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Internet e i libri scomparsi

Enrico Menduni
(“Il Corriere delle Comunicazioni”, febbraio 2007)

Se c’è una cosa che è proprio peggiorata nell’era digitale è l’accesso ai libri. Sì, è vero, possiamo
consultare on line il catalogo di una biblioteca di Tokio risparmiando un bel po’ sul viaggio: ma se
cerchiamo in libreria un qualunque libro decente uscito quattro o cinque anni fa, e che non sia il
Codice Da Vinci, ci sentiremo dire che è esaurito, non disponibile o simili. Lo stesso su una libreria
Internet tipo IBS o Amazon.

Il fatto è che le librerie non hanno più spazio per conservare i libri, anche quelli degli editori
maggiori, e in pratica vendono solo novità e tengono un po’ di classici. Tutto il resto, quella sana
via di mezzo tra Dante e Ken Follett, tende a sparire e quindi gli editori non ristampano volentieri i
libri che avrebbero una dignitosa circolazione, ma diluita nel tempo e senza grandi cifre di vendita.

Abbiamo avuto con Napster il filesharing musicale, ma quello librario è molto meno diffuso,
sostanzialmente limitato ad autori che esplicitamente rifiutano il diritto d’autore (copyleft). Se i
discografici se la prendevano con Napster, gli editori cartacei temono piuttosto le fotocopie.

Internet potrebbe essere la soluzione e per la verità fin dalle origini questa era una delle strade
previste (penso a Ted Nelson, al progetto Xanadu, al Memex) e finora non realizzate.

Nell’agosto 2006 Google ha lanciato Google Book Search (http://books.google.it), in versione


Beta, che unisce un motore di ricerca bibliografica con una filosofia YouTube, mettendo a
disposizione anche testi digitali (ma anteprime, frammenti e brani, non libri interi, come i video di
YouTube inferiori a 10 minuti), pronta però a rimuoverli in caso di proteste dei detentori degli
eventuali diritti. Il sito apre una potenziale vertenzialità fra l’autore di un libro non più ristampato,
che lo vorrebbe almeno consultabile, e l’editore detentore di diritti che però non usa.

Microsoft si è messa a digitalizzare libri fuori diritti, o con autorizzazione, alleandosi con Yahoo
nell’OCA, Open Content Alliance, (http://www.opencontentalliance.org), con il suo Internet
Archive (http://www.archive.org/index.php) con video, musica e libri (oltre 100.000).

Ovviamente si apre una polemica che ripercorre percorsi e schieramenti già visti: Microsoft accusa
Google di violare il diritto d’autore, Google dimostra il contrario, la prevalenza dei libri in lingua
inglese su tutti gli altri si accentua. L’impressione è che siamo di fronte a prove tecniche, versioni
Beta, di un futuro iTunes librario che permetta, con software DRM (Digital Rights Management), di
scaricare a prezzo equo libri altrimenti introvabili.