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PARTE QUINTA L’età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1492-1545)

CAPITOLO III Machiavelli, un maestro del sospetto 1

T25 ON LINE Niccolò Machiavelli


La fortuna e l’uomo
[Discorsi sopra la prima La fortuna condiziona l’uomo non solo attraverso gli imprevisti del caso ma anche attraverso l’indole
Deca di Tito Livio, che gli dà alla nascita. La prima forma di condizionamento porta l’individuo a dover fronteggiare si-
Libro III, cap. IX]
tuazioni sempre nuove e dunque a dover adattarsi a circostanze che richiedono doti ogni volta diverse
d’ingegno e di carattere; ed è a questo punto che comincia ad agire il secondo tipo di condizionamento.
In teoria riuscirebbe ad avere successo chi può adeguarsi di continuo al variare dei tempi e dei casi. Gli
Stati repubblicani, dove esiste una volontà collettiva, essendo più stabili e non dipendendo da una sin-
gola persona, possono resistere meglio dei principati agli assalti della fortuna, ma poi presentano un al-
tro tipo di difficoltà: dovendo persuadere troppe persone, sono troppo lenti ad adattarsi ai tempi. Quan-
to ai principati, essi dipendono dall’indole del principe, e poiché è quasi impossibile che questi riesca a
modificarla per far fronte al mutare dei tempi e degli eventi, essi facilmente cadono in rovina. L’indole
degli uomini, infatti, è o “rispettiva” (cauta, ponderata) o “impetuosa”, e non è possibile passare agevol-
mente dall’una all’altra: così, per esempio, quando Pier Soderini, che aveva un’indole del primo tipo,
dovette fronteggiare una situazione che esigeva invece doti del secondo tipo, non poté che cadere in ro-
vina. Riportiamo il capitolo nono del libro III, con esclusione dell’ultimo periodo, che anticipa il tema
del capitolo successivo.

da Discorsi sopra la prima COME CONVIENE VARIARE CO’ TEMPI VOLENDO SEMPRE AVERE BUONA FORTUNA
Deca di Tito Livio, in N.
Machiavelli, Tutte le opere, a
cura di M. Martelli, Sansoni, Io ho considerato più volte come la cagione della trista e della buona fortuna degli uomini è riscon-
Firenze, 1971.
trare1 il modo del procedere suo con i tempi: perché e’ si vede che gli uomini nelle opere loro proce-
dono, alcuni con impeto, alcuni con rispetto e con cauzione.2 E perché nell’uno e nell’altro di questi
5 modi si passano e’ termini convenienti, non si potendo osservare la vera via, nell’uno e nell’altro si er-
ra.3 Ma quello viene ad errare meno, ed avere la fortuna prospera, che riscontra, come ho detto, con il
suo modo il tempo, e sempre mai si procede, secondo ti sforza la natura.4 Ciascuno sa come Fabio
Massimo5 procedeva con lo esercito suo rispettivamente e cautamente, discosto6 da ogni impeto e da
ogni audacia romana; e la buona fortuna fece che questo suo modo riscontrò bene con i tempi. Per-
10 ché, sendo venuto Annibale in Italia, giovane e con una fortuna fresca, ed avendo già rotto il popolo
romano due volte; ed essendo quella republica priva quasi della sua buona milizia, e sbigottita; non
potette sortire migliore fortuna, che avere uno capitano il quale, con la sua tardità e cauzione, tenessi
a bada il nimico.7 Né ancora Fabio potette riscontrare tempi più convenienti a’ modi suoi:8 di che ne
nacque che fu glorioso. E che Fabio facessi questo per natura, e non per elezione,9 si vide, che, volen-
15 do Scipione passare in Affrica con quegli eserciti per ultimare la guerra, Fabio la contradisse assai, co-
me quello che non si poteva spiccare da’ suoi modi e dalla consuetudine sua;10 talché, se fusse stato a
lui,11 Annibale sarebbe ancora in Italia; come quello che non si avvedeva che gli erano mutati i tempi,
e che bisognava mutare modo di guerra.12 E se Fabio fusse stato re di Roma, poteva facilmente perde-
re quella guerra; perché non arebbe saputo variare, col procedere suo, secondo che variavono i tem-
20 pi: ma essendo nato in una republica dove erano diversi cittadini e diversi umori, come la ebbe Fabio,
che fu ottimo ne’ tempi debiti a sostenere la guerra, così ebbe poi Scipione, ne’ tempi atti a vincerla.13

1 riscontrare: far incontrare, per mettere in sintonia. 7 Perché...nimico: Perché, essendo giunto Annibale in poteva allontanarsi dai suoi modi [di agire] e dalle sue
2 alcuni...cauzione: alcuni in modo impetuoso, altri con Italia, giovane e con una fortuna recente [: ancora da abitudini.
prudenza e con cautela. La politica, secondo Machia- sperimentare], e avendo già sconfitto il popolo roma- 11 se...lui: se fosse dipeso da lui.
velli, dovrebbe equilibrarsi tra queste due modalità di no due volte [: nelle battaglie sul Ticino e sul Trasime- 12 come...guerra: Machiavelli vuol dire che il comporta-
comportamento. no], ed essendo quasi priva quella repubblica del suo mento di Fabio Massimo si è rivelato utile per la repub-
3 si passano...erra: si superano i limiti della convenien- valido esercito e atterrita, non poté avere in sorte mi- blica in un dato momento storico, ma nel mutare degli
za, non riuscendo ad attenersi alla vera via [: l’equili- glior fortuna di un capitano che con la sua lentezza e eventi l’incapacità di adeguamento diviene un perico-
brio tra le due], si sbaglia nell’uno o nell’altro [modo]. prudenza tenesse a bada il nemico. Fabio Massimo, lo ed è nocivo alle risoluzioni più urgenti.
4 Ma...natura: Ma quello che, come ho detto, fa incon- insomma, è l’uomo giusto al momento giusto e che 13 ma...vincerla: ma poiché era nato in una repubblica
trare il tempo con il suo modo [di agire] viene a sba- adatta le proprie doti personali al mutevole orientarsi con molti cittadini di diverso temperamento (diversi cit-
gliare meno e ad avere la fortuna prospera, e sempre della fortuna. tadini e diversi umori), così come essa [: la repubbli-
procede a seconda di come ti costringe la natura. 8 Né...suoi: Né Fabio avrebbe potuto incontrare tempi più ca] ebbe Fabio che fu ottimo nel momento opportuno
5 Fabio Massimo: Quinto Fabio Massimo fu eletto dit- propizi al suo comportamento. I momenti della storia e a non perdere la guerra, in seguito ebbe Scipione nel-
tatore dopo la disfatta delle legioni romane al lago della “fortuna” esaltano una particolare predisposizio- la circostanza adatta a vincerla. Da questo passo si po-
Trasimeno (217). Era soprannominato Cunctator, il ne che deve sempre adattarsi al rapido capovolgimen- trebbe arguire una superiorità del modello repubblica-
Temporeggiatore, per la sua tattica attendistica nelle to delle situazioni. no (aperto al contributo dei molti) rispetto al regime
operazioni di guerra, per altro ben evidenziata da Ma- 9 elezione: scelta. principesco (dominato dal giudizio del singolo). Ma il
chiavelli con i due avverbi: rispettivamente e cauta- 10 si vide...sua: si vide quando, volendo Scipione passare pensiero di Machiavelli, in altri passaggi, tende a far
mente. in Africa con gli eserciti per porre fine alla guerra, egli emergere costantemente il primato della Fortuna, spes-
6 discosto: lontano. contrastò molto la cosa, poiché (come quello che) non so regolatrice di tutte le vicende umane.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE QUINTA L’età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1492-1545)
CAPITOLO III Machiavelli, un maestro del sospetto 2

T25 ON LINE Niccolò Machiavelli ~ La fortuna e l’uomo

Quinci14 nasce che una republica ha maggiore vita, ed ha più lungamente buona fortuna, che uno prin-
cipato; perché la può meglio accomodarsi alla diversità de’ temporali,15 per la diversità de’ cittadini che so-
no in quella, che non può uno principe. Perché un uomo che sia consueto a procedere in uno modo, non si
25 muta mai, come è detto; e conviene di necessità che, quando e’ si mutano i tempi disformi a quel suo modo,
che rovini.16
Piero Soderini,17 altre volte preallegato,18 procedeva in tutte le cose sue con umanità e pazienza. Pro-
sperò egli e la sua patria, mentre che i tempi furono conformi al modo del procedere suo: ma come e’
vennero dipoi tempi dove e’ bisognava rompere la pazienza e la umiltà,19 non lo seppe fare; talché insie-
30 me con la sua patria rovinò. Papa Iulio II20 procedette in tutto il tempo del suo pontificato con impeto e
con furia; e perché gli tempi l’accompagnarono bene,21 gli riuscirono le sua imprese tutte. Ma se fosse-
ro venuti altri tempi che avessono ricerco altro consiglio,22 di necessità rovinava; perché non arebbe mu-
tato né modo né ordine nel maneggiarsi.23 E che noi non ci possiamo mutare, ne sono cagioni due co-
se: l’una, che noi non ci possiano opporre a quello a che c’inclina la natura;24 l’altra, che, avendo uno con
35 uno modo di procedere prosperato assai, non è possibile persuadergli che possa fare bene a procedere
altrimenti: donde ne nasce che in uno uomo la fortuna varia, perché ella varia i tempi, ed elli non varia
i modi.25 Nascene ancora le rovine delle cittadi, per non si variare gli ordini delle republiche co’ tempi;26
come lungamente di sopra discorremo: ma sono più tarde, perché le penono più a variare, perché biso-
gna che venghino tempi che commuovino tutta la republica; a che uno solo, col variare il modo del pro-
40 cedere, non basta.27

14 Quinci: Da ciò. 21 e perché...bene: e poiché le circostanze lo asseconda- costanze, ci hanno portato il successo, ma che non pos-
15 alla...temporali: alla molteplicità delle situazioni. rono bene [nei suoi propositi]. sono in ogni caso farci ipotecare e prevedere il futuro.
16 e conviene...rovini: avviene di necessità che, quando 22 che...consiglio: che avessero richiesto (ricerco) un ca- 26 Nascene...tempi: Ne deriva anche la rovina della città,
cambiano i tempi, [divenuti] estranei al suo comporta- rattere diverso (consiglio). Avessono è la forma con- per il fatto che non vengono variati gli ordinamenti del-
mento, egli vada in rovina. sueta di imperfetto congiuntivo in italiano antico; ricer- le repubbliche insieme con le situazioni.
17 Piero Soderini: Soderini (1452-1522), legato a Piero co è forma accorciata dei participi deboli della prima 27 ma sono...non basta: ma [le repubbliche] sono più len-
de’ Medici, fu nominato gonfaloniere a vita della Repub- coniugazione (“ricerco” al posto di “ricercato”). te, perché esse impiegano più tempo a modificarsi, e
blica fiorentina. Dopo essere stato allontanato da Fi- 23 perché non...maneggiarsi: in quanto non avrebbe cam- perché occorre che arrivino momenti che scuotano tut-
renze con il ritorno dei Medici (1512) si rifugiò a Roma biato né il modo né l’ordine del suo comportamento. Il ta la Repubblica; e per far questo (a che) non è suffi-
presso papa Leone X. carattere combattivo e indomito di Giulio II non si sa- ciente il cambiamento nel modo di comportarsi di un
18 altre volte preallegato: già citato in altri momenti. rebbe adattato al mutare dei tempi e lo avrebbe con- solo uomo. Appare abbastanza chiaro, dunque, che la
19 rompere...umiltà: tagliar corto con la pazienza e la mo- dotto alla rovina. “lentezza” della Repubblica è un vantaggio in una si-
derazione. 24 a quello...natura: a quello, verso cui ci spinge la nostra tuazione di prosperità come consolidamento del suc-
20 Papa Iulio II: Giulio II (Giuliano della Rovere, 1443- natura [: la nostra indole]. cesso, ma diviene impedimento alla trasformazione nel
1513), pontefice dal 1503, strinse una serie di spregiu- 25 perché ella...i modi: il difficile rapporto tra l’uomo e la momento delle decisioni rapide e immediate. L’atteg-
dicate alleanze con tutti i principali Stati italiani ed eu- Fortuna si gioca tutto nella capacità di andare incontro giamento fondamentale, comunque, sembra impronta-
ropei al fine di garantire un difficile equilibrio territoria- ai travolgimenti delle situazioni, sapendo anche rinuncia- to a un sostanziale pessimismo nella reale impossibi-
le e politico allo Stato della Chiesa. re agli aspetti del nostro carattere che, in particolari cir- lità di afferrare l’ambivalenza della Fortuna.

guida alla lettura


La fortuna nei Discorsi
Il tema della fortuna è al centro anche del cap. XXV del Principe (cfr. li da permettere un “riscontro” dei modi di governo con i “tempi”, va-
cap. IV, A6 e S6, p. 229). Ma mentre nel Principe si considera so- le a dire processi di adattamento alle situazioni mutate. Non si trat-
prattutto il rapporto fra il singolo, il principe, e la fortuna, qui si parla ta dunque semplicemente, per i dirigenti, di trovare una via di mezzo
anche del rapporto fra la vita di uno Stato e gli imprevisti collegati al fra modi “impetuosi” o “rispettivi”, ma di saper individuare, di volta in
mutare dei tempi e della sorte. Per questo si indica nella repubblica volta, attraverso lo studio delle situazioni reali, i modi adatti di un ri-
una forma istituzionale che, essendo fondata sulla volontà colletti- scontro vincente con i “tempi”. Sta qui la debolezza delle repubbliche:
va, appare meno esposta ai colpi della fortuna, mentre i principati, che se da un lato sono più solide e meno esposte agli assalti della fortu-
dipendono solo da un individuo, sono più condizionati dall’indole di na perché dipendono meno dall’indole di un solo uomo, dall’altro,
costui. Inoltre nel Principe si concludeva che, essendo la fortuna don- però, sono meno rapide ad adattarsi alle circostanze perché devono
na, essa si lasciava dominare dai caratteri impetuosi più che da quel- persuadere a tale mutamento una intera collettività. Come si vede, la
li “rispettivi”. Invece nei Discorsi si considera solo l’impossibilità de- conclusione di Machiavelli resta problematica e sostanzialmente più
gli individui di variare la propria indole, impetuosa o “rispettiva” che pessimistica che nel Principe: questo trattato, infatti, per il suo carat-
sia, con il variare dei tempi, cosicché alla fine è impossibile per il sin- tere di manifesto, ostentava una maggiore fiducia nell’azione e nei
golo sfuggire alla rovina. Nei Discorsi, ponendo l’attenzione sull’evo- comportamenti energici e risoluti dei caratteri impetuosi. Nei Discor-
luzione degli Stati e sugli aspetti che ne permettono la durata, Machia- si, in modo ancor più netto che nel Principe, alla fine trionfa comun-
velli suggerisce l’esigenza di trovare meccanismi di potere così dutti- que la fortuna.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE QUINTA L’età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1492-1545)
CAPITOLO III Machiavelli, un maestro del sospetto 3

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esercizi
Analizzare e interpretare
1 Dove ripone Machiavelli la causa del successo delle azioni 7 Esamina l’argomentazione di Machiavelli e completa lo
umane? schema.
2 Che funzione hanno nel discorso gli esempi storici tratti dal – tesi: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
passato, e dal presente?
...........................................
3 Perché Fabio Massimo è contrapposto a Scipione? Perché
– dimostrazione: esempi storici: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
entrambi trionfano?
...........................................
4 Da che cosa deduce Machiavelli che una Repubblica ha
«maggiore vita» di un principato? – prima deduzione: esempi storici: . . . . . . . . . . . . . . . . . .
5 Piero Soderini e Giulio II, pur di temperamento opposto, mo- ...........................................
strano lo stesso limite: quale?
– conclusione: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6 Se è difficile cambiare il proprio carattere e comportamen-
to, come può l’individuo trovare la via di un accordo con cir- ...........................................
costanze sempre diverse? Il successo dipende in ultima
istanza dalla virtù del singolo o dalla fortuna?

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