ordine con il quale si eseguono questi compiti.
L'esercitazione variata e quella costante implicano l'esecuzione di un numero diverso di varianti della stessa abilità motoria.
Queste varianti non sono altro che caratteristiche tecniche di una particolare classe di azioni (calciare) come la forza, la
velocità, la direzione o la distanza.
FEEDBACK
Feedback: insieme delle informazioni che un soggetto, eseguendo un movimento, riceve ed elabora in modo da controllare al
meglio quel movimento ed eseguirlo con maggiore efficacia in futuro. Una delle modalità efficaci che influenza il processo di
apprendimento consiste nel fornire agli allievi il feedback dalle loro azioni. Alcune forme di feedback sono una conseguenza
naturale dei movimenti. In feedback può essere intrinseco o estrinseco:
Feedback intrinseco: il feedback intrinseco è l'informazione sensoriale/sensitiva che deriva dall'esecuzione di un movimento.
Il feedback intrinseco proviene da fonti esterne al corpo (esterocezione) o dall'interno del corpo (propriocezione).
Gli individui sono capaci di percepire il feedback intrinseco più o meno direttamente, senza un'assistenza particolare
proveniente da altre fonti (ad esempio, allenatori o strumentazione meccanica).
Feedback estrinseco: il feedback estrinseco è un'informazione, inerente ai risultati del movimento, che viene fornita in aggiunta
all'informazione intrinseca normalmente disponibile quando un individuo produce i suoi movimenti.
Consiste in una informazione fornita all'allievo mediante una fonte esterna, come i commenti di un allenatore, lo schermo
digitale di un cronometro, il punteggio attribuito da un giudice, il filmato di un gioco, ...
Il feedback estrinseco fornisce informazioni sui seguenti parametri:
- KR (Knowledge of result): conoscenza documentata del risultato ottenuto con l’azione oppure dei tentativi operati per
raggiungere l’obiettivo (distanza, misura, tempo di esecuzione). Alcuni tipi di KR non veicolano la stessa informazione del
feedback intrinseco: ginnasti, tuffatori e ballerini devono attendere i punteggi dei giudici per sapere esattamente come è stata
valutata la loro prestazione (valutazione pratica di metodologia). Gli studi sperimentali dimostrano la necessità di un
feedback sull’errore per avviare e completare il processo di apprendimento motorio.
- KP (Knowledge of Performance): conoscenza dei processi che hanno determinato il risultato e caratterizzato l’azione.
Un altro tipo di feedback estrinseco, o aggiuntivo, fornisce informazioni riguardo a come sono stati eseguiti i pattern di
movimento. La conoscenza della prestazione (feedback cinematico) è frequentemente usata dagli istruttori e dai fisioterapisti
nella vita reale. Bisogna evidenziare che le informazioni relative alla KP, a differenza di quelle fornite dalla KR, non danno
necessariamente indicazioni riguardo al raggiungimento dell’obiettivo o di quanto ci si è avvicinati ad esso.
Danno invece informazioni sulla qualità dell’azione motoria.
Le Proprietà del Feedback Estrinseco
Proprietà motivanti:
La motivazione è strettamente legata al raggiungimento degli obiettivi.
Una importante funzione del feedback estrinseco è quella di fornire informazioni riguardo ai progressi fatti, in modo tale che le
persone continuino a impegnarsi per raggiungere i loro obiettivi.
Le sperimentazioni hanno messo in luce che, in compiti di lunga durata ripetitivi, l'aggiunta del feedback produceva un veloce
incremento della prestazione, come se il feedback fosse un tipo di stimolazione che spinge gli individui a andare avanti.
Anche fornire informazioni sull’esecuzione costituisce un feedback motivante.
Proprietà di rinforzo:
Quando riceviamo un feedback positivo da un allenatore dopo aver eseguito un movimento, il feedback ha una funzione
rinforzante. Lo scopo del rinforzo è di aumentare la probabilità che un'azione venga ripetuta in circostanze simili. L'obiettivo
primario del rinforzo è di aumentare la probabilità che un'azione sia ripetuta in futuro.
Lo scopo della punizione è esattamente l'opposto: diminuire la probabilità che una risposta venga ripetuta di nuovo.
Il rinforzo e la punizione possono essere forniti in forma sia verbale (ad esempio, a parole), sia non verbale (ad esempio,
espressioni del viso o simboli visivi). Infatti, un allenatore che sorride o aggrotta le sopracciglia talvolta comunica il feedback
all'allievo più chiaramente che a parole. Una concezione erronea, piuttosto comune, considera la punizione e il rinforzo
negativo come la stessa cosa. Tuttavia, noi sappiamo che il rinforzo e la punizione hanno due obiettivi opposti.
Al contrario della punizione, il rinforzo negativo aumenta la probabilità che una risposta venga ripetuta in futuro.
Il rinforzo negativo opera in modo leggermente differente dal rinforzo positivo. Consiste nel sottolineare con critiche le
esecuzioni sbagliate e smettere di farlo nel momento in cui si verifica la risposta corretta. I risultati sperimentali indicano che il
rinforzo positivo produce i migliori effetti sull'apprendimento, seguito dal rinforzo negativo, e da ultimo, dalla punizione.
Inoltre, gli effetti del rinforzo negativo e della punizione sono meno prevedibili (mancanza di informazioni).
Proprietà informative:
Nella maggior parte delle situazioni di apprendimento motorio, il problema dell'allievo non è quello di eseguire un'azione
corretta più frequentemente di un'azione scorretta, ma di eseguire una particolare azione in modo più efficace. Il feedback
informativo fornisce alle persone il tipo di indicazione di cui hanno bisogno per correggere i loro errori e modificare le
prestazioni future.
Proprietà che producono dipendenza:
Gli studiosi hanno appurato che il feedback che contiene informazioni per correggere l'errore può produrre dipendenza.
Quando gli insegnanti forniscono questo tipo di feedback in modo frequente, ciò tende a guidare le azioni dell'allievo nella
direzione del movimento desiderato, in modo analogo a quanto avviene usando l'assistenza diretta.
Così come avviene con l'assistenza fisica diretta, il feedback informativo aggiuntivo permette ai discenti di eseguire
costantemente i movimenti con un livello di esattezza che si avvicina a quello prefissato, mettendoli in condizione di correggere
i loro errori rapidamente e di mantenere il pattern o il risultato motorio desiderato.
Se il feedback viene fornito troppo spesso si può diventare dipendenti da esso, usandolo per generare i movimenti e per
mantenerli conformi all'obiettivo, anziché fare affidamento su più validi e affidabili processi di feedback intrinsechi.
Determinare se fornire un feedback
Ci sono molte fonti di informazione sensoriale che l'allievo può utilizzare da solo (feedback intrinseco).
La dipendenza dal feedback può diventare un problema se l'allievo riceve l'informazione estrinseca troppo spesso.
Studi recenti hanno dimostrato che il feedback è più efficace quando sono gli allievi a richiederlo, anziché quando viene dato
più frequentemente di quanto richiesto. Quindi?
Uno scopo del feedback è di incanalare la ricerca degli allievi verso questa informazione rilevante per il compito.
Quando gli individui saranno capaci di identificare l'informazione intrinseca rilevante e di produrre movimenti efficaci
autonomamente, essi potranno non avere bisogno di altri feedback aggiuntivi.
Determinare quale informazione fornire - Feedback relativo al programma e feedback relativo ai parametri
È molto più difficile modificare la struttura temporale, o timing, dei movimenti rispetto al cambiare i valori dei parametri, come
la velocità del movimento, che influenzano l'intera azione. Ogni cambiamento del programma è lento e richiede molto lavoro.
È più semplice intervenire sui parametri solo se il pattern globale del movimento è corretto.
Generalizzando, è meglio fornire informazioni che siano determinanti per la strutturazione del corretto programma motorio,
riguardo ai suoi aspetti fondamentali, e dedicarsi solo in un secondo tempo ai parametri delle singole componenti dell’azione.
Determinare quale informazione fornire - Feedback descrittivo e prescrittivo
I contenuti del feedback possono essere sia descrittivi, sia prescrittivi.
Il feedback descrittivo indica "qualcosa" riguardo ciò che l'allievo ha fatto, ma presume che l'allievo conosca la correzione.
Il feedback prescrittivo fornisce informazioni che possono essere utilizzate per correggere l’errore e per prevenirlo.
Tecniche per ridurre la dipendenza dal feedback
- Faded fb (informazione che sfuma): si esplica con elevata frequenza del feedback ad inizio performance con progressiva
riduzione fino al completo annullamento → consente e facilita autonomo apprendimento.
- Bandwith fb: si stabilisce un “range” di accettabilità della prova, soltanto se l’esecuzione si posiziona oltre i limiti previsti sarà
emesso un feedback. I vantaggi evidenti sono: l’allievo riceve un rinforzo positivo in assenza di feedback, sarà più motivato
a proseguire nella performance già avviata in assenza di feedback, determina una migliore ritenzione dell’abilità motoria.
- Summary fb: durante una serie di tentativi non verrà emesso alcun feedback (da 5 a 20).
Al termine delle prove sarà mostrata l’intera performance (con un grafico , un punteggio).
Da risultati di ricerche, il numero ottimale dei tentativi ai quali far seguire feedback è stato di cinque prove (battuta baseball).
Naturalmente, la complessità e la difficoltà del compito consiglieranno diverse sequenze, mentre per compiti semplici
possono essere sommate anche venti ripetizioni.
L’allievo prova varie volte senza che si registrino interruzioni ed osservazioni, crea stabilità poiché non ci sono motivi per
cambiare le modalità esecutive, stimola l’allievo ad analizzare più criticamente i suoi risultati.
- Average fb: è una variante del summary feedback: si attua proponendo all’allievo, dopo una serie di prove, non un feedback
completo, bensì uno “score“ in percentuale dei tentativi effettuati.
Fornisce informazioni più attendibili su che cosa fare ed in quale direzione variare i successivi tentativi.