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Presentazione ..

L’esperienza accumulata in tanti anni di immersioni in apnea, la passio-


ne per quest’affascinante attività subacquea e la constatazione della
necessità di uno scritto che raccolga in maniera sintetica e didattica quante
più nozioni possibili ed in linea con gli orientamenti più recenti , mi ha
spinto a scrivere questo manuale teorico-pratico ritenendolo d’aiuto per
l’apneista , allievo di corsi o sportivo , sia durante che dopo il suo periodo
di formazione

Il testo, che propone nozioni di base , consigli pratici , principi già


consolidati ed argomenti riguardanti le più moderne e innovative tecniche
di training , concentrazione , rilassamento e respirazione , viene messo a
disposizione , gratuitamente, di tutte le società subacquee regolarmente
affiliate alla FIPSAS , allo scopo anche di divulgare e promuovere questa
affascinante attività sportiva tra i giovanissimi , meglio se nelle scuole , non
mancando di sottolineare anche la sua valenza sociale in virtù dei rischi che
ancora , purtroppo , comporta .

Un ringraziamento alla mia Società , Nuoto Sub Modena B.Loschi , ed alla


ditta OMER SUB , per avermi aiutato nella realizzazione di questo manuale,
al Presidente del Comitato di Settore Attivita’ Subacquee della FIPSAS,
Prof. Alberto Azzali ed ai sig.ri Romano Barluzzi, Alessandro Bazzardi e
Stefano Floris , membri di Comitato della Commissione Didattica Nazionale,
per averne consigliato l’ uso nella formazione dell’apnea.

Flavio Mighali
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L’APNEA PER DEFINIZIONE E’ LA CESSAZIONE O SOSPENSIONE DELL’ATTI-


VITA’ RESPIRATORIA.

SOSPENDERE VOLONTARIAMENTE LA RESPIRAZIONE E’ UN COMPORTAMENTO


CHE L’UOMO DA MILLENNI COMPIE SPONTANEAMENTE ED ISTINTIVAMENTE
PRIMA DI IMMERGERE IL VISO NELL’ACQUA.

IL DESIDERIO DI SCOPERTA DEL MONDO SOTTOMARINO FORSE SEMBRA RECENTE


MA IN REALTA’ E’ ANTICO QUANTO E’ ANTICA LA CURIOSITA’ DELL’UOMO ED
IL SUO INNATO BISOGNO DI SCOPRIRE E RICERCARE .

DATARE L’IMMERSIONE SUBACQUEA NON E’ COMPITO FACILE . I PALEONTOLOGI


CI INFORMANO SOLO DELLA PRESENZA DI PESCATORI “ SUBACQUEI ” NEL MAR
BALTICO CIRCA DIECIMILA ANNI FA.

LA LEGGENDA E LA STORIA CI HANNO TRAMANDATO FATTI E IMPRESE COMPIUTI


DA “APNEISTI “ NEI VARI SECOLI PER SCOPI DI DIVERSA NATURA .
TRA I TANTI RICORDIAMO :

LA LEGGENDARIA IMMERSIONE DI ALESSANDRO IL GRANDE CHE SI FECE CALARE


SOTT’ACQUA RACCHIUSO IN UN CONTENITORE COSTRUITO SU MISURA ;

QUELLA DI GLAUCO , PESCATORE DI SPUGNE DELLA CIVILTA’ CRETESE ( 2.000 A.C.),


CITATO DA ERODOTO , CHE RAGGIUNGEVA I –100 METRI ED AVEVA ANCHE 10 MINUTI
DI APNEA PERCHE’ SI NUTRIVA DI UNA PARTICOLARE ALGA MAGICA (..GLAUCO E’
ANCHE IL PRIMO CASO CITATO DI DECESSO IN ACQUA PER SINCOPE ANOSSICA..) ;
RACCONTA INFATTI ERODOTO CHE NETTUNO , IL DIO DEL MARE , AFFASCINATO
DALLE IMPRESE DI GLAUCO , UN GIORNO LO TRATTENNE SOTT’ACQUA ALLA SUA
CORTE TRA LE NAIADI E LE SIRENE ED IL SUO CORPO RIAFFIORO’ COSPARSO DI
ALGHE ;

GLI “URINATORES“ DELL’ESERCITO ROMANO, PARAGONABILI AI MODERNI COMMAN-


DOS DI MARINA CON VERI E PROPRI COMPITI DI INCURSIONE SUBACQUEA ;

IL PESCATORE GRECO SCYLLIAS E SUA FIGLIA CYANA CHE , SECONDO IL RACCONTO


DI ERODOTO NEL 480 A.C., IN UNA INCURSIONE SUBACQUEA NOTTURNA, TAGLIARONO
I CAVI DI ORMEGGIO DELLE NAVI DA GUERRA DELLA FLOTTA PERSIANA DI SERSE
PROVOCANDONE SERI DANNI ;

IL SICILIANO NICOLA PESCE ,CITATO DA MOLTI AUTORI TRA CUI I GESUITI PADRE
FOURMER E KUCHER , CHE INTORNO AL 1150 SUPERAVA ANCHE I –100 METRI;

I MITICI PESCATORI DI PERLE E CORALLI POLINESIANI ED I PESCATORI DI SPUGNE


GRECI TRA I QUALI RICORDIAMO GEORGIOS HAGGI STATTI, TRENTACINQUENNE
DA SIMI , CHE NEL 1913 RECUPERO’ NELLE ACQUE DELL’EGEO , A - 80 METRI DI
PROFONDITA’, L’ANCORA INCAGLIATA DELLA NAVE MILITARE ITALIANA “ REGINA
MARGHERITA”.

BEN DIVERSI GLI SCOPI PER GLI APNEISTI DEL SECONDO CINQUANTENNIO DEL
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XX ° SECOLO :

RAIMONDO BUCHER , PIONIERE DEL PROFONDISMO ITALIANO , PRIMO A RAGGIUN-


GERE 1 -30 METRI NEL 1950 ED I - 44 NEL 1952.

ENZO MAIORCA E JACQUES MAYOL CHE TRA GLI ANNI SESSANTA E OTTANTA , IN
UNA SFIDA INTERMINABILE , RAGGIUNSERO PROFONDITA’ VARIABILI DAI -60 AI
- 100 .

UMBERTO PELIZZARI , LUCA GENONI ED IL CUBANO PIPIN, PROFONDISTI DELL’ULTI-


MA GENERAZIONE , CHE CON I RECORDS NELLE VARIE SPECIALITA’ E CON OLTRE I
-150 MT HANNO ULTERIORMENTE ALLARGATO L’ORIZZONTE DELL’APNEA .

TUTTI ATLETI CHE NEGLI ANNI , ANIMATI DALLO STESSO SPIRITO DI CONCQUISTA ,
HANNO REALIZZATO IMPRESE ECCEZIONALI RAGGIUNGENDO PROFONDITA’ SEMPRE
PIU’ RAGGUARDEVOLI DANDO IMPULSO ANCHE ALLA RICERCA SCIENTIFICA E
TECNOLOGICA.

DALLA MARINA MILITARE ITALIANA NEL 1949 GIUNGE IL TERMINE DI “ SOMMOZ-


ZATORE “ PER INDICARE IL SUBACQUEO CHE S ‘ IMMERGE IN SITUAZIONI DI
RESPIRAZIONE E QUELLO DI “ APNEISTA “ PER INDICARE COLUI CHE S’IMMERGE IN
APNEA E CIOE’ IN ARRESTO RESPIRATORIO VOLONTARIO.

SEMPRE NEL 1948 SORGONO LE PRIME ASSOCIAZIONI E CON ESSE IL NUOVO


SPORT .

A SOLI TRE ANNI DALLA FINE DEL CONFLITTO MONDIALE , UNICA TRA LE
FEDERAZIONI COMPETENTI , LA FIPS NE APPREZZA E PREVEDE GLI SVILUPPI FUTURI
ACCOGLIENDOLO NELLA SUA ORGANIZZAZIONE.

NELLO STESSO ANNO TROVIAMO LA PRIMA MANIFESTAZIONE AGONISTICA , UNA


GARA DI TECNICA SUBACQUEA ED I PRIMI CORSI PER L’INSEGNAMENTO
DELL’IMMERSIONE IN APNEA.

UN CORSO
DI APNEA
SI OCCUPA
DELLA

FORMAZIONE DELL’UOMO SUBACQUEO E CIOE’ DELLA SUA CAPACITA’ ED IDONEITA’


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A MUOVERSI, COMPOR- TARSI , RAGIONARE E TUTELARSI NEL MONDO


SOTTOMARINO .

MIGLIORARE LA PREPARAZIONE FISICA , GIUNGERE AD UNA SEMPRE PIU’ PRO-


FONDA E CONSISTENTE PREPARAZIONE MENTALE CON LO SCOPO PRINCIPALE DI
RAGGIUNGERE LA SICUREZZA IN ACQUA : QUESTI IN SINTESI GLI SCOPI DI UN
CORSO PER APNEISTI.

ANDAR SOTT’ACQUA SIGNIFICA ADATTARSI A CONDIZIONI PSICO-FISICHE NUOVE ;


DIVERSI SONO GLI STIMOLI CHE RICEVIAMO E LE REAZIONI CHE ABBIAMO RISPET-
TO A QUELLE DELLA VITA DI TUTTI I GIORNI.

CI ABITUEREMO A MUOVERCI IN UN’ALTRA DIMENSIONE E QUESTO SARA’ POSSI-


BILE, PIACEVOLE E NON SARA’ FATICOSO PERCHE’ IL NOSTRO ORGANISMO E’ IN
PARTE PREDISPOSTO , POSSIEDE CAPACITA’ SIMILI A QUELLE DEI MAMMIFERI
ACQUATICI , QUASI A RICORDARCI LE LONTANE ORIGINI COMUNI E CIOE’ QUANDO
LA VITA SI SVOLGEVA NELL’ACQUA.

IL PRIMO DEGLI SCOPI DI UN CORSO SARA’ DUNQUE QUELLO DI METTERCI IN CON-


DIZIONI DI STAR BENE NELL’ACQUA E SOTT’ACQUA , DI RAGGIUNGERE QUELLA CHE
COMUNEMENTE VIENE DEFINITA “ ACQUATICITA’ E SUBACQUATICITA’ ” .

PER RAGGIUNGERE QUESTO RISULTATO SI SOMMANO ADATTAMENTI DI TIPO


FISICO , PSICOLOGICO , ORGANICO E TECNICO .

FISICO : PROGRAMMARE UNA BUONA PREPARAZIONE DI BASE CON


L’APPRENDIMENTO E L’ESECUZIONE DI ESERCIZI MIRATI.

PSICOLOGICO: ALLONTANARE IL DISAGIO E LA PAURA (.. NON LA


PRUDENZA ! ) ABITUANDO IL CERVELLO AD UNA DIVERSA
COORDINAZIONE DEI MOVIMENTI , AD UNA SELEZIONE DEI
GRUPPI MUSCOLARI IN MODO DA NON SPRECARE ENERGIE E
AD UNO STATO DI MASSIMA CONCENTRAZIONE E RILASSAMENTO.

ORGANICO : IMPARARE A RISPONDERE CON IL PROPRIO CORPO ALLE


CONDIZIONI IMPOSTE DAL MEZZO IN CUI SI VA AD OPERARE E
CIOE’ IN ASSENZA DI ARIA ED IN VARIAZIONE DI PRESSIONE.

TECNICO : IMPARARE A CONVIVERE CON NUOVE ATTREZZATURE ,


CONOSCENDOLE PER UTILIZZARLE AL MEGLIO.

ARGOMENTI DA TRATTARE IN UN CORSO DI APNEA


- NOZIONI DI : ANATOMIA , FISIOLOGIA E FISICA.
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LO STUDIO DI ORGANI ED APPARATI PIU’ IMPEGNATI IN IMMERSIONE ,IL LORO FUN-


ZIONAMENTO E LE MODIFICAZIONI CUI VANNO INCONTRO, ANCHE SE IN FORMA
SINTETICA E’ UTILE PER LA COMPRENSIONE E LA PREVENZIONE DI INCIDENTI E LA
SALVAGUARDIA DELL’INCOLUMITA’ DELL’APNEISTA.

LE SOLLECITAZIONI E GLI ADATTAMENTI ORGANICI CHE SUBISCE IL NOSTRO COR-


PO SI POSSONO COMPRENDERE ED AFFRONTARE ADEGUATAMENTE SE SI TENGONO
PRESENTI ALCUNE LEGGI FONDAMENTALI DELLA FISICA.

OGNI APNEISTA , INDIPENDENTEMENTE DALLE MOTIVAZIONI CULTURALI , DOVREB-


BE POSSEDERE TALI NOZIONI PER CONOSCERE SE STESSO E MUOVERSI IN ACQUA
NELLA MASSIMA SICUREZZA.

- RIANIMAZIONE E PRONTO SOCCORSO :

CONOSCERE LE CAUSE CHE POSSONO PROVOCARE INCIDENTI E’ IMPORTANTE PER


PREVENIRLI ED E’ INDISPENSABILE , PER CHIUNQUE PRATICHI SPORT ACQUATICI
ED ATTIVITA’ SUBACQUEA , AVERE COGNIZIONI DI PRONTO SOCCORSO ,
RIANIMAZIONE ED UN ADEGUATO ADDESTRAMENTO AL SALVATAGGIO.
SOCCORRERE QUALCUNO, IN PISCINA O AL MARE , RECUPERARE UN INFORTUNATO
IMMERGENDOSI IN APNEA , SONO EVENTUALITA’ POSSIBILI E PERTANTO CHI
SVOLGE TALI ATTIVITA’ E’ TENUTO AD AVERE UNA PREPARAZIONE ADEGUATA CHE
GLI CON- SENTA DI INTERVENIRE CORRETTAMENTE E TEMPESTIVAMENTE.

- ATTREZZATURE :

LA SCELTA DELLE ATTREZZATURE PER L’IMMERSIONE E’UN ASPETTO IMPORTANTE


COSI’ COME E’ IMPORTANTE AVERE UNA SUFFICIENTE ESPERIENZA RIMANENDO
COSTANTEMENTE AGGIORNATI ED ATTENTI ALL’EVOLUZIONE TECNOLOGICA.
DA UN BUON EQUIPAGGIAMENTO DIPENDONO ANCHE LE BUONE PRESTAZIONI.

- ECOLOGIA ED AMBIENTE MARINO :

BENCHE’ SPETTI INNANZITUTTO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI ADOTTARE PROVVE-


DIMENTI CONCRETI E STRUTTURALI, FINALIZZATI ALLA PROTEZIONE DELL’AMBIEN-
TE MARINO, OGNUNO DI NOI HA IL DOVERE DI CONTRIBUIRE CONCRETAMENTE.

AL CONCETTO DEL PATRIMONIO COMUNE SI UNISCE L’ESIGENZA DI UNA GESTIONE


INTEGRATA TRA LA PROTEZIONE E LO SVILUPPO DELLE ATTIVITA’ UMANE.

CONOSCERE L’AMBIENTE NEL QUALE SI OPERA E’ UTILE , DOVEROSO E RENDE


PIU’ PIACEVOLE L’IMMERSIONE.

-TECNICHE DI RILASSAMENTO , TRAINING MENTALE :

L’APNEA DEVE ESSERE PRATICATA IN ASSOLUTO RILASSAMENTO , CON PIACERE


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E DIVERTIMENTO E NON DEVE ESSERE MAI UN ’APNEA FORZATA .

PER OTTENERE QUESTO SONO PARTICOLARMENTE INDICATE TECNICHE INNO-


VATIVE, METODI EDUCATIVI E FORMATIVI ED IN UN PROGRAMMA DI FORMA-
ZIONE E’ OPPORTUNO SVILUPPARE FORME DI AUTOCONTROLLO, CONOSCENZE
E COMPORTAMENTI PIU’ ATTENTI CON L’AIUTO DI TECNICHE QUALI IL TRAINING
AUTOGENO , LO YOGA E IL CONTROLLO DELLA RESPIRAZIONE.

- ESERCITAZIONI PRATICHE IN BACINO DELIMITATO O AL MARE:

INDISPENSABILI PER IL RAGGIUNGIMENTO DI UN ’ADEGUATA FORMA FISICA ED UN


BUON LIVELLO DI ACQUATICITA’ E SUBACQUATICITA’.

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IDONEITA’ ED EFFICIENZA FISICA

L’IMMERSIONE IN APNEA , COMUNQUE SIA EFFETTUATA , E’ SEMPRE UN’ATTIVITA’


SPORTIVA E PERTANTO PER PRATICARLA E’ NECESSARIO UNO STATO DI BUONA E
SANA COSTITUZIONE.
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L’ACCERTAMENTO SANITARIO DI BASE , VOLTO AD ESCLUDERE LA PRESENZA DI


AFFEZIONI PERMANENTI , INCOMPATIBILI CON L’IMMERSIONE , E’ OBBLIGATORIO
ED E’ DI PERTINENZA ESCLUSIVAMENTE MEDICA.

DEVE ESSERE ESEGUITO ANNUALMENTE PERCHE’ , PER QUANTO SOFISTICATO ED


APPROFONDITO POSSA ESSERE , ESSO HA VALORE PER IL MOMENTO IN CUI VIENE
SVOLTO E NON INDEFINITO.
LA VALUTAZIONE DI EVENTUALI AFFEZIONI TRANSITORIE O DI CONDIZIONI DI
RELATIVA INCAPACITA’ AD AFFRONTARE SITUAZIONI PARTICOLARI , DOVREBBE
RIENTRARE NELLE ABITUDINI DI CONTROLLO ED AUTOCONTROLLO.

IL RICONOSCIMENTO O IL SOSPETTO DI SITUAZIONI INCOMPATIBILI CON L’ATTIVI-


TA’ SUBACQUEA DIPENDONO IN PRIMO LUOGO DALLA LORO CONOSCENZA , DALLA
PREPARAZIONE TEORICA E DALLA CONSAPEVOLEZZA INDIVIDUALE.

UNA VISITA MEDICO-SUBACQUEA CORRETTAMENTE IMPOSTATA DOVREBBE


PREVEDERE :
-VISITA MEDICA GENERALE
-CONTROLLO DELL’APPARATO RESPIRATORIO CON L’ESAME SPIROMETRICO
-L’ELETTROCARDIOGRAMMA CON PROVA DI TOLLERANZA ALLO SFORZO
-ECOCARDIOGRAMMA (.. ALMENO LA PRIMA VOLTA ED IN SOGGETTI MENO
GIOVANI )
- VISITA ORL : MEDIANTE OTOSCOPIA , IMPEDENZIOMETRIA E TIMPANOGRAMMA,
CHE POSSONO DARE INFORMAZIONI SULL’ORECCHIO MEDIO E SULLE
TUBE DI EUSTACHIO E, PER CHI SOFFRE DI PROBLEMATICHE CRONI-
CHE LEGATE A DIFFICOLTA’ DI COMPENSAZIONE, L’ESAME RADIO -
GRAFICO DEI TURBINATI E DEI SENI.

°°°°°°°

LA SCELTA DELL’ATTREZZATURA
L’EQUIPAGGIAMENTO DELL’APNEISTA NON E’ SOFISTICATO E NON COMPORTA
PARTICOLARI IMPEGNI PER LA SUA SCELTA.
ESISTONO DEI RIFERIMENTI BEN PRECISI AI QUALI E’ OPPORTUNO ATTENERSI E ,
ALMENO INIZIALMENTE , LASCIARSI CONSIGLIARE DA ISTRUTTORI FINO AL
RAGGIUNGIMENTO DI UNA SODDISFACENTE ESPERIENZA.

LA MUTA
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E’ L’INDUMENTO DEL SUBACQUEO. COSTITUITA DA MATERIALE SPECIALE SINTE-


TICO , DETTO “ NEOPRENE “.
LE IMMERSIONI SUBACQUEE OGGI POSSONO ESSERE PRATICATE DA CHIUNQUE ED
IN OGNI STAGIONE GRAZIE ALLE MUTE .

IN COMMERCIO NE ESISTONO DI DIVERSI TIPI E LE PIU’ INDICATE PER L’APNEA


SONO QUELLE COMUNEMENTE DETTE “ UMIDE “ O “ INFILTRANTI “.
ESSE PERMETTONO UN LIMITATO INGRESSO DI ACQUA ALL’INTERNO CHE, FRAP-
PONENDOSI TRA IL NEOPRENE E L’EPIDERMIDE , SI RISCALDA ALLA TEMPERATURA
CORPOREA.

SONO CARATTERIZZATE DAL FATTO DI AVERE PANTALONI E GIACCA COMPLETA


DI CAPPUCCIO E PRIVE DI CERNIERA, REALIZZATE IN NEOPRENE ESPANSO, MATE-
RIALE CHE ABBINA AD UNA NOTEVOLE ELASTICITA’ UN OTTIMO POTERE COIBENTE.

QUESTE DOTI DEL NEOPRENE SONO DA ATTRIBUIRE ALLA MIRIADE DI CELLETTE


PRESENTI AL SUO INTERNO.
IL NEOPRENE ESPANSO SI DISTINGUE IN : MACRO-MICRO-MEDIO CELLULARE IN
VIRTU’ DEL DIAMETRO DELLE CELLETTE .

PIU’ SONO GRANDI ( NEOPRENE MACROCELLULARE ) ,


PIU’ IL MATERIALE E’ MORBIDO.
IN QUESTO CASO , PERO’, MINORE SARA’ IL SUO POTERE
TERMICO POICHE’ IN PROFONDITA’, PER EFFETTO
DELL’AUMENTO DELLA PRESSIONE IDROSTATICA, ESSO
TENDERA’ A RIDURSI DI SPESSORE.

VICEVERSA , MINORE SARA’ IL POTERE TERMICO DEL


MATERIALE E MINORE LA SUA MORBIDEZZA.
IL MEDIO CELLULARE QUINDI , E’ IL GIUSTO COMPRO-
MESSO.

GLI SPESSORI VARIANO DAI 3 AI 7 MM IN FUNZIONE DEL


PERIODO DI UTILIZZO E QUINDI DELLA TEMPERATURA
DELL’ACQUA: GLI SPESSORI DAI 3 AI 5 MM SONO DESTI-
NATI ALLA STAGIONE ESTIVO/AUTUNNALE ; GLI ALTRI,
DI MAGGIORE SPESSORE , SONO TIPICAMENTE INVER -
NALI.

Muta di neoprene bifoderato

I DIVERSI TIPI SONO :

- NEOPRENE BIFODERATO , CON UNA FODERA ALL’INTERNO ED UNA ALL’ESTERNO.

E’ IL MATERIALE PIU’ RESISTENTE , HA IL VANTAGGIO DI ESSERE PRATICO , DI


FACILE VESTIZIONE E SVESTIZIONE ED HA UNA DISCRETA ELASTICITA’; HA PERO’
UNA MAGGIORE DISPERSIONE TERMICA E COL TEMPO TENDE A DIVENTARE RIGIDO
FACENDO PERDERE ELASTICITA’ ALLA MUTA .

-NEOPRENE MONOFODERATO LISCIO , CON FODERA ALL’INTERNO E PARTE ESTERNA


LISCIA PRIVA DI FODERA.
OFFRE UNA BUONA ROBUSTEZZA ED UNA DISCRETA ELASTICITA’.
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IL POTERE TERMICO E’ SUPERIORE A QUELLO DI UNA MUTA BIFODERATA.

LE MUTE BIFODERATE, DURANTE GLI SPOSTAMENTI IN BARCA E NELLE STAGIONI


PIU’ FREDDE TENDONO A RIMANERE IMPREGNATE DI ACQUA ED A DISPERDERE
CALORE ; QUESTE MONOFODERATE, CON FODERA SOLO ALL’INTERNO, HANNO IL
VANTAGGIO DI ASCIUGARSI RAPIDAMENTE , DI RISCALDARSI ALTRETTANTO
RAPIDAMENTE AL SOLE E DI POSSEDERE OTTIME QUALITA’ IDRODINAMICHE.

-NEOPRENE LISCIO SPACCATO: E’ SENZ’ALTRO LA MUTA PIU’ INDICATA PER L’APNEI-


STA, SENZA ALCUNA FODERA E CON IL NEOPRENE “TAGLIATO O SPACCATO” A DIRET-
TO CONTATTO CON L’EPIDERMIDE.
E’ MOLTO ELASTICO ED OFFRE OTTIMA COIMBENZA TERMICA E MORBIDEZZA.
PRESENTA PERO’ PROBLEMI DI FRAGILITA’ E LE LACERA -
ZIONI, ANCHE SE FACILMENTE RIPARABILI, SONO PROBA-
BILI SE NON SI PRESTA LA MASSIMA ATTENZIONE DURAN-
TE LA VESTIZIONE-SVESTIZIONE . E’ BUONA NORMA,
DURANTE TALI MANOVRE , BAGNARE LA MUTA ALL’INTER-
NO ED ALL’ESTERNO CON UNA MISCELA DI ACQUA E
SHAMPOO, POSSIBILMENTE NEUTRO.

I PANTALONI SOLITAMENTE SONO TAGLIATI A VITA ALTA


O A SALOPETTE CON BRETELLE INSERITE NELLA PARTE
ALTA.
SONO PREFERIBILI MODELLI DEL PRIMO TIPO PERCHE’
DANNO MENO “COSTRIZIONE” TORACICA E LA VENTILA-
ZIONE POLMONARE RISULTA PIU’ AGEVOLE.

Muta di neoprene liscio-spaccato

CORPETTI

SONO DEI GILET A CANNOTTIERA DI NEOPRENE DI 2 O


3 mm DI SPESSORE; INDOSSATI SOTTO UNA GIACCA POS-
SONO AUMENTARE LE CAPACITA’ TERMICHE OPPURE
POSSONO ESSERE UTILIZZATI IN PISCINA SOPRATTUTTO
DURANTE GLI ALLENAMENTI DI APNEA STATICA.
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GUANTI E CALZARI

OLTRE ALL’ESPOSIZIONE
AL FREDDO NEI PERIODI
INVERNALI , I PIEDI IN
IMMERSIONE SONO ESPOSTI
AL RISCHIO DI ABRASIONI
DA SFREGAMENTO NELLA
SCARPETTA DELLA PINNA E
LE MANI POSSONO SUBIRE MICROLESIONI PER IL
CONTATTO CON I FONDALI .
QUESTI ACCESSORI, SE QUALITATIVAMENTE IDONEI, OFFRONO UN’ ADEGUATA
PROTEZIONE CONTRO TUTTI QUESTI INCONVENIENTI.
SONO DA PREFERIRE I MODELLI IN TESSUTO O NEOPRENE DA 2-3 mm. PER IMMERSIO-
NI NELLE STAGIONI CON TEMPERATURE PIU’ CALDE E QUELLI IN NEOPRENE DA 5 mm.
NELLE STAGIONI PIU’ FREDDE.

LE PINNE

SONO I PROPULSORI DEL SUBACQUEO.

CON LA MUTA E’ L’ATTREZZATURA CHE PIU’ DI ALTRE, NEGLI ULTIMI ANNI, HA


AVUTO UN’EVOLUZIONE TECNOLOGICA GRAZIE ANCHE ALL’UTILIZZO DI NUOVI
MATERIALI.

FONDAMENTALI PER UNA BUONA PINNA PER L’APNEA SONO ALCUNE CARATTERI-
STICHE QUALI: UNO SFORZO DI PINNEGGIAMENTO CONTENUTO CON UN RENDIMEN-
TO ELEVATO, UN ADEGUATO CONFORT, UNA BUONA DURATA.

I MODELLI PIU’ IN USO, SIA DURANTE I CORSI CHE NEI PRIMI TEMPI DI PRATICA

SPORTIVA, SONO QUELLI CON SCARPETTE DI GOMMA E PALE IN TECNOPOLIMERO.


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OFFRONO UNA BUONA ROBUSTEZZA E DISCRETA REAZIONE ELASTICA, CHE PERO’


TENDONO A PERDERE COL TEMPO, ED HANNO LO SVANTAGGIO DI ESSERE PIU’
PESANTI DI QUELLE DELL’ULTIMA GENERAZIONE IN CARBONIO.

E’ IMPORTANTE SCEGLIERE MODELLI CON SCARPETTA DI MESCOLA MORBIDISSIMA


PER ASSICURARSI IL MIGLIOR CONFORT ; E’ OPPORTUNO ACQUISTARLE CON UN
NUMERO IN PIU’ IN CONSIDERAZIONE DELL’USO DI CALZARI E CON UN SET IN PIU’ DI
PALE PIU’ CORTE ( MAX. 50 cm ) INTERCAMBIABILI CON QUELLE PIU’ LUNGHE.

QUESTO E’ DA CONSIGLIARSI SOPRATTUTTO AGLI APNEISTI CORSISTI CHE, DURANTE


LE ESERCITAZIONI IN BACINO DELIMITATO NELLE FASI INIZIALI DELLA LORO
PREPARAZIONE , POTREBBERO INCONTRARE QUALCHE DIFFICOLTA’ CON LE PALE
LUNGHE CHE POTREBBERO INVECE ADOTTARE IN TEMPI SUCCESSIVI
SOSTITUENDOLE CON UNA SEMPLICE MANOVRA .

PINNE CON PALE IN CARBONIO

TRA LE PRINCIPALI INNOVAZIONI DI QUESTI ULTIMI ANNI TROVIAMO IL CARBONIO,


UN MATERIALE COMPOSITO LEGGERISSIMO, DALLE GRANDI PRESTAZIONI E CHE BEN
SI ADATTA AD ESSERE IMPIEGATO PER LA REALIZZAZIONE DELLE PALE DELLE
PINNE.
E’ UN MATERIALE LA CUI RIGIDITA’ VARIA A SECONDA DI COME VIENE LAVORATO

INDIPENDENTEMENTE DALLO SPESSORE.


LA PALA E’ PIU’ O MENO RIGIDA A SECONDA DELLA DIVERSA DISPOSIZIONE DEGLI
STRATI DEL MATERIALE E DEL DIVERSO ORIENTAMENTO DELLE FIBRE.

SONO PIU’ FRAGILI DELLE ALTRE IN TECNOPOLIMERO E BISOGNA PRESTARE LA


MASSIMA ATTENZIONE A COME SI UTILIZZANO ; SE SI CALPESTANO SI ROMPONO,
COSI’ COME SI ROMPONO SE SI PICCHIANO VIOLENTEMENTE CONTRO GLI SCOGLI.
LA RESISTENZA ALLE ALTE TEMPERATURE COSI’ COME AGLI URTI E’ DECISAMENTE
INFERIORE A QUELLE IN TECNOPOLIMERO.

LE PINNE IDEALI SONO QUELLE CHE SPINGONO IL SUBACQUEO ALLA MEDESIMA


VELOCITA’ DI ALTRE CON MENO FATICA OPPURE QUELLE CHE SPINGONO DI PIU’ A
PARITA’ DI SFORZO.

QUELLE CON PALA IN COMPOSITO RISPONDONO A QUESTI REQUISITI E RAPPRESEN-


TANO UN BALZO IN AVANTI RISPETTO ALLE TRADIZIONALI IN TECNOPOLIMERO.

PER APPREZZARNE APPIENO LE GRANDI POTENZIALITA’ VANNO USATE AD UNA


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CERTA PROFONDITA’ DOVE IL RENDIMENTO E’ DECISAMENTE SUPERIORE A QUELLO


DI ALTRI MODELLI ; SONO SOLO UN PO’ COSTOSE E SCONSIGLIABILI AD APNEISTI
AGLI INIZI DELLA LORO ATTIVITA’.

LA MASCHERA

E’ CERTAMENTE L’INVENZIONE CHE HA CAMBIATO IL MODO DI VIVERE IL MONDO


SUBACQUEO.
RAPPRESENTA PER IL SUB IL PRIMO ACQUISTO INDISPENSABILE ; SENZA DI ESSA
L’OCCHIO POSTO A DIRETTO CON-
TATTO CON L’ACQUA VEDE IN MA-
NIERA TALMENTE DEFORMATA DA
IMPEDIRE DI FATTO OGNI ATTIVITA’
SUBACQUEA.
I L MERCATO NE OFFRE PER TUTTI I
GUSTI E NECESSITA’. QUELLA PIU’ IN-
DICATA PER L’APNEISTA E’ SICURA -
MENTE UN MODELLO BIOCULARE IN
GOMMA O SILICONE , CON IL TELAIO IN
POLICARBONATO O TECNOPOLIMERO ,
UN ANGOLO VISIVO AMPIO E SOPRAT-
TUTTO DAL VOLUME RIDOTTISSIMO.

IL VOLUME MINIMO E’ IMPORTANTE PER


NON SPRECARE LA PREZIOSA RISERVA DI
ARIA POLMONARE NEL TENTATIVO DI
EQUILIBRARE LA PRESSIONE IDROSTATI-
CA, DAL MOMENTO CHE CIO’ SI OTTIENE
CON L’EMISSIONE DAL NASO DI UNA
QUANTITA’ DI ARIA NELLA MASCHERA
VARIABILE , MA COMUNQUE PROPORZIO-
NATA AL SUO VOLUME INTERNO .

E’ CONSIGLIABILE SCEGLIERE UN MODELLO CHE SI ADATTI PERFETTAMENTE AL


VOLTO (.. POGGIANDOLA AL VISO ED INSPIRANDO PROFONDAMENTE DOVRA’ ADERI-
RE PERFETTAMENTE SENZA CADERE ..) E VERIFICARE ANCHE SE SI RIESCE A STRIN-
GERE IL NASO CON LE DITA PER COMPENSARE LA PRESSIONE DELL’ACQUA SUI TIM-
PANI.

SE LA MASCHERA E’ NUOVA, E’ BUONA NORMA LAVARLA ACCURATAMENTE , PER


UNA SOLA VOLTA , USANDO DEL DETERGENTE NEUTRO E PER EVITARE CHE IL
VETRO SI APPANNI E’CONSIGLIABILE COSPARGERLO CON DEL DENTIFRICIO OPPURE
RICORRERE DI VOLTA IN VOLTA AI DISAPPANNANTI PRESENTI IN COMMERCIO.

L’AEREATORE

E’ L’ACCESSORIO CHE CONSENTE LA RESPIRAZIONE IN SUPERFICIE.


E’ IMPORTANTE CHE SIA SEMPLICE E MODERNO, IN GOMMA O SILICONE E CON UN
DIAMETRO NON TROPPO STRETTO , PER NON RENDERE LA RESPIRAZIONE DIFFI-
COLTOSA , NON TROPPO LARGO PER NON FAR FATICA A SVUOTARLO COMPLETA -
MENTE .
SONO SUFFICIENTI DIAMETRI VARIABILI DAI 20 AI 22 mm E LUNGHEZZE DI 38 / 40 cm.
SONO SCONSIGLIATI QUELLI CON VALVOLE PER SCARICARE L’ACQUA COSI’ COME
QUELLI CON CURVATURE CORRUGATE NELLE CUI PIEGHE SI DEPOSITA SEMPRE
SALIVA O ACQUA STAGNANTE CHE NON SI RIESCE MAI AD EVACUARE COMPLETA-
MENTE.
E’ COSTITUITO DA DUE PARTI COLLEGATE DA GIUNTI O RACCORDI GIREVOLI :
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IL BOCCAGLIO E’ LA PARTE CHE SI TIENE TRA LE LABBRA E DEVE BEN ADATTARSI


ALLA BOCCA COSI’ COME IL TUBO ALLA GUANCIA SENZA CHE PREMA O SI ALLON-
TANI TROPPO DA ESSA.
E’ BUONA NORMA ELIMINARE GLI ANELLI DI GOMMA FISSA-TUBO PREFERENDO FAR
PASSARE L’AEREATORE SOTTO AL CINGHIOLO,TENENDOLO LIBERO DA COSTRIZIONI
ESTERNE PER POTERLO SFILARE SENZA DIFFICOLTA’ IN CASI DI EMERGENZA.

LA CINTURA DI ZAVORRA

HA LO SCOPO DI CONTENERE I PIOMBI NECESSARI AL SUBACQUEO PER AVERE IL


GIUSTO ASSETTO IN IMMERSIONE.
DEVE ESSERE ROBUSTA ED AFFIDABILE E CON FIBBIA A SGANCIO RAPIDO PER LE
SITUAZIONI DI EMERGENZA.
ALLE TRADIZIONALI CINTURE IN CORDA DI NYLON SONO PREFERIBILI QUELLE IN
TESSUTO ELASTICO.

DURANTE LA DISCESA IN PROFONDITA’ L’AUMENTATA PRESSIONE TENDE A


SCHIACCIARE LA MUTA ED A COMPRIMERE L’ARIA CONTENUTA NEI POLMONI;
LA CINTURA , SE NON E’ ELASTICA E QUINDI NON AUTOADATTANTESI AL CORPO ,
SARA’ LIBERA DI MUOVERSI CREANDO QUALCHE FASTIDIO AL SUBACQUEO SIA IN
DISCESA CHE IN RISALITA.
SONO CINTURE DALLO SPESSORE DI CIRCA 3mm , HANNO UNA BUONA RESISTENZA
ALLE ABRASIONI E NON SI SFIBRANO.

PER CONTRO , DATA LA LORO ELASTICITA’ , MAL SOPPORTANO UN CARICO ECCES-


SIVO DI PIOMBI E SE SOTTOPOSTE A FORTI TENSIONI NELLA ZONA DOVE PASSANO I
PESI , CON IL TEMPO COMPAIONO DELLE MICROLESIONI CHE , A LUNGO ANDARE ,
POSSONO PROVOCARE LA LACERAZIONE DEL MATERIALE.

I PIOMBI

SONO DA PREFERIRE QUELLI DA 1 , 2 ED ANCHE QUELLI DA 1/2 Kg. NECESSARI PER


AFFINARE L’ASSETTO CHE VARIA IN FUNZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL
PROPRIO CORPO E DELLE PROFONDITA’ OPERATIVE.
PER COMODITA’ SI PUO’ AVERE IN CINTURA UN PIOMBO DA 500 Gr. O DA 1 Kg.
A “ SGANCIO RAPIDO “ CHE PUO’ ESSERE UTILE IN CASO SI DEBBA VARIARE LA
PESATURA ALL’ULTIMO MOMENTO STACCANDOLO AGEVOLMENTE.

LA BOA GALLEGGIANTE

E’ OBBLIGATORIA PER LEGGE.


GONFIABILE E MUNITA DI BANDIERA REGOLAMENTARE ROSSA CON STRISCIA
TRASVERSALE BIANCA , IN ITALIA , DI DIVERSI COLORI ALL’ESTERO.
14

CONSENTE DI SEGNALARE LA PROPRIA POSIZIONE , DI FISSARE DEGLI ACCESSORI O


PER RIPOSARSI , USANDOLA COME GALLEGGIANTE.

E’ COLLEGATA AL SUBACQUEO TRAMITE UNA CIMA CHE NON DEVE ESSERE NE’
MOLTO CORTA NE’ MOLTO LUNGA ; IN MEDIA NON DOVREBBE SUPERARE LA
PROFONDITA’ DI OPERAZIONE.

IL COLTELLO

SARA’ PICCOLO ED AFFILATO, NON GALLEGGIANTE,


IN ACCIAIO INOX E CON UN PICCOLO FODERO DA
PORTARE ALLA GAMBA O AL BRACCIO, COMUNQUE
IN UNA POSIZIONE COMODA DA RAGGIUNGERE NEL
CASO IN CUI IL SUBACQUEO DOVESSE IMPIGLIARSI
IN RETI O SFILACCI PRESENTI NEI FONDALI O IN
QUALUNQUE ALTRO CASO DI EMERGENZA.

MANUTENZIONE DELLE ATTREZZATURE :

-Non usare detergenti o altri prodotti chimici .

-Risciacquare sempre con acqua corrente dopo l’uso


sia al mare che in piscina .

-D’inverno , se non utilizzate , cospargerle di talco .


15

°°°°°°°

NOZIONI DI FISICA

I CAMBIAMENTI E GLI ADATTAMENTI CHE SUBISCE IL NOSTRO CORPO IN


IMMERSIONE SI POSSONO BEN COMPRENDERE ED AFFRONTARE SE SI TENGONO
PRESENTI ALCUNE LEGGI FONDAMENTALI DELLA FISICA.
OGNI APNEISTA , INDIPENDENTEMENTE DALLE MOTIVAZIONI CULTURALI ,
DOVREBBE POSSEDERE TALI NOZIONI PER CONOSCERE SE STESSO ED IMMERGERSI
NELLA MASSIMA SICUREZZA.

GRANDEZZE FISICHE

FORZA : IN ASSENZA DI SOLLECITAZIONI ESTERNE QUALSIASI CORPO RIMANE NEL


SUO STATO DI QUIETE O DI MOTO LINEARE UNIFORME ( principio di inerzia ).
LE SOLLECITAZIONI IN GRADO DI MUTARE LO STATO DI QUIETE O DI MOTO SONO
DETTE FORZE .
IN NOTAZIONE MATEMATICA LA DEFINIZIONE CORRETTA DI FORZA E’ :

F=m x a

DOVE f E’ LA FORZA , m LA MASSA DEL CORPO ED a L’ACCELLERAZIONE PROVO-


CATA DALLA FORZA.
COME SI VEDE FORZA ED ACCELLERAZIONE SONO GRANDEZZE DIRETTAMENTE
PROPORZIONALI CON LA MASSA COME COSTANTE DI PROPORZIONALITA’ ( F <> a ).
NEL SISTEMA INTERNAZIONALE LE FORZE SI MISURANO IN NEWTON ( N ) E LE
MASSE IN CHILOGRAMMI ( Kg ). FREQUENTEMENTE LE FORZE SI ESPRIMONO
ANCHE IN CHILOGRAMMI-FORZA ( Kgf ).

PESO: IL PESO DI UN CORPO E’ LA FORZA CHE ESSO ESERCITA IN VIRTU’ DELLA


GRAVITA’.
Nota : E’ STATO SCRITTO PRIMA CHE LA FORZA E’ PROPORZIONALE ALL’ACCELLE-
RAZIONE E CHE IL PESO E’ UNA FORZA. POTREBBE QUINDI SEMBRARE CHE UN CORPO
APPOGGIATO SUL TAVOLO NON ABBIA PESO , VISTO CHE RIMANE FERMO.
IN REALTA’ IL CORPO HA ( ovviamente ) PESO, MA RIMANE FERMO PERCHE’ IL
TAVOLO ESERCITA UNA FORZA UGUALE AL PESO MA DIRETTA IN SENSO OPPOSTO
( forza di
reazione ) .
LE DUE ACCELLERAZIONI QUINDI SI ANNULLANO. SI INCONTRERA’ UN FENOMENO
ANALOGO TRATTANDO IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE .

PESO SPECIFICO:IL PESO SPECIFICO DI UNA SOSTANZA E’ IL PESO DI UN VOLUME


UNITARIO DELLA SOSTANZA STESSA; AD ESEMPIO IL PESO DI UN cm3 O DI UN litro DI
SOSTANZA . L’UNITA’ DI MISURA PIU’ USATA PER IL PESO SPECIFICO E’ IL GRAMMO
PER CENTIMETRO CUBO ( g / cm3 ) . PER TROVARE IL PESO SPECIFICO DI UN CORPO
BASTA DIVIDERNE IL PESO TOTALE PER IL SUO VOLUME.
IN FORMATO MATEMATICO :

Peso
PS = ---------
16

Volume

PARIMENTI PER TROVARE IL PESO DI UN CORPO BASTA MOLTIPLICARNE IL VOLUME


PER IL PESO SPECIFICO

Peso = PS x Volume

IL PESO SPECIFICO DELL’ACQUA DISTILLATA E’ 1g / cm 3; QUELLO DELL’ACQUA DI


MARE E’ LEGGERMENTE SUPERIORE :
1 Litro di acqua pesa : 1, 000 kg.
1 Litro di acqua di mare : 1, 026 kg ( per il sale in essa disciolto )

PRESSIONE :LA PRESSIONE E’ DEFINITA COME UNA FORZA DIVISO UNA


SUPERFICIE.
NEL SISTEMA INTERNAZIONALE L’UNITA’ DI MISURA DELLA FORZA E’ IL PASCAL ( N /
m2 ) . QUESTA UNITA’ DI MISURA E’ PERO’ PARTICOLARMENTE SCOMODA E SOLITA-
MENTE SI PREFERISCE USARE L’ATMOSFERA ( atm ), IL CHILOGRAMMO PER CENTIME-
TRO QUADRATO ( Kgf / cm 2) ED IL BAR , CHE SONO PRESSOCHE’ IDENTICI TRA LORO.

UN’ALTRA UNITA’ LARGAMENTE USATA E’ IL MILLIMETRO DI MERCURIO ( mmHg o


Torr ). UN’ATMOSFERA E’ UGUALE A 760 mmHg o Torr.

VOLUME : E’LA PORZIONE DI SPAZIO OCCUPATA DA UN CORPO O DA UNA SOSTANZA.

°°°°°

L’ATMOSFERA , LA PRESSIONE ATMOSFERICA E L’ESPERIMENTO DI


TORRICELLI .

L’ATMOSFERA E’ UN MISCUGLIO DI GAS , CHIAMATO ARIA , AVENTE LA SEGUENTE


COMPOSIZIONE MEDIA
- AZOTO CIRCA 78 %
- OSSIGENO CIRCA 21 %
- ANIDRIDE CARBONICA CIRCA 0.03 %
- ALTRI GAS > 1 %

QUESTA MISCELA , TRATTENUTA DALLA FORZA DI GRAVITA’ , CIRCONDA LA TERRA.


NELLA STORIA DELLA SCIENZA HA FATTO FATICA L’IDEA CHE L’ARIA SIA MATERIA ,
CHE COME TALE HA UNA PROPRIA MASSA E UN PROPRIO PESO E CHE DI CONSEGUEN-
ZA ESERCITA UNA PRESSIONE IN OGNI DIREZIONE SULLA SUPERFICIE DEI CORPI A
CONTATTO CON ESSA.
L’ATMOSFERA ESERCITA SULLA TERRA UNA PRESSIONE MEDIA DI 1 Kg/cm2 ( o 760 mm
di mercurio ) CHE CHIAMEREMO PRESSIONE ATMOSFERICA .
ESSA PUO’ VARIARE LEGGERMENTE IN FUNZIONE DELLE CONDIZIONI METEOROLO-
GICHE E DELL’ALTEZZA; IN MONTAGNA E’ INFERIORE CHE A LIVELLO DEL MARE A
CAUSA DEL MINOR SPESSORE DELLO STRATO D’ARIA , A QUALCHE CENTINAIO DI Km
D’ALTEZZA LA PRESSIONE atm SI PUO’ RITENERE NULLA.

L’ESPERIMENTO DI TORRICELLI

IL PROBLEMA DELLA DETERMINAZIONE DELLA PRESSIONE ATMOSFERICA E’ STATO


AFFRONTATO E RISOLTO SPERIMENTALMENTE DA UN FISICO ITALIANO, SCIENZIATO
E COLLABORATORE DI GALILEO , NEL 1643.
17

NEL SUO CELEBRE ESPERIMENTO TORRICELLI RIEMPI’ UNA COLONNA DI VETRO ,


CHIUSA AD UN’ESTREMITA’, CON DEL MERCURIO,QUINDI IMMERSE LA PARTE APERTA
DELLA COLONNA IN UNA BACINELLA CONTENENTE ANCH’ESSA DEL MERCURIO .

TORRICELLI OSSERVO’ CHE IL LIVELLO DEL LIQUIDO NELLA COLONNA SCENDEVA


FINO AD UNA ALTEZZA DI 760 mm DAL LIVELLO DELLA VASCHETTA.
CIO’ SIGNIFICAVA CHE LA PRESSIONE ESERCITATA DALLA COLONNA DI MERCURIO
ALTA 760 mm EQUILIBRAVA ESATTAMENTE LA PRESSIONE ESERCITATA DALL’ATMO -
SFERA SULLA SUPERFICIE LIBERA DEL MERCURIO NELLA BACINELLA.

LO STRUMENTO IDEATO DA TORRICELLI E’


STATO IL PRIMO MANOMETRO DELLA STORIA ( in
partico- lare il primo barometro),E LACONSUETUDINE
DI MISU- RARE LA PRESSIONE IN MILLIMETRI DI
MERCURIO E’ CHIARAMENTE DERIVATA DA ESSO.

QUESTO ESPERIMENTO DIMOSTRA QUINDI CHE LA


PRESSIONE ATMOSFERICA AL LIVELLO DEL
MARE EQUIVALE ALLA PRESSIONE IDROSTATICA
DI UNA COLONNA DI MERCURIO ALTA 760 mm .

POICHE’ UNA COLONNA DI MERCURIO DI 760 mm


DI ALTEZZA E DI UN cm 2 DI BASE PESA 1Kg, SI PUO’
DIRE CHE L’ATMOSFERA A LIVELLO DEL MARE
ESERCITA UNA PRESSIONE DI 1Kg / cm 2.

LA PRESSIONE DELL’ATMOSFERA A LIVELLO


DEL MARE ( atm ) E’ STATA SCELTA COME UNITA’
DI MISURA DELLA PRESSIONE . L’atm VIENE
ANCHE DENOMINATA Bar , DIVISO IN 1000 Millibar.

CONSIDERANDO CHE IL PESO DEL MERCURIO E’


13,6 VOLTE MAGGIORE DI QUELLO DELL’ACQUA ,
UNA COLONNA D’ACQUA , PER ESERCITARE LA
PRESSIONE DI 1 atm , DOVRA’ ESSERE 13,6 VOLTE
PIU’ ALTA DELLA COLONNA DI MERCURIO , CIOE’ DOVRA’ ESSERE 760 mm x 13,6 = 10
metri .

QUINDI : 1 atm = 1 Kg / cm2 = 760 mm Hg ( mercurio ) = 1 bar = 10 metri di acqua.

IN ACQUA PERTANTO LA PRESSIONE AUMENTA DI 1 atm OGNI 10 metri DI


PROFONDITA’ : 0 METRI = 1 atm ( atmosfera a livello del mare )
-10 “ = 2 ATA ( atmosfera assoluta) 1 atm +1 atmosfera idrostatica
-20 “ = 3 ATA ( “ ) 1 atm +2 atmosfere idrost.
-30 “ = 4 ATA ( “ ) 1atm +3 atmosfere idrost.

LA PRESSIONE IDROSTATICA QUINDI AUMENTA IN DISCESA E DIMINUISCE IN


RISALITA.

QUANDO IL SUBACQUEO SCENDE IN PROFONDITA’ , SU OGNI PUNTO DEL SUO CORPO


VIENE A GRAVARE LA PRESSIONE IDROSTATICA RELATIVA A QUEL PRECISO LIVELLO.
L’AUMENTO DELLA PRESSIONE IDROSTATICA NON HA EFFETTI NEGATIVI SULL’OR-
GANISMO PURCHE’ L’ARIA ABBIA LIBERO ACCESSO A TUTTE LE CAVITA’ DEL CORPO.

STATI DI AGGREGAZIONE DELLA MATERIA


18

TUTTA LA MATERIA PRESENTE SULLA TERRA E’ COSTITUITA DA MINUSCOLE PARTI-


CELLE , DETTE MOLECOLE , DA CUI DIPENDONO TUTTE LE PROPRIETA’ CHIMICHE
DELLA MATERIA STESSA.

LE FORZE DI ATTRAZIONE ( E REPULSIONE ) DELLE MOLECOLE POSSONO ESSERE


MOLTO DIVERSE A SECONDA DELLA LORO NATURA .
DALL’ENTITA’DI QUESTE FORZE DIPENDE LO STATO DI AGGREGAZIONE DELLA MA-
TERIA STESSA. DEI VARI STATI DI AGGREGAZIONE POSSIBILE , QUELLI IMPORTANTI
SONO TRE :SOLIDO , LIQUIDO E GASSOSO.

SOLIDO : IL SOLIDO E’ UNO STATO DI AGGREGAZIONE IN CUI LA MATERIA HA FOR-


MA E VOLUME DEFINITI. I SOLIDI SONO QUINDI INCOMPRIMIBILI ED INDE-
FORMABILI.
LIQUIDO : IL LIQUIDO E’ UNO STATO DI AGGREGAZIONE IN CUI LA MATERIA HA VO -
LUME DEFINITO ( INCOMPRIMIBILE ) MA ASSUME LA FORMA DEL CONTE-
NITORE.
GAS : IL GAS E’ UNO STATO DI AGGREGAZIONE IN CUI LA MATERIA NON HA VO-
LUME E FORMA PROPRIE MA ASSUME QUELLE DEL CONTENITORE .

QUESTI MODELLI SI APPLICANO SIA A SOSTANZE PURE , AD ESEMPIO OSSIGENO OD


ACQUA PURI , SIA A MISCELE DI COMPONENTI QUALI L’ARIA E L’ACQUA DI MARE.

Alcune importanti proprieta’ dei gas


PRINCIPIO DI PASCAL E LA PRESSIONE : UN FLUIDO COMPRESSO IN UN
CONTENITORE ESERCITA UNA FORZA CHE E’ CONTROBILANCIATA DALLA FORZA DI
REAZIONE DELLE PARETI DEL CONTENITORE STESSO. LA FORZA ESERCITATA DAL
FLUIDO DIVISA PER LA SUPERFICIE DEL CONTENITORE FORNISCE LA PRESSIONE .
CON ESSA E LE SUE VARIAZIONI IL SUBACQUEO IN IMMERSIONE DOVRA’ SEMPRE
FARE I CONTI.

IL PRINCIPIO DI PASCAL AFFERMA CHE LA PRESSIONE ESERCITATA DA UN FLUIDO


COMPRESSO SI DISTRIBUISCE IN MODO UNIFORME SU TUTTA LA SUPERFICIE .

SE UN CORPO E’ INSERITO ALL’INTERNO DI UN CONTENITORE , ANCHE SULLA SUA


SUPERFICIE IL FLUIDO ESERCITERA’ LA MEDESIMA PRESSIONE.
19

QUESTO E’ AD ESEMPIO IL CASO DI UN SUBACQUEO IN IMMERSIONE .


ANCHE IN QUESTO CASO E’ SUFFICIENTE MISURARE LA PRESSIONE DELL’ACQUA IN
UN PUNTO ( AD ESEMPIO CON UN PROFONDIMETRO ) PER AVERE IL VALORE DELLA
PRESSIONE ESERCITATA SU OGNI PUNTO DEL SUBACQUEO O MEGLIO SU OGNI
PUNTO CHE STA ALLA STESSA QUOTA DEL PROFONDIMETRO.

UN’ALTRA CONSEGUENZA IMPORTANTE DEL PRINCIPIO DI PASCAL E’ CHE SE DUE


CONTENITORI PIENI DI GAS A DIVERSA PRESSIONE VENGONO MESSI IN COMUNICA-
ZIONE, IL GAS FLUIRA’ DALL’UNO ALL’ALTRO FINO AD EQUILIBRARE LA PRESSIONE.

I DUE CONTENITORI , DOPO ESSERE STATI COLLEGATI , DIVENGONO INFATTI UN


UNICO CONTENITORE , E PER SODDISFARE IL PRINCIPIO DI PASCAL LA PRESSIONE AL
SUO INTERNO DEVE ESSERE OMOGENEA.

UN CASO PARTICOLARE DI QUESTO FENOMENO E’ DATO DAI POLMONI. ESSI DEVONO


ESSERE INFATTI VISTI COME DEI CONTENITORI MESSI IN COMUNICAZIONE CON L’E -
STERNO.
DA QUANTO DETTO SOPRA RISULTA CHE LA PRESSIONE DELL’ARIA ALL’INTERNO
DEI POLMONI E’ SEMPRE UGUALE ALLA PRESSIONE DELL’ ATMOSFERA RESPIRATA =
1 atm A LIVELLO DEL MARE , MENO IN MONTAGNA ( IN FUNZIONE DELL’ALTEZZA ).

DURANTE UN ’IMMERSIONE LA PRESSIONE DELL’ACQUA CHE AVVOLGE IL SUB E’ UNI-


FORME SU OGNI PUNTO DELLA SUPERFICIE DEL CORPO , CONTROBILANCIATA DALLA
INCOMPRIMIBILITA’ DEI LIQUIDI CORPOREI E DAL FATTO CHE I GAS CONTENUTI NEI
POLMONI SONO SEMPRE IN EQUILIBRIO CON LA PRESSIONE ESTERNA .
IN APNEA I GAS SI RIDUCONO DI VOLUME EQUILIBRANDO LA PRESSIONE ESTERNA .

PER DEFINIZIONE SI HA :

A) DEPRESSIONE : QUANDO LA PRESSIONE ALL’INTERNO DI UN RECIPIENTE E’


MINORE DELLA PRESSIONE ESTERNA

B) EQUIPRESSIONE : QUANDO LA PRESSIONE E’ PARI ALLA PRESSIONE ESTERNA

C) SOVRAPRESSIONE : QUANDO LA PRESSIONE E’ MAGGIORE DELLA PRESSIONE


ESTERNA.

LEGGE DI BOYLE :AFFERMA CHE A TEMPERATURA COSTANTE LA PRESSIONE


ESERCITATA DA UN GAS ALL’INTERNO DI UN CONTENITORE E’ INVERSAMENTE PRO-
PORZIONALE AL VOLUME DEL CONTENITORE STESSO . OVVIAMENTE E’ VERO ANCHE
L’OPPOSTO , CIOE’ CHE A TEMPERATURA COSTANTE IL VOLUME DI UN GAS E’INVER -
SAMENTE PROPORZIONALE ALLA PRESSIONE CUI E’ SOTTOPOSTO.

QUESTO E’ UN FENOMENO IMPORTANTISSIMO PER IL SUBACQUEO , LE CUI


CAVITA’ INTERNE SONO PIENE D’ARIA.
TROVANDOSI A LIVELLO DEL MA-
RE, AD UNA PRESSIONE ATMOSFE-
RICA DI 760 mmHg , PARI AD 1 atm ,
IMMETTENDO 5 LITRI D’ARIA
ALL’INTERNO DI UN PALLONCINO ,
PORTATO ALLA PROFONDITA’ DI 10
METRI , CIOE’ ALLA PRESSIONE DI
2 ata , IL SUO VOLUME DIMINUIRA’
IN RAPPORTO DIRETTO CON L’AU-
MENTO DI PRESSIONE , RIDUCEN -
DOSI ALLA META’ DEL VOLUME
20

INIZIALE; A –20 METRI DI PROFONDITA’, ALLA PRESSIONE DI 3 ata, IL SUO VOLUME SI


RIDURRA’ AD 1/3 DEL VOLUME INIZIALE.

CON L’AUMENTARE DELLA PROFONDITA’ , E QUINDI DELLA PRESSIONE , IL VOLUME


DEL PALLONCINO DIMINUIRA’ PROPORZIONALMENTE, COSI’ COME, NEL CASO OPPO-
STO, RIPORTATO IN SUPERFICIE , COL DIMINUIRE DELLA PRESSIONE , CI SARA’ UN
AUMENTO DEL SUO VOLUME FINO ALLA DIMENSIONE INIZIALE.

CONSIDERANDO LA SITUAZIONE DI UN APNEISTA IN IMMERSIONE IN FASE DI DISCESA,


L’ARIA CONTENUTA NELLE VARIE CAVITA’ DEL CORPO DIMINUIRA’ DI VOLUME CON
L’AUMENTARE DELLA PRESSIONE AMBIENTALE ED AUMENTERA’, RITORNANDO AI
VALORI INIZIALI , IN FASE DI RISALITA.

LEGGE DI DALTON : FONDAMENTALE PER LA COMPRENSIONE DEI FENOMENI


CHE SI VERIFICANO NELL’ORGANISMO DI UN APNEISTA DURANTE UN’IMMERSIONE
SOPRATTUTTO AD ELEVATA PROFONDITA’.

LA LEGGE DI DALTON AFFERMA CHE , IN UNA MISCELA DI GAS , OGNI COMPONENTE


PARTECIPA ALLA PRESSIONE TOTALE IN MODO PROPORZIONALE ALLA SUA PRESEN-
ZA PERCENTUALE . LA PRESSIONE DI OGNI COMPONENTE SI DICE PRESSIONE PARZIALE
( Pp ) DEL COMPONENTE STESSO.

AVENDO QUINDI UNA MISCELA DI GAS AD UNA CERTA PRESSIONE LA Pp DEI SINGOLI
COMPONENTI SI TROVA MOLTIPLICANDO LA PRESSIONE TOTALE PER LE RISPETTIVE
PERCENTUALI DIVISE PER CENTO.

E’ IMPORTANTE CONOSCERE QUESTI FENOMENI PERCHE’ LA Pp DI UN GAS INFLUEN-


ZA GLI EFFETTI BIOLOGICI DEL GAS STESSO , E LE SUE INTERAZIONI CON IL CORPO
UMANO PROVOCANO EFFETTI SUL METABOLISMO VARIABILI A SECONDA DELLE Pp A
CUI IL GAS E’ DISPONIBILE.

VARIANDO LA PRESSIONE RIMANE INVARIATA LA PERCENTUALE DEI GAS COMPO-


NENTI IL MISCUGLIO. CON IL VARIARE DELLA PRESSIONE DELL’ARIA, VARIERA’
ANCHE LA Pp DEI SINGOLI GAS COMPONENTI IL MISCUGLIO MA NON LE LORO
PERCENTUALI.

AD ESEMPIO : A 2 atm L’OSSIGENO AVRA’ UNA Pp PARI A CIRCA IL 20 % DEL TOTALE


( 0.4 atm PARI A CIRCA 304 mmHG ) , L’AZOTO INVECE AVRA’ INVECE UNA Pp PARI A
CIRCA L’80 % DEL TOTALE ( 1. 6 ATM / 1. 216 mmHg ) SECONDO LA FORMULA :

80
Pn2 = 2 x ------------- = 1.6 atm = 1.216 mmHg
100

20
Po2 = 2 x ------------- = 0.4 atm = 304 mmHg
100

L’OSSIGENO E’ PRESENTE NELL’ARIA IN UNA PERCENTUALE CIRCA DEL 20% E PUO’


ESSERE RESPIRATO ED ASSIMILATO DAL NOSTRO ORGANISMO , A LIVELLO POLMO-
NARE , CON UNA PRESSIONE PARZIALE MINIMA DI 100 millibar (75 mmHg ).

CIO’ SIGNIFICA CHE SE L’ARIA RESPIRATA AVESSE LA PRESSIONE DI 1 Atm ( Pp02


21

PARI A 200 millibar = 152 mmHg ) SI POTREBBE ESTRARRE META’ DELL’OSSIGENO IN


ESSA CONTENUTO E SE NE POTREBBE ESTRARRE UNA PERCENTUALE ANCORA
MAGGIORE SE L’ARIA FOSSE FORNITA A PRESSIONI SUPERIORI.

SAPENDO CHE IL SANGUE E’ IN GRADO DI FISSARE OSSIGENO FINO ALLA PRESSIONE


LIMITE DI 60 mmHg , IN PROFONDITA’ , DOVE LA Pp02 SI INNALZA, GLI SCAMBI
GASSOSI SONO FACILITATI.
QUESTO FENOMENO,APPARENTEMENTE FAVOREVOLE ALL’APNEISTA, IN REALTA’ LO
ESPONE AL RISCHIO DI UNA SINCOPE IN RISALITA .

CONSIDERIAMO UN SUBACQUEO CON UNA CAPACITA’ POLMONARE DI 6 LITRI CHE


SI IMMERGE AD UNA PROFONDITA’ DI –30 METRI. LA PRESSIONE ESTERNA E QUELLA
IN- TRAPOLMONARE PASSANO DA 1 A 4 ata ED IL VOLUME POLMONARE SI RIDUCE AD
¼ ( 1. 5 Litri ) .

LA PRESSIONE A CUI L’OSSIGENO E’ DISPONIBILE PER GLI SCAMBI RESPIRATORI


E’ DIVENTATA DI 636 mmHg , CONTRO I 158 mmHg ALLA PRESSIONE AMBIENTE
(..SCAMBI GASSOSI FACILITATI !! ).

SE L’IMMERSIONE E’ PROTRATTA IL SUBACQUEO , PER L’IMPEGNO PSICO-FISICO ,


CONSUMA OSSIGENO LA CUI PRESSIONE PARZIALE SI RIDUCE, NEL FRATTEMPO, AD
UN VALORE MOLTO BASSO MA ANCORA SUFFICIENTE A GARANTIRE LO SCAMBIO
CON IL SANGUE ( > 60 mmHg ).

IL SUBACQUEO ANCORA IN PIENO BENESSERE DECIDE DI RISALIRE. DURANTE LA


RISALITA LA PRESSIONE AMBIENTE DIMINUISCE ,TANTO MAGGIORMENTE QUANTO
PIU’ CI SI AVVICINA ALLA SUPERFICIE , E PROPORZIONALMENTE AUMENTA IL VOLU-
ME POLMONARE.

A QUESTO PUNTO SI VERIFICA UNA BRUSCA CADUTA DELLA Pp DELL’OSSIGENO NEL


MISCUGLIO GASSOSO .
A –10 METRI LA PRESSIONE AMBIENTE E’ DIMEZZATA ( DA 4 ata A 2 ata ) , IL VOLUME
POLMONARE AUMENTATO E LA Pp DELL’OSSIGENO, SCESA A 50 mmHg, NON E’ SUFFI -
CIENTE A GARANTIRE GLI SCAMBI GASSOSI. IL SUBACQUEO COSI’ PERDE I SENSI E
VA IN SINCOPE ANOSSICA PER APNEA PROLUNGATA .

SOTTOSTANNO A QUESTA LEGGE , NATURALMENTE , ANCHE L’AZOTO E L’ANIDRIDE


CARBONICA IL CUI COMPORTAMENTO E’ CONDIZIONATO DALLE RISPETTIVE Pp.

LEGGE DI HENRY: AFFERMA CHE A TEMPERATURA COSTANTE LA QUANTITA’


DI UN GAS CHE SI SCIOGLIE IN UN LIQUIDO E’ PROPORZIONALE ALLA Pp CHE IL GAS
ESERCITA SUL LIQUIDO STESSO.
LEGGE CHE REGOLA IL PASSAGGIO DEI GAS RESPIRATORI DALL’ARIA ALVEOLARE
( Stato gassoso ) AL SANGUE ( Stato di soluzione ) E VICEVERSA;
ESSA AIUTA A COMPRENDERE IL COMPORTAMENTO DEI GAS DURANTE LA
RESPIRAZIONE.
22

Legge di Henry : le molecole di gas tendono ad andare in maggior numero verso le zone
in cui sono presenti alla concentrazione minore finche’ non raggiungono l’equilibrio .

I TESSUTI DEL NOSTRO CORPO SONO COMPOSTI IN GRAN PARTE DA LIQUIDI.

L’OSSIGENO , PRESENTE NELL’ARIA INSPIRATA A LIVELLO DEGLI ALVEOLI POLMO-


NARI, SI SCIOGLIE NEL SANGUE VENOSO , DOVE SI TROVA A Pp PIU’ BASSA CHE
NELL’ARIA , TRASFORMANDOLO IN SANGUE ARTERIOSO RICCO DI OSSIGENO CHE
VIENE POI CEDUTO AI TESSUTI , SEMPRE IN BASE AD UN GRADIENTE DI PRESSIONE
PARZIALE.
L’ANIDRIDE CARBONICA SI COMPORTA IN MODO CONTRARIO PASSANDO DAI TES-
SUTI , DOVE VIENE PRODOTTA , AL SANGUE E DA QUESTI , ATTRAVERSO LA PARETE
ALVEOLO-POLMONARE , NELL’ARIA ESPIRATA.

IL COEFFICIENTE DI SOLUBILITA’ DELL’ANIDRIDE CARBONICA E’ CIRCA 20 VOLTE


SUPERIORE A QUELLO DELL’OSSIGENO.

IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE : UN CORPO IMMERSO IN UN FLUIDO IN QUIETE


RICEVE UNA SPINTA VERTICALE VERSO L’ALTO UGUALE AL PESO DEL FLUIDO SPO -
STATO.
UNA CONSEGUENZA DI QUESTO PRINCIPIO E’ CHE I CORPI CON PESO SPECIFICO SU-
PERIORE A QUELLO DELL’ACQUA AFFONDANO , QUELLI CON PESO SPECIFICO INFE-
RIORE A QUELLO DELL’ACQUA GALLEGGIANO E QUELLI CON PESO SPECIFICO
ESATTAMENTE UGUALE ALL’ACQUA RIMANGONO IN EQUILIBRIO NEUTRO.

QUESTO EFFETTO FONDAMENTALE SPIEGA PERCHE’ UN SUBACQUEO CHE SI TUFFI


IN ACQUA , SENZA ALCUNA ZAVORRA , NON PRECIPITA DISASTROSAMENTE VERSO IL
FONDO, MA PUO’ GALLEGGIARE E REGOLARE LA SUA QUOTA SENZA GRANDE
DIFFICOLTA’.

IL SUB INFATTI , GRAZIE AL


FENOMENO DESCRITTO DAL
PRINCIPIO DI ARCHIMEDE ,
RICEVE DAL BASSO VERSO
L’ALTO UNA SPINTA PARI AL
PESO DI UNA QUANTITA’ DI
ACQUA UGUALE AL SUO VO-
LUME.
SE IL PESO SPECIFICO (MEDIO)
DEL SUBACQUEO E’ ESATTA -
MENTE UGUALE A QUELLO
DELL’ACQUA, ALLORA LA SPIN-
TA IDROSTATICA E’ UGUALE AL
PESO DEL SUBACQUEO E LE
DUE FORZE SI EQUILIBRANO
ESATTAMENTE ( ASSETTO
NEUTRO ) .

L’ACQUA DOLCE HA UN PESO SPECIFICO UGUALE A : 1. 000 , L’ACQUA DI MARE


A : 1. 026 .
PER QUESTO IN MARE SI GODE DI UNA MIGLIORE GALLEGGIABILITA’.
23

IL CORPO UMANO E’ COMPOSTO DA TESSUTI DI PESO SPECIFICO MAGGIORE DEL -


L’ACQUA, MA DAL MOMENTO CHE CONTIENE STRUTTURE PIENE DI GAS ( POLMONI,
INTESTINO ) CONSIDERANDONE IL VOLUME COMPLESSIVO , HA UN PESO SPECIFICO
MEDIO LEGGERMENTE INFERIORE A QUELLO DELL’ACQUA E QUINDI IN INSPIRAZIO-
NE, A POLMONI PIENI D’ARIA, GALLEGGIA ED IN ESPIRAZIONE , A POLMONI VUOTI,
AFFONDA.

IL VOLUME DELL’ARIA CONTENUTA NELL’APPARATO RESPIRATORIO DI UN APNEISTA


IN DISCESA , SECONDO LA LEGGE DI BOYLE , DIMINUISCE CON L’AUMENTARE DELLA
PROFONDITA’ E DELLA PRESSIONE.
PER IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE AD UNA DIMINUZIONE DEL VOLUME DELL’ACQUA
SPOSTATA FA SEGUITO UNA MINORE SPINTA DAL BASSO VERSO L’ALTO E QUINDI UNA
MINORE GALLEGGIABILITA’.
L’APNEISTA IN IMMERSIONE , SOPRATTUTTO PROFONDA , DOVRA’ TENERE CONTO DI
QUESTI FENOMENI E CONSIDERARE LE VARIAZIONI DI VOLUME DELLA MUTA DI NEO-
PRENE E GLI EFFETTI DI UNA ZAVORRA SOVRACCARICATA .

LA PRESSIONE IN IMMERSIONE : LA PRESSIONE E’ DEFINITA COME UNA FORZA


ESERCITATA SU UNA SUPERFICIE. IL PESO E’ A TUTTI GLI EFFETTI UNA FORZA ;
QUALSIASI MASSA , COMPRESE LE MASSE GASSOSE E QUELLE LIQUIDE, CHE GRAVI SU
UNA SUPERFICIE, ESERCITA UNA PRESSIONE .

ABBIAMO GIA’ VISTO ALCUNI DI QUESTI ESEMPI: L’ATMOSFERA E LA COLONNA DI


TORRICELLI .
IN MODO DEL TUTTO ANALOGO ANCHE L’ACQUA ESERCITA UNA PRESSIONE IN
VIRTU’ DEL SUO PESO. IN PARTICOLARE UNA COLONNA DI ACQUA ALTA 10 mt
ESERCITA SULLA SUA BASE UNA PRESSIONE DI CIRCA 1 atm. COSI’ COME ABBIAMO
DEFINITO PRESSIONE ATMOSFERICA QUELLA DOVUTA ALL’ATMOSFERA, DEFINI-
REMO PRESSIONE IDROSTATICA QUELLA DOVUTA ALL’ACQUA.

DA CIO’ RISULTA CHIARO CHE UN SUBACQUEO IN IMMERSIONE E’ SOGGETTO A


PRESSIONI SEMPRE MAGGIORI MAN MANO CHE SCENDE IN PROFONDITA’. LA VA-
RIAZIONE DI PRESSIONE E’, DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE , LA PRINCIPALE
FONTE DI PROBLEMI PER IL SUBACQUEO , PER CUI E’ OPPORTUNO ANALIZZARNE
BREVEMENTE LE CONSEGUENZE .

COME ACCENNATO NELLA SEZIONE SUGLI STATI DI AGGREGAZIONE , I LIQUIDI , AL


CONTRARIO DEI GAS , SONO INCOMPRIMIBILI. LE PARTI DEL CORPO UMANO COSTI-
TUITE DA LIQUIDI , CHE SONO DI GRAN LUNGA LA MAGGIOR PARTE , NON SUBISCO-
NO PER QUESTO MOTIVO GRANDI MODIFICAZIONI AL VARIARE DELLA PRESSIONE .

IL DISCORSO E’ DIVERSO PER LE CAVITA’ PIENE DI GAS , CHE TENDEREBBERO


NATURALMENTE AD ESSERE COMPRESSE. L’UNICO MODO PER EVITARE DANNI FISICI
E’ EGUAGLIARE LA PRESSIONE DELLE CAVITA’ INTERNE A QUELLA ESTERNA
(COMPENSAZIONE ). IN ALCUNI CASI CIO’ AVVIENE ABBASTANZA FACILMENTE . AD
ESEMPIO IL TORACE , GRAZIE ALLA SUA ELASTICITA’ , VIENE COMPRESSO ANCHE IN
MODO SIGNIFICATIVO DURANTE LE IMMERSIONI IN APNEA.

GRAZIE A QUESTA COMPRESSIONE ( E ANCHE AD ALTRI MECCANISMI CHE VERRAN-


NO SPIEGATI NELLE LEZIONI DI FISIOLOGIA DELL’IMMERSIONE ), LA PRESSIONE
INTRATORACICA EGUAGLIA QUELLA ESTERNA .

PER ALTRE CAVITA’ ( ORECCHIO MEDIO ) LA COMPENSAZIONE NON E’ COSI’ AUTO-


MATICA , E DEVE ESSERE FORZATA VOLONTARIAMENTE.
NEI CASI IN CUI LA COMPENSAZIONE E’ IMPOSSIBILE , AD ESEMPIO SE VI SONO CA-
VITA’ ALL’INTERNO DI OTTURAZIONI DENTARIE ESEGUITE IN MODO NON PERFETTO,
SONO POSSIBILI BAROTRAUMI DA MANCATA COMPENSAZIONE.
24

TEMPERATURA CORPOREA –TEMPERATURA DELL’ACQUA


UN CORPO PERDE CALORE ( ..E DIMINUISCE IL SUO PATRIMONIO DI ENERGIA TER-
MICA ) QUANDO INTERAGISCE TERMICAMENTE CON UN CORPO A TEMPERATURA PIU’
BASSA; VICEVERSA UN CORPO ACQUISTA CALORE ( ..ED AUMENTA IL SUO PATRIMO-
NIO DI ENERGIA TERMICA ) QUANDO INTERAGISCE CON UN CORPO A TEMPERATURA
PIU’ ALTA.
SOLTANTO QUANDO DUE CORPI CHE INTERAGISCONO TERMICAMENTE HANNO LA
STESSA TEMPERATURA , CIOE’ SI TROVANO IN CONDIZIONI DI EQUILIBRIO TERMICO ,
NON C’E’ PASSAGGIO DI CALORE.
LA TENDENZA A RAGGIUNGERE L’EQUILIBRIO TERMICO E’ UN PROCESSO AL QUALE
NON POSSIAMO OPPORCI. QUELLO CHE POSSIAMO FARE E’ TROVARE IL MODO PIU’
EFFICACE PER RALLENTARE IL PIU’ POSSIBILE , QUANDO OCCORRE , IL PROCESSO DI
INTERAZIONE TERMICA.
CIO’ SI OTTIENE INTERPONENDO TRA I CORPI, CHE SI TROVANO A DIVERSE
TEMPERA- TURE , UN “ ISOLANTE TERMICO “ CHE RITARDI IL PIU’ POSSIBILE IL
PASSAGGIO DI CALORE ( MUTE SUBACQUEE ) .
IN IMMERSIONE IL CORPO UMANO E’ ESPOSTO AD UNA NOTEVOLE DISPERSIONE DI
CALORE A CAUSA DELLA TEMPERATURA DELL’ACQUA CHE PUO’ ESSERE ANCHE
MOLTO BASSA.
L’ACQUA , AL CONTRARIO DELL’ARIA , E’ UN PESSIMO ISOLANTE TERMICO , HA UNA
CAPACITA’ DI DISPERDERE CALORE 25 VOLTE SUPERIORE A QUELLA DELL’ARIA .
NE CONSEGUE CHE LA PERDITA DI CALORE DEL CORPO UMANO E’ , IN ACQUA ,
ENORMEMENTE SUPERIORE CHE NELL’ARIA.

LA PERMANENZA IN ACQUA PIU’ O MENO FREDDA DETERMINA LA COMPARSA DI


VARI DISTURBI CHE , ANCHE SE DI LIEVE ENTITA’ , IMPEDISCONO IMMERSIONI DI
LUNGA DURATA ED IN PIENO BENESSERE .

AL FINE DI RITARDARE I DISTURBI DA RAFFREDDAMENTO, VIENE FATTO ABITUAL-


MENTE RICORSO ALL’ADOZIONE DEGLI INDUMENTI PROTETTIVI DEI SUBACQUEI , LE
MUTE , CONFEZIONATE CON IL NEOPRENE ESPANSO ALTAMENTE ISOLANTE.

TERMOCLIMO : E’ UN FENOMENO CHE SI MANIFESTA IN ALCUNI MARI NEI


PERIODI ESTIVI CON UNA VERA E PROPRIA STRATIFICAZIONE NEI PRIMI 20 mt
DI PROFONDITA’ CON FORTI SBALZI DI TEMPERATURA TRA I DIVERSI STRATI.

E’ OPPORTUNO TENERE IN CONSIDERAZIONE TALE FENOMENO PER LA SCELTA


DELLO SPESSORE DELLA MUTA SUBACQUEA IN PREVISIONE DELL’IMMERSIONE.

°°°°°°

NOZIONI DI ANATOMIA
LO STUDIO DI ORGANI ED APPARATI PIU’ IMPEGNATI IN IMMERSIONE , IL LORO
MECCANISMO D’AZIONE E LE MODIFICAZIONI A CUI VANNO INCONTRO , ANCHE
SE IN FORMA SINTETICA E SUPERFICIALE , E’ ESSENZIALE PER CONOSCERSI ,
PREVENIRE INCIDENTI E QUINDI SALVAGUARDARE LA PROPRIA ED ALTRUI
INCOLUMITA’.

LA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA
25

LA CIRCOLAZIONE ANIMALE PORTA ALLE CELLULE , A CIASCUNA CELLULA


DELL’ORGANISMO , GLI ELEMENTI INDISPENSABILI ALLA NUTRIZIONE :
L’OSSIGENO , CHE IL SANGUE PRENDE DALL’ARIA A LIVELLO DEI POLMONI ,GLI
ALIMENTI CHE SONO ASSORBITI NELL’INTESTINO ATTRAVERSO I VILLI
INTESTINALI.
NELL’UOMO E NEI MAMMIFERI LA CIRCOLAZIONE E’ doppia e completa .

DOPPIA , PERCHE’ FORMA DUE CORRENTI DI ESTENSIONE DISUGUALE: LA


PICCOLA E LA GRANDE CIRCOLAZIONE ; LA PRIMA VA DAL CUORE AI POLMONI,
IN CUI CEDE CO2 E SI OSSIGENA , PER POI FARE RITORNO AL CUORE; L’ALTRA
VA ALLE CELLULE DELL’ORGANISMO A CEDERE L’OSSIGENO E RACCOGLIERE
ANIDRIDE CARBONICA ( CO 2 ) , FACENDO QUINDI RITORNO AL CUORE.

COMPLETA , PERCHE’ ALL’INTERNO DEL CUORE SANGUE VENOSO E SANGUE


ARTERIOSO NON VENGONO A CONTATTO.

LO STUDIO DELLA CIRCOLAZIONE SI INTERESSA AL cuore , sangue , elementi


Cellulari , vie di circolazione ( vasi ) , ed al meccanismo della Circolazione.

CUORE

E’ IL CENTRO MOTORE DEL SISTEMA CIRCOLATORIO.


MUSCOLO CAVO INVOLONTARIO , DEL PESO DI CIRCA 300 gr. , DI FORMA
PRESSOCHE’ CONICA , IL CUI VERTICE POSA SUL DIAFRAMMA .
E’ SITUATO NEL TORACE , TRA I POLMONI , SPOSTATO VERSO SINISTRA ED E’
SOSTENUTO DAI VASI SANGUIGNI IN ENTRATA E IN USCITA.
26

APERTO LONGITUDINALMENTE , IL CUORE SI PRESENTA SUDDIVISO IN DUE META’


DA UN SETTO VERTICALE, IL cuore venoso (CONTENENTE SANGUE VENOSO) A
DESTRA IL cuore arterioso ( CON IL SANGUE “OSSIGENATO“ ) A SINISTRA.

LE DUE META’ SONO SUDDIVISE , INOLTRE , DA UNA MEMBRANA PERFORATA IN


DUE CAVITA’ : UNA SUPERIORE , l’atrio , L’ALTRA INFERIORE , IL ventricolo .

LE CAVITA’ DEL CUORE SONO DUNQUE QUATTRO : LA SUPERIORE SINISTRA ( O


ATRIO SINISTRO ) , LA SUPERIORE DESTRA ( O ATRIO DESTRO ) , L’INFERIORE
SINISTRA (O VENTRICOLO SINISTRO ) , L’INFERIORE DESTRA ( O VENTRICOLO
DESTRO ).

VIE DELLA CIRCOLAZIONE


PER COMPRENDERE COME AVVIENE IL PERCORSO DEL SANGUE SI DEVONO TENER
PRESENTI ALCUNE OSSERVAZIONI :

a-IL CUORE DESTRO ( orecchietta e ventricolo ) CONTIENE SANGUE VENOSO; IL


CUORE SINISTRO , SANGUE ARTERIOSO;

b-IL SETTO VERTICALE IMPEDISCE IL PASSAGGIO DEL SANGUE DAL CUORE


VENOSO AL CUORE ARTERIOSO ( E VICEVERSA ).

c-IL SETTO , O MEMBRANA ORIZZONTALE , LASCIA TRANSITARE IL SANGUE


DALL’ ATRIO AL VENTRICOLO CORRISPONDENTE ( E NON VICEVERSA),
PERCHE’ LE valvole IMPEDISCONO AL SANGUE DI REFLUIRE;

d-SI DICONO vene I VASI CHE VANNO AL CUORE , arterie I VASI CHE PARTONO
DAL CUORE . LE ARTERIE E LE VENE DELLA “GRANDE CIRCOLAZIONE “ CON-
TENGONO , RISPETTIVAMENTE , SANGUE ARTERIOSO ( OSSIGENATO ) E
SANGUE VENOSO ( POVERO DI O2 E RICCO DI CO2 ); NELLA PICCOLA CIRCO-
LAZIONE ( polmonare ) AVVIENE INVECE IL CONTRARIO;

e-IL SANGUE LASCIA I POLMONI OSSIGENATO , VA AL CUORE ARTERIOSO,ENTRA


PER L’ORECCHIETTA ( atrio ) SINISTRA , PASSA AL VENTRICOLO SINISTRO.
AL CUORE VENOSO ARRIVA IL SANGUE CHE HA CEDUTO L’OSSIGENO DURANTE
LA CIRCOLAZIONE;

f-L’ARTERIA IN PARTENZA DAL CUORE DESTRO ( ventricolo destro ) CONTIENE


SANGUE VENOSO CHE SI DEPURA ED OSSIGENA A LIVELLO DEI POLMONI ; DI-
VENUTO ARTERIOSO , IL SANGUE RAGGIUNGE IL CUORE SINISTRO ( ATRIO )
CON 4 VENE .

QUESTO E’ IL PERCORSO COMPLETO DEL SANGUE : SI OSSIGENA NEI POLMONI ;


DIVENUTO ARTERIOSO , VA AL CUORE , PER L’ATRIO SINISTRO , PASSA NEL
VENTRICOLO SINISTRO , VA QUINDI ALL’ORGANO DA OSSIGENARE , A CUI CEDE
OSSIGENO E DA CUI PRENDE ANIDRIDE CARBONICA ( TRASFORMANDOSI DUNQUE
IN SANGUE VENOSO );
RITORNA AL CUORE , PER L’ATRIO DESTRO , ATTRAVERSA IL VENTRICOLO
DESTRO , TORNA AI POLMONI E QUI,DOPO AVER CEDUTO Co2 , SI RIOSSIGENA.
27

LA CIRCOLAZIONE E’ QUESTO INCESSANTE MOVIMENTO DEL SANGUE , NON


CONTINUO MA AD ONDATE SUCCESSIVE , PER EFFETTO DELLE CONTRAZIONI E
DILATAZIONI DEL CUORE ( LA CONTRAZIONE O sistole ; LA DILATAZIONE O
Diastole).

IN UN TEMPO INFERIORE AL SECONDO , IL CUORE COMPIE LA SUA RIVOLUZIONE


(Rivoluzione cardiaca ) .
L’ATRIO ENTRA IN CONTRAZIONE , IL VENTRICOLO CORRISPONDENTE IN
DILATAZIONE ( e viceversa ) .

IL SANGUE SPINTO DALL’ATRIO E’ ATTRATTO DAL VENTRICOLO. BATTITO DOPO


BATTITO, DIASTOLE DOPO SISTOLE , IL CUORE CONTA , IN UN MINUTO , UNA MEDIA
DI 72 RIVOLUZIONI CARDIACHE = 72 BATTITI AL MINUTO.
28

La Bradicardia E’ LA RIDUZIONE DI FREQUENZA DEI BATTITI CARDIACI .


( 45 – 50 AL MINUTO ) .
VI SONO INDIVIDUI CHE FIN DALLA NASCITA E PER TUTTA LA VITA PRESENTANO
UNA BRADICARDIA DETTA :FISIOLOGICO-COSTITUZIONALE.
FENOMENO STABILE , DIFFICILMENTE INFLUENZABILE DALLE EMOZIONI ,
DAGLI STIMOLI NEUROVEGETATIVI E DAI CAMBIAMENTI DI POSIZIONE DEL
CORPO .

VI SONO FORME DI BRADICARDIA ,EFFETTO DI ADATTAMENTI CARDIOCIRCOLA-


TORI , EVIDENTI SOPRATTUTTO NELL’ALLENAMENTO ALL’ESERCIZIO FISICO
INTENSO E PROLUNGATO ( CUORE D’ATLETA ).

BRADICARDIE ACQUISITE SONO ANCHE QUELLE TRANSITORIE DEL SUBACQUEO


IN IMMERSIONE DOVUTE A CAUSE CHE INFLUISCONO SUL SISTEMA NERVOSO
AUTONOMO E PIU’ PRECISAMENTE PER UN’IPERTONIA VAGALE.

L’IMMERSIONE IN APNEA PROVOCA UN’INTENSA BRADICARDIA ED UNA VASO-


COSTRIZIONE PERIFERICA ( RIFLESSO D’IMMERSIONE ) .

LA BRADICARDIA INIZIA NEI PRIMI SECONDI PER GIUNGERE ALLA MASSIMA


INTENSITA’ A PARTIRE DAI 20 SECONDI DI IMMERSIONE E TERMINA ALLA RIPRE-
SA DELLA VENTILAZIONE NORMALE IN EMERSIONE CON UN AUMENTO DELLA
FREQUENZA CARDIACA.
DURANTE LA PERMANENZA SUL FONDO LA BRADICARDIA PERMANE E PRESENTA
UN’INTENSITA’ INDIPENDENTE DALLA PROFONDITA’ RAGGIUNTA.

La Tachicardia : E’ L’ AUMENTO DELLA FREQUENZA DEI BATTITI CARDIACI .


(OLTRE I 70 - 80 AL MINUTO).
SI PUO’ MANIFESTARE IN NUMEROSE CONDIZIONI FISIOLOGICHE AD ESEMPIO:
DOPO SFORZI , EMOZIONI , DURANTE LA DIGESTIONE , NEL PASSAGGIO DALLA
POSIZIONE DISTESA A QUELLA ERETTA.

NEL SUBACQUEO PRIMA DELL’IMMERSIONE SI HA UNA TACHICARDIA TRANSI-


TORIA DOVUTA ALLA VENTILAZIONE , PIU’ MARCATA SE E’ STATA EFFETTUATA
L’IPERVENTILAZIONE , MENTRE QUELLA SEGUENTE L’IMMERSIONE E’ UNA
TACHICARDIA COMPENSATORIA LA CUI INTENSITA’ E DURATA DIPENDONO
STRETTAMENTE DAL TEMPO D’IMMERSIONE .

Fattori che influenzano la frequenza cardiaca durante l’immersione


in
Apnea:
L’ETA’ : SI HA UNA BRADICARDIA MOLTO PIU’ INTENSA NEI SOGGETTI GIOVANI
(VAGOTONICI) PIUTTOSTO CHE IN SOGGETTI MENO GIOVANI (SIMPATICOTONICI).

L’ALLENAMENTO : SOGGETTI CHE PRATICANO REGOLARMENTE L’IMMERSIONE


IN APNEA PRESENTANO , COSI’ COME ATLETI DI ALTRI SPORT , UNA BRADICARDIA
PIU’ INTENSA.

LO SFORZO FISICO : PROVOCA UNA TACHICARDIA COME CONSEGUENZA DI UNA


INTENSA VASODILATAZIONE MUSCOLARE.
29

LA TEMPERATURA DELL’ACQUA : L’ACQUA FREDDA , PER LA VASOCOSTRIZIONE


PERIFERICA , CAUSA TACHICARDIA.

CONDIZIONI AMBIENTALI E PARTICOLARI STATI PSICOLOGICI CREANDO


APPRENSIONE O EMOZIONI POSSONO DARE TACHICARDIA.

L’APPARATO RESPIRATORIO

Gli organi della respirazione

LA RESPIRAZIONE E’ ESSENZIALMENTE UNO SCAMBIO RESPIRATORIO , A LIVELLO


DI alveoli polmonari , TRA L’ORGANISMO E L’AMBIENTE.
SI PUO’ INTENDERE DUNQUE COME UN FENOMENO CHIMICO , ASSIMILABILE ALLA
COMBUSTIONE CON ASSUNZIONE DI ossigeno (O 2) ED ELIMINAZIONE DI anidride
carbonica ( CO 2 ) .

L’APPARATO RESPIRATORIO ,CHE ASSICURA LO SVOLGIMENTO DEL FENOMENO, SI


APRE ALL’ESTERNO CON LA bocca E LE narici , SI ARTICOLA ALL’INTERNO NELLA
faringe , laringe e trachea ; SI RAMIFICA NEI DUE bronchi E SI SUDDIVIDE FINALMENTE
IN MOLTE RAMIFICAZIONI , CULMINANDO NEI lobuli polmonari E NEGLI alveoli.

L’apparato
respiratorio

POLMONI
30

SONO GLI ORGANI ESSENZIALI DELL’APPARATO ; DUE VISCERI VOLUMINOSI ,


VUOTI, ELASTICI , CONICI CON SUPERFICIE LISCIA E LUCENTE , DI COLORE
ROSA-BLUASTRO.
NELLA PARTE INFERIORE I POLMONI ADATTANO LA LORO FORMA A QUELLA
DEL MUSCOLO DIAFRAMMA; AL CENTRO , OSPITANO , FRA LORO , IL CUORE.
IL DESTRO , PIU’ VOLUMINOSO DEL SINISTRO , E’ DIVISO IN TRE LOBI DA DUE
SCISSURE PLEURICHE ( grande e piccola ).
IL SINISTRO DI DIMENSIONI PIU’ RIDOTTE , PRESENTA SOLTANTO DUE LOBI ,
SEPARATI DALLA GRANDE SCISSURA. I POLMONI SONO AVVOLTI DA MEMBRANE,
le pleure , COSTITUITE DA DUE FOGLIETTI : IL “ PARIETALE “ , ADERENTE ALLE
PARETI DELLA CASSA TORACICA , ED IL “ VISCERALE “ , CHE CHIUDE LA SUPER-
FICIE ESTERNA DEL POLMONE .

FRA LE DUE MEMBRANE ESISTE UNO SPAZIO LIBERO , STRETTISSIMO , RIPIENO DI


LIQUIDO ( liquido pleurico) E CON UNA MODERATA PRESSIONE NEGATIVA .
LA PELLICOLA DI FLUIDO TRA I DUE STRATI NE IMPEDISCE L’ATTRITO DURANTE
LA VENTILAZIONE E,INSIEME ALLA PRESSIONE NEGATIVA, PROVOCA L’ADESIONE
DI AMBEDUE GLI STRATI DELLA PLEURA DURANTE LA RESPIRAZIONE .

OGNI POLMONE RICEVE UN RAMO DELL’arteria polmonare ( SANGUE VENOSO ),


DA CUI PARTE UNA RETE DI CAPILLARI CHE VA A COPRIRE OGNI ALVEOLO ,
E , INOLTRE , arterie bronchiali ( SANGUE ARTERIOSO ) .

OGNI POLMONE DA’ UNA vena polmonare ( SANGUE ARTERIOSO ) CHE RACCOGLIE
IL SANGUE DALLE RISPETTIVE ARTERIE POLMONARI , NONCHE’ vene bronchiali
( SANGUE VENOSO ).

LA RESPIRAZIONE POLMONARE

Gli scambi gassosi a livello degli alveoli polmonari

I GLOBULI ROSSI , ELEMENTI CELLULARI DEL SANGUE , CONTENGONO EMO-


GLOBINA, UN PIGMENTO DI COLORE ROSSO , CON MOLECOLE DI FERRO.
31

DOTATO DI NOTEVOLE AFFINITA’ NEI CONFRONTI DELL’ EMOGLOBINA ,


L’OSSIGENO SI COMBINA CON QUESTA A LIVELLO DEGLI ALVEOLI POLMONARI
E FORMA ossiemoglobina :
SI TRATTA DI UN COMPOSTO INSTABILE , E L’OSSIGENO , NON APPENA IN
CONTATTO , PER MEZZO DELLA CIRCOLAZIONE , CON LE CELLULE DELL’ORGA-
NISMO, ABBANDONA L’EMOGLOBINA .
E’ FACILE COMPRENDERE L’IMPORTANZA DELL’EMOGLOBINA NELL’OSSIGENA-
ZIONE DEL SANGUE .

BASTI DIRE CHE , MENTRE IL SANGUE , PRIVO DI EMOGLOBINA , TRASPORTA


SOLTANTO L’1-2 % DI OSSIGENO , L’EMOGLOBINA NE TRASPORTA IL 17 %, 40
VOLTE DI PIU’.

IN ALTRE PAROLE , SE NON POTESSIMO DISPORRE DI QUESTO PIGMENTO , CON


L’OSSIGENO CHE PORTA CON SE’ , AVREMMO BISOGNO DI 150 lt DI SANGUE ,
ANZICHE’ DEI 4-5 lt CHE CIRCOLANO NEL CORPO.

La produzione di calore e di energia


L’OSSIGENO , ELEMENTO NECESSARIO ALLA COMBUSTIONE , PASSA DAL SANGUE
ALLE CELLULE: QUESTE LO UTILIZZANO PER BRUCIARE GLI ELEMENTI INCORPO-
RATI NEL LORO PROTOPLASMA , IN PRIMO LUOGO, I GRASSI E GLI IDRATI DI CAR-
BONIO .
DALLA COMBUSTIONE DI TALI SOSTANZE DERIVA , INSIEME ALLA PRODUZIONE
DI COMPOSTI DI SCARICO , LA FORMAZIONE DI ANIDRIDE CARBONICA ( Co2) CHE
PASSA AL SANGUE PER ESSERE ESPULSA DAI POLMONI ( espirazione ).

SI TRATTA DI COMBUSTIONI ESOTERMICHE CHE LIBERANO , SOTTO FORMA DI


CALORE , UNA CERTA QUANTITA’ DI ENERGIA.
CON QUESTI PROCESSI DI OSSIDAZIONE L’OSSIGENO PORTA ALLA PRODUZIONE DI
QUANTITA’ DI ENERGIA ( .. ANCHE NOTEVOLI ) IMMAGAZZINATE SOTTO PARTICO-
LARI FORME ( ATP = ADENOSINTRIFOSFATO. ECC. ) DA UTILIZZARE NELLE
ATTIVI- TA’ DELLA CELLULA.
IL MASSIMO DEI PROCESSI OSSIDATIVI , E QUINDI IL MASSIMO CONSUMO DI OSSI -
GENO , SI VERIFICA NELL’ATTIVITA’ MUSCOLARE IN FASE DI SFORZO.
IN QUESTA OCCASIONE SI HA ANCHE LA MASSIMA PRODUZIONE DI ANIDRIDE
CARBONICA.

Meccanismo della respirazione polmonare


NELLA RESPIRAZIONE POLMONARE SI DISTINGUONO DUE FASI SUCCESSIVE :
UNA Fase inspiratoria , IN CUI L’ARIA E’ IMMESSA NEI POLMONI , E UNA
Fase espiratoria , IN CUI L’ARIA E’ ESPULSA.

LA FREQUENZA DEI DUE MOVIMENTI E’ DETTA ritmo respiratorio.


IN CONDIZIONI DI RIPOSO OGNI ATTO RESPIRATORIO SCAMBIA CIRCA 500 cc.
E SI COMPIONO 12/18 ATTI RESPIRATORI AL MINUTO.
IL MECCANISMO CHE PRESIEDE A QUESTO MOVIMENTO E’ DATO SOPRATTUTTO
DALLA CONTRAZIONE DEI MUSCOLI RESPIRATORI .

Inspirazione

E’ UN FENOMENO ATTIVO CHE VEDE I MUSCOLI INTERCOSTALI IN ACCORCIA-


MENTO E LE COSTOLE IN SOLLEVAZIONE ( A PARTE LA PRIMA COSTOLA CHE
E’ FISSA ) .
32

NEL MEDESIMO TEMPO IL DIAFRAMMA , CHE IN STATO DI RIPOSO PRENDE


FORMA DI CUPOLA , SI CONTRAE , SI APPIATTISCE E PERMETTE , SPINGENDO IN
BASSO IL SACCO INTESTINALE , LA DILATAZIONE E L’ALLUNGAMENTO DELLA
GABBIA TORACICA ;

SI VERIFICA IN TAL MODO L’ESPANSIONE DEI POLMONI E L’IMMISSIONE ,


ATTRAVERSO LA VIA DEL NASO , DELLA TRACHEA E DEI BRONCHI , DI ARIA
ESTERNA.

Espirazione

E’ LA FASE CHE SEGUE IMMEDIATAMENTE ALL’ INSPIRAZIONE ; E’ FENOMENO


SOPRATTUTTO PASSIVO , DI RILASCIAMENTO : IL DIAFRAMMA TORNA A
CURVARSI E A RIPRENDERE LA SUA FORMA DI RIPOSO; LA GABBIA TORACICA SI
RIDUCE , COMPRIMENDO I POLMONI CHE SONO COSTRETTI AD ESPELLERE
L’ARIA .

ALL’INTERNO DEI POLMONI RIMANE LA COSIDDETTA “ ARIA RESIDUA “ ( 1 LITRO


CONTRO I CIRCA 5 CHE RAPPRESENTANO UNA CAPACITA’ TOTALE MEDIA ) .

Controllo della respirazione


LA RESPIRAZIONE AVVIENE SPONTANEAMENTE PER UN CONTROLLO DI TIPO
Nervoso ED UNO DI TIPO Chimico .
33

La respirazione , come le altre attività del nostro organismo ,e’ sotto il controllo nervoso.Come indicato in
figura , la stimolazione delle terminazioni nervose, a livello dei vari organi , determina l’insorgere di impulsi
che raggiungono il centro respiratorio: ne segue un continuo aggiustamento del ritmo respiratorio .

IL CONTROLLO Nervoso DIPENDE DAL CENTRO RESPIRATORIO SITUATO


NEL MIDOLLO ALLUNGATO ALLA BASE DEL CRANIO.
ESSO CONTIENE UN CENTRO INSPIRATORIO CHE, STIMOLATO, PRODUCE
INSPIRAZIONE, E UN CENTRO ESPIRATORIO LA CUI STIMOLAZIONE PRODUCE
ESPIRAZIONE ATTIVA.
IL RESPIRO SPONTANEO DIPENDE DALLA SCARICA RITMICA DEL CENTRO
RESPIRATORIO; SE VENGONO INTERROTTE LE VIE CHE DA QUESTO CENTRO
VANNO AI MUSCOLI RESPIRATORI IL RESPIRO SI ARRESTA.

IL CENTRO RESPIRATORIO QUINDI COORDINA L’ALTERNANZA DELLA CON -


TRAZIONE DEI MUSCOLI INSPIRATORI ED ESPIRATORI.
TALE CENTRO E’ INFLUENZATO DALLA VOLONTA’ , CHE PUO’ IMPORRE UNA
VARIAZIONE DELLA VENTILAZIONE O L’APNEA , E DAL NERVO Vago CHE
PORTA GLI STIMOLI DEI Tensocettori ( recettori eccitabili con lo stiramento ) CHE
SONO NEL TESSUTO POLMONARE E CHE INDUCONO IL CENTRO RESPIRATORIO
ALLA ESPIRAZIONE QUANDO IL TESSUTO POLMONARE E’ DISTESO. (..Da ricordare
nella preparazione all’apnea statica !! )

IL CONTROLLO Chimico AVVIENE PER LA PRESENZA DI STRUTTURE CHIAMATE


Chemocettori , CHE SI TROVANO NELL’ARCO DELL’AORTA , NEL GLOMO
CAROTIDEO , NEI VASI CORONARICI E POLMONARI E CHE SONO SENSIBILI ALLE
VARIAZIONI DI PRESSIONE PARZIALE DI ANIDRIDE CARBONICA ED OSSIGENO
DEL SANGUE.

QUESTI RECETTORI TENDONO A MANTENERE LE CONCENTRAZIONI DI CO 2 E


DI O2 DEL SANGUE A LIVELLI OTTIMALI INVIANDO STIMOLI NERVOSI E ORMO-
NALI DIRETTI A VARIARE LA VENTILAZIONE ED ANCHE IL FUNZIONAMENTO DEL
SISTEMA CIRCOLATORIO.

QUESTO SISTEMA DI CONTROLLO HA LA FUNZIONE DI IMPEDIRE CHE SI RAGGIUN-


GANO CONCENTRAZIONI DI O2 TROPPO BASSE ( IPOSSIE ) E CONCENTRAZIONI DI
CO2 TROPPO ALTE ( IPERCAPNIE ).

VOLUMI POLMONARI

PER CONVENZIONE SI USA DIVIDERE IL CONTENUTO DI ARIA NEI POLMONI IN


VOLUMI DENOMINATI DIVERSAMENTE :

IL Volume corrente :E’ LA QUANTITA’ IN c.c. CHE VIENE INSPIRATA ED


ESPIRATA NELLA RESPIRAZIONE ED E’ DI 500 c.c.

IL Volume di riserva inspiratoria:E’ IL VOLUME D’ARIA CHE SI RIESCE A


VENTILARE , PARTENDO DALLA FINE DI UN’ INSPIRAZIONE NORMALE ,
COMPIENDO UN’ INSPIRAZIONE MASSIMA ED E’ DI 2.500 c.c.

IL Volume di riserva espiratoria: E’ IL VOLUME D’ARIA CHE SI RIESCE A


VENTILARE , PARTENDO DALLA FINE DI UN’ ESPIRAZIONE NORMALE ,
COMPIENDO UN’ ESPIRAZIONE MASSIMA ED E’ 1500 c.c.
34

IL Volume residuo : E’ IL VOLUME D’ARIA CHE SI EMETTE SOLO IN CASO


DI COLLASSO TOTALE DEI POLMONI ( pneumotorace ) O SE I POLMONI
VENGONO ASPORTATI DALLA GABBIA TORACICA: 1350c.c

LA Capacita’ vitale: IL VOLUME D’ARIA CHE SI RIESCE A VENTILARE


PARTENDO DALLA MASSIMA INSPIRAZIONE E COMPIENDO LA MASSIMA
ESPIRAZIONE ( Volume di riserva inspiratoria + volume di Riserva espiratoria +
volume corrente = CAPACITA’ VITALE 4.500 c.c.

LO Spazio morto broncotracheale:E’ IL VOLUME D’ARIA CONTENUTO


NEL TRATTO TRACHEOBRONCHIALE CHE NON PARTECIPA AGLI SCAMBI
GASSOSI E CHE VIENE VENTILATO A VUOTO AD OGNI ATTO RESPIRATO-
RIO : 150 c.c.

L’OCCHIO E LA VISTA
L’OCCHIO PROPRIAMENTE DETTO E’ L’ORGANO DELLA VISTA.

IL SUBACQUEO IN IMMERSIONE AD OCCHI APERTI HA UNA VISIONE CONFUSA E


POCO CHIARA; CONDIZIONE NECESSARIA PER UNA VISIONE NITIDA E’ L’UTILIZZO
DI UNA MASCHERA .
LE LEGGI DELL’OTTICA , IN AMBIENTE SUBACQUEO , SI CARATTERIZZANO PER
UNA SERIE DI FENOMENI RIGUARDANTI LA PROPAGAZIONE DEI RAGGI LUMINOSI ,
LE CUI CONSEGUENZE CONDIZIONANO LA VISIONE NELL’ACQUA.

RAGGIUNGENDO LA SUPERFICIE , ATTRAVERSANDOLA E PENETRANDO


NELL’ACQUA , I RAGGI LUMINOSI SUBISCONO MODIFICAZIONI CHE PRINCIPAL -
MENTE SONO DOVUTE A RIFLESSIONE , RIFRAZIONE , ASSORBIMENTO E DIFFU-
SIONE.

LA CONSEGUENZA DI TUTTO CIO’ E’ UNA MODIFICAZIONE DELLE IMMAGINI


APPA- RENTI CON :

-INGRANDIMENTO DEGLI OGGETTI DI 1/3


-ACCORCIAMENTO DELLA DISTANZA DI 1/4
-RIDUZIONE DEL CAMPO VISIVO DI 1/4
-RIDUZIONE DELLA PROFONDITA’ DI CAMPO DI 1/4
-PERDITA PROGRESSIVA DEI COLORI
-DIMINUZIONE PROGRESSIVA DELLA LUCE.

PER OGNI SUBACQUEO SONO MODIFICAZIONI BEN NOTE E SIN DALLA PRIMA
ESPE- RIENZA CON UNA MASCHERA, SI POSSONO “ APPREZZARE “ LE
DIMENSIONI INSO-
LITE DELLA PROPRIA MANO O GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DELLA DISTANZA O
IMMAGINI DI PESCI “ ENORMI “.

ANCHE I COLORI SUBISCONO VARIAZIONI ED I PRIMI AD ESSERE ASSORBITI SONO:


IL ROSSO CHE SCOMPARE GIA A -7 METRI , L’ARANCIONE A –15 , IL GIALLO A –25 ;
IN PROFONDITA’ E’ POSSIBILE PERCEPIRE SOLO IL BLU ED IL VIOLETTO.

IL FENOMENO DELL’ASSORBIMENTO E’ FORTEMENTE INFLUENZATO ANCHE


DALLA TRASPARENZA DELL’ACQUA ED INFATTI IN ACQUA TORBIDA , OLTRE I
COLORI , ANCHE LA LUCE PUO’ SCOMPARIRE IN POCHI METRI DI PROFONDITA’.
35

AI FINI DELLA SICUREZZA IN IMMERSIONE E’ DA TENERE SEMPRE IN CONSIDE-


RAZIONE LA “ STIMA DELLA PROFONDITA” CHE , SOPRATTUTTO IN ACQUE
PARTICOLARMENTE LIMPIDE , POTREBBE RISULTARE FALSATA , TRAENDO
COSI’ IN INGANNO IL SUBACQUEO CREANDOGLI POI DEI PROBLEMI PER UNA
RISALITA IMPEGNATIVA.

EVENTUALI DEFICIT DEL VISUS POSSONO ESSERE RISOLTI IN DIVERSI MODI :

LENTI A CONTATTO DI TIPO MORBIDO ,CHE PERO’ POSSONO ESSERE PERDUTE IN


CASO DI ALLAGAMENTO DELLA MASCHERA E POSSONO ESSERE MAL TOLLERATE
PER L’EFFETTO IRRITANTE DEL SALE , AL MARE , O DEL CLORO IN PISCINA ;
TROVANO PERO’UN BUON UTILIZZO NEGLI APNEISTI PROFONDISTI PER I
RECORDS D’IMMERSIONE .
ANCHE SE ECONOMICAMENTE IMPEGNATIVA LA MASCHERA CON LENTI CORRET-
TIVE RIMANE LA SOLUZIONE PIU’ SICURA , FUNZIONALE E DEFINITIVA.

IL NASO E LE FOSSE NASALI

ALLE ESTREMITA’ IL NASO PRESENTA DUE FORI CHE TRAMITE LE COANE


PORTANO DIETRO LA FARINGE , NELLA CAVITA’ DOVE SI APRONO ANCHE GLI
ORIFIZI DELLE TUBE DI EUSTACHIO .

IL NASO E’ DIVISO IN DUE SEZIONI DA UN TRAMEZZO VERTICALE CARTILAGINEO,


NELLA PARTE SUPERIORE ( lamina dell’etmoide ), ED OSSEO NELLA PARTE
POSTERIO- RE ( vomere ) .
I FORI DELLE NARICI SONO RIVESTITI DI VILLI CHE DURANTE LA RESPIRAZIONE
OSTACOLANO L’INGRESSO DI CORPI ESTRANEI.

SULLE PARETI LATERALI DELLE FOSSE NASALI SI PRESENTANO TRE SALIENZE,


36

I CORNETTI O TURBINATI , DIVISE DA SOLCHI O MEATI.

TUTTI I CORNETTI SONO FORMATI DA OSSA RIVESTITE DA MUCOSA MOLTO


VASCOLARIZZATA CHE HA LA FUNZIONE DI INTIEPIDIRE L’ARIA INSPIRATA
PERCHE’ NON GIUNGA FREDDA ALLA LARINGE ;
I TURBINATI REGOLANO LA DIREZIONE DELLA COLONNA D’ARIA INSPIRATA
NELLE FOSSE NASALI E, CON LE LORO VARIAZIONI DI VOLUME , LEGATE ALLA
MAGGIORE O MINORE CONGESTIONE DELLA RETE VASALE , POSSONO REGO-
LARNE ANCHE LA QUANTITA’.

SENI

I SENI MASCELLARI , FRONTALI , ETMOIDALI : SONO CAVITA’ A CONTENUTO


AEREO, PARI E SIMMETRICHE, SCAVATE NELLO SPESSORE DEL MASSICCIO OSSEO
DELLA FACCIA E DEL CRANIO E COMUNICANTI CON LE FOSSE NASALI.
HANNO PARETI OSSEE RICOPERTE DA UNA MUCOSA IN CONTINUITA’ CON QUELLA
DELLE FOSSE NASALI ,INTENSAMENTE VASCOLARIZZATA E INNERVATA, CUI SONO
ANNESSE NUMEROSE PICCOLE GHIANDOLE SIEROMUCOSE.
37

I SENI ADEMPIONO AD UN RUOLO STATICO DI ALLEGGERIMENTO DEL MASSICCIO


OSSEO DELLA FACCIA E DI PROTEZIONE DELLA BASE DEL CRANIO CONTRO LE
AZIONI TRAUMATIZZANTI ;
FUNGONO DA ISOLATORI TERMICI GRAZIE AL LORO CONTENUTO AEREO, ED
INFINE PARTECIPANO , COME ELEMENTI DEL TUBO RISUONATORE , AL MECCA-
NISMO DELLA FONAZIONE.

QUESTE CAVITA’, IN VIRTU’ DEI CANALI DI COMUNICAZIONE MANTENGONO, PER


SBALZI DI PRESSIONE LENTI E DI POCA ENTITA’ ,COME AVVIENE SULLA TERRA ,
LA PRESSIONE INTERNA UGUALE A QUELLA DELL’AMBIENTE ESTERNO , AUTOMA-
TICAMENTE.
QUANDO PERO’ LA PRESSIONE ESTERNA VARIA IN MODO REPENTINO E DI MOLTI
mm DI Hg , IL PASSAGGIO DI ARIA PER I CANALI ED IL RIEQUILIBRIO DELLE PRES-
SIONI NON AVVIENE PIU’ SPONTANEAMENTE , ED E’ ALLORA CHE BISOGNA , CON
MANOVRE VOLONTARIE , INVIARE ARIA IN QUESTE CAVITA’ PER Compensarle .

L’ORECCHIO

E’ L’ORGANO DELL’UDITO E DELL’EQUILIBRIO .


L’APPARATO UDITIVO PERMETTE DI PERCEPIRE LE VIBRAZIONI SONORE E
CONSTA DI TRE PARTI :

L’Orecchio esterno,medio ( cassa del timpano) ed interno


( labirinto ).

L’orecchio esterno
38

COMPRENDE IL PADIGLIONE AURICOLARE CON LA CONCA CHE SI CONTINUA NEL


CONDOTTO UDITIVO ESTERNO, DELLA LUNGHEZZA DI CIRCA 2,5 cm E DEL
DIAMETRO DI 1 cm , CHE SI APPROFONDA NELL’OSSO TEMPORALE.
E’ RICOPERTO DA CUTE RICCA DI PELI E DA PARTICOLARI GHIANDOLE CERU-
MINOSE CHE SECERNONO UN MATERIALE GRASSO DI COLORITO GIALLO-BRUNO,
DETTO CERUME , IL QUALE SI DEPOSITA , CON FUNZIONE PROTETTIVA, SULLA
CUTE DEL CONDOTTO.
IL CONDOTTO TERMINA IN PROFONDITA’ CON LA MEMBRANA TIMPANICA , CHE
LO SEPARA DALLA CASSA DEL TIMPANO DELL’ORECCHIO MEDIO.

L’orecchio medio, la cassa del timpano


E’ UNA PICCOLA CAVITA’ SCAVATA NELL’OSSO TEMPORALE , CON UN DIAMETRO
DI CIRCA 15 mm ED UNO SPESSORE DI 2– 4 mm;
IN ESSA SONO CONTENUTI TRE OSSICINI DELL’UDITO I: martello,incudine e
staffa CHE,CON I PROPRI MUSCOLI E LEGAMENTI, SONO
CONNESSI TRA LORO A
FORMARE LA CATENA DEGLI OSSICINI CHE VA DALLA MEMBRANA TIMPANICA
FINO ALLA FINESTRA OVALE.
La membrana timpanica , SOTTILE E TRASPARENTE , COSTITUISCE LA
MAGGIOR PARTE DELLA PARETE LATERALE DELLA CASSA DEL TIMPANO ,
NELL’ORECCHIO MEDIO, E CHE LA SEPARA DAL CONDOTTO UDITIVO ESTERNO.
HA UN DIAMETRO DI CIRCA 1 cm ED UNO SPESSORE DI CIRCA 0,1 mm.
E’ ESPLORABILE MEDIANTE L’ESAME OTOSCOPICO E LE SUE CARATTERISTICHE
( INTEGRITA’ , FORMA E COLORE ) SONO INDICATIVE DELLE CONDIZIONI
NORMALI O PATOLOGICHE DELLA CASSA DEL TIMPANO.
ESSA PUO’ ESSERE SOGGETTA A PERFORAZIONI , O A LACERAZIONI PER CAUSE
TRAUMATICHE , PUO’ ESSERE INTERESSATA DA PROCESSI INFIAMMATORI AD
ESSA CIRCOSRITTI E PARTECIPA ALLE OTITI MEDIE .
La tuba di Eustachio E’ UN CONDOTTO OSTEO-CARTILAGINEO, RIVESTITO
DI MUCOSA, CHE METTE IN COMUNICAZIONE LA CASSA DEL TIMPANO CON LA

PARETE LATERALE DEL RINOFARINGE , ASSICURANDO IN TAL MODO L’AREA-


ZIONE DELLA CASSA;

E’ LUNGA 3-5 cm ED HA DIAMETRI VARIABILI DA 1- 2 mm ( IN CORRISPONDENZA


DELL’ISTMO) A 5 -7 mm ( IN CORRISPONDENZA DELL’ORIFIZIO FARINGEO )
39

LA SUPERFICIE INTERNA DELLA TUBA E’ RIVESTITA DA UNA MUCOSA , DI TIPO


RESPIRATORIO , E FORMAZIONI GHIANDOLARI DI TIPO SIERO MUCOSO.
ALL’ESTERNO DI ESSA ESISTONO FASCI MUSCOLARI CHE AGISCONO SULLA TUBA
PER IMPRIMERLE PICCOLI SPOSTAMENTI E SOPRATTUTTO PER RENDERLA
BEANTE : SONO I MUSCOLI ACCESSORI E INTRINSECI , PERISTAFFILINO ESTERNO
E PERISTAFFILINO INTERNO , CHE CON LA LORO PORZIONE INFERIORE SI INSE-
RISCONO NELLA MUSCOLATURA DEL PALATO MOLLE ( Importante per la ginnastica
Tubarica ).
LA TUBA DI EUSTACHIO STABILISCE UNA COMUNICAZIONE DIRETTA TRA LA
CASSA DEL TIMPANO, LE CAVITA’ DELL’ORECCHIO MEDIO E LA FARINGE E HA IL
COMPITO DI CONSENTIRE IL DRENAGGIO DEL MUCO SECRETO DALLA MUCOSA
TIMPANICA E SOPRATTUTTO DI MANTENERE L’EQUILIBRIO DELLA PRESSIONE
TRA LE MASSE D’ARIA SEPARATE DALLA MEMBRANA DEL TIMPANO : QUELLA
CONTENUTA NELLA CASSA E QUELLA CONDOTTA NEL CONDOTTO UDITIVO
ESTERNO, CONDIZIONE NECESSARIA PER IL PERFETTO FUNZIONAMENTO DELLA
MEMBRANA .

TALE EQUILIBRIO E’ MANTENUTO GRAZIE ALLA PERIODICA APERTURA DELLA


TUBA CON I MOVIMENTI DI DEGLUTIZIONE : QUANDO CIO’ NON AVVIENE , L’ARIA
CONTENUTA NELLA CASSA VIENE LENTAMENTE RIASSORBITA E SI GENERA UNA
SGRADEVOLE SENSAZIONE DI ORECCHIO CHIUSO , ASSOCIATA AD UNA DIMINU -
ZIONE DI UDITO .
E’ QUESTA LA PRINCIPALE SINTOMATOLOGIA CHE FA SEGUITO ALLA CHIUSURA
DELLA TUBA PER PROCESSI INFIAMMATORI ACUTI O CRONICI , O A STENOSI
CICATRIZIALI DA ESSI DETERMINATE , CHE IMPEDISCONO TEMPORANEAMENTE
O PERMANENTEMENTE LA NORMALE AREAZIONE DELLA CASSA DEL TIMPANO MA
COMUNQUE BEN DIVERSA DA QUELLA , TRATTATA NEL CAPITOLO DELLA COM -
PENSAZIONE, CHE INSORGE IN IMMERSIONE SEMPRE COME CONSEGUENZA DI
TALI PATOLOGIE.

L’orecchio interno o labirinto


E’ FORMATO DA UNA SERIE DI CAVITA’ SCAVATE NELLO SPESSORE DELL’OSSO
TEMPORALE ENTRO LE QUALI SONO CONTENUTE UNA SERIE DI FORMAZIONI
COSTITUENTI IL LABIRINTO E RIEMPITE DI UN LIQUIDO CHIAMATO Endolinfa.

ALL’INTERNO DI QUESTO LIQUIDO CI SONO TERMINAZIONI NERVOSE SPECIA-


LIZZATE CHE RILEVANO LE VIBRAZIONI SONORE (chiocciola ) , LE ACCELLERA-
ZIONI LINEARI , COME QUELLE DI GRAVITA’ ED I MOVIMENTI ROTATORI.

I MOVIMENTI TRASMESSI ALL’ENDOLINFA DAL TIMPANO , TRAMITE LA CATENA


DEGLI OSSICINI E QUELLI PRODOTTI DAI MOVIMENTI DEL CAPO , ECCITANO LE
TERMINAZIONI NERVOSE CHE TRASMETTONO I SEGNALI AL CERVELLO.

LA FUNZIONE DEL LABIRINTO VESTIBOLARE E’ QUELLA DI GENERARE L’ORIEN-


TAMENTO SPAZIALE , DI CONTROLLARE L’EQUILIBRIO CORPOREO E I MOVIMEN-
TI DEGLI OCCHI.

LA COMPENSAZIONE

PER POTER ESATTAMENTE COMPRENDERE COS’E’ E COME FUNZIONA LA MANO-


VRA DI COMPENSAZIONE BISOGNA TENER PRESENTE INNANZITUTTO L’ANATOMIA
DELL’ORECCHIO.
L’ORECCHIO MEDIO E’ IN PRATICA UNA CAVITA’ AEREA POSIZIONATA DIETRO
ALLA MEMBRANA TIMPANICA CHE TROVA SBOCCO A LIVELLO DEL RETROFARINGE
( LA PARTE PIU’ INTERNA DELLA GOLA ) ATTRAVERSO LE Tube di Eustachio .
L’APPARATO UDITIVO RISULTA INTERESSATO DALLE VARIAZIONI DI PRESSIONE,
IN MODO PARTICOLARE NELLE IMMERSIONI IN APNEA .
40

NELL’IMMERSIONE SOLO IN RARI CASI PUO’ AVERSI UN PASSAGGIO SPONTANEO


DI GAS ATTRAVERSO LE TUBE , MENTRE DI SOLITO PER OTTENERE QUESTO E’
NECESSARIO PRATICARE RIPETUTAMENTE PARTICOLARI MANOVRE AL FINE DI
EQUILIBRARE GLI EFFETTI PRESSORI SULLE DUE FACCE DELLE MEMBRANE
TIMPANICHE.
TALVOLTA VENGONO UTILIZZATI A QUESTO SCOPO ATTI DI DEGLUTIZIONE O
MOVIMENTI DELLA MANDIBOLA , MA QUASI SEMPRE , QUANDO QUESTI RISULTANO
INEFFICACI OPPURE NON FACILMENTE ESEGUIBILI , VIENE FATTO RICORSO ALLA
MANOVRA DI Valsalva ( ESPIRAZIONE A BOCCA E NASO CHIUSI ) DI SOLITO CON UN
CERTO SFORZO ESPIRATORIO.

L’UOMO , GIA’ AD UNA PRESSIONE DI 1,3 - 1,4 ata ( CIOE’ A UNA PROFONDITA’ DI 3-4
METRI ) PUO’ AVVERTIRE INTENSI DOLORI TRAFITTIVI ALL’ORECCHIO IN RAPPORTO
ALLA DISTENSIONE ( INTROFLESSIONE ) DELLA MEMBRANA TIMPANICA ;

L’ equipressione e’ garantita dalle manovre di compensazione

SE CONTINUA AD AUMENTARE LA PRESSIONE AMBIENTALE SENZA CHE VENGANO


COMPIUTE EFFICACEMENTE LE COSIDDETTE “ MANOVRE DI COMPENSAZIONE “
SOPRA INDICATE , SI VERIFICA UN RAPIDO AUMENTO DEL DOLORE E LA COMPARSA
DI IPOACUSIA PIU’ O MENO MARCATA , DI RONZII E RUMORI SPECIALMENTE A
TONALITA’ ACUTA E POI ,TALVOLTA, UNA BRUSCA OCCASIONALE SINDROME VERTI-
GINOSA.
IN QUESTI CASI LE ALTERAZIONI CHE POSSONO VERIFICARSI , PROCEDENDO PER
GRADI , CONSISTONO IN CONGESTIONE , ROTTURA DEI VASI PER STIRAMENTO ESAGE-
RATO DELLA MEMBRANA TIMPANICA , TRASUDAZIONE SIEROEMATICA NELLA CASSA
DEL TIMPANO E , NEI CASI ESTREMI , ROTTURA DELLA MEMBRANA TIMPANICA.
LE ALTERAZIONI DELL’ORECCHIO MEDIO, SOPRATTUTTO LA ROTTURA DELLA MEM-
BRANA TIMPANICA, SPESSO MOLTO DOLOROSA, E L’EVENTUALE PENETRAZIONE DI
ACQUA NELLA CASSA HANNO, TALORA , GRAVI CONSEGUENZE CHE METTONO IN PE-
RICOLO LA VITA DEL SUBACQUEO IN IMMERSIONE , QUALI AD ESEMPIO, RIFLESSI
ESPIRATORI , SOFFERENZE LABIRINTICHE CON PERDITA DEL SENSO DI
ORIENTAMEN- TO E , IN CERTI CASI , ANCHE SINCOPE.
ANCHE L’ORECCHIO INTERNO RISULTA FREQUENTEMENTE COMPROMESSO NEI
SOGGETTI CHE OPERANO IN AMBIENTI A PRESSIONI AUMENTATE.

E’ COSI’ CHE ATTUALMENTE SI TROVANO SEMPRE PIU’ FREQUENTEMENTE CASI DI


IPOACUSIE , SPESSO CON ALTERAZIONI DELLA MEMBRANA TIMPANICA E TALORA
41

CON ACUFENI ( RONZII , SIBILI ) NONCHE’ , SEPPURE MOLTO PIU’ RARAMENTE, CASI
DI SORDITA’ IMPROVVISE O DI SINDROMI VERTIGINOSE . E’ SOPRATTUTTO SE ESI -
STONO DIFFICOLTA’ A COMPENSARE, E SE LA NECESSITA’ DI COMPENSARE NON VIE-
NE AVVERTITA O GIUSTAMENTE VALUTATA , CHE SI ARRIVA A TALI INTROFLES –
SIONI.
PERTANTO OGNI CURA DEVE ESSERE RIVOLTA ALLA ESECUZIONE QUANTO PIU’ COR-
RETTA ED EFFICACE POSSIBILE DELLE MANOVRE DI COMPENSAZIONE.

ALLA MANOVRA DI VALSALVA (Espirazione forzata a naso chiuso ) VIENE RICONOSCIUTA


UNA TUTT’ALTRO CHE TRASCURABILE IMPORTANZA NELLA GENESI DI ALCUNE
PATOLOGIE , DATO CHE PROVOCA NOTEVOLE SOVRADISTENSIONE DELLE PARETI
ALVEOLARI , COMPLESSI EFFETTI A CARICO DEGLI APPARATI CIRCOLATORIO E
RESPIRATORIO E BRUSCHE ED INTENSE SOLLECITAZIONI SU DELICATI SISTEMI
REFLESSOGENI.
CONSIDERANDO PERTANTO COME SIA CONSIGLIABILE EVITARE, QUANDO POSSIBILE,
L’ESECUZIONE DELLA MANOVRA DI VALSALVA , APPARE RACCOMANDABILE UN’AL -
TRA MANOVRA , DA TEMPO DESCRITTA DA Marcante e Odaglia , LA CUI ESECUZIONE
NON DETERMINA ALCUN AUMENTO DELLA PRESSIONE INTRAPOLMONARE , NE’ GLI
ALTRI FENOMENI CONSEGUENTI.

Con la manovra di compensazione “


Marcante-Odaglia” la lingua
Arretra , riempie l’orofaringe e si gonfia contro il palato molle .

SI TRATTA DI UNA COMPLESSA MANOVRA , CHE PERO’ ABBASTANZA FACILMENTE


PUO’ ESSERE APPRESA DAL SUBACQUEO: QUESTI , A NASO CHIUSO , DOVRA’ CERCA-
RE DI SOLLEVARE IL LARINGE E NELLO STESSO TEMPO DI FARE PRESSIONE INDIETRO
ED IN ALTO COL DORSO DELLA LINGUA.

IL RISULTATO E’ LA CHIUSURA DELLE CAVITA’ NASALI E LA LORO DIMINUZIONE DI


VOLUME AD OPERA DEL VELO PALATINO E DELLA MUSCOLATURA DEL RINOFARINGE
E QUINDI UN AUMENTO DELLA PRESSIONE IN ESSE ;
INOLTRE, POICHE’ RISULTANO DIRETTAMENTE IMPEGNATI MUSCOLI CHE ESERCITA -
NO UNA TRAZIONE SULLA PARTE MEMBRANACEA DELLA TUBA E NE DETERMINANO
UNA ENERGICA DILATAZIONE, LA MANOVRA RISULTA PARTICOLARMENTE
EFFICACE.

IL Marcante –Odaglia NON E’ DI FACILE ESECUZIONE , PERO’ E’ CERTO CHE BEN POCHI
SI APPLICANO COME SI POTREBBE E SI DOVREBBE PER IMPARARLO.
ALLE PRIME DIFFICOLTA’ LA MAGGIOR PARTE DEI SUBACQUEI RIPIEGA SUL
VALSALVA , CHE VIENE BENE AL PRIMO TENTATIVO.

MENTRE IL NASO E’ CHIUSO , LA LINGUA SI SOLLEVA PREMENDO IN ALTO IL PALATO


MOLLE ED INDIETRO LA PARETE POSTERIORE DELLE ZONE ORO E RINOFARINGEE ,
CHE RIMANGONO COSI’ ISOLATE DALLA BOCCA E DAI POLMONI , CHE NON PARTECI-
42

PANO E MANTENGONO INALTERATA LA PRESSIONE CHE OSPITANO NORMALMENTE ,


EQUILIBRATA CON QUELLA IDROSTATICA .
LA LINGUA , POI , SI GONFIA ULTERIORMENTE COMPRIMENDO L’ARIA RIMASTA
CHIUSA NELLE FOSSE NASALI , CHE ELEVA COSI’ LA SUA PRESSIONE.

GLI ASPETTI POSITIVI DI QUESTA MANOVRA SONO :


- I MUSCOLI INTERESSATI AGISCONO CON UN MODICO DISPENDIO DI ENERGIE ,
PERCHE’ SI TRATTA DI FASCI ESIGUI , RIDOTTISSIMI DI FRONTE A TUTTI QUELLI
INTERESSATI AD UNO SFORZO ESPIRATORIO.

-LA PRESSIONE , CHE PUO’ ESSERE NON INFERIORE A QUELLA DATA DAL VALSALVA,
SI SVILUPPA ASSIEME AD UN’ INGENTE CONTRAZIONE LOCALE , CHE CULMINA
NELLA ZONA DOVE SI APRONO GLI ORIFIZI DEI CANALI INTERESSATI , PRODUCENDO
COSI’ UN CONTEMPORANEO EFFETTO DI MOVIMENTO E DI PRESSIONE.

- L’APPARATO RESPIRATORIO NON VIENE INTERESSATO E DI CONSEGUENZA NON


PROVOCA MODIFICAZIONI NELLA CIRCOLAZIONE SANGUIGNA. INFINE , SI PUO’
OTTENERE LA STESSA EFFICACIA ESEGUENDOLA TANTO IN INSPIRAZIONE CHE IN
ESPIRAZIONE.

HA PERO’ UN ASPETTO NEGATIVO RISPETTO AL VALSALVA , IL QUALE PUO’ ESSERE


MANTENUTO IN FUNZIONE PERCHE’ IN DISCESA CONTINUA A TRASMETTERE NEL
FARINGE LE VARIAZIONI DELLA PRESSIONE IDROSTATICA.
QUESTA MANOVRA , INVECE , CHE ISOLA I POLMONI , TENUTA IN FUNZIONE MENTRE
SI SCENDE IN PROFONDITA’, IMPRIGIONA NEL FARINGE UNA PRESSIONE CHE DA
SUPERIORE PASSA AD UGUALE E POI INFERIORE A QUELLA IDROSTATICA.
A MOTIVO DI QUESTO IL MARCANTE-ODAGLIA VA ESEGUITO E SUBITO SOSPESO
IN ATTESA CHE SI DEBBA RIPETERLO.

“PER IMPARARLO OCCORRE PAZIENZA ED UN’ ATTENTA APPLICAZIONE “.

NELLE MANOVRE DI COMPENSAZIONE GIOCANO, QUINDI, UN RUOLO


FONDAMENTALE LE TUBE DI EUSTACHIO E PERTANTO LA LORO PERVIETA’ ED
INTEGRITA’ E’ INDI-
SPENSABILE PER EFFETTUARE DELLE IMMERSIONI .

La micro compensazione in risalita


E’ UNA MANOVRA INCONSUETA E MOLTO RARA CHE PERO’ IN QUALCHE CASO
PUO’ ESSERE EFFETTUATA PER EVITARE DEGLI INCONVENTIENTI.

DURANTE LA RIEMERSIONE DEL SUBACQUEO LA PRESSIONE ESTERNA SI RIDUCE E


LA QUANTITA’ D’ARIA RACCOLTA ALL’INTERNO DELL’ORECCHIO MEDIO TENDERA’ ,
A CAUSA DELLA LEGGE DI BOYLE , A RIESPANDERSI , CIOE’ AD AUMENTARE DI
VOLUME, TRANSITANDO ATTRAVERSO LE TUBE DI EUSTACHIO , MA IN DIREZIONE
OPPOSTA A QUANTO ACCADE DURANTE LA DISCESA .

NORMALMENTE TALE RIESPANSIONE , UNITA ALLA DIFFERENTE PRESSIONE


ESISTENTE TRA ORECCHIO MEDIO E RETRO-FARINGE , E’ DI PER SE’ SUFFICIENTE A
CONSENTIRE LA RIAPERTURA DELLE TUBE ED IL CONSEGUENTE PASSAGGIO D’ARIA

PER QUELLA CHE SI POTREBBE DEFINIRE UNA SORTA DI “CONTROCOMPENSAZIONE”;


TALE RIEQUILIBRIO AVVIENE DI SOLITO AUTOMATICAMENTE , SENZA EFFETTUARE
ALCUNO SFORZO.
43

IN DETERMINATE SITUAZIONI PATOLOGICHE, AD ESEMPIO FENOMENI DI TUBARITE


CON INFIAMMAZIONE DELLA MUCOSA O ANCHE PIU’ SEMPLICEMENTE DOPO UNA
SERIE DI IMMERSIONI E RISALITE EFFETTUATE IN ACQUE PIUTTOSTO FREDDE , SI
PUO’ ASSISTERE AD UN FENOMENO DECISAMENTE INTERESSANTE , MA AL CONTEMPO
POTENZIALMENTE DANNOSO PER IL SUB : SI VIENE A FORMARE, A LIVELLO DELLE
PARETI MUCOSE DELLE TUBE , UN SOTTILE STRATO DI MUCO CHE PORTA SUCCESSI-
VAMENTE AD UN FENOMENO DI “ ADESIVITA’ ” DELLE PARETI TUBARICHE L’UNA
CONTRO L’ALTRA , CAUSANDO QUINDI UNA CHIUSURA DELLE TUBE.

QUESTA” CHIUSURA “ AL LIBERO TRANSITO DELL’ARIA E PERTANTO LA RIESPANSIO-


NE DEL GAS DURANTE LA RISALITA , PROVOCHERA’ , A LIVELLO DELL’ORECCHIO
MEDIO, UN’ESTROFLESSIONE DELLA MEMBRANA TIMPANICA CON UNA SENZAZIONE
DI FASTIDIO SIMILE A QUELLA CHE SI AVVERTE IN DISCESA;
MOTIVO PER CUI SI PUO’ AVERE MAL D’ORECCHIE ANCHE IN RISALITA.

SE DOVESSE CAPITARE UNA SIMILE EVENTUALITA’ NON RIMANE CHE EFFETTUARE


UNA COMPENSAZIONE CHE PERMETTA IL DISTACCO TRA LORO DELLE PARETI
DELLE TUBE .
PER OTTENERE UNA COMPENSAZIONE SUFFICIENTEMENTE GRADUALE , MA AL
CONTEMPO EFFICACE , SAREBBE OPPORTUNO ESEGUIRE LA MANOVRA DEL
MARCANTE ODAGLIA , SICURAMENTE PIU’ INDICATO DEL VALSALVA.

E’ OPPORTUNO EVITARE DI FORZARE LA MANOVRA IN QUANTO UNA SOVRAPRES-


SIONE IN DIREZIONE DELL’ORECCHIO MEDIO POTREBBE AGGRAVARE L’ESTRO -
FLESSIONE DELLA MEMBRANA CON RISCHIO ANCHE DI PERFORAZIONE.

Il colpo di ventosa
DURANTE LA DISCESA IN PROFONDITA’, OLTRE A DOVER COMPENSARE L’ORECCHIO
MEDIO CON LE CLASSICHE MANOVRE DI Valsalva E DI Marcante –Odaglia , E’ NECESSA-
RIO COMPENSARE ANCHE LO SPAZIO RACCHIUSO DENTRO LA MASCHERA .

IL MECCANISMO E’ MOLTO SEMPLICE IN QUANTO , DOPO AVER EFFETTUATO LA


COMPENSAZIONE DELL’ORECCHIO MEDIO , CHE COMPORTA SEMPRE UN AUMENTO
DI PRESSIONE ALL’INTERNO DEL NASO , E’ SUFFICIENTE , NEL MOMENTO IN CUI SI
RILASCIANO LE DITA CHE STRINGONO IL NASO STESSO , FAR FUORIUSCIRE UN PO’
D’ARIA DALLE NARICI ( .. DOSANDOLA ED EVITANDO GLI SPRECHI !) ) FINO AD
AVVERTIRE IL SUO PASSAGGIO AL DI SOTTO DELLA GOMMA DELLA MASCHERA.

LO SPAZIO AEREO COMPRESO TRA IL VISO DEL SUBACQUEO ED IL VETRO DELLA


MASCHERA E’ DA CONSIDERARSI A TUTTI GLI EFFETTI UNO SPAZIO CHIUSO CHE , DI
FRONTE AD UN AUMENTO DELLA PRESSIONE IDROSTATICA DURANTE LA DISCESA IN
PROFONDITA’ , SUBIRA’ UNO SQUILIBRIO DI PRESSIONE TRA LA PARTE INTERNA E
QUELLA ALL’ESTERNO DELLA MASCHERA STESSA E PIU’ PRECISAMENTE UNA DE-
PRESSIONE CHE PROVOCHERA’ UNA SPECIE DI RISUCCHIO DI TUTTA LA ZONA DEFI-
NITO Colpo di ventosa , CARATTERIZZATO , NEI CASI PIU’ GRAVI , DA MICROEMORRA-
GIE A LIVELLO DELLE SCLERE , DELLE CONGIUNTIVE OCULARI E DELLA MUCOSA
NASALE PER ROTTURE DI CAPILLARI .

E’ SUFFICIENTE ATTUARE LA MANOVRA PRECEDENTEMENTE DESCRITTA PER


MANTENERE COSTANTE IL VOLUME INTERNO DELLA MASCHERA EVITANDO COSI’
DANNI O INCONVENIENTI FASTIDIOSI.

SISTEMA NERVOSO

IL S.N. E’ UN INSIEME DI STRUTTURE ANATOMO-FUNZIONALI , IN PARTE CENTRALI


( SISTEMA NERVOSO CENTRALE O SNC ) IN PARTE PERIFERICHE ( SISTEMA
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NERVOSO PERIFERICO O SNP ) CHE COORDINANO, INDIRIZZANO FINALISTICAMEN-


TE E DIRIGONO , TRAMITE I VARI ORGANI ED APPARATI, LA VITA VEGETATIVA E
DI RELAZIONE DELL’ORGANISMO UMANO. IL SNC E’ DISTINGUIBILE GROSSOLANA-
MENTE IN DUE SEZIONI PRINCIPALI :

Il midollo spinale,
CONTENUTO PER
INTERO NEL
CANALE
VERTEBRALE E
L’encefalo A SUA
VOLTA
CONTENUTO
NELLA SCATOLA
CRANICA.
IL bulbo E’ UNA
PORZIONE DEL
SNC, INTERPOSTA
TRA IL MIDOLLO
SPINALE ED IL
PONTE , AVENTE

FORMA DI TRONCO DI CONO LUNGO CIRCA 3 cm ED E’ SEDE DI ALCUNI CENTRI


NERVOSI TRA CUI QUELLO RESPIRATORIO.

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

SEZIONE DEL SISTEMA NERVOSO PREPOSTO ALLA REGOLAZIONE ED AL


MANTENIMENTO DELL’EQUILIBRIO FISIOLOGICO DELL’ORGANISMO.
ESSO CONSTA DI UNA PARTE DETTA SISTEMA simpatico E DI UNA DETTA
Parasimpatico. ENTRAMBI CON UNA DOPPIA INNERVAZIONE RECIPROCA
ANTAGONISTA, INNERVANO E REGOLANO LE FUNZIONI VEGETATIVE :
PRESSIONE ARTERIOSA , FREQUENZA CARDIACA , MOTILITA’ INTESTINALE,
SUDORAZIONE , LACRIMAZIONE , SALIVAZIONE ECC .
La Vagotonia : E’ L’ORIENTAMENTO PARTICOLARE DEL SISTEMA NERVOSO
VEGETATIVO IN CUI PREVALE IL TONO VAGALE O PARASIMPATICO. LA VAGO-
TONIA SI CONTRAPPONE ALLA PREVALENZA DELL’ALTRA SEZIONE DEL SISTE-
MA NERVOSO VEGETATIVO CHE PRENDE IL NOME DI Simpaticotonia .
TRA I CARATTERI PRINCIPALI DELLA VAGOTONIA CI SONO :
CONSUMO DI OSSIGENO , METABOLISMO BASALE E TEMPERATURA CORPOREA
TENDENZIALMENTE BASSI , POLSO LENTO , PRESSIONE ARTERIOSA BASSA , DI-
MINUZIONE DELL’ECCITABILITA’ CARDIACA , RIDUZIONE DELL’ATTIVITA’
RESPIRATORIA , SALIVAZIONE ABBONDANTE .

Il riflesso d’immersione ( diving reflex ): E’ UNA DELLE TANTE MODIFICAZIONI


FISIOPATOLOGICHE CHE SI MANIFESTANO NELL’APNEISTA IN IMMERSIONE ,
ESPRESSIONE DI TIPO NEUROVEGETATIVO VAGALE .
E’ UN ACCOMODAMENTO ALL’IMMERSIONE FINALIZZATO AL RISPARMIO DI
ENERGIA ED ALLA MAGGIORE DURATA DELL’APNEA STESSA ; RISULTA
PARTICOLARMENTE EVIDENTE IN ALCUNI ANIMALI ( ANATRE , MAMMIFERI
MARINI ECC.) MA E’ NETTAMENTE CONSERVATO NELL’UOMO , DIVERSIFICAN-
DOSI IN RELAZIONE ALLA PROFONDITA’ RAGGIUNTA ED ALLA DURATA
DELL’IMMERSIONE.
LA SUA INSTAURAZIONE E’ IMMEDIATA , E PUO’ ESSERE INDOTTA DALLA
SEMPLICE IMMERSIONE DEL VISO IN ACQUA PER STIMOLAZIONE DI RECETTORI .
COMPORTA UNA BRADICARDIA DI ORIGINE VAGALE E VASOCOSTRIZIONE
PERIFERICA PRESIEDUTA DAL SIMPATICO.
45

Il Sistema
Nervoso Autonomo o Neurovegetativo ( SNA ) e’ preposto alla regolazione delle
Funzioni Vegetative del corpo umano.

Sensibilita’: E’ LA PROPRIETA’ DI RICEVERE , TRASMETTERE E PERCEPIRE


IMPRESSIONI GRAZIE A DETERMINATE STRUTTURE DEL SISTEMA NERVOSO.
L’ORGANISMO UMANO E’ ESPOSTO INCESSANTEMENTE A STIMOLAZIONI FISICHE
E CHIMICHE CHE PROVENGONO DAGLI ORGANI E DAI TESSUTI E CHE DIPENDONO
DAL LORO FUNZIONAMENTO E DALLE AZIONI ESERCITATE DAGLI AGENTI
ESTERNI.
ESSA SI SVILUPPA ATTRAVERSO SPECIALI VIE NERVOSE CHE CONSENTONO AL
SOGGETTO COSCIENTE DI DEDICARSI AD UN’ANALISI QUALITATIVA E QUANTI-
TATIVA DEGLI STIMOLI AI QUALI EGLI VIENE SOTTOPOSTO E DI RICONOSCERE
SUL SUO CORPO IL PUNTO DELL’ESATTA APPLICAZIONE DEGLI STIMOLI STESSI.

NELL’UOMO IN IMMERSIONE TUTTE LE SENSIBILITA’ SUBISCONO MODIFICA-


ZIONI CHE SE NON BEN CONOSCIUTE POSSONO CREARE DEGLI INCONVENIENTI.

La percezione cinestetica : CI INFORMA DELLA POSIZIONE E DEL


MOVIMENTO
DEL CORPO.
IN ACQUA E’ AVVERTITA IN MANIERA RIDOTTA ED INCERTA, ALMENO NELLE
FASI INIZIALI DELL’ATTIVITA’ DI UN APNEISTA , PER LA CONTINUA E RAPIDA
VARIABILITA’ DELLE CONDIZIONI AMBIENTALI.
46

La percezione visiva : E’ ALTERATA E


NON CORRISPONDE ALLA REALTA’.
L’IMMAGINE SUBACQUEA E’ INFATTI INGRANDITA E RAVVICINATA DI 1/3 PER
LA MASCHERA SUBACQUEA.

La percezione acustica :E’ MODIFICATA POICHE’ LE VIBRAZIONI ACUSTICHE


SONO TRASMESSE PIU’ VELOCEMENTE RISPETTO ALL’ARIA ( CIRCA 300 METRI AL
SECONDO DELL’ARIA CONTRO I 1.500 DELL’ACQUA ).

La percezione spaziale :E’ IN PARTE DISTORTA


ED E’ FORTEMENTE INFLUEN-
ZATA DALLE CONDIZIONI AMBIENTALI QUALI LA LIMPIDEZZA O LA TORBIDITA’
DELL’ACQUA.

L’ALIMENTAZIONE DELL’ APNEISTA

Una corretta nutrizione aiuta il subacqueo nelle sue prestazioni


Sportive.
VI SONO NUMEROSI PREGIUDIZI SULL’ALIMENTAZIONE E SU ALCUNE CONVIN-
ZIONI DIETETICHE ERRATE , IMPUTABILI A DIFFUSE CREDENZE POPOLARI O
IMPROVVISAZIONI CHE E’ NECESSARIO SUPERARE.
NON ESISTE IL SUPERCIBO PER SUPERPRESTAZIONI.
E’ MOLTO IMPORTANTE SEGUIRE CORRETTE ABITUDINI ALIMENTARI CHE , PUR
NEL RISPETTO DELLE PROPRIE , DIFFERENZIATE A SECONDA DEL PERIODO DI
PREPARAZIONE , DEVONO ESSERE ADOTTATE CON REGOLARITA’.
UN ’ALIMENTAZIONE APPROPRIATA E’ IN GRADO DI AIUTARE L’APNEISTA NELLA
SUA ATTIVITA’ , DANDOGLI ENERGIA ED IN PARTICOLARE EVITANDOGLI
L’INSORGENZA DEI CRAMPI E DELLA FATICA.
NON ESISTE UNA DIETA GENERICAMENTE VALIDA PER TUTTI . IN VERITA’,
BISOGNEREBBE PREVENTIVAMENTE VALUTARE OGNI SINGOLO INDIVIDUO IN
MODO DA STRUTTURARE UNA PROPOSTA NUTRIZIONALE PERSONALIZZATA.

ALCUNI INFATTI HANNO BISOGNO DI UN REGIME IPOCALORICO PER RIDURRE IL


PESO ; ALTRI , AL CONTRARIO , DI DIETE IPERCALORICHE , OPPURE A BASSO
CONTENUTO DI COLESTEROLO.
ANCHE IL NUMERO DI CALORIE DA INGERIRE VARIA DA SOGGETTO A SOGGETTO,
IN DIPENDENZA DELLE ALTRE ATTIVITA’ FISICHE SVOLTE E DEL METABOLISMO
BASALE PERSONALE.
NON ESISTE UNA DIETA STRAORDINARIA PER EVENTI STRAORDINARI COME LE
IMMERSIONI. VI E’ PIUTTOSTO UN’ALIMENTAZIONE ADEGUATA DA RISPETTARE
OGNI GIORNO , ATTA A PROMUOVERE UN VALIDO STATO DI BUONA SALUTE
FISICA E PSICHICA.

LA MODERNA ALIMENTAZIONE DELLO SPORTIVO HA SUPERATO LE VECCHIE


INDICAZIONI DI ESAGERATI APPORTI PROTEICI.
PER UTILIZZARE UN’UNITA’ DI RIFERIMENTO ATTENDIBILE , LA QUANTITA’ DI
PROTEINE DA ASSUMERE VIENE RAPPORTATA AL PESO CORPOREO.
NEL RISPETTO DEI PRINCIPI DELLA FISIOLOGIA DELLA NUTRIZIONE , OGGI
VENGONO PROPOSTI 1, 4-1, 6 GRAMMI DI PROTEINE PER Kg. DI PESO CORPOREO
PARI A CIRCA IL 12-15 % DELL’ENERGIA TOTALE GIORNALIERA.
GLI ALIMENTI DA CONSIGLIARE QUALE FONTE DI PROTEINE ALTERNATIVA ALLA
CARNE SONO IL PESCE E LE UOVA , MENO I LEGUMI ( PROTEINE VEGETALI ) CHE,
PER LA FREQUENTE IPERPRODUZIONE DI GAS INTESTINALI PROVOCANTI DISTEN-
SIONE ADDOMINALE E QUINDI MINOR RIEMPIMENTO POLMONARE , POTREBBERO
CREARE DISAGI DURANTE L’IMMERSIONE.
L’ALIMENTAZIONE DEL SUB DEVE RISULTARE RICCA DI CARBOIDRATI ( 55-65 %
DELLE CALORIE GIORNALIERE ) , PREFERENDO I CARBOIDRATI COMPLESSI
47

( ..IL RAPPORTO TRA GLI ZUCCHERI SEMPLICI , COME IL SACCAROSIO O LO


ZUCCHERO DA CUCINA , E ZUCCHERI COMPLESSI , COME GLI AMIDI DELLA PASTA
O DEL RISO , DEVE ESSERE DI 1 A 4 ) .
I GRASSI DEVONO RAPPRESENTARE NON PIU’ DEL 25-30 % DELL’INTERO FABBISO-
GNO CALORICO , CON PREVALENZA DEGLI OLI VEGETALI .
IL MIGLIOR ALIMENTO GRASSO E’ L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA , PER LA SUA
SALUBRITA’.
OGNI SUBACQUEO DOVREBBE MANTENERE UN REGIME ALIMENTARE EQULIBRA-
TO E REGOLARE , CON UNA PICCOLA CARATTERIZZAZIONE NEI GIORNI D’IMMER-
SIONE.
L’ENERGIA TOTALE GIORNALIERA DI UN APNEISTA CHE EFFETTUI IMMERSIONI
PER ALMENO 2/3 ORE E’ SUPERIORE DI GRAN LUNGA A QUELLA DI UN SOGGETTO
SEDENTARIO E LA SUA ATTIVITA’ E’ DISPENDIOSA DA UN PUNTO DI VISTA
ENERGETICO.
NON SI PUO’ PERO’ PRECISARE UN VALORE ASSOLUTO POICHE’ PER ALCUNI 3.000
CALORIE POSSONO ESSERE TROPPE , MENTRE PER ALTRI POCHE.

L’IMPEGNO DI UN ’IMMERSIONE PROVOCA TRE TIPI DI PROBLEMI , CHE TRAGGO-


NO TUTTI GIOVAMENTO DA UN ’ALIMENTAZIONE CORRETTA:
A) DURANTE LO SFORZO FISICO SI ACCUMULANO NEI MUSCOLI IMPEGNATI
MOLTI CATABOLITI ( PRODOTTI DI RIFIUTO ) TOSSICI ;
B) L’ORGANISMO CONSUMA LE SUE RISERVE ENERGETICHE , IN PARTICOLARE
QUELLE DI GLICOGENO ;
C) LA STESSA STRUTTURA DEI MUSCOLI SUBISCE DEI DANNI.

L’ALIMENTAZIONE PUO’ TAMPONARE L’EFFETTO DELLE SOSTANZE TOSSICHE


PRODOTTE DURANTE L’ATTIVITA’ , COME L’ACIDO LATTICO , QUANDO VENGANO
ASSUNTE SOSTANZE ALCALINIZZANTI . IL PH DEL SANGUE E’ IN GENERE LEGGER-
MENTE ALCALINO , MA SOTTO SFORZO DIVENTA NEUTRO O ADDIRITTURA ACIDO.
L’ORGANISMO SOFFRE DI QUESTA CONDIZIONE , AVVERTENDO FATICA E
MALESSERE.
GLI ALIMENTI POSSONO , UNA VOLTA ASSUNTI , CAUSARE LO SPOSTAMENTO DEL
PH SANGUIGNO VERSO L’ACIDITA’ O L’ALCALINITA’. PER ESEMPIO LA CARNE E’
UN TIPICO ALIMENTO ACIDIFICANTE , CHE VA EVITATO DOPO O IN PROSSIMITA’
DI UNO SFORZO., IL RISO, INVECE, O LA PASTA SONO CLASSICI ALIMENTI ALCALI-
NIZZANTI , CHE POSSONO AIUTARE L’ORGANISMO NEL RECUPERO.
ABBONDANTE SARA’ LA QUANTITA’ D’ACQUA DA BERE.
L’ATTIVITA’ SUBACQUEA PROVOCA UN CONSISTENTE AUMENTO DELLA
PRODUZIONE DI URINA ( POLIURIA ) . L’URINA DEI SUBACQUEI , DURANTE LA
LORO ATTIVITA’, E’ FORTEMENTE IPOTONICA E CHIMICAMENTE MOLTO SIMILE
ALL’ACQUA . QUESTA POLIURIA E’ CAUSATA DA UN AUMENTO DI INCREZIONE DI
UN ORMONE (..PEPTIDE NATRIURETICO ATRIALE..) CHE DETERMINA UNA FORTE
PERDITA DI SODIO ( NATRIURESI ) E QUINDI DI ACQUA. QUESTO SPIEGA ANCHE
LA VOGLIA DI ALIMENTI SALATI, DOPO LE TANTE ORE TRASCORSE IN’
IMMERSIO- NE . LA POLIURIA DELL’APNEISTA RICONOSCE QUINDI UNA DUPLICE
GENESI :
PER STIMOLO DIFFERENZIATO DELLA DIURESI E DELLA NATRIURESI.
BASTERA’ ASSUMERE DELL’ACQUA , SENZA ADDIZIONARVI ALCUN SALE , PER
REINTEGRARE LE PERDITE . LE BEVANDE GASSATE PER LA LORO NATURA NON
SONO INDICATE POCO PRIMA E DURANTE L’ APNEA ; DISTENDONO LA PARETE
DELLO STOMACO E SPINGONO IN ALTO IL DIAFRAMMA.
ALIMENTI INDISPENSABILI PER IL SUB , UTILI A RIPRISTINARE IL PATRIMONIO
SALINO ED ESSENZIALI PER PREVENIRE I CRAMPI , SONO : FRUTTA , ORTAGGI E
VERDURE .
INFINE , VANNO ASSUNTE ADEGUATE QUANTITA’ DI AMINOACIDI “ ESSENZIALI” I
QUALI SONO IN GRADO DI RIPARARE I DANNI MUSCOLARI CAUSATI DAGLI SFORZI.
48

Alimentarsi in modo perfetto non e’ facile pero’ e’ opportuno evitare


di sbagliare grossolanamente.
ALCUNE REGOLE GENERALI :
-ADEGUARE L’APPORTO ENERGETICO GIORNALIERO ALLE EFFETTIVE
NECESSITA’ METABOLICHE

- CONSUMARE DISCRETE QUANTITA’ DI FRUTTA E


VERDURA

- BERE ACQUA REGOLARMENTE ANCHE DURANTE


L’IMMERSIONE

- ALMENO UN PASTO AL GIORNO BILANCIATO

- EVITARE GLI ALCOLICI

- NON ECCEDERE IN QUANTITA’

- EVITARE IL DIGIUNO PRIMA DELL’IMMERSIONE

- SEGUIRE LE PROPRIE ABITUDINI ALIMENTARI

- MANTENERE IL PESO FORMA

NEL GIORNO PRECEDENTE L’IMMERSIONE ED IN


QUELLO DELLA STESSA VI SONO ALCUNI
ACCORGIMENTI DA SEGUIRE :

IL GIORNO PRECEDENTE E’ OPPORTUNO SEGUIRE UNA


DIETA BILANCIATA FINALIZZATA AD IMMAGAZZINARE
LE RISERVE NECESSARIE PER L’IMPEGNO DEL GIORNO
DOPO E PER LA CENA E’ CONSIGLIATO UN PASTO AD
ALTO CONTENUTO PROTEICO.

IL GIORNO DELL’IMMERSIONE , APPENA SVEGLI , BERE


UN BICCHIERE D’ACQUA NON FREDDA E NON GASSATA E ,
ALMENO UN’ORA E MEZZO PRIMA DELL’IMMERSIONE ,
UNA COLAZIONE CHE PRIVILEGI I LIQUIDI ( .. PER LA
RAPIDA TRANSITABILITA’ NELL’APPARATO
DIGERENTE ..) E COMUNQUE NEL RISPETTO DELLE
PROPRIE ABITUDINI ALIMENTARI .

DUE ORE PRIMA DELL’ALLENAMENTO O ESERCITAZIONE


SERALE IN PISCINA UNO SPUNTINO LEGGERO ( .. AD ES.
PANE O FETTE BISCOTTATE CON MARMELLATA O
MIELE..) , BEVANDE ZUCCHERATE O IN ALTERNATIVA
UN INTEGRATORE ALIMENTARE BILANCIATO ( 50-60 % DI
CARBOIDRATI , 25-30 % DI LIPIDI , 15-20 % DI PROTEINE ).

Durata della
digestione

PH :NOTAZIONE USATA PER INDICARE L’ACIDITA’ O L’ALCALINITA’ DI UNA


SOLUZIONE ACQUOSA . NEGLI ORGANISMI VIVENTI IL PH RAPPRESENTA UNA
49

DELLE COSTANTI BIOLOGICHE FONDAMENTALI . I VALORI DEL PH SONO


COMPRESI TRA 0 E 7 PER L’ACIDITA’( IN SENSO DECRESCENTE), E TRA 7-14 PER
L’ALCALINITA’(IN SENSO CRESCENTE ). IL MANTENIMENTO DELLA COSTANZA
DEL PH AVVIENE PER COMPLESSI MECCANISMI DI REGOLAZIONE.

IL SANGUE HA UN PH DI 7. 35 , QUINDI LIEVEMENTE AL DI SOPRA DELLA NEUTRA-


LITA’; ESSO E’ MANTENUTO COSTANTE PER LA PRESENZA DEI COSIDDETTI
SISTEMI TAMPONE CIOE’ SOSTANZE CAPACI DI NEUTRALIZZARE LE VALENZE
ACIDE IN ECCESSO.

L’ORGANO PRINCIPALE PER LA REGOLAZIONE DEL PH E’ IL RENE CHE PUO’ ELI-


MINARE URINA ACIDA O ALCALINA ATTRAVERSO UN PARTICOLARE MECCANI-
SMO.

IN MEDICINA I TERMINI DI ACIDOSI E ALCALOSI SONO USATI PER INDICARE


UNA VARIAZIONE PATOLOGICA DEL PH DEL SANGUE RISPETTIVAMENTE VERSO
L’ACIDITA’ O L’ALCALINITA’.

°°°°°°°°°°°°°°°

FISIOLOGIA DELL’APNEA
50

IL MODO PIU’ SEMPLICE E NATURALE PER IMMERGERSI E’ QUELLO IN APNEA


INSPIRATORIA , CIOE’ DOPO AVER COMPIUTO UN ATTO INSPIRATORIO PIU’ O
MENO PROFONDO.
NATURALMENTE IN QUESTE CONDIZIONI LA PERMANENZA SOTT’ACQUA E’
NECESSARIAMENTE DI DURATA MOLTO LIMITATA: A SCOPO SOLO ORIENTATIVO
SI PUO’ AFFERMARE CHE I SOGGETTI NORMALI POSSONO RIMANERE IN APNEA
DAI 15 AI 30” DOPO UNA ESPIRAZIONE , DAI 30 AI 45” DOPO UNA NORMALE INSPI-
RAZIONE , 1 MINUTO DOPO UN’INSPIRAZIONE PROFONDA E DA 1, 1/2 A 2 MINUTI
DOPO BREVE IPERVENTILAZIONE.
LE IMMERSIONI IN APNEA , COSI’ FACILI ED ACCESSIBILI A TUTTI , NON SONO
AFFATTO SCEVRE DA PERICOLI, MA ANZI PONGONO VARI PROBLEMI DI ORDINE
FISIOPATOLOGICO E SPESSO , PURTROPPO IN OCCASIONE DI QUESTE
IMMERSIONI POSSONO VERIFICARSI QUADRI MORBOSI SVARIATI, CHE TALORA
ASSUMONO NO- TEVOLE GRAVITA’ E CHE SI MANIFESTANO DI SOLITO IN
CONDIZIONI AMBIENTA- LI SFAVOREVOLI PERCHE’ POSSANO ESSERE ATTUATE LE
OPPORTUNE MISURE TERAPEUTICHE.

LO STATO DI APNEA GIA’ DI PER SE’, COME RIPORTATO IN PRECEDENZA , PUO’


CAUSARE UNA BRADICARDIA PIU’ O MENO MARCATA , DIVERSA A SECONDA
DELLO STATO EMOTIVO ; IL MAGGIORE RESPONSABILE DELLA BRADICARDIA E’
IL CONTATTO DEL CORPO , E SOPRATTUTTO DEL VISO , CON L’ACQUA.
NELL’IMMERSIONE SI HA UN COMPLESSO COINVOLGIMENTO DEL SISTEMA
NEUROVEGETATIVO ; CIO’ NON SORPRENDE SE SI PENSA CHE VEROSIMILMENTE
CORRISPONDE , SEPPUR IN UNA DIMENSIONE NOTEVOLMENTE INFERIORE , ALLE
RILEVANTI MODIFICAZIONI EMODINAMICHE CHE PRESENTANO I MAMMIFERI
MARINI IN IMMERSIONE E CHE CONSENTONO LORO APNEE LUNGHISSIME
E PROFONDE GRAZIE AD UNA CADUTA DEL FLUSSO EMATICO PERIFERICO , UN
MAGGIORE METABOLISMO ANAEROBICO LATTACIDO MUSCOLARE ED UN
FLUSSO PREFERENZIALE DEL SANGUE OSSIGENATO NEL CUORE E NEL CERVELLO.

QUANDO SI INTERROMPE VOLONTARIAMENTE LA RESPIRAZIONE , NATURALMEN-


TE NELL’APPARATO RESPIRATORIO CONTINUANO GLI SCAMBI GASSOSI , CIOE’ SI
CONTINUA AD ASSORBIRE DALL’ARIA CONTENUTA NEL POLMONE L’OSSIGENO
NECESSARIO PER TUTTI I PROCESSI VITALI E SI CONTINUA AD IMMETTERVI
L’ANIDRIDE CARBONICA PRODOTTA.
QUESTE VARIAZIONI, CONTEMPORANEE E DI SEGNO OPPOSTO DELLE PRESSIONI
PARZIALI ALVEOLARI DELL’O 2 E DELLA CO2, HANNO PER CONSEGUENZA UNA
DIMINUZIONE PROGRESSIVA DEI GRADIENTI DI QUESTI GAS TRA IL SANGUE CHE
ARRIVA AL POLMONE E L’AVEOLO;
GLI SCAMBI DIMINUISCONO , QUINDI , MANO A MANO CHE L’APNEA SI PROLUNGA
E LE PRESSIONI PARZIALI ARTERIOSE SI AVVICINANO , AL TERMINE
DELL’APNEA , ALLE PRESSIONI PARZIALI ALVEOLARI . NATURALMENTE
L’ESERCIZIO MUSCOLA- RE E L’AZIONE CONTRO IL FREDDO ACCELLERANO
QUESTI PROCESSI.

COL DIMINUIRE DELL’OSSIGENO NELL’ARIA ALVEOLARE , POCO A POCO SI HA


DIMINUZIONE DELLA PRESSIONE DELL’OSSIGENO ANCHE NEL SANGUE , MENTRE
CON L’ACCUMULO DI ANIDRIDE CARBONICA NEI POLMONI SI HA ANCHE UN
AUMENTO DELLA SUA CONCENTRAZIONE EMATICA .
TUTTE LE VOLTE CHE SI VERIFICANO NELL’ORGANISMO TALI VARIAZIONI DEL
CONTENUTO GASSOSO DEL SANGUE , NE VENGONO OVVIAMENTE SUBITO RISEN-
TITI GLI EFFETTI IN TUTTI I TESSUTI ED ORGANI , IN PARTICOLARE NEI CENTRI
NERVOSI CHE CONTROLLANO LA RESPIRAZIONE.

QUESTI , INFATTI , RISULTANO MOLTO STIMOLATI , SIA PER EFFETTO DIRETTO


DELLA PRESSIONE DEI GAS , SIA PER AZIONI RIFLESSE ;
IN VIA DIRETTA SONO MOLTO SENSIBILI ALLE VARIAZIONI DELLA PRESSIONE
DELL’ANIDRIDE CARBONICA NEL SANGUE ARTERIOSO ED A QUELLE DELL’ACI-
DITA’ DEL SANGUE , CHE , QUANDO AUMENTANO, DETERMINANO SUBITO AUMEN-
TO DELLA VENTILAZIONE AL FINE DI INCREMENTARE LA ELIMINAZIONE DI CO 2 .
51

INOLTRE I CENTRI NERVOSI SONO SENSIBILI AGLI IMPULSI RIFLESSI PROVENIEN-


TI DAI CHEMIOCETTORI CHE , A LORO VOLTA , REAGISCONO DIRETTAMENTE
ALLE VARIAZIONI DELLA PRESSIONE PARZIALE DI OSSIGENO NEL SANGUE ARTE-
RIOSO; IL LORO INTERVENTO INIZIA AD ESSERE SIGNIFICATIVO SOLO QUANDO
LA PRESSIONE DELL’ OSSIGENO NELL’ALVEOLO(ABITUALMENTE CIRCA 100 mmHg)
SCENDE AL DI SOTTO di 80mm , IN MODO CHE GLI IMPULSI INVIATI AI CENTRI NER-
VOSI BULBARI PROVOCHINO UN’AUMENTO DELLA VENTILAZIONE.
LE FINALITA’ DI QUESTI MECCANISMI SONO EVIDENTI : QUANDO , INFATTI ,
L’ORGANISMO HA BISOGNO DI UNA MAGGIORE QUANTITA’ DI OSSIGENO DEVE
ESPELLERE UN ECCESSO DI ANIDRIDE CARBONICA E I CENTRI RESPIRATORI,
CHE RISULTANO COSI’ STIMOLATI , DETERMINANO UN AUMENTO DELLA VENTI-
LAZIONE POLMONARE;
MA QUANDO IL SOGGETTO RIMANE IN APNEA , TALI EFFETTI , CHE NON POSSONO
AUMENTARE LA VENTILAZIONE , SI TRADUCONO IN UNO STIMOLO A RIPRENDERE
LA RESPIRAZIONE, CHE VIENE AVVERTITO COME UNA SENSAZIONE CARATTERI-
STICA, CHE DIVENTA PROGRESSIVAMENTE PIU’ INTENSA E VIENE
DEFINITA“SENSO DI FAME D’ARIA “ .
PROTRAENDO MOLTO A LUNGO LE CONDIZIONI DI APNEA , IL SENSO DI FAME
D’ARIA DIVENTA MOLTO INTENSO ED A SEGUITO DEI FORTI STIMOLI INVIATI DAI
CENTRI RESPIRATORI POSSONO COMPARIRE DELLE CONTRAZIONI SPONTANEE ,
INCONTROLLABILI E PIU’ O MENO ESTESE E FREQUENTI , DEI MUSCOLI RESPIRA-
TORI E SOPRATTUTTO DEL DIAFRAMMA : LE contrazioni diaframmatiche .

ALCUNI FATTORI , DETTI SECONDARI , HANNO UNA CERTA IMPORTANZA NEL


LIMITARE L’APNEA VOLONTARIA :
GLI STIMOLI DOVUTI ALLA DISTENSIONE DEI POLMONI , ALLA CONTRAZIONE DEL
DIAFRAMMA E DEI MUSCOLI INTERCOSTALI , GLI STIMOLI DA POSIZIONE ;
STIMOLAZIONI TUTTE CHE DIVENGONO SEMPRE PIU’ FREQUENTI ED INTENSE
COL PROLUNGARSI DELL’APNEA .

QUANDO CON L’ALLENAMENTO E LA VOLONTA’ VIENE SUPERATA L’INFLUENZA


DEI FATTORI SECONDARI LIMITANTI L’APNEA VOLONTARIA , LA NECESSITA’ DI
INTERROMPERLA E’ SEMPRE DETERMINATA DALL’INFLUENZA DELLA
DIMINUZIONE DELL’OSSIGENO E DELL’ANIDRIDE CARBONICA. ALLORCHE’,
INFATTI , SI RAGGIUNGANO LE CONDIZIONI CHE ABBIAMO RICORDATO , GLI
STIMOLI AD INTERROMPERE L’APNEA DIVENGONO SEMPRE PIU’ INSISTENTI ED IL
SOGGETTO E’ COSTRETTO A RIPRENDERE A RESPIRARE : QUESTO VIENE
DEFINITO “ punto di rottura dell’apnea “.

SE A QUESTO MOMENTO IL SOGGETTO INSISTE NEL CONTINUARE L’APNEA ,


OPPURE NON GLI E’ POSSIBILE RIPRENDERE A RESPIRARE , AD ESEMPIO QUANDO
E’ IN IMMERSIONE , SI VERIFICA PARALISI DEI CENTRI NERVOSI E QUINDI ,
ARRESTO DELL’ATTIVITA’ RESPIRATORIA E PERDITA DELLA COSCIENZA ( sincope
anossica ).

I SOGGETTI COLPITI DA SINCOPE ANOSSICA , SE PRONTAMENTE SOCCORSI ,


SPONTANEAMENTE O DOPO QUALCHE MOVIMENTO DI RESPIRAZIONE ARTI-
FICIALE,RIPRENDONO A RESPIRARE E POCO DOPO RIACQUISTANO LA
COSCIENZA .

L’APNEA IN PROFONDITA’
52

NELLE IMMERSIONI PROFONDE ASSUMONO NOTEVOLE IMPORTANZA GLI


EFFETTI DELLE MODIFICATE PRESSIONI DEI GAS , ED E’ PROPRIO IN OCCASIONE
DI QUESTE IMMERSIONI CHE SI VERIFICA IL MAGGIOR NUMERO DI INCIDENTI.

E’ DA CONSIDERARE IN PRIMO LUOGO L’INFLUENZA DELL’IPERPRESSIONE SUGLI


SCAMBI GASSOSI ALVEOLO-CAPILLARI ED IN PARTICOLARE IL FATTO CHE GIA’
ALLA PROFONDITA’ DI CIRCA 8 METRI LA PRESSIONE PARZIALE DELL’ANIDRIDE
CARBONICA NELL’ALVEOLO HA RAGGIUNTO I VALORI ESISTENTI NEL SANGUE
VENOSO , AD ESEMPIO : ALL’INIZIO DI UN IMMERSIONE INTRAPRESA DOPO RES -
PIRAZIONE TRANQUILLA , LA PRESSIONE DI ANIDRIDE CARBONICA NELL’ALVEO-
LO E’ DI 40 mm Hg , MA DIVENTA , A 8 METRI DI PROFONDITA’ , DI 46 mm, CIOE’
UGUALE A QUELLA ESISTENTE NEL SANGUE VENOSO.

DA TALE MOMENTO SI INVERTE IL SENSO DEGLI SCAMBI ALVEOLO-CAPILLARI


DI ANIDRIDE CARBONICA E SI HA UN CONTINUO PASSAGGIO DEL GAS DALL’AL-
VEOLO AL SANGUE , TANTO CHE ALLA PROFONDITA’ DI 30 METRI SI CALCOLA
CHE CIRCA IL 50 % DELLA CO2 CHE ERA PRESENTE IN PARTENZA NELL’ARIA
ALVEOLARE E’ STATA FISSATA DAL SANGUE.

QUANDO NELLA RISALITA , LA PRESSIONE DEL GAS NELL’ALVEOLO DIMINUISCE


PER EFFETTO DELLA DIMINUZIONE DI PRESSIONE AMBIENTALE , RICOMINCIA
LA DIFFUSIONE DEL GAS VERSO L’ALVEOLO , MA TALE PROCESSO AVVIENE CON
UNA CERTA LENTEZZA , COL RISULTATO CHE AL TERMINE DELLE RISALITE
VELOCI SI HANNO VALORI DI PRESSIONE ALVEOLARE ADDIRITTURA INFERIORI A
QUELLI CHE ESISTEVANO PRIMA DELL’IMMERSIONE.
ANCHE GLI SCAMBI DELL’OSSIGENO RISULTANO INFLUENZATI DALLA MAGGIORE
PRESSIONE AMBIENTALE , SEPPURE IN MODO PIU’ SEMPLICE. INFATTI , A SEGUITO
DELL’AUMENTO DELLA PRESSIONE ALVEOLARE DELL’OSSIGENO SI HAMAGGIORE
PASSAGGIO DEL GAS NEL SANGUE CON LA PIU’ COMPLETA SATURAZIONE
OSSIEMOGLOBINICA E CON LA DISSOLUZIONE FISICA NEL PLASMA; I VALORI
PRESSORI ALVEOLARI , PERTANTO , AUMENTANO IN IPERPRESSIONE NOTEVOL-
MENTE , MA MENO DI QUANTO SI POTREBBE CALCOLARE TEORICAMENTE.

PER LA GRANDE DISPONIBILITA’ DI OSSIGENO , CHE PERCIO’ RISULTA A CARICO


DEI CHEMOCETTORI E DEI CENTRI NERVOSI, IL SOGGETTO IMMERSO NON
AVVERTE STIMOLI A RIPRENDERE LA RESPIRAZIONE E RISCHIA DI PERMANERE
IN IMMERSIONE PER UN PERIODO TROPPO LUNGO.

NELLA RISALITA SI HA CADUTA DELLA TENSIONE DI OSSIGENO NELL’ARIA


ALVEOLARE E QUINDI NEL SANGUE , AL PUNTO CHE SI VERIFICA PERSINO INVER-
SIONE DEGLI SCAMBI E PASSAGGIO DI OSSIGENO DAL SANGUE ALL’ALVEOLO : SE
LA PERMANENZA SUL FONDO E’ TROPPO LUNGA , LA CADUTA DELLA TENSIONE DI
OSSIGENO ARRIVA A VALORI BASSISSIMI ( 20-25 mmHg ) AL DI LA’ , PERTANTO , DEI
PUNTI DI ROTTURA DELL’APNEA.

IPERVENTILAZIONE

UN ALTRO FATTORE IMPORTANTE , CHE VA TENUTO PRESENTE PERCHE’ PUO’


COSTITUIRE UN PERICOLO PER IL SUB , E’ L’IPERVENTILAZIONE FORZATA
PRELIMININARE , CIOE’ LA RIPETIZIONE DI PROFONDI E FREQUENTI ATTI
53

RESPIRATORI PRIMA DELL’IMMERSIONE, ESPEDIENTE CHE CONSENTE DI


AUMENTARE IL TEMPO DI APNEA.

CON L’IPERVENTILAZIONE RISULTA DEL TUTTO MODIFICATA QUELLA CONDI-


ZIONE DI STABILITA’ DELLA COMPOSIZIONE DELL’ARIA ALVEOLARE CHE SI HA IN
SITUAZIONI DI RESPIRAZIONE TRANQUILLA : DAPPRIMA LA PRESSIONE PARZIALE
DI ANIDRIDE CARBONICA PRESENTE NELL’APPARATO RESPIRATORIO DIVENTA
MINORE NEL MAGGIORE VOLUME D’ARIA VENTILATA E COL RIPETERSI DEI
PROFONDI ATTI RESPIRATORI VIENE DIMINUITA ANCOR PIU’.

GLI EFFETTI SONO PIU’ RILEVANTI SE L’IPERVENTILAZIONE VIENE EFFETTUATA


AUMENTANDO SOPRATTUTTO LA FASE ESPIRATORIA , RIDUCENDO CIOE’ IL PIU’
POSSIBILE ( PRATICAMENTE AL VOLUME RESIDUO ) L’ARIA CHE RIMANE NEI
POLMONI TRA UN ATTO RESPIRATORIO ED IL SUCCESSIVO E CHE QUINDI VIENE A
MESCOLARSI CON IL MAGGIOR VOLUME DI ARIA INSPIRATO.

NE RISULTA IN UN PRIMOMOMENTO UNA DIMINUZIONE DELLA PRESSIONE DI CO 2 ,


CHE PARTENDO DAI VALORI ABITUALI DI 40 mmHg ARRIVA A VALORI DI 25-20 mm.
AUMENTA INVECE LA PRESSIONE DELL’OSSIGENO , CHE PASSA DA 100 FINO A 125
mmHg. NELLO STESSO TEMPO , PERO’ , PER L’AUMENTO DEL GRADIENTE TRA
PRESSIONE VENOSA E PRESSIONE ALVEOLARE DI ANIDRIDE CARBONICA , SI HA
AUMENTO DELLA DISMISSIONE DEL GAS DAL SANGUE : QUESTO ( CHE NEI TESSUTI
NEI QUALI VIENE PRODOTTO SI TROVA A PRESSIONI DI 43-50 mmHg IN CONDIZIONI
DI RIPOSO E DI 63-75 mmHg DURANTE L’ATTIVITA’) SI TROVA POI NEL SANGUE
VENOSO IN GRANDE QUANTITA’ ( DA 55 A 60 VOLUMI PER CENTO , CON UNA
PRESSIONE DI CIRCA 46 mmHg ) E SI RIVERSA QUINDI PIU’ ABBONDANTEMENTE
NELL’ALVEOLO DOVE LA SUA PRESSIONE PARZIALE E’ STATA RIDOTTA.

E’ VEROSIMILE CHE CON L’IPERVENTILAZIONE SIA EMESSA DAPPRIMA L’ANIDRI-


DE CARBONICA LIBERAMENTE DISCIOLTA NEL PLASMA SOTTO FORMA DI ACIDO
CARBONICO E QUELLA LEGATA ALL’EMOGLOBINA ,MA IN SEGUITO AD UNA IPER-
VENTILAZIONE CHE NE PROVOCHI UNA ECCESSIVA ELIMINAZIONE LA QUANTITA’
TOTALE DEL GAS PRESENTE NEL SANGUE SOTTO QUALSIASI FORMA RISULTA
DIMINUITA ( NE SONO STATE RILEVATE PRESSIONI FINO A 15 mm Hg).

PER ESEMPLIFICAZIONE E’ INTERESSANTE RIPORTARE LE DETERMINAZIONI


EFFETTUATE AL TERMINE DI IPERVENTILAZIONE DI VOLUMI TRIPLI DEL NORMA-
LE TEORICO: LA PRESSIONE ALVEOLARE DI Co2 , PARTENDO DA CIRCA 40 mmHg IN
CONDIZIONI DI BASE , RISULTAVA DOPO 1 MINUTO = 32 , DOPO 2 MINUTI = 28 ,
DOPO 5 MINUTI = 25 E DOPO 10 MINUTI= 22,5 CIRCA mmHg.

L’ELIMINAZIONE DELL’ANIDRIDE CARBONICA ATTRAVERSO LE VIE RESPIRATO-


RIE E’ DI GRANDE IMPORTANZA NELLA REGOLAZIONE DELL’EQUILIBRIO ACIDO-
BASE DELL’ORGANISMO E DELL’ACIDITA’ DEL SANGUE ( ph ) , COSICHE’, QUANDO
SI IPERVENTILA E SI PROVOCA UNA DIMINUZIONE DELLA Co2 , SI VERIFICA UNA
DIMINUZIONE DELL’ACIDO CARBONICO DISCIOLTO NEL PLASMA, PROGRESSIVO
AUMENTO DEL RAPPORTO BICARBONATI/ACIDO CARBONICO E QUINDI SPOSTA-
MENTO DEL Ph VERSO UN’ ALCALOSI RESPIRATORIA ( SONO STATI RILEVATI
DOPO IPERVENTILAZIONE VALORI DI Ph FINO A 7.85 RISPETTO A VALORI NORMA-
LI DI 7,35 / 7, 40).

DA UN PUNTO DI VISTA PRATICO , SI OSSERVA CHE NELLA IPERVENTILAZIONE DI


BREVE DURATA SI HA UNA MODESTA DIMINUZIONE DI PRESSIONE DI CO 2
ALVEOLARE ED EMATICA E MODESTO AUMENTO DEL Ph EMATICO , MENTRE LA
RISERVA ALCALINA DIMINUISCE O RIMANE INVARIATA; LA PRESSIONE
ARTERIOSA SI ABBASSA NEL GRANDE CIRCOLO , MENTRE NEL PICCOLO CIRCOLO
RIMANE INVARIATA E SI HA AUMENTO DEL FLUSSO; PUO’ ESSERE ASSENTE OGNI
SINTOMATOLOGIA SOGGETTIVA.
54

LA IPERVENTILAZIONE INTENSA E PROTRATTA PORTA , INVECE , A UNA NOTEVO-


LE ALCALOSI ,SECONDO ALCUNI AUTORI CON RIDUZIONE DEL CALCIO EMATICO E
COMUNQUE CON AUMENTO DELL’ECCITABILITA’ DEI NERVI SENSORIALI PERIFE-
RICI E RELATIVA SINTOMATOLOGIA.
SI VERIFICANO , INOLTRE , ALTRI IMPORTANTI FENOMENI DAL MOMENTO CHE
LA DIMINUZIONE DEL CONTENUTO EMATICO DI Co2 PROVOCA DA UN LATO VASO
-
COSTRIZIONE CEREBRALE E PERIFERICA E DALL’ALTRO SPOSTA SIGNIFICATIVA-
MENTE LA CURVA DI DISSOCIAZIONE DI OSSIGENO ED EMOGLOBINA , RENDENDO
PIU’ DIFFICILE LA CESSIONE DELL’OSSIGENO AI TESSUTI.

QUESTI FENOMENI P0SSONO ASSUMERE UNA CERTA IMPORTANZA PATOGENETI-


CA NEL CASO CHE ALL’INIZIO DI UN ’IMMERSIONE DOPO INTENSA IPERVENTILA-
ZIONE VENGA EFFETTUATA UNA MANOVRA DI VALSALVA CHE , COME E’ NOTO ,
DETERMINA CONTEMPORANEAMENTE UNA CADUTA DELLA GITTATA CARDIACA E
DEL FLUSSO CEREBRALE: SI ARRIVEREBBE COSI’ AD UNA IPOSSIA CEREBRALE.
DOPO PERIODI DI TEMPO VARIABILI A SECONDA DEGLI INDIVIDUI , E SOPRAT-
TUTTO A SECONDA DEL VOLUME VENTILATORIO ( TEMPI CHE POSSONO ANDARE
DA POCHI SECONDI A PARECCHI MINUTI ) , L’IPERVENTILAZIONE PROTRATTA
CONDUCE ABITUALMENTE AD UNA SINTOMATOLOGIA PIU’ O MENO MARCATA ,
CARATTERIZZATA DA SENSO DI COSTRIZIONE ALLA GOLA , DI STORDIMENTO ,
NAUSEA ED ASTENIA , PARESTESIE AGLI ARTI INFERIORI FINO A RIGIDITA’ DELLE
DITA DELLE MANI E DEI PIEDI.

NEI CASI PIU’ GRAVI SI PUO’ ARRIVARE ALLA PERDITA DI COSCIENZA.


SI TRATTA , PERALTRO , DI DISTURBI TRANSITORI , CHE COMUNQUE PRECEDONO
L’IMMERSIONE E CHE NON RAPPRESENTANO DI PER SE’ UN PERICOLO .
QUESTO SI RITROVA , INVECE , NELLE INFLUENZE CHE LE MODIFICAZIONI
SUBITE DALL’ORGANISMO CON L’IPERVENTILAZIONE POSSONO AVERE SULL’EVO-
LUZIONE DELLA SUCCESSIVA APNEA.

L’APNEA DOPO IPERVENTILAZIONE

IN PRIMO LUOGO , RISULTA AUMENTATA LA POSSIBILITA’ DI MANTENERE


L’APNEA.
PER RISTABILIRE, INFATTI , LE CONDIZIONI DI BASE , RIEQUILIBRANDO IL Ph ED
IL NORMALE RAPPORTO ACIDO CARBONICO - BICARBONATI ED ARRIVARE POI A
VALORI ELEVATI DI PRESSIONE DI CO 2 NEL SANGUE E NEI TESSUTI , TALI DA
RAGGIUNGERE IL PUNTO DI ROTTURA DELL’APNEA , L’ORGANISMO DOVRA’ PRO-
DURRE NUOVAMENTE NOTEVOLI QUANTITA’ DI CO 2 , IMPIEGANDO IN QUESTO
PROCESSO UN TEMPO PROLUNGATO.

DOPO IPERVENTILAZIONE E’ OVVIO CHE L’ANIDRIDE CARBONICA PRODOTTA


DURANTE L’APNEA VADA A RISTABILIRE LE CONDIZIONI DI EQUILIBRIO DI PAR-
TENZA NEI GLOBULI ROSSI E NEL PLASMA , MENTRE SOLO IN TEMPI SUCCESSIVI
POTREBBERO TORNARE AD AUMENTARE LE QUANTITA’ DI GAS DISCIOLTO FISI-
CAMENTE.
CONSIDERANDO CHE LA DURATA DELL’APNEA E’ DIRETTAMENTE CORRELATA
CON LA RIDUZIONE DELLA PpO 2 E L’AUMENTO DELLA PpCO2 NEL SANGUE E NEGLI
ALTRI TESSUTI, SI POTREBBE TEORICAMENTE CALCOLARE DI QUANTO L’APNEA
RISULTA ALLUNGATA PER VIA DELL’IPERVENTILAZIONE.

COME GIA’ RICORDATO , NELLA COMUNE APNEA ASSUME IMPORTANZA


LIMITANTE LA DIMINUZIONE DELLA DISPONIBILITA’ DI OSSIGENO: E’ STATO
INFATTI ORMAI DIMOSTRATO CHE DURANTE L’APNEA LA PRESSIONE ALVEOLARE
DI O2 CONTINUA PROGRESSIVAMENTE A DIMINUIRE , MENTRE LA PRESSIONE DI
CO2 AUMENTA LENTAMENTE E TENDE A LIVELLARSI SU VALORI MASSIMI DI
CIRCA 55 mmHg (RILEVATE ALLA FINE DI APNEE DURATE SIA 60-90 SECONDI ,SIA
FINO A 180 SECONDI),
55

L’IPERVENTILAZIONE PREVENTIVA DI ARIA HA PER RISULTATO ANCHE


MODIFICAZIONI DELLA DISPONIBILITA’ DI OSSIGENO , CHE HANNO PURE UNA
CERTA INFLUENZA SULLA DURATA DELL’APNEA.

DA QUESTO PUNTO DI VISTA , INFATTI , CON L’IPERVENTILAZIONE SI OTTIENE


AUMENTO DEL CONTENUTO DI OSSIGENO NELL’ARIA ALVEOLARE , CHE PASSA
DAL 15 AL 19 %, CON VALORI DI PRESSIONE PARZIALE DA 100 FINO A 125 mmHg.

QUESTO A SUA VOLTA DETERMINA : UN LEGGERO MIGLIORAMENTO DELLA


SATURAZIONE OSSIEMOGLOBINICA , CHE SI AVVICINA COSI’ AL 100% ; UNA
DISSOLUZIONE FISICA DI OSSIGENO NEL PLASMA AUMENTATA DI CIRCA IL 25 %,
CHE COMUNQUE RIMANE SEMPRE QUANTITATIVAMENTE IRRILEVANTE
(AUMENTO DI POCHISSIMI ml IN TUTTO L’ORGANISMO ) ; LEGGERO AUMENTO
DELLA QUANTITA’ DI OSSIGENO CONTENUTO NEI POLMONI , VALUTABILE
APPROSSIMATIVAMENTE IN NON PIU’ DI 100 ml.
PERTANTO , IL MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI OSSIGENAZIONE
OTTENUTE CON L’IPERVENTILAZIONE HA IMPORTANZA MOLTO LIMITATA AI FINI
DEL PROLUNGAMENTO DELL’APNEA E DIVENTANO DETERMINANTI DEL PUNTO DI
ROTTURA , GLI EFFETTI DELL’IPOSSIA .

RILIEVI ESEGUITI DOPO IPERVENTILAZIONE HANNO EVIDENZIATO CHE LE


PRESSIONI RAGGIUNTE DALL’OSSIGENO NELL’ARIA ALVEOLARE , ALLA FINE
DELL’APNEA , SONO SENSIBILMENTE PIU’ BASSE , MENTRE RISULTANO NETTA-
MENTE MENO ELEVATE LE PRESSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA .
A QUESTI PUNTI LA PRESSIONE DI OSSIGENO SI AVVICINA A QUEI VALORI DI
CIRCA 30 mmHg AI QUALI SI RITIENE CHE POSSA VERIFICARSI perdita di Coscienza e
paralisi respiratoria .

APNEA IN PROFONDITA’ DOPO IPERVENTILAZIONE

LA PERICOLOSITA’ DEGLI EFFETTI DELL’IPERVENTILAZIONE RISULTA NOTEVOL-


MENTE MAGGIORE QUANDO L’APNEA VIENE EFFETTUATA IN IMMERSIONI PRO-
FONDE . IN QUESTE CONDIZIONI , INFATTI, ENTRANO IN GIOCO GLI EFFETTI
DELLE MODIFICAZIONI DI PRESSIONE AMBIENTALE E QUINDI DI PRESSIONE
PARZIALE DEI GAS RESPIRATORI .

GLI STIMOLI A RIPRENDERE IL RESPIRO DOVUTI ALLA CO 2 RIMANGONO SEMPRE


MOLTO SCARSI PERCHE’ LA SUA PRESSIONE NEL SANGUE ARTERIOSO RESTA
COMUNQUE MOLTO BASSA ED AUMENTA POI MOLTO GRADUALMENTE IN CON-
SEGUENZA DELLE ATTIVITA’ METABOLICHE: GLI EFFETTI SONO IN RAPPORTO AL
NUMERO DI MOLECOLE DI CO 2 PRODOTTE , QUINDI NON VARIANO IN RELAZIONE
ALLE DIFFERENTI PRESSIONI AMBIENTALI E SI SVILUPPANO CON LENTEZZA.

LA PRESSIONE ALVEOLARE DI OSSIGENO , CHE PUO’ SALIRE FINO A 125 mmHg A


SEGUITO DELL’IPERVENTILAZIONE , AUMENTA IN MISURA RILEVANTE IN
RAGIONE DELLA PROFONDITA’ E RIMANE A VALORI ELEVATI ANCHE SE LA
QUANTITA’ DI O2 NELL’ORGANISMO CONTINUA A DECRESCERE PER I FABBISOGNI
METABOLICI: SI MANTENGONO COSI’ A LUNGO IN PROFONDITA’ CONDIZIONI DI
NORMALE SATURAZIONE ARTERIOSA E VIENE PERTANTO A MANCARE , OLTRE
ALLO STIMOLO IPERCAPNICO, ANCHE QUELLO IPOSSICO.

UN MOTIVO , POI , CHE FA RITENERE CHE GLI EFFETI DI STIMOLO DA PARTE


DELLA CO2 NELLE IMMERSIONI RISULTINO SCARSAMENTE EFFICACI , E’ QUANTO
E’ STATO RILEVATO IN PROVE DI LAVORO ESEGUITE IN APNEA .

IN QUESTE CONDIZIONI , I PUNTI DI ROTTURA DELL’APNEA SI INCONTRANO PER


PRESSIONI DI OSSIGENO PIU’ BASSE CHE IN CONDIZIONI DI RIPOSO , MA
SOPRATTUTTO PER PRESSIONI DI CO 2 NOTEVOLMENTE PIU’ ELEVATE ( DI CIRCA
IL 40 % CON VALORI DI 60-80 mmHg ). CI SAREBBE QUINDI UNA MIGLIORE
TOLLERANZA ALL’IPERCAPNIA E PER QUANTO RIGUARDA GLI EFFETTI DELLA
56

CO2 IL SUBACQUEO CHE NUOTA IN APNEA , SPECIALMENTE DOPO


IPERVENTILAZIONE , POTREBBE CONTINUARE A LUNGO L’IMMERSIONE.

PERTANTO , SE L’APNEA FOSSE TROPPO PROLUNGATA PER L’ASSENZA DEGLI


STIMOLI IPOSSICI ED IPERCAPNICI IN PROFONDITA’, ALLA RISALITA LE CONDI-
ZIONI IPOSSICHE RISULTEREBBERO GRAVI E TALI DA COMPROMETTERE LE
POSSIBILITA’ FUNZIONALI DEI CENTRI NERVOSI.

I MOTIVI CHE SPINGONO IL SUBACQUEO ESPERTO E BEN ALLENATO AD INIZIARE


LA RISALITA SONO PIUTTOSTO VAGHI E COMUNQUE INFLUENZATI DA PARTICO-
LARI SITUAZIONI PSICOLOGICHE E CERTAMENTE DA UNA PROFONDA CONO-
SCENZA DI SE STESSO.
E’ IMPORTANTE SOTTOLINEARE CHE IL SOGGETTO ALLENATO SOPPORTA
MOLTO MEGLIO SIA MAGGIORE IPOSSIA CHE MAGGIORE IPERCAPNIA.

PROBABILMENTE , LE CONTRAZIONI DIAFRAMMATICHE NON VENGONO


AVVERTITE DA TUTTI MA SOLO DA ALCUNI COME CONTRAZIONI VAGHE ,
TREMOLII IN SEDE EPIGASTRICA O ALLA GOLA , MENTRE DA PARECCHI
SUBACQUEI VENGONO AVVERTITE DISTINTAMENTE TANTO DA POTER ESSERE
CONTEGGIATE .

POICHE’ CON L’ATTENZIONE, RIPETUTI CONTROLLI E SPECIFICO ALLENAMENTO,


E’ POSSIBILE MIGLIORARE LA VALUTAZIONE DELLE CONTRAZIONI DIAFRAMMA-
TICHE E’ OPPORTUNO CHE IL SUBACQUEO APNEISTA PRENDA IN CONSIDERAZIO-
NE IL PROBLEMA NON DIMENTICANDO PERO’ CHE ESSE RIMANGONO SEMPRE
“ un segnale di avvertimento “ .

LE MASSIME PROFONDITA’ RAGGIUNGIBILI IN APNEA

LE MODIFICAZIONI DI PRESSIONI E VOLUMI DEI GAS NELL’APPARATO RESPIRA-


TORIO POSSONO ASSUMERE GRANDE INTERESSE E IMPORTANZA .

ANCHE NEL CASO DELLE IMMERSIONI IN APNEA EFFETTUATE A PROFONDITA’


RI- LEVANTI. IN EFFETTI , SI TRATTA DI PROBLEMI ANCORA LUNGI DALL’ESSERE
DEL TUTTO RISOLTI, DI GRANDE INTERESSE E DI ATTUALITA’ ANCHE PER IL
FATTO CHE SI E’ ORMAI GIUNTI ALLA PROFONDITA’ DI OLTRE 150 METRI.

IL CONTENUTO EMATICO ALL’INTERNO DELLA GABBIA TORACICA CONTINUA A


CAMBIARE DA MOMENTO A MOMENTO IN RAPPORTO AI PIU’ SVARIATI FATTORI E
SOPRATTUTTO AI MOVIMENTI RESPIRATORI ( L’INSPIRAZIONE NE RICHIAMA
GRANDI QUANTITA’ ) E , IN MISURA RILEVANTE , ALLE MANOVRE DI VALSALVA ,
CHE INVECE NE OSTACOLANO DECISAMENTE L’AFFLUSSO.
QUANDO POI A QUESTE MODIFICAZIONI SI AGGIUNGONO QUELLE DOVUTE ALLE
VARIAZIONI DI PRESSIONI RELATIVE ALL’IMMERSIONE , TUTTI QUESTI FENOMENI
RISULTANO ANCORA PIU’ RILEVANTI.

NEL CASO DEL SOGGETTO IMMERSO IN ACQUA E ANCORA RESPIRANTE LIBERA-


MENTE ALL’ESTERNO , NELL’ALVEOLO , DIRETTAMENTE COMUNICANTE CON
L’AMBIENTE , SI HA LA STESSA PRESSIONE ATMOSFERICA CHE GRAVA SULLA
SUPERFICIE DELL’ACQUA , MENTRE SULL’ESTERNO DEL TORACE AGISCE LA
PRESSIONE IDROSTATICA ( DA 20- 40 cm DI ACQUA ALL’INCIRCA ) ; QUESTA VIENE
SOSTENUTA DAI MUSCOLI INSPIRATORI , SENZA CHE IL SOGGETTO NEPPURE SE
NE RENDA CONTO , MA LA DIFFERENZA DI PRESSIONE TRA L’INTERNO DEL TORA-
CE E LE ALTRE PARTI IMMERSE RICHIAMA IN ESSO UNA QUANTITA’ DI SANGUE
DI CIRCA 250-300 ml ( Blood shift ).

NELLA SEMPLICE ENTRATA IN ACQUA SI DETERMINANO, INFATTI , EVIDENTI VA-


57

RIAZIONI DEI VOLUMI POLMONARI E DELLE PRESSIONI INTERNE , CON


RIDUZIONE IN PARTICOLARE DEL VOLUME RESIDUO , EVIDENTEMENTE PER
SUBENTRO DI SANGUE IN SPAZI PRECEDENTEMENTE OCCUPATI DA ARIA.
E’ STATO ACCERTATO CHE SOGGETTI AL TERMINE DI ESPIRAZIONI MASSIMALI
POSSANO ANCORA SCENDERE ALLE PROFONDITA’ DI ALCUNI METRI , RIDUCENDO
QUINDI NOTEVOLMENTE ( DI OLTRE UN TERZO ) IL PROPRIO VOLUME RESIDUO.

QUANDO IL SUBACQUEO , PRIMA DI IMMERGERSI IN APNEA , COMPIE UN PROFON-


DO ATTO INSPIRATORIO , LA PRESSIONE INTRATORACICA DIVENTA POSITIVA ED
IL SANGUE VIENE ESPULSO , MA DURANTE LA DISCESA POCO A POCO TORNA NE-
GATIVA , TANTO DA RISULTARE DECISAMENTE NEGATIVA A – 20 METRI E DI -30
cm DI ACQUA A – 30 METRI, FENOMENO CHE DETERMINA UN RILEVANTE
AFFLUS-
SO DI SANGUE NEL TORACE.

NEL 1958 FU CRAIG CHE DIMOSTRO’ IN MODO INCONTROVERTIBILE LA PRESENZA


DI QUESTO IPERAFFLUSSO POLMONARE OPERANDO UNA VALUTAZIONE DELLE
DIFFERENZE DI PRESSIONE INTRA ED EXTRATORACICA ATTRAVERSO L’APPLICA-
ZIONE DI DUE SENSORI , UNO DIRETTAMENTE SULLA PARETE TORACICA E L’AL-
TRO INTRAESOFAGEO; TALI APPLICAZIONI AVVENIVANO SULL’UOMO DURANTE
LE IMMERSIONI IN APNEA. FU POI LA VALUTAZIONE ANATOMOFISIOLOGICA
DELL’IMMERSIONE RECORD COMPIUTA DA MAYOL A - 65 METRI NEL 1967 , CHE
CONFERMO’ COME IL VOLUME POLMONARE POTEVA ANDARE TRANQUILLAMEN-
TE AL DI SOTTO DEL TEORICO VOLUME RESIDUO.

NEL CASO DI MAYOL SI TRATTAVA ESATTAMENTE DI 570 cc AL DI SOTTO DEL


VOLUME RESIDUO .

ESSENDO IL VOLUME RESIDUO IL MINIMO VOLUME POSSIBILE ANATOMICO


DEL TORACE , ERA QUINDI NECESSARIO CHE UN LIQUIDO , IL SANGUE , VENISSE
TRASFERITO ALL’INTERNO DELLA CAVITA’ TORACICA PER EQUILIBRARE LA
DIFFERENZA DI VOLUME.

NACQUE COSI’ IL CONCETTO DEL BLOOD SHIFT ( Spostamento di sangue )

- 30 MT - 60 MT - 100 MT
In rosso e’ schematicamente indicato l’iperafflusso di sangue polmonare alle varie profondita’

GLI STUDI SUCCESSIVI DI DATA , GERBONI E ARBORELIUS CONFERMARONO


CARATTERISTICHE , DISTRIBUZIONE E REALTA’ DI QUEST ’ IPERAFFLUSSO
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POLMONARE , CHE E’ STIMATO IN CIRCA 700 cc , DISLOCATO ESSENZIALMENTE A


LIVELLO DEGLI APICI POLMONARI.

IN STRETTO RAPPORTO A QUESTO IPERAFFLUSSO POLMONARE DI SANGUE , PER


L’UOMO , ATTUALMENTE NON ESISTONO LIMITI DI PROFONDITA’ ALL’IMMERSIO-
NE IN APNEA; L’UNICO LIMITE E’ DATO DAL PERSONALE CONSUMO DI OSSIGENO
E PROBLEMI CONNESSI ALLA COMPENSAZIONE .

E’ OPPORTUNO TENERE PRESENTE CHE DOPO OLTRE OTTO MINUTI DALLA


EMERSIONE E DALL’INTERRUZIONE DELL’APNEA I VOLUMI POLMONARI NON
SONO ANCORA SOVRAPPONIBILI A QUELLI ORIGINARI.

APNEA E PSICOLOGIA

Una buona apnea in sicurezza dipende dalla preparazione fisica e


mentale che ognuno ha.
L’ALLIEVO DURANTE LA FREQUENZA DEI CORSI COSI’ COME L’APNEISTA , NEI
PERIODI INIZIALI DELLA SUA ATTIVITA’ SPORTIVA O IN QUELLI SUCCESSIVI ,
POTREBBE ESSERE COLTO DALL’EMOTIVITA’ , STATI DI ANSIA O INSICUREZZA ,
DERIVANTI DALLA DIFFICOLTA’ DI ADATTAMENTO AD UN NUOVO “AMBIENTE “
O DAL TIMORE DI SBAGLIARE E QUESTO POTREBBE PREGIUDICARNE LA
PRESTAZIONE.

DISCIPLINE COME L’APNEA RICONOSCONO ORMAI ALLA PSICOLOGIA UN POSTO


DI RILIEVO NEI LORO PROGRAMMI FORMATIVI.

COL PROGRAMMA DI FORMAZIONE E’ OPPORTUNO SVILUPPARE FORME DI


AUTOCONOSCENZA , MODELLI COGNITIVI E COMPORTAMENTALI PIU’ ATTENTI,
CON L’AIUTO DI TECNICHE DI TRAINING MENTALE E RILASSAMENTO.

LA PSICOLOGIA SI E’ TROVATA , NELLO SPORT DELL’APNEA SUBACQUEA , A


PASSARE DA UN LIVELLO DI STUDIO TEORICO AD UNA PRATICA SUL CAMPO.
OCCORRE QUINDI ESSERE “ OPERATIVI “ NELL’AMBITO DELL’APNEA E QUESTO
SIGNIFICA SVILUPPARE UN PROGRAMMA DI ALLENAMENTO PER LA MENTE E PER
IL CORPO AL PARI DI PROGRAMMI DI ALLENAMENTO TRADIZIONALI ,
APPLICANDO TECNICHE DI ADDESTRAMENTO ATTIVO , ATTE AD
INTERIORIZZARE MOVIMENTI E REGOLARIZZARE L’ATTIVITA’ MENTALE.
LO STATO DI Rilassamento NON E’ UNA CONDIZIONE DI PASSIVITA’ MA , AL
CONTRARIO, E’ UNO STATO DINAMICO NEL QUALE ATTIVITA’ CORPOREE E
MENTALI FUNZIONANO A LIVELLI OTTIMALI , CREANDO UNA SENSAZIONE DI
BENESSERE IMMEDIATAMENTE PERCEPIBILE .

PER RAGGIUNGERE TALE OBBIETTIVO VI SONO SVARIATE TECNICHE E


PROGRAMMI APPLICATIVI E TUTTI DI VALIDO AIUTO PER L’OTTENIMENTO
DI BUONI RISULTATI. QUELLE A SEGUITO PROPOSTE SONO QUELLE
TRADIZIONALMENTE PIU’ SEGUITE .
59

IL RILASSAMENTO CON : IL
TRAINING AUTOGENO

LO HANNO CHIAMATO PERSINO “ YOGA


OCCIDENTALE “ E FINO A QUALCHE
ANNO FA SE N’E’ PARLATO VERAMENTE
MOLTO , ANCHE A PROPOSITO DI
ALCUNI NOTEVOLI EXPLOIT SPORTIVI
COMPIUTI DA ATLETI CHE , PROPRIO
GRAZIE AD UNA PREPARAZIONE BASA-
TA SU QUESTA DISCIPLINA, ERANO RIU-
SCITI A VINCERE OGNI STATO D’ANSIA
ED INSICUREZZA.
ORA DI TRAINING AUTOGENO SI PARLA
DI MENO MA LO SI APPLICA DI PIU’.
SI POTREBBE ADDIRITTURA DIRE CHE
E’ UNA TERAPIA DIFFUSA ED UTILIZ-
ZATA DA UNA QUANTITA’ SEMPRE
MAGGIORE DI PSICOTERAPEUTI , PER
COMBATTERE QUELL’INSIDIOSO NE-
MICO QUOTIDIANO CHE E’ LO STRESS.
MA IL T.A. ( LETTERALMENTE :
ALLENAMENTO CHE SI GENERA DA SE’)
AL DI LA’ DELL’ATTIVITA’ SPORTIVA
DELL’APNEA , HA ANCHE MOLTI ALTRI
CAMPI DI APPLICAZIONE . GRAZIE
ALLA CAPACITA’ DI
CONCENTRAZIONE CHE FA ACQUISIRE , CONSENTE DI COMBATTERE LA GRAN
PARTE DEI PROBLEMI PSICOSOMATICI CHE A VOLTE SI TRASFORMANO IN
MALATTIE VERE E PROPRIE.
QUESTA TECNICA CONSISTE IN UN GRANDE SFORZO DI CONCENTRAZIONE
COMPIUTO ANCHE CON L’AIUTO DI UNO PSICOTERAPEUTA , CON IL QUALE
S’IMPARA GRADUALMENTE A COMANDARE IL PROPRIO CORPO , AD IMPORGLI
CON DELICATEZZA LE PROPRIE VOLONTA’ PER OTTENERE , AD ESEMPIO, UN
TOTALE RILASSAMENTO O UN BATTITO CARDIACO REGOLARE .

QUESTE CONDIZIONI SI OTTENGONO CON GRANDE VOLONTA’ E L’APPORTO ,


DETERMINANTE ALL’INIZIO , DEL TERAPISTA. QUESTI INDICHERA’ POSIZIONI

DISTENSIVE E TECNICHE DI CONCENTRAZIONE CHE PROVOCHERANNO UNA


SENSAZIONE DI PESO CHE SI IMPADRONIRA’ VIA VIA DELLE BRACCIA E DELLE
GAMBE , DAL PESO SI PASSERA’ AD UNA SENSAZIONE DI TOTALE RILASSAMENTO ,
EFFETTO DELLA DISTENSIONE MUSCOLARE IMPOSTA.

LA TECNICA NON RICHIEDE PIU’ DI DUE SETTIMANE DI ESERCIZI , MA E’ LA


CHIAVE DI VOLTA DELL’APPRENDIMENTO DEL TRAINING , PERCHE’ CONSENTIRA’
DI CREDERE SEMPRE DI PIU’ NELLE PROPRIE CAPACITA’ DI AUTOCONTROLLO ,
AUTOCONOSCENZA ED AUTOCOSCIENZA , FONDAMENTALI NELLA PRATICA
DELL’APNEA.

IL T.A. E’ UNA TECNICA CHE , IN MODO SISTEMATICO , TRAMITE LA CONCENTRA-


ZIONE MENTALE PASSIVA , PRODUCE UNO STATO DI RILASSAMENTO PSICOFISICO;
ATTRAVERSO ESSA SI POSSONO RAGGIUNGERE DETERMINATI STATI FISIOLOGICI
E PSICOLOGICI CHE NORMALMENTE SONO RITENUTI INVOLONTARI .
60

IN ALTRI TERMINI E’ POSSIBILE AGIRE , TRAMITE LA PAROLA O IL PENSIERO , SUL


NOSTRO ASSETTO PSICOSOMATICO , PRODUCENDO MODIFICAZIONI SIA A LIVEL-
LO SOMATICO CHE A LIVELLO PSICOLOGICO , ED A DIFFERENZA DI ALTRE TECNI-
CHE ( AD ES. L’IPNOSI DALLA QUALE E’ DERIVATO ) , SEGUE UNA PROCEDURA
FISSA:
SI STRUTTURA IN sei esercizi SUCCESSIVI ( METODO SCHULTZ ) , ATTRAVERSO I
QUALI SI PUO’ RAGGIUNGERE UN RILASSAMENTO SEMPRE PIU’ COMPLETO.

E’ OPPORTUNO PRECISARE CHE LA SEGUENTE TRATTAZIONE NON INTENDE


ESSERE ESAUSTIVA PER QUANTO CONCERNE L’ARGOMENTO . LO SCOPO CHE SI
PROPONE E’ QUELLO DI ESSERE UN VALIDO AUSILIO NELL’APPRENDIMENTO DEL
TRAINING AUTOGENO , FORNENDO ALL’ALLIEVO APNEISTA NON SOLO NOZIONI
TEORICHE , MA ANCHE INDICAZIONI PRATICHE.

I SEI ESERCIZI

La pesantezza ,VOLTA AL RAGGIUNGIMENTO DI UNO STATO DI IPOTONIA O


DISTENSIONE NEUROMUSCOLARE. IN ALTRI TERMINI SE IL SOGGETTO ,IN
UNA DETERMINATA POSIZIONE FISICA , SI RIPETE IN MODO CONCENTRATO
MA NON OSSESSIVO “ CORPO PESANTE “, DOPO UN CERTO TEMPO E DOPO UN
CERTO ALLENAMENTO , IL SUO CORPO DIVENTA EFFETTIVAMENTE PESAN-
TE E TALE SENSAZIONE VIENE AVVERTITA GENERALIZZATA A TUTTO IL CORPO.

Il calore ,VOLTO ALRAGGIUNGIMENTO DI UN RILASSAMENTO ANCHE DELLE


PARETI VASCOLARI CON CONSEGUENTE IPERTERMIA ED INNALZAMENTO
DELLA TEMPERATURA CHE PUO’ SUPERARE ANCHE UN GRADO CENTIGRADO.
OVVERO SE IL SOGGETTO IN MODO CONCENTRATO SI RIPETE ” IL MIO BRACCIO
DESTRO E’ CALDO “ OPPURE “IL MIO CORPO E’ CALDO “ , DOPO UN CERTO
PERIODO DI TEMPO E DOPO UN CERTO ALLENAMENTO IL BRACCIO ED IL CORPO
DIVENTANO EFFETTIVAMENTE CALDI .

Controllo cardiaco,VOLTO AL RAGGIUNGIMENTO DI UNA REGOLAZIONE DEL


BATTITO CARDIACO.

Respiro , VOLTO A RENDERE IL RESPIRO CALMO E REGOLARE , AUTONOMO ,


LA NETTA SENSAZIONE DEL RESPIRO CHE “ SE NE VA DA SE’ “ E L’ARIA CHE
ENTRA

ED ESCE LIBERAMENTE DAL CORPO , SENZA NESSUN INTERVENTO ATTIVO DEL


SOGGETTO.

Plesso solare ,VOLTO AD UNA DISTENSIONE E REGOLARIZZAZIONE DELLE


FUNZIONI DEGLI ORGANI ADDOMINALI . SE IL SOGGETTO SI RIPETE “ PLESSO
SOLARE IRRADIANTE CALORE “ , DOPO UN CERTO TEMPO ED UN CERTO
ALLENAMENTO , AVVERTIRA’ UN CALORE INTERNO , COME SE CI FOSSE UNA
SORTA DI CALORE ALL’INTERNO DEL CORPO.

Fronte fresca, CONTRARIAMENTE AL CALDO ALLA TESTA AVVERTIBILE NEI


MOMENTI DI TENSIONE , DI PAURA , DI STRESS , LA SENSAZIONE DI FRESCHEZZA
CI RIPORTA AD UNO STATO DI CALMA INTENSA, DI PACE INTERIORE ; E’ COME SE
LA FRONTE LIBERA E SGOMBRA DA PENSIERI E TENSIONI , SI APRISSE A NUOVI
ORIZZONTI , ALLA MEDITAZIONE .
61

CON IL T.A. E’ POSSIBILE AGIRE,TRAMITE LA PAROLA O IL PENSIERO SULL’ASSET-


TO PSICOSOMATICO DELL’INDIVIDUO , PRODUCENDO MODIFICAZIONI SIA A
LIVELLO SOMATICO CHE A LIVELLO PSICOLOGICO.
QUAL’E’ IL MECCANISMO CHE PERMETTE DI “ TRADURRE “ LA PAROLA O IL
PENSIERO NEL SUO CORRISPETTIVO FISIOLOGICO ? COM’E’ POSSIBILE CHE IL
PENSARE “ BRACCIO DESTRO CALDO “ , IL BRACCIO DIVENTI EFFETTIVAMENTE
CALDO,O, IN ULTIMA ANALISI , IN CHE MODO SI PUO’ SPIEGARE IL “ MISTERIOSO
SALTO DALLA MENTE AL CORPO “ ?

ESISTE NELL’UOMO LA POSSIBILITA’(E QUESTA LA SI POSSIEDE SIA PER EREDITA’


FILOGENETICA CHE ONTOGENETICA ) DI TRADURRE UN PENSIERO, UNA CONCE-
ZIONE MENTALE , NELLO STATO FISICO CHE SI E’ EVOCATO ATTRAVERSO UN
MECCANISMO DENOMINATO “ IDEOPLASIA “.
QUESTO MECCANISMO CONSENTE DI MODIFICARE TUTTO L’APPARATO SOMATI-
CO E FISIOLOGICO IN SEGUITO AD UNO SPECIFICO PENSIERO O STATO MENTALE ,
E CIO’ E’ POSSIBILE PER UN MOTIVO BEN PRECISO.

COME INDIVIDUI ANIMALI ( E NON SPECIFICAMENTE UMANI ) SI HA LA CAPACITA’


DI REAGIRE ALL’ECCITAZIONE SENSORIALE ( SE AD ES. SI AVVERTE ALL’IMPROV-
VISO UNA LUCE MOLTO FORTE , IL RIFLESSO PAPILLARE SI MODIFICHERA’ ).
COME ESSERI UMANI SI HA PERO’ UNA PECULIARITA’ RISPETTO AGLI ANIMALI :
SI E’ CAPACI DI REAGIRE NON SOLO ALL’ECCITAZIONE SENSORIALE , MA ANCHE
AI SIMBOLI DELL’ECCITAZIONE SENSORIALE E CIOE’ AL LINGUAGGIO, ALLA PA-
ROLA E QUINDI ANCHE AL PENSIERO COME SE FOSSERO UN EFFETTIVO STIMOLO
SENSORIALE.

RIASSUMENDO IL T.A. SI APPRENDE E SI ESEGUE PARTENDO DA DUE PRESUPPOSTI


DI BASE : LA NOSTRA UNITA’ PSICOSOMATICA E LA NOSTRA CAPACITA’ DI TRA-
DURRE , TRAMITE IL MECCANISMO IDEOPLASTICO , STIMOLI LINGUISTICI
( O DI PENSIERO ) IN REALTA’ SOMATICHE.
LE MODIFICAZIONI CHE SI PRODUCONO CON IL T.A. SONO “ ALTERAZIONI “ IN
SENSO POSITIVO.

TRA L’ATTIVITA’ IDEATIVA E LA REALIZZAZIONE SOMATICA POSSONO ESSERCI


DELLE INTERFERENZE PER CUI L’ESERCIZIO RIESCE SOLO IN PARTE O NON
RIESCE AFFATTO. SI TRATTA ,OVVIAMENTE , DI RESISTENZE CONTRO LE QUALI
E’ BENE NON METTERSI IN LOTTA , MA ACCETTARLE IN QUANTO E’ PROBABILE
CHE
COL TEMPO SCOMPAIANO SPONTANEAMENTE. SOLO SE PERDURANO NEL TEMPO
SI PUO’ DECIDERE DI NTERVENIRE.

Gli esercizi – consigli per lo svolgimento


L’ATTEGGIAMENTO DEVE ESSERE DI BUONA MOTIVAZIONE ALL’ESERCIZIO CHE
NON DEVE ESSERE VISSUTO NE’ COME UN COMPITO A CASA , NE’ TANTOMENO UN
QUALCOSA CHE SI DEVE FARE E CHE DEVE VENIRE PER FORZA BENE , BENSI’ UN
MOMENTO DI ESTREMO RACCOGLIMENTO INTERIORE IN CUI TUTTO CIO’ CHE LA
NOSTRA UNITA’ PSICOSOMATICA CI OFFRE E’ ACCETTATO E BENVENUTO. TUTTO
L’AMBIENTE CIRCOSTANTE DEVE ESSERE POSSIBILMENTE POVERO DI STIMOLI
DISTURBANTI : LUCE BASSA E DIFFUSA , POCHI RUMORI , TEMPERATURA MEDIA.

L’ABBIGLIAMENTO NON DEVE ESSERE COSTRITTIVO :


EVITARE CRAVATTE E CINTURE TROPPO STRETTE , ABITI TROPPO PESANTI ,
CALZATURE CHE STRINGONO IL PIEDE. E’ CONSIGLIABILE UTILIZZARE GLI
STESSI CRITERI UTILIZZATI PER CORICARSI. SE L’AMBIENTE E’ FRESCO EVITARE
UN CUMULO DI COPERTE CHE CON IL LORO PESO TENDEREBBERO A FLETTERE I
PIEDI VERSO L’ESTERNO ,CAUSANDO TENSIONI ALLA MUSCOLATURA DELLE
GAMBE .
62

E’ BENE NON SVOLGERE IL T.A. DOPO PASTI ABBONDANTI , IN QUANTO SI RILAS-


SEREBBE ANCHE LA MUSCOLATURA DELLO STOMACO CON IL CONSEGUENTE
RALLENTAMENTO DELLA DIGESTIONE , O COMPLETAMENTE A DIGIUNO .

IN SENSO GENERALE E’ CONSIGLIABILE ASSOLVERE A TUTTE LE FUNZIONI FISIO-


LOGICHE CHE POTREBBERO DISTURBARE LA CONCENTRAZIONE E, DI CONSE -
GUENZA , LO SVOLGIMENTO DELL’ESERCIZIO.

Le posture

a) la posizione supina
PRIMA DI INIZIARE GLI ESERCIZI E’ UTILE SCIOGLIERE I MUSCOLI DELLE GAMBE
SCUOTENDOLE , MUOVERE IL BACINO PER RILASSARE IL DORSO CHE SPESSO E’
TESO E CONTRATTO , ALZARE LE SPALLE IL PIU’ POSSIBILE POI LASCIARLE
CADE-RE E DOPO ESSERSI CORICATI FARE RUOTARE LA TESTA A DESTRA E A
SINISTRA . IN QUESTO MODO VIENE LIBERATA MOLTA TENSIONE.

INIZIARE CON LA MASCELLA VOLONTARIAMENTE RILASSATA ( STRINGERE FOR-


TE I DENTI QUINDI LASCIAR CADERE LA MANDIBOLA ) IN QUANTO, UNITAMENTE
AL COLLO E’ UNO DEI DISTRETTI CORPOREI PIU’ DIFFICILI DA RILASSARE.

ALL’INIZIO E’ BENE CONTENERE L’ESERCIZIO NELL’AMBITO DELLA DURATA DI


10-15 MINUTI , IN QUANTO PIU’ E’ LUNGO PIU’ AUMENTA LA POSSIBILITA’ DI
DISTRAZIONE CON CONSEGUENTE INSUCCESSO . AD ESEMPIO : SE DOPO 10 MINUTI
CHE SI STA SVOLGENDO L’ESERCIZIO DELLA PESANTEZZA , NON SI AVVERTE IL
CORPO PESANTE , E’ PROBABILE CHE PERSEVERANDO NON SI OTTENGA NIENTE
DI PIU’ , ANZI , PIANO PIANO POTREBBE SUBENTRARE IL MALUMORE E TROVARSI
PIU’ TESI DI PRIMA.

DOPO 15-20 GIORNI DI ALLENAMENTO I TEMPI POSSONO ESSERE ALLUNGATI A


SECONDA DELLE ESIGENZE PERSONALI. GLI ESERCIZI POSSONO ESSERE ESEGUITI
STANDO DISTESI O SEDUTI, MA ALMENO IN FASE DI APPRENDIMENTO E’
CONSIGLI-BILE ESEGUIRLI IL PIU’ POSSIBILE IN POSIZIONE SUPINA PERCHE’
OFFRE DIVERSI VANTAGGI :

a ) E’ LA POSIZIONE MIGLIORE PER DISTENDERSI , INFATTI QUANDO CI SI CORICA


E CI SI AGGIUSTA COMODAMENTE PENSANDO DI POTER RESTARE TRANQUILLA -
MENTE IN QUELLA POSIZIONE PER UN PO’ DI TEMPO , FORSE ANCHE DI ADDOR -
MENTARSI , E’ FACILE RAGGIUNGERE UN BUON RILASSAMENTO.
b) NELLA POSIZIONE SUPINA E’ FACILE AVERE LA COSCIENZA COMPLETA DEL
PROPRIO CORPO E DELLE SUE SINGOLE PARTI ED AVERE COSI’ UN’IMMAGINE
CHIARA DEL PROPRIO SCHEMA CORPOREO.

IN QUESTA POSIZIONE IL CORPO E’ DISTESO SUL LETTO (O SU UN MATERASSINO)


LA TESTA PREFERIBILMENTE APPOGGIATA SU UN CUSCINO , LE BRACCIA SONO
LEGGERMENTE FLESSE LUNGO I FIANCHI ( NON AD ANGOLO RETTO )LE MANI
POSANO PASSIVAMENTE CON LE PALME VERSO IL BASSO , LE PUNTE DEI PIEDI
RICADONO NATURALMENTE E NON FORZATAMENTE VERSO L’ESTERNO. SI DEVE
ASSUMERE UNA POSIZIONE IN CUI IL CORPO SIA IL PIU’ DISTESO POSSIBILE , NON
SOGGETTO A TENSIONI FISICHE.

a) la posizione seduta in poltrona


TRA LE POSIZIONI SEDUTE , QUELLA IN POLTRONA PERMETTE LA MAGGIORE
DISTENSIONE . LE POLTRONE PIU’ ADATTE SONO QUELLE CON POGGIATESTA E
BRACCIOLI, CHE PERMETTONO DI RIALZARE LE GAMBE E METTERSI IN POSI -
ZIONE SEMISUPINA; E’ IMPORTANTE PERO’ CHE RISPETTINO LE DIMENSIONI DEL
CORPO.
63

UN’ALTRA POLTRONA E’ QUELLA CHE PERMETTE DI FAR ADERIRE COMODAMENTE


LA SCHIENA ALLO SCHIENALE E FARE APPOGGIARE PASSIVAMENTE LE BRACCIA SUI
BRACCIOLI SENZA TENSIONI MUSCOLARI. DI NORMA I PIEDI , QUANDO CI SI TROVA
IN POSIZIONE SEDUTA , DEVONO ADERIRE CON TUTTA LA PIANTA AL SUOLO.
LE BRACCIA NON VANNO MAI TENUTE A PENZOLONI , CIO’ PROVOCHEREBBE UNO
STIRAMENTO DEI MUSCOLI; PER QUANTO RIGUARDA LE MANI E’ PREFERIBILE CHE
NON SI TOCCHINO FRA LORO PER EVITARE LE STIMOLAZIONI TATTILI.

L’atteggiamento psicologico
DOPO AVER ASSUNTO LA POSIZIONE PREFERITA , SI CHIUDONO GLI OCCHI PER
RIDURRE LE STIMOLAZIONI ESTERNE , MIGLIORARE LA CONCENTRAZIONE E
FAVORIRE IL RILASSAMENTO.
E’ NOTO INFATTI CHE ALLA CHIUSURA DEGLI OCCHI E’ LEGATO UN CAMBIAMENTO
DEL TRACCIATO ELETTROENCEFALOGRAFICO CON LA COMPARSA DI ONDE ALPHA ,
ESPRESSIONE DELLA DISTENSIONE PSICHICA. SI FANNO ALCUNI RESPIRI PROFONDI E
SI CERCA DI IMMEDESIMARSI IN UNO STATO DI CALMA.

E’ SUGGERIBILE FANTASTICARE O RECUPERARE UN’IMMAGINE DI SE STESSI CALMI


FACENDO RICORSO ANCHE A RICORDI E FANTASIE CHE POSSONO ESSERE UTILI.

UN’IMMAGINE POTREBBE ESSERE QUELLA DI TROVARSI SULLA SPIAGGIA IN RIVA AL


MARE , LASCIANDOSI TRASPORTARE DAL RUMORE DELLA RISACCA , DALLA SENSA-
ZIONE DEI RAGGI DEL SOLE CHE SCALDANO LA PELLE , DAL COLORE DEL MARE ,
OPPURE IN UN PAESAGGIO ALPINO , O ANCORA IN UN LUOGO A CUI SI E’ LEGATI DA
CARI E PIACEVOLI RICORDI. IL SUGGERIMENTO DI FARE RICORSO A FANTASIE , VALE
OVVIAMENTE ANCHE PER GLI ESERCIZI PROPRIAMENTE DETTI CHE RISULTANO
ENORMEMENTE FACILITATI.

E’ BENE RICHIAMARE BREVEMENTE IL CONCETTO DI CONCENTRAZIONE MENTALE


PASSIVA. IN CHE MODO LA SI OTTIENE ? SEMPLICEMENTE ASSUMENDO UN ATTEG-
GIAMENTO PASSIVO OVVERO NON USANDO LA VOLONTA’ ATTIVA MA PROPONEN-
DOSI NESSUNO SCOPO.

NEL RAPPRESENTARSI LA FORMULA , NON BISOGNA COSTRINGERSI A REALIZZARLA ,


NON DEVE CIOE’ ESSERE UN ATTO DI VOLONTA’ PERCHE’ LA VOLONTA’ COMPORTA
TENSIONE ; INFATTI FORZANDO IL PROCESSO DI DISTENSIONE SI PROVOCANO DEGLI
ECCITAMENTI DIFFUSI NELLA CORTECCIA CEREBRALE CHE AGISCONO IN SENSO
CONTRARIO ALLE FORMULE DI DISTENSIONE DEL T.A.

SI TRATTA , IN PRATICA , DI DIVENIRE SPETTATORI PASSIVI DI CIO’ CHE ACCADE NEL


PROPRIO CORPO, DI IMPARARE AD ENTRARE IN CONTATTO CON ESSO , CON I PROPRI
VISSUTI , DI IMPARARE AD ASCOLTARSI E AD ACCETTARSI , DI SCOPRIRE I PROPRI
TEMPI ED I PROPRI RITMI.

UNO DEGLI ERRORI IN CUI E’ FACILE CADERE , ( SOPRATTUTTO I PRINCIPIANTI )E’


QUELLO DI NON CONCEDERSI IL TEMPO NECESSARIO , DI PARAGONARSI AGLI ALTRI
E DI IMPORSI DEI RITMI E TEMPI CHE NON SONO CONSONI AI PROPRI SPERIMEN-
TANDO QUINDI DELUSIONE E LA TENTAZIONE DI ABBANDONARE L’ALLENAMENTO.

UN ALTRO SUGGERIMENTO PUO’ ESSERE DATO PER I PENSIERI DISTURBANTI : NON


COSTRINGERSI A NON AVERE PENSIERI PERCHE’ LE PRIME VOLTE SPESSO E’
IMPOSSIBILE . NON METTERSI IN OPPOSIZIONE O TENTARE DI SCACCIARLI , MA
NEPPURE FAVORIRLI , SEMPLICEMENTE ATTENDERE CHE SI ALLONTANINO, CHE
SCIVOLINO VIA , SENZA SOFFERMARSI SU DI ESSI.
SE DURANTE L’ESERCIZIO CI SI ACCORGE DI ESSERE DISTRATTI , ALLORA E’ MEGLIO
INTERROMPERLO E RIPRENDERLO DACCAPO QUALCHE MINUTO PIU’ TARDI IN
FORMA ABBREVIATA PERCHE’ PIU’ L’ESERCIZIO E’ LUNGO E PIU’ E’ FACILE CHE CI SI
LASCI DISTRARRE.
64

TUTTI HANNO DEI CANALI DI MEMORIZZAZIONE E DI APPRENDIMENTO ; IN BREVE


DEI CANALI ATTRAVERSO I QUALI SI PROCESSA ( ELABORAZIONE ) E SI IMMAGAZ-
ZINA L’INPUT ESTERNO ( LE PROPRIE ESPERIENZE ) ; QUESTI CANALI SONO : IL
CANALE VISIVO , QUELLO UDITIVO E QUELLO CENESTETICO ( SENSO-MOTORIO ).
TUTTI LI POSSEGGONO ED OGNUNO NE SVILUPPA MAGGIORMENTE UNO RISPETTO
AGLI ALTRI (.. QUESTO A LIVELLO CONSCIO ) .

PER LA CORRETTA ESECUZIONE DEL T.A. E’ BENE APPRENDERE ED UTILIZZARE QUEI


CANALI PIU’ CONSONI ALLA RIUSCITA.
SE PER ESEMPIO SI FA FATICA A VISUALIZZARE IL BRACCIO PESANTE O CHE STA
DIVENTANDO PESANTE ED E’ PIU’ FACILE UDIRE UNA VOCE CHE VERBALIZZA CIO’ ,
ALLORA E’ MEGLIO SEGUIRE QUEST’ULTIMA STRADA .
AD ESEMPIO LA POSTURA “ CORPO CALDO “ : LA PERSONA A CANALE VISIVO, RIUSCI-
RA’ PIU’ FACILMENTE SE SI VEDRA’ SULLA SPIAGGIA COL SOLE OPPURE VICINO AL
FUOCO DI UN CAMINETTO , QUELLA A CANALE CENESTETICO RIUSCIRA’ PIU’ FACIL-
MENTE SE RIANDRA’ ALLA SENSAZIONE DI STARE DISTESI SULLA SABBIA CALDA ,
INFINE LA PERSONA A CANALE UDITIVO RIUSCIRA’ A VERBALIZZARE TRANQUILLA-
MENTE I COMANDI.
E’ INDIFFERENTE UTILIZZARE UN CANALE PIUTTOSTO DI UN ALTRO , L’IMPORTANTE
E’ RAGGIUNGERE LO SCOPO .

La ripresa
ALLA FINE DELL’ESERCIZIO , ALLA FINE DI OGNI POSTURA SI RIPETE LA FORMULA
“ SONO PERFETTAMENTE CALMO “ , QUINDI SI EFFETTUA LA ripresa CHE DEVE
ESSERE FATTA SEMPRE ALLA FINE DI OGNI SEDUTA IN TRE TEMPI SUCCESSIVI:
1- STIRAMENTO MUSCOLARE: MUOVERE LE DITA ,STRINGERE I PUGNI, PIEGARE
E DISTENDERE LE BRACCIA E LE GAMBE;
2- INSPIRARE ED ESPIRARE PROFONDAMENTE ( 2 – 3 VOLTE ) ;
3- APRIRE GLI OCCHI.

Esercizio della pesantezza


DOPO AVER SPERIMENTATO LA FORMULA GENERALE “ IO SONO PERFETTAMENTE
CALMO “ ( ATTRAVERSO LA VERBALIZZAZIONE , LA VISUALIZZAZIONE ECC. ) SI
PASSA AL PRIMO ESERCIZIO CHE PROPONE L’ESPERIENZA DELLA PESANTEZZA.

LA FORMULA E’ : “ IL MIO BRACCIO DESTRO ( SINISTRO PER I MANCINI ) E’ COM-


PLETAMENTE PESANTE “ RIPETUTA 5/ 6 VOLTE IN MANIERA CADENZATA.
NON SI TRATTA DI FARE QUALCOSA CON IL BRACCIO , MA DI CONCENTRARSI
PASSIVAMENTE SULLA FORMULA , METTERSI IN ASCOLTO DEL PROPRIO CORPO E
REGISTRARE IN QUALE PARTE DEL BRACCIO VIENE PERCEPITA LA PESANTEZZA.
LA DISTENSIONE MUSCOLARE VIENE PERCEPITA COME PESANTEZZA,QUNDI SE GLI
ARTI SONO PESANTI SI PUO’ DEDURRE CHE SONO RILASSATI.

DOPO AVER RIPETUTO INTERIORMENTE LA FORMULA SI CERCA DI REGISTRARE IN


QUALE PARTE DEL BRACCIO VIENE PERCEPITA MEGLIO LA PESANTEZZA , DA
QUELLA ZONA SI PASSA POI ALLE ALTRE PARTI DEL BRACCIO O DEGLI ARTI CHE
COMINCERANNO A DIVENIRE PIU’ PESANTI , SI COMINCERA’ QUINDI A RIPETERSI:
“ BRACCIA PESANTI , “ GAMBE PESANTI “ , OPPURE “ BRACCIA E GAMBE PESANTI “
OPPURE ANCORA “ CORPO PESANTE “.

QUESTA INDICAZIONE E’ VALIDA ANCHE PER L’ESERCIZIO DEL CALORE . A QUESTO


FENOMENO VIENE DATO IL NOME DI “ GENERALIZZAZIONE “.
65

NELLA GENERALIZZAZIONE AVVIENE CHE UNA DISTENSIONE CIRCOSCRITTA,CHE E’


SEMPRE ANCHE UNA DISTENSIONE A LIVELLO DEL SISTEMA NERVOSO VEGETATIVO ,
SI ESTENDE ALL’INTERO SISTEMA NERVOSO QUINDI ALLE ALTRE PARTI DEL CORPO.
LO SCHEMA DA SEGUIRE E’ IL SEGUENTE :

-“ braccio destro pesante “ 5 / 6 volte ( generalizzazione )


-“ sono perfettamente calmo”
- ripresa
UNA VOLTA RAGGIUNTA LA PERCEZIONE DELLA PESANTEZZA , PROGRESSIVAMENTE
DALLE BRACCIA ALLE GAMBE ED IN SEGUITO IN TUTTO IL CORPO SI PASSA AL
SECONDO ESERCIZIO.

INOLTRE SE QUALCHE VOLTA LA PERCEZIONE DELLA PESANTEZZA NON LA SI


AVVERTE INIZIALMENTE DAL BRACCIO BENSI’ DALLA GAMBA , NON CONSIDERARLO
UN ERRORE O UN INSUCCESSO , MA COME UN SEGNALE DEL CORPO E SI RIPARTA
CON L’ESERCIZIO DA QUELLA PARTE SPECIFICA ESTENDENDO POI TALE PERCEZIONE
A TUTTO IL CORPO.

Esercizio del calore

LA FORMULA E’ : “ BRACCIO DESTRO ( SINISTRO ) CALDO “ , RIPETUTO 5/ 6 VOLTE .

L’ESERCIZIO UNITAMENTE AL PRECEDENTE VA RIPETUTO PER UNA DECINA DI


GIORNI.
LO SCHEMA DA SEGUIRE E’ IL SEGUENTE :

- “bracciodestro pesante ; ( generalizzazione )


-“sono perfettamente calmo “;
-“braccio destro caldo “,( generalizzazione)

-“sono perfettamente calmo”;


-ripresa.
L’ATTEGGIAMENTO DA ASSUMERE E’ IDENTICO A QUELLO ASSUNTO PER LA
PESANTEZZA , INFATTI LA SENSAZIONE DI CALORE NON E’ ALTRO CHE LA
EVOLUZIONE FISIOLOGICA DELL’ESERCIZIO DI CALMA E DI PESANTEZZA.

IL RILASSAMENTO MUSCOLARE SI ACCOMPAGNA A VASODILATAZIONE ; I VASI


SANGUIGNI , PARTICOLARMENTE A LIVELLO PERIFERICO , SONO RILASSATI E
PERCIO’ RACCOLGONO UNA MAGGIORE QUANTITA’ DI SANGUE ( IPEREMIA ). IN
QUESTO STATO LA DISTRIBUZIONE DEL SANGUE NEL CORPO E’ PIU’ UNIFORME ,
CIOE’ TUTTE LE PARTI DI ESSO DISPONGONO DI UN MAGGIORE APPORTO DI SANGUE
CHE SI MANIFESTA CON UNA PIACEVOLE E BENEFICA SENSAZIONE DI CALORE.

NELL’ESERCIZIO IL RICORDO DI ALCUNE PRECEDENTI SENSAZIONI DI CALORE


( PIACEVOLE) PUO’ ESSERCI DI AIUTO; POSSONO ESSERE RICHIAMATE ALLA MENTE,
PER ESEMPIO , LE SENSAZIONI PROVATE IN VACANZA AL MARE STANDOSENE
SDRAIATI AL SOLE OPPURE SDRAIATI IN UN PRATO IN UNA GIORNATA CALDA O LE
SENSAZIONI DI UN BAGNO CALDO.

E’ BENE RICORDARE CHE SE SI INIZIA L’ESERCIZIO CON LE MANI O CON I PIEDI


FREDDI , E’ NECESSARIO UN PO’ DI TEMPO AFFINCHE’ IL SANGUE CALDO ARRIVI
AD IRRORARE LE ESTREMITA’ SCALDANDOLE , QUESTO PER EVITARE UN BRUSCO
SALTO DI TEMPERATURA , INFATTI , SECONDO IL PRINCIPIO DELL’OMEOSTASI ,
IL CORPO TENDE SEMPRE A MANTENERE UN EQUILIBRIO GENERALE.
66

Esercizio del cuore


ESAMINATI GLI ESERCIZI RIGUARDANTI LA MUSCOLATURA SCHELETRICA ED IL
SISTEMA VASCOLARE , VIENE ORA PRESO IN ESAME IL CUORE.
QUESTO ESERCIZIO SI ESEGUE CONCENTRANDOSI 5/6 VOLTE PASSIVAMENTE SULLA
FORMULA “ CUORE CALMO E REGOLARE “ OPPURE “ CUORE CALMO E FORTE “ PER
I SOGGETTI IPOTONICI.

LO SCHEMA DA SEGUIRE E’ QUINDI IL SEGUENTE :


-“braccio destro pesante “ 5/6 volte ( generalizzazione )
-“sono perfettamente calmo “;
-“braccio destro caldo “ 5/6 volte ( generalizzazione )
-“sono perfettamente calmo “;
-“cuore calmo e regolare “;
- ripresa.
APPARENTEMENTE PUO’ SEMBRARE DIFFICOLTOSO MEMORIZZARE E RIPETERE LE
VARIE FASI INDICATE, MA A POCO A POCO CI SI ACCORGERA’ CHE LE FASI TENDONO
AD OMOGENEIZZARSI E L’ESECUZIONE DEI VARI ESERCIZI VERRA’ SPONTANEA, AU-
TOMATICA. SOPRATTUTTO BASTERA’ AFFIDARSI AL PROPRIO CORPO ED A QUEGLI
AUTOMATISMI CHE OGNUNO DI NOI PUO’ SVILUPPARE E CHE RENDONO POSSIBILE
LA BUONA RIUSCITA DEL T.A.

L’AUTOREGOLAZIONE DEL CUORE PERMETTE DI COMPLETARE E DI INTENSIFICARE


QUELLO STATO DI CALMA GENERALE E GIA’ IN PARTE OTTENUTO PER MEZZO DI
PRECEDENTI ESERCIZI DI AUTODISTENSIONE DA CONCENTRAZIONE PSICHICA.

LA CONOSCENZA DELLA FUNZIONALITA’ DEL PROPRIO CUORE E’ MOLTO DIVERSA


DA INDIVIDUO A INDIVIDUO , INFATTI VI SONO PERSONE CHE , AVENDO SEMPRE
IGNORATO LE SENSAZIONI PROVENIENTI DA TALE ORGANO , NON SONO IN GRADO DI
RAPPRESENTARSELE.
SICCOME PER LA RIUSCITA DI QUESTO ESERCIZIO E’ IMPORTANTE AVERE CONO -
SCENZA E COSCIENZA DI TALE ORGANO , PUO’ ESSERE D’AIUTO ( PER LE PRIME

VOLTE ) PORRE , APPENA CI SI E’ CORICATI , LA PROPRIA MANO DESTRA SULLA


REGIONE CARDIACA , APPOGGIANDO IL GOMITO SU UN CUSCINO PER CONSENTIRE
UNA POSIZIONE RILASSATA AL BRACCIO DESTRO , E ASCOLTARE IN TALE POSIZIONE
LA PULSAZIONE CARDIACA.

TUTTAVIA QUESTA POSIZIONE ( ED ESPERIENZA ) NON E’ INDISPENSABILE , E SE USA-


TA , PUO’ ESSERE ABBANDONATA DOPO UN CERTO PERIODO DI TEMPO.
ESEGUENDO TALE ESERCIZIO , E’ POSSIBILE SENTIRE IL BATTITO DEL CUORE LO-
CALIZZATO NELLA REGIONE CARDIACA O IN ALTRE REGIONI ( SUL COLLO , SUL
POLSO OPPURE DIFFUSE IN TUTTO IL CORPO ).

NELLA CULTURA POPOLARE ( MA ANCHE NELLA SIMBOLOGIA DEL CORPO ) IL CUORE


E’ LA SEDE DEI SENTIMENTI , DELL’ EMOTIVITA’, QUINDI CON L’AUTOREGOLAZIONE
DI TALE ORGANO POSSIAMO COMPLETARE ED INTENSIFICARE QUELLO STATO DI
CALMA GIA’ PARZIALMENTE OTTENUTO.

Esercizio del respiro

QUESTO ESERCIZIO SI ESEGUE CONCENTRANDOSI SULLA FORMULA “ IL MIO


RESPIRO E’ CALMO E REGOLARE “ 5/6 VOLTE ( GENERALIZZAZIONE ).
LO SCHEMA DA SEGUIRE E’ IL SEGUENTE :
-“ braccio destro pesante “ 5/6 volte ( generalizzazione ).
-“ sono perfettamente calmo “;
67

-“ braccio destro caldo “ 5/6 volte ( generalizzazione ).


-“ sono perfettamente calmo “;
-“ cuore calmo e regolare “ 5/6 volte;
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ respiro calmo e regolare “ 5/6 volte ( generalizzazione ).
-“ sono perfettamente calmo “;
- ripresa

L’ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELLA RESPIRAZIONE ( INSPIRAZIONE ED


ESPIRAZIONE ) DEVE ESSERE PASSIVO , E’ BENE NON CERCARE DI INFLUENZARE
ATTIVAMENTE IL RITMO RESPIRATORIO MA LASCIARE CHE SI STABILISCA
NATURALMENTE IL RITMO GIUSTO, RILASSATO.

ASSUMENDO QUESTO NUOVO ATTEGGIAMENTO SI OTTENGONO DIVERSI RISULTATI:

1) UN MAGGIORE RILASSAMENTO SOPRATTUTTO NELLA FASE DI ESPIRAZIONE;


SI SA INFATTI CHE SOLO L’INSPIRAZIONE E’ UN PROCESSO ATTIVO , MENTRE
L’ESPIRAZIONE E’ UN PROCESSO PASSIVO E L’ARIA DEFLUISCE DA SOLA CON
UN CONCOMITANTE RILASSAMENTO DEI MUSCOLI DEL TORACE E DEL
DIAFRAMMA. IL RILASSAMENTO DI QUESTI MUSCOLI RAFFORZA L’EFFETTO
DEGLI ESERCIZI PRECEDENTI ED IN MODO PARTICOLARE DELLA PESANTEZZA
E DEL CALORE . INOLTRE LE DUE FASI TENDONO AD ASSUMERE LA STESSA
LUNGHEZZA ( INSPIRAZIONE=ESPIRAZIONE ) E LA RESPIRAZIONE SI FARA’
SIMILE A QUELLA DEL SONNO ;

2) L’INSTAURARSI DI UN RITMO RESPIRATORIO SPONTANEO CHE PRODURRA’ UN


MAGGIORE RILASSAMENTO E FAVORIRA’ UNA MAGGIORE GENERALIZZAZIONE
DI ESSO ;

3) DIMINUZIONE DELLA POSSIBILITA’ DI ALTERAZIONE DELLA RESPIRAZIONE


COME EVENTO AUTONOMO. INFATTI LA RESPIRAZIONE FA PARTE DI QUELLE
FUNZIONI CHE SONO SIA DIPENDENTI SIA INDIPENDENTI DALLA VOLONTA’,
QUINDI PUO’ SUBIRE L’INFLUENZA NEGATIVA DI TENSIONI , SITUAZIONI
ANSIOGENE E STRESSANTI , ALTERANDO IL SUO RITMO.

Esercizio del plesso solare


SE STANDO IN POSIZIONE SUPINA , SI APPOGGIA LA MANO DESTRA SULL’ADDOME IN
MODO CHE IL MIGNOLO SI TROVI CIRCA ALL’ALTEZZA DELL’OMBELICO E IL POLLI-
CE IN CORRISPONDENZA DELLA PARTE TERMINALE DELLO STERNO, SI OCCUPA ESAT-
TAMENTE LA ZONA SOTTO LA QUALE SI TROVA IL CENTRO DEL PLESSO SOLARE.

IN QUESTA ZONA SI TROVA UN GANGLIO CELIACO , CENTRO NEUROVEGETATIVO DAL


QUALE PARTONO DELLE RAMIFICAZIONI CHE PENETRANO IN TUTTI GLI ORGANI
DELL’ADDOME CONTROLLANDONE LA FUNZIONALITA’ ( L’INTESTINO TENUE, LA
MILZA , I RENI , LE GHIANDOLE SURRENALI );E’ QUINDI UN CENTRO DI GRANDE
IMPORTANZA PER IL NOSTRO EQUILIBRIO NEUROVEGETATIVO.

L’ESERCIZIO SI ESEGUE CONCENTRANDOSI PASSIVAMENTE SULLA FORMULA


“ PLESSO SOLARE IRRADIANTE CALORE “ RIPETUTO 5 / 6 VOLTE , UNITAMENTE
AGLI ESERCIZI PRECEDENTI .

LO SCHEMA DA SEGUIRE E’ IL SEGUENTE :


-“ braccio destro pesante “ 5/6 volte ( generalizzazione )
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ braccio destro caldo “ 5/6 volte ( generalizzazione )
68

-“ sono perfettamente calmo “;


-“ cuore calmo e regolare “ 5/6 volte ;
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ respiro calmo e regolare” 5/6 volte;
-“ sono perfettamente calmo “;
- ripresa .
NELL’ESEGUIRE L’ESERCIZIO DEL PLESSO SOLARE , SI AVVERTIRA’ UN’EMANAZIONE
DI CALORE DAL CENTRO DEL CORPO VERSO L’ALTO E VERSO IL BASSO DEL PROPRIO
CORPO, COME SE ESISTESSE UNA SORGENTE DI CALORE.
IMPARARE A VIVERLO ED A SENTIRE QUESTA SENSAZIONE DI CALORE , SIGNIFICA
GUADAGNARSI UN NOTEVOLE APPORTO DI EQUILIBRIO GENERALE.

PUO’ ESSERE DIFFICILE LOCALIZZARE IL CENTRO DEL PLESSO SOLARE E SENTIRLO


“ INONDATO “ DI CALORE , SOPRATTUTTO LE PRIME VOLTE.
CI PUO’ ESSERE D’AIUTO ALLORA , LA VICINANZA DELLO STOMACO CON IL QUALE
ABBIAMO PIU’ CONFIDENZA E DAL QUALE PERCEPIAMO DELLE STIMOLAZIONI
ABBASTANZA CHIARE SPECIALMENTE PRIMA E DOPO I PASTI.

NEL FARE L’ESERCIZIO POSSIAMO RICHIAMARE LE SENSAZIONI OTTENUTE DOPO UN


PASTO GIUSTO OPPURE POSSIAMO , SOLO PER LE PRIME VOLTE , APPOGGIARE UNA
MANO SULLA ZONA INTERESSATA , PER POTER SPERIMENTARE UN’INIZIALE SENSA-
ZIONE DI CALORE.

GLI EFFETTI DI QUESTO ESERCIZIO SONO MOLTO BENEFICI, SOPRATTUTTO PER LE


DIVERSE SOMATIZZAZIONI DELL’ANSIA CHE SPESSO SI EVIDENZIANO IN QUESTA
REGIONE .

Esercizio della fronte

QUESTO ESERCIZIO LO SI ESEGUE CONCENTRANDOSI PASSIVAMENTE ( SOLO PER


DUE VOLTE ALL’INIZIO , POI SI PUO’ AUMENTARE ) SULLA FORMULA “ LA MIA
FRONTE E’ PIACEVOLMENTE FRESCA “.
FRONTE FRESCA E NON FREDDA , PERCHE’ SE SI RICHIAMA TROPPO FREDDO ALLA
FRONTE PUO’ INSORGERE UN NOIOSO ANCHE SE LEGGERO MAL DI TESTA.

Questa e’ l’ultima formula percio’ lo schema finale e’ il seguente :

-“ braccio destro pesante “ 5/6 volte ( generalizzazione )


-“ sono perfettamente calmo “;
-“ braccio destro caldo “;
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ cuore calmo e regolare “ 5/6 volte
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ respiro calmo e regolare “5/6 volte ;
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ plesso solare irradiante calore “ 5/6 volte ;
-“ sono perfettamente calmo “;
-“ fronte fresca”2 volte ;
-“ sono perfettamente calmo “;
-ripresa.
69

PER REALIZZARE QUEST’ULTIMO ESERCIZIO , PUO’ ESSERE UTILE RICHIAMARE


L’ESPERIENZA DI UN PROTRATTO BAGNO CALDO , CON IL CORPO COMPLETAMEN-
TE CALDO E PESANTE , PERCHE’ IMMERSO NELL’ACQUA CALDA , E LA FRONTE ,
PER REAZIONE , PIU’ FRESCA RISPETTO AL RESTO DEL CORPO.

SI PUO’ ANCHE RINFORZARE L’EFFETTO, POGGIANDO SULLA FRONTE UN IMPACCO


FRESCO.
NEL T.A. IL RAPPRESENTARSI LA FORMULA DELLA FRONTE FRESCA , FAVORISCE UNA
VASOCOSTRIZIONE , ALLEVIA GLI STATI DI TENSIONE PROVOCATI DA STATI
DI CONCENTRAZIONE E RIFLESSIONE ACUTA, TENSIONI CHE SONO VISIBILI ANCHE
ESTERIORMENTE : I MUSCOLI FRONTALI SI CONTRAGGONO IN DIREZIONE DELLA
RADICE DEL NASO E FORMANO LA “ RUGA DEL PENSATORE “.

APPLICAZIONI DEL T.A.

UNA VOLTA TERMINATO LO SVOLGIMENTO DEL PROGRAMMA , E’ BENE CONTINUARE


L’ALLENAMENTO PER UN PERIODO DI ALMENO UN PAIO DI MESI, FINALIZZANDOLO
ALL’APPRENDIMENTO DEL T.A. NELLA SUA GLOBALITA’ E TOTALITA’.

QUALI SONO I VANTAGGI CHE QUESTA TECNICA PUO’ OFFRIRE UTILIZZANDOLA


IN GENERALE ?

1) Autoinduzione di calma

SI TRADUCE NEL T.A. NELLA RAPPRESENTAZIONE DELLA FORMULA “ IO SONO PER-


FETTAMENTE CALMO “ O SEMPLICEMENTE “ CALMA PROFONDA “ E NEL RAGGIUN-
GIMENTO DI UNO STATO DI DISTENSIONE SOMATICA.

IN ALTRI TERMINI , NEL MOMENTO IN CUI L’INDIVIDUO ATTRAVERSO IL


RILASSAMENTO DELLA MUSCOLATURA SCHELETRICA , VASCOLARE E VISCERALE ,SI
AUTOINDUCE UNO STATO DI CALMA , ACQUISISCE LA POSSIBILITA’ DI GESTIRE IN
MANIERA PIU’ POSITIVA LE SUE RISORSE E LE SUE REAZIONI AGLI EVENTI ESTERNI.

IN MOLTI CASI , QUANDO PER ESEMPIO SI DEVE AFFRONTARE UNA SITUAZIONE


MOLTO IMPEGNATIVA, COME PER ES. UNA PRESTAZIONE SPORTIVA, SI PUO’
UTILIZZARE CON SUCCESSO IL T.A.

IN PRATICA SI TRATTA DI PREVENIRE L’ANSIA , IL SUO INSORGERE E LE


CONSEGUENZE NEGATIVE CHE PUO’ AVERE SULLA PRESTAZIONE , SVOLGENDO
PREVENTIVAMENTE GLI ESERCIZI , PRIMA DI AFFRONTARE LA SITUAZIONE
IMPEGNATIVA , OPPURE , SE IL TEMPO DISPONIBILE E’ SCARSO , PRATICANDO
L’AUTODISTENSIONE PARZIALE.

2) Recupero veloce di energie

LE CAPACITA’ DI RECUPERO DELLE ENERGIE SIA FISICHE CHE PSICHICHE , CON UN


CONSEGUENTE MIGLIORAMENTO DELLA PRESTAZIONE SIA A LIVELLO MUSCOLARE
CHE A LIVELLO DI CONCENTRAZIONE , E’ DIRETTAMENTE PROPORZIONALE ALLA
ACQUISITA CAPACITA’ DI ESECUZIONE DEGLI ESERCIZI DEL T.A., QUINDI ALLA
VELOCITA’ CON CUI SI ARRIVA AL RISULTATO E CIOE’ AL RILASSAMENTO .

3) Modificazioni del vissuto cenestesico


ATTRAVERSO QUESTO VIAGGIO , SI INIZIANO A “ SENTIRE “ E CONOSCERE TUTTE LE
SENSAZIONI LEGATE AGLI ORGANI INTERESSATI , E QUESTA PRESA DI CONTATTO
70

PORTA A CONSIDERARE IN MODO NUOVO SIA IL PROPRIO CORPO, SIA LE PROPRIE


RISORSE.

°°°°°°°

ESERCIZI DI INTEGRAZIONE NEURO MUSCOLARE

SONO SEMPLICI ESERCIZI , DERIVANTI DALLA TRADIZIONE YOGA,CHE AIUTANO


A RIPRISTINARE IL COORDINAMENTO MENTE / CORPO E AD EQUILIBRARE TUTTI I
LIVELLI DI FUNZIONAMENTO DEL CORPO.

SONO DA ESEGUIRE PER QUALCHE MINUTO , SE POSSIBILE DUE VOLTE AL


GIORNO. I MOMENTI MIGLIORI SONO AL MATTINO O LA SERA PRIMA DI CENA.

Indicazioni generali da seguire:


a) NON ESAGERARE CON L’ALLUNGAMENTO DELLA MUSCOLATURA , CON IL
TEMPO SI ACQUISTERA’ PIU’ FLESSIBILITA’. NON SI TRATTA DI ESERCIZI DI
STRECTHING.

b) DURANTE L’ALLUNGAMENTO NON GIUNGERE MAI AL DOLORE O DISAGIO .

c ) MANTENERE OGNI POSIZIONE SOLO PER POCHI SECONDI , QUINDI


ABBANDONARLA CON GESTI MORBIDI. DURANTE GLI ESERCIZI RESPIRARE CON
NATURALEZZA SENZA TRATTENERE IL RESPIRO.

d) INDOSSARE INDUMENTI COMODI E NON STRETTI. NON SDRAIARSI SUL PAVI-


MENTO NUDO MA UTILIZZARE UN TAPPETINO .

e) NON IMPEGNARSI NEGLI ESERCIZI A STOMACO PIENO MA LASCIARE


TRASCORRERE ALMENO DUE O TRE ORE DAL PASTO.

f) UNA VOLTA ASSUNTA UNA POSIZIONE CONCENTRARSI SULLA ZONA DEL CORPO
SOTTOPOSTA A TENSIONE . TENERE GLI OCCHI CHIUSI .

g) RIPETERE GLI ESERCIZI COSTANTEMENTE.

h) SEGUIRE LA SEQUENZA DEGLI ESERCIZI SECONDO LO SCHEMA SEGUENTE E’


IMPORTANTE POICHE’ OGNI POSIZIONE E’ DESIGNATA A PREPARARE IL CORPO
PER QUELLA SUCCESSIVA.

1 –Esercizi n° 1
a ) QUESTO MASSAGGIO CORPOREO DI DUE MINUTI
AUMENTA DELICATAMENTE LA CIRCOLAZIONE ,
SPOSTANDO IL SANGUE IN DIREZIONE DEL CUORE.
SEDERSI COMODAMENTE .USARE IL PALMO E LE DITA
DI ENTRAMBE LE MANI PER ESERCITARE PRESSIONE
SULLA SOMMITA’ DELLA TESTA , SPOSTANDOLE
71

GRADATAMENTE VERSO IL VISO , SULLA PARTE POSTERIORE ED ANTERIORE DEL


COLLO FINO AL PETTO, PREMENDO E POI ALLEGGERENDO .

Pos . 1

a) AFFERRARE LA PUNTA DELLE DITA DELLA MANO


DESTRA CON IL PALMO E LE DITA DELLA MANO
SINISTRA , PREMENDO E LASCIANDO ANDARE
GRADATAMENTE MENTRE SI PROCEDE LUNGO IL
BRACCIO FINO ALLA SPALLA ED AL PETTO .
OCCUPARSI PRIMA DELLA PARTE ESTERNA DEL
BRACCIO , POI QUELLA INTERNA. PASSARE POI AL
BRACCIO SINISTRO.

Pos. 2

b) SEDUTI , GINOCCHIA AL PETTO , AFFERRARE CON LE


MANI IL PIEDE DESTRO E MASSAGGIA- RE LE PUNTE
DELLE DITA E LA PIANTA E GRA- DATAMENTE
PREMERE E LASCIAR ANDARE , SPOSTANDOSI VERSO
L’ALTO, LUNGO IL POL- PACCIO , LA COSCIA E LA
VITA . RIPETERE CON IL PIEDE SINISTRO.

Pos. 3

d ) SDRAIARSI SULLA SCHIENA , PIEGARE LE


GINOCCHIA CONTRO IL PETTO TENENDOLE
STRETTE CON LE MANI. SOLLEVARE LEGGERMENTE
LA TESTA.
ROTOLARE VERSO DESTRA FINCHE’ IL POLSO
DESTRO TOCCHERA’ IL PAVIMENTO ; POI VERSO
SINISTRA. RIPETERE CINQUE VOLTE L’ESERCIZIO
PRIMA A DESTRA E POI A SINISTRA , POI ALLUNGARE
LENTAMENTE LE GAMBE FINO A TORNARE NELLA
POSIZIONE INIZIALE, SDRAIANDOSI SULLA SCHIENA
RIPOSANDO PER QUALCHE SECONDO.

Pos. 4

Esercizio n° 2
72

QUESTO ESERCIZIO PREPARA IL CORPO PER LE ALTRE POSIZIONI , RAFFOR-


ZANDO LA ZONA PELVICA E LA SCHIENA.

IN GINOCCHIO , SEDERSI SULLE


PIANTE DEI PIEDI , CON I TAL-
LONI DIVARICATI E GLI ALLUCI
INCROCIATI. PORRE LE MANI IN
GREMBO , CON I PALMI RIVOL-
TI VERSO L’ALTO.

ALLINEARE TESTA , COLLO E


COLONNA VERTEBRALE SU UNA
IMMAGINARIA LINEA RETTA.
SOLLEVARE I GLUTEI DAI
TALLONI , FINO A PORSI IN GINOCCHIO. ABBASSARSI LENTAMENTE FINO A
RITORNARE ALLA POSIZIONE DI PARTENZA. RIPETERE CINQUE VOLTE CON
MOVIMENTI ARMONIOSI.

Esercizio n° 3
QUESTA POSIZIONE RAFFORZA E RILASSA LA COLONNA VERTEBRALE E GLI
ORGANI ADDOMINALI.

a) CHINARSI IN AVANTI E TOCCARE IL PIEDE DESTRO CON LE MANI , A BRACCIA


TESE. SE NECESSARIO PIEGARE ANCHE IL GINOCCHIO DESTRO. ESPIRARE LIE-
VEMENTE , MANTENERE LA POSIZIONE PER QUALCHE SECONDO, ABBANDO -
NANDOLA LENTAMENTE E TORNANDO A QUELLA INIZIALE. RIPETERE L’ESER-
CIZIO STENDENDO L’ALTRA GAMBA.

Esercizio n° 4
QUESTA POSIZIONE ALLEVIA LA STANCHEZZA MENTALE , RENDE PIU’ FLESSI-
BILE LA COLONNA VERTEBRALE ED HA UN EFFETTO CALMANTE SUL CORPO.

SDRAIARSI SUPINI . SOLLEVARE LENTAMENTE LE


GAMBE FINO AD UNA POSI- ZIONE SEMIVERTICALE.
SOSTENERE LA SCHIENA CON
LE MANI AL DI SOPRA DEI FIANCHI , MANTENENDO I
GOMITI ADERENTI AL CORPO. PORTARE I PIEDI,
SEMPRE UNITI , VERSO LA TESTA . MANTENERE
QUESTA POSIZIONE PER MEZZO MINUTO.
73

TORNARE LENTAMENTE ALLA POSIZIONE ORIGI-


NALE PIEGANDO LE GINOCCHIA PER EQUILIBRA-
RE IL TRONCO , FINO A CHE I GLUTEI TOCCHE -
RANNO TERRA , POI RADDRIZZARE LE GAMBE
ED ABBASSARLE LENTAMENTE. RILASSARSI GRADATAMENTE , RESPIRARE
NORMALMENTE
E CON NATURALEZZA PER TUTTA LA DURATA DELL’ESERCIZIO. NON METTERE
IN TENSIONE
IL COLLO O LA GOLA ; IL PESO DEVE GRAVARE
SULLE SPALLE E NON SUL COLLO.

Esercizio n° 5
QUESTA POSIZIONE RAFFORZA E RILASSA SCHIENA , COLLO E SPALLE .

a) PORTARE ENTRAMBE LE GAMBE OLTRE LA TESTA. SPINGERLE ALL’INDIETRO


SOLO FINO AL PUNTO IN CUI NON SI AVVERTE DISAGIO O DOLORE . NON
SOTTOPORRE IL COLLO AD ECCESSIVA TENSIONE . STENDERE LE BRACCIA
ALL’INDIETRO , TENENDOLE DIRITTE.

b ) IL TRONCO DOVREBBE POGGIARE SULLA SOMMITA’ DELLE SPALLE ED I


FIANCHI FORMARE UNA LINEA VERTICALE CON LE ARTICOLAZIONI DELLE
SPALLE. INCROCIARE LE BRACCIA SOPRA LA TESTA , RESTANDO IN POSIZIONE
PER QUALCHE SECONDO.

b) RITORNARE LENTAMENTE ALLA POSIZIONE DISTESA , PIEGANDO LE


GINOCCHIA PER CONTROBILANCIARE IL TRONCO FINCHE’ I GLUTEI
TOCCHERANNO TERRA. RADDRIZZARE LE GAMBE ED ABBASSARLE
LENTAMENTE. RILASSARSI PER QUALCHE SECONDO .

Esercizio n° 6

QUESTO ESERCIZIO TONIFICA E


RILASSA I MUSCOLI DELLA
SCHIENA.
74

a) SDRAIARSI A PANCIA SOTTO CON IL PALMO DELLE MANI DIRETTAMENTE


SOTTO LA SPALLE, LE DITA PUNTATE IN AVANTI. POGGIARE LA FRONTE A
TERRA.
SOLLEVARE LENTAMENTE LA TESTA ED IL PETTO , TENENDO I GOMITI
ADERENTI AL CORPO , E RESTARE IN QUESTA POSIZIONE PER QUALCHE
SECONDO.
PIEGARE I GOMITI , ABBASSANDOSI LENTAMENTE FINO ALLA POSIZIONE DI
PARTENZA , POGGIANDO UNA GUANCIA SUL PAVIMENTO. RILASSARSI
COMPLETAMENTE.

Esercizio n° 7

QUESTA POSIZIONE RAFFORZA LA PARTE BASSA DELLA SCHIENA ED I GLUTEI.


a) DISTESI A PANCIA IN GIU’ CON LE BRACCIA LUNGO I FIANCHI ED I PALMI
RIVOLTI VERSO L’ALTO. POGGIARE IL MENTO A TERRA CON DELICATEZZA.
SOLLEVARE LE GAMBE TENENDOLE
DRITTE , TESE VERSO L’ALTO,
MANTENENDO LA POSIZIONE PER
QUALCHE SECONDO E RESPIRANDO
CON NATURALEZZA.
RIPORTARLE IN POSIZIONE
LENTAMENTE. SE RISULTA DIFFICILE
COMPIERE IL MOVIMENTO CON LE
DUE GAMBE INSIEME , PROVARE CON
UNA PER VOLTA . NON FORZARE
L’ESERCIZIO.

Esercizio n° 8

QUESTA POSIZIONE AGEVOLA LA CIRCOLAZIONE ED ALLENTA LA TENSIONE


NELLE SPALLE , NELLA PARTE ALTA DELLA SCHIENA E NEL COLLO .

a) SEDUTI CON LE GAMBE TESE IN


AVANTI ; PIEGARE LA GAMBA SINISTRA IN MODO CHE IL PIEDE POGGI SUL
PAVIMENTO ACCANTO AL GINOCCHIO DESTRO. POGGIARE LA MANO
SINISTRA A TERRA ED ALL’INDIETRO.
75

b) RUOTARE DELICATAMENTE IL TRONCO VERSO SINISTRA , PREMERE


L’AVAMBRACCIO DESTRO CONTRO LA PARETE ESTERNA DEL GINOCCHIO
SINISTRO ED AFFERRARE LA GAMBA DESTRA SOTTO IL GINOCCHIO.
GIRARE LA TESTA ED IL TRONCO VERSO SINISTRA.
MANTENERE LA POSIZIONE PER QUALCHE SECONDO E TORNARE
LENTAMENTE ALLA POSIZIONE INIZIALE . RIPETERE L’ESERCIZIO CON
L’ALTRA GAMBA.

Esercizio n° 9

QUESTO ESERCIZIO TONIFICA LA COLONNA VERTEBRALE E RILASSA LE


BRACCIA E LE SPALLE.

IN PIEDI ,BRACCIA SOLLEVATE E PIEDI


PARALLELI , DISTANTI TRA LORO QUANTO I
FIANCHI , CON IL PESO DEL CORPO EQUAMENTE
DISTRIBUITO SU ENTRAMBI.
PIEGARSI IN AVANTI FINO A TOCCARE TERRA
CON LE MANI (..O PORTARLE FIN DOVE SI
RIESCE , SENZA FORZARE ) . ALLUNGARE LE
BRACCIA E PORTARE LA FRONTE CONTRO LE
GINOCCHIA O IL PIU’ VICINO POSSIBILE. IN
QUESTA POSIZIONE L’ADDOME SI RITRAE
NATURALMENTE .

Esercizio n° 10

E’ UNA POSIZIONE RILASSANTE ED ELIMINA LA STANCHEZZA RICARICANDO


LA MENTE ED IL CORPO.

SDRAIARSI SULLA SCHIENA , BRACCIA DISTESE ED ABBANDONATE LUNGO I


FIANCHI, CON I PALMI RIVOLTI VERSO L’ALTO.
76

RILASSARE TUTTO IL CORPO , CHIUDERE GLI OCCHI ED ABBANDONARSI ALLA


CONSAPEVOLEZZA DI UNA PARTE QUALSIASI DEL CORPO O DI TUTTO IL
CORPO PRESO NEL SUO INSIEME.
RESTARE IN QUESTA POSIZIONE PER ALMENO UN MINUTO , RESPIRANDO CON
NATURALEZZA E SENZA SFORZO.

ESERCIZIO DI INTEGRAZIONE NEURORESPIRATORIA

QUESTO SEMPLICE ESERCIZIO , CHIAMATO Pranayama , UTILIZZATO DA MOLTI


APNEISTI ESPERTI ED EVOLUTI, CREA EQUILIBRIO IN TUTTO IL CORPO ED AIUTA
A RAGGIUNGERE LA CONSAPEVOLEZZA, IL CHE E’ PARTICOLARMENTE UTILE
NELLA CURA DELL’ANSIA E PER L’OTTENIMENTO DELLA CONCENTRAZIONE.

E’IDEALE COMPIERLO DOPO GLI ESERCIZI DI INTEGRAZIONE


NEUROMUSCOLARE:

a) METTERSI SEDUTI A PROPRIO AGIO, CON LA COLONNA VERTEBRALE PIU’


DRITTA POSSIBILE .

b) CHIUDERE GLI OCCHI ED APPOGGIARE LA MANO SINISTRA SULLE GINOCCHIA


O SULLE COSCE.

c ) USANDO IL POLLICE DELLA MANO DESTRA , CHIUDERE LA NARICE DESTRA.


INIZIARE ESPIRANDO DALLA NARICE SINISTRA E POI INSPIRARE DALLA STESSA
CON CALMA.

c) USARE ANULARE E MEDIO PER CHIUDERE LA NARICE SINISTRA. ESPIRARE


LEN-
TAMENTE ATTRAVERSO LA NARICE DESTRA , POI INSPIRARE.

e) CONTINUARE , ALTERNANDO LE NARICI , PER CIRCA CINQUE MINUTI. LA


RESPIRAZIONE SARA’ NATURALE , NON ACCENTUATA , POSSIBILMENTE UN PO’
PIU’ LENTA E PIU’ PROFONDA DEL SOLITO.

f) FINITO IL CICLO RESTARE SEDUTI IMMOBILI PER QUALCHE MINUTO , A


OCCHI CHIUSI , RESPIRANDO NORMALMENTE E TRANQUILLAMENTE .

RESPIRAZIONE E RILASSAMENTO

APPARENTEMENTE NIENTE E’ PIU’ BANALE DELLA RESPIRAZIONE; VIENE


CONSIDERATA UNA SEMPLICE IMMISSIONE ED EMESSIONE DI ARIA, E’ DATA
PER SCONTATA DIMENTICANDO CHE E’ UNA DELLE RISORSE PIU’ DETERMI-
NANTI PER LA VITALITA’ DEL CORPO E L’EMOTIVITA’.

L’APPARATO RESPIRATORIO PUO’ AVERE UN FUNZIONAMENTO SIA AUTOMA-


TICO CHE VOLONTARIO , CIOE’ , PUR ESSENDO PREDISPOSTO PER
FUNZIONARE AUTONOMAMENTE , POSSIAMO VOLONTARIAMENTE MUTARNE
IL RITMO.
PRENDENDO COSCIENZA DEL MODO IN CUI RESPIRIAMO POSSIAMO OSSERVA-
RE IL FUNZIONAMENTO DEL NOSTRO CORPO E MIGLIORARLO, MIGLIORANDO
COSI’ LA NOSTRA SALUTE , VITALITA’ ED EMOTIVITA’.

LA RESPIRAZIONE COINVOLGE L’INTERO CORPO E TUTTI I MUSCOLI VI SONO


IMPEGNATI IN QUALCHE MISURA , MA LE PARTI PARTICOLARMENTE INTE -
RESSATE SONO I POLMONI , IL MUSCOLO DIAFRAMMA , L’ADDOME ED IL BA-
CINO .

NELLA FASE INSPIRATORIA IL MOVIMENTO E’ VERSO IL BASSO ED IN FUORI .


77

IL DIAFRAMMA SI CONTRAE E DISCENDE, CONSENTENDO AI POLMONI DI ES-


PANDERSI VERSO IL BASSO MENTRE SI RIEMPIONO D’ARIA.

L’ADDOME SI ALLARGA TRAMITE UN MOVIMENTO ALL’INFUORI DELLA PARE-


TE ADDOMINALE PER FARE POSTO AL MOVIMENTO VERSO IL BASSO DEI
POLMONI.
IL BACINO RUOTA LEGGERMENTE ALL’INDIETRO E VERSO IL BASSO .
NELLA FASE ESPIRATORIA , IL DIAFRAMMA RILASSATO RISALE SOTTO LA
PRESSIONE DEL VENTRE CHE SI CONTRAE INSIEME AL TORACE ED ESPELLE
ALL’ESTERNO L’ARIA VIZIATA , MENTRE IL BACINO RUOTA LEGGERMENTE
VERSO L’ALTO E IN AVANTI .
LA RESPIRAZIONE PUO’ESSERE DEFINITA“IL GRANDE REGOLATORE DELL’OR-
GANISMO“ IN QUANTO L’INTERO FUNZIONAMENTO DEL CORPO E’ IN STRETTA
CONNESSIONE CON L’APPARATO RESPIRATORIO ; TUTTO IL SISTEMA CARDIO-
CIRCOLATORIO , INFATTI , E’ STRETTAMENTE LEGATO AL RITMO DELLA RES-
PIRAZIONE ED E’ PER QUESTO CHE , IMPADRONENDOSI DEL SUO MECCANISMO
SI PUO’ CONTROLLARE E MIGLIORARE SALUTE , VITALITA’ ED EMOTIVITA’.

UNA BUONA RESPIRAZIONE , OLTRE AD AUMENTARE LA FUNZIONALITA’ E


L’EFFICIENZA DELL’APPARATO RESPIRATORIO , E’ UTILE PER FAR ACQUISIRE
UN PIU’ FACILE CONTROLLO DEGLI STATI D’ANSIA E DI EMOTIVITA’, FAVO-
RENDO LA CONCENTRAZIONE , IL RILASSAMENTO GENERALE E L’AUTODI -
STENSIONE.
GLI ESERCIZI DI RESPIRAZIONE PRE-APNEA CHE L’APNEISTA ESEGUE PRIMA
DELL’IMMERSIONE , POSSONO INDURLO AD UNO STATO DI BENESSERE
PSICOFISICO VICINO A QUELLO INDOTTO CON ESERCIZI DI RILASSAMENTO.
UN PROGRAMMA DI “ EDUCAZIONE “ RESPIRATORIA DEVE PORSI COME
OBBIETTIVO LA MOBILIZZAZIONE DELLA GABBIA TORACICA , DEI MUSCOLI
RESPIRATORI E SOPRATTUTTO DEL DIAFRAMMA.
UNA BUONA TECNICA RESPIRATORIA E’ SENZ’ALTRO DI TIPO ADDOMINALE O
DIAFRAMMATICO.
QUESTO MUSCOLO,ATTRAVERSO IL SUO MOVIMENTO , PERMETTE DI MUOVE-
RE TRA ESPIRAZIONE ED INSPIRAZIONE UNA MAGGIORE QUANTITA’ D’ARIA ,
VENTILANDO ZONE POLMONARI ( BASI ED APICI ) NORMALMENTE NON
TROPPO COINVOLTE IN UNA NORMALE RESPIRAZIONE TORACICA.

DURANTE LA CONTRAZIONE CHE SI HA NELL’INSPIRAZIONE , IL DIAFRAMMA


SI SPOSTA IN BASSO AUMENTANDO DI MOLTO IL VOLUME INTRATORACICO ;
LO SPOSTAMENTO E’ NORMALMENTE DI CIRCA 3 CENTIMETRI MA PUO’ ARRI-
VARE FINO AD OLTRE 10 CM NELL’INSPIRAZIONE PROFONDA IN SOGGETTI
MOLTO ALLENATI.
L‘ UNICO SFORZO CHE E’ RICHIESTO E’ DI ESSERE PRESENTI MENTALMENTE
A CIO’ CHE AVVIENE E “ ASCOLTARE “ TUTTO CIO’ CHE ACCADE .
L’ATTEGGIAMENTO MENTALE DURANTE QUESTI ESERCIZI E’ IMPORTANTE ,
PER POTERLI AFFRONTARE CON MAGGIORE RILASSATEZZA : E’ CONSIGLIABI-
LE QUINDI LASCIARE LIBERA LA MENTE DA OGNI PENSIERO CHE POSSA IMPE-
DIRE DI ENTRARE IN SINTONIA CON IL RITMO RESPIRATORIO.

Esercizio n. 1

SDRAIATI SULLA SCHIENA , OCCHI CHIUSI , GINOCCHIE PIEGATE. I PIEDI DE-


VONO ESSERE ADERENTI AL SUOLO ALLA DISTANZA DI 40 CM CIRCA L’UNO
DALL’ALTRO CON LE DITA LEGGERMENTE VOLTATE IN FUORI. LA TESTA POR-
TATA IL PIU’ INDIETRO POSSIBILE SENZA FORZARE L’ESTENSIONE DELLA
GOLA. LE MANI SARANNO PORTATE SUL VENTRE AL DI SOPRA DELLE OSSA
PUBICHE IN MODO DA POTERNE SENTIRE I MOVIMENTI VERSO L’ALTO O VER-
SO IL BASSO COSI’ COME IL BACINO CHE SI SPOSTA LEGGERMENTE INDIETRO
AD OGNI INSPIRAZIONE ED IN AVANTI AD OGNI ESPIRAZIONE ( fig. 1 e fig. 2 )
78

Fig.1
Inspirazione . Il ventre si solleva , il bacino si sposta all’indietro.

Fig.2 Espirazione . Il ventre si abbassa , il bacino si sposta all’infuori .

RESPIRARE CON NATURALEZZA , A BOCCA APERTA , PER CIRCA UN MINUTO .

ESEGUIRE QUESTO ESERCIZIO PER ALMENO 5 VOLTE DI SEGUITO IN MODO DA


POTER FAMILIARIZZARE CON IL PROPRIO RESPIRO.

Esercizio n. 2

DISTESI NELLA MEDESIMA POSIZIONE DELL’ESERCIZIO PRECEDENTE, EMET-


TERE UN SUONO DI MODERATA INTENSITA’, PER ESEMPIO “ UUH “, IN CONCO-
MITANZA CON LA FASE ESPIRATORIA PROLUNGANDO IL SUONO QUANTO PIU’
E’ POSSIBILE MA SENZA FORZARE .

QUANDO IL SUONO CESSA , INSPIRARE CON CALMA SOLLEVANDO LEGGER-


MENTE IL VENTRE E RICOMINCIARE.
ESEGUIRE QUESTO ESERCIZIO QUATTRO O CINQUE VOLTE ED OSSERVARE SE
OGNI VOLTA E’ POSSIBILE ALLUNGARE IL SUONO.
SI POTRA’ RISCONTRARE COME LA PROPRIA VOCE COMINCIA A TREMARE
VERSO LA FINE DEL SUONO .
L’ IMPORTANZA DI QUESTO ESERCIZIO E’, INFATTI, LEGATA ALLA FASE
ESPIRATORIA . PER POTER RIEMPIRE BISOGNA PRIMA SVUOTARE, LETTERAL-
MENTE SPREMENDO I POLMONI PER LIBERARLI DALL’ARIA VIZIATA. QUESTO
FAVORIRA’ LA SUCCESSIVA INSPIRAZIONE POLMONARE.

L’ARIA INSPIRATA DAL NASO OCCUPERA’ PRIMA LE BASI POLMONARI PAS-


SANDO NEI TRATTI MEDIALI ED INFINE NELLE ZONE ALTE ( APICI ).
L’ESPIRAZIONE SARA’ EFFETTUATA IN SENSO CONTRARIO .

PER MIGLIORARE LA PROPRIA RESPIRAZIONE ADDOMINALE E’ INDISPENSA-


BILE LA MOBILIZZAZIONE DEL TORACE CHE E’ LEGATA ANCHE A QUELLA
DELLA COLONNA VERTEBRALE.
79

PER IL SUCCESSIVO ESERCIZIO LA POSIZIONE MIGLIORE E’ QUELLA DI STARE


SEDUTI A GAMBE INCROCIATE , LASCIANDO LE BRACCIA MORBIDE LUNGO I
FIANCHI E APPOGGIANDO LE MANI SULLE GINOCCHIA.
IN QUESTO MODO SI POTRA’ SENTIRE LA POSIZIONE DELLA COLONNA VERTE-
BRALE .

Esercizio n. 3

1a fase . INSPIRARE LENTAMENTE DAL NASO DIRIGENDO IL RESPIRO FINO


ALL’OMBELICO. IN QUESTO MODO SI RIEMPIRA’ D’ARIA LA PARTE INFERIORE
DEI POLMONI E LO STOMACO SI GONFIERA’ COME UN PALLONE ( fig. 3 ) .

2a fase . SENZA INTERROMPERE IL RESPIRO , RIEMPIRE IL RESTO DELLO


STOMACO , ESPANDERE LA CASSA TORACICA RIEMPIENDO D’ARIA LA PARTE
MEDIANA DEL BUSTO ( fig. 3 ) .

3a fase. SOLLEVARE LA CASSA TORACICA ED ESPANDERLA COMPLETAMENTE.


(fig. 4 )

( QUESTA PRIMA PARTE DELL’ ESERCIZIO DEVE ESSERE COMPIUTA IN 6 - 7


SECONDI ) .

4a fase. TRATTENERE ORA IL RESPIRO CONTANDO MENTALMENTE FINO A 5 ;


QUESTO PER PERMETTERE AI POLMONI DI USARE E ASSORBIRE TUTTO
L’OSSIGENO CONTENUTO NELL’ARIA INALATA.

5a fase. INIZIARE AD ESPIRARE SEGUENDO IL PROCESSO INVERSO E CIOE’


CONTRAENDO DELICATAMENTE LA PARTE INFERIORE DELLO STOMACO FINO
A CHE LA CASSA TORACICA SI SGONFI LENTAMENTE . PER FACILITARE
L’EMISSIONE DI TUTTA L’ARIA LASCIARE CHE ANCHE LA COLONNA
VERTEBRALE PARTECIPI RILASSANDOSI . AUTOMATICAMENTE ANCHE LA
TESTA SI PIEGHERA’ LEGGERMENTE IN AVANTI , COME SE SI AFFLOSCIASSE ,
COMPLETAMENTE SVUOTATA . ( fig. 5 )

6a fase. AD ESPIRAZIONE COMPLETATA , FARE UNA PAUSA DI ALCUNI


SECONDI PRIMA DI INIZIARE UNA NUOVA INSPIRAZIONE .

Fig.3 Fig.4
Fig.5

FARE QUESTO ESERCIZIO PER 5 VOLTE CONSECUTIVE OGNI VOLTA


CERCANDO DI PROLUNGARE LA 4a FASE FINO AD ARRIVARE A TRATTENERE IL
RESPIRO PER 10 SECONDI (.. CONTANDO MENTALMENTE FINO A DIECI ..).
80

QUESTI ESERCIZI POSSONO ESSERE ESEGUITI SIA QUOTIDIANAMENTE , CON


UNA METODOLOGIA D’ALLENAMENTO PROGRAMMATO E CONTINUATIVO ,
SIA IN FASE DI PRE-APNEA , SDRAIATI O SEDUTI SUL BORDO DI UNA PISCINA
O SU UN’ IMBARCAZIONE , RICERCANDO , IN TEMPI RISTRETTI LA GIUSTA
CONCENTRAZIONE PRECEDENTE L’IMMERSIONE .

°°°°°

ALTRI ESERCIZI DI FACILE ESECUZIONE POSSONO ESSERE ESEGUITI ANCHE


IN ACQUA , SEMPRE NEI MOMENTI PRECEDENTI L’IMMERSIONE,CON IL VISO
SEMI- IMMERSO, BENEFICIANDO COSI’ DELLA BRADICARDIA DERIVANTE DAL
CONTATTO CON L’ACQUA. ( .. RIFLESSO D’IMMERSIONE )

a ) INSPIRARE LENTAMENTE , CONTANDO FINO A 3 ED ESPIRARE NEL DOPPIO


DEL TEMPO.
81

b ) INSPIRARE LENTAMENTE DAL NASO , TRATTENERE IL RESPIRO PER 10


SECONDI ED ESPIRARE SEMPRE LENTAMENTE .

c ) INSPIRARE LENTAMENTE E PROFONDAMENTE ( ..SENZA FORZARE ) CON IL


NASO , SPINGENDO L’ARIA NEL BASSO VENTRE ; TRATTENERE IL RESPIRO E
CONTARE LENTAMENTE (. FINO A 5 LE PRIME VOLTE , POI AUMENTARE PRO-
GRESSIVAMENTE.. ) ; ESPIRARE LENTAMENTE DALLA BOCCA TUTTA L’ARIA ;
TRATTENERE DI NUOVO IL RESPIRO CONTANDO FINO ALLO STESSO NUMERO
E QUINDI INSPIRARE DI NUOVO E RIPETERE PER 4 – 5 VOLTE .

Ventilazione
precedente l’apnea .

L’ACQUATICITA’

LA SI PUO’ DEFINIRE UN COMPORTAMENTO FISICO E MENTALE IDONEO A SOP-


PORTARE LE SITUAZIONI CHE IN ACQUA POSSONO COINVOLGERE L’APNEISTA;
EGLI DEVE CONSERVARE IL CONTROLLO DEI SUOI RAGIONAMENTI E DELLE SUE
AZIONI , MUOVENDOSI NEL MODO OPPORTUNO SIA IN SUPERFICIE CHE IN IMMER-
SIONE.

ANDAR SOTT’ACQUA SIGNIFICA ADATTARSI A CONDIZIONI PSICO-FISICHE NUOVE ,


ABITUARSI AD UN AMBIENTE DIVERSO NEL QUALE TUTTE LE SENSIBILITA’, PRE -
SENTI E BEN SVILUPPATE IN SUPERFICIE , SI MODIFICANO .
QUESTO ADATTAMENTO AVVERRA’ GRADUALMENTE , IN PISCINA O AL MARE , A
CORPO LIBERO PRIMA E CON LE ATTREZZATURE POI, EFFETTUANDO UN’ADEGUA-
TA OPERA DI AMBIENTAMENTO E SENSIBILIZZAZIONE ACQUATICA .

L’ACQUATICITA’ A CORPO LIBERO SI PROPONE DI CONSENTIRE ALL’ALLIEVO DI


NUOTARE IN SUPERFICIE PRIMA E SOTT’ACQUA POI ALTERNANDO AL NUOTO
ESERCIZI IN APNEA.

ALL’ALLIEVO E’ RICHIESTA , IN FASE INIZIALE , UNA SUFFICIENTE CAPACITA’


NATATORIA CHE GLI CONSENTA DI SPOSTARSI IN ACQUA IN MANIERA RAZIO-
NALE ED ECONOMICA CON L’OBIETIVO DI AFFINARLA E PERFEZIONARLA NEL
TEMPO.
82

IL NUOTO OFFRE DIVERSI STILI , MA AI FINI “ SUBACQUEI “ SONO DUE QUELLI DA


PRENDERE IN CONSIDERAZIONE : il crawl e la rana

IL CRAWL

E’ LO STILE PIU’ CONOSCIUTO E PIU’ PRATICATO; E’ IL SISTEMA DI PROPULSIONE


CHE ASSICURA LA MASSIMA VELOCITA’ ED IL MIGLIOR RENDIMENTO.

Posizione del corpo


SARA’ ORIZZONTALE E SENZA RIGIDITA’ , IN MODO DA OFFRIRE LA MINORE
SEZIONE ALL’AVANZAMENTO E QUINDI ALLA RESISTENZA DELL’ACQUA.

Azione delle gambe


IL MOVIMENTO E’ ALTERNATO E SI SVOLGE PREVALENTEMENTE SUL PIANO
VERTICALE. L’AZIONE E’ CONTINUA E SENZA PUNTI MORTI;
INIZIA CON IL MOVIMENTO DELL’ANCA , PER TRASFERIRSI CON FLUIDITA’ AL
RESTO DELL’ARTO , CON LEGGERO E NATURALE GIOCO AL GINOCCHIO ED ALLA
CAVIGLIA. GAMBE NATURALMENTE DISTESE , CON PIEDI LEGGERMENTE INTRA-
RUOTATI.
IL MOMENTO PROPULSIVO SIGNIFICATIVO SI VERIFICA NELLA FASE DISCENDEN--
TE DELLA GAMBA , MA UN’ AZIONE LEGGERMENTE FAVOREVOLE ALL’AVANZA-
MENTO SI HA ANCHE NELLA FASE ASCENDENTE.
OLTRE AL VALORE PROPULSIVO IL COLPO DI GAMBE ASSOLVE ANCHE A
COMPITI DI GALLEGGIAMENTO E DI RIEQUILIBRIO.

Sinteticamente si svolge cosi’ :


AL VERTICE DELL’AZIONE LA GAMBA E’ LEGGERMENTE FLESSA SULLA COSCIA,
CHE ANTICIPA IL MOVIMENTO RISPETTO A QUEST ’ULTIMA. IMMEDIATAMENTE
DOPO SI HA L’ESTENSIONE DEL GINOCCHIO E L’AFFONDAMENTO DELLA GAMBA
PROPRIAMENTE DETTA ,CON LA CAVIGLIA BEN ESTESA ED IL PIEDE INTRARUO-
TATO. L’AMPIEZZA VARIA DAI 30 AI 40 CENTIMETRI.
83

NEL crawl L’IMPULSO ALL’AVANZAMENTO VIENE FORNITO QUASI ESCLUSIVA-


MENTE DAL DORSO DEL PIEDE; E’ PERTANTO FONDAMENTALE UNA BUONA
SCIOLTEZZA ARTICOLARE DELLA CAVIGLIA.

Azione delle braccia


AGLI EFFETTI DELL’AVANZAMENTO , E’ NETTAMENTE PIU’ IMPORTANTE DI
QUELLA DELLA GAMBE; IL LAVORO DEVE ESSERE ESEGUITO CON LA MASSIMA
CONTINUITA’ EVITANDO PAUSE O PUNTI MORTI.
ANCHE IN ESSA POSSIAMO IDENTIFICARE ALCUNE FASI FONDAMENTALI :
IL RECUPERO , LA PRESA D’ACQUA , LA TRAZIONE E LA SPINTA.

Il recupero
IL RECUPERO AVVIENE FUORI DALL’ACQUA CON IL BRACCIO IN POSIZIONE
FLESSA , LA MUSCOLATURA DECONTRATTA , IL GOMITO ALTO E LA MANO CHE
SFIORA LA SUPERFICIE. AL TERMINE DELLA FASE DI SPINTA , SENZA EFFETTUARE
PAUSE , LA SPALLA SI SVINCOLA , DALL’ACQUA , COINVOLGENDO IL BRACCIO ,
GOMITO ED AVAMBRACCIO.
L’AVAMBRACCIO E’ FLESSO SUL BRACCIO E LA MANO RILASSATA . DAL PASSAG-
GIO DEL GOMITO SULLA VERTICALE DELLA SPALLA L’AVAMBRACCIO E LA MANO
PROSEGUONO IL LORO TRAGITTO , PRECEDENDO IL BRACCIO , POI LA MANO
ENTRA NELL’ACQUA SUL PROLUNGAMENTO DELL’AVAMBRACCIO.

La presa d’acqua
LE DITA ENTRANO PER PRIME APPROSSIMATIVAMENTE ALLINEATE CON L’ASSE
DELLE SPALLE,MENTRE IL GOMITO SI TROVA ANCORA IN LEGGERA FLESSIONE.
LA MANO S’INFILA IN ACQUA A POCA PROFONDITA’ SEGUITA DALL’AVAMBRAC-
CIO . LA DISTENSIONE DEL BRACCIO AVVIENE CON UNA TRAIETTORIA CURVILI-
NEA, CHE TENDE AD ALLONTANARE LEGGERMENTE LA MANO DALLA LINEA ME-
DIANA , CON IL PALMO LEGGERMENTE RIVOLTO ALL’ESTERNO.

La trazione
RICORDANDO CHE LA DIVISIONE DELLE FASI E’ ARTIFICIOSA ED HA SOLO
FINALITA’ DESCRITTIVE IN QUANTO IL GESTO E’ UNICO , LA TRAZIONE VERA E
PROPRIA INIZIA CON UN CAMBIO DI ORIENTAMENTO DELLA POSIZIONE DEL
PALMO DELLA MANO , CHE RUOTA VERSO L’INTERNO FINO A PORTARE LE DITA
IN BASSO ED ASSUMERE UNA POSIZIONE PERPENDICOLARE ALL’ASSE DI
AVANZAMENTO.

La spinta
UNA VOLTA RAGGIUNTO IL PUNTO DI MAGGIORE FLESSIONE, L’AVAMBRACCIO
COMINCIA AD ESTENDERSI E REALIZZA LA FASE DI SPINTA.
ESSA E’ LA PIU’ EFFICACE AGLI EFFETTI PROPULSIVI E DEVE ESSERE MASSIMA-
MENTE POTENZIATA. DI IMPORTANZA FONDAMENTALE E’ L’UNITA’ TRA SPINTA
E RECUPERO; TRA QUESTE DUE FASI NON DEVONO ESSERCI PAUSE CHE COMPRO-
METTEREBBERO L’ASPETTO RITMICO DELLA BRACCIATA E QUINDI LA SUA EFFI-
CACIA.

La respirazione
PUO’ ESSERE ESEGUITA INDIFFERENTEMENTE A DESTRA E A SINISTRA. LA FASE DI
INSPIRAZIONE AVVIENE ( CON LA BOCCA ) AL TERMINE DELLA FASE DI SPINTA,
DURANTE LA PRIMA PARTE DEL RECUPERO ; DOPO AVER ESEGUITO L’INSPIRA-
ZIONE LA BOCCA ED IL CAPO TORNANO AD IMMERGERSI IN ACQUA, PRECEDENDO
L’INGRESSO DELLA MANO.
DURANTE LA FASE DI INSPIRAZIONE L’ALLIEVO DOVREBBE EVITARE DI
SOLLEVA- RE IL CAPO, MANTENENDO IMMERSA LA GUANCIA , L’ORECCHIO E
PARTE DELL’OCCHIO DAL LATO IN CUI AVVIENE L’INSPIRAZIONE.
84

L’ESPIRAZIONE INIZIA DOPO L’IMMERSIONE DEL CAPO , VIENE EFFETTUATA CON


BOCCA E NASO ( MA SOPRATTUTTO DALLA BOCCA ! ) ED HA UN TEMPO DI EFFET-
TUAZIONE SUPERIORE DI 3/4 VOLTE RISPETTO ALL’INSPIRAZIONE.

LA RANA

TRA LE NUOTATE E’ LA PIU’ LENTA E L’UNICA “ SILENZIOSA “ , A CAUSA DEL


RECUPERO SUBACQUEO DELLE BRACCIA.

A LIVELLO AGONISTICO E’ ABBASTANZA SOFISTICATA E DIFFICILE , PERO’ ,


NELLA FORMA ELEMENTARE , I DILETTANTI LA TROVANO FACILE E LA PREDI-
LIGONO .
PER L’APNEISTA E’ DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER UN CORRETTO E VAN-
TAGGIOSO SPOSTAMENTO IN IMMERSIONE SENZA LE PINNE.

Il colpo di gambe

SI PUO ILLUSTRARE COSI’:


SI EFFETTUA UNA FLESSIONE DELLA GAMBA SULLA
COSCIA E DI QUESTA SUL BACINO CON UN ANGOLO DI
CIRCA 120°, I PIEDI QUASI IN SUPERFICIE E
GINOCCHIA PIUTTOSTO VICINE TRA LORO.
I PIEDI INIZIANO UN MOVIMENTO DI ROTAZIONE
IN FUORI TROVANDO IL GIUSTO PUNTO DI SPINTA ;
ESSA AVVIENE CON LA PARTE INTERNA DELLA
PIANTA DEL PIEDE E CON UN’ENERGICA FRUSTATA
IN FUORI - DIETRO.
TERMINATA LA FASE RAPIDA DI SPINTA , TORNANO
AD UNIRSI IN COMPLETA ESTENSIONE .LA FRUSTATA
AVVIENE VIOLENTEMENTE , MENTRE IL RECUPE-
RO VIENE EFFETTUATO LENTAMENTE.
PER UNA BUONA ESECUZIONE DI QUESTA AZIONE E’
INDISPENSABILE , SIA UNA BUONA FLESSIBILITA’
DELLA CAVIGLIA E DEL GINOCCHIO , CHE UNA
GRANDE SENSIBILITA’ NELL’AZIONE DEI PIEDI.
85

La bracciata e la coordinazione con gambe e respirazione

LA BRACCIATA HA TRE CARATTERISTICHE :

-IL RECUPERO AVVIENE INTERAMENTE SOTT’ACQUA


-LA FASE DI SPINTA E’ QUASI INESISTENTE
-TUTTI I MOVIMENTI DEVONO ESSERE ESEGUITI SIMMETRICAMENTE.

L’ACCOPPIAMENTO CORRETTO DEI MOVIMENTI DI BRACCIA , GAMBE , CAPO


E TRONCO , INSIEME AGLI ATTI RESPIRATORI E’ LA CONDIZIONE PIU’ IMPOR-
TANTE PER ASSICURARE A QUESTA NUOTATA FLUIDITA’ ED EFFICACIA.

L’ ALLIEVO SI TROVA IN ASSETTO DI SCIVOLAMENTO CON BRACCIA ALTE E


PALME DELLA MANO LIEVEMENTE RUOTATE IN FUORI , POLLICI IN BASSO.
DA QUESTA POSIZIONE AD UNA PROFONDITA’ DI CIRCA 25/30 cm LA MANO VA
IN “ PRESA “ TIRANDO IN FUORI E LEGGERMENTE IN BASSO , ALLARGANDOSI PER
CIRCA 40/ 50 cm. FINO AD ORA IL BRACCIO E’ DISTESO , POI COMINCIANO
A FLETTERSI I GOMITI E LE MANI AFFONDANO IN DIREZIONE BASSO , FUORI,
DIETRO , MANTENENDO UNA BUONA PRESA D’ACQUA.
AL TERMINE DELLA TRAZIONE MANI , GOMITI E SPALLE SONO SULLO STESSO
PIANO.
A QUESTO PUNTO LA TESTA SI ALZA E VIENE EFFETTUATA LA PARTE CONCLUSI-
VA DELL’ESPIRAZIONE. LE MANI VENGONO RIVOLTE ALL’INTERNO E CONCLU-
DONO L’AZIONE PROPULSIVA CON UN MOVIMENTO IN DIETRO , DENTRO, BASSO.

MENTRE LE MANI SI PREPARANO PER ESSERE SPINTE IN AVANTI , VIENE ESEGUI-


TA L’INSPIRAZIONE. NEL FRATTEMPO LE GINOCCHIA COMINCIANO A FLETTERSI
ED INIZIA IL RECUPERO DELLA GAMBATA.

LE MANI AVANZANO , MENTRE CONTINUA IL RECUPERO DELLE GAMBE. LA TESTA


SI FLETTE DI NUOVO IN AVANTI E, MENTRE I PIEDI SI PORTANO VICINO AI GLUTEI,
LE BRACCIA SI DISTENDONO.
UNA VOLTA CHE LA TESTA SI E’ ABBASSATA AVVIENE IL COLPO DI GAMBE, MEN -
TRE LE BRACCIA HANNO QUASI COMPLETATO IL RECUPERO.

TERMINATO IL COLPO DI GAMBE , CON LA COMPLETA ESTENSIONE DELLE CAVI-


GLIE , IL NUOTATORE SI TROVA IN POSIZIONE PER UN NUOVO CICLO.

La coordinazione dei movimenti


E’ FONDAMENTALE CHE LA TRAZIONE DELLE BRACCIA INIZI QUANDO LE GAMBE
SONO COMPLETAMENTE DISTESE , E , CONTEMPORANEAMENTE ALLA TRAZIONE ,
INIZIA L’ESPIRAZIONE CHE AVVIENE CON BOCCA E NASO MOLTO INTENSAMENTE,
CONCLUDENDOSI UN ATTIMO PRIMA DELL’USCITA DEL CAPO DALL’ACQUA,FAVO-
RITA ANCHE DALLA CHIUSURA DEI GOMITI.

CONTEMPORANEAMENTE ALLA FASE DI CHIUSURA DELLE BRACCIA , INIZIA IL


RECUPERO DELLE GAMBE ; IL SUCCESSIVO “ CALCIO “ VIENE EFFETTUATO MEN-
TRE LE BRACCIA SI ESTENDONO IN AVANTI. LA TRAZIONE AVVIENE SOLO DOPO
CHE IL CORPO SI TROVA DI NUOVO IN COMPLETA ESTENSIONE.

NELLA RANA L’ACCOPPIAMENTO DEI MOVIMENTI DI ARTI INFERIORI , SUPERIO-


RI , TRONCO E CAPO E’ DI FONDAMENTALE IMPORTANZA E, ANCHE MINIME
SFASATURE , CON SOVRAPPOSIZIONI , O SEPARAZIONI ECCESSIVE DELLE AZIONI
PROPULSIVE COMPROMETTONO PESANTEMENTE LA NUOTATA.
86

L’INSPIRAZIONE E’ INSERITA NEL MOMENTO IN CUI LE BRACCIA HANNO TERMI-


NATO L’AZIONE PROPULSIVA E LE SPALLE SONO PROIETTATE IN ALTO.
LA VELOCITA’ DI SPOSTAMENTO DELLA MANO RAGGIUNGE IL MASSIMO VALORE
DURANTE LA “REMATA “ VERSO L’INTERNO.
E’ OPPORTUNO RIDURRE AL MASSIMO LE VARIAZIONI DI VELOCITA’ ALL’INTER-
NO DELLA NUOTATA , ARMONIZZANDO I MOVIMENTI PARZIALI.

ESERCIZI DI SUBACQUATICITA’ IN BACINO DELIMITATO

Gli esercizi in Apnea a corpo libero SONO BASILARI AI FINI DI :


- UNA FORMAZIONE DI SCHEMI MOTORI E
SENSOPERCETTIVI ACQUATICI E SUBACQUATICI.
- UN AMBIENTAMENTO “PSICOLOGICO” (CONTROL-
LO DELL’ANSIA )
- UN ADATTAMENTO FISICO SENSORIALE ( SUPERA-
MENTO DEL FASTIDIO DELL’ACQUA )
- UN’IMPOSTAZIONE E PREPARAZIONE AD UNA
APNEA CON ATTREZZATURE .

IL RAGGIUNGIMENTO DI QUESTI OBBIETTIVI E’ UN PROCESSO LA CUI DURATA E’


VARIABILE IN RELAZIONE ALL’ETA’ , CAPACITA’ MOTORIE E MENTALI ,MOTIVA-
ZIONE , FREQUENZA E LIVELLO DI PREPARAZIONE INIZIALE.

La descrizione di alcuni esercizi , di seguito riportati , ha solo scopo


esplicativo ed illustrativo ; l’insegnamento e’ ovviamente compito di
un istruttore.

IL NUOTO A RANA IN IMMERSIONE

L’ALLIEVO CON LE BRACCIA IN AVANTI , GAMBE UNITE E TESE , PIEDI ESTESI ,


BOCCONI SULL’ACQUA , INIZIA CON UNA PASSATA COMPLETA DI BRACCIA .

QUESTO GLI DA’ UN IMPULSO ED EGLI LO SFRUTTA LASCIANDO LE BRACCIA


LUNGO I FIANCHI DOVE LE HA PORTATE LA PASSATA.

LE GAMBE RECUPERANO , MA NEL CONTEMPO RECUPERANO ANCHE LE BRACCIA


CHE SI PORTANO NUOVAMENTE AVANTI TESE , COSICHE’ LA PASSATA DELLE
GAMBE ( SIMILE A QUELLA DELLA RANA DI SUPERFICIE ) CHE NE SEGUE , TROVA
IL CORPO IN CONDIZIONE IDRODINAMICA IDEALE PER SFRUTTARE QUESTA
SPINTA SUCCESSIVA.

SI HANNO DUNQUE : - DUE PASSATE BEN DISTINTE E STACCATE , UNA


87

DELLE BRACCIA ED UNA DELLE GAMBE .


- DUE PAUSE E DUE TEMPI.

LA CAPOVOLTA IN RACCOLTA
LA CAPOVOLTA E’ L’ESERCIZIO CHE
CONSENTE , CON RAZIONALITA’ DI
MOVIMENTI , IL RAGGIUNGIMENTO
DELLA POSIZIONE VERTICALE A
GAMBE EMERSE E CON LA TESTA IN
BASSO , ATTA AD ABBANDONARE LA
SUPERFICIE E PENETRARE
NELL’ACQUA ED A CONSENTIRE DI
INIZIARE L’IMMERSIONE NEL MODO
IDEALE.
DIVERSI , SEBBENE MOLTO SIMILI ,
SONO I MODI DI CAPOVOLGERSI ;
QUELLO TRATTATO DI SEGUITO
RICHIEDE DI RACCOGLIERE LE
GAMBE CON LE COSCE CONTRO IL
TRONCO E DA QUESTA POSIZIONE
VIENE IL NOME DI “ CAPOVOLTA IN
RACCOLTA “.

E’ GENERALMENTE LA CAPOVOLTA DI
COLORO CHE SI IMMERGONO SENZA ATTREZZATURE E CHE PERCIO’,
PREPARANDOSI IN SUPERFICIE , SENZA AREA- TORE , DEVONO RESPIRARE CON LA
BOCCA EMERSA ED IL CORPO IN POSIZIONE VERTICALE.
LA CAPOVOLTA IN RACCOLTA , DUNQUE , PRESENTA CARATTERISTICHE CHE LA
RENDONO PARTICOLARMENTE ADATTA ALL’IMMERSIONE A CORPO LIBERO.

PER L’INESPERTO E’ UN ESERCIZIO CHE PRESENTA PARTICOLARI DIFFICOLTA’


A CAUSA DI DIVERSI MOTIVI :
- LA SPINTA POSITIVA DATA DALL’APNEA
INSPIRATORIA ;
- I MOVIMENTI INADATTI ;
- LO SLANCIO INCONTROLLATO ;
- LA MANCANZA DEL SENSO DELLA POSIZIONE ;
- LA NECESSITA’ DI FAR COMPIERE AL CORPO UNO
SPOSTAMENTO DI QUASI 180° ;
- LA NECESSITA’ DI PORTARLA A TERMINE SENZA
L’AIUTO DEGLI ARTI INFERIORI.

A MOTIVO DI QUESTE DIFFICOLTA’ LA CAPOVOLTA RICHIEDE UN SUSSEGUIRSI DI


MOVIMENTI OPPORTUNAMENTE DOSATI , ESEGUITI CON CALMA E SENZA ANIMO-
SITA’.
NELLA FASE DI PREPARAZIONE IL CORPO SI TROVA IN POSIZIONE LEGGERMENTE
DIAGONALE , SOSTENUTO DALLA RANA VERTICALE E DALLA OPPOSIZIONE DELLE
MANI.
I MOVIMENTI SARANNO MINIMI , APPENA SUFFICIENTI A MANTENERE LA BOCCA
A LIVELLO DELL’ACQUA PER CONSENTIRE LA RESPIRAZIONE.

L’EFFICACIA DELLA CAPOVOLTA , E CIOE’ L’AFFONDAMENTO OTTENUTO , E’


DATA SOLO DALLA PERFETTA POSIZIONE VERTICALE ED IDRODINAMICA DEL
CORPO, DAL MASSIMO PESO CHE SI E’ RIUSCITI A FAR EMERGERE E DALLA
EFFICACIA DELLA PASSATA DI RANA INIZIALE ESEGUITA DALLE BRACCIA.
88

QUESTO ESERCIZIO , CORRETTAMENTE ESEGUITO , IMMERGE IL SUBACQUEO


IN APNEA INSPIRATORIA MASSIMA ED IN ACQUA DOLCE , SINO ALLA
PROFONDITA’ DI CIRCA 4 METRI .

RECUPERO DEGLI OGGETTI


E’ UN ESERCIZIO DA ESEGUIRSI SENZA ATTREZZATURE , A CORPO LIBERO , CON
LO SCOPO DI SIMULARE, CON LE DOVUTE DIFFERENZE, UNA SITUAZIONE DI
EMER- GENZA E QUINDI METTERE ALLA PROVA LA CAPACITA’ DI
AUTOCONTROLLO DELL’ALLIEVO.

SI RICHIEDE UNA ESECUZIONE CONTROLLATA , CON UN MISURATO USO DEL


TEMPO , EFFETTUATA CON RAPIDITA’ E NON CON FRETTA.

ELEMENTI FONDAMENTALI PER UNA BUONA ESECUZIONE SONO :


- L’EFFICACIA DELLA CAPOVOLTA ;

- LA SPINTA DAL FONDO ED IL PERFETTO


RACCORDO TRA L’EMERSIONE E LA CAPOVOLTA
SUCCESSIVA ;

L’OGGETTO , DI COLORE CONTRASTANTE CON IL FONDO , DOVRA’ ESSERE


POSATO SUL BORDO SENZA APPOGGIARSI.

ESECUZIONE : - POSSIBILMENTE UN SOLO ATTO RESPIRATORIO


TRA I RECUPERI
- CAPOVOLTA EFFICACE
- STACCHI DAL FONDO CON SPINTA
- COLLEGAMENTO TRA EMERSIONE E CAPOVOLTA
- MASSIMA TRANQUILLITA’

UNA VARIANTE ALLA TRADIZIONALE RACCOLTA DI OGGETTI MONOCOLORE


POTREBBE ESSERE IL RECUPERO DI OGGETTI DAI COLORI DIVERSI .

UNA RACCOLTA SELETTIVA ED “ INTELLIGENTE “ UTILE A PREPARARE


L’ALLIEVO AD AFFRONTARE LE IMMERSIONI ABITUANDOLO ALLA RIFLESSIONE E
CONTEMPORANEAMENTE A DISTOGLIERLO DALL’IMPEGNO MENTALE CHE
POTREBBE COINVOLGERLO NELL’ESECUZIONE DELL’ESERCIZIO , ALMENO NELLE
PRIME FASI DELLA SUA PREPARAZIONE .
89

ESECUZIONE :

SI DISPONE IL RECUPERO IN
SEQUENZA ALFABETICA
PRENDENDO COME RIFERIMENTO
LA PRIMA SILLABA , AD ES. :
I CINQUE OGGETTI AVENTI I
COLORI ROSSO , VERDE , GIALLO ,
NERO ED AZZURRO, SARANNO RE-
CUPERATI NEL MODO SEGUENTE :

1° AZZURRO ( A )
2° GIALLO ( G )
3° NERO (N)
4°ROSSO (R)
5°VERDE (V)

IL SOSTENIMENTO DEL PESO

E’ UN ESERCIZIO CHE VIENE ESEGUITO PER MIGLIORARE IL COLPO DI GAMBE A


RANA PREPARANDOSI AD UN EVENTUALE SALVATAGGIO SENZA ATTREZZATURE.
IL CORPO DEVE ESSERE ANGOLATO ALL’INGUINE PERCHE’ LA SPINTA IMPRESSA
SIA VERTICALE.

SENZA QUESTA ANGOLAZIONE I PIEDI SPINGEREBBERO POSTERIORMENTE E


NON SAREBBE FACILE MANTENERE IL PUNTO FISSO .

IL MOVIMENTO DELLE GAMBE E’ LO STESSO DELLA RANA CLASSICA OPPURE


DELLA RANA ALTERNATA (COLPO DI GAMBE DEL PALLANUOTISTA ).
90

ESECUZIONE : - LA BOCCA IN COSTANTE EMERSIONE


- MOVIMENTO DELLE GAMBE A RANA
SIMMETRICA O ALTERNATA
- LA MANO LIBERA CHE ESEGUE UN CORRETTO
MOVIMENTO DI OPPOSIZIONE
- CORPO ERETTO E VERTICALE
- TEMPO DI ESECUZIONE : CIRCA 1 MINUTO

APNEA A MEZZ’ACQUA
ESERCIZIO IMPORTANTE PER VALUTARE IL PROPRIO ASSETTO E PERTANTO
UTILE AI FINI DELLA PROPRIA SICUREZZA.
SI ESEGUE IN APNEA ESPIRATORIA E RICHIEDE IL MANTENIMENTO PRESSOCHE’
COSTANTE , E PER UN PERIODO DI TEMPO DI ALCUNI SECONDI, DI UNA QUOTA ED
UNA DISTANZA FISSE .
91

LA CONDIZIONE ESSENZIALE E’ LA SPINTA IDROSTATICA NEGATIVA CHE DOVRA’


ESSERE MINIMA MA SENSIBILE ( .. PER CONTENERE L’ESPIRAZIONE E PER GODE-
RE DI UNA MIGLIORE STABILITA’ ..) E SARA’ CONDIZIONATA DAL PESO SPECIFICO
MEDIO DELL’ALLIEVO .
E’ CONSIGLIABILE, PRIMA DELL’ESECUZIONE , UNA BREVE VENTILAZIONE PREPA-
RATORIA.
ESECUZIONE : - TRANQUILLITA’ NELLA PREPARAZIONE , PARTENZA ED
EMERSIONE
- CORPO VERTICALE , GAMBE UNITE , POSIZIONE COSTANTE
ALMENO PER 30” INIZIALMENTE E 1’ SUCCESSIVAMENTE
- SCARICO D’ARIA CONTROLLATO
- NESSUNO SCARICO D’ARIA UNA VOLTA RAGGIUNTA LA QUOTA DI
1 METRO
- MOVIMENTI RITMICI E SCIOLTI DI OPPOSIZIONE DELLE MANI

GLI ESERCIZI CON LE ATTREZZATURE


SONO FACILI DA APPRENDERE E DA ESEGUIRE.

LE ATTREZZATURE HANNO CONSENTITO DI FACILITARE L’IMMERSIONE E DI SCOPRI-


RE LE MAGGIORI ATTRATTIVE DEL MONDO SOMMERSO .

E’ POSSIBILE SEGUIRE UN PROGRAMMA DI PREPARAZIONE GRAZIE AL QUALE


L’ALLIEVO IMPARA A COMPORTARSI , A MUOVERSI E SPOSTARSI NELL’AMBIENTE
SUBACQUEO, UTILIZZANDO DEI MEZZI CHE LO ACCOMPAGNERANNO NEL TEMPO.

QUESTO PROGRAMMA GLI CONSENTE DI MIGLIORARE LA SUA CONDIZIONE DI


APNEISTA E DI ABITUARSI AD AFFRONTARE , CON LA DOVUTA TRANQUILLITA’,
IMPEGNI ANCHE PROLUNGATI IN APNEA.

IL PINNEGGIAMENTO
92

LE PINNE CONSENTONO AL SUBACQUEO DI OTTENERE , CON MOVIMENTI LENTI ED


AMPI DEGLI ARTI INFERIORI , UN AVANZAMENTO IN SUPERFICIE ED IMMERSIONE
PROPORZIONATO ALLE MASSE MUSCOLARI ED AD UNA CORRETTA IMPOSTAZIONE.

CON LE PINNE LA FIGURA DELL’UOMO ACQUISTA IDRODINAMICITA’ E SI MINIMIZZA


LA FATICA NECESSARIA ALLA PROPULSIONE.
LA PINNEGGIATA DI BASE E’ FLUENTE , EFFETTUATA GRAZIE AI MOVIMENTI
DELL’ANCA ED ALLA FORZA DEI MUSCOLI DELLE GAMBE ; IL PIEDE E’ DISTESO
E LA GAMBA LEGGERMENTE FLESSA AL GINOCCHIO.

IL RITMO SARA’ LENTO ED IN SINTONIA CON LA RESPIRAZIONE .


PER IMPARARE A PINNEGGIARE CORRETTAMENTE OCCORRE INNANZITUTTO
ASSUMERE UNA POSIZIONE MOLTO SIMILE ALLA FASE INIZIALE DELLA CAPOVOLTA
E QUINDI DISTESI IN SUPERFICIE SI INIZIERA’ MUOVENDO LE PINNE , SEMIIMMERSE ,
CON MOVIMENTI ALTERNATI DELLE GAMBE , TENUTE IN POSIZIONE LEGGERMENTE
FLESSA AL GINOCCHIO .
IL MOVIMENTO NON SARA’ MOLTO AMPIO MA ARMONICO ED EQUILIBRATO.
NON E’ AFFATTO FACILE ED ISTINTIVO PINNEGGIARE CORRETTAMENTE , SOLO COL
TEMPO ED UN COSTANTE ALLENAMENTO SI POTRA’ OTTENERE UN CORRETTO STILE
ED UN BUON RENDIMENTO.

ALCUNI METODI VALIDI PER ESERCITARSI , ALLENARSI E CORREGGERSI SONO :

A) Pinneggiare sul fianco o sul dorso


IN MODO DA POTER OSSERVARE IL
MOVIMENTO EFFETTUATO , EVENTUALMENTE CORREGGERLO E POI RIPRO-
PORLO IN POSIZIONE PRONA NON APPENA ASSIMILATO.
B) Pinneggiamento verticale CON L’ALLIEVO FERMO SUL POSTO CHE
ESEGUE UN OPPORTUNO MOVIMENTO DI OPPOSIZIONE DELLE MANI .
L’IMPEGNO DELL’ALLIEVO CONSISTE NEL MANTENERE IN ESTENSIONE
IL PIEDE QUANDO LA GAMBA ARRETRA , DI NON CONCEDERE UN PIEGAMENTO
ECCESSIVO AL GINOCCHIO QUANDO LA GAMBA AVANZA ED ESERCITANDO IL
PIEDE AD UN MOVIMENTO DI “ PENNELLATA“ .
E’ UN ESERCIZIO ABBASTANZA FATICOSO MA DECISAMENTE UTILE.
93

C) Pinneggiamento in superficie con l’ausilio di una tavoletta


galleggiante E’ DI FACILE ESECUZIONE , LO SI PUO’ ESEGUIRE NELLA MAS-
SIMA SCIOLTEZZA , SENZA PARTICOLARE IMPEGNO FISICO ED E’ MOLTO
VALI- DO PER L’OTTENIMENTO DELLA CORRETTA POSIZIONE DELLE PINNE, IN
SEMI- AFFONDAMENTO, EVITANDO COSI’ LO SCHIAFFEGGIAMENTO
SULL’ACQUA TANTO DISPENDIOSO ED INEFFICACE.

Errori nel pinneggiamento sono :

-Accentuato piegamento del ginocchio: E’ L’ERRORE PIU’ COMUNE , ALMENO


NEI PRINCIPIANTI . SOLITAMENTE E’ CONSEGUENTE AD UNO STATO DI STANCHEZZA
DELLE GAMBE O AD UNA DUREZZA ECCESSIVA DELLE PALE DELLE PINNE . IN UN
CASO E NELL’ALTRO L’ACCENTUATO PIEGAMENTO DELLE GINOCCHIA E’ IL PRIMO
ATTEGGIAMENTO UTILIZZATO PER RIDURRE LO SFORZO.

Pinneggiata troppo ampia . E’ UN ERRORE CHE NE DETERMINA SOLITAMENTE


UN ALTRO : CON UN PINNEGGIAMENTO TROPPO AMPIO LE GAMBE , GIUNTE ALLA
MASSIMA APERTURA , NON RIESCONO A RICHIAMARE SUBITO LE PINNE E NE CONSE-
GUE UNA PAUSA CHE , INTERROMPENDO IL RITMO , NE RIDUCE L’EFFICACIA.

Pinneggiata corta e veloce :E’ IL MODO PIU’ ISTINTIVO ED


IMMEDIATO, CONSE-
GUENZA QUINDI DI UNA MANCANZA DI PREPARAZIONE ED ALLENAMENTO.

LA CAPOVOLTA
E’ IL GESTO ATLETICO CHE PRECEDE L’ENTRATA NEL MONDO SUBACQUEO.
LA SUA ESECUZIONE SARA’ CORRETTA IL PIU’ POSSIBILE PERCHE’ ANCHE DA ESSA
DIPENDE IL BUON ESITO DI UN ’IMMERSIONE .
DIVERSI SONO I MODI PER EFFETTUARLA E TUTTI , SE BEN ESEGUITI , VALIDI ED
EFFICACI.

Capovolta in stile o a squadra:


E’ QUELLA “ STORICA “ ED E’ PROBABILEMENTE LA PIU’ UTILIZZATA DALLA
MAGGIOR PARTE DEI SUBACQUEI .

ESECUZIONE :

-IN POSIZIONE ORIZZONTALE O VERTICALE SULL’ACQUA , RILASSATI ED IMMOBILI ,


SOSTENUTI SOLO DALLA SPINTA IDROSTATICA E DA UN IRRILEVANTE MOVIMENTO
DELLE PINNE ( fig. 1 )
-LE GAMBE UNITE E TESE , LE BRACCIA , IMMOBILI INIZIALMENTE , SI PORTANO
INDIETRO A PELO D’ACQUA ED ESEGUONO UNA PASSATA DELLA MASSIMA
EFFICACIA ( fig. 2 )
94

IL BUSTO VIENE SPINTO VERSO IL


BASSO ( fig 3 ) , LE GAMBE SI SOLLE-
VANO TESE PER RAGGIUNGERE LA
POSIZIONE VERTICALE (fig 4 ) E LE
BRACCIA COMPIONO UN’OPPOSI -
ZIONE VERSO L’ALTO (fig 5 ) .

A QUESTO PUNTO IL PESO DELLE


GAMBE SPINGERA’ IL TRONCO
VERSO IL BASSO PROPRIO MENTRE
LA POSIZIONE RAGGIUNTA SARA’
TALE DA OFFRIRE LA MINIMA
RESISTENZA ALL’ACQUA .

Capovolta a forbice :
QUESTA TECNICA CONSISTE NELLO
SPINGERE IL BUSTO VERSO IL BASSO ALZANDO
CONTEMPORANEAMENTE UNA SOLA GAMBA ; NON APPENA IL BUSTO E LA GAMBA
ALZATA SONO ALLINEATE ED INIZIANO LA SPINTA VERSO IL BASSO , QUASI NATU-
RALMENTE L’ALTRA GAMBA SCIVOLERA’ SOTTO LA SUPERFICIE SENZA BISOGNO DI
SOLLEVARLA E PORTANDOLA VICINO ALLA PRIMA . ( Fig.6 )

QUESTA TECNICA RISPETTO ALLA PRECEDENTE E’ PIU’ FLUIDA, MENO DISPENDIOSA


E CONSENTE UN AFFONDAMENTO CON POCO SFORZO E SENZA LA NECESSITA’ DI
MUOVERE LE BRACCIA PER STABILIZZARE LA VERTICALITA’ DEL CORPO.

Fig.6
UNA CAPOVOLTA BEN ESEGUITA FA RISPARMIARE ALMENO LE PRIME PINNEGGIATE
E QUESTO , ANCHE SE POCO , EQUIVALE AD UN RISPARMIO DI OSSIGENO .
95

LA CAPOVOLTA A SQUADRA, OLTRE AI MOVIMENTI DELLE BRACCIA PER L’IMPOSTA-


ZIONE ED ALLINEAMENTO , COMPORTA ANCHE UNA CONTRAZIONE DEI MUSCOLI
ADDOMINALI E PERTANTO QUESTO SI TRADUCE , ANCHE SE LIEVE , IN UN CONSUMO
DI OSSIGENO.

IN ENTRAMBI LE TECNICHE , QUANDO LE PINNE SARANNO ORMAI IMMERSE ABBON -


DANTEMENTE , INIZIERA’ IL PINNEGGIAMENTO IN DISCESA E NON PRIMA, EVITANDO
COSI’ UNO DEGLI ERRORI PIU’ COMUNI CHE E’ QUELLO DI MUOVERE LE PINNE
FUORI DALL’ACQUA CON DISPENDIO DI ENERGIE E QUINDI DI OSSIGENO( fig. a) .

ALTRO ERRORE E’ QUELLO DI NON PORTARE LE GAMBE BEN ALLINEATE ( ..A 90 ° )


CON LA SUPERFICIE , CAUSANDO COSI’ UN RIBALTAMENTO CON ECCESSIVA
CURVATURA ( fig. b ) .

SVUOTAMENTO DELLA MASCHERA


E’ UN ESERCIZIO AVENTE LO SCOPO DI ABITUARE L’APNEISTA A RICEVERE ACQUA
SUL VISO E SUGLI OCCHI , PREPARANDOLO PSICOLOGICAMENTE , CON QUESTE
SIMULAZIONI, AD AFFRONTARE SITUAZIONI DI EMERGENZA CHE POTREBBERO
VERIFICARSI IN IMMERSIONE.

ESECUZIONE DELL’ESERCIZIO :
IN GINOCCHIO E ZAVORRATI SI ASSUME UNA POSIZIONE CORRETTA E CON IL CAPO
LEGGERMENTE RECLINATO SI ESEGUONO GLI ALLAGAMENTI DELLA MASCHERA,
STACCANDOLA COMPLETAMENTE DAL VISO .
96

LE MANI AVVOLGERANNO LA MASCHERA ESERCITANDO UNA PRESSIONE NELLA


PARTE SUPERIORE ED UN ALLENTAMENTO IN QUELLA INFERIORE.
L’USCITA DELL’ACQUA DALLA MASCHERA , COMPLETAMENTE ALLAGATA , SI
OTTIENE EMETTENDO ARIA DAL NASO DOSANDOLA E SENZA CONSUMO INUTILE , AD
ES. EMETTENDO UN SUONO GUTTURALE PROLUNGATO .

L’ARIA SALENDO VERSO L’ALTO , NON POTENDO USCIRE , OCCUPERA’ SEMPRE


MAGGIORE SPAZIO E QUESTO NE DETERMINERA’ L’ESPULSIONE .

SE L’UNICA USCITA POSSIBILE E’ NELLA PARTE INFERIORE DELLA MASCHERA ,


L’ARIA ARRIVERA’ A RIEMPIRLA COMPLETAMENTE E SI AVRA’ QUINDI UN
COMPLETO SVUOTAMENTO DALLA PARTE INFERIORE .
LA PERDITA DI ARIA SARA’ CONTROLLATA TENENDO SEMPRE IN CONSIDERAZIONE
L’IMPORTANZA DEL RISPARMIO DI OSSIGENO .
SI INIZIERA’ CON UNO SVUOTAMENTO E SI ARRIVERA’ AD ALMENO 2 –3 CONSECUTIVI.

LA VESTIZIONE SUL
FONDO

E’ FORSE L’ESERCIZIO PIU’ “IM-


PEGNATIVO “ DEL PROGRAMMA DI
PREPARAZIONE PER UN APNEISTA
CHE PUO’ CREARE IN ESSO UN’AGI-
TAZIONE EMOTIVA NON DEL
TUTTO GIUSTIFICATA .
SERVE A MISURARE L’AUTOCON -
TROLLO DELL’ALLIEVO OLTRE
CHE IL SUO GRADO DI PREPA-
ZIONE.
E’ QUINDI CONSIGLIABILE PRO-
GRAMMARNE L’ESECUZIONE
NELLA SECONDA FASE DELLA
PREPARAZIONE. L’ALLIEVO , UNA
VOLTA PREPARATA L’ATTREZZA-
TURA IN UN UNICO PACCHETTO
POSTO SUL FONDO, DOVRA’ PRO-
CEDERE ALLA PROPRIA” VESTIZIO-
NE “ IN UN’ UNICA APNEA.
UNA LIEVE DIFFICOLTA’ POTREB-
BERO INCONTRARLA SOLO QUEI
SOGGETTI CON UN PESO SPECIFI-
CO DEL PROPRIO CORPO PIU’
BASSO E CHE PER LA MAGGIORE
SPINTA POSITIVA A CUI SAREBBERO SOTTOPOSTI , POTREBBERO DOVER EFFETTUARE
L’ESERCIZIO IN MODO PIU’ “ DINAMICO E DISPENDIOSO “.
ESECUZIONE : - CAPOVOLTA CORRETTA ED EFFICACE
- GIUSTA SUCCESSIONE E CORRETTO INDOSSAMENTO DELLE
ATTREZZATURE
- CORRETTO
SVUOTAMENTO DELLA MASCHERA E
DELL’AEREATORE
- UNICA APNEA E MASSIMA
TRANQUILLITA’.

L’APNEA STATICA
97

NELLA PREPARAZIONE DELL’ALLIEVO RAPPRESENTA UN ESERCIZIO FONDA-


MENTALE PER LA SUA FORMAZIONE.

L’IMMOBILITA’ , IL RILASSAMENTO MUSCOLARE , LA MANCANZA DI UN IMPEGNO


FISICO O MENTALE , GLI
CONCEDONO UNA COMPLETA LIBERTA’ DI PENSIERO.
EGLI , OPERANDO AD UNA PROFONDITA’ MINIMA , HA LA POSSIBILITA’ DI PLASMA-
RE E COLLAUDARE LA PROPRIA STABI- LITA’ NERVOSA , DISCIPLINANDO ANCHE LA
PROPRIA FORZA DI VOLONTA’.

LA PRIMA FASE E’ QUELLA PREPARATORIA , DELLA DURATA DI QUALCHE MINUTO


DURANTE LA QUALE L’ALLIEVO SI CONCENTRERA’ SULLA POSIZIONE DA
ASSUMERE , PIU’ CORRETTA E RILASSATA POSSIBILE , APPOGGIATO DI SCHIENA CON
IL COLLO ABBANDONATO SUL BORDO O CON LA FRONTE AL BORDO VASCA, CON LE
BRACCIA CHE SOSTENGONO IL VISO.

DURANTE LA PREPARAZIONE ALL’APNEA LA MUSCOLATURA DEVE ESSERE DISTESA ,


IL CORPO RILASSATO , LA RESPIRAZIONE NATURALE CERCANDO, ALMENO IN
QUESTA FASE , DI NON VARIARE IL RITMO RESPIRATORIO.
LA TESTA LEGGERA , ADDOME E TORACE RILASSATI CON LE SPALLE CADENTI ,
MASCELLA E MANDIBOLA MAI CONTRATTE .
GLI OCCHI , ESTREMAMENTE IMPORTANTI , SARANNO CHIUSI. LE ORECCHIE , BEN
APERTE PER ASCOLTARE TUTTI I RUMORI POTENDOLI UTILIZZARE COME METODO
DI CONCENTRAZIONE.

A QUESTO PUNTO, TRASCORSI ALCUNI MINUTI , SI HA COSCIENZA DI TUTTO IL CORPO


E SI PROCEDE ALLE RESPIRAZIONI DIAFRAMMATICHE COMPLETE, PREPARANDOSI
COSI’ ALLA SECONDA FASE DELL’APNEA CONSAPEVOLE IN ACQUA .
TERMINATA LA FASE RESPIRATORIA L’ALLIEVO S’IMMERGE ED INIZIA LA SUA
APNEA , RIMANENDO IMMERSO FINO AL PRIMO SEGNALE MENTALE CHE LO
STIMOLI AD EMERGERE , SENZA ATTENDERE LA PRIMA CONTRAZIONE DIAFRAMMA-
TICA .

NELLA PRIMA FASE DI PREPARAZIONE E’ OPPORTUNO SEGUIRE QUESTO METODO


CON L’ OBBIETTIVO DI INCREMENTARE LE
PRESTAZIONI NEL TEMPO.
98

Attivare sempre il sistema di coppia

DURANTE L’ESERCIZIO L’ALLIEVO , AL


FINE DI MIGLIORARE LE PROPRIE
PRESTA-
ZIONI , CONTINUERA’ A MANTENERE
UNO STATO DI RILASSAMENTO E
PIACEVOLE ABBANDONO ,
RICHIAMANDO AD ESEMPIO RICORDI O
PENSIERI POSITIVI , ALLON- TANDOSI
DALL’ANSIA CHE POTREBBE
COINVOLGERLO PRENDENDO CONTATTO MENTALE CON IL PROPRIO CORPO ,
RIPERCORRENDO, AD ESEMPIO , MENTALMENTE UN CIRCUITO CHE INIZI DALLE
DITA DEL PIEDE SINISTRO E , ATTRAVERSO LE VARIE PARTI DEL CORPO
( GINOCCHIA , COSCE , ADDOME, TORACE , SPALLE , BRACCIA ) , RITORNI ALLE DITA
DEL PIEDE DESTRO.

UNA VOLTA RIEMERSO E DOPO UN PERIODO DI TEMPO ADEGUATO , CHE GLI


CONSENTA DI RECUPERARE LA GIUSTA CONCENTRAZIONE ED UNA DISCRETA
BRADICARDIA , L’ALLIEVO RIPETERA’ L’ESERCIZIO , NEGLI STESSI TEMPI E
MODI E COSI’ PER GIORNI E SETTIMANE MIGLIORANDO LE SUE PRESTAZIONI
SENZA MAI FORZARE O SOFFRIRE.

ALCUNE REGOLE DA SEGUIRE :

- NON EFFETTUARE PRE-RISCALDAMENTO A CORPO LIBERO O CON ATTREZZATURE


EVITANDO COSI’ UNA TACHICARDIA ED UN AUMENTO DELLA PRESSIONE ARTE -
RIOSA CHE LIMITEREBBE L’APNEA.

- UTILIZZARE UN BODY O UNA MUTA IN NEOPRENE DI SPESSORE MINIMO ( 3 mm )


PER EVITARE IL FREDDO CHE RIDURREBBE LA PRESTAZIONE.

- LIMITARE L’INSPIRAZIONE MASSIMA , RIEMPIENDO I POLMONI SOLO AL 70-80% ,


EVITANDO LO STIRAMENTO DEI RECETTORI TORACO-POLMONARI (.. limitando lo
stimolo all’espirazione ) PER RAGGIUNGERE UN COMPLETO RILASSAMENTO.

- EFFETTUARE SEMPRE L’APNEA CON UN COMPAGNO IN SUPERFICIE .

L’APNEA DINAMICA

E’ UN’APNEA IN MOVIMENTO EFFETTUATA SEGUENDO UN PERCORSO ORIZZONTALE


POCO AL DI SOTTO DELLA SUPERFICIE.

E’ UN’APNEA CONDIZIONATA DALL’INTENSITA’ DELL’IMPEGNO MUSCOLARE CHE , IN


RELAZIONE ALL’EFFICIENZA FISICA ED ALL’ALLENAMENTO , ELEVERA’ LE
FUNZIONI METABOLICHE PER CUI , PER MOTIVI FISIOLOGICI , AVRA’ SEMPRE UNA
DURATA INFERIORE A QUELLA DA FERMO .

DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO IN QUESTA PRESTAZIONE NON CI SARA’ LA


“PASSIVITA’ “ INERTE DELL’APNEA STATICA , L’ATTENZIONE VIENE IMPEGNATA
DALL’ESECUZIONE DEI MOVIMENTI O DALL’INTENZIONE DI COMPLETARE UN
PERCORSO , IL CHE ATTENUA O EVITA GLI STATI APPRENSIVI.

DOPO LA PRIMA FASE , DURANTE LA QUALE VIENE PROPOSTO NELLA DIDATTICA


DI BASE COME UN ESERCIZIO PER MIGLIORARE L’IDRODINAMICITA’ ED IL PIN-
NEGGIAMENTO SUBACQUEO, L’APNEA DINAMICA E’ SUCCESSIVAMENTE INSERITA
99

IN UN PROGRAMMA D’ALLENAMENTO CON PERCORSI E DISTANZE DIFFERENZIATE.

L’APNEA IN IMMERSIONE PROFONDA


LE PIU’ COMUNI DEFINIZIONI DELL’IMMERSIONE PROFONDA IN APNEA SONO:
“ …UN TUFFO NEL SILENZIO , LA CONCQUISTA DEL BLU , L’ESPLORAZIONE DEI
FONDALI MARINI E DELLE SUE BELLEZZE , UN DESIDERIO DI CONCQUISTA , IL
COMPETERE CON SE STESSI , IL GUARDARSI DENTRO … “ ;
TUTTE MOLTO POSITIVE ED ESALTANTI CHE PERO’ NON DEVONO NASCONDERE UNA
REALTA’ CHE , ALLARMISMI A PARTE , C’E’ ED E’ OPPORTUNO AFFRONTARE.

L’APNEA , E PIU’ DELLE ALTRE QUELLA PROFONDA , ANCHE SE PRATICATA PER


GIOCO E’ SEMPRE UNO SPORT PERICOLOSO . SI PUO’ PERO’ AFFERMARE CHE , CON
UNA BUONA PREPARAZIONE DI BASE , CON LA CONOSCENZA DELLE PROBLEMATICHE
ESISTENTI E CON IL RISPETTO DELLE REGOLE , LA QUASI TOTALITA’ DEGLI
INCIDENTI PUO’ ESSERE EVITATA.

LE REGOLE DA RISPETTARE SONO :

- MAI IMMERGERSI DA SOLI.


- ASSICURASI CHE IL PROPRIO COMPAGNO SIA REALMENTE PREPARATO.
- AVERE SEMPRE LA BOA SEGNA-SUB ALLA QUALE RIMANERE LEGATI ,
AL POLSO O IN VITA E NON ALLA CINTURA , DURANTE L’IMMERSIONE.
- AVERE UNA PIOMBATURA TALE DA RIMANERE POSITIVI ALMENO FINO
A –10 METRI.
- ALLAGARE SUBITO IL CAPPUCCIO DELLA MUTA PER ELIMINARE BOLLE
D’ARIA TRA NEOPRENE E ORECCHIO ESTERNO
- TOGLIERE SEMPRE IL BOCCAGLIO DELL’AREATORE DALLA BOCCA APPENA
INIZIATA L’IMMERSIONE.
- COMPENSARE SEMPRE IN SUPERFICIE PRIMA DI OGNI TUFFO E COMUNQUE
SEMPRE PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA DOLORE.
- INSUFFLARE ARIA , SENZA SPRECHI , NELLA MASCHERA PER COMPENSARE
LO SCHIACCIAMENTO DURANTE LA DISCESA.
- AL TERMINE DI UN’APNEA NON ESPIRARE MAI CON FORZA.
- RINVIARE SEMPRE L’IMMERSIONE IN CASO DI NON IDONEE CONDIZIONI
FISICHE.
- CONOSCENZA DELLE PROCEDURE DI PRIMO SOCCORSO E DELLE TECNICHE
DI RIANIMAZIONE CARDIO-POLMONARE.
- RINUNCIARE ALL’IMMERSIONE QUANDO NON SI E’ IN PERFETTE CONDIZIONI
PSICO-FISICHE
100

Esecuzione di un’apnea in profondita’

PER VENTILARSI E’ OPPORTUNO ASSUMERE LA POSIZIONE ORIZZONTALE CON


LE BRACCIA CADENTI.
NEL CORSO DEI PRIMI ATTI RESPIRATORI , L’ESPIRAZIONE DEVE ESSERE TO-
TALE, CONTROLLATA E MOLTO RILASSATA . ALLA FINE DELL’ESPIRAZIONE SI
DEVE AVVERTIRE UN RILASSAMENTO MUSCOLARE TOTALE.

LA VENTILAZIONE NON DEVE ESSERE EFFETTUATA PER PIU’ DI 2 MINUTI .


DOPO UNA MASSIMA INSPIRAZIONE SI ESEGUE LA CAPOVOLTA , LE GAMBE
ALLINEATE E SI INIZIA LA DISCESA QUANDO LE PINNE SONO SOTTO LA SUPER-
FICIE DELL’ACQUA.
E’ CONSIGLIABILE SCENDERE IN VERTICALE , LA TESTA ALLINEATA CON
LE BRACCIA IN ESTENSIONE ( MA NON TESE ) EVITANDO DI GUARDARE IL FONDO.
LA PINNEGGIATA DEVE ESSERE AMPIA , PIEGANDO IL GINOCCHIO IL MENO POS-
SIBILE SENZA PERO’ ESSERE RIGIDI.

RAGGIUNTO IL PUNTO PREFISSATO SI INIZIA LA RISALITA PINNEGGIANDO


TRANQUILLAMENTE E RALLENTANDO NEGLI ULTIMI METRI , QUANDO L’ASSETTO
DIVENTA POSITIVO .

DURANTE LA RISALITA E’ BUONA NORMA TENERE GLI OCCHI CHIUSI , EVITANDO DI


GUARDARE LA SUPERFICIE ,
RIMANENDO CONCENTRATI SULLA
TECNICA DI PINNEGGIAMENTO E
SENZA MAI CAMBIARE IL RITMO
ANCHE SE SI AVVERTE DISAGIO .
ACCELLERANDO , SE LE RISERVE DI
OSSIGENO SONO GIA’ SCARSE SI
RIDUCONO ANCOR PIU’ E SI CORRE
IL RISCHIO DELLA SINCOPE.
UNA VOLTA RIEMERSI CONTROLLA-
RE L’ESPIRAZIONE CHE NON SARA’
MAI FORZATA .

IL COMPAGNO , IN ACQUE LIMPIDE ED ENTRO GLI 8/10 METRI ,

SEGUIRA’ ATTENTAMENTE DALLA


SUPERFICIE .

NEI CASI DI TUFFI PIU’ PROFONDI SI


EFFETTUERA’ L’IMMERSIONE LEGATI ,
AL POLSO O IN VITA E NON IN CINTURA ,
ALLA SAGOLA DELLA BOA SEGNA-SUB E
COLUI CHE SEGUE DALLA SUPERFICIE
NON PERDERA’ MAI DI VISTA L’APNEISTA
ACCOMPAGNANDOLO FRONTALMENTE
NEGLI ULTIMI 6-7 METRI DELLA
RISALITA.
101

L’APNEA NON DEVE ESSERE INTESA O PRATICATA SOLO


COME TENTATIVO DI RECORDS , MA MODO PIU’ NATURALE
DI VIVERE IL MARE , RICERCA DI BENESSERE PSICO-FISICO
CHE CONSENTA DI STARE MEGLIO SOTT’ACQUA.

°°°°°

CARATTERISTICHE IDROGEOLOGICHE DEL MEDITERRANEO


IL MAR MEDITERRANEO SI ESTENDE SU CIRCA 2. 970. 000 Km 2 , E’ LUNGO OLTRE
3. 800 Km ED HA UNA PROFONDITA’ MEDIA DI 1. 500 mt
CONFRONTATA CON L’ACQUA DEGLI OCEANI L’ACQUA DEL MEDITERRANEO E’
MOLTO PIU’ CALDA ( ANCHE ALLE MASSIME PROFONDITA’ SI HANNO INFATTI
TEMPERATURE ATTORNO A 13° C, AD ECCEZIONE DELL’EGEO E DELL’ADRIATICO
SETTENTRIONALE ) E MOLTO SALATA ( ATTORNO A 38,5 °/°° IN GENERE , FINO OLTRE
39 °/°° AD ORIENTE ; PIU’ BASSA IN SUPERFICIE , PRESSO GLI SBOCCHI DEI PIU’
IMPORTANTI FIUMI).
INOLTRE , PUR ABBONDANTEMENTE RICCA DI OSSIGENO , L’ACQUA DEL
MEDITERRANEO E’ RELATIVAMENTE POVERA DI ORGANISMI PER LA FORTE
DEFICIENZA DI NUTRIENTI , IN PARTICOLARE DI FOSFATI , CHE GIUNGONO QUI A
CONCENTRAZIONI MOLTO BASSE.
QUESTE CARATTERISTICHE SONO DOVUTE AL FATTO CHE IL BACINO DEL
MEDITERRRANEO E’ RELATIVAMENTE ISOLATO DALLE ACQUE PROFONDE DEGLI
OCEANI ED E’ SITUATO IN UNA ZONA CLIMATICA CARATTERIZZATA DA
102

TEMPERATURE RELATIVAMENTE ELEVATE, DA SCARSI APPORTI METEORICI E


FLUVIALI E DA FORTI EVAPORAZIONI.

TRA GLI APPORTI FLUVIO-METEORICI E L’EVAPORAZIONE ESISTE UN DEFICIT CHE


FAREBBE ABBASSARE IL LIVELLO DEL MARE DI QUANTITA’ VALUTATE NELL’ORDINE
DEL METRO ALL’ANNO SE NON INTERVENISSE L’APPORTO SUPERFICIALE
DELL’ACQUA ATLANTICA DALLO STRETTO DI GIBILTERRA.

QUEST’ACQUA ATLANTICA , RELATIVAMENTE PIU’ FREDDA E MENO SALATA ,


PROCEDENDO VERSO EST LUNGO LE COSTE AFRICANE SI RISCALDA E SI CONCENTRA
VIA VIA PERDENDO LA SUA INDIVIDUALITA’.

MAR EGEO :E’ UN BACINO DI DIMENSIONI PIUTTOSTO MODESTE DEL MEDITER-


RANEO ORIENTALE; ANCHE LA SUA PROFONDITA’ E’ NETTAMENTE MINORE DI
QUELLA DEL BACINO PRINCIPALE . E’ DELIMITATO AD EST , A NORD ED A OVEST
DALLE COSTE DELLA TURCHIA E DELLA GRECIA.

LA CIRCOLAZIONE DEL MAR EGEO E’ ABBASTANZA SEMPLICE.


L’ACQUA DI ORIGINE LEVANTINA , SALATISSIMA ( CIRCA 39 °/°° ) ENTRA NELL’E GEO
NELLA ZONA DI RODI , LO RISALE IN SENSO ANTIORARIO, SI DILUISCE CON L’ACQUA
PROVENIENTE DAL MAR NERO E RISALE LE COSTE ORIENTALI DEL MAR IONIO.
NELLA STAGIONE ESTIVA PREVALGONO VENTI SETTENTRIONALI , GLI ETESEI
( MELTEMI ) , CHE RINFRESCANO IL CLIMA E GENERANO ANCHE MOTI ONDOSI DI
UNA CERTA ENTITA’.

LA TEMPERATURA SUPERFICIALE IN INVERNO CADE SOTTO I 10 °C ALL’ESTREMITA’


SETTENTRIONALE ; FINO A 15°C NELLA ZONA MERIDIONALE; D’ESTATE SI SVILUPPA
UNO SPICCATO TERMOCLIMO E LA TEMPERATURA DELLE ACQUE SUPERFICIALI PUO’
SUPERARE , A SUD , I 26 °C.
LA SALINITA’ DELLA MASSA D’ACQUA PROFONDA E’ TRA I 38,5 E 39 °/°°, IN SUPERFICIE
SI POSSONO ADDIRITTURA SUPERARE I 39 °/°° SUL LATO SUD ORIENTALE DELLA
TURCHIA.

MAR ADRIATICO :L’ACQUA DELL’ADRIATICO A NORD E AD OVEST PRESENTA


BASSE SALINITA’ ( INFERIORE A 35 °/°° ED ANCHE MENO ) A EST INVECE PRESENTA,
IN PROFONDITA’ , UNA SALINITA’ SUPERIORE A 38°/°°.

LA TEMPERATURA DELL’ACQUA E’ ELEVATA IN SUPERFICIE ,POTENDO SUPERARE


NEL MASSIMO TERMICO ESTIVO E NELL’ADRIATICO SETTENTRIONALE , PRESSO LE
COSTE I 28 °C , AL CONTRARIO D’INVERNO , SEMPRE NELL’ADRIATICO
SETTENTRIONALE , CHE E’ PARTICOLARMENTE ASSOGGETTATO ALLE VICISSITUDINI
CLIMATICHE , LA TEMPERATURA SUPERFICIALE PUO’ ABBASSARSI
SOTTO I 5°C IN CONDIZIONI ESTREME , A CAUSA DI VENTI RIGIDISSIMI INTENSI E
PERSISTENTI ( BORA ) , MENTRE DI NORMA E’ ATTORNO AI 7-9 °C.

MAR LIGURE :LE ACQUE SUPERFICIALI HANNO , IN ESTATE , TEMPERATURE CHE


SUPERANO I 25°C PRESSO LE COSTE E POSSONO SUPERARE I 24°C AL LARGO;

GIA’ ALLA PROFONDITA’ DI 50-100 mt LA TEMPERATURA SI ABBASSA SOTTO I


14 °C E SI ATTESTA SUI 13°C NELLE PROFONDITA’ ABISSALI CHE SONO NETTAMENTE
PIU’ FREDDE DI QUELLE DI ALTRE PARTI DEL MEDITERRANEO.

LA STRATIFICAZIONE A TEMPERATURA VARIABILE E’ DUNQUE NOTEVOLMENTE


RIDOTTA AGLI STRATI PIU’ SUPERFICIALI E LA MASSA DEL MARE E’ ALQUANTO
FREDDA.
LA SALINITA’ SUPERFICIALE E’ POCO SUPERIORE AI 38 °/°° E SCENDE SOTTO QUESTI
VALORI TRA I 25 E 75 mt DI PROFONDITA’.
SOPRATTUTTO D’ESTATE SI DISTINGUONO 3 CORPI D’ACQUA :
A- SUPERFICIALE : CON UN MASSIMO DI SALINITA’ E TEMPERATURA
103

B- UNO IMMEDIATAMENTE SOTTOSTANTE : TEMPERATURA PIU’ BASSA E CON UN


MINIMO DI SALINITA’
C- VERSO GLI 80 mt CON ACQUA NUOVAMENTE PIU’ SALATA E TEMPERATURE
BASSE

D’INVERNO CON ACME NEI MESI DI FEBBRAIO-MARZO IN GENERE SI PRESENTA UNA


COLONNA D’ACQUA OMOGENEA AVENTE LE CARATTERISTICHE DELL’ACQUA
ABISSALE DEL MEDITERRANEO CENTRALE CON TEMPERATURE DI CIRCA 12 °C.

MARE IONIO:IL CORPO D’ACQUA PRINCIPALE NELLA PARTE SETTENTRIONALE


E CENTRALE HA SALINITA’ DI 38.5 °/°° E TEMPERATURA SUI 14 °C. LE ACQUE
ABISSALI HANNO SALINITA’ E TEMPERATURE INFERIORI ( 13 °C. ) .
IN FEBBRAIO –MARZO SI DETERMINANO ANCHE IN SUPERFICIE CONDIZIONI
PROSSIME ALL’OMEOTERMIA CON VALORI DI SALINITA’ E TEMPERATURA VICINI A
QUELLI DELL’ACQUA PROFONDA.
LA TEMPERATURA SUPERFICIALE MEDIA GIUNGE D’ESTATE INTORNO AI 25-26° C
CON PUNTE DI 22° SUL LATO ORIENTALE E SUPERIORI A 30 °C PRESSO LE BASSE COSTE
AFRICANE.

MAR TIRRENO :LA TEMPERATURA SUPERFICIALE D’ESTATE E’ SUI 24-25 °C MA


PUO’ GIUNGERE ANCHE A 27 °C PRESSO LE COSTE SETTENTRIONALI DELLA SICILIA
OCCIDENTALE . TEMPERATURE ESTIVE GENERALMENTE PIU’ BASSE ( 22-23 °C ) SI
HANNO LUNGO LE COSTE ITALICHE.
IN INVERNO LE TEMPERATURE SUPERFICIALI SONO APPENA SUPERIORI A 14 °C AD
EST E LUNGO LE COSTE ITALICHE , POCO MENO PRESSO LE COSTE SICILIANE ED
A SUD-OVEST.
IN PROFONDITA’ LA TEMPERATURA E’ , IN OGNI EPOCA , INTORNO AI 13.5 ° C.
LA SALINITA’ OSCILLA INTORNO AI 38.5 °/°°.

SARDEGNA :LA SITUAZIONE CHE SI REGISTRA NELLE ACQUE DELLA SARDEGNA


PUO’ ESSERE COSI’ SINTETIZZATA :LE CORRENTI , ABBASTANZA INTENSE NELLE
BOCCHE DI BONIFACIO E NEI CANALI CHE SEPARANO LA COSTA SARDA DALLE ISOLE
ADIACENTI , SEGUONO GENERALMENTE LA DIREZIONE DEL VENTO; I FONDALI SONO
IN PREVALENZA ALTI ANCHE A DISTANZA RAVVICINATA;

LA SALINITA’ VARIA TRA IL 37 ED IL 38 °/°° E LA TEMPERATURA SUPERFICIALE


ASSUME VALORI COMPRESI TRA 14 E 14,5 °C IN INVERNO , TRA 14,5 E 15 °C
IN PRIMAVERA , 22.5 E 23 ° IN ESTATE E 20 E 20,5° C IN AUTUNNO.

SICILIA :LA TEMPERATURA SUPERFICIALE DEL MARE OSCILLA ATTORNO


AI 15 E 15,5° C TRA L’INVERNO E LA PRIMAVERA, 24° IN ESTATE E 22° IN AUTUNNO.
A PROFONDITA’ SUPERIORI AI 200 MT. SI REGISTRA UNA TEMPERATURA COSTANTE DI
13° CIRCA.

LA SALINITA’ VARIA TRA 37,5 DELLA ZONA SUD E 38 °/°° DELLA ZONA NORD.
IN CONDIZIONI METEREOLOGICHE NON PERTURBATE , LE CORRENTI MARINE SONO
DEBOLI E DIRETTE AD OVEST LUNGO LA COSTA ORIENTALE ED A SUD-EST
LUNGO QUELLA SUD-OCCIDENTALE.
CORRENTI DI NOTEVOLE INTENSITA’ SI REGISTRANO INVECE , CON BREVI INTER-
VALLI DI STANCA , NELLO STRETTO DI MESSINA O DIRETTE VERSO IL MARE
104

TIRRENO.

ECOLOGIA ED INQUINAMENTO MARINO

PER L’APNEISTA IN “ ATTIVITA’ “ , FREQUENTARE L’AMBIENTE SUBACQUEO RAP-


PRESENTA UN’OCCASIONE UNICA PER SOTTOLINEARE LA RELAZIONE TRA INDI-
VIDUO ED AMBIENTE , DIMOSTRANDO COSI’ COME L’UOMO SAPPIA “ VIVERE IL
MARE “ SENZA DEGRADARLO O DEGENERARLO , SVILUPPANDO NON SOLO LA CO-
NOSCENZA DI QUESTO AMBIENTE MA PRENDENDO ALTRESI’ COSCIENZA DEI LI-
MITI DI INTERAZIONE CON ESSO .

TUTTI I SUBACQUEI CON LA LORO PRESENZA NEI FONDALI DEL MONDO DOVREBBE-
RO TRASMETTERE QUESTO MESSAGGIO SENSIBILIZZANDO , PER QUANTO LORO
POSSIBILE , AD UN MAGGIOR RIGUARDO E RISPETTO DEL MARE .

La situazione dei mari e degli oceani

L’UOMO HA PER TROPPO TEMPO CONFIDATO CIECAMENTE E IRRAZIONALMENTE


CHE LA NATURA , CON LE SUE FERREE LEGGI , POTESSE TROVARE IN SE’ LA FORZA
DI RIMEDIARE AL TURBAMENTO DELL’EQUILIBRIO DA LUI STESSO CAUSATO CON LA
105

SUA ATTIVITA’.
E’ STATO PARZIALMENTE COSI’ FINTANTOCHE’ I GUASTI DELL’UOMO O GLI INTER-
VENTI SULL’AMBIENTE SONO STATI LIMITATI PER ESTENSIONE E PER OGGETTO.

FINO A QUANDO, CIOE’, LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE PRIMA E QUELLA TECNOLO-


GICA POI , CON IL PROGREDIRE DELLA CONOSCENZA CHIMICA E DELLE MATERIE
PRIME , GRAZIE ALLA STESSA INVENTATE , HANNO EVIDENZIATO LA DIFFICOLTA’ DI
CONTINUARE A FARE AFFIDAMENTO ESCLUSIVO SULLE CAPACITA’ DI AUTODEPURA-
ZIONE DEL MARE .

CI VORRA’ PROBABILMENTE ANCORA UNA GENERAZIONE PRIMA CHE L’UMANITA’


NEL SUO COMPLESSO COMINCI A RENDERSI DEL TUTTO CONTO CHE L’OCEANO NON
E’ ALTRO CHE UN GRANDE LAGO , CHIUSO DA TERRE TUTT’INTORNO .

TUTTAVIA E’ ESSENZIALE FARSI RAGIONE DI CIO’ , PER LA SOPRAVVIVENZA DELLE


FUTURE GENERAZIONI , PERCHE’ NOI DEL XXI ° SECOLO TRATTIAMO ANCORA IL
MARE COME IL POZZO SENZA FINE E SENZA FONDO CHE ERA CREDUTO NEL
MEDIOEVO.

COME I LAGHI E GLI ALTRI CORSI D’ACQUA , INVECE , L’OCEANO E’ VULNERABILE ,


ED ALLA LUNGA POTREBBE ESSERE INFETTATO IRREVERSIBILMENTE DALLO
SCARICO CONTINUO IN ESSO DEI RIFIUTI TOSSICI DELL’UMANITA’ MODERNA.

SPINGIAMO LE CONDOTTE DELLE FOGNE ABBASTANZA AL LARGO PER POMPARE IL


MARCIUME LONTANO DALLA VISTA , SENONCHE’ SPESSO IL GIOCO DELLE CORRENTI
LO RIPORTA A RIVA. PEGGIO : CIO’ CHE RITENIAMO TROPPO PERICOLOSO PER
ESSERE STOCCATO A TERRA , DOVE POTREBBE ESSERE ALMENO TENUTO SOTTO
COSTANTE CONTROLLO TECNICO , LO BUTTIAMO IN MARE LIETI DI NON SAPERNE
PIU’ NIENTE .

DECINE E CENTINAIA DI TONNELLATE DI RIFIUTI ATOMICI E DI GAS BELLICI


OBSOLETI SONO STATI INCAUTAMENTE AFFIDATI ALLE PROFONDITA’ MARINE CON
LA GIUSTIFICAZIONE CHE ERANO MESSI AL SICURO IN CONTENITORI A PROVA DI
ETERNITA’ , E QUESTO E’ STATO FATTO ANCHE IN ACQUE RELATIVAMENTE POCO
PROFONDE .
CONTENITORI TALMENTE ROBUSTI CHE SOLLECITATI IN CONTINUAZIONE DALLE
CORRENTI DI FONDO , VENGONO DA QUESTE PORTATI IN ZONE DIVERSE DA QUELLE
CHE ERANO STATE GIUDICATE IDONEE E SOVENTE SI SPACCANO COL RISULTATO DI
UCCIDERE O INVALIDARE MILIONI DI PESCI ASSIEME A TANTA ALTRA VITA MARINA.

L’ERRATA CONCEZIONE DI UN OCEANO SENZA LIMITI RENDE L’UOMO DELLA STRADA


PIU’ PREOCCUPATO PER LO SMOG CITTADINO CHE PER I RISCHI DI UCCIDERE I MARI.
EPPURE LA PIU’ ALTA DELLE CIMINIERE NON LO E’ SUFFICIENTEMENTE PER
SPEDIRE IL FUMO NOCIVO NELLO SPAZIO ; ESSO GRADUALMENTE RIDISCENDE CON
LA PIOGGIA , CON LA NEVE E COL SEDIMENTO FLUVIALE , FIN NEI MARI .

CON QUESTI IMMENSI AFFLUSSI DI SOSTANZE TOSSICHE , LA VITA SUI CONTINENTI


SAREBBE GIA’ PIU’ CHE VEROSIMILMENTE STATA STERMINATA O QUANTO MENO SE-
VERAMENTE DECIMATA DA MOLTO TEMPO , SE L’OCEANO FOSSE UN’ENTITA’ IMMO-
BILE . LA CAUSA DEL RITARDO , CHE HA AVVANTAGGIATO L’UMANITA’ PER LE
PRIME DECINE D’ANNI DALL’INSORGENZA DEL PROBLEMA , MA CHE HA AGGRAVATO
LA SITUAZIONE PER LE GENERAZIONI A VENIRE , E’ IL BEN NOTO FATTO CHE LE
ACQUE OCEANICHE RUOTANO .

RUOTANO DA ORIENTE A OCCIDENTE , DA NORD A SUD , DAL FONDO ALLA


SUPERFICIE
E VICEVERSA , TRASCINADOSI VIA CON SE’ E DILUENDO LA GRAN PARTE DEGLI INQUI-
NANTI CHE LE ACQUE DOLCI RACCOLGONO SULLA TERRA FERMA E TRASCINANO A
106

MARE . MA NON E’ UNA SITUAZIONE CHE POSSA ESSERE PROTRATTA ALL’INFINITO :


PROPRIO PERCHE’ L’OCEANO E’ SI’ UNO SPAZIO IMMENSO , MA COMUNQUE FINITO.
CI SI RALLEGRA PERCHE’ SI RIESCE AD OTTENERE UN “ BUCATO CHE PIU’ BIANCO
NON SI PUO’ “ E A PRODURRE FRUTTA SEMPRE SENZA “ VERME “ , LASCIANDO AL
TEMPO STESSO CHE DETERSIVI E INSETTICIDI DEFLUISCANO MASSICCIAMENTE FINO
AL MARE.
LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI PRODOTTI CHIMICI SONO MOLECOLE ASSEMBLATE
DALL’UOMO SECONDO MODELLI DA CUI LA NATURA SI ERA TENUTA BEN LONTANA , E
LA LORO TOSSICITA’ QUANDO NON E’ MORTALE E’ MAGARI STERILIZZANTE ; NON
EVAPORANO DISSOLVENDOSI NELL’ATMOSFERA NE’ VENGONO RICICLATI DAGLI
ORGANISMI , MA AUMENTANO IN NUMERO E QUANTITA’ MINACCIANDO LA CONSER-
VAZIONE DELL’AMBIENTE MARINO .

IN LINEA DI MASSIMA QUATTRO SONO LE SORGENTI PRINCIPALI DI POLLUZIONE


GENERALE E MARINA : URBANA , CHIMICA , INDUSTRIALE , RADIOTTIVA.

INQUINAMENTO URBANO

L’INQ UI
NAMENTO URBANO DETERMINA ESSENZIALMENTE L’AUMENTO DELLA SOSTANZA
ORGANICA PRESENTE NEL MARE POCO PROFONDO , NEI PRESSI DELLE CITTA’ E
DEGLI SCARICHI , CONSUMO D’OSSIGENO , A VOLTE CONDIZIONI DI PU-
TREFAZIONE E PIU’ SPESSO CONDIZIONI DI “ EUTROFIZZAZIONE “.
CERTE SOSTANZE INQUINANTI POSSONO CONFERIRE SAPORE E ODORE SGRADEVOLE
ALL’ACQUA E A VOLTE ALLA CARNE DEI PESCI ED ALTRI ORGANISMI COMMESTIBILI.

L’INQUINAMENTO ORGANICO TIPICAMENTE DOMESTICO E’ QUELLO DATO DAL


LIQUAME NON TRATTATO CHE ARRIVA DIRETTAMENTE IN MARE DALLE CITTA’
RIVIERASCHE . NEL LIQUAME CHE CONTIENE SPESSO FECI ANCORA INTATTE O
PEGGIO ANCORA TRITATE DA SPECIALI MACCHINE CHE SPAPPOLANO LA SOSTANZA
INQUINANTE RENDENDOLA INVISIBILE E PERTANTO PIU’ PERICOLOSA , SI POSSONO
TROVARE NUMEROSI GERMI PATOGENI , PRIMI FRA TUTTI LE SALMONELLE , LO
STREPTOCOCCO FECALE , I BATTERI DELLA DISSENTERIA BATTERICA E DEL COLERA
E I VIRUS DELL’EPATITE VIRALE.

QUESTI GERMI NON AGISCONO SEMPRE SUI BAGNANTI , MA RAPPRESENTANO


COMUNQUE UN PERICOLO SOPRATTUTTO PER I VECCHI ED I BAMBINI CHE SONO I
PIU’ VULNERABILI . VICINO AGLI ABITATI SI POSSONO INOLTRE OSSERVARE RIFIUTI
DI OGNI GENERE E SOPRATTUTTO CONTENITORI DI PLASTICA CHE HANNO INVASO IL
MERCATO E CHE SONO QUASI SEMPRE NON BIODEGRADABILI.
107

IL FLAGELLO DEI DETERSIIVI

I DETERSIVI DETERMINANO ABBASSAMENTO DELLA TENSIONE SUPERFICIALE DELLA


ACQUA CON TURBAMENTI PER GLI SCAMBI GASSOSI ARIA-ACQUA , CON MORIE
ACUTE DELLA VITA LEGATA AL FILM DI SUPERFICIE ( PLANCTON ECC. ) ; ALCUNI POI
HANNO TOSSICITA’ DIRETTA PER I PESCI .
I DETERSIVI MAGGIORMENTE SOTTO ACCUSA SONO I DETERSIVI NON BIODEGRADA-
BILI , CHE NON POSSONO CIOE’ ESSERE “ DIGERITI “ DA BATTERI O COMUNQUE DA
ORGANISMI .
I DETERSIVI BIODEGRADABILI QUALI IL SALE SODICO DELL’ACIDO TRIGLICOLAMICO
PROVOCANO INVECE PIU’ O MENO COLLATERALMENTE I FENOMENI DI EUTROFIZZA-
ZIONE .

INQUINAMENTO INDUSTRIALE

NON C’E’ PRATICAMENTE UN TIPO D’INDUSTRIA CHE NON CONTRIBUISCA IN


QUALCHE MANIERA ALL’INQUINAMENTO MARINO .

L’ INDUSTRIA CHIMICA ,AD ESEMPIO , ELIMINA CLORO , AMMONIACA , ANIDRIDI ,


SOLFATI SOLFURI , CLORURI , ACIDI FORTI ECC. IN VARIA MISURA TUTTI DANNOSI
AGLI ORGANISMI.
L’INDUSTRIA METALLURGICA SCARICA ACIDO SOLFORICO , SALI METALLICI ,
AMMONIACA , PURE DANNOSISSIMI PER LA VITA .

DISTILLERIE , ZUCCHERIFICI E FABBRICHE DI BIRRA ELIMINANO SOSTANZE ORGANI-


CHE CHE IN GENERE SI LIMITANO A DETERMINARE PRIVAZIONE DI OSSIGENO .

CEMENTIFICI , CAVE E MINIERE ELIMINANO DELLE POLVERI INERTI CHE POSSONO


DANNEGGIARE GLI ANIMALI , SOPRATTUTTO RIVESTENDO SUPERFICI RESPIRATORIE.

L’INDUSTRIA PETROLCHIMICA ELIMINA IDROCARBURI TRA CUI ALCUNI CANCERO-


GENI .
LE INDUSTRIE DI TESSILI E DI FIBRE SINTETICHE ELIMINANO ALCOL , ANIDRIDI ,
ACIDI E IDRATI , TUTTI PIU’ O MENO DANNOSI ALLA FAUNA MARINA .
L’ACIDO LATTICO ELIMINATO DALL’INDUSTRIA LATTIERO-CASEARIA , SE NON E’
MOLTO DILUITO E’ MOLTO TOSSICO PER I PESCI .

ELEMENTI NOCIVI SONO ANCHE IL PIOMBO, IL FERRO , L’ARSENICO , IL CADMIO, IL


MANGANESE , IL MERCURIO , IL CROMO , LO ZINCO ED I LORO RELATIVI SALI ,
SPESSO INSOLUBILI E PERTANTO MOLTO STABILI , CHE SI DEPOSITANO SUL FONDO
MA DA CUI POSSONO ENTRARE IN QUALCHE MODO NEGLI ORGANISMI MARINI ,
MAGARI A PARTIRE DAI PIU’ PICCOLI DI QUESTI ( ALGHE E BATTERI ).

INQUINAMENTO DI IDROCARBURI

GLI IDROCARBURI COSTITUISCONO


UNA DELLE FONTI PRINCIPALI DI
POLLUZIONE
MARINA. MOLTI IDROCARBURI SONO
CANCEROGENI E PERTANTO
L’INQUINAMENTO
DA QUESTE SOSTANZE E’ UNO DEI PIU’
PERICOLOSI .

GLI IDROCARBURI OGGI SONO


PRESENTI NEI MARI DI TUTTO IL
108

MONDO , A SECONDA DELLA LORO NATURA E ORIGINE HANNO EFFETTI MOLTO


DIVERSI SUI DIVERSI ORGANISMI .

MOLLUSCHI , PESCI E SOPRATTUTTO I CETACEI NE SONO I PIU’ COLPITI .

PARTICOLARMENTE GRAVI SONO GLI INQUINAMENTI MARINI CHE SEGUONO AD UNA


COLLISIONE O COMUNQUE AD UN’AVARIA DI UNA PETROLIERA , CON CONSEGUENTE
FUGA MASSICCIA DI GREGGIO O DI PETROLIO .
IMPORTANTE AI FINI DELLA POLLU- ZIONE MARINA DI IDROCARBURI E’ LA PULIZIA
DELLE TANCHE DELLE PETROLIERE .

GUAIO AGGIUNTIVO DELL’INQUINAMENTO PETROLIFERO IN MARE E’ CHE QUESTI


OLI , OLTRE ALLA LORO TOSSICITA’ SPECIFICA , ATTRAGGONO ALTRI PRODOTTI
CHIMICI ASSORBENDOLI E CONCENTRANDOLI IN SE’ , SPECIALMENTE I VARI TIPI DI
PESTICIDI .

INQUINAMENTO DA DDT E DA PCB ( bifenilpoliclorinato )

ANCHE L’AGRICOLTURA , A PARTIRE DALLA SECONDA META’ DEL XX° SECOLO , E’


DIVENTATA FONTE DI SERI E PERICOLOSI INQUINAMENTI DEL MARE , PER IL COSTAN-
TE INCREMENTO DELLE SOSTANZE CHIMICHE IMPIEGATE COME FERTILIZZANTI ,
INSETTICIDI , ERBICIDI O IN UNA SOLA PAROLA “ BIOCIDI “ .

I FERTILIZZANTI , DETERMINANO EUTROFIZZAZIONE , MENTRE PER I PESCI SONO PE-


RICOLOSI SOLO I COMPOSTI DI AMMONIO .

INQUINAMENTO RADIOATTIVO

L’INQUINAMENTO RADIOATTIVO E’ DETERMINATO DALLA RADIOATTIVITA’


ARTIFICIALE CHE , INIZIATA NEL 1945 CON L’ESPLOSIONE A FINI BELLICI DELLA
BOMBA ATOMICA IN GIAPPONE , SI E’ DIFFUSA SEMPRE PIU’ ED E’ DESTINATA AD AU-
MENTARE .
QUESTO INQUINAMENTO E’ MOLTO PIU’ PERICOLOSO DI TUTTI GLI ALTRI PERCHE’
LE DOSI DI RADIOATTIVITA’ CUI E’ SOTTOPOSTO UN DATO ORGANISMO , UOMO COM-
PRESO , SI SOMMANO ED I LORO EFFETTI SI MANIFESTANO , OLTRE CHE SULL’INDIVI-
DUO STESSO , ANCHE SULLA SUA DISCENDENZA , CON EFFETTI DEVASTANTI.

L’ORIGINE DELLE RADIAZIONI ARTIFICIALI E’ DOVUTA IN PARTE ALLE ESPLOSIONI


TERMONUCLEARI O ATOMICHE E IN PARTE ALL’ALLONTANAMENTO DEI RIFIUTI RA-
DIOATTIVI DELLE INDUSTRIE NUCLEARI.

GLI ORGANISMI MARINI , UNA VOLTA CHE HANNO ACCUMULATO NELLE LORO
CELLULE I RADIONUCLIDI, MODIFICANO LA DISTRIBUZIONE DI QUESTI NEL MARE :
DOPO LA MORTE ESSI CADONO SUL FONDO E VI DEPOSITANO GLI ISOTOPI RADIOAT-
TIVI . IN VITA ALCUNI DI ESSI COMPIONO DELLE GRANDI MIGRAZIONI SIA VERTICALI
CHE ORIZZONTALI SI’ DA TRASPORTARE RADIONUCLIDI DA UN’AREA CONTAMINATA
AD UNA ANCORA NON CONTAMINATA . TUTTI NE POSSONO RIMANERE CONTAMINATI
COMPRESI I CROSTACEI , I MOLLUSCHI , E I CETACEI .

ANCHE UN BELLISSIMO BIVALVE DEL MEDITERRANEO, LA PINNA NOBILIS, ACCUMU-


LA MANGANESE RADIOATTIVO .
109

PROBLEMA CHE TOCCA MOLTO DA VICINO L’INQUINAMENTO RADIOATTIVO DEL


MARE E’ INFINE QUELLO DELLO SMALTIMENTO DELLE SCORIE RADIOATTIVE DEGLI
IMPIANTI NUCLEARI : IN GENERE QUESTE SCORIE VENGONO AFFONDATE IN MARE.
SI TRATTA DI MATERIALE AD ALTA RADIOATTIVITA’, COSTITUITO PARTE DA SCORIE
DI MINIERA, RESIDUO DELL’ESTRAZIONE DELL’URANIO, PARTE DI SOSTANZE DERIVA-
TE DAI MATERIALI METALLICI DELLE INSTALLAZIONI CHE , DOPO ESSERE VENUTI A
CONTATTO COL FLUSSO NEUTRONICO , SONO DIVENTATI RADIOATTIVI.

SI PENSA CHE COL TEMPO QUESTI MATERIALI POTREBBERO RICOMPARIRE ALLA


SUPERFICIE CON EFFETTI SULLA VITA PELAGICA IMPREVEDIBILI.

°°°°°

GINNASTICA RESPIRATORIA

IN ATLETI PIU’ DOTATI E DURANTE SFORZI PARTICOLARMENTE IMPEGNATIVI , LA


VENTILAZIONE POLMONARE PUO’ AUMENTARE DI 25 VOLTE , SINO A 150 LITRI AL
MINUTO .
E’ FACILE IMMAGINARE QUANTO IL DIAFRAMMA , E TUTTI I MUSCOLI ACCESSORI
SIANO SOLLECITATI.
NON E’ CERTO IL CASO DI UN ATLETA APNEISTA , ALMENO DURANTE LA SUA ATTI-
VITA’ SPECIFICA , IN CONSIDERAZIONE ANCHE DELLO SPIRITO DELL’APNEA CHE ,
SECONDO LE PIU’ MODERNE INTERPRETAZIONI E’ CERTAMENTE UNO SPORT MEN-
TALE E NON DI FORZA. MA UNA PREPARAZIONE ATLETICA ED UN BUON STATO DI
FORMA FISICA GENERALE NON POSSONO CHE MIGLIORARE IL RENDIMENTO ED
OTTIMIZZARE I RISULTATI .
OGNI APNEISTA DOVREBBE SEGUIRE UN PROGRAMMA D’ALLENAMENTO IN SENSO
GENERALE E SPECIFICO.
I MUSCOLI RESPIRATORI SONO CERTAMENTE TRA I GRUPPI DI MUSCOLI PIU’ “ IMPE-
GNATI “ NELLA PRATICA DELL’APNEA E PERTANTO UNA GINNASTICA SPECIFICA E
MIRATA , CON OPPORTUNE TABELLE E PERIODIZZAZIONI , NON PUO’CHE FACILITARE
E MIGLIORARE LE PRESTAZIONI .

I MUSCOLI DEPUTATI ALLA RESPIRAZIONE , APPARTENENTI AI VARI DISTRETTI E


PIU’ O MENO DIRETTAMENTE COINVOLTI , SONO UNA DOZZINA MA TRA QUESTI, TRE
SONO QUELLI PIU’ IMPEGNATI :

A) IL DIAFRAMMA : E’ IL MUSCOLO PIU’ RESISTENTE DEL CORPO UMANO DOPO IL


110

CUORE. ESSO MIGLIORA LA SUA CAPACITA’ DI RESISTENZA CON L’ALLENAMEN-


TO MA NON PIU’ DEL 20 – 30 % PERCHE’ E’ GIA’ BEN DOTATO NATURALMENTE.

B ) GLI INTERCOSTALI INTERNI ED ESTERNI E GLI ADDOMINALI : DIVENTANO PIU’


ATTIVI E MIGLIORANO LA LORO CAPACITA’ DI RESISTENZA CON UN ALLENAMEN-
TO INTENSIVO.

ATTRAVERSO UNA SERIE DI ESERCIZI SPECIFICI SI POTRA’ ALLENARE IL DIAFRAMMA


ED I MUSCOLI RESPIRATORI ACCESSORI , PER ACCRESCERE LA GABBIA TORACICA E
SFRUTTARE AL MASSIMO LA PROPRIA POTENZIALITA’ RESPIRATORIA.

Esercizio 1 : Espandiamo la gabbia toracica

A - Teniamo le braccia piegate ad angolo retto con il palmo delle mani appoggiato
al torace all’altezza della bocca dello stomaco. Inspiriamo profondamente dal
naso portando gli avambracci verso l’esterno mantenendo i gomiti aderenti al
corpo.

B - Espiriamo lentamente riportando le braccia alla posizione di partenza. Ripetia-


mo l’esercizio 5 volte .

Esercizio 2 : Utilizziamo i nostri apici polmonari

A – Partiamo con le mani dietro la nuca e i gomiti rivolti in avanti all’altezza delle
spalle . Inspiriamo profondamente dal naso spingendo lentamente ed in modo
continuo i gomiti indietro sino a raggiungere l’apertura massima della gabbia
toracica.

B – Espiriamo lentamente riportando le braccia alla posizione di partenza . Ripetia-


111

mo l’esercizio 5 volte .

Esercizio 3 : Mobilizziamo la gabbia toracica

A – In piedi , gambe leggermente divaricate , braccia flesse in avanti con le dita delle
mani intrecciate all’altezza dell’ombelico .Inspiriamo profondamente dal naso por-
tando le braccia in alto fino a congiungere le mani all’altezza della fronte .

B - Espiriamo lentamente riportando le braccia alla posizione di partenza . Ripetiamo


l’esercizio 5 volte .

Esercizio 4 : Rafforziamo il diaframma - 1

A - Mettiamoci in quadrupedia e inspiriamo profondamente dal naso.

B - Espiriamo lentamente portando le braccia in avanti e abbassando il petto verso il


pavimento. Manteniamo la posizione per circa 20 secondi , inspirando ed espirando
regolarmente . Ritorniamo quindi nella posizione di partenza . Ripetiamo l’esercizio
5 volte .

Esercizio 5 : Rafforziamo il diaframma - 2


112

A - Dalla posizione seduta con la schiena incurvata leggermente in avanti , incrociamo le


braccia sul petto e inspiriamo profondamente dal naso .

B – Espiriamo dalla bocca cercando di emettere tutta l’aria che abbiamo nei polmoni il più
velocemente possibile , portando di slancio i gomiti indietro e la schiena in posizione
diritta . Ripetiamo l’esercizio 5 volte .

Esercizio 6 : Rafforziamo il diaframma - 3

A - Dalla posizione supina inspiriamo profondamente portando le braccia in fuori

B - Ci portiamo alla posizione di seduti a ginocchia flesse espirando velocemente.


Ripetiamo l’esercizio 5 volte .

Esercizio 7 : Rafforziamo il diaframma - 4


113

A - Posizione supina , ginocchia flesse , braccia piegate con le mani sull’addome. Concen-
trarsi su di esso , espanderlo e retrarlo per 4-5 volte velocemente , sia dopo un’ins-
pirazione che dopo un’espirazione .

B - Dopo l’esercizio respirare normalmente . Ripetere 5 volte.

Esercizio 8 : Rafforziamo il diaframma - 5

A – Posizione seduta , gambe divaricate ( 40 cm ) , capo


reclinato , mani a metà delle cosce con le punte rivolte
all’interno . Rilassare i muscoli addominali , sollevare e
por tare in avanti le spalle , espirare con forza
contraendo
la colonna vertebrale e contro le costole , in modo da
creare una “ depressione “ causata dal sollevamento del
diaframma .

Rimanere in questa posizione inizialmente per 5 secondi ed aumentare


successivamente .

B - Prima di inspirare rilassare progressivamente i muscoli addominali contratti , raddriz-


zare la colonna e quindi riprendere la respirazione lentamente. Ripetere l ’esercizio 5
volte.

-L’ adipe che comprime il torace rappresenta un ostacolo alla più


completa dilatazione polmonare così come l’adipe diffusa all’addome
rappresenta un ostacolo alla più completa escursione diaframmatica.

-In età più avanzata la capacità polmonare totale e la ventilazione


massima restano per lo più stabili mentre si ha un aumento del vo-
lume residuo rispetto alla capacità polmonare totale . In pratica ,
del volume polmonare ne viene utilizzata una quota inferiore durante
la ventilazione probabilmente per perdita di elasticità dei muscoli
respiratori .
114

ESEMPI DI ESERCITAZIONI SETTIMANALI

Proposte di allenamento per praticanti attività subacquee

L’ALLENAMENTO VIENE SUDDIVISO IN QUATTRO PERIODI DI CIRCA DUE MESI L’UNO,


DI CUI I PRIMI DUE SONO DI CONDIZIONAMENTO GENERALE , MENTRE GLI ALTRI DUE
DI PREPARAZIONE SPECIFICA .

SONO CONSIGLIABILI ALMENO TRE SEDUTE SETTIMANALI IN TUTTI E TRE I CICLI ,


SIA IN PISCINA CHE PER LA PREPARAZIONE FISICA.

AL TERMINE DI OGNI SEDUTA DI ALLENAMENTO EFFETTUARE ALMENO 5 - 10 MINUTI


DI ESERCIZI DI STRETCHING PER I VARI DISTRETTI MUSCOLARI ED ARTICOLARI.

1° Periodo PISCINA
2 sedute 10’ nuoto lungo e lento a s.l. e/o rana
15’ nuoto pinnato a velocità lenta con tavoletta , maschera ed areatore
115

10 x 25 mt in apnea a velocità lenta con 10 atti respiratori tra le ripetizioni.


5’ di nuoto sciolto allo stile preferito
1 seduta 10’ nuoto lungo e lento a s.l. o rana
15’ nuoto pinnato a velocità lenta con tavoletta , maschera ed areatore
12 x 25 mt in apnea a velocità lenta con 8 atti respiratori tra le ripetizioni
5’ di nuoto sciolto allo stile preferito
1° Periodo PALESTRA
2 sedute 6 serie con carico che permetta almeno 12-14 ripetizioni avvicinandosi alla soglia di
esaurimento ( * )
-arti inferiori
-arti superiori
1 seduta 6 serie con carico che permetta almeno 12- 4 ripetizioni avvicinandosi alla soglia di
esaurimento ( * )
-addominali
-lombari
-dorsali
-pettorali
1° Periodo CORSA
2 sedute Corsa lunga e lenta per 20 minuti ( frequenza cardiaca a circa 130/140 al minuto)
1 seduta Corsa sostenuta per 15 minuti ( frequenza cardiaca a circa 130 / 140 al minuto )

( * ) Esaurimento : massimo numero possibile di ripetizioni in una serie ;


n.b.: il recupero tra le serie deve essere completo ( 2, 1/2 - 3 minuti )

2° Periodo PISCINA
2 Sedute 10’ Nuoto lungo e lento a s.l. e/o rana
5’ solo gambe con tavoletta e solo maschera ( 5 secondi in apnea / 10 secondi
di respirazione normale )
15’ nuoto pinnato a velocità lenta con tavoletta , maschera ed areatore
10 x 25 mt in apnea a velocità lenta con 8 atti respiratori tra le ripetizioni
5’ nuoto sciolto allo stile preferito

1 Seduta 5’ Nuoto lungo e lento a s.l. e/o rana


5’ solo gambe con tavoletta e solo maschera ( 5 secondi in apnea / 10 secondi
di respirazione normale )
10’ + 10’ di nuoto pinnato a velocità sostenuta con tavoletta, maschera ed areatore
( 3’ minuti di pausa tra le 2 serie )
15 x 25 mt in apnea a velocità lenta con 7 atti respiratori tra le ripetizioni
5’ di nuoto sciolto allo stile preferito
2° Periodo PALESTRA
2 Sedute 6 serie con carico che permetta almeno 8 ripetizioni ad esaurimento ( * )
- arti inferiori
- arti superiori

! Seduta 6 serie con carico che permetta almeno 8 ripetizioni ad esaurimento ( * )


- addominali
- lombari
- dorsali
116

- pettorali
2° Periodo CORSA
2 Sedute Corsa fartlek ( corsa con variazione di pendio oppure variazione di ritmo ) per 30’
( frequenza cardiaca a circa 140 al minuto )

1 Seduta 2 x 15’ di corsa sostenuta con 5’ di pausa attiva tra le ripetizioni ( frequenza
cardiaca a circa 170 al minuto )

( * ) Esaurimento : massimo numero possibile di ripetizioni in una serie ;


N.B. il recupero tra le serie deve essere completo ( 2, 1/2 - 3 minuti )

3° Periodo PISCINA
2 Sedute 10’ nuoto lungo e lento a s.l. ( 2’ di pausa )
5’ solo gambe con tavoletta e solo maschera ( 6 secondi in apnea / 12 secondi di
respirazione normale )
10’ nuoto pinnato a velocità sostenuta con tavoletta , maschera ed areatore (2’
pausa)
5’ delfinetto a velocità lenta con maschera , pinne ed areatore ( * ) ( 2’ pausa )
12 x 25 mt in apnea con pinne a velocità lenta con 7 atti respiratori tra le ripe-
tizioni
5’ nuoto sciolto allo stile preferito
1 Seduta 5’ nuoto lungo e lento a s.l. ( 1’.30” di pausa )
5’ solo gambe con tavoletta e solo maschera ( 6 secondi in apnea / 12 secondi di
respirazione normale )
10’ nuoto pinnato a velocità sostenuta con tavoletta , maschera ed areatore .
5’ delfinetto a velocità lenta con maschera , pinne ed areatore ( * )
15 x 25 mt in apnea con pinne a velocità lenta con 7 atti respiratori tra le ripe-
tizioni , con lo “ stop and go “ di 5 secondi ( * )
5’ di nuoto sciolto allo stile preferito
3° Periodo PALESTRA
3 Sedute Circuit Training composto da un lavoro di 10 ripetizioni eseguite velocemente per
distretto muscolare al 50% del carico .
Sono previsti 6 giri di lavoro con 2’ di pausa tra un giro e l’altro

3° Periodo CORSA
117

1Seduta Corsa lunga e lenta per 40’


2 Sedute 10’ di corsa lenta
6 scatti da 30” con 1’.30” di pausa attiva tra gli scambi effettuando un lavoro di
controllo degli atti respiratori
10’ di corsa lenta

( * ) Delfinetto : e’ un esercizio che prevede percorsi alternati tra superficie ed immersione , esempio :
8 mt di nuoto pinnato e 8 mt di immersione e cosi’ di seguito , senza forzare la
respirazione.
( * ) Stop and go : e’ una pausa subacquea a circa metà del percorso previsto .

** DURANTE IL PERIODO DI PREPARAZIONE GENERALE E’ POSSIBILE SOSTITUIRE


L’ALLENAMENTO DELLA CORSA CON QUELLO EFFETTUATO IN BICICLETTA.

I PERIODI SARANNO COMUNQUE TRE IMPOSTATI NEL MODO SEGUENTE :

1° PERIODO : 3 SEDUTE DA UN’ ORA .


SOLO PIANURA E RAPPORTI MOLTO CORTI .

2° PERIODO : 3 SEDUTE DA UN’ ORA E MEZZO .


PERCORSI MISTI UTILIZZANDO RAPPORTI MEDI .

3° PERIODO : 3 SEDUTE DA DUE ORE .


PERCORSI MISTI CON RAPPORTI LUNGHI .

** 20 MINUTI DI CORSA = UN’ ORA DI BICICLETTA

4 ° Periodo PISCINA
2 Sedute 5’ nuoto lungo e lento a s.l.
5’ nuoto pinnato con tavoletta , maschera ed areatore ( 2’ pausa )
5’ delfinetto a velocità lenta con maschera , pinne ed areatore ( 2’ pausa )
10 x 25 mt in apnea con pinne a velocità lenta , con 7 atti respiratori tra le ripe-
tizioni , con “ stop and go “ di 7 secondi
5 x 50 mt in apnea con pinne , a velocità lenta con 2’ di atti respiratori tra le
ripetizioni .
5’ nuoto sciolto allo stile preferito
2 Sedute 10’ di ventilazione preparatoria all’apnea statica , a “ secco “o in acqua .
Serie di apnee nelle quali il tempo di apnea sarà costante e diminuirà il tempo di
recupero , esempio : 2’ 15” di apnea costante e tempo di recupero decrescente da
3’ a 2, 45” , 2’, 30” , 2’, 15” , 2’, 00
Serie di apnee nelle quali il tempo di apnea aumenterà e sarà costante il tempo di
recupero , esempio : tempo di recupero 2’,15” e tempo di apnea crescente da
2’ a 3’.

OGNI ATLETA POTRA’ SEGUIRE PROGRAMMI D’ALLENAMENTO PERSONALIZZATI


PER L’APNEA STATICA O DINAMICA TENENDO SEMPRE PRESENTI ALCUNE REGOLE :

-NON FORZARE MAI LE APNEE


118

- ALLENARSI SEMPRE CON UN COMPAGNO

- PRIMA DEGLI ESERCIZI DI APNEA STATICA NON NUOTARE NE’ EFFETTUARE APNEE
DINAMICHE . (.. SI ALTERA IL BATTITO CARDIACO E LA PRESSIONE ARTERIOSA )

- FARE USO DI BODY O DI UNA MUTA NELLE SEDUTE DI ALLENAMENTO ALL’APNEA


STATICA ( ..IL FREDDO LIMITA LE PRESTAZIONI )

- RIDURRE IL RITMO DI PINNEGGIATA NELLE PARTI FINALI DEI PERCORSI .

- POSSIBILMENTE FARE USO DI UN CARDIOFREQUENZIMETRO DURANTE GLI


ALLENAMENTI DI CORSA O IN PISCINA .

- ANNOTARE SU APPOSITE TABELLE I PROPRI ALLENAMENTI CON I TEMPI , LE


FREQUENZE CARDIACHE E PERIODIZZAZIONI .

°°°°°

ALCUNE PROPOSTE DI ESERCIZI ALTERNATIVI DA ESEGUIRE IN PISCINA

GINNASTICA IN ACQUA

IN PISCINA SI POSSONO FARE ANCHE GLI ESERCIZI DA PALESTRA CON INDUBBI


VANTAGGI.
IN ACQUA SI PESA MENO CHE ALL’ASCIUTTO , CIOE’ SI RISENTE IN MISURA MINORE
DELLA FORZA DI GRAVITA’ : QUANDO UN CORPO E’ COMPLETAMENTE IMMERSO
PERDE CIRCA IL 90% DEL PROPRIO PESO ; QUESTO E’ VANTAGGIOSO IN TERMINI
PRATICI : SE PER ESEMPIO SI SALTA O SI CORRE , I CONTRACCOLPI O I SOVRACCA-
RICHI SU SCHIENA E ARTICOLAZIONI SONO NOTEVOLMENTE RIDOTTI.
NON SOLO . LA RIDOTTA FORZA DI GRAVITA’ MANTIENE PIU’ BASSA LA FREQUENZA
CARDIACA , IL CHE SIGNIFICA NON METTERE SOTTO STRESS NEPPURE IL SISTEMA
CARDIOVASCOLARE .
SE L’ESERCIZIO IN ACQUA E’ PIU’ SICURO , QUESTO NON SIGNIFICA CHE SIA MENO
FATICOSO. AL CONTRARIO: SI LAVORA DI PIU’ PERCHE’ SI INCONTRA UNA RESISTEN-
ZA 12 VOLTE SUPERIORE A QUELLA DELL’ARIA . INOLTRE , QUANDO CI SI MUOVE
NELL’ACQUA , CI SI ALLENA NON SOLO NELLA FASE DI CONTRAZIONE MUSCOLARE
MA ANCHE NELLA FASE DI RITORNO ALLA POSIZIONE DI PARTENZA .
LA RESISTENZA CHE SI INCONTRA AUMENTA SE CI SI MUOVE PIU’ VELOCEMENTE .

IN ACQUA SI OTTIENE UNA DOPPIA AZIONE TONIFICANTE MA SI CONSUMA UNA


DOPPIA QUANTITA’ DI CALORIE .

WATER GAG ( gambe – addominali – glutei )


119

1 ) AL PASSO E DI CORSA PER PREPARARE CUORE E MUSCOLI .

CORRERE PRIMA PIANO E POI VIA VIA PIU’ VELOCEMENTE , PER 5 MINUTI ; UNA
VOLTA RAGGIUNTO UN BUON STATO DI FORMA , AGGIUNGERE UNO SPRINT , CIOE’
UNO SCATTO PIU’ VELOCE DELLA DURATA DI 30 SECONDI .

RIPETERE 4 VOLTE , POI RALLENTARE FINO A CAMMINARE IN MODO DA


RECUPERARE
IL FIATO .

2 ) IN ACQUA PIU’ PROFONDA PER ESEGUIRE IN MOVIMENTO GLI ESERCIZI PER GLI
ADDOMINALI .

- SUL DORSO FLETTERE E DISTENDERE LE GINOCCHIA AVANTI E INDIETRO , I PIEDI


MANTENUTI A MARTELLO . 5 MINUTI (fig. 1 )

fig. 1 fig. 2
- ASSUMERE LA POSIZIONE DI UN REMATORE DI CANOTTAGGIO E , TENENDO GLI
ADDOMINALI COSTANTEMENTE CONTRATTI , DISTENDERE LE GAMBE UNITE CON
PIEDE A MARTELLO .
LE BRACCIA COMPIONO LE REMATE A “ RANA “ PORTANDO ACQUA ALLE ASCELLE .
5 MINUTI . fig. 2 ( 3 MINUTI DI PAUSA E RIPETERE ENTRAMBI GLI ESERCIZI )

3 ) ESERCIZI PER I GLUTEI

-PIEGARE IL GINOCCHIO SINISTRO IN ALTO E AVANTI CON SLANCIO E DISTENSIONE


DELLA GAMBA . 5 MINUTI (fig.3 )

fig. 3
fig. 4

-PORTARE IL TALLONE DESTRO E POI QUELLO SINISTRO VERSO I GLUTEI . 5 MINUTI.


Fig. 4 ( 3 MINUTI DI PAUSA E RIPETERE ENTRAMBI GLI ESERCIZI ) .

4 ) 5 MINUTI DI NUOTO LENTO E SCIOLTO ALLO STILE PREFERITO PER


DEFATIGAMENTO
120

°°°°°°°

GLI INCIDENTI DELL’APNEISTA

LA SINCOPE ANOSSICA

E’ IL PIU’ RISCHIOSO INCIDENTE DELL’APNEISTA . NELLA QUASI TOTALITA’ DEI CASI


E’ CONSEGUENZA DI UN’APNEA PROLUNGATA .
E’ CAUSATA DALLA BRUSCA DIMINUZIONE DELLA PpO 2 E SI HA SOPRATTUTTO
DURANTE LA RISALITA DEL SUB IN SUPERFICIE ED AVVIENE QUINDI PER LO PIU’
NEGLI ULTIMI 5 METRI .
IL PIU’ DELLA VOLTE E’ DETERMINATA DA ERRORI DI VALUTAZIONE E DAL NON
RISPETTO DELLE REGOLE BASILARI .

QUANDO L’APNEISTA SCENDE IN PROFONDITA’ DOPO AVER EFFETTUATO UNA LUNGA


INSPIRAZIONE , LE PRESSIONI PARZIALI DEI GAS TENDERANNO AD AUMENTARE A LI-
VELLO DEGLI ALVEOLI POLMONARI PER EFFETTO DELL’AUMENTATA PRESSIONE
AMBIENTALE . PER LA NOTA LEGGE DI DALTON SECONDO CUI OGNI SINGOLO COM-
PONENTE DI UNA MISCELA GASSOSA SI COMPORTA IN MODO DEL TUTTO INDIPEN-
DENTE DAGLI ALTRI , ANCHE LA PpO 2 IN IMMERSIONE AUMENTERA’ CON L’AUMEN-
TARE DELLA PROFONDITA’ , AGEVOLANDO GLI SCAMBI GASSOSI E CAUSANDO
QUELLA SENSAZIONE DI “ BENESSERE “ CHE L’APNEISTA AVVERTE IN PROFONDITA’ .

DAL MOMENTO CHE L’O2 VERRA’ UTILIZZATO DALL’ORGANISMO PER IL RIFORNI -


MENTO ENERGETICO DI TUTTE LE CELLULE , UNA CERTA QUANTITA’ DI ESSO VIENE
OVVIAMENTE CONSUMATA .
LA PpO2 SI RIDURRA’ PROPORZIONALMENTE E SE GIUNGERA’ A VALORI AL DI SOTTO
DI 30 mm Hg , L’ORGANISMO REAGIRA’ ATTUANDO UN MECCANISMO DI DIFESA , DI
FRONTE ALLA CRESCENTE IPOSSIA , CHE E’ LA SINCOPE ANOSSICA .
121

TALE QUADRO CLINICO, A VOLTE DRAMMATICO , ALTRO NON E’ CHE UN TENTATIVO


ESTREMO DELL’ORGANISMO DI PROTEGGERE LA FUNZIONALITA’ DEI PROPRI ORGA-
NI VITALI ( .. IL CERVELLO PRIMO FRA TUTTI ) , CERCANDO DI CONTENERE I CONSU-
MI AL MASSIMO E SOPRATTUTTO RIDURRE QUELLI LEGATI ALL’ATTIVITA’ MUSCO -
LARE .

SECONDO ALCUNI STUDIOSI QUESTO PERIODO DI “ SALVAGUARDIA “ E’ VARIABILE


TRA I 5 E GLI 8 MINUTI ( .. MA IN CONDIZIONI ESTREME DI ACQUE FREDDE E’
ARRIVATO ANCHE A 20 MINUTI ! ) .
SE IL SOGGETTO SINCOPATO AVRA’ LA POSSIBILITA’ DI RESPIRARE ADEGUATAMEN-
TE ,COSA DI SOLITO POSSIBILE CON LA SOLA EMERSIONE DELLA TESTA DALL’ACQUA
O NEI CASI PIU’ GRAVI CON LE MANOVRE DI RIANIMAZIONE CARDIO-POLMONARE ,
SI AVRA’ IL RECUPERO IMMEDIATO E TOTALE.

LA SINCOPE ANOSSICA E’ UN QUADRO CLINICO REVERSIBILE QUANDO SI E’ IN GRADO


DI INTEVENIRE IN TEMPI SUFFICIENTEMENTE RAPIDI ; QUALORA CIO’ NON FOSSE
POSSIBILE , IL FATTO DI TROVARSI IMMERSI IN ACQUA RAPPRESENTA LA COMPLI-
CAZIONE E QUINDI DETERMINANTE DELL’EVOLUZIONE SFAVOREVOLE DEL QUADRO
STESSO .

DECORSO IL PRIMO PERIODO ( 5 – 8 MINUTI ) SE NON E’ RIPRESA L’ATTIVITA’ RESPI-


RATORIA , L’ANOSSIA CEREBRALE PORTERA’ AD UN TENTATIVO ESTREMO DI
COMPIERE UN ATTO RESPIRATORIO CON CONSEGUENTE FORZATURA DELLO
SPASMO DELLA GLOTTIDE E CONSEGUENTE ENTRATA DI ACQUA NEI POLMONI .

IL RISULTATO FINALE SARA’, PURTROPPO , LA MORTE DEL SUBACQUEO PER


“ ASFISSIA DA ANNEGAMENTO “ .
ESCLUDENDO QUELLA MINIMA PERCENTUALE DI INCIDENTI “ INVOLONTARI “ PER
IMPREVISTI OCCORSI DURANTE L’IMMERSIONE , LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI
EPISODI SONO DA IMPUTARE A IMPERIZIA , IMPREPARAZIONE E INCAUTI ATTEGGIA-
MENTI DELL’APNEISTA , PRIMA FRA TUTTE LA PERICOLOSA MANOVRA DI IPERVEN-
TILAZIONE PRECEDENTE L’IMMERSIONE .

PUO’ VERIFICARSI UN INCIDENTE ANCHE IN CONSEGUENZA DI UNO STATO DI “ ANSIA


O EMOZIONI “ IMPROVVISE ( .. FORTE SENSAZIONE DI BATTICUORE ) .
IN TALI CONDIZIONI L’ECCESSIVA INCREZIONE DELL’ORMONE ADRENALINA , COM-
PORTA UN AUMENTO DEL CONSUMO DI O 2 DISPONIBILE RIDUCENDO COSI’ IL TEMPO
DI APNEA MASSIMALE , CON LA CONSEGUENZA DI AVVICINARE L’APNEISTA ALLA
POSSIBILITA’ DI UNA SINCOPE ANOSSICA .

LA SINCOPE RIFLESSA .

E’ UN EVENTO PIUTTOSTO RARO A VERIFICARSI MA PURTROPPO ESTREMAMENTE


PERICOLOSO .CONOSCIUTA COME “SINCOPE DA IDROCUZIONE “ E’ QUASI SEMPRE
IRREVERSIBILE , LEGATA AD UN ARRESTO CARDIACO SU BASE RIFLESSA SCATENA -
TOSI PER LO PIU’ PER FENOMENI DI TIPO GASTROINTESTINALE E FRA TUTTI QUELLO
LEGATO ALLE IMMERSIONI IN ACQUA FREDDA A BREVE DISTANZA DA UN PASTO
OPPURE QUELLO DERIVANTE DA UN RIGURGITO DI MATERIALE ALIMENTARE ,
PARZIALMENTE DIGERITO , NELL’ALBERO RESPIRATORIO .

LA DIFFICOLTA’ DI RISOLUZIONE DI QUESTI CASI DI SINCOPE RENDE ANCORA PIU’


RAGIONE DELLE MISURE PREVENTIVE DA ATTUARE IN IMMERSIONE .

COMPLICAZIONI CON L’ACQUA DOLCE.

BISOGNA TENER PRESENTE CHE , NEI CASI DI INCIDENTI CON ACQUA ASPIRATA DAI
POLMONI , L’ACQUA DOLCE E’ PIU’ PERICOLOSA DI QUELLA SALATA PERCHE’
DIVERSE SONO LE CONSEGUENZE A LIVELLO DEL SANGUE .
122

INFATTI L’ANNEGAMENTO PUO’ AVVENIRE NON SOLTANTO PER UN FENOMENO


MECCANICO ( ASFISSIA DETERMINATA DALL’ACQUA GIUNTA AI POLMONI ) , MA
ANCHE EMATOCHIMICO .
QUANDO L’ACQUA DOLCE VIENE ASPIRATA NEI POLMONI , GLI ALVEOLI LA ASSOR-
BONO ED ESSA SI RIVERSA SUBITO NEL SANGUE E LO DILUISCE RAPIDAMENTE , CAU-
SANDOVI FRA L’ALTRO UN BRUSCO ABBASSAMENTO DELLA CONCENTRAZIONE DI
SODIO E DI CALCIO .
NE DERIVA UN DANNO IRREPARABILE AI GLOBULI ROSSI E UN AUMENTO DELLA
QUANTITA’ DI POTASSIO CHE PROVOCA FIBRILLAZIONE CARDIACA , LA QUALE SI
ESTENDE AI VENTRICOLI E , SE DIVENTA IRREVERSIBILE , PORTA RAPIDAMENTE
ALLA MORTE .
QUANDO L’ACQUA SALATA VIENE ASPIRATA NEI POLMONI , ACCADE EGUALMENTE
CHE GLI ALVEOLI LA ASSORBANO E CHE ESSA SI RIVERSI NEL SANGUE ; MA POICHE’
L’ACQUA DI MARE E’ RICCA DI SALI , IL SANGUE NON VIENE DILUITO COME
DALL’ACQUA DOLCE , BENSI’ SUBISCE UN AUMENTO DELLA SUA CONCENTRAZIONE
SALINA . IN TALI CASI AVVIENE UNA TRASUDAZIONE DI PLASMA DAI CAPILLARI
SANGUIGNI AGLI ALVEOLI DEI POLMONI ( EDEMA POLMONARE ) E
CONTEMPORANEA-
MENTE UN’ IMMISSIONE NEL SANGUE DI SALI DELL’ACQUA MARINA . NON SI PRODUCE
FIBRILLAZIONE CARDIACA MA LA MORTE AVVIENE PER ASFISSIA .

A CAUSA QUINDI DI QUESTI DUE DIVERSI MECCANISMI DI ASSORBIMENTO


DELL’ACQUA ASPIRATA , SE IL SOCCORSO NON E’ TEMPESTIVO , LA MORTE
SOPRAVVIENE NEL GIRO DI POCHI MINUTI: DA 2 A 6, SE SI TRATTA DI ACQUA DOLCE,
DA 6 A 8 , SE SI TRATTA DI ACQUA DI MARE .
L’ANNEGAMENTO MORTALE IN ACQUA DOLCE E’ DUNQUE PIU’ RAPIDO CHE IN
ACQUA SALATA. LA DIFFERENZA DI TEMPO E’ MOLTO POCA , MA DI GRANDE
IMPORTANZA PRATICA , PERCHE’ INDICA CHE GLI ANNEGAMENTI IN MARE , RELATI-
VAMENTE PIU’ NUMEROSI DI QUELLI IN ACQUA DOLCE , HANNO MAGGIORE PROBA-
BILITA’ DI ESSERE SALVATI , A CONDIZIONE CHE IL SOCCORSO SIA TEMPESTIVO .

I CRAMPI

L’ACQUA FREDDA , A VOLTE UNO STATO DI FORMA CARENTE , COME POTREBBE


ACCADERE SPESSO AD INIZIO DI STAGIONE , PROVOCANO CRAMPI DOLOROSI ALLE
GAMBE DEGLI APNEISTI , MA CHI VANTA UNA BUONA ACQUATICITA’ SUPERA
AGEVOLMENTE L’INCONVENIENTE .

IL CRAMPO E’ UNA CONTRAZIONE VIOLENTA DI UNO O PIU’ MUSCOLI , CAUSATA DAL


FREDDO , DA UNO STATO ANSIOSO , DA CATTIVA CIRCOLAZIONE O DA ALTERAZIONE
CHIMICA DELLE FIBRE MUSCOLARI : NEL MUSCOLO COSI’ CONTRATTO I NERVI SI
TROVANO COMPRESSI , E DA QUI NASCE L’INTENSO DOLORE. IL CRAMPO E’ DOVUTO
AD AFFATICAMENTO , SOPRATTUTTO PER EFFETTO DELL’ATTIVITA’ SPORTIVA NON
PRECEDUTA DA ADEGUATO PERIODO DI ALLENAMENTO , ED E’ FAVORITO DA UNA
ABBONDANTE SUDORAZIONE : PER QUESTO A VOLTE E’ POSSIBILE PREVENIRLO CON
L’ASSUNZIONE DI ACQUA LEGGERMENTE SALATA O DI BUSTINE DI SALI MINERALI .

E’ POSSIBILE CURARLI IN ACQUA : SE IL CRAMPO E’ NEL POLPACCIO , METTERSI SUL


DORSO E TIRARE CALCI AL CIELO, AFFERRARE LA PUNTA DELLE PINNE OPPURE
AFFERRARE CON LE MANI IL POLPACCIO E STRINGERE ENERGICAMENTE , LO STESSO
DICASI PER I CRAMPI ALLA COSCIA.
PER QUELLI ALLE DITA DEI PIEDI SI HA SOLLIEVO PREMENDO SUL NERVO TIBIALE
POSTERIORE E PIU’ PRECISAMENTE LUNGO L’ORLO DELL’ARCO DEL PIEDE , A CIRCA
1 / 3 DELLA DISTANZA DAL CALCAGNO ALLA PUNTA .

L’IPOTERMIA
123

E’ UN ’EVENTUALITA’ ED UN RISCHIO AL QUALE PUO’ ESSERE ESPOSTO UN


SUBACQUEO IMMERSO IN ACQUE PARTICOLARMENTE FREDDE CHE NON UTILIZZI
MUTE DI ADEGUATO SPESSORE .
GLI EFFETTI DELLA DIMINUZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA POSSONO
VARIARE DAI SEMPLICI BRIVIDI ALL’ARRESTO RESPIRATORIO E MORTE .

E’ OPPORTUNO QUINDI INTERROMPERE L’IMMERSIONE CON L’INSORGERE DEI PRIMI


SINTOMI CHE SONO APPUNTO LA FORTE SENSAZIONE DI FREDDO E I BRIVIDI E IN
TEMPI MOLTO BREVI RISCALDARSI ADEGUATAMENTE .

L’IPERTERMIA

EVENIENZA LEGATA SOPRATTUTTO ALL’ESPOSIZIONE AL SOLE DEL SUBACQUEO


CON ADDOSSO UNA MUTA DI GROSSO SPESSORE E IN UN CLIMA CALDO UMIDO .
I SINTOMI VARIANO DAL MAL DI TESTA , ECCESSIVA SUDORAZIONE , CRAMPI FINO A
DIFFICOLTA’ RESPIRATORIE E PERDITA DI COSCIENZA .
IN PREVISIONE DI IMMERSIONI IN CLIMI ED ACQUE CALDE E’ BUONA NORMA
PREVEN-
TIVA INDOSSARE MUTE DI SPESSORE SOTTILE ( 3 mm ) , BERE ABBONDANTEMENTE .

PATOLOGIE DI INTERESSE ORL

L’INTERO COMPLESSO COMPRENDENTE L’ORECCHIO , IL NASO ED I SENI , POSSONO


ESSERE SEDE DI PATOLOGIE CHE , ANCHE SE LIEVI , MA TRASCURATE , A LUNGO
ANDARE POSSONO EVOLVERE IN QUADRI PIU’ SERI TALI DA COMPROMETTERE
L’ATTIVITA’ DI UN APNEISTA O QUANTO MENO ARRECARGLI FASTIDI CONTINUI .

- BAROTRAUMI DEI SENI

GIA’ NELLE PRIME FASI DI UN’ IMMERSIONE MOLTI APNEISTI AVVERTONO UN


DOLORE ACUTO , PUNTORIO , AI LATI DEL NASO O SULLA FRONTE , SUBITO DOPO LA
CAPOVOLTA . QUESTO E’ DOVUTO AD UN’ INEFFICACE COMPENSAZIONE E QUINDI AD
UN NON ADEGUATO EQUILIBRIO PRESSORIO DEI SENI CONTENENTI ARIA .
CAUSATO PER LO PIU’ DA UNA DISFUNZIONE CRONICA NASALE , CON
INFIAMMAZIONE E CONGESTIONE DELLA MUCOSA CHE DETERMINA L’OSTRUZIONE
DELLO SBOCCO
DEL SENO PARANASALE ( OSTIO ) NELLE CAVITA’ NASALI , PARZIALMENTE RIASSOR-
BITA GRAZIE AD UNA RELATIVA DEPRESSIONE CHE RICHIAMERA’ LA COMPARSA DI
TRASUDATI ALL’INTERNO DEL SENO OSTRUITO .
QUANDO INVECE L’ OSTRUZIONE SI REALIZZA DURANTE UN’IMMERSIONE
SUBACQUEA, LA DEPRESSIONE RELATIVA ALL’INTERNO DELLA CAVITA’ E IL CORRI -
SPONDENTE DANNO DELLA MUCOSA CHE LA RIVESTE , SARANNO MAGGIORI , CON LA
POSSIBILITA’ CHE SI VERIFICHI UN’ EFFETTIVA EMORRAGIA DEI PIANI SOTTOMUCOSI
E ALL’INTERNO DEI SENI .

SE PUR MENO FREQUENTEMENTE , IL BAROTRAUMA PUO’ MANIFESTARSI ANCHE IN


RISALITA ; IN QUESTO CASO, IL MECCANISMO PATOLOGICO E’ LEGATO AD UNA CHIU-
SURA “ A VALVOLA “ DELLO SBOCCO DEL SENO DA PARTE DELLA MUCOSA
INFIAMMATA, OPPURE DI CISTI O POLIPI PRESENTI ALL’INTERNO DEL SENO CHE NON
COMPROMETTONO LA COMPENSAZIONE DURANTE LA DISCESA , MA IMPEDISCONO
L’USCITA DELL’ARIA E QUINDI IL RIEQUILIBRIO PRESSORIO ALLA RIEMERSIONE .

COME PER L’ORECCHIO MEDIO , LA POSSIBILITA’ CHE SI VERIFICHI NEI SENI , NEL
124

SUBACQUEO , E’ FAVORITA DALLA PRESENZA DI PATOLOGIE CRONICHE DEL


RINOFARINGE . L’ESPOSIZIONE AD ARIA FREDDA E SECCA , DETERMINA CONGESTIO-
NE NASALE E AUMENTO DELLA SECREZIONE MUCOSA ; E’ LA RAGIONE PER CUI ,
DURANTE I MESI INVERNALI QUESTI PROBLEMI SONO PIU’ FREQUENTI .

A VOLTE L’INALAZIONE DI ACQUA DI MARE PUO’ ESSERE UTILE PER FAVORIRE LA


COMPENSAZIONE , MA IN OGNI CASO E’ SEMPRE OPPORTUNO CONSULTARE LO
SPECIALISTA OTORINO .

- OTITI

OTITE ESTERNA ACUTA

E’ UNA PATOLOGIA ABBASTANZA FREQUENTE NELL’APNEISTA , E’ DI ORIGINE INFET-


TIVA ED E’ PER LO PIU’ CAUSATA DALL’ACQUA MARINA , A VOLTE CONTAMINATA,
CHE PENETRA NEL CONDOTTO UDITIVO ESTERNO GIA’ LESO , PERCHE’ ESCORIATO O
MACERATO , O IRRITATO PER LA PRESENZA DI UN’ INFEZIONE FUNGINA PREESISTEN-
TE CON SCARSA SINTOMATOLOGIA .

QUESTI ELEMENTI , UNITAMENTE AL CERUME, COSTITUISCONO UN MATERIALE MEC-


CANICO DI PROTEZIONE DALLE INFEZIONI .

UN’ AMBIENTE ECCESSIVAMENTE UMIDO DEL CONDOTTO , SIA PER L’ACQUA DI


MARE ( IL SALE E’ IGROSOPICO E QUINDI MANTIENE L’UMIDITA’ ) SIA PER UNA ELE-
VATA UMIDITA’ ATMOSFERICA, PUO’ DETERMINARE MACERAZIONE DELL’EPITELIO,
PERDITA DELLA PECULIARITA’ PROTETTIVA DEL CERUME E VARIAZIONE DEL PH
VERSO L’ALCALINITA’ , COSTITUENDO UN TERRENO IDEALE PER LA CRESCITA BAT-
TERICA .
ABBONDANTI RACCOLTE DI CERUME , TRAUMI LOCALI ED UN’ IMPROPRIA PULIZIA
( ..EVITARE I COTTON FIOC E PREFERIRE L’ARIA CALDA.. ) POSSONO ANCH’ESSI
FAVORIRE LA COMPARSA DI UN’ OTITE ESTERNA .

LA MIGLIORE TERAPIA, COMUNQUE CONCORDATA CON UNO SPECIALISTA , E’ LA


PREVENZIONE .

OTITE BAROTRAUMATICA ACUTA

INSORGE QUASI ESCLUSIVAMENTE DURANTE LE FASI DI DISCESA CON L’AUMENTO


DELLA PRESSIONE ESTERNA , QUANDO L’APERTURA DELLE TUBE DI EUSTACHIO NON
AVVENGA COMPLETAMENTE O PARZIALMENTE .
CONTINUANDO NELLA DISCESA SI PUO’ GIUNGERE AL BLOCCO TUBARICO CHE COM-
PORTA UNA CHIUSURA CONTEMPORANEA DELL’OSTIO TUBARICO SIA SUL VERSANTE
INTERNO DELLA MEMBRANA TIMPANICA CHE SUL VERSANTE NASALE .

A QUESTO PUNTO SI AVRA’ UN VERSAMENTO ENDOTIMPANICO E COL PROSEGUIRE


DELLA DISCESA PUO’ VERIFICARSI LA LACERAZIONE DELLA MEMBRANA TIMPANICA.

VERTIGINE ALTERNOBARICA

QUADRO CLINICO LEGATO AD UN’ INSUFFICIENTE MANOVRA DI COMPENSAZIONE ED


E’ CARATTERIZZATO DA UNO SQUILIBRIO PRESSORIO TRA L’ORECCHIO DESTRO E
QUELLO SINISTRO , OVVERO UNO COMPENSA L’ALTRO NO .
125

DURANTE LA RISALITA , LA RIESPANSIONE DELL’ARIA CONTENUTA A LIVELLO


DELL’ORECCHIO CHIUSO COMPORTERA’ UN AUMENTO DI PRESSIONE ALL’INTERNO
DELL’ORECCHIO MEDIO CON UNA CONSEGUENTE STIMOLAZIONE , ANCHE PER VIA
RIFLESSA , DEI CANALICOLI PRESENTI NELL’ORECCHIO INTERNO COINVOLTI NEL
COMPLESSO MECCANISMO DELLA REGOLAZIONE DELL’EQUILIBRIO .

IL RISULTATO DERIVANTE DALLA STIMOLAZIONE DI UN SOLO ORECCHIO PORTERA’


ALLO SCATENARSI DI UNA VERA E PROPRIA SINDROME VERTIGINOSA , PERALTRO NO-
TEVOLEMENTE FASTIDIOSA PER IL SUBACQUEO , CHE SPESSO COMPORTA LA SOSPEN-
SIONE DELL’IMMERSIONE . PER LE NUMEROSE RISALITE COMPIUTE , GLI APNEISTI
NE RISULTANO PIU’ COLPITI .

GINNASTICA TUBARICA

PER MIGLIORARE LE MANOVRE DI COMPENSAZIONE MANTENENDO ELEVATO IL


DINAMISMO E L’EFFICIENZA DELLE TUBE DI EUSTACHIO , E’ OPPORTUNO TENERE IN
ALLENAMENTO QUELLE STRUTTURE PIU’ IMPEGNATE IN TALE AZIONE TUBARICA
ED IN PARTICOLARE I “ MUSCOLI INTRINSECI ED ACCESSORI “ ED IL VELO PALATINO.

SI TRATTA DI UNA VERA E PROPRIA “ GINNASTICA “ TUBARICA CHE AIUTERA’


L’APNEISTA NELLA SUA ATTIVITA’ . PER LA SUA EFFETTUAZIONE E’ CONSIGLIABILE

SOTTOPORSI A VISITA MEDICA PREVENTIVA E SEGUIRE UN PROGRAMMA


IMPOSTATO , ALMENO INIZIALMENTE , DA UNO SPECIALISTA .

PIROSI GASTRICA

ALCUNI APNEISTI DOPO DIVERSE ORE DI IMMERSIONE ACCUSANO UN SENSO DI


NAUSEA E BRUCIORI DI STOMACO .
DURANTE LA DISCESA IN PROFONDITA’ , PER EFFETTO DELLO SPOSTAMENTO DI
SANGUE DALLA PERIFERIA VERSO I POLMONI ( BLOOD SHIFT ) , LO STOMACO VIENE
AD ESSERE MOMENTANEAMENTE IRRORATO IN MANIERA INSUFFICIENTE . LA CIRCO-
LAZIONE CORPOREA SI RIPRISTINA AI NORMALI LIVELLI , E QUINDI ANCHE NELLO
STOMACO , QUANDO L’APNEISTA TORNA IN SUPERFICIE .

IL FATTO CHE PER 1 – 2 MINUTI LE CELLULE DELLA MUCOSA GASTRICA NON RICE-
VANO SANGUE E QUINDI OSSIGENO , NON PROVOCA ALCUN DANNO ; MA SE PER MO-
TIVI ESTRANEI ALL’IMMERSIONE , QUESTE CELLULE FOSSERO IN NON PERFETTE
CONDIZIONI DI EFFICIENZA , ALLORA IL SUBACQUEO POTREBBE AVVERTIRE
QUELLA SENSAZIONE DI BRUCIORE .

IN PRATICA , LE IMMERSIONI , CREANDO MOMENTANEAMENTE SITUAZIONI IPOS-


SICHE CHE STIMOLANO LA SINTOMATOLOGIA DOLOROSA , NON FANNO ALTRO CHE
“ SMASCHERARE “ UNA SITUAZIONE PREESISTENTE A CARICO DELLO STOMACO CHE
IL PIU’ DELLE VOLTE E’ UNA GASTRITE LATENTE , OVVERO UN ’ INFIAMMAZIONE
DELLA MUCOSA GASTRICA .

L’APNEISTA IN QUESTE CONDIZIONI DOVRA’ SOSPENDERE L’IMMERSIONE E COME


RIMEDIO MOMENTANEO MANGIARE QUALCOSA , CERCANDO DI RISOLVERE DEFINI-
TIVAMENTE IL PROBLEMA CONSULTANDO IL PROPRIO MEDICO ED EVENTUALMENTE
UN GASTROENTEROLOGO .

LESIONI DA CONTATTO

L’ APNEISTA DURANTE LE SUE IMMERSIONI DOVRA’ PRESTARE ATTENZIONE A NON


ENTRARE IN CONTATTO CON ALCUNI ORGANISMI MARINI CHE POTREBBERO PROVO-
CARGLI DEGLI INCONVENIENTI A VOLTE ANCHE GRAVI .
126

TRA LE SPECIE PRESENTI NEL MEDITERRANEO , VAL LA PENA RICORDARE :

I CELENTERATI ( MEDUSE , ATTINIE E


CORALLI ) PROVVISTI DI TENTACOLI
RICCHI DI PICCOLE VESCICOLE
CONTENENTI SOSTANZE URTICANTI E
PERFINO PARALIZZANTI ( FIG . 1 )

FIG.
1

I RICCI DI MARE

ABBONDANTEMENTE PRESENTI IN TUTTI I FONDALI . RAPPRESENTANO PER LO PIU’


UN PERICOLO PER GLI ACULEI CHE , SE PESTATI , ESSENDO FRAGILI SI ROMPONO
E RIMANGONO CONFICCATI . PER EVITARE GRANULOMI DA CORPI ESTRANEI O
PEGGIO ANCORA INFEZIONI E’ BENE ESTRARLI SUBITO (fig. 2)

FIG. 2

LO SCORFANO , LA TRACINA E LA RAZZA ( TRIGONE ) .

PESCI MOLTO PRESENTI NEL MEDITERRANEO . LO SCORFANO VIVE IN FONDALI


ROCCIOSI , DOTATO DI FORTE MIMETISMO, LA TRACINA E LA RAZZA IN FONDALI
SABBIOSI .
SCORFANO E TRACINA ENTRAMBI PERICOLOSI PER LE SPINE DORSALI E DEGLI
OPERCOLI , CONNESSE CON GHIANDOLE VELENIFERE ; LA RAZZA PER UN PUN-
GIGLIONE PRESENTE SULLA CODA .

IL VELENO CONTIENE NEURO ED EMOTOSSINE E PROVOCA QUADRI PATOLOGICI


DIFFERENTI A SECONDA ANCHE DELLA TAGLIA DELL’ANIMALE (fig. 3-4-5)
127

FIG. 3: I quattro diversi


tipi di Tracina che vivono
Abitualmente nel Mediterraneo

FIG. 4: Lo
Scorfano
128

FIG. 5: La Razza

RIANIMAZIONE E PRONTO SOCCORSO

CONOSCERE LE CAUSE CHE POSSONO PROVOCARE INCIDENTI E’ ESSENZIALE PER


PREVENIRLI ED E’ INDISPENSABILE , PER CHIUNQUE PRATICHI SPORT ACQUATICI ED
ATTIVITA’ SUBACQUEA , AVERE COGNIZIONI DI PRONTO SOCCORSO , RIANIMAZIONE
E TECNICHE DI SALVAMENTO.
L’ASSOCIAZIONE “ STEFANO COCCHI “ DA ANNI DIVULGA MATERIALE DIDATTICO
SUL TEMA DELLA SICUREZZA IN ACQUA ; UNO LO RIPROPONIAMO INTEGRALMENTE
RITENENDOLO UN VALIDO SUPPORTO PER L’ISTRUZIONE DI UN APNEISTA .
129

°°°°°
130
131
132

IL SALVAMENTO

SOCCORRERE UN COMPAGNO IN DIFFICOLTA’, IN PISCINA O AL MARE O RECUPERARE


UN PERICOLANTE IMMERGENDOSI IN APNEA, SONO EVENTUALITA’ POSSIBILI E
PERTANTO CHI PRATICA QUESTO SPORT E’ TENUTO AD AVERE UNA PREPARAZIONE
ADEGUATA CHE GLI CONSENTA DI INTERVENIRE CORRETTAMENTE E TEMPESTIVA-
MENTE QUALORA SI PRESENTINO TALI CIRCOSTANZE.

SI POTRANNO CONOSCERE QUESTE OPPORTUNE MANOVRE SOLO ESEGUENDO DELLE


SIMULAZIONI INSERITE IN UN PROGRAMA D’ALLENAMENTO .

IN PISCINA O BACINO DELIMITATO AL MARE

UN COMPAGNO GIACE SUL FONDO CON PINNE MASCHERE E ZAVORRATO CON CINTU-
RA ( FIG. 1 ) ; A CIRCA 10 METRI DI DISTANZA IL SOCCORRITORE , PINNEGGIANDO
VERSO LA SUA POSIZIONE , SI IMMERGERA’ E LO RAGGIUNGERA’ ALLE SPALLE ED
UNA VOLTA IN CONTATTO LO LIBERERA’ DELLA ZAVORRA , SI LIBERERA’ DELLA SUA
E PRENDENDOLO CON UN BRACCIO SOTTO L’ASCELLA , LO RIBALTERA’ ACCOSTAN-
DOSELO AL TORACE , INIZIANDO LA RISALITA ( FIG. 2 ) .

FIG. 1 FIG. 2

UNA VOLTA IN SUPERFICIE LO LIBERERA’ DELLA MASCHERA E DELL’AREATORE ,


INSERIRA’ IL PROPRIO ( FIG. 3 ) ) NELLA SUA BOCCA ED INIZIERA’ LA PINNEGGIATA
VERSO IL BORDO DELLA VASCA ( .. O DELL’IMBARCAZIONE O SPIAGGIA NEL CASO SI
ESEGUA AL MARE ) . CONTROLLERA’ CHE IL CAPO DEL COMPAGNO SIA SEMPRE
FUORI DALL’ACQUA E, TENENDO STRETTO L’AREATORE TRA LE SUE LABBRA, SIMU-
LERA’ DELLE INSUFFLAZIONI .
RAGGIUNTA LA SPONDA BASSA GIRERA’ IL COMPAGNO FRONTE AL BORDO, TERRA’
LE SUE MANI FERME SUL BORDO FACENDO PRESSIONE CON UNA PROPRIA , SI
ISSERA’, SI LIBERERA’ DELLA PROPRIA ATTREZZATURA E TENTERA’ DI SOLLEVARE
IL COMPAGNO ( FIG. 4 ) PRESTANDO ATTENZIONE AL CAPO CHE DOVRA’ ESSERE
SEMPRE EMERSO .

FIG. 3
FIG. 4

SE

NON SARA’ IN GRADO DI SOLLEVARLO DI FORZA , POTRA’ RICORRERE ALL’ESPE-


DIENTE DI PRENDERLO PER I POLSI , SOLLEVARLO UN PO’ , QUINDI REIMMERGERLO
INTERAMENTE APPROFITTANDO DELLA SPINTA DELL’ACQUA PER ISSARLO .
133

SE LA SIMULAZIONE SARA’ EFFETTUATA AL MARE IL RECUPERO AVVERRA’ AD UNA


PROFONDITA’ MASSIMA DI 5 / 6 METRI .

°°°°°°°

SOMMARIO

Presentazione …………………………………………………………………………………………pag 1
134

Storia dell’apnea …………………………………………………………………………………….. 2


Un corso di apnea…………………………………………………………………………………….. 4
Idoneità fisica………………………………………………………………………………………… 7
La scelta dell’attrezzatura…………………………………………………………………………… 8
Nozioni di fisica………………………………………………………………………………………. 15
Nozioni di anatomia ………………………………………………………………………………… 25
La Circolazione sanguigna – Il Cuore………………………………………………………………. 26
L’apparato respiratorio ……………………………………………………………………………… 29
L’occhio e la vista …………………………………………………………………………………….. 35
Il naso e le fosse nasali – i seni.………………………………………………………………………. 36-37
L’orecchio……………………………………………………………………………………………… 38-40
La compensazione ………………………………………………………………………………………… 41
Sistema Nervoso Centrale e Autonomo………………………………………………………………….. 45
L’alimentazione…………………………………………………………………………………………… 48
Fisiologia dell’apnea……………………………………………………………………………………52-60
Apnea e Psicologia…………………………………………………………………………………….. 60-72
Esercizi di integrazione neuromuscolare e neurorespiratoria…………………………………… 73-79
Respirazione e rilassamento …………………………………………………………………………..79-85
L’acquaticità……………………………………………………………………………………………85-89
Esercizi in bacino delimitato…………………………………………………………………………..89-94
Esercizi con le attrezzature……………………………………………………………………………94-99
L’apnea statica, dinamica , profonda……………………………………………………………… 100-
104
Caratteristiche idrogeologiche del Mediterraneo………………………………………………… 105-
107
Ecologia ed inquinamento………………………………………………………………………….. 108-112
Ginnastica respiratoria…………………………………………………………………………….. .. 113
Esempi di esercitazioni settimanali………………………………………………………………….118-121
Esercizi di ginnastica in acqua………………………………………………………………………122-123
Gli incidenti dell’apneista…………………………………………………………………………….. 124
Rianimazione e pronto soccorso……………………………………………………………………….
132
Il salvamento…………………………………………………………………………………………… 136

BIBLIOGRAFIA

Manuale Federale d’immersione –edizione la Cuba


135

Manuale Federale d’immersione –edizione la Mandragora

Il mare- Istituto Geografico De Agostini –Novara

Enciclopedia Fabbri Editore

Tecniche di respirazione –De Vecchi editore

I manuali del benessere- Sperling paper back

Associazione Stefano Cocchi – Prato

Manuale didattico FIN

Le riviste : Apnea , Il Subacqueo , Pesca Sub

Tutti i diritti su questo manuale sono riservati . Copie o duplicazioni potranno essere autorizzate
solo dall’autore.
136

Valerio

Grassi… un amico dell’apnea


137