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PARTE PRIMA La società feudale e la nascita delle letterature europee

CAPITOLO II Letterature romanze e amore cortese 1

S6 ON LINE Leggere “per diletto”. L’episodio di Paolo e Francesca nell’Inferno di Dante (V. Russo)

INTERPRETAZIONI Vittorio Russo ha esaminato i versi famosi della Commedia nei quali Francesca descrive la circostanza in cui è
nato il suo amore per Paolo: la lettura comune della storia di Lancillotto e Ginevra. Riporta i versi di Dante con
alcuni corsivi che sottolineano le parole-chiave e poi fa alcune considerazioni d’ordine storico sul passaggio dal-
l’oralità alla lettura, citando un testo di R. Barthes, Il piacere del testo (Einaudi, Torino 1975) e due lavori di P.
Zumthor che riguardano in modo specifico la trasmissione delle opere poetiche nel Medioevo: La poésie et la voix
dans la civilisation médiévale, Presses Univ. de France, Paris 1984 e La presenza della voce. Introduzione alla poe-
sia orale, Il Mulino, Bologna 1984.

 da «Allegoria», 5, 1990, pp. Noi leggiavamo un giorno per diletto


129-132, con ampi tagli.
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Inf. V 127-138

Si vada pure a sfogliare il plurisecolare commento al poema di Dante e invano si cercheranno risposte ai quesi-
ti nuovi che ora si vorrebbero porre al testo: come si svolgeva di fatto la lettura di Francesca da Rimini e di Pao-
lo Malatesta in quel giorno fatale? Leggevano entrambi in silenzio, cioè con una lettura tutta visiva e mentale? O
entrambi ad alta voce, con una lettura, cioè, suffragata1 dall’udito? Oppure uno soltanto dei due cognati proce-
deva a una lettura a voce alta e l’altro o l’altra ascoltava, usufruendo così la ricezione mentale di due diversi stru-
menti, l’occhio e l’udito? E il “libro Galeotto”, che narrava gli amori dei due leggendari amanti della letteratura “cor-
tese”, Lancillotto e Ginevra, e che Paolo e Francesca avevano davanti, era un roman in versi, in lingua d’oïl, o, co-
me usava, un rifacimento in prosa nel nostro volgare? E, in quest’ultimo caso, per quali tramiti la narrativa di ma-
teria bretone era sopravvissuta al declino della società “cortese” e si era trasmessa alla cultura della società co-
munale? E, infine, la dizione2 «leggiavamo per diletto», che nella logica interna dell’episodio dantesco si colora ne-
gativamente, non sta ad indicare lo scarto decisivo rispetto al passato e l’approdo di una società culturale in cui
il testo letterario aveva assunto già la funzione moderna di plasir du texte 3 (per dirla con Roland Barthes), o me-
glio, di «testo di piacere», testo, cioè, «che viene dalla cultura» ed «è legato a una pratica confortevole della let-
tura»?
...Per ciò che riguarda Paolo e Francesca è possibile subito azzardare qualche risposta: la lettura dei due famo-
si amanti fu, con ogni probabilità, una lettura silenziosa e mentale, e funzionalizzata al puro plasir du texte, così
come già usava, e anche per le donne, nella società del sec. XIII, che aveva eletto la cultura e la formazione let-
teraria a proprio valore costitutivo; così come, con ogni probabilità, quello letto dai due cognati doveva essere un
rifacimento-traduzione in prosa della storia di Lancillotto e Ginevra, uno dei tanti volgarizzamenti con cui la nuo-
va letteratura della nuova realtà socio-culturale andava fissando e rielaborando gli elementi della tradizione o la-
tina o di materia bretone, trasmessi soprattutto per il tramite giullaresco ed orale.
«L’insieme dei testi a noi pervenuti dei secoli X, XI, XII (e in minor misura anche del XIII e XIV)» – ha scritto Paul
Zumthor, che a tale tema ha dedicato lunga attenzione – «sono stati trasmessi attraverso la voce… e tale transi-
to vocale non è stato aleatorio,4 ma costituiva una delle finalità proprie di tali testi». Questa constatazione vale
non soltanto per i testi del genere epico (le chansons de geste), ma anche per quelli del genere lirico (la poesia
provenzale) e del genere poetico-romanzesco (i romans) o semplicemente narrativo (i fabliaux).
Protagonista centrale di tale avventura letteraria fu la figura del giullare, autore o semplice esecutore-riautore, ini-
zialmente solo girovago e più tardi stabile menestrello di corte. Il protagonismo giullaresco, egemone nei primi se-
coli, sopravvisse anche nella fase più delicata di trapasso da un tipo di letteratura caratterizzata dalla trasmissio-
ne orale e mnemonica, all’adozione della scrittura e a un tipo di letteratura libresca, aspirando a condividerne di-

1 suffragata: sostenuta, arricchita. rale rispetto a un passato in cui il libro cortese e comunale può diventare un mez-
2 dizione: espressione. aveva una funzione di educazione mora- zo di intrattenimento a cui hanno acces-
3 scarto...texte: la lettura per diletto sa- le e religiosa ed era concepito come stru- so anche le donne.
rebbe il sintomo di un mutamento cultu- mento di studio e di lavoro; nella società 4 aleatorio: casuale.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE PRIMA La società feudale e la nascita delle letterature europee
CAPITOLO II Letterature romanze e amore cortese 2

gnità e prestigio. Tale caratterizzante circuito della comunicazione letteraria si fondava innanzi tutto su una rice-
zione (o “lettura”) auditiva, in cui l’ascoltatore era parte integrante e attiva dell’esecuzione: «il ruolo che svolge non
contribuisce meno di quello dell’interprete a costituirla» – ha precisato Zumthor –. «La poesia è dunque quello che
è recepito; ma la sua ricezione è un atto unico, sfuggente, irreversibile... e individuale, perché si può dubitare che
la stessa esecuzione sia vissuta in maniera identica... da due ascoltatori; e il ricorso ulteriore al testo (se un te-
sto esiste) non la ricrea certo. L’ascoltatore, come il lettore alle prese con un libro, è coinvolto in un’interpretazio-
ne di cui nulla assicura la correttezza. Ma, più ancora di quella del lettore, la sua posizione è instabile: narrata-
rio?5 narratore? Le funzioni tendono a scombinarsi continuamente all’interno dei costumi orali».

5 narratario: è il lettore o il destinatario sto è recepito, letto o ascoltato; la sog- biguità delle funzioni soprattutto nella nar-
ideale a cui l’autore intende rivolgersi. Se- gettività del destinatario ha una parte im- razione orale, dove la reazione e l’inter-
condo i principi dell’estetica della ricezio- portante nel costituirsi del testo, “La poe- vento dell’ascoltatore sono determinanti
ne è fondamentale il modo in cui un te- sia è quello che è recepito”; di qui l’am- su chi narra.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]